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therock
December 30th, 2005, 11:14 AM
Verona archivio: http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=172528

Stranfiér
December 30th, 2005, 01:10 PM
Venerdì 30 Dicembre 2005




L’Hermitage punta su Verona
Siglato ieri dal sindaco e dall’ingegner Biasi il passaggio di proprietà dell’ex caserma. Gli 11 milioni destinati all’Arsenale
Cariverona pronta a offrire Castel San Pietro per la sede italiana del museo


Per Castel San Pietro la Fondazione Cariverona intende portare avanti il progetto più ambizioso: trasformare il castello nella sede italiana dell’Hermitage di San Pietroburgo, uno dei musei più importanti e prestigiosi del mondo.
È quanto è emerso nella giornata di ieri, aperta da una giunta straordinaria sull’argomento e conclusa con il rogito che ha sancito il passaggio di proprietà dell’ex caserma austriaca alla Fondazione presieduta dall’ingegner Paolo Biasi. Dopo la decisione di alienare il bene, presa in giunta il 7 dicembre, l’atto di compravendita è stato firmato ieri sera a Palazzo Barbieri dal sindaco Zanotto e dal presidente della Fondazione Biasi, alla presenza del direttore generale di Cariverona Sinagra e quello del Comune Carbognin, e degli assessori Poli e Pedrazza Gorlero. Un’accelerazione alla quale sembra non estranea la volontà della Fondazione di presentare una sede già pronta in caso di trattative con il museo russo.
Cariverona acquista Castel San Pietro alla cifra di 11 milioni 50 mila euro, la stessa fissata dalla perizia commissionata oltre un anno fa quando il complesso era inserito nell’operazione immobiliare fra Comune e Fondazione imperniata sulla cessione di una parte dell’ex Mercato ortofrutticolo per realizzare il Polo finanziario. Anche se Castel San Pietro era poi uscito da quel giro di compravendite, l’amministrazione Zanotto è sempre rimasta intenzionata a venderlo - come del resto stabiliva la relazione allegata al bilancio 2005 - coinvolgendo l’unico interlocutore ritenuto idoneo per fine statutario e capacità di spesa: la Fondazione Cariverona. La quale, secondo gli accordi, è chiamata a versare 7 milioni al momento della vendita e gli altri 4 all’approvazione in Consiglio comunale del piano particolareggiato, per cui si ipotizza come ultima data il 30 novembre 2006. Gli 11 milioni saranno destinati alla trasformazione dell’Arsenale in Museo di Storia Naturale e parco.
Il vincolo a destinazione museale - stabilito dal Consiglio comunale nel 2001 - viene confermato sia dalla delibera della giunta che dalle intenzioni della Fondazione. L’istituto di via Forti fin dai tempi dell’operazione Polo finanziario aveva preannunciato progetti di altissimo profilo. Un museo da inserire nel circuito delle grandi mostre internazionali - era stato l’esempio fatto un anno fa dai dirigenti della Fondazione -, un’opportunità in più per il cambio di passo di Verona come città di respiro culturale europeo.
Ma ora s’è aperta la prospettiva dell’Hermitage e Cariverona non vuole lasciarsela sfuggire, come sarebbe emerso anche ieri mattina in giunta a Palazzo Barbieri. Il museo russo intende fondare una sede italiana, come ha fatto il Guggenheim di New Yorka a Bilbao e in altre città. La destinazione individuata era in origine Mantova, in una sede finanziata appunto dalla Fondazione Cariverona. Ma un po’ per i tentennamenti della città virgiliana, molto di più perchè con Castel San Pietro s’è aperta la disponibilità pressochè immediata di uno spazio prestigioso in una città di maggior spessore turistico-culturale e sempre nello stesso «raggio d’azione» della Fondazione, è proprio Verona che starebbe passando in pole position, con il traino di via Forti. (b.pi.)

Il museo di Stato dell’Hermitage occupa sei magnifiche costruzioni situate lungo l’argine del fiume Neva, proprio nel cuore di San Pietroburgo (nella foto). Il ruolo principale in questo insieme architettonico unico spetta al Palazzo d’Inverno, la residenza degli Zar russi che fu costruita su progetto di Francesco Bartolomeo Rastrelli fra il 1754 e il 1762. Il resto del complesso, edificato durante i secoli XVIII e XIX, comprende fra gli altri il palazzo del Generale Staff, il palazzo Meshnikov e il deposito recentemente costruito.
Raccolte nel corso di due secoli e mezzo, le collezioni di opere d’arte dell’Hermitage (oltre 3 milioni di pezzi) rappresentano lo sviluppo della cultura e dell’arte del mondo dall’Età della pietra al XX secolo. Oggi il museo sta organizzando il proprio repertorio digitale da mostrare in tutto il mondo.




http://verona.com/Data/Photos/20010620/P1002272.JPG

Stranfiér
January 4th, 2006, 11:15 PM
Sabato 31 Dicembre 2005
La vendita di Castel San Pietro mette a disposizione del Comune 11 milioni per restaurare un altro ex complesso militare Prossimo obiettivo l’Arsenale Nel 2006 lavori per rendere agibili subito alcune sale, poi il recupero della corteNelle prossime settimane arriverà il «masterplan» dell’architetto Chipperfield

di Enrico GiardiniUn terremoto di novità scuote i palazzi storici di Verona inutilizzati. Monumenti per troppi anni chiamati «contenitori», neanche fossero container prefabbricati, senza alcuna dignità architettonica. Se il 2005 si è chiuso con il Comune che ha venduto Castel San Pietro alla Fondazione Cariverona — che mette a disposizione l’ex caserma austriaca per la sede italiana del museo Hermitage di San Pietroburgo — il 2006 si apre con un passo in avanti nel progetto di restauro dell’Arsenale. Nel giro di qualche settimana, infatti, arriverà in municipio il masterplan, cioè il progetto di massima per il recupero dell’ex arsenale militare redatto dall’architetto inglese David Chipperfield. Il futuro dell’Arsenale, fra l’altro, è legato direttamente alla vendita di Castel San Pietro, perché gli 11milioni 50mila euro ricavati dal Comune dalla vendita di Castel San Pietro saranno destinati appunto al restauro dell’ex caserma asburgica che sorge sulla Campagnola, l’area compresa fra il ponte di Castelvecchio e il quartiere di Borgo Trento. «La priorità dell’amministrazione comunale per il 2006 è l’Arsenale», dice l’assessore al Patrimonio, Gian Gaetano Poli, «e perciò lavoreremo per sviluppare il progetto di recupero del complesso, sulla base del masterplan dell’architetto Chipperfield». Ma quale saranno i primi passi per il recupero dell’Arsenale? «Sarà la corte centrale la prima parte del complesso a venire ristrutturata, forse già nel 2006», spiega Poli, «con un intervento a partecipazione mista tra pubblico e privato. Potrà partire subito la gara per individuare il partner privato che finanzierà in parte l’opera. Nella corte troveranno posto negozi, ristoranti, bar e anche impianti per gioco e divertimento». Il progetto prevede poi la costruzione di un parcheggio, anche seminterrato, con 500 posti auto, dove sorge l’attuale, che sarà gestito dalla Saba Italia, alternativo a quello (mai costruito) di piazzale Cadorna. Ci sarà poi una sala civica, per manifestazioni, assemblee e spettacoli. Ma il piatto forte del futuro Arsenale sarà la sede del museo civico di Storia naturale, che lascerà le due sedi attuali di palazzo Pompei (la principale, in lungadige Porta Vittoria) e di palazzo Gobetti, in corso Cavour, che il Comune intende vendere. Oltre al museo, all’Arsenale troverà posto una cittadella dei ragazzi, con mostre e luoghi di cultura e divertimento per i più piccoli. Il progetto dell’Arsenale comprende la sistemazione del piazzale esterno. Sarà in parte chiuso alle auto e alla sosta e sistemato in modo da collegarsi organicamente al ponte di Castelvecchio e alla città. Verrà ammodernato anche l’attuale campogiochi. Ma prima del grande restauro, da progettare nei dettagli per le varie fasi di lavoro, ci sarà un passo imminente. Spiega Poli: «C’è già un progetto di minima prediposto dal settore Lavori pubblici per mettere in sicurezza gli edifici dell’Arsenale che hanno bisogno di interventi di ripristino, in cui ricaveremo spazi usufruibili nel giro di poco tempo». Poli si dichiara dunque «soddisfatto», aggiunge, «perché dopo l’operazione del Polo finanziario siamo riusciti in un breve periodo a risolvere anche la vendita di Castel San Pietro, che inizialmente rientrava nella grande operazione di cessione dell’ex mercato ortofrutticolo alla Fondazione Cariverona, per farne il polo finanziario. E invece ci siamo riusciti a breve avremo il confronto con il Consiglio comunale anche per la cessione dei palazzi Pompei e Gobetti». Poli conclude ricordando che «con la vendita di Castel San Pietro alla Fondazione abbiamo dato una prospettiva di alto livello a un monumento che da oltre 30 anni era inutilizzato e che dal 1932, da quando è del Comune, non ha mai avuto un utilizzo ben definito. Quando all’ipotesi della sede dell’Hermitage, sarà la Fondazione a doversi esprimere e decidere. Aggiungo che il progetto di recupero del castello comprende anche il parco di 18mila metri quadrati che sale dal quartiere di Santo Stefano, e il piazzale esterno del belvedere, che resta di proprietà del Comune».
http://www.tourism.verona.it/immagini/arsenale2.gifhttp://www.tourism.verona.it/immagini/arsenale3.jpg
Arsenale di artiglieria Franz Josef

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Stranfiér
January 6th, 2006, 07:53 PM
La nuova Verona Sud. L’area di 60mila metri quadri trasferita per 33 milioni di euro, la stessa somma pagata al Comune Passo avanti della city bancaria Fondazione Cariverona cede a Polo finanziario Spa i terreni di fronte alla Fiera

La società che costruirà il nuovo Polo finanziario può passare all’affidamento del progetto esecutivo. La nuova fase, che coincide con l’anno nuovo, è stata avviata dopo che la Fondazione Cariverona ha conferito alla nuova società Polo finanziario Spa costituita assieme a Cattolica assicurazioni e a Banco Popolare i terreni di fronte alla Fiera, circa 60 mila metri quadrati. Il valore dei terreni è stato confermato in 33 milioni di euro, la stessa cifra pagata dalla Fondazione al Comune di Verona. Il conferimento era un passaggio tecnico previsto al momento della costituzione della società, nata a metà novembre e presieduta dall’ingegner Giuseppe Nicolò, ex presidente dell’Agsm. L’investimento in totale sarà attorno ai 300 milioni di euro. Nel polo finanziario troveranno lavoro circa 400 dipendenti dei diversi istituti di credito. La city bancaria verrà costruita in parte dell’area dell’ex Mercato ortofrutticolo, e consisterà in 60mila metri quadrati — di cui 40mila per le istituzioni veronesi e 20mila di uffici di indotto, professionisti e consulenze — più altri 15mila tra parcheggi, bar, ristoranti e palestre. Nel periodo 2009-2014 verrà ampliato di altri 40mila metri quadrati per attrarre altre società non veronesi. Ci vorranno cinque anni circa prima che il polo finanziario diventi una realtà, anche se il primo atto si è consumato nell’ottobre scorso, con la demolizione delle gallerie sud dell’ex mercato ortofrutticolo, smantellato 50 anni dopo la sua nascita ma chiuso da due anni e mezzo. Al posto delle gallerie sud sorgeranno gli edifici del polo, quattro palazzi di quattro o cinque piani perpendicolari a viale del Lavoro. Le due gallerie nord, illustre esempio significativo di archeologia industriale, rimaste di proprietà comunale, diventeranno invece la «piazza coperta», cuore della futura Verona Sud, luogo di passeggio di bar e ristoranti. Le due aste di edifici che affiancano le gallerie saranno trasformate in spazi commerciali da una parte e dall’altra adibiti ad attività socio-culturali. Il resto della superficie dell’ex Mercato ortofrutticolo sarà in parte ricoperta da un parco pubblico di 50mila metri quadrati (sarà il più grande della città) mentre la fascia a ridosso dell’abitato di Borgo Roma sarà venduta in quattro lotti per costruire appartamenti (circa 300, per 180mila metri cubi). Con il polo finanziario scatteranno anche altri lavori funzionali al nuovo complesso, ma anche all’interno quartiere di Verona Sud. Il Comune intende infatti costruire un parcheggio di oltre 2.000 posti auto di fronte alla Fiera e un altro parcheggio scambiatore da 4.000 a 6.000 posti, alla Genovesa. Verrà inoltre riordinata la viabilità per l’accesso alla Fiera, con una strada di 300 metri dal tunnel della Genovesa fino a via Morgagni, dove ci sarà una seconda entrata della Fiera. L’altro intervento sarà completare la strada 434, fino a Basso Acquar.


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Stranfiér
January 7th, 2006, 11:28 AM
Venerdì 6 Gennaio 2006


Pubblicata sul Bollettino veneto la variante al Piano d’area del Quadrante Europa varata dalla Giunta
La Regione ridisegna Verona
Novità per Verona sud, Università, ippodromo e Porta Nuova
Non servono più le varianti. Da oggi il Comune ha due mesi per discuterlo


di Enrico Giardini



La giunta regionale ha adottato la variante 2 al Paqe, il Piano d’area del Quadrante Europa. È il piano che disegna il futuro di una fetta di territorio in Comune di Verona. Un’area che ha come nucleo centrale il Quadrante Europa, con quattro sottozone, ma che riguarda anche altri siti o insediamenti come l’ex fabbrica Tiberghien, il seminario di San Massimo (vedi altro articolo in questa pagina) o la zona del Nassar.
Case, strade e infrastrutture per i servizi logistici integrati; capannoni industriali, artigianali e commerciali; edifici per aziende di servizi e attività di ricerca e innovazione tecnologica a servizio delle imprese, in collegamento con l’Università; ma anche riorganizzazione urbana e del paesaggio: ecco le linee guida del piano. Sarà poi il Comune, attraverso il Consorzio Zai, oppure altri enti od operatori privati, a dargli corpo, attraverso piani urbanistici attuativi, che avranno una strada autonoma. Non ci sarà bisogno di varianti, dunque, per adeguare il piano d’area al piano regolatore generale vigente. Anche se alcuni interventi sono comunque compresi nel Pat, il Piano di assetto territoriale (cioè il nuovo Prg) licenziato dalla giunta e ora all’esame delle commissioni consiliari, prima di andare in Consiglio.
La delibera della variante 2 del Paqe è stata approvata dall’intera giunta di centrodestra (Forza Italia, An, Lega Nord e Udc) guidata dal presidente Giancarlo Galan, tranne dall’assessore alla Sanità, il veronese Flavio Tosi, della Lega Nord. Da oggi il testo è pubblicato sul Bur, il Bollettino ufficiale regionale. Il Comune di Verona avrà ora 60 giorni di tempi per produrre le osservazioni, prima di ritornare il documento a Venezia, per la definitiva approvazione. La Giunta comunale ha peraltro già prodotto una memoria con la sua posizione sulla variante, già consegnata in Regione.
QUADRANTE EUROPA. La variante 2 al Paqe è nata dall’esigenza di adeguare in tempi rapidi la piattaforma intermodale del Quadrante Europa, sulla scia del nuovo sistema dei «corridoi», due dei quali — il numero 5, Lisbona-Kiev, e il numero 1, Berlino-Napoli — si incrociano proprio a Verona. Da qui, come redatto nel piano Fossel — la necessità di pianificare in maniera definitiva l’ambito del Quadrante Europa, diviso in quattro settori. Vale a dire l’interporto Quadrante Europa, l’area della Marangona da destinare all’innovazione tecnologica, il nuovo scalo merci e infine il comparto di riqualificazione paesaggistica del Forte Gisella.
L’articolo 14 della delibera della giunta veneta dice che sarà il Comune, attraverso il Consorzio Zai (sentita la Provincia e le categorie produttive) a dover assicurare la massima integrazione funzionale tra i luoghi dell’innovazione quali il Magnete, la Fiera, il nodo di Verona Porta Nuova, l’aeroporto Catullo, il futuro Parco scientifico e tecnologico, il Cardo e la Zai storica.
nEX TIBERGHIEN. Sedi di aziende dell’innovazione, a servizio della città e per la promozione di prodotti, e poi alberghi e ristoranti, palestre e negozi: ecco alcune delle funzioni previste nella variante 2 del Paqe per l’ex opificio Tiberghien e l’area circostante.
CROCE BIANCA. Piste ciclabili e parchi con attrezzature sportive, alberghi, ristoranti sono alcune opere indicate dalla variante per la cosiddetta «Agorà della Croce Bianca-centro turistico metropolitano». Un’area ad alta qualità ambientale e urbana tra le strade Gardesana e Bresciana, destinata appunto a servizi per i turisti.
ECOCITTA’ DEL CROCIONE. Uffici, servizi e abitazioni, ma con una particolare attenzione per l’ambiente sono invece le destinazioni previsti per «l’Ecocittà del Crocione», a ovest della città, tra la porta di Quadrante Europa e la nuova statale 62.
NASSAR. Il Paqe indica sei «porte», individuate dagli accessi autostradali alla città, intese come aree attrezzate a servizi, quindi interessati a nuovi piani urbanistici, essendo appunto la «porta» alla fruizione turistica di Verona. Tra queste spicca la Porta Parona-Nassar, luogo di grande una lottizzazione mista fra case, negozi e uffici, ma anche di recupero ambientale degli argini dell’Adige, sempre per il tempo libero.
STAZIONE DI PORTA NUOVA. Servizi per i cittadini, case, spazi pubblici con piazze, giardini pensili e complessi edilizi sono indicati nella variante per la zona sopra il livello ferroviario della stazione di Porta Nuova.
UNIVERSITA’. Si chiamerà Athaeneum e diventerà la sede principale del sistema universitario veronese costituito dal complesso di Borgo Roma e dalle futuri edifici del Polo scientifico e tecnologico del Quadrante Europa.
PARCO EQUESTRE. Il parco per gli sport equestri «La nuova Contina» è situato nella variante al Paqe a sud di Verona, al confine con Villafranca, e sarà all’interno di un parco intercomunale per gli sport equestri, con ippodromo, attrezzature sportive e ricreative, una locanda e di un nuovo borgo rurale.
AREE PER CAMPER. Sarà a est di Verona un punto di partenza di un sistema di punti attrezzati per il turismo all’aria aperta per l’accoglienza dei turisti, in corrispondenza dei principali assi di accesso.




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Stranfiér
January 7th, 2006, 11:07 PM
Sabato 7 Gennaio 2006


LA CITTÀ CHE CAMBIA. Mercoledì in Giunta sarà esaminata la variante al Piano d’area del Quadrante Europa
«Su Verona deciderà il Comune»
Uboldi: «Bene la concertazione con Venezia, ma prima si approvi il Pat»


di Enrico Giardini



Sarà mercoledì all’esame della giunta comunale la variante 2 al Paqe, il Piano d’area del Quadrante Europa, adottata dalla giunta regionale e, da ieri, pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale. Da ieri, 6 gennaio, sono scattati infatti i 60 giorni di tempo a disposizione dell’amministrazione di Palazzo Barbieri per produrre le osservazioni. Ma il Comune anticipa: «Sulla pianificazione territoriale decidiamo noi. E comunque, prima si deve approvare in Consiglio comunale il Piano di assetto territoriale», dice l’assessore comunale all’Urbanistica e Pianificazione territoriale, Roberto Uboldi.
La delibera — approvata con i voti dell’intera maggioranza della Casa delle libertà guidata dal presidente della Regione Giancarlo Galan, tranne che dall’assessore alla Sanità Flavio Tosi, veronese, della Lega Nord — contiene le linee per lo sviluppo infrastrutturale e urbanistico dell’interporto del Quadrante Europa, oltre a vari progetti edilizi, ma anche di tutela ambientale e paesaggistica, di vari altri siti alle porte della città.
Ma sulla valutazione della variante, e in particolare sulle linee di indirizzo per gli altri siti, Palazzo Barbieri intende appunto mettere i puntini sulle «i». A cominciare dall’assessore Uboldi, che a pochi giorni dalla riunione di giunta pone i paletti: «Se la Regione domanda al Comune di Verona di concertare gli interventi sul territorio compreso nel Piano d’area, va bene, ma se intende sostituirsi al Comune nella pianificazione urbanistica, allora non va bene».
La questione assume così il suo significato politico. Della serie: se una maggioranza di centrodestra in Regione, e con tre assessori veronesi (Giancarlo Conta di Forza Italia, Stefano Valdegamberi dell’Udc e Massimo Giorgetti di An) vota sì alla variante, il Comune allora potrebbe chiedere al centrodestra all’opposizione in Comune di non mettere troppi ostacoli all’approvazione del Pat.
L’assessore comunale distingue tre livelli di progetti, e quindi tre giudizia, contenuti nel variante al piano d’area. Sullo sviluppo dell’area del Quadrante — interporto, Marangona cioè luogo dell’innovazione tecnologica, scalo merci e tutela paesaggistica della zona del Forte Gisella — Uboldi si dice d’accordo: «È una parte della variante che anche noi abbiamo auspicato e che da sempre sosteniamo, come scritto in una nostra memoria con osservazioni sulla variante che la Regione già conosce. La Regione ha infatti piena legittimità a intervenire su questioni di rango regionale, che vanno ben oltre le competenze del Comune, che peraltro ha già concordato gli interventi da compiere con il Consorzio Zai. Se i meccanismi possono essere accelerati, ben venga».
Diverso è il discorso sugli interventi che già sono compresi nel Pat, il Piano di assetto territoriale (cioè il nuovo Piano regolatore generale) licenziato dalla giunta comunale e dalla settimana prossima all’esame delle commissioni consiliari, prima di andare in Consiglio comunale. Un caso emblematico, per Uboldi, è il progetto di riqualificazione dell’ex fabbrica Tiberghien e dell’area circostante, in Borgo Venezia, dove la variante indica nuova edificazione per aziende dell’innovazione, alberghi, ristoranti, negozi e palestre. «Anche il Pat dice che quella zona deve essere recuperata per la città», dice Uboldi, «ma la variante al Paqe non può già definire i metri cubi da edificare e le destinazioni d’uso dei futuri immobili. La programmazione urbanistica spetta al Comune. Lo stesso dicasi per i progetti di sviluppo della Bassona e per la parte direzionale e commerciale del progetto di riqualificazione del seminario di San Massimo».
Altro discorso ancora per i progetti contenuti nella variante 2, ma non nel Pat, come il piano di sviluppo edificatorio della zona della Porta Parona-Nassar, che il Comune vuole tenere a verde, e toccata dalla futura strada di gronda, e non a case, alberghi e negozi, come prevede il Paqe: «È un’area particolarmente delicata, per noi, dice Uboldi, che pone così la questione in termini perentori: «È irrinunciabile approvare prima il Pat e poi, in Consiglio comunale, le nostre osservazioni alla variante 2 al Paqe».




