Sonic from Padova
January 24th, 2005, 09:58 PM
AHHHHHH!!!! Volevo fare io 1000!!!!!!
FACCIO I COMPLIMENTONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
FACCIO I COMPLIMENTONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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View Full Version : MILANO Sonic from Padova January 24th, 2005, 09:58 PM AHHHHHH!!!! Volevo fare io 1000!!!!!! FACCIO I COMPLIMENTONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Epicurion January 25th, 2005, 08:21 AM La turbina nucleare «spiana» viale Sarca Semafori e linee elettriche smontate di notte per far passare il generatore diretto negli Usa Notte in viale Sarca. Strada deserta. Gli operai smontano semafori, pali della luce e segnali. Tagliano le linee elettriche. Tra i lampeggianti blu della polizia, un mostro d’acciaio, 550 tonnellate di peso, attraversa a passo d’uomo la città. È un generatore di vapore per centrali nucleari. Solo 5 aziende al mondo sono in grado produrre componenti del genere. Una è a Milano, dietro i cancelli della vecchia Breda. Da qui si muove il convoglio, alle 22 di ieri. Destinazione Palo Verde, Arizona. «Ecco, gli americani comprano in Italia i pezzi per le loro centrali», dice sorridendo Sauro Storai, amministratore delegato della Ansaldo-Camozzi. E nel momento in cui quel cilindro lungo 15 metri esce dallo stabilimento, si respira un orgoglio tutto milanese. Perché in mezzo al cimitero di industrie dismesse, scheletri d’acciaio, capannoni ceduti agli immobiliaristi, c’è una fabbrica viva. E orgogliosa. In cui si parla solo inglese e 210 operai producono pezzi unici che costano 33 milioni di euro. Il convoglio avanza a 5 chilometri l’ora. Velocità massima. Da viale Sarca entra in Fulvio Testi, supera lo svincolo di Cinisello Balsamo, attraversa il quartiere San Rocco di Monza. Lo precede una squadra di «guastatori». Il loro compito: rimuovere gli ostacoli. Pali, semafori e cartelli. Passato il generatore, bisogna risistemare. Entra in azione un’altra squadra di tecnici. È merito loro se Milano al suo risveglio ritroverà tutto com’era. Nella notte il generatore percorre poco più di 12 chilometri, prima tappa allo stadio di Monza. Stop. Con la luce viaggiare è proibito. Per organizzare il viaggio ci sono voluti 6 mesi. Permessi, autorizzazioni, ordine pubblico. In strada c’è il divieto di sosta, polizia stradale e vigili bloccano la circolazione. Il «gigante» arriverà a Cremona. Da lì, via Po, se ne andrà per mare, fino a Marghera, poi Gibilterra, l’Oceano, il golfo del Messico, l’Arizona (il trasporto è curato dalla ditta Fagioli). Nel deserto, dalla centrale di Palo Verde, produrrà energia elettrica per tutto lo Stato e per una parte della California. Da quando l’Italia ha bocciato il nucleare (con il referendum del 1987), e dopo che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha proposto di riconsiderare questa posizione (giovedì scorso), si scopre che proprio a Milano vengono prodotti rarissimi componenti per le centrali. E che chiunque, in una sera di gennaio come quella di oggi, può incontrarli sulla propria strada (stasera il convoglio passerà la tangenziale Est, che all’altezza di Agrate intorno alle 23 rimarrà chiusa per un paio d’ore). «Abbiamo conservato un germe di conoscenza sul nucleare che il mondo ci invidia», spiega Giovanni Camozzi. Il generatore attraversa l’hinterland su quattro carrelli, dentro un’intelaiatura d’acciaio. Peso complessivo: 800 tonnellate, distribuite su 596 ruote motrici per 100 metri di lunghezza. Se fosse più corto, al suo passaggio il convoglio spaccherebbe le tubature, butterebbe giù i ponti, incrinerebbe le strade. Di componenti di queste dimensioni, in tutto il mondo, non se ne vendono più di 3 o 4 l’anno. Uno è partito ieri. Viale Sarca-Cremona in sette giorni. Marghera-Messico in un mese. Poi altri 30 giorni di viaggio nel deserto dell’Arizona. Finché a Los Angeles non si accenderà una luce. Con tecnologia made in Milan . Gianni Santucci 25.01.2005 Cronaca di Milano © Corriere della Sera Epicurion January 25th, 2005, 08:33 AM Cinecittà del futuro, effetti speciali a Busto Tecniche avveniristiche per dare agli attori i veri volti dei personaggi storici. Prima pellicola su Anna Frank BUSTO ARSIZIO (Varese) - Telecamere digitali, attori e cameramen negli spazi dove fino a pochi anni fa c’erano telai, macchinari e operai. La città dell’industria tessile e della concretezza si converte all’industria dello spettacolo e del virtuale. Quella di oggi potrebbe rappresentare una data di svolta nella storia di Busto Arsizio: nei capannoni del Museo del Tessile verranno, infatti, inaugurati dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani alcuni avveniristici studi cinematografici che utilizzano una tecnica attualmente in uso (e in una forma meno sofisticata) solo a Hollywood. Il taglio del nastro coglierà le troupe già al lavoro all’interno dell’ex tempio del cotone: è infatti in fase di produzione un film sulla vita di Anna Frank, e grazie alle tecniche di ricostruzione digitale delle immagini un’attrice in carne e ossa avrà una volta sul grande schermo le esatte sembianze della ragazza ebrea morta a Bergen Belsen, ricavate da una foto originale. Analogamente, negli studios di Busto verrà ricostruita, sempre grazie al computer, la Amsterdam di 60 anni fa. Il progetto della Cinecittà lombarda nasce da un accordo tra il comune di Busto Arsizio (proprietario dell’immobile), la Regione e la società di produzione cinematografica «263 films». «E’ un investimento al quale crediamo molto - dice l’assessore regionale alla cultura Ettore Albertoni - e che farà di Busto un polo di eccellenza internazionale». Quale potrà essere l’impatto sul territorio dei nuovi studios lo spiega Andrea Jarach, presidente della «263 films»: «Chiunque abbia nel cassetto un soggetto per un film o per un documentario, e vorrà realizzarlo con questa tecnica, potrà o meglio dovrà venire a Busto: il nostro metodo è in fase di brevettazione e consente di andare a spasso nella storia e nello spazio senza muoversi da qui. Questo farà della città e del territorio che le gira attorno un luogo di scambio tra videoartisti, "maghi" del computer, attori, registi, sceneggiatori». «Non è solo una questione di computer - aggiunge Dario Picciau, regista -, ma di cuore e di passione: questo farà in modo che qui nascerà una grande fucina creativa. Non ci limitiamo a ricreare immagini virtuali, facciamo letteralmente rivivere la storia, i suoi luoghi, i suoi protagonisti partendo da dati reali». Il cambiamento sarà tale che presto serviranno operatori, creativi, registi che abbiano dimestichezza con la nuova tecnica, al punto che Jarach si augura la nascita a Busto di una Academy in grado di formare le nuove leve, sostenuta dalla Regione. «Anche all’aspetto della formazione guardiamo con grande interesse - risponde Albertoni -. La nascita degli studios provocherà un grande indotto in termini culturali, ma anche di posti di lavoro. Crediamo molto in questi progetti e non a caso avevamo sostenuto con 60 mila euro, pur attirandoci critiche, il Busto Arsizio Film Festival, da cui è poi nata quest’esperienza». Claudio Del Frate 25.01.2005 Lombardia © Corriere della Sera Epicurion January 26th, 2005, 09:04 AM I SINDACI Cento progetti «intorno» a Malpensa Ferrovie e strade Al Parco del Ticino il compito di valutare la fattibilità GALLARATE (Varese) - Linee ferroviarie, strade, parcheggi, centri commerciali, aree di servizio, alberghi: cento progetti per altrettante nuove opere presentati nell'area che gravita attorno all'aeroporto di Malpensa. Sono tutti indispensabili? E non rischiano di congestionare un territorio già di suo molto sfruttato? Se lo sono chiesto ieri sera a Gallarate associazioni ambientaliste, sindaci e semplici cittadini, riuniti per fare il punto sul cosiddetto piano d'area di Malpensa, vale a dire il maxi-piano regolatore che riguarda tutti i centri