View Full Version : COME FARE DELL’ITALIA IL CUORE DELLA GLOBALIZZAZIONE DI RITORNO


robyk
November 29th, 2005, 11:13 AM
Il Riformista.it

EDITORIALE
lunedì 28 novembre 2005
PROGRAMMISMI. COME FARE DELL’ITALIA IL CUORE DELLA GLOBALIZZAZIONE DI RITORNO
Un’idea per Prodi: più grandi opere per tutti


Prima gli hanno chiesto (gli abbiamo chiesto) un programma. Ora gli chiedono (gli chiediamo) di non smarrirsi nel programmismo. Dura la vita di Romano Prodi. Dura come si conviene a chi vuol diventare primo ministro di un paese sprofondato in «una crisi strutturale», che deve «riformare per non morire», e rinunciare alla «dolce vita» (che è come chiedere agli inglesi di rinunciare alla birra). Però dietro la messe di consigli, inviti e intimazioni, talvolta contraddittori, che giungono al premier in pectore, si nasconde una verità: per rimettere in piedi l’Italia stavolta ci vuole qualcosa di speciale. Ci vuole un’idea del suo posto nel nuovo mondo, in quell’economia globalizzata che la sta mettendo ai margini. La scelta di una nuova vocazione, ora che quelle del miracolo italiano si sono esaurite. Se Prodi saprà indicare questa «mission», allora avrà anche quel messaggio che gli si chiede di lanciare agli italiani, qualcosa di paragonabile al «meno tasse per tutti» di berlusconiana memoria.
Scovare la vocazione dell’Italia nel «brave new world» non è facile. Il nostro problema è che non riusciamo più a esportare i nostri prodotti e non riusciamo più a importare i loro capitali. Non abbiamo né le dimensioni dell’industria tedesca né la tradizione della finanza inglese. Entrambi i deficit non si colmeranno nel breve termine, né lo si può chiedere a un governo. Però una cosa ce l’abbiamo: dopo esser stati esclusi dalle rotte del commercio globale per scarsa competitività, ne stiamo ridiventando il centro per felice geografia. La chiamano «globalizzazione di ritorno». Le merci che gli asiatici producono a basso costo passano sulle grandi navi container nel Mediterraneo, per raggiungere i mercati europei. Il mare nostrum, per un singolare swing della storia, è ridiventato il mare dei commerci. E l’Italia è una straordinaria piattaforma pronta a ricevere l’enorme surplus di merci e di uomini che la globalizzazione ha messo in moto.
Accade così che Gioia Tauro, per decenni dileggiata come inutile cattedrale nel deserto, è diventato il porto più attivo d’Europa. Solo che lì le merci arrivano, vengono scaricate, e reimbarcate per dirigersi verso altri porti del nord Europa, dove esistono le infrastrutture, la logistica e le strade necessarie a rilavorarle, a impacchettarle e a farle giungere velocemente sui mercati, producendo reddito a noi sottratto. Siamo seduti su un tesoro, e nemmeno ci facciamo caso. Forse è questa la mission dell’Italia nel XXI secolo: dotarsi di una rete di infrastrutture e di logistica tale da farla diventare il cuore del commercio globale. Per farlo, servono le grandi opere.
«Grandi opere» a sinistra non è una bella parola. Evoca sperperi di denaro pubblico, arricchimento di mafie e camorre, devastazioni ambientali. Diciamo la verità: la sinistra aveva chiuso definitivamente il capitolo in nome di un bucolico conservatorismo e della retorica del Belpaese. Berlusconi ha il merito di averlo riaperto, anche se con finora scarsi successi. Il nostro suggerimento a Prodi è di buttarsi in quel varco e di farci passare la più grande modernizzazione del paese da trent’anni a questa parte. Primo, i porti e gli aeroporti. Secondo, l’alta velocità. Terzo, il rifacimento della rete autostradale nord-sud. Quarto, le autostrade del mare. Quinto, le città, cui bisogna fare una tracheotomia per liberarle dal tumore di traffico che le strangola, con metropolitane, parcheggi, tangenziali.
I soldi si trovano. Le nostre banche hanno i forzieri pieni del più grande risparmio al mondo. Un decifit spending per investimenti può essere contrattato con Bruxelles, se siamo capaci di rimettere in ordine la spesa ordinaria che è schizzata in questi cinque anni. E poi c’è un grande mercato dei capitali internazionali e privati, che aspettano solo le occasioni giuste per investire, se gli si assicurano profitti con le concessioni, un’amministrazione pubblica che non ci metta il triplo del tempo dovuto, e l’esclusione di quel monopolista naturale che è l’impresa malavitosa.
I veri ostacoli saranno altri, e tutti politici: i localismi e i sinistrismi. I localismi agiscono in due sensi. Frenano: «not in my backyard», tutti vogliamo l’autostrada ma nessuno sotto casa sua, una cento mille Val di Susa. Oppure divorano: nella legge obiettivo si sono infilati troppi progetti piccoli o inutili, l’elenco va sfrondato, bisogna concentrarsi su quello che è davvero business orientend, e perfino al Ponte si può rinunciare a patto che si destinino quei soldi ad altre grandi opere più produttive. Quanto ai sinistrismi, è presto detto. Un ambientalismo che si oppone ai parcheggi sotterranei per ricoprire di auto i centri storici, o che si oppone alle discariche per avere l’immondizia nelle strade, va semplicemente combattuto, in nome di una più alta concezione della civiltà e della modernità. Fossimo in Prodi, sceglieremmo questo come messaggio: più grandi opere per tutti.

sts
November 29th, 2005, 11:34 AM
Bell'articolo!Ma di chi è?