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Stranfiér
January 9th, 2006, 10:25 AM
Domenica 8 Gennaio 2006


Delegazione moscovita ricevuta a Palazzo Barbieri dal vicesindaco Pedrazza Gorlero, presenti Mosele e Rana
Castel S. Pietro conquista la Russia
Hermitage, il viceministro sul colle con Biasi: «È in una posizione splendida»
Il Cremlino «prenota» anche l’Arena Film e concerto su Giulietta e Romeo con l’Orchestra filarmonica di Stato


di Enrico Santi



È giunta, ieri, in visita a Castel San Pietro la delegazione governativa russa formata dal viceministro per gli Affari esteri, Aleksandr Iakovenko e dal console generale di Mosca a Milano, Aleksandr Nurizade. Dello storico edificio austriaco, che di recente il Comune ha ceduto alla Fondazione Cassa di Risparmio per 11 milioni di euro, si parla insistentemente come futura sede italiana del museo Hermitage di San Pietroburgo. E, a dimostrazione del forte interesse a far approdare in riva all’Adige una delle istituzioni culturali più prestigiose a livello internazionale, sul colle che domina la città è salito anche il presidente della Fondazione, Paolo Biasi.
All’importante ospite straniero, che ha chiesto spiegazioni sulla capienza dell’edificio e sui tempi di restauro, lo stesso Biasi ha assicurato che per la sua sistemazione definitiva «non ci vorrà molto tempo, circa un anno e mezzo, perché le sale interne sono messe bene». L’esponente moscovita, tuttavia, non si è sbilanciato e si è limitato a confessare la propria ammirazione per la splendida posizione del palazzo. Oltre a Verona, anche Mantova è interessta ad avere la sede dell’Hermitage. La visita a Castel San Pietro ha concluso la giornata veronese del viceministro.
In mattinata il rappresentante del Cremlino e il console generale Nurizade erano stato ricevuti a Palazzo Barbieri dal vicesindaco Maurizio Pedrazza Gorlero. Erano presenti all’incontro anche i presidenti della Provincia, Elio Mosele, della Fondazione Cariverona, Paolo Biasi, e dell’Associazione industriali della provincia di Verona, Gianluca Rana. «Sulla linea dei rapporti tra il presidente Berlusconi e il presidente Putin», ha spiegato il viceministro Iakovenko, «il nostro Paese si apre all’Italia, e in particolare alle regioni del nord, per dar vita a rapporti di scambio e di cooperazione industriale, economica e culturale, che portino alla crescita delle reciproche realtà». La delegazione, nei giorni scorsi, aveva visitato anche le città di Milano, Como, Bergamo, Mantova, Piacenza e Genova.
Nell’ambito di un programma di cooperazione culturale, il viceministro ha proposto la presentazione in Arena di uno spettacolo su «Giulietta e Romeo», con la proiezione di una pellicola degli anni ’60 restaurata di recente, in cui si esibisce la grande ballerina Galina Ulanova, e con la partecipazione dell’Orchestra filarmonica di Stato russa.
«Verona», ha detto Pedrazza Gorlero, «è sempre aperta ad instaurare rapporti di collaborazione con le realtà straniere, quindi auspico che con la Federazione russa si possano concretamente realizzare intese sul piano economico e culturale. la città di Verona, in questa circostanza, si è presentata come sistema complessivo e questo è molto importante per poter fare qualcosa di positivo». Quanto al progetto di Castel San Pietro, il vicesindaco ha assicurato che «non se ne è parlato né ufficialmente né ufficiosamente». E ha aggiunto: «La scelta che riguarda la sede italiana dell’Hermitage spetta al governo russo e alla direzione del museo di San Pietroburgo. La proposta è sul tavolo, faranno le loro valutazioni». Il viceministro di Mosca, da parte sua, si è detto «soddisfatto» dell’incontro. «Riteniamo», ha aggiunto, «di avere buone prospettive di sviluppo nei rapporti culturali ed economici». Quanto all’Hermitage, Iakovenko ha confermato: «È vero, non ne abbiamo discusso, ma questo non significa che non tratteremo prospettive di scambio culturale. Verona è una città bellissima».
Al termine dell’incontro il viceministro e il console generale, accompagnati dalle mogli che durante il ricevimento in municipio avevano fatto shopping nelle vie del centro hanno compiuto un giro turistico, accompagnata dalla storica dell’arte dell’Università di Verona, Daniela Zumiani. Fra l’altro la delegazione russa ha visitato l’Arena, la casa di Giulietta, i Palazzi scaligeri, il Duomo e la biblioteca Capitolare.




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Stranfiér
January 10th, 2006, 01:10 PM
Martedì 10 Gennaio 2006


In commissione lo studio di fattibilità per una rete di trasporto pubblico su rotaie
La Provincia pensa a un metrò per il Garda e la Valpolicella
Un sistema rapido ed ecologico. Con l’amarcord della vecchia linea Verona-Caprino


E dopo la tramvia cittadina, ecco la metropolitana provinciale. Nelle intenzioni della Provincia, infatti, il collegamento tra Verona, il lago di Garda e la Valpolicella potrebbe avere un futuro sui binari.
Ieri sera la terza commissione provinciale su viabilità, lavori pubblici e grandi opere viarie ha dato avvio alla fase preliminare dello studio di fattibilità di una metropolitana leggera di superficie. Il primo tracciato che sarà preso in esame prevede un vero e proprio percorso ferroviario, con partenza dalla stazione di Porta Nuova e arrivo a Garda, passando da Peschiera e da tutti i paesi del bacino lacustre. Il collegamento con la Valpolicella verrebbe invece attuato tramite una tramvia affiancata al percorso stradale esistente in sede «promiscua».
«È solo una primissima fase», precisa l’assessore provinciale alla Viabilità Luca Sebastiano (An), «nella quale si analizzano ipotesi di fattibilità dell’idea di trasporto su rotaia fra il capoluogo e due zone molto frequentate e trafficate, che necessitano di sistemi di trasporto alternativi a quello su gomma. Nelle fasi successive, si dovrà valutare la fattibilità dell’opera in base al rapporto costi/benefici, alla percorribilità e all’impatto ambientale».
«Si tratta in ogni caso», conclude Sebastiano, «di un primo passo verso la futura realizzazione del sistema metropolitano provinciale dei trasporti». Un sistema che potrebbe collegarsi alla tramvia cittadina in una rete di trasporto pubblico su ferro. Rapida, moderna ed ecologica, qualità che si sposano con le esigenze degli utenti e dell’aria inquinatissima della pianura Padana. Anche se in realtà questo progetto futuristico, a guardarlo in un’altra ottica, può somigliare a un salto nel passato, quando la linea ferroviaria Verona-Caprino aveva il suo terminal cittadino in via Mameli, vicino alla chiesa di San Giorgio, e il filobus a tirache rosso e giallo portava i passeggeri in Valpolicella, mentre in città circolavano i «verdoni». (r.c.)




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Falcon83
January 10th, 2006, 11:37 PM
Germano Mosconi, una leggenda della cronaca sportiva veronese...

http://video.google.com/videoplay?docid=-2022266015380331569

"se non bestemmio guarda..."

Stranfiér
January 11th, 2006, 01:24 PM
Mercoledì 11 Gennaio 2006


Viabilità. Dalla Regione nulla osta alla variante da Villafranca a Povegliano
Grezzanella, altro round


La commissione tecnica regionale ha espresso parere favorevole sul progetto definitivo relativo alla variante di tracciato della strada regionale 62 detta «Della Cisa» nei Comuni di Villafranca e Povegliano.
L’iniziativa, inserita nel piano triennale di interventi per l’adeguamento della rete viaria regionale approvato dal Consiglio regionale, è prevista nel contesto di un’intesa fra Regione Veneto, Veneto strade spa, Provincia di Verona, Rete Ferroviaria Italiana e i Comuni interessati.
La realizzazione di tale variante rappresenta il primo stralcio di una nuova viabilità fino al confine regionale, prescritta con l’approvazione del progetto di raccordo autostradale tra l’autostrada A15 «Della Cisa» e l’autostrada A22 Brennero, che collegherà Fontevivo, in provincia di Parma, con Nogarole Rocca.
Il progetto di variante, che ha già acquisito il parere favorevole della Commissione provinciale di valutazione di impatto ambientale, costituisce un’adeguata risposta dell’amministrazione regionale agli annosi problemi di transitabilità di quell’arteria, già strada statale in parte a percorrenza urbana.




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Stranfiér
January 12th, 2006, 01:17 PM
Giovedì 12 Gennaio 2006


La Regione proroga di sei mesi la scadenza per approvare le varianti al Paque
Ex Cartiere, c’è il rinvio Se ne riparla in giugno
Fra il Comune e la proprietà restano dissidi sulla viabilità di accesso. Intanto nell’area continua lo spaccio di droga, anche se non sono stati aperti altri varchi


Era stato detto - ma di parole sull’argomento ne sono state pronunciate davvero tante - che entro la fine dell’anno sarebbe stato approvato il piano di riqualificazione dell’area delle ex Cartiere presentato dalla proprietà e quindi sarebbero potuti partire i lavori di abbattimento delle strutture fatiscenti, ricovero di tossicodipendenti e immigrati clandestini. Per poi attuare una trasformazione a base di di negozi, uffici e aree verdi.
Ma ancora una volta l’approvazione è stata rinviata. E adesso c’è tempo fino a giugno di quest’anno. La Regione ha infatti prorogato alla fine di giugno la scadenza per l’adozione delle varianti al Paque, il Piano d’area del Quadrante Europa. L’assessore all’urbanistica Roberto Uboldi però è fiducioso di poter concludere entro fine mese: «Abbiamo ricevuto un altro sollecito dalla prefettura», spiega l’amministratore, «per la demolizione. La proprietà ha chiesto di poter fare un sopralluogo assieme ai tecnici del Comune, quindi spero di poter chiudere prima. Non credo che la Regione pensasse alle ex Cartiere quando ha dato la proroga ulteriore». Entro la fine del mese l’amministrazione comunale conta di mettere a punto il piano d’area di Verona Sud, commissionato all’architetto Gabrielli. Comprende anche l’area delle ex Cartiere e il nodo viabilistico che rappresenta il punto di dissidio principale fra la proprietà e le esigenze urbanistiche del Comune.
Dunque ci vorrà ancora del tempo, per i lavori alle ex Cartiere di proprietà della società Verona Porta Sud, fondata dagli imprenditori Mazzi, Lonardi e Brendolan.
Nel frattempo la situazione nella zona abbandonata resta quella di sempre anche se non sono più stati aperti varchi nel muro di recinzione. Adesso a comperare droga vanno tossicodipendenti «atletici», che passano da dietro all’albergo Leon d’Oro, scavalcano dall’area dell’Agsm per poi entrare nel complesso abbandonato ad acquistare la droga. Sono meno visibili, per cui danno meno fastidio a chi lavora nella zona di via Dominutti. Ma la vergogna resta, perché non è nascondendo lo sporco sotto il tappeto che si ha una casa pulita.
Il nodo da risolvere per dare il via all’approvazione dei lavori pare sia rimasto quello della viabilità. Così come la società privata s’era rivolta ad esperti per dimostrare che non ci sarebbe stato intasamento di traffico, altrettanto aveva fatto il Comune.
«Noi stiamo aspettando che il Comune decida», dice l’avvocato Dario Donella, che rappresenta la società Verona Porta Sud, «i nostri periti sono francesi e hanno sottolineato che una rotonda risolverebbe i problemi di traffico. Anche perché nell’area in oggetto non c’è intenzione di realizzare grossi centri commerciali come quelli che già esistono e che potrebbero davvero congestionare il traffico. E i francesi di rotonde se ne intendono. Ma da mesi non abbiamo notizie ufficiali e da quelle ufficiose non riusciamo a capire a quale punto sia la situazione». Il Comune, inveve ritiene che l’accesso alle ex Cartiere trasformate in moderno quartiere polifunzionale possa funzionare solo con il prolungamento a Basso Acquar della statale 434. Una cosa più lunga e complessa.
Il progettista, l’architetto Bruno Gabbiani, è a sua volta in possesso di notizie ufficiose: «Dopo le feste mi era stato detto che l’approvazione era stata prorogata al 30 giugno. Noi aspettiamo, non abbiamo alternative», conclude. (a.v.)

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Stranfiér
January 13th, 2006, 01:22 PM
Venerdì 13 Gennaio 2006


Oggi si incontrano i presidenti delle due amministrazioni provinciali, Mosele e Dal Lago: «Linea diretta fino a Padova»
Alta velocità, alleanza con Vicenza
Strategia comune per spostare a sud di San Bonifacio il «Corridoio 5»


di Enrico Santi



Le amministrazioni provinciali di Verona e di Vicenza si alleano per ridisegnare il tracciato dell’alta velocità ferroviaria. L’obiettivo dichiarato è quello di spostare a sud la tratta del «corridoio 5», creando un collegamento diretto tra Verona e Padova, risparmiando così da interventi devastanti sia il capoluogo berico che, nel Veronese, i centri abitati di San Martino Buon Albergo, San Bonifacio e Belfiore.
L’altro giorno, a palazzo Nievo, sede del Consiglio provinciale di Vicenza, la presidente Manuela Dal Lago aveva invitato i presenti a mettere da parte le illusioni sulla possibilità di far passare i treni superveloci in galleria. «L’ipotesi del tunnel sotto Vicenza è tramontata, è un’opera troppo costosa», ha fatto sapere, senza tanti giri di parole, la presidente dela Provincia di Vicenza. «E ora», ha aggiunto, «ci auguriamo di essere ancora in tempo per proporre correttivi». Perplessità sui costi troppo elevati della galleria erano state recentemente sollevate dallo stesso ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, e dal presidente delle Ferrovie, Elio Catania.
Vicenza, quindi, invita Verona ad unire le forze per scongiurare l’ipotesi peggiore per entrambi i territori: che, cioè, la linea dell’alta velocità corra in affiancamento all’autostrada. La Dal Lago ha annunciato in aula che a breve inizierà una serie di incontri con il presidente scaligero, Elio Mosele. «I veronesi», ha detto, «sono in particolare preoccupati per il nodo di San Bonifacio». Mosele, da parte sua, rilancia: «Sono contento che la collega di Vicenza, con cui ho già avuto dei colloqui, abbia rilanciato l’idea di una posizione comune sul progetto dell’alta velocità. L’idea è quella di spostare più a sud il tracciato, creando così un collegamento diretto Verona-Padova. Una linea così concepita e sulla quale potrebbe innestarsi una rete metropolitana di superfice, avrebbe un impatto minore per entrambi i territori». Per raggiungere Vicenza, i viaggiatori dovrebbero servirsi di una bretella, collegata ad una stazione intermedia. Tale ipotesi era stata ventilata anche dal ministro Lunardi. Oggi Mosele e la Dal Lago affronteranno l’argomento, ponendo le basi di una strategia comune, durante un incontro, che si svolge nella città del Santo, dell’Unione delle Province venete.
«Se la galleria di Vicenza è ormai un progetto superato», spiega Mosele, «niente vieta di pensare ad un tragitto diverso per il corridoio 5, spostato più a sud e quindi meno impattante anche per noi dal punto di vista ambientale, dell’inquinamento acustico e della qualità della vita dei cittadini dei Comuni veronesi coinvolti. Ho recentemente incontrato i sindaci e il dirigente di Rfi, Ciravolo, con il quale abbiamo avviato un ragionamento a vasto raggio che proseguirà nei prossimi mesi».




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Stranfiér
January 14th, 2006, 04:01 PM
Sabato 14 Gennaio 2006


Provincia. Il presidente Mosele
«Giorni decisivi per la fusione fra Aptv e Amt»
«Due aziende, una sola società di gestione»


Dopo le vacanze invernali riprende l’attività della Provincia.
Abbiamo chiesto al presidente dell’amministrazione provinciale Elio Mosele (nella foto) a quale fase siano giunti alcuni dei temi più sentiti dai veronesi e che prospettive ci siano di soluzione a breve termine.
TAV. «Abbiamo avuto un incontro con Manuela Dal Lago, presidente della Provincia di Vicenza», dice Mosele, «per fare il punto sulla situazione della linea ferroviaria ad Alta velocità. Abbiamo concordato sul fatto che il tracciato del corridoio 5 sia da riconsiderare. Siamo convinti che l’Alta velocità porterà vantaggi al traffico di merci e passeggeri, ma non vogliamo che la vita dei nostri cittadini venga sconvolta. Al primo posto, infatti, abbiamo messo la vivibilità del territorio. Le prossime azioni saranno dunque rivolte a ottenere questo importante obiettivo».
APTV E AMT. «L’accorpamento delle due società di trasporto pubblico è a un punto cruciale. La settimana prossima è previsto un incontro con il sindaco Paolo Zanotto e gli assessori competenti del Comune per stipulare gli accordi finali. Dopo il lavoro dei tecnici, che hanno trovato la soluzione ideale, con due distinte aziende condotte da una nuova società di gestione. Sono da definire la presidenza, il completamento del consiglio d’amministrazione, i patti parasociali ed una presenza equilibrata, basata sulla valutazione dei rispettivi patrimoni. La prossima settimana segnerà un’accelerazione dei processi per realizzare la volontà politica provinciale e comunale».
SISTEMA METROPOLITANO DEI TRASPORTI. «Come ho più volte dichiarato», conclude il presidente Mosele, «abbiamo rivolto molta attenzione alla realizzazione di un sistema metropolitano provinciale e veneto dei trasporti, prodigandoci assieme a Manuela Dal Lago con l’assessore regionale alla Mobilità e Infrastrutture Renato Chisso. La prima tappa è rappresentata dalle linee ferroviarie in direzione di Rovigo, che interessano tutta la Bassa veronese. Entro breve tempo dovranno essere elettrifi-cate e potenziate per potersi collegare più rapidamente con la città e in futuro con l’aeroporto di Villafranca. Sarebbe un servizio prezioso per tutta la nostra comunità».
Roberto Ceruti






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Stranfiér
January 18th, 2006, 01:11 PM
Mercoledì 18 Gennaio 2006


Commissione con il vicepresidente dell’A22 Giovanni Pavesi che ha fatto il punto sui lavori per la Tibre e per la terza corsia fino a Modena
E l’Autobrennero prepara un nuovo casello
Previsti i lavori per lo svincolo di Pastrengo. Ma in Provincia c’è chi non lo vuole: «Spendere i soldi altrove»


Casello sì o casello no? L’Autobrennero, che ha notoriamente tratte molto lunghe, deve aprire un’uscita anche a Pastrengo? Di questo e molto altro si è discusso l’altra sera nella Terza commissione provinciale presieduta dal consigliere Giorgio Girelli (Fi) con il vicepresidente dell’Autobrennero Spa Giovanni Pavesi. In discussione, l’ordine del giorno con cui il consigliere Fausto Sachetto (Fi) esprime il parere negativo di gran parte del centrodestra sulla realizzazione di un nuovo casello autostradale dell’A22 a Pastrengo.
Le motivazioni parlano di possibile inutilità di un nuovo svincolo autostradale ad appena 4 km da quello di Affi ed ancora più vicino al costruendo casello di Castelnuovo, che sarà anch’esso collegato ad Affi da un sistema di bretelle. «Meglio utilizzare i soldi per opere più urgenti sul nostro territorio, evitando eventuali sprechi», conclude Sachetto. Giovanni Pavesi, premettendo che tutto può essere ridiscusso e che l’ultima parola spetterà in ogni caso alla Provincia di Verona, spiega che la società di cui fa parte appartiene per una buona fetta a Verona. E’ infatti del 20 per cento la quota detenuta da Provincia, Comune, Camera di commercio e industriali della Cis di Villafranca.
«Facendo squadra, si ha certamente un bel peso sulle decisioni», dice, «e ciò è dimostrato dagli ingenti investimenti che per la prima volta riguardano il distretto scaligero». Poi, rivela che le azioni della società Autobrennero sono in salita e che l’anno scorso hanno fruttato alla Provincia un dividendo di ben 700 mila euro.
«La concessione ad Autobrennero è stata appena rinnovata fino al 2014 e chi godrà maggiormente di questo nostro stato di salute e della gestione oculata», dice ancora Pavesi, «saranno proprio le infrastrutture veronesi».
Ed ecco l’elenco delle opere in programma a breve.
TIBRE. I cantieri per il corridoio Tibre saranno aperti entro il 2006. Lo sviluppo a sud di Verona sembra alla fine partire con questa importante direttrice viaria, che prevede lo sbocco della Cremona-Mantova sulla A22 all’altezza di Mantova Nord.
TERZA CORSIA. Finalmente stanno per partire i lavori di ampliamento della Verona-Modena, con la costruzione della terza corsia. I terreni necessari all’opera sono già di proprietà dell’Autostrada ed è solo questione di mesi. Sono in molti ad attendere con ansia che questo trafficato e nebbioso tratto autostradale venga reso più sicuro e percorribile.
MEDIANA ISOLA DELLA SCALA. Per le varianti alla viabilità in funzione del casello di Nogarole Rocca sono stati erogati 35 milioni di euro all’Anas. Nascerà dunque la Mediana da Nogarole alla Transpolesana attraverso Isola della Scala.
PANNELLI ANTIRUMORE. Un altro atteso intervento riguarda i pannelli antirumore che salvaguarderanno la salute degli abitanti della zona nel tratto Verona-Affi. Verranno poi sistemati tutti i guardrail ed in concorso con Anas e Provincia si realizzerà la circonvallazione di Bussolengo, per collegarsi alla Sp 4 della Valpolicella. Nel programma dei lavori 2006 sono previsti i due nuovi svincoli di Lavis e Pastrengo, che costeranno complessivamente 30 milioni di euro.
In realtà, le perplessità del consigliere Sachetto sono dettate dal fatto si stia ancora attendendo la stesura definitiva del progetto di riqualificazione viabilistica del comprensorio fra Dolcè e Castelnuovo, che sarà operata da Anas e Provincia. Non si vorrebbe, infatti, che nascessero troppi caselli autostradali e che la circolazione delle auto non fosse ulteriormente intasata. D’altro canto, c’è il rischio di perdere il finanziamento per le opere viabilistiche di supporto, che nella zona tra Peschiera, Affi e Pastrengo sono diventate indispensabili.
Roberto Ceruti






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Stranfiér
January 21st, 2006, 03:34 PM
Sabato 21 Gennaio 2006


Un articolo sull’«Espresso» riapre il dibattito sul maxi investimento su quattro milioni di metri quadrati tra Trevenzuolo e Vigasio
Autodromo, ecco cosa succederà
Il vicepresidente Dall’Oca spiega il progetto e i rischi che corre dopo Bancopoli


