View Full Version : ROMA



Luca1979
November 3rd, 2009, 10:50 AM
Luca1979 me lo immagino come una sorta di Conan, che dal 1790 viaggia nei secoli e nei luoghi con una croce della Vandea in lotta contro ogni rottura alla tradizione. La sua battaglia continua qui su SSC, covo di giacobini dell'architettura, relativisti e fissati col vetro e con l'acciaio al posto del travertino e delle boiseries dell'Antico Regime.

Grande Luca :cheers:
Piu qualcosa di simile:
http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:MRBkbJK1IX_ntM:http://www.zarcone.it/media/images/wallpapers/homer_ciccione.jpg

Malabares
November 3rd, 2009, 10:50 AM
Ammazza che lunga vita!!! :lol::lol::lol:

Luca1979 me lo immagino come una sorta di Conan, che dal 1790 viaggia nei secoli e nei luoghi con una croce della Vandea in lotta contro ogni rottura alla tradizione. La sua battaglia continua qui su SSC, covo di giacobini dell'architettura, relativisti e fissati col vetro e con l'acciaio al posto del travertino e delle boiseries dell'Antico Regime.

Grande Luca :cheers:

Pavlvs
November 3rd, 2009, 11:02 AM
Sempre stato favorevole al completamento dell'EUR ed all'arco di Libera.

L'Eur è un quartiere monumentale senza monumento.

Quanto alle archistar, quello che non amo di loro è l'internazionalismo del progettato.

Se i quartieri abusivi sulla Colombo possono essere a Roma come a Chisinau, un'opera di queste archistar può essere allo stesso modo a Roma come a Chisinau.

La polemica è vecchia e quindi non ci tornerò.

Venkman
November 3rd, 2009, 11:04 AM
GALLERIA PASA, INIZIATA BONIFICA VIE DI FUGA SOTTOPASSO

È iniziata questa notte e proseguirà per tre giorni l'opera di bonifica dell'area del sottopasso Lungotevere in Sassia. Una operazione di contrasto al degrado urbano e sociale che ha avuto origine circa due anni fa per restituire alla legalità un importante nodo della viabilità cittadina. Il nucleo di Polizia Giudiziaria del XVII Gruppo, diretto dal comandante Antonio Bertola attraverso assidui controlli ha fatto venire alla luce questa problematica che sta trovando la soluzione attraverso la collaborazione con il XVII Municipio. Le strutture dei tunnel di servizio del sottopasso, oltre ad offrire rifugio a senza fissa dimora, spesso con precedenti penali anche rilevanti, erano state trasformate nel corso del tempo in vere e proprie abitazioni dotate di mobilio, suppellettili, masserizie ed in alcuni casi anche elettrodomestici. Naturalmente oltre al degrado urbano che ne derivava era messa in discussione anche la sicurezza dei cittadini che di fatto in caso di emergenza trovavano le uscite di sicurezza della galleria ostruite dagli "alloggi". Nel corso delle prossime tre notti saranno ripristinate le porte taglia fuoco che erano state divelte, riprenderanno a funzionare e sarà ampliato il numero delle telecamere adibite alla video sorveglianza dell'area per impedire nuove indebite occupazioni. Saranno eseguiti anche altri lavori di messa in sicurezza sia dell'asfalto che del quadro elettrico che fornisce energia a tutta la galleria, sarà inoltre potenziata la capacità di ricezione radio infatti nei casi di emergenza era pressoché impossibile ai vigili parlare per radio ed ai cittadini lanciare allarme attraverso il cellulare. Gli agenti del XVII gruppo saranno presenti durante tutte le operazioni per permettere che i lavori vengano eseguiti con la massima sicurezza. (omniroma.it)
(03 novembre 2009 ore 10:31)

GGJJ
November 3rd, 2009, 11:16 AM
Da profano, credo che una discussione sull'architettura contemporanea si possa fare anche in termini critici parlando anzitutto di funzione e funzionalità degli edifici, e di come questa non debba soccombere all'"inventiva" o all'"originalità"... ad esempio, l'Auditorium di Piano assolve alla sua funzione in modo perfetto, corviale no... è la realtà delle cose che lo dice, è dimostrato nel tempo....

Secondo me, oltre a questo discorso che stra-quoto, è importante vedere le cose senza posizioni ideologizzate, che per loro natura portano inevitabilmente ad estremizzazioni e generalizzazioni prive di senso.

Da profano dotato di semplice buon senso posso affermare che non si può dire che tutta l'architettura contemporanea è brutta, allo stesso tempo è abbastanza folle (come fa qualcuno) difendere Corviale (per esempio) che è oggettivamente da distruggere il prima possibile, rilocando gli abitanti in luoghi adatti alla vita umana.

GGJJ
November 3rd, 2009, 11:21 AM
Luca1979 me lo immagino come una sorta di Conan, che dal 1790 viaggia nei secoli e nei luoghi con una croce della Vandea in lotta contro ogni rottura alla tradizione. La sua battaglia continua qui su SSC, covo di giacobini dell'architettura, relativisti e fissati col vetro e con l'acciaio al posto del travertino e delle boiseries dell'Antico Regime.

Grande Luca :cheers:

E' che m'hai ricordato uno sketch di Bergonzoni:

"Che diresti a Galileo se lo incontrassi ora?"
"Complimenti per la longevità!!"
:lol::lol:

Luca1979
November 3rd, 2009, 11:23 AM
Sapete nulla?
SULLA GAZZETTA DI OGGI
Capello su Milan-Real, pugno Buffon, lo sci a Roma
L'intervista al c.t. dell'Inghilterra: "Al Madrid serve un anno, i rossoneri sono ammirati più all'estero che in Italia". E poi la carica del portiere della Juve, le nuove sfide di Alonso alla Ferrari e l'affascinante progetto di Roma: una sprint di fondo al Circo Massimo nel 2011

GGJJ
November 3rd, 2009, 11:26 AM
^^

Sapevo che se ne era parlato in relazione ad una gara di fondo in un parco di Milano, cioè volevano farla sia a Milano che a Roma.

Ma quando poi ho saputo che l'anno prossimo l'avrebbero fatta solo a Milano speravo che 'sta scemenza ce la saremmo risparmiata.

Invece a quanto pare no.. :ohno: :ohno: :ohno:

direttorTonelli
November 3rd, 2009, 11:42 AM
Ufficialmente abbandonato dalla nuova dirigenza dell'eur il progetto per il parcheggio di piazza sturzo. Apparte il caso specifico -ma tanto si è capito che a Roma le maghine staranno in mezzo alla strada anche nel 2450- è un peccato costatare una cosa: fino a qualche tempo fa l'Eur era sostanzialmente ben gestito, a mio avviso, con l'arrivo degli amichetti (ma proprio amichetti, eh!) del fascistello di Bari temo che le cose cambieranno di molto. Stanno già cambiando.

GGJJ
November 3rd, 2009, 11:44 AM
Ufficialmente abbandonato dalla nuova dirigenza dell'eur il progetto per il parcheggio di piazza sturzo. Apparte il caso specifico -ma tanto si è capito che a Roma le maghine staranno in mezzo alla strada anche nel 2450- è un peccato costatare una cosa: fino a qualche tempo fa l'Eur era sostanzialmente ben gestito, a mio avviso, con l'arrivo degli amichetti (ma proprio amichetti, eh!) del fascistello di Bari temo che le cose cambieranno di molto. Stanno già cambiando.

Che stronzata!!!

Pavlvs
November 3rd, 2009, 11:55 AM
Roma tra pianificazione e contrattazione
Data di pubblicazione: 30.10.2009

Autore: Berdini, Paolo

Un ampio quadro della politica urbanistica romana dal’inizio degli anni 90 ai giorni nostri. Contesti. Città territori progetti, rivista del Dupt dell’università di Firenze, n. 2(2008

1. Roma nella crisi dell’urbanistica

La crisi dell’urbanistica italiana ha avuto dagli anni ’90 molte risposte. In assenza della legge quadro nazionale le regioni hanno tentato ciascuna per proprio conto di innovare la legislazione e i comuni hanno continuato a pianificare sulla base di quelle leggi. Le due maggiori città italiane, Roma e Milano, hanno invece avuto l’ambizione di sperimentare modelli che si ritenevano estendibili all’intero territorio nazionale. Milano lo ha fatto nel modo conosciuto, e cioè cancellando esplicitamente l’urbanistica e sostituendola con una serie di progetti urbani ritagliati sulle grandi proprietà immobiliari mediante processi basati sulla discrezionalità. Più complesso il caso romano, dove si è avuta l’ambizione di tracciare una strada equidistante dallo schema derogatorio milanese e della pianificazione pubblica tradizionale.

Per delineare il nuovo modello, Roma aveva la necessità di sottoporre a critica i contenuti delle due polarità opposte e definire conseguentemente il nuovo percorso dell’urbanistica. La critica risultava abbastanza agevole nel caso milanese, dove non era difficile evidenziare le opacità insite nella contrattazione continua, condotta senza regole valide universalmente. Più difficile risultava la stessa operazione nei confronti dell’urbanistica tradizionale dove insieme a tanti casi criticabili si potevano trovare casi di buone pratiche pianificatorie[1].

Nei casi di difficoltà, come noto, il ricorso all’ideologia è provvidenziale. E in tal senso la complessa vicenda della pianificazione comunale viene dipinta con considerazioni di comodo, appiattita sotto giudizi di “estremismo”, di “rigidità e staticità”, di “subordinazione alla proprietà fondiaria”. Ad esempio: “Volendo essere schematici ma concreti, credo che per l’urbanistica italiana ci siano soltanto tre strade da percorrere. La prima è la più vecchia e nota, quella che abbiamo finora percorso e che oggi, però, non sembra avere sbocchi. E’ la strada scelta dai custodi delle regole del passato, secondo i quali l’unico piano possibile è quello rigido….. Questa è la strada di un piano che non è un piano, ma un’astrazione ideologica. La seconda via è, in fondo, uguale e contraria alla precedente; è la soluzione del rifiuto ideologico delle regole….La terza via d’uscita per l’urbanistica italiana è, invece, caratterizzata dalla coraggiosa serietà del riformismo: ed è quella scelta per il piano di Roma”[2].

Il caso romano va dunque analizzato proprio per questa sua ambizione. La sua affermazione avrebbe infatti rappresentato un fatto nuovo nel panorama nazionale. E le condizioni per una sua affermazione c’erano tutte. In primo luogo per i protagonisti politici dell’operazione che sono stati in ordine di tempo il sindaco Francesco Rutelli, in carica tra il 1993 e il 2000 e Walter Veltroni, in carica fino al 2008, quando, a causa dell’anticipato scioglimento del Parlamento, decise di candidare nuovamente il suo predecessore alla carica di primo cittadino, consegnando così alla destra la guida della città. Alla carica di sindaco si sono succeduti per quindici anni due dei principali artefici del “rinnovamento” del fronte progressista, il primo leader della Margherita e il secondo primo segretario del Partito democratico costituitosi nel 2008. Era dunque inevitabile che anche sul terreno delle città e del territorio si giocasse una partita più complessa e i due protagonisti del centrosinistra abbiano utilizzato il governo della città per stabilire rapporti con il sistema di potere e di interessi che gravita intorno al mondo dell’edilizia.

La seconda condizione derivava dal clima di attesa che circondava l’azione del governo di centro sinistra (1996-2001) inizialmente presieduto da Romano Prodi per approvare una nuova legge per il governo del territorio[3].

La terza condizione era relativa al fatto che furono i vertici stessi dell’Istituto nazionale di urbanistica ad assumere la guida dell’urbanistica romana. Il nuovo corso urbanistico romano ha infatti avuto come indiscusso protagonista il suo presidente onorario, Giuseppe Campos Venuti, che fino alla fine ne ha difeso l’impostazione culturale ed anche l’attuale presidente nazionale, Federico Oliva, ne è stato uno dei protagonisti

L’ultima condizione per la riuscita del tentativo era quella di essere sostenuti da un convinto consenso mediatico. Operazione agevole a Roma, per il fatto che i principali quotidiani della capitale sono di proprietà di attori economici con grandi interessi nel mondo dell’edilizia e proprietari di vasti compendi immobiliari[4]. Intorno al piano di Roma era stato insomma costruito un ambizioso tentativo di inaugurare un nuovo corso dell’urbanistica italiana.

2. Il Piano delle certezze e la nascita dei diritti edificatori e della compensazione

Questo insieme di motivazioni, di per se sufficienti a fornire una quadro molto favorevole, erano ulteriormente sostenute dalle caratteristiche della città agli inizi degli anni ’90, quando cioè inizia il corso della nuova amministrazione guidata da Francesco Rutelli. Nel 1993 siamo nel pieno del ciclone tangentopoli che aveva azzerato il personale politico del centrosinistra e anche parte del mondo imprenditoriale dell’edilizia. Il mondo delle costruzioni era sostanzialmente fermo e ci sarebbe stato tutto il tempo per voltare pagina e inaugurare la stagione di una nuova urbanistica come del resto era stato delineato all’interno del suo programma elettorale.

Vennero invece avviati due distinti provvedimenti in aperta contraddizione con le posizioni premiate dal risultato elettorale. Il primo fu il sostanziale svuotamento di una delle principali conquiste del movimento riformatore romano, e cioè la Variante di salvaguardia che aveva tagliato circa quaranta milioni di metri cubi di previsioni edificatorie, attraverso la redazione del Piano delle certezze. Nelle premesse teoriche di questo provvedimento non si riesce a trovare alcun motivo convincente che avrebbe reso indispensabile la revisione del piano precedente. Non c’era allora -come non esiste a tutt’oggi- nessun provvedimento della magistratura che avesse censurato la facoltà pubblica di cancellare espansioni in ambiti giudicati preziosi dal punto di vista ambientale. La redazione della Variante delle certezze non era dunque un provvedimento imposto dall’adempimento a sentenze della magistratura.

Nella relazione di piano vengono esplicitate due questioni. La prima afferma che uno dei suoi limiti era quello di non aver ancora concluso –insieme alla coeva Variante per il verde e i servizi- il proprio iter legislativo. Argomentazione singolare, poichè il comune di Roma aveva tutte le possibilità di sollecitare la Regione Lazio ad approvare i due strumenti, ma decise di scegliere la strada della redazione di un nuovo strumento[5].

La seconda questione affrontata nella relazione del piano delle Certezze è invece relativa al fatto che esso “non aveva interamente chiarito i rapporti tra pubblico e privato”. Ed è questa la questione cruciale. Siamo nel pieno della grande offensiva ideologica neoliberista che teorizza il declino della funzione pubblica e il passaggio di prerogative e poteri al privato. La variante di salvaguardia era dunque fuori moda. Si voleva dunque superare il rigore pubblicistico contenuto in quel provvedimento e non a caso proprio all’interno del piano delle certezze nacque la compensazione urbanistica: una parte delle previsioni edificatorie cancellate dalla variante di salvaguardia vennero recuperate, lasciando all’operatore privato la scelta di individuare un nuovo ambito urbano su cui poter realizzare le previsioni edificatorie cancellate dallo strumento di salvaguardia[6]. Per la prima volta nel panorama nazionale si afferma che la tutela paesistica non ha la facoltà giuridica di cancellare preesistenti destinazioni urbanistiche, né che attraverso i processi urbanistici si possa estendere la salvaguardia su aree precedentemente destinate all’edificazione. Nasce il concetto di “diritto edificatorio” che avrebbe accompagnato tutto il percorso dell’urbanistica romana.

Contro questa gravissima posizione che per la prima volta stabiliva l’intangibilità della rendita fondiaria, ci furono prese di posizione di grande autorevolezza scientifica che demolivano alla radice i cosiddetti diritti edificatori[7]. Anche questi suggerimenti, ovviamente, non furono tenuti in considerazione. Interessava evidentemente di più dare segnali di discontinuità con una consolidata cultura urbana progressista.

3. Il pianificar facendo e il trionfo dell’accordo di programma

Parallelamente alla Variante delle certezze fu avviata una vasta sperimentazione dei cosiddetti programmi urbanistici complessi codificati appena pochi anni prima dal Ministero dei Lavori pubblici, e cioè proprio di quegli strumenti basati sulla discrezionalità urbanistica che provengono dal filone culturale dell’urbanistica milanese. Quando nacquero i programmi complessi, oltre allo scontato consenso di coloro che ne sottolinearono il salto culturale, e cioè la sostituzione della logica del piano con quella del progetto urbano, ci fu anche chi ne accolse favorevolmente la valenza sperimentale. Di fronte alla crisi dell’urbanistica, si disse, una risposta possibile era anche nel pragmatismo e nel recupero della cultura del progetto.

Il limite dell’urbanistica romana è stato quello di non aver compreso il pericolo del loro uso sistematico e di averne fatto addirittura il simbolo del nuovo. Con questo secondo segmento di azione pianificatoria si afferma infatti il “pianificar facendo”. “Appare evidente il senso del pianificar facendo. Lo slogan esplicita in metodo dialettico di costruzione del piano: dal generale al particolare e dal particolare al generale. Definiti uno schema generale di riferimento………è stato possibile avviare progetti urbanistici considerati strategici…….In questo contesto appare evidente il ruolo giocato dalle cosiddette procedure innovative: dai programmi di riqualificazione e di recupero alla individuazione del progetto urbano”[8].

Emerge in modo evidente la contraddizione: mentre si affermava di voler cercare un altro percorso rispetto a quello milanese, si usano gli stessi istituti derogatori. Roma rende anzi sistematico l’uso della contrattazione urbanistica. Quello che Milano sperimenta in un limitato numero di aree, Roma lo applica sulla scala dell’intera città. Roma applica insomma il modello restauratore disegnato dalla legge Lupi, e cioè la proposta di variazione della legge del 1942, pensata da uno dei protagonisti dell’urbanistica milanese e fondata proprio sul concetto di continua contrattazione tra amministrazioni pubbliche e proprietà fondiaria[9].

La capitale istituisce addirittura un assessorato ad hoc, unico comune italiano in cui oltre ad un assessorato alla pianificazione si crea un assessorato alla deroga[10]. La giunta municipale romana con l’acquiescenza della Regione Lazio ha approvato negli ultimi dieci anni oltre cento accordi di programma in variante agli strumenti urbanistici vigenti (Prg 1962-65 e successive varianti) ed anche dello stesso piano in costruzione. Il piano regolatore non esiste più, con l’accordo di programma si può edificare dappertutto, su aree destinate a verde, a servizi pubblici o all’agricoltura.

Ma oltre al tema del rapporto tra piano e progetto, l’uso dei nuovi strumenti di intervento ha avuto una ben più grave conseguenza. I programmi complessi vengono infatti approvati non più attraverso la procedura di evidenza pubblica prevista dalla legislazione urbanistica nazionale, ma attraverso l’uso dell’accordo di programma, previsto dall’articolo 49 del Decreto legislativo 267/2000 con cui viene cancellato il processo di trasparenza democratica. La decisione sulla validazione delle varianti urbanistiche appartiene, come noto, ai consigli comunali dove esiste almeno dal punto di vista formale il controllo istituzionale e la partecipazione. L’accordo di programma viene invece approvato dalla giunta comunale e soltanto “ratificato” –pena la decadenza- dai consigli comunali. Si salta insomma un passaggio democratico e partecipativo fondamentale per l’esercizio delle prerogative democratiche delle amministrazioni locali.

4. Il capovolgimento della gerarchia legislativa: l’urbanistica prevale sulla pianificazione paesistica

Era prevedibile che alcune proposte di deroga urbanistica si sarebbero venute a trovare in aperta contraddizione con quanto previsto dalla pianificazione paesistica o dagli altri strumenti della tutela del territorio. E quando il rischio del blocco dei programmi di recupero urbano si è fatta più concreta, sono arrivate nuove norme legislative.

Nelle leggi 2 e 18 del 2004, la Regione Lazio ha stabilito che “…gli accordi di programma aventi ad oggetto programmi di recupero urbano di cui all’articolo 11 del dl 5 ottobre 93, n. 398 ed altri interventi di edilizia residenziale pubblica finanziati dalla Regione possano comportare variazioni ai Piani territoriali paesistici vigenti.”. Il comma successivo precisa poi che “gli accordi di programma aventi ad oggetto piani o programmi di intervento finalizzati all’acquisizione pubblica di aree ricadenti in aree naturali protette o con rilevante valore paesaggistico possono comportare variazioni a Ptp vigenti”. Per favorire la nuova urbanistica romana, la Regione Lazio capovolge un principio legislativo fondamentale: la gerarchia delle fonti che vede la pianificazione urbana subordinata a quella paesistica, viene capovolta. E’ la tutela ambientale ad essere subordinata ai progetti urbanistici.

L’urbanistica romana del primo dopoguerra è stata nella storia della disciplina un punto di riferimento per l’intero paese. Sono numerosi i piani regolatori redatti sull’esempio metodologico del piano del 1965. Anche in questo caso Roma diviene il modello di riferimento per tutta la nazione: sono innumerevoli le città che hanno seguito l’esempio dell’utilizzazione dell’accordo di programma come strumento per governare il territorio. E proprio in questi giorni, le intercettazioni telefoniche condotte dalla magistratura relative alla vicenda del piano strutturale fiorentino hanno finalmente mostrato all’intera nazione quali siano i meccanismi insiti nell’urbanistica contrattata[11].

5. Il carattere flessibile delle norme tecniche di attuazione

La sostituzione della pianificazione urbanistica con la discrezionalità insita nell’uso dell’accordo di programma ha comportato inevitabilmente un elevato grado di flessibilità dell’impianto normativo del piano. Il numero gigantesco degli articoli delle norme tecniche e della loro faticosa stesura, richiederebbe ampio spazio per un’analisi sistematica e non mancheranno occasioni maggiormente adatte[12]. In questa sede è sufficiente riportare le tre più vistose lacune dell’impianto normativo nei confronti dei tre principali ambiti in cui il piano urbanistico ha suddiviso Roma: la città storica; la città della trasformazione; l’agro romano.

Per la città storica la principale censura riguarda la sostanziale assenza di una vera tutela del patrimonio insediativo classificato “storico”. Se infatti occorre dare atto al nuovo prg di aver ampliato notevolmente gli oggetti da sottoporre a tutela storica fino a ricomprendervi alcuni recenti quartieri di edilizia pubblica, è altrettanto vero che la normativa di riferimento contiene formulazioni che contraddicono le stesse ragioni della tutela.

Due recenti esempi hanno svelato esplicitamente la vicenda: il compendio dell’ex Ministero delle Finanze all’Eur e l’edificio utilizzato quale museo del cinema a pochi passi dalla storica Porta Portese. In entrambi i casi la destinazione del nuovo piano era univoca: siamo all’interna nella città storica, dove la norma afferma che “gli interventi edilizi e urbanistici, nonché le iniziative di promozione sociale ed economica sono finalizzate alla conservazione e valorizzazione delle qualità esistenti, nel rispetto delle peculiarità di ciascuna delle componenti insediative”. Per entrambi questi immobili è stata invece ammessa la demolizione e ricostruzione sulla base di una possibilità offerta da altri articoli delle stesse norme tecniche. Una serie di rinvii, eccezioni e possibilità di deroga hanno reso infatti possibile ciò che apparentemente veniva rigorosamente vietato[13].

Analogo è il caso degli interventi di trasformazione urbanistica ammessi nelle aree periferiche. Lo strumento fondamentale individuato per la riqualificazione di queste aree, infatti, è il Print, programma integrato di intervento e la normativa di riferimento fissa in prima istanza i parametri urbanistici da rispettare. Subito dopo, però, lascia ampio spazio alla contrattazione. Si prevede anche il raddoppio delle volumetrie inizialmente definite attraverso le procedure di concertazione tra pubblico e privato. E’ del tutto evidente che nessuno è in grado di misurare in modo certo e univoco il dimensionamento del piano regolatore. Il numero dei Print previsti dal prg supera infatti il numero di 150: il dimensionamento di 70 milioni di metri cubi contenuto negli elaborati di piano è dunque soltanto un’approssimazione di larga massima, poiché tiene conto delle possibilità incrementali consentite dalle norme di piano.

Infine le aree agricole, l’ambito urbano che nelle dichiarazioni ufficiali appare come il fiore all’occhiello del nuovo piano. A leggere la normativa di riferimento si resta invece colpiti dal numero e dalla portata delle possibilità derogatorie che vengono create per aggirare il vincolo di destinazione agricola. Alcuni esempi. Tra gli usi consentiti nelle zone agricole sono previsti (art. 69): “ricettività all’aria aperta; attività ricreativo-culturale e sportiva a cielo aperto; discariche inerti; reti tecnologiche private; impianti di produzione di energia elettrica; attività estrattive e altre attività connesse, complementari e compatibili con l’uso agricolo”.

In buona sostanza se da un lato si afferma che l’agro romano è tutelato come categoria, dall’altro si consente la realizzazione di cava o di produzione di energia. Ad esempio, è molto attuale la produzione locaòe di energia solare e molti comuni italiani stanno favorendo la realizzazione di aree di produzione. La loro estensione supera di spesso le decine di ettari: occupano dunque molto spazio che sottraggono all’uso e al paesaggio agricolo. Il piano regolatore di Roma permette invece che si possono fare in zona agricola[14].

E’ un processo sostanzialmente analogo a quello lucidamente descritto sulle pagine di Contesti da Paolo Baldeschi riguardo ai contenuti del piano strutturale fiorentino. Nel sottolineare la vacuità, o per meglio dire il carattere di vero e proprio diversivo rispetto allo specifico disciplinare, di alcune affermazioni contenute nella normativa tecnica di piano, afferma:”Il Ps porta questa filosofia alle estreme conseguenze, presentandosi come un atto meramente politico, senza averne né competenze né poteri rispetto agli obiettivi proposti….Rimandando tutti gli aspetti urbanistici di governo del territorio al Ru e rendendo pleonastico lo statuto del territorio, l’amministrazione si lascia le mani libere sulle decisioni che saranno assunte nello strumento operativo.“[15]. La normativa del piano di Roma cade nello stesso paradigma. La flessibilità lascia infatti ampi margini di operatività nella fase della gestione urbanistica.

6. L’idea di città e il modello spaziale del nuovo piano

Il piano regolatore del 1965, come noto, delineava una fisionomia della città imperniata sulla realizzazione della “nuovacittà pubblica” nella periferia est della città. La realizzazione del Sistema direzionale orientale era infatti la chiave del rinnovamento urbano da raggiungere in primo luogo con lo spostamento delle attività ministeriali dal centro storico della città. Con il nuovo piano regolatore lo Sdo è stato cancellato. Vengono confermati i due comprensori terminali (Pietralata a nord e Torre Spaccata a est), ma l’idea strutturante viene sostituita con 18 ambiti destinati alla funzione di “centralità”. Il nuovo piano affida dunque le speranze di definizione della struttura urbana del terzo millennio a quasi due decine di poli sparsi a raggiera nel territorio romano senza alcun legame tra di essi.

Il primo gruppo delle centralità appartiene a quelle già esistenti alla data di redazione del nuovo piano: si tratta del secondo polo universitario di Tor Vergata ad est di Roma e quello della terza università di Ostiense a sud, già realizzati e funzionanti da molti anni prima della stessa elaborazione. Ad esse si aggiungono i due citati comprensori terminali dello Sdo. Le tre principali centralità, Eur Castellaccio (sud) e Acilia Madonnetta (ovest) e Anagnina Romanina (est) sono invece vecchie destinazioni a servizi pubblici del precedente piano: si passa con disinvoltura dal regime pubblico a quello privato confermando le cubature precedentemente destinate alla realizzazione di attrezzature pubbliche. In questa stessa categoria si colloca anche la centralità di Saxa Rubra (nord) nata a ridosso del centro di produzione Rai.

Due altre centralità sono state individuate su aree pubbliche Ponte Mammolo (est) e Santa Maria della Pietà (nord), ma mentre la prima è caratterizzata da una serie di vincoli morfologici e infrastrutturali tali da caratterizzarla come nodo di scambio della mobilità, la seconda è caratterizzata da un quadro storico-ambientale straordinario che non consente alcuna trasformazione. La Storta e Cesano (nord) e Massimina (ovest) sono riconducibili ad esclusivi obiettivi di valorizzazione di aree precedentemente destinate ad uso agricolo.

Cinque ulteriori centralità individuate sono infine eredità del “pianificar facendo”, sono cioè aree la cui trasformazione è stata decisa attraverso l’uso dell’accordo di programma: Alitalia-Magliana e Fiera di Roma (ovest); Bufalotta a nord; Polo tecnologico e Ponte di Nona-Lunghezza a est. Tre di esse sono caratterizzate dalla realizzazione dei numerosi centri dell’iperconsumo nati a Roma in poco tempo. In poco più di dieci anni, infatti, grazie alla disinvoltura dell’urbanistica romana, indotta anche nei comuni limitrofi sono stati costruiti 28 giganteschi centri commerciali diffusi in ogni quadrante urbano che si vanno ad aggiungere ai 4 di più modeste dimensioni preesistenti[16]. Calcoli prudenti parlano della chiusura in breve tempo di oltre tremila attività commerciali di vicinato: con il pianificar facendo è stata decretata la desertificazione della periferia romana.

E’ soprattutto nel caso del comprensorio della Bufalotta che si misura il fallimento della visione liberista del nuovo piano regolatore. Il contenuto della centralità era assicurato dalla articolazione funzionale del nuovo insediamento. Erano previste residenza per poco più di un terzo dei previsti 3 milioni di metri cubi (circa 12.000 nuovi abitanti), un altro terzo era dedicato alla realizzazione di terziario (la centralità, appunto). La restante parte era destinata alla funzione commerciale ed è stata la prima ad essere realizzata. Esaurita anche la costruzione delle residenze, era finalmente arrivato il momento di delineare il volto della centralità.

Ma i proprietari del comprensorio fanno infatti sapere al comune di Roma che conseguentemente alla crisi del comparto terziario non è dunque in grado di realizzare la prevista quota di uffici, e cioè la centralità. La giunta comunale non oppone alcuna resistenza, non cerca cioè di mantenere fede al programma sottoscritto richiamando il consorzio al rispetto della convenzione stipulata. Nel novembre 2008 vota una deliberazione che accetta di mutare le restanti volumetrie da terziarie a residenziali. Con il fallimento del progetto urbano della Bufalotta cade la convinzione principale su cui si è basata l’urbanistica romana, e cioè di affidare il destino della città al “mercato”. Una convinzione su cui è stato costruito il piano regolatore e su cui si è investito moltissimo in termini di immagine. A partire dal 2002, infatti, il comune di Roma è stato entusiasta attore nella fiera della speculazione immobiliare internazionale che si svolge annualmente a Cannes, il Mipin, Marché international des professionels de l’immobilier. Nel 2007, pochi mesi prima che iniziasse il crollo dell’economia di carta creata anche dagli stessi geniali devolopers registi del Mipin, Roma insieme alla regione Lazio aveva organizzato un padiglione di 800 metri quadrati in cui mettere la città in vendita.

E se la Bufalotta è un fallimento, l’intervento pubblico dimostra invece la capacità di essere ancora il motore delle trasformazioni. Le uniche vere centralità realizzate nell’ultimo ventennio a Roma sono infatti proprio due grandi progetti pubblici: le due università di Tor Vergata e di Ostiense che, pur nella diversità, rappresentano esempi concreti di come le amministrazioni pubbliche possono influire sul destino urbano.

7. La “nuova” urbanistica e il sacco urbanistico di Roma

Il 13 e 14 aprile 2008 il centrodestra vince con ampio margine le elezioni politiche anticipate causate dalla caduta del secondo governo presieduto da Romano Prodi. Candidato premier dello schieramento di centrosinistra era Walter Veltroni. Il 4 maggio la trasmissione televisiva Report manda in onda un servizio sull’urbanistica romana, I re di Roma, firmato da Paolo Mondani che rende finalmente evidenti le contraddizioni dell’urbanistica romana[17].

Nel ballottaggio delle elezioni amministrative svoltosi l’11 giugno 2008 il candidato della destra, Giovanni Alemanno diventa sindaco di Roma con il 53,7% dei votanti. Lo sfidante dello schieramento contrapposto, Francesco Rutelli, si ferma al 46,3%. Dopo quindici anni di ininterrotto governo di centrosinistra, Roma volta pagina.

Nei lunghi anni di governo urbano, la sinistra ha costruito una sconfitta culturale senza appello. Le speranze che avevano accompagnato le ambizioni della nuova urbanistica romana si sono dissolte progressivamente. Nel merito, in primo luogo. Il pianificar facendo ha fallito la sua sfida. Centralità, cura del ferro e tutela dell’agro erano gli obiettivi che si prefiggeva di raggiungere. Del fallimento delle centralità abbiamo già parlato.

Sulla “cura del ferro”, e cioè il legame tra le trasformazioni urbane e il sistema di trasporto pubblico si è di recente soffermato Walter Tocci, vicesindaco della città nel periodo di Francesco Rutelli e ideatore del potenziamento della rete di trasporto pubblico. Il giudizio espresso è senza appello: la cura del ferro è stata abbandonata[18].

Ed anche la salvaguardia delle aree agricole si sta dimostrando una chimera. Oggi a Roma vivono circa 2 milioni e seicento mila abitanti, eppure già nel 2002, il comune di Roma aveva misurato l’estensione dell’urbanizzato in 46 mila ettari poco meno di quanto previsto nel precedente piano, pensato per un popolazione due volte più grande. Segno evidente che l’urbanizzazione è sfuggita da ogni controllo, con la conseguente cancellazione di preziose aree destinate all’agricoltura e all’equilibrio naturale. Ma, per paradossale che possa sembrare, è oggi che si corre il rischio concreto della cancellazione della campagna romana. Il paradosso sta nel fatto che nonostante siano circa due decenni che Roma si sta spopolando, il nuovo piano regolatore prevede l’urbanizzazione di ulteriori 15 mila ettari, così da arrivare a cancellare oltre il cinquanta per cento della campagna romana. Quindici anni di nuova urbanistica hanno lasciato 70 e oltre milioni di metri cubi di cemento: il nuovo sacco urbanistico[19].

Ma il fallimento del disegno egemonico dell’urbanistica romana è rintracciabile anche nel quadro nazionale. La possibilità di veder approvata in tempi brevi una moderna legge quadro per il governo del territorio si è dimostrata vana. Nei cinque anni della prima esperienza governativa nazionale e nei due anni del secondo governo Prodi, il centrosinistra non ha avuto la convinzione di arrivare a quell’importante risultato. Eppure il 70 % dei comuni era amministrato dal centrosinistra e anche l’Anci, associazione dei comuni italiani era diretta dal sindaco di Firenze. Se non si è arrivati all’approvazione del provvedimento è perché si è preferita l’urbanistica contrattata. Oggi in discussione alla Camera dei deputati c’è la legge Lupi e una parte della stessa opposizione si è dichiarata pubblicamente a favore della sua approvazione.

L’Istituto nazionale di urbanistica vive dal canto suo un momento di evidente involuzione. Se occorre dare atto che ultimamente ha corretto i positivi giudizi espressi sulla legge Lupi, è al tempo stesso evidente il suo progressivo spostamento su una visione mercatistica della città, dimostrata dall’impegno profuso negli annuali appuntamenti “Urbanpromo”, dedicati al “marketing urbano e territoriale”, pallide emulazioni della più robusta fiera della speculazione di Cannes[20].

Solo un segmento dei quattro iniziali che hanno consentito il delinearsi dell’urbanistica romana ha conseguito in questi anni un trionfo: la proprietà immobiliare. I due quotidiani romani, Il Messaggero e Il Tempo, hanno potenziato le testate, capitalizzando evidentemente le immense plusvalenze conseguite con il pianificar facendo. In particolare Il Messaggero ha giocato una partita aperta durante le elezioni amministrative, schierandosi contro l’urbanistica del centrosinistra. Un paradosso apparentemente, se si pensa che in questi anni la proprietà fondiaria non ha trovato ostacoli a concretizzare ogni suo progetto. Ma inevitabile conseguenza della visione economicista che si è affermata: se la città è ridotta a mero fattore economico, è comprensibile che anche i suoi protagonisti principale, la proprietà fondiaria, cerchi in ogni modo di incrementare i suoi affari a prescindere dagli schieramenti in campo.

La parabola della nuova urbanistica romana sta nella sproporzione tra le ambizioni iniziali e i suoi esiti. Aver cancellato le regole in nome di una flessibilità senza scopo si è dimostrato un errore gravissimo. Le radici della sconfitta romana sono dunque culturali. Ed è soltanto con una coraggiosa opera di revisione critica delle sue posizioni sulla città che lo schieramento progressista potrà superare la sconfitta del 2008.

[1] La più significativa delle esperienze recenti è senza dubbio quella di Napoli negli anni 1993-97. Oltre alle numerose pubblicazioni del comune di Napoli, va segnalato il bel volume di Gabriella Corona, I ragazzi del piano. Donzelli editori, 2007.

[2] Giuseppe Campos Venuti, Il piano per Roma e le prospettive dell’urbanistica italiana, in Urbanistica n. 116-2000. Alcune altre citazioni: “E dal comune di Roma, che dopo 40 anni ha elaborato un nuovo piano regolatore, viene la risposta forse più significativa alla deregulation e alla passività, all’antipiano e all’estremismo”, Giuseppe Campos Venuti, Adottare il piano per Roma, Comune di Roma, 2002; “Mi sembra che l’amministrazione e i suoi consulenti rifiutino il vecchio modello del piano rigido e statico”, Giuseppe Campos Venuti, Urbanistica in evoluzione, in Capitolium, dossier Verso il nuovo piano regolatore, 1999; “Introduzione di meccanismo compensativi e la perequazione urbanistica, che superino l’impasse quasi ventennale dei meccanismi di apposizione dei vincoli preordinati all’esproprio e la subordinazione della progettazione urbanistica alla struttura della proprietà fondiaria”, Domenico Cecchini, relazione al Piano delle Certezze, Roma, 1997.

[3] Durante il 1998 la competente commissione della Camera dei Deputati aveva iniziato la discussione su un testo organico redatto principalmente da Guido Alberghetti, ex parlamentare e responsabile dell’urbanistica del Pds. Inerzie e divisioni all’interno della stessa maggioranza non consentirono l’approvazione della legge, ma furono numerosi gli interventi del gruppo degli urbanisti incaricati in cui affermavano che i contenuti del nuovo piano romano erano un’anticipazione di quelli della legge nazionale.

[4]Il più diffuso quotidiano locale, Il Messaggero, è di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, titolare, tra l’altro, di una grande società di produzione di cemento e proprietario di molte aree ed edifici. Il quotidiano locale di destra, Il Tempo, è anch’esso di proprietà di un soggetto con rilevanti interessi immobiliari, Domenico Bonifaci. Nel consiglio di amministrazione del gruppo Rcs-Corriere della Sera, infine, siede Pier Luigi Toti, importante e autorevole costruttore romano.

[5]La variante di Salvaguardia fu adottata con delibera n. 279 del Consiglio comunale di Roma il 23-24 luglio 1991. Le controdeduzioni furono approvate il 21 febbraio 1995. L’approvazione da parte della regione Lazio si ebbe con deliberazione di Giunta regionale n. 596 del 17.5.2002. La variante delle Certezze fu adottata dal Consiglio comunale in data 29 maggio 1997. Il 9 novembre 2000 fu approvata la deliberazione di precisazione delle compensazioni ivi contenute. L’approvazione regionale si ebbe con dgr n. 856 del 10. 9. 2004. Va anche sottolineato che nei quindici anni di gestione urbanistica non sono stati difesi neppure i vincoli sulle aree pubbliche, poiché alla metà degli anni 2000 in alcune aree sottoposte a piano attuativo essi vennero di nuovo a scadenza. Da allora iniziò nuovamente lo stillicidio di richieste di edificazione sulle aree a vincolo scaduto. Molte sono state compromesse con il rilascio di permessi di costruzione, ma a differenza di quanto avvenne negli anni ’90 nessuno ha pensato di lanciare il minimo allarme all’opinione pubblica.