From Milano
November 29th, 2005, 01:11 PM
Concordo con l'articolo sull'assoluta necessità per l'Italia di dotarsi di un sistema di infrastrutture potente e moderno, ma non credo che proporsi come semplice "piattaforma" per lo sbarco dei prodotti proveniente dall'Oriente possa essere la chiave per il futuro del Paese...

Temo che questo creerebbe un pò di occupazione nelle aree portuali, nel sistema ferroviario e farebbe la fortuna di aziende di trasporti, spedizione e logistica ma non basterebbe affatto a risolvere i problemi...credo che finiremmo con l'intercettare solo una misera percentuale delle ricchezze che transiterebbero da noi, ricavandone in cambio solo qualche posto di lavoro ed un sacco di traffico ed altri problemi. Anzi, l'accesso privilegiato delle merci orientali nel nostro Paese distruggerebbe anche le realtà produttive superstiti, permettendo viceversa agli altri paesi europei di ottenere (tramite noi) ciò che gli serve a costi ancora + bassi e con + rapidità a scapito nostro....

Non so se l'avete notato ma sulla corsia d'amergenza dell'autostrada (che in questo caso sarebbe l'Italia) non cresce mai niente, ma ci sono solo polvere e detriti...o al massimo qualche Autogrill ogni tot km...

GENIUS LOCI
November 29th, 2005, 02:04 PM
Ho appena sentito che in Val di Susa ci sono stati scontri tra manifeastanti anti TAV e polizia: evviva le grandi opere :sleepy:

gruber
November 29th, 2005, 03:18 PM
manifestanti raccolti in Valle di Susa dalle prime ore del mattino
Il parlamentare europeo vittima degli scontri con gli agenti
Tav, la Polizia presidia il cantiere
Agnoletto ferito: "La valle è militarizzata"
di BRUNO PERSANO


Tensione tra le forze dell'ordine e i manifestanti a Venaus
VALLE DI SUSA (Torino) - Sono ottocento i dimostranti che, dalle prime ore del mattino, stanno bloccando la statale per il Moncenisio all'altezza di Venaus, con l'intenzione di raggiungere il cantiere della Tav, l'alta velocità ferroviaria. Un cordone di agenti e carabinieri in assetto antisomossa presidia il cantiere già da stanotte alle tre, "blindando" l'intera zona: possono oltrepassare i posti di blocco solo i residenti mostrando la carta d'identità. Un gruppo di manifestanti ha pure bloccato l'autostrada A32 del Frejus ma solo per una decina di minuti. Scontri con i manifestanti. Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo, è rimasto leggermente ferito ad un ginocchio. Solo lui, insieme a due parlamenti europei, sono stati autorizzati a superare il cordone di polizia. Scioperi spontanei di protesta sono stati proclamanti contro i presidi delle forze dell'ordine in alcune fabbriche della Valle di Susa. Stasera presidio davanti alla Prefettura di Torino e fiaccolata in Valle di Susa.

"E' una grave militarizzazione". "L'occupazione del sito di Venaus - hanno detto i due europarlamenti spagnoli e un collega inglese chimati in Valle di Susa come membri della commissione delle petizioni - è un affronto alla popolazione locale che protesta pacificamente contro l'inizio del primo cantiere di sondaggio. E' anche un insulto all'integrità di questa delegazione parlamentare", aggiungono gli europarlamenti. "Siamo venuti in Valle di Susa su domanda degli abitanti della Valle e abbiamo discusso con la presidenza della Regione sul progetto e sul suo impatto sulla popolazione. Seguiremo da vicino gli sviluppi della situazione e risponderemo nei modi e nei tempi appropriati".

Malore tra i dimostranti. Antonio Ferrentino, presidente della Comunità Montana Bassa Valle Susa, è stato vittima di un malore durante la manifestazione. Prima di essere portato via da un'ambulanza, aveva dichiarato senza peli sulla lingua: "E' la più grave militarizzazione del territorio che ci sia mai stata. I cittadini non possono nè entrare nè uscire da Venaus": Sia lui che i manifestanti denunciano i disagi della popolazione, soprattutto di Venaus e di Novalis: i ragazzi stamattina non sono riusciti ad andare a scuola, molti lavoratori non hanno raggiunto i posti di lavoro perché non sono accessibili le strade principali. Per raggiungere l'area del presidio, molti manifestanti hanno attraversato sentieri sterrati.

