View Full Version : ITALIA | Il suolo minacciato


Caustic
September 20th, 2010, 05:26 PM
Capitolo 1 - Food Valley o Gru Valley?

Dove viene presentato l'altro volto della Food Valley, quello delle selve di gru che si ergono all'orizzonte, dei campi arati aggrediti dalle strade e dal cemento, delle visuali stradali occluse da un'interrotta sequenza di capannoni e di cantieri: in altre parole la Gru Valley.

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Capitolo 2 - Il valore del suolo

Dove si scopre che il suolo, in particolare il suolo fertile della pianura padana, non è un elemento inerte, un semplice supporto per case ed infrastrutture disponibile in abbondanza, bensì una risorsa vitale, limitata e non rinnovabile, che svolge fondamentali funzioni ecosistemiche e che avrà un ruolo strategico in futuro di fronte alla crescente domanda alimentare.

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Capitolo 3 - Le cause del consumo di suolo

Dove si affrontano le cause che in Italia alimentano un crescente consumo di suolo in nome di una concezione di sviluppo, pervasiva quanto obsoleta, che si identifica oggi come 50 anni fa, con la deregolamentazione urbanistica, con le gru e con il cemento.

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Capitolo 4 - Un altro sviluppo

Dove si dimostra che uno sviluppo diverso e migliore, più rispettoso del territorio, del paesaggio e del suolo, è possibile e che questa alternativa dipende in ultima istanza da noi, dalle scelte e dalle preferenze che esprimiamo come cittadini.

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Epilogo - Amore per la terra

Dove si conclude ricordando che solo se si torna ad amare e a dare valore alla terra e al proprio territorio si potranno davvero proteggerli e conservarli.

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http://www.ilsuolominacciato.it/

Caustic
September 20th, 2010, 05:35 PM
di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (vedere 4° capitolo, post precedente)


La terra ci serve. Per vivere.

Per sostenere noi Italiani, con il nostro stile di vita, le nostre abitudini, le nostre passioni e i nostri vizi, ci servirebbero almeno altre tre Italie.
Questo è il dato che emerge dal Living Planet Report del 2008 del WWF.
Ciò significa che stiamo come stiamo e viviamo come viviamo, perché qualcuno, mette a nostra disposizione (volente o nolente) ciò che da noi comincia a scarseggiare: la terra.
Senza troppi giri di parole, noi italiani viviamo godendo di terra non italiana. E noi lombardi, viviamo di terra non padana.
Per coloro che si inchinano al totem del liberismo o che pregano sull'altare della competitività, non è eticamente riprovevole godere di benefici ed utilità ai danni di altri: è il mercato. Chi è più forte, più bravo, più innovativo o magari soltanto più fortunato o più furbo (e disonesto) vince.
Però, allargando lo sguardo e considerando tutto il pianeta, salta all'occhio qualcosa che dovrebbe essere poco accettabile anche da parte di chi, pur essendo un liberista convinto, ha a cuore il futuro dei propri figli.
Infatti, i dati del WWF ci dicono che la domanda dell'umanità sulle risorse del pianeta supera del 30% la capacità rigenerativa del pianeta stesso e che oltre tre terrestri su quattro, vivono in nazioni (e l'Italia è tra esse) che sono debitrici ecologiche.
Il nostro stile di vita, i nostri consumi, la nostra voglia di vivere a 200 km all'ora, le gustose patatine che ungono il telecomando del televisore di ultimissima generazione, non gravano solo sulle spalle di qualcun altro in un altro luogo dello spazio (pianeta), ma anche sulle spalle di altri esseri umani che vivranno in un altro luogo del tempo (futuro).
Il 31 dicembre 1986 ha visto l'alba il primo Earth Overshoot Day, giorno del sorpasso.
Il giorno dell'anno in cui l'uomo esaurisce le risorse annuali prodotte dal pianeta, in cui incomincia a vivere intaccando il capitale, mangiando l'albero dopo averne divorato tutti i frutti, compromettendo così le risorse dell'anno successivo.
Nel 2008, il sorpasso è avvenuto il 23 settembre...
Non è forse il caso di rallentare ed invertire la tendenza? La risposta è ovvia.
La pratica, però, è esattamente contraria.
Tutta la nostra vita, ad eccezione (forse) di aspetti sentimentali o morali, dipende dalle risorse che il nostro pianeta è in grado di donarci. Se mangiamo e siamo vivi lo dobbiamo, in ultima istanza, alla terra. A meno che non si creda che il cibo riposto sugli ordinati scaffali dei supermercati ci sia arrivato con un astronave da un altro pianeta.
L'impronta ecologica misura l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti corrispondenti. Semplificando molto, ci da un'indicazione circa la domanda dell'uomo sulle risorse del globo terracqueo. Risorse che sono misurate sulla base della biocapacità di una determinata area geografica, sia essa una provincia o l'intero pianeta.
Per rendere meglio l'idea, possono essere utili alcuni esempi che traducono l'impronta ecologica (che si misura in ettari o in metri quadrati) rispetto a consumi e stili di vita quotidiani: per ottenere 1 kg di carne bovina al giorno per un anno, occorrono 140 mq di terra; produrre 1 kg di pane al giorno per un anno necessita di 10 mq di terra; spostarsi tutti i giorni di 5 km comporta un fabbisogno annuale di 122 mq se pedaliamo, di 303 mq se utilizziamo l'autobus, di oltre 1500 mq se siamo automobilisti.
E' evidente, pertanto, che la terra ci serve e che dovremmo tenercela stretta, preservarla e aumentare, laddove possibile, la sua capacità di dare vita.
E invece, anziché togliere cemento, come consiglierebbe di fare il buon senso, continuiamo ad aggiungerne.
Ed in Italia lo facciamo molto velocemente e voracemente, diminuendo così la biocapacità del nostro paese, e aumentandone la dipendenza rispetto ad altre aree del pianeta. Ci stiamo mangiando il futuro dei nostri figli. Allegramente...

Caustic
September 20th, 2010, 05:39 PM
Italia, Repubblica fondata sul cemento.

In Italia, il consumo annuo di cemento è passato dai 50 kg pro-capite del 1950 ai 400 kg pro-capite del 2007. Una tendenza alla crescita sotto gli occhi di tutti e che non pare arrestarsi, neanche in tempo di crisi.
Anzi, è passaggio cruciale di quasi tutti i comizi e di tutti i dibattiti televisivi, l'affermazione del politico di turno che la crisi si batte con l'edilizia e con le grandi opere. La cazzuola e la betoniera sono diventati il simbolo dello sviluppo, del progresso e della riscossa tutta italiana e il consumo di territorio ha assunto dimensioni davvero molto inquietanti.
Seguendo un modello di sviluppo funzionale solo alla sommatoria di interessi singoli e per nulla orientato da un disegno complessivo che miri all'innalzamento del livello di benessere collettivo e alla salvaguardia del bene comune, il nostro Paese ha cavalcato negli ultimi decenni un’urbanizzazione estesa, veloce e talvolta violenta.
Un vero e proprio cancro che avanza alla velocità di oltre 100 Kmq all'anno, 30 ettari al giorno, 200 mq al minuto. Dal 1950 ad oggi, un'area grande quanto il Trentino Alto Adige e la Campania è stata seppellita sotto il cemento.
Una goleada, spesso realizzata tra il tripudio dei tifosi: edilizia residenziale, artigianale e industriale, megacentri commerciali, outlets, città satellite. Conditi dei relativi svincoli, raccordi autostradali e rotonde.
Dinamiche molto complesse, che però sono il risultato di un fatto molto semplice: la cementificazione non è stata mai considerata un’emergenza nazionale.
Nonostante i numeri allarmanti, gli eventi disastrosi che si ripetono ogni anno, le numerose e quasi quotidiane denunce, che paiono essere l'eco dell'urlo lanciato negli anni '70 da Antonio Cederna, il consumo di territorio non è percepito dalle grandi masse come un problema, e non viene quasi mai rappresentato come tale da chi detiene i mezzi per farlo.
Però, all'occhio sensibile, l'Italia appare sempre più come una terra in svendita e sotto assedio.
Cantieri che spuntano anche in posti impensabili, senza risparmiare parchi, zone protette e sottoposte a vincoli, di natura ambientale, paesaggistica o architettonica.
Anzi, solitamente, più le aree sono pregiate, più sono appetibili per il mercato: si pensi che in alcuni tratti della costa ligure si è incominciato a costruire nel mare!
Il dissesto idrogeologico è sempre più manifesto. Piangiamo tutti gli anni decine di sue vittime.
Ma poi, passata la bufera, ritorniamo ad idolatrare le gru o le suggestive grandi opere.
Il patrimonio naturale ed artistico che ci viene invidiato dal resto del mondo è sempre più compromesso. Si cominciano a notare alberghi chiusi e spiagge vuote, e gli stessi italiani, sempre più volentieri, preferiscono cercare all'estero la meta per le loro vacanze.
L'agricoltura scivola costantemente verso l'impoverimento, sia economico che culturale, con grandi e fertili territori che sono passati (consapevolmente o meno) da una sana vocazione agricola, che però comporta pazienza e fatica, ad una ammaliante vocazione edilizia, che rende ricchi subito e senza sudore.
I contadini, potenziali protagonisti di una rinascita produttiva per il paese, sempre più difficilmente riescono a resistere di fronte alle offerte di speculatori senza scrupoli, per i quali la terra è solo una preda, da addentare e divorare, senza alcun riguardo nei confronti della
sua rigenerazione ecologica.
Infine, le identità e le peculiarità di paesi e città sembrano destinate a perdersi in un unico anonimo e piatto contenitore.
Agglomerati urbani del tutto simili e sovrapponibili tra loro (siano essi un quartiere di Roma, di Bari, di Torino o di Napoli), che non restituiscono la storia del luogo ma che sono modelli preconfezionati, buoni in Pianura Padana come nel Tavoliere delle Puglie.
Insediamenti residenziali fuori le mura, che svuotano i centri storici per indirizzare le vite delle famiglie verso scialbe periferie, invitandoli a passeggiare in centri commerciali dai panorami artificiali.
Sobborghi che azzerano le relazioni sociali tra le persone e che tutto favoriscono tranne che la nascita e il mantenimento nel tempo di un senso di appartenenza ad una comunità.
Forse è giunto il momento di prendere atto con responsabilità che l’Italia è malata ed agire di conseguenza. Sempre che non sia troppo tardi.

Caustic
September 20th, 2010, 05:42 PM
Le buone intenzioni

L’urbanizzazione viene sempre motivata da buone intenzioni: “il centro commerciale porterà posti di lavoro”, “con le mille villette avremo una scuola più grande e la piscina nuova”, “il polo logistico creerà sviluppo”.
La spinta al consumo di territorio è venduta all'opinione pubblica come una necessità dell’economia, che avrà certamente ricadute positive sul benessere dei cittadini.
Quindi, visto il tasso di cementificazione che abbiamo vissuto in Italia, dovremmo essere una delle locomotive economiche d’Europa e uno dei paesi dove il livello di qualità della vita è più alto.
E invece non è così. Perché?
Perché la pianificazione urbanistica, in Italia, è pressoché assente, e dove non vi sono regole a garanzia dell’interesse collettivo, prevalgono gli interessi di pochi, di chi domina il mercato.
Ovviamente, le dichiarazioni e le motivazioni elencate a sostegno delle scelte urbanistiche indicano sempre grandi e durature utilità per le comunità.
Ma la destinazione d’uso dei terreni, in realtà, non è stabilita a partire dalle necessità della comunità che vive su quella stessa terra, bensì da un processo decisionale orientato dalla forza contrattuale di chi detiene la proprietà dei terreni.
Un processo decisionale sovente infarcito dai proclami prodotti dalla convinzione che ha ormai intossicato la quasi totalità della classe politica: non si può stare fermi, bisogna crescere ed essere competitivi, l’economia non si può rallentare, bisogna ammodernare il paese, occorre dare una risposta alle esigenze del mercato.
Non è raro, poi, che il consumo di suolo diventi addirittura spreco: sono migliaia i capannoni vuoti, milioni le case sfitte. Sprechi che non hanno nessun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.
Ma che al contrario, e paradossalmente, producono brillanti effetti sul PIL, perché un capannone dove mai nessuno lavorerà o una casa dove mai nessuno abiterà, aumentano comunque il PIL della nazione.

bresso,italia
September 20th, 2010, 06:19 PM
La situazione è un attimino più complicata ............



non sempre c'è un'assenza di pianificazione, molto spesso c' è mancanza di pianificazione condivisa tra territori/comuni limitrofi

capita che le pianificazioni anche le più attente abbiano esiti alquanto modesti se applicate a scale troppo ridotte,

Le mille aree industriali presenti in ogni comune e pensate per soddisfare l'interesse locale sono un esempio.
Il problema è la mancanza di sinergie tra comuni,poichè le amministrazioni alla fine hanno potere ognuna sul proprio territorio.
...................................................
disocrso lungo

Caustic
January 25th, 2013, 12:07 PM
Case, strade e capannoni: l’Italia
è in ginocchio con i piedi nel cemento

In 15 anni è stata asfaltata un’area agricola grande come Lazio e Abruzzo messi insieme

Bel Paese? Mica tanto. L’Italia, più che sul lavoro, è diventata una Repubblica fondata sul cemento. E lì rischia di restare, con i piedi piantati nell’asfalto di un territorio sempre più urbanizzato, brutto e, per giunta, pericoloso. Non è una storia nuova, anzi, e proprio il fatto che risalga a tempi lontani la rende ancora più inquietante. «Non so, non so perché, perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba», cantava il “ragazzo della via Gluck” di Celentano nel 1966 e, alla fine, si chiedeva «se andiamo avanti così, chissà come si farà, chissà...».

SCAVIAMO COME TALPE - Quasi mezzo secolo dopo, produciamo cemento come nessun altro: una media di 565 chilogrammi per cittadino, di fronte a una media europea di 404. Per «vantare» questo primato ci servono quantità mostruose di sabbia, ghiaia e pietrisco, i cosiddetti «materiali inerti» con cui si realizza il cemento. Quindi scaviamo come talpe instancabili, deturpando il territorio: nel 2010 c’erano 5.736 cave attive e 13 mila dismesse, che al di là dell’ufficialità salivano a un numero non quantificabile, visto che molte Regioni italiane non le censiscono nemmeno, come risulta dall’ultimo studio sull’attività estrattiva di Legambiente. Le imprese del settore, vendendo sabbia e ghiaia, ricavano circa 1 miliardo e 115 milioni di euro all’anno, mentre nelle casse pubbliche, in cambio delle concessioni per le cave, entrano meno di 45 milioni. Sembra «materiale inerte» anche lo Stato, visto che la tassazione media sull’attività estrattiva è all’incirca del 4% e ci sono regioni come Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, dove si cava senza pagare un euro. In Inghilterra, tanto per fare un esempio, si paga il 20%.

SOLUZIONE - Per scavare e devastare di meno un sistema esiste, e negli altri Paesi europei lo si utilizza: si recuperano i materiali dalle costruzioni e dalle demolizioni, piccoli o enormi che siano. Nei Paesi Bassi il quantitativo di materiale edile riciclato è del 95,1%, in Danimarca il 94,9%, in Belgio il 90%, in Germania l’86,3%. Noi chiudiamo la classifica con un misero 10% (dati Eurostat e Ispra), mentre va a finire nelle discariche o negli inceneritori il restante 90%, con tutti i costi ambientali ed economici che questo comporta. Per spiegare questo comportamento anomalo va detto che in Danimarca, per esempio, buttare materiale edile in una discarica costa una tassa circa cinque volte più alta di quella che si paga in Italia. Da noi, in più, a incentivare l’«usa e getta» c’è anche l’ampia offerta delle convenienti discariche abusive nelle mani della malavita, e quindi è tutta una ruota che gira, dalla parte sbagliata.

LOGICA SBAGLIATA - In sintesi, siamo i primi a produrre cemento e gli ultimi a saperlo riciclare. Le ragioni di questa giostra stanno, in buona parte, nella quantità di nuove costruzioni realizzate negli ultimi anni: 260 mila solo nel 2009 tra abitazioni e fabbricati non residenziali. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel decennio 2001-2011, di fronte a un incremento della popolazione stimato in un milione di nuclei famigliari, sono stati costruiti 1 milione e 571 mila nuovi alloggi residenziali. L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, autore di Paesaggio, Costitizione e cemento, ha profetizzato: «Vedremo boschi, prati e campagne arretrare davanti all’invasione di mesti condomini, vedremo coste luminosissime e verdissime colline divorate da case incongrue e palazzi senz’anima. Vedremo quello che fu il Bel Paese sommerso da inesorabili colate di cemento». Per la verità lo stiamo già vedendo: secondo l’Istat dal 1990 al 2005 la Sau (Superficie agricola utilizzata) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari, un’area grande come Lazio e Abruzzo messi insieme.

GLI ABUSI ALLA LOGICA - Non c’è zona che si salvi, da questo gioco del “Lego” in scala reale. Basta guardarsi in giro, a cominciare da Roma, caput mundi. In zona Laurentina, tanto per fare un esempio, ai bordi del raccordo anulare (all’altezza dell’uscita 25) sta sorgendo, molto a rilento per la verità, il quartiere Tor Pagnotta (il nome è già un programma), che prevede un totale di circa 25 mila nuovi residenti, di cui per ora circa 16 mila ancora virtuali, e che si è esteso anche su un’area che doveva essere parco pubblico vincolato, attorno a zona monumentale e paesaggistica. Decine di palazzine ad alveare, alte anche dieci piani, che sorgono in mezzo a torri medioevali e dove non sembra esserci una corsa ad andare ad abitare, considerato anche che i mezzi pubblici promessi tardano ad arrivare e i costi al metro quadro vanno dai 5 mila euro in su. Un’altra spianata sta facendosi largo nella zona di Barberino del Mugello dove, con i lavori per il raddoppio dell’autostrada, si sta puntando al record della più grande area di servizio d’Europa, che occuperà una superficie di decine di ettari, destinata a coprire i quasi tre milioni di metri cubi di «smarino», materiale di risulta delle escavazioni per i nove chilometri di tunnel fatti in zona. Come polvere buttata sotto il tappeto. Peccato che lì sotto passino anche gli affluenti del lago del Bilancino, fonte di approvvigionamento per gli acquedotti delle province di Firenze, Prato e Pistoia. Per una beffa del destino, che gli abitanti della zona ritengono intollerabile, l’area su cui sorgeranno decine di pompe di benzina, ristoranti, bar, un centro commerciale e un parcheggio che sembra il Madison Square Garden, si chiama «Bellosguardo». Per la cronaca va detto che, attualmente, sull’A1 c’è un’area di servizio a 10 chilometri in direzione nord e a 16 verso sud.

DANNI MATERIALI - Basta puntare il dito sulla cartina italiana, anche a caso, e difficilmente non ci si imbatte in costruzioni, piccole o grandi che siano. Moltissime abusive, visto che secondo un dossier di Fai e Wwf, dagli anni Cinquanta a oggi, si sono registrati 4,6 milioni di abusi edilizi: 75 mila all’anno, 207 al giorno. Ma al di là degli abusi alla legge, sono quelli alla logica e all’estetica che fanno venire i brividi. Come i due nuovi borghi residenziali, alberghi, parcheggio da 800 posti auto, cinque piscine, undici bar e altrettanti ristoranti, 97 posti barca che stanno sorgendo nella baia di Sistiana, a 20 chilometri da Trieste, e che occuperanno l’intero piccolo golfo lasciato vuoto da una cava abbandonata.

PIENI E VUOTI - Il paesaggio, anche quello urbano, è fatto di pieni ma anche di vuoti. Se si riempie tutto, si vive male. «Se affacciandosi dalla finestra si vedono solo muri e strade, invece di piante e prati, si ha una sensazione di sradicamento», dice Roberto Mazza, professore di psicologia dello sviluppo e di metodologia del servizio sociale all’Università di Pisa. «La sensazione è quella dello sradicamento: non ci si riconosce più nel panorama e l’ambiente che ci circonda assume toni ostili. In questo contesto anche la vicinanza di altre persone è soltanto fisica, ma priva di contenuto emotivo, priva di quel legame umano rappresentato da valori comuni». Mazza, su questi temi, ha scritto un libro: Psico(pato)logia del paesaggio. Disagio ambientale e degrado psicologico, insieme con l’epidemiologa Silvia Minozzi. La sintesi è chiara: «Patologie come schizofrenia, o disturbi come anoressia, bulimia o depressione si manifestano con frequenza molto maggiore in aree ad alta densità di urbanizzazione. Per esempio un’analisi condotta su dieci recenti studi compiuti in Europa e negli Usa evidenzia che l’incidenza della schizofrenia è più che doppia nelle aree urbane rispetto a quelle rurali». In più, a rendere inguardabile questo orizzonte costellato di gru, c’è anche il fatto che si continuano a costruire case destinate a restare in gran parte vuote. In totale sono 5 milioni e 320 mila gli alloggi dove non abita nessuno: quasi 250 mila solo a Roma. Ma anche nelle ricche province del Nord, la situazione non è diversa: in quella di Bergamo le case disabitate sono circa 100 mila, a Brescia città 82 mila.

LA RIVOLTA DELLA NATURA - Secondo un dossier del 2011 sul mercato edilizio italiano, firmato dalla commissione Ambiente e lavori pubblici della Camera, «tre anni di mercato in flessione hanno prodotto il dato allarmante di uno stock di “giacenze” che si attesta attorno ai 120 mila alloggi invenduti». I prezzi delle case non sono più accessibili ai normali lavoratori; dice infatti la stessa Commissione: «Nel 1965 per acquistare una abitazione semicentrale di una grande città servivano 3,4 annualità di reddito di una famiglia a reddito medio, mentre nel 2008 tali annualità sono diventate nove». «Siamo a un vero e proprio punto di crisi delle costruzioni in Italia», commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. «Malgrado milioni di case costruite negli ultimi due decenni c’è una grave emergenza abitativa nelle città. Proprio la crisi deve portare a un cambiamento, ora la priorità devono essere lo stop al consumo di suolo e gli investimenti nelle aree urbane, dove demolire e ricostruire per dare case a chi ne ha veramente bisogno e con consumi energetici azzerati, dove portare tram e metropolitane, e per mettere in sicurezza il territorio». Infatti il Paese asfaltato si ribella, a suo modo, senza preavviso: frane, smottamenti, esondazioni. In Liguria, tanto per puntare a caso il dito in un’altra zona, secondo la Protezione civile, il 98% dei Comuni (232 su 235) «presenta un’elevata criticità idrogeologica» e «155 mila persone vivono o lavorano in aree considerate pericolose». «Se andiamo avanti così, chissà come si farà, chissà....». Aveva già senso chiederselo nel 1966, figuriamoci adesso.

Stefano Rodi

http://www.corriere.it/ambiente/13_gennaio_25/rodi-cementificazione-italia-strade-capannoni_aff35a28-63bf-11e2-9016-003bf863ea6b.shtml

Dal Bo
January 27th, 2013, 03:52 PM
L’ITALIA SUBURBANA: LA DISTRUZIONE DEL PAESAGGIO

Spesso si sente dire che l’Italia, per la ricchezza del patrimonio artistico, la bellezza del paesaggio, dei suoi numerosi ed antichi borghi, per la biodiversità ed il clima mite sia il paese più bello del mondo: il giardino d’Europa, il Belpaese per antonomasia. Forse in passato questo era vero, d’altro canto questi appellativi non ce li siamo guadagnati in epoche recenti; tuttavia al giorno d’oggi non è più così. C’ho che abbiamo di bello sul nostro suolo lo abbiamo ereditato, e quasi tutto quello che abbiamo aggiunto dal dopoguerra ad oggi ha solo compromesso c’ho che avevamo.
Anche questo, in effetti, si sente dire spesso, quello manca nelle denunce che si fanno, è evidenziare il vero problema che ci affligge. La critica nei confronti della cementificazione del suolo si focalizza spesso su qualche caso eclatante di speculazione edilizia (il caso di Punta Perotti a Bari), su una grande infrastruttura (la Tav, il ponte di Messina) e su progetti, anche di pregio, di riqualificazione urbana (Porta Garibaldi a Milano). La battaglia per la difesa del paesaggio e dell’ambiente sottovaluta invece quello che è il vero dramma dell’Italia, il fenomeno che più di tutti ha compromesso il nostro territorio, qualcosa che era estraneo alla nostra società e che invece è divenuto parte stessa del nostro modo di vivere: la creazione dell’Ambiente Suburbano.
Dall’Età Classica fino alla prima metà del novecento la stragrande maggioranza della popolazione italiana viveva in un centro abitato: poteva trattarsi di un piccolo borgo, di una cittadina o di una grande città, ma in ogni caso si trattava di un contesto urbano preciso e definito. Era una caratteristica tipica della penisola italica, che la distingueva dalla maggior parte degli altri paesi europei e di cui si ha traccia proprio in quella molteplicità di nuclei e centri abitati di piccole dimensioni che punteggiano da nord a sud l’intero stivale. Assieme ai Paesi Bassi, l’Italia era a metà dell’ottocento il paese con la maggior percentuale di popolazione risiedente in un centro urbano. Esistevano dunque due realtà ben distinte e al tempo stesso in armonia tra loro: La campagna e il centro abitato, entrambi simboli del nostro paesaggio. Negli ultimi decenni, a partire dal boom edilizio degli anni 50, e ancor di più nei decenni recenti, si è scelto di imboccare un’altra strada e tradire tutta la nostra tradizione, frantumando la fisionomia e la natura di quei due ambienti cosi distinti e necessariamente complementari.
Si è scelto di costruire un po’ ovunque, dove conveniva, senza un progetto e idea di fondo, spargendo a casaccio gli edificio sul territorio, smarrendo così sia l’idea di città e che di campagna. Quello che ci distingue da tutti gli altri paesi sviluppati, non è quindi l’espansione delle periferie cittadine, che sono presenti, anche se sotto forme e qualità differenti, in tutte le città contemporanee, ma è proprio la presenza dell’ambiente suburbano. In nessun altro paese e stata alterata e compromessa nella sua fisionomia una quantità di territorio equiparabile a quella interessata nel nostro paese. Lo si capisce facilmente osservando dall’alto molto aree del nostro paese e provando a confrontarle con aree anche densamente popolate di altri paesi come Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio, tanto per fare degli esempi. Nel primo caso notiamo che i centri urbani italiani, al di fuori del compatto nucleo del centro storico hanno una forma imprecisa e senza soluzione di continuità, con gli edifici che si estendono in maniera disordinata lungo tutte le assi di comunicazione, alternandosi a piccole e grandi aree industriali e campi lasciati in abbandono. La trama di case spesso arriva a compenetrarsi con l’ambiente suburbano sorto intorno ad un’altro centro abitato vicino, creando fenomeni di conurbazione che rendono impossibile capire dove finisca un centro abitato e ne inizi un altro. La situazione estera è del tutto differente. In questo caso si vede chiaramente come si sia cercato di preservare il più possibile il territorio, concentrando le aree edificate e tenendole distinte dalle vie di comunicazione: le aree verdi sono pressoché libere da costruzioni recenti, le zone produttive sono aderenti al tessuto urbano, in modo da non frammentare le aree agricole e il tutto ha un perimetro delineabile. Appena si esce da queste città ci si ritrova in un ambiente libero da costruzioni, con la strada circondata da campi e boschi che si perdono all’orizzonte.


LE CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE SUBURBANO

Per definire che cosa intendiamo come ambiente suburbano si potrebbe dire che è quel ambiente che non ha né le caratteristiche di un centro abitato né di area non edificata. La definizione anche se approssimativa rende bene l’idea delle realtà italiana. Per essere più precisi si potrebbe aggiungere che è quell’ambiente in cui è presente un tessuto edilizio privo di una forma compatta e precisa. Tutte le case costruite lungo le vie di comunicazione formano un ambiente suburbano, perché non hanno né un centro, né un perimetro, ma al contrario finiscono per diventare esse stesse il perimetro di un’area agricola centrale che rimane racchiusa da esse.
L’ambiente suburbano è figlio del malgoverno del territorio, di una politica legata solo all’interesse particolare e immediato. Non ha alcun aspetto positivo, al contempo ha una lunga serie di aspetti negativi:

-Crea disordine e confusione. In altre parole distrugge il paesaggio. È alternativo a quell’immagine da cartolina dell’Italia che tanto si cerca di promuovere all’estero. Questo danneggia il settore del turismo. L’Italia negli ultimi anni ha perso costantemente terreno in questo settore rispetto ai suoi diretti competitori. Al di fuori dei grandi centri di attrazione (Roma, Venezia e Firenze) un turista ricerca, infatti, il paesaggio, ovvero un ambiente che abbia dei propri tratti distintivi e delle peculiarità, un’atmosfera propria da cui il visitatore cerca di cogliere delle sensazione. Se il turista è costretto, per passare da un meta ad un’altra all’altra, a percorrere un’ora di strada circondato costantemente da capannoni, villette, campi abbandonati, centri commerciali, vecchie case rurali fatiscenti, affiancate da cantieri di nuove case in costruzione, riceve solo sensazione sgradevoli. Ecco perché molte zone della penisola, pur ricchissime di patrimonio culturale e artistico, ricevono un afflusso di turisti dall’estero assolutamente irrisorio.