[6] “Infine il piano delle certezze introduce con una prima applicazione l’istituto della compensazione edificatoria….Già oggi con il piano delle certezze esso trova applicazione rispetto alle aree edificabili che vengono cancellate sulla base di criteri urbanistici e non sulla base di vincoli cogenti di inedificabilità”. E’ invece noto che la lottizzazione di Tormarancia, la cui edificazione fu cancellata sulla base dell’apposizione di un vincolo paesaggistico, insieme ad altri casi, furono ugualmente inserite all’interno dei comprensori da compensare.

[7] Vincenzo Cerulli Irelli, Edoardo Salzano. Relazione introduttiva al convegno di Italia Nostra sui diritti edificatori. Roma, 10. 1. 2003. Sulla rilevanza giuridica delle nuove formulazioni vedi Luca De Lucia, La perequazione nel disegno di legge sui “Principi in materia di governo del territorio” in La controriforma urbanistica. Alinea editrice 2005.

[8]Verso il nuovo piano regolatore. Le città di Roma. Comune di Roma, Dipartimento politiche del territorio. Roma, novembre 1999.

[9] Sulla legge Lupi si veda: La controriforma urbanistica, a cura di M.C.Gibelli, Alinea editrice 2005. Dall’inizio di questo anno (2009) la legge Lupi ha iniziato di nuovo ad essere discussa all’interno della competente commissione della Camera dei Deputati e, data l’assenza di una convinta opposizione, il provvedimento rischia di essere approvato.

[10] Dal 1999 al 2008 a Roma è esistito l’assessorato ai “Grandi eventi” che diretto ininterrottamente dall’assessore Claudio Minelli è stato l’ispiratore di decine di deroghe approvate mentre si redigeva il piano urbanistico.

[11] Le intercettazioni ambientali fanno infatti comprendere appieno il nuovo meccanismo. La costruzione della variante che intendeva trasformare nello stadio di calcio della Fiorentina e nelle strutture commerciali correlate la destinazione a parco pubblico preesistente, viene infatti decisa da incontri ristretti svoltisi in vari ristoranti della città dal sindaco Leonardo Domenici, dal proprietario dell’area, Salvatore Ligresti, e dal proprietario della squadra di calcio, Diego Della Valle. La città era all’oscuro di tutto.

[12] In questa sede è forse utile limitarsi a riportare le date delle numerose stesure formalizzate della normativa. Prima adozione di Gm. nel settembre 2000. Versione provvisoria del 19 aprile 2002. Stesura approvata dalla Gm. il 18. 6. 2002. Versione variata approvata dalla Gm. il 3. 12. 2002. Stesura adottata dal consiglio comunale il 19-20. 3. 2003. Stesura approvata in sede di controdeduzioni approvata il 5 dicembre 2005. Ad ogni stesura si introducevano notevoli mutamenti.

[13] La citazione riportata nel testo è tratta dall’articolo 20, Città storica, Definizione, obiettivi e componenti., comma 2 delle NTA. Al comma 5 del successivo articolo 21 si afferma ad esempio: “Nelle aree libere non gravate di vincolo di pertinenza a favore di edifici circostanti sono ammesse la nuova edificazione su singoli lotti liberi o parzialmente edificati interposti tra lotti edificati dello stesso isolato, e risultanti da demolizioni totali o parziali di preesistenti edifici”.

[14] Vezio De Lucia, Il nuovo Prg di Roma e la dissipazione della campagna romana. In Meridiana 4-2005. I dati sul consumo di suolo a Roma sono contenuti in Paolo Berdini, La cancellazione della campagna romana. In No Sprawl, Alinea editrice, 2006.

[15] Paolo Baldeschi, Il piano strutturale di Firenze, estrema torsione della politica toscana di governo del territorio. In Contesti, supplemento n. 2-2007.

[16] Nel quadrante nord sono stati realizzati i centri di Torresina; Bufalotta-Porta di Roma nord; Fiano-Capena; Sant’Oreste. Questi ultimi due sono ubicati in area metropolitana. Nel quadrante est sono stati realizzati i centri di Casal Bertone; Collatina; Casilina; Palmiro Togliatti; Cinecittà (preesistente); Lunghezza-Porta di Roma est; La Rustica (preesistente); Polo tecnologico; Tor Vergata; Romanina; Anagnina; Osteria del curato; Valmontone; Ciampino-J-F. Kennedy. Nel quadrante sud sono stati realizzati i centri di Navigatori; Granai di Nerva (preesistente); Euroma2; Laurentino 38; Tor Pagnotta 1; Tor Pagnotta 2; Mezzocammino; Castel Romano. Navigatori, Laurentino 38 e Mezzocammino sono in corso di completamento. Nel quadrante ovest sono stati realizzati i centri di Selva Candida; Aurelia; Pescaccio (preesistente); Portuense; Ponte Galeria-Commercity; Fiumicino-Da Vinci; Fiumicino-Leonardo.

[17] Uno dei meriti della puntata di Report sta nel fatto di aver infranto il muro del silenzio durato nei quindici anni di amministrazioni di centrosinistra. Nonostante in quegli anni non fossero mancati conflitti o studi, il controllo del sistema mediatico non aveva lasciato spazio alla città reale. Alcuni esempi. Il 14 novembre 2002 si svolge un corteo organizzato da numerosi comitati di periferia fino al Campidoglio. Sempre nel 2002 esce Lezioni di piano, per un altro piano regolatore di Roma, volume curato dal consigliere comunale alla partecipazione, Nunzio D’Erme. Nel 2006 esce Modello romano, l’ambigua modernità, Odradek editore, in cui viene evidenziata l’inconsistenza del modello romano. Non si contano invece le vertenze aperte da moltissimi comitati di cittadini che dal centro storico alla periferia hanno chiesto invano una inversione di tendenza dell’urbanistica romana.

[18] Italo Insolera, Domitilla Morandi, Walter Tocci, Avanti c’è posto. Donzelli editore 2008.

[19] Paolo Berdini, La città in vendita, centri storici e mercato senza regole. Donzelli editore 2008.

[20]Urbanpromo nel 2008 era giunta alla sua quinta edizione. Sulle vicende dell’Inu va segnalato il recente volume di Franco Girardi, Storia dell’Inu. Settant’anni di urbanistica italiana. 1930-2000. Ediesse, 2008.

Pavlvs
November 3rd, 2009, 11:57 AM
Ottima idea lo sci di fondo al Circo Massimo.
Perchè no una bella gara di arrampicata libera sul Colosseo?

Rimango basito da queste fesserie, chi le suggerisce si vergogni.

direttorTonelli
November 3rd, 2009, 12:26 PM
Paolo Berdini mi è capitato di sentirlo in occasione di questo incontro (http://www.degradoesquilino.com/2009/10/il-parcheggio-piastra-sopra-termini-ve.html) e ho costatato un'ignoranza rara, una faciloneria da bar, distillato in purezza di chiacchiere da bar. Una cosa davvero sconvolgente. Non potrebbe, ad esempio, partecipare a questo foro perché non mi risulta ci sia un forumer più ingenuotto, qualunquista e ignorante (nel senso proprio di colui che ignora) di lui.
Dunque non mi leggerò tutto sto papie' qua sopra: sono prevenuto.

direttorTonelli
November 3rd, 2009, 12:27 PM
Ieri l'ex governatore della regione ha ammesso di essere un cocainomane. Fate un po' voi...

Venkman
November 3rd, 2009, 12:29 PM
Daje Corso Rinascimento...

S. Giovanni e Celio, via ai lavori

Approvata in giunta la riqualificazione delle strade del centro storico. Nel programma anche via di San Gregorio e Corso Rinascimento. Stanziati due milioni di euro.
Le strade del centro si rifanno il look. È stato infatti approvato dalla giunta capitolina il progetto definitivo per la riqualificazione di strade e marciapiedi di diverse zone del I Municipio. Via quindi ai lavori per la sistemazione della rete fognaria e del selciato usurato, vale a dire interventi contro buche e allagamenti in via Celio Vibenna, compreso l'incrocio tra via di Capo d'Africa e via di San Gregorio. In via di Porta San Sebastiano è prevista invece la demolizione del muro del parco Egerio, secondo le indicazioni già fornite dalla sovrintendenza. Demolizione e ricostruzione con lastre di basalto per i marciapiedi di Corso Rinascimento, dove si procederà anche alla sostituzione delle attuali cagliature in travertino con elementi di granito, alla verifica e alla ristrutturazione del sistema fognario e la rimozione e il ricollocamento del selciato della sede carrabile. «Make up» anche per piazza San Giovanni, lato Battistero.
Qui il progetto varato dalla giunta prevede la rimozione dei tratti di marciapiedi in porfido e la relativa ricollocazione, verifica e ristrutturazione del sistema di collettamento e di smaltimento delle acque piovane dell'intera piazza San Giovanni. Interventi tecnici quindi e non solo di «facciata» per evitare pericolosi smottamenti e allagamenti dovuti, nella maggior parte dei casi, a un sistema fognario e di smaltimento delle acque piovane vecchio e malandato. Soddisfatto l'assessore capitolino ai Lavori pubblici, Fabrizio Ghera. «Abbiamo stanziato circa due milioni di euro per il rifacimento della pavimentazione stradale in cinque strade ammalorate del centro storico - commenta Ghera - si tratta di lavori mirati alla messa in sicurezza, al rifacimento e al recupero di siti di particolare rilevanza storico-artistica».

stefrm
November 3rd, 2009, 12:54 PM
Rampelli si contraddice nello stesso articolo dicendo che ".. In Italia in particolare non si fa piu' ricorso ai concorsi di idee e ai concorsi internazionali.." e poi criticando l'auditorium di Piano ed il centro congressi di Fuksas entrambi scelti con concorsi internazionali. Non aggiungo altro.

stemos
November 3rd, 2009, 04:06 PM
http://i34.tinypic.com/34dszsw.jpg

D'altronde... già nel 1939... eheheheh!!!

http://i38.tinypic.com/294ie5x.jpg

stemos
November 3rd, 2009, 04:12 PM
L'identità dei luoghi fra turismo e conservazione
Per una valorizzazione sostenibile dei centri storici
Roma, 13 e 14 novembre 2009

Convegno Internazionale organizzato dal CNR - ICVBC Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali - Sezione di Roma, nell'ambito del Progetto europeo "Preserving Places. Managing mass tourism, urban conservation and quality of life in historic centres" coordinato da Heleni Porfyriou e finanziato con il sostegno della Commissione europea.

13.11.09 ore 9.00 al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Piazzale Aldo Moro 7)
14.11.09 ore 9.00alla Camera di Commercio di Roma (Piazza di Pietra) Sala del Tempio di Adriano

paoloroma
November 3rd, 2009, 06:21 PM
I lavori al MAXXI sono stati completati
Ci sono tre articoli di rassegna stampa (Sole, Messaggero e Liberal Mobydick) sul sito ufficiale: http://www.maxxi.beniculturali.it/rassegnaStampa.php

Tisov84
November 3rd, 2009, 06:22 PM
http://i38.tinypic.com/294ie5x.jpg

WTF???:?:?

Tisov84
November 3rd, 2009, 06:31 PM
I lavori al MAXXI sono stati completati
Ci sono tre articoli di rassegna stampa (Sole, Messaggero e Liberal Mobydick) sul sito ufficiale: http://www.maxxi.beniculturali.it/rassegnaStampa.php

intanto i posti per le visite del 14 e 15 novembre sono già esauriti, e la richiesta l'ho inoltrata il primo giorno disponibile :ohno:

sparpacellonee
November 3rd, 2009, 06:31 PM
I lavori al MAXXI sono stati completati
Ci sono tre articoli di rassegna stampa (Sole, Messaggero e Liberal Mobydick) sul sito ufficiale: http://www.maxxi.beniculturali.it/rassegnaStampa.php

Di che necessito per prenotare la visita di domenica 15?? (Sempre che sia ancora in tempo...)

sparpacellonee
November 3rd, 2009, 06:33 PM
intanto i posti per le visite del 14 e 15 novembre sono già esauriti, e la richiesta l'ho inoltrata il primo giorno disponibile :ohno:

Apposto.:ohno:

paoloroma
November 3rd, 2009, 06:46 PM
sono tre ore la mattina, non credo che avessero tutti questi posti
hai provato a comprare i biglietti per la performance di Sasha Waltz? da quel che mi dicono sarà una cosa molto bella

FavelaChic
November 3rd, 2009, 07:19 PM
Quel video dice che qualsiasi architettura, anche la più aliena, anche la più lunare come quella di Sabaudia, anche la più disumana come quella razionalista, può trasformarsi in qualcosa di caldo, intimo, vissuto, addirittura di "a misura d'uomo" (locuzione che tu usi senza i dovuti distinguo che invece fa Pasolini).

Ovvero dice esattamente e precisamente il contrario delle mastodontiche puttanate (mica sarà offensivo chiamare le cose col loro nome, vero?) che distilli quotidianamente in queste pagine. Dice che l'architettura, che si alta o che sia bassa, che si storta o che sia dritta, che sia di legno o di vetro o di travertino, che sia spontanea (come la tua amata favela di Acilia) o che sia calata dall'altro (come Sabauda) non presuppone niente rispetto a come poi viene vissuta, abitata, digerita e esperita da chi la percorre.

Dunque afferma esattamente l'inverso di quello che affermi tu: ovvero che è sufficiente che un'architettura sia firmata da uno famoso affinché sia sbagliata.
Affiancare i tuoi ragionamenti beceri e qualunquisti (ancora una volta: non ci si offenda quando si chiama 'pera' la pera e 'mela' la mela) al pensiero di Pier Paolo Pasolini è una bestemmia che, ripeto, ti consiglio di non ripetere poiché a tutto c'è un limite.


In realtà Luca1979, reazionario della peggior risma, per una volta ha ragione.
Perché in realtà Pasolini non era un progressista, ma un populista, anche se lo era nella maniera più profonda possibile. E il suo giudizio circa il fascismo è che questo fosse ancora un fenomeno "a misura d'uomo", cioè non corruttore del genius loci dell'Italia contadina: ciò che il boom economico e con esso la degenerazione plutocratica, modernizzatrice, secolarizzatrice, etc. invece erano.

Ciò non toglie, Luca, che leggerti sia oltremodo comico.

Tisov84
November 3rd, 2009, 08:22 PM
Questa mattina poco dopo le sette, a causa del cedimento strutturale di un giunto dovuto al maltempo, si sono registrati disagi sull'Autostrada del Grande Raccordo Anulare di Roma, in corsia interna, tra gli svincoli Via del Mare-Ostiense (km 60,600) e allacciamento con l'autostrada A91 Roma-Aeroporto di Fiumicino (km 57,700). Per consentire a mezzi e uomini della società delle strade di intervenire in sicurezza si è reso necessario chiudere temporaneamente la corsia di marcia lenta, limitando così il flusso a tre delle quattro corsie disponibili. Considerata l'ora di punta e l'alto volume di mezzi in circolazione si sono registrate code e rallentamenti, rendendo necessaria, per alcune ore, la chiusura di alcuni svincoli di accesso al GRA in modo da far defluire il traffico congestionato. Poco dopo le 11 il traffico è defluito e tutti gli svincoli sono stati riaperti. Grazie al tempestivo intervento dei tecnici dell'Anas il giunto al km 58 è stato rapidamente sostituito e le condizioni di sicurezza dell'autostrada ripristinate intorno le 14 dopo un complesso intervento. Per questioni tecniche legate ai materiali utilizzati per il ripristino del giunto, la corsia di marcia lenta sarà riaperta completamente domani mercoledì 4 novembre alle 14, è infatti di 24 ore l'arco di tempo necessario perchè i materiali raggiungano adeguata maturazione. Saranno comunque disponibili 3 delle 4 corsie autostradali (compresa emergenza) in modo da garantire un ampia capacità di flusso veicolare. Le squadre di sorveglianza e pronto intervento dell'Anas terranno sotto osservazione permanente, comprese le ore notturne, il tratto interessato in modo da intervenire tempestivamente per qualsiasi evenienza. Gli utenti saranno aggiornati mediante l'utilizzo di pannelli messaggio variabile oltre che attraverso i consueti canali di informazione. L'Anas raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l'informazione sulla viabilità e sul traffico è assicurata tramite il sito Anas www.stradeanas.it ed il numero telefonico unico 'Pronto Anas' 841-148

direttorTonelli
November 3rd, 2009, 08:34 PM
Il cazzaro di bari dice che se i dati continueranno ad essere questi "non può escludere" il ricorso alle targhe alterne.

paoloroma
November 3rd, 2009, 08:39 PM
un giorno circolazione consentita ai soli SUV, un giorno alle sole supercar?

Luca1979
November 3rd, 2009, 09:47 PM
Ciò non toglie, Luca, che leggerti sia oltremodo comico.

Quando si smaschera l'ideologia, in genere gli ideologizzati si innervosiscono, cvd.

Pavlvs
November 3rd, 2009, 09:55 PM
Il nuovo volto del potere nella Capitale
Data di pubblicazione: 03.11.2009

Autore: Bonini, Carlo

Una recensione al volume “La presa di Roma” che chiarisce i risvolti dell’ascesa di Alemanno e il gruppo di potere che l’ha resa possibile. Da la Repubblica, 3 novembre 2009 (m.p.g.)


Nella storia di Roma, politica ma non solo, il 28 aprile 2008, elezione del "nero" Gianni Alemanno al soglio capitolino, è stato e resterà un giorno decisivo per comprendere cosa sia cambiato nel Paese. Come. Perché. E con una scelta evidentemente voluta, che gioca con la ricorrenza dei calendari, nell’ottantasettesimo anniversario della marcia su Roma (28 ottobre 1922), è arrivato in libreria La presa di Roma (Rizzoli, pagg. 208, euro 9.80) l’ultimo lavoro di Claudio Cerasa, eccellente giornalista del Foglio, cronista vivace e solido. «Cosa si nasconde - si chiede Cerasa - dietro la straordinaria ascesa di Gianni Alemanno? Per quali ragioni una città decide di affidare la propria sorte a un uomo dal passato così movimentato? Perché la destra sa parlare di sicurezza meglio della sinistra? Quali affari miliardari si nascondono dietro al governo dei diversi sindaci di Roma?».

Con il passo dell’inchiesta e metodo da entomologo, a queste domande Cerasa dà delle risposte. E - ciò che più importa - con nomi e cognomi, date, numeri, circostanze. Restituendo un quadro del Potere che muove la città, i suoi nessi, i suoi snodi, utile non solo a chi la abita, ma anche ai molti e confusi osservatori che, non conoscendone né l’anima, né la geografia, né le profonde discontinuità sociali e culturali che l’hanno attraversata negli ultimi vent’anni, si ostinano a semplificarne il tratto, aggiornando periodicamente il rosario di luoghi comuni che si è guadagnata nei secoli.
La "Presa di Roma" ha il pregio di illuminare, chiamandolo con il suo nome, il tratto politico della vittoria di Alemanno e, più in generale, del centro-destra che si è fatto maggioranza nel Paese. Alemanno vince con la Plebe che preme alle porte del fortilizio patrizio ormai identificato come la vera costituency della Roma di Veltroni. Racconta dunque il capovolgimento dei canoni dell’appartenenza politica, proletaria e borghese. Con una vittoria che, non a caso, comincia e viene costruita in quella cintura periferica, Ponte di Nona, che le amministrazioni del centro-sinistra avevano immaginato come monumento moderno e urbanisticamente sostenibile in cui alloggiare proletariato, piccola e media borghesia, storicamente "rosse" e da tempo espulse dal cuore della città. Abbandonate al loro senso di insicurezza materiale e fisica (reale e "percepita"). Alla prossimità imposta con gli ultimi degli ultimi (Rom e nuova immigrazione rumena).

Dopo un quindicennio di governo del centro-sinistra, la destra ha la fame, la forza e la disperazione degli esclusi. E vince non per un nuovo progetto o idea di città, di cui nel libro non a caso non c’è traccia. Vince per consunzione naturale dell’avversario e soprattutto perché i veri padroni di Roma, i suoi poteri forti - costruttori, manager delle municipalizzate, circoli Vaticani, lobby dei tassisti - nella migliore tradizione trasformista e cinica della città si liberano di un cavallo sfiancato (il Pd di Veltroni e Rutelli) da cui hanno ottenuto tutto quello che potevano ottenere e salgono sul nuovo, disposto, pur di vincere, a qualunque patto.
Il mantra di Alemanno e della sua campagna - "Sbullonare Roma" - se suona musica alle orecchie della Plebe, diventa così l’anticamera del suo inganno. Perché nelle scelte del nuovo Sindaco, nella sua nuova geografia del Potere - come Cerasa documenta - in realtà, quella Plebe viene (ri)consegnata allo stesso blocco Patrizio di cui, a parole, il neo sindaco ha promesso di volersi sbarazzare. Insomma, di rivoluzionario, nella nuova Presa di Roma c’è solo il rumore e la forza delle parole, la straordinaria suggestione della Storia, la prima volta degli esclusi da sempre. C’è soprattutto un presagio. Che una volta finito di "sbullonare" con furia la città i suoi nuovi padroni politici ne vengano rapidamente digeriti

Pavlvs
November 3rd, 2009, 09:59 PM
Il cacciatore ritrovato

http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/11/statua-del-cacciatore_stato-attuale-1.jpg

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:04 PM
http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/10/ay.jpg?w=501&h=522

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:05 PM
http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/10/romaottanta.jpg?w=700&h=481

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:08 PM
http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/10/casa-romana.jpg?w=700&h=448

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:16 PM
Il vero capolavoro di Pietro Barucci: il Centro Direzionale di Piazzale Caravaggio a Roma.
Vera e propria, purtroppo celibe, Porta di ingresso al sistema direzionale romano il complesso di edifici, che si configurano come veri e propri propilei al mai realizzato Asse Attrezzato, sintetizza in maniera esemplare la posizione teorica e la poetica di Barucci. Troviamo qui un’attenzione alla grande dimensione urbanistica che non trova corrispettivi nel contesto romano e, insieme, un’attenzione, consapevole, al dettaglio tecnologico che tocca le più piccole scale senza scadere in artificiose leziosità decorative mentre l’articolazione dei grandi volumi terziari trova modo di alleggerire le grandi masse che si sfrangiano avvolgendosi nelle spire delle scale di emergenza capaci di affermarsi come protagoniste nel disegno dell’intero insieme.
Un complesso unico per la città di Roma e che ancora, alla distanza di tanti anni, conferma della altissima qualità di un progetto, non ce ne voglia l’autore, magistralmente, “foschiniano”.
Forma, funzione, immagine, valore simbolico si fondono e si stemperano in un insieme capace di resistere al tempo dando corpo ad un’architettura tanto poco frequentata dalla critica quanto, altrimenti, capace di imporsi per qualità e temperamento nella storia più profonda dell’immagine della città.
Nel solco di quest’esperienza capitale e tenendo anche conto delle sperimentazioni tipo-tecnologiche portate avanti nel nuovo quartiere Tiburtino-Sud a partire dai primi settanta, trova posto un decennio più tardi, la più cospicua e complessa operazione mai promossa dallo IACP romano: quella relativa al piano di zona denominato Laurentino 38. Occasione unica per verificare lo stato dell’arte a ridosso del decennio appena concluso il Laurentino 38 rappresenta per la città, insieme alle coeve esperienze di Spinaceto, di Vigne Nuove, e di Corviale, solo per fare qualche nome emblematico, uno degli ultimi grandi sforzi di coordinamento e di sperimentazione tra architettura e urbanistica per dare forma compiuta allo sviluppo di una città che si voleva ancora “progettabile” secondo e attraverso gli strumenti della cultura “moderna”. Cultura che, secondo le diffuse aspirazioni di allora, avrebbe dovuto e potuto consentire ad una società civile di dotarsi di strumenti, di apparati, di logiche, di schemi, di procedimenti, di standard e di obiettivi tali da determinare la crescita urbana nel solco di una tradizione progettuale adottata un po’ da tutti i principali e più avanzati paesi europei. Non è certo qui possibile ripercorrere le complesse vicende del progetto dal momento della sua ideazione fino a quello della sua attuale, cruenta e dissennata gestione “politica”, che questo esula, al fondo, da questa nostra breve carrellata, ma non v’è chi non veda come e quanto il complesso e articolato percorso della intricata vicenda di questo quartiere si accompagni alle aporie e alle sventatezze di una politica anche e soprattutto locale che non ha saputo in nessun modo comprendere per tempo e, quindi, saper gestire con efficacia il problema dell’abitazione economica in questo ultimo mezzo secolo. Si può ben comprendere quindi l’amarezza dell’autore che rinvangando la lunga storia del quartiere culminata nella recente demolizione, in notturna e sotto i riflettori dei media, di alcune sue parti essenziali, i famigerati “ponti”, demolizione poi, peraltro, rivendicata, a gara e paradossalmente, dalle opposte fazioni politiche con ex di tutti i colori che si contendono il “primato”, così, tra l’altro, conclude:

“ … dopo i “dannati” anni Settanta, dopo il grandioso programma dell’IACP che produsse Corviale, Laurentino e Vigne Nuove, con tutto il loro carico di sperimentalità, di innovazione, di richiami e di aperture verso la cultura europea e internazionale, poco altro è accaduto e comunque niente di confrontabile con quella esperienza così speciale. Le esperienze successive, dalla 513 alla 94, dal Secondo PEEP a Tor Bella Monaca, non hanno potuto evitare di riferirsi a quei tre interventi: per superarli, per negarli, per disprezzarli, per quello che volete, ma sono sempre stati presenti nel dibattito sulla città. I tre interventi sono assai dissimili l’uno dall’altro, ma un aspetto accomuna Corviale e Vigne Nuove. In entrambi i casi il progetto urbanistico coincide con il progetto di architettura, anzi è un progetto di architettura, fra l’altro è un ottimo progetto, cosa che scavalca e aggira quasi per intero le difficoltà e i guasti del coordinamento operativo. …
Dal punto di vista della riuscita dei tre quartieri come superamento dei quartieri dormitorio, malgrado le buone intenzioni, il bilancio è negativo per tutti e tre . Per la prima volta nella storia dell’edilizia pubblica italiana, aveva avuto luogo simultaneamente la programmazione, il finanziamento, la progettazione, la costruzione degli alloggi e dei servizi primari. Circostanza inedita o meglio inaudita, di enorme impatto progettuale nonché gestionale e sociale. …
Molte decine di migliaia di metri cubi sono così stati lasciati in abbandono, poi depredati o vandalizzati, infine occupati abusivamente dalle più svariate componenti sociali.
Non un metro cubo è stato utilizzato …
nessuno si è scandalizzato di questo …
secondo me era un reato da codice penale;
in un paese “normale” se ne sarebbe occupata la magistratura …”

Parole amare, ma del tutto condivise che ci riportano, peraltro, alla condizione reale del progetto di architettura contemporaneo ormai lontano in maniera abissale dai precetti di una sana corrispondenza di valori, di metodi e di significati, tecnici, artistici, sociali ed etici.
Successivi all’esperienza del Laurentino, sempre a Roma, sono gli interventi a Torrevecchia, a Tor Bella Monaca e al Quartaccio ove l’esperienza maturata trova modo di evolversi e di stemperarsi in ulteriori ripensamenti.
Lasciando da parte l’episodio pur rilevante di Tor Bella Monaca ove un disegno urbano piuttosto affrettato e approssimativo costringe i progettisti nelle maglie anguste di un progetto difficilmente controllabile, ci pare utile sottolineare lo sforzo portato avanti per il comparto di Torrevecchia e per quello dirimpettaio del Quartaccio. Qui in due zone limitrofe ad una delle aree più tormentate della capitale quella di Primavalle, sulla scorta degli ammaestramenti maturati al Laurentino, i progetti propongono, rispettivamente, una più articolata e frastagliata distribuzione delle quantità edilizie attorno al nucleo centrale individutao dalle quattro torri, nel caso di Torrevecchia, e il recupero di più calibrati riferimenti alla morfologia storica nel caso del Quartaccio. Evoluzione sostanziale che nei primi anni Ottanta approda, quasi una deriva post-moderna, all’abbandono definitivo degli, evidentemente ormai obsoleti, schemi di riferimento tardo-razionalisti.
Ma è l’esperienza napoletana quella che mette definitivamente alla prova e che sancisce il definitivo superamento di un modello di intervento troppo a lungo collaudato e che, segnatamente nello specifico contesto pare dare segni di ulteriore debolezza. I grandi segni urbani, le grandi quantità edilizie aggregate in contenitori colossali e fuori scala rispetto ai sia pur precari tessuti edilizi preesistenti non sono più in grado di offrirsi come occasione di riscatto e di speranza per popolazioni, più volte e altrimenti, travolte da cataclismi tellurici e sociali, anzi, paradossalmente, ne paiono inopinatamente innescare ulteriori occasioni di decadimento e di altro degrado. E’ quindi in questo contesto che Barucci, pensiamo un po’ suo malgrado, è in qualche misura costretto a misurarsi con interventi di recupero e di ricucitura degli antichi tessuti edilizi secondo un programma fortemente supportato da Gianfranco Caniggia, forse l’allievo migliore del suo antico antagonista Saverio Muratori. Il risultato è sicuramente interessante e dimostra delle attitudini di un architetto, più che sperimentato, a confrontarsi con situazioni ed esperienze anche lontane dalle consuetudini personali e in grado di correre l’alea di un’ulteriore e non marginale svolta nel proprio metodo progettuale. Segno di una vitalità e di una capacità di ascolto che fa del lontano studente della Scuola di Valle Giulia ancora un protagonista della vicenda architettonica italiana alla svolta del millennio.

G.M. maggio ‘09

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:18 PM
http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/10/baruccicaravaggio11.jpg?w=525&h=395

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:20 PM
A Velletri Caltagirone fa costruire da Anselmi.

Che i geometri li riservi per Roma?

La prima è una (schifezza di) palazzina romana, la seconda è una interpretazione della palazzina decisamente migliore ed originale, by Anselmi.

http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/11/velletri.jpg?w=500&h=739

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:24 PM
http://archiwatch.files.wordpress.com/2009/11/zoo.jpg?w=643&h=543

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:26 PM
Un anno fa la palestra del duce, ora la Casa delle Armi, ma il travaso di bile è sempre lo stesso. L’unica consolazione è quella di ritrovare, oggi come allora, figure generose che con studio e impegno (parole che ormai appaiono superate in ampie sfere dell’agire umano) portano alla luce risultati meritevoli dell’attenzione di tutti.
Stavolta l’occasione per scriverle è stata data dalla recente conferenza sulla Casa delle Armi tenutasi il 26 ottobre nella sala convegni dell’Ostello delle Gioventù (in occasione dell’ottavo anniversario del Comitato per il Tevere) durante la quale è stato presentato anche un sorprendente rinvenimento all’interno del complesso del Foro.
Gliene riporto, con ordine, alcuni passi.
La prima parte della conferenza è stata riservata specificatamente alla Casa delle Armi, di recente liberata dalle sue trentennali (e incongrue) mansioni giudiziarie. Grazie al lungo e meritorio lavoro di studio e rilievo svolto dagli architetti Marco Giunta e Alessandra Nizzi abbiamo potuto “ammirare” lo stato attuale del manufatto (soprattutto per quanto riguarda gli interni). Tutti immaginano che ci sia da mettersi le mani nei capelli… no! C’è proprio da mettersi a piangere! Volutamente non scenderò troppo nel dettaglio, anche per non rubare spazio al libro di prossima pubblicazione dei due studiosi che ne rivelerà tutti i particolari (molti dei quali, tra l’altro, non presenti nemmeno nei disegni dello stesso Moretti, ma desunti dal rilievo, vista la nota abitudine dell’architetto di lavorare molto “all’impronta”, dal vero). Il degrado esterno, ormai noto, avanza inarrestabile. Le pareti bianche, pulite, lucidissime al pari dei pavimenti che un tempo venivano lavati di continuo per esser mantenuti tali, sono ormai un lontano ricordo. Le blindature della facciata dell’aula bunker hanno fatto sì che si perdessero tutti i chiaroscuri delle finestre, dando vita ad un’unica facciata di marmo e acciaio, piatta, fusa, uniforme. Le vasche esterne nel migliore dei casi sono state tranciate per aumentare il numero dei parcheggi. Il rapporto tra i pieni e i vuoti è diventato quasi inafferrabile, visto il trattamento dei vuoti. Per non parlare della famosa cancellata, che nega al capolavoro del razionalismo romano il carattere di architettura “aperta” che le sarebbe proprio.
Ma il vero problema è all’interno. Personalmente sapevo che gli spogliatoi, concepiti “a vista”, fossero stati chiusi; inoltre, avendo visto l’aula bunker più volte in tv, pensavo di essermi fatto una (triste) idea della situazione. Ma osservando le immagini raccolte da Giunta e Nizzi ho capito che ero stato (forse per un mio ingenuo errore) fin troppo ottimista. Ho accusato il colpo, come si suol dire. All’interno della biblioteca si può tranquillamente affermare, in pratica, che sia stato costruito un altro edificio! Inoltre tamponature, chiusure, bagni infilati in posti impensabili, superfetazioni ovunque, per un totale di 2000 mq di aggiunte (basti pensare che la superficie totale della Casa delle Armi è di 4000 mq, 6000 con le coperture)! Un recente libro di Carlo Melograni sull’architettura italiana sotto il fascismo porta come sottotitolo “l’orgoglio della modestia contro la retorica monumentale”. Parafrasandolo, qui potremmo affermare “la modestia dell’orgoglio nei riguardi di un monumentale oblio”. La sublime invenzione di Moretti infatti, quella di un volume vuoto, simbolico, plastico, uno spazio moderno e classico al tempo stesso, un’architettura che è il “capolavoro del particolare”, dove, per esempio, tutti i passaggi dalle chiusure orizzontali a quelle verticali sono ottenuti con curvature originali, studiate, affatto semplici (non il classico quarto di cerchio insomma…), è ridotta, quasi per una sorta di contrappasso, a un volgare magazzino, a un deposito dell’ignoranza.
Nemmeno rincuora il fatto che negli anni ’70, quando già il degrado era in fase avanzata, si sarebbe potuto intervenire per tempo recuperando quasi tutti gli elementi del progetto originale. Questo nonostante già sul finire degli anni ’60 alcuni vandali avessero rubato la maggior parte dei mobili, dando fuoco, sul posto, ad altri; nonostante la sparizione della statua del pugile, ritrovata poi nei sotterranei immersa nel fango; nonostante la pur volenterosa sostituzione di alcune lastre di rivestimento andate perdute (volenterosa ma imperfetta, visto che le precedenti lastre prevedevano un proprio alloggiamento in piombo per non farle saltar via, mentre le nuove appoggiavano su dei semplici perni di fissaggio che col tempo si sono deteriorati, provocandone lo scollamento). Non lo si è fatto, perdendo così una grande occasione, anche perché la malsana abitudine dei giornali dell’epoca descriveva la Casa delle Armi come “una palestra minore del Foro Italico”! Sembra quasi che abbia dovuto espiare il periodo storico in cui venne realizzata, in nome di una damnatio memoriae che non ha contemplato e non contempla esclusivamente questo caso. Così si è data risposta a colpe e peccati pregressi con errori e mancanze che hanno dato origine a vere e proprie eresie culturali.
L’architetto Alfredo Passeri, nella seconda parte della conferenza, ci ha fornito un po’ di dati, formulando, oltretutto, alcune sue ipotesi su quanto poter fare per recuperare l’edificio. Innanzitutto eliminare, naturalmente, tutti gli orpelli aggiunti nel corso degli anni; poi iniziare un restauro consapevole, con la scelta, che possa essere il più condivisa possibile, tra la possibilità di lasciare le tracce dei cambiamenti e quella di riportare le cose al loro posto esattamente com’erano; quindi, a seconda della destinazione d’uso, pensare anche ad un adeguato progetto di impianti che, con le attenzioni del caso, non ne snaturi la fisionomia; e via dicendo. Ad una prima stima, il totale dei costi si aggirerebbe presumibilmente sui 15 milioni di euro (mentre i tempi sono molto più difficili da decifrare). Passeri, sollecitando un processo di recupero, rilievo e restauro del moderno, ha suggerito, tra le altre cose, l’istituzione di un Ente del Foro Italico o di una fondazione di partecipazioni bancarie, avendo, le banche, il mandato specifico, nei loro statuti, di sovvenzionare la cultura. Ha ricordato, inoltre, di come si tratti di un’opera pubblica, interamente finanziata dallo Stato (mentre scrivo penso che alcune volte questa parola meriterebbe di essere scritta con la lettera minuscola…), ma anche di come i privati siano riusciti ad entrarvi in tutti i modi facendo cassa.
L’ultima parte della conferenza è quella che mi ha un po’ risollevato. C’è stata una sorpresa: la presentazione del rinvenimento, nel comprensorio del Foro Italico, di una statua, la statua di un cacciatore che impugna una carabina mentre col piede sinistro schiaccia la testa di un cervo. Il ritrovamento è merito di Paolo Pedinelli, studioso appassionato delle cose del Foro (e qui c’è la felice continuità con il mio post dello scorso anno) che nel 2001 la ritrovò in mezzo alla vegetazione, ai rifiuti e alle sterpaglie, poco distante dalla strada che i Capi di Stato percorrono per andare a Villa Madama (… quasi a corollario di un quadretto che rappresenta simbolicamente la discordanza che intercorre, spesso, tra un potere in altre faccende affaccendato e il nostro patrimonio culturale). Dalle foto che le ho allegato si può notare anche come la vegetazione, nel tempo, si sia impossessata della statua; c’è una certa differenza, infatti, tra quelle scattate dallo stesso Pedinelli il 23 marzo del 2001 e quelle più recenti. Le dimensioni sono ragguardevoli: 8 mt di altezza di cui 4 di basamento. Sembrerebbe risalire al 1936 e reca, quasi seminascosta, la firma di “Tiliakos Michele”. I meriti di Pedinelli non finiscono qui. E’ sorta subito, infatti, la curiosità di dare risposta al perché questa statua fosse stata posta proprio in quel punto. C’è chi pensa che, data la sua posizione, sia un corpo estraneo al contesto; chi sostiene che (visto l’abbigliamento che parrebbe bavarese) potesse essere un omaggio all’imminente visita di Hitler a Roma; la sua ipotesi invece, che ha convinto gli esperti presenti in sala, nasce da uno studio della planimetria del complesso del Foro. Infatti, analizzando foto d’epoca, riposizionando correttamente sulle carte la poco distante “statua della giovinetta”, tracciando e studiando una serie di direttrici (come si potrà vedere dalle immagini allegate), egli ha scoperto come la statua dovesse essere (e sia) in una prospettiva totale col Foro, con le altre statue e con la stessa Casa delle Armi, rappresentando, peraltro, il punto focale della visuale che, dai ballatoi di quest’ultima, inquadra la montagna. Non solo, quindi, un vigile silenzioso che dall’alto sorveglia Roma, ma una chiara scelta di Moretti, a ennesima conferma della sua maniacale precisione sia per quanto riguarda la sistemazione puntuale delle statue all’interno del complesso, sia per quanto concerne gli studi prospettici. Un’ipotesi che sembra ampiamente credibile, dunque. Da ricordare anche l’apporto di Francesca Di Castro e Sandro Bari, che hanno avuto il merito di aiutare Pedinelli a riportare all’attenzione del pubblico questo ritrovamento.
Inutile dire che la sua passione, così come quella degli architetti Giunta e Nizzi, è stimolante, fa guardare con più ottimismo al futuro di questo complesso monumentale (perché di monumento si tratta!) ed è un riferimento per chi ha la mia età. Luigi Moretti aveva pochi anni in più di quelli che ho io quando, più di settanta anni fa, si apprestava a creare questo capolavoro. Credo, quindi, che il minimo che possa fare un quasi architetto di oggi sia di provare a tenere alta l’attenzione su questa meraviglia maltrattata, approfittando, in questo caso, dell’ospitalità del suo blog.
D’altronde, alla fine della conferenza, uscendo dall’Ostello della Gioventù, col buio, trovandomela davanti, mi ha dato effettivamente la sensazione di un corpo in agonia, che respirava a fatica, ancora vivo, ma invocante aiuto. Sì, si può dire che mi abbia chiesto lei stessa di parlare del suo stato di salute. Io non ho fatto altro che ascoltarla.