che gravitano sullo scalo. Al 31 dicembre scorso risultavano depositati nei vari uffici competenti un centinaio di interventi che dovrebbero essere avviati nei prossimi anni. Certo, è prevedibile che ci sarà una sorta di selezione naturale, perché non tutti gli interventi compresi nel piano d'area troveranno i soldi per essere realizzati ma intanto sono state poste le premesse amministrative e burocratiche perché possano nascere. Proprio per questa ragione le comunità attorno a Malpensa si domandano se non sia il caso di sfoltire fin da subito la lista per non ritrovarsi con un territorio devastato e frammentato. Così è stato chiesto che il Parco del Ticino (l'aeroporto e tutti i comuni limitrofi sono compresi in quest'area) renda noti i risultati della valutazione di impatto strategica allo studio, per scegliere le opere che realmente servono e capire le conseguenze che i singoli interventi possono comportare. «Prendiamo a titolo di esempio i collegamenti ferroviari - dice Mario Aspesi, sindaco di Cardano al Campo, uno dei comuni coinvolti nel piano -: ne sono previsti addirittura cinque, tre dei quali provenienti da nord. Seguono tracciati praticamente paralleli, vicini tra loro: siamo sicuri che siano tutti indispensabili? Eppure il piano li prevede. Alcuni collegamenti e infrastrutture sono indispensabili ma si tratta di programmarle con attenzione: in questa zona gli spazi a disposizione non sono infiniti». Claudio Del Frate Cronaca di Milano © Corriere della Sera fcom1 January 26th, 2005, 02:49 PM Una bella linea metro fino a Milano no eh?? damon milan January 26th, 2005, 05:55 PM Una bella linea metro fino a Milano no eh?? da malpensa (purtroppo) penso che sia impossibile.. troppo lontano.. però le linee s fermano molto vicino, tra poco partirà il collegamento diretto garibaldi-malpensa e se non sbaglio anche la tav non sarà poi lontana.. non dovrebbe essere servito poi malissimo.. :) Eletrix January 26th, 2005, 08:46 PM RAGAZZI ho bisogno di un'informazione: DOVE SI TROVA VIA SAVONA? E' lontana dal centro? Quartiere? Grazie anticipatamente:) fcom1 January 26th, 2005, 09:11 PM Si trova vicino a Porta Genova e vicino a via Lorenteggio Per la mappa puoi andare su kataweb mappe capitan harlock January 26th, 2005, 10:00 PM RAGAZZI ho bisogno di un'informazione: DOVE SI TROVA VIA SAVONA? E' lontana dal centro? Quartiere? Grazie anticipatamente:) via Savona è dietro la stazione FSdi Porta Genova.. uscito dalla stazione della metro porta genova un pezzetto a piedi passando davanti alla stazione ferroviaria e prendi il pontino pedonale che passa sopra i binari... qui sbuchi in via Tortona segui la direzione a destra delle scale di ferro del pontino e cammina un po'.. incontrerai 2 strade sulla tua sinistra , la prima è via che incontri alla tua sinistra è via Tortona, la seconda è via Savona.. tra l' altro in via Savona c' è un ottimo ristorante messicano, e una pizzeria gestita da egiziani dove si mangia benissimo e con solo una decina di euro ti danno aperitivo , stuzzichino , una pizza che vuoi (anche quelle piu' cariche) acqua digestivo caffe'... :) le ultime volte che sono andato abbiamo speso così... :) Eletrix January 26th, 2005, 11:09 PM Grazie Capitano, grazie Fcom. Allora se non ho capito male P.Genova è la fermata della metro (forse verde) che si trova vicino ai Navigli? Erro? Grazie:) capitan harlock January 26th, 2005, 11:12 PM non erri Thelème January 27th, 2005, 09:30 AM harlock: ma la pizzeria è vicina al messicano? perchè passo spesso di li e non mi ricordo di un pizzeria... a meno che non sia quella fatta da poco (pomodorino mi pare si chiama).... cmq la consigli? gruber January 28th, 2005, 11:00 AM IERI LEGNANO - Non c'è pace per i pendolari lombardi: a quattro ... LEGNANO - Non c'è pace per i pendolari lombardi: a quattro giorni di distanza dall'inizio dello sciopero dell'abbonamento, un altro guasto ha bloccato la circolazione ferroviaria. Questa volta è toccato alla linea