Dottor Dall’Oca, lei a fine ottobre aveva detto all’Arena che la percentuale di verde nell’area del futuro autodromo sarebbe stata del 55%, mentre ora dice all’Espresso che si costruirà sul 70%...
«Quelli dell’Espresso non hanno capito niente e hanno scritto delle cose inesatte».
Ossia?
«Il 70% è solo il rettangolo su cui calare i metri quadri da costruire. Prima dell’ultima modifica (nel marzo 2005, ndr) era il 30%, adesso il rapporto è stato invertito. Ma quello che ci va sopra è sempre lo stesso. Non riesco a farmi capire».
Vediamo se ci riesco. Diciamo che mentre prima si poteva costruire solo all’interno di un terzo dell’area, adesso le costruzioni possono essere spalmate su due terzi.
«Proprio così, ma solo in linea teorica, perché noi arriveremo a costruire non più del 20% dell’intera area, che spalmato sul 70% edificabile sognifica che oltre la metà dell’intera zona rimarrà non edificata».
Il 20% sono comunque un bel po’ di cemento, 800 mila metri quadri.
«Con 800 mila metri quadrati su quattro milioni totali non credo si possa parlare né di saccheggio del territorio, né di cementificazione».
Beh, sono pari a ottomila appartamenti da 100 metri quadrati di superficie, che a tre persone per appartamento farebbero una città delle dimensioni di Verona...
«Ma non è così. Sui quattro milioni di metri, un milione va utilizzato per la pista e lì costruiremo sì e no 100 metri di box, paddock e infrastrutture. E poi non sono tutti in estensione, perché si svilupperanno anche in altezza, una palazzina di servizi avrà due o tre piani. Quindi costruisco ma non copro un’area di centomila metri quadri...»
E un milione se ne va così...
«Su un altro milione e duecentomila costruisco un parco divertimenti. Pensiamo a Gardaland e ditemi se è un saccheggio...»
E siamo a metà.
«Sul restante ci sono 600-700 mila metri tra strade e parcheggi. Resta solo un milione e 300 mila metri su cui si farà la parte commerciale, che è la parte produttiva. E qui non si potrà edificare più del 30%, massimo 40%, quindi 500-600 mila metri quadrati».
Però le proteste non sono mancate.
«Io l’ho detto in tutte le lingue: la gente finisca di parlare a casaccio, aspetti che ci sia una bozza di progetto e poi dica tutto quello che vuole. Se sto raccontando delle palle, potranno rinfacciarmelo. E lasciamo perdere Bancopoli e quant’altro».
A proposito di parco e Gardaland. Ha senso farne un’altro a pochi chilometri di distanza?
«Sì. È come per i centri commerciali. Dove c’è flusso, la gente poi va. Intanto non saranno parchi uguali, perché il nostro sarà tematico sulle auto e sulle moto, poi sicuramente attireremo nella nostra città più persone. E molti faranno un giorno qua e un giorno là. Anzi, sarebbe da mettersi in sinergia».
Facciamo come in pista, torniamo alla partenza. L’Espresso sostiene che in base al patto parasociale firmato nel maggio scorso, la parte pubblica, che lei rappresenta come delegato di Veneto Sviluppo, sarebbe diventata minoranza nella società. E la maggioranza la raggiungerebbe da sola Earchimede, lo società di cui fino a pochi giorni fa era presidente Gnutti.
«Sarebbe così se il progetto fosse già partito e questi signori fossero già impegnati a spendere 600 milioni di euro. Ovvio che chi paga avrà la proprietà. Teniamo presente poi, che una quota parte dei loro investimenti andrà a benficio degli enti pubblici soci. Ma tutto si basa sul presupposto che il progetto parta, perché il patto prevede che se loro non investono entro i termini stabiliti e non costruiscono la pista, decade tutto».
E cosa succederebbe allora dei terreni che sono già stati acquistati?
«Rimarrebbero in capo alla società così com’è e quindi alla società pubblica»,
Quindi Veneto Sviluppo e i Comuni di Vigasio e Trevenzuolo si ritroverebbero coi terreni e senza autodromo e annessi e connessi.
«Se non rispettano i patti, certo. È così. O meglio, con queste quote, quindi con la maggioranza pubblica. Però i terreni li avremo gratis e vorrà dire che li rivenderemo.Ma secondo lei, se una società spende dai 70 ai 100 milioni di euro per acquistare dei terreni, poi rinuncia all’investimento?»
Ma finora questi terreni con che capitali sono stati acquistati?
«Noi non abbiamo ancora acquistato nessun terreno, abbiamo solo delle opzioni».
Promesse d’acquisto, insomma.
«Da esercitare entro una certa data».
Che è il 30 settembre prossimo. Mica c’è tanto tempo...
«Infatti. Bisogna entro i prossimi 2-3 mesi di dare un senso compiuto al tutto e stiamo preparando gli elaborati del progetto».
In tutto l’assetto di Autodromo del Veneto Spa, oltre a coloro di cui abbiamo già parlato e alla Draco Spa di Brescia, c’è una specie di socio fantasma: il Comitato promotore per la realizzazione del’autodromo, che ha sede a Verona in via Morgagni 14. Chi c’è dentro?
«Sono imprenditori e professionisti di Verona, tutti quanti appassionati, che hanno fatto da stimolo iniziale fin dal 1999».
Mi faccia qualche nome...
«Eh no. Chiedetelo a loro, anche perché non so quali siano state le evoluzioni al loro interno. Non voglio entrare nel merito delle loro questioni, come entro in quelle dei soci dei Earchimede, i vari Hopa, Unipol, ecc».
Però lei ha avuto a che fare con gli amministratori delegati di Earchimede e Draco...
«Certo, con loro sì, ma io i vari Gnutti, Consorte, Fiorani, Ricucci manco li conosco. E poi adesso il nostro socio Earchimede è controllato dalle nuove realtà bancarie: la nuova Bpi, la nuova Unipol, la nuova Hopa. Io spero che quanto prima si facciamo avanti, anche perché non so cosa vorranno fare. Può anche darsi che cambino idea».
E se i nuovi amministratori di queste società rinunciassero all’autodromo? C’è un rischio serio che crolli tutto il castello di carte.
«Per questo ho chiesto un incontro molto a breve. È inevitabile che le loro difficoltà ricadano anche su di noi. Io mi auguro che mantengano gli impegni, perché ritengo che sia una opportunità unica e da non perdere per la nostra regione e la nostra provincia».
Gli ambientalisti non hanno però tutti i torti a dire che è una delle ultime zone agricole intatte del Veneto.
«Ma ormai l’agricoltura è sorpassata, il futuro è nel turismo e nel tempo libero. Dove oggi vivono 5-6 famiglie verranno creati moltissimi posti di lavoro. Più tutto l’indotto».

Stranfiér
January 23rd, 2006, 01:16 PM
Lunedì 23 Gennaio 2006


Stazione, si cambia. Ed è rivoluzione
Grandi Stazioni investe oltre 14 milioni di euro per migliorare gli edifici di Porta NuovaTRASPORTI E PROGETTI
La gara d’appalto è in corso e a giugno saranno aggiudicati progetto esecutivo e lavori. L’intervento prevede la riqualificazione degli edifici (alcuni inutilizzati), una nuova sala viaggiatori, negozi e servizi anche al primo binario. Il cantiere resterà aperto per due anni e mezzo
Un’isola vetrata con servizi ferroviari e commerciali. Un nuovo mezzanino e punti di ristoro. Parcheggio interrato


Per i lavori della stazione di Porta Nuova è in corso la gara d’appalto e, se non ci saranno contrattempi, ai primi di giugno si procederà l’aggiudicazione. La gara a procedura ristretta - che riguarda le tre stazioni del Veneto: Venezia Santa Lucia, Venezia Mestre e, appunto, Verona Porta Nuova - è stata bandita nel mese di luglio 2005 da Grandi Stazioni, la società di servizi del Gruppo Ferrovie dello Stato incaricata di riqualificare e gestire il network delle 13 principali stazioni ferroviarie italiane.
Si tratta di un appalto integrato per «l’affidamento delle attività di progettazione esecutiva ed esecuzione degli interventi di adeguamento funzionale degli edifici di stazioni e delle opere infrastrutturali complementari», compresi «i servizi di conduzione e manutenzione delle opere e impianti degli edifici di stazione».
PER VERONA 14 MILIONI. L’importo complessivo (per le tre stazioni) è di oltre 55 milioni di euro così suddivisi: 46,5 milioni per i lavori, 1,8 milioni per l’attuazione dei piani di sicurezza, 684 mila euro riferiti a spese per la progettazione esecutiva e 6 milioni per conduzione e manutenzione per la durata di 4 anni.
Per i lavori da realizzare nella stazione di Porta Nuova, in particolare, è previsto un investimento di 14,3 milioni di euro.
Scaduto, a settembre, il termine per la presentazione delle domande di partecipazione, la procedura prevedeva, dopo una verifica dei requisiti, l’invito per la presentazione dell’offerta. Siamo arrivati a questa fase. Gli iter approvativi dei lavori sono stati tutti superati. Al momento dell’aggiudicazione, l’impresa vincitrice dovrà elaborare il progetto esecutivo e quindi procedere alle opere.
GLI INTERVENTI. Ma quali sono, esattamente, gli interventi previsti a Porta Nuova?
A Grandi Stazioni è affidata un’area di complessivi 127 mila metri quadrati. Dei quasi 23 mila metri quadrati dei fabbricati, 2.730 saranno oggetto della prima fase dei lavori di qualificazione. L’obiettivo da raggiungere è quello di un riassetto funzionale del complesso, da attuare recuperando le aree attualmente poco utilizzate. Secondo il progetto definitivo che è stato messo in gara, al piano terra la biglietteria manterrà la posizione attuale mentre la sala viaggiatori verrà trasferita nello spazio, a fianco del bar caffetteria, attualmente occupato dall’Assistenza alla clientela.
Quest’ultima verrà collocata, sempre al piano terra, al piano terra del Club Eurostar, mentre i servizi del Club saranno concentrati al piano dei binari, dove saranno raggiungibili col già esistente ascensore panoramico. Sempre al piano terra, un nuovo corridoio faciliterà l’accesso all’isola vetrata centrale.
PIAZZA URBANA E PUNTI DI RISTORO. La missione di Grandi Stazioni è quello di rinnovare totalmente, nelle stazioni di sua competenza, le strutture e i servizi offerti al pubblico, creando una vera e propria «piazza urbana». A Verona, non solo l’isola vetrata centrale comprenderà, coi servizi ferroviari, anche varie attività commerciali, ma nell’atrio di ingresso est (lato Venezia) sorgerà un mezzanino di nuova costruzione, destinato ad ulteriori negozi, punti di ristoro e servizi vari.
PRIMO BINARIO. La rivoluzione raggiungerà anche il piano dei binari, dove si prevede di far avanzare il fronte del fabbricato sul primo marciapiede in modo da recuperare superfici per ulteriori negozi e servizi, che saranno collegati coi locali del piano terra attraverso un sistema di scale circolari. Anche al piano dei binari un nuovo corridoio migliorerà gli accessi. Nel nuovo concept di stazione, i servizi tecnici legati alla circolazione dei treni saranno trasferiti nella zona ovest del fabbricato, attualmente in ristrutturazione.
PARCHEGGIO. Se, per il fabbricato, Grandi Stazioni ha elaborato il progetto autonomamente, per la sistemazione esterna la società del Gruppo FS si è relazionata con gli altri enti interessati, a partire dal Comune, fino ad ottenerne l’approvazione in Conferenza dei Servizi. Fra le opere complementari previste dal progetto messo in gara, c’è anche il grande parcheggio interrato del quale a lungo si è discusso.
Dato che la stazione è bloccata da anni in attesa dei lavori (basta pensare ai numerosi locali inutilizzati del piano terra, ma anche alla precaria sistemazione del piazzale esterno), confidiamo in un rapido inizio dei lavori, già sapendo comunque che sono previsti (salvo ritardi) 30 mesi di cantiere. Nelle intenzioni, la stazione sarà un luogo più piacevole, l’attesa una parentesi utile. Non sappiamo esattamente quali servizi concretamente verranno offerti, ma potremmo per esempio augurarci, oltre alle collanine, un supermarket. Speriamo.
Laura Facchinelli






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Nicux
January 23rd, 2006, 04:15 PM
Oggi sono stato a Verona, la stazione obiettivamente andrebbe messa un po' a posto eh! Comunque la città è sempre molto bella come sempre e mi pare che la rete degli autobus nella zona centrale sia abbastanza efficiente, no?

Stranfiér
January 23rd, 2006, 04:59 PM
Oggi sono stato a Verona, la stazione obiettivamente andrebbe messa un po' a posto eh! Comunque la città è sempre molto bella come sempre e mi pare che la rete degli autobus nella zona centrale sia abbastanza efficiente, no?

Vanno messi a posto la stazione e l'antistante piazzale...speriamo che il momento sia arrivato !

Autobus io non ne prendo, però sicuramente la parte della città meglio servita è sull'asse "Stazione Porta Nuova-Piazza Brà".
Le periferie, per la verità, sono più sguarnite.

Stranfiér
January 24th, 2006, 01:34 PM
Martedì 24 Gennaio 2006


Metropolitana di superficie. Nel convegno di Legambiente e Verdi il progetto guadagna l’attenzione di Ferrovie e Provincia
Si viaggerà da Legnago a Verona in meno di trenta minuti
Le linee previste sono tre. «Spendendo solo sedici milioni di euro è possibile attivare la prima entro due-tre anni»


Legnago. Sessanta treni al giorno in grado di trasportare nelle ore di punta 500 persone l’uno e che permetteranno raggiungere Verona in 29 minuti da Legnago, 24 da Cerea, 19 da Nogara e 18 da Bovolone. Queste sono alcune delle cifre della proposta di metropolitana leggera di superfice elaborata dall’architetto Claudio Magagna che è stata presentata sabato in un convegno svoltosi in sala civica organizzato da Verdi e Legambiente con il patrocinio di Comune e Provincia. Una proposta articolata che prevede la creazione di tre linee che si incrociano tra loro. La prima, partendo da Verona, arriva sino a Nogara passando per Cadidavid, Buttapietra, Isola della Scala, Pellegrina di Isola ed Engazzà di Salizzole. La seconda va da Isola della Scala a Cerea, passando per Tarmassia di Isola, Bovolone, Bonavicina di San Pietro di Morubio ed Asparetto di Cerea. La terza da Nogara a Legnago, con fermate a Sanguinetto, Cerea e San Pietro di Legnago. Linee che congiungono la città e la capitale della Bassa percorrendo 51 chilometri via Nogara e 48 via Bovolone e dovrebbero essere percorse da treni a trazione elettrica, con convogli che percorrono le due direzioni ogni 20-30 minuti potendo trasportare 30.000 passeggeri al giorno.
La proposta sfrutterebbe dei tracciati che già sono od erano percorsi da treni, anche se in alcuni tratti sarebbe necessario raddoppiare i binari ed elettrificarli ed in altri addirittura tornare a posare le rotaie, visto che sono state tolte in anni passati. Per questo Paolo Scagliori di Rete ferroviaria italiana (Rfi), sabato ha affermato che è preferibile sfruttare l’esistente, «visto che, spendendo 16 milioni di euro ed elettrificando la linea Cerea-Isola, è possibile creare una metropolitana ferroviaria fra Legnago e Verona nel giro di due o tre anni». Resta però un problema di fondo, che il Veronese non è ancora stato inserito nel Sistema ferroviario metropolitano regionale (Smfr), anche se su pressione della Provincia da Venezia è arrivata l’assicurazione che questo avverrà. Comunque, come ha annunciato il consigliere regionale Franco Bonfante, giusto venerdì scorso il Consiglio regionale ha stanziato 50 milioni di euro per favorire questa tipologia di trasporto ed il giorno prima l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso aveva annunciato il finanziamento di uno studio rivolto alla Bassa.(lu.fi.)




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Stranfiér
January 25th, 2006, 02:17 PM
Mercoledì 25 Gennaio 2006


Trasporti & programmazione. La Provincia ha avviato uno studio di fattibilità per collegare Verona, il lago e la Valpolicella
Sul Garda con la metropolitana
Sebastiano: «A fine febbraio i primi dati sui tracciati, le stazioni e i costi»
«Vogliamo valutare un progetto che ha lo scopo di combattere l’eccessivo traffico di automobili»


Metropolitana leggera di superficie per collegare i paesi del lago con Verona e il capoluogo con la Valpolicella. L’idea risale al 2004, ma è in queste settimane che si conoscerà l’esito dello studio di fattibilità sull’opera, promosso dall’assessorato provinciale dei Trasporti.
«Il primo punto da chiarire», sottolinea l’assessore Luca Sebastiano, «è che stiamo ancora parlando di studio di fattibilità; è questo quello di cui ho parlato in Provincia, alla sesta Commissione, per aggiornare i consiglieri sull’idea e sullo studio in atto. Solo dopo la presentazione dei suoi risultati prenderemo in esame l’eventuale realizzazione dell’opera».
Il lavoro dei tecnici, dunque, è ancora teso a valutare la fattibilità, sotto ogni aspetto, di questa metropolitana di superficie: disegno del tracciato (in esame i tratti Peschiera-Garda, Peschiera-Verona e Verona-Valpolicella), collegamento con una rete di interscambi, costo complessivo, possibili finanziamenti. «Il fatto che si tratti di una fase ancora interlocutoria», continua Sebastiano, «non deve, però, far pensare che questo lavoro sia fatto inutilmente. Solo una precisa e completa documentazione sul progetto e la sua fattibilità potrebbe, infatti, consentirci un domani di accedere ai finanziamenti necessari a realizzare l’infrastruttura».
Niente tempo sprecato, insomma, ma un’attenta analisi di dove, come e con quale efficacia potrebbe passare una linea di metropolitana leggera in aree ormai storicamente soffocate dal quantitativo di veicoli in transito.
«È questo il problema al quale dobbiamo dare risposte concrete: troppe automobili e camion nelle zone del Garda, della Valpolicella e nella stessa Verona. A nessuno di noi verrebbe in mente di mettersi in macchina per girare nelle strade di Parigi; molto meglio usare la metropolitana, che in quella città arriva dappertutto». «È proprio questo il principio che ispira questo progetto. Dobbiamo, però», aggiunge l’assessore Sebastiano, «verificare con la massima precisione una serie di aspetti tecnici, a cominciare dal tracciato: quanto può essere adiacente ai centri abitati, se si può collegare in rete la metro ai nodi strategici e maggiormente sensibili come stazioni ferroviarie, mete turistiche e via dicendo. Occorre stabilire, cioè, quanto la metropolitana leggera di superficie possa rispondere a un’esigenza di servizio al territorio».
Interrogativi che dovrebbero trovare risposta verso fine febbraio, con la conclusione dello studio di fattibilità. «Questi i tempi che ci attendiamo. Solo a quel punto, se l’esito dell’analisi sarà positivo, inizieremo a confrontarci sia come Provincia, che con le istituzioni locali e tutti i possibili altri interlocutori di un simile progetto». «Si tratta di un’opera sicuramente complessa ed economicamente impegnativa, che richiede quindi un esame attento e tutt’altro che frettoloso. Ma insieme ad altri interventi», conclude Sebastiano, « si veda la variante alla statale 11 e il nuovo casello autostradale di Castelnuovo, anche questa linea potrebbe aiutarci a risolvere il problema dell’intasamento di veicoli sulle nostre strade».
Giuditta Bolognesi






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Stranfiér
January 26th, 2006, 01:24 PM
Giovedì 26 Gennaio 2006


In centro negozi al posto dei cinema
Gli edifici di Astra e Marconi saranno trasformati per ospitare vetrine di grandi firme

La Giunta ha detto sì ai piani di riqualificazione presentati dai proprietari. Che in cambio dell’approvazione dei progetti copriranno le spese per realizzare il grande parco urbano sulla collina di Castel San Pietro


di Bonifacio Pignatti



«Impero», per chi ha ricordi anteguerra. «Astra», per i veronesi che l’hanno frequentato fino a pochi anni fa. L’Astra era il cinema di via Oberdan. L’hanno chiuso, come altre sale del centro storico. Come il Corallo di via Pellicciai, l’Odeon di via Sant’Antonio, il Rivoli di piazza Bra. E fra poco il Marconi di via Mazzini.
La gente preferisce le multisale e il multiuso dei centri commerciali - negozi, McDonald’s, pizza, cinema, sala giochi - abbandonando al declino i cinema della città. E così sembra acquistare un senso di predestinazione la sorte cui sono stati indirizzati due di quei locali storici, l’Astra e il Marconi: centri commerciali, guarda un po’. Ma senza cinema. Ieri la giunta di Palazzo Barbieri ha approvato e trasmesso al Consiglio comunale due piani di riqualificazione (Piru) presentati dai proprietari per la trasformazione degli immobili. Dopo l’approvazione in aula, il progetto degli architetti e quel che ci vorrà per i lavori, il portone di ingresso si aprirà su spazi rinnovati e pieni di vetrine luccicanti di negozi grandi firme (nelle intenzioni dei proprietari).
I Piru sono quei piani che prevedono una contropartita di pubblica utilità realizzata dai privati in cambio dell’approvazione di un progetto in deroga al piano regolatore (in questo caso la variante 33 del centro storico) con aumento di superfici e di valore dell’immobile. E sia i proprietari del Marconi che quelli dell’Astra saranno chiamati a coprire le spese per completare il parco urbano sulla collina di Castel San Pietro. Circa 900 mila euro (388 mila l’Astra, 475 mila il Marconi) per un intervento che consegnerà alla città un’area verde di 20 mila metri. L’assessore all’Arredo urbano Francesca Tamellini vorrebbe farne un «parco delle statue», un percorso artistico collegato al museo di Castel San Pietro. L’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi ricorda che il parco e quello collegato alla riqualificazione di Alto San Nazaro (14 mila metri) fornirà alla città storica due aree verdi di grandi dimensioni.
Come ha spiegato ieri lo stesso Uboldi, il contributo all’intervento pubblico dell’Astra è minore perchè sotto i futuri negozi verrà ricavata comunque un’area aperta a tutti con gli stessi orari del centro commerciale, una specie di percorso archeologico che consentirà di visitare le fondamenta della domus romana scoperta durante i primi lavori. È proprio il ritrovamento dei reperti che ha consigliato ai proprietari di modificare il progetto originale, che prevedeva di ricavare un cinema multisala proprio nel piano seminterrato dello stabile. Le difficoltà tecniche hanno imposto la modifica. E al posto dei film, i veronesi si troveranno ad ammirare colonne e mosaici di duemila anni fa.
Essendo di pregio architettonico, la facciata dell’Astra dovrà essere mantenuta tale e quale. Cambierà dunque solo la «pancia» dell’edificio, che ospiterà negozi e bar. Anche la caratteristica particolare di quella sala cinematografica, l’apertura circolare sul soffitto che d’estate veniva tenuta aperta - il film sullo schermo e le stelle in cielo - non dovrà essere eliminata. E infatti il progetto dell’architetto Paolo Richelli accoglie la prescrizione e disegna un’apertura lungo tutti i piani dello stabile, in modo che anche dall’ultimo sarà possibile osservare gli scavi nel sottosuolo.
Quanto al Marconi, la facciata sarà resa omogenea agli altri edifici di via Mazzini, la destinazione - va da sè - anche. «Ma entrambi gli interventi», precisa Uboldi, «sono rispettosi della vocazione prevalentemente commerciale di quelle vie».