-Compromette una grandissima quantità di territorio. In Italia si costruiscono abitazioni ad un ritmo superiore alla media europea. Il consumo di suolo che ne deriva risulta enormemente accentuato dal fatto che molte di queste nuove costruzioni non vanno ad espandere un centro abitato ma vanno a creare nuovo ambiente suburbano o ad aggravare quello già esistente. Migliaia di Km quadrati di aree verdi si sarebbero potuti preservare semplicemente pianificando meglio la distribuzione di ciò che si è costruito.

-In un ambiente suburbano ogni zolla di terreno è potenzialmente cantierabile ed edificabile. Questo avvantaggia la speculazione edilizia. Inoltre rende costante e diffusa la presenza di cantieri ai bordi delle strade. Questo crea ulteriore confusione, aumenta il volume del traffico e da la sensazione a chi attraversa queste zone di trovarsi all’interno di un cantiere che non ha mai fine.

-L’ambiente suburbano favorisce l’abbandono dei campi compromettendo l’agricoltura. Un campo stretta in mezzo alle costruzioni è destinato all’edilizia e quindi lasciato all’incuria anche per anni, nell’attesa che anche in quel punto si sblocchi la pratica e nasca un cantiere.

-L’ambiente suburbano distrugge l’idea di comunità tipica del centro abitato. In un ambiente suburbano si vive peggio. Cento famiglie che vivono all’interno di un centro abitato compatto, si conoscono e sii incontrano, vivono quel luogo, frequentano gli spazi di aggregazione, la piazza del paese, il parco cittadino e si muovono a piedi. Formano in sostanza quella comunità che sta alla base della nostra tradizionale istituzione comunale. Cento famiglie che abitano sparse lungo una strada provinciale, vivono un “non luogo”, non si incontrano, ma al massimo si scontrano nell’arena del traffico. Ogni volta che devono fare una commissione sono costrette a servirsi dell’automobile e cercano svago in luoghi di aggregazione privi di alcuna identità (centri commerciali).
L’ambiente suburbano è quindi un ambiente, che non viene vissuto, ma solo occupato.


-L’ambiente suburbano costa. Perché allacciare alla rete idrica, elettrica, stradale e fognaria, edifici costruiti su un’area molto vasta richiede una spesa estremamente elevata.

Dal Bo
January 27th, 2013, 04:49 PM
Per chiarire meglio quanto evidenziato ecco alcune immagini dall'alto. Tutti dovrebbero dare un occhio al nostro paese dall'alto per capire cosa è successo nella noncuranza di tutti.

L'AMBIENTE SUBURBANO-IL NON LUOGO.
Qualcuno saprebbe dire cos'è quello qui sotto? Forse è un centro abitato? Gli si può dare un nome? Ha un inizio, una fine, è forse campagna? Credo sia solo distruzione della civiltà urbanistica e di quella agricola.

http://imageshack.us/a/img829/6771/ilnonluogo.jpg

Addio Castelli Romani!
Ecco un'immagine simile. L'inquadratura ci mostra, nitida, la forma del centro storico di Velletri e in basso a destra ci mostra una piccola fetta di com'era fino a pochi decenni fa' tutto il territorio attorno all'abitato. Ora invece è quasi interamente occupato da case sparse. Si tratta di un territorio enorme, solo quello che si vede in questa mappa è vasto più di 100 km quadrati (10000 ettari).

http://imageshack.us/a/img507/7140/addiovelletri.jpg

Dr.Jerdo
February 1st, 2013, 04:19 PM
Molto interessante ciò che scrivi Dal Bo, sulla creazione dell'ambiente suburbano. Io lo chiamerei anche post-urbano, nel senso che di urbano in senso proprio non ha nulla, né gli spazi né i servizi e nemmeno le infrastrutture. Da noi, almeno al nord, è un susseguirsi di centri commerciali come 'Divani e Divani', il 'Centro Veneto del Mobile' ecc...e capannoni industriali, a costeggiare strade desolate, circondate da fanghiglia, erbacce e qualche campicello che aspetta solo di essere edificato. Tutta la campagna dell'Oltrepò pavese, per fare un esempio, splendida in collina, è aggredita dalla sub-urbanizzazione della Pianura, che sulle rive del Po' ha devastato il paesaggio e cancellato ogni atmosfera. L''atmosfera' di un luogo sorge innanzitutto dalle sue caratteristiche naturali e poi dalla sua storia, che in queste caratteristiche si specchia, e che l'architettura contribuisce a rendere visibile e addirittura abitabile: uno sviluppo tradizionale che rispetti il territorio porta ad un'architettura che naturalmente lo valorizza, anche nel caso di un forte tasso di urbanizzazione. Una buona architettura, su questa base, valorizza le attività umane, e così via in una catena che ha anche delle ripercussioni economiche notevoli. La gente può immaginare di vivere in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma non nell'ex borgo lombardo - pure collinare - di 5000 anime accerchiato dai centri veneti del mobile, soffocato da strade ad alto scorrimento che attraversano i centri storici senza lasciare spazio nemmeno ad un marciapiede, due o tre casermoni marroni di 8 piani con portici e banche ecc....basta poco insomma, per snaturare un luogo (e quel poco sta uccidendo, ad esempio, il lago di Como). I giovani scappano da questi borghi e vanno a vivere a Milano, l'economia locale cola a picco, in poco tempo tutto cade a pezzi e là dove c'era un centro abitato - e sottolineo centro - nasce uno squallido sobborgo senz'anima. Chissenefrega se, ad esempio, il Santuario di Saronno resta un capolavoro del barocco e un landmark che ancora cercano di valorizzare come tale o se il comune di Abbiategrasso ha ancora dei monumenti importanti: ormai lo spirito è ucciso, a Saronno chi ci va più in pellegrinaggio al Santuario, là dove il pellegrinaggio è quotidiano e la meta è l'Auchan?
Quindi secondo me, e credo che sarai d'accordo, non è tanto l'aspetto quantitativo, ma quello qualitativo, cioè appunto la costruzione di non luoghi che uccidono lo spirito di un territorio. Anche quello quantitativo è problematico, certo, anzi le due cose si legano. Però prendiamo lo stesso borgo immaginario di prima che invece del complesso di palazzacci marroni con banca ha un bel palazzo di vetro o di legno e vetro con un centro culturale, un museo del territorio, poi immaginiamo al posto delle strade che spaccano il centro con la chiesetta un bracciolo che lo circonda (e il centro chiuso alle auto), e infine immaginiamo al posto dei centri veneti delle serre, qualche edificio moderno con locali e negozi di artigianiato, di generi alimentari, di vini, qualche hotel sui due piani, filari di alberi, insomma delle strade vere e proprie, con qualità architettonica degli edifici curata e un po' di arredo urbano. Nessuno parlarebbe di 'cementificazione' ma penserebbe ad un'espansione naturale della città. Se attraverso una zona altamente urbanizzata, come quella di Varese, ma nel complesso decorosa nei termini del rispetto del territorio, non me ne accorgo neanche, e non mi manca l'aria. Se invece mi imbatto in piena campagna in un cluster isolato di capannoni industriali sproporzionati e architettonicamente deprimenti, magari a ridosso della rocca con castello e vigneti, e poi magari poco più in là un centro commerciale, allora sì che mi deprimo. E magari il consumo di suolo agricolo, in compenso, è molto basso.

Dal Bo
February 2nd, 2013, 01:19 AM
Sono completamente d'accordo con te. La realtà del nord la conosco bene. Vivo in una delle zone del Veneto con il più alto tasso di capannoni industriali. Lo definisco sub-urbano perchè rappresenta una sottospecie una sottoforma degradata. Post urbano ha una connetazione più cronologica. Cmq i termini non sono importanti ma la realtà.

Non mi trovi contrario allo sviluppo urbano, se come dici te è fatto bene, è vissuto e crea socialità. Al contrario è solo fonte di ricchezza. Le città son sempre state alla base degli sviluppi delle civiltà: le polis greche hanno creato la democrazia, Firenze e Urbino sono culle del rinascimento e via dicendo.
Costruire con qualità è essenziale, e li dove una costruzione incide sul paesaggio bisognerebbe farlo con ancora più cura. Invece avviene il contrario, l'ambiente suburbano ha generato quasi sempre edilizia scadente.

p.s: è bello vedere che c'è gente che si accorge di tutto questo, perchè molti non se ne rendono conto, trovano tutto normale.

Fabio_T
February 2nd, 2013, 01:26 AM
Non so quanto se ne parli, ma con la costruzione degli svincoli dell'A4 Torino-Milano previsti nell'ambito dei lavori di ammodernamento di tale tratta, il consumo del suolo è stato allucinante. Peccato che non possieda foto e che non riesca a trovarne su internet... è vergognoso.

Sonic from Padova
February 2nd, 2013, 12:58 PM
In Veneto é stato fatto un vero e proprio macello delle aree verdi e agricole.
tutt'ora in atto.

Grandi aree industriali che dovevano essere riconvertite, come per esempio a Marghera, non sono state minimamente toccate, e tuttavia, si é deciso a rilasciare permessi per costruire centri commerciali e grandi aree artigianali che ora sono buchi nell'acqua.

E fa schifo!

Van Loon
February 2nd, 2013, 01:34 PM
Non so quanto se ne parli, ma con la costruzione degli svincoli dell'A4 Torino-Milano previsti nell'ambito dei lavori di ammodernamento di tale tratta, il consumo del suolo è stato allucinante. Peccato che non possieda foto e che non riesca a trovarne su internet... è vergognoso.

Puoi trovare qualcosa d'interessante nel merito qua:
> http://miol.it/stagniweb/Foto6.asp?File=pedem&Tipo=index&Righe=50&Col=4&Titolo=0

Dr.Jerdo
February 2nd, 2013, 01:42 PM
Va benissimo il termine che usi, che è quello ufficiale, volevo porre l'accento sul fatto che da noi l'ambiente sub-urbano è ancora più sub-urbano di quanto non lo sia altrove in Europa, e uccide lo spirito delle città che aggredisce (soprattutto quelle di piccole dimensioni). La nostra sub-urbia non è la sub-urbia delle città francesi, ad esempio, dove lo scarto tra città e campagna circostante è ancora nettissimo e dove i capannoni industriali proliferano soltanto in aree precise e semi-nascoste (non ovunque ci sia un buco libero). Anche in Catalonia, dove la situazione mi è sembrata simile alla nostra (più simile, per ragioni territoriali a quella di Genova), non c'è niente di simile all'ambiente sub-urbano della pianura padana, del Veneto o della Lombardia (io vivo nel legnanese). Non che sia esterofilo, ma su questo aspetto particolare siamo i peggiori. Che cosa si potrebbe fare? Nella mia zona lo sviluppo territoriale negli ultimi dieci anni è sempre più di tipo 'americano', trovi il capannone, poi il go-kart, poi l'hotel quattro stelle, poi la discoteca, poi il quartiere residenziale di nuova concezione a ridosso di un centro abitato, poi il concessionario e poi il pub e così via...mentre fino a dieci anni fa non c'era quasi nulla, se non capannoni, adesso c'è una grossa città che lentamente sta prendendo forma, che collega quasi ininterrottamente Milano a Gallarate lungo l'asse del Sempione. Non è il massimo, ma non è nemmeno l'inferno, d'altra parte non è mai stata una zona famosa per le sue bellezze naturali e per il suo patrimonio storico-artistico. In altre zone, invece, siamo ancora molto indietro, come nel piacentino o nella bassa bresciana, dove è tutta campagna rovinata dal cemento, da capannoni e villette, altamente depressiva e senza servizi: paesaggio ucciso. Eh si che invece già si tratta di paesaggi che erano celebrati in tutto il mondo, come il piacentino (nella zona dei castelli di pianura in Valle Trebbia) o il lungo Po e che potevano attrarre frotte di turisti. Tutte zone che fino a poco tempo fa erano campagne. Non possiamo comunque permettere che tutte le campagne, se la soluzione da un lato è urbanizzare le aree sub-urbanizzate, diventino aree cittadine. Secondo me, almeno nelle aree in cui il processo è ancora allo stadio iniziale, bisogna intervenire per tempo e bloccare ogni nuova costruzione. Altrove bisognerebbe battersi per cercare di far demolire ciò che è stato costruito. Allego il disegno legge che era stato presentato a settembre, di cui non so più nulla, che mi sembra comunque una proposta intelligente, che aspettavo da tempo:

http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5421

P.s. Condivido il tuo piacere, infatti tutti quelli che percepiscono il problema dovrebbero darsi da fare, come fai tu, per sensibilizzare. Non so spiegarmi, in effetti, perché molta gente non si accorga di nulla e creda ancora di vivere nel territorio più bello del mondo (anche quando magari non resta più nulla), bisognerebbe farci uno studio...

Fabio_T
February 2nd, 2013, 02:25 PM
Puoi trovare qualcosa d'interessante nel merito qua:
> http://miol.it/stagniweb/Foto6.asp?File=pedem&Tipo=index&Righe=50&Col=4&Titolo=0 Grazie. Comunque mi sento molto disgustato del fatto che non se ne senta parlare! Eppure è un fatto molto grave, a mio parere. Una volta gli svincoli autostradali erano costituiti da 4 rampe e un ponte o sottopasso... da dopo la costruzione della TAV gli svincoli sono diventati monumentali, con anche 2 o 3 PONTI o VIADOTTI (gli svincoli del Vercellese, in particolare, sono assurdi) per scavalcare la ferrovia. Ma io dico, non sarebbe bastato predisporre la sede ferroviaria (quasi totalmente sopraelevata rispetto al piano autostradale) in modo da tale da far passare le rampe di uscita e immissione sotto di essa?? Infatti lo svincolo di Chivasso centro è così, per fortuna. Ma ci sono alcuni scempi inguardabili tipo Balocco e Carisio, mi pare, se vi dovesse capitare di passarci ve ne renderete conto.

Caustic
February 2nd, 2013, 02:29 PM
Mah, tutto sommato la campagna piacentina si conserva ancora abbastanza bene e se ho aperto questo thread è proprio perché sento la necessità che si preservi,a differenza di come tutt'ora avviene lungo l'asse della Via Emilia da Fidenza in poi. Il capoluogo poi, ha mille altri difetti ma i confini tra area urbana e campagna, sono molto netti lungo gran parte del proprio perimetro. Un'eccezione di rilievo la fa l'area del polo logistico, per proprietà intrinseche, ahimè.

Jasper90
February 2nd, 2013, 03:09 PM
Uno dei posti più "suburbani" che io abbia mai visto, oltre ovviamente al Veneto, è l'Abruzzo.
Da un lato c'è Pescara-Chieti: a Chieti centro storico non c'è un supermercato, ve lo giuro! Il più vicino è raggiungibile scendendo a piedi dalla collina e costeggiando una statale senza marciapiede...
La città storica è circondata da palazzi di 10-15 piani (che rovinano completamente la prospettiva dal basso sulla collina di Chieti Alta).
La città sembra essersi trasferita 6 km più in là a Chieti Scalo: un agglomerato di case senza centro, circondato da una montagna di centri commerciali che devono servire anche la città di Pescara. Tutto rigorosamente collegato in macchina!!

L'altra parte di "suburbia", a mio parere più vergognosa, è L'Aquila. Il processo era già iniziato, ma il terremoto ha dato il colpo di grazia: avvicinandosi alla città i centri commerciali con le "case sulla statale" iniziano 20 km prima...
Arrivando in città c'è un traffico spaventoso, soprattutto per il periodo in cui ci sono andato (sabato di metà agosto!). Il centro storico è completamente disabitato, ci sono solo 2-3 bar e niente negozi, mentre tutti ormai vivono nei sobborghi muovendosi sempre e solo in auto.. Se guardate dall'alto la città con google maps, vedrete che è immensa...

Caustic
February 2nd, 2013, 03:22 PM
Un'altra area dalle forte connotazione suburbana, la quale mi ha parecchio impressionato, è tutt'intorno ad Osimo, nell'entroterra anconetano. Sono rimasto quasi disgustato da un simile scempio. Devo dire che in certe zone delle Marche, il fenomeno è molto presente. Ed il paesaggio collinare ne accentua parecchio gli effetti negativi.

http://i50.tinypic.com/1el3zc.jpg

Caustic
February 2nd, 2013, 03:27 PM
IMHO, dato lo stato in cui è ridotto gran parte del paese, uno stop totale di almeno 5 anni al consumo di suolo non edificato, servirebbe a ripensare l'intero sistema. Ci si dedichi nel frattempo a riqualificare energeticamente ciò che già esiste e demolire / ricostruire, se strettamente necessario.

Dr.Jerdo
February 2nd, 2013, 07:02 PM
Mah, tutto sommato la campagna piacentina si conserva ancora abbastanza bene e se ho aperto questo thread è proprio perché sento la necessità che si preservi,a differenza di come tutt'ora avviene lungo l'asse della Via Emilia da Fidenza in poi. Il capoluogo poi, ha mille altri difetti ma i confini tra area urbana e campagna, sono molto netti lungo gran parte del proprio perimetro. Un'eccezione di rilievo la fa l'area del polo logistico, per proprietà intrinseche, ahimè.

Si, d'accordo, scusami, ci sono tante zone agricole dalle tue parti e poi appena comincia la collina il paesaggio è integro e tutto va bene, ma bisogna comunque arrampicarsi su, poi mi pare nella zona pianeggiante poco prima di Castell'Arquato (non so dirti con esattezza) è il solito trionfo di capannoni e divani e divani, con chiesette medievali lasciate lì a morire, anche nell'area tra Piacenza e Gazzola, dove inizia la campagna e un'altra zona di castelli, bisogna sorbirsi il solito spettacolo desolante, proprio sulla via che porta ad uno dei castelli più famosi del ducato. Basta poco, tutto sommato, per togliere le 'sensazioni' ad un turista in viaggio in auto in cerca di atmosfere, come dice Dal Bo. I territori meno contaminati, poi, sono quelli che più ci perdono dall'aggressione, nella fase iniziale, appunto perché vedi il centro commerciale e il grigiume del condominio in mezzo ai campi, messi lì così senza senso. Dalle mie parti, invece, ormai è tutto così denso, che ti accorgi e ti sorprendi del pezzettino di campagna col mulino e il casolare, anche se è accerchiato da condomini, come se fosse ormai una specie di parco dentro la città.

Dal Bo
February 3rd, 2013, 12:26 AM
Grande ragazzi...ci siamo attivati. :). Credo che ogni contributo e denuncia sia utile per evidenziare le dimensioni del fenomeno.
Un grazie poi a Caustic che ha aperto il Thread con quei video interessanti.

Molto interessante e chiaro i link di Van loon sugli svincoli autostradali.

La situazione dell'Abruzzo penso sia peggiore di quella Marche se si guarda l'insieme. Entrambi però sono interessati da uno sviluppo edilizio che inevitabilmente, vista la conformazione del territorio, interessa le zone collinari e quindi l'impatto di nota ancora di più che in pianura: bastano infatti pochissime costruzioni fuori scala per compromettere la fisionomia di un vecchio borgo costruito sulla sommità di un poggio. Quasi tutti i paesi delle Marche soffrono di questo. Un bellissimo paese come Corinaldo, ad esempio, ha avuto una espansione anche piuttosto limitata, eppure è stato circondato tutt'intorno di costruzioni, molte di aspetto sgradevole.
Si sarebbe potuto concentrare tutto su un unico versante circondandolo con aree versi. Chi arrivava da fuori si sarebbe trovato, dopo un percorso sui declivi verdeggianti, di fronte alle sue bellissime porte medievali.....

Abruzzo: li dove non sono ancora arrivati...
http://imageshack.us/a/img855/4525/abruzzo2.jpg

Devastazione sparsa in Abruzzo
http://imageshack.us/a/img708/6492/abruzzo1.jpg

P.s: le differenze atmosferiche possono sembrare strumentali, ma son entrambe immagini tratte da google map.

Dal Bo
February 3rd, 2013, 12:54 AM
Visto che è stato citato Castell'Arquato.
Lo visitai circa un'anno fa', il paese è bellissimo e ben conservato, ma quando dalla piazza mi son affacciato sullo scorcio della collina di fronte alla rocca, ho visto i cantieri delle villette che sempre più avanzano verso l'interno, separando il paese dal suo ambiente primigenio, e dire che zone per l'espansione urbanistica c'e ne sarebbero state più a nord, in continuità col le altre che già ci sono.
Probabilmente è più importante che le nuove case abbiano l'affaccio sulla rocca piuttosto che il vecchio paese lo continui ad avere sulle sue colline.

In rosso è la zona di cui sto parlando.
http://imageshack.us/a/img268/718/castellarquatomap.jpg

http://img442.imageshack.us/img442/7849/arquato.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/442/arquato.jpg/)

Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)

Dr.Jerdo
February 3rd, 2013, 12:20 PM
^^Questo è effettivamente un principio che va scardinato, e che sta distruggendo, ad esempio, le sponde dei nostri laghi: la vista lago, la vista sulle colline, sulla rocca ecc....ti vendono la vista come se fosse una parte integrante del fabbricato, il che sotto-intende una concezione privatistica del paesaggio, che deve servire da complemento alle abitazioni e non da contesto, come è stato per millenni.

Sonic from Padova
February 3rd, 2013, 01:38 PM
Mah, tutto sommato la campagna piacentina si conserva ancora abbastanza bene e se ho aperto questo thread è proprio perché sento la necessità che si preservi,a differenza di come tutt'ora avviene lungo l'asse della Via Emilia da Fidenza in poi. Il capoluogo poi, ha mille altri difetti ma i confini tra area urbana e campagna, sono molto netti lungo gran parte del proprio perimetro. Un'eccezione di rilievo la fa l'area del polo logistico, per proprietà intrinseche, ahimè.

In generale comunque, l'Emilia é ben tutelata come territorio.
ci sono ancora numerosissime e vastissime aree verdi, e questo é un bene.

In Veneto il paesaggio urbano é stato completamente devastato dalle cosidette zone artigianali minori....che sono sorte a caso, assieme ai centri commerciali, senza nemmeno studiare la viabilità.
Questo processo é comunque in atto da quando il Veneto é diventata una regione nel 1970. Prima di allora, le uniche zone industriali erano quelle che si trovavano nelle periferie di grandi città come Padova, Venezia, Vicenza e Verona. Il boom della regione Veneto é anche legato a questa edilizia selvaggia, oltre alla manifattura locale.

cesant
February 8th, 2013, 02:13 PM
mi permetto di segnalare lo scempio tra Cermenate, Lentate e Carimate nella valle del Seveso

uno spazio largo tra i 150 e i 400 metri, per circa 1000 metri di larghezza adiacente la ferrovia, completamente cintato, asfaltato e utilizzato come parcheggio di auto da vendere ai vari concessionari del nord Italia

ma chi mai ha permesso uno scempio del genere nella verde valle del seveso?

Dal Bo
February 9th, 2013, 12:31 PM
mi permetto di segnalare lo scempio tra Cermenate, Lentate e Carimate nella valle del Seveso

uno spazio largo tra i 150 e i 400 metri, per circa 1000 metri di larghezza adiacente la ferrovia, completamente cintato, asfaltato e utilizzato come parcheggio di auto da vendere ai vari concessionari del nord Italia

ma chi mai ha permesso uno scempio del genere nella verde valle del seveso?

Ho visto, è davvero un parcheggio enorme.

Dal Bo
February 9th, 2013, 12:55 PM
In generale comunque, l'Emilia é ben tutelata come territorio.
ci sono ancora numerosissime e vastissime aree verdi, e questo é un bene.

In Veneto il paesaggio urbano é stato completamente devastato dalle cosidette zone artigianali minori....che sono sorte a caso, assieme ai centri commerciali, senza nemmeno studiare la viabilità.
Questo processo é comunque in atto da quando il Veneto é diventata una regione nel 1970. Prima di allora, le uniche zone industriali erano quelle che si trovavano nelle periferie di grandi città come Padova, Venezia, Vicenza e Verona. Il boom della regione Veneto é anche legato a questa edilizia selvaggia, oltre alla manifattura locale.

Mah, è vero che è difficile raggiungere i livelli dello stile Veneto, ma nemmeno l'Emilia è tra gli esempi virtuosi, di fatto la pianura padana è conciata male, se si esclude qualche zona (lodigiano, vercellese un po' di polesine e qualche area sparsa). Prendi, ad esempio, la strada che conduce da Parma al castello di Torrechiara, forse uno dei più belli d'Italia; si tratta di una strada dritta che porta verso le colline, potrebbe essere scorrevole, completamente immersa in una campagna verdeggiante contornata dal disegno delle colline. Sarebbe il tragitto ideali per una meta fuori porta, dopo essersi gustati le bellezze di Parma.
Invece non è cosi: due grossi centri di case sono cresciuti in tempi recenti intorno agli incroci, con i conseguenti semafori e traffico. Inoltre lungo tutto l'asse stradale si costriusce a casaccio. Morale della favola, esci da Parma pensando di respirare la campagna e invece questa sensazione non la provi mai. Solo quando sei salito al castello, lì puoi fare due foto con le colline e dirti soddisfatto:" Solo in Italia abbiamo queste bellezze." :bash:

http://img201.imageshack.us/img201/4984/torrechiara.png (http://imageshack.us/photo/my-images/201/torrechiara.png/)

Ecco qua la strada, capannoni e case costruite tra i campi, le 4 villette in serie sono appena state costruite.

Qui invece ecco una strada appena fuori Digione, città di 150000 di abitanti proporzionabile a Parma, la strada non conduce a nessuna meta di interesse, ma hanno deciso di tenerla cosi

http://img132.imageshack.us/img132/6445/digione.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/132/digione.jpg/)

Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)
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Dr.Jerdo
February 11th, 2013, 10:10 AM
^^
Che tristezza le vie dei castelli....

Secondo me se ne viene fuori solo con una commissione estetica-urbanistica e un nuovo piano regolatore nazionale che detti alcune direttive su quanto, come, e dove costruire. Gli altri paesi europei hanno piani regolatori molto rigidi: ad esempio so che in Polonia, per non parlare sempre della Francia o della Germania, nei paesi di campagna è vietato costruire abitazioni alte più di due piani ed è d'obbligo rispettare lo stile tradizionale (non copiarlo ma rispettarne le forme e le dimensioni). Molte case, costruite con materiali poveri e mattoni a viste, sono comunque brutte a vedersi, ma basterebbe una mano d'intonaco tra dieci anni per renderle belle, e in più il paesaggio, disseminato di queste casette tutte regolari resta integro anche nelle zone più dense. Invece da noi, anche per le villette i costruttori vogliono sperimentare soluzioni e colori sempre diversi e sempre più brutti, come la moda recente delle villette dai colori fosforescenti. Eppure anche noi abbiamo i nostri stili tradizionali ai quali ispirarsi.


Forse abbiamo avuto dei pessimi piani regolatori fin qui, perché è vero che molto è stato fatto di irregolare ma non posso credere che tutto il costruito degli ultimi 70 anni in Italia sia irregolare. In più mi pare, ma correggetemi se sbaglio, che da noi i piani regolatori siano affidati ai comuni, o al massimo a gruppi di comuni coordinati dalla regione, il che è una follia in tempi come questi, stante anche la faccenda - alla quale si deve porre fine con una legge ad hoc (che è già disegno di legge) - degli oneri di urbanizzazione.

Un'altra riflessione è questa: perché gli italiani hanno perso interesse per queste cose, quando anche solo durante il fascismo si respirava urbanistica ovunque (piaccia o no l'urbanistica fascista)? Il problema è anche politico, perché una buona urbanistica è sempre una rappresentazione di un qualche potere della nazione (militare, culturale, economico) che si vuole comunicare esteriormente, soprattutto agli occhi del visitatore straniero.

Dal Bo
February 12th, 2013, 08:34 AM
^^

Un'altra riflessione è questa: perché gli italiani hanno perso interesse per queste cose, quando anche solo durante il fascismo si respirava urbanistica ovunque (piaccia o no l'urbanistica fascista)? Il problema è anche politico, perché una buona urbanistica è sempre una rappresentazione di un qualche potere della nazione (militare, culturale, economico) che si vuole comunicare esteriormente, soprattutto agli occhi del visitatore straniero.

Come dici te il problema riguarda molto i comuni e la loro regolamentazione. Ogni comune è di fatto costretto o spinto a lottizzare (ci sarebbe il caso di Arqua Petrarca che è emblematico).

La mia opinione personale è che è vero, come dici te, che manca in urbanistica l'affermazione di un potere, nel nostro caso si è trattato del potere che il sistema democratico dovrebbe esercitare. La democrazia in Italia è stata vista come struttura che rendesse possibile ogni interesse particolare. Le cui leggi potessero essere svilite, aggirate, o piegate, in sostanza un "liberi tutti". Di fatto in Italia, con la sua storia del 900, ci siamo abituati a pensare che l'autorità non è in sè nella legge, ma in che la esercita.
Se il sistema democratico funzionasse davvero il rispetto del territorio sarebbe massimo, perché nessun governante, nessun duce o pontefice e nemmeno nessuna maggioranza di cittadini, potrebbe agire fuori da una norma che è posta a tutelare un interesse collettivo e che quindi appartiene al 100% della popolazione (e non solo di quella presente ma anche di quella futura).

