robyk
October 27th, 2005, 02:21 PM
di Silvia Grilli
Passanti, bretelle, varianti: da Capalbio a Venezia, tutti i progetti che stanno dividendo politici, cittadini e ambientalisti. Col rischio, alla fine, che tutto resti sulla carta. Per altri 20 anni
PASSANTE AUTOSTRADALE DI MESTRE
Bretella di collegamento tra l'A4 (Padova - Venezia), l'A4 (Venezia - Trieste) e by pass dell'area metropolitana di Venezia.
Km: 32,290.
Costo previsto: 750 milioni di euro
http://www.panorama.it/media/020001043862.jpg
BREBEMI E LE NUOVE AUTOSTRADE DI MILANO
Brescia - Bergamo - Milano.
Km: 51
Costo previsto: 1,58 miliardi di euro.
Tangenziale est-est di Milano (tra l'A51, l'A4 Bergamo - Milano e l'A1).
Km: 35
Costo previsto: 997,7 milioni di euro.
Pedemontana (Dalmine - Como - Varese - Valico del Gaggiolo).
Km: 92.
Costo previsto: 4,66 miliardi di euro
http://www.panorama.it/media/020001043863.jpg
PASSANTE AUTOSTRADALE DI BOLOGNA
Nuovo collegamento a nord di Bologna.
Km: 41
Costo previsto: 1 miliardo di euro.
http://www.panorama.it/media/020001043861.jpg
COMPLETAMENTO LIVORNO - CIVITAVECCHIA
Due diversi tracciati (uno del governo e uno della Regione Lazio) dovrebbero attraversare la zona di Capalbio.
Km: 16 o 25.
Costo previsto: non quantificato.
http://www.panorama.it/media/020001043864.jpg
Meglio dare respiro con un passante autostradale a 200 mila poveri cristi che ogni giorno rischiano il collasso nel traffico della tangenziale di Mestre, ammorbando la zona, o preoccuparsi degli agricoltori che si ritroverebbero il passante fra i campi di radicchio?
Meglio dare una spinta all'attività produttiva del Nord-Est con un nuovo tratto dell'autostrada Valdastico o conservare il panorama delle Ville venete?
È il dilemma delle strade della discordia, quelle che ancora prima di essere aperte dividono in due l'Italia, geograficamente e ideologicamente.
Da una parte i conservatori della bellezza della natura e dei propri poderi, dall'altra quelli che sognano minore traffico, più crescita economica, meno incidenti, più competizione in Europa. È lo scontro furioso tra diverse visioni della vita provocato da molti dei progetti della legge obiettivo del governo di Silvio Berlusconi.
Strade speranza di pendolari che si esauriscono in macchina per andare a lavorare, strade spauracchio degli ambientalisti, dei cittadini a cui demolirebbero le case, dei comuni sfavoriti. Quando si parla di tragitti da fare, non ci si mette mai d'accordo neppure col tassista, figuriamoci tra comuni, province, regioni, governo.
Cominciamo il nostro viaggio dal Nord, dove c'è più posta in gioco. Perché qui ci sono maggior numero di pendolari che vanno a lavorare, più traffico, più congestionamenti, perciò più fame di percorsi alternativi. In Italia, da 20 anni, non sono state fatte strade strategiche, però le macchine sono passate da 21 milioni a 33.
Esistono vari progetti per ridurre il traffico attorno a Milano, limitare gli incidenti che sono da record, rendere competive le imprese della zona. Quattro i piani di tracciato. Tra Melzo (Milano) e Travagliato (Brescia) ecco il progetto dei 51 chilometri dell'autostrada Brebemi, la direttissima Brescia-Bergamo-Milano. Poi ecco il nuovo piano della tangenziale di Brescia, quello della nuova tangenziale Est-Est di Milano, quello nuova Pedemontana.