Stranfiér
January 27th, 2006, 01:47 PM
Venerdì 27 Gennaio 2006


Ieri gli assessori Roberto Uboldi del Comune e Renato Chisso della Regione hanno fatto il punto sul nodo di Verona
L’Alta velocità porta la mediana
Il Comune ha chiesto a Ferrovie il collegamento da viale Piave allo Stadio
Previsto un tunnel stradale sotto lo scalo merci che potrebbe essere dismesso in occasione dei lavori. Con la nuova linea veloce i supertreni direttamente in stazione


Ieri mattina l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi ha incontrato Renato Chisso, assessore alle politiche della mobilità della Regione Veneto, sul tema del progetto preliminare del nodo Alta Velocità/Alta Capacità di Verona. La riunione era un passaggio previsto nell’ambito delle procedure per l’approvazione del progetto da parte del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica al quale spetta l’ultima parola per dare il via libera ai finanziamenti delle opere. Il Comune di Verona ha manifestato la condivisione di massima sul progetto preliminare presentato due anni fa da Italferr, confermando le richieste già presentate in passato e aggiungendo alcune raccomandazioni. Chisso ha confermato che tali raccomandazioni saranno recepite e formalizzate dalla Regione con il provvedimento che ratificherà il parere comunale.
L’incontro di ieri riguardava in particolare il nodo, e quindi il tratto urbano della linea ferroviaria, dal Quadrante Europa a Porta Vescovo. Due anni fa, il Comune nell’esprimere il prescritto parere di localizzazione, aveva richiesto una serie di interventi: dalle opere stradali finalizzate a migliorare la viabilità raccordata alla ferrovia (ad esempio con l’allargamento dei sottopassi della ferrovia) alla costruzione di barriere fonoassorbenti in prossimità di tutti gli abitati prospicienti la linea ferroviaria; agli accorgimenti per ridurre le vibrazioni e l’inquinamento elettromagnetico. Ieri l’assessore Uboldi ha chiesto di inserire nel progetto un nuovo collegamento stradale che, partendo dalla bretella di Verona Nord, in località Stadio, e sottopassando lo scalo merci di Porta Nuova, si attesti con uno svincolo sul viale Piave. Il nuovo collegamento servirà ad agevolare gli spostamenti fra la parte ovest della città e quella a sud-est.
Ma a che punto sono i lavori dell’alta velocità ferroviaria intorno a Verona? La linea Milano-Verona (112 km, 31 comuni lombardi e 4 veneti attraversati, 4 punti di interconnessione con la linea esistente, fra i quali uno, per il solo traffico merci, a Verona) sono stati approvati dal Cipe il 5 dicembre 2003. Attualmente è in corso di elaborazione il progetto definitivo: le attività avranno inizio nel corso del 2006. La costruzione è affidata al General Contractor Cepav Due.
Della linea Verona-Venezia, mentre il tratto Padova-Mestre è già in costruzione, per il tratto da Verona a Padova (75 km) nel 2003 è stato presentato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti il progetto preliminare: attualmente sono in corso approfondimenti progettuali sul tracciato di attraversamento di Vicenza e di ingresso a Padova. Il progetto preliminare dovrebbe giungere ad approvazione entro l’anno. Il General Contractor è Iricav Due. Nella Verona-Venezia è compreso un progetto a se stante per il nodo di Verona.
Per il nodo di Verona, un apposito Tavolo Istituzionale ha individuato, già nel 2000, il tracciato delle linee veloci, da realizzarsi in affiancamento alla linea storica: questo significa che la stazione di Porta Nuova sarà servita direttamente dalla nuova linea veloce. Per consentirne l’ingresso in città, è previsto un incisivo intervento di potenziamento e razionalizzazione, che prevede, tra l’altro, la concentrazione di tutte le attività di logistica merci nell’interporto "Quadrante Europa". Da anni è in discussione la dismissione dello scalo di Porta Nuova: tale progetto, che libererà un’ampia zona in centro città, potrebbe trovare realizzazione proprio in occasione dei lavori dell’alta velocità.
Laura Facchinelli






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robyk
January 31st, 2006, 04:47 PM
IL NUOVO STADIO DI VERONA (http://www.hellasverona.it/nuovostadio.php)

Stranfiér
February 3rd, 2006, 01:24 PM
Venerdì 3 Febbraio 2006


Incontro positivo tra Comune e proprietà: il prolungamento della 434 non è per ora determinante
Ex Cartiere, schiarita decisiva
Accordo sui volumi, se la Giunta li conferma partiranno le demolizioni

di Enrico Giardini



Schiarita sul futuro delle ex cartiere di Basso Aquar, il complesso di edifici dell’ex area industriale, da anni in stato di degrado, dove la società Verona Porta Sud degli imprenditori Mazzi, Lonardi e Brendolan intende costruire un centro con negozi, uffici, ristoranti e impianti sportivi.
I proprietari, con i loro tecnici, ieri si sono confrontati con il sindaco Paolo Zanotto e l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi. E hanno trovato un accordo sostanziale per gli aspetti urbanistici, architettonici e di volumi di edifici da costruire. In attesa che partano la demolizione dei vecchi edifici, l’unico nodo da scogliere resta quello della quantità di negozi attivabili da subito — una volta completata la costruzione — anche senza la «bretella» stradale, da costruire, per collegare il prolungamento della statale 434 (la Transpolesana) a viale Piave.
Il collegamento stradale quindi non è più ritenuto determinante per avviare la riqualificazione dell’area. La viabilità collegata al futuro centro commerciale e direzionale di Basso Acquar è sempre stato infatti uno dei punti principali di attrito tra Comune e proprietari. Questi ultimi, comunque, sono ora intenzionati a procedere nelle demolizioni, prendendo atto fra l’altro che la commissione edilizia comunale dovrebbe presto dare l’assenso anche per demolire il portale delle ex cartiere, sinora non rientrante nei manufatti che la Regione indicava tra quelli da salvare, come esempio di archeologia industriale. Piccoli nodi che dovrebbero essere sciolti entro aprile, quando la giunta dovrebbe licenziare la Variante di Verona Sud al piano regolatore, cioè la Variante 1 al Paque, Piano d’area Quadrante Europa, progettata dall’architetto Bruno Gabrielli. È il futuro assetto dell’asse dal casello autostradale di Verona Sud a Porta Nuova.
Da Palazzo Barbieri trapela la consapevolezza che la questione delle ex cartiere è a un passo dalla soluzione. E Bruno Gabbiani, architetto professionista incaricato dalla Verona Porta Sud, è fiducioso: «Sembra che si sia trovato finalmente l’accordo urbanistico-architettonico dell’area», ha detto, lasciando la riunione. «Dopo varie mediazioni», aggiunge, «pare ci sia una condivisione da parte del Comune sia sulla divisione delle quote di direzionale e commerciale, sia sui problemi della viabilità, da vedere in un quadro generale dell’asta di Verona Sud».
Le tappe? La giunta dovrà sancire le volumetrie concordate e, di fronte a questi dati certi e concreti, la proprietà «avrà un atteggiamento elastico» per quanto riguarda gli interventi sull’area. Il che significa che quando il Comune avrà dato nero su bianco le garanzie urbanistiche, partiranno le prime demolizioni e la bonifica. «Una schiarita decisiva», conclude Gabbiani, «per partire entro l’anno».


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Stranfiér
February 7th, 2006, 01:41 PM
Martedì 7 Febbraio 2006


L’impresa Devco di Genova realizzerà nel complesso ex Sip e Telecom nuovi uffici con un intervento di 20 milioni di euro
Si smantella la torre dei telefoni
Al suo posto uno spazio pubblico che affiancherà un palazzo direzionale
Verranno rimossi 14 tonnellate di travi in ferro e oltre mille metri cubi di calcestruzzo


Ultimi giorni di vita per la “madre” di tutte le antenne telefoniche di Verona. Entro febbraio l’ex torre delle comunicazioni di via dell’Autiere, vicina a ponte San Francesco, alta 78 metri, verrà smontata e messa definitivamente a riposo dopo più di 35 anni di attività.
Le 14 tonnellate di travi in ferro e di bulloni di cui è composta saranno recuperate e impiegate per altri usi, mentre la fondazione di circa mille metri cubi di calcestruzzo armato su cui poggia (15 metri per 15 con altezza di 2.60 metri) dovrà essere rimossa e smaltita.



L’intervento, iniziato dopo l’Epifania, rientra nel più generale progetto di riqualificazione del complesso edilizio degli ex telefoni di Stato, situato tra le vie dell’Autiere, del Fante e Poma, e i lavori dureranno fino al 2008.
Dal 2003 l’edificio è diventato di proprietà dell’impresa genovese Devco, una società di investimenti immobiliari che opera in tutto il Nord Italia. Al complesso, costruito nei primi anni ’60 dal ministero delle Poste e telecomunicazioni ampliando uno stabile già esistente dal secondo dopoguerra, venne aggiunto, alla fine dello stesso decennio, l’imponente traliccio, realizzato direttamente dal genio civile su una commessa dell’allora Asst, l’Azienda statale servizi telefonici.
Di proprietà della Sip e poi della Telecom, la torre consentiva comunicazioni telefoniche pubbliche e private, nazionali ed internazionali, oltre a quelle militari in rete autonoma riservata, sottoposte a segreto di stato.
Tre anni fa Devco, specializzata nella ristrutturazione o nuova edificazione di fabbricati da vendere o affittare a enti pubblici, ministeri e istituzioni, ha acquistato l’intero centro di quattro piani (18 metri di altezza), con l’obiettivo di trasformarlo in un polo direzionale in grado di ospitare uffici e servizi.
I dati, illustrati dallo studio di architettura Agosta, Biasiolo & Associati di Verona, che per conto della società ligure si occupa della parte urbanistica dell’opera, evidenziano un volume totale di circa 20mila metri cubi, una superficie coperta di 6.800 metri quadrati e un’area adibita a uffici e servizi di 5.860 metri quadrati.
Sono previsti anche 72 posti auto “meccanizzati” in quattro piani interrati - ovvero con un meccanismo a rotazione, dotato di elevatore, le macchine finiranno nelle autorimesse sotterranee - più una decina di altri parcheggi a livello del cortile. L’ingresso e l’uscita saranno da via Poma, evitando così di intasare la circonvallazione.
«L’investimento complessivo», spiega l’architetto Lorenzo Agosta, coordinatore e consulente urbanistico del progetto (redatto dal collega bresciano Dessivo Vianelli dello studio Dmx di Rovato), «ammonta a 20 milioni di euro, da cui si attendono ricavi per 25 milioni. La ristrutturazione permetterà di ottenere uffici di varie dimensioni, che saranno venduti o affittati a privati, istituti di credito, enti pubblici o istituzioni, proprio di fronte a dove dovrebbe sorgere la cittadella della giustizia (cioè l’edificio dell’ex Campone). La scatola volumetrica rimarrà quella precedente: non sono in programma allargamenti o nuovi piani rispetto agli esistenti».
Inoltre verrà abbattuta la cancellata in ferro che circonda la struttura, realizzando così uno spazio aperto al pubblico con bar e piazzetta interna.
«Verrà rifatto anche tutto l’arredo urbano», prosegue Agosta, «riqualificando l’intera zona. I pedoni potranno così camminare sul nuovo marciapiede o nella piazza interna, evitando lo stretto passaggio che oggi c’è vicino al semaforo».
«Inoltre, con la scomparsa della torre», conclude Agosta, «se ne va un elemento fortemente inquinante del paesaggio urbano, testimonianza del sistema delle comunicazioni legato al boom economico».
Angelo Cipriani






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Stranfiér
February 9th, 2006, 07:13 PM
Incontro ai Palazzi Scaligeri tra il presidente della Provincia e l’assessore regionale ai Trasporti sulle priorità per il Veronese


«Tav, tunnel sotto Boscomantico»


Mosele e CHISSO concordano: è la soluzione per ridurre l’impatto ambientale


«L’incontro con l’assessore ai Trasporti, Renato CHISSO, ed il presidente della commissione regionale ai Trasporti, Tiziano Zigiotto, ha messo in evidenza la centralità dei progetti su Verona, che fino ad oggi viveva ai margini degli interessi regionali». È con evidente soddisfazione che il presidente della Provincia, Elio Mosele, commenta i colloqui di ieri, nei Palazzi scaligeri, con i massimi responsabili della mobilità veneta. Il progetto principale che interessa Verona è il preannunciato via libera a livello governativo della metropolitana di superficie che collegherà la città con l’aeroporto Catullo. Inoltre tutti si sono detti d’accordo per chiedere una variante alla Tav che risparmi il centro abitato di Parona e per portare la linea dell’alta velocità ferroviaria in galleria verso Boscomantico.
Gli argomenti trattati ieri nella sede dell’Amministrazione provinciale con CHISSO e Zigiotto erano di vitale importanza per il futuro del territorio veronese e le dichiarazioni d’intenti dei protagonisti inducono all’ottimismo. Ci sarà più attenzione per l'ovest del Veneto, in particolare per il Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr). Saranno potenziate le linee adesso sotto utilizzate che collegano Verona ad Isola della Scala, Nogara, Legnago, Rovigo e Padova, non dimenticando le linee dei parcheggi scambiatori. Intanto, fra una quindicina di giorni il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, approverà la realizzazione del collegamento ferroviario con l'aeroporto di Villafranca. L'autostrada regionale Nogara-Mare Adriatico necessita invece, secondo Mosele, di coordinamento fra Comuni.

«Con l’assessore CHISSO abbiamo parlato anche di dare priorità alle strade statali ed alle piste ciclabili regionali», continua il presidente Mosele, «e la "pista del sole" sarà interamente finanziata dalla Provincia fino al ponte Perez a Zevio e completata con fondi regionali. All’ex Zuccherificio di Legnago ci sarà un intervento privato per il collegamento con la 434 Transpolesana». Una bretella, ha annunciato Mosele, «collegherà la città di Salieri alla superstrada ed all’autostrada Nogara-Mare tramite un project financing, che per dieci anni manterrà l’accesso gratuito. Un intervento sull’ultimo tratto, tra Cologna Veneta e Legnago, della Porcilana è stato promesso dall’assessore».
-ALTA VELOCITA’. Parlando del corridoio 5 della Tav, la linea perseguita dalla Provincia prevedeva uno scostamento della linea a sud nel tratto Verona-Vicenza-Padova-Venezia, ma i tempi stretti per la decisione del Cipe creano difficoltà all’attuazione di questo rilevante cambiamento al progetto. «Si possono ottenere dei correttivi per l’attraversamento di paesi come San Bonifacio e San Martino Buonalbergo e per la zona est della città, con il passaggio in trincea o in galleria delle linee veloci», spiega il presidente «e solo nella seconda fase di progettazione si potrà giungere a correttivi più sostanziali». Mosele ha fatto inoltre sapere che l’assessore CHISSO ha chiarito che «deviazioni sostanziali dall’attuale tracciato porterebbero a ritardi di tre anni sull’attuazione del progetto. Anche per il corridoio 1, il nostro ingresso come soci della società di progettazione ci renderà in grado d’intervento solamente in Valdadige, dove chiederemo il massimo rispetto dell’ambiente, mentre per il tratto di Pescantina è già stato steso un progetto definitivo». Alla Regione la Provincia di Verona chiede una variante nei pressi di Parona, «per non affiancare le nuove linee a quelle esistenti, spostandole a sud verso Boscomantico in galleria».
A margine dell’incontro con gli esponenti regionali, il presidente della Provincia, Elio Mosele, ha chiarito la posizione del’ente su altri argomenti d'attualità, che stanno a cuore ai cittadini.
-SAN GIACOMO. È iniziata la procedura per l’istanza al tribunale, che condurrà alla nomina del commissario ad acta. «È fondamentale che si comprenda che questo è un atto dovuto per la determinazione dei diritti e doveri, stabiliti dopo ben tre sentenze del Tar. Poi ci sarà spazio per eventuali trattative serie con il Comune di Verona. Noi siamo per la politica a favore del territorio, senza ricorrere a proclami elettorali che scarichino le responsabilità sulle altrui spalle».
-FONDAZIONE ARENA. «Il giorno 15», fa sapere Mosele, «ci sarà l’accordo di programma. Il sindaco Paolo Zanotto sta esaminando le nostre richieste di una rappresentanza personale nel consiglio d’amministrazione. Come ente territoriale presente a pieno titolo, la Provincia ha diritto a pari dignità rispetto agli altri soci ed è proprio per donare maggiore autorevolezza alla nostra presenza che ho accettato di entrare personalmente nella fondazione».
-CONSORZIO ZAI. «I consiglieri provinciali», assicura Mosele, «non potranno rappresentare la Provincia nel Consorzio Zai, perché la nostra quota supera il 25 per cento, come nell’Aptv, dunque la soluzione dovrà prevedere nomine esterne».
Roberto Ceruti



«Verona conterà di più, proprio in funzione della sua posizione strategica», dichiara l’assessore regionale ai Trasporti Renato CHISSO.
L’incontro avvenuto ieri con il presidente della Provincia Elio Mosele e con il presidente della commissione regionale ai Trasporti Tiziano Zigiotto, in effetti, doveva fare chiarezza sul futuro della nostra città in funzione del Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr) e della Tav, la linea ferroviaria ad Alta velocità/capacità.
I lavori per la rete ferroviaria regionale appaiono comunque assai in ritardo rispetto alle previsioni e Piergiorgio Carrer, segretario della Cgil veneta, afferma che «nemmeno la bacchetta magica di Berlusconi consentirà di togliere Sfmr dal binario morto prima del 2010». Le stime ufficiali indicano invece il termine per l’inizio deli lavori entro il 2006-2007. In ogni caso, CHISSO ritiene che la realizzazione dell’opera sia diventata una priorità per Verona. Ma come calibrare varie le fasi di progettazione? Questo è il nodo principale della discussione con il presidente Mosele, definita «cordiale e collaborativa».
«Abbiamo già stanziato un milione di euro per favorire il trasporto pubblico provinciale», prosegue l’assessore regionale ai Trasporti, «ed è giunto il momento di fare il punto sul rapporto fra trasporto ferroviario e infrastrutture viarie, per risolvere i problemi d’inquinamento da Pm10 riequilibrando i trasporti su gomma e ferro. L’Sfmr si avvarrà della riattivazione e del potenziamento di linee sottoutilizzate».
«Dal 2001 la Regione ha attivato il piano di rinnovo del parco autobus», ha infine ricordato CHISSO, «stanziando 200 milioni di euro e abbassando l'indice di vetustà da 16 a 8 anni e mezzo».

Stranfiér
February 13th, 2006, 10:48 AM
Domenica 12 Febbraio 2006


«Ascoltate le nostre proposte». Il comitato nato con i lavori per il parcheggio pertinenziale è appoggiato da consiglieri comunali
Ultimo appello per piazza Simoni
Critiche al progetto: troppo cemento, sacrificato il monumento agli aviatori
I cittadini temono una «replica» di piazza Isolo, senza il verde necessario per creare un luogo di aggregazione sociale veramente attraente. Il monumento, unico nel suo genere, a ridosso della rampa: irritazione dell’associazione d’Arma
Il Consiglio approva con 40 voti a favore una mozione che impegna il Comune a modificare il piano della Saba
«Tutto interrato il parcheggio De Lellis»
Impegno a collegarlo con quello che sarà costruito all’ospedale di Borgo Trento


Il progetto della nuova piazza Renato Simoni non piace ai cittadini. E nonostante i lavori siano a buon punto, chiedono nuovamente all’amministrazione comunale di tornare sui propri passi e di prendere in considerazione l’alternativa da loro proposta.
I timori sono che anche qui lo scenario si presenti come quello attuale di piazza Isolo: una vasta superficie, pulita ma «desolata». A sostenere il comitato dei cittadini, nato proprio con l’avvio dei lavori del parcheggio pertinenziale interrato a tre piani, sono i consiglieri comunali Daniele Polato (Forza Italia) e Paolo Gadioli (Verona Oltre le Mura). I due rappresentanti della minoranza di centrodestra giudicano il progetto approvato «non pertinente con le esigenze dei cittadini». Dicono: «Il progetto presentato dal comitato dei cittadini e dall’associazione nazionale arma aeronautica è indubbiamente migliorativo e tende a riqualificare l’intera zona».
Sotto accusa è la mancanza di aree verdi e la collocazione del monumento nazionale agli Aviatori d’Italia.
«L’ultima soluzione progettuale della ditta Soveco appare ancora una volta deturpante per l’architettura della piazza», sostiene il rappresentante del comitato Franco Legnami. «Più volte è stato considerato come questa piazza sia l’ingresso alla città da parte di quanti arrivano tramite la ferrovia. Deve essere gradevole, ulteriormente abbellita con un po’ di verde. E il monumento, l’unico in Italia a rappresentare l’aeronautica, deve essere illuminato adeguatamente».
Per i residenti il degrado estetico architettonico rappresentato da quella che è la soluzione adottata dal Comune, si accompagnerà con quello sociale, in quanto «una piazza cementificata non invita i residenti a frequentarla». Dito puntato anche contro la sistemazione che verrà data al monumento, definita come «un’accoglienza angusta e ridotta rispetto a quella originaria».
«Come nella precedente soluzione , da noi sempre osteggiata», ricorda Legnami, «il monumento ancora una volta verrà collocato a stretto contatto con la scala a cielo aperto che conduce all’autorimessa sottostante. La base di appoggio è grossolanamente sproporzionata rispetto a quanto la scultura richiederebbe per poterne esaltare la sua dinamicità. A questo si aggiunge anche l’assenza di spazio per la collocazione della lapide commemorativa».
Dello stesso avviso è anche il portavoce dell’associazione nazionale arma aeronautica, Nicola Ferrara, che memore di un incontro tenutosi a Palazzo Barbieri con gli assessori Francesca Tamellini (Arredo urbano e Giardini) e Carlo Pozzerle (Lavori pubblici), in cui si era evidenziato come fossero stati causati seri danni al monumento, contesta decisamente la scelta del Comune. «Questo monumento ci rappresenta e vogliamo sia collocato in un contesto che lo valorizzi».
Dalla parte del comitato e dell’associazione c’è anche la rappresentante dell’associazione ambientalista Amici della terra, Caterina Danzi, che spiega: «Il Comune ci aveva assicurato che sarebbero stati inseriti nella nuova piazza 12 alberi di tiglio. Questi avrebbero valorizzato indubbiamente anche il monumento che, ricordiamo, è l’unico in Italia».
Anna Zegarelli




Il parcheggio di via De Lellis dovrà essere tutto sotto terra. Lo chiede fra l’altro una mozione, approvata all’unanimità con 40 voti favorevoli, presentata dai consiglieri comunali Paolo Tosato (Lega Nord), Luca Bajona (An), Vito Giacino e Riccardo Caccia (Forza Italia), Giovanni Luca Darbi (Oltre le mura), Edoardo Tisato (Lista Zanotto), Giorgio Bertani (Verdi), Carla Padovani (Margherita), Remo Zanella (Sinistra europea), Milena Tisato (Gruppo misto), Roberto Marchesini (Udc), Fiorenzo Fasoli (Rifondazione comunista), in merito alla prevista realizzazione di un parcheggio nell’area in via De Lellis.
La mozione impegna appunto l’amministrazione a garantire «la costruzione del parcheggio interamente interrato, senza piani fuori terra, una viabilità che non vada ad aggravare la già pesante situazione della zona, la salvaguardia dell’ambiente, considerata la prossimità del fiume Adige» e «un accordo con l’Azienda ospedaliera di Borgo Trento perché il parcheggio De Lellis sia funzionalmente collegato con quello previsto dalla Regione nell’adiacente area dell’Ospedale civile».
Il parcheggio di via De Lellis - la superficie già oggi è utilizzata come parcheggio - sarà realizzato dalla società Saba (ex Italinpa) e il progetto prevede un piano fuori terra e due interrati, per un totale di circa 350 posti auto. Ma ora il Consiglio comunale chiede una revisione dell’intervento, anche per la richiesta dei abitanti della zona che temono di venir danneggiati dal piano fuori terra. Nel senso che la struttura può nascondere la vista dell’Adige ad alcuni condomini del quartiere.