Dr.Jerdo
February 12th, 2013, 08:33 PM
Molto intelligente la tua replica, in effetti per noi italiani la democrazia è una cosa piuttosto nuova, nel senso che l'abbiamo importata da altre culture. Però non siamo soli in questo e inoltre alcuni se non tutti gli istituti di tutela degli interessi privati provengono dal nostro passato latino, in cui il concetto di res publica, malgrado la storia, era ben chiarito. Perché invece sembra che siamo i soli, se non i soli tra i pochi paesi civili, a permettere crimini contro il paesaggio e contro la nostra cultura di tale portata (es. scala dei turchi)? Spero che queste riflessioni non vengano a sproposito, perché lo scopo è ragionare anche sulla possibile soluzione al nostro problema, da cui dipende la nostra identità, oltre che la nostra economia. Per me, ripeto, una soluzione realistica a breve termine sarebbe un piano regolatore nazionale che detti le linee essenziali, che sia recepito dai comuni e che sia vincolante per qualsiasi costruttore (in alternativa, che sia 'agevolante' nei confronti di chi lo rispetta), e subito la legge contro gli oneri di urbanizzazione. Dopodiché, per rilanciare il settore dell'edilizia, sarebbe inevitabile orientarsi sulla demolizione e ricostruzione. Dalle aree dismesse, ex industriali, alle periferie delle grandi città, al vecchio che cade a pezzi, il lavoro non mancherebbe...

Van Loon
February 14th, 2013, 12:02 AM
Colgo l'occasione visto che ne avevo accennato in altro topic. Inserisco due immagini di un paio d'anni fa (2009) scattate da Recanati verso il Conero (1) e verso Loreto / Porto Recanati (2). La situazione è estremamente drammatica, sembra di vedere una seconda Brianza scomparire sotto villette e palazzine..

http://i47.tinypic.com/2qnv382.jpg

http://i45.tinypic.com/a4snq0.jpg

Dal Bo
February 14th, 2013, 12:47 AM
Si sono aree molto panoramiche dove purtroppo si costruito molto. La pianificazione delle aree produttive e residenziali di Loreto è stata terribile. Se guardi verso nord dalla piazza del santuario ti rendi conto dell'indecenza.

Van Loon
February 14th, 2013, 12:57 AM
Sì, ho presente! Terreni agricoli proprio mangiati via "così", in maniera del tutto assurda e scomposta. Che poi se si va a Porto Recanati la situazione è la stessa anche lì.. Ho queste tre foto scattate da Loreto, sempre del 2009, anche se non rendono pienamente la situazione.

Verso Numana e il Conero.
http://i50.tinypic.com/5txdfn.jpg

Verso Porto Recanati.
http://i50.tinypic.com/2qw1qiq.jpg

Verso Loreto (di sotto).
http://i45.tinypic.com/2aet8ya.jpg

Van Loon
February 14th, 2013, 01:05 AM
Breve rassegna di mostri visti da Numana..
http://i47.tinypic.com/f9dvrk.jpg

Van Loon
February 14th, 2013, 01:05 AM
E parentesi anche su Castelfidardo! :ohno:
http://i45.tinypic.com/2jca253.jpg

Qui in coppia con Osimo.. :bash:
http://i47.tinypic.com/2vtv2b6.jpg

Dal Bo
February 14th, 2013, 03:05 PM
Molte belle le foto, quella presa da Numana rende molto l'idea di come poche costruzioni possano rovinare diversi chilometri di litorale. In generale le foto, che sono belle, non descrivono bene la situazione perchè solo dal vivo hai una visione ampia dello scenario e solo dal vivo, passando da un centro all'altro ti rendi conto dei capannoni sparsi e delle villette che spuntano un po' qua e un po' là.
Ad ogni modo solo per quanto concerne Loreto (che tra l'altra sarebbe meta turistica) questa è l'area di pianura interessata da questa cementificazione disordinata.
http://imageshack.us/a/img96/9676/loretob.jpg


Si tratta di un'area enorme lunga più di due km e mezzo.
Ho provato a giochicchiare un attimo compattando un po' tutte le aree, come in sostanza fanno negli altri paesi quando pianificano il territorio. Non son stato proprio preciso, ma quello che viene fuori è che metà di quel territorio poteva essere risparmiato.

http://imageshack.us/a/img547/1240/loreto2.jpg

TaxiRide
February 14th, 2013, 05:10 PM
^^:ohno:
Bellissimo 3d. Lo seguirò. Peccato si parli solo del nord. Fate un giro su Google Maps nel triangolo Caserta-Napoli-Salerno o in alcune zone del beneventano e ne vedrete di belle.

fabio80s
February 15th, 2013, 11:23 AM
Mi associo ai complimenti per il thread, lo seguirò e cercherò di partecipare :-)

Dal Bo
February 15th, 2013, 02:54 PM
^^:ohno:
Bellissimo 3d. Lo seguirò. Peccato si parli solo del nord. Fate un giro su Google Maps nel triangolo Caserta-Napoli-Salerno o in alcune zone del beneventano e ne vedrete di belle.

Parlare un po' del nord fa bene :), io sono di quelle zone del nord in cui molta gente si autoesalta e si definisce progredita ed avanzata, mentre per quanto riguarda l'urbanistica sta nella barbarie.

Il guaio dell'ambiente suburbano italiano è che, oltre ad esistere e a crescere di continuo, è pure di scarsissima qualità. In Olanda, che è un paese ricco di edifici al di fuori del contesto urbano, e quindi per certi versi simile a noi, le case seguono dei criteri specifici e aderiscono anche nelle costruzioni recenti a uno stile che segue la loro tradizione architettonica e rurale. I materiali sono studiati e via dicendo. Il paesaggio mantiene una sua omegeneità.

In Italia tutto è in mano alla fantasia dell'incompetente.
Le strutture sono sovradimensionate, con ogni forma di terrazzino, ringhiera, colonnato, recinto e cancellata.....cemento e reti abbondano. Ecco un confronto:
le case olandesi sembrano selezionate, ma giuro che non è così, sono tutto prese lungo la stessa strada.

Olanda
http://imageshack.us/a/img585/4550/caseolanda.jpg


Italia
http://imageshack.us/a/img844/9462/casesparse.jpg

Van Loon
February 15th, 2013, 10:52 PM
Andrebbe rivista totalmente la legge urbanistica nazionale (quella in vigore è del 1942 e necessiterebbe urgentemente di revisione), e di conseguenza le leggi urbanistiche regionali. L'assurdo della situazione attuale fra l'altro è che abbiamo leggi urbanistiche regionali in contrasto - più o meno velato - con quella nazionale a cui dovrebbero attenersi. Ma che prospettive ci sono di una riforma in ambito urbanistico? In questa campagna elettorale (quanto nelle passate) qualcuno ha sentito qualche riferimento? Un minimo manifesto interesse ad intervenire sulla questione? Insomma, non c'è assolutamente prospettiva.

MAQVEDA
February 17th, 2013, 09:36 PM
Mamma mia, l'argomento mette angoscia :( questa orda di case e casette che tutto copre è peggio di blob. Non è solo un problema di qualità sia estetica che costruttiva, ma anche di totale devastazione del territorio che appare antropizzato un po' ovunque. In Sicilia il problema è presente eccome, specie in prossimità delle coste.

Dal Bo
February 18th, 2013, 09:12 AM
Andrebbe rivista totalmente la legge urbanistica nazionale (quella in vigore è del 1942 e necessiterebbe urgentemente di revisione), e di conseguenza le leggi urbanistiche regionali. L'assurdo della situazione attuale fra l'altro è che abbiamo leggi urbanistiche regionali in contrasto - più o meno velato - con quella nazionale a cui dovrebbero attenersi. Ma che prospettive ci sono di una riforma in ambito urbanistico? In questa campagna elettorale (quanto nelle passate) qualcuno ha sentito qualche riferimento? Un minimo manifesto interesse ad intervenire sulla questione? Insomma, non c'è assolutamente prospettiva.

Ammetto che non sono molto esperto in materia di leggi. So che la proposta del ministro Catania approvata del settembre del 2012 (ne aveva parlato Dr.Jerdo in un post precedente), contrastava almeno in parte la totale anarchia che c'è al momento.
Ma qualcuno sa a che punto è? ..è stata almeno approvato in qualche commissione? E in questi casi, in cui un disegno di legge attraversa il cambio di legislatura, è scontato che finisca nel dimenticatoio o ha ancora qualche speranza?

-Il discorso sulla campagna elettorale è proprio in nocciole della questione.
In realtà se ne è parlato, dato che è spuntata la bellissima proposta di un Condono Edilizio!
Questo fa capire come noi Italiani, intesi come cittadinanza, siamo parte stessa del problema. Se si presume che condonare le violenze fatte a una delle principale ricchezze del nostro paese ed incentivane altre in futuro, possa portare voti, vuol dire che nel paese non esiste una consapevolezza di questo patrimonio comune, né una consapevolezza della propria identità storica e del bello in generale. Tutto questo viene sostituito solo dall'interesse particolare di ciascuno di noi.
Ecco che in Italia la casa diventa sacra al di là del suo scopo: si possono fare battaglie ambientali contro, "ecomostri", inceneritori, discariche, tav, grattacieli, basi militari, ma mai contro la costruzioni di case.
In quel caso, non solo non vieni appoggiato dalla popolazione, ma spesso perdi voti.
L'italiano sogna la casa, non solo come prima abitazione (più che lecito), ma anche come forma di investimento. Sicchè ogni legge che vada a regolare il fenomeno gli appare sgradevole e limitante per i suoi piccoli piani di investitore (ma come, mi vuoi dire che quel terreno che c'ho non lo faranno più edificabile?...).Per decenni si è seguito questa logica, è sembrata andare bene a tutti e quindi nessuno la vuole cambiare? Ecco perchè il problema è molto difficile da estirpare. Siamo uno stivale incancrenito fino all'osso.

Lo dimostra anche il fatto che l'edilizia è in mano ai comuni e i comuni, anche senza la presenza di leggi ad hoc, sarebbero facilmente condizionabili dai cittadini, se questi ultimi fossero sensibili a questo aspetto strettamente collegato al loro territorio, invece di votare secondo tradizione e o sulla base di massimi sistemi.

A tal proposito posto sempre una foto di Castell'Arquato, che mi ero scordato, e che mostra, anche se in piccolo, lo scenario che si vede sotto al castello. E mi domando: si sono mai interessati i cittadini, sicuramente orgogliosi delle ricchezze del loro comune, di scegliersi un rappresentante che sapesse tutelarle al meglio evitando questo accerchiamento di villette, oppure l'hanno considerato un destino ineluttabile di cui non sentire la propria responsabilità?
Ovviamente è un discorso che vale per tutti i comuni.

http://img717.imageshack.us/img717/7488/arquato02.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/717/arquato02.jpg/)

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Caustic
February 18th, 2013, 10:55 AM
Sia il PD che Monti hanno chiaramente espresso la loro intenzione di mettere mano alle leggi per limitare il consumo di suolo.

Dal Bo
February 20th, 2013, 04:38 PM
^^:ohno:
Bellissimo 3d. Lo seguirò. Peccato si parli solo del nord. Fate un giro su Google Maps nel triangolo Caserta-Napoli-Salerno o in alcune zone del beneventano e ne vedrete di belle.


Ecco un piccolo viaggio nel Mezzogiorno, non dalla Campania, di cui come dici te ci sarebbe da parlare, ma da una delle zone più interessanti della Sicilia: Agrigento.
Agrigento potrebbe essere un luogo magnifico, di rara bellezza, e tale doveva apparire fino a pochi decenni fa’. Con uno sviluppo ragionato e lungimirante poteva diventare una metà turistica internazionale, senza pari, capace di prosperare della propria bellezza. Oggi è l’ombra di tutto questo, perché i molti turisti che vengono ad ammirare le vestigia della Magna Grecia fuggono via dopo aver percorso il loro veloce itinerario.
E dire che avrebbe tutto:
Il mare, con spiagge e scogliere, panorami mozzafiato, in cui declivi e docili colline gremite di olivi si intrecciano a rupi e bastioni di una roccia caldissima. Avrebbe un bel centro storico, elevato come una Acropoli, con i suoi vicoli pittoreschi, le chiese barocche e le semplici case erette con quella stessa pietra su cui poggiano. Ed oltre a questo, infine, la valle del Templi, con il suo inestimabile valore.
Sarebbe un concentrato di tutto quello che la cultura e la civiltà mediterranea hanno saputo esprimere in millenni di storia.
Partendo da tutto questo cosa si è voluto fare? Distruggere tutto.
-Il centro storico che era rimasto contenuto e ordinato fino a primi decenni del 900…
http://img594.imageshack.us/img594/8131/agrigentopanorama17.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/594/agrigentopanorama17.jpg/)

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....è stato seppellito e soffocato dalla selva di palazzoni.
http://imageshack.us/a/img20/3903/78430175.png


- L’abusivismo ha divorato e le coste e le valli, e l’ambiente suburbano si è espanso con una incredibile voracità.

Sicchè ben poco di quello che c’era, e solo grazie alla presenza della Valle dei Templi, si è preservato. In rosso è evidenziata la vastissima area di case sparse, macerie, capannoni, edifici abbandonati, campi lasciati in rovina che si è venuta a creare e che tuttora si incentiva.

http://img841.imageshack.us/img841/2079/agrigento.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/841/agrigento.jpg/)

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Questo ambiente che appare caotico dall’alto, inevitabilmente risulta ancor più deturpante se lo si attraversa.

http://imageshack.us/a/img829/5778/68043605.png
http://imageshack.us/a/img856/6215/17223564.png
http://imageshack.us/a/img20/1062/76721014.png
http://imageshack.us/a/img844/5845/77145286.png

Nessun sembra voler fermare tutto questo, nessuno si indigna, agisce, opera o protesta. In questi luoghi si crea la barbarie; non c’è progresso, né alcuna civiltà può nascere da un luogo come questo. E nessuna delle straordinarie civiltà che la Sicilia ha conosciuto è nata in posti simili.
La gente sembra sempre così disposta e pronta a scendere in piazza, ad aggregarsi, a lanciare slogan, a barricarsi a fare sit-in e scioperi per un qualsivoglia diritto o favore,contro il caro benzina o per i 30 euro in busta paga.
Ma a cosa ti serve quel poco che ti conquisti, se poi finisci a vivere in un non-luogo come questo, che hai voluto e accettato silenziosamente.
E allora mi viene da credere che le persone raramente combattano per un patrimonio comune, per un bene che è di tutti, ma esclusivamente per un interesse particolare, che magari riguarda una moltitudine di individui e crea massa, ma che resta sempre particolare.
Se si avesse un senso si comunità tutto questo sarebbe impossibile.
Ecco che allora, ancora una volta mi viene da ribadire che questa anarchia non provoca solo un danno ambientale, economico ma anche sociale: “Al di fuori della propria porta di casa, ciò che avviene non ci riguarda, quella non è terra nostra è di sicuro terra di qualcun altro”…
Ovviamente non le metto come verità assolute, sono solo le riflessioni a cui arrivo guardando tutto questo.
Poi...lì dove tutto questo non compare, si intravede ancora ciò che si aveva, e si guarda il mare aspettando di vedere Venere uscire dalle sue spume ....

http://imageshack.us/a/img853/93/14750089.png

Jasper90
February 20th, 2013, 05:56 PM
^^ E' agghiacciante, ed è molto simile quello che sta venendo fatto a Chieti e Chieti Scalo!
Però non credo di essere in grado di fare un documentario simile al tuo :)

MAQVEDA
February 20th, 2013, 06:13 PM
Arrivando col treno ad Agrigento si vedono degli agghiaccianti edifici cubici enormi, mai terminati, con i mattoncini a vista. E' proprio una situazione difficilissima da risanare.

Van Loon
February 20th, 2013, 10:22 PM
Tranquillo che un domani neanche ci potrai arrivare ad Agrigento in treno.. :| Comunque mi hai fatto venire in mente lo spezzone di viadotto abbandonato (http://it.bing.com/maps/#JnE9LnBvcnRvJTJiZW1wZWRvY2xlJTdlc3N0LjAlN2VwZy4xJmJiPTU1Ljk2MTc1NzUyMzE1NTIlN2UyOS43MDI5MDI3OTM1JTdlMzIuODYxNTE3MzIxODA3MiU3ZS0xMS4xNjYyMzc4MzE1) sopra la stazione di Porto Empedocle (recuperata dalle Ferrovie Kaos, altrimenti abbandonata insieme alla relativa tratta ferroviaria).

Dr.Jerdo
February 20th, 2013, 10:27 PM
Prima o poi qualche forza politica si accorgera' che il turismo e' la nostra unica chance di competere ad armi pari sul mercato globale e fara' queste benedette leggi e la mentalita' lentamente si adeguera', anche se i danni che sono stati fatti sono purtroppo irreversibili. Agrigento e' l'esempio perfetto, come dice Dal Bo, di un potenziale turistico stupidamente ignorato, in tempi in cui si puntava su altri settori. Oggi ci e' rimasto quasi solo questo. Per quanto riguarda gli aspetti piu' filosofici, invece, come l'incapacita' di cogliere la bellezza e l'armonia, questa e' purtroppo una deriva internazionale, e' la decadenza dell'uomo moderno, solo che in altri paesi hanno leggi migliori e soprattutto le rispettano di piu'.

Si potrebbe pensare a progetti di rilancio per i centri storici come soluzione complementare alla legge sul consumo di suolo: nei centri storici le poche case disponibili hanno prezzi altissimi perche' e' il 'centro storico', ma al tempo stesso ci sono molti edifici, soprattutto nei piccoli borghi, che non sono apparentemente ne' abitati ne' in vendita ne' del comune e non si capisce che cosa ci sia dentro (nel mio centro storico, ad esempio, e' pieno di vecchie case di ringhiera che cadono a pezzi, con impianti fuori norma, che vengono alla fine ceduti in affitto ad immigrati, quando magari l'appartamento nel palazzo di fronte ti costa un occhio della testa). Insomma, si costruisce il nuovo nella cerchia periferica a prezzi piu' bassi e la cerchia pian piano si allarga...una parte del problema potrebbe essere dovuta a questo fenomeno. Lancio solo lo spunto, in realta' non so se e come si potrebbe intervenire...

Dal Bo
February 20th, 2013, 11:54 PM
Sia il PD che Monti hanno chiaramente espresso la loro intenzione di mettere mano alle leggi per limitare il consumo di suolo.

Si beh, è difficile restare fuori dal contesto politico quando si parla di pianificazione territoriale. Anche cercando di restare il più imparziali possibili è innegabile che chi ha governato in tempi recenti non ha avuto alcuna sensibilità, in materia: il condono del 2002, il piano casa, le prospettive di futuri condoni, la gestione del terremoto di L'Aquila e il concetto delle New Town ne sono la dimostrazione.
Nei fatti però, le amministrazioni di qualunque orientamento politico hanno
avvallato speculazioni edilizie.
Credo che la questione dovrebbe essere prepolitica, una di quelle cose condivise da tutti, come la lotta al malaffare, corruzione, evasione, rispetto delle istituzione bla bla. Se entra nella contesa politica, rischia di soffrire di tutte le criticità che tale contesa provoca.
Ovviamente le leggi sono necessarie e più che mai auspicabili. Tuttavia, in situazioni come quella di Agrigento le leggi servono a poco, il problema è più profondo sta nelle persone, nella comunità, come già sottolineato imho.


^^ E' agghiacciante, ed è molto simile quello che sta venendo fatto a Chieti e Chieti Scalo!
Però non credo di essere in grado di fare un documentario simile al tuo :)

Beh non è vero, sul 3d "Abbatteteli, ne hai già portato testimonianza :).

Arrivando col treno ad Agrigento si vedono degli agghiaccianti edifici cubici enormi, mai terminati, con i mattoncini a vista. E' proprio una situazione difficilissima da risanare.

Si è vero. Tuttavia se si stesso precedendo con un risanamento, tutto apparirebbe milgiore, perchè una stagione di delitti ambientali sarebbe conclusa, e si potrebbe guardare con fiducia al futuro. Invece si continua nell'errore con ritmi più gravi che in passato...è questo che toglie speranze.

Dal Bo
March 13th, 2013, 10:31 AM
Segnalo l'incredibile speculazione edilizia che è in atto in molti centri della Puglia, regione che ultimamente si è sempre vantata dei suoi progressi in campo ambientale.
Lo scandolo non è solo nella quantità di metri cubi di inutile cemento, ma è anche la qualità di ciò che viene prodotto, che va dal pacchiano estremo all'alienante. Niente a che vedere con l'architettura moderna ne con quella tradizionale dei centri pugliesi. Come ho avuto modo di dibattere con Van Loon recentemente, non ci siamo evoluti molto dai vituperati anni 60 e 70.

http://img822.imageshack.us/img822/5093/schermata20130312a13012.png (http://imageshack.us/photo/my-images/822/schermata20130312a13012.png/)

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yuri
March 13th, 2013, 12:08 PM
Sapevo che me ne sarei pentito ad aprire questo thread :cry:

fabio80s
March 13th, 2013, 12:18 PM
Allarmante. Quella schiera di gru e costruzioni, una di seguito all'altra, non l'avevo mai vista.

TaxiRide
March 13th, 2013, 12:20 PM
Oddio la Puglia. In giornata se posso trovo alcune zone su google maps che mi è capitato di vedere un paio di estati fa.

TaxiRide
March 13th, 2013, 01:23 PM
Ok, non ho tempo per mettere le foto, però se potete con google street view date un'occhiata a Barletta, di preciso Litorale di Ponente, Via del Gelso e Via Ofanto: i migliori esempi di architettura NEOarabeggiante sono tutti là.

Dal Bo
March 13th, 2013, 02:15 PM
Non sono pratico, ma ad Andria ho trovato una via gelso che si trova in centro. Non credo tu ti riferisca a quella zona?

In compenso ho potuto constatare dell'enorme zona di espansione confusa che si è venuta a creare nella zona nord est della città.
Un esempio c'è in via Calpurnio Pisone.
Bello vedere come spendiamo risorse, lavoro, denaro e suolo per creare degrado e inciviltà praticamente imperiture.

http://img692.imageshack.us/img692/5174/schermata20130313a13211.png (http://imageshack.us/photo/my-images/692/schermata20130313a13211.png/)

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TaxiRide
March 13th, 2013, 04:27 PM
Pardon, ho sbagliato città: è Barletta quella che dicevo io e non Andria!

Van Loon
March 15th, 2013, 10:33 PM
Come ho avuto modo di dibattere con Van Loon recentemente, non ci siamo evoluti molto dai vituperati anni 60 e 70.

Quando scopriranno anche lì gli agi e il lusso di poter vivere in villa (che sia poi bi-tri o quadrifamiliare poco importa) con un angolo di giardino tutto proprio, immersi fra gli uliveti secolari a soli 10 minuti dalla circonvallazione di Bitonto (:lol:), passeranno magicamente ai mitici anni Ottanta e rimpiangeremo i tempi in cui si tiravano su i palazzoni. :ohno: A parte gli schezi, bisognerebbe assolutamente fare qualcosa. Ma cosa?

Dal Bo
March 16th, 2013, 01:30 AM
Pardon, ho sbagliato città: è Barletta quella che dicevo io e non Andria!

Visto, più che Barletta, quest'angolo lo ribattezzerei Bar-hal-attam. Gli dona di più.

Quando scopriranno anche lì gli agi e il lusso di poter vivere in villa (che sia poi bi-tri o quadrifamiliare poco importa) con un angolo di giardino tutto proprio, immersi fra gli uliveti secolari a soli 10 minuti dalla circonvallazione di Bitonto (:lol:), passeranno magicamente ai mitici anni Ottanta e rimpiangeremo i tempi in cui si tiravano su i palazzoni. :ohno: A parte gli schezi, bisognerebbe assolutamente fare qualcosa. Ma cosa?

Ho proseguito il mio viaggio tra i veri centri pugliesi, poi quando ho finito i capelli strappati mi sono fermato. Tipo è interessante scoprire come a Manfredonia ci si stia espandendo in un'area che, compresi anche i campi ormai soffocati dai palazzi, è più vasta del resto della città.
Ecco una bella cartolina.

https://maps.google.it/maps?q=manfredonia&ll=41.618458,15.892239&spn=0.027848,0.103254&client=safari&oe=UTF-8&hnear=Manfredonia,+Foggia,+Puglia&gl=it&t=h&z=14&layer=c&cbll=41.618479,15.892203&panoid=w8ysp8vDSg-tPsZWuzYcaA&cbp=11,11.55,,0,0

Anch'io mi pongo la tua stessa domanda, non so davvero come si può fare, quando un fenomeno è di tali proporzioni sembra inesorabile, capisci che tutto il sistema gira intorno a quello e non vuole in alcun modo autoregolarsi. I buoni propositi e i proclami dei politici sono credibili quanto Babbo Natale;
Da un certo punto di vista è un bombardamento, un bombardamento all'incontrario. Non fa vittime, si perpetua nell'indifferenza generale, ma sul territorio lascia un lascito meno sanabile e più duraturo.

Van Loon
March 16th, 2013, 02:12 AM
Anche perchè se poi ti trovi gente che ti viene a dire che non si può fermare l'edilizia, altrimenti significherebbe far morire il paese. :bash: Comunque quanto sta avvenendo in questi luoghi sembra veramente quanto avvenuto su larga scala qua al nord cinquanta / quarant'anni fa sostanzialmente: come hai fatto notare la tipologia insediativa e architettonica è anche la stessa, si urbanizzano poi aree grandi quanto la superficie comunale di partenza (o anche di più), senza criterio, senza tuttavia nemmeno la "scusante" di un'emergenza abitativa a cui dover rispondere.

Fab87
March 16th, 2013, 01:50 PM
Giusto per non essere da meno, ecco cosa gli anni '70 hanno regalato alla Valpolicella.

http://img194.imageshack.us/img194/908/montericco.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/194/montericco.jpg/)

Montericco. La vedi da 15km di distanza.

Van Loon
March 17th, 2013, 02:55 PM
Leggevo ieri in tram, sbirciando sulla Provincia di una signora che Olgiate (Molgora? Comasco? Olona sarebbe comunque troppo distante) dice addio alla sua ultima collina: ci costruiranno villette.

:bash:

Van Loon
March 17th, 2013, 11:09 PM
Nel nostro non sapere cosa possa essere fatto per arginare questo disastro ambientale che sta colpendo l'Italia, vale la pena ricordare il tentativo abortito di riforma urbanistica portato avanti da Fiorentino Sullo (http://it.wikipedia.org/wiki/Fiorentino_Sullo#L.27approccio_riformatore_in_urbanistica_ed_istruzione), allora Ministro dei Lavori Pubblici (l'organo da cui dovevano passare i piani regolatori per l'approvazione; prerogativa mantenuta fino al passaggio di deleghe alle regioni, avvenuto dopo il 1971), nel Governo Fanfani IV (http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Fanfani_IV) (1962-1963). Tale riforma prendeva le distanze dal piano regolatore come era stato concepito dalla Legge Urbanistica del 1942, giudicato troppo debole e troppo suscettibile di facili corruzioni nei processi di approvazione. Cercò pertanto di rendere al meglio il fenomeno, descrivendolo a partire da una realtà quotidiana e facilmente comprensibile a tutti, che riporto per l'estremo interesse che può avere ancora oggi sulla questione del consumo di suolo.

Per dirla in breve, le cose vanno a un dipresso così.
Un esempio. Il piano regolatore prevede zone panoramiche ed archeologiche. In tal caso, i proprietari conservano la proprietà, ma spesso non potrebbero assolutamente costruire. Ecco, dunque, una categoria di proprietari che si sente danneggiata, e si agita per mutare il piano, al fine di costruire, almeno limitatamente. In alcuni casi, nelle stesse zone si ottiene di poter costruire a villini signorili o si permette la destinazione a parco privato. Il passaggio dal divieto assoluto al villino signorile significa un guadagno da parte del privato di miliardi di lire. Ne sanno qualcosa i proprietari di suoli a Roma, sull’Appia Antica. Onde lo svilupparsi di infinite manovre “di piano regolatore” per passare dal divieto assoluto a divieti limitati.
Un altro esempio. Il piano regolatore prevede aree di uso pubblico, aree sottoposte a speciali servitù, aree da riservare a comunicazioni stradali, ad esigenze igieniche, a scuole, a chiese, a servizi sociali. Quale proprietario privato dovrebbe essere entusiasta tanto da farsi espropriare per queste innegabili esigenze generali, mediante un indennizzo che, per quanto alto, viene, giustamente, considerato irrisorio rispetto al, guadagno che il vicino, a pochi metri di distanza, più fortunato ricava dalla vendita del suolo per l’edilizia residenziale? Ecco l’origine di un’altra gara, per sottrarsi all'esproprio per pubblica utilità e per inserirsi nella sfera di utilizzazione di edilizia residenziale.
Tutti vogliono dunque sfruttare il proprio “fazzoletto” di terra per ottenere aree edificatorie per l’edilizia privata.

[...]

Sono in ballo milioni, o miliardi, di lire. Ciascuno si ingegna per passare da una categoria all’altra. Ed adopera tutte le armi.
L’arma più usuale è, forse, la corruzione. Se, mollando sottobanco dieci milioni di lire ne possono guadagnare cinquanta, molti sono disposti a vincere gli scrupoli e ad accettare, come per stato di necessità, il sistema dell’illecito arricchimento proprio ed altrui.

[...]

In verità, in un grande centro, nessuno conosce precisamente dove è la corruzione. La corruzione, a parlare franco, è, prima di tutto, nel sistema urbanistico vigente che affida ad un segno grafico di un disegnatore la potestà, con un errore consapevole o non, di arricchire o di impoverire il singolo cittadino.