Milano-Varese: a fermarsi sui binari è stato il treno interregionale partito alle 7.58 da Gallarate e diretto a Milano Porta Garibaldi. Il macchinista è stato costretto a bloccare il convoglio poco prima della stazione di Legnano a causa di un difetto di funzionamento dell'impianto frenante. I viaggiatori più esasperati hanno minacciato il blocco dei binari per protesta, l'invito, però, questa volta è caduto nel vuoto. Così nel giro di venti minuti il guasto è stato riparato e il treno è arrivato a Milano alle 9.15, circa mezz'ora dopo l'orario previsto, fermandosi in tutte le stazioni per recuperare passeggeri. L'incidente ha avuto ripercussioni su tutta la linea con ritardi sino a cinquanta minuti sulle corse per il capoluogo lombardo. L'ennesimo disagio ferroviario ha rafforzato la protesta degli utenti. Ieri sera i rappresentanti del comitato pendolari Milano-Novara hanno elencato le modalità d'attuazione dello sciopero dell'abbonamento che scatterà il primo febbraio (notificato formalmente a tutte le autorità). Sui treni di tutta la linea è stato distribuito un vademecum che precisa: «Non sei obbligato a mostrare alcunché al conduttore: non è l'autorità giudiziaria. Spiega al personale i motivi della nostra pacifica azione di protesta: le nostre pessime condizioni di viaggio equivalgono a pessime condizioni di lavoro». Ai viaggiatori è stato chiesto inoltre di esibire un vecchio abbonamento e di restare uniti. «Sui treni pomeridiani, meno affollati, si invita alla prudenza - ha detto Bernardo Airoldi, uno dei portavoce del comitato - invitiamo i pendolari a non sparpagliarsi ma a prendere posto nelle carrozze di testa». Il comitato, inoltre, ha programmato una serie di verifiche legali chiedendo la consulenza di alcune associazioni di consumatori. La mobilitazione intanto si allarga: sono stati contattati i comitati pendolari di Piacenza e Bergamo. Il consiglio comunale di Vittuone intanto, ha votato all'unanimità l'ordine del giorno nel quale i pendolari chiedono qualità e sicurezza del servizio: «Questa protesta merita solidarietà», ha detto il sindaco Carlo Portaluppi. OGGI Treno soppresso a Bovisio, i viaggiatori ne occupano un altro quando non si ferma a Palazzolo, i pendolari bloccano la linea Proteste e ritardi nel milanese Ferrovie Nord nel caos MILANO - La linea delle Ferrovie Nord tra Milano e Asso è bloccata in entrambe le direzioni, in seguito alla protesta dei passeggeri a Palazzolo, nel Milanese. Lo hanno precisato le stesse Ferrovie Nord. Tra Seveso e Asso dalle 8 è stato però approntato un servizio sostitutivo, che può riportare i viaggiatori a destinazione. Grandi disagi su tutta la linea, a quell'ora utilizzata da centinaia di studenti diretti nelle scuole milanesi e da pendolari che lavorano in città. Tutto è cominciato quando un guasto a uno scambio nella stazione di Varese, verso le 6,20, ha fatto ritardare i treni verso Milano di circa venti minuti. Poi è scattata una doppia protesta in due diverse stazioni, una conseguenza dell'altra. Alla notizia della cancellazione del treno Meda-Milano, che doveva passare a Bovisio alle 6,47, i pendolari in quella stazione hanno bloccato il diretto delle 7 che veniva da Asso e sono saliti. A questo punto, Ferrovie Nord - fa sapere l'azienda - ha deciso di trasformare il treno da diretto in regionale facendolo fermare in tutte le stazioni toccate dalla corsa soppressa. I vagoni però erano però già talmente stipati prima dell'arrivo a Palazzolo - spiega Fnm - che si è deciso di non fermare più. Per questo i pendolari di questa seconda stazione sono scesi sui binari, dove si trovano dalle 7,20. La circolazione da Asso verso Milano è completamente bloccata, mentre da Milano verso Asso i treni subiscono forti ritardi. Le tranvie extraurbane dell'Atm che da Varedo e Desio portano in città a questo punto sono gremite di passeggeri. (28 gennaio 2005) gruber January 28th, 2005, 11:11 AM IL DIBATTITO / Gli esempi di Ponte Lambro e quartiere