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Sonic from Padova
February 13th, 2006, 10:50 AM
Come procede il progetto per le ex-cartiere? Stò sindaco Zanotto si è deciso?

Stranfiér
February 13th, 2006, 02:45 PM
Come procede il progetto per le ex-cartiere? Stò sindaco Zanotto si è deciso?

Chi, il sindaco tentenna?
Zanotto è solo un burattino, mal manovrato per giunta.
Le decisioni vengono prese in altri luoghi.
Per le ex-cartiere "si dice", "si moromora", che dovrebbe essere stato trovato l'accordo con la proprietà...cose che noi umani, al momento , non possiamo sapere.

Stranfiér
February 14th, 2006, 01:28 PM
Martedì 14 Febbraio 2006


Il nuovo Bentegodi.
Il conte rilancia il piano Spianà ma forse perde un «socio»
Pastorello lascia Arvedi? Si riapre la sfida degli stadi
Il patron dell’Hellas sposerebbe il progetto Mazzi. Che ora è favorito


di Enrico Giardini



Riparte la sfida degli stadi. Dei tre progetti per un nuovo Bentegodi giunti sinora sul tavolo del Comune, ce n’è uno che nelle ultime ore avrebbe ottenuto qualche chance in più. Vale a dire, quello di uno stadio nel previsto Parco della Spianà, al posto dell’attuale impianto di via Sogare. Il progetto, realizzato dalla Stadium Service dell’impresa Mazzi, prevede anche di abbattere l’attuale Bentegodi e di realizzare, al suo posto, un complesso di case, uffici, negozi, un albergo e spazi verdi. Questo piano, già sostenuto dal presidente del Chievo Verona Luca Campedelli, troverebbe ora l’appoggio del presidente dell’Hellas Verona Giambattista Pastorello, che rinuncerebbe così al progetto del presidente onorario del Verona, Pietro Arvedi, cioè uno stadio fra la ex cava Speziala e il seminario di San Massimo, completo di altre strutture per il tempo libero. Il terzo progetto è quello dello sponsor dell’Hellas Claudio Paiola con il marchio Clerman, cioè uno stadio polinfunzionale al posto dell’attuale.


Il progetto dei Mazzi, realizzato su disegno dello studio Arteco degli architetti Calcagni e Cenna, troverebbe dunque i consensi delle due società calcistiche scaligere, l’Hellas Verona e il Chievo Verona. E sarebbe quello preferito dal sindaco Paolo Zanotto.
Quello dell’impresa Mazzi (che costruì l’attuale Bentegodi, inaugurato nel 1963, e ha ristrutturato il Comunale di Torino, che ha ospitato la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali in corso) sarebbe uno stadio da 25-30mila posti a sedere, con tutti i comfort per seguire bene una partita, oltre a funzioni accessorie come il museo delle glorie locali, il ristorante, bar e altri spazi espositivi. Un’opera da costruire con la formula della finanza di progetto.
Ma la vera svolta, se confermata, consiste nel fatto che Giambattista Pastorello vorrebbe sfilarsi dal sostenere il progetto Arvedi, realizzato da un gruppo di architetti guidati da Marco Ardielli, dopo essere stato in municipio due mesi fa insieme allo stesso Arvedi per illustrarlo alla giunta. Arvedi, fra l’altro, è socio per il 20 per cento dell’Hellas Verona e un’ipotetica rinuncia di Pastorello a sostenere il suo progetto potrebbe provocare anche qualche scompenso dal punto di vista societario.
L’area in cui dovrebbe attuarsi il progetto del conte Arvedi è di circa un milione di metri quadrati fra l’ex cava Speziala e il seminario di San Massimo. Lì sorgerebbe un’Arena, cioè un nuovo stadio ricavato in canyon nella Speziala. Uno stadio all’inglese, senza pista di atletica, con due parcheggi, uno a parco di 4.000 posti auto e un altro interrato nel piazzale antistante, di 400 posti. Nell’area dell’ex cava verrebbe allestito un orto botanico museale, con annesso lago; di fronte, dove ora sorge il forte austriaco Lugagnano, sorgerebbe un asilo.
Il progetto Arvedi prevede inoltre un centro commerciale, altri parcheggi, un albergo e, sempre nella zona dello stadio, residenze private e per anziani. Un intervento che dovrebbe costare circa 400 milioni di euro, senza prevedere alcun finanziamento pubblico.
Al di là delle preferenze dei presidenti e proprietari delle due squadre di calcio scaligere e anche degli amministratori, ci sono però due fatti incontestabili che, da soli, possono determinare il futuro dei vari progetti del nuovo stadio. Nella Variante 2 al Piano d’area Quadrante Europa (Paque) già varata dalla Regione (con interventi urbanistici realizzabili con piani attuativi) la zona in cui dovrebbe sorgere lo stadio Arena di Arvedi prevede negozi e residenze per anziani, ma non grandi impianti sportivi. Inoltre il Piano di assetto del territorio (Pat), così come votato dalla giunta comunale, è compatibile con il progetto Mazzi, ma non con quello Arvedi. E ciò dovrebbe, come si dice, tagliare la testa al toro. Anche se da qui a vedere crescere il nuovo Bentegodi e morire l’attuale ce ne corre.
All’interno della giunta non tutti avrebbero infatti particolare fretta di vedere un nuovo stadio per i colori gialloblù. Anche se un nuovo impianto, moderno, dotato di tutti i comfort e gli standard di sicurezza, potrebbe candidarsi per ospitare alcune partite dei Campionati europei di calcio del 2012. Verona tornerebbe a ospitare il calcio internazionale, per la prima volta dopo i mondiali di Italia ’90.




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Stranfiér
February 14th, 2006, 06:52 PM
Martedì 14 Febbraio 2006


Viabilità:Torricelle, se traforo sarà, sarà traforo breve
Via agli incontri della Giunta con le categorie per illustrare il nuovo Pat


Torricelle, se traforo sarà, sarà traforo breve. Attenzione: chi da decenni fa il tifo o cerca di distruggere qualsiasi ipotesi di galleria delle Torricelle, può stare tranquillo. E può continuare, come da decenni, se ha fiato e forza, a fare il tifo o a biasimare. L’affermazione esprime il pensiero del sindaco, Paolo Zanotto, che ieri ha incontrato in municipio, insieme alla giunta, i rappresentanti degli ordini professionali veronesi e il rettore dell’Università, Alessandro Mazzucco, per presentare il Pat, Piano di assetto del territorio, la Variante di Verona Sud e i Piru, i Piani di recupero urbano. Cioè il futuro urbanistico della città.
Ieri gli incontri con le categorie sono cominciati con gli ordini professionali. Parlando del traforo delle Torricelle, il sindaco Zanotto ha ricordato come il Pat preveda (è una previsione di percorso, non c’è alcun progetto) un tracciato che va da Ca’ Rossa di Poiano fino a nord di Parona. Un modo per collegare due vallate (Valpantena e Valpolicella) partendo dalla tangenziale est e per arrivare a uno sbocco vicino alla futura strada di gronda e quindi a Verona Nord, in autostrada. Una logica autostradale, quindi.
Zanotto ha detto invece che, per risolvere i problemi del traffico urbano da Verona est e Verona nord-ovest, la soluzione potrebbe essere quella di un traforo da via Cipolla, in Borgo Venezia, con uscita in via Nievo (è il vecchio progetto del cosiddetto traforo breve delle Torricelle).
Sull’urbanistica in generale, il presidente del Collegio dei costruttori edili, Francesco Farinelli, ha sottolineato ieri come l’amministrazione comunale «abbia agito correttamente tenendo duro sul Prusst», cioè il Piano di recupero di Verona Sud, «tenendo fede all’impegno di riqualificare un’ampia zona della città, con una ricaduta positiva per gli operatori locali».
Dall’ordine degli avvocati è arrivata invece una richiesta all’amministrazione per trovare gli spazi per la sede della Corte d’Appello, tantopiù tramontata dopo che è finita in un nulla di fatto l’ipotesi di realizzarla in parte degli spazi dell’ex carcere Campone, vicino all’attuale Palazzo di Giustizia.
In settimana si concluderà l’iter del Pat in commissione consiliare, in prima lettura. Entro marzo sarà portato in Consiglio comunale. Successivamente ci saranno 60 giorni di tempo per le osservazioni. Quindi andrà in secondo lettura nuovamente in Consiglio e dopo in Regione, per l’approvazione. Enntro giugno andranno all’esame del Consiglio comunale anche i Piru.
Gli incontri con le categorie proseguiranno questa settimana con gli artigiani, l’Api, l’Associazione degli industriali, Confesercenti, sindacati, Coldiretti, Unione agricoltori, Confcommercio. (e.g.)

http://img106.imageshack.us/img106/5378/tangest0on.jpg (http://imageshack.us)


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Stranfiér
February 15th, 2006, 01:55 PM
Mercoledì 15 Febbraio 2006


La Giunta regionale lo ha indicato nel piano d’area del Quadrante Europa individuando il sito sullo stradone dell’Alpo nei campi di Corte Contina
Ippodromo, la corsa è cominciata
Tiziano Zigiotto, presidente della II commissione: «Concertato con Verona e Provincia»


di Morello Pecchioli



Villafranca. Dopo l’autodromo, ecco in arrivo l’ippodromo. È previsto nel piano d’area del Quadrante Europa "disegnato" dalla Regione: lungo lo Stradone dell’Alpo, sulla destra in direzione di Verona, all’altezza di Corte Contina. L’intenzione della Giunta di palazzo Ferro-Fini, che ha già detto sì nella prima fase di concertazione del Piano d’area, è di costruire nei campi al confine tra i comuni di Villafranca e Verona un galoppatoio di grande livello, all’altezza delle Padovanelle, l’ippodromo di Padova.
Come per l’autodromo di Vigasio-Trevenzuolo siamo ancora ai primi passi: qui all’eco del trotto, là a quello del rombo dei motori. Lo precisa Tiziano Zigiotto, presidente della seconda commissione regionale, quella che si occupa di urbanistica e territorio: «Dopo l’adozione in Giunta, dopo questo primo parere positivo», spiega, «c’è ora lo spazio alle eventuali osservazioni. Dopo di che il progetto passerà alla Commissione che presiedo per il parere. Infine tornerà in Giunta per la decisione definitiva. Tocca alla Giunta regionale dire sì o no all’ippodromo di Verona».


Zigiotto precisa anche che il progetto dell’ippodromo non è soltanto una questione regionale. «Ovviamente anche il Comune di Verona e la Provincia ne sono interessati e ne stanno discutendo. Ripeto: siamo solo alla fase di concertazione. La Giunta regionale ha adottato il piano d’area, che è lo strumento che tiene conto di diverse realtà interessate allo sviluppo del territorio- come la Zai, le Ferrovie dello Stato, l’Università...-, con l’indicazione dell’ippodromo nei campi lungo lo stradone dell’Alpo. Un piano d’area già confezionato in precedenza e che stiamo portando avanti con il comune di Verona e la Provincia».
«Il parco equestre è già previsto», commenta Paolo Zanotto, sindaco di Verona, nel piano d’assetto del territorio. Non possiamo, quindi, non vedere positivamente il fatto che la Regione lo abbia inserito nel Paque, il Piano d’area del Quadrante Europa».
Più cauto Elio Mosele, presidente della Provincia: «Forse è un po’ prematuro parlarne, anche se non vedo come muovere delle osservazioni particolari. Tratterò l’argomento insieme con la Giunta e con il Consiglio provinciali per ottenerne le giuste indicazioni»
Sul progetto dell’ippodromo nei campi al confine con Villafranca il sindaco Luciano Zanolli si esprime così: «Anche se non ci riguarda direttamente, l’ippodromo è una di quelle strutture di livello sovracomunale o, addirittura, sovraprovinciale che hanno un interesse particolare. Il proposito della nostra amministrazione è, quindi, di dialogare con Verona per poter partecipare al progetto, per avere una forma attiva nella realizzazione di una struttura molto interessante, destinata a valorizzare il territorio. Insomma non c’è soltanto il puro e semplice galoppatoio, ma tutta una serie di funzioni complementari destinate ad avere una ricaduta sul territorio. Vogliamo condividere. Non subire ma concordare questo progetto che riteniamo essere tra le cose più interessanti inserite dalla Regione nel Paque».
Alberto Chincarini, patron dell’hotel Antares in via Postumia (oltre che del Gardesana a Bussolengo), è un appassionato di cavalli. Tanto che dietro all’Antares sta progettando un maneggio importante. «Sì, vorrei creare una "città del cavallo", ma l’idea è allo stato embrionale. Ne parlerò prossimamente col sindaco Zanolli. Ma un maneggio è una cosa assotamente diversa da un ippodromo. La mia passione è il salto ostacoli, tutt’altra cosa rispetto alle corse. I cavalli sono animali fantastici e, sono sincero, a un autodromo preferisco un ippodromo. Una struttura così non può che far bene perchè crea un indotto importante. La gente non va soltanto a vedere le corse, ma frequenta i ristoranti, i negozi. Insomma, si crea un movimento turistico interessante».




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Stranfiér
February 15th, 2006, 07:10 PM
Gli uffici sono situati in piazza Capretto 4, di fronte alla Civica. La redazione lavorerà per i notiziari nazionali e regionali. E per il digitale


Pronta la SEDE RAI di Verona, il via a marzo


Il direttore generale Alfredo Meocci e il presidente della Provincia Elio Mosele siglano il protocollo


La SEDE veronese della RAI è finalmente una realtà, che sarà operativa già dalla prima quindicina di marzo. Si aprono così nuovi scenari per la comunicazione della nostra città e si crea un accesso diretto ai notiziari nazionali.
La RAI sta già attrezzando la redazione, che realizzerà programmi per i notiziari nazionali e regionali e per il digitale terrestre. Fondamentalmente, saranno la cronaca quotidiana ed i numerosi eventi che caratterizzano la vita cittadina ad avere spazio nel medium pubblico. L’accordo è stato firmato ieri ai Palazzi Scaligeri alla presenza del presidente della Provincia di Verona Elio Mosele e del direttore generale dell’azienda televisiva di stato Alfredo Meocci. L’amministrazione provinciale ha concesso alla RAI per nove anni un appartamento di sua proprietà di 130 metri quadrati a Palazzo Franco, in piazzetta Capretto 4, di fronte alla biblioteca comunale. Erano presenti alla cerimonia anche il vicepresidente Antonio Pastorello, l’assessore provinciale al Patrimonio Davide Bendinelli, il presidente del Consiglio provinciale Massimo Galli Righi e per la RAI, il direttore delle Relazioni Istituzionali Pierluigi Malesani, il responsabile dei Servizi Immobiliari Maurizio Cenni, il vicedirettore nazionale dei Tg regionali Pierluigi Camilli, il direttore della SEDE di Venezia Giovanni De Luca ed il caporedattore Beppe Gioia.
Alfredo Meocci spiega che si realizza un suo sogno personale, da cittadino veronese, ma anche un impegno della RAI che da anni aveva in serbo questo progetto. «Verona è uno snodo fondamentale per l’informazione e strategico per l’intera regione del Garda. Ciò è evidenziato dalla costante presenza dei nostri giornalisti, che ora sarà ulteriormente sviluppata. Si trattava di istituzionalizzare questa realtà, creando una redazione autonoma dal punto di vista tecnico, punto di appoggio e collegamento con la dimensione nazionale».
«E’ un’operazione», conclude Meocci, «nata per una serie di fortunate congiunzioni e dal gioco di squadra con il presidente Mosele e con Pierluigi Malesani. Non è dettata solo dalla nostra veronesità, ma dal ruolo effettivo che la città si è ricavata nel mondo dell’informazione. D’altro canto, essere sempre più presenti sul territorio e non solo nel capoluogo di regione, fa parte di una nuova strategia aziendale generale». Elio Mosele rivela che tutto è nato da una chiacchierata tra lui e Meocci durante la consegna di un premio letterario a Navarro Vals e prosegue spiegando che «la firma di questo protocollo avvia ciò che abbiamo desiderato da tanto tempo. La comunicazione deve valicare i nostri confini, non solo per i fatti di cronaca che gettano un’immagine negativa sulla città, ma per le grandi offerte del territorio. Verona oggi viene indicata come città razzista dai media nazionali, ma noi sappiamo che ha invece grandi tradizioni di solidarietà fin dall’800, oggi ancora presenti, che ora avremo modo di comunicare».
La conferma del ruolo strategico della nuova SEDE RAI è arrivata anche da Pierluigi Camilli, vicedirettore dei Tg regionali: «Da tutte le ricerche fatte dall’azienda emerge la richiesta da parte dei cittadini di un’informazione legata alle specificità del territorio. Verona sarà un nucleo organizzato che si deve integrare con le altre strutture e dovrà diventare il punto di riferimento anche per le regioni limitrofe».
Roberto Ceruti

Stranfiér
February 16th, 2006, 04:20 PM
Giovedì 16 Febbraio 2006





La città che cambia. Il progettista Gabrielli ha presentato alla Giunta la variante urbanistica più importante
Nasce la nuova Verona Sud
Entrata monumentale, galleria per bus e metrò, grandi parchi
Lungo l’asse Genovesa-Porta Nuova i quartieri disegnati da grandi architetti


di Enrico Giardini



Ha un volto la nuova Verona Sud, da costruire e completare nei prossimi 10-15 anni. Sarà una sorta di Verona Due con nuove costruzioni, nelle aree industriali dismesse, oltre a parchi e strade, che partirà dal casello di Verona Sud e dal vicino parcheggio scambiatore della Genovesa, per concludersi alla stazione di Porta Nuova. Per il momento questa città è soltanto sui disegni dell’architetto Bruno Gabrielli, l’autore della Variante urbanistica 1 di Verona Sud al Paque, il Piano d’area Quadrante Europa, approvata ieri dalla giunta comunale dopo l’illustrazione dello stesso Gabrielli.
A dare il «la» al piano di Verona Sud è stato il polo finanziario, la city di banche e assicurazioni, con un parco e vicine case a ridosso di Borgo Roma, che verrà costruita nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Sull’asse viario dell’antico «cardo», che va da viale della Nazioni e si conclude a Porta Nuova — sotto cui, in parte, sarà costruita una galleria per autobus e per una tramvia — saranno recuperati le ex Officine Adige e le ex Cartiere di Basso Acquar, l’ex Foro Boario e gli ex Magazzini generali.
Il sindaco Paolo Zanotto e l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi e lo stesso Gabrielli, docente all’Università di Genova, assicurano che un piano di recupero urbanistico come quello di Verona Sud, per le aree interessate e per la potenzialità di sviluppo, non ha eguali in Italia e pochissimi in Europa. La variante — che dovrà ora andare in Consiglio comunale e poi in Regione — è coerente con il Pat, il Piano di assetto del territorio. Dopo l’approvazione, i lavori potranno partire. A coordinarli sarà un’Authority, composta in massima parte da funzionari comunali, finalizzata a impiegare tutto il denato ricavato dal Comune dalla vendita di aree per realizzare i progetti.
Ma che cosa si troverà di fronte chi, fra cinque-dieci anni, entrerà al casello autostradale di Verona Sud, diretto in città? Innanzitutto troverà un casello rovesciato, con l’uscita verso il parcheggio scambiatore della Genovesa. Da qui, un’area per tre-quattromila posti auto, che potranno salire di numero anche con parcheggi a silos, partiranno autobus e bus navetta pubblici, diretti in centro.
Il piano Gabrielli propone una «entrata monumentale» in Verona Sud, con le facciate dei nuovi edifici che verranno costruiti e con ampi marciapiedi. Dalla Genovesa, su viale delle Nazioni e di seguito su viale del Lavoro, si potrà procedere sull’attuale strada con gli automezzi privati, mentre gli autobus pubblici potranno viaggiare in una galleria interrata, sotto il livello stradale. In tunnel in futuro potrà diventare sede anche del percorso di una tramvia che collegherà Verona Sud a Porta Nuova. È stata abbandonata, quindi, l’idea di un minimetrò in sede fissa, a livello della strada, senza conduttore, inizialmente previsto tra la Genovesa e la Fiera.
Procendo verso la città il primo, grande complesso edilizio a cui ci si troverà di fronte sarà quello delle ex Officine Adige, il grande complesso direzionale con uffici, case, negozi, alberghi, una chiesa, una scuola e un grande parco, secondo il progetto dell’architetto inglese Richard Rogers, commissionatogli dal proprietario dell’area, Bruno Tosoni. Rispetto a una torre di 150 metri di altezza, prevista da Rogers, ci saranno invece edifici di un’altezza massima di 60 metri, sia lì che in tutto il piano. Per Gabrielli «i grattacieli a Verona non stanno bene».
Proseguendo nella direzione della Fiera, un altro complesso recuperato (su progetto dell’architetto Mario Bellini) sarà quello dell’ex Foro Boario (proprietà della Verona Forum, società controllata dal Cis di Bruno Tosoni) dove, su un’area di 30mila metri quadrati tra via Belgio, via Francia e viale dell’Industria, sorgerà un complesso di 75mila metri cubi di uffici, case e un parco attrezzato. Giungendo in prossimità della Fiera ci sarà (sulla destra in direzione centro) il complesso del polo finanziario, nell’area dell’ex mercato, con uffici, una piazza con negozi e ristoranti nelle ex gallerie del mercato, un grande parco pubblico e case, verso il quartiere di Borgo Roma.
Poco distante, ci sarà anche la cittadella della cultura e dell’arte, nella zona degli ex Magazzini Generali, proprietà della Fondazione Cariverona. Proseguendo su viale Piave, che sarà collegata con una bretella alla tangenziale per Verona Nord e anche al prolungamento della statale 434, la Transpolesana, a Basso Acquar s’incontrà poi un altro complesso direzionale, quelle delle ex cartiere, di proprietà degli imprenditori Mazzi, Lonardi e Brendolan. Lì sorgeranno tre torri con uffici e spazi per negozi, attività sportive e verde pubblico.
Dall’altra parte di viale Piave, un altro grande parco, quello nell’ex scalo merci ferroviario, dove sorgeranno altri edifici. Tutto — dagli alberi dei parchi, alle edicole sui marciapiedi, ai lampioni e in genere dell’arredo urbano, dovrà essere scelto secondo i modelli di uno speciale catalogo degli interventi, fissato da Gabrielli per dare armonia alla nuova Verona Sud.