Tratto da: http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/2138/0/45/?PrintableVersion=enabled

Nel concreto, si proponeva di superare le logiche speculative e di influenza (volontaria o indiretta) che portava con sè il piano regolatore separando il diritto alla proprietà terriera dal diritto all'edificazione. Riteneva infatti - giustamente - fuori da ogni ottica il fatto che un atto politico permettesse a un privato un arricchimento sulla base di una logica speculativa per cui un terreno agricolo si trovasse dall'oggi al domani a dover essere rivenduto dal privato come terreno edificabile. Proponeva pertanto un esproprio preventivo (a prezzo di mercato) dei terreni privati (valutati come terreni agricoli) sui quali avrebbe avuto giurisdizione il piano regolatore, che avrebbe così avuto a che fare esclusivamente con terreni pubblici, sui quali sviluppare parimenti all'edilizia sopratutto i servizi. Ciò che rimaneva destinato ad uso agricolo sarebbe stato riassegnato a base d'asta successivamente.

Ovviamente il progetto di riforma subì tutte le ostacolazioni del caso, che isolarono Sullo all'interno stesso del suo partito (la DC), su cui premevano gli interessi dei (grandi) proprietari fondiari, che vedevano così sfumare i preventivati guadagni speculativi, ai danni della collettività. La paura poi che l'edilizia, volano dell'economia, potesse subire un brusco arresto in un periodo complesso come quello, spinse a lasciare tutto così com'era, evitando di esporre il Paese al rischio di una recessione con l'approvazione di una riforma sulla proprietà terriera.

Quelli che viviamo, in larga parte, sono i risultati a cinquant'anni esatti di distanza. :troll:

Jasper90
March 18th, 2013, 10:57 PM
Per gli amanti del genere:

Cosa succede se una persona esce dalla circonvallazione di Bassano del Grappa e prende la Statale 47 della Valsugana in direzione Padova?

http://goo.gl/maps/XT2cK

Guardate voi: vi sfido, nel tratto che ho segnato io, a trovare un lotto di terreno che non sia edificato. Per i più temerari: provate a percorrere tutto il percorso con Streetview come ho fatto io :) Per chi non ha voglia: provare a prendere qualche punto a caso in quei 9 km.

La cosa più triste è che, in mezzo, ci sono dei centri storici che sono stato completamente snaturati dal passaggio continuo di decine di migliaia di camion. I comuni in questione sono quelli che guadagneranno di più dalla prossima costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta, opera costruita dal "commissario straordinario all'emergenza traffico", che ormai si è resa necessaria per cercare di riparare alla pessima pianificazione urbanistica, mediante ulteriore consumo di suolo.

P.s.: le ferrovie della zona fanno letteralmente schifo.

Dal Bo
March 19th, 2013, 02:06 AM
Per gli amanti del genere:

Cosa succede se una persona esce dalla circonvallazione di Bassano del Grappa e prende la Statale 47 della Valsugana in direzione Padova?

http://goo.gl/maps/XT2cK

P.s.: le ferrovie della zona fanno letteralmente schifo.

Purtroppo conosco bene quelle zone, ogni volta che voglio raggiungere Bassano, Castelfranco o cittadella mi preparo spiritualmente.
Di fatto il fenomeno è generalizzato in quasi tutto il veneto, e nella zone pedemontane, le più belle paesaggisticamente, raggiunge il suo apice.

Cmq quella proposta postata dal Van Loon è davvero interessante. Di fatto blocca ogni forma di speculazione. E d'altronde dovrebbe essere così, perchè costruire case non è come vendere un qualsiasi altro prodotto, ha ripercussioni sociali e ambientali durature, più durature delle stesso soggetto che le ha partorite..
Sarebbe da far pervenire al parlamento dei nostri tempi, che nelle sua anarchica e bizzarra composizione attuale, potrebbe rischiare di darle credito :).

Van Loon
March 19th, 2013, 11:16 PM
Basterebbe che si conoscesse un po' di storia della Prima Repubblica, delle grandi riforme e leggi mai nate e di come si sia invece arrivati alla deriva attuale (su questa tematica così come su molte altre). Non ci vorrebbe molto, semplicemente passione per quello che si fa. Ma sono convinto che Fiorentino Sullo e la proposta qui sopra non siano poi così sconosciute fra chi di dovere: certo, se vai a chiedere all'ultimo parlamentare d'avanspettacolo o all'ultimo grillino eletto così, tanto per, probabilmente non saprà minimamente di cosa si sta parlando. Ma credo sia abbastanza impossibile occupare certi posti e ignorare completamente (nel senso che proprio non se ne si sa niente) certi trascorsi.

Fiorentino Sullo dovrebbe essere anche abbastanza noto nell'ambito dell'istruzione poi. Magari mi sbaglio, e nessuno dei precedenti ministri, sottoposti e parlamentari vari di commissioni specifiche sapevano chi fosse e cos'ha fatto. :lol:

Van Loon
March 19th, 2013, 11:56 PM
Parliamo comunque ormai correntemente - almeno noi quattro-cinque fruitori di questa sezione :lol: - di consumo di suolo. Ma che cos'è il suolo? Ovviamente non esiste una definizione univoca, ma è interessante operare un confronto fra la definizione che ne dà la legislazione italiana e le indicazioni che ci giungono invece dalla Comunità Europea, abbastanza attenta - almeno a parole - alla questione del consumo di suolo. Ora, come si fa con una legislazione come quella italiana attuale, pretendere di fermare il consumo di suolo quando per suolo si intendono indistintamente il territorio, il suolo, il sottosuolo, ma sopratutto gli abitati e le infrastrutture?

Per l'Italia. Testo Unico Ambientale (http://www.territorioambiente.com/normativa/pdf/dlgs15206.pdf) (vedi pag. 75).
Art. 54. Definizioni

1. Ai fini della presente sezione si intende per:

a) suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali;

Per l'Europa. COM(2006)23 1 final; Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo al Comitato economico e sociael europeo e al Comitato delle regioni: Strategia tematica per la protazione del suolo.
Il suolo è lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, organiche, acqua, aria e organismi viventi. rappresenta l'interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo*, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmetne non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostenze, tra le quali l'acqua, i nutrienti e il carbonio [...]. Per l'importanza che rivestono sotto il profilo socioeconomico e ambientale, tutte queste funzioni devono pertanto essere tutelate.

* Si stima (Mercalli, Sasso, Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori della Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo, SMS, Torino, 2004, p. 219) che mediamente ci vogliano 500 anni per formare 2,5 centimetri di spessore di suolo.

Jasper90
March 20th, 2013, 01:24 AM
Van Loon sono diventato fan dei tuoi post, hai una cultura enorme e mi sembra assurdo che tu abbia 2 anni in meno di me :)

Van Loon
March 20th, 2013, 01:45 AM
Ti ringrazio Jasper, fa sempre piacere sentirselo dire. :)

TaxiRide
March 20th, 2013, 12:19 PM
Oddio Fiorentino Sullo me l'ero quasi dimenticato. Ad ogni modo aveva ragione quando diceva: La corruzione, a parlare franco, è, prima di tutto, nel sistema urbanistico vigente
Il problema è che ci vorrebbe una rivoluzione nel diritto amministrativo per chiarire un bel po' di punti che la legislazione oggi tratta volutamente in modo davvero poco definito; in più andrebbe rivista tutta la questione degli espropri e degli indennizzi: non è possibile che un'operazione così delicata come l'esproprio venga gestita a livello giuridico con una legge fatta a Napoli per Napoli nel 1885.

P.S.
Ma qualcuno sa, anche in percentuale, quanti sono i comuni dotati di PUC in Italia?

Dal Bo
March 28th, 2013, 02:08 PM
Esco un attimo OT, per discutere di qualcosa che tuttavia non si discosta completamente dal tema. Riguarda sempre il paesaggio e la qualità architettonica.
In un altro Thread con Jasper abbiamo dibattuto sull'oppurtunità o meno di balconi e terrazzini. Io ho evidenziato come per me sono uno dei mali che affligge la nostra edilizia, soprattutto nelle case extraurbane (il mio cruccio): è diffusa ancora oggi in certe zone dell'Italia la pratica di edificare sulle colline palazzetti di 2-3 piani con gigantesche terrazze di cemento, dalle forme e gli incastri più ridicoli. Una pratica che io non ha visto un nessun paese europeo tra l'altro (esclusa l'Albania).

Dal Bo
March 28th, 2013, 02:13 PM
P.S.
Ma qualcuno sa, anche in percentuale, quanti sono i comuni dotati di PUC in Italia?


No, e anche a livello di norme sono un ignorante totale. :ohno:

Però penso che tutti i comuni dovrebbero progettare con almeno 20 anni di anticipo le possibili aree di espansione, vietare la sviluppo lungo le assi di comunicazione extraurbane e mostrare tutto a tutti. Una cosa come una bacheca che vedi appena ti avvicini al comune.

Jasper90
March 29th, 2013, 02:27 PM
Invece secondo me i balconi non sono il male assoluto, ora lo spiegherò meglio.

Il male assoluto è l'ondata di balconi in cemento a vista, che ha invaso il veneto negli anni 70 80 90, e l'edilizia di scarsa qualità suburbana come dice Dal Bo.

Però non penso che i balconi siano brutti in generale, cioè se la villetta fa schifo, lo fanno anche i balconi. Ma un palazzo di qualità tutto balconato come la Solaria a Milano, o le torri residenziali del Centro Direzionale di Napoli (magari mantenute meglio) a me piacciono molto e vedo nel balcone una tipicità Italiana a cui secondo me non dobbiamo rinunciare.

D'altronde, abbiamo il sole ed è giusto costruire in modo da riceverlo il più possibile! Come in Trentino fanno le case coi tetti spioventi per la neve, in Puglia stanno bene le case col terrazzo sul tetto e con i balconi, secondo me.

Il tutto, di base, presuppone comunque che sia architettura di qualità e non una specie di "ananas" di balconi, altissimo a muraglia fronte mare!

Lorenzo D
March 30th, 2013, 03:15 PM
Molto interessante ciò che scrivi Dal Bo, sulla creazione dell'ambiente suburbano. Io lo chiamerei anche post-urbano, nel senso che di urbano in senso proprio non ha nulla, né gli spazi né i servizi e nemmeno le infrastrutture. Da noi, almeno al nord, è un susseguirsi di centri commerciali come 'Divani e Divani', il 'Centro Veneto del Mobile' ecc...e capannoni industriali, a costeggiare strade desolate, circondate da fanghiglia, erbacce e qualche campicello che aspetta solo di essere edificato. Tutta la campagna dell'Oltrepò pavese, per fare un esempio, splendida in collina, è aggredita dalla sub-urbanizzazione della Pianura, che sulle rive del Po' ha devastato il paesaggio e cancellato ogni atmosfera. L''atmosfera' di un luogo sorge innanzitutto dalle sue caratteristiche naturali e poi dalla sua storia, che in queste caratteristiche si specchia, e che l'architettura contribuisce a rendere visibile e addirittura abitabile: uno sviluppo tradizionale che rispetti il territorio porta ad un'architettura che naturalmente lo valorizza, anche nel caso di un forte tasso di urbanizzazione. Una buona architettura, su questa base, valorizza le attività umane, e così via in una catena che ha anche delle ripercussioni economiche notevoli. La gente può immaginare di vivere in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma non nell'ex borgo lombardo - pure collinare - di 5000 anime accerchiato dai centri veneti del mobile, soffocato da strade ad alto scorrimento che attraversano i centri storici senza lasciare spazio nemmeno ad un marciapiede, due o tre casermoni marroni di 8 piani con portici e banche ecc....basta poco insomma, per snaturare un luogo (e quel poco sta uccidendo, ad esempio, il lago di Como). I giovani scappano da questi borghi e vanno a vivere a Milano, l'economia locale cola a picco, in poco tempo tutto cade a pezzi e là dove c'era un centro abitato - e sottolineo centro - nasce uno squallido sobborgo senz'anima. Chissenefrega se, ad esempio, il Santuario di Saronno resta un capolavoro del barocco e un landmark che ancora cercano di valorizzare come tale o se il comune di Abbiategrasso ha ancora dei monumenti importanti: ormai lo spirito è ucciso, a Saronno chi ci va più in pellegrinaggio al Santuario, là dove il pellegrinaggio è quotidiano e la meta è l'Auchan?
Quindi secondo me, e credo che sarai d'accordo, non è tanto l'aspetto quantitativo, ma quello qualitativo, cioè appunto la costruzione di non luoghi che uccidono lo spirito di un territorio. Anche quello quantitativo è problematico, certo, anzi le due cose si legano. Però prendiamo lo stesso borgo immaginario di prima che invece del complesso di palazzacci marroni con banca ha un bel palazzo di vetro o di legno e vetro con un centro culturale, un museo del territorio, poi immaginiamo al posto delle strade che spaccano il centro con la chiesetta un bracciolo che lo circonda (e il centro chiuso alle auto), e infine immaginiamo al posto dei centri veneti delle serre, qualche edificio moderno con locali e negozi di artigianiato, di generi alimentari, di vini, qualche hotel sui due piani, filari di alberi, insomma delle strade vere e proprie, con qualità architettonica degli edifici curata e un po' di arredo urbano. Nessuno parlarebbe di 'cementificazione' ma penserebbe ad un'espansione naturale della città. Se attraverso una zona altamente urbanizzata, come quella di Varese, ma nel complesso decorosa nei termini del rispetto del territorio, non me ne accorgo neanche, e non mi manca l'aria. Se invece mi imbatto in piena campagna in un cluster isolato di capannoni industriali sproporzionati e architettonicamente deprimenti, magari a ridosso della rocca con castello e vigneti, e poi magari poco più in là un centro commerciale, allora sì che mi deprimo. E magari il consumo di suolo agricolo, in compenso, è molto basso.


Condivido totalmente questo intervento.

Lo spazio sub-urbano non integrato alle città, totalmente privo di pianificazione e di integrazione armonica è la morte di quel meraviglioso connubio tra civiltà urbana e civiltà contadina che ha caratterizzata l'Italia e l'Europa per secoli.
E' un gigantesco problema che andrebbe affrontato per cercare di salvare il salvabile e il ripristinare il ripristinabile.

Dal Bo
April 1st, 2013, 02:14 AM
Invece secondo me i balconi non sono il male assoluto, ora lo spiegherò meglio.

Il male assoluto è l'ondata di balconi in cemento a vista, che ha invaso il veneto negli anni 70 80 90, e l'edilizia di scarsa qualità suburbana come dice Dal Bo.

Però non penso che i balconi siano brutti in generale, cioè se la villetta fa schifo, lo fanno anche i balconi. Ma un palazzo di qualità tutto balconato come la Solaria a Milano, o le torri residenziali del Centro Direzionale di Napoli (magari mantenute meglio) a me piacciono molto e vedo nel balcone una tipicità Italiana a cui secondo me non dobbiamo rinunciare.

D'altronde, abbiamo il sole ed è giusto costruire in modo da riceverlo il più possibile! Come in Trentino fanno le case coi tetti spioventi per la neve, in Puglia stanno bene le case col terrazzo sul tetto e con i balconi, secondo me.

Il tutto, di base, presuppone comunque che sia architettura di qualità e non una specie di "ananas" di balconi, altissimo a muraglia fronte mare!

Parto dalla fine. Il problema è che l'architettura di qualità è una rarità, e quindi sono proprio quei muraglioni e quelle specie di Ananas che sono diventati la vera tipicità italiana.
Il fatto è che il balcone è un elemento di potenziale rottura nella struttura complessiva di un edificio, ed in passato questo era preso in considerazione un po' in tutte le tipologie di balcone:

-Innanzitutto erano quasi sempre poco sporgenti, in alcuni casi erano proprio incassati all'interno della struttura dell'edificio (soluzione che si è ripresa in alcuni interventi a partire dagli anni 90 e che di sicuro risulta meno impattante.

-In alcuni casi erano compresi in una struttura che partendo da terra, reggendosi magari su un portico o su arco, formava una sorta di struttura ulteriore, con una sua omogeneità (fosse in legno, mattoni o pietra).

-Lì dove le due soluzioni precedenti non venivano adottate, il balcone restava di piccole dimensioni, ovvero restava limitato in larghezza alla cornice della porta che dava accesso al balcone stesso, quindi non tranciavano la facciata con lunghe sagome (soluzione molto in uso a Palermo, Napoli ed altre città del Sud Italia.

-Nella maggior parte dei casi sotto il balcone c'erano dei sostegni che il più delle volte formavano un collegamento armonico tra la facciata orizzontale e il blocco orizzontale del terrazzino.

-Data la possibile pesantezza del balcone, si cercava di renderlo un elemento di pregio. Ecco che allora le principali decorazioni e i migliori materiali veniva utilizzati proprio per i balconi, cose che di fatto li rendeva caratteristici delle case signorili. Questa è la ragione per cui progetti moderni come la Solaria e il Bosco verticale di Milano (in cui sono proprio i balconi a rappresentare la ricchezza della struttura), funzionano.

- Infine non è del tutto vero che il balcone rappresenta una tipicità così pervasiva dell'architettura italica: proprio perchè in molti casi era tipico delle case signorili, era di conseguenza assente nelle case più semplici. Quasi tutte le case del centro di Roma ne sono sprovviste, a Campo dei Fiori non c'è un balcone. Ma anche le città dell'Emilia e a Genova e in Liguria molto spesso si limitavano a disegnarli sulle facciate. Le case di campagna, al di fuori di ville e masserie ne erano del tutto prive.

Tutto quello che ho descritto fin qui è invece stato contraddetto dalla nuova tipicità italiana.
Si prenda questo esempio che non vuole nemmeno essere eclatante, c'è ne sono di ben più assurdi.
In questo palazzetto appena costruito a Fabriano si vede che si è cercato di riprendere alcune tipicità del passato: le tegole e la cornice del tetto, l'uso dei mattoni tipici di molto case marchigiane e le imposte anziché le persiane.
Dopo di che si è pensato di fondere tutto questo con un bellissino terrazzo sproporzionato, fatto con materiale non migliore, ma più scarso degli altri usati nell'edificio; giusto per ricordarci che non possiamo rinunciare al pessimo gusto che abbiamo fatto nostro nel secolo scorso.


http://imageshack.us/a/img5/1148/schermata20130401a01093.png

Jasper90
April 1st, 2013, 02:41 AM
^^ ottima analisi e ottimo esempio! Anche se penso che un 30% della bruttura di questo esempio sia dovuta anche alle fasce marcapiano, che un po' lo appesantiscono anche loro, poverino :)

Non l'avevo mai vista in questo modo, anche perché tu hai una cosa che io mi sto man-mano creando, cioè la cultura.

Hai perfettamente ragione, per non rompere l'armonicità è una buona idea quella delle maggiori attenzioni sui balconi, materiali di qualità, decorazioni etc... Però io ci aggiungerei forse un altro elemento possibile, cioè la trasparenza: i balconi antichi, di solito, sono fatti con le colonnine o con le ringhiere, quelli moderni belli spesso utilizzano il vetro. Ecco che così quadrano anche il bosco verticale e la Solaria, che hanno balconi relativamente piccoli rispetto al palazzo intero e quindi appaiono leggeri.

Un'altra cosa che noto, a "pelle": è come se, per me, ci fosse una profondità corretta per i balconi: se la superano, anche se sono piccoli mi appaiono brutti e sproporzionati. Ci hai mai fatto caso?

Sui balconi incassati io ho sempre delle forti perplessità, perché fanno un po' effetto "grotta" a causa del buio che si forma al loro interno.

Questi sono un po' di pensieri sparsi delle 2.40 della notte, appena ho un po' più di tempo cerco un po' di esempi da commentare insieme :)

Dal Bo
April 2nd, 2013, 12:12 AM
Non l'avevo mai vista in questo modo, anche perché tu hai una cosa che io mi sto man-mano creando, cioè la cultura.



Ti ringrazio, ma non ho nessuna conoscenza specifica, Van Loon parla con cognizione di causa, io non ho di sicuro più cultura di te :). Semplicemente soffro di un po' di sindrome di Stendhal.

Tuttavia, credo che uno, anche senza avere grandi conoscenze e compotenze, posso e debba guardarsi attorno e riflettere su ciò che lo circonda, meditando su ciò che è bello, senza abituarsi al brutto. Possiamo sperare di riappropriarci del patrimonio che avevamo solo se questi temi, non rimangono materia degli esperti ma patrimonio anche delle persone più semplici. Per questo anche se ignorante mi permetto di dire la mia opinione.

Venendo al tema:
Tu sottolinei un aspetto interessante: quello della trasperenza che è intimamente intrinseco al concetto di leggerezza.

In effetti anche in passato di cercava di assecondare questo principio nei balconi a sporgere. Non si poteva usare il vetro, quindi si cercavano soluzioni alternative: colonnine in pietra, ringhiere e assi in legno lasciano tutte delle aperture e delle trasparenze. Legno e metallo sono inoltre materiali che danno un idea di maggiore leggerezza rispetto al solido muro da cui emergono. Lì dove si adottava la soluzione delle pietra per la balaustra, allora la leggerezza di cercava attraverso la decorazione che creava movimento nella facciata. Insomma i balconi tutti chiusi erano praticamente aboliti.
Le mensole inoltre era fondamentali per creare un collegamento armonica tra balcone e facciata, ed è incredibile come anche delle mensole semplici formino un elemento di grande arricchimento.

http://img713.imageshack.us/img713/7169/schermata20130401a11132.png (http://imageshack.us/photo/my-images/713/schermata20130401a11132.png/)


Vero che i balconi incassati possono creare l'effetto grotta, ma anche i grandi balconi a sporgere, posti l'uno su l'altro possono creare effetti simili.
Dopo di che basta fare le cose con cura ;).

http://imageshack.us/a/img838/4396/23582414.jpg

Inoltre, come dicevo nel post precedente, i balconi possono creare una seconda struttura che si aggiunge da terra al tetto alla facciata, sostituendosi si fatto ad essa. Posto alcuni esempi delle mie zone.
Di architettura povera:
http://imageshack.us/a/img62/5427/schermata20130401a10394.png

http://imageshack.us/a/img826/8909/schermata20130401a10585.png

E signorile, qui, sia come nella foto precedente si viene a creare un portico al primo piano e un terrazzo al secondo. Seppur sono strutture molto diverse seguono lo stesso principio.
http://imageshack.us/a/img22/9076/schermata20130401a10483.png

Un esempio poi di architettura recente che riprende efficacemente la tradizione:

http://imageshack.us/a/img42/8100/img0708itw.jpg

http://imageshack.us/a/img5/5086/img0705zj.jpg


Non per forza bisogna seguire le regole del passato, anzi, rompere certi schemi è un dovere per l'architettura moderna. Ma quando si rompe con ciò che funziona bisogna saper progettare e fare architettura. Lì dove si vuole fare solo mero guadagno e meglio rimanere legati a certi principi, anzichè negarli in toto, come si continua a fare.

Quindi evviva i balconi, quando l'effetto è questo :D

http://imageshack.us/a/img40/43/schermata20130401a11034.png



Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)

Dal Bo
April 2nd, 2013, 08:15 PM
P.s: spero di non essere stato troppo prolisso con riflessioni ed immagini, è che mi piace condividere.

Jasper90
April 2nd, 2013, 09:08 PM
P.s: spero di non essere stato troppo prolisso con riflessioni ed immagini, è che mi piace condividere.

Figurati :) fa sempre piacere vedere delle belle costruzioni, la definirei "pornografia balconifera" :lol:
Ho un esame dopodomani, non vedo l'ora di averlo fatto per poi poter rispondere con calma, foto, immagini etc :) altrimenti anche io avrei già pubblicato una bella pagina!

Dal Bo
April 3rd, 2013, 12:26 AM
Figurati :) fa sempre piacere vedere delle belle costruzioni, la definirei "pornografia balconifera" :lol:


Esistono anche dei video, ma hanno dei contenuti troppo forti che violerebbero i limiti del forum. :lol:

TaxiRide
April 3rd, 2013, 12:02 PM
Però penso che tutti i comuni dovrebbero progettare con almeno 20 anni di anticipo le possibili aree di espansione, vietare la sviluppo lungo le assi di comunicazione extraurbane e mostrare tutto a tutti. Una cosa come una bacheca che vedi appena ti avvicini al comune.

Il PUC è obbligatorio per tutti i comuni già da molti anni. Nello stesso, per l'appunto, vengono evidenziate tutte le possibili aree di espansione della città, sia a livello residenziale, industriale, commerciale, agricolo, ecc. Vengono poi indicate le zone di rispetto dove vige il vincolo di inedificabilità assoluta e tutte le zone che saranno soggette ad esproprio. Gli elaborati devono essere liberamente consultabili al Comune, sia prima che dopo l'approvazione, per consentire a chiunque di poter esprimere il proprio parere.; quest'ultima cosa vale per qualsiasi piano territoriale (PTCP, ASI, PUC, ecc.). Quindi in effetti il PUC è attualmente uno degli strumenti più utili dal punto di vista urbanistico.

Durante le vacanze di Pasqua sono stato in una zona che ha conosciuto un vero e proprio scempio urbanistico: Valmontone. Tutto credo sia iniziato con l'apertura del parco dei divertimenti Rainbow Magicland che ha scatenato una serie di edificazioni a catena di scarsissima qualità. Partendo dal suddetto parco si giunge all'antico paese di Valmontone, arroccato su un monte, mediante una serie di strade sempre fiancheggiate da grossi supermercati, b&b, alberghetti, nuova edilizia residenziale e tutto quanto possa essere messo alla servitù di Magicland. Il tutto è stato costruito letteralmente alla cazzo di cane.
Metto qualche coordinate da usare in google street view:
41.74779,12.915359
41.750608,12.915201
41.766803,12.92969

Dr.Jerdo
April 3rd, 2013, 03:45 PM
Hai ragione Lorenzo, è un problema gravissimo, io ci penso sempre di più e con sofferenze sempre maggiori, ormai l'Italia (almeno il nord) sta diventando tutta uguale e ovunque è la stessa tristezza: per vedere qualcosa di bello, ad esempio qualche centro storico di pregio (comunque spesso rovinato da architetture anni '60 piazzate a caso, miriadi di negozi di moda con musica idiota sparata a tutto volume - sempre gli stessi - gelaterie di massa e tags ovunque su vetri, intonaci, marmi, cartelli, furgoni) bisogna attraversare, tra ex-campagne e neo-periferie, panorami sempre più desolanti e tristemente prevedibili. Ora si aggiungono le sale da gioco: nella zona di Castelletto Ticino, a poche centinaia di metri dalle prime spiagge del lago Maggiore, sono venuti su dapprima centri commerciali monumentali come il nuovo Bennet, che non trovi nemmeno a Milano, e poi, a riempire gli ampi spazi rimasti vuoti, sono arrivate sale da gioco e slot machines, bowling, compro-oro: il tutto tra prati incolti, rotonde con palma al centro tristissime, non un caffè né un servizio per i cittadini, né un negozio normale. La mia ragazza è straniera ma ama alla follia questo lago, che quando il tempo è sereno dona vedute davvero spettacolari ed uniche al mondo, vogliamo rassegnarci a vederlo trasformato in un gigantesco outlet pseudo Las Vegas dei poveri che nemmeno nella provincia statunitense è così deprimenti e fuori luogo? Ma come si fa a frenare tutta questa decadenza e in tempi brevi, lo credete possibile? Scusate il tono, non riesco a fare valutazioni architettoniche né discorsi sensati in generali, troppe emozioni...

Dal Bo
April 3rd, 2013, 04:51 PM
Capisco bene il tuo tono è lo stesso che viene a me quando penso a ste cose.
Il fatto è che le persone viaggiano coi paraocchi e non si rendono conto di quello che sta accadendo. Se invece ti accorgi, allora è una rivelazione che fa davvero male. Il Puc, come spiegato da Taxi Ride sarebbe uno strumento efficace se debitamente applicato, ma non bastarebbe a fermare il consumo, l'edilizia è un settore troppo importante in questo paese e si è convinti che sia necessaria per crescere, mente invece non è così: negli ultimi vent'anni abbiamo costruito ben più che negli altri paesi (esclusa la Spagna pre-crisi, che cmq non ha creato quasi nessun ambiente sub-urbano ma solo nuova periferia) e siamo cresciuti meno degli altri.
Si pensa, inoltre che il mattone sia un bene durevole, un ottimo investimento, sicuro, ma anche questo è sbagliato. Il mattone deperisce in fretta e le case perdono valore rapidamente: Le case degli anni 60 te le danno a meno della metà del costo di un nuovo edificio, quindi dei risparmi di una vita molto se ne va, solo che non ci pensi, perchè non si tratta dei tuoi risparmi, ma di quelli di chi è venuto prima di te e ti ha lasciato in dote quella casa. Infine è un bene scambiabile solo nel mercato interno ad un paese ecco che quindi avere troppe case ad un certo punto fa crollare il valore delle stesse. Insomma sarebbe da ridare alle case il loro scopo (abitare), farne meno e di qualità, invece della miriade di cessi che ci circondano.

Dal Bo
April 3rd, 2013, 04:56 PM
Il PUC è obbligatorio per tutti i comuni già da molti anni. Nello stesso, per l'appunto, vengono evidenziate tutte le possibili aree di espansione della città, sia a livello residenziale, industriale, commerciale, agricolo, ecc. Vengono poi indicate le zone di rispetto dove vige il vincolo di inedificabilità assoluta e tutte le zone che saranno soggette ad esproprio. Gli elaborati devono essere liberamente consultabili al Comune, sia prima che dopo l'approvazione, per consentire a chiunque di poter esprimere il proprio parere.; quest'ultima cosa vale per qualsiasi piano territoriale (PTCP, ASI, PUC, ecc.). Quindi in effetti il PUC è attualmente uno degli strumenti più utili dal punto di vista urbanistico.