Santa Giulia «Errori urbanistici e vivibilità dei quartieri» Di là dalla tangenziale Santa Giulia c'è, a portata di mano, il vecchio quartiere di Ponte Lambro, quasi un caso emblematico del degrado delle periferie, il cui problema maggiore non sono le scuole o il verde, abbondanti, ma piuttosto la separazione fisica e simbolica dalla città, alla quale è ora connesso soltanto da un tortuoso sottopasso della tangenziale. L'emarginazione non è soltanto povertà materiale, consiste anche nel mancato riconoscimento collettivo della dignità di ogni cittadino, nel fatto che la sua casa non venga a far parte del corpo simbolico della città, nella mancanza di un legame visibile con i temi collettivi della città. Chi abiti in fondo a viale Argonne, per quanto a più di due chilometri dalla cerchia dei Bastioni, non ha la sensazione di trovarsi in periferia perché la presenza di una passeggiata larga 90 metri - come i Champs Elysées a Parigi - rende evidente che anche lì, di fronte alla chiesa dei Santissimi Nereo e Achilleo, è a pieno titolo cittadino della città, cui lo stesso tracciato del viale esplicitamente lo riconduce. All'Urban Center, nella Galleria Vittorio Emanuele, è visibile il plastico di Santa Giulia, dove appare evidente il completo disinteresse per il quartiere di Ponte Lambro: il futuro quartiere dei ricchi è accuratamente separato, con una tangenziale, da quello di chi tanto ricco non è. Sarebbe bastato interrare per un tratto la tangenziale, orientare uno dei due nuovi viali di Santa Giulia facendolo proseguire nella strada principale di Ponte Lambro, prolungare poi viale Mecenate fino ad incontrare questa nuova strada - col tempo convertibile a passeggiata - per ridare ai cittadini ricchi e poveri la dignità di un riconoscimento pubblico della loro cittadinanza, integrandoli con un lungo viale alla città e rendendo accessibili a quelli del Ponte Lambro le attrezzature del vicino quartiere dei ricchi. Potrebbe ancora esser fatto, ma non succederà. Solo dispiace che agli intenti di rendere più bella la città per tutti i cittadini non corrispondano poi fatti e progetti, come se le parole consolatorie riservate ai meno fortunati bastassero ad indennizzarli della loro condizione. Marco Romano La rinascita della periferia a rischio I CONTRATTI SOCIALI Rappresentano una grande opportunità i «contratti di quartiere», che riqualificheranno aree ormai sinonimo di emarginazione. Innanzi tutto perché si va incontro al bisogno sentitissimo di chi cerca di soddisfare il diritto alla casa in modo congruo. Ma v'è da sottolineare anche l'aspetto politico e culturale. Occorrerà certo attendere le prime realizzazioni, ma da oggi è possibile dire che l'iniziativa segna finalmente il riconoscimento di una realtà che è cambiata e la necessità di soluzioni adeguate per porvi mano. Milano si avvia ad essere una città policentrica, articolata possibilmente in zone dotate di vita propria; perde cioè le caratteristiche impresse negli anni del boom che vedevano una sistemazione urbanistica fatta di un agglomerato ristretto e di tenore medio-alto entro la cerchia filoviaria, attorno a cui far fiorire l'obbrobrio di quartieri dormitorio. Questi, per decenni hanno assicurato un letto a chi lavorava, ma hanno favorito disgregazione sociale, solitudini, insicurezze, disaffezione verso la politica, senso di abbandono da parte del pubblico. Il degrado delle periferie è destinato a subire rimedi e trasformazioni, anche perché Milano vede accentuarsi le forbici tra chi, già ricco, è destinato a diventarlo sempre di più, e «agli altri», ma non può tollerare che il divario superi certe soglie e renda insostenibile la convivenza. È nell'interesse di tutti ridisegnare i contorni della città, abbattere certe brutture di cui non sapremo mai se chi le ha realizzate si sia mai pentito, ricostruire secondo criteri estetici oltreché funzionali ed economici, smetterla con la cultura del lamento come se l'assetto ereditato dai padri