Ma un'associazione di 35 comuni si oppone alla Brebemi: sostiene che i costi non compenserebbero i benefici. L'autostrada sarebbe un lavoro inutile, risolverebbe poco o niente perché andrebbe da un microbo di posto in mezzo alla campagna bresciana a un altro microbo di posto in mezzo alla campagna milanese. E le associazioni ambientaliste, tra cui Wwf e Legambiente, sono preoccupate perché cantieri e cave deturperebbero l'identità della zona tra l'Adda, il Serio e l'Oglio.
Continuiamo a est, verso Vicenza, dove aspettano i 54 chilometri del progetto del nuovo tratto dell'autostrada Valdastico, la vicenda più paradossale fra tutte le vicende paradossali. La Valdastico fu voluta negli anni Settanta dai democristiani Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia. La vogliono ora quasi tutti: il governo, la Regione Veneto, i pendolari del trafficatissimo triangolo Vicenza-Padova-Rovigo.
La vogliono anche tutti i comuni della zona, perché potrebbe risollevare un'area con l'economia in difficoltà. La vogliono quasi tutti eccetto il Wwf, Italia Nostra, la fondazione inglese Landmark trust, che possiede Villa Saraceno di cui è presidente onorario il principe Carlo d'Inghilterra. Deturperebbe il paesaggio, sostengono gli ambientalisti. Hanno fatto ricorso al tar, hanno impedito l'inizio dei lavori. Hanno perso, ma annunciano che li impediranno ancora.
Guidiamo ancora più a Est, verso il progetto del passante più desiderato d'Italia, quello autostradale di Mestre: 32,290 km, tre corsie previste per ogni senso di marcia, sei caselli autostradali. Farà da collegamento autostradale tra l'A4 Padova-Venezia, l'A27 Venezia-Pian di Verdoia e ancora l'A4 Venezia-Trieste. Servirà ad aggirare uno dei tratti autostradali con più code d'Europa.
Ma anche qui alcuni comitati di cittadini non lo vogliono perché verrebbero abbattute le loro case, gli ambientalisti non lo vogliono perché un viadotto taglierebbe il sito ambientale di Martellago, diversi comuni hanno fatto ricorso al tar perché ne uscirebbero sfavoriti.
Scendiamo lì, al punto cruciale, all'ombelico intasato d'Italia: l'autostrada-tangenziale di Bologna. Sul progetto di 41 chilometri di nuovo anello autostradale che passerebbe a nord della città sono d'accordo tutti: Comune diessino di Bologna, la Provincia di centrosinistra, la Regione di centrosinistra, il governo di centrodestra.
Tutti d'accordo eccetto 15 comitati di comuni e ambientalisti come Legambiente e Italia nostra che si oppongono perché l'anello attraverserebbe campi di agricoltura biologica, porterebbe inquinamenti di ogni tipo. Eppoi chi l'ha detto, si domandano, che risolverebbe il problema? Diventerebbe la grande Bologna o la città delle auto?
Scendiamo ancora più a sud, nella Maremma dei vip. Rieccoci all'annoso appuntamento, ormai una tradizione sempre uguale, con le proteste contro l'autostrada che attraverserebbe Capalbio, il buen retiro dei pensatori liberal italiani.
La situazione è questa: all'autostrada che da Roma porta al confine con la Francia manca il tratto tra Civitavecchia e Livorno.
Sia la Regione Toscana di centrosinistra, presieduta da Claudio Martini, sia il governo sono d'accordo nel completamento del pezzomancante. Ma tra Grosseto e Civitavecchia, all'altezza di Capalbio, nascono i problemi e due diversi tracciati. Il progetto della Regione Toscana prevede una circonvallazione verso il mare, parallela alla vecchia statale Aurelia. Quello governativo, voluto dal ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, prevede che l'autostrada passi tra le colline di Capalbio.
Per gli ambientalisti, che se la prendono soprattutto col progetto del governo, il tracciato di Lunardi sarebbe una pugnalata al paesaggio, un danno al turismo d'élite della zona, un disastro per le coltivazioni biologiche e i vigneti doc del Morellino rosso di Scansano, del bianco doc di Pitigliano.