Agnoletto: "Hanno cercato di colpirmi". Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione Comunista, è infuriato: "Sono stato spinto dalla polizia, hanno cercato di colpirmi con un manganello. Sono finito a terra e mi hanno preso a calci, mentre insieme ad altri europarlamentari cercavo di mediare tra la popolazione e le forze dell'ordine. Stavamo discutendo in Località Passeggeri, vicino al bivio che porta a Venaus - spiega Agnoletto - dove le forze dell'ordine bloccano l'accesso. Chiedevamo che si facesse passare la gente, tenevamo le braccia alzate. All'improvviso la discussione è degenerata e mi sono ritrovato a terra". La Questura di Torino precisa: "L'europarlamente Agnoletto non è stato colpito, anzi: è stato aiutato a rialzarsi da terra quando è caduto per la ressa".

Scioperi spontanei. Scioperi spontanei di protesta contro i presidi delle forze dell'ordine sono stati proclamati in alcune fabbriche della Valle Susa: lavoratori della Azimut di Avigliana, della Irem di Sant'Antonino, della Savio di Chiusa San Michele, della Roatta e della Cord3 di Bruzzolo, hanno lasciato il posto di lavoro per raggiungere i manifestanti.

Protesta Legambiente. Legambiente Piemonte giudica l'intervento della Polizia che ha ostacolato l'arrivo degli eurodeputati "un insulto": "Gli eventi dellanotte a Venaus sono un gigantesco insulto alla delegazione della commissione petizioni del parlamento europeo che ha tenuto un atteggiamento di particolare diplomazia a causa della situazione. Questi eventi confermano un'assoluta necessità di una valutazione del progetto a livello europeo".

(29 novembre 2005)


finalmente qualcuno ha randellato quel pirla di Agnoletto!

From Milano
November 29th, 2005, 03:25 PM
Propongo di inaugurare la TAV facendo passare il treno a tutta velocità (avanti ed indietro) su Agnoletto...

Turnpike
November 29th, 2005, 03:40 PM
Concordo con l'articolo sull'assoluta necessità per l'Italia di dotarsi di un sistema di infrastrutture potente e moderno


L'idea per Prodi suggerisce proprio questo...Gioia Tauro potrebbe essere solo uno dei tanti volani.

From Milano
November 29th, 2005, 04:50 PM
L'idea per Prodi suggerisce proprio questo...Gioia Tauro potrebbe essere solo uno dei tanti volani.

Non so, a me sembra che l'articolo suggerisca invece di fare le grandi opere, ma non tanto per usarle come "rampa di lancio" per i nostri prodotti, ma piuttosto per trasformare l'Italia in un gigantesco "ponte" per le merci provenienti dall'estero...è questo che non condivido, o almeno non del tutto.

Ok alle infrastrutture, ok anche a veicolare le merci estere tramite le nostre strutture ma - secondo me - è un errore basare il proprio modello di sviluppo solo su questo come l'articolo suggerisce...bisogna trovare un equilibrio fra le cose e continuare a mantenere un comparto industriale e produttivo di beni di alta qualità, non semplicemente pensare di vivere in futuro svolgendo la funzione di porta d'ingresso delle merci d'oriente...

robyk
November 29th, 2005, 04:51 PM
Bell'articolo!Ma di chi è?
Non te lo so dire
http://www.ilriformista.it/documenti/testofree.aspx?id_doc=50530

Turnpike
November 29th, 2005, 05:20 PM
Non so, a me sembra che l'articolo suggerisca invece di fare le grandi opere, ma non tanto per usarle come "rampa di lancio" per i nostri prodotti, ma piuttosto per trasformare l'Italia in un gigantesco "ponte" per le merci provenienti dall'estero...è questo che non condivido, o almeno non del tutto.

Ok alle infrastrutture, ok anche a veicolare le merci estere tramite le nostre strutture ma - secondo me - è un errore basare il proprio modello di sviluppo solo su questo come l'articolo suggerisce...bisogna trovare un equilibrio fra le cose e continuare a mantenere un comparto industriale e produttivo di beni di alta qualità, non semplicemente pensare di vivere in futuro svolgendo la funzione di porta d'ingresso delle merci d'oriente...

Boh, io gli do un'altra chiave di lettura, cmq sono d'accordo con te.

fcom1
November 29th, 2005, 07:34 PM
ma quanto è intelligente il giornalista che ha scritto l'articolo?! Dovrebbe fare lui il politico, o almeno spiegare agli altri come farlo

Rhoy
November 29th, 2005, 08:17 PM
Non so, a me sembra che l'articolo suggerisca invece di fare le grandi opere, ma non tanto per usarle come "rampa di lancio" per i nostri prodotti, ma piuttosto per trasformare l'Italia in un gigantesco "ponte" per le merci provenienti dall'estero...è questo che non condivido, o almeno non del tutto.

l'Italia è già di sua natura un enorme scalo areo-portuale.. l'articolo dice che c'è appunto bisogno di grandi opere per sfruttare al massimo queste sue potenzialità in modo da diventare base logistica ed operativa anzichè solo di puro passaggio e smercio..