Stranfiér
February 18th, 2006, 03:35 PM
Sabato 18 Febbraio 2006


Lo dicono il presidente Segato e il vice Pachera
«In marzo l’Urban Center sarà aperto all’ex Macello»
La richiesta di An: «Per un traffico più fluido»
«Via Albere, due rotatorie al posto dei semafori»
Zamboni sulla bocciatura della proposta Fasoli
«Il parco della Spianà va fatto, non ampliato»


«Entro marzo l’Urban Center apre al pubblico».
Lo annuncia il consigliere comunale e presidente della commissione Urban Center Giulio Segato (Sinistra Europea) che, insieme al vicepresidente Flavio Pachera (Margherita), ha illustrato ieri i progetti che troveranno spazio nella nuova sede in allestimento. «In attesa del trasferimento nelle sale dei Palazzi Scaligeri», spiega Segato, «l’Urban Center da marzo sarà aperto al pubblico nella sala Birolli dell’ex Macello e sarà dotato di strumentazione tecnologica di alto livello e meccanismo di controllo automatico».
«Per quanto riguarda il materiale espositivo», aggiunge Pachera, «l’Urban Center vuole essere la vetrina della trasformazione futura della città; saranno esposti i progetti, le planimetrie e i plastici dei più importanti interventi urbanistici che trasformeranno parti della città: dal polo finanziario al polo culturale negli ex Magazzini Generali, dai progetti di recupero dell’ex Mercato Ortofrutticolo e del Foro Boario al nuovo progetto di riqualificazione di tutta Verona Sud».
Il pubblico potrà consultare anche il materiale, disponibile sia in via telematica sia cartografica, relativo al Paque, al Prusst, al Prg e alle proposte del Pat.


Sostituire con due rotatorie i semafori che regolano gli incroci fra via Albere e via della Spianà e fra via Albere e via Mantovana. È la richiesta avanzata dal gruppo consiliare di Alleanza nazionale in terza e quarta circoscrizione, presentata ieri dal capogruppo in consiglio comunale Massimo Mariotti insieme ai capogruppo della terza circoscrizione Sergio Adami e della quarta Marco Padovani.
«Si tratta di opere non particolarmente costose, che incidono in maniera importante sulla viabilità dei due quartieri», spiega Mariotti, che ricorda come «il traffico sia congestionato in molte ore del giorno nei due incroci: le rotonde manterranno costante scorrimento e deflusso della circolazione».


«Il parco della Spianà ha già una dimensione di parco urbano importante, 500 mila metri quadri: non ha senso allargarlo, pensiamo piuttosto a realizzarlo, dopo anni che se ne parla».
Il consigliere della Sinistra Europea Paolo Zamboni, presidente della commissione consiliare urbanistica, spiega le motivazioni della bocciatura dell’emendamento proposto dal capogruppo di Rifondazione Fiorenzo Fasoli nell’ambito del Pat.
«La proposta di Fasoli di ampliare di altri 120 mila metri il parco della Spianà appare più demagogica che migliorativa», sostiene Zamboni, «non solo per le ingenti risorse economiche che vanno messe in campo per realizzare i parchi urbani, ma perché l’area proposta è a nord di via San Marco, quindi il parco sarebbe tagliato in due dalla strada, il che ha poco senso».
«Inoltre il quartiere ha bisogno anche di servizi», aggiunge il presidente della commissione, «quindi appare più logico in quella zona prevedere la realizzazione di servizi per anziani, come una casa di riposo, o per giovani come un centro di aggregazione, o per bambini come una scuola dell’infanzia».




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Sonic from Padova
February 19th, 2006, 10:21 PM
Palazzo Gruppo industriale Tosoni e Museo Nicolis

Palazzo per uffici ed esposizione museale

L'incarico è stato svolto come completamento di un edificio terziario al grezzo ed ha contemplato la direzione lavori, il progetto esecutivo, gli allestimenti interni ed esterni, le varianti definitive e lo studio delle finiture in generale.
L'edificio è situato in Villafrnca di Verona e composto da due corpi di fabbrica speculari orientati a 45° rispetto alla via principale frontestante.

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Stranfiér
February 21st, 2006, 02:48 PM
Martedì 21 Febbraio 2006


SAN BONIFACIO. Tramonta l’ipotesi di far correre la futura linea dei super treni a sud del paese: rabbia e delusione fra gli amministratori locali
Tav, la sfida si sposta a Roma
Polo è pronto a dar battaglia al Cipe: «La soluzione è possibile»


San Bonifacio. Delusione, rabbia e amarezza: sono queste le sensazioni negative che ha lasciato sui rappresentanti del Comune, guidati dal sindaco Polo, l’incontro di una settimana fa a Verona, con la commissione provinciale dei lavori pubblici e con il presidente Elio Mosele sul problema del tracciato dei treni dell’Alta velocità.
Polo esprime grande delusione per l’atteggiamento del presidente Mosele, il quale nei giorni scorsi aveva caldeggiato lo spostamento del tracciato della Tav più sud, così da risparmiare il disastroso attraversamento del paese con i supertreni e che, «dopo il recente incontro con l’assessore regionale Chisso», sottolinea Polo, «ha perso l’ardore, così come la sua collega di Vicenza, Emanuela Dal Lago».
Ma la rabbia del sindaco monta quando rifà la storia della modifica che sarebbe nata, dice Polo rifacendosi a voci ricorrenti, nel corso di una cena alla quale avrebbero partecipato personaggi politici regionali, «anche se, chiaramente, non è stato questo l’unico elemento possibile di modifica del tracciato».
Un tracciato comunque, sottolinea Polo, «che sarebbe passato sopra le aree industriali Perlini, a San Bonifacio e Gambellara, area quest’ultima che mi risulta sia già stata venduta e, con una variante regionale, trasformata in centro commerciale».
Ma, a parte questo aspetto, la domanda che Polo pone alla Regione è come possa «aver ritenuto meno impattante un tracciato che attraversa il paese piuttosto che un tracciato in affiancamento all’autostrada».
Il Comune «è stato beffato due volte», sottolinea Polo, «prima quando non fu considerato, tanto che non è stato nemmeno citato nel famoso tavolo istituzionale fatto dalla Provincia».
«Poi», prosegue Polo, «per effetto della legge Obiettivo, che ha fatto saltare la Conferenza dei servizi, e quindi l’istruttoria non è valida, anche perchè non vi figura il parere del Comune.
«E quel che è peggio», aggiunge il sindaco, «è che si sono inventate una serie di cose, come i tunnel e le gallerie, che sappiamo non possono essere fatte per motivi sia economici che tecnici, in una zona dove le falde sono a due metri».
E ancora: «Spostando il tracciato non si è fatto certo un favore agli abitanti che hanno comprato un appartamento dove ora passerà la Tav e che, quindi, è completamente svalutato e invendibile. In questo senso, le responsabilità della Regione ritengo siano gravissime, perchè ha licenziato un Prg lasciandovi sopra il tracciato della Tav, e quindi avallandolo. La presenza del tracciato ha creato una serie di vincoli che, viceversa, non sono stati posti nelle zone ora interessate dalla linea, sulle quali molti cittadini hanno costruito, sulla base del Prg, e ora si ritroveranno il treno nel cortile».
Polo annuncia che il Comune «sosterrà anche le cause legali di tutti quei cittadini che saranno danneggiati dalla linea e la Regione dovrà pagare tutto quello che i sambonifacesi perderanno a seguito della decisione di far passare i treni per il centro del paese».
Dopo aver ricordato che «il Comune non è mai stato presente alle quattro riunioni legate ufficialmente al tavolo ministeriale, come risulta dal documento avuto in copia dal Ministero», Polo si chiede: «A che titolo il Comune di Soave si è arrogato la funzione di capozona in una delle riunioni organizzate dalla Provincia e ha parlato anche a nome di San Bonifacio?».
Tornando a parlare dell’ipotesi di Mosele di un tracciato molto più a sud del paese, il sindaco dice: «Al di là della simpatia personale per l’ex concittadino, il presidente della Provincia ha dovuto chinare la testa davanti a una regia più alta. Mosele ha cercato di parlare di una non condivisione completa da parte dei sindaci, riferendosi ad esempio a quello di San Martino, che non è danneggiato dalla Tav».
Sulla proposta dello spostamento della linea a sud dei Colli Berici, condivisa da dieci Comuni vicentini, eccetto il capoluogo, Polo ricorda che la stessa delibera assunta da questi paesi sarebbe stata presto portata in Consiglio comunale anche a San Bonifacio: «Ma ora è venuto meno», dice, «l’ardore dei due presidenti provinciali nel portare avanti la loro ipotesi, anche perchè incombe la campagna elettorale». Il progetto preliminare sarebbe realizzabile comunque in 2-3 mesi.
Conclude Polo: «Ora faremo presenti le nostre ragioni nelle sedi più opportune intervenendo al Cipe, a priori se possibile o a posteriori, perchè è difficile ritenere legittima una decisione quando non si coinvolgono gli enti locali».
Alla domanda se avremo anche qui una Val di Susa bis, risponde: «Quando la gente capirà che qualcuno l’ha imbrogliata e deciderà di ritenersi non più tutelata, a quel punto deciderà di fare un’azione visibile. Ma mi auguro che il buon senso prevalga perchè la cosa è risolvibile: se qualcuno non dimostrerà saggezza sarà responsabile di quello che potrà accadere».
Gianni Bertagnin






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Stranfiér
February 22nd, 2006, 03:20 PM
Mercoledì 22 Febbraio 2006


Il Comune ha approvato l’accordo con il ministero dei Trasporti. L’opera conclusa nel 2010
Tramvia, ecco le nuove tappe
Entro giugno l’ok del Consiglio comunale, tra un anno i lavori


di Enrico Giardini



Si intravede una svolta nel cammino della tramvia. fra un anno circa dovrebbero partire i lavori per costruire i due tracciati, San Michele-Stazione di Porta Nuova-Stadio e Stazione di Porta Nuova-Ospedale di Borgo Trento-Ca’ di Cozzi. E fra quattro anni, nel 2010, Verona avrà la sua metropolitana leggera di superficie. L’amministrazione comunale ha infatti siglato un accordo procedurale con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti che definisce i tempi di realizzazione dell’opera.
L’accordo di programma è stato approvato ieri mattina dalla giunta comunale e nel pomeriggio dall’Amt, l’Azienda mobilità e trasporti che gestisce tutto l’affare tramvia. Tre le scadenze fissate. Entro il 30 giugno di quest’anno il Consiglio comunale dovrà approvare il Piano economico-finanziario dell’opera. Successivamente, entro luglio di quest’anno il Comune dovrà indire la gara per assegnare i lavori le cui procedure, ed è la terza scadenza, dovranno essere concluse entro il gennaio dell’anno prossimo. Poi, appunto, si potrà procedere, prevedendo di concludere entro dicembre 2010.
A questo punto rispettare la scadenze diventa fondamentale, anche per mantenere i finanziamenti statali all’opera, cioè 64 milioni di euro per il primo lotto (San Michele-Stazione di Porta Nuova-Stadio), pari al 34,8 per cento del costo totale, e 64 milioni per il secondo lotto (Stazione di Porta Nuova-Ospedale di Borgo Trento-Ca’ di Cozzi), pari al 60 per cento. In totale, quindi, il finanziamento ministeriale per la tramvia scaligera è di 124 milioni di euro, sui 310 totali, in parte messi dal Comune in parte dall’Amt.
L’assessore comunale ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle, assicura però che «se eventuali ritardi, rispetto alla scadenze, non saranno dovuti al Comune, il finanziamento statale non verrà tolto».
I due percorsi già approvati restano invariate, a parte una leggera modifica nel primo intorno a Porta Vescovo. Il primo tracciato partirà da San Michele Extra e passerà per Porta Vescovo, via XX Settembre, San Fermo, Piazza Bra, via Valverde, via Giberti, piazza Renato Simoni, stazione di Porta Nuova, per arrivare allo stadio Bentegodi.
Il secondo percorso, invece, dallo Stadio porterà a Piazza Simoni, via Della Casa, Stradone Porta Palio, Corso Cavour, via IV Novembre, Ospedale di Borgo Trento, via Mameli e Ca’ di Cozzi.
L’Amt ha accorpato i due tracciati in un unico lotto, per un totale di circa 15 chilometri, che come detto ha già l’approvazione del Ministero e il finanziamento del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Il Piano economico-finanziario che sta predisponendo l’azienda, e che dovrà poi essere votato dal Consiglio comunale entro il 30 giugno prossimo, dovrà essere accompagnato al piano degli espropri e alla necessarie varianti urbanistiche. Quanto al mezzo, sciolto il contratto con la Siemens che ha rifuso il Comune con 25 milioni, come risarcimento per il Combino, difettoso, Amt sta vagliando le possibilità tra sistema di tramvia su due binari, ma anche quella su gomma e monorotaia, cioè il sistema Trans-Lohr di Padova.




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Stranfiér
February 23rd, 2006, 01:16 PM
Giovedì 23 Febbraio 2006


Qui Palazzo Barbieri. Sono 46 gli emendamenti presentati al Piano di assetto del territorio licenziato dalla commissione urbanistica
Il centrosinistra vuole mettere le ali al Pat
I capigruppo di maggioranza programmano la discussione in Consiglio già dalla prossima settimana


di Enrico Giardini



Portare in Consiglio comunale già nella prossima settimana il Piano di assetto del territorio (Pat), cioè il nuovo strumento di pianificazione urbanistica della città adottato dalla Giunta comunale il 31 agosto scorso. In modo da arrivare nel minore tempo possibile all’approvazione. È questa l’intenzione dei capigruppo consiliare di maggioranza in Comune (Sinistra Europea, Margherita, Lista Zanotto, Verdi) che si riuniranno domani per formulare appunto un programma per discutere e approvare in aula consiliare dello strumento urbanistico.
La proposta di delibera relativa al Pat è già stata licenziata per il Consiglio. Lo ha deciso la commissione consiliare quarta (urbanistica) presieduta da Paolo Zamboni (Sinistra europea) che nel corso di 13 sedute, ha esaminato le proposte di modifica al Pat presentate dai consiglieri comunali.
Sono 46 gli emendamenti presentati, per la maggior parte dai consiglieri di maggioranza, 43 dei quali approvati dalla commissione. Respinti i due emendamenti del consigliere dell’Udc Alberto Benetti (relativi alla realizzazione di un parcheggio interrato in corso Porta Nuova e a due rotatorie in via Ca’ di Cozzi e in via Preare) e del consigliere di Rifondazione comunista Fiorenzo Fasoli (relativo alla proposta di ampliare l’ambito del Parco della Spianà anche nell’area a nord di via San Marco).
«Sarà ora il Consiglio comunale in sede di approvazione del Pat», ha precisato l’assessore comunale all’Urbanistica Roberto Uboldi, «a stabilire con il voto l’accoglimento o meno delle modifiche al Piano suggerite dai consiglieri».
Il presidente di commissione Zamboni ha sottolineato «il buon lavoro svolto dalla commissione nell’esame delle proposte di modifica al Piano, presentate sia dai consiglieri di maggioranza che di opposizione, e volte a migliorare il provvedimento con interventi specifici in varie zone della città».
Domani, appunto, i capigruppo di maggioranza metteranno a punto un programma per portare in Consiglio la delibera fin dalla prossima settimana. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è di approvare il Piano entro la fine di marzo.
Compie dunque un passo in avanti il Piano dell’amministrazione comunale che, secondo la definizione dell’assessore Uboldi, delinea una città «compatta», cioè contenuta entro una linea che ne limita l’espansione. È questo il tratto saliente di un piano urbanistico che, se dovesse passare, sostituirà il Piano regolatore attuale, in vigore da più di 30 anni. A Verona si potrà costruire fino a un tetto massimo di un milione 400mila metri cubi, all’interno di 10 aree territoriali ottimali.
L’elemento più evidente della città pensata nel Pat è la nuova Verona Sud, con le grandi opere nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo (Polo finanziario) e agli ex magazzini generali (cittadella della cultura e della musica), all’ex manifattura tabacchi e fino a tutto il Prusst, il Piano di recupero urbanistico dell’intera area.
Con il Pat, fra l’altro, è compatibile anche la variante urbanisitica numero 1 al Paque, il Piano d’area del Quadrante Europa, licenziata dalla giunta comunale sul progetto dell’architetto Bruno Gabrielli. Il Piano ridisegna tutto l’asse dal casello autostradale di Verona Sud e dal parcheggio scambiatore della Genovesa, fino alla stazione di Pora Nuova e all’ex scalo merci ferroviario. Nel Pat, inoltre, c’è posto anche per la tutela del verde, con il Parco della collina (da Avesa alla Torricelle e fino a Montorio) e con il Parco dell’Adige. «Il Pat è molto importante per il futuro della città», spiega il capogruppo della Lista Zanotto, Edoardo Tisato, «e per questo il nostro obiettivo è approvarlo entro breve tempo».




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Stranfiér
February 28th, 2006, 01:19 PM
Martedì 28 Febbraio 2006


È stato presentato il piano di ristrutturazione «firmato» dai consiglieri Giorgio Scarato, Paolo Andreoli e Luciano Sterzi
Loggia Vecchia, pronto il contro progetto
La cancellata sarà chiusa solo di notte, verrà demolito il muro che chiude il lato sinistro
Ora si pone il problema dello sgombero dei senzatetto «Dovranno intervenire i vigili urbani»


Sul destino della Loggia Vecchia è ormai battaglia di progetti. Dopo l’ipotesi di chiuderla per trasformarla in ufficio turistico pubblico, arriva la controproposta.
Infatti, il preannunciato progetto di ristrutturazione della Loggia Vecchia dei Palazzi Scaligeri è stato presentato ieri mattina dai consiglieri provinciali Giorgio Scarato, Paolo Andreoli (Rossoverdi) e Luciano Sterzi (Margherita).
«È un progetto significativo in contrapposizione con quello che l’Amministrazione provinciale aveva presentato ed in seguito ritirato, che prevede la chiusura della loggia con una cancellata in merletto dello stesso stile di quello delle Arche Scaligere», spiega Scarato.
I cancelli sarebbero chiusi la sera per riaprirsi il mattino successivo, evitando così il ricovero di senzatetto e sbandati. Questo diventerebbe così l’ingresso principale per i pedoni, sorvegliato da Prefettura e Provincia.
La parte sinistra oggi murata sarebbe riaperta, rendendo la facciata simmetrica con la porta del Sammicheli al centro. Il portone laterale verrebbe conservato esclusivamente come passo carraio.
«Questo in sintesi il concetto espresso dal mio progetto di Loggia Nuova», sottolinea l’artista-consigliere colognese. «Il progetto originario era impresentabile alla Soprintendenza ed è quindi stato ritirato», affermano Andreoli e Sterzi.
«La consideriamo una vittoria dell’Unione di centrosinistra ed un saggio ripensamento dell’Amministrazione provinciale. Diverso è il seme della filosofia adottata. Non chiudere per limitare, impedire, negare, ma aprire per dialogare, ospitare, far conoscere. La differenza politica ha indotto la nostra durezza nel respingere un obbrobrio architettonico, giustificato solamente dai motivi di sicurezza addotti».
«L’opera di chiusura dell’accesso con vetrate per far nascere un ufficio della Iat (non è meglio collocarlo al Palazzo Dante?) è già stata appaltata», rivela Andreoli, «e supponiamo dunque un danno economico per la Provincia. Per fortuna mancava l’accordo di programma con la Soprintendenza ai beni culturali e architettonici, altrimenti ci ritroveremmo già con un mostro nel cuore di Verona».
Quanto allo sgombero degli attuali «residenti», i consiglieri provinciali spiegano che sono stati offerti posti letto più dignitosi dal Comune e dalla Caritas, rifiutati dagli interessati. Come si farà dunque a liberare la Loggia?
«Ora è necessario uno sgombero coatto da parte dei vigili urbani», dicono, «ma sarà eseguito in funzione di offrire una vita migliore per i senzatetto girovaghi, che in queste condizioni rischiano di morire assiderati».
Il progetto è stato inviato alla Soprintendenza per l’approvazione. (r.cer.)





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Stranfiér
March 1st, 2006, 01:29 PM
Mercoledì 1 Marzo 2006


Punti critici
Tre novità nel percorso della tramvia a Veronetta


Ancora novità in vista per il tracciato della tramvia. La società Metropolitana Milanese che ha la direzione lavori dell’opera veronese ha suggerito all’Amt tre variazioni di percorso in quanto rappresentano punti di criticità.
Si tratta di tre nodi già noti, non di facile soluzione. Il primo è la strettoia di via Rosa Morando, dove ritorna la proposta di abbattere tre case per ottenere un’adeguata larghezza della sede stradale. Il secondo punto critico è il passaggio a Porta Vescovo: viene scartata l’idea del sottopasso, costosissima, per optare invece per il passaggio della tramvia nei fornici esterni della Porta per imboccare poi via XX Settembre.
Il problema successivo è la strettoia di via San Paolo: la società milanese propone di svoltare a sinistra in via dell’Artigliere per passare davanti al Rettorato e servire la zona dell’Università, rientrando poi in lungadige Porta Vittoria, davanti all’ex Questura e percorrere Ponte Navi. Tutta da valutare la fattibilità tecnica delle deviazioni, che propongono curve molto strette e passaggi difficili. Ora la parola all’Amt e ovviamente al Consiglio comunale.