fosse immodificabile e la città avviata verso un declino senza speranza. A oltre dieci anni da Tangentopoli, da una stagione caratterizzata certo dal sacrosanto bisogno di riportare onestà e pulizia, ma anche fatta di paure, diffidenze, improvvisazioni, incapacità è giusto che venga oggi il momento di riprendere a immaginare e a costruire la città: la Milano dei grandi insediamenti (ad esempio Bicocca e Monte City), delle opere e infrastrutture (come la nuova Fiera), ma anche - e soprattutto - la città per i milanesi, per la gente comune: giovani, ceto medio che trasloca perché gli affitti «in centro» sono diventati proibitivi, immigrati. Le nuove periferie potranno perdere il marchio di ghetti e riacquistare in socialità. Esempi-pilota quale il Villaggio Barona, che ha visto l'intesa tra Fondazioni Private (la Cassoni), Fondazioni e Istituti di Credito (Cariplo e Banca Popolare), il Comune, un prete (don Rondanini), dimostrano che le convergenze premiano e che il «fare ambrosiano» è virtù ancora praticabile. Basta crederci e rimboccarsi le maniche. Cronaca di Milano © Corriere della Sera gruber January 28th, 2005, 11:12 AM Super pensiline, è scontro tra il Comune e l’Atm All’esame del sindaco il contratto dell’Atm per le nuove pensiline del tram. Dovranno essere tutte uguali, più belle e soprattutto più sicure. Con telecamere nelle aree a rischio e alle fermate di interscambio con la metropolitana. Albertini vuole dotarle anche di wc, sull’esempio di altre città europee. Il sindaco ha convocato per oggi un comitato di presidenza al quale interverranno il presidente dell’Azienda trasporti, Bruno Soresina, e gli assessori comunali Riccardo De Corato, Gianni Verga, Giorgio Goggi, Guido Manca, oltre al direttore generale Giorgio Porta, al presidente del consiglio comunale, Vincenzo Giudice e al presidente della commissione consiliare Pubblicità, Gianfranco Lucini. Sul tavolo la spinosa questione di circa mille pensiline che devono essere sostituite anche per ragioni di sicurezza e per le quali si è bloccato tutto alcuni mesi fa. Una fetta della giunta comunale contesta all’Atm di aver gestito troppo autonomamente la fase di preparazione della gara d’appalto. L’assessore Guido Manca, in particolare, avrebbe scritto fin dal 2003 alcune lettere per sensibilizzare la presidenza Atm sul tema della sicurezza, auspicando un coinvolgimento del Comune che non è mai avvenuto. Secondo l’amministrazione, infatti, le nuove pensiline dovranno essere anche un’occasione, attraverso la videosorveglianza, di controllo della città. A Palazzo Marino oggi si parlerà di tutto questo e si tenterà di sbloccare la situazione. Il 21 aprile scorso l’Atm aveva pubblicato un avviso di gara per la sostituzione delle pensiline, ma in seguito l’avviso è scomparso. L’Azienda trasporti avrebbe in realtà già predisposto anche i vari capitolati e per il lancio della gara potrebbe essere questione di poco. Attualmente le pensiline sono un migliaio ed hanno mediamente 25 anni di vita. La concessione, però, interesserà a regime circa 1.800-2 mila pensiline e chi vincerà l’appalto dovrà occuparsi dell’installazione delle nuove, della sostituzione graduale delle vecchie e della manutenzione di tutto. In cambio potrà gestire gli spazi pubblicitari. L’investimento sarebbe stimato in 20 milioni di euro. E secondo gli esperti, sarebbero cinque in Europa le società in grado di rispondere alle richieste dell’Atm ottenendo l’equilibrio economico dell’appalto dai soli ricavi della pubblicità: Igp Decaux, Viacom, Clear Channel, la tedesca Wall, e la spagnola Cemusa. Cronaca di Milano © Corriere della Sera gruber January 28th, 2005, 11:16 AM Il Mondiale apre con gli Aztechi In pista i popoli delle montagne Stasera a Bormio suggestiva cerimonia inaugurale. Domani il via alle gare BORMIO (Sondrio) - Conto alla rovescia per i Mondiali di sci. Oggi alle 18 la cerimonia di inaugurazione. Domani alle 11.45 la prima gara. Ieri massimo sforzo nel perfezionamento