Eppoi gli elegantissimi intellettuali proprietari delle ville di Capalbio trarrebbero, si sa, più gusto da una mulattiera che da un'autostrada che passa nel giardino della loro casa.
Andiamo ancora più a sud: eccoci al progetto dell'autostrada tirrenica Roma-Formia. Nel 2004 la Regione Lazio ha proposto il cosiddetto Corridoio tirrenico meridionale, per liberare il traffico delle statali. Sarebbe il più importante investimento nella storia della regione.
Ma ancora gli ambientalisti e gli agricoltori si oppongono perché tre riserve naturali verrebbero sventrate, 4 mila aziende agricole danneggiate, 1.000 posti di lavoro andrebbero in fumo. E, tra accuse varie, chiedono un progetto alternativo. Rientriamo a Roma e andiamo a Villa Pamphili. Qui, l'un contro l'altro, ci sono due sindaci di centrosinistra: l'attuale, Walter Veltroni, appoggiato da letterati e ambientalisti, contro l'ex, Francesco Rutelli, sostenuto dal popolo di chi va in motorino. La faccenda è questa: negli anni Sessanta, in preparazione delle Olimpiadi, la più bella villa di Roma fu tagliata a metà da una strada che porta dallo Stadio Olimpico agli altri punti strategici di Roma.
Quando diventò sindaco, Rutelli ebbe l'idea, con una parte dei soldi ottenuti per il Giubileo, di ricongiungere le due parti divise della Villa.
A distanza di anni, ora Veltroni ha riproposto l'idea, ma Rutelli si è opposto: «Ci sono altre priorità» ha detto. Perché si poteva fare con i soldi del Giubileo ma, con a disposizione soltanto i fondi ordinari, ci sono altri problemi da risolvere a Roma: le buche delle strade, per esempio. In fondo, il punto è sempre quello: meglio contemplare un bel panorama o evitare di spappolarsi il fegato nel traffico?
Voi state dalla parte di poveri cristi o del vinello doc?
panorama.it
Passanti, bretelle, varianti: da Capalbio a Venezia, tutti i progetti che stanno dividendo politici, cittadini e ambientalisti. Col rischio, alla fine, che tutto resti sulla carta. Per altri 20 anni
PASSANTE AUTOSTRADALE DI MESTRE
Bretella di collegamento tra l'A4 (Padova - Venezia), l'A4 (Venezia - Trieste) e by pass dell'area metropolitana di Venezia.
Km: 32,290.
Costo previsto: 750 milioni di euro
http://www.panorama.it/media/020001043862.jpg
BREBEMI E LE NUOVE AUTOSTRADE DI MILANO
Brescia - Bergamo - Milano.
Km: 51
Costo previsto: 1,58 miliardi di euro.
Tangenziale est-est di Milano (tra l'A51, l'A4 Bergamo - Milano e l'A1).
Km: 35
Costo previsto: 997,7 milioni di euro.
Pedemontana (Dalmine - Como - Varese - Valico del Gaggiolo).
Km: 92.
Costo previsto: 4,66 miliardi di euro
http://www.panorama.it/media/020001043863.jpg
PASSANTE AUTOSTRADALE DI BOLOGNA
Nuovo collegamento a nord di Bologna.
Km: 41
Costo previsto: 1 miliardo di euro.
http://www.panorama.it/media/020001043861.jpg
COMPLETAMENTO LIVORNO - CIVITAVECCHIA
Due diversi tracciati (uno del governo e uno della Regione Lazio) dovrebbero attraversare la zona di Capalbio.
Km: 16 o 25.
Costo previsto: non quantificato.
http://www.panorama.it/media/020001043864.jpg
Meglio dare respiro con un passante autostradale a 200 mila poveri cristi che ogni giorno rischiano il collasso nel traffico della tangenziale di Mestre, ammorbando la zona, o preoccuparsi degli agricoltori che si ritroverebbero il passante fra i campi di radicchio?