Durante le vacanze di Pasqua sono stato in una zona che ha conosciuto un vero e proprio scempio urbanistico: Valmontone. Tutto credo sia iniziato con l'apertura del parco dei divertimenti Rainbow Magicland che ha scatenato una serie di edificazioni a catena di scarsissima qualità. Partendo dal suddetto parco si giunge all'antico paese di Valmontone, arroccato su un monte, mediante una serie di strade sempre fiancheggiate da grossi supermercati, b&b, alberghetti, nuova edilizia residenziale e tutto quanto possa essere messo alla servitù di Magicland. Il tutto è stato costruito letteralmente alla cazzo di cane.
Metto qualche coordinate da usare in google street view:
41.74779,12.915359
41.750608,12.915201
41.766803,12.92969


Taxi Ride ho presente, quella era l'unica zona con una campagna incontaminata tra Roma e Frosinone e ovviamente hanno pensato di distruggerla.

Pensare poi che ho pure contribuito a quel maledetto parco .
Io pensavo che stesse ha Roma, quando mi han fatto vedere dov'era mi son cascate.....

Dr.Jerdo
April 4th, 2013, 12:41 PM
Buona la tua analisi Dal Bo, ma di nuovo non riesco a razionalizzare, sono una testa calda: proprio ieri ho visto un programma sul tema, c'era Daverio che intervistava alcuni sindaci e sovrintendenti responsabili di scempi paesaggistici che avevano questo atteggiamento cinico, quasi di 'sfottò', un sindaco di un borgo collinare che ora non ricordo, probabilmente in Lazio, che si giustificava dicendo che 'il mega-parcheggio alveare sotto il castello scavato nella collina c'è sempre stato perché una volta si veniva su con i muli e li si legava in quel punto', la sovrintendente che ribadisce ironica che 'non si può tornare ai muli e ai cavalli', insomma mi è risultato più che mai evidente che il problema non è risolvibile, purtroppo, perché parte dalla mentalità meschina della gente, da quella gente che come dici tu continua ad andare fiera della bellezza del nostro paese pur avendo i paraocchi addosso, gente che probabilmente non è mai nemmeno uscita dall'Italia. In Sardegna negli anni 80 era pieno di costruttori e geometri bresciani che hanno disseminato le coste di alveari per le vacanze, ed io ne ricordo uno, amico di famiglia, che andava fiero della bellezza del complesso appena costruito: una colata di cemento pitturata di rosa nel punto più spettacolare della baia di Porto Pollo, poi ampliata sul versante della collina con condomini disposti a cerchio colorati con vernice fosforescente. Ho paura che molta di questa gente, che è ancora operante purtroppo, sia pure in buona fede....se è così, oltre all'introduzione degli strumenti legislativi adeguati, bisognerebbe compiere l'impresa titanica di ri-educare la gente al bello...più facile sarebbe puntare su un discorso di natura economica, come quello che tu suggerisci, sperando che la crisi dell'edilizia spinga ad un ricambio generazionale e di mentalità. Sono tutte belle parole, ma nei fatti mi sa che dobbiamo rassegnarci, purtroppo, o fondare un movimento molto mediatico e portare la questione alla ribalta - e in modo specifico - per cercare di sfondare questi blocchi di mentalità. Mi piace il tuo discorso sull'abitabilità: è vero che dobbiamo concepire l'edilizia come uno strumento che dia forma alla finalità dell'abitare veramente un territorio. Credo che anche la ripresa del settore, che dovrà comunque fare i costi con la decrescita, dipenderà da questo. Ecco come vedo alcune delle possibili e fantasiose nuove concezioni dell'abitare che stanno prendendo forma altrove (in realtà è solo un esempio, io credo che se il fine è davvero l'abitare e non l'occupare semplicemente un suolo, il risultato non può essere un obbrobrio): http://www.gizmodo.it/2012/10/12/il-villaggio-degli-hobbit-esiste-davvero-e-in-svizzera.html. Tirando giù gradualmente tutte le brutture e ricostruendo in questo modo, seguendo anche diverse filosofie, le cose potrebbero davvero cambiare. Ma è soltanto un sogno.

Dal Bo
April 4th, 2013, 02:01 PM
^^ condivido in toto il tuo pensiero. Purtroppo è un discorso lungo che mi piacerebbe trattare in maniera approfondita, ma è difficile farlo, sia per questioni di tempo (di natura sono più incline alla comunicazione diretta che a quella mediata), sia perchè, come già detto, poco me ne intendo ti tutte le dinamiche che ci stan dietro e dalle norme ai cavilli degni di azzeccagarbugli.

Però so che una soluzione possibile c'è! Dato che ci sono altri paesi che le adottano. Io non so che struttura hanno dato alla cosa, che norme hanno, ma so che funzionano e so che se le avessimo adottate saremmo ancora il giardino d'Europa, il bel paese e bla bla.....

---- e intanto ci si domanda perchè sempre più turisti scelgono altre mete e l'Italia perde terreno. E la risposta è sempre quella: " Bisogna investire di più nelle ricchezze del paese!"
"Ma investire che?" domando" che hai già la ricchezza, l'hai ereditata fesso, inizia smetterla di violentarla, che non costa niente!" Pianificare non costa, anzi aiuta a risparmiare e a vivere meglio, ma è un discorso che avevo affrontato già nei primi post.

L'aspetto culturale del problema nasce sicuramente dalla cattiva informazione che ignora, a parte qualche sparuta denuncia , il problema, o lo deforma secondo gli schemi che predilige. Faccio un esempio:
-Il Tav in Val di Susa.
Se ne è parlato e se parla di continuo in televisione e non solo, con un'esposizione incredibile. Al di là del fatto che la discussione in merito è quasi sempre priva di contenuti ma solo di scontri (si può essere d'accordo o meno con l'opera), si tratta di un intervento che interessa solo una specifica realtà territoriale. Vedo perciò sensate e giustificate le proteste degli abitanti della valle, che in passato avrebbero richieste maggior ascolto, ma vedo invece, grande incoerenza in tutto quell'ambientalismo di facciata che tanto si indigna e che tanta concentrazione mediatica attira solo su questo tema.
Innanzi tutti perchè, se lo scopo è la tutela del suolo, allora si son dimenticati di agire negli anni passati, dato che anche lì i paesi si son espansi in maniera disordinata occupando gran parte della stretta valle.
In secondo luogo, perchè tutto questo fervore se lo dimenticano di fronte alla distruzione sistematica che avviene in tutto paese e che rappresenta il vero dramma nazionale. Denunciano le possibili infiltrazione mafiose nel cantiere del Tav, ma lì dove la mafia costruisce direttamente interi quartieri abusi, fomentando degrado sociale e delinquenza, non organizzano nessun sit-in, nessuna marcia, non rompono nessun reticolato. Eppure in quel caso difenderebbero la legalità, e lo stato non potrebbe fermali, ma anzi dovrebbe appoggiare la loro lotta. Cittadini che si ribellano all'abusivismo, questo sarebbe cambiamento.
E invece no, perchè solo due tipi di cittadini hanno voce:
Quelli a cui l'abusivismo fa comodo e quelli che vogliono fare la guerra allo Stato, per sentirsi puri, per trovarsi di fronte a un celerino e continuare a credere allo loro guerra santa.

Dr.Jerdo
April 4th, 2013, 03:35 PM
D'accordo sulla Tav, fai un discorso sociologico che punta il dito contro molto finto ambientalismo o se non finto almento molto parziale e/o politicizzato, e a dire il vero mi lascia di stucco la quasi totale assenza di un discorso di carattere ESTETICO in tutti i promotori di campagne ambientaliste (come se l'ambiente fosse solo la qualità dell'aria o la quantità di verde o l'estinzione dei panda), da ultimi i 5 stelle non fanno che parlare di riconversione energetica delle case individuando il problema maggiore nell'inquinamento da Co2, ah bene e che facciamo con i centri commerciali e loro annessi che continuano a sorgere ovunque al ritmo di una Milano ogni 4 mesi, li riconvertiamo o li tiriamo su ad emissioni zero e problema risolto? Ma è così difficile fare un discorso di più ampio respiro in materia di edilizia? Posto questo articolo di qualche mese fa, che riprende molti dei temi di cui hai parlato (http://www.libreidee.org/2012/12/crolla-ledilizia-unica-salvezza-riconversione-energetica/), anche se - di nuovo - non tocca il tema dell'estetica, come tanti altri interventi dello stesso tenore. E' pazzesco, è come se ormai l'estetica fosse un concetto fuori moda, fuori dalla mentalità collettiva, solo qualche 'sfigato' qua e là ne è consapevole, e invece dovrebbe essere centrale, soprattutto nella vita politica.

Dal Bo
April 9th, 2013, 09:20 AM
Hai perfettamente ragione, dell’Estetica non si parla mai. Dato che viene considerata come un elemento legato al gusto personale di ciascuno , non viene quasi mai affrontata. Io in queste pagine ho più volte affrontato l'agomento, sia con un confronto tra la qualità delle nostre case e di quelle olandesi, sia con la mia accanita condanna dell’ambiente suburbano. In queste secondo caso si parla più di paesaggio, che tuttavia, altro non è che l’estetica di un intero territorio.

A me preme soprattutto questo aspetto perché penso che seppur ci si possa trovare in disaccordo sulle linee architettoniche di un singolo edificio, ci si possa trovare almeno tutti contrari a uno sviluppo urbano disordinato e caotico. Anche perché è proprio in questo scenario che la scarsità architettonica viene evidenziata. In Spagna, ad esempio, non costruiscono certo come in Olanda, ma almeno lo fanno in maniera compatta, senza sparpagliare tutto in ogni dove.

Anche nel sito che hai allegato al tuo post, ho trovato un servizio che dimentica totalmente questo aspetto. Lì ad esempio c’è scritto che l’11% del suolo Veneto è cementificato. Detta così, sembra una cosa tutto sommato contenuta, può significare che quasi il 90% del territorio sia ancora composto da campagna e ambiente naturale. Seeee! Magari… e allora di cosa parliamo. Io son andato a vedermi sulle mappe aree della provincia di Treviso. Su circa 2500 Km quadrati di pianura sono riuscito a trovarne solo 5 liberi da costruzione. 5, ed un km quadrato non è niente, significa che se ci sei in mezzo ci metti 5 minuti a piedi per raggiungerne il confine. Un territorio può avere l’80% di suolo non edificato, ma il restante 20% e sufficiente a distruggerne ogni identità e percezione visiva.

Tornando al discorso dell’estetica degli edifici, penso che il problema sia dato da una cultura che definirei al momento piccolo borghese, per la quale si viene a pensare che: “ dato che la casa è mia, me la faccio come mi pare”. Ma non è così! Io posso essere proprietario delle cubature, avere l’esclusiva degli spazi, della gestione degli interni, ma non dell’estetica. Quella è di tutti, perche incide sull’ambiente, bene comune per antonomasia. La facciata di casa mia influisce sulla percezione del passante che ogni giorno transita sotto di essa più di quanto faccia con me che ci sto dentro. Quindi, che la mia casa sia bella, è importante non solo per me, ma anche per il passante. Al momento invece questo discorso vale quasi esclusivamente per gli edifici antichi. Solo ad essi viene dato un valore comunitario e vincolato. Di sicuro l’edificio antico ha un valore storico e culturale che il palazzo moderno non ha, ma a livello estetico, entrambi contano. Se visito un centro storico molto ben conservato, mi aspetto che il quartiere moderno che lo circonda sia ben sviluppato e mi permette di conservare le buone sensazioni provate in centro, altrimenti, se tutto è lasciato a se stesso, l’intero centro urbano risulta compromesso.

Lorenzo D
April 9th, 2013, 10:00 AM
Ho letto gli ultimi interventi. Il discorso si fa estremamente interessante. Vorrei dire molte cose, ma avrei bisogno di tempo e al momento ne ho pochissimo.

Spero di poter intervenire in maniera costruttiva ed esaustiva a breve. :)

Dal Bo
April 9th, 2013, 10:34 AM
^^

Beh ma tu ti dai già un gran da fare con l'interessantissimo 3D sulle città bombardate ;).

Dr.Jerdo
April 9th, 2013, 11:05 AM
Beh, sono d'accordo con te su tutto. Ho pensato di recente che sarebbe 'facile' ed in linea con quanto accade in altri paesi, buttar giù le linee generali di un piano regolatore dell'estetica (nei piani regolatori comunali è la questione degli standards urbanistici è lasciata sul vago e poi si fa quel che si vuole), un piano che individui chiaramente, territorio per territorio (data l'eterogeneità dei paesaggi e degli stili architettonici diffusi in Italia), su una base inter-comunale (quindi un piano nazionale che decida delle singole realtà territoriali) quali devono essere 1. le altezze massime degli edifici. 2. I colori. Spesso vedo villette appena costruite che avrebbero tutti i requisiti di altezza (sono basse) e pulizia formale (non sono particolarmente belle ma si integrano bene con il contesto), peccato che i colori sono il rosa shocking, il verde pistacchio fosforescente, l'arancione fosforescente e via dicendo, quando invece la coloristica delle abitazioni locali è uniformata su una precisa tonalità giallo, sul bianco e sul grigio della pietra. Qui sembra quasi che lo facciano apposta a rovinare con il colore quello che non sono riusciti a rovinare con la forma. Si dovrebbe invece poter scegliere tra una gamma di colori e tonalità dominanti, senza dare spazio all'inventiva o all'arbitrio. Quest'estate ero in Bretagna e i posti che più mi sono rimasti impressi, per la loro bellezza, avevano una cura del dettaglio sulla coloristica che rasentava la perfezione: es. tutte le persiane dello stesso colore e dello stesso colore dei cancelletti e dei recinti delle case.
3. Le tipicità costruttive. Individuarne alcune dominanti, come la palazzina, la villa, la villetta, la baita ecc..e stabilire alcuni criteri basati sulle tipicità locali: es. le palazzine, fissata l'altezza massima ad es. in due piani, devono avere indicativamente questa forma, i balconi, se li vuoi mettere, non possono essere più lunghi o larghi di tot., se vuoi lo spazio aperto ti fai una villetta ed usi il giardino, non il balcone, oppure ti fai una terrazza sul tetto della villa.
4. I materiali, il rispetto dei materiali tradizionali con cui per centinaia di anni si è costruito: in una zona di montagna, ad es., sarebbe preferibile usare il legno o combinare il legno con il vetro o con altri materiali che ben si armonizzano.

Sulla base di questi semplici tre criteri, che riguardano più da vicino l'estetica, è possibile sia attenersi alla tradizione sia innovare, ma sulla base di criteri stabiliti: se voglio costruire qualcosa di contemporaneo (che non sia qualcosa di eccezionale che deve attirare l'attenzione, parlo comunque di case normali o normali edifici) uso comunque i colori giusti, regolo l'altezza e mi rifaccio a precise tipologie abitative (non costruisco un grattacielo sulle montagne), nel rispetto dei materiali tipici. A volte l'innesto dell'architettura contemporanea (e per me sono i migliori esempi) in un contesto tradizionale esce così bene che uno non si accorge nemmeno della differenza, nel senso che non prova un senso di rottura ma di continuità.

Comunque, tornando al thread, sarebbe interessante postare - se ce ne sono - anche qualche esempio positivo di buona pianificazione/integrazione del nuovo, di territori in cui negli ultimi anni si è costruito in modo intelligente, esempi italiani e non stranieri, per individuare un modello realistico da seguire senza chiamare in causa paesi di diversa cultura e mentalità. Anche perché altrimenti diventa troppo triste andare avanti a mostrare tutta questa devastazione...

Dal Bo
April 9th, 2013, 11:37 AM
L'impostazione che tu poni è perfetta, sarebbe l'ideale.

Ma guarda mi ha fatto venire in mente esempi virtuosi come questi:

-Buon uso dei materiali
-Rispetto dei canoni tradizionali
-Rispetto di regole volumatriche

http://img843.imageshack.us/img843/2452/schermata20130409a11203.png (http://imageshack.us/photo/my-images/843/schermata20130409a11203.png/)


Ok, è vero, scusate, ci son cascato...è più forte di me. Hai ragione qualche esempio virtuoso ogni tanto bisogna metterlo, anche perchè troppo ortodossia fa scappare molti forumer :).


Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)

Dr.Jerdo
April 9th, 2013, 01:27 PM
^^

Già... esiste il rischio di generare il brutto anche rispettando o fingendo di rispettare, come nella foto che hai postato, alcuni dei parametri che ho indicato. Qui bisogna rassegnarsi perché accade più o meno dappertutto, però già un obbrobrio di dimensioni contenute che scimmiotta qualcosa di locale tende a passare più inosservato di un obbrobrio sproporzionato dai colori fosforescenti che non c'entra nulla col contesto. Brutture ne ho viste ovunque in giro per l'Europa, però ad esempio nei paesi dell'est la bruttura è la casetta tradizionale fatta male, coi mattoni a vista senza intonaco, non come da noi il palazzo di 8 piani in piena campagna, oppure, come anche nelle città del nord europa, è la fila di condomini popolari di tre quattro piani massimo con un tentativo di cura dei colori e dei giardini limitrofi, oppure ancora sono i prefabbricati, anche alti ed invasivi ma tutti uguali e dello stesso stile ed altezza: come dire, si dà meno spazio alla 'fantasia del brutto', la si contiene dentro forme più o meno razionali che in ogni caso le impediscono di proliferare secondo i gusti personali dei singoli costruttori. Noi italiani, come hai detto prima, siamo creativi anche per quanto riguarda il brutto, vogliamo avere tutti la nostra casa brutta, purché sia brutta in modo diverso dalle altre: vogliamo distinguerci ed il risultato è il caos. Mentre spesso, fuori dall'Italia, nei paesi che prendiamo come esempio, il brutto è come omologato e le brutture - quasi si vergognassero di loro stesse - tendono a rendersi poco visibili e a non uccidere il paesaggio circostante, sia urbano che rurale. Sarebbe già qualcosa se in Italia si riuscisse ad evitare lo stupro del paesaggio, perlomeno cercando di omologare il brutto, dato che il bello non manca.

Un esempio di questo tenore, anche se per ora non posso postare, è la zona semi-periferica di Parma nell'oltretorrente. Lì mi pare che il modello sia quasi nord-europeo: palazzacci brutti di cemento, palazzine insulse di quelle che si trovano in tutta Italia, mantengono un altezza inusualmente contenuta, in linea con quella degli edifici storici del quartiere: il risultato è che il quartiere, se si aggiunge l'arredo urbano decoroso, mantiene intatta la sua atmosfera ed il brutto, essendo così 'omologato' non rovina la percezione né il fascino degli edifici storici: semplicemente si passa oltre con lo sguardo fino alla chiesa neo-gotica all'angolo, per fare un esempio, e si pensa "che bella chiesa", invece di pensare "che brutti palazzi, proprio vicino a questa bella chiesa...", insomma quando almeno alcune delle regole estetiche sono rispettate, anche se non si riesce a debellare il brutto, se ne ha quantomeno una diversa percezione...

Dal Bo
April 9th, 2013, 02:26 PM
Guarda che sono completamente d'accordo. Non volevo smentire il tuo intervento. Di fatto non c'è nessun delle regole che hai citato nella mia foto, ma solo una pantomima delle stesse, che lascia spazio a pacchianate tremende. Come dici te ,basta anche solo una di quelle regole rispettata con rigore che già c'è un notevole miglioramento.

Jasper90
April 9th, 2013, 02:37 PM
^^ Ho letto i vostri interventi, e sono estremamente interessanti :)
Una sola cosa mi trova meno d'accordo delle altre: le altezze.

Sarà che ho presente il Veneto come esempio di sprawl urbano, ma credo che in Veneto l'altezza degli edifici non sia un problema.
Mi spiego meglio: quasi quasi desidererei che lo fosse! Edifici più alti implicano un minore utilizzo del terreno, perché le funzioni vengono concentrate in uno spazio più piccolo. Invece, in Veneto domina l'edificio commerciale a un piano, con un mega-parcheggio attorno. In compenso, non ho molti esempi in mente di costruzioni di dimensioni fuori luogo, e tutti gli esempi sono interni alle città. L'unico esempio che forse mi viene in mente è questa pacchianata post-moderna a Padova Ovest, che vedo sempre dal treno. http://goo.gl/maps/PDVVJ

Dr.Jerdo
April 9th, 2013, 03:11 PM
Non pensavo volessi smentirmi, ma sollevare il problema delle pacchianate, del finto rispetto del territorio e dei criteri estetici. In Lombardia ad esempio tentano di imitare le vecchie case di corte creando palazzine tristissime, dai colori ancor più tristi che cercano di imitare quelli tradizionali pur risultando stucchevoli. Però quelle tristi corti moderne almeno, essendo relativamente basse, non coprono la vista del campanile lì vicino, non vanificano la percezione del paesaggio, in inverno ricevono bene la nebbia e danno spazio a un po' di verde tipico, qualche alberello, così il forestiero che ci passa attorno sa di essere in Lombardia, magari storce il naso però se ne fa una ragione.

Scusa la prolissità, sarebbe interessante postare anche degli esempi ben riusciti di soluzioni abitative recenti ma ispirate alle tipicità locali o rispettose nei loro confronti. Cercherò di dare un contributo di immagini nei prossimi giorni. Grazie per l'intelligenza e la sensibilità dei tuoi interventi.

Dal Bo
April 9th, 2013, 03:20 PM
A parte che quella pacchianata a me piace abbastanza, segno che, come dicevo, quando si va sul singolo caso si hanno sempre pareri discordanti :). Detto questo il suo problema è di sicuro l'ubicazione dato che si trova lungo una via di collegamento. Anch'io sono favorevole nel costruire in altezza in certi ambiti urbani, ovviamento più è grande l'intervento è più dovrebbe essere valorizzato, pianificato e polifunzionale. Il problema è quando si fa' a pugni col tessuto urbano tradizionale, cosa molto frequente nel sud, dove affianco a casette di due piani ti trovi la palazzina di 8-10 livelli. Poi si deve tener conto delle dimensioni dell'abitato. Costruire in altezza nei borghi collinari di Toscana e Umbria non credo sia il massimo.
Inoltre non so se sia davvero matematico, che costruendo in altezza si riduca in maniera proporzionale il consumo di suolo, Padova a parecchi condomini, più di una città del Nord Europa, ma questo non le ha impedito di genererare appunto uno sprawl che va da Mestre fine a colli euganei.

Dr.Jerdo
April 9th, 2013, 03:28 PM
^^ Ho letto i vostri interventi, e sono estremamente interessanti :)
Una sola cosa mi trova meno d'accordo delle altre: le altezze.

Sarà che ho presente il Veneto come esempio di sprawl urbano, ma credo che in Veneto l'altezza degli edifici non sia un problema.
Mi spiego meglio: quasi quasi desidererei che lo fosse! Edifici più alti implicano un minore utilizzo del terreno, perché le funzioni vengono concentrate in uno spazio più piccolo. Invece, in Veneto domina l'edificio commerciale a un piano, con un mega-parcheggio attorno. In compenso, non ho molti esempi in mente di costruzioni di dimensioni fuori luogo, e tutti gli esempi sono interni alle città. L'unico esempio che forse mi viene in mente è questa pacchianata post-moderna a Padova Ovest, che vedo sempre dal treno. http://goo.gl/maps/PDVVJ

Certo, hai ragione, ma si parlava dell'altezza come puro criterio estetico, da regolare in funzione delle altezze medie delle abitazioni locali, trascurando invece per un momento il problema del consumo di suolo, degli sprawl e via dicendo. Nelle zone ad alta concentrazione dove l'identità del paesaggio è già compromessa, penso che sia inevitabile che il senso di saturazione che si prova, malgrado le altezza siano ben regolate, porti alla nausea e al desiderio di liberare spazio costruendo in verticale. A me accade quando passo di fianco in auto a quei filari di capannoni tutti uguali ed alti uguali, lì provo il desiderio o di vederli giù tutti oppure di impilarli uno sopra all'altro in modo da liberare almeno qualche visuale su quel che resta della campagna circostante. Insomma, la questione 'estetica' e la questione 'territoriale' devono integrarsi a vicenda: nessuno trova belli gli ammassi indiscriminati di roba, i mucchi, gli aggregati disordinati, perché non c'è armonia: lo spazio e la disposizione delle cose nello spazio deve a sua volta rispettare criteri armonici/estetici, ad esempio regolando bene il rapporto pieno/vuoto, in modo da comunicare armonia e serenità e non angoscia od oppressione.

Apteryx
April 9th, 2013, 03:46 PM
Bellissimo thread.

Secondo me i problemi sono tre:
- l'eccessivo uso di suolo causato da costruzioni non necessarie;
- l'eccessivo uso di suolo dovuto allo sprawl, dove anche porzioni minori di territorio non utilizzato risultano perse in quanto incastonate fra costruzioni disordinate;
- bassa qualità del costruito.

Nel primo caso bisognerebbe imporre per legge il riutilizzo di manufatti disabitati, con la ristrutturazione di quelli con un valore artistico residuo (attenzione non necessariamente restauro conservativo, ma comunque rispettoso delle preesistenze), e l'abbattimento con ricostruzione degli edifici che non possono essere recuperati (capannoni o strutture post belliche di nessun valore).

VIETARE categoricamente l'edificazione isolata. Buona norma dovrebbe essere la saturazione dello spazio urbano, come una volta si faceva dentro le mura. Se hai un terreno in campagna non puoi costruire nulla se non piccoli fabbricati rurali pesantemente vincolati dal punto di vista paesaggistico (materiali e forme adatti). Questo può voler dire addensamento e costruzione in altezza, magari non nel centro storico, ma in luoghi adatti ed esplicitamente indicati dal pianificatore.

Il panorama ha un valore intrinseco ed è un bene condiviso da tutti, le commissioni edilizie comunali dovrebbero essere in grado di tutelarlo, ma spesso l'inadeguatezza del personale o ragioni di mazzette fanno sì che passino progetti immondi.
Non tutti i progettisti dovrebbero poter costruire le loro creature solo perchè hanno passato l'esame di stato, ci vorrebbe un maggiore controllo da parte di persone preparate. Questo non vuol dire che non si possa costruire "moderno" in un centro storico o che bisogna fare copie di costruzione di valore, ma accidenti dovremmo riuscire a capire il bello e distinguerlo dal brutto (che secondo me sono concetti personali fino ad un certo punto, in quanto hanno sicuramente anche un lato universale).

Dove è inevitabile che vengano costruiti capannoni devono però essere messe in pratica opere di tutela del paesaggio, in inghilterra, in piena campagna, non si riesce a vedere un capannone che sia uno, non perchè non ce ne siano, ma perchè la mitigazione ambientale è talmente ben fatta da renderli invisibili. Stiamo parlando di siepi ed alberi non di tecnologia di occultamento alla star trek.

fabio80s
April 9th, 2013, 03:56 PM
Ragazzi sto leggendo "La colata" http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/la-colata.php

E' un libro scritto bene che fa rabbrividire per come l'intreccio fra politica e costruttori edili stia distruggendo l'Italia.

Dr.Jerdo
April 10th, 2013, 10:40 AM
^^ Ne ho sentito parlare, lo leggerò.

A proposito di esempi di buona pianificazione, di cui si parlava, uno per me è la zona di Travedona-Monate in provincia di Varese https://maps.google.it/maps?q=lago+di+monate&aq=f&um=1&ie=UTF-8&hl=en&sa=N&tab=wl (come numerose altre zone nella stessa provincia), attorno ai laghi di Monate e Comabbio, una zona vicina a dove abito, dove mi piace trascorrere qualche ora di pace, appena possibile. Qui il paesaggio è rimasto intatto e l'atmosfera preservata, anche se si è costruito molto, e per una ragione fondamentale: le sponde dei laghi (che non sono proprio laghetti ma laghi di media dimensione) sono per la maggior parte proprietà privata e quelle edificate ospitano ville, alcune di pregio con molti ettari di verde, e casette e villette senza infamia e senza lode ma minute, ben integrate, ben tenute e con tanto verde privato ben curato. A Comabbio si può passeggiare in riva al lago passando davanti alle casette recintate, alcune molto carine, e guardando i canneti e le spiaggette naturali. Nelle poche aree comunali sono state allestite spiagge, parchi e zone pic-nic. I tre-quattro centri abitati, come Osmate, Cadrezzate e Travedona-Monate (tutte case e palazzine anche brutte ma quasi sempre di bassa/bassissima statura e tante villette circondate da siepi e fiori), sono abbastanza lontani dalle sponde del lago da lasciare spazio alla natura lacustre di esprimersi e la vista è libera di scorrere tutto intorno fino alle alpi, senza muri edilizi. Qui la carta vincente - ma non mi spingo a dire che le cose siano andate così perché qualcuno lo ha voluto, si tratta di scelte che si sedimentano nei secoli - è stata quella di fermare lo sviluppo dei centri verso il lago, usando come tappo il verde privato, le tenute e i numerosi giardini, mantenendo basse le nuove costruzioni. Esempi dello stesso tipo si trovano sul lago di Varese, che pur essendo il più brutto dei laghi lombardi, ha visto un'urbanizzazione intelligente ed è ora una zona verde, attrezzata, moderna, vitale e piacevole. Questo dimostra che non è una mera questione di occupazione di suolo: se lo si occupa in modo intelligente il risultato è gradevole. Il contro-esempio, invece, è il Lago di Garda, dove gli ampi spazi liberi, alcuni ex terreni agricoli, lungo le coste e sulle colline sono presi d'assalto da un'edificazione selvaggia, fatta di hotel sproporzionatamente alti e brutti, villette a schiera fatte male ecc..