dello spettacolo di apertura. Ore 17, area arrivi della pista Stelvio, praticamente nel centro di Bormio, un’immensa tribuna vuota attende l’inizio delle prove. Il sole è tramontato, ma la luce non manca. Il timore è che si alzi il vento, come è successo 24 ore prima. Il terrore si legge sul volto di un centinaio di bambine, in tutina bianca, capelli tirati, scarpette da ginnastica. Tutte, rigorosamente, senza guanti. «Fa freddo, ma meno di ieri, speriamo bene per domani», sospira Tiziana Bezzi, coreografa e direttrice dello show. Forse non sa che sono previsti tra i 20 e i 25 gradi sottozero. Intanto fa stendere un tappeto sul ghiaccio per salvare dal gelo i piedini delle ginnaste. Nell’enorme sala dell’International tent, il tendone per i ritrovi Vip, si scaldano le ugole dei componenti del coro di Bormio: 200 giovani e non, donne e uomini, che intoneranno l’inno ufficiale dell’inaugurazione. «Che non ha niente a che vedere con la canzone di Mariella Nava», precisano gli organizzatori. È il maestro Massimo Carpegna, 49 anni, torinese, a sovrintendere le operazioni. I cantori arrivano quasi di corsa, sgattaiolando dal caldo della sala, sul grande palco. Prendono posto, obbedienti come soldatini, assestandosi in una macchia di colore rosso, avvolti in ampi mantelli con cappuccio: l’unica difesa contro il freddo. Poi le voci salgono al cielo, incuranti delle temperature. Intanto, sempre nella sala Vip, si prepara la sfilata delle giovanissime ginnaste, in caricate di accompagnare le atlete dei 63 Paesi in gara. A ognuna il cartello con il nome delle nazioni. Non battono ancora i denti, fino a quando si spalancano le porte: inutile la camminata veloce. Mani e piedi si congelano dopo pochi secondi. «Teniamo duro - dice una bambina -, sono solo due minuti, speriamo di non perdere la presa». Cambia la musica, arriva l’inno di Mameli: è il turno dell’alzabandiera. Finita la parte istituzionale, si passa alla seconda fase. Protagonisti le atlete della Federazione ginnastica d’Italia, e quattro popoli indigeni delle montagne. Il momento più suggestivo. Volteggi e acrobazie sullo sfondo di immagini elaborate al computer. Prima monti, voli d’uccelli, risate di bimbi, occhi, mani intrecciate. Poi paesaggi, cime innevate, volti dai mille colori: la scenografia di danze antichissime eseguite da gruppi di Inca, Apache, Cree, Aztechi. Si succedono sul palco, vestiti di stoffe multicolori, pelli e piume. Incredibili e bellissimi i copricapo degli Aztechi: lunghe piume di pavone, miste a penne di pappagallo. Misteriose le maschere dei danzatori Apache: fazzoletti rossi per nascondere il volto, secondo i canoni della tradizione. Così la montagna valtellinese si ricongiunge alle vette del mondo. Il gelo non li sfiora («siamo guerrieri»), ma la situazione li affascina. «Siamo qui per fare cultura non folclore». Un ritornello che vale per tutti. Al quale fa eco lo «Spirito del Pianeta», l’associazione bergamasca che li ha portati fin qui. «Vogliono sopravvivere con le loro tradizioni - spiega Ivano Carcano -, per questo si esibiscono». Annuiscono gli Inca, dai capelli bruni e forti, provenienti dalle Ande, a 5.000 metri di quota. D’accordo anche Aztechi e Cree. Più radicali gli Apache: «Siamo qui per correggere un errore. Rappresentiamo la danza degli spiriti, che in tanti hanno definito la danza del diavolo. La montagna, invece, è il tramite fra Dio e gli uomini. Noi la adoriamo e vogliamo che protegga anche voi». Pechino scopre la Valtellina, maestri di sci a lezione di cinese Siglato un accordo triennale con un editore di riviste di viaggi. «Finora andavamo in Svizzera, ma qui si mangia meglio e si spende la metà» MILANO - E il maestro di sci di Bormio andrà a studiare cinese all’Università di Pechino. La ragione è semplice. Se chiedete a un cinese qual è il posto dei suoi sogni, vi risponderà: le Alpi. Anche se non c’è mai stato, ha imparato a conoscerle, mese dopo mese, grazie alle illustrazioni dei