Pavlvs
November 3rd, 2009, 10:28 PM
La prima parte della conferenza è stata riservata specificatamente alla Casa delle Armi, di recente liberata dalle sue trentennali (e incongrue) mansioni giudiziarie. Grazie al lungo e meritorio lavoro di studio e rilievo svolto dagli architetti Marco Giunta e Alessandra Nizzi abbiamo potuto “ammirare” lo stato attuale del manufatto (soprattutto per quanto riguarda gli interni). Tutti immaginano che ci sia da mettersi le mani nei capelli… no! C’è proprio da mettersi a piangere! Volutamente non scenderò troppo nel dettaglio, anche per non rubare spazio al libro di prossima pubblicazione dei due studiosi che ne rivelerà tutti i particolari (molti dei quali, tra l’altro, non presenti nemmeno nei disegni dello stesso Moretti, ma desunti dal rilievo, vista la nota abitudine dell’architetto di lavorare molto “all’impronta”, dal vero). Il degrado esterno, ormai noto, avanza inarrestabile. Le pareti bianche, pulite, lucidissime al pari dei pavimenti che un tempo venivano lavati di continuo per esser mantenuti tali, sono ormai un lontano ricordo. Le blindature della facciata dell’aula bunker hanno fatto sì che si perdessero tutti i chiaroscuri delle finestre, dando vita ad un’unica facciata di marmo e acciaio, piatta, fusa, uniforme. Le vasche esterne nel migliore dei casi sono state tranciate per aumentare il numero dei parcheggi. Il rapporto tra i pieni e i vuoti è diventato quasi inafferrabile, visto il trattamento dei vuoti. Per non parlare della famosa cancellata, che nega al capolavoro del razionalismo romano il carattere di architettura “aperta” che le sarebbe proprio.
Ma il vero problema è all’interno. Personalmente sapevo che gli spogliatoi, concepiti “a vista”, fossero stati chiusi; inoltre, avendo visto l’aula bunker più volte in tv, pensavo di essermi fatto una (triste) idea della situazione. Ma osservando le immagini raccolte da Giunta e Nizzi ho capito che ero stato (forse per un mio ingenuo errore) fin troppo ottimista. Ho accusato il colpo, come si suol dire. All’interno della biblioteca si può tranquillamente affermare, in pratica, che sia stato costruito un altro edificio! Inoltre tamponature, chiusure, bagni infilati in posti impensabili, superfetazioni ovunque, per un totale di 2000 mq di aggiunte (basti pensare che la superficie totale della Casa delle Armi è di 4000 mq, 6000 con le coperture)! Un recente libro di Carlo Melograni sull’architettura italiana sotto il fascismo porta come sottotitolo “l’orgoglio della modestia contro la retorica monumentale”. Parafrasandolo, qui potremmo affermare “la modestia dell’orgoglio nei riguardi di un monumentale oblio”. La sublime invenzione di Moretti infatti, quella di un volume vuoto, simbolico, plastico, uno spazio moderno e classico al tempo stesso, un’architettura che è il “capolavoro del particolare”, dove, per esempio, tutti i passaggi dalle chiusure orizzontali a quelle verticali sono ottenuti con curvature originali, studiate, affatto semplici (non il classico quarto di cerchio insomma…), è ridotta, quasi per una sorta di contrappasso, a un volgare magazzino, a un deposito dell’ignoranza.
Nemmeno rincuora il fatto che negli anni ’70, quando già il degrado era in fase avanzata, si sarebbe potuto intervenire per tempo recuperando quasi tutti gli elementi del progetto originale. Questo nonostante già sul finire degli anni ’60 alcuni vandali avessero rubato la maggior parte dei mobili, dando fuoco, sul posto, ad altri; nonostante la sparizione della statua del pugile, ritrovata poi nei sotterranei immersa nel fango; nonostante la pur volenterosa sostituzione di alcune lastre di rivestimento andate perdute (volenterosa ma imperfetta, visto che le precedenti lastre prevedevano un proprio alloggiamento in piombo per non farle saltar via, mentre le nuove appoggiavano su dei semplici perni di fissaggio che col tempo si sono deteriorati, provocandone lo scollamento). Non lo si è fatto, perdendo così una grande occasione, anche perché la malsana abitudine dei giornali dell’epoca descriveva la Casa delle Armi come “una palestra minore del Foro Italico”! Sembra quasi che abbia dovuto espiare il periodo storico in cui venne realizzata, in nome di una damnatio memoriae che non ha contemplato e non contempla esclusivamente questo caso. Così si è data risposta a colpe e peccati pregressi con errori e mancanze che hanno dato origine a vere e proprie eresie culturali.
L’architetto Alfredo Passeri, nella seconda parte della conferenza, ci ha fornito un po’ di dati, formulando, oltretutto, alcune sue ipotesi su quanto poter fare per recuperare l’edificio. Innanzitutto eliminare, naturalmente, tutti gli orpelli aggiunti nel corso degli anni; poi iniziare un restauro consapevole, con la scelta, che possa essere il più condivisa possibile, tra la possibilità di lasciare le tracce dei cambiamenti e quella di riportare le cose al loro posto esattamente com’erano; quindi, a seconda della destinazione d’uso, pensare anche ad un adeguato progetto di impianti che, con le attenzioni del caso, non ne snaturi la fisionomia; e via dicendo. Ad una prima stima, il totale dei costi si aggirerebbe presumibilmente sui 15 milioni di euro (mentre i tempi sono molto più difficili da decifrare). Passeri, sollecitando un processo di recupero, rilievo e restauro del moderno, ha suggerito, tra le altre cose, l’istituzione di un Ente del Foro Italico o di una fondazione di partecipazioni bancarie, avendo, le banche, il mandato specifico, nei loro statuti, di sovvenzionare la cultura. Ha ricordato, inoltre, di come si tratti di un’opera pubblica, interamente finanziata dallo Stato (mentre scrivo penso che alcune volte questa parola meriterebbe di essere scritta con la lettera minuscola…), ma anche di come i privati siano riusciti ad entrarvi in tutti i modi facendo cassa.
L’ultima parte della conferenza è quella che mi ha un po’ risollevato. C’è stata una sorpresa: la presentazione del rinvenimento, nel comprensorio del Foro Italico, di una statua, la statua di un cacciatore che impugna una carabina mentre col piede sinistro schiaccia la testa di un cervo. Il ritrovamento è merito di Paolo Pedinelli, studioso appassionato delle cose del Foro (e qui c’è la felice continuità con il mio post dello scorso anno) che nel 2001 la ritrovò in mezzo alla vegetazione, ai rifiuti e alle sterpaglie, poco distante dalla strada che i Capi di Stato percorrono per andare a Villa Madama (… quasi a corollario di un quadretto che rappresenta simbolicamente la discordanza che intercorre, spesso, tra un potere in altre faccende affaccendato e il nostro patrimonio culturale). Dalle foto che le ho allegato si può notare anche come la vegetazione, nel tempo, si sia impossessata della statua; c’è una certa differenza, infatti, tra quelle scattate dallo stesso Pedinelli il 23 marzo del 2001 e quelle più recenti. Le dimensioni sono ragguardevoli: 8 mt di altezza di cui 4 di basamento. Sembrerebbe risalire al 1936 e reca, quasi seminascosta, la firma di “Tiliakos Michele”. I meriti di Pedinelli non finiscono qui. E’ sorta subito, infatti, la curiosità di dare risposta al perché questa statua fosse stata posta proprio in quel punto. C’è chi pensa che, data la sua posizione, sia un corpo estraneo al contesto; chi sostiene che (visto l’abbigliamento che parrebbe bavarese) potesse essere un omaggio all’imminente visita di Hitler a Roma; la sua ipotesi invece, che ha convinto gli esperti presenti in sala, nasce da uno studio della planimetria del complesso del Foro. Infatti, analizzando foto d’epoca, riposizionando correttamente sulle carte la poco distante “statua della giovinetta”, tracciando e studiando una serie di direttrici (come si potrà vedere dalle immagini allegate), egli ha scoperto come la statua dovesse essere (e sia) in una prospettiva totale col Foro, con le altre statue e con la stessa Casa delle Armi, rappresentando, peraltro, il punto focale della visuale che, dai ballatoi di quest’ultima, inquadra la montagna. Non solo, quindi, un vigile silenzioso che dall’alto sorveglia Roma, ma una chiara scelta di Moretti, a ennesima conferma della sua maniacale precisione sia per quanto riguarda la sistemazione puntuale delle statue all’interno del complesso, sia per quanto concerne gli studi prospettici. Un’ipotesi che sembra ampiamente credibile, dunque. Da ricordare anche l’apporto di Francesca Di Castro e Sandro Bari, che hanno avuto il merito di aiutare Pedinelli a riportare all’attenzione del pubblico questo ritrovamento.

paoloroma
November 3rd, 2009, 10:32 PM
A Velletri Caltagirone fa costruire da Anselmi.

Che i geometri li riservi per Roma?

Non sono sicuro che sia lo stesso Caltagirone...

stefrm
November 3rd, 2009, 10:52 PM
ROMA - euro. Santa Chiara sarà chiusa al traffico» Torre Argentina, nuovo look
IL TEMPO 03/11/2009

L'assessore del I Municipio, Trombetti: Stanziati 400 mila
Lavori a gennaio, previsti dossi e strisce pedonali in travertino
Nuovo look per Torre Argentina

Dopo piazza del Gesù, proseguono i lavori per la riqualificazione di una delle aree archeologiche più importanti della Capitale. Sono stati infatti stanziati dal I Municipio 400 mila euro per il rifacimento del manto stradale, realizzazione di dossi per limitare la velocità e strisce pedonali in travertino, una novità questa destinata a «rivoluzionare» la segnaletica stradale capitolina. «Le strisce pedonali in travertino sono state sperimentate con successo in via del Boschetto - spiega l'assessore ai Lavori pubblici del I Municipio, Yuri Trombetti - si tratta di sostituire la parte verniciata dell'asfalto con strisce in travertino». Più belle, più sicure e con meno manutenzione, le nuove strisce pedonali rientrano nel progetto più ampio di riqualificazione dell'area. «L'idea è quella di eliminare i marciapiedi e realizzare percorsi protetti per i pedoni. In questo modo - continua Trombetti - si salverebbero circa 30 posti auto. La parola finale comunque la diremo dopo l'ultima assemblea prevista entro novembre con i residenti. Sul tavolo, infatti, c'è anche la proposta di realizzare nuovi marciapiedi di 1,25 metri. Una proposta questa che eliminerebbe però lo spazio riservato alla sosta auto, mentre verrebbe aumentata quella consentita ai motorini». Dopo la pedonalizzazione di piazza del Gesù però, togliere ulteriori parcheggi in quell'area significherebbe aggravare ulteriormente la cronica carenza di posti auto in centro storico. «I lavori comunque partiranno a gennaio - annuncia ancora l'assessore del I Municipio - stiamo inoltre lavorando a un altro progetto che prevede la pedonalizzazione di piazza Santa Chiara, oggi adibita a parcheggio "abusivo"». Un motivo in più, insomma, per mantenere la sosta in via di Torre Argentina.

direttorTonelli
November 4th, 2009, 01:07 AM
^^
http://www.degradoesquilino.com/2009/11/la-nota-ce-un-problema-ce-un-politico.html#links

direttorTonelli
November 4th, 2009, 07:50 AM
NON-CI-SI-CREDE

CRISI ECONOMICA E POCHI TURISTI. I COMMERCIANTI: «VIVIAMO UNA SITUAZIONE DI ESTREMA SOFFERENZA»
Tridente, appello dei negozianti
Le richieste: nuovi orari della Ztl, shopping day e navette per i clienti
Pietro Giovannini Più flessibilità negli orari della Ztl; shopping day; navette-bus per i clienti e saldi spostati più avanti.


Sono le richieste contenute nella lettera-appello agli amministratori e ai politici romani dei commercianti dell'Associazione Tridente Centro Storico per «denunciare lo stato di estrema sofferenza del commercio nell'area interna alla Ztl per effetto della crisi che ha provocato un crollo dei fatturati, mancanza di turisti, negozi chiusi, vie buie e più pericolose, licenziamenti di dipendenti» e chiedere interventi mirati. Non è la prima volta che i negozianti di questa parte di centro storico alzano la voce, ma negli ultimi mesi la situazione è peggiorata. Tra le richieste: orario natalizio e più flessibile per la Ztl; navette-bus shopping che colleghino il centro con le zone di Vigna Clara,Parioli-Trieste, Casaletto-Gregorio VII, piazza Navigatori (Termini non ha parcheggi di scambio né è zona di partenza della clientela migliore); almeno un giorno di shopping day al mese aprendo l'accesso alla Ztl alle 14 invece che alle 18 magari il primo venerdi del mese. Ma non solo: commercianti e residenti del cuore della Capitale chiedono anche la convocazione dei commercianti delle aree interessate da grandi lavori almeno con 8 mesi di anticipo così da concordare insieme le tempistiche delle opere e permettere agli operatori di programmare gli acquisti. Infine i saldi. «La data del 2 gennaio - scrivono - è devastante, deve essere posticipata» inoltre «stigmatizziamo che le associazioni di categoria solo ora si sono mosse».

Pincio
November 4th, 2009, 07:53 AM
NON-CI-SI-CREDE

CRISI ECONOMICA E POCHI TURISTI. I COMMERCIANTI: «VIVIAMO UNA SITUAZIONE DI ESTREMA SOFFERENZA»
Tridente, appello dei negozianti
Le richieste: nuovi orari della Ztl, shopping day e navette per i clienti
Pietro Giovannini Più flessibilità negli orari della Ztl; shopping day; navette-bus per i clienti e saldi spostati più avanti.


Sono le richieste contenute nella lettera-appello agli amministratori e ai politici romani dei commercianti dell'Associazione Tridente Centro Storico per «denunciare lo stato di estrema sofferenza del commercio nell'area interna alla Ztl per effetto della crisi che ha provocato un crollo dei fatturati, mancanza di turisti, negozi chiusi, vie buie e più pericolose, licenziamenti di dipendenti» e chiedere interventi mirati. Non è la prima volta che i negozianti di questa parte di centro storico alzano la voce, ma negli ultimi mesi la situazione è peggiorata. Tra le richieste: orario natalizio e più flessibile per la Ztl; navette-bus shopping che colleghino il centro con le zone di Vigna Clara,Parioli-Trieste, Casaletto-Gregorio VII, piazza Navigatori (Termini non ha parcheggi di scambio né è zona di partenza della clientela migliore); almeno un giorno di shopping day al mese aprendo l'accesso alla Ztl alle 14 invece che alle 18 magari il primo venerdi del mese. Ma non solo: commercianti e residenti del cuore della Capitale chiedono anche la convocazione dei commercianti delle aree interessate da grandi lavori almeno con 8 mesi di anticipo così da concordare insieme le tempistiche delle opere e permettere agli operatori di programmare gli acquisti. Infine i saldi. «La data del 2 gennaio - scrivono - è devastante, deve essere posticipata» inoltre «stigmatizziamo che le associazioni di categoria solo ora si sono mosse».

I turisti non sono pochi. Solo che magari si sono rotti il cazzo di acquistare da veri e propri usurai.

GGJJ
November 4th, 2009, 09:23 AM
:
“ … dopo i “dannati” anni Settanta, dopo il grandioso programma dell’IACP che produsse Corviale, Laurentino e Vigne Nuove, con tutto il loro carico di sperimentalità, di innovazione, di richiami e di aperture verso la cultura europea e internazionale, poco altro è accaduto e comunque niente di confrontabile con quella esperienza così speciale. "
:


Ma vedrò mai qualcuno ammettere che Corviale, Laurentino 38 e (parzialmente) Vigne Nuove sono stati dei fallimenti storici non perchè qualche cattivone non ha realizzato le condizioni al contorno necessarie per la riuscita, ma perchè contenevano già in loro il seme del disastro?

Che sono progetti figli di una visione ideologica della società e che sono la realizzazione pedissequa di teorie che sembravano aver dimenticato il fatto che poi li avrebbe dovuto abitarci della gente?

Vedrò mai un mea culpa al riguardo?

Luca1979
November 4th, 2009, 09:30 AM
Ma vedrò mai qualcuno ammettere che Corviale, Laurentino 38 e (parzialmente) Vigne Nuove sono stati dei fallimenti storici non perchè qualche cattivone non ha realizzato le condizioni al contorno necessarie per la riuscita, ma perchè contenevano già in loro il seme del disastro?

Che sono progetti figli di una visione ideologica della società e che sono la realizzazione pedissequa di teorie che sembravano aver dimenticato il fatto che poi li avrebbe dovuto abitarci della gente?

Vedrò mai un mea culpa al riguardo?

Hai presente l'ideologia: hai un'idea distorta, la applichi e si scontra con la realtà, quindi è sbagliata la realtà!

Tritolo e passa la paura.

GGJJ
November 4th, 2009, 09:37 AM
Hai presente l'ideologia: hai un'idea distorta, la applichi e si scontra con la realtà, quindi è sbagliata la realtà!

Tritolo e passa la paura.

Già

direttorTonelli
November 4th, 2009, 10:26 AM
L'incapace di Bari ieri ad un convegno: "non ho mai fatto niente di così difficile come il sindaco di Roma".
No comment.

direttorTonelli
November 4th, 2009, 10:33 AM
Ma vedrò mai qualcuno ammettere che Corviale, Laurentino 38 e (parzialmente) Vigne Nuove sono stati dei fallimenti storici non perchè qualche cattivone non ha realizzato le condizioni al contorno necessarie per la riuscita, ma perchè contenevano già in loro il seme del disastro?

Che sono progetti figli di una visione ideologica della società e che sono la realizzazione pedissequa di teorie che sembravano aver dimenticato il fatto che poi li avrebbe dovuto abitarci della gente?

Vedrò mai un mea culpa al riguardo?



Che siano frutto di una ideologia non ci piove. Che l'ideologia fosse sbagliata non ci piove e non ci nevica e manco ci grandina. Che il degrado, tuttavia, sia qualcosa che è in nuce ad un progetto architettonico mi pare una forzatura, una di quelle forzature che i nostri politici (sostenuti dal loro elettorato, come si vede in questo forum) utilizzano per spiegare come mai non sono riusciti (ne han provato) a manutenere un territorio.
Vi sono, in Francia, Corviali più allucinanti del Corviale; vi sono Scampie più assurde di Scampia. E sono condomini di extralusso.

Ora la domanda è, ed è una domanda vera alla quale non so rispondere e che mi fa una tristezza estrema porre: il progettista, quando disegna, deve considerare che il suo progetto verrà realizzato in una città che de facto è del quarto mondo? Deve presupporre che quando la sua struttura verrà effettivamente edificata questo quarto mondo sia verosimilmente transitato ad un terzo o ad un secondo o deve considerare questa città senza speranze di miglioramento? Deve dare per scontato che il degrado di immensi territori di fatto abbandonati sia immutabile o deve immaginare che quei territori, un giorno, diventino quartieri normali? Deve calcolare che, pur progettando in Europa, vi siano dei contesti in Europa che nulla hanno a che fare con l'Europa e che, soprattutto, nulla avranno a che fare mai? Deve considerare, il nostro progettista, che quel palazzo che si farà non avrà MAI una metropolitana, non avrà MAI un tram, non avrà MAI una manutenzione reale, che i parchi che lo circondano non saranno MAI curati, che le sue mura non saranno MAI mondate dai graffiti, che l'edicola all'angolo farà il suo suk di cartelloni senza essere MAI sanzionata, che le macchine intorno parcheggeranno a membro di segugio senza essere MAI multate?

Dunque, a vostro avviso (e, ripeto, non è una domanda retorica), il progettista deve fare il politico e il polemista in nuce al momento che viene chiamato a progettare in posti come Roma (progettando di conseguenza e disegnando con l'idea di disegnare per una città pazzescamente sottosviluppata) oppure deve fare il progettista e basta?

Non-lo-so.

RealVooDoo
November 4th, 2009, 10:47 AM
Ottima idea lo sci di fondo al Circo Massimo.
Perchè no una bella gara di arrampicata libera sul Colosseo?

Rimango basito da queste fesserie, chi le suggerisce si vergogni.

Sempre meglio renderlo sede di una gara di fondo che lasciarlo come parcheggio di mezzi militari (compresi carri armati e altri cingolati) come è in questi giorni :bash:

L'incapace di Bari ieri ad un convegno: "non ho mai fatto niente come sindaco di Roma".

Così la frase sarebbe più giusta :lol:

GGJJ
November 4th, 2009, 10:52 AM
Che siano frutto di una ideologia non ci piove. Che l'ideologia fosse sbagliata non ci piove e non ci nevica e manco ci grandina. Che il degrado, tuttavia, sia qualcosa che è in nuce ad un progetto architettonico mi pare una forzatura, una di quelle forzature che i nostri politici (sostenuti dal loro elettorato, come si vede in questo forum) utilizzano per spiegare come mai non sono riusciti (ne han provato) a manutenere un territorio.
Vi sono, in Francia, Corviali più allucinanti del Corviale; vi sono Scampie più assurde di Scampia. E sono condomini di extralusso.

Ora la domanda è, ed è una domanda vera alla quale non so rispondere e che mi fa una tristezza estrema porre: il progettista, quando disegna, deve considerare che il suo progetto verrà realizzato in una città che de facto è del quarto mondo? Deve presupporre che quando la sua struttura verrà effettivamente edificata questo quarto mondo sia verosimilmente transitato ad un terzo o ad un secondo o deve considerare questa città senza speranze di miglioramento? Deve dare per scontato che il degrado di immensi territori di fatto abbandonati sia immutabile o deve immaginare che quei territori, un giorno, diventino quartieri normali? Deve calcolare che, pur progettando in Europa, vi siano dei contesti in Europa che nulla hanno a che fare con l'Europa e che, soprattutto, nulla avranno a che fare mai? Deve considerare, il nostro progettista, che quel palazzo che si farà non avrà MAI una metropolitana, non avrà MAI un tram, non avrà MAI una manutenzione reale, che i parchi che lo circondano non saranno MAI curati, che le sue mura non saranno MAI mondate dai graffiti, che l'edicola all'angolo farà il suo suk di cartelloni senza essere MAI sanzionata, che le macchine intorno parcheggeranno a membro di segugio senza essere MAI multate?

Dunque, a vostro avviso (e, ripeto, non è una domanda retorica), il progettista deve fare il politico e il polemista in nuce al momento che viene chiamato a progettare in posti come Roma (progettando di conseguenza e disegnando con l'idea di disegnare per una città pazzescamente sottosviluppata) oppure deve fare il progettista e basta?

Non-lo-so.

Guarda, la risposta alla tua domanda (peraltro molto interessante) non ce l'ho. O meglio forse è si, ma dato che è una risposta triste forse non voglio ammetterlo.

Però ho la presunzione, che mi deriva da un minimo di buon senso, di ritenere che Corviale sarebbe stato invivibile anche se realizzato in Svezia o in Nuova Zelanda.

direttorTonelli
November 4th, 2009, 11:08 AM
Sempre meglio renderlo sede di una gara di fondo che lasciarlo come parcheggio di mezzi militari (compresi carri armati e altri cingolati) come è in questi giorni :bash:


Così la frase sarebbe più giusta :lol:


Ma che stai a dì !!! Ha fatto le strisce pedonali, e pure le strisce di mezzeria. Non so nella città che frequentate voi, ma in quella che frequento io ormai è un mantra. Ridipingono il già ridipinto. Una fissazione. Un anno e mezzo a spruzzare strisce pedonali.

lidoroma2015
November 4th, 2009, 12:08 PM
Dunque, a vostro avviso (e, ripeto, non è una domanda retorica), il progettista deve fare il politico e il polemista in nuce al momento che viene chiamato a progettare in posti come Roma (progettando di conseguenza e disegnando con l'idea di disegnare per una città pazzescamente sottosviluppata) oppure deve fare il progettista e basta?

Non-lo-so.

Il problema è il quartiere ghetto.
Se concentri in un unico luogo, migliaia di persone emarginate dalla società(per vari problemi e non sempre per colpa loro) non c'è architettura che tenga.

Nei fallimenti metterei anche Nuova Ostia degli anni '70.
Vi consiglio la visione di "Amore Tossico" per rendersi conto di che cosa avevano creto.

Malabares
November 4th, 2009, 12:27 PM
sono tre ore la mattina, non credo che avessero tutti questi posti
hai provato a comprare i biglietti per la performance di Sasha Waltz? da quel che mi dicono sarà una cosa molto bella

Per Sasha c'è ancora disponibilità: 22 euro e passa la paura. Comunque ce l'ho fatta! Il 15 pomeriggio, armato di Sony Alpha 200, sarò lì :cheers:Spero non piova

direttorTonelli
November 4th, 2009, 12:54 PM
Ormai siamo al "toto-stadio". Stadio qui, stadio lì, stadio delle Aquile, stadio dei Lupi, cittadella sull’Aurelia, cittadella sulla Tiberina. E in questa giungla animalesca sono tempi rapaci, in particolare per chi, come la Roma, è alla canna del gas con le banche.


Così spuntano progetti, anche se qualcuno li chiama «disegni», o addirittura «vaghe idee», tanto per prendere tempo con i creditori. Ma chi li ha visti questi progetti? Il sindaco Alemanno dice di no, anche se ha partecipato, a Trigoria, alla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura giallorossa. È evidente, quandi, che non si trattava di un vero e proprio progetto. Il sottosegretario del Mibac Giro ironizza: «Qui non l'hanno mai portati. Altro che alto mare, con questa storia dello stadio non stiamo proprio in mare!». Il presidente della Lazio Lotito temporeggia, aspetta la nuova legge, anche se il suo progetto ha fatto il giro di più di una scrivania comunale.


I tifosi sperano, imprecano, sfogliano nervosamente Google Map in cerca di nomi come Massimina, Nuovo Procopio, ma vedono solo terra, colta e incolta, ettari ed ettari di agro romano. E allora non resta che aprire le tavole del Nuovo piano regolatore per tentare di individuare aree con le carte in regola per ospitare stadi. Si richiedono essenzialmente due requisiti: spazio (una ventina di ettari) e collegamenti. Ne abbiamo trovate 3. La prima alla Centrale del Latte, a nord di via Rinaldo D'Aquino, su un'area agricola.


La seconda tra via della Magliana e l'autostrada Roma-Fiumicino, a ovest del Gra, sempre su un'area agricola. Si tratta in entrambi i casi di agro romano, dunque un paesaggio vincolato su cui grava il parere del ministero dei Beni culturali. Il terzo posto in cui potrebbe essere realizzato uno stadio si trova a Tor Vergata, all'interno dell'omonima centralità già pianificata e situata tra il Gra e il confine sud-est del Comune di Roma, tra la diramazione autostradale Roma-Sud e via Casilina. Buona parte di questa vasta centralità è destinata alla voce "servizi privati", luogo idoneo dove non servirebbe una variante al Piano Regolatore, ma solo una variazione del piano attuativo. Ma il vero punto di forza di questi tre siti sta nei collegamenti. Il primo è a poche centinaia di metri dal Gra, da un nodo di scambio e da un'area di riserva già pianificati. Inoltre potrebbe contare sul prolungamento della linea B della metroplitana fino a Casal Monastero.


L'area di via della Magliana è invece interessata da due grandi arterie (Gra e autostrada Roma-Fiumicino) e dalla Ferrovia per Fiumicino (Fr1). Su questo fronte è, probabilmente, la zona migliore. Ottima posizione anche per Tor Vergata. L'area è servita da ampi vialoni di recente costruzione come via di Tor Vergata-viale Oxford, viale dell'Archiginnasio, che collegano l'Ospedale e l'Università a via Casilina, all'autostrada e al Gra, intrecciandosi nel vasto spazio che potrebbe ospitare uno stadio.


Proprio lunedì, il sottogretario Giro, criticando la nuova legge sugli stadi che vorrebbe più stringente in fatto di vincoli ambientali, ha lanciato la proposta «costruiamoli nelle centralità» che suona però come una provocazione, e cioè: vediamo se davvero alle società interessa costruire solo uno stadio o se sia una scusa per edificare una città intorno a uno stadio. La risposta di Giro, in fondo, le società se la sono proprio cercata, sbandierando ai quattro venti disegni senza capo né coda, ipotizzando spazi dove realizzare gli impianti su aree vincolate dell'agro romano, nel caso della Lazio addirittura in un posto a rischio esondazione del Tevere. Né Lotito né la famiglia Sensi, come nessun altro, costruirebbe chiaramente solo uno stadio. Se a questo s'aggiunge la domanda-avvertimento fatta da Giro: «Con un Prg appena approvato, bisogna proprio andare subito in deroga?», bisognerebbe concludere che nella Capitale non possono essere costruiti nuovi stadi. Per questo motivo facciamo tre proposte.


Le prime due dovrebbero essere poco gradite al Mibac, visto che le aree individuate sono "verde-protetto". La terza dovrebbe essere invece nelle corde di Giro, meno, probabilmente, in quelle degli imprenditori, visto che Tor Vergata potrebbe ospitare uno stadio, non cubature di altra natura. Purtroppo si tratta di una sola area, mentre ne servirebbero due, una per la Roma e una per Lazio. All'arbitro Giro non resta che fischiare il calcio d'inizio del "derby dello stadio".

fraanZ
November 4th, 2009, 01:34 PM
^^ ma un'area come quella a ridosso della Roma-L'aquila, vicino la stazione del treno, serve ai baraccati o ci si può costruire qualcosa?

Pincio
November 4th, 2009, 01:40 PM
«Sporco negro». E picchiano bengalese
Acilia, 10 teppisti contro lo straniero

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=79043&sez=HOME_ROMA&ssez=PROVINCIA

di Giulio Mancini

ROMA (3 novembre) - Si sono radunati in una decina, tutti giovanissimi tra i 15 ed i 20 anni d’età. L’obiettivo era la caccia al nero e quando hanno notato quattro stranieri del sud- oriente seduti sulle panchine gli sono piombati addosso violenti e rabbiosi. Per uno dei loro bersagli si sono aperte le porte del pronto soccorso: gli hanno fratturato il setto nasale e procurato un trauma cranico.

E’ successo domenica sera a Acilia. In un parco pubblico, l’Arcobaleno, che per definizione dovrebbe riconciliare tutti i colori del mondo. Invece in quei giardini di via Umberto Lilloni una decina di giovinastri hanno dato vita ad una caccia al nero, immotivata quanto crudele. Tre delle loro vittime sono riuscite a sfuggire all’agguato cavandosela solo con qualche livido. Per Mohamed P., un giovane del Bangladesh di 29 anni, regolarmente in Italia e impiegato come domestico, invece non c’è stato scampo ed è finito sotto una gragnuola di pugni al grido di «vattene da qui, sporco negro».

Secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri del gruppo di Ostia, che indagano sull’episodio per individuare i responsabili, il branco si è radunato intorno alle otto e mezza di sera nei pressi di un bar che affaccia su via di Macchia Saponara. Un testimone avrebbe colto qualche frase al volo del tipo «sti negri li dovemo fà sparì» e «non se ne può più de ’sti negri che girano pe’ Acilia». Subito dopo il gruppo, composto da minorenni e da ragazzi che non superano i venti anni d’età, si è allontanato in direzione della non distante via Lilloni.

Al Parco Arcobaleno, il vasto spiazzo verde disteso alle spalle della biblioteca comunale ”Sandro Onofri”, in quel momento c’erano quattro immigrati del Bangladesh in pausa festiva dai loro lavori di badante e di collaboratore domestico. Erano seduti su una panchina e stavano parlando del più e meno, sotto la luce di uno dei pochi lampioni che illuminano il giardino.

La gang li ha avvicinati ”a tenaglia”, alcuni frontalmente e altri alle spalle della panchina. «Siete degli zozzoni, non ve volemo qui a Acilia, ve ne dovete annà» gli hanno urlato contro gli aggressori. «A zozzi negri mo’ ve famo vede che dovete fa’ quello che diciamo noi» insistevano quelli del branco. Tre degli stranieri sono riusciti a alzarsi e a scappare, rimediando solo qualche calcio e qualche pugno. Il più sprovveduto di loro, invece, è rimasto accerchiato dagli aggressori che l’hanno picchiato selvaggiamente per scappare subito dopo.

Un testimone che ha assistito alla scena ha avvertito il 112 e sul posto è giunta immediatamente una gazzella dei carabinieri. Mohamed è stato trasportato a bordo di un’ambulanza al pronto soccorso del ”Grassi” dove i medici gli hanno riscontrato un trauma cranico e la frattura delle ossa nasali. Guarirà in quindici giorni.

La reazione dei carabinieri è stata immediata e ben articolata. Gli equipaggi della Compagnia d’Intervento Operativo, una decina di pattuglie in tutto, hanno effettuato diversi posti di blocco e identificato una trentina di giovani dell’età corrispondete a quella degli aggressori. Nessuno di loro, però, sarebbe stato riconosciuto dagli stranieri scampati all’assalto come appartenenti al branco. Le indagini proseguono.

Pavlvs
November 4th, 2009, 01:45 PM
L'incapace di Bari ieri ad un convegno: "non ho mai fatto niente di così difficile come il sindaco di Roma".
No comment.

Beh,
non posso dargli torto,
amministrare Roma deve essere una gran brutta gatta da pelare.

Caius Iulius Caesar
November 4th, 2009, 03:37 PM
Tritolo e passa la paura.

Infatti! Quoto e straquoto, io li farei implodere anche subito se potessi!
sono uno schiaffo al buon gusto e uno sputo in un occhio!
credo che: oltre che brutti sono luoghi invivibili.... anche se a Corviale hanno belle palestre!!!
:lol::lol:

Luca1979
November 4th, 2009, 03:44 PM
Infatti! Quoto e straquoto, io li farei implodere anche subito se potessi!
sono uno schiaffo al buon gusto e uno sputo in un occhio!
credo che: oltre che brutti sono luoghi invivibili.... anche se a Corviale hanno belle palestre!!!
:lol::lol:

Ne lascerei in piedi una striscia verticale, ben fatta, magari con gli appartamenti segati per far vedere gli interni.
Sotto una targa : IN MEMORIA DEI DISASTRI DELL'ARCHITETTURA MODERNA.

Caius Iulius Caesar
November 4th, 2009, 03:57 PM
^^ ottima idea: un monito per le generazioni che verranno perchè non si metta piu in piedi tali oscenità!

direttorTonelli
November 4th, 2009, 04:07 PM
Beh,
non posso dargli torto,
amministrare Roma deve essere una gran brutta gatta da pelare.


Ahssì. Specialmente se non hai la più pallida idea di cosa sia una "città", se non hai idee, se non hai un briciolo di cultura, se hai costantemente la nebbia negli occhi e se non sai manco che significa il termine "lucidità"...

GGJJ
November 4th, 2009, 04:11 PM
Infatti! Quoto e straquoto, io li farei implodere anche subito se potessi!
sono uno schiaffo al buon gusto e uno sputo in un occhio!
credo che: oltre che brutti sono luoghi invivibili.... anche se a Corviale hanno belle palestre!!!
:lol::lol:

A Corviale hanno un bel campo da rugby. Da quando si è posizionato li il Villa Pamphili (la società che ce l'ha in gestione) ha fatto il botto di tesserati, qualcosa tipo 1000, che sono un'enormità per una società di serie C di rugby. Tant'è vero che vogliono chiedere al Comune di raddoppiarlo.

E spero proprio che lo facciano, sarebbe un'opera meritoria ed una bella occasione di riscatto sociale in un luogo dove non ci sono moltissime occasioni di svago. Almeno sano.

RealVooDoo
November 4th, 2009, 04:53 PM
Non so se ridere o piangere

Come rifanno i marciapiedi a Roma (http://roma.repubblica.it/multimedia/home/18130106/1)

FavelaChic
November 4th, 2009, 05:33 PM
Quando si smaschera l'ideologia, in genere gli ideologizzati si innervosiscono, cvd.


Per me c'è buona architettura e cattiva architettura in tutti i secoli e in tutti i luoghi.
Per te c'è una cesura oltre la quale tutto è orrendo.
Io ragiono secondo pensiero critico; tu postuli dogmaticamente che oltre una certa data (e immagino tu conosca anche mese, giorno, ora...) TUTTO è diventato una merda.
E io sarei l'ideologo?! Ma stai bene?

Luca1979
November 4th, 2009, 06:16 PM
Per me c'è buona architettura e cattiva architettura in tutti i secoli e in tutti i luoghi.
Per te c'è una cesura oltre la quale tutto è orrendo.
Io ragiono secondo pensiero critico; tu postuli dogmaticamente che oltre una certa data (e immagino tu conosca anche mese, giorno, ora...) TUTTO è diventato una merda.
E io sarei l'ideologo?! Ma stai bene?

Mai detto. Oltre che ideologico pure cazzaro? mah...
La rottura contemporanea è diversa da quelle passate non vuol dire che non ci siano, anche oggi, esempi di buona architettura, da me sempre riconosciuti (penso ad esempio al complesso che sta venendo su al gazometro ecc).
Ma le pippe mentali pro colate di cemento le lascio agli ideologizzati.
D'altronde a te piace il Corviale e non piace Piazza del Popolo...di che stiamo parlando?

synapse
November 4th, 2009, 06:17 PM
Non so se ridere o piangere

Come rifanno i marciapiedi a Roma (http://roma.repubblica.it/multimedia/home/18130106/1)

io invece non vedo il problema. quello lì è un motorino abbandonato, palesemente.
invece trovo interessante il fatto che ultimamente qualche marciapiede lo stiano rifacendo (tranne dalle mie parti, ma io abito in una zona dimenticata pure da dio).

RealVooDoo
November 4th, 2009, 06:22 PM
io invece non vedo il problema. quello lì è un motorino abbandonato, palesemente.
invece trovo interessante il fatto che ultimamente qualche marciapiede lo stiano rifacendo (tranne dalle mie parti, ma io abito in una zona dimenticata pure da dio).

Il problema è che già i motorini palesemente abbandonati (anche ridotti peggio di quello) non vengono rimossi: figuriamoci se sono inglobati nel marciapiede :bash:

fraanZ
November 4th, 2009, 08:08 PM
io invece non vedo il problema. quello lì è un motorino abbandonato, palesemente.
invece trovo interessante il fatto che ultimamente qualche marciapiede lo stiano rifacendo (tranne dalle mie parti, ma io abito in una zona dimenticata pure da dio).

a me invece sembra che hanno ripreso a fare i marciapiede con l'asfalto da strada. Cosa che avevano smesso di fare.
Quello che stanno facendo a p.zza del popolo ne è la dimostrazione. Anche vicino casa mia. Una via intera con marciapiede in mattoncini poi quando hanno risistemato l'ultimo pezzo di strada, qualche settimana fa, tutto cemento.

paoloroma
November 4th, 2009, 09:47 PM
NON-CI-SI-CREDE

CRISI ECONOMICA E POCHI TURISTI. I COMMERCIANTI: «VIVIAMO UNA SITUAZIONE DI ESTREMA SOFFERENZA»
Tridente, appello dei negozianti
Le richieste: nuovi orari della Ztl, shopping day e navette per i clienti
Pietro Giovannini Più flessibilità negli orari della Ztl; shopping day; navette-bus per i clienti e saldi spostati più avanti.