Meglio dare una spinta all'attività produttiva del Nord-Est con un nuovo tratto dell'autostrada Valdastico o conservare il panorama delle Ville venete?
È il dilemma delle strade della discordia, quelle che ancora prima di essere aperte dividono in due l'Italia, geograficamente e ideologicamente.
Da una parte i conservatori della bellezza della natura e dei propri poderi, dall'altra quelli che sognano minore traffico, più crescita economica, meno incidenti, più competizione in Europa. È lo scontro furioso tra diverse visioni della vita provocato da molti dei progetti della legge obiettivo del governo di Silvio Berlusconi.
Strade speranza di pendolari che si esauriscono in macchina per andare a lavorare, strade spauracchio degli ambientalisti, dei cittadini a cui demolirebbero le case, dei comuni sfavoriti. Quando si parla di tragitti da fare, non ci si mette mai d'accordo neppure col tassista, figuriamoci tra comuni, province, regioni, governo.
Cominciamo il nostro viaggio dal Nord, dove c'è più posta in gioco. Perché qui ci sono maggior numero di pendolari che vanno a lavorare, più traffico, più congestionamenti, perciò più fame di percorsi alternativi. In Italia, da 20 anni, non sono state fatte strade strategiche, però le macchine sono passate da 21 milioni a 33.
Esistono vari progetti per ridurre il traffico attorno a Milano, limitare gli incidenti che sono da record, rendere competive le imprese della zona. Quattro i piani di tracciato. Tra Melzo (Milano) e Travagliato (Brescia) ecco il progetto dei 51 chilometri dell'autostrada Brebemi, la direttissima Brescia-Bergamo-Milano. Poi ecco il nuovo piano della tangenziale di Brescia, quello della nuova tangenziale Est-Est di Milano, quello nuova Pedemontana.
Ma un'associazione di 35 comuni si oppone alla Brebemi: sostiene che i costi non compenserebbero i benefici. L'autostrada sarebbe un lavoro inutile, risolverebbe poco o niente perché andrebbe da un microbo di posto in mezzo alla campagna bresciana a un altro microbo di posto in mezzo alla campagna milanese. E le associazioni ambientaliste, tra cui Wwf e Legambiente, sono preoccupate perché cantieri e cave deturperebbero l'identità della zona tra l'Adda, il Serio e l'Oglio.
Continuiamo a est, verso Vicenza, dove aspettano i 54 chilometri del progetto del nuovo tratto dell'autostrada Valdastico, la vicenda più paradossale fra tutte le vicende paradossali. La Valdastico fu voluta negli anni Settanta dai democristiani Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia. La vogliono ora quasi tutti: il governo, la Regione Veneto, i pendolari del trafficatissimo triangolo Vicenza-Padova-Rovigo.
La vogliono anche tutti i comuni della zona, perché potrebbe risollevare un'area con l'economia in difficoltà. La vogliono quasi tutti eccetto il Wwf, Italia Nostra, la fondazione inglese Landmark trust, che possiede Villa Saraceno di cui è presidente onorario il principe Carlo d'Inghilterra. Deturperebbe il paesaggio, sostengono gli ambientalisti. Hanno fatto ricorso al tar, hanno impedito l'inizio dei lavori. Hanno perso, ma annunciano che li impediranno ancora.
Guidiamo ancora più a Est, verso il progetto del passante più desiderato d'Italia, quello autostradale di Mestre: 32,290 km, tre corsie previste per ogni senso di marcia, sei caselli autostradali. Farà da collegamento autostradale tra l'A4 Padova-Venezia, l'A27 Venezia-Pian di Verdoia e ancora l'A4 Venezia-Trieste. Servirà ad aggirare uno dei tratti autostradali con più code d'Europa.
Ma anche qui alcuni comitati di cittadini non lo vogliono perché verrebbero abbattute le loro case, gli ambientalisti non lo vogliono perché un viadotto taglierebbe il sito ambientale di Martellago, diversi comuni hanno fatto ricorso al tar perché ne uscirebbero sfavoriti.