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Stranfiér
March 2nd, 2006, 01:32 PM
Urbanistica. Approvate le osservazioni al Piano d’Area Quadrante Europa. «I nodi vanno risolti in ambito comunale»
Il Paque unisce Provincia e Comune
Pianificazione, anche ai Palazzi Scaligeri critiche all’«invasione di campo» della Regione


Per una volta la Provincia e il Comune si trovano d’accordo. Allineati sull’urbanistica del Paque, uniti nel respingere l’«invasione di campo» della Regione nella pianificazione del territorio veronese.
Il Consiglio provinciale ha approvato ieri le osservazioni alla variante numero 2 del Paque (Piano d’Area Quadrante Europa) da inviare proprio alla Regione Veneto, mentre il Consiglio comunale lo farà lunedì prossimo, 6 marzo. Ai Palazzi Scaligeri è stato infatti trovato un accordo sui vari emendamenti da apportare alla stesura precedente, dopo che si era prodotto uno slittamento di una settimana della votazione. Il lavoro di ricucitura dei capigruppo ha evidenziato una presa di posizione di alcune componenti del centrodestra, che ritengono eccessiva l’ingerenza della Regione sul dettaglio di decisioni che riguardano il territorio veronese. Alla fine, si chiede una maggior autonomia del Consorzio Zai per adeguare i tempi alla rapidità d’azione richiesta dagli operatori economici. Anche il piano regionale di recupero dell’ex Tiberghien a San Michele Extra entra troppo nei dettagli, svuotando di contenuti l’opera degli enti territoriali locali.
Lo stesso discorso vale anche per l’Ecocittà del Crocione, per la previsione della nuova porta della città al Nassar di Parona e per i punti attrezzati per il turismo all’aria aperta, i cui temi possono essere risolti dai Pat comunale e da un’analisi su scala comunale. È la stessa visione emersa a Palazzo Barbieri e rafforza le accuse di centralismo rivolte da più parti alla giunta Galan. La Regione, secondo la maggioranza degli esponenti di centrodestra e centrosinistra, in effetti non avrebbe ancora trasferito deleghe importanti alla Provincia e ai Comuni.
L’altro argomento discusso in Consiglio riguarda la liquidazione della società compartecipata da Camera di Commercio, Provincia e 12 Comuni del comprensorio marmistico, che gestisce il laboratorio prove di Volargne. Dopo quattro anni di attività, l’azienda pubblica ha prodotto un pesante deficit, erodendo l’intero capitale sociale di 200 mila euro. La proposta di ricapitalizzazione non è stata accettata e si preferisce pagare le perdite e ricostituire una nuova società più efficiente. Verrà comunque garantito un forte supporto al comparto dei marmi, che vede operare sul nostro territorio 800 imprese e 8.500 addetti. Il consigliere della Margherita Sergio Ruzzenente si dice contrario alla chiusura dell’azienda e presenta 21 emendamenti, definiti «seriali» da alcuni colleghi e regolarmente bocciati. I Ds non hanno partecipato alla votazione e Marisa Velardita (Di Pietro) ha votato con la maggioranza.
Roberto Ceruti






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Stranfiér
March 5th, 2006, 08:32 PM
sabato 04 marzo 2006 cronaca pag. 11


Dopo i suggerimenti proposti dalla Metropolitana Milanese che ha la direzione lavori, Amt e Comune stanno valutando le soluzioni migliori. Per non perdere il tram


Tramvia, troppe curve pericolose sul percorso

Case da abbattere e proprietari infuriati in Borgo Venezia, a Veronetta deviazioni difficili per evitare via San Paolo


Riparte la tramvia. Il primo tratto che verrà affrontato collegherà Madonna di Campagna alla stazione di Porta Nuova. Il nuovo progetto «rimodulato sul precedente», così afferma l’assessore alla viabilità Carlo Pozzerle, vedrà la partenza da quello che a tutti gli effetti sarà un parcheggio scambiatore a lato della nuova rotonda di Verona Est.
Le rotaie non passeranno più dalla via Dolomiti ma dalla strada a fianco, la via Monte Bianco, per poi seguire parte del vecchio tracciato con le vie Marmolada, Fedeli, Cernisone, Corsini, in breve la parte storica di Borgo Venezia. Per il 2010, sarà questo l’anno decisivo per il trasporto pubblico cittadino, Verona finalmente partorirà la tanto attesa tramvia.
Ma prima di allora, anche se le intenzioni di portare a buon fine il progetto ci sono tutte, tant’è che sono stati chiamati in aiuto dall’amministrazione comunale i tecnici dell’azienda lombarda Metropolitana Milanese che con i colleghi dell’Amt stanno mettendo a punto anche il secondo tragitto, quello che va da Ca di Cozzi allo Stadio passando sempre dalla stazione di Porta Nuova, bisognerà che il Comune faccia i conti con i cittadini.
Già ieri sera i residenti di Borgo Venezia si sono riuniti in un’assemblea pubblica: tra i tanti punti interrogativi in ballo ci sono alcuni edifici della via Rosa Morando che con il passaggio del nuovo mezzo a rotaie verrebbero abbattuti. L’opera viabilistica graverà ovviamente sulle spalle dell’azienda incaricata del trasporto pubblico, l’Amt, ma il suo presidente Wilmo Ferrari non se ne fa un cruccio. Anzi, se sulle prime definisce il rapporto tra l’azienda da lui rappresentata e il Comune «strumentale», vale a dire che Amt non fa altro che eseguire degli ordini impartitigli dall’amministrazione comunale, subito dopo prende posizione e afferma: «Il progetto è valido ed io lo considero ottimo».
E’ fuori discussione per Ferrari che sia ormai giunto il momento di mettere ordine alla viabilità cittadina e così anche al trasporto pubblico. «Non possiamo più aspettare», dice, «nel prossimo decennio non sarà più possibile raggiungere il centro città con il proprio mezzo. Come azienda siamo chiamati a realizzare un progetto che nasce da un accordo di programma con il ministero delle infrastrutture che ha stabilito dei tempi e delle modalità. Noi dobbiamo far rispettare quanto concordato».
Per essere sicuri che tutto vada a gonfie e vele Amt confida nella consulenza dell’azienda lombarda Metropolitana Milanese per «rivedere le criticità del percorso evidenziate nel progetto».
«In linea di massima il percorso rimarrà invariato», sottolinea Ferrari, «il nodo rimane quello di via San Paolo, nulla di più». Ma la curva a gomito che il nuovo mezzo di trasporto pubblico si troverà ad affrontare tra il rettorato e l’ex questura, non sembra essere l’unico problema. Sotto accusa c’è anche «come nel precedente progetto», evidenziano Ferrari e Pozzerle l’abbattimento di alcune case in via Rosa Morando. Al riguardo il presidente di Amt ricordando gli anni in cui era assessore all’urbanistica, tra il 1980 e il 1985, evidenzia come in quel tratto di strada fosse previsto da sempre l’allargamento della carreggiata. Il vecchio Prg (piano regolatore generale) incide sempre in quelle che sono le scelte urbanistiche attuali. Ma allora perché venne concesso di costruire delle abitazioni in quel tratto di strada? Per Ferrari la realizzazione di strutture abitative in aree non compatibili allo scopo era accompagnato da un atto detto unilaterale d’obbligo, con il quale chi costruiva si assumeva le responsabilità del caso. E visto che le case non sono mobili e che indubbiamente nessun residente della via Morando accetterà di far passare la tramvia nel salotto di casa, Pozzerle mette le mani avanti e afferma: «Troveremo un punto di incontro con la proprietà».
Del resto in ballo ci sono 125 milioni di euro, un accordo da rispettare fatto di tempi e date. «Abbiamo accettato l’accordo con il Ministero», spiega Pozzerle, «perché siamo certi di riuscire ad ottemperare a tutto». Se così sarà entro il 30 giugno dovrà essere approvato il Pef (piano economico finanziario), successivamente il Comune dovrà indire il bando per l’assegnazione dei lavori le cui procedure dovranno concludersi entro il gennaio prossimo. E se qualcosa va storto? «Se per cause indipendenti dalla volontà amministrativa comunale dovesse slittare qualche data», afferma Pozzerle tenendo le dita incrociate, «non accadrà nulla. Ma se dovesse essere nostra la colpa il finanziamento che è a fondo perduto, vale a dire che la città non avrà alcun debito nei riguardi del Ministero, verrà revocato». (a.z)

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Stranfiér
March 8th, 2006, 02:53 PM
Mercoledì 8 Marzo 2006


Conterrà 357 posti auto su tre piani
Al traguardo i lavori per il parcheggio sotto Piazza Simoni


Ultime rifiniture per il parcheggio sotterraneo in piazza Renato Simoni. Stanno per essere completati infatti i tre piani interrati che, una volta ultimati, potranno ospitare 357 posti auto.
I lavori, partiti nel 2004, sono stati pensati in modo da lasciare sempre aperta una via di circolazione e limitare i disagi per i cittadini.
A breve inizieranno le opere di arredo urbano nella parte superficiale di piazza Renato Simoni. Una parte dell’area sarà adibita a parcheggio dei veicoli (una quindicina i posti disponibili più quelli per ciclomotori e biciclette), mentre in un’altra porzione sarà ricollocato il monumento agli avieri, tolto per consentire i lavori.
Il parcheggio di piazza Renato Simoni rientra nel piano lavori disposto dall’Amministrazione per la costruzione di nuove aree di sosta in città. Oltre alla piazza del grattacielo anche piazza Cittadella, grazie ad un progetto avveniristico che darà un nuovo volto al piazzale, servirà il centro con un parcheggio interrato su tre piani per 750 auto.
Per consentire le operazioni di smontaggio della gru di cantiere in piazza Renato Simoni, dalle 8 di domani, giovedì, alle 20 di sabato 11 marzo, sarà vietato il transito dei veicoli nella carreggiata centrale della piazza e in via Città di Nimes, nel tratto compreso tra circonvallazione Oriani e piazza Simoni. Modifiche alla viabilità riguarderanno anche le linee degli autobus passanti per via Della Casa, piazza Renato Simoni e via Città di Nimes che saranno deviati in circonvallazione Oriani e corso Porta Palio.

Stranfiér
March 10th, 2006, 01:07 PM
Venerdì 10 Marzo 2006


Ieri sopralluogo con i segretari dei sindacati
Lavori ai Palazzi Scaligeri, apertura all’inizio del 2007

Nuovo sopralluogo ieri al cantiere dei Palazzi Scaligeri. L’assessore ai Lavori pubblici Carlo Pozzerle e quello al Patrimonio Gian Gaetano Poli hanno condotto i segretari di categoria dei sindacati Cgil, Cisl e Uil a visitare i lavori di restauro e consolidamento.
Ai Palazzi Scaligeri nascerà, all’inizio dell’anno prossimo, un centro espositivo all’avanguardia (già questo giugno saranno aperti i bagni pubblici su via Cairoli) finanziato dalla Fondazione Cariverona e su progetto degli architetti Afra e Tobia Scarpa. Le sale espositive costituiscono la parte centrale, il fulcro del complesso, mentre il piano terra è riservato a botteghe e merchandising collegati al centro espositivo. Al primo piano trovano posto le attività museali ed espositive a carattere temporaneo, una sala conferenze, bar e servizi igienici, mentre il piano mezzanino è destinato agli uffici per la gestione del centro e ad altri spazi espositivi. Infine, nei piani alti della Torre della Cappella, sono previste sale destinate alla comunicazione multimediale, alle attività di laboratorio e di conservazione delle opere.




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Alter-Ego
March 10th, 2006, 06:30 PM
Stranfiér ecco le foto del nuovo ospedale di S. Bonifacio che qualche mese fa ti avevo promesso...

le foto non sono un granchè ,ti devi accontentare :sleepy:
http://i2.tinypic.com/r284qv.jpg
http://i2.tinypic.com/r28514.jpg
qui si vede anche il "grattacielo"
http://i2.tinypic.com/r286m8.jpg
http://i2.tinypic.com/r287lx.jpg
http://i2.tinypic.com/r287yo.jpg

Sonic from Padova
March 12th, 2006, 04:30 PM
^^
Bello!

Questo è un edificio direzionale molto carino, che ho trovato navigando per internet :)


Complesso "Eurocenter E33" Verona Est

Anno : 2003
Complesso composto da 93 unità immobiliari ad uso direzionale e commerciale, sito nel Comune di S. Martino B.A., zona casello di Verona Est.

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=103&image=103_27.jpg&larghezza=399&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300.75187969925

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=104&image=104_28.jpg&larghezza=399&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300.75187969925

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=105&image=105_14.jpg&larghezza=400&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=106&image=106_106_10.jpg&larghezza=399&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300.75187969925

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=107&image=107_6.jpg&larghezza=399&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300.75187969925

http://www.fedrigoli.it/lib/resizeRealOPDett.php?id_photo=108&image=108_18.jpg&larghezza=399&altezza=300&type=jpeg&LiImp=400&HiImp=300.75187969925

Stranfiér
March 13th, 2006, 01:15 PM
Lunedì 13 Marzo 2006


Il Comune ha intenzione di acquistare l’area e avviare lavori per due milioni di euro Tiberghien pronto a risorgere La gloriosa struttura sportiva sarà risparmiata dalle ruspe San Michele Gli appassionati di calcio tirano un sospiro di sollievo
L’operazione in cantiere in Municipio è una permuta con una zona a Fondo Frugose


Tirano un sospiro di sollievo gli appassionati di calcio di San Michele Extra. La giunta di Palazzo Barbieri, proprio in questi giorni, ha assunto l’impegno di aprire una trattativa con gli attuali proprietari dell’area del campo sportivo Tiberghien, per l’acquisto tramite una permuta dell’area da parte dell’amministrazione comunale.
La Legnaghese Cantieri Spa, proprietaria dell’impianto sportivo acquistato nel febbraio del 2005 dalla Tiberghien Manifattura Tessile, riceverebbe in cambio un’area edificabile da individuare a Fondo Frugose. Una soluzione positiva della vicenda soddisferebbe non solo le aspettative dell’Audace, ma anche di tutti gli sportivi veronesi.
Il mitico Tiberghien, per la sua gloriosa storia, qualcuno a ragione lo ha definito il tempio del calcio veronese, non poteva essere abbattuto. Chi ci ha giocato almeno una volta sa quello che vuol dire e chi ha avuto la fortuna di aver calpestato il suo manto erboso, conserva delle sensazioni uniche ed irripetibili. Una vittoria al Tiberghien contro l’Audace ha sempre avuto un fascino particolare, tutto suo. Una soddisfazione nella soddisfazione.
Era quindi impensabile che l’architettura molto particolare della tribuna che è sempre rimasta intatta e si differenziava da tutti gli altri stadi e il manto erboso che trasuda di storia e di gloria calcistica, dovessero essere cancellati per sempre. «Dopo varie trattative - spiega l’assessore Giancarlo Pozzerle - c’è la possibilità concreta di poter raggiungere un accordo con la Legnaghese Cantieri Spa. In queste settimane abbiamo avviato un’istruttoria per formalizzare l’acquisizione dell’area da parte del Comune tramite una permuta».
«Gli attuali proprietari si sono dichiarati disponibili ad una trattativa e quindi credo che siamo sulla strada giusta per chiudere una vertenza in modo positivo sia per l’Audace, per il quartiere e per tutti gli sportivi della città». In buona sostanza il Comune di Verona è disposto a cedere un’area individuata a Fondo Frugose in cambio dell’impianto sportivo. La società Legnaghese Cantieri dal canto suo si impegnerebbe a realizzare alcuni necessari lavori di sistemazione. La costruzione di nuovi spogliatoi interrati adiacenti alla tribuna, saranno ristrutturati la sede ed alcuni fabbricati di servizio per le attività sportive da adibire a magazzini.
Lavori per un importo che si aggira intorno ai 2 milioni di euro. Alla notizia di un possibile accordo si sono dichiarati molto soddisfatti anche gli attuali dirigenti dell’Audace di San Michele. «Che l’Audace continuasse ad esistere - spiega il presidente della società Rovelli - ci sembrava un atto dovuto soprattutto per la prestigiosa storia di una società unica in Italia. Una società che ha avuto tra le proprie fila nomi prestigiosi del calcio nazionale e un campo sportivo che ha ospitato squadre come Udinese, Parma, Reggiana, Mantova e poi il derby col Verona. Ma non solo».
«In questi ultimi anni la società è cresciuta molto. Il nostro stadio è diventato un punto di riferimento nel quartiere per giovani calciatori, per le loro famiglie e per molti anziani che trascorrono alcune ore in compagnia. L’Audace conta su ha un vivaio molto numeroso con oltre 200 ragazzi tesserati. Ragazzi soprattutto del quartiere, che sarebbero rimasti senza campo sportivo».
Luciano Purgato





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Stranfiér
March 16th, 2006, 01:22 PM
Giovedì 16 Marzo 2006


Approvato il masterplan dell’architetto Chipperfield. Cantieri dall’inizio dell’anno prossimo, primo obiettivo fermare il degrado e realizzare il parcheggio da 500 posti
Per l’Arsenale il futuro inizia nel 2007
Il progetto comprende il nuovo Museo di Storia naturale, negozi, ristoranti, spazi per i ragazzi
Nella palazzina comando andrà una sezione del Museo di Castelvecchio Il progettista inglese ha disegnato due spettacolari nuovi edifici


di Bonifacio Pignatti



Questa volta sarà quella buona, promettono a Palazzo Barbieri. Il primo masterplan dell’Arsenale era stato presentato quattro anni fa, ultime fasi dell’amministrazione Sironi. Poi il cambio di giunta e di orientamenti ha rallentato la pratica, l’incertezza sui finanziamenti ha frenato progetti ed entusiasmi ma non il degrado che ha continuato a intaccare l’ex complesso militare fra proteste e polemiche. Ieri mattina però il sindaco Zanotto, con gli assessori Pedrazza Gorlero e Pozzerle, ha rotto gli indugi e presentato il masterplan numero due approvato pochi minuti prima dalla giunta.
Il progettista è sempre lui - il prestigioso architetto inglese David Chipperfield che cinque anni fa ha vinto il concorso lanciato dal Comune -, il piano ha recepito le nuove impostazioni introdotte da questa amministrazione non senza lunga e talora faticosa elaborazione. Resta invariata la destinazione fulcro del futuro Arsenale: qui sarà trasferito il museo di Storia Naturale che lascerà le sedi dei palazzi Pompei (lungadige Porta Vittoria) e Gobetti (corso Cavour). La novità sostanziale rispetto al masterplan sironiano è la collocazione di una sede staccata del museo di Castelvecchio nella palazzina comando e un approccio più variegato alla nuove funzioni della cittadella. È sparito, inoltre, il museo della lirica.
Il masterplan è il piano di massima su cui saranno modellati i progetti. Ci vorranno tre mesi per disegnare il preliminare, poi inizierà l’iter di verifiche tecniche e autorizzazioni (in primis della Sovrintendenza) fino ai progetti esecutivo e definitivo (non sono necessari passaggi in Consiglio comunale). L’amministrazione prevede di partire con i lavori all’inizio del 2007, ha annunciato il sindaco. Il piano è stato pensato per poter intervenire in fasi progressive. Sarà subito concesso alla Saba Italia (ex Italinpa) di progettare il parcheggio sotterraneo da 500 posti, mentre fra la priorità rientra anche la sistemazione del parco esterno e la riparazione dei tetti della parte destinata al museo per fermare il degrado.
Il piano prevede il recupero e la trasformazione dei volumi esistenti sulla superficie di 65 mila metri quadrati. Ma il progetto Chipperfield introduce anche due spettacolari ed eleganti elementi di architettura moderna, simmetrici rispetto alla palazzina comando che funge da entrata principale: a sinistra l’edificio di accesso e servizi per il museo, che poi si svilupperà negli edifici che circondano la corte retrostante, a destra una grande sala civica multifunzionale che sarà costruita sopra il parcheggio interrato della Saba e introdurrà alla zona ludico-educativa-teatrale (la «città dei bambini») sul lato ovest dell’Arsenale. La sala civica sarà articolata in una grande aula centrale e altri spazi minori, a beneficio di attività culturali e ricreative, associazioni e circoscrizione. Il parcheggio sarà realizzato dalla Saba - era quello in origine destinato a piazzale Cadorna - con la formula della concessione in cambio della gestione, cioè a costo zero per il Comune. Sarà accessibile da piazzale Cadorna.
La parte centrale dell’ex complesso militare asburgico sarà destinata alla cosiddetta «corte commerciale», un’area destinata a ristoranti, bar, negozi «a supporto della cittadella della cultura, sempre in linea con l’impostazione di Chipperfield anche se questa parte sarà realizzata in project financing», dice Pedrazza Gorlero. Concessione a privati che ristruttureranno per rientrare dalle spese con la gestione.
La palazzina comando - ingresso principale dell’Arsenale - ospiterà una sezione staccata del museo di Castelvecchio dove troveranno visibilità collezioni oggi relegate nei depositi per insufficienza di spazi: quadri del Sei-Settecento, libri, armi, monete antiche. E proprio per collegare anche fisicamente l’Arsenale a Castelvecchio sarà rifatto con materiali diversi il viale che unisce il complesso al ponte medievale. Attraverserà un piccolo parco nel quale sarà migliorato il parco giochi e recuperata la vasca della fontana, oggi vuota. Il piazzale-parco sarà esteso oltre la strada a digradare sull’Adige in uno dei pochi punti di accesso diretto alla riva, con richiamo e collegamento in passeggiata al parco dell’Adge Nord a poche centinaia di metri di distanza (lungadige verso Parona). È una rivisitazione che prevede l’esclusione del traffico di attraversamento davanti all’Arsenale: passerà solo chi deve raggiungere casa propria.

La storia
Lo fecero gli Austriaci a metà dell’Ottocento


Di un Arsenale a Verona si cominciò a parlare dopo il 1848, quando con l’edificazione del sistema fortificato del Quadrilatero per gli Austriaci si rese necessario l’adeguamento delle attrezzature e dei magazzini. In un libro curato dall’esperto di achitettura militare Lino Vittorio Bozzetto ed edito nel 1996 da Cierre, sono descritte tutte le fasi dalla progettazione alla costruzione all’utilizzo nel tempo, fino alla dismissione della 14. Direzione d’Artiglieria nel 1995, quando l’Arsenale fu ceduto al Comune di Verona.
La sua costruzione avvenne tra il 1854 e il 1861, insieme all’ospedale a Santo Spirito (negli stessi anni) e alla caserma Santa Marta (tra il 1863 e il ’65). L’autore è l’architetto Conrad Petrasch.
Il primo progetto fu presentato alla commissione l’8 gennaio 1852 ma solo nel novembre dello stesso anno Radetzky scelse definitivamente la Campagnola come area dove edificarlo, davanti a Castelvecchio che era il primo arsenale austriaco. Nel 1854 il progetto venne esaminato a Vienna e approvato il 13 maggio. Prevedeva al centro, dietro all’edificio principale, gli stabilimenti per le lavorazioni d’artiglieria. Il corpo lineare a un piano che attornia la corte rettangolare, conteneva le officine dei mastri e i depositi del materiale corrente, in modo che l’esercito fosse autonomo anche nella costruzione dei pezzi di ricambio. Nel corpo rettilineo posteriore, le lavorazioni a fuoco. Il fabbricato centrale aveva al piano di sopra gli uffici tecnici e amministrativi. A levante e occidente delle officine, le due corti chiuse erano per i magazzini di artiglieria, mentre dalla parte verso Castelvecchio erano allineati gli alloggi degli ufficiali e le scuderie. Al centro dell’edificio principale stavano al piano alto l’armeria e la sala trofei, al piano terra l’officina degli armorari, la portineria e la guardia.
Nel progettare l’Arsenale di Verona, il maggiore Petrasch guardò come modello a quello di Vienna ma non mancò di introdurvi grandi finezze architettoniche ispirate al romanico: le linee cromatiche chiare e scure, gli archetti pensili stilizzati, le murature in pietra, le bifore, gli arconi di entrata, gli archi a tutto sesto per finestre e porte, l’'uso del tufo, la finestra circolare e il frontone, che richiamano San Zeno (alla cui facciata si rifà la sezione del corpo centrale), oltre a elementi viennesi, come i pilastri ottagonali.
Ceduto dall’amministrazione militare al Comune nel 1995, l’Arsenale è stato oggetto di un concorso di progetti internazionale vinto nel 2001 dall’architetto inglese David Chipperfield. Ieri la giunta ha approvato il suo masterplan.