Aggiungerei: parcheggio gratuito su via del Corso (entrambi i lati); ripristino del meraviglioso parcheggio nell'esedra ovest di piazza del Popolo e nuovo parcheggio nell'esedra est; interruzione del servizio di car-sharing e destinazione delle auto a servizio di valeting on-demand; sovvenzioni dalla provincia per offrire brunch a tutti i clienti dei negozi entro la Ztl; selezione ai varchi della Ztl per consentire l'accesso ai soli pedoni vestiti decorosamente (ad esclusiva discrezione della direzione); demolizione del marciapiede in Largo San Carlo e creazione di posti auto per disabili (tanto chiunque abbia un SUV ha anche il permesso handicappati)

paoloroma
November 4th, 2009, 09:48 PM
Io ho sempre pensato - e non scherzo - che Corviale funzionerebbe benissimo se fosse trasformato in un campus universiario.

Ad ogni modo non vedo perchè devo fare IO mea culpa sull'ideologia di progetti a cui non ho partecipato.

Venkman
November 4th, 2009, 09:57 PM
Mercoledì 04 Novembre 2009 Chiudi

Nel secondo trimestre 2009 nel Lazio si registra un lieve aumento dell’occupazione ma è boom di cassa integrazione. E le differenze di genere pesano ancora in modo rilevante, con un tasso di occupazione maschile superiore a quello femminile di 22,8 punti percentuali (23,1 punti in Italia). È quanto emerge dal Rapporto Upi Lazio-Eures 2009, presentato ieri a Roma dal presidente dell’Upi Edoardo Del Vecchio e dal presidente dell’Eures Fabio Piacenti. I dati segnalano un aumento degli occupati (più 0,2 per cento tra il secondo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009, a fronte del meno 1,6 per cento in Italia nello stesso periodo di tempo): gli occupati sono saliti a 2 milioni e 261 mila unità, il secondo valore più alto di sempre della regione. Di contro, nei primi sei mesi del 2009 si registra anche il boom della cassa integrazione, con un aumento nel Lazio del 324,8 per cento (forte in questo caso l’influenza della vicenda Alitalia). Comunque, secondo il Rapporto Upi Lazio-Eures, pur risentendo della crisi economica internazionale, il sistema economico della regione tiene.
Interessanti anche i dati sulla sicurezza: nel 2008 c’è una evidente flessione dei reati rispetto all’anno precedente, con un meno 13,7 per cento. La riduzione più consistente si registra proprio in provincia di Roma, dove i reati commessi passano dal 279.333 del 2007 ai 236.636 del 2008, con un calo del 15,3 per cento. Diminuiscono soprattutto i reati contro il patrimonio: furti (meno 24 per cento) e rapine (meno 15,4). «Il calo dei reati nel 2008, in linea con i dati che abbiamo sempre diffuso, conferma la bontà delle politiche che stiamo seguendo», commenta il sindaco Gianni Alemanno. D’accordo Fabrizio Santori, presidente della commissione capitolina sicurezza: «La linea politica che il governo capitolino sta portando avanti ha seguito diversi step e ha giovato anche della sinergia con l’esecutivo nazionale». Secondo Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza, «il ridimensionamento dei fenomeni di furti e rapine, che sono quelli che maggiormente creano incertezza nei cittadini romani, dà ragione a chi ha coinvolto tutte le forze in campo per ripristinare la legalità e la vivibilità del territorio».
Fa.Ro.

Venkman
November 4th, 2009, 09:58 PM
Il Comune: «In arrivo 500 milioni»

L’annuncio è del sindaco Gianni Alemanno: «Ho ricevuto oggi la lettera di intenti del ministro Tremonti, avremo i 500 milioni di Roma Capitale e anche di più entro la fine dell’anno». Il sindaco ha spiegato che i 500 milioni sono quelli necessari «a ripianare il debito del Campidoglio, un debito trasferito dal Comune allo Stato, mentre i finanziamenti per Roma Capitale serviranno a permetterci di fare nuovi investimenti. Gli allarmi creati quindi da qualcuno sulla mancanza di questi soldi - ha precisato - come si vede sono fini a se stessi. Ogni Finanziaria è una sorta di negoziato».
L’urgenza di questi fondi, secondo il primo cittadino, è improcrastinabile: «Abbiamo ereditato una struttura comunale veramente spremuta come un limone - sottolinea Alemanno - I miei predecessori hanno cercato di trarne ogni linfa vitale, senza riformare la macchina».
«Roma - continua il sindaco - può e deve essere profondamente modificata, sono convinto che cambierà. Ma per fare questo abbiamo bisogno di una profonda riforma della struttura comunale, cosa che abbiamo cominciato a fare con la legge per Roma Capitale, che si completerà nel 2010 e ci permetterà di avere un’amministrazione più robusta, in grado di governare la città».
C.R.

Luca1979
November 4th, 2009, 10:41 PM
Non so se è gia stato postato...

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=79096&sez=HOME_ROMA
In vacanza a Fondi, prende la malaria

ROMA (3 novembre) - Un romano che era stato in vacanza a Fondi, sul litorale pontino, tornato a Roma ha scoperto di essere malato di malaria, dopo il ricovero in un ospedale nella capitale. La notizia è stata confermata dal dottor Fabrizio Soscia, dirigente del reparto malattie infettive della Asl Latina.

Si tratterebbe di un caso di contagio autoctono di malaria e dall'ospedale romano è partita nei giorni scorsi la comunicazione all'Asl di Latina, al dipartimento di igiene di pubblica sicurezza e all'Istituto superiore di sanità che ha avviato indagini nel territorio pontino. Le prime verifiche hanno rilevato la presenza di zanzare anofele, compatibili con il plasmodio della malaria. Si tratta però di un caso isolato, dicono all'Asl di Latina, per il quale sono ancora in corso ulteriori verifiche.

pippopotam0
November 4th, 2009, 11:51 PM
Aggiungerei: parcheggio gratuito su via del Corso (entrambi i lati); ripristino del meraviglioso parcheggio nell'esedra ovest di piazza del Popolo e nuovo parcheggio nell'esedra est; interruzione del servizio di car-sharing e destinazione delle auto a servizio di valeting on-demand; sovvenzioni dalla provincia per offrire brunch a tutti i clienti dei negozi entro la Ztl; selezione ai varchi della Ztl per consentire l'accesso ai soli pedoni vestiti decorosamente (ad esclusiva discrezione della direzione); demolizione del marciapiede in Largo San Carlo e creazione di posti auto per disabili (tanto chiunque abbia un SUV ha anche il permesso handicappati)

E perché, già che ci siamo, non ci mettiamo a riutilizzare Piazza del Popolo per quello che era una volta?
Un bel parcheggio all'aria aperta!
Eh!

http://www.laboratorioroma.it/ALR/Piazza%20Popolo/immagini/nuova_05.JPG

http://bp0.blogger.com/_GOKWeunzZcY/RiFSAFthLVI/AAAAAAAAAqA/-7M3GdyPiuA/s400/Screenshot_198.jpg

Oh! Poi tutti i negozianti saranno finalmente felici!

:bash:

--

paoloroma
November 5th, 2009, 12:57 AM
per par condicio prevederei parcheggi extra territoriali a piazza san pietro con bus navetta per cola di rienzo

GGJJ
November 5th, 2009, 09:36 AM
Io ho sempre pensato - e non scherzo - che Corviale funzionerebbe benissimo se fosse trasformato in un campus universiario.

Ad ogni modo non vedo perchè devo fare IO mea culpa sull'ideologia di progetti a cui non ho partecipato.

Nessuno ti ha chiesto di farlo.

Mi sembra ovvio che quelli che dovrebbero chiedere scusa alla città e alla cittadinanza sono proprio quelli che a tali progetti hanno partecipato. Ovvero giunte dell'epoca, dirigenti dell'IACP, architetti etc. etc.

Statisticamente per la maggior parte saranno ormai passati a miglior vita. Sempre per ragioni statistiche però, immagino che alcuni siano ancora tra noi.

Venkman
November 5th, 2009, 10:08 AM
E perché, già che ci siamo, non ci mettiamo a riutilizzare Piazza del Popolo per quello che era una volta?
Un bel parcheggio all'aria aperta!
Eh!--

Mi permetto, nelle foto che hai messo tu c'è un sacco di spazio sprecato...

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/bf/Piazza_del_Popolo%2C_1960.jpg

Domanda: anche piazza Colonna era così una volta... qualcuno sa quando è stata chiusa alle auto?

Venkman
November 5th, 2009, 12:47 PM
Centrale del Tennis... svariate altre foto sul thread dedicato.

http://img696.imageshack.us/img696/6176/njj029.th.jpg (http://img696.imageshack.us/i/njj029.jpg/)

Ponte della Musica

http://img11.imageshack.us/img11/7163/njj019.th.jpg (http://img11.imageshack.us/i/njj019.jpg/)

http://img29.imageshack.us/img29/6605/njj021.th.jpg (http://img29.imageshack.us/i/njj021.jpg/)

Al Centrale il caniere era molto attivo... al ponte lavoravano solo sul lato Via Guido Reni, sul lato Foro Italico c'erano 4-5 tecnici che facevano, credo, misurazioni...

Piano Alto
November 5th, 2009, 01:00 PM
Stanno smontando le impalcature dal lato nord degli ex Mercati Generali.

Tisov84
November 5th, 2009, 01:41 PM
^^ e il ponte Ostiense come procede?

Simone_pro
November 5th, 2009, 01:52 PM
Io rimango dell'idea che condannare in blocco episodi quali corviale sia un errore madornale. Che sia architettura da bar dello sport. L'idea primigenia è interessante: costruire in un palazzo, una città. Inglobando all'interno dello spazio residenziale, i servizi, gli spazi per il tempo libero etc etc. Se poi si permette l'occupazione abusiva, si permette di trasformare il 4° piano (che doveva essere lo "struscio", con i negozi, il cinema, gli spazi comuni) in una bidonville, si lascia marcire ben benino l'intera zona, guardandosi bene dal far avvertire la presenza di forze dell'ordine sul territorio... A queste condizioni pure la defense a parigi diventa "le vele". Poi ha i suoi errori di progettazione, blocca quasi complemente il passaggio del vento in quel quadrante creando situazioni malsane etc etc
Ma partendo da un principio analogo, l'unité d'habitation di Marsiglia, che ha attraversato certamente momenti difficili, che vive certamente in un contesto difficile, a oggi è un gioiellino dove per acquistare un appartamento fanno a cazzotti artisti, architetti, fighetti vari ed eventuali. Non è così sempre (ci sono altre unité che non hanno avuto la stessa sorte) ma sostenere che quell'idea fa del tutto schifo è un po come dire "so' tutti ladri", "è tutto un magna-magna" e "non c'è più la mezza stagione".
Ho visto certe riqualificazioni di corviale, nei laboratori di progettazione all'università, da rendere quel mostro lungo 1 km, un capolavoro di architettura moderna! Non c'è la volontà in tal senso; allora sì, allora sono d'accordo. Ma "tritolo e amen" non lo accetto!

Luca1979
November 5th, 2009, 02:28 PM
costruire in un palazzo, una città. Inglobando all'interno dello spazio residenziale, i servizi, gli spazi per il tempo libero etc etc.

Perchè questa dovrebbe essere una bella idea? Al di la di come poi sia stata curata e mantenuta. Un enorme ghetto autosufficiente.

Quartiere per artisti, eccentrici e folli di ogni tipo? A Roma c'è una emergenza per le famiglie a basso reddito, giovani coppie che non possono avere figli, e stiamo a parlare di artisti fighetti?

GGJJ
November 5th, 2009, 02:29 PM
Io rimango dell'idea che condannare in blocco episodi quali corviale sia un errore madornale. Che sia architettura da bar dello sport. L'idea primigenia è interessante: costruire in un palazzo, una città. Inglobando all'interno dello spazio residenziale, i servizi, gli spazi per il tempo libero etc etc. Se poi si permette l'occupazione abusiva, si permette di trasformare il 4° piano (che doveva essere lo "struscio", con i negozi, il cinema, gli spazi comuni) in una bidonville, si lascia marcire ben benino l'intera zona, guardandosi bene dal far avvertire la presenza di forze dell'ordine sul territorio... A queste condizioni pure la defense a parigi diventa "le vele". Poi ha i suoi errori di progettazione, blocca quasi complemente il passaggio del vento in quel quadrante creando situazioni malsane etc etc
Ma partendo da un principio analogo, l'unité d'habitation di Marsiglia, che ha attraversato certamente momenti difficili, che vive certamente in un contesto difficile, a oggi è un gioiellino dove per acquistare un appartamento fanno a cazzotti artisti, architetti, fighetti vari ed eventuali. Non è così sempre (ci sono altre unité che non hanno avuto la stessa sorte) ma sostenere che quell'idea fa del tutto schifo è un po come dire "so' tutti ladri", "è tutto un magna-magna" e "non c'è più la mezza stagione".
Ho visto certe riqualificazioni di corviale, nei laboratori di progettazione all'università, da rendere quel mostro lungo 1 km, un capolavoro di architettura moderna! Non c'è la volontà in tal senso; allora sì, allora sono d'accordo. Ma "tritolo e amen" non lo accetto!

L'idea primigenia è interessante in un incubo orwelliano. Secondo me inglobare servizi, spazi ricreativi etc. etc. nello spazio residenziale è qualcosa per la quale gli essere umani semplicemente non sono fatti.

Formiche e termiti invece si. Probabilmente in qualche pianeta dove la razza dominante è qualche specie di formiche intelligenti ci sono corviali a strafottere.

Che poi le autorità competenti abbiano fatto di tutto per mandare ulteriormente a puttane quella zona è un fatto. Ma il tritolo e amen è la soluzione migliore, anche se il mio sogno prevederebbe pure che i responsabili tuttora in vita di quella follia si riuniscano in piazza del campidoglio, sotto la statua di Marco Aurelio, e da li a gran voce gridino umilmente scusa alla città di Roma ed al popolo romano.

Dopodichè noi romani, dato che siamo buoni, li perdoneremo.

E i progetti di riqualificazione li lasciamo pure nei laboratori, che stanno bene li.

Luca1979
November 5th, 2009, 02:32 PM
anche se il mio sogno prevederebbe pure che i responsabili tuttora in vita di quella follia si riuniscano in piazza del campidoglio, sotto la statua di Marco Aurelio, e da li a gran voce gridino umilmente scusa alla città di Roma ed al popolo romano.

Dopodichè noi romani, dato che siamo buoni, li perdoneremo.

E i progetti di riqualificazione li lasciamo pure nei laboratori, che stanno bene li.

No, io suggerisco di lasciare un piccolo pezzo in memoria, e che i responsabili (e eventualmente gli ammiratori) cedano le proprie case agli inquilini del corviale, andando ad abitarci dentro.

Luca1979
November 5th, 2009, 02:32 PM
In realtà ci vuole poco a capire che dietro queste follie non c'è solo la mano di qualche estroso architetto, ma c'è tutto un pensiero, ideologico, che ha portato a queste mostruosità.

GGJJ
November 5th, 2009, 02:34 PM
^^

Anche questa mi piace

EDIT:

Intendevo ovviamente il post superiore

pensieroincerto
November 5th, 2009, 02:48 PM
Ma vedrò mai qualcuno ammettere che Corviale, Laurentino 38 e (parzialmente) Vigne Nuove sono stati dei fallimenti storici non perchè qualche cattivone non ha realizzato le condizioni al contorno necessarie per la riuscita, ma perchè contenevano già in loro il seme del disastro?

Che sono progetti figli di una visione ideologica della società e che sono la realizzazione pedissequa di teorie che sembravano aver dimenticato il fatto che poi li avrebbe dovuto abitarci della gente?

Vedrò mai un mea culpa al riguardo?

In vita mia ci sono entrato un 5-6 volte, in quanto obbligato ad entrarci (vaccinazioni di mio figlio presso l'ambulatorio USL)
La sensazione che si prova ad entrarci, è una sola: forte frastornamento, sperdimento.
Un non luogo, dove entri e, letteralmente, ti gira la testa.
Ma ovviamente tutti quelli che ne parlano, dentro, non ci sono mai stati.

(ovviamente ometto la situazione di degrado di muri, spazi comuni, ascensori, ecc.)

Pavlvs
November 5th, 2009, 03:08 PM
Su Corviale, il Senato romano non sa che pesci pijare, mentre il Popolo s'è già espresso decretando la damnatio memoriae per il suo architetto.

Come per l'autore della statua del Mosè nella mostra dell' acquedotto Felice (la più brutta scultura di Roma), anche per Mario Fiorentino si dice che si sia suicidato alla vista della realizzazione.

Damnatio memoriae pesantissima, tra 400 anni di Mario Fiorentino temo resterà solo questa leggenda.

Corviale è un luogo pensato per la socializzazione forzosa di chi non ha nessuna voglia di socializzare, i lavoratori che tornano a casa scazzati.

Come campus universitario avrebbe successo, se ne potrebbe ricavare una sorta di villaggio dei giovani, una Christiania de' noantri.

In alternativa va privatizzato.

Hai l'ascensore rotto?
Te lo ripaghi.

GGJJ
November 5th, 2009, 03:19 PM
:
In alternativa va privatizzato.
:


E chi se lo compra?

Caius Iulius Caesar
November 5th, 2009, 03:30 PM
E chi se lo compra?

^^ manco morto!:bash:

Coma White
November 5th, 2009, 03:43 PM
E chi se lo compra?
La camorra.
Così si fa una bella filiale nel Lazio.

Caius Iulius Caesar
November 5th, 2009, 03:45 PM
La camorra.
Così si fa una bella filiale nel Lazio.

non credo ci guadagni nenche un'istituzione come la camorra!:)

GGJJ
November 5th, 2009, 05:08 PM
La camorra.
Così si fa una bella filiale nel Lazio.

al limite UN'ALTRA bella filiale nel Lazio. Ne girassero pochi di soldi della camorra nel Lazio... come d'altronde quelli della 'ndrangheta in Lombardia.

copac
November 5th, 2009, 05:23 PM
A mio modo di vedere la totale riqualificazione e riprogettazione di Corviale e dell'area circostante sarebbe una delle sfide più interessanti dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea.

Non vedo per quale motivo le dimensioni dell'edificio debbano automaticamente comportare invivibilità e ingestibilità. Esistono edifici dello stesso ordine di grandezza, anche se spesso sviluppati verticalmente, che sono perfettamente integrati con la città e che ospitano il massimo delle categorie residenziali e lavorative.
Avessero costruito l'Empire State Building a Corviale e questi fosse stato (in)gestito e (in)utilizzato come il serpentone, avrebbe fatto la stessa fine pur non essendo, e la realtà lo dimostra, di per sé fallimentare.

Io la mattina esco di casa, prendo l'ascensore, attraverso l'androne e esco dal palazzo e lo stesso faccio, al contrario, in ufficio.
Invece di occupare il classico isolato, potrebbero essere lunghi o alti un km, ma se nelle vicinanze ho, in proporzione, la medesima disponibilità di mezzi di trasporto, negozi e servizi, lo stesso controllo delle forze dell'ordine, la stessa cura dell'AMA (che non è alta eh) etc etc. se ho tutto questo si può sapere che mi cambia vivere e lavorare nell'enorme Corviale o nel palazzo di 4 piani?

Abbellitelo, controllatelo, fateci passare le metropolitane e gli autobus, costruite attorno università, scuole, negozi, parchi, uffici, chiese, moschee, perfino lo stadio e i centri commerciali.

Volete fa' la nuova centralità? Fatela a Corviale, attorno Corviale.

Io ci metterei i tre colossi dell'amministrazione romana: palazzo di giustizia, ministero degli Esteri e tribunale di piazzale Clodio. Vedrete che manco basta e bisogna costruire un altro serpentone.

Coma White
November 5th, 2009, 05:42 PM
Ecco perchè, quando si vogliono costruire nuovi quartieri/complessi, si dovrebbero realizzare PARALLELAMENTE le infrustratture e le attività di contorno e non EVENTUALMENTE POI...

jherico
November 5th, 2009, 06:07 PM
Che siano frutto di una ideologia non ci piove. Che l'ideologia fosse sbagliata non ci piove e non ci nevica e manco ci grandina. Che il degrado, tuttavia, sia qualcosa che è in nuce ad un progetto architettonico mi pare una forzatura, una di quelle forzature che i nostri politici (sostenuti dal loro elettorato, come si vede in questo forum) utilizzano per spiegare come mai non sono riusciti (ne han provato) a manutenere un territorio.
Vi sono, in Francia, Corviali più allucinanti del Corviale; vi sono Scampie più assurde di Scampia. E sono condomini di extralusso.

Ora la domanda è, ed è una domanda vera alla quale non so rispondere e che mi fa una tristezza estrema porre: il progettista, quando disegna, deve considerare che il suo progetto verrà realizzato in una città che de facto è del quarto mondo? Deve presupporre che quando la sua struttura verrà effettivamente edificata questo quarto mondo sia verosimilmente transitato ad un terzo o ad un secondo o deve considerare questa città senza speranze di miglioramento? Deve dare per scontato che il degrado di immensi territori di fatto abbandonati sia immutabile o deve immaginare che quei territori, un giorno, diventino quartieri normali? Deve calcolare che, pur progettando in Europa, vi siano dei contesti in Europa che nulla hanno a che fare con l'Europa e che, soprattutto, nulla avranno a che fare mai? Deve considerare, il nostro progettista, che quel palazzo che si farà non avrà MAI una metropolitana, non avrà MAI un tram, non avrà MAI una manutenzione reale, che i parchi che lo circondano non saranno MAI curati, che le sue mura non saranno MAI mondate dai graffiti, che l'edicola all'angolo farà il suo suk di cartelloni senza essere MAI sanzionata, che le macchine intorno parcheggeranno a membro di segugio senza essere MAI multate?

Dunque, a vostro avviso (e, ripeto, non è una domanda retorica), il progettista deve fare il politico e il polemista in nuce al momento che viene chiamato a progettare in posti come Roma (progettando di conseguenza e disegnando con l'idea di disegnare per una città pazzescamente sottosviluppata) oppure deve fare il progettista e basta?

Non-lo-so.


Una volta costruivano la Garbatella e San Lorenzo come periferie.
Oggi, il Laurentino, Tor Bella Monaca, Porta di Roma e Ponte di Nona.
Le prime, pur costruite in tempi più duri, in una città ancor più terzomondista, proponevano architetture rassicuranti, che invogliavano alla socialità, che probabilmente offrivano un'idea di un futuro migliore.
Le seconde decisamente l'opposto, chi puo scappa, gli altri si fanno fagocitare.
Se proprio devo dare una responsabilità ( che non merita da solo ), allora la dò al progettista.

Tempo addietro ti chiedevi cosa stesse succedendo a questa città, forse che i ragazzi mandati a vivere sempre più massicciamente, in certi posti 15/20 annifa , sono cresciuti.
Certo la responsabilità è anche delle famiglie, della scuola...
Ma non sottovaluterei l'effetto Tor Bella.

GGJJ
November 5th, 2009, 06:24 PM
A mio modo di vedere la totale riqualificazione e riprogettazione di Corviale e dell'area circostante sarebbe una delle sfide più interessanti dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea.

Non vedo per quale motivo le dimensioni dell'edificio debbano automaticamente comportare invivibilità e ingestibilità. Esistono edifici dello stesso ordine di grandezza, anche se spesso sviluppati verticalmente, che sono perfettamente integrati con la città e che ospitano il massimo delle categorie residenziali e lavorative.
Avessero costruito l'Empire State Building a Corviale e questi fosse stato (in)gestito e (in)utilizzato come il serpentone, avrebbe fatto la stessa fine pur non essendo, e la realtà lo dimostra, di per sé fallimentare.

Io la mattina esco di casa, prendo l'ascensore, attraverso l'androne e esco dal palazzo e lo stesso faccio, al contrario, in ufficio.
Invece di occupare il classico isolato, potrebbero essere lunghi o alti un km, ma se nelle vicinanze ho, in proporzione, la medesima disponibilità di mezzi di trasporto, negozi e servizi, lo stesso controllo delle forze dell'ordine, la stessa cura dell'AMA (che non è alta eh) etc etc. se ho tutto questo si può sapere che mi cambia vivere e lavorare nell'enorme Corviale o nel palazzo di 4 piani?

Abbellitelo, controllatelo, fateci passare le metropolitane e gli autobus, costruite attorno università, scuole, negozi, parchi, uffici, chiese, moschee, perfino lo stadio e i centri commerciali.

Volete fa' la nuova centralità? Fatela a Corviale, attorno Corviale.

Io ci metterei i tre colossi dell'amministrazione romana: palazzo di giustizia, ministero degli Esteri e tribunale di piazzale Clodio. Vedrete che manco basta e bisogna costruire un altro serpentone.


Innanzitutto non si tratta di edifici dello stesso ordine di grandezza: l'Empire State Building non è alto quant'è lungo Corviale, ma poco più di un terzo. E nemmeno è "largo" quant'è alto Corviale.

E si tratta poi di un palazzo di uffici, come sono poi normalmente i grattacieli molto alti (e se ci trovi appartamenti, in genere sono di extra-lusso).

Lavorare in un ambiente del genere e viverci sono due cose ESTREMAMENTE diverse. Tant'è che tu stesso come soluzione (che potrebbe pure essere interessante) proponi di portarci proprio degli uffici.

E questo a prescindere dalle verissime ed innegabili mancanze infrastrutturali della zona.

Per il resto quoto totalmente jherico

Pavlvs
November 5th, 2009, 06:27 PM
E chi se lo compra?

Gli inquilini, chi sennò?

GGJJ
November 5th, 2009, 06:29 PM
Gli inquilini, chi sennò?

Li dovrai obbligare con metodi stalinisti. Un inquilino di Corviale che ha i soldi per comprarsi una casa scappa appena possibile.

Come a Torbella peraltro. Un mio amico carissimo, nato e cresciuto a Viale dell'Archeologia, quando ha potuto comprarsi casa a Ponte di Nona (ribadisco, Ponte di Nona non i Parioli) non solo non ha atteso un istante ma ha pure festeggiato per mesi.

Pavlvs
November 5th, 2009, 06:35 PM
Li dovrai obbligare con metodi stalinisti. Un inquilino di Corviale che ha i soldi per comprarsi una casa scappa appena possibile.

Se la vendi a prezzo di mercato...forse sì.

Ma in genere si cede a prezzo di favore, diciamo il 50%, detratti poi tutti gli affitti pagati come fossero anticipi versati sull'acquisto.

Gli appartamenti sono mediamente piccoli, dai 30 ai 70 mq, li vendi diciamo dai 20 mila ai 120mila euro, e fai il pienone, avercelo un appartamento a Roma a quei prezzi.

Pavlvs
November 5th, 2009, 06:39 PM
URBANISTICA Uno sbaglio lungo un chilometro
Il Corviale doveva essere un progetto modello. A 20 anni dall'arrivo dei primi abitanti sembra un'astronave abbandonata. All'arte di arrangiarsi. E tra abusivi e servizi mancanti, nell'edificio monstre alla periferia di Roma c'è perfino chi affitta limousine on line. Ma resta impossibile viverci

di Anna Lombardi

Foto di Mauro D'Agati

A Roma l'utopia è lunga un chilometro, ha sbarre alle finestre, un labirinto di corridoi silenziosi. Benvenuti al Corviale, il palazzo-città, da vent'anni croce e delizia degli architetti. 750 mila metri cubi di cemento, un edificio lungo 958 metri, largo 200 e alto 30, sdraiato sul crinale di una collina al confine tra metropoli e mare, sull'antica Portuense. La consegna delle case in questo villaggio monovolume avvenne esattamente vent'anni fa, nell'inverno fra l'82 e l'83. Una leggenda metropolitana racconta che nacque come carcere, ma era edilizia popolare: 1202 alloggi in un unico, immenso fabbricato. Nove piani, otto di abitazioni, uno centrale per servizi: negozi, studi medici, laboratori artigiani, spazi assembleari e conviviali, con tanto di tavoli rossi stile pic nic. "Peccato che i servizi", racconta Rolando, ex montatore cinematografico, "non siano mai arrivati. Qualcuno tentò di aprire un'attività: un calzolaio, un forno, la parrucchiera. Durarono una stagione, la gente neanche se ne accorgeva. I locali del quarto piano sono stati occupati uno dopo l'altro, chiusi con pannelli di cemento, gli armadi a far da tramezzi, bagno e cucina ricavati qui e là". Appartamenti piccoli, fra i 30 e i 70 metri quadrati, a seconda di quanto si è osato: "64 famiglie abusive al quarto piano, un'altra ottantina nei vari lotti. La luce è sottratta all'impianto centrale, e non hanno il gas: solo bombole". Abusivi anomali: "Pagano la nettezza urbana, hanno la residenza, un contratto telefonico. E ci sono anche associazioni, sedi di partito, un gruppo di preghiera". Non pagano il canone d'affitto, però, spingendo anche gli altri a una politica, diciamo così, di morosità generale che lo Iacp calcola pari a 14.977.250 euro. Ma che i conti, al Corviale, fossero destinati a non tornare mai s'era capito da tempo. Il costo previsto per la costruzione era di 33 miliardi di vecchie lire. La spesa reale, a oggi, è di 102 miliardi. Il Corviale appartiene allo Iacp che lo commissionò all'inizio degli anni '70 a un team di architetti guidati da Mario Fiorentino. Realizzato dieci anni dopo, non fu mai completato. Nelle intenzioni di progettisti e committenti, tanta monumentalità doveva farsi specchio di un modello civico nuovo, argine alla cultura della speculazione edilizia, rispondendo alle utopie urbanistiche d'inizio '900, da Le Corbusier agli Hof austriaci. Ma il Corviale fu figlio tardivo se non postumo: il progetto fu proposto il 20 luglio '72, cinque giorni dopo la data fissata con precisione dallo storico dell'architettura Charles Jencks per la morte di quelle utopie, le 15,32 del 15 luglio di quell'anno, con la distruzione a Saint Louis dell'immenso complesso Pruitt-Igoe, "ambiente inabitabile, deleterio per i suoi residenti a basso reddito". Complesso progettato, per una strana ironia della storia, dall'architetto Yamasaki, lo stesso delle Twin Towers. "Gli abitanti del Corviale", dice Giuseppe, autista di autobus, anima del comitato inquilini, "erano impreparati a un luogo così forte: mia figlia, allora adolescente, fuggì in lacrime quando lo vide. Fu solo la gentilezza di altri inquilini, arrivati qualche mese prima di noi, che ci accolsero, le parlarono, descrissero la loro vita, a convincerla a entrare". Se da lontano sembra un castello arroccato, da vicino Corviale somiglia a un'astronave, i volumi dei corpi-scala pronti ad accendersi sollevandolo dal terreno. Non a caso proprio qui è nata una grande biblioteca comunale specializzata in fantascienza. Dall'altro lato del castello-astronave, a sorpresa, la campagna romana della Valle dei Casali. Dalle abitazioni ti mostrano il panorama con orgoglio: "È rilassante", sospira Claudia, casalinga di 40 anni con due figli adolescenti, che ha frequentato l'Accademia di Belle Arti in via di Ripetta. "Vivevamo lì prima di essere sfrattati. Chissà quanto valgono oggi quelle case". Sotto, una lunga fila d'orti. "Orti di guerra", dice Filippo, un anziano distinto che porta a spasso il cane. "Ci sono da prima dell'edificio. Questa è la fungaia di Roma". E racconta di come in una cava lì sotto è stato ritrovato, mesi fa, un camion pieno di soldati tedeschi morti, forse in fuga da Roma liberata, che avevano cercato riparo ed erano rimasti bloccati dal crollo dell'ingresso. Quello che doveva essere il teatro all'aperto è ormai una potenziale galleria a cielo aperto d'arte metropolitana, ricoperto com'è di graffiti. Già, l'arte: erano previste 6 sculture minimal di Giuseppe Uncini. Fortuna che non li ha realizzati, i suoi cementi: sarebbero sembrati una beffa. Eppure c'è chi ha ancora progetti per Corviale: La Fondazione Olivetti, per esempio, annuncia una nuova iniziativa: Nuovi Committenti. "Sarà il cittadino" spiega la coordinatrice Flaminia Gennari, "a progettare, insieme agli artisti, gli interventi per gli spazi pubblici, attraverso un metodo nuovo di laboratori conviviali". L'interno dell'edificio sembra disabitato. Voci lontane, nessuno in vista, suoni amplificati dai ballatoi ciechi. Il portierato previsto per ciascuno dei sei lotti non c'è mai stato. Abbandonati a se stessi, gli abitanti di Corviale hanno resistito. Paracadutati in una struttura che non comprendevano, sfrattati dalle mille periferie, hanno lottato per le cose più elementari: la fermata dell'autobus, i citofoni, la farmacia. Le mamme hanno lottato contro l'eroina presidiando a turno i luoghi di spaccio. C'è chi è andato via, vendendo, illegalmente, la casa assegnata o occupata, per un pugno di milioni. Ma la lotta ha compattato la gente, che si autotassa per riparare i citofoni rotti, lava a turno scale e pianerottoli. È nata perfino un'asse fra comitati inquilini di destra e sinistra per sensibilizzare i politici. La sezione di An, nell'edificio fino a ieri roccaforte di sinistra, è guidata da una signora bionda, già segretaria del ministro alle politiche agricole Alemanno, che proprio qui fece i suoi esordi politici. È la destra sociale: hanno organizzato un asilo per bambini difficili, una scuola di taglio e cucito, una sala teatro. C'è pure lo Sportello Immigrati. Flavio, 16 anni, uno dei pochi iscritti alla Sinistra Giovanile, commenta: "Nella sede di An c'è la pay-tv, i ragazzi vanno a vedere le partite, c'è il biliardo. Noi non abbiamo neanche uno stereo". Anni fa l'Agenzia per l'Imprenditoria Giovanile condusse un estenuante porta a porta per far conoscere le potenzialità dei finanziamenti: arrivarono 47 progetti. Alcuni sono rimasti, hanno creato un centro polivalente che ospita la scuola di formazione e orientamento al lavoro. Col loro aiuto, Patrizia, che occupa la sua casa da 9 anni con 3 gatti, un coniglio, 2 figli e il compagno, è riuscita a realizzare un'agenzia turistica on line. Attraverso il suo sito (www.limoitaly.com) si può noleggiare una limousine con autista in Italia, Francia e Spagna. "I nostri clienti sono soprattutto americani: 1100 trasferimenti nel 2002". Chissà che direbbero se scoprissero che i loro ordini partono da un sottoscala del Corviale. L'urbanista: "Ma io vi dico, si salverà" "Corviale è l'ultimo esemplare di una specie estinta: nato quando gli italiani avevano già scelto la casa individuale". È l'opinione di Stefano Boeri, docente di progettazione urbanistica a Genova e al Berlage Institute di Amsterdam. La periferia progettata è più invivibile di quella abusiva? "Corviale è fallito perché era una proposta rigida. Ma oggi le sue trasformazioni incontrollate, la pizzeria accanto alla sala preghiere, lo rendono vivibile". Con che prospettive? "Lo Iacp lo cederà alla Regione. Un privato potrebbe giocare sulla rigidità e farlo morire, demolire per ricostruire. Ci son voluti vent'anni per renderlo vivibile: perché rinunciare ora?". Quanto conta ancora l'utopia nella progettazione urbana? "Trasformare situazioni problematiche in spazio porta a forzare continuamente i limiti. L'utopia è fondamentale: ma sganciata dall'arroganza".

Pavlvs
November 5th, 2009, 06:51 PM
Reportage fotografico

http://www.sguardi.info/index.php?id=165,614,0,0,1,0

Pincio
November 5th, 2009, 07:00 PM
Io rimango dell'idea che condannare in blocco episodi quali corviale sia un errore madornale. Che sia architettura da bar dello sport.

Pazzesco. C'è ancora qualcuno che difende Corviale.

paoloroma
November 5th, 2009, 07:08 PM
Chiami il 118? Simone_pro e io ci stringiamo, basta un'ambulanza per tutti e due.

Pincio
November 5th, 2009, 07:21 PM
Chiami il 118? Simone_pro e io ci stringiamo, basta un'ambulanza per tutti e due.

Il problema è che se un prof di architettura va a dire ai suoi alunni che una merda di edificio è in realtà bello e affascinante, i suoi studenti andranno in giro a ripetere che quella merda di edificio, che a tutti sembra una merda di edificio, è in realtà bello e affascinante.

La soluzione: meno vecchi rincoglioniti nelle università.

FavelaChic
November 5th, 2009, 07:23 PM
Mai detto. Oltre che ideologico pure cazzaro? mah...
La rottura contemporanea è diversa da quelle passate non vuol dire che non ci siano, anche oggi, esempi di buona architettura, da me sempre riconosciuti (penso ad esempio al complesso che sta venendo su al gazometro ecc).
Ma le pippe mentali pro colate di cemento le lascio agli ideologizzati.
D'altronde a te piace il Corviale e non piace Piazza del Popolo...di che stiamo parlando?

Amen.

plottigat
November 5th, 2009, 07:28 PM
La Fondazione Olivetti, per esempio, annuncia una nuova iniziativa: Nuovi Committenti. "Sarà il cittadino" spiega la coordinatrice Flaminia Gennari, "a progettare, insieme agli artisti, gli interventi per gli spazi pubblici, attraverso un metodo nuovo di laboratori conviviali".

Da noi a Torino l'hanno fatto a Mirafiori Nord, la "scultura" disegnata dai ragazzi della zona è divertente.
Però qui hanno lavorato le ragazze (torinesi!) che il progetto Nuovi Committenti l'hanno inventato e proposto alla Fondazione Olivetti. Se ci fossero andati dei fighetti appassionati d'arte contemporanea i tamarri di zona se li mangiavano vivi...

Pincio
November 5th, 2009, 07:35 PM
Io rimango dell'idea che condannare in blocco episodi quali corviale sia un errore madornale. Che sia architettura da bar dello sport. L'idea primigenia è interessante: costruire in un palazzo, una città. Inglobando all'interno dello spazio residenziale, i servizi, gli spazi per il tempo libero etc etc. Se poi si permette l'occupazione abusiva, si permette di trasformare il 4° piano (che doveva essere lo "struscio", con i negozi, il cinema, gli spazi comuni) in una bidonville, si lascia marcire ben benino l'intera zona, guardandosi bene dal far avvertire la presenza di forze dell'ordine sul territorio... A queste condizioni pure la defense a parigi diventa "le vele". Poi ha i suoi errori di progettazione, blocca quasi complemente il passaggio del vento in quel quadrante creando situazioni malsane etc etc
Ma partendo da un principio analogo, l'unité d'habitation di Marsiglia, che ha attraversato certamente momenti difficili, che vive certamente in un contesto difficile, a oggi è un gioiellino dove per acquistare un appartamento fanno a cazzotti artisti, architetti, fighetti vari ed eventuali. Non è così sempre (ci sono altre unité che non hanno avuto la stessa sorte) ma sostenere che quell'idea fa del tutto schifo è un po come dire "so' tutti ladri", "è tutto un magna-magna" e "non c'è più la mezza stagione".
Ho visto certe riqualificazioni di corviale, nei laboratori di progettazione all'università, da rendere quel mostro lungo 1 km, un capolavoro di architettura moderna! Non c'è la volontà in tal senso; allora sì, allora sono d'accordo. Ma "tritolo e amen" non lo accetto!