Scendiamo lì, al punto cruciale, all'ombelico intasato d'Italia: l'autostrada-tangenziale di Bologna. Sul progetto di 41 chilometri di nuovo anello autostradale che passerebbe a nord della città sono d'accordo tutti: Comune diessino di Bologna, la Provincia di centrosinistra, la Regione di centrosinistra, il governo di centrodestra.
Tutti d'accordo eccetto 15 comitati di comuni e ambientalisti come Legambiente e Italia nostra che si oppongono perché l'anello attraverserebbe campi di agricoltura biologica, porterebbe inquinamenti di ogni tipo. Eppoi chi l'ha detto, si domandano, che risolverebbe il problema? Diventerebbe la grande Bologna o la città delle auto?
Scendiamo ancora più a sud, nella Maremma dei vip. Rieccoci all'annoso appuntamento, ormai una tradizione sempre uguale, con le proteste contro l'autostrada che attraverserebbe Capalbio, il buen retiro dei pensatori liberal italiani.
La situazione è questa: all'autostrada che da Roma porta al confine con la Francia manca il tratto tra Civitavecchia e Livorno.
Sia la Regione Toscana di centrosinistra, presieduta da Claudio Martini, sia il governo sono d'accordo nel completamento del pezzomancante. Ma tra Grosseto e Civitavecchia, all'altezza di Capalbio, nascono i problemi e due diversi tracciati. Il progetto della Regione Toscana prevede una circonvallazione verso il mare, parallela alla vecchia statale Aurelia. Quello governativo, voluto dal ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, prevede che l'autostrada passi tra le colline di Capalbio.
Per gli ambientalisti, che se la prendono soprattutto col progetto del governo, il tracciato di Lunardi sarebbe una pugnalata al paesaggio, un danno al turismo d'élite della zona, un disastro per le coltivazioni biologiche e i vigneti doc del Morellino rosso di Scansano, del bianco doc di Pitigliano.
Eppoi gli elegantissimi intellettuali proprietari delle ville di Capalbio trarrebbero, si sa, più gusto da una mulattiera che da un'autostrada che passa nel giardino della loro casa.
Andiamo ancora più a sud: eccoci al progetto dell'autostrada tirrenica Roma-Formia. Nel 2004 la Regione Lazio ha proposto il cosiddetto Corridoio tirrenico meridionale, per liberare il traffico delle statali. Sarebbe il più importante investimento nella storia della regione.
Ma ancora gli ambientalisti e gli agricoltori si oppongono perché tre riserve naturali verrebbero sventrate, 4 mila aziende agricole danneggiate, 1.000 posti di lavoro andrebbero in fumo. E, tra accuse varie, chiedono un progetto alternativo. Rientriamo a Roma e andiamo a Villa Pamphili. Qui, l'un contro l'altro, ci sono due sindaci di centrosinistra: l'attuale, Walter Veltroni, appoggiato da letterati e ambientalisti, contro l'ex, Francesco Rutelli, sostenuto dal popolo di chi va in motorino. La faccenda è questa: negli anni Sessanta, in preparazione delle Olimpiadi, la più bella villa di Roma fu tagliata a metà da una strada che porta dallo Stadio Olimpico agli altri punti strategici di Roma.
Quando diventò sindaco, Rutelli ebbe l'idea, con una parte dei soldi ottenuti per il Giubileo, di ricongiungere le due parti divise della Villa.
A distanza di anni, ora Veltroni ha riproposto l'idea, ma Rutelli si è opposto: «Ci sono altre priorità» ha detto. Perché si poteva fare con i soldi del Giubileo ma, con a disposizione soltanto i fondi ordinari, ci sono altri problemi da risolvere a Roma: le buche delle strade, per esempio. In fondo, il punto è sempre quello: meglio contemplare un bel panorama o evitare di spappolarsi il fegato nel traffico?
Voi state dalla parte di poveri cristi o del vinello doc?
panorama.it