Lorenzo D
April 10th, 2013, 11:14 AM
Allora, visto che ho una mezz'oretta libera, provo a dire la mia.



A mio avviso esistono alcuni ordini di problemi che conviene separare:

1- Il dominio del brutto sul bello da ormai 7-8 decenni, in particolare dagli anni '50 del novecento e il dominio del relativo sull'universale.

2- La fine degli spazi urbani e dell'equilibrio urbanità-campagna/natura esistente fino alla prima metà del novecento e poi distrutto a causa dell'edilizia del disordine (e del continuum geografico) fuori da pianificazioni serie ed integrate

3- Strettamente associato al punto 2, vi è l'incapacità di concepire spazi nuovi integrati (ad esempio fondare nuove città, anziché espandere senza fine le città già esistenti). Si tratta di un unicum della nostra epoca. Fino agli anni 20-30 del novecento le città venivano non solo espanse, ma se ne fondavano anche di nuove.

4- L'inesistenza di una cultura della pianificazione e-o degli investimenti pubblici


1

Il primo punto che ho elencato è un punto difficile e doloroso che investe anche una sfera del filosofico. Riguarda il prevalere nella cultura contemporanea (è non è solo un problema dell'architettura, ma di tutta l'arte) del relativismo etico ed estetico.
La fine dei canoni del classicismo estetico ha avuto due fasi: quella delle avanguardie che hanno rappresentato un momento di rottura importante (in architettura penso al razionalismo) e poi la fase post-avanguardista che, anziché essere riempita di nuovi contenuti che rappresentassero una linea di giunzione tra passato-presente e futuro, è precipitata semplicemente nel nulla e nel relativo.
Dal dopoguerra in poi (seppur con lodevoli ecccezioni) ha dominato l'indifferenza per il bello sostituita dalla doppia e micidiale tenaglia: dell'economico (costruire a risparmio) e del provocatorio (costruire per stupire, senza un occhio per l'armonia). E così per 50 anni, il 98% degli edifici è stato costruito semplicemente al risparmio, con materiali di pessima qualità, forme prive di grazia, mancanza di qualsiasi attenzione all'estetica; il 2%, costruito da architetti di fama, è stato (spessp) frutto di vere e proprie sparate provocatorie (che quasi sempre si traducevano in pugni in un occhio). Intendiamoci su questo: non sono contro l'architettura contemporanea in sé. Penso semplicemente che troppo spesso non si ponga il problema dell'armonia dando enfasi esclusivamente alla sparata ad effetto. E invece l'armonia è OGGETTIVAMENTE e universalmente un bisogno umano irrinunciabile.
E qui arrivo al punto fondamentale: la bellezza non è un criterio esclusivamente soggettivo e frutto dell'estro soggettivo dei singoli. Essa risponde a dei minimi (sottolineo MINIMI) criteri universali che a loro volta fanno riferimento al bisogno di armonia ed equilibrio insito nella natura umana. Naturalmente oltre a questo minimo universale esiste lo splendore della varietà e della variazione che dà luogo alla ricchezza delle differenza. Ma il minimo bisogno armonico resta.
Se si tradisce questo bisogno in nome del puro e semplice arbitrio si apre lo spazio per il nichilismo.
Questa che viviamo putroppo, è un'epoca nichilista. Nichilista eticamente (politica, economia, etica pubblica, morale), nichilista esteticamente (arte).
Occore riaffermare con forza una cultura universalista che ponga il minimo armonico come criterio di orientamento tanto nell'etica quanto nell'estetica.
Scendendo nel concreto dell'architettura, penso che ci sarebbe bisogno di invertire completamente la rotta in questo modo:
- le nuove costruzioni, in primis quelle di edifici comuni di abitazione, devono seguire criteri armonici sulla base del luogo in cui si trovano (limiti oggettivi di estensione; evitare sempre l'eccesso di squadratura disarmonica, le linee dure; cercare di reintrodurre anche in chiave "moderna" e sperimentale, elementi classici sempiterni di carattere decorativo, ad esempio l'arco, le mensole ai balconi, le mostre alle finestre etc etc)
- le costruzioni irrimediabilmente brutte e non recuperabili, sepcie se di materiale scadente, andrebbero piano piano (con estrema gradualità) abbattute e ricostruite con più armonia
- le costruzioni rimediabili, andrebbero restaurate e migliorate sotto il profilo estetico


2 e 3

E veniamo ora al punto 2 e 3 (riassumibili in un'unica domanda: dove costruire?).

Laddove domina la negazione dell'armonia e dell'equilibrio dilaga la distruzioni degli spazi umani e naturali. E' qui che ha origine la fine dell'equilibrio meravigliosa tra città e campagna/natura che ha caratterizzato il paesaggio europeo per migliaia di anni. Il continuum edilizio ha rotto ogni equilibrio e ogni omogeneità degli spazi.
Per andare nel concreto, a mio avviso dovrebbe esistere tre tipi di aree:

aree urbane in senso stretto: le città e i borghi, così come pensate da millenni e in particolare, in Italia, dal tempo dei comuni. La città deve avere un inizio e una fine riconoscibili. Deve esserci una chiaro rapporto tra città e campagna. Da questo punto di vista la vista che vi è da Firenze centro (dal lungarno ad esempio) verso est-se rappresenta un valido esempio di sana conservazione dell'integraità di uno spazio rurale-naturale a ridosso della città (che però si reinterrompe andando oltre, quindi l'esempio è puramente astratto ad uso di immagine).
Viviamo in un paese con le città più belle del mondo e piano piano abbiamo distrutto quel miracolo urbano-naturale creato da secoli di edilizia ragionata e compatta.
Bisognerebbe ripristinare i confini della città abbattendo tutto l'orrore rappresentato dal continuum edilizio e restituendo all'extra-moenia la campagna (possibilmente coltivata ed economicamente sostenibile con politiche ad hoc).

Da questo punto di vista non devono esserci differenze tra piccole città e grandi città. La differenza la fa solo la dimensione, ma l'idea di confine deve rimanere integra come era nell'800.
Nella pratica questo potrebbe implicare l'abbattimento di periferie mostro nate in maniera disarticolata rispetto all'impianto urbano, senza coesione territoriale, luoghi del nulla privi di anima e di indentità.

Inoltre e mi ricollego al punto 3 elencato al principio, bisogna tornare ad avere il coraggio di fondare città nuove imprimendo un carattere alla propria epoca, un segno di presenza, così come tutte le epoche hanno fatto.
Laddove esiste davvero il bisogno di nuova edilizia (e non sia un fatto puramente speculativo), al netto cioé degli edifici da recuperare (come diceva Apteryx nell'internvento che mi ha preceduto), che senso ha espandere all'infinito città già esistenti creando mostri geograficamente illimitati, invivibili con distanze siderali tra i confini estremi? Le città devono smettere di crescere. Inoltre bisogna smettere di ampliare gli spazi del nulla, i non luoghi e i Continuum edilizi.
Bisogna, invece, fondare nuove città e nuovi borghi dimostrando che la bellezza e il senso dei luoghi non appartiene solo al passato, ma può appartenere anche al presente.
Ci sono enormi spazi in Italia (che pure è un paese fortemente popolato e denso) dove sarebbe possibile progettare nuove città, ispirate a criteri di vivibilità, bellezza e chiuse in confini estetici chiari con un rapporto equilibrato con la natura.

Qundi riepilogando il tema delle aree urbane:
1- Restituire alle città esisteni i confini tra spazio urbano e spazio naturale
2- Eliminare il continuum suburbano e il non luogo urbanizzato in mezzo al nulla
3- Fondare, dove necessario per le esigenze dell'abitare (in caso di crescita della popolazione), nuovi borghi e nuove città in aree dove è più bassa la densità e con criteri di armonia, equilibrio e dimensione ridotta.




aree di campagna abitate: una volta chiarita l'avversione per il continuum sub-urbano e per il non luogo, naturalmente non significa che sia lecito e possibile vivere soltanto in città o in borghi. Esiste ed è bello, utile e giusto che esista anche la vita in campagna legata (possibilmente) o non legata alla coltura dei campi.
In questo caso deve trattarsi di un'edilizia molto poco densa, dove ogni casa è legata ad un terreno di dimensioni abbastanza consistenti. Non può esserci, ad esempio, mediamente più di una casa ogni ettaro di terreno. Devono essere case basse, possibilmente riunite a gruppi ampli, alternati ad aree totalmente naturali a bosco. Un buon esempio di questo tipo di area umanizzata è la mia zona di campagna sui monti Cimini nel viterbese. Grazie a vincoli edilizi piuttosto rigidi è stata evitata la distruzione del territorio e l'area è rimasta a bassissima densità abitativa in un contesto molto bello di terre coltivate con annesse case piccole unifamiliari con terreno di competenza. Si tratta di un paesaggio ancora abbastanza rilevante in Italia che va salvaguardato e difeso nel suo buon equilibrio tra natura e vita umana.

aree esclusivamente naturali e-o coltivati, ma senza edilizia di nessun tipo: una volta definiti gli spazi urbani e gli spazi di campagna abitata, resta ciò che dovrebbe essere la natura vera e propria, incontaminata senza edilizia. Parlo sia di natura allo stato selvaggio (parchi naturali o aree naturali di ogni genere) sia di spazi coltivati estensivi (dove dovrebbe essere espressamente vietata ogni forma di riconversione a fini edilizi).


Detto questo, poche righe sull'ultimissimo punto

4

Per fare tutto ciò che ho appena scritto occorrerebbe riacquistare una cultura della pianificazione pubblica e dell'investimento pubblico. Qui aprirei una pagina di carattere politico che esulerebbe in parte dai contenuti del forum. Molto brevemente, direi che l'attuale propensione alla scomparsa dello Stato come pianificatore e regolatore ispirata dall'ideologia e dal pensiero unico del mercato come unico luogo legittimo del vivere civile e comune, non potrà che accelerare i processi di dissoluzione sociali cui sono strettamente legati i processi di dissoluzione degli spazi urbani e naturali.
Quindi al discorso fatto fin'ora non può che associarsi il recupero di una cultura dello Stato e delle istituzioni come protagoniste della vita democratica e non semplicemente come tappa buchi ex-post dei disastri del sistema economico.

Apteryx
April 10th, 2013, 12:59 PM
^^ bell'intervento fiume che condivido nella quasi totalità.

Su una cosa però vorrei aggiungere un pensiero.
Le new towns o le nuove città che dir si voglia.

E' vero che la nostra epoca non sta osando nulla in questo settore, ma si limita a gestire malamente la pianificazione (inefficace) dei centri esistenti, ma bisogna anche dire che questo esperimento è stato tentato all'estero, con esiti altalenanti se non disastrosi; mi riferisco proprio al caso inglese delle new towns ad alla green-belt.
Questo tentativo non ha funzionato, la pressione espansiva di Londra è stata tale da portare al fallimento l'ipotesi di contenerla entro limiti specifici, certo l'operazione è stata fatta in un periodo storico dove lo spostamento fisico delle persone per ragioni lavorative era ancora fondamentale, mentre oggi si potrebbe ritentare con maggior successo grazie alle tecnologie informatiche ed al telelavoro.

Un aspetto negativo peraltro va messo in evidenza e persiste anche oggi nell'era dell'informazione. Costruire da zero una città vuol dire costruire da zero tutte le infrastrutture (strade, ferrovie, fogne, rete elettrica, rete idrica, scuole, uffici pubblici, posti di lavoro, luoghi di svago, rete commerciale) che vanno pensate a priori e contemporaneamente. Non si può pensare di lasciare la libera iniziativa ai cittadini perchè creino e facciano funzionare questa macchina; lo stato peraltro non è in grado di organizzare un simile sforzo e, purtroppo, di Signori illuminati non ne esistono più.

Per sottrarre il suolo ad un consumo spropositato ed inutile si può intervenire subito addensando le città, abbattendo e ricostruendo in modo più efficace (magari anche più bello) intere periferie e zone semicentrali costruite a partire dal dopoguerra. Questa idea che abbattere è sbagliato deve sparire, deve diventare economicamente favorevole, bisogna quindi far pagare carissimo l'uso di nuovo suolo.
Una delle città più belle del mondo è Parigi, che è anche una delle più dense, quindi anche il binomio densità degrado può essere superato.

Vivere in campagna, isolati dal mondo ed immersi nella natura è un lusso,e a meno che tu non coltivi ed aiuti a mantenere in buono stato la campagna, dovrebbe essere vietato permetterti di edificare nuove abitazioni, anche al centro di 100 ettari di terreno.
Esistono peraltro paesi abbandonati, costruzioni in rovina un po' ovunque, allora che si obblighi questa gente a prendersi cura del nostro territorio danneggiato anzichè permettergli di danneggiarne altro.

Dal Bo
April 10th, 2013, 01:26 PM
Rispondendo a Lorenzo D
Condivido molti aspetti ed èd piacevole vedere che un po' tutti evidenziamo gli stessi aspetti critici della situazione odierna. Sulle soluzioni, mi permetto però di dissentire a proposito della fondazione di nuove città.
Credo che la cosa sia anocronistica, perchè in passato si fondavano citta:
- per occupare un suolo e poterne sfruttare le risorse.
- per occupare una posizione strategica
- a seguito di migrazione più o meno forzate.
- per riedificare città distrutte
- per scopi difensivi
Il mondo era immenso, difficile da percorrere e quasi del tutto inesplorato e disabitato, l'economia si basava sulle ricchezze del suolo. In sostanza c'erano mille ragioni per fondare una città. Ora tutte queste ragioni decadono, il mondo è molto più piccolo, perchè la mobilità delle persone, delle merci e soprattutto delle informazioni e massima. Inoltre il fenomeno è sempre andato ridimensionandosi lungo i secoli, più cresceva il numero di centri e meno ne venivano fondati, fino ad arrivare a giorni nostri, dove il territorio è già completamente saturo, ad eccezione di certe zone, che però sono proprio quelle zone che subiscono maggior spopolamento. Quindi le uniche zone libere sono quelle in cui fatichi a tener vivi i centri che già ci sono.
C'è stata sì una riscoperta della pratica durante il ventennio, ma era motivata da spinta pionieristica, dal mito fondativo di una nuova società bucolica, dalle necessità autarchiche e da uno stato che incideva in maniera diretta sulla vita delle persone veicolando campagne migratorie oggi non più possibili e ne auspicabili.

In sostanza credo che sia un'idea romantica ma anche un po' autossolutoria, della seria: "Ok fino adesso abbiamo fallito, ma ora ricominciando d'accopo ed evitando gli errori del passato". Una sorta di città ideale campanelliana.
Non credo che sia possibile creare tutto ciò, se ancora ci mostriamo incapaci di curare ciò che già c'è. Non di meno, anche se l'esperimento dovesse riuscire, allora diventerebbe un luogo ambito da tutti, in cui solo pochi, che possono permetterselo, troverebbero dimora.

Lorenzo D
April 10th, 2013, 10:00 PM
^^ bell'intervento fiume che condivido nella quasi totalità.

Su una cosa però vorrei aggiungere un pensiero.
Le new towns o le nuove città che dir si voglia.

E' vero che la nostra epoca non sta osando nulla in questo settore, ma si limita a gestire malamente la pianificazione (inefficace) dei centri esistenti, ma bisogna anche dire che questo esperimento è stato tentato all'estero, con esiti altalenanti se non disastrosi; mi riferisco proprio al caso inglese delle new towns ad alla green-belt.
Questo tentativo non ha funzionato, la pressione espansiva di Londra è stata tale da portare al fallimento l'ipotesi di contenerla entro limiti specifici, certo l'operazione è stata fatta in un periodo storico dove lo spostamento fisico delle persone per ragioni lavorative era ancora fondamentale, mentre oggi si potrebbe ritentare con maggior successo grazie alle tecnologie informatiche ed al telelavoro.

Un aspetto negativo peraltro va messo in evidenza e persiste anche oggi nell'era dell'informazione. Costruire da zero una città vuol dire costruire da zero tutte le infrastrutture (strade, ferrovie, fogne, rete elettrica, rete idrica, scuole, uffici pubblici, posti di lavoro, luoghi di svago, rete commerciale) che vanno pensate a priori e contemporaneamente. Non si può pensare di lasciare la libera iniziativa ai cittadini perchè creino e facciano funzionare questa macchina; lo stato peraltro non è in grado di organizzare un simile sforzo e, purtroppo, di Signori illuminati non ne esistono più.

Per sottrarre il suolo ad un consumo spropositato ed inutile si può intervenire subito addensando le città, abbattendo e ricostruendo in modo più efficace (magari anche più bello) intere periferie e zone semicentrali costruite a partire dal dopoguerra. Questa idea che abbattere è sbagliato deve sparire, deve diventare economicamente favorevole, bisogna quindi far pagare carissimo l'uso di nuovo suolo.
Una delle città più belle del mondo è Parigi, che è anche una delle più dense, quindi anche il binomio densità degrado può essere superato.

Vivere in campagna, isolati dal mondo ed immersi nella natura è un lusso,e a meno che tu non coltivi ed aiuti a mantenere in buono stato la campagna, dovrebbe essere vietato permetterti di edificare nuove abitazioni, anche al centro di 100 ettari di terreno.
Esistono peraltro paesi abbandonati, costruzioni in rovina un po' ovunque, allora che si obblighi questa gente a prendersi cura del nostro territorio danneggiato anzichè permettergli di danneggiarne altro.


Sono d'accordissimo sul fatto che in prima battuta, assai prima di costruire nuovi edifici, occorre sfruttare la massimo quelli esistenti, sfruttando altresì la densità in spazi già esistenti (senza però esagerazioni soffocanti).
Ma, nel momento in cui si ponesse, per ipotesi, nel caso di aumento della popolazione nei prossimi decenni (ipotesi pura) l'esigenza di nuove costruzioni, credo che la cosa migliore rimarrebbe la fondazione di nuovi centri.
E su questo rispondo sia a te che a Dal Bo.

Nuove città non vanno pensate come costruzioni in luoghi sconnessi con gli spazi esistenti. Andrebbe costruite con un fine simile a quello con cui si costruisce una nuova periferia urbana, ma con una mentalità e uno spirito completamente diverso, opposto direi. La periferia informe nasce come espansione e appendice di una città, ne snatura l'essenza e ne rompe il rapporto definito con la sua fine geografica.
La nuova città andrebbe costruita come centro dotato di proprie forme di autonomia, ma del tutto collegato con i centri preesistenti tramite efficienti e moderni sistemi ferroviari veloci ad esempio. Per evitare il rischio che diventi un luogo squallido privo di un'anima e di una vita propria (e quindi, ancora una volta una mera appendice della città vicina preesistente) occorrerebbe una politica industriale finalizzata a creare (a priori) occasioni di lavoro decentrate o semplicemente interconnesse (senza bisogno di pendolarismo forzato di massa) con quelle di altri centri limitrofi.

In ogni caso, al momento, in Italia il problema non si pone, poiché abbiamo, come giustamente dite, migliaia di edifici inabitati, abbandonati, paesi spopolati e luoghi da riqualificare e rilanciare. La mia era un'opzione teorica nel caso di forte crescita della popolazione oltre i limiti dell'attuale possibilità di accoglienza degli edifici esistenti.

Da un punto di vista molto semplice, trovo naturale che un'epoca possa esprimere la propria vita collettiva con la fondazione di nuovi centri. E' vero che nella storia il movimento alla costruzione di nuovi centri è andato decrescendo, ma è anche vero che le grandi città hanno ormai da decenni saturato spazi ai limiti dell'umano e questo crescita deve ad un certo momento arrestarsi, pena la creazione di spazi mostruosi disumanizzanti.

In risposta invece a Apteryx: non penso che vivere in campagna sia un lusso. Anzitutto la vita in campagna spessissimo è legata alla cura della terra (cosa che andrebbe incentivata a protetta). Inoltre, può far parte di una scelta personale. Di certo concordo con l'inopportunità di costruire ulteriormente in spazi di campagna oltre il livello che già è stato raggiunto. Tuttavia ritengo che zone a bassa densità abitativa legate ai poderi coltivati siano uno spazio dotato di senso.

Dal Bo
April 11th, 2013, 08:17 AM
So che si era parlato di esempi virtuosi, ma è notizia di attualità che il comune di Asolo ha approvato il nuovo PAT, piano assetto del territorio, (ma non doveva chiamarsi Puc), che prevede l'inserimento di 350 000 metri cubi di nuove costruzioni, tra capannoni e "700" appartamenti.
Per chi non lo sa Asolo è tra i borghi più belli di Italia, e a mio parere il più bello del Veneto. Nel 500 ci dimorò Caterina Cornaro regina di Cipro, esule della sua isola, e fu residenza della musa di D'annunzio, Eleonara Duse.

Posto un paio di foto per dare l'idea:

http://imageshack.us/a/img59/4909/asoloz.jpg
http://imageshack.us/a/img209/5391/colliasolaniasolo.jpg
E consiglio questo link per ricordare l'idea di paesaggio che questa terra aveva.
https://maps.google.it/maps?q=asolo&ll=45.802482,11.907705&spn=0.007285,0.010922&client=safari&oe=UTF-8&hnear=Asolo,+Treviso,+Veneto&gl=it&t=h&z=17&layer=c&cbll=45.802482,11.907705&panoid=lCSm3qw0lDZdfK0CT8XJYA&cbp=12,264.09,,0,-5.39

Il Centro storico di Asolo è rimasto praticamente inalterato sulle sue colline mentre a suoi piedi si è perpetrato il solito sviluppo caotico, che qui in veneto conosciamo bene.
Ditemi voi se si può edificare così, ci vuole impegno, e di fatto, da qualunque parte arrivi devi farti la trafila infinita di villette e capannoni. Insomma, è come se dovessi raggiungere un diamante attraversando quintali di letame, giusto per chiudere in maniera aulica.


http://img844.imageshack.us/img844/3875/schermata20130411a07432.png (http://imageshack.us/photo/my-images/844/schermata20130411a07432.png/)

Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)

Dr.Jerdo
April 11th, 2013, 11:48 AM
^^
Mi dispiace molto, anche se vedo che la situazione è ormai compromessa. Certamente aggravarla non aiuta, il cento storico, almeno, spero che non verrà toccato. In un altro borgo d'Italia, Fortunago, nell'Oltrepò hanno appena edificato nel centro storico questo mostro di 2000 metri cubi ricavato dall'ampliamento di una precedente struttura, un'antica torre che verrà completamente integrata nell'edificio (ospiterà un teatro-auditorium):

http://i45.tinypic.com/29kp9i9.jpg

Sarà o è già stato rivestito in pietra locale (non trovo foto recenti, quando ci sono stato io, a luglio dell'anno scorso, era in cantiere), ma le dimensioni sono abnormi rispetto al contesto e visitando il paese lo si nota subito.

Insomma, speriamo non si cominci a sporcare di letame, per riprendere la metafora, anche i diamanti..., magari fingendo l'inserimento nel contesto grazie a due trucchetti come rivestimenti ricercati, ristrutturazioni creative di strutture pre-esistenti e quant'altro.

Dr.Jerdo
April 11th, 2013, 11:55 AM
Incredibile comunque, ho visto il link, hanno piazzato 4 o 5 aree industriali a caso ai piedi della collina praticamente, in contesti comunque molto piacevoli, mentre altre zone meno prossime al centro storico sono state risparmiate...

Dal Bo
April 14th, 2013, 12:48 AM
Parlando di esempi di situazioni gestite abbastanza bene, si può far riferimento alla Val d'Adige. Un luogo centrale per quella regione, dove si concentrano tutte le attività industriali, ma che ha saputo rispettare in gran parte la separazione dei centri abitati e l'integrità del territorio agricolo. Una valle simile come quella di Aosta ha avuto una sorte peggiore. Anche il lodigiano e il vercellese sono zone che hanno rispettato molto la suddivisione fra centro abitato e campagna.

La città di Bolzano seppur è cresciuta molto, è riuscita a restare compatta preservando una fetta di pianura.
http://img203.imageshack.us/img203/5580/hocheppan.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/203/hocheppan.jpg/)
Cosa sarebbe successo a questa zona se fosse stata in Veneto....
Uploaded with ImageShack.us (http://imageshack.us)

Dal Bo
April 14th, 2013, 09:07 AM
^^
Mi dispiace molto, anche se vedo che la situazione è ormai compromessa. Certamente aggravarla non aiuta, il cento storico, almeno, spero che non verrà toccato. In un altro borgo d'Italia, Fortunago, nell'Oltrepò hanno appena edificato nel centro storico questo mostro di 2000 metri cubi ricavato dall'ampliamento di una precedente struttura, un'antica torre che verrà completamente integrata nell'edificio (ospiterà un teatro-auditorium):



https://maps.google.it/maps?q=fortunago&ll=44.919811,9.185429&spn=0.029598,0.043688&client=safari&oe=UTF-8&hnear=Fortunago,+Pavia,+Lombardia&gl=it&t=h&z=15&layer=c&cbll=44.91963,9.185735&panoid=jvUGx5UXGVMezI8lONFZ_A&cbp=12,70.37,,0,0.44
Ma è questo cantiere qua?

Dr.Jerdo
April 15th, 2013, 10:17 AM
Si è quello il cantiere, adesso dovrebbe essere più o meno terminato: se si procede lungo la strada fino alla piazza ci si rende davvero conto delle dimensioni e di come impatta sulla vista dalla cima della collina, dove la visuale altrimenti è perfetta, che è proprio di fronte. Parlo di una struttura che altrove sarebbe stata anche ottima architettura, ma in quel contesto non va semplicemente bene. Sono d'accordo su Bolzano e la Val d'Adige, ed anche il lodigiano mi sembra un esempio positivo, anche se poi la città di Lodi non mi entusiasma, mentre conosco poco bene il Vercellese. Per quanto riguarda la Valle d'Aosta il problema secondo me è la crescita disordinata delle aree industriali e commerciali intorno ad Aosta. Per il resto credo che molte costruzioni di altezza media dei quartieri periferici, che si trovano anche a Bolzano, per via della diversa collocazione geografica di Aosta, stonino parecchio nel contesto, al di là della loro specifica bruttezza: in un contesto del genere bisognerebbe regolare le altezze o imitare, anche a grandi linee, la forma a chalet, come hanno fatto in Francia e Svizzera.

Un altro tema che mi è venuto in mente in relazione allo sviluppo incontrollato delle aree industriali è la qualità dell'architettura industriale che è passata in un secolo da qualità altissima (con l'uso di materiali poveri) di cui è pieno di esempi il mio territorio, a qualità media, bassa e infine a qualità infima-livello capannone. Se si costruisce prima di sapere che tipo di attività acquisterà la struttura, del resto, è meglio stare sul generico e spenderci il meno possibile. Il risultato è la versione industriale del condominio, dove però non hai esigenze abitative minime da rispettare che ti orientino verso soluzioni diverse. Il capannone è il simbolo e l'anima dell'edilizia dei 'contenitori' di cui siamo vittime. Ancora una volta la causa del problema è questo settore, lo sviluppo abnorme che ha avuto e le astrazioni che ne sono risultate. L'edilizia dei nostri giorni, come la finanza, si è completamente scollata dalla realtà e dalle esigenze e funzioni reali delle persone e delle loro attività economiche.

Dal Bo
April 19th, 2013, 01:31 PM
Non penso che Bolzano sia esente da difetti, tutt'altro ma nel panorama italiano ha una condizione piuttosto invidiabile. Non ha edifici di dimensioni troppo elevate (ho visto Innsbruck ed ha edifici molto più brutti) e al di là delle montagne che la circondano è una città fondamentalmente di pianura, di dimensioni non ridotte, per cui la soluzione chalet, forse apparirebbe un po' finta; soluzione che tra l'altro viene adottata in tutti i centri minori delle provincia, che godono di una ottima qualità architettonica: i terrazzini in cemento te li scordi e non esistono condomini, cosa invece diffusa anche nei centri minori del resto della penisola e metto un esempio a proposito:
Buonconvento, bellissimo centro storico ma....
https://maps.google.it/maps?q=buonconvento&ll=43.132999,11.482773&spn=0.059379,0.087891&client=safari&oe=UTF-8&hnear=Buonconvento,+Siena,+Toscana&gl=it&t=h&z=14&layer=c&cbll=43.132839,11.482707&panoid=wz9-SaKG5cjdZMeeqpsL-w&cbp=12,245.77,,0,-11.69


Per capire quanto è importante la pianificazione, che ricordo non costa nulla, posto la vista aerea di Udine e Bolzano, città con gli stessi abitanti (anzi Bolzano ne ha 3000 in più)
http://imageshack.us/a/img688/6550/schermata20130419ddda12.jpg

http://imageshack.us/a/img716/3539/schermata20130419a12570.png

Evidenziando le aree urbanizzate (comprensive anche delle attività produttive) dei due centri abitati e sovrapponendoli, in un esercizio che è ovviamente approssimativo, ma comunque esplicativo, si vede quanto territorio si può risparmiare (risparmiando anche in opere urbanistiche) facendo la cosa più banale del mondo.
In celeste Udine e in rosso Bolzano

http://imageshack.us/a/img547/6387/schermata20130419a12551.jpg

Apteryx
April 20th, 2013, 12:08 AM
Son crucchi, la buona pianificazione ce l'hanno nel sangue :)

Dr.Jerdo
April 20th, 2013, 05:53 PM
Impietoso il confronto Udine-Bolzano, anche se quella di Udine è una zona che ricordo molto caotica e molto mal pianificata.