Ma vedi, è proprio questo progetto che è naufragato. E non importa che sia naufragato per motivi alieni dalla volontà del progettista. Quando un ingegnere fa un progetto bellissimo ma glielo bocciano perchè è troppo costoso, ha fatto un progetto di merda. Idem per l'architetto. Ha presentato un progetto sbagliato. Ha tirato fuori una cagata. Da casa di mia zia si gode un bellissimo panorama che sembra di stare in campagna. Panorama che sarebbe senz'altro più bello senza quell'orrenda lama di cemento che ha il solo compito di bloccare il ponentino per farci morire ancor di più di caldo d'estate.

copac
November 5th, 2009, 07:47 PM
Innanzitutto non si tratta di edifici dello stesso ordine di grandezza: l'Empire State Building non è alto quant'è lungo Corviale, ma poco più di un terzo. E nemmeno è "largo" quant'è alto Corviale.

E si tratta poi di un palazzo di uffici, come sono poi normalmente i grattacieli molto alti (e se ci trovi appartamenti, in genere sono di extra-lusso).

Lavorare in un ambiente del genere e viverci sono due cose ESTREMAMENTE diverse. Tant'è che tu stesso come soluzione (che potrebbe pure essere interessante) proponi di portarci proprio degli uffici.


Empire State Building:
Volume - Just over one million cubic metres (37 million cubic feet)
Corviale :
0.75
Quante cose si scoprono, l'Empire è il 25% più grande di Corviale.
Pensate il Burj Dubai o il Pentagono.

Ma non fossilizziamoci sull'esempio; quello che volevo dire è che le dimensioni non contano perché un edificio sia "integrato" o, se preferite, "sfruttato bene".
Corviale, sia per uffici, sia per alloggi per studenti, sia per semplici appartamenti, sia per fate voi, potrebbe essere un complesso perfettamente "normale" e non il mostro di dis-integrazione che è.

Poi, è chiaro che così com'è fa schifo e andrebbe rivoltato come un calzino, chi lo nega è cieco o un amante dell'orrido.
Ma da qua a dire demoliamolo ce ne corre; non si pensa che invece sono semplicemente 750 mln di m3 di spazio male utilizzato e male inserito. Non un ostacolo, ma un'opportunità da sfruttare.

A chi ne sa più di me chiedo: si trovano progetti anche solo di recladding del complesso?

RealVooDoo
November 5th, 2009, 08:32 PM
Quante cose si scoprono, l'Empire è il 25% più grande di Corviale.
Pensate il Burj Dubai o il Pentagono.

O l'Abraj al Bait: 1,5 milioni di metri quadri quando sarà completato :nuts: http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=334299

paoloroma
November 5th, 2009, 09:34 PM
Il problema è che se un prof di architettura va a dire ai suoi alunni che una merda di edificio è in realtà bello e affascinante, i suoi studenti andranno in giro a ripetere che quella merda di edificio, che a tutti sembra una merda di edificio, è in realtà bello e affascinante.

La soluzione: meno vecchi rincoglioniti nelle università.

La soluzione: che le persone ragionino con la propria testa e non in base a quello che viene insegnato loro. Difficile, lo so.
Quando ho studiato io, l'Università era un delirio di post-modernismo. Coi soliti dieci anni di ritardo all'Italiana, "Dopo l'architettura moderna" di Portoghesi come Bibbia, un delirio di timpani e archetti.
Eppure quando sono uscito - ragionando col mio cervello - mi sono messo a progettare ben altro.

tool2106
November 5th, 2009, 11:01 PM
Al Centrale il caniere era molto attivo... al ponte lavoravano solo sul lato Via Guido Reni, sul lato Foro Italico c'erano 4-5 tecnici che facevano, credo, misurazioni...

Ci sono passato anche io stamattina :D
Al Centrale non so pensare cosa stiano creando, quelle scale in acciaio mi ricordano tanto quello di quest'anno fatto intorno al Pietrangeli in tubi innocenti.

Per quanto riguarda il Ponte della Musica mi sembra che i lavori si siano praticamente piantati da quest'estate, l'armatura di tondini in acciaio è immutata da settembre. Speriamo bene....

Simone_pro
November 5th, 2009, 11:04 PM
La soluzione: che le persone ragionino con la propria testa e non in base a quello che viene insegnato loro. Difficile, lo so.
Quando ho studiato io, l'Università era un delirio di post-modernismo. Coi soliti dieci anni di ritardo all'Italiana, "Dopo l'architettura moderna" di Portoghesi come Bibbia, un delirio di timpani e archetti.
Eppure quando sono uscito - ragionando col mio cervello - mi sono messo a progettare ben altro.

quoto anche l'ossigeno utilizzato per scrivere queste parole.
Quando ho studiato io all'università corviale veniva condannato. E i laboratori che lo vedevano oggetto di analisi, iniziavano con "questo palazzo fa cagare". Se oggi lo difendo è perchè l'ho studiato, scomposto, ricostruito, ragionato; non perchè sono stato indottrinato all'università. E' persino offensivo sostenere che pensarla differentemente da voi significa essere succube di qualche rudere accademico.
Ora, se permettete, devo salire su un'ambulanza: paoloroma mi attende :P

Simone_pro
November 5th, 2009, 11:05 PM
Pincio, ti devo una risposta... ma se non do una mano a sparecchiare entro tempi ragionevoli, dormo sul divano! Famo domani :D

Thelème
November 6th, 2009, 12:16 AM
E' persino offensivo sostenere che pensarla differentemente da voi significa essere succube di qualche rudere accademico.


anche perchè c'è chi almeno gli studi di architettura li ha fatti e chi invece no...

Pincio
November 6th, 2009, 08:38 AM
anche perchè c'è chi almeno gli studi di architettura li ha fatti e chi invece no...

Guardiamo i fatti. L'esperimento Corviale è fallito prima ancora di nascere. Sto dicendo una cazzata o la pura e semplice realtà dei fatti? Bene. Dunque si può convenire sul fatto che quel progetto fosse sbagliato, inadeguato, sproporzionato e quant'altro? Oppure ci vuole una laurea in architettura per poter arrivare a questa conclusione ovvia, banale, immediata?
Nella preistoria piacevano le donne grasse perchè erano simbolo di fertilità. Le "veneri preistoriche" erano considerate sexy. A suo tempo Caravaggio era considerato un rozzo villico che disegnava con il culo, al punto che di lui si rischiò addirittura di perderne la memoria, visto che il suo nome scomparve dai testi degli storici fino a '700 inoltrato. Era considerato meno di un dilettante. Stendhal aborriva il Caravaggio e ammirava Guido Reni come il pittore più grande di sempre. Guido Reni, capito? Il più grande di sempre. Nel rinascimento l'architettura gotica era considerata rozza. Nel '700 il Borromini veniva aborrito. A dar retta ai venerabili maestri dell'epoca.

Spiegatemi come si fa a giustificare una mostruosità come Corviale. Riqualificatelo pure, ma non sperate di cavarne niente di buono.

GGJJ
November 6th, 2009, 09:48 AM
Empire State Building:
Volume - Just over one million cubic metres (37 million cubic feet)
Corviale :
0.75
Quante cose si scoprono, l'Empire è il 25% più grande di Corviale.
Pensate il Burj Dubai o il Pentagono.


Ma sul serio? Avendo visto più volte entrambi gli edifici non l'avrei mai detto... fonte di questi dati?



Ma non fossilizziamoci sull'esempio; quello che volevo dire è che le dimensioni non contano perché un edificio sia "integrato" o, se preferite, "sfruttato bene".
Corviale, sia per uffici, sia per alloggi per studenti, sia per semplici appartamenti, sia per fate voi, potrebbe essere un complesso perfettamente "normale" e non il mostro di dis-integrazione che è.
:


Fermo restando che se non fosse in città l'uso pratico migliore che se ne potrebbe fare sarebbe quello di bersaglio per le esercitazioni dell'aeronautica militare, invece secondo me in un immaginario tentativo di recupero l'uso è una discriminante ENORME. Perchè in un complesso di un certo tipo lavorarci e viverci sono due cose completamente diverse.


Guardiamo i fatti. L'esperimento Corviale è fallito prima ancora di nascere. Sto dicendo una cazzata o la pura e semplice realtà dei fatti? Bene. Dunque si può convenire sul fatto che quel progetto fosse sbagliato, inadeguato, sproporzionato e quant'altro? Oppure ci vuole una laurea in architettura per poter arrivare a questa conclusione ovvia, banale, immediata?


Straquoto. Fino al XIX secolo c'erano scienziati che ritenevano che dalla carne lasciata a marcire nascessero spontaneamente le mosche. Altri pensavano invece che fossero cmq necessarie prima altre mosche che deponessero le uova. Sono stati fatti degli esperimenti e si è notato come avessero ragione i secondi. Successivamente la biologia ha fatto dei passi in avanti tali da comprendere PERCHE' la prima ipotesi fosse sbagliata.

Corviale non è un'opera d'arte da analizzare o da recensire. E' una CASA. E come casa è manifestamente un fallimento totale. Poi si può disquisire sul PERCHE' sia un fallimento, ma la realizzazione sperimentale ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio come le teorie che hanno portato alla sua realizzazione fossero sbagliate.

Poi per carità, su internet c'è un sacco di gente che dice che gli sbarchi sulla Luna non ci sono mai stati e c'è pure qualcuno che dice che la Terra è piatta, figurati se non può esserci qualcuno che difende Corviale.

Luca1979
November 6th, 2009, 09:57 AM
Una volta costruivano la Garbatella e San Lorenzo come periferie.
Oggi, il Laurentino, Tor Bella Monaca, Porta di Roma e Ponte di Nona.
Le prime, pur costruite in tempi più duri, in una città ancor più terzomondista, proponevano architetture rassicuranti, che invogliavano alla socialità, che probabilmente offrivano un'idea di un futuro migliore.
Le seconde decisamente l'opposto, chi puo scappa, gli altri si fanno fagocitare.
Se proprio devo dare una responsabilità ( che non merita da solo ), allora la dò al progettista.

Tempo addietro ti chiedevi cosa stesse succedendo a questa città, forse che i ragazzi mandati a vivere sempre più massicciamente, in certi posti 15/20 annifa , sono cresciuti.
Certo la responsabilità è anche delle famiglie, della scuola...
Ma non sottovaluterei l'effetto Tor Bella.


Non avrei trovato parole migliori.

Luca1979
November 6th, 2009, 10:15 AM
Il problema è che se un prof di architettura va a dire ai suoi alunni che una merda di edificio è in realtà bello e affascinante, i suoi studenti andranno in giro a ripetere che quella merda di edificio, che a tutti sembra una merda di edificio, è in realtà bello e affascinante.

La soluzione: meno vecchi rincoglioniti nelle università.

Ovviamente vale per tutte le facoltà, come i pappagalli che nelle facoltà di economia ripetono i deliri ideologici ultraliberisti.

stemos
November 6th, 2009, 10:31 AM
CURIOSITA' SU... PIAZZA DELLA MADDALENA

Piazza della Maddalena
La piazza fu aperta da Urbano VIII, come da lapide ivi esistente. Quì anticamente giungevano le Terme Alessandrine.

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Una chiesa di zucchero
La piazza prende nome dalla chiesa omonima cominciata nel 1676; la facciata barocca è opera di Giuseppe Sardi.
Oltre che sulle casette di S. Ignazio e sulle opere del Borromini, gli strali della critica neoclassica si appuntarono contro la chiesa della Maddalena, fantasiosa delizia del rococò (si veda soprattutto la sagrestia, forse la più bella di Roma).
In particolare fu criticata la facciata; un neoclassico la definì "il non plus ultra del gusto stravolto" tacendone volutamente l'autore "perchè non degno di essere nominato"; il Gnoli, con aria di saccente disprezzo la disse "tutta lavorata come fosse di zucchero".

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Il frate dragone
Nella Chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, fanciulla romana morta d'amore per Pio Pratesi, cadetto dei dragoni del papa, che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti.
Un giorno, sorpresa mentre scriveva al suo innamorato, fu aspramente redarguita dai fratelli che non la lasciaron più in pace, e con intrighi ottennero di far trasferire il Pratesi a Viterbo. La fanciulla spasimante divenne melanconica e deperì in tal modo che il medico curante avvertì la famiglia che ogni speranza di guarigione era perduta. Allora i parenti, mutato parere, permisero al giovane di venirla a visitare; il giovane venne, ed entrato nella camera della moribonda, se la strinse al seno baciandola, ma ella ebbe solo forza di dire "E' troppo tardi".
Dopo tre giorni morì, e tutta Roma prese parte ai funerali in S. Salvatore in Lauro.
Nel mezzo del tempio eretto il catafalco ove sopra era visibile la povera Teresa vestita da sposa; improvvisamente il giovane ufficiale si appressò alla bara, baciò in fronte la povera morta e preso un fiore che ella aveva sul petto, fuggì.
Il Pratesi, giunto a casa, puntò la pistola al cuore, e per due volte fece inutilmente scattare il grilletto; allora, come per divino avvertimento si recò alla chiesa dei Cappuccini. Otto giorni dopo il giovane venticinquenne vestiva il saio, e passati 2 anni, padre Pacifico, che tale fu il nome preso, celebrava la sua prima messa sulla tombra dell'amata Teresa.

stemos
November 6th, 2009, 10:48 AM
CURIOSITA' SU... PORTA MAGGIORE

Porta Maggiore
Nome datole nel sec. XI per essere in diretta comunicazione con la basilica di S. Maria Maggiore.

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I nomi delle Acque
Onorio nel 403, rinnovando le mura, trasse profitto dagli archi monumentali sui quali passava l'acquedotto delle acque:
Marcia, condotta nel 608 da Quinto Marcio Re;
Tepula, condotta nel 627 da Quinto Sevilio Cepione;
Giulia, condotta nel 708 di Roma da Agrippa;
Claudia o Aniene Nuova portata da Claudio nel 41 d.C., per formare l'attuale porta a due fornici, chiamando l'uno Porta Prenestina, e l'altro, Porta Labicana, sostituendoli così alla Porta Esquilina del recinto Serviano, dalla quale egualmente si staccavano le due Vie Prenestina e Labicana.

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"ad Spem Veterem"
La porta sorge nel luogo, che aveva nome "ad Spem Veterem", dal celebre antico santuario, i cui avanzi acuni vorrebbero nel blocco di costruzione laterizia frapposto fra S. Croce in Gerusalemme e l'acquedotto di Claudio.
In questa contrada, Lampridio pone i giardini Variani, così detti dal nome di famiglia di Eliogabalo figlio di Sesto Vario Marcello, già ville ed orti Epafrodiziani e Torquaziani.
Quì nel 1327 avvenne lo scontro dei Romani coi guelfi alleati di Carlo d'Angiò; e nel 1284 dei Colonnesi con i partigiani di Sisto IV. Nel sec. VII la porta ebbe anche nome di Sessoriana dovuto ai sopra detti giardini Variani o Sessoriani.

Stendhal
"Porta Maggiore (1828) è coperta di terra fino alle cornici, che si possono toccare con mano. Quella massa spessa di 12 o 14 piedi, che è caduta su quasi tutti i monumenti di Roma, è terra e non avanzi di mattoni e calce. Spesso questo fatto è stato spiegato con enfasi; ma la minima logica non lascia neppure un vestigio di tali belle spiegazioni" Stendhal

La tomba del fornaio
Fuori dalla porta è il sepolcro di Marco Vergilio Eurisace, fornaio appaltatore, nel quale sono raffigurati gli oggetti relativi alla sua professione; le colonne sono formate con finte mole di grano; i loculi raffigurano bocche di forno, i rilievi esprimono tutta la lavorazione del pane.
Venne alla luce nella demolizione eseguita nel 1838 delle opere di difesa del recinto aureliano.
Il sepolcro preesisteva all'acquedotto, distante da questo appena m. 2.70, mentre è noto che la zona di rispetto ai lati degli acquedotti doveva essere di m. 4.50. Appartiene quindi allo scorcio di età repubblicana.
Altra stranezza del bizzarro fondatore della tomba è rilevato da una iscrizione, rinvenuta presso il monumento stesso, nella quale è detto, che gli avanzi del rogo della moglie di Eurisace, di nome Atisia, erano stati deposti in un panarium, ossia in un cinerario di marmo a foggia di madia da riporre il pane.

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La basilica sotteranea
Fuori di questa porta il 7 luglio 1856 fu inaugurata la stazione di partenza della ferrovia per Frascati.
In seguito al cedimento di terreno sotto un binario della linea Roma-Napoli, è venuta alla luce nell'aprile del 1917 una basilica sotteranea, che conserva il più importante complesso di stucchi decorativi giunti fino a noi dall'antichità romana e nella quale studiosi eminenti riconoscono- accanto alla Villa dei Misteri di Pompei- la più organica testimonianza di culti misterici.
La basilica era, al momento della scoperta, gravemente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, dall'attività di un parassita delo stucco e soprattutto dalle micidiali vibrazioni e scosse provocate dall'andirivieni dei treni.
Oggi, passano sopra la basilica diverse centinaia di treni al giorno, ma non rappresentano più un pericolo, perchè con complessi lavori terminati nel 1952 l'importante complesso è stato completamente isolato.
La fondazione della basilica viene data alla metà del I sec. d.C. e attribuita a un gruppo di ricchi patrizi romani seguaci del neo-pitagorismo. I neopitagorici credevano nella metempsicosi, quindi nell'immortalità dell'anima, e nella necessità di liberarsi con una vita austera dalla schiavitù dei sensi conquistando così la felicità vera ed eterna dell'oltretomba.
A queste teorie si accompagnarono presto pratiche spiritistiche e divinatorie. Il tutto dovette sembrare pericoloso al Senato di Roma, e provocare la chiusura della basilica sotteranea: questa non rivela traccia di restauri antichi e secondo ogni apparenza fu frequentata solo per breve tempo.

http://i34.tinypic.com/65q0pv.jpg

Piano Alto
November 6th, 2009, 10:52 AM
^^ e il ponte Ostiense come procede?

Da via Ostiense ho intravisto una ruspa, ma per sapere se i lavori siano iniziati bisognerebbe andare alla fermata di metro Garbatella: lì c'è un ottimo punto d'osservazione.

stemos
November 6th, 2009, 11:06 AM
CURIOSITA' SU... PIAZZA DEL POPOLO

Piazza del Popolo

Pioppi
Popolo deriverebbe dai pioppi (populus) che dall'Augusteo estendevansi fin qui.
Infatti il pioppo, come Virgilio dice: "Populus in fluviis" verdeggia sulle sponde dei fiumi.

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La chiesa del Popolo
La tradizione popolare fa derivare il nome della chiesa di S. Maria, edificata nel 1099 da Pasquale II per liberare il Popolo dalle apparizioni di Nerone, che sapevasi sepolto nella tomba dei Domizi, corrispondente ove è l'altare maggiore della chiesa.
"Plebes, pievi, popoli erano i nomi medievali delle parrocchie, massimamente campestri, e perciò la denominazione proviene da un gruppo di case ed abitazioni, populus, formato non appena edificata la chiesa in quel luogo già deserto. Tuttora nei dintorni di Firenze è vivissima la voce popolo in cambio di parrocchia" (Armellini).

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Il Trullo
La piazza fu pure detta del Trullo da un massiccio avanzo quadrato di antica fabbrica, creduto il sepolcro di Marcello, che fu cominciato a smantellare da Clemente VII e fu completamente distrutto da Paolo III.
Altro grande sepolcro sorgeva tra il Corso e Via del Babuino, che il Lanciani ha segnato nella sua "Forma Urbis" col nome di Mausoleum.
Nell'antichità, in questi pressi, il 15 Marzo, si celebrava la sollennità popolare di Anna Perenna dea dell'anno, che la tradizione dice sorela di Didone; essa, fuggita da Cartagine, fu accolta benevolmente da Enea, ma poi, per felosia di Lavinia, dovette gettarsi nel fiume Numicio.

Soliti proventi
Pare che le spese per selciare la piazza fossero pagate da Alessandro VI con i proventi d'una tassa speciale imposta ai gestori dei lupanari e alle prostitute. L'uso di destinare a lavori d'utilità pubblica le tasse sulle meretrici risaliva a Settimio Severo.
Lo stato attuale della piazza si deve a Pio VII (1800-23) su disegni del Valadier.

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Uno scherzo cruento
Un gioco favorito dei romani nelle belle sere d'estate consisteva nel portare qualcuno presso l'obelisco di piazza del Popolo e poi, bendatigli gli occhi, intimargli di imboccare il Corso.
Tra grandi risate degli astanti, l'infelice non ci riusciva quasi mai, ed in genere andava a sbattere contro le colonne delle chiese o ad incespicare nei gradini.

Le chiese finte gemelle
Un altro giochetto meno cruento e che si può fare tutt'oggi è relativo all'apparente perfetta uguaglianza delle due chiese "gemelle" di S. Maria dei Miracoli e di S. Maria in Montesanto. Conduciamo qualcuno presso Porta del Popolo e chiediamogli di stabilire se le due chiese sono uguali o no- salvo dettagli secondari, come le statue e i campanili.
A men che il nostro "qualcuno" non sia particolarmente furbo o animato da spirito di contraddizione dirà certamente sì, le due chiese sono gemelle.
In realtà tali appaiono.
Ma andiamo a vederle da vicino, possibilmente anche da dentro: non solo sono diversissime, ma quella di sinistra è addirittura quasi due volte più vasta dell'altra!
Inoltre la cupola è di forma del tutto differente e anche la pianta: S. Maria dei Miracoli è ellittica, S. Maria in Montesanto circolare.

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I carbonari
In piazza del Popolo, il 23 novembre 1825, furono decapitati i carbonari Leonida Montanari e Angiolo Targhini "rei", si legge nelle Annotazioni delle Giustizie eseguite da Gio. Batta. Bugatti e dal suo successore Vincenzo Balducci, di "lesa maestà e per ferite con pericolo" (avevano tentato di uccidere una spia).
Una relazione della confraternita di San Giovanni Decollato riferisce che sino ai piedi del patibolo i confratelli cercarono di convincere i due massoni e carbonari a dichiararsi pentiti e a ricevere gli estremi sacramenti.
"A che servono tante preghiere?" rispose Tanghini. "Sono uomo ancor io, e ben mi sento commosso da queste, ma nu'altro però operano su di me, che son risoluto a morire". E poco prima che la mannaia gli troncasse il collo, gridò:
"Popolo, io moro senza delitti, ma moro Massone e Carbonaro!"
Montanari invece accolse i tentativi dei confratelli con decisa ostilità: il suo ultimo saluto al mondo fu una serie di ingiurie ai confortatori di San Giovanni Decollato e a quanti altri gli erano d'intorno.

Ultimo e speciale supplizio
In Piazza del Popolo, il 23 Gennaio 1826, si eseguì l'ultima mazzolatura semplice, cioè l’uccisione mediante bastonatura al capo con una sorta di mazza (per la cronaca esisteva anche la mazzolatura con squarto in cui il condannato veniva colpito con una violenta bastonata al capo e poi, mentre ancora era tramortito, squartato). Il suppliziato era Giuseppe Franconi, reo di avere ucciso per rapina un ecclesiastico.
Dal 12 Ottobre 1816 a Roma era rientrata in uso la ghigliottina (già usata dal tempo dei francesi, fra il 1810 e il 1813): per il Franconi si tornò alla più vecchia e ben più penosa forma di supplizio probabilmente perchè il delitto era stato da lui compiuto a spese non d'un civile ma d'un ecclesiastico, persona sacra.

Malabares
November 6th, 2009, 11:34 AM
CURIOSITA' SU... PORTA MAGGIORE



La basilica sotteranea
Fuori di questa porta il 7 luglio 1856 fu inaugurata la stazione di partenza della ferrovia per Frascati.
In seguito al cedimento di terreno sotto un binario della linea Roma-Napoli, è venuta alla luce nell'aprile del 1917 una basilica sotteranea, che conserva il più importante complesso di stucchi decorativi giunti fino a noi dall'antichità romana e nella quale studiosi eminenti riconoscono- accanto alla Villa dei Misteri di Pompei- la più organica testimonianza di culti misterici.
La basilica era, al momento della scoperta, gravemente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, dall'attività di un parassita delo stucco e soprattutto dalle micidiali vibrazioni e scosse provocate dall'andirivieni dei treni.
Oggi, passano sopra la basilica diverse centinaia di treni al giorno, ma non rappresentano più un pericolo, perchè con complessi lavori terminati nel 1952 l'importante complesso è stato completamente isolato.
La fondazione della basilica viene data alla metà del I sec. d.C. e attribuita a un gruppo di ricchi patrizi romani seguaci del neo-pitagorismo. I neopitagorici credevano nella metempsicosi, quindi nell'immortalità dell'anima, e nella necessità di liberarsi con una vita austera dalla schiavitù dei sensi conquistando così la felicità vera ed eterna dell'oltretomba.
A queste teorie si accompagnarono presto pratiche spiritistiche e divinatorie. Il tutto dovette sembrare pericoloso al Senato di Roma, e provocare la chiusura della basilica sotteranea: questa non rivela traccia di restauri antichi e secondo ogni apparenza fu frequentata solo per breve tempo.

http://i34.tinypic.com/65q0pv.jpg

Grazie Stemos :) Strabiliante. Sai se per caso è possibile visitarla ?

stemos
November 6th, 2009, 11:39 AM
CURIOSITA' SU... VIA DEL CORSO

Via del Corso
Questa via, lunga quasi 2 km., era ritenuta un tempo la più signorile di Roma e fu dedicata ad Umberto I. Anticamente, dalla Porta Ratumena, presso il sepolcro di Bibulo, fino a piazza S. Marcello, era detta Via Lata e da questo punto in poi Via Flaminia.
Dal tempo del veneto Pietro Barbo, Paolo II, che costruitosi il colossale palazzo Venezia, volle assistere da questo alle corse di uomini e cavalli senza fantino (Berberi), la via venne chiamata Corso.
Nelle varie corse si stabiliva come punto di partenza, piazza Sciarra per i ragazzi, Via della Vite per gli uomini, piazza del Popolo per i cavalli. In antecedenza le corse si facevano o per Via Giulia o per Borgo Nuovo.

Le corse dei Berberi
Scrive il Platina: "Havendo il papa {...} quietate le cose d'Italia si volse all'otio et ne ordinò ad imitazione degli antichi alcuni giuochi et feste magnifiche et ne diede un bel desinar al popolo {...} I giuochi furono otto palij che nel Carnevale per otto dì continui si donarono a coloro che nel corso restavano vincitori.
Correvano i vecchi, correvano i giovani, correvano quelli che erano di mezza età, correvano i Giudei et li facevano ben saturare prima perchè meno veloci corressero. Correvano i cavalli, le cavalle, gli asini e i bufali, con tanto piacere che per le risa grandi potevano appena starne le genti in piè"

Ancora su Via del Corso
Nell'età di mezzo, dopo piazza Colonna, via del Corso assumeva un aspetto campestre, ad eccezione di qualche edificio, che s'incontrava qua e là.
Lasciata la casa dei Gigli nell'angolo ove già aprivasi Via Cacciabove, area ora occupata dal palazzo Marignoli, vedevansi le vecchie fabbriche della chiesa e del monastero di S. Maria Maddalena, detta anche S. Lucia della Colonna, i di cui orti si estendevano verso piazza Barberini.
Poi S. Silvestro in Capite, intorno al quale erano poche case di lavoratori e qualche arcata in rovina dell'acqua Vergine, le infiltrazioni della quale fino ai tempi di Eugenio IV (1431-1446) avevano impaludato questa località.

Poscia incontravasi, quasi ove ora sorge il palazzo Fiano, il palazzo di Giovanni Le Jenne, edificio così sontuoso, che si affermava essere il più bello di Roma dopo il Vaticano, in seguito ampliato ancora dai cardinali Cibo e Costa di Lisbona.
Piazza del Popolo era campagna, alla quale però cominciava a dare rilevanza la riedificazione della chiesa di S. Maria.

Solo allo sbocco della Via Flaminia, rompeva la monotonia un avanzo di un'antica piramide sepolcrale, dal volgo detto Tomba della madre di Nerone (o Trullo), e dagli archeologi creduta tomba di Marcello, demolita in seguito da Paolo III.
Il Pincio era ricoperto di boscaglie e piante selvatiche, tra le quali spiccavano i ruderi dei giardini di Lucullo e dei Domizi.
Solo nel 1834 furono fatte, per il Corso, regolari chiusini per lo scolo delle acque e fecero dire al Belli:

Er Corso Arifatto
"Già che sémo cascati in sto discorso,
chi de li nostri vecchi s'arricorda
che sii vienuta mai l'idea balorda
de circonnà de chiavichette er Corso?
Tratanto, pe' sto sfasci, uno ch'abborda
a le botteghe, ha da strillà soccorso
s'un ponticello più stretto d'un torso,
come che fussi un ballerin in corda.
Nun c'era prima er chiavicon de Fiano?
Nun c'era er chiavicon de l'Incurabbili,
e'r chiavicon del Collegio Romano?
Nun bastaveno più tre chiaviconi,
bellissimi, grandissimi e parpabbili
peggio dei tre trapassi de portoni?"

Il corso fu livellato e selciato nel 1736, e illuminato a gas la notte del 6 gennaio 1854.

La storia ha conservato il nome dell'uomo che primo percorse in automobile la famosa via romana: Cleto Brema; e la data dell'evento: il 3 ottobre 1895.

Malabares
November 6th, 2009, 11:58 AM
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_5/zingaretti_banda_larga-1601964063879.shtml
INNOVAZIONE

Zingaretti: «Grave la cancellazione
delle risorse per la banda larga»

Il presidente della Provincia contro la scelta del governo
E lancia un sito per calcolare il «divario digitale»


Il sito per controllare la qualità della propria connessione (http://www.zerodigitaldivide.it/)


ROMA - «Mi preoccupa molto la decisione del Governo di cancellare gli investimenti previsti per portare la banda larga su tutto il territorio nazionale e di rimandare questa importante scelta quando l'Italia sarà uscita dalla crisi economica. Si tratta di un errore, perché non coglie le occasioni che vengono dall'innovazione e mette in secondo piano un investimento strategico per il nostro paese, che darebbe impulso a tutta l'economia servirebbe proprio a uscire dalla crisi. L'Italia, anziché rinunciare a questo importante servizio, dovrebbe, come hanno la Finlandia e altri paesi europei, dichiarare la banda larga "servizio universale", ossia diritto per ciascuno cittadino». È quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.


RETE DEMOCRATICA - «Quella contro il divario digitale - aggiunge Zingaretti - è una lotta democratica: un impegno necessario perché una parte della popolazione rischia di essere esclusa dall'uso delle tecnologie. Si tratta di una scelta che guarda al futuro e che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le aziende. Per questo La Provincia di Roma sta investendo 2 milioni 450 mila euro in un programma per la creazione, entro la fine del 2010, di 500 aree pubbliche raggiunte dalla connessione a internet Wi-Fi. Si tratta del più imponente progetto in Italia per la diffusione di internet gratis senza fili, per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5 mila Kmq) e Comuni interessati (121).


CONTROLLA LA TUA CONNESSIONE - Per capire quanto è diffusa la banda larga - continua Zingaretti - la Provincia di Roma ha lanciato inoltre un sito (http://www.zerodigitaldivide.it/) (www.zerodigitaldivide.it) per costruire, insieme ai cittadini, una mappa pubblica del divario digitale nel territorio. Starà agli utenti misurare la qualità della propria connessione alla rete e inviare rilievi e segnalazioni. Si tratta del primo esperimento di questo tipo in Italia, un passo fondamentale per arrivare a tessere un quadro complessivo della copertura di Rete nel territorio ed evidenziare le aree e le situazioni in cui è più urgente intervenire».

05 novembre 2009(ultima modifica: 06 novembre 2009)

Malabares
November 6th, 2009, 12:05 PM
http://www.06blog.it/

Apre -finalmente- la stazione di via Val d'Ala (http://www.06blog.it/post/6488/apre-finalmente-la-stazione-di-via-val-dala)

Dopo rinvii che sembravano infiniti, il 13 dicembre prossimo il Gruppo FS, in accordo con la Regione Lazio, apre finalmente la stazione FM1 di Val D’ala, che assicurerà ben 16 treni al giorno. In soli sette minuti, i treni collegheranno il quartiere Conca D’oro con la stazione di Roma Tiburtina: circoleranno nelle fasce pendolari del mattino e del pomeriggio, offrendo circa 10 mila posti al giorno.

Il primo collegamento diretto a Tiburtina partirà alle 6 e 53 e ne seguiranno altri 3 (fino alle 9 e 53) con una frequenza di un treno ogni ora. Nel pomeriggio, invece, altre quattro corse, dalle 16 e 53 alle 19 e 53. Primo treno in partenza dalla stazione di Roma Tiburtina per raggiungere via Val D’ala alle 7 e 15. Seguiranno, con cadenza oraria, altri tre collegamenti fino alle 10 e 15. Sempre quattro treni, dalle 17 e 15 alle 20 e 15, garantiranno le corse pomeridiane.

L’investimento complessivo per i lavori è stato di circa 3 milioni di euro, utilizzati anche anche per ampliare il rinnovato e necessario sottopassaggio tra i due marciapiedi della stazione.

http://img137.imageshack.us/img137/1094/viavaldala.jpg

Pincio
November 6th, 2009, 12:16 PM
Le chiese di Roma sono male illuminate. Per illuminare le opere d'arte, le più importanti, devi mettere una moneta da 0,50 centesimi, che te le illumina 1 minuto. In 12 ore (una giornata) ci sono 720 minuti. A conti fatti, nelle chiese la luce costa 360 euro al giorno. La bolletta mensile, a questi prezzi, sarebbe di 10.800 euro (diecimilaottocento euro). E senza considerare gl ielettrodomestici, frigo, computer, scaldabagni, ecc. E' possibile mai che le chiese di Roma debbano essere perennemente male illuminate? Che si debba pagare l'obolo per vedere le opere d'arte in esse contenute? Non è così che si incoraggia la conoscenza delle opere d'arte.

FavelaChic
November 6th, 2009, 12:30 PM
Grazie Stemos :) Strabiliante. Sai se per caso è possibile visitarla ?

Normalmente non è visitabile, anche se recentemente ho parlato con l'archeologa che se ne occupa e mi ha detto che lavorano per aprirla stabilmente.
Mesi fa c'è stata una sorta di festival, mi pare si chiamasse "Roma sotterranea", durante il quale la basilica è stata aperta previa prenotazione e tutto il resto.
Dunque, tocca pazientare e/o sperare in una riapertura una tantum in occasione di altre manifestazioni.
Io ancora non l'ho vista (durante il festival di cui sopra scelsi altre visite) ma resta un pezzo da novanta eccezionale. Quasi meglio di Corviale... ;-)

Malabares
November 6th, 2009, 12:38 PM
Normalmente non è visitabile, anche se recentemente ho parlato con l'archeologa che se ne occupa e mi ha detto che lavorano per aprirla stabilmente.
Mesi fa c'è stata una sorta di festival, mi pare si chiamasse "Roma sotterranea", durante il quale la basilica è stata aperta previa prenotazione e tutto il resto.
Dunque, tocca pazientare e/o sperare in una riapertura una tantum in occasione di altre manifestazioni.
Io ancora non l'ho vista (durante il festival di cui sopra scelsi altre visite) ma resta un pezzo da novanta eccezionale. Quasi meglio di Corviale... ;-)

Grazie per la info. Appena sarà nuovamente visitabile, mi prenoto. Una cosa del genere dovrebbe entrare a pieno titolo tra le attrazioni di ROma. A Londra ti fanno pagare non so quanste sterline per vedere quella boiata delle Dungeons

FavelaChic
November 6th, 2009, 12:44 PM
Grazie per la info. Appena sarà nuovamente visitabile, mi prenoto. Una cosa del genere dovrebbe entrare a pieno titolo tra le attrazioni di ROma. A Londra ti fanno pagare non so quanste sterline per vedere quella boiata delle Dungeons


Non è facile aprirla in via definitiva: c'è soprattutto un problema di umidità (tipo Domus Aurea), oltreché che di staticità visto che è gravata dalla ferrovia.
Fu scoperta proprio per la costruzione della linea ferroviaria: a Roma l'antico rinasce grazie al nuovo ed il nuovo s'impreziosisce grazie all'antico (così facciamo contenti tutti i battibeccatori professionisti del forum...).

Malabares
November 6th, 2009, 01:56 PM
Non è facile aprirla in via definitiva: c'è soprattutto un problema di umidità (tipo Domus Aurea), oltreché che di staticità visto che è gravata dalla ferrovia.
Fu scoperta proprio per la costruzione della linea ferroviaria: a Roma l'antico rinasce grazie al nuovo ed il nuovo s'impreziosisce grazie all'antico (così facciamo contenti tutti i battibeccatori professionisti del forum...).

:lol::lol::lol::lol:
...e per pacificare gli animi, una bella festa a Corviale! :cheers::cheers:
Dove peraltro, non per alimentare le polemiche, c'è una bella biblioteca, molto fornita, che è diventata un piccolo polo di iniziative culturali. L'hanno scorso un mio amico mi ha invitato ad una rappresentazione teatrale lì.

stemos
November 6th, 2009, 02:30 PM
Relativamente alla basilica sotterranea di Porta Maggiore fino a qualche tempo fa fervevano i lavori (interni ma non solo... presumo). Poi fu installata una graziosa pensilina in ferro battuto sopra al portoncino d'entrata nonchè un gazebo-edicola (sempre in ferro battuto) lì vicino che mi aveva fatto pensare (stupidamente) ad una sorta di tourist-center... e quindi ad una imminente apertura del sito ai visitatori... ma è tutto recintato, tutto tace... a parte il furgone chiosco del paninaro notturno che raccoglie clienti da ogni dove che incasinano la piazza di notte lasciando zozzeria ovunque! Ma d'altronde il paninaro è "conforme" alla zotica mentalità di chi ci ha governato finora e di chi ci governa oggi! :ohno:

http://i37.tinypic.com/ztja6d.jpg

http://i34.tinypic.com/2vlsn0z.jpg

Ad ogni buon conto, copio e incollo dal sito della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma:

Subito fuori l’odierna Porta Maggiore, punto di convergenza del più importante gruppo di acquedotti della Roma imperiale, si nasconde, al di sotto di sette metri dal livello dell’attuale via Prenestina, l’interessantissimo complesso monumentale, riportato alla luce casualmente, in seguito ad un cedimento del terreno lungo la linea ferroviaria Roma- Cassino nell’aprile del 1917.
In epoca romana quest’area suburbana, era denominata “ad Spem Veterem”, data l’esistenza di un antico tempio dedicato a Spes, di cui purtroppo non si è rinvenuta traccia nel terreno, ma menzionato dagli autori antichi che collegano il luogo alle vaste proprietà della Gens Statilia, a cui appartiene anche il Colombario ancora oggi visibile a circa duecento metri dall’edificio sotterraneo.