calendari, che nell’Impero di mezzo sono un vero business. Oggi la prima destinazione è la Svizzera, poi l’Alta Savoia, in Francia. Ma l’Alta Valtellina si candida a un posto in prima fila. Il Consorzio Turistico Bormio-Alta Valtellina e l’Azienda di promozione turistica (Apt) di Livigno hanno siglato un accordo triennale con Oliver Xiaochun Yang, editore di riviste di viaggio e consulente turistico, «per creare un forte flusso turistico». Per l’occasione, propiziata dall’inaugurazione dei Mondiali di sci in programma questa sera alle 18, Oliver si è fatto accompagnare dai rappresentanti dei 13 maggiori tour operatori cinesi. «Finora la Svizzera l’ha fatta da padrone, perché sono anni che investe in promozione sul mercato cinese. L’Italia invece non fa marketing. Io viaggio di continuo in Europa e siedo nell’International advisory board della Maison de la France, l’organo ufficiale per la promozione turistica francese, ma ho scoperto queste località per caso, grazie a un amico. Come me, anche la stampa specializzata e gli operatori le ignorano», sostiene Oliver. Che ha subito fiutato il business. Così lo scorso settembre ha portato una quindicina di giornalisti di settore (carta stampata e tv), mentre questa settimana è stata la volta dei tour operator. «Si sono tutti innamorati di quest’area, che da Bormio va a Santa Caterina Valfurva e a Livigno, convincendosi che può diventare un grosso affare», spiega. Anche perché qui un «pacchetto costa la metà che in Svizzera, ma si mangia molto meglio». Semmai un freno sono i visti: la Svizzera garantisce un visto in 24 ore, al massimo 48. Nell’Unione europea la media è di 3 o 4 giorni, Grecia inclusa. In Italia invece servono più di 2 settimane. Il contratto prevede anzitutto la traduzione in cinese dei siti ufficiali dell’Alta Valtellina e la creazione di una serie di strumenti ad hoc per il trade cinese. Contemporaneamente sono stati previsti alcuni programmi di interscambio per potersi preparare ad accogliere i nuovi turisti, che non solo non parlano italiano, ma hanno cultura e abitudini diverse. «Per noi, a esempio, è normale bere acqua calda, perciò nella stanza d’albergo un cinese si aspetta di trovare un bollitore», spiega Oliver. Il progetto riguarda operatori e maestri di sci. In gruppi di venti trascorreranno un periodo di almeno tre mesi (ma possono restare fino a un anno) alla Beijing University, per studiare la lingua, ma anche familiarizzare con gli usi locali. «Faremo di tutto per mandare il primo gruppo a maggio. Il turismo in questi anni è molto cambiato, o ci si adatta o si perde il treno», valuta Giordano Bongiolatti, direttore del Consorzio Turistico Bormio-Alta Valtellina. In gioco c’è un mercato da 4,8 milioni di sciatori, che raddoppierà nei prossimi due anni, indicano le stime. I primi arriveranno a Bormio il 18 febbraio. Il programma ORE 18 Nell’area degli arrivi della pista Stelvio inizia la suggestiva cerimonia di inaugurazione dei Mondiali di sci. Durerà circa un’ora ORE 20 Nell’«International tent», vicino all’area arrivi, si svolgerà un cocktail di inaugurazione. L’ingresso è riservato, su invito ORE 22.30 Festa di inaugurazione al «Public village». L’ingresso è libero l’inno Coro di 200 voci «It’s time to celebrate», l’inno ufficiale dell’apertura dei Mondiali, nasce dalla penna di Massimo Carpegna con l’obiettivo di ricreare in Valtellina il clima delle Olimpiadi di Salt Lake City e della musica scritta da John Williams. Così è cominciato il percorso per portare sul palco l’inno con un coro di 200 persone. «Il primo passo è stato registrare la base musicale - spiega il compositore -. Era impossibile far suonare un’orchestra al freddo e al vento. Così siamo andati negli Stati Uniti, in uno studio specializzato nella produzione di colonne musicali». Da oggi l’inno sarà disponibile anche su cd. Il tema del pezzo, riscritto in chiave gospel da Angelo Sonvico, chiuderà la cerimonia di inaugurazione. Lombardia © Corriere della Sera |