Per la soluzione a chalet indendevo Aosta, non Bolzano; le costruzioni medio-alte di Aosta, soprattutto, se ricordo bene, quella linea di condomini che si vede passando in autostrada nella zona dell'aeroporto regionale, stonano parecchio, anche perché sono gli stessi condomini che vediamo ovunque in Italia...ma a ridosso delle montagne, con quella luce eccezionale e in quella valle così monumentale ed impervia, mi hanno sempre messo una grande tristezza.

Dal Bo
April 20th, 2013, 11:11 PM
^^Scusa non avevo capito. Beh si su Aosta son pienamente d'accordo e pure io ci son rimasto male vedendola, così come altre cittadine della piccola regione.


Son crucchi, la buona pianificazione ce l'hanno nel sangue :)

La battuta ci sta, però in realtà Bolzano è più mediterranea che teutonica come ceppo linguistico; inoltre storicamente, la sviluppo compatto è una caratteristica dei nostri centri abitati, nonché la definizione armonica del nostra paesaggio, il cosidetto "paesaggio italiano", che ormai conserviamo solo per le cartoline. :(

Apteryx
April 21st, 2013, 10:20 AM
E' una capacità che abbiamo perso dall'unificazione in poi, o meglio che abbiamo perso dal momento in cui le mura non sono state più necessarie alla difesa della città, a quel punto è stato il caos urbanistico.

In certi luoghi poi lo sprawl urbano è una caratteristica storica, come in lombardia, dove ci sono ben 1547 comuni...

Fab87
April 21st, 2013, 10:48 AM
Udine è come tutte le città del nord Italia, purtroppo

felis
April 21st, 2013, 10:50 AM
In certi luoghi poi lo sprawl urbano è una caratteristica storica, come in lombardia, dove ci sono ben 1547 comuni...
Mah, quello che credo che dipenda soltanto dal territorio pianeggiante che ha permesso una densità più elevata e quindi maggiori insediamenti.. la Francia ad esempio ha più di 36000 comuni, una follia :nuts:

vittorio tauber
April 21st, 2013, 11:34 AM
E' una capacità che abbiamo perso dall'unificazione in poi, o meglio che abbiamo perso dal momento in cui le mura non sono state più necessarie alla difesa della città, a quel punto è stato il caos urbanistico.

In certi luoghi poi lo sprawl urbano è una caratteristica storica, come in lombardia, dove ci sono ben 1547 comuni...

Non confonderei una ripartizione amministrativa con lo Sprawl.

La densità insediativa della valle padana è diversa da quella della Sicilia, della Sardegna o della Puglia non salentina per ragioni agricole (ma simile ad esempio a quella del Napoletano-casertano o della valle dell'Arno).

Lo sprawl in Italia è nato negli anni 50 con il boom. Poteva essere gestito tutto molto meglio, ma a scapito della rendita fondiaria. Siamo un paese di rendite. Basta prendere fotografie di paesaggi brianzoli o veneti fino al 1960 e dopo.

Anche in pianura padana ci sono territori meno stressati urbanisticamente, come il Canavese, il Vercellese e la Lomellina. Magari trovi brutture tipiche degli anni 60 dentro gli abitati, ma il paesaggio prevalentemente si è mantenuto ben distinto dagli insediamenti.

Caustic
April 21st, 2013, 12:14 PM
Udine è come tutte le città del nord Italia, purtroppo

In verità, tra i capoluoghi di provincia delle pianure settentrionali, almeno un'eccezione esiste. Fosse l'unico suo merito ma Piacenza si è sviluppata in modo eccezionalmente compatto, per varie ragioni penso. Un po' perché l'agricoltura è settore strategico del territorio, un po' perché dal dopoguerra ad oggi la popolazione in % è aumentata molto meno rispetto alle altre città dell'ER e un po' per tradizione urbanistica consolidata nei secoli.

Purtroppo negli ultimi 10-15 anni il tasso di consumo del suolo è aumentato considerevolmente, per via della vocazione logistica individuata per la città, ma si mantiene comunque a livelli molto bassi rispetto agli standard nazionali.

Confrontando Udine e Piacenza (100k abitanti, entrambe)

http://i33.tinypic.com/ic1oc9.jpg

http://i38.tinypic.com/348ius4.jpg

friedrichstrasse
April 21st, 2013, 02:32 PM
Non confonderei una ripartizione amministrativa con lo Sprawl.

Però le due cose sono legate: ad esempio tutti i 1500 comuni lombardi hanno una loro zona industriale / artigianale / produttiva slegata dal resto.

Caustic
April 21st, 2013, 03:07 PM
^^

Notizia di due giorni fa:

Stop a nuovi distretti industriali nel Piacentino: "Sviluppo con riqualifica"

La Provincia di Piacenza e le categorie economiche si stanno muovendo per rilanciare i distretti industriali piacentini. Il progetto, che era stato anticipato nei mesi scorsi dal presidente di Confindustria, Emilio Bolzoni, ha trovato riscontro ieri in un incontro ufficiale e in mattinata dallo stesso numero uno di palazzo Cheope, quando lo abbiamo raggiunto alla lezione tenuta all’università Cattolica, a margine dell’incontro con i ragazzi che seguono Economia Aziendale con il professor Daniele Fornaroli.

In sostanza si tratta di una proposta di Confndustria in fase di elaborazione per “rigenerare” le aree industriali e quindi incentivare l'attività. Lo spunto è stato dato dal censimento delle aree produttive predisposto da via Garibaldi, che è poi finito sotto la lente di ingrandimento di numerosi soggetti.
“Ho parlato ieri con l’assessore Patrizia Barbieri (in Provincia con delega a Programmazione e Sviluppo economico del territorio, ndr) e lo abbiamo fatto sulla base del bel lavoro di analisi dello stato dell’arte prodotto dai loro uffici”, ha spiegato Bolzoni.

Il progetto, non solo va avanti ma pare trovarsi in fase avanzata, visto che sono già stati presi contatti con i Comuni del territorio interessati.
“Ci troviamo ad avere centinaia di zone industriali, la più piccola di 40mila metri quadri e ancora le definiamo tali, ma non si fa così politica industriale e di conseguenza promozione sviluppo. Bisogna decidere come, dove e in che dimensioni. Anche perché abbiamo bisogno di un territorio affascinante per aziende della zona ma soprattutto per chi viene da fuori. Bisogna impostare un lavoro a medio termine” ha sottolineato il presidente di Confindustria.
A Piacenza, nel 2012, la superficie occupata dalle aree produttive equivale a 4mila e 182 ettari, distribuiti in 115 ambiti e 36 comuni. In parte attive, nella maggior parte dei casi che hanno prodotto consumo di suolo, con capannoni vuoti e che non hanno creato occupazione, con scarsa riqualificazione di insediamenti. “Bisogna pensare diversamente lo sviluppo territoriale economico - ha detto l’assessore Barbieri -, occorrono strategie diverse ma rioccupando le aree che esistono già, non realizzandone di nuove. Questo con azioni sinergiche tra pubblico e privato. Comunque pensando in grande”.
Accantonato, insomma, il sogno di avere un distretto industriale in ogni comune, ora la Provincia sta cercando di pensare al futuro dell’economia piacentina “stimolando i sindaci e le categorie economiche con idee concrete” ha chiosato l’assessore. Tutti d’accordo: Confindustria, Confapi, Camera di commercio, Coldiretti, Unione agricoltori, Collegio dei geometri, Ordine degli architetti, degli ingegneri, e dei geologi che ieri erano presenti all’incontro e stanno collaborando alla percorso di rilancio.

http://www.piacenza24.eu/Economia/49405-Stop+a+nuovi+distretti+industriali+nel+Piacentino%3A+%27Sviluppo+con+riqualifica%27.html

Dal Bo
April 21st, 2013, 03:23 PM
In verità, tra i capoluoghi di provincia delle pianure settentrionali, almeno un'eccezione esiste. Fosse l'unico suo merito ma Piacenza si è sviluppata in modo eccezionalmente compatto, per varie ragioni penso. Un po' perché l'agricoltura è settore strategico del territorio, un po' perché dal dopoguerra ad oggi la popolazione in % è aumentata molto meno rispetto alle altre città dell'ER e un po' per tradizione urbanistica consolidata nei secoli.

Purtroppo negli ultimi 10-15 anni il tasso di consumo del suolo è aumentato considerevolmente, per via della vocazione logistica individuata per la città, ma si mantiene comunque a livelli molto bassi rispetto agli standard nazionali.



Che bello tornare a vederti su questo Thread. ;).

Concordo con Piacenza, ma non è l'unica in fondo, anche altre città centro-padane: Pavia, Cremona, Mantova. Tutti centri che hanno ancora mantenuto una forma definibile, nonostante che questa loro caratteristica venga messa sempre più in crisi di recente. Ad esempio è incredibile che Mantova abbia mantenuto una zona di campagna libera a sud di Palazzo Tè e che ora purtroppo inizia ad essere compromessa da recenti interventi edilizi, o che a poche centinaia di metri dal Duomo di Cremona ci si possa trovare immerso in un ambiente agreste.

Dal Bo
April 21st, 2013, 11:33 PM
^^

Notizia di due giorni fa:

Tutto bello, ma nei fatti, c'è da fidarsi? Speriamo... è che di buone intenzioni ne ho viste e sentite molte.

Caustic
April 21st, 2013, 11:56 PM
Ah, non dirlo a me, guarda... :|

Comunque il fatto che siano tutti d'accordo mi fa ben sperare.

Dal Bo
April 22nd, 2013, 12:03 AM
E' una capacità che abbiamo perso dall'unificazione in poi, o meglio che abbiamo perso dal momento in cui le mura non sono state più necessarie alla difesa della città, a quel punto è stato il caos urbanistico.

In certi luoghi poi lo sprawl urbano è una caratteristica storica, come in lombardia, dove ci sono ben 1547 comuni...

Vero che la pedemontana lombarda è una zona storicamente densa di abitanti e attività produttive, ma se di guarda il disegno degli centri storici, si vede che erano tutti compatti e distinti, a differenza di ora. Anche la Germania ha tantissime zone molte dense in cui anche in epoche recenti si è costruito parecchio eppure si è riusciti a mantenere la logica della separazione dei vari centri quasi con ostinazione, preservando anche in quelle zone, scenari di pregio.
http://img820.imageshack.us/img820/3040/schermata20130203a12134.png (http://imageshack.us/photo/my-images/820/schermata20130203a12134.png/)

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[/URL]
http://img855.imageshack.us/img855/1900/schermata20130203a12101.png (http://imageshack.us/photo/my-images/855/schermata20130203a12101.png/)

Ovviamente quando invece vedo questo mi deprimo.
http://img20.imageshack.us/img20/179/schermata20130421a23593.png (http://imageshack.us/photo/my-images/20/schermata20130421a23593.png/)

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Dal Bo
April 22nd, 2013, 12:13 AM
Ah, non dirlo a me, guarda... :|

Comunque il fatto che siano tutti d'accordo mi fa ben sperare.

Già, ma a me sembriamo così pochi. Tra le persone che conosco più da vicino non c'è nessun che si interessa alla cosa. :colbert:

friedrichstrasse
April 22nd, 2013, 12:14 AM
Anche la Germania ha tantissime zone molte dense in cui anche in epoche recenti si è costruito parecchio eppure si è riusciti a mantenere la logica della separazione dei vari centri quasi con ostinazione, preservando anche in quelle zone, scenari di pregio.


Per non parlare dell'Olanda...

Dr.Jerdo
April 24th, 2013, 11:45 AM
Buone notizie da Piacenza, se anche non si farà nulla di quanto preventivato, quantomeno se ne discute e questo è un segno che il problema comincia ad essere compreso e sentito. Ho molto apprezzato che sia stato messo nero su bianco che un territorio che non sia bello o affascinante non attira investimenti, e non soltanto nell'ambito del turismo ma in generale.

Dal Bo, scusa, hai detto che a Mantova, nella campagna a sud del centro storico, stanno costruendo, ma sai che cosa esattamente, e con quale impatto?

felis
April 24th, 2013, 01:38 PM
Per non parlare dell'Olanda...
Dove pianificatori geniali costruiscono sotto il livello del mare.

Dal Bo
April 24th, 2013, 07:00 PM
Dal Bo, scusa, hai detto che a Mantova, nella campagna a sud del centro storico, stanno costruendo, ma sai che cosa esattamente, e con quale impatto?

Si certo, come al solito sempre grazie al sommo Palantir di Google :):

https://maps.google.it/maps?q=Mantova&ll=45.141519,10.79087&spn=0.014802,0.023625&client=safari&oe=UTF-8&hnear=Mantova,+Lombardia&gl=it&t=h&z=16&layer=c&cbll=45.14145,10.791139&panoid=pBnoCaAjPGzODumxfQ7lPA&cbp=12,155.24,,0,4.5

C'è poi una villetta bifamiliare spuntata proprio lunga la strada che attraversa la pianura. Sembra innocua, invece a me spaventa molto, perchè tutto inizia sempre così.

Tanus84
April 25th, 2013, 01:19 PM
Bellissimo Thread. Complimenti al/ai creatore/i e a tutti i forumers per i loro interventi. Presto contribuirò anch'io con fotografie raccapriccianti. :nuts:

Lunar Eclipse
April 25th, 2013, 05:48 PM
Vero che la pedemontana lombarda è una zona storicamente densa di abitanti e attività produttive, ma se di guarda il disegno degli centri storici, si vede che erano tutti compatti e distinti, a differenza di ora. Anche la Germania ha tantissime zone molte dense in cui anche in epoche recenti si è costruito parecchio eppure si è riusciti a mantenere la logica della separazione dei vari centri quasi con ostinazione, preservando anche in quelle zone, scenari di pregio.

Questo è vero finché a supporto della tua tesi mostri, per la Germania, un'area del Baden-Wurttemberg, che ha una densità di popolazione inferiore alla media della Lombardia (300 vs 410 ab/kmq) figuriamoci delle aree più densamente popolate della nostra regione. Un paragone un po' più appropriato sarebbe la Ruhr, lì città e cittadine si fondono proprio come nelle aree più densamente popolate della Lombardia. Il Baden-Wurttemberg puoi confrontarlo al lodigiano (300 vs 293 ab/kmq) ed ecco che magicamente i paesi tornano ad essere ben distinti tra loro.

Per non parlare dell'Olanda...

Come detto in parte dell'Olanda hanno potuto pianificare da zero (e in ogni caso anche lì molte cittadine sono fuse tra loro), essendo terre sottratte al mare. Se invece si guarda al Limburgo e un po' al Brabante ecco che la situazione già cambia.

Dal Bo
April 26th, 2013, 12:01 AM
Questo è vero finché a supporto della tua tesi mostri, per la Germania, un'area del Baden-Wurttemberg, che ha una densità di popolazione inferiore alla media della Lombardia (300 vs 410 ab/kmq) figuriamoci delle aree più densamente popolate della nostra regione. Un paragone un po' più appropriato sarebbe la Ruhr, lì città e cittadine si fondono proprio come nelle aree più densamente popolate della Lombardia. Il Baden-Wurttemberg puoi confrontarlo al lodigiano (300 vs 293 ab/kmq) ed ecco che magicamente i paesi tornano ad essere ben distinti tra loro.
.

Hai ragione ed il modo migliore per farlo è confutare la tua antitesi, secondo la quale la Densità è il parametro idoneo per il confronto. Non credo che sia, così. Essa misura la quantità di elementi in un dato spazio e non la loro organizzazione e distribuzione all'interno di esso. Ecco ad esempio una fetta di pordenonese, 144 ab/kmq, giusto la metà di quella del lodigiano, ma che risulta estremamente più compromessa.

http://img24.imageshack.us/img24/5876/schermata20130425a23222.png (http://imageshack.us/photo/my-images/24/schermata20130425a23222.png/)
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Quindi il parametro numerico non conta quando si sta esaminando quello estetico.

-In secondo luogo, nel confronto tra Lombardia e Germania non ho mostrato una zona dell'Hinterland milanese, completamente satura, ma una zona, che se avesse adottato lo schema di sviluppo tedesco, avrebbe potuto preservare una separazione dei centri e molte aree verdi (questo era il valore dell'esempio). Ovvio che anche in Germania, così come in tutte le altre zone del mondo, quando la densità arriva certi livelli, si arriva alla saturazione degli spazi, tuttavia, prendendo pure come esempio la Renania e Westfalia, da te citate, che hanno una densità superiore a quella della Lombardia, si può constatare che anche in esse, al di fuori delle zone sature (Essen- Duisburg Dusseldorf ecc), il resto del territorio ha una condizione identica a quella che ho mostrato nella foto del Baden, così come al di fuori della zona satura di Milano-Monza e Co, la pedemontana lombarda soffre invece la condizione riportata nel mio esempio. Ecco perchè mi son permesso il raffronto.

Riguardo all'Olanda, in un precedente post scrivevo di come per certi versi assomigliasse all'Italia per la quantità di edificato extraurbano, solo che la qualità di tali costruzioni è tra le più alte che si possono trovare imho. :)

Lunar Eclipse
April 26th, 2013, 11:02 AM
Non dico che sia l'unico parametro idoneo, ma incide anch'essa. E' evidente che se poi costruisci modello Hong Kong di suolo ne sfrutti meno.

Si poi data la quantità di verde e l'ordine le cittadine olandesi non risultano opprimenti.

Si è vero ma la pedomemontana lombarda è un'unica grande area metropolitana MI-BG-BS quindi anch'essa è satura, il paragone va fatto tra le aree al di fuori di questa e le aree al di fuori della Ruhr in Renania anche se non c'è dubbio che in media ci sia minore sfruttamento di suolo nella controparte tedesca e sia esteticamente migliore. Qui l'avere centinaia di comuni dal territorio minuscolo e con relative frazioni che hanno fatto e fanno i fatti propri senza un ente regolatore superiore ha rovinato il territorio.

Dal Bo
April 26th, 2013, 03:02 PM
^^
Leggendo i nostri commenti si vede come siamo d'accordo su molti aspetti :). Quello che mi preme è sottolineare ciò che secondo me è il nocciolo della questione. La densità è un fatto ineluttabile: Se tot persone vivono all'interno di una data regione è un dato che devi accettare e con cui devi fare i conti. Il ragionamento quindi si sposto sul "come" esse si organizzino. Per essere ancora più chiaro uso questa schema:
10 elementi all'interno di una stessa area si possono distribuire in maniera orizzontale (quindi non in verticale come ad Hong Kong), ad esempio, seguendo queste due modalità:
A: modalità tedesca, ma anche della lomellina per citare l'Italia
B: modalità veneta

http://img687.imageshack.us/img687/5320/78695616.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/687/78695616.jpg/)
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Se la densità nella data area salisse, ad esempio, a 40 unità ed in entrambi i casi si preservasse la stessa modalità di partenza, ci si potrebbe trovare in questa situazione.

http://img833.imageshack.us/img833/7332/a2ax.jpg (http://imageshack.us/photo/my-images/833/a2ax.jpg/)
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Ovvio quindi che col crescere delle densità, in entrambi i casi, si sia occupato più suolo, ma per me l'importante resta il "come" questo sia stato occupato, più che il numero di elementi che lo affollano.
Se la densità dovesse salire fino a 1000 elementi, ci ritroverebbe allora, ma solo allora, ad avere una situazione analoga in entrambi i casi, perchè a quel punto gli elementi avvrebbero saturato l'intero spazio. Tuttavia non sarebbe quello un esempio sensato per un confronto che ha come tema l'organizzazione degli spazi.

Quello che poi noto da questo schema è che fino a che la densità resta ridotta, la modalità B compromette un territorio cmq limitato, ma col crescere della densità i danni crescono i maniera esponenziale, ed è per questo che è necessario cambiare rotta in molte parti dell'Italia il prima possibile.

Su un punto poi mi permetto di dissentire, la conurbazione che di fatto va da Venezia fino a Milano e oltre, è tale perchè come tu stesso dici, si costruito da cani, non perchè la densità lo richiedeva, altrimenti facendo l'A4 non vedresti la costante alternanza di campi sulla destra e capannoni sulla sinistra e subito dopo capannoni sulla destra e campi sulla sinistra ecc....

Solitudo
April 27th, 2013, 04:47 PM
Fonte: http://www.arpa.emr.it/ecoscienza/rivista.asp?id=21

http://img803.imageshack.us/img803/4422/suolo1.png


http://img844.imageshack.us/img844/4594/suolo2.png



http://img803.imageshack.us/img803/15/suolo3.png



http://img132.imageshack.us/img132/7695/suolo4.png



http://img837.imageshack.us/img837/1410/suolo5.png

Sonic from Padova
April 28th, 2013, 11:35 AM
In generale comunque le città emiliane sono pianificate meglio rispetto alle altre città italiane.

Penso solo a Bologna, a Piacenza...o anche a Ferrara. Attorno cè il deserto praticamente....

Lunar Eclipse
April 28th, 2013, 05:53 PM
Mica tanto, sono letteralmente disseminate di piccole località.

Dal Bo
April 28th, 2013, 07:02 PM
^^Ci sono chiari e scuri, forse di più i secondi :).

Si potrebbe fare una classifica



Molto interessanti i grafici Solitudo, soprattutto quello di Roma, che mostra come in principio l'edilizia fosse realmente collegata alla crescita della popolazione, mentre poi si è sempre più trasformata in bene di consumo (del suolo) e di investimento patrimoniale.

vittorio tauber
April 28th, 2013, 09:02 PM
In generale comunque le città emiliane sono pianificate meglio rispetto alle altre città italiane.

Penso solo a Bologna, a Piacenza...o anche a Ferrara. Attorno cè il deserto praticamente....

Fino a vent'anni fa, arrivando in Emilia dalla Lombardia mi sembrava di andare all'estero, una specie di Svizzera simpatica.

Nel frattempo in Lombardia hanno ridipinto e rilastricato i centri storici e in Emilia hanno iniziato a deregolare a livello urbanistico, sicchè la campagna emiliana e quella lombarda ormai sono intercambiabili.

In Lombardia le città hanno peprso abitanti dagli anni 70 e le aree metropolitane hanno raddoppiato, triplicato gli abitanti in ogni comune.

In Emilia i capoluoghi di provincia hanno continuato ad attrarre ed accentrare popolazione, sicchè oggi Modena è grande come Brescia o quasi, mentre Brescia si è spanciata su decine di comuni in uno sprawl che va dalle alpi sino all'Oglio e dal Garda al lago d'Iseo.

Se si fosse trovata in Emilia, Brescia oggi avrebbe forse 3-400 mila abitanti, idem Bergamo.

Oggi abitare a Pavia significa abitare tra Bressana Bottarone in Oltrepò e Siziano, quasi alle porte di Milano, un'area larga trenta chilometri che e obbliga a code spaventose al mattino e alla sera.

Ogni comune fa assolutamente come cazzo gli pare. Così non può andare avanti.

Dr.Jerdo
April 29th, 2013, 12:07 PM
^^assolutamente, non si può andare avanti così. Ma questa frase non mi consola, perché intanto ci vorranno le invasioni barbariche (ce ne fossero ancora di Visigoti) o non so quante e quali crisi in quanti decenni-secoli-millenni per ripristinare l'integrità di un territorio che fino a poco tempo fa, come fai notare, non eravamo ancora riusciti a distruggere. Lo scandalo di città come Brescia, poi, è anche sociale perché produce cittadini scorati e senza identità, né di Brescia città né di campagna o collina (il che, ho notato, conferisce un'identità e quindi dell'orgoglio) né a maggior ragione milanesi, stufi e intristiti della realtà sub-urbana in cui si ritrovano a vivere, dove anche le fabbriche presto, di questo passo, scompariranno lasciando soltanto delle sottospecie ghetti per le classi medio-basse, la cultura del centro-commerciale e del multisala per intenderci...

Dal Bo
April 30th, 2013, 08:49 PM
^^ Bel post, sia per l'incazzatura che per la capacità di sintetizzare il problema.

Sonic from Padova
April 30th, 2013, 09:55 PM
Ho notato pure io edilizia nuova in Emilia. Ma la strage di suolo che é stata fatta in Veneto é incomparabile.

praticamente il Veneto credo sia come regione del nord, la peggiore in ambito urbanistico.
cè un caos totale, edilizia selvaggia, senza senso.

si salva forse l'area di San Donà / Portogruaro. Ma per il resto cè da mettersi le mani nei capelli.

Dal Bo
April 30th, 2013, 10:34 PM
^^
Anche un po' della bassa veronese e del Polesine, che poi sono le zone che sono rimaste più lontane dal sistema produttivo. Morale, perchè venga risparmiato un territorio è necessario che non si sviluppi. Il che fa schifo come principio ed è contrario alla storia secolare della penisola, in cui, invece, proprio lì dove la mano dell'uomo ha operato maggiormente, si sono avuti tra i più alti esempi di paesaggio.

Cmq si, son d'accordo con te il Veneto vince su tutto il Nord.

Dr.Jerdo
May 2nd, 2013, 12:38 PM
^^ Bel post, sia per l'incazzatura che per la capacità di sintetizzare il problema.

Eh già, ma come si fa a non incazzarsi?

:)

A proposito del Veneto, ho letto questo articolo: http://www.ladomenicadivicenza.it/a_ITA_1529_1.html

Comincia a diffondersi la consapevolezza che l'unica possibilità per il settore dell'edilizia è demolire il brutto e ricostruire. Questa idea circola dal 2003 più o meno, dai tempi del ministro Urbani, ma abbiamo visto i risultati. Speriamo che i tempi siano maturi e che la crisi possa contribuire. Apertura viene anche dal movimento 5 stelle, che però lo considera un problema secondario. Per quanto mi riguarda si tratta di un'azione importantissima. Ieri sono stato in 'gita' nella zona di Domodossola: se la città riuscisse ad eliminare anche soltanto una decina degli edifici sproporzionati degli anni '70 che la rovinano, sostituendoli con qualcosa di meno impattante, tornerebbe in tempi rapidi ad essere il gioiello che era, perché il centro storico è davvero eccezionale e la posizione è splendida...e questo significa, naturalmente, un maggior numero di turisti (io sono convinto che sia colpa dell'aspetto 'esteriore' della città e dei danni fatti negli anni 70 se il turismo langue, malgrado le potenzialità enormi, quando nei primi del '900 era considerata una meta molto ambita), specie se si imparasse dai francesi la gestione corretta del turismo ed il marketing territoriale (gli info-point attrezzati, i siti internet moderni e funzionali con interconnessioni tra strutture alberghiere, bed and breakfast ecc.., la valorizzazione e giusta pubblicizzazione di tutto ciò che potrebbe avere un'attrattiva, anche se di fatto non ce l'ha, dalla pietra di Obelix alla foresta dei folletti). Ma cosa vogliamo fare, del resto? Stiamo perdendo popolazione, nel 2060 le stime dicono che saremo la metà, o apriamo le frontiere a 30 milioni di immigrati (follia totale) oppure dovremo ridimensionarci, è inevitabile. Se imparassimo a sfruttare bene il turismo, che è la nostra risorsa più preziosa, riattivando il settore dell'edilizia in questa direzione, avremmo almeno questa ancora di salvezza, che unita all'artigianato, all'alimentazione, alla manifattura e al design non è poco. Inoltre ho letto con piacere che, contrariamente a quanto credevo, il cemento armato, materiale di cui sono fatti la maggior parte degli edifici che rovinano le nostre città e campagne, non è un materiale pensato per durare nelle epoche, non è restaurabile e una volta deteriorato va demolito, tra qualche decennio saremmo comunque obbligati a far fronte ad un'emergenza di immani proporzioni economiche e sociali, perché parliamo di interi quartieri tirati su in pochi anni, tanto vale cominciare adesso...

Dr.Jerdo
May 2nd, 2013, 12:42 PM
http://it.wikipedia.org/wiki/Calcestruzzo_armato

wikipedio sulle proprietà del calcestruzzo armato, alla voce durabilità.

hordak1975
May 4th, 2013, 11:06 AM
Ho notato pure io edilizia nuova in Emilia. Ma la strage di suolo che é stata fatta in Veneto é incomparabile.

praticamente il Veneto credo sia come regione del nord, la peggiore in ambito urbanistico.
cè un caos totale, edilizia selvaggia, senza senso.


Mmmh... non credo... secondo me - rimanendo sempre nell'ambito del Nord Italia - la Liguria è la regione più devastata: per via della conformazione del territorio, "ammirare" gli innumerevoli condomini popolari di Genova, La Spezia e Savona ammassati letteralmente uno sopra l'altro è uno scenario semplicemente agghiacciante
Peccato, quei luoghi dovevano essere meravigliosi :ohno:

Caustic
May 4th, 2013, 11:56 AM
Mmmh... non credo... secondo me - rimanendo sempre nell'ambito del Nord Italia - la Liguria è la regione più devastata: per via della conformazione del territorio, "ammirare" gli innumerevoli condomini popolari di Genova, La Spezia e Savona ammassati letteralmente uno sopra l'altro è uno scenario semplicemente agghiacciante
Peccato, quei luoghi dovevano essere meravigliosi :ohno:

Attenzione a non fare confusione. I condomini popolari saranno anche spesso brutti ma a far schizzare in alto il consumo del suolo sono piuttosto le migliaia e migliaia di ville e villette, spesso seconde case, sparse un po' ovunque sulla costa ligure.

Urbanisticamente i condomini popolari sono una soluzione di gran gran lunga più efficiente.

hordak1975
May 4th, 2013, 12:48 PM
Attenzione a non fare confusione. I condomini popolari saranno anche spesso brutti ma a far schizzare in alto il consumo del suolo sono piuttosto le migliaia e migliaia di ville e villette, spesso seconde case, sparse un po' ovunque sulla costa ligure.