Il complesso si compone di un corridoio di accesso che immette in un Vestibolo, attraverso il quale si entra nella sala principale di tipo basilicale.
L’impianto architettonico, segue un orientamento est-ovest e in origine prevedeva un ingresso esterno costituito da una lunga galleria coperta con volta a botte che, da est sopraterra, con una notevole pendenza scendeva lungo il lato settentrionale della Basilica per poi piegare ad angolo retto e raccordarsi al Vestibolo. Oggi del corridoio, che doveva essere anch’esso decorato come gli altri ambienti, resta solo l’ultimo tratto che immette nel Vestibolo, caratterizzato da una pianta quadrangolare con volta a padiglione traforata da un lucernario; da qui si accede alla sala principale: un’aula rettangolare suddivisa da sei pilastri in tre navate coperte con volte a botte. La navata centrale, più ampia rispetto alle navate laterali, presenta sul fondo un abside.
All’articolata planimetria, che poi diverrà canonica per gli edifici di culto cristiani, corrisponde una preziosa decorazione che stende sui pavimenti una tessitura a mosaico bianco e nero, mentre sulle pareti e sulle volte si alternano affreschi policromi e stucchi figurati.

Nell’aula a tre navate domina il colore bianco della decorazione a stucco: nel catino absidale è raffigurata Saffo nell’atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade; nel quadro al centro della volta della navata mediana campeggia la figura di Ganimede, rapito da un Genio alato.Su tutte e tre le volte a botte cornici modanate delimitano specchiature geometriche in cui si dispongono, con notevole varietà di temi, le rappresentazioni figurate che riconducono al repertorio della mitologia classica, al rituale mistico o a scenette di vita quotidiana, mentre sulle pareti, al di sopra di una zoccolatura affrescata in rosso, si stendono grandi pannelli con raffigurazioni paesaggistiche stilizzate.

Nel Vestibolo l’apparato decorativo viene arricchito dall’uso della policromia sia sulla volta, anche qui ripartita in quadretti figurati, sia sulle pareti dove si ripetono i temi paesaggistici vivacizzati dalla presenza di uccelli e ghirlande floreali.
L’eleganza e l’organicità del tessuto decorativo fanno della Basilica un’opera d’arte unitaria riferibile ai primi decenni del I secolo d.C., sia per la scelta dei soggetti che per lo stile della realizzazione, i cui confronti più stringenti si riscontrano - sempre a Roma - con i coevi esempi forniti dal già citato Colombario degli Statili, dal criptoportico sul Palatino, dalla Sala dalla Volta Dorata della Domus Aurea .

Luogo
Piazzale Labicano 1
Orario di apertura:
La Basilica sotterranea di Porta Maggiore è ancora interdetta alle visite, dato il protrarsi dei lavori di bonifica dalle infiltrazioni delle acque meteoriche, che dal 2003 si stanno portando avanti da parte della società Rete Ferroviaria Italiana e sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologica di Roma. Tuttavia in tempi brevi si potrà realizzare un progetto per ripresentare il monumento al pubblico: l’area di fronte all’ingresso avrà un nuovo assetto ed un idoneo arredo urbano che prevede anche l’allestimento di uno spazio didattico, dotato di supporti informatici che consentiranno di illustrare i lavori già eseguiti e le opere che si stanno svolgendo nel contempo si potranno ammirare, pur se attraverso una visita virtuale, gli stucchi e gli affreschi che decorano gli ambienti, in attesa di restituire alla pubblica fruibilità l’intero complesso.
Come arrivare:
Bus 105 – 571 – 649; tram 3 – 5- 14 – 19.

vittorio tauber
November 6th, 2009, 03:11 PM
Santa Maria Maddalena:

Magnifica la sacrestia di questa chiesa, la foto non rende abbastanza.

Anche la sagrestia, opera di Girolamo Pesci del 1739, costituisce un intatto ambiente settecentesco che ancora conserva integro il mobilio originario, dipinto a finti marmi, un unicum tra gli arredi sacri, tanto da essere considerata tra le più belle di Roma. Vanta, tra l’altro un eccezionale organo con cantoria in legno e figure allegoriche in stucco del 1740.

http://www.laboratorioroma.it/ALR/SMariaMaddalena/SMariaMaddalena.htm

http://i33.tinypic.com/spvnva.jpg

http://www.laboratorioroma.it/ALR/SMariaMaddalena/Immagini/sagrestia_s_M_Maddalena.jpg

Qui in dimensioni 2000

paoloroma
November 6th, 2009, 04:41 PM
Le chiese di Roma sono male illuminate. Per illuminare le opere d'arte, le più importanti, devi mettere una moneta da 0,50 centesimi, che te le illumina 1 minuto. In 12 ore (una giornata) ci sono 720 minuti. A conti fatti, nelle chiese la luce costa 360 euro al giorno. La bolletta mensile, a questi prezzi, sarebbe di 10.800 euro (diecimilaottocento euro). E senza considerare gl ielettrodomestici, frigo, computer, scaldabagni, ecc. E' possibile mai che le chiese di Roma debbano essere perennemente male illuminate? Che si debba pagare l'obolo per vedere le opere d'arte in esse contenute? Non è così che si incoraggia la conoscenza delle opere d'arte.

qualcuno meglio informato di me può riassumere la situazione della giurisdizione sulle chiese di culto riferite a santa romana chiesa?

Pavlvs
November 6th, 2009, 05:21 PM
ROMA
Sarà il fascino del tramonto a Piazza di Spagna, l’atmosfera romantica che fa innamorare i turisti davanti alla Fontana di Trevi o la maestosità delle rovine dell’impero romano, ma quando si tratta di stilare la top ten dei luoghi da non perdere nella vita fra i siti Patrimonio dell’Umanità i viaggiatori europei di TripAdvisor non hanno avuto dubbi: Roma (29%) è la prima città italiana, nella classifica subito dopo New York (38%), e prima di Parigi (26%). Nella top ten le città italiane sono in totale tre: Venezia (20%) si aggiudica infatti il quarto posto, Firenze (9%) l’ottavo.

Lo rivela un sondaggio di TripAdvisor, la più grande community on-line di viaggiatori al mondo, condotto su oltre 2.500 viaggiatori europei, più di 500 dei quali italiani: TripAdvisor supporterà l’Unesco World Heritage Center nella salvaguardia dei più importanti siti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità da Unesco, donando all’Unesco un milione e mezzo di dollari.

Nella classifica “Top 5” delle città tesoro d’arte e cultura del mondo per il 7% degli opinionisti europei di TripAdvisor Venezia conquista il 2 posto, superata solo da Atene e dalla sua Acropoli, votate dal 12% dei turisti. Medaglia di bronzo a Gerusalemme e alle sue mura (6%), seguita a breve distanza da Angkor e da Firenze, a pari merito con il 5% dei voti.

Dovendo esprimere la propria preferenza, il 61% degli oltre 500 intervistati italiani si dichiara infine più sensibile alla salvaguardia del patrimonio culturale e storico dei paesi esteri, mettendo in secondo piano il patrimonio d’arte e cultura del Belpaese: solo il 39% dei rispondenti darebbe la priorità alla tutela dei siti e dei tesori d’arte e di storia italiani.

Pavlvs
November 6th, 2009, 05:22 PM
Turismo: il ministro Brambilla inaugura BTC 2009 a Roma

Con il taglio del nastro del Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, sono iniziati ieri alla Fiera di Roma i lavori dell’edizione numero venticinque di BTC, la manifestazione di riferimento della meeting industry italiana. Come tradizione, e ancor di più in questo particolare momento del mercato, BTC rappresenta il barometro del settore e la sede naturale del dibattito politico ed economico da parte delle autorità e degli attori principali del comparto. Il Ministro Brambilla ha annunciato nel suo intervento inaugurale l’apertura del primo convention bureau nazionale, che avverrà nei prossimi mesi. “Mi sembra una concreta dimostrazione di quanto il Governo creda nel settore congressuale italiano – ha dichiarato il Ministro – settore che ricopre un ruolo chiave nel mercato del nostro Turismo”. Il Ministro ha anche annunciato il Progetto Italia Turismo realizzato dal Governo in accordo con confindustria, confcommercio e confturismo,che mette a disposizione un finanziamento di 3 miliardi di euro a disposizione delle aziende turistiche, attraverso la collaborazione con otto istituti di credito. Paolo Zona, Presidente di Federcongressi, ha sottolineato il ruolo di BTC come trendsetter del settore: “questa manifestazione è qualcosa in più di un punto di riferimento del settore: è il tavolo dove si scoprono le carte e si dichiarano intenzioni e prospettive. Ben venga quindi l’incontro tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore”. Lorenzo Cagnoni, Presidente del Gruppo Rimini Fiera, ha fortemente sollecitato istituzioni ed enti locali ad investire nel settore congressuale del nostro paese. “nel complimentarmi con ogni territorio che investe in infrastrutture congressuali – e quindi anche con noi stessi per il nuovo palazzo dei congressi di Rimini che sarà il più grande d’Italia – invito tutti a riflettere sul valore economico indotto del settore sul territorio, e a non perdere di vista questa grande opportunità di sviluppo”.

Un messaggio di ottimismo è arrivato dal Presidente di Fiera Roma. “Nonostante la crisi economica – ha affermato Roberto Bosi – Fiera Roma cresce in termini di eventi ospitati e nei prossimi anni prevede un potenziamento ulteriore dell’attività congressuale.” Il Presidente di Eur SpA Pierluigi Borghini ha sottolineato il valore del polo congressuale romano che collega idealmente l’Eur - con il palazzo dei congressi progettato da Massimiliano Fuksas che si inaugurerà nel 2012 - con il quartiere fieristico. “Grazie al nostro impegno Roma aumenterà il suo valore come destinazione congressuale, e sarà sempre di più un riferimento internazionale – ha concluso il Vice Sindaco di Roma Mauro Cutrufo. La determinazione della nostra amministrazione è quella di procedere con il potenziamento delle infrastrutture e dei collegamenti”.



BTC è stata oggi teatro della presentazione del Rapporto annuale dell’Osservatorio Congressuale Italiano* 2° semestre 2008/1° semestre 2009 - promosso dalla rivista Meeting e Congressi e da Convention Bureau della Riviera di Rimini e diretto dal prof. Attilio Gardini, Ordinario di Econometria all’Università di Bologna - che traccia un quadro preoccupante del comparto più rilevante dell’industria turistica del nostro Paese.

A fine 2008 gli effetti della recessione hanno infatti raggiunto anche il congressuale provocando una drastica contrazione sia degli eventi organizzati, della partecipazione e della durata, sia dei budget di promotori e congressisti compromettendo seriamente il fatturato complessivo e riportando il livello di attività ai valori di cinque anni fa. Se nel 2004 il numero di giornate di presenza congressuale era pari a 30.291.972, l’OCI stima in 29.850.373 quello del 2009.

Negativi dunque i tre indicatori principali: incontri, partecipanti e giornate di presenza congressuale che per i dodici mesi compresi tra il 1° luglio del 2008 e il 30 giugno del 2009 registrano (sullo stesso periodo dell’anno precedente) una riduzione rispettivamente del -3,52%, del -9,68% e del -13,58%. E stando alle previsioni degli operatori anche per l’anno solare 2009 i segni si confermano negativi con un’attenuazione solo nel calo delle giornate di presenza congressuale: -10,07% contro il -20,16% del 2008.

Nessuna destinazione italiana è riuscita ad arginare il crollo a due cifre della domanda, se non le città d’arte e le metropoli negli ultimi sei mesi del 2008 quando vedono diminuire il numero di giornate congressuali, ma aumentano del 19,78% il numero di incontri grazie alla necessità, da parte dei promotori, di ridurre le distanze per contenere la permanenza dei congressisti.

A completamento dell’indagine, l’Osservatorio Congressuale grazie al contributo di BTC, propone un focus sull’andamento del mercato in cinque tra le principali destinazio-ni congressuali italiane: Roma, Milano, Firenze, Torino e Rimini.
La classifica per giornate di presenza congressuale vede al primo posto la capitale con 3.543.239 presenze, seguita da Milano con 2.608.621, Rimini con 1.535.564, Firenze con 1.267.205 e Torino con 1.006.692. Il numero di incontri premia invece Milano che con 21.685 eventi ospitati supera Roma (19.685), seguita da Firenze (10.628), Rimini (3.798) e Torino (2.051). Testa a testa sempre tra Roma e Milano in termini di partecipanti: 1.763.239 per la prima e 1.730.327 per la seconda, con Firenze, Rimini e Torino rispettivamente a quota 895.430, 830.333 e 788.196.
Di grande interesse l’analisi della permanenza media, importante poiché influisce in modo significativo sull’indotto, dove ritroviamo Roma al 1° posto con 2 giorni grazie al numero di centri congressi di cui può disporre e alla presenza di congressi internazionali, seguita da Rimini con 1,9 giorni che attrae per la convenienza e per le tante opportunità leisure offerte dalla Riviera ai congressisti e ai loro accompagnatori. 1,6 giorni è invece la media di Torino, seguita da Milano con 1,5 e Firenze con 1,4.

Le dinamiche produttive delle cinque città vedono, per il 2° semestre 2008, un incremento del numero di incontri in tutte le destinazioni ad eccezione di Rimini (Firenze +19,08%, Roma +12,57%, Milano +3,93%, Torino +2,52%, Rimini -4,08%), la tendenza peggiora però all’inizio del 2009 quando tutte le città subiscono pesanti flessioni (Milano -12,24%, Roma -9,58%, Torino -9,46%, Rimini -6,04%) ad eccezione di Firenze (+0,55%), premiata per la performance delle sue dimore storiche.

Anche in termini di partecipanti Firenze ottiene buonissimi risultati. Nel 2° semestre 2008 il capoluogo fiorentino cresce del 13,05% e si mantiene in territorio positivo anche nei primi sei mesi del 2009 (+9,72%) quando tutte le altre destinazioni riportano una contrazione (Torino -9,13%, Milano -8,91%, Roma -6,98%, Rimini -5,91%).

In conclusione il dato delle giornate di presenza dei congressisti: l’aspetto più rilevante della produzione congressuale. Il 2° semestre 2008 appare molto diversificato con Roma (+9,89%), Rimini (+4,21%) e Firenze (+1,77%) in crescita e Milano (-5,71%) e Torino (-4,51%) in flessione. Nel 1° semestre dell’anno in corso solo Rimini con un incremento del 4,89% e Firenze con un incremento del 2,26% riescono a contrastare la pesante congiuntura economica, mentre Milano (-7,07%), Roma (-3,28%) e Torino (-2,28%) subiscono ulteriori cali.

I lavori di BTC09 si concluderanno oggi, con una seconda giornata densa di appuntamenti e confronti per un impegno comune: il rilancio della meeting industry italiana.

Venkman
November 6th, 2009, 05:23 PM
Addio vecchi lampioni Roma di notte sarà bianca

Cambia l'illuminazione pubblica. E la capitale passerà dalle attuali luci ai vapori di sodio ad alta pressione a quelle a Led. Previsti 361 nuovi punti luce a risparmio energetico

Le strade di Roma perderanno la loro caratteristica luce giallo-arancio per tornare a un'illuminazione bianca. Sarà questo l'effetto della sostituzione, graduale, per l'illuminazione pubblica, delle attuali luci ai vapori di sodio ad alta pressione con quelle a Led.

A spiegare come avverrà il cambiamento è stato il direttore dell'illuminazione pubblica di Acea, Giovanni Vivarelli, a margine della presentazione della rivoluzione cittadina all'insegna del risparmio energetico.

"Fino a vent'anni fa - ha spiegato Vivarelli - a Roma venivano utilizzati lampioni ai vapori di mercurio che emettevano una luce biancastra. Poi, si è passati al sodio in alta pressione che ha modificato l'intensità cromatica facendola diventare giallo-arancio. Con il Led si tornerà a una luce bianca ma, è anche possibile che con l'innovazione tecnologica e con il tempo si riesca ad ottenere una tonalità più calda".

La sperimentazione della tecnologia Led nell'illuminazione capitolina è partita nel 2008 con l'installazione di 51 punti luce in tre strade. Da gennaio, le strade illuminate dal Led diventeranno 16 e i punti luce totali 361 (municipi X, XII, XIX). "I maggiori costi iniziali di questa sperimentazione - ha detto Ghera - saranno compensati da un abbattimento dei consumi e quindi, dei costi in futuro".

L'obiettivo per l'installazione di 15mila punti Led entro il 2015 sarà reso possibile anche grazie agli investimenti di Acea. "Cento milioni di euro in dieci anni - ha detto Cremonesi - grazie ai quali contribuiremo a migliorare la rete di illuminazione pubblica, dedicando attenzione al risparmio energetico".

Parallelamente, nell'ambito del progetto di messa in sicurezza delle periferie, il Campidoglio ha intenzione di installare 5000 nuovi punti luce (non Led) entro il 2010. Mentre la giunta capitolina, lo scorso 4 novembre ha approvato il progetto per "la realizzazione - ha detto Ghera - di impianti di illuminazione pubblica con energia alternativa, come i lampioni fotovoltaici, in tre zone della periferia con una spesa complessiva di 2,566 milioni euro".

Impianti fotovoltaici e solari saranno installati anche su 5 asili nido dei quartieri Cesano, Romanina, Casalfattoria, Torrino. "Il Comune di Roma - ha concluso il presidente della commissione capitolina Ambiente, Andrea De Priamo - dimostra di porre in essere una rivoluzione ecologica, investendo sulle energie verdi".

Pavlvs
November 6th, 2009, 05:26 PM
^^
Lampade con luci giallo-rosse no?

Comunque, è un'ottima notizia, anche con la luce bianca.

Pavlvs
November 6th, 2009, 05:33 PM
LA NUOVA STRUTTURA DEDICATA AI PRODOTTI ROMANI
Il novello lancia l'Enoteca Provinciale
Venerdì sera il deblocage delle etichette «giovani»
e nella nuova struttura arrivano i pasti slow di qualità

ROMA - Arriva con la serata dedicata al deblocage del vino novello (la legge consente di commercializzare i vini a macerazione carbonica del 2009 soltanto da oggi) il lancio della nuova Enoteca Provinciale aperta da Palazzo Valentini davanti alla Colonna Traiana.

E con i brindisi rigorosamente a base di etichette laziali (26 novelli sono prodotti in provincia di Roma) arrivano anche i pasti slow di qualità.
L'Enoteca inaugurata da Nicola Zingaretti, infatti, è finalmente un punto di ristoro aperto al pubblico. Con una proposta in menu di tutto rispetto.


RAPIDI CON CALMA - Potrà sembrare un controsenso, ma nelle due salette hi tech con vista sugli scavi della Roma Imperiale si può consumare il cosiddetto pasto rapido degli impiegati del centro concedendosi però il tempo giusto per gustare materie prime e piatti di qualità.
Insomma: se il servizio è rapido, la cucina veloce seppure accurata, potete mangiare in poco tempo ma masticando con lentezza, all'insegna di quella cultura dello slow food che fa sempre più proseliti a Roma come in Italia. Stop a panini a tranmezzini trangugiati in piedi. Sì ai piatti ben fatti, gustati seduti al tavolo.


LA LEZIONE DI SEVERINO - Ad organizzare lo start up della cucina è stato chiamato dall'Arsial - l'ente regionale di sviluppo agricolo che ha fornito alla Provincia di Roma la consulenza per far nascere la nuova enoteca - il giovane ma ormai affermato chef Severino Gaiezza, che da circa un anno ha lasciato Palatium (lo spazio ristoro della Regione in via Frattina) per aprire un suo ristorante al Pigneto. Gaiezza ha istruito la brigata di cucina e suggerito alcune preparazioni per la piccola offerta di piatti caldi e freddi che compare nella ben studiata lista di via del Foro di Traiano. Ottima la parmigiana di zucchine (9,50 euro), buone le lasagnette coi carciofi e la torta rustica con broccoletto romano e salsiccia (8). Tra i piatti freddi, grande tartare di manzo con scaglie di pecorino romano e olio Dop di canino (16 euro).


MENU A KM ZERO - La maggior parte delle pietanze in menu all'Enoteca della Provincia risponde alla filosofia del cibo «a km zero», ovvero delle materie prime prodotte non lontano da dove le si consuma: in carta non troverete ancora l'elenco degli allevatori e agricoltori (come invece accade nell'enoteca regionale Palatium di via Frattina), ma presto ci saranno le «spiegazioni» che aiouteranno a capireda dove vengo i carciofini sott'olio, le zucchine e il pomodoro della frisella romana (8,50), da dove le puntarele con battuto di alici (9) o la ricotta romana Dop servita con rucola di campo e pomodori verdi (7). Facile capire che la porchetta - servita con emulsione di salasa balsamica e pomodoro - viene dai Castelli Romani (10 euro). Ci sono poi selezioni di formaggi del Lazio (specie della Provincia romana) e di salumi, nonché 4 diversi panini e vari fuorilista.
Anche i vini sono della Provincia di Roma: una trentina di etichette con almeno 6 proposte la giorno in mescita, segnate sulle grandi lavagne a parete. Prezzi accessibili: dai 3 euro del Marino Doc Riserva della Cascina ai 3,50 del rosso Lazio Igt Panta Rei.

Pavlvs
November 6th, 2009, 05:43 PM
Eurostars Hotels apre il quarto albergo a Roma

Venerdì, 06 Novembre 2009


Eurostars Hotels aprirà nel primo trimestre 2010 il quattro stelle Eurostars Roma Aeterna, quarta struttura a Roma e quinta in Italia della catena appartenente al gruppo spagnolo Hotusa. L'hotel occupa l’edificio storico della società farmaceutica Serono nella zona del Pigneto, completamente rinnovato e oggi dotato di 144 camere, di cui 9 suite, 700 metri quadri di sale riunioni, sala fitness con sauna e ristorante gastronomico. Attualmente il portfolio di Eurostars Hotels è composto da un totale di 52 strutture distribuite in otto paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio, Germania, Repubblica Ceca e Austria) e in Messico, Argentina e Stati Uniti. Di recente la catena ha aperto la sua prima struttura a Monaco, l’Eurostars Grand Central e si prepara a inaugurare un nuovo hotel a Budapest.

Pavlvs
November 6th, 2009, 06:17 PM
http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reproma/2009/11/06/1257525377169_0105bc23.jpg

http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reproma/2009/11/06/1257525375991_0105bbab.jpg

http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reproma/2009/11/06/1257525376561_0105bbc4.jpg


Sono sedici. Parlano 6 lingue: le quattro principali europee più il cinese e il giapponese. Li si può e potrà vedere, almeno fino all'8 gennaio, nelle principali aree di accoglienza e di fruizione turistica della capitale, dal Campidoglio a piazza di Spagna, ogni giorno, weekend inclusi, dalle 9 alle 19.30. Avranno il compito di assistere i turisti che visitano la Città Eterna: una sorta di Pit o 060608 mobile.

In più, saranno ben riconoscibili: si muoveranno a bordo di "segway" speciali monopattini elettrici, carenati a mo' di biga con i colori e lo stemma del Comune di Roma che si muovono alla velocità di punta di 6 chilometri all'ora, ovvero come un pedone a passo sostenuto. Sono i "Tourist Angels": il nuovo servizio approntato dall'amministrazione comunale e presentato oggi a palazzo dei Conservatori dal sindaco Gianni Alemanno

Pavlvs
November 6th, 2009, 06:18 PM
http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reproma/2009/11/06/1257525376262_0105bbb1.jpg

Pavlvs
November 6th, 2009, 06:19 PM
Bisogna dire che Cutrufo ha inventiva.

'Sti cosi buffi mi fanno morir dal ridere, sembrano bighe senza cavallo.

Se l'idea va bene suggerirò a Cutrufo di ordinarne proprio a forma biga, qui in un modello etrusco

http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2007/03/copia_biga_etrusca.jpg

pampero
November 6th, 2009, 06:45 PM
E' possibile mai che le chiese di Roma debbano essere perennemente male illuminate? Che si debba pagare l'obolo per vedere le opere d'arte in esse contenute? Non è così che si incoraggia la conoscenza delle opere d'arte.

Poi je lo dici tu a Pavlvs...

Io do loro un patrimonio d'arte e cultura senza eguali, pretendo semplicemente il giusto, il pagamento di un biglietto.

Quindi un biglietto in almeno 100 delle principali chiese, nei luoghi archeologici di maggior pregio, nei palazzi storici, ovunque possa ricavarvi un utile.

A regime, la città potrebbe ricavare 5/600 milioni dal suo patrimonio, soldi che andrebbero reinvestiti nel patrimonio.

Si faccia, e si faccia senza indugio.

Pincio
November 6th, 2009, 08:10 PM
Addio vecchi lampioni Roma di notte sarà bianca

Cambia l'illuminazione pubblica. E la capitale passerà dalle attuali luci ai vapori di sodio ad alta pressione a quelle a Led. Previsti 361 nuovi punti luce a risparmio energetico

Le strade di Roma perderanno la loro caratteristica luce giallo-arancio per tornare a un'illuminazione bianca. Sarà questo l'effetto della sostituzione, graduale, per l'illuminazione pubblica, delle attuali luci ai vapori di sodio ad alta pressione con quelle a Led.

A spiegare come avverrà il cambiamento è stato il direttore dell'illuminazione pubblica di Acea, Giovanni Vivarelli, a margine della presentazione della rivoluzione cittadina all'insegna del risparmio energetico.

"Fino a vent'anni fa - ha spiegato Vivarelli - a Roma venivano utilizzati lampioni ai vapori di mercurio che emettevano una luce biancastra. Poi, si è passati al sodio in alta pressione che ha modificato l'intensità cromatica facendola diventare giallo-arancio. Con il Led si tornerà a una luce bianca ma, è anche possibile che con l'innovazione tecnologica e con il tempo si riesca ad ottenere una tonalità più calda".

La sperimentazione della tecnologia Led nell'illuminazione capitolina è partita nel 2008 con l'installazione di 51 punti luce in tre strade. Da gennaio, le strade illuminate dal Led diventeranno 16 e i punti luce totali 361 (municipi X, XII, XIX). "I maggiori costi iniziali di questa sperimentazione - ha detto Ghera - saranno compensati da un abbattimento dei consumi e quindi, dei costi in futuro".

L'obiettivo per l'installazione di 15mila punti Led entro il 2015 sarà reso possibile anche grazie agli investimenti di Acea. "Cento milioni di euro in dieci anni - ha detto Cremonesi - grazie ai quali contribuiremo a migliorare la rete di illuminazione pubblica, dedicando attenzione al risparmio energetico".

Parallelamente, nell'ambito del progetto di messa in sicurezza delle periferie, il Campidoglio ha intenzione di installare 5000 nuovi punti luce (non Led) entro il 2010. Mentre la giunta capitolina, lo scorso 4 novembre ha approvato il progetto per "la realizzazione - ha detto Ghera - di impianti di illuminazione pubblica con energia alternativa, come i lampioni fotovoltaici, in tre zone della periferia con una spesa complessiva di 2,566 milioni euro".

Impianti fotovoltaici e solari saranno installati anche su 5 asili nido dei quartieri Cesano, Romanina, Casalfattoria, Torrino. "Il Comune di Roma - ha concluso il presidente della commissione capitolina Ambiente, Andrea De Priamo - dimostra di porre in essere una rivoluzione ecologica, investendo sulle energie verdi".

Maledetti...

Eddard Stark
November 6th, 2009, 08:17 PM
Maledetti...

benedetti: la luce LED è più bella e calda, illumina meglio (e l'illuminazione è sicurezza) fa risparmiare elettricità ed è bella da vedere

Non confondiamo il folkloristico con il suggestivo.

Venkman
November 6th, 2009, 09:11 PM
^^Detto in 2 parole, a parte alcuni angoli privilegiati (ma qui si parla, almeno all'inizio, dei municipi X, XII e XIX non di piazza Navona) Roma di notte è buia in modo spettrale...

edit:
dal sito del Comune
1. Elenco delle strade in cui verranno posti i primi 361 lampioni a led
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/led%20nuove%20strade.pdf

2. Elenco delle strade (zone molto periferiche direi) in cui verranno sperimentati i primi 408 lampioni fotovoltaici
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampioni%20fotovoltaici%20zone%20e%20strade.pdf

http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampione%20led.jpg

pippopotam0
November 6th, 2009, 11:35 PM
^^Detto in 2 parole, a parte alcuni angoli privilegiati (ma qui si parla, almeno all'inizio, dei municipi X, XII e XIX non di piazza Navona) Roma di notte è buia in modo spettrale...

edit:
dal sito del Comune
1. Elenco delle strade in cui verranno posti i primi 361 lampioni a led
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/led%20nuove%20strade.pdf

2. Elenco delle strade (zone molto periferiche direi) in cui verranno sperimentati i primi 408 lampioni fotovoltaici
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampioni%20fotovoltaici%20zone%20e%20strade.pdf

http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampione%20led.jpg

In via Adolfo Ravà, esattamente qui (http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+adolfo+rav%C3%A0,+roma&sll=41.442726,12.392578&sspn=13.923262,28.256836&ie=UTF8&hq=&hnear=Via+Adolfo+Rav%C3%A0,+00142+Roma,+Lazio&ll=41.844054,12.488236&spn=0.001898,0.003449&t=h&z=18), hanno iniziato mercoledì mattina a fare l'installazione di quei lampioni.

Appena li accenderanno vi dirò come vanno, se illuminano bene ed il colore della luce (ovvero la temperatura del colore)

p.s.
Ho comunque la "spiacevolissima" sensazione che quelle celle fotovoltaiche corrano il rischio di essere velocemente rubate... Spero che sia solo una mia brutta sensazione e null'altro.


--

-hazoN!
November 7th, 2009, 12:34 AM
sono l'unico che li trova orrendi ? :(

Luca1979
November 7th, 2009, 12:36 AM
Aspetterei di vederli all'opera prima di giudicare.

Pincio
November 7th, 2009, 09:35 AM
benedetti: la luce LED è più bella e calda, illumina meglio (e l'illuminazione è sicurezza) fa risparmiare elettricità ed è bella da vedere

Non confondiamo il folkloristico con il suggestivo.

Come fa una luce bianca ad essere più calda di una luce arancione?

Vitruvio
November 7th, 2009, 09:39 AM
Come fa una luce bianca ad essere più calda di una luce arancione?

Le luci arancioni sono tremende! Noi ce le siamo ciucciate per anni...e adesso che siamo tornati a quelle bianche, la differenza si vede: sono più calde, l'atmosfera più"ovattata"...


abbasso le luci arancioni!

Pincio
November 7th, 2009, 10:24 AM
Le luci arancioni sono tremende! Noi ce le siamo ciucciate per anni...e adesso che siamo tornati a quelle bianche, la differenza si vede: sono più calde, l'atmosfera più"ovattata"...


abbasso le luci arancioni!

L'arancione è il colore più caldo che ci sia.

Vitruvio
November 7th, 2009, 10:28 AM
L'arancione è il colore più caldo che ci sia.

ma come luce, non ha lo stesso effetto...le facce delle persone diventano pallide...le architetture si appiattiscono.

E' difficile renderlo a parole...ma sono allucinanti...

Thelème
November 7th, 2009, 10:46 AM
^^ lascia stare vitruvio... l'abbiamo vista la scalinata di piazza di spagna illuminata di bianco... è terribile. per l'archittettura moderna la luce bianca è un must. per il barocco e i ruderi il giallo invece è la luce che li valorizza

Vitruvio
November 7th, 2009, 11:01 AM
Forse non parliamo delle stesse luce...meglio così!
ciao

Malabares
November 7th, 2009, 11:21 AM
http://www.06blog.it/post/6493/roma-vuole-tornare-capitale-europea-del-turismo-per-riuscirci-ecco-il-secondo-polo-turistico

Roma vuole tornare Capitale europea del turismo - Per riuscirci prende finalmente forma il Secondo Polo turistico

pubblicato: sabato 07 novembre 2009 da Pasquino

Il nuovo centro congressi-Nuvola di Fuksas (http://www.06blog.it/post/6097/nuvola-di-fuksas-fondamenta-finite-al-90-primi-congressi-nel-2012), la nuova Fiera di Roma, l’aeroporto di Fiumicino, l’Acquario virtuale dell’Eur. Ed ancora, i parchi giochi a tema di Cinecittà World e quello sull’antica Roma, i nuovi porti turistici di Ostia e Fiumicino, il nuovo waterfront di Ostia, il sistema dei nuovi campi da golf a partire dal Golf course di Ponte Galeria, i musei dell’Eur a partire dal palazzo della Civiltà romana che nel 2011 ospiterà quello del made in Italy e del design (http://www.06blog.it/post/4359/museo-del-made-in-italy-nel-2010-si-apre) e, chissà, un giorno il Gp di F1 (http://www.06blog.it/post/5328/ecco-il-percorso-ufficiale-del-gp-di-roma-di-f1-parte-la-candidatura-ufficiale).

Roma, negli anni 80, era l’indiscussa capitale europea per numero di turisti. Oggi è dietro a Parigi, Londra, Madrid ed è incalzata da Berlino… Perchè la città eterna è rimasta ferma al palo? E’ per rispondere a queste domande che gli attuali amministratori della città hanno lanciato un ambizioso progetto: il Secondo polo romano del turismo (http://www.06blog.it/post/4762/alemanno-tra-eur-e-ostia-il-nuovo-polo-del-turismo-romano), ovvero la grande area a sud della città che dall’Eur arriva fino ad Ostia passando per Fiumicino di cui vi avevamo già parlato (http://www.06blog.it/post/4762/alemanno-tra-eur-e-ostia-il-nuovo-polo-del-turismo-romano) ma che ora sta prendendo finalmente forma.

Roma, è stato il ragionamento fatto dal vicesindaco della città con delega al Turismo, Mauro Cutrufo, non ha sviluppato “turismi” alternativi a quello classico di carattere culturale-archeologico.




Ecco allora che per raddoppiare le presenze nella città eterna Cutrufo ha pensato di mettere a sistema una serie di elementi, per la verità molti dei quali pensati ed avviati dalla giunta Veltroni, la cui vocazione è il turismo non culturale, bensì quello congressuale, fieristico, o quello legato ai divertimenti, al golf o alla nautica.




Ed oggi, per rilanciare il progetto, il secondo Polo sarà all’attenzione degli operatori turistici del Istituto Italiano di Cultura di Londra.



Facendo la lista degli elementi che caratterizzeranno il secondo Polo si scopre che le novità introdotte dalla nuova amministrazione sono il sistema dei campi da Golf, che vale centinaia di migliaia di turisti stranieri all’anno, il rafforzamento dei porti turistici, la creazione del Parco giochi a tema sulla Roma Antica in una zona ancora da individuare ma che di sicuro sarà tra Malagrotta e Ponte Galeria ed il possibile arrivo del gran premio di Formula 1.


Da attribuire alle precedenti giunte di Veltroni e Rutelli sono invece la realizzazione della Nuvola di Fuksas, i cui lavori sono a buon punto e si chiuderanno entro un anno e mezzo-due, la nuova Fiera, conclusa diversi anni fa, il parco a tema di Cinecittà World, l’acquario virtuale ed il waterfront di Ostia, il cui progetto, però, ancora oggi non è del tutto chiaro.


Nota curiosa: nel secondo Polo Cutrufo ha inserito anche altri due elementi pensati dalla giunta Veltroni: le Torri di Renzo Piano, che però a parte il nome dell’architetto hanno poco di turistico in quanto ospiteranno appartamenti privati, e quello che un tempo era il progetto della città dell’Acqua e del benessere, le nuove terme moderne che dovevano sorgere al posto dell’ex velodromo.

Peccato che quel progetto sia stato bloccato, nonostante sia contenuto, rendering compresi, nel volume sul secondo Polo che oggi sarà distribuito a Londra…

Pincio
November 7th, 2009, 11:35 AM
Forse non parliamo delle stesse luce...meglio così!
ciao

Prima

http://farm1.static.flickr.com/44/150472082_63bbbd3afa.jpg

Dopo

http://i38.tinypic.com/29on1c4.jpg

Venkman
November 7th, 2009, 11:38 AM
^^Ma è chiaro che per posti come la scalinata di Piazza di Spagna (ma per tutto il centro storico) vanno studiate di volta in volta illuminazioni ad hoc... Qui si parla di strade più o meno periferiche dove l'illuminazione più debole, oltre a consumare il doppio, crea solo problemi.

Venkman
November 7th, 2009, 11:43 AM
sono l'unico che li trova orrendi ? :(

Beh quelli fotovoltaici proprio una bellezza non sono, anche se a seconda di dove li mettono si integreranno meglio o peggio col contesto... e anche io temo che le celle potrebbero fare una brutta fine...

Però a conti fatti secondo me vale la pena di tentare...

Pincio
November 7th, 2009, 11:44 AM
http://i38.tinypic.com/nns0mq.jpg

fraanZ
November 7th, 2009, 12:09 PM
^^Detto in 2 parole, a parte alcuni angoli privilegiati (ma qui si parla, almeno all'inizio, dei municipi X, XII e XIX non di piazza Navona) Roma di notte è buia in modo spettrale...

edit:
dal sito del Comune
1. Elenco delle strade in cui verranno posti i primi 361 lampioni a led
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/led%20nuove%20strade.pdf

2. Elenco delle strade (zone molto periferiche direi) in cui verranno sperimentati i primi 408 lampioni fotovoltaici
http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampioni%20fotovoltaici%20zone%20e%20strade.pdf

http://www.comune.roma.it/was/repository/ContentManagement/information/N996454139/Lampione%20led.jpg

meglio, ma 'sta città è buia, soprattutto nelle periferie, non si vede nulla. Però che almeno lo scrivano bene il nome del quartiere...

paoloroma
November 7th, 2009, 02:56 PM
appena vista l'installazione del muro di berlino a trinità dei monti
molto, molto bella
spettacolare nella sua drammaticità se vista da via dei condotti
passo a rivederlo questa sera quando alzano lo schermo e fanno le proiezioni

paoloroma
November 7th, 2009, 02:57 PM
per me la luce è quella del sole. quanto più la luce artificiale le si avvicina, tanto meglio
di certo la luce dei vapori di sodio è una luce falsa che, tra l'altro, cancella qualsiasi colore (alla faccia di chi sostiene che il colore di Roma va recuperato)
magari vediamola in azione, la luce al led, prima di sparare a zero
anzi no, spariamo a zero perchè la luce arancione è la più bella che ci sia, anzi, montiamo un bel filtro davanti al sole per avere tutto arancione anche di giorno

paoloroma
November 7th, 2009, 02:59 PM
appena vista l'installazione del muro di berlino a trinità dei monti
molto, molto bella
spettacolare nella sua drammaticità se vista da via dei condotti
passo a rivederlo questa sera quando alzano lo schermo e fanno le proiezioni

alex81
November 7th, 2009, 03:03 PM
Avete visto l'installazione all'obelisco dell'eur? Il gigante che si risveglia e che spunta a pezzi dal prato? E' carina.

Caius Iulius Caesar
November 7th, 2009, 03:05 PM
WIWA I LED!!!!

basta con 'ste luci stile anni '60!

Thelème
November 7th, 2009, 03:43 PM
per me la luce è quella del sole. quanto più la luce artificiale le si avvicina, tanto meglio
di certo la luce dei vapori di sodio è una luce falsa che, tra l'altro, cancella qualsiasi colore (alla faccia di chi sostiene che il colore di Roma va recuperato)
magari vediamola in azione, la luce al led, prima di sparare a zero
anzi no, spariamo a zero perchè la luce arancione è la più bella che ci sia, anzi, montiamo un bel filtro davanti al sole per avere tutto arancione anche di giorno

ma proprio perchè la luce di giorno ce l'abbiamo già, non potremmo sfruttare la notte per vedere in maniera diversa la città? voglio dire, perchè emulare pedissequamente la luce diurna, replicare gli stessi colori? giochiamoci invece con sta luce. sicuramente sarà una distorsione della realtà, ma secondo me possiamo permettercela anzi, valorizza di più l'architettura. pensiamo alla cupola di san pietro maldestramente illuminata a giorno. per fortuna non è così.
PS
caro paolo ti potrei anche aggiungere, faziosamente, che appunto perchè roma sta diventando tutta bianca, e sta perdendo i suoi toni ocra, la luce gialla notturna ripristina, magicamente anche se sommariamente, l'impressione di camminare in una città dalle architetture calde

Simone_pro
November 7th, 2009, 04:15 PM
Come ho già detto: architettura da bar dello sport.
La luce monumentale viene studiata all'università, ai corsi di restauro. La luce monumentale NON deve produrre ombre (e quindi non basta un'alogena piantata a terra, radente) per permettere all'occhio di rilevare PERFETTAMENTE il rapporto proporzionale dell'opera (rapporto che le ombre falsano) e proprio per questo vanno predisposte diverse sorgenti, i cui flussi luminosi devono essere sempre perpendicolari al monumento. La luce monumentale NON deve modificare i colori naturali dei materiali, proprio per non falsare al fruitore l'opera stessa. Insomma, è roba "vera", roba "seria". Un corso dove mi sono divertito moltissimo, tra l'altro. Altra cosa è l'illuminazione notturna dedicata all'architettura moderna, che non punta all'esaltazione del materiale ma a quella delle forme, divenendo architettura a sua volta.
POI, che non venga applicata per la cronica assenza di fondi e perchè così lavora il geometra amico dell'amico è un altro conto. Quindi piazza di spagna o il colosseo sono una cosa a parte, è inutile parlarne durante la sostituzione della luce "carrabile".
Ben venga la luce a led per la normale illuminazione stradale, ma ho diverse perplessità.
Punto primo: la luce "arancione" o "gialla" ha un potente effetto antinebbia. A Roma, storicamente, non ne soffriamo. Ma sarà possibile anche col led? Questo vorrei saperlo.
Punto secondo: negli interni i led non vengono ancora utilizzati massicciamente (almeno non dove lavoro ora. Ma siamo parecchio all'avanguardia e molto attenti al risparmio ecologico) perchè fondamentalmente la tecnologia non è ancora del tutto matura. La luce sviluppata dal led, a oggi, non eguaglia quella del fluorescente (altro tradizionale sistema di illuminazione economico, con però l'aggravante di avere uno smaltimento talmente complesso da NON poter essere elencato tra le soluzioni ECOLOGICHE al 100%). Per poter avere lo stesso rendimento, al led va fornita più energia. In certi casi, persino tanta quanta ne serve ad una fluorescente. Una quantità così elevata, ne aumenta il rendimento ma ne riduce drasticamente la vita (abbiamo rilevato persino un dimezzamento). Certo, il led non ha problemi di smaltimento, certo è comunque un risparmio sulla lunga distanza, ma dai maggiori fornitori italiani di illuminazione per interni abbiamo ricevuto la stessa risposta: almeno altri 2 anni di ricerca e studio per un prodotto REALMENTE competitivo. Ora, non occorre essere del settore per capire che l'illuminazione da interni per alcuni aspetti richiede meno attenzioni di quella per esterni. Vuoi per un discorso di IP (fattori di difesa da corpi estranei e acqua, che di fatto, costituiscono una schermatura e quindi una diminuizione del potere illuminante), vuoi per un discorso di dispersione, vuoi per un discorso di assenza di superfici riflettenti (all'esterno sono in prevalenza scure, quindi parliamo di superfici più portate all'assorbimento che non alla riflessione)... insomma, alla fine de' 'sta tiritera, che concludo? Che ho paura che si tratti di una trovata più o meno pubblicitaria. Visti i tempi pubblici, mi domando se ora come ora non si stia procedendo OGGI all'acquisto di apparecchi che tra un cavolo e l'altro, tra due anni O saranno vecchi O saranno nuovi ma acquistati con i prezzi di oggi (quindi enormemente più cari). Insomma: conviene davvero ADESSO? Sarei più interessato alla sostituzione dei semafori, OGGI. A che punto siamo?

Simone_pro
November 7th, 2009, 04:30 PM
Pincio, ti devo una risposta: mi dispiace continuo a non considerare corviale un fallimento a 360°. Certamente non serve una laurea in architettura per poter giudicare l'architettura, ma vediamo la cosa in termini analitici. Al di là del fatto che prima o poi, 'st'episodio della città in uno spazio compresso andrà approfondito fino ad una nuova realizzazione (arabi e giapponesi sono in questa direzione, tra cubi, piramidi, bolle eccetera), quindi definirlo una cazzata che non ha futuro è quantomeno prematuro. E' comunque stato un esperimento necessario: in quegli anni si è "esasperato" quel concetto arrivando a teorizzare "la città lineare", ovvero un'unica metropoli tra roma e firenze lungo la metropolitana. Una balla. Una follia. Una vera cazzata. O no? E' la base dello studio dell'ecumenopoli, del pianeta città. Le periferie delle città continuano ad allargarsi. La costa orientale degli stati uniti sta rapidamente divenendo un'unica gigantesca metropoli: philadelphia, new york, washington stanno procedendo verso la reciproca saldatura delle periferie. Lo stesso sta succedendo sul lago mitchigan. E non solo lì. E non lo dico solo io. Lo prevedeva già Gottmann (studiato proprio nelle università). In questa ottica, la creazione delle città residenziali sono il passo successivo. Quindi più che rudere del passato da lasciare a monito eterno, lo ragionerei più come fenomeno da analizzare rapidamente in vista di un futuro prossimo. Tanto vale capirle le cazzate che sono state fatte a corviale, perchè la bifamiliare con il cane e i bambini non è l'unico modo di vivere la città.
Mi dispiace ma io non reputo MAI un fallimento nessuna architettura ragionata. E COMUNQUE qualsiasi errore di un'architettura ragionata può essere corretto. Invito nuovamente ad andare a vedere l'unité di marsiglia. E sì, ci vivono i fighetti. Siccome ci stanno loro, le famiglie AUTOMATICAMENTE non possono trovarvisi bene? Mi risulta che qualcuno abbia anche una moglie e dei figli, guarda un po.
Invito anche ad andare a vedersi la vitra firestation della hadid. I pompieri che dovevano viverci dentro la reputavano esattamente come voi reputate corviale: un'inutile esibizione architettonica da smantellare in tutta fretta. La hadid? Una cretina che in quanto donna non poteva capire l'esigenza di pompieri uomini. Oggi è l'architettura più visitata del complesso vitra. Proprio una cazzata non sarà stata, no? Idem per la già citata unité di marsiglia: considerato un casermone per disadattati, oggi è visitatissimo ed ambitissimo. Proprio un fallimento non sarà stato, no? Sono convinto dello stesso di corviale. E butto la bomba: anche delle vele.
Figuriamoci se voglio convincerti e convincervi che è un fenomeno da salvare (non ho detto tutelare, ne salvaguardare. Sono favorevole a ogni tipo di operazione di trasformazione su corviale proprio per correggere quelle cazzate che l'hanno reso un inferno per chi vi abita) ma avendola studiata un filo, anche e SOPRATTUTTO in contrasto col mio professore, potrò essere libero di reputarla tale? O la linea rimarrà che sono figlio del pensiero accademico?

paoloroma
November 7th, 2009, 04:39 PM
ma proprio perchè la luce di giorno ce l'abbiamo già, non potremmo sfruttare la notte per vedere in maniera diversa la città? voglio dire, perchè emulare pedissequamente la luce diurna, replicare gli stessi colori? giochiamoci invece con sta luce. sicuramente sarà una distorsione della realtà, ma secondo me possiamo permettercela anzi, valorizza di più l'architettura. pensiamo alla cupola di san pietro maldestramente illuminata a giorno. per fortuna non è così.
PS
caro paolo ti potrei anche aggiungere, faziosamente, che appunto perchè roma sta diventando tutta bianca, e sta perdendo i suoi toni ocra, la luce gialla notturna ripristina, magicamente anche se sommariamente, l'impressione di camminare in una città dalle architetture calde

a me sta benissimo giocare con la luce
considero la cosa un po' pacchiana e da tour d'egitto con crociera sul nilo, ma se ne può discutere

ma la luce notturna di roma non è mica arancione per giocare con la luce - è arancione per questioni tecniche ed economiche
guardacaso le stesse ragioni per le quali tutta Prati era dipinta di ocra - la tinta più a buon mercato

e per le stesse ragioni, ora acea passa al led (anche se la cosa mi fa ridere visto che per ora si parla di meno di 400 punti luce)

per il resto quoto simone, con il quale presto pubblicheremo le partecipazioni e spediremo bomboniere

lidoroma2015
November 7th, 2009, 04:41 PM
http://www.06blog.it/post/6493/roma-vuole-tornare-capitale-europea-del-turismo-per-riuscirci-ecco-il-secondo-polo-turistico
Roma vuole tornare Capitale europea del turismo - Per riuscirci prende finalmente forma il Secondo Polo turistico


Si avvicinano le Regionali. ricominciamo con gli annunci cazzari.
E' un anno che Cutrufo va avanti con questa storia, vediamo se resiste per altri 4.
Se ci riesce è un fenomeno!

Eddard Stark
November 7th, 2009, 04:42 PM
WIWA I LED!!!!

basta con 'ste luci stile anni '60!

parole sante

Eddard Stark
November 7th, 2009, 04:43 PM
http://i38.tinypic.com/nns0mq.jpg

Meglio così. E comunque il 90% di Roma sono orribili quartieri di condomini dormitorio. La luce arancione non illumina e appiattisce i colori. Quella bianca rende tutto più allegro...sopratutto se il posto originariamente era triste.

Provare per credere

Sul centro storico (una x% ridicolo della superficie di Roma) va fatto uno studio approfondito su come illuminarlo. Cosa che NON è mai stata fatta...con l'effetto che è un centro storico buio e che fa paura a camminarci di sera (senza che ci sia effettivo pericolo va detto...è sicurissimo)

paoloroma
November 7th, 2009, 04:51 PM
Meglio così. E comunque il 90% di Roma sono orribili quartieri di condomini dormitorio.
(...)
Sul centro storico (una x% ridicolo della superficie di Roma) va fatto uno studio approfondito su come illuminarlo.

a ciascuno le sue percentuali

Thelème
November 7th, 2009, 05:29 PM
per il resto quoto simone, con il quale presto pubblicheremo le partecipazioni e spediremo bomboniere

mi aspetto una bomboniera di porcellana a forma di corviale...

Caius Iulius Caesar
November 7th, 2009, 05:44 PM
http://i38.tinypic.com/nns0mq.jpg

è bellissima!
sembra piazza S Pietro di notte, illuminata se non sbaglio in maniera simile;
immaginate tutte le zone del Centro cosi illuminate!

Luca1979
November 7th, 2009, 06:10 PM
a ciascuno le sue percentuali

Cmq apparte le percentuali pescaresi, io direi che più che la luce solare, a mio parere le luci notturne dovrebbero ricordare quella del fuoco, più calda, che storicamente ha illuminato le città dopo il tramonto.
Quindi non mi piacerebbe una illuminazione troppo forte.

http://farm4.static.flickr.com/3249/2895087158_a8d1d40646.jpg

gregoriopoli (ben lontano dalle mura aureliane)

MrMont
November 7th, 2009, 07:33 PM
a parte che essendo io di Milano tutte queste luci bianche non le vedo...a parte nel centro..!
Credo che ci sia molta ignoranza in materia, infatti esistono le famose vie di mezzo...che sono delle luci chiare ma sempre sull'arancione, fanno un effetto stupendo, a ROma di queste cè ne sono gia alcune. Il led è orrendo, fa risparmiare ma costa il triplo all'atto dell'acquisto.
La cosa che mi turba ancora è, vedere la città piu bella al mondo buia, ma l illuminata...semplicemente vergognosa; stradoni a scorrimento veloce bui, alberoi che coprono le luci, insomma...l'ennesima cosa che non va a roma..ma permettetemi di dire che ad oggi forse è la piu grave, perchè?? perchè la luc rende visibile, e vivibile qualsiasi spazio, lo rende riconoscibile, sicuro, ammirabile....quando mi trasferii a Roma dalla provincia del sud italia, rimasi annichilito da tanto scuro...! ROma ad oggi è la città con meno punti luce per Km2. Milano in questo è mooolto meglio...ma Roma per lo meno ha il raccordo anulare tutto illuminato...


Le luci arancioni sono tremende! Noi ce le siamo ciucciate per anni...e adesso che siamo tornati a quelle bianche, la differenza si vede: sono più calde, l'atmosfera più"ovattata"...


abbasso le luci arancioni!

MrMont
November 7th, 2009, 07:42 PM
a proposito...avete visto che Milano intanto ...zitta zitta ha fregato anche il RUgby a Roma, prestando il S. Siro per una partita che ha venduto 75000 biglietti???
Roma perde troppo spesso!! ma perchè??? adesso anche il Rugby a S. SIro!!!

RealVooDoo
November 7th, 2009, 07:47 PM
Il led è orrendo, fa risparmiare ma costa il triplo all'atto dell'acquisto.
Come tipo di luce sono gusti personali: sicuramente è una luce molto fredda e anche a me piace poco. Ma sui costi non ti posso dare ragione. Costerà anche il triplo, ma non solo consuma la metà, ma dura anche molto di più degli altri tipi di lampada.

PS: mi avevano detto che a breve sarebbero usciti led con altre gradazioni di colore, qualcuno ha maggiori informazioni a proposito?

TohrAlkimista
November 7th, 2009, 07:49 PM
a proposito...avete visto che Milano intanto ...zitta zitta ha fregato anche il RUgby a Roma, prestando il S. Siro per una partita che ha venduto 75000 biglietti???
Roma perde troppo spesso!! ma perchè??? adesso anche il Rugby a S. SIro!!!

???

Ma cosa vai blaterando?!
Si tratta di una serie di test match (Italia-All Blacks a Milano, Italia-Sud Africa a Udine e Italia-Samoa ad Ascoli) decisi mesi e mesi fa.

Nessuno ha scippato nulla, quindi piantala con questo tuo atteggiamento da troll (che hai già mostrato in precedenza in altri thread).

Pincio
November 7th, 2009, 08:03 PM
Meglio così. E comunque il 90% di Roma sono orribili quartieri di condomini dormitorio. La luce arancione non illumina e appiattisce i colori. Quella bianca rende tutto più allegro...sopratutto se il posto originariamente era triste.

Provare per credere

Sul centro storico (una x% ridicolo della superficie di Roma) va fatto uno studio approfondito su come illuminarlo. Cosa che NON è mai stata fatta...con l'effetto che è un centro storico buio e che fa paura a camminarci di sera (senza che ci sia effettivo pericolo va detto...è sicurissimo)

Ma almeno ci sei mai stato? Perchè ti avviso che da quando hanno cambiato le luci non vedi più nessuno seduto sulla scalinata. La piazza, così com'è, è spettrale.

Pincio
November 7th, 2009, 08:08 PM
Cmq apparte le percentuali pescaresi, io direi che più che la luce solare, a mio parere le luci notturne dovrebbero ricordare quella del fuoco, più calda, che storicamente ha illuminato le città dopo il tramonto.
Quindi non mi piacerebbe una illuminazione troppo forte.

http://farm4.static.flickr.com/3249/2895087158_a8d1d40646.jpg

gregoriopoli (ben lontano dalle mura aureliane)

E' la stessa luce che produce una candela o una torcia accesa o una lampada a petrolio. Il fascino di Roma è... era anche questo.

Eddard Stark
November 7th, 2009, 08:18 PM
Ma almeno ci sei mai stato? Perchè ti avviso che da quando hanno cambiato le luci non vedi più nessuno seduto sulla scalinata. La piazza, così com'è, è spettrale.

si ci sono stato...non aiuta che ricordavo la chiesa sgarrupata e me la sono ritrovata restaurata.

Il senso del mio post (che ha dato fastidio a qualcuno) è che Roma è fatta di un 10% di territorio (il centro storico dentro le mura aureliane) bellissimo su cui effettivamente va fatto uno studio per capire come illuminarlo al meglio. E studiando anche monumento per monumento come farlo al meglio. Potrebbe darsi che il LED sia meglio - io lo preferisco in generale - ma non ho un atteggiamento preconcetto

Il resto --- non me ne vogliate --- di Roma fa cagare. Palazzine e palazzine, viali sgarrupati, periferie anonime. Come fa cagare il 90% di qualunque città italiana, beninteso, appena usciti dal piccolo centro storico. In questo "90%" un'illuminazione a LED è la cosa migliore: illumina con più chiarezza e da senso di sicurezza. Risalta la città e non la confonde in un misto inquietante arancione. E in questo 90% di territorio si possono risparmiare tanti dindini di illuminazione, oltre che a far risparmiare l'ambiente.

E lo stesso vale per i semafori: che sono chiarissimi e belli illuminati a LED mentre fanno molto terzo mondo illuminati con la lampadina. E' una piccola cosa ma è importante...quando vado in Spagna o Francia non vedo più un vecchio semaforo neanche a pagarlo oro (e va da se tutte le luci sono bianche) mentre l'Italia ha un aspetto molto retrò...ma non retrò bello, proprio arretrato

paoloroma
November 8th, 2009, 12:23 AM
Ma almeno ci sei mai stato? Perchè ti avviso che da quando hanno cambiato le luci non vedi più nessuno seduto sulla scalinata.

Luca e dai, ma possibile che devi sempre esagerare e assolutizzare qualsiasi affermazione? Da quando hanno cambiato le luci non c'è più nessuno seduto sulla scalinata? E dai...

paoloroma
November 8th, 2009, 12:48 AM
http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/M/Muro_Piazza_Spagna1--400x300.jpg

Caustic
November 8th, 2009, 02:04 AM
Finalmente l'ho fatta mia, con un freddo cane e senza un'anima in giro... come piace a me.

http://farm3.static.flickr.com/2468/4083796362_70ed574e3f_o.jpg

http://farm4.static.flickr.com/3526/4083034931_9e2d65b279_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2563/4083796184_a2d7105f83_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2656/4083035055_b360dc5c36_o.jpg

Perdonate l'intrusione nella sezione meno adatta. Sono solo 4 foto. ;)

Ago
November 8th, 2009, 02:35 AM
^^
tutte molto belle!

jayOOfoshO
November 8th, 2009, 02:46 AM
Bellissima Roma :applause: non vedo l'ora di andarci per Natale

Malabares
November 8th, 2009, 03:47 AM
Finalmente l'ho fatta mia, con un freddo cane e senza un'anima in giro... come piace a me.


Perdonate l'intrusione nella sezione meno adatta. Sono solo 4 foto. ;)

Grazie Caustic, foto davvero notevoli :)

Eddard Stark
November 8th, 2009, 08:43 AM
Finalmente l'ho fatta mia, con un freddo cane e senza un'anima in giro... come piace a me.

http://farm3.static.flickr.com/2468/4083796362_70ed574e3f_o.jpg

http://farm4.static.flickr.com/3526/4083034931_9e2d65b279_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2563/4083796184_a2d7105f83_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2656/4083035055_b360dc5c36_o.jpg

Perdonate l'intrusione nella sezione meno adatta. Sono solo 4 foto. ;)

bellissime! e bellissima in quasi tutte le foto la luce bianca che le avvolge:cheers:

Caius Iulius Caesar
November 8th, 2009, 10:17 AM
Finalmente l'ho fatta mia, con un freddo cane e senza un'anima in giro... come piace a me.

http://farm3.static.flickr.com/2468/4083796362_70ed574e3f_o.jpg

http://farm4.static.flickr.com/3526/4083034931_9e2d65b279_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2563/4083796184_a2d7105f83_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2656/4083035055_b360dc5c36_o.jpg

Perdonate l'intrusione nella sezione meno adatta. Sono solo 4 foto. ;)


mi associo ai complimenti........


..........




........




.....mmmmm ammappa quanto è spettrale!!!

:lol:

Pincio
November 8th, 2009, 10:34 AM
La luce bianca va bene per illuminare le chiese per farle risaltare, ma in quelle foto tutte le luci delle strade sono arancioni.

Venkman
November 8th, 2009, 11:14 AM
Ma state ancora a parlà de 'sta cosa?

Ripeto, leggetevi l'elenco delle via interessate... mi dite che ci fanno a Via Casalduni e a Via Brozolo con le luci arancioni calde e soffuse? Guardate su street view di che posti parliamo prima di rispondere... è chiaro che l'intento è anche quello di mettere la strada in sicurezza e darle un aspetto un minimo civilizzato...

State tranquilli che per cambiare i lampioni al Pantheon o a Piazza Farnese si deve passare per la sovrintendenza...

:)

Pincio
November 8th, 2009, 11:18 AM
L'articolo che ho letto io parlava di vicoli e stradine. E i primi risultati li abbiamo visti a Piazza di Spagna.

http://www.06blog.it/post/6492/roma-cambia-colore-le-nuovi-luci-al-led-ridisegnano-la-citta-di-notte-da-arancione-a-bianca

Roma cambia colore - Le nuovi luci al Led ridisegnano la città di notte: da arancione a bianca
pubblicato: venerdì 06 novembre 2009 da Pasquino in: Cronaca: attualità e notizie Abitare a Roma Per strada

Consumano meno energia, fanno più luce, ma hanno un piccolo inconveniente: cambieranno il colore della città di notte. I muri ed i vicoli Roma, così, da arancione, come siamo abituati a vederli, avranno forti riflessi di luce bianca latte.

Parliamo dei nuovi lampioni al Led che, entro il 2015, saranno installati in tutta la città. L’operazione “sostituzione luci vecchie” inizierà il prossimo gennaio e si concluderà a metà del prossimo decennio quando i lampioni al Led saranno oltre 15.000.

Ad annunciare il via del progetto è stato il sindaco Alemanno di Roma, Gianni Alemanno in compagnia del presidente di Acea Giancarlo Cremonesi. “La nuova tecnologia al Led - ha detto - verrà applicata ai lampioni della città già dal 2010 con i primi 361 punti luce. Nel 2020, quando speriamo Roma possa ospitare le Olimpiadi, vogliamo che tuuta la città sia coperta da questa tecnologia. Vogliamo diventare una città a zero emissioni”. Sarà, ma a me piacciono più le vecchie ed affascinanti luci arancioni. Ed a voi? Se vuoi saperne di più dopo il sondaggio altre informazioni.

“Quella del Led - ha spiegato Giovanni Vivarelli, direttore dell’Illuminazione pubblica Roma per Acea, l’azienda che è coinvolta nella sostituzione delle lampade- è una tipica luce bianca prodotta dall’elettrizzazione delle componenti di silicio usate per questa tecnologia. Diversi anni fa usavamo le lampade a vapore di mercurio, ed erano anch’esse bianche. Da 15-20 anni usiamo invece quelle a vapore di sodio ad alta pressione ed a luce gialle con una temperatura colore di 3000 gradi Kelvin”.

MrMont
November 8th, 2009, 11:28 AM
???

Ma cosa vai blaterando?!
Si tratta di una serie di test match (Italia-All Blacks a Milano, Italia-Sud Africa a Udine e Italia-Samoa ad Ascoli) decisi mesi e mesi fa.

Nessuno ha scippato nulla, quindi piantala con questo tuo atteggiamento da troll (che hai già mostrato in precedenza in altri thread).

ma almeno sai cosa sono dei Tests Match??? credo di no davvero.
Poi parlate voi romani che su questo forum parlate sempre con toni esgerati...ovviamente spesso scrivendo in romanesco e poi vieni a dire a me! io scrivo poco su questo forum...vorrei sapere quali altri Thread hai additato?
Sono un ingegnere urvbanista, e ho solo la passione di SSC....ma gente come te..aggressiva dovrebbe sparire...anche pèerchè di cazzate ne hai scritte tante pure te!! e cmq il rugby al Flaminio forse e dico FORSE non lo fanno pèiu!! CHIARO????

TohrAlkimista
November 8th, 2009, 11:29 AM
Caustic, le tue foto sono stupende! :master:

TohrAlkimista
November 8th, 2009, 11:31 AM
ma almeno sai cosa sono dei Tests Match??? credo di no davvero.
Poi parlate voi romani che su questo forum parlate sempre con toni esgerati...ovviamente spesso scrivendo in romanesco e poi vieni a dire a me! io scrivo poco su questo forum...vorrei sapere quali altri Thread hai additato?
Sono un ingegnere urvbanista, e ho solo la passione di SSC....ma gente come te..aggressiva dovrebbe sparire...anche pèerchè di cazzate ne hai scritte tante pure te!! e cmq il rugby al Flaminio forse e dico FORSE non lo fanno pèiu!! CHIARO????
L'omino del cervello è in sciopero stamattina? :shifty:

Luca1979
November 8th, 2009, 12:16 PM
E' la stessa luce che produce una candela o una torcia accesa o una lampada a petrolio. Il fascino di Roma è... era anche questo.

E' esattamente quello che dico: riprodurre il fuoco, come da sempre, non il sole...a mezzogiorno, bianco.

Luca1979
November 8th, 2009, 12:18 PM
Finalmente l'ho fatta mia, con un freddo cane e senza un'anima in giro... come piace a me.

http://farm3.static.flickr.com/2468/4083796362_70ed574e3f_o.jpg

http://farm4.static.flickr.com/3526/4083034931_9e2d65b279_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2563/4083796184_a2d7105f83_o.jpg

http://farm3.static.flickr.com/2656/4083035055_b360dc5c36_o.jpg

Perdonate l'intrusione nella sezione meno adatta. Sono solo 4 foto. ;)

Ogni pagina di questa discussione dovrebbe avere almeno una foto simile.
Dobbiamo ricordarci di COSA stiamo parlando...

:bow: imbarazzante Roma, ti fa sentire piccolo piccolo...

paoloroma
November 8th, 2009, 12:21 PM
E' esattamente quello che dico: riprodurre il fuoco, come da sempre, non il sole...a mezzogiorno, bianco.

ma se per questo possiamo fare come gli antichi, che la notte dormivano invece di andare in giro
sai che risparmio
a broadway comunque stanno ancora ridendo

Luca1979
November 8th, 2009, 12:26 PM
“Un Re, un Guerriero, un Eroe. La tomba 36 della necropoli sabina di Eretum” in mostra dal 7 novembre 2009

http://archeoblog.net/2009/un-re-un-guerriero-un-eroe-la-tomba-36-della-necropoli-sabina-di-eretum-in-mostra-dal-7-novembre-2009/

http://www.sabinideltevere.it/ita/2009/11/07/un-re-un-guerriero-un-eroe-la-tomba-36-della-necropoli-sabina-di-eretum/

Fara in Sabina, Sala Monte Frumentario
dal 7 novembre 2009 al 14 febbraio 2010

Sullo scorcio del VI secolo a.C., quando la cacciata dei re da Roma provocò gravi sconvolgimenti politici che portarono al crollo della supremazia della città, per i centri della Sabina tiberina si aprirono nuove prospettive. Ad Eretum, stretta da secoli fra la spinta espansionistica romana e la potente città sabina di Cures, salì al potere un personaggio eccezionale.
La sua tomba, scoperta nel 2005, va contro tutte le tradizioni delle aristocrazie sabine: le dimensioni colossali – quattro vani per una sola persona -, i calderoni di bronzo allineati come in un santuario, l’uso di simboli regali arcaici e desueti come il carro da guerra e il trono a schienale ricurvo, la cremazione dei resti del defunto, sono tutti segni di un culto eroico a lui tributato al momento della morte.
La tomba 36 della necropoli di Colle del Forno, già al momento della sua individuazione tramite prospezioni geofisiche, è apparsa come una struttura eccezionale, in primo luogo per le sue dimensioni. In un panorama dominato da tombe di apparato modesto, con una sola piccola camera provvista di loculi sulle pareti, spesso reimpiegati più volte in modo da protrarne l’uso per diverse generazioni, l’immenso complesso formato da un enorme atrio scoperto, tre camere, e un corridoio d’accesso lungo più di 26 metri, rappresenta una anomalia che fu chiaramente cercata già fin dalla sua costruzione.
Lo scavo ha confermato pienamente la particolarità di questa tomba colossale, che fu concepita per ospitare le spoglie di una sola persona. Nella camera di fondo si apriva un solo loculo, che conteneva le ceneri del defunto, raccolte in una cassetta di legno, entro un panno ricamato d’oro; ai suoi lati, due calici già molto antichi al momento della morte del personaggio, evidentemente reliquie venerate di qualche antenato.

La grande camera conteneva solo il trono in terracotta e le armi del defunto; ai piedi del trono, un piccolo vaso votivo resta a testimonianza delle cerimonie svolte al momento della sepoltura. La camera sinistra conteneva un carro da guerra; i cavalli che lo avevano trainato furono sacrificati nell’atrio, e i loro corpi travolsero le cinque anfore in ceramica lì deposte: vasi apparentemente modesti, ma che in realtà dovevano avere un valore per il loro contenuto e per la provenienza di tre di queste da lontane terre del Mediterraneo orientale. Nella camera destra, una fila di grandi recipienti di bronzo conteneva ulteriori offerte alimentari al defunto. Un secondo trono in terracotta, sopra il tetto della tomba, ne segnalava la presenza ai posteri.

La tomba fu riaperta per un secondo defunto, una donna, deposta su un letto di legno lungo la parete destra della camera di fondo; questo intervento provocò il crollo del soffitto e di una parete della camera, che furono rappezzati in modo sommario. Nel corso dei lavori, gli oggetti contenuti nella camera di fondo e nell’atrio furono infranti e in parte dispersi.

Tutti gli aspetti della deposizione originaria costituiscono una deviazione esplicita dalle tradizioni funerarie delle aristocrazie sabine dell’epoca: la tomba individuale, l’incinerazione, la presenza di materiali di corredo, tra i quali oggetti ormai desueti, come il carro e il trono, quest’ultimo di un tipo riservato da generazioni solo a divinità, eroi e altri personaggi sovraumani.

Sono segnali degli onori inconsueti tributati al defunto, riconoscimento del ruolo che aveva ricoperto in vita: si tratta senz’altro di un sovrano, vissuto in un’epoca, la fine del VI secolo a.C., nella quale il crollo del sistema di alleanze su cui aveva poggiato la supremazia di Roma nella regione provocò un vuoto di potere propizio alla ricerca di nuovi assetti politici e istituzionali, talora sotto il segno di figure emergenti, che spesso paludano la novità del loro potere sotto il mantello di un recupero di tradizioni ancestrali. Quando questo re di Eretum venne a mancare, nessuno poteva ancora sapere che il suo successo sarebbe stato effimero, e la sua sepoltura assunse i toni di un rituale di culto eroico.

Enrico Benelli

http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/11/corredo_g_02.jpg

http://www.sabinideltevere.it/ita/wp-content/gallery/la-tomba-xi-il-calesse/calesse_02.jpg

Pavlvs
November 8th, 2009, 02:41 PM
mi aspetto una bomboniera di porcellana a forma di corviale...

:lol:

Pavlvs
November 8th, 2009, 02:50 PM
ROMA

http://farm3.static.flickr.com/2563/4083796184_a2d7105f83_o.jpg

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pampero
November 8th, 2009, 02:52 PM
Nooooo!!! :bash:
Il mio è più bello, ho cambiato la foto, ho aggiornato l'elenco degli archivi (aggiungengo pure le "i" dove mancavano negli ultimi 4), e soprattutto non ho usato numeri romani nel titolo! :tongue::ohno:;)

Pavlvs
November 8th, 2009, 03:00 PM
Nooooo!!! :bash:
Il mio è più bello, ho cambiato la foto, ho aggiornato l'elenco degli archivi (aggiungengo pure le "i" dove mancavano negli ultimi 4), e soprattutto non ho usato numeri romani nel titolo! :tongue::ohno:;)

:tongue:

Il mio è molto più bello.
Ho cambiato la foto :), ho aggiornato l'elenco degli archivi :), ho aggiunto pure le i dove mancavano negli ultimi 4 :naughty:....

...ed ho messo il bellissimo numero romano che dà un tocco di romano in più!!!

:D:D:D


ps: due 3d Roma aperti alle 02:50, manco se ci fossimo messi d'accordo saremmo riusciti a farlo, la sfiga....

paoloroma
November 8th, 2009, 09:55 PM
mi aspetto una bomboniera di porcellana a forma di corviale...

ma la disegna zazà la bomboniera :)

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:03 PM
Una volta costruivano la Garbatella e San Lorenzo come periferie.
Oggi, il Laurentino, Tor Bella Monaca, Porta di Roma e Ponte di Nona.
Le prime, pur costruite in tempi più duri, in una città ancor più terzomondista, proponevano architetture rassicuranti, che invogliavano alla socialità, che probabilmente offrivano un'idea di un futuro migliore.
Le seconde decisamente l'opposto, chi puo scappa, gli altri si fanno fagocitare.
Se proprio devo dare una responsabilità ( che non merita da solo ), allora la dò al progettista.

Tempo addietro ti chiedevi cosa stesse succedendo a questa città, forse che i ragazzi mandati a vivere sempre più massicciamente, in certi posti 15/20 annifa , sono cresciuti.
Certo la responsabilità è anche delle famiglie, della scuola...
Ma non sottovaluterei l'effetto Tor Bella.

Il tuo assunto iniziale però mi lascia perplesso assai. Roma, oggi città a vocazione terzomondista, era una città terzomondista negli anni Trenta del secolo scorso? Ma siamo sicuri?
Quando qui si parla, a ragione ahinoi, di terzomondizzazione della città se ne parla in virtù della differenza, del delta che separa noialtri dalle altre "competitors". La differenza che passa oggi tra Roma e Madrid è la stessa differenza a favore di Madrid che c'era negli anni Trenta? Non direi proprio. Ok, Madrid fa poco testo, d'accordo, ma quale metropoli europea poteva vantare negli anni Trenta un delta di sviluppo e gestione urbana così ampio rispetto a oggi financo sui banalissimi temi, chessò, della raccolta dei rifiuti o dell'illuminazione pubblica. Per carità, Londra e Parigi saranno state senz'altro un abisso più avanti, ma non è che ora lo sono ancor di più? Berlino, Vienna, Atene, Monaco, Praga. Erano così assurdamente avanti a noi? Domando...

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:12 PM
CURIOSITA' SU... PIAZZA DELLA MADDALENA

Piazza della Maddalena
La piazza fu aperta da Urbano VIII, come da lapide ivi esistente. Quì anticamente giungevano le Terme Alessandrine.

http://i33.tinypic.com/11toetf.jpg

Una chiesa di zucchero
La piazza prende nome dalla chiesa omonima cominciata nel 1676; la facciata barocca è opera di Giuseppe Sardi.
Oltre che sulle casette di S. Ignazio e sulle opere del Borromini, gli strali della critica neoclassica si appuntarono contro la chiesa della Maddalena, fantasiosa delizia del rococò (si veda soprattutto la sagrestia, forse la più bella di Roma).
In particolare fu criticata la facciata; un neoclassico la definì "il non plus ultra del gusto stravolto" tacendone volutamente l'autore "perchè non degno di essere nominato"; il Gnoli, con aria di saccente disprezzo la disse "tutta lavorata come fosse di zucchero".

http://i33.tinypic.com/spvnva.jpg

Il frate dragone
Nella Chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, fanciulla romana morta d'amore per Pio Pratesi, cadetto dei dragoni del papa, che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti.
Un giorno, sorpresa mentre scriveva al suo innamorato, fu aspramente redarguita dai fratelli che non la lasciaron più in pace, e con intrighi ottennero di far trasferire il Pratesi a Viterbo. La fanciulla spasimante divenne melanconica e deperì in tal modo che il medico curante avvertì la famiglia che ogni speranza di guarigione era perduta. Allora i parenti, mutato parere, permisero al giovane di venirla a visitare; il giovane venne, ed entrato nella camera della moribonda, se la strinse al seno baciandola, ma ella ebbe solo forza di dire "E' troppo tardi".
Dopo tre giorni morì, e tutta Roma prese parte ai funerali in S. Salvatore in Lauro.
Nel mezzo del tempio eretto il catafalco ove sopra era visibile la povera Teresa vestita da sposa; improvvisamente il giovane ufficiale si appressò alla bara, baciò in fronte la povera morta e preso un fiore che ella aveva sul petto, fuggì.
Il Pratesi, giunto a casa, puntò la pistola al cuore, e per due volte fece inutilmente scattare il grilletto; allora, come per divino avvertimento si recò alla chiesa dei Cappuccini. Otto giorni dopo il giovane venticinquenne vestiva il saio, e passati 2 anni, padre Pacifico, che tale fu il nome preso, celebrava la sua prima messa sulla tombra dell'amata Teresa.

...oggi la piazza antistante la chiesa è trasformato in parcheggio abusivo

paoloroma
November 8th, 2009, 11:12 PM
Più che altro Laurentino e Tor Bella Monaca non sono parenti di Porta di Roma e Ponte di Nona.

La speculazione edilizia targata Toti/Lamaro/Caltagirone non ha nulla a che vedere con i piani di edilizia economica e popolare. E nessuno al Laurentino 38 o a Tor Bella Monaca, insieme ai palazzi, ha mai costruito centri commerciali da 200 negozi.

paoloroma
November 8th, 2009, 11:13 PM
...oggi la piazza antistante la chiesa è trasformato in parcheggio abusivo

ammazza, coi colonnotti e le catene? ma che ci parcheggiano, gli Hammer?

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:13 PM
CURIOSITA' SU... PORTA MAGGIORE

Porta Maggiore
Nome datole nel sec. XI per essere in diretta comunicazione con la basilica di S. Maria Maggiore.

http://i33.tinypic.com/15e8pdw.jpg

I nomi delle Acque
Onorio nel 403, rinnovando le mura, trasse profitto dagli archi monumentali sui quali passava l'acquedotto delle acque:
Marcia, condotta nel 608 da Quinto Marcio Re;
Tepula, condotta nel 627 da Quinto Sevilio Cepione;
Giulia, condotta nel 708 di Roma da Agrippa;
Claudia o Aniene Nuova portata da Claudio nel 41 d.C., per formare l'attuale porta a due fornici, chiamando l'uno Porta Prenestina, e l'altro, Porta Labicana, sostituendoli così alla Porta Esquilina del recinto Serviano, dalla quale egualmente si staccavano le due Vie Prenestina e Labicana.

http://i34.tinypic.com/23wlfyb.jpg

"ad Spem Veterem"
La porta sorge nel luogo, che aveva nome "ad Spem Veterem", dal celebre antico santuario, i cui avanzi acuni vorrebbero nel blocco di costruzione laterizia frapposto fra S. Croce in Gerusalemme e l'acquedotto di Claudio.
In questa contrada, Lampridio pone i giardini Variani, così detti dal nome di famiglia di Eliogabalo figlio di Sesto Vario Marcello, già ville ed orti Epafrodiziani e Torquaziani.
Quì nel 1327 avvenne lo scontro dei Romani coi guelfi alleati di Carlo d'Angiò; e nel 1284 dei Colonnesi con i partigiani di Sisto IV. Nel sec. VII la porta ebbe anche nome di Sessoriana dovuto ai sopra detti giardini Variani o Sessoriani.