Urbanisticamente i condomini popolari sono una soluzione di gran gran lunga più efficiente.

Questo è scontato, ma credo che da un punto di vista prettamente estetico uno sprawl di (anche brutte) villette sulle ripide colline che circondano Genova sarebbe stato tutto sommato preferibile ad uno sprawl di (brutti) palazzoni... ad ogni modo, è una considerazione inutile, poichè chi ha amministrato il capoluogo ligure ha preferito il secondo modello di "sviluppo".

Annibale
May 4th, 2013, 01:00 PM
A parità di popolazione la seconda soluzione sarebbe stata peggiore e di molto.

PS: Io adoro i palazzoni di Forte Quezzi.

Caustic
May 4th, 2013, 01:15 PM
Idem.

http://farm3.staticflickr.com/2346/2424025448_d9737db08d_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/govannasantinolli/2424025448/)
Genova (http://www.flickr.com/photos/govannasantinolli/2424025448/) by Giovanna Santinolli (http://www.flickr.com/people/govannasantinolli/), on Flickr

Caustic
May 4th, 2013, 01:21 PM
In confronto a Pizzo Sella a Palermo, la cosiddetta "collina della vergogna":

http://farm4.staticflickr.com/3473/3294622371_aa58ba7695_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/)
Palermo Mondello Pizzo Sella (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/) by pizzosella (http://www.flickr.com/people/27963693@N04/), on Flickr

http://farm4.staticflickr.com/3267/2887503517_103231e670_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/)
Scheletri (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/) by sinuhe1985 (http://www.flickr.com/people/sinuhe1985/), on Flickr

vittorio tauber
May 4th, 2013, 01:22 PM
Il serpentone è magnifico.

Osceno invece il quartiere sopra Rivarolo, sempre a Genova.

http://static3.agimonline.com:8080/pub_files/2242/img/m/4284.jpg

hordak1975
May 4th, 2013, 03:51 PM
A parità di popolazione la seconda soluzione sarebbe stata peggiore e di molto.



Ovviamente, la mia considerazione era solo di natura estetica: non sarebbe stato possibile accomodare la popolazione genovese in villette di uno/due piani...


PS: Io adoro i palazzoni di Forte Quezzi.

:lol: de gustibus... io li raderei immediatamente: un'oscenità al pari di Corviale e Scampia.
Se non peggio.

hordak1975
May 4th, 2013, 03:54 PM
In confronto a Pizzo Sella a Palermo, la cosiddetta "collina della vergogna":

http://farm4.staticflickr.com/3473/3294622371_aa58ba7695_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/)
Palermo Mondello Pizzo Sella (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/) by pizzosella (http://www.flickr.com/people/27963693@N04/), on Flickr

http://farm4.staticflickr.com/3267/2887503517_103231e670_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/)
Scheletri (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/) by sinuhe1985 (http://www.flickr.com/people/sinuhe1985/), on Flickr

:ohno:
Questo scempio ed il Biscione sono solo due facce della stessa medaglia.

Jasper90
May 4th, 2013, 03:59 PM
Grazie di cuore a tutti di avermi rovinato la giornata :cry: :storm:

Ricambio il "favore" mostrandovi il panorama che si vede da San Marino verso la valle: un'autentica distesa suburbana di case e centri commerciali.

[http://farm5.staticflickr.com/4094/4805341767_401e281f99_b.jpg (http://www.flickr.com/photos/30545368@N06/4805341767/)
San Marino - Panorama (http://www.flickr.com/photos/30545368@N06/4805341767/) di braciola (http://www.flickr.com/people/30545368@N06/), su Flickr

Questa è la vista "normale", nell'altra direzione.

http://farm2.staticflickr.com/1126/1128325902_bd77831632_z.jpg?zz=1 (http://www.flickr.com/photos/10064344@N07/1128325902/)
San Marino (http://www.flickr.com/photos/10064344@N07/1128325902/) di Tobia Gorrio (http://www.flickr.com/people/10064344@N07/), su Flickr

Ora addentriamoci nella "suburbia".... Questi sono due scatti con streetview dalla "Superstrada di San Marino", ma vi assicuro che tutta la strada è così :ohno:

http://img822.imageshack.us/img822/4453/sm1d.jpg

http://img404.imageshack.us/img404/710/sm2t.jpg

Questa è una splendida zona industriale nel bel mezzo delle colline e del nulla cosmico

http://img594.imageshack.us/img594/3663/sm3z.jpg

E qui, invece, torniamo in territorio Italiano... :ohno: questo è un insediamento di centri commerciali, tutto nato a lato della superstrada

http://img687.imageshack.us/img687/3440/sm4m.jpg

All'interno, appare proprio così: come potete notare, c'è una bella coda di auto. I collegamenti San Marino - Rimini via bus (la ferrovia è stata smantellata) sono 10 al giorno circa, e nessuno di questi permette in alcun modo di passare la serata a Rimini. Sono meno del minimo in dispensabile, quindi tutti in auto! Ma non potrebbe essere altrimenti, perché altrimenti il bus dovrebbe fermare ogni 50 metri per servire tutti i centri comemrciali, negozi, capannoni etc che sono sorti sulla superstrada.

http://img832.imageshack.us/img832/7949/sm5a.jpg

infine, una chicca: il Colorificio Sanmarinese dovevano proprio costruirlo in quel punto?? :bash:

http://img20.imageshack.us/img20/760/sm6y.jpg

Edit: ho cambiato i formati delle foto, per renderle più visibili

Dal Bo
May 5th, 2013, 06:11 PM
In confronto a Pizzo Sella a Palermo, la cosiddetta "collina della vergogna":

http://farm4.staticflickr.com/3473/3294622371_aa58ba7695_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/)
Palermo Mondello Pizzo Sella (http://www.flickr.com/photos/27963693@N04/3294622371/) by pizzosella (http://www.flickr.com/people/27963693@N04/), on Flickr

http://farm4.staticflickr.com/3267/2887503517_103231e670_z.jpg (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/)
Scheletri (http://www.flickr.com/photos/sinuhe1985/2887503517/) by sinuhe1985 (http://www.flickr.com/people/sinuhe1985/), on Flickr

Queste immagini angoscianti, secondo me, non sono però ideali per il raffronto fra i due modelli urbanistici. Questo è semplicemente uno scempio inacettabile, non è un quartiere di villette. A quel punto verrebbe da chiedersi se sono meglio quei cubicoli o tre scheletri di cemento alti 50 metri. Ma non ha senso farlo, sarebbe una gara dell'orrido.

Sono il primo contestatore delle villettopoli, verò male dell'Italia, tuttavia i palazzoni in certi contesti sono estremamente impattanti. Il Posillipo, ad esempio, è stato devastato da una selva di condomini, meglio piuttosto che ci fossero state delle villette mimetizzate nel verde a quel punto (dato che costruire in alto , non ha salvato nemmeno un di Posillipo). Eppoi ci sono i piccoli centri: Dr.Jerdo citava Domodossola, un centro molto pittoresco, deturpato completamente da interventi fuori scala. Sarebbe stato molto meglio costruire edifici più piccoli, a costo di occupare anche più territorio. Perchè infine il problema non è tanto la dimensione del centro purchè questo abbia un suo confine, il vero problema in questo caso è quello che trovi lungo strada, Bastano infatti pochi capannoni così per rovinare l'intera immagine di una piana erbosa che trovi entrando a Domodossola.

http://imageshack.us/a/img441/1624/schermata20130504a17494.png

Dal Bo
May 5th, 2013, 06:30 PM
Come rovinare il paesaggio.

http://imageshack.us/a/img835/7799/schermata20130222a00312.png

Un bel paesaggio collinare, senza alcun centro, senza un conglomerato storico, ma solo un strada di transito. In nessun paese europeo verrebbe in mente di dare a questo luogo un senso diverso da quello che ha. Ma in Italia invece si! Ecco contrada Scannella Inferiore, Abruzzo, un luogo in fervente espansione.

http://imageshack.us/a/img199/1961/schermata20130222a00320.png

"Costruisci anche tu il tuo fortino di tre piani, con ampi terrazzi per postazioni anticarro". Vieni ad abitare anche tu a due passi dalla Statale 81"

Ecco questa è la tipicità tutta italiana, che mai viene sottolineata abbastanza. Sembrano cose marginali, ma è in questo modo che un po' alla volta si è finito col cementificare mezze colline d'Abruzzo e di molte altre regioni.

hordak1975
May 6th, 2013, 09:54 AM
Intanto una buona notizia :banana::banana::banana:

http://www.corriere.it/ambiente/13_maggio_04/scala-turchi-demolizione-ecomostro_182346b0-b4d0-11e2-bb5d-f80cf18001da.shtml

Dal Bo
May 6th, 2013, 10:01 AM
Intanto una buona notizia :banana::banana::banana:

http://www.corriere.it/ambiente/13_maggio_04/scala-turchi-demolizione-ecomostro_182346b0-b4d0-11e2-bb5d-f80cf18001da.shtml

Domani! è proprio imminente :cheers:.

è una notizia troppo positiva per questo Thread :lol:

Dr.Jerdo
May 6th, 2013, 10:33 AM
Ieri sera puntata eccezionale di Report sul 'nostro' tema, e a dire il vero anche sul suo contraltare, di cui non stiamo ancora discutendo: il paradosso italiano è che mentre il paesaggio non protetto dai vincoli dei parchi nazionali sta scomparendo, uno direbbe "beh almeno quello protetto è ok..." e invece siccome molti paesaggi che sono stati posti sotto tutela ambientale non sono foreste vergini ma sono stati forgiati dall'uomo nel corso dei secoli (con terrazzamenti, potature, coltivazioni tipiche), anche questi, purtroppo, stanno scomparendo. La legge infatti non permette di toccare nemmeno un filo d'erba dentro il territorio di un parco naturale, vale a dire che non permette nemmeno la manutenzione dei terrazzamenti o la potatura degli alberi, e non parliamo di tutti i piccoli allevatori e coltivatori che hanno dovuto spostarsi altrove, come se le loro attività fossero contro-natura....abbiamo davvero toccato il fondo. Nella zona del parco naturale i terrazzamenti che contraddistinguono il paesaggio delle cinque terre hanno già ceduto per assenza di manutenzione, il che significa che possono crearsi frane e smottamenti pericolosi in ogni momento e la legge non solo lo consente, ma lo impone! Urge al più presto un ministero unificato di ambiente, turismo e beni culturali, un ministero che resti perennemente tecnico e che sia guidato da un uomo con un almeno un po' di cervello, qui c'è da rimboccarsi le maniche e rivedere tutto il pacchetto legislativo esistente.

Dal Bo
May 6th, 2013, 10:44 AM
^^
Si lo visto anch'io. Un po' grossolano in alcuni punti, ma eclatante su quegli aspetti che citavi te. Davvero sembra che le cose vengano date in gestione a dei cerebrolesi.

MAGUIX
May 6th, 2013, 11:13 AM
Come rovinare il paesaggio.

[Ecco questa è la tipicità tutta italiana, che mai viene sottolineata abbastanza. Sembrano cose marginali, ma è in questo modo che un po' alla volta si è finito col cementificare mezze colline d'Abruzzo e di molte altre regioni.

Dalle coste Abruzzesi fino a 30 km all'interno, salvo rari casi, è un continuum di ville, villette, case incomplete, centri commerciali, capannoni di ogni genere, vecchi edifici abbandonati, la costa è un continuum urbano da Martinsicuro (TE) a Francavilla (CH) interrotto solo sporadicamente. Poi, dulcis in fundo, c'è il vizietto di costruire lungo le strade statali, così magari da una cittadina all'altra, che distano magari 10 km sembra che siano un tutt'uno invece è tutto un lungo serpentone di case e casette che si affaciano sulle statali. Credo che il must, sia oltre la casa vista mare, la casa vista statale:ohno:

:ohno:

Il bello che qualche tempo fa parlando con amici mi avevano detto che a loro veniva l'angoscia quando giravano in Emilia perchè da una città all'altra non si vedeva nulla (nel senso che non era urbanizzato - solo campagne) e che dava la sensazione di trovarsi in mezzo al nulla! :lol:

Per fortuna nell'Aquilano, l'intelligenza del luogo non ha avuto la capacità di distruggere il territorio, vuoi per la scarsa popolazione vuoi per lo scarso sviluppo industriale.

Jasper90
May 6th, 2013, 01:32 PM
Per fortuna nell'Aquilano, l'intelligenza del luogo non ha avuto la capacità di distruggere il territorio, vuoi per la scarsa popolazione vuoi per lo scarso sviluppo industriale.

Quanto mi piacerebbe darti ragione... E invece no, almeno questa è stata l'impressione che ne ho avuto quando ho visitato L'Aquila... Da 20 km prima della città, inizia la mega- zona suburbana di case sulla statale, new town, centri commerciali... E quindi tutti si spostano in macchina: mi sono trovato imbottigliato nel traffico il 18 di agosto, non molto normale per una città semi-disabitata dell'entroterra.

Poi se intendi un'area più ampia del comune dell'Aquila e dintorni, non lo so... I centri del parco del Gran Sasso che ho visto, in effetti, erano splendidamente conservati e mantenuti. Però ho visto anche alcuni paesi quasi del tutto abbandonati, e con la nuova città costruita a valle.

In un paese che ho visto, di cui non ricordo il nome e dopo lo cerco quando mi collego dal PC, devo dire che almeno la ricostruzione della "new town" sembrava fatta bene. Nel senso che mi sono sentito di essere in una città e non in una periferia auto-dipendente come quelle schifezze che hanno costruito nelle statali in uscita dall'Aquila.

MAGUIX
May 6th, 2013, 02:54 PM
^^

Hai pienamente ragione, le "New Town" all'Aquila fanno pietà

Mi riferivo comunque alla Provincia dell'Aquila che occupa la metà del territorio Abruzzese

Jasper90
May 6th, 2013, 03:06 PM
^^

Hai pienamente ragione, le "New Town" all'Aquila fanno pietà

Mi riferivo comunque alla Provincia dell'Aquila che occupa la metà del territorio Abruzzese

Sì è sterminata e io ne ho vista solo una piccola parte, mi manca completamente tutta la zona di Sulmona e Avezzano e dintorni.

Il paese a cui mi riferivo prima, abbandonato e ricostruito più in basso, si chiama Bussi sul Tirino, ed è in provincia di Pescara. L'ho visitato per caso, era sulla strada... Completamente deprimente, abbandonato quasi del tutto, con una parte moderna più a valle tranquillamente abitata. Ma io immagino che il terremoto non abbia fatto altro che accelerare un processo già in atto: molte delle case della zona nuova sono degli anni '70 o '80, probabilmente il paese si stava già svuotando prima che crollasse nel 2009.

Leggevo che, in generale, il fenomeno dell'abbandono dei borghi medievali abruzzesi va avanti da decenni, con la gente che si trasferisce vicino alla costa per le maggiori opportunità di lavoro... Questo ha preservato l'entroterra dalla cementificazione selvaggia, ma ha portato all'abbandono di questi autentici gioielli che sono i borghi medievali, e forse è addirittura peggio.

Dal Bo
May 6th, 2013, 03:23 PM
Le cose assurde che puoi fare in Italia per guadagnare consenso...senza dover mai pagare il conto.


http://imageshack.us/a/img401/3913/casenewtown2.jpg

MAGUIX
May 6th, 2013, 03:58 PM
Sì è sterminata e io ne ho vista solo una piccola parte, mi manca completamente tutta la zona di Sulmona e Avezzano e dintorni.

Il paese a cui mi riferivo prima, abbandonato e ricostruito più in basso, si chiama Bussi sul Tirino, ed è in provincia di Pescara. L'ho visitato per caso, era sulla strada... Completamente deprimente, abbandonato quasi del tutto, con una parte moderna più a valle tranquillamente abitata. Ma io immagino che il terremoto non abbia fatto altro che accelerare un processo già in atto: molte delle case della zona nuova sono degli anni '70 o '80, probabilmente il paese si stava già svuotando prima che crollasse nel 2009.

Leggevo che, in generale, il fenomeno dell'abbandono dei borghi medievali abruzzesi va avanti da decenni, con la gente che si trasferisce vicino alla costa per le maggiori opportunità di lavoro... Questo ha preservato l'entroterra dalla cementificazione selvaggia, ma ha portato all'abbandono di questi autentici gioielli che sono i borghi medievali, e forse è addirittura peggio.

In Abruzzo da tempo si assiste ad un abbandono dei Borghi interni verso la costa per opportunità di lavoro. I borghi sono veramente belli ma spesso abbandonati
La situazione di Bussi sul Tirino è particolare, gli negli anni del Boom economico fu insediato un grosso complesso industriale della chimica (in piena montagna!) ora, dopo la chiusura degli stabilimenti, oltre la scia di dissocupati ci ha lasciato una vallata super inquinata. Il fiume Pescara passa accanto alla discarica di bussi dove è stato sotterrato di tutto :ohno:

Dr.Jerdo
May 6th, 2013, 04:06 PM
Mi permetto di postare un link al forum italiano dei movimenti per la terra ed il paesaggio:

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/category/approfondisci/

hordak1975
May 6th, 2013, 06:12 PM
Dalle coste Abruzzesi fino a 30 km all'interno, salvo rari casi, è un continuum di ville, villette, case incomplete, centri commerciali, capannoni di ogni genere, vecchi edifici abbandonati, la costa è un continuum urbano da Martinsicuro (TE) a Francavilla (CH) interrotto solo sporadicamente.

Lo stesso discorso vale purtroppo per le Marche: uno scenario "padano" fatto di case, casine, casette, palazzine, palazzoni, casermoni, fabbriche il tutto "impreziosito" da una quantità inenarrabile di cartelloni pubblicitari (piazzati persino sul lungomare) che farebbe impallidire perfino la periferia di Roma :bash:
La prossima volta che vado faccio un pò di foto.

Dr.Jerdo
May 7th, 2013, 03:31 PM
^^

I cartelloni pubblicitari, piazzati uno ogni cento metri sono una costante quasi ovunque e rovinano le poche strade circondate dal verde, da campagne o boschi. Il parco nazionale della Val Grande in Piemonte, che ho visitato di recente, pur essendo un esempio positivo di rispetto del paesaggio e delle tipologie abitative locali dal punto di vista dell'architettura, è però disseminato di cartelli che pubblicizzano centri commerciali distanti anche più di 20 km dal luogo in cui sono stati piazzati. Ma insomma, a che serve? Chi abita in Val Grande sa benissimo dove deve andare a fare la spesa, e chi ci passa in macchina è invece al 90% un turista che è lì per vedere un po' di natura e se ne frega del Conad a 15 km. Tra l'altro, mentre in Francia i borghi sono pieni di boulangerie, patisserie, boucherie e quant'altro, i nostri borghi circondati da Conad, Auchan, Tigros, Gigante e via dicendo a pochi km di macchina possono bene accontentarsi di due negozietti di prodotti tipici pensati apposta per spennare i turisti.

hordak1975
May 7th, 2013, 05:43 PM
I cartelloni pubblicitari, piazzati uno ogni cento metri sono una costante quasi ovunque e rovinano le poche strade circondate dal verde, da campagne o boschi.

Se non vado errato, una legge che regolamenta la diffusione di quel cancro esiste - ed è effettivamente applicata - solo in Trentino Alto Adige.
L'anno scorso - girando tra Trento e Bolzano - sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla totale assenza di billboards: a conti fatti ce n'erano solo nelle aree industriali... come sono entrato in Veneto subito è ricominciato lo spettacolo osceno :ohno: perfino lungo le coste del Lago di Garda :bash:

Dal Bo
May 7th, 2013, 10:07 PM
Magari si facesse come in Trentino Alto Adige. Ogni volta che li cito in un discorso, mi sento dire: " ma loro ricevono un sacco di soldi e via dicendo". Argomentazione priva di fondamento dato che, discorso trito e ritrito, rispettare un pò quello che già si ha non costa nulla, se non un po di accortezza e interesse per ciò che si fa.
Tuttavia posto proprio un brutto esempio che viene da quelle zone, e purtroppo proprio da una zona di grande impatto scenografico. La piana tra Riva del Garda e Arco.
In una foto d'epoca appariva così.
http://imageshack.us/a/img713/2070/01590490.jpg

Ora invece è occupata da capannoni e villette in un continuo che unisce i due centri.

http://imageshack.us/a/img27/3720/rivabg.jpg

Dr.Jerdo
May 8th, 2013, 11:51 AM
^^

Già, avevo rimosso. A parte che tutto il lago di Garda sta soffocando, avevo percorso il tratto di strada panoramica che porta da Riva del Garda a Tenno, da cui si gode della stessa vista della foto che hai postato (dall'altro lato però). L'impatto visuale è incredibile perché appunto non hai sotto una valle ma una piana e quindi si prova un effetto 'strapiombo', è un paesaggio che dà le vertigini. Ora, dal vivo si vede quanto normalmente posti da google maps, si percepisce in modo diretto l'accozzaglia disordinata dei condomini e dei capannoni, la disposizione a macchia d'olio, cosa che normalmente uno percepisce solo indirettamente a livello strada o in un modo meno impattante in territori di tipo diverso. Oltre a ciò il solito problema delle altezze sconclusionate. Riprendendo un tema di cui si è discusso, se anche avessero urbanizzato a villette con giardino e capannoni della stessa altezza tutta la piana (che ora è mezza costruita mezza no), senza fare condomini e disponendo il tutto lungo tracciati razionali, l'effetto sarebbe stato decisamente migliore.

Per quanto riguarda i cartelloni, mi auguro che si applichi anche nelle altre regioni la stessa legge che c'è in Trentino, non sapevo di questa legge e mi fa piacere apprenderlo.

Fab87
May 8th, 2013, 07:08 PM
Sempe sul lago di Garda...

http://brescia.corriere.it/brescia/gallery/brescia/05-2013/abusi/01/fotogallery-brescia_1ede0768-b7bb-11e2-b9c5-70879a266c65.shtml#6

Apteryx
May 9th, 2013, 11:51 PM
Parliamo dei tralicci dell'alta tensione...
In Francia non esistono quasi in campagna e non interrompono mai i bei paesaggi.
In Italia ci sono linee che si incrociano ovunque e in pianura padana non c'è angolo dove tre o quattro file di tralicci non segnino l'orizzonte.

Ma interrare le dorsali e fare loro seguire ferrovie e autostrade no?

Jasper90
May 10th, 2013, 01:11 AM
Parliamo dei tralicci dell'alta tensione...
In Francia non esistono quasi in campagna e non interrompono mai i bei paesaggi.
In Italia ci sono linee che si incrociano ovunque e in pianura padana non c'è angolo dove tre o quattro file di tralicci non segnino l'orizzonte.

Ma interrare le dorsali e fare loro seguire ferrovie e autostrade no?

Non per andare OT ma in questi giorni, a Venezia, stanno sostituendo le condutture dell'acqua... Sai a quando risalgono? All'800!! Secondo me, le tolgono e le espongono direttamente in un museo :lol: e inoltre non abbiamo una rete fognaria. Sono d'accordo sull'interramento ma soprattutto sulla miglior progettazione dei fili dell'alta tensione futuri, però un po' mi incazzerei se vedessi che i soldi sono spesi per interrare i fili quando... A Venezia mancano tanti altri servizi :)

Solitudo
May 11th, 2013, 07:44 PM
Parliamo dei tralicci dell'alta tensione...
In Francia non esistono quasi in campagna e non interrompono mai i bei paesaggi.
In Italia ci sono linee che si incrociano ovunque e in pianura padana non c'è angolo dove tre o quattro file di tralicci non segnino l'orizzonte.

Ma interrare le dorsali e fare loro seguire ferrovie e autostrade no?

Non conosco bene la Francia, però suppongo che avendo quasi il doppio della superficie italiana, circa la stessa popolazione, concentrata però in un minor numero di grandi aree urbane, la probabilità di incappare in elettrodotti dal forte impatto visivo sia inferiore.

E' possibile interrare le linee elettriche AT? Certo, dovresti però convincere Terna (proprietaria della rete di trasmissione) a spendere decine di miliardi di euro per interrare decine di migliaia di km di elettrodotti, dire agli azionisti che non distribuirà più dividendi per qualche anno, decuplicare le tariffe per l'uso della propria rete alle società che producono energia elettrica (tipo Enel, Edison e così via). Tutte le industrie energivore chiuderebbero per trasferirsi oltreconfine. Il gioco vale la candela?

Considera anche questo aspetto: le centrali di produzione sono inquinanti e pericolose, per questo sono generalmente distanti dalle città dove vive la maggior parte della popolazione. Gli elettrodotti seguono il più possibile il minore tragitto tra luogo di produzione (centrali) e luogo di consumo (città). Il motivo è questo: l'acciaio per i tralicci costa ed è altamente inquinante produrlo, rame e alluminio di cui sono fatti i fili costano l'ira di Dio. Lungo la linea, pur essendo realizzata da ottimi conduttori elettrici, hai delle perdite di energia (per linee AT circa il 6-7 %).

Quindi: linee + lunghe ---> maggiori costi di realizzazione, di manutenzione, maggiori perdite di energia elettrica (per avere la stessa energia a valle devi produrne di più a monte e quindi maggior impatto ambientale).

Un altro aspetto: nelle linee interrate a corrente alternata molto lunghe hai forte dispersione di corrente verso il terreno, perchè la linea si comporta come un condensatore: 2 conduttori (filo e terra) separati da un isolante (guaina di isolamento dei fili). Per questo motivo questo tipo di linee vengono realizzate a corrente continua (frequenza e quindi impedenza capacitiva nulla). Però costano di più e si tende ad evitare se non strettamente necessario (tipo collegare la Sardegna all'Italia continentale).

Qualcosa per limitare l'impatto delle nuove linee però si è cominciato a fare. Per esempio utilizzando pali tubolari al posto di tralicci, in modo da occupare la minor superficie agricola possibile. Tipo questi (http://www.assoelettrica.it/blog/wp-content/uploads/monostelo.png).

Spero di esserti stato utile. :)

PS: sarà per l'istruzione che ho avuto, o più semplicemente perchè sono malato, ma trovo le linee aeree AT (diversamente da quelle a bassa tensione) davvero belle e affascinanti.

http://www.forumforthefuture.org/sites/default/files/imagecache/gf-blog-banner/greenfutures/blog/page-7-supergrid-breakthroughcredit-hemera-forward-slash-thinkstock_0.jpg

Apteryx
May 13th, 2013, 06:15 PM
Grazie delle precisazioni tecniche, utili ed interessanti.
Però nella tua equazione manca un addendo, il paesaggio, che non ha valore nullo.
Se lo danneggi inserendo 3 o 4 elettrodotti che si intrecciano in un'area di pochi Km^2 hai una perdita economica che ad oggi nessuno sana, perchè il bene comune è convinzione non sia di nessuno.

Quindi se terna vuole stendere un novo elettrodotto, lo fa parallelo ad una dorsale esistente, ad un'autostrada, strada o ferrovia e non taglia la pianura alla cazzo solo perchè è la distanza più breve tra due punti.

La foto che hai pubblicato è notevole ma è un caso su 100 che i tralicci forniscano uno scorcio panoramico piuttosto che rovinarlo.

Ultimo ma non ultimo il nostro stupido paese ha case disseminate ovunque per questo sono necessari tanti elettrodotti, se avessero organizzato meglio l'urbanizzato.... ma questa è storia nota.

felis
May 14th, 2013, 07:45 PM
Un prezioso reportage da Padania Classics sullo sprawl nella macro-regione


http://24.media.tumblr.com/9ff1a01101e39b08729fecc456aae367/tumblr_mm3ysiCZ7J1s8q6hbo1_1280.jpg

http://25.media.tumblr.com/96605f46f4d22fdf7a56bc49ce4c2307/tumblr_mm07e31D0u1s8q6hbo1_1280.jpg

http://24.media.tumblr.com/3fab8640125cf13028457a4a66a5e496/tumblr_mlstk14NNi1s8q6hbo1_1280.jpg

http://25.media.tumblr.com/bb2fe614a90f6c8972edc1a6e8109b13/tumblr_mlwk5lI8YQ1s8q6hbo1_1280.jpg

http://24.media.tumblr.com/75167e21281e73606b41ef1ce29db29a/tumblr_mluwt0x0GG1s8q6hbo1_1280.jpg

http://24.media.tumblr.com/bbd59bae0017ae5e7de48ef80b4b2679/tumblr_mlhrrzc8rH1s8q6hbo1_1280.jpg
(http://padaniaclassics.tumblr.com/)



https://fbcdn-sphotos-g-a.akamaihd.net/hphotos-ak-frc1/906843_553997414633555_2032796161_o.jpg (https://www.facebook.com/pages/Padania-Classics/545649335468363)

Fab87
May 16th, 2013, 04:33 PM
Che bellezza, noi c'abbiamo un megastore/discopub/leroymerlin/motel fatiscente/night club sempre a portata di mano!

:banana:

P.S. ma frequenti la zona bresciana?

palag
May 18th, 2013, 10:09 AM
Partecipo al vostro thread dalla città di Asti volevo mostrarvi come è cambiata la pianura del fiume Tanaro alla periferia della città negli ultimi anni con la realizzazione di capannoni in cemento (la metà dei quali vuoti)
ed a tuttoggi viene presentato un progetto per ulteriori 4 capannoni.

http://i39.tinypic.com/jhpum0.jpg
http://i41.tinypic.com/1j9g8n.jpg