Stendhal
"Porta Maggiore (1828) è coperta di terra fino alle cornici, che si possono toccare con mano. Quella massa spessa di 12 o 14 piedi, che è caduta su quasi tutti i monumenti di Roma, è terra e non avanzi di mattoni e calce. Spesso questo fatto è stato spiegato con enfasi; ma la minima logica non lascia neppure un vestigio di tali belle spiegazioni" Stendhal

La tomba del fornaio
Fuori dalla porta è il sepolcro di Marco Vergilio Eurisace, fornaio appaltatore, nel quale sono raffigurati gli oggetti relativi alla sua professione; le colonne sono formate con finte mole di grano; i loculi raffigurano bocche di forno, i rilievi esprimono tutta la lavorazione del pane.
Venne alla luce nella demolizione eseguita nel 1838 delle opere di difesa del recinto aureliano.
Il sepolcro preesisteva all'acquedotto, distante da questo appena m. 2.70, mentre è noto che la zona di rispetto ai lati degli acquedotti doveva essere di m. 4.50. Appartiene quindi allo scorcio di età repubblicana.
Altra stranezza del bizzarro fondatore della tomba è rilevato da una iscrizione, rinvenuta presso il monumento stesso, nella quale è detto, che gli avanzi del rogo della moglie di Eurisace, di nome Atisia, erano stati deposti in un panarium, ossia in un cinerario di marmo a foggia di madia da riporre il pane.

http://i37.tinypic.com/x38sgw.jpg

La basilica sotteranea
Fuori di questa porta il 7 luglio 1856 fu inaugurata la stazione di partenza della ferrovia per Frascati.
In seguito al cedimento di terreno sotto un binario della linea Roma-Napoli, è venuta alla luce nell'aprile del 1917 una basilica sotteranea, che conserva il più importante complesso di stucchi decorativi giunti fino a noi dall'antichità romana e nella quale studiosi eminenti riconoscono- accanto alla Villa dei Misteri di Pompei- la più organica testimonianza di culti misterici.
La basilica era, al momento della scoperta, gravemente danneggiata da infiltrazioni d'acqua, dall'attività di un parassita delo stucco e soprattutto dalle micidiali vibrazioni e scosse provocate dall'andirivieni dei treni.
Oggi, passano sopra la basilica diverse centinaia di treni al giorno, ma non rappresentano più un pericolo, perchè con complessi lavori terminati nel 1952 l'importante complesso è stato completamente isolato.
La fondazione della basilica viene data alla metà del I sec. d.C. e attribuita a un gruppo di ricchi patrizi romani seguaci del neo-pitagorismo. I neopitagorici credevano nella metempsicosi, quindi nell'immortalità dell'anima, e nella necessità di liberarsi con una vita austera dalla schiavitù dei sensi conquistando così la felicità vera ed eterna dell'oltretomba.
A queste teorie si accompagnarono presto pratiche spiritistiche e divinatorie. Il tutto dovette sembrare pericoloso al Senato di Roma, e provocare la chiusura della basilica sotteranea: questa non rivela traccia di restauri antichi e secondo ogni apparenza fu frequentata solo per breve tempo.

http://i34.tinypic.com/65q0pv.jpg


...oggi, da via casilina, la porta è addirittura invisibile: qualche giorno fa il racket dei cartelloni 4x3 ha colpito anche qui. e di brutto.

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:37 PM
ammazza, coi colonnotti e le catene? ma che ci parcheggiano, gli Hammer?

I colonnotti ce li hai se arrivi da Piazza Capranica. Ma se arrivi dia Prefetti, fai Piazza di Firenze, scivoli affianco a quello scandalo che qualcuno chiama Piazza Campo Marzio, poi sfili di fronte alla Palma (anche questa, qualcuno la chiama gelateria), ti infili tra i tavolini e sbuchi ben benino su Piazza della Maddalena.

Ogni giorno almeno tre o quattro macchine. Due di queste sono i camincini-frigo di un notissssimo macellaio di Via della Maddalena che, avendo tra i suoi clienti personaggi che contano molto, è sempre riuscito a far si che la zona non venisse protetta ulteriormente.

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:37 PM
Normalmente non è visitabile, anche se recentemente ho parlato con l'archeologa che se ne occupa e mi ha detto che lavorano per aprirla stabilmente.
Mesi fa c'è stata una sorta di festival, mi pare si chiamasse "Roma sotterranea", durante il quale la basilica è stata aperta previa prenotazione e tutto il resto.
Dunque, tocca pazientare e/o sperare in una riapertura una tantum in occasione di altre manifestazioni.
Io ancora non l'ho vista (durante il festival di cui sopra scelsi altre visite) ma resta un pezzo da novanta eccezionale. Quasi meglio di Corviale... ;-)


Di più: all'esterno, sotto a immensi cartelloni pubblicitari che reclamizzano ogni cosa affondando le loro radici nella basilica stessa, hanno edificato addirittura un visitor center che, quando aprirà, sarà simpaticamente abbinato al mitico Zozzone che è, semplicemente è, Roma. Non avverrà prestissimo, chi ci lavora dice che i finanziamenti arrivano col contagocce e anche peggio.

paoloroma
November 8th, 2009, 11:46 PM
poi sfili di fronte alla Palma (anche questa, qualcuno la chiama gelateria)

io no :lol:

comunque complimenti alla creatività, io a via della maddalena faccio fatica a passarci a piedi, ma immagino che chi-sai-tu riesca a farsi spostare i tavolini come mosè al passaggio del mar rosso

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:50 PM
LA NUOVA STRUTTURA DEDICATA AI PRODOTTI ROMANI
Il novello lancia l'Enoteca Provinciale
Venerdì sera il deblocage delle etichette «giovani»
e nella nuova struttura arrivano i pasti slow di qualità

ROMA - Arriva con la serata dedicata al deblocage del vino novello (la legge consente di commercializzare i vini a macerazione carbonica del 2009 soltanto da oggi) il lancio della nuova Enoteca Provinciale aperta da Palazzo Valentini davanti alla Colonna Traiana.

E con i brindisi rigorosamente a base di etichette laziali (26 novelli sono prodotti in provincia di Roma) arrivano anche i pasti slow di qualità.
L'Enoteca inaugurata da Nicola Zingaretti, infatti, è finalmente un punto di ristoro aperto al pubblico. Con una proposta in menu di tutto rispetto.


RAPIDI CON CALMA - Potrà sembrare un controsenso, ma nelle due salette hi tech con vista sugli scavi della Roma Imperiale si può consumare il cosiddetto pasto rapido degli impiegati del centro concedendosi però il tempo giusto per gustare materie prime e piatti di qualità.
Insomma: se il servizio è rapido, la cucina veloce seppure accurata, potete mangiare in poco tempo ma masticando con lentezza, all'insegna di quella cultura dello slow food che fa sempre più proseliti a Roma come in Italia. Stop a panini a tranmezzini trangugiati in piedi. Sì ai piatti ben fatti, gustati seduti al tavolo.


LA LEZIONE DI SEVERINO - Ad organizzare lo start up della cucina è stato chiamato dall'Arsial - l'ente regionale di sviluppo agricolo che ha fornito alla Provincia di Roma la consulenza per far nascere la nuova enoteca - il giovane ma ormai affermato chef Severino Gaiezza, che da circa un anno ha lasciato Palatium (lo spazio ristoro della Regione in via Frattina) per aprire un suo ristorante al Pigneto. Gaiezza ha istruito la brigata di cucina e suggerito alcune preparazioni per la piccola offerta di piatti caldi e freddi che compare nella ben studiata lista di via del Foro di Traiano. Ottima la parmigiana di zucchine (9,50 euro), buone le lasagnette coi carciofi e la torta rustica con broccoletto romano e salsiccia (8). Tra i piatti freddi, grande tartare di manzo con scaglie di pecorino romano e olio Dop di canino (16 euro).


MENU A KM ZERO - La maggior parte delle pietanze in menu all'Enoteca della Provincia risponde alla filosofia del cibo «a km zero», ovvero delle materie prime prodotte non lontano da dove le si consuma: in carta non troverete ancora l'elenco degli allevatori e agricoltori (come invece accade nell'enoteca regionale Palatium di via Frattina), ma presto ci saranno le «spiegazioni» che aiouteranno a capireda dove vengo i carciofini sott'olio, le zucchine e il pomodoro della frisella romana (8,50), da dove le puntarele con battuto di alici (9) o la ricotta romana Dop servita con rucola di campo e pomodori verdi (7). Facile capire che la porchetta - servita con emulsione di salasa balsamica e pomodoro - viene dai Castelli Romani (10 euro). Ci sono poi selezioni di formaggi del Lazio (specie della Provincia romana) e di salumi, nonché 4 diversi panini e vari fuorilista.
Anche i vini sono della Provincia di Roma: una trentina di etichette con almeno 6 proposte la giorno in mescita, segnate sulle grandi lavagne a parete. Prezzi accessibili: dai 3 euro del Marino Doc Riserva della Cascina ai 3,50 del rosso Lazio Igt Panta Rei.

Ci ho mangiato mercoledì, primo giorno di apertura e pur nella disorganizzazione servizio cordiale e volenteroso, simpatia e, soprattutto, eccellenza dei prodotti. Uno posto da mozzare il fiato. Andateci. Punto.

direttorTonelli
November 8th, 2009, 11:51 PM
io no :lol:

comunque complimenti alla creatività, io a via della maddalena faccio fatica a passarci a piedi, ma immagino che chi-sai-tu riesca a farsi spostare i tavolini come mosè al passaggio del mar rosso

Cosa ci vuoi fare, a Roma i macellai sono Feroci, molto molto Feroci !!!

Pavlvs
November 8th, 2009, 11:53 PM
:lock:

Luca1979
November 8th, 2009, 11:55 PM
ao, fate testa o croce...

direttorTonelli
November 9th, 2009, 12:00 AM
Avete visto l'installazione all'obelisco dell'eur? Il gigante che si risveglia e che spunta a pezzi dal prato? E' carina.


Ignobile pagliacciata. Ma la gallerista che l'ha organizzata è stata anche una candidata del pdl. Ecco l'unico motivo perché questo specie di carro di carnevale di Viareggio sta lì, in mezzo ad uno dei posti più incredibili dell'architettura mondiale.

alex81
November 9th, 2009, 12:54 AM
Ignobile pagliacciata. Ma la gallerista che l'ha organizzata è stata anche una candidata del pdl. Ecco l'unico motivo perché questo specie di carro di carnevale di Viareggio sta lì, in mezzo ad uno dei posti più incredibili dell'architettura mondiale.

Ah, ho capito.

Passandoci accanto con la macchina non mi sembrava male.

Caustic
November 9th, 2009, 01:11 AM
Facciamola più semplice: il primo thread che arriva a 4 reply é quello buono. :|

Caustic
November 9th, 2009, 01:17 AM
Già che ci sono, un ultimo contributo.

http://farm3.static.flickr.com/2763/4087939002_f1e62a091b_o.jpg

pampero
November 9th, 2009, 01:18 AM
Eheheh
Bella foto Caustic! Pessimo titolo del thread Pavlvs, te lo meriti Cutrufo col parco a tema dell'antica Roma! ;)

Luca1979
November 9th, 2009, 09:20 AM
Ah, ho capito.

Passandoci accanto con la macchina non mi sembrava male.

L'ho visto ieri sera, fa molto "horror". Magari strappa un sorriso. Più che "risveglio", che mi sembra sia il titolo dell'opera, sembra uno che affoga.

Non vedo molte differenze con "opere d'arte" contemporanea più apprezzate dalla critica.

L'importante è che resti lì poco.

GENIUS LOCI
November 9th, 2009, 09:22 AM
:lock: http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=997973

Simone_pro
November 9th, 2009, 09:28 AM
ma LOL
Cmq a me non è dispiaciuta l'installazione dell'obelisco dell'eur. Più che altro, arrivando dall'eurcine (dove sono andato a vedere l'uomo che fissa che capre) l'idea non è quella di affogamento o rinascita... ma di un tipo che esce dalle sabbiature e con una sbranda impressionante... Non si poteva scegliere un punto meno "fraintendibile"?

Luca1979
November 9th, 2009, 09:30 AM
ma LOL
Cmq a me non è dispiaciuta l'installazione dell'obelisco dell'eur. Più che altro, arrivando dall'eurcine (dove sono andato a vedere l'uomo che fissa che capre) l'idea non è quella di affogamento o rinascita... ma di un tipo che esce dalle sabbiature e con una sbranda impressionante... Non si poteva scegliere un punto meno "fraintendibile"?

non ci avevo pensato :lol:

forse è un buon segno però :nuts:

Comunque, meglio di tante altre schifezze d'arte contemporanea, purchè non stia li troppo!

pensieroincerto
November 9th, 2009, 11:28 AM
E intanto l'invasione dei cartelloni continua.
Per Tonelli, se volesse approfondire, lui che può: notato che i cartelli della famigerata "nuovi spazi" (quelli di dimensione circa 1,5 x 2) hanno gli stessi colori (giallo e nero) della ancor più famigerata Nevada, quella il cui proprietario finì al gabbio per minacce a Uolter ?
Semplice coincidenza ?
E poi, come mai questa ditta (?) neonata riempie automaticamente tutti i suoi nuovi impianti, quando ne vedo molti invece tristemente vuoti ? (si perchè almeno questo c'è, finalmente siamo alla saturazione, molti impianti di nuova installazione ancora stanno li senza un manifesto che sia uno: che sia finita la pacchia ?)
Forse che appunto sia una vecchia ditta rinata sotto nuove vesti ?
E inoltre, il formato di questi cartelli, è stato introdotto proprio dall'ultimo regolamento sulle affissioni approvato dall'attuale giunta: regolamento ad personam ?

jherico
November 9th, 2009, 11:47 AM
Il tuo assunto iniziale però mi lascia perplesso assai. Roma, oggi città a vocazione terzomondista, era una città terzomondista negli anni Trenta del secolo scorso? Ma siamo sicuri?
Quando qui si parla, a ragione ahinoi, di terzomondizzazione della città se ne parla in virtù della differenza, del delta che separa noialtri dalle altre "competitors". La differenza che passa oggi tra Roma e Madrid è la stessa differenza a favore di Madrid che c'era negli anni Trenta? Non direi proprio. Ok, Madrid fa poco testo, d'accordo, ma quale metropoli europea poteva vantare negli anni Trenta un delta di sviluppo e gestione urbana così ampio rispetto a oggi financo sui banalissimi temi, chessò, della raccolta dei rifiuti o dell'illuminazione pubblica. Per carità, Londra e Parigi saranno state senz'altro un abisso più avanti, ma non è che ora lo sono ancor di più? Berlino, Vienna, Atene, Monaco, Praga. Erano così assurdamente avanti a noi? Domando...

La Roma del primo novecento, era più terzo mondo nei fatti.
Probabilmente non lo era nell'animo, pur con tutte le contraddizioni e gli errori,
oggi forse è il contrario.
Resta che una città infinitamente più povera, riusciva a dare risposte più dignitose ai propri abitanti.

jherico
November 9th, 2009, 12:02 PM
Più che altro Laurentino e Tor Bella Monaca non sono parenti di Porta di Roma e Ponte di Nona.

La speculazione edilizia targata Toti/Lamaro/Caltagirone non ha nulla a che vedere con i piani di edilizia economica e popolare. E nessuno al Laurentino 38 o a Tor Bella Monaca, insieme ai palazzi, ha mai costruito centri commerciali da 200 negozi.

Sono la versione corretta e aggiornata, visto che di edilizia pubblica non se ne fa più.
Almeno quella, nei principi, aveva l'ambizione di dare una risposta ad un problema.

Luca1979
November 9th, 2009, 12:12 PM
Sono la versione corretta e aggiornata, visto che di edilizia pubblica non se ne fa più.
Almeno quella, nei principi, aveva l'ambizione di dare una risposta ad un problema.

Anche Garbatella, Testaccio, o , nel post guerra, le case INA (http://it.wikipedia.org/wiki/INA-Casa) di stella polare e tiburtino sono popolari, ma, avendo a mente l'uomo e le famiglie e non mostri ideologici anni 70, sono quartieri bellissimi IMHO.

http://www.grupponline.it/Foto%20per%20frontpage/Acilia%20Case%20INA.jpg
Acilia

http://farm3.static.flickr.com/2065/2128002887_6ffab7b523.jpg?v=0
Stella Polare

http://1.bp.blogspot.com/_gmMDkwC9fzU/Sgue2k39gOI/AAAAAAAAAJ8/rivNl3poKlo/s320/color.jpg
Tiburtino

Perchè non possiamo avere interventi simili, con tecniche e materiali moderni, ma nel solco di questa tradizione?

direttorTonelli
November 9th, 2009, 01:09 PM
E intanto l'invasione dei cartelloni continua.
Per Tonelli, se volesse approfondire, lui che può: notato che i cartelli della famigerata "nuovi spazi" (quelli di dimensione circa 1,5 x 2) hanno gli stessi colori (giallo e nero) della ancor più famigerata Nevada, quella il cui proprietario finì al gabbio per minacce a Uolter ?
Semplice coincidenza ?
E poi, come mai questa ditta (?) neonata riempie automaticamente tutti i suoi nuovi impianti, quando ne vedo molti invece tristemente vuoti ? (si perchè almeno questo c'è, finalmente siamo alla saturazione, molti impianti di nuova installazione ancora stanno li senza un manifesto che sia uno: che sia finita la pacchia ?)
Forse che appunto sia una vecchia ditta rinata sotto nuove vesti ?
E inoltre, il formato di questi cartelli, è stato introdotto proprio dall'ultimo regolamento sulle affissioni approvato dall'attuale giunta: regolamento ad personam ?

Ho telefonato alla Nuovi Spazi millantando una inchiesta giornalistica e chiedendo del capo. Mi hanno detto: richiameremo. Se vabbe. L'inchiesta giornalistica la sto comunque facendo davvero sia per il mio giornale (decine di monumenti sono oggi celati dietro ad un cartellone), sia con l'obbiettivo di passare del materiale ad un importante quotidiano che mi ha promesso di occuparsi della cosa.
Contestualmente ho inviato una ampia interivsta via e-mail, come indicatomi dai suoi addetti stampa, a Bordoni, che, tuttavia, evitando di rispondere non fa che darci conferme sulla sua complicità.

Sta di fatto che quel che sta succedendo ha del clamoroso. Ma del clamoroos davvero. Io per ora ho mappato un po' di centro (scempi lungo tutto Corso Vittorio Emanuele, signori. Trovate qualche assaggino su www.romafaschifo.com), la zona dell'Eur (da molte prospettive è impossibile ormai vedere il Colosseo Quadrato) e il IX Municipio. Una roba da non credere.

Per chi bazzica il nono, per dire, ci sono delle piazzette che non saranno state belle, ma che erano signorili, dignitosissime: in entrambe è stato collocato, in mezzo, sugli spartitraffico, sulle aiuole, quello che credo sia un quattro per tre. Piazza Asti, Largo Vercelli, Piazza Lugo si sono strasformati in slarghi di estrema periferia. Via Appia e Via Tuscolana (anche nelle parti più 'centrali') sfiorano il parossismo.

Purtroppo il tutto si compie con il silenzio dell'opposizione (stanno mangiando anche loro) e con la bonomia dei giornali. E questo non si capisce: perché i giornali che subiscono la concorrenza sleale di chi così gli toglie inserzionisti si limitano di fatto solo a pubblicare le decine di lettere che arrivano dai lettori? Perché non denunciano chi oltre a massacrare la città massacra la loro economia?

Dice: non ci sono le prove. Ed è su questo che la mafia dei cartelloni ha sempre puntato. "Aho, dimostrame che un anno fa il cartellono nun ce stava, quello da mo che sta llà". Già, ma ora le cose sono cambiate. La città è stata completamente mappata da Google Street View -come noi qui sappiamo bene- nell'assai nefasto periodo elettorale del 2008. Tutta la città è raggiungibile ad altezza strada. E allora vengono fuori degli esilaranti scatti fatti ora e raffrontati agli shot da video di Google, con dei lampanti "trova le differenze" in puro Settimana Enigmistica style.

Una roba raccapricciante, in tutta Roma. Non è esente il Primo Municipio, tra l'altro. Due enormi impianti sono nati -per parlare della mia zona- su Via Eleniana, a fianco della basilica di Santa Croce. Tre enormi impianti sono su Piazzale Labicano: due sulla famosa massicciata ferroviaria che fa da quinta scenica allo zozzone di Porta Maggiore e uno al principio della Casilina: venendo da Piazza Lodi la Porta, la più importante porta delle mura aureliane, non la si vede più.

E' semplice: si fotografa, si va su google, si trova l'inquadratura più simile e si scarica la schermata su paint. E si ha la foto del prima e del dopo da inviare, pubblicare sui blog, qui sul forum, far girare. Parlo del procedimento perché questo è un appello a dare una mano in questo senso.

Si tratta di impianti abusivi? Che possono essere tolti dopo una denuncia? Niente affatto. E' tutto autorizzato, con tanto di codice e posizionamento preciso. Roba che starà lì almeno 5 anni + 5. Sempre se la prossima consiliatura avrà la fantasia di intraprendere una battaglia con chi minaccia di morte senza mandarla tanto a dire. Insomma un danno permanente alla città. Insanabile se non a prezzo di tempo, spese e passione.

Le ditte interessate? Molti dei cartelloni enormi sono della Esotas. Poi c'è qualcosa della Pes (una delle maggiori, ma anche delle più serie, che però ha preso parte al banchetto proposto da Bordoni). 800 almeno gli impianti che pubblicizzano concerti e teatri della ODP (il regolamento comunale vieta impianti a meno di 50 mt dalle mura aureliane, ma loro ne hanno montati alcuni praticamente addossati alle mura; uno, a Piazza Albania, addosso alle Mura Serviane, da urlo), nelle ultimissime settimane sono arrivati gli incresciosi impianti gialli e neri della NUOVI SPAZI. Sull'Appia la Frog (o Forg) ha fatto man bassa.

Insomma, col gioco di Google è tutto assai trasparente. Lo scempio che è stato fatto è li disponibile. Se avete un attimo di tempo da regalare alla vostra città mettetevici pure voi.

Le segnalazioni dei giornali provengono, preponderantemente, dalla zona di Gregorio VII e da quella dei Parioli addirittura. Ma il problema è ovunque. I cartelloni li trovate, quasi tutti, visibili dalle vie di grande scorrimento.

Aiutatemi dai dai.

direttorTonelli
November 9th, 2009, 01:12 PM
ah chiaramente la soprintendenza, quella che non vuole i fili dei tram perché frammentano il cielo di via nazionale (già stra-frammentato dai fili dei lampioni, che in quella via sono penzoloni in mezzo alla strada), su questo non apre bocca. come su tutte le cose dove girano soldi privati e sporchissimi che possono chiudere le bocche.

pensieroincerto
November 9th, 2009, 01:21 PM
Tonelli, ormai è inutile fare esempi (via aurelia ormai non ha più di 10 metri lineari di marciapiede senza il suo bel cartello), l'invasione è clamorosa al limite della follìa, io francamente non mi ci inca**o più, tale è ormai la nausea.
Paradossalmente, c'è da sperare (ripeto, molti pali/cartelli di quelli apparsi, quanto meno in periferia, sono vuoti, chiaro sintomo che la mangiatoia cartellonara finalmente è arrivata al suo limite fisiologico) che il fenomeno si afflosci da sé, per sovrabbondanza di offerta di spazi rispetto agli inserzionisti.
Inutile fare esposti ai giornali, in Italia le cose si muovono SOLO quando finiscono ai magistrati, quindi facciamolo direttamente alla magistratura, agli stessi giudici che a suo tempo hanno sequestrato i 6 x 3 (ce ne sono molti ancora oggi, abbandonati in giro per roma) della MG (mi sembra il Dr. Cavallone, ma bisognerebbe informarsi per mandare un esposto mirato).
Le norme violate sono un mucchio: il cds in primis, la normativa sui beni archeologici, storici, culturali, nonché le autorizzazioni appiccicate sui cartelli che, nessuno me lo toglie dalla testa, nella maggior parte dei casi sono false.
Che facciamo ?

jherico
November 9th, 2009, 01:44 PM
ah chiaramente la soprintendenza, quella che non vuole i fili dei tram perché frammentano il cielo di via nazionale (già stra-frammentato dai fili dei lampioni, che in quella via sono penzoloni in mezzo alla strada), su questo non apre bocca. come su tutte le cose dove girano soldi privati e sporchissimi che possono chiudere le bocche.

Infatti, sarebbe di subissarli di foto e di lettere di protesta.




Aiutatemi dai dai.

Se puoi dirci qual'è il quotidiano interessato, possiamo indirizzarle direttamente a lui.

jherico
November 9th, 2009, 01:46 PM
Sgomberata la baraccopoli nella ex “Mira Lanza”

Blitz all’alba della polizia all’interno dell’ex saponificio Mira Lanza, in via Luigi Pierantoni nel quartiere Marconi. Bilancio dell’operazione: 50 persone, trovate a vivere all’interno dello stabile, tutte straniere, marocchine, bengalesi, romene. Accompagnate, dagli agenti della Questura, presso l’Ufficio Immigrazione. All’interno dell’edificio due anni fa morirono due persone a seguito di un incendio, per questo era stato dichiarato pericolante ma successivamente occupato abusivamente da numerosi cittadini stranieri. Dalla scorsa estate la baraccopoli, a due passi dal teatro India, era cresciuta nuovamente a dismisura, i residenti negli ultimi mesi avevano raccolto delle firme per dire «basta».
Dopo l’istituzione in prefettura del Tavolo inter-istituzionale permanente con sindacati, coordinamento di lotta per la casa, costruttori, enti locali, sull’emergenza abitativa «i cittadini romani che da anni subiscono la presenza di sacche di illegalità nei luoghi occupati abusivamente sono ancora in attesa di risposte concrete», sottolinea il presidente della Commissione sicurezza del comune Fabrizio Santori. «È incomprensibile, in un Paese di diritto, che stabili oggetto di attenzione della Procura della Repubblica, come la ex scuola 8 marzo alla Magliana o come le strutture di Corso Italia, via Carlo Felice, da sempre presenziati da soggetti sconosciuti alle forze dell’ordine, così come altri 90 luoghi occupati in città, siano ancora in mano a gruppi organizzati». Più volte abbiamo simbolicamente occupato l’edificio «insieme al consigliere del XV municipio, Fabio Ficosecco, ed ai cittadini del quartiere per chiedere lo sgombero degli occupanti - ha spiegato Piergiorgio Benvenuti, esponente romano del Pdl - che hanno sempre creato problemi di sicurezza nel quartiere Marconi e per sollecitare la riqualificazione dell’intera area. Abbiamo sempre chiesto di utilizzare parte dell’edificio per realizzare un Museo del Tevere».

Ilmessaggero

jherico
November 9th, 2009, 01:47 PM
Il Campidoglio vende mille case popolari

Le prime case popolari messe in vendita dal Comune sono al Tufello, popolare quartiere alla periferia nord di Roma. Oltre mille appartamenti di edilizia residenziale pubblica - nei municipi IV, VI e VII - saranno vendute agli inquilini, a un prezzo che oscilla tra i 33 mila e i 77 mila euro in base alla metratura. È quanto prevede il Piano di dismissioni varato dal Campidoglio e presentato ieri, proprio al Tufello, dal sindaco Gianni Alemanno e dall’assessore capitolino alla casa Alfredo Antoniozzi. In totale, il patrimonio di case popolari del Comune comprende 24 mila alloggi. In base alle norme regionali, l’amministrazione può venderne un terzo, ossia 7.410 appartamenti.
«Vogliamo consentire alle persone residenti nelle case popolari di acquisire il diritto di proprietà della casa - spiega Alemanno - grazie alle agevolazioni del Comune di Roma, gli inquilini potranno acquistare un bene che rimarrà per sempre nella loro famiglia». Dalle vendite, gestite dalla società Risorse per Roma Spa, il Comune prevede un ricavo di 400 milioni di euro, che verranno investiti nella costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica. «È un evento storico per la nostra città - sottolinea Antoniozzi - In poco più di un anno abbiamo avviato quello che nei venti anni precedenti non si è riuscito a fare: far tornare ai cittadini le case pubbliche del Comune di Roma». Chi deciderà di non acquistare, potrà restare in affitto. Chi invece comprerà l’immobile, avrà l’obbligo di non rivenderlo per 10 anni.
Durante la presentazione, isolata contestazione un uomo di mezza età si è rivolto ad Alemanno dicendogli: «Sindaco, qua non ti ci vogliamo, questo quartiere non ti vuole, sei un fascista». Alemanno ha replicato, rivolgendosi agli inquilini: «Ci sono piccoli demagoghi, come quello che sta strillando», provocando applausi di solidarietà del pubblico. «Quell’uomo non lo conosco, è un provocatore», ha poi detto il primo cittadino.

Ilmessaggero

paoloroma
November 9th, 2009, 01:57 PM
Le segnalazioni dei giornali provengono, preponderantemente, dalla zona di Gregorio VII e da quella dei Parioli addirittura. Ma il problema è ovunque. I cartelloni li trovate, quasi tutti, visibili dalle vie di grande scorrimento.

Aiutatemi dai dai.

Via Brofferio - all'innesto di Via Carlo Poma
Un 4x3 Esotas, a occhio

http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+carlo+poma+roma&sll=41.442726,12.392578&sspn=14.683066,28.081055&ie=UTF8&hq=&hnear=Via+Carlo+Poma,+00195+Roma,+Lazio&ll=41.914683,12.462444&spn=0,359.997264&t=h&z=19&layer=c&cbll=41.914212,12.462604&panoid=vqAomgYK8kUgmzpuNWrJ6w&cbp=12,300.53,,0,15.01

jherico
November 9th, 2009, 01:58 PM
A lezione tra calcinacci e crepe

Dall’Hertz al Farnesina, gli studenti stilano la black list degli istituti

Studiano dentro aule che sono container, con le crepe sui muri e la puzza di muffa. Dentro istituti che non possiedono nemmeno un certificato di messa a norma, che non hanno scale antincendio o ascensori, con i pavimenti che saltano come puzzle e le finestre che hanno cartoni al posto dei vetri. Scuole “fuorilegge”. Le chiamano così gli studenti romani che quest’anno hanno stilato una classifica degli istituti superiori di Roma più disastrati. Una black list messa a punto dai giovani di Azione studentesca che al primo posto vede l’istituto tecnico industriale Hertz, a Torre Spaccata, in cima alla lista per infiltrazioni d’acqua e muffa sui muri. Scuole di periferia ma anche licei patinati come la succursale dell’Avogadro, con infissi usurati e crepe, il Farnesina, l’Archimede, il Seneca e il Dante. Istituti, molti di questi, che dopo anni di richieste, finalmente sono stati inseriti nel piano triennale di interventi previsto dalla Provincia per il 2009-2011. Costo: 30 milioni di euro. Lavori sacrosanti, per carità, ma come al solito a rimetterci sono i ragazzi che spesso si trovano a studiare in un cantiere.
C’è chi da anni, ad esempio, è costretto a fare lezione in aule che sono container, come i ragazzi del liceo Farnesina, venti classi chiuse in due padiglioni prefabbricati «obsoleti e fatiscenti - ammette la preside Olga Olivieri - Tre anni fa per smuovere la situazione i ragazzi occuparono persino la scuola. Ora, finalmente, dopo anni di richieste e miliardi di fax, nel 2010, inizieranno i lavori». «Al momento 5 aule sono state spostate nella succursale di via Serra - spiega la preside - e altre 15 andranno in un’ala della scuola Bernini a Ponte Milvio, mentre manca ancora il certificato di prevenzione incendi: un mese fa sono arrivati i vigili a scuola e mi hanno multata di 330 euro perché non ero a norma, ma più di richiedere il certificato ogni anno che devo fare?».
Sono iniziati da un mese i lavori di ristrutturazione del tetto anche all’istituto Hertz, primo in classifica per infiltrazioni d’acqua tra gli studenti: «una scuola pensata per essere un centro commerciale - ripetono i ragazzi - e si vede». «Quando piove - ammette il vicepreside Angelo Fanfano - il problema delle perdite nel controsoffitto si fa sentire, è vero, a volte siamo costretti a spostare i ragazzi in altre aule, ma fortunatamente con questi interventi speriamo di risolvere definitivamente la situazione». E che dire del liceo Archimede? «Ci sono crepe nei muri, i campi sportivi sono lasciati al loro destino ed è pieno di infiltrazioni», si sfogano gli studenti. Ma la preside Tecla Sannino ricorda: «Sono stati stanziati 500 mila euro per risolvere i problemi più urgenti: rifacimento dei bagni, dei pavimenti, per le porte antincendio. Certo, questa scuola ha bisogno di essere ristrutturata e messa a norma e spero che i lavori inizino il prima possibile». Ospita più di 900 alunni il liceo Dante, «edificio nato nel ’900 ad uso abitativo - spiega il preside Carlo Mari - con evidenti problemi strutturali: aule, scale e corridoi troppo stretti. Fino ad oggi, in questa scuola non esisteva nemmeno un ascensore, problema non da poco per i disabili, poi grazie alle nostre migliaia di segnalazioni sono stati fatti dei lavori di adeguamento e da lunedì l’ascensore sarà in funzione». Di scala antincendio invece ancora non se ne parla. «Situazione al limite», ripetono gli studenti, anche al liceo Seneca: «qui i bagni sono guasti e i lavandini molto spesso otturati, in diverse aule i pannelli del controsoffitto sono rotti. E nell’aula magna la maggior parte dei vetri sono spaccati».

Ilmessaggero

Sti studenti, pensassero a studiare piuttosto.
Ma cosa pretendono che con tutti i soldi che la provincia deve spendere per la sua nuova sede, ne abbia da buttare per qualche vetro rotto ?

paoloroma
November 9th, 2009, 02:01 PM
Sono la versione corretta e aggiornata, visto che di edilizia pubblica non se ne fa più.
Almeno quella, nei principi, aveva l'ambizione di dare una risposta ad un problema.

A mio vedere, Porta di Roma e Ponte di Nona sono la versione corretta e aggiornata dell'abusivismo edilizio, non dell'edilizia pubblica della seconda metà del '900.

E nella sostanza la differenza è grande - perchè mentre "finire" in un quartiere di edilizia economica e popolare poteva sembrare un triste destino negli anni '70, comprare casa a Ponte di Nona sembra un miraggio del terzo millennio.

Tanto per dire come la percezione psicologica - completamente priva di basi reali, tra l'altro - giochi un ruolo assolutamente di prim'ordine.

paoloroma
November 9th, 2009, 02:05 PM
Perchè non possiamo avere interventi simili, con tecniche e materiali moderni, ma nel solco di questa tradizione?

Perchè quando un costruttore è in una situazione pressochè monopolista, scattano le economie di scala. E nella lista delle voci su cui risparmiare non manca quella relativa alla progettazione. Il risultato è che ti ritrovi condomini tutti identici, con balconi a fascia stondati sull'angolo e fascia dipinta in marrone scuro all'altezza dell'architrave delle finestre, distribuiti indifferentemente sul territorio comunale

Non a casa lì dove il proprietario è una cooperativa, o il costruttore appena meno monopolista, trovi delle soluzioni interessanti, alcune anche di un qualche valore architettonico

stemos
November 9th, 2009, 02:12 PM
Una chicca... due rare quanto preziose (almeno per me) foto di Villa Gordiani e dei mosaici in essa ritrovati. Sono scatti della metà degli anni '50 e ne sono venuto in possesso solo oggi tramite una mia amica... mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i mosaici staccati e ricollocati... ricollocati dove?

http://i33.tinypic.com/258c5xj.jpg

http://i38.tinypic.com/23wpqvc.jpg

jherico
November 9th, 2009, 02:45 PM
A mio vedere, Porta di Roma e Ponte di Nona sono la versione corretta e aggiornata dell'abusivismo edilizio, non dell'edilizia pubblica della seconda metà del '900.

E nella sostanza la differenza è grande - perchè mentre "finire" in un quartiere di edilizia economica e popolare poteva sembrare un triste destino negli anni '70, comprare casa a Ponte di Nona sembra un miraggio del terzo millennio.

Tanto per dire come la percezione psicologica - completamente priva di basi reali, tra l'altro - giochi un ruolo assolutamente di prim'ordine.

Non mi sfugge la differenza.
Quello su cui volevo porre l'accento, e che questi nuovi quartieri sono vuoti e desolanti come i vecchi quartieri dell'edilizia pubblica.
L'unica differenza è che ora devi pagare per andare a vivere in un postaccio, perchè se è difficile permetterselo li, è impossibile in un luogo decente della città.

jherico
November 9th, 2009, 02:52 PM
Il traffico bloccato a Roma? Costa un miliardo e mezzo

Ogni anno 11 giorni a testa fermi in auto

Un miliardo e mezzo di danni economici, tra ore di lavoro perse, interventi dei vigili urbani e interruzioni dei servizi pubblici. Senza contare i danni di carattere ambientale. Tanto costa, ogni anno, uno dei principali problemi della Capitale e dei romani: il traffico. Il piano strategico della mobilità del Campidoglio parla chiaro: la congestione della circolazione cittadina non è soltanto un’inesauribile fonte di stress per chi si muove in auto, ma è anche una pesante voce passiva per l’economia romana. Basti pensare al monte-ore perse: 135 milioni in un anno. Ore passate dai romani in macchina senza poter lavorare, accumulando stress, consumando benzina e, dulcis in fundo, inquinando l’aria.
E i mezzi pubblici? Alle carenze strutturali del servizio si aggiungono le aggravanti apportate proprio dal traffico, che rallenta autobus e tram. Ma anche e soprattutto dell’inciviltà di tanti automobilisti: l’Atac calcola in circa tremila le corse perse, ogni anno, a causa dei rallentamenti dovuti alle auto parcheggiate in doppia fila. Ma quanto tempo perde un automobilista romano medio, ogni anno, nel traffico? La risposta tenta di darla uno studio realizzato dal Codacons nelle tre principali città italiane: Roma, Milano e Napoli.
Nel 2009, secondo l’associazione di consumatori, nella Capitale si perderanno nel traffico fino a quasi 11 giorni, tempo trascorso in ingorghi e rallentamenti procedendo ad una velocità inferiore (anche notevolmente) ai 30 chilometri orari. Roma detiene il record negativo, con una media è di 260 ore all’anno passate al volante in code e rallentamenti, pari a 10,8 giorni del 2009. Segue Milano con 240 ore (10 giorni esatti) e Napoli con 210 ore (8,75 giorni su base annua). «È intollerabile che, per collegare un quartiere situato a sud con uno situato a nord, nelle ore di punta si impieghino in automobile oltre due ore - sottolinea Carlo Rienzi, presidente del Codacons - Lo stesso tempo che si impiegherebbe per raggiungere dalla Capitale regioni come la Campania, la Toscana o l’Umbria».
Le soluzioni? Nel breve-medio termine, il Campidoglio punta su due punti fondamentali: «Innanzitutto un ripensamento del ruolo del centro storico che, come ha detto il sindaco Alemanno, va progressivamente pedonalizzato - spiega l’assessore capitolino alla mobilità Sergio Marchi - L’obiettivo finale è il 2013, quando saranno pronti il nuovo parcheggio del Galoppatoio e le nuove linee della metropolitana». Ma soprattutto, l’amministrazione capitolina punta a fluidificare il traffico sulle principali arterie cittadine: «Su trecento chilometri di viabilità principale stiamo lavorando con l’Atac per una migliore sincronizzazione dei semafori, ma aumenteremo anche i controlli contro le doppie file - dice Marchi - Per i trasporti pubblici, poi, puntiamo a sviluppare i corridoi della mobilità».
Secondo Antonello Aurigemma, presidente della commissione capitolina mobilità, la paralisi del traffico «è una delle tante eredità che abbiamo ricevuto dalle passate amministrazioni: in 15 anni di giunte di centrosinistra, Roma ha raggiunto livelli di paese da terzo mondo per quanto concerne, per esempio, il trasporto pubblico».

Ilmessaggero

Pavlvs
November 9th, 2009, 02:54 PM
Il Campidoglio vende mille case popolari[/B]

Le prime case popolari messe in vendita dal Comune sono al Tufello, popolare quartiere alla periferia nord di Roma. Oltre mille appartamenti di edilizia residenziale pubblica - nei municipi IV, VI e VII - saranno vendute agli inquilini, a un prezzo che oscilla tra i 33 mila e i 77 mila euro in base alla metratura.

33 mila euro immagino sia il prezzo del box, voglio sperare.