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Alter-Ego
March 16th, 2006, 03:58 PM
^^ speriamo bene!

rendering dei due spettacolari nuovi edifici?

Stranfiér
March 16th, 2006, 05:29 PM
^^ speriamo bene!

rendering dei due spettacolari nuovi edifici?

http://www.davidchipperfield.co.uk/

Bisogna andare sul sito di Chipperfield e cercare "Polo Culturale".

Le immagini disponibili da L'Arena:

http://i2.tinypic.com/rji3jb.jpg

http://i2.tinypic.com/rji3vp.jpg

Alter-Ego
March 17th, 2006, 09:09 AM
^^ grazie :)

Stranfiér
March 17th, 2006, 01:15 PM
Ecco la nuova Verona Sud
di: red2
giovedì, 16 marzo 2006

A Verona Sud nascerà una nuova città circondata dal verde, con grandi palazzi che si affacciano su viale del Lavoro e costruzioni via via più basse alle loro spalle verso i quartieri di Borgo Roma e Golosine, che avranno finalmente a disposizione aree verdi attrezzate e vivibili.
Sono questi in estrema sintesi i contenuti della variante di Verona Sud approvata dalla Giunta comunale che verrà presentata al pubblico all'Agricenter della Fiera di Verona lunedì 20 marzo, alle 17.
Il progetto elaborato dall'architetto Bruno Gabrielli in collaborazione con l'Ufficio di Piano del Comune di Verona è una delle più ampie riqualificazioni urbanistiche realizzate in Europa.
Oltre al progettista, saranno presenti alla presentazione il Sindaco e l’assessore all’Urbanistica del Comune di Verona, il direttore generale della Fondazione Cariverona Fausto Sinagra, il presidente dell’Autostrada Serenissima, Aleardo Merlin, il presidente del Collegio Costruttori, Francesco Farinelli. All’incontro è stato invitato anche l’assessore regionale alle Politiche del Territorio.
Tutto il progetto ruota intorno a quattro aree strategiche: partendo da sud troviamo infatti l'area della Genovesa dove verrà realizzato un grande parcheggio scambiatore, collegato da un servizio di trasporto pubblico con il centro città. Per garantire l’utilizzo del parcheggio scambiatore, con l'obiettivo di limitare il più possibile il traffico privato diretto verso la città, gli standard a parcheggio delle nuove realizzazioni (posti auto a servizio per uffici e negozi) verranno ricavati all’interno dell’area della Genovesa. Da qui verrà realizzata una galleria che correrà sotto viale del Lavoro fino alla stazione di Porta Nuova, che in un primo momento sarà utilizzata da autobus e, successivamente, potrà ospitare una metropolitana.
C'è poi il complesso delle Officine Adige, dove l'architetto inglese Richard Rogers prevede la nascita di un borgo con funzioni residenziali, direzionali, commerciali, affacciato su un grande parco che prosegue poi alle spalle delle realizzazioni che si affacciano su viale del Lavoro fino al Polo Finanziario dove, di nuovo, questo sistema del verde si amplia dando vita ad un altro grande parco urbano con 2.500 piante ad alto fusto, per poi proseguire nell'ex Scalo Ferroviario di Porta Nuova.
Un'area di 500 mila metri quadrati sulla quale, grazie ad un accordo tra il Comune e Rfi (Reti Ferroviarie Italiane) verranno realizzate alcune costruzioni con funzioni prevalentemente direzionali ma il cui fulcro sarà il più grande parco urbano di Verona.
Il sistema del verde della variante di Verona Sud è stato studiano da Andreas Kipar, uno dei più noti e considerati architetti del paesaggio d'Europa.
Articolato e complesso anche il meccanismo con cui i proprietari delle aree soggette a riqualificazione contribuiranno alla realizzazione delle opere pubbliche del nuovo quartiere. La variante, infatti, è accompagnata da un regolamento che prevede a seconda dell’aumento del valore delle proprietà private, conseguente agli indici sfruttati per le realizzazione, un contributo sotto forma di opere (verde, arredo urbano, servizi) da conferire al Comune di Verona.
La variante prevede a questo scopo un catalogo sul quale sono riportati tutti gli elementi di arredo urbano, ma anche i tipi di piante, che dovranno essere utilizzati per fare della “nuova città” un insieme armonioso.

Stranfiér
March 21st, 2006, 01:24 PM
Martedì 21 Marzo 2006


Illustrata in Fiera la variante urbanistica che cambia volto al viale e dà nuove destinazioni ai complessi ex industriali della Zai
A Verona Sud nasce una nuova città
«È il progetto più grande d’Italia». Dieci anni per trasformare le aree


di Enrico Giardini



Dal nuovo casello autostradale di Verona Sud fino a Porta Nuova. E da lì in Bra, lungo il «cardo massimo». Un salto in avanti di una decina d’anni. È questo l’arco di tempo in cui dovrebbe prendere corpo, passo dopo passo, la nuova Verona Sud. Una fetta di città (tre milioni di metri quadrati, di cui un milione e 600mila interessati alle novità) lungo l’asse viario del «cardo», di circa quattro chilometri e mezzo, con grandi palazzi per uffici affacciati su viale del Lavoro, circondati da parchi pubblici, e case di dimensioni ridotte nella parte verso Borgo Roma. Una fetta di città dove verranno costruiti nuovi edifici e realizzati parchi, o recuperate aree dismesse della Zai, come le ex Officine Adige, l’ex Foro Boario, le ex Cartiere Verona e gli ex Magazzini generali, oltre allo Scalo ferroviario. A cominciare, però, dal Polo finanziario, il motore della nuova Verona Sud, nell’area dell’ex Mercato ortofrutticolo ceduta dal Comune alla Fondazione Cariverona e dove sono già partiti i lavori.
Il progetto della nuova Verona Sud — «il più grande d’Italia, per l’estensione dell’area interessata», dice il suo autore, Bruno Gabrielli — cioè la variante urbanistica approvata dalla Giunta comunale, è stata presentato ieri in Fiera da chi l’ha realizzato, cioè l’architetto Gabrielli, insieme al sindaco Paolo Zanotto e all’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi, con il presidente dell’Autostrada Serenissima Aleardo Merlin, il direttore generale della Fondazione Cariverona Fausto Sinagra e il presidente del Collegio dei costruttori edili, Francesco Farinelli. Una presentazione a più voci condotta dal direttore di Telearena (che la riproporrà sabato) Mario Puliero, in una sala gremita di esponenti del mondo politico e amministrativo (Giunta e consiglieri comunali, oltre al presidente della Provincia Elio Mosele), professionale e imprenditoriale. Presenti fra gli altri il presidente dell’Associazione industriali di Verona Gian Luca Rana, quello della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi, quello di Veronafiere Luigi Castelletti e quello di Unicredit Banca d’Impresa, Mario Fertonani.
«Questa variante risolve i grandi nodi urbanistici e viabilistici di Verona Sud all’interno di uno stesso progetto di recupero», ha spiegato il sindaco, seguito dall’assessore Uboldi che ha definito i tempi amministrativi: «Abbiamo già fissato degli incontri di concertazione con gli ordini professionali e i rappresentanti istituzionali per accogliere osservazioni alla variante ed entro giugno puntiamo ad approvarla. Il progetto è compatibile con il nuovo Pat, il Piano di assetto territoriale». «Ci auguriamo che i futuri insediamenti di Verona Sud attraggano professionalità in grado di far compiere un salto di qualità a Verona e di creare un collegamento fra l’antica e la nuova città», ha detto il sindaco.

Dalla Genovesa in galleria fino a Porta Nuova
Il trasporto pubblico sarà sotterraneo. Il piano ruota attorno a quattro zone strategiche
Partendo da sud sono Genovesa, Polo finanziario, ex Officine Adige e scalo ferroviario


Tutto il progetto redatto e illustrato da Gabrielli ruota intorno a quattro aree strategiche. Partendo da sud, cioè dal casello autostradale di Verona sud, c’è infatti la Genovesa, dove verrà costruito un grande parcheggio scambiatore, collegato da un servizio di bus pubblici con il centro città. Per garantire l’utilizzo del parcheggio e limitare quindi il più possibile il traffico privato, gli standard a parcheggio delle nuove opere, vale a dire i posti per auto a servizio di uffici e negozi, verranno ricavati nell’area della Genovesa. Il parcheggio scambiatore sarà di tre-quattromila posti auto, che potranno aumentare anche con parcheggi a silos.
Quanto al casello, il presidente dell’Autostrada Serenissima Merlin ha ricordato che il progetto di ribaltarlo è già in fase avanzata. Vicino al futuro casello ci sarà poi l’incrocio con la strada statale 12, che si innesta nella complanare. Dalla Genovesa verrà inoltre costruita una galleria destinata al trasporto pubblico, che correrà sotto viale del Lavoro fino alla stazione di Porta Nuova. In un primo momento la galleria sarà utilizzata dagli autobus e poi potrà ospitare anche una metropolitana.
Proseguendo verso la città, il piano di Gabrielli individua il recupero delle ex Officine Adige, dove l’architetto inglese Richard Rogers prevede la nascita di un borgo con edifici per uffici, case, negozi, alberghi e poi una chiesa e una scuola. Il futuro borgo sarà affacciato su un grande parco che proseguirà poi alle spalle delle costruzioni che si affacciano su viale del Lavoro fino al Polo finanziario — la city bancaria che sorgerà nell’area dell’ex Mercato ortofrutticolo, venduta dal Comune alla Fondazione Cariverona — dove, di nuovo, questo sistema del verde si amplierà dando vita a un altro grande parco urbano con 2.500 piante ad alto fusto, per poi proseguire nell’ex Scalo ferroviario di Porta Nuova. L’area dell’ex Scalo ferroviario è estesa 500mila metri quadrati. Su questa, grazie a un accordo tra il Comune e Reti ferroviarie italiane, verranno realizzate costruzioni prevalentemente per uffici, anche se il fulcro della nuova area sarà il più grande parco urbano di Verona.
Il sistema del verde della variante di Verona Sud è stato studiato da Andreas Kipar, uno dei più noti architetti europei del paesaggio. I proprietari delle aree soggette a riqualificazione contribuiranno a realizzare le opere pubbliche del nuovo quartiere. La variante è accompagnata da un regolamento che prevede a seconda dell’aumento del valore delle proprietà private conseguente agli indici sfruttati per le nuove costruzioni e i recuperi urbanistici, un contributo sotto forma di opere — verde, arredo urbano, servizi — da conferire al Comune. E c’è un catalogo su cui sono riportati tutti gli elementi di arredo urbano e i tipi di piante da utilizzare per fare della «nuova città» un insieme armonioso.
Il «lancio» della nuova Verona sud è il Polo finanziario. Nell’area dell’ex Mercato ortofrutticolo, vicino alla Fiera, ci saranno uffici di banche e assicurazioni, una piazza con negozi e ristoranti nelle ex gallerie del mercato non abbattute, un grande parco pubblico e anche case, rivolte a Borgo Roma. Il direttore generale della Fondazione Cariverona Sinagra ha tenuto a sottolineare come gli ideatori del futuro polo finanziario siano stati il presidente del Banco Popolare di Verona Carlo Fratta Pasini e l’amministratore delegato Fabio Innocenzi e che sarà la Polo finanziario Spa, presieduta da Giuseppe Nicolò, ad attuarlo.
«Non sarà un luogo dove spostare uffici di banche», ha detto Sinagra, «ma un polo finanziario sul modello di quelli di Dublino e Londra, in cui opereranno Banco Popolare, Cattolica Assicurazioni e Cariverona. Ci saranno poi altri edifici e anche ampi spazi verdi». Poco distante, agli ex Magazzini generali, proprietà della stessa Fondazione Cariverona, sorgerà inoltre una cittadella della cultura e dell’arte. «Il progetto è già in fase avanzata per gli edifici che verranno destinati all’Estravagario teatro e a Interzona e per quello destinato all’Accedemia Cignaroli», ha detto Sinagra, «e stiamo inoltre puntando a un recupero di grande qualità dell’ex ghiacciaia, la cosiddetta rotonda, che auspichiamo diventi un museo d’arte contemporanea».
Un altro complesso che verrà recuperato sarà quello dell’ex Foro Boario dove, su un’area di 30mila metri quadrati tra via Belgio, via Francia e viale dell’Industria, sorgeranno palazzine per 75mila metri cubi per uffici e abitazioni, oltre a un grande parco attrezzato. Nell’ex Manifattura Tabacchi, inoltre, verrà conservato l’edificio costruito dall’architetto Nervi e verrà realizzato un centro congressuale e un albergo.
Gabrielli ha delineato inoltre il recupero delle ex Cartiere Verona, dove sorgerà una costruzione coperta destinata a centro commerciale e a una multisala cinematografica, oltre a un parcheggio, a una parco e a tre torri destinate a ospitare uffici. Lì vicino scorrerà la nuova bretella di collegamento fra viale Piave (dove verrà fra l’altro abbattuto il cavalcavia attuale) e Basso Acquar, collegata anche alla bretella di Verona Nord. Questo insieme di interventi, ha ricordato Gabrielli, andrà a tutto vantaggio della Fiera, «che vuole più parcheggi attorno e più spazi per espandersi».

Stranfiér
March 22nd, 2006, 01:28 PM
Mercoledì 22 Marzo 2006


Sulla variante il Comune avvia un confronto con 40 fra associazioni e categorie. Per ascoltare proposte
Verona Sud per seimila veronesi
È la stima dei nuovi abitanti. Al voto in Consiglio entro giugno


Approvata dalla giunta di Palazzo Barbieri, presentata in pompa magna l’altro giorno in Fiera, la variante urbanistica di Verona Sud disegnata dall’architetto Bruno Gabrielli inizia il suo viaggio che la porterà a ridisegnare un’ampia porzione di città. Non solo: a consegnarle nuove destinazioni e dunque nuova vita, in gran parte diversa da quella per cui era stata pensata. Una volta spariti i complessi-relitto della zona industriale e manifatturiera nata nel dopoguerra oltre Porta Nuova, nel giro di dieci anni al loro posto sorgeranno grandi parchi pubblici, nuovi insediamenti abitativi, centri attrezzati per il terziario, «borghi» di qualità architettonica con le funzioni e i servizi necessari. Il tutto in un contesto vivibile che relegherà nel passato remoto l’attuale ambientazione di degrado post-industriale e incuria urbanistica.
L’altro ieri in Fiera parole e immagini hanno proiettato Verona Sud in un futuro relativamente vicino, quando sarà la «Verona 2» collegata al centro storico con una metropolitana, sviluppata attorno a un largo viale alberato e arredato, impostata su una mobilità prevalentemente pedonale, ciclabile e di mezzi pubblici, abitata finalmente non come una periferia di serie B se è vero che le firme di architetti come Richard Rogers (ex Officine Adige) e Mario Bellini (ex Foro Boario) sono state evocate a garanzia di esperienza nella qualità. Ma abitata da quante persone? In Comune hanno stimato che la variante avrà come effetto l’insediamento abitativo a Verona Sud di circa 6.000 persone.
Ma il percorso è lungo. E ancora sulla carta. Ieri l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi ha nuovamente indicato le tappe che lo attendono nell’immediato. Il progetto riqualifica un’ampia zona attorno all’asse viario Porta Nuova-Genovesa (casello autostradale Verona Sud), una zona vasta 3 milioni 199 mila metri quadrati di cui 1 milione 900 mila soggetti a trasformazione. Include interventi di grande portata come il Polo finanziario all’ex Mercato e quello culturale agli ex Magazzini, il «borgo» polifunzionale di Rogers alle ex Officine Adige, la trasformazione delle Cartiere in zona commerciale-direzionale. Ma rappresentando nel suo complesso la variante numero 1 al Paque (il Piano d’area del Quadrante Europa, uno strumento urbanistico della Regione), in questa veste, senza frammentazioni intervento per intervento, proseguirà il suo iter amministrativo.
Per cominiciare - spiega Uboldi - l’altra sera in Fiera 40 fra associazioni, categorie e ordini professionali hanno dato la loro adesione a partecipare a un tavolo di concertazione. «Le tra sedute del tavolo si terranno il 27 marzo, il 13 e il 28 aprile», spiega l’assessore, «al Museo di Storia Naturale. Le condizioni per accettare le adesioni sono state due: partecipare a tutti e tre gli incontri e sempre con la stessa persona. Al termine di questa fase verranno illustrate alla giunta le eventuali proposte di modifica della variante che saranno emerse al tavolo. Nello stesso periodo il provvedimento sarà al vaglio della commissione consiliare, in modo che fra maggio e giugno possa essere adottato per la seconda volta dalla giunta e trasmesso al Consiglio comunale. La Regione chiede infatti che il voto in aula avvenga entro il 30 giugno. Poi è a Venezia che la variante sarà definitivamente approvata».
E a quel punto Verona Sud imboccherà davvero la strada per il futuro. (b.pi.)

Il retroscena
Il casello attende la variante
La Serenissima chiede che l’operazione sia a costo zero

Il mega-intervento su Verona sud annunciato dall’amministrazione comunale è, inevitabilmente per la grande mole di progetti e lavori, ricco di retroscena non ancora noti e di tappe obbligate ancora da rispettare.
Un esempio per tutti è quello del casello autostradale di Verona sud. Il Comune chiede, e lo ha fatto come socio della Serenissima, di ribaltare l’autostazione costruendone una nuova a sud dell’asse autostradale liberando il piazzale per preparare l’accesso al grande boulevard progettato dall’architetto Gabrielli. La Serenissima, a quanto risulta, ha dato il proprio parere positivo come ha confermato il presidente Aleardo Merlin l’altra sera in Fiera, a una condizione: che per la società autostradale l’intervento sia a costo zero. E dal momento che si tratta di costruire un casello completamente nuovo, la Serenissima deve avere una compensazione. Quale? Per esempio l’utilizzo della grande area dove attualmente sorge la barriera di esazione, che è di proprietà appunto dell’A4. E la società potrebbe chiedere un cambio di destinazione d’uso per poter edificare uffici, visto che lì a fianco sorgono già la sede della Serenissima e di Infracom. Ma per far tutta questa operazione serve una delibera del Consiglio comunale che approvi il cambio di destinazione d’uso. Ed è solo uno dei tanti ingranaggi del grande Piano di Verona sud che devono andare a posto: questo è l’accordo di programma che le parti dovranno stipulare.


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Stranfiér
March 23rd, 2006, 01:19 PM
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Giovedì 23 Marzo 2006


Piazza Bra. Depositato ieri il progetto Zeffirelli corretto in base alle prescrizioni del Comune
«Liston libero quest’inverno»
Zanotto: «Da novembre a marzo via i tendoni davanti a bar e ristoranti»
Zilioli: «Progetto corretto ma non stravolto. I dettagli? Abbiamo sempre operato con i tecnici degli assessorati»


In autunno il Liston sarà sgomberato. Niente più tendoni di bar e ristoranti per tutto l’inverno, fini alla primavera prossima. E poi così ogni inverno. L’ha detto ieri il sindaco Paolo Zanotto tornando a parlare del «progetto Zeffirelli», il piano commissionato dagli esercenti di piazza Bra al maestro fiorentino con l’obiettivo di modificare con vantaggio estetico l’affaccio dei locali sul marciapiede-salotto di Verona, e di liberare la piazza dai tendoni nei mesi freddi. Da quando Zeffirelli ha presentato i disegni a Palazzo Barbieri - dicembre 2004 - il piano s’è scontrato con problemi di praticabilità. Belle le tende dai colori pastello, belli gli arredi uniformati dei locali; ma che pesanti e «rococò» i sostegni in ghisa dei tendoni, e inutili le fioriere in pietra fra plateatici e passeggio. Queste le valutazioni del Comune che chiedeva di alleggerire il progetto.
Il Comune chiedeva di alleggerire il progetto, Zeffirelli non ne voleva sapere, i committenti si trovavano nella scomoda posizione di dover recepire le indicazioni di Palazzo Barbieri senza provocare risentimenti nel maestro, e di assicurare a tutti gli esercenti il felice esito a una vicenda che sulle prime non sembrava così contorta.



L’altro giorno il legale dei committenti, l’avvocato Tito Zilioli, ha fatto sapere che i suoi assistiti avevano accolto le prescrizioni del Comune, al quale si apprestavano a inviare il progetto modificato «senza stravolgerne lo spirito e la consistenza». E infatti il progetto è stato depositato ieri intorno alle 13. Sono alleggeriti con inserimenti in alluminio, vengono ridotti i decori ed eliminata gran parte dell’intelaiatura a sostegno delle tende, si diminuisce l’intensità dell’illuminazione, scompaiono le fioriere. Sarà contento Zeffirelli? «L’architetto Rizzi - spiega Zilioli - ci assicura di sì. Anche perchè non vi sono stati particolari stravolgimenti ».
La «mossa» di Zilioli sembra sia stata per alcuni una sorpresa. Nessuno - sindaco o assessori - fino a ieri, secondo alcuni, aveva visto il progetto con gli elementi anticipati da L’Arena. «Mi pare strano - spiega Zilioli - poichè il nostro architetto ha lavorato in sintonia con i tecnici degli assessorati competenti. Anzi, ad una riunione di questo tavolo congiunto mi risulta abbia partecipato lo stesso assessore Tamellini. Credo che i tecnici abbiano quindi via via tenuto al corrente assessori e sindaco di quanto andava maturando»
Sta di fatto che il sindaco ha preferito puntare sul futuro, anche perchè la vicenda ha preso la direzione chiesta dall’amministrazione. «È un progetto atteso da tutta la città», dice Zanotto, «perchè il Liston è prezioso per Verona. A noi sta a cuore che d’inverno non ci siano tedoni e sostegni, tutt’al più qualche tavolino. E così sarà».
Zanotto ha anche spiegato che «la tenda non fissa ma sollevabile è una condizione posta da noi, così come l’armonizzazione con le facciate dei palazzi e con l’altro progetto presentato». Si tratta dell’arredo del ristorante «Olivo», realizzato dall’architetto Luciano Cenna e finora non accolto dal Comune nè approvato dalla Soprintendenza proprio perchè disarmonico con gli altri affacci sul Liston. Ovviamente bisogna arrivare a una omogeneità che finora non c’è stata.
«Mi risulta che tutti gli esercenti (tranne i titolari dell’Olivo, ndr) abbiamo firmato per il progetto», dice ancora il sindaco, «e quindi auspico che si arrivi presto a una conclusione della vicenda. Comunque vada, la piazza sarà libera a partire dal prossimo inverno, senza tende nè sostegni». Questo il Comune lo dà per scontato. L’accordo sui periodi di utilizzo del plateatico e dello sgombero infatti era già stato raggiunto: bar e ristoranti potranno tenere le tende montate dal 15 marzo al 15 novembre, con la superficie del plateatico praticamente invariata rispetto a quella attuale, con l’eccezione del periodo clou del turismo (15 giugno-15 settembre) nel quale sarà concesso un «allungamento» verso la zona passeggio. D’inverno via tende e sostegni, sul Liston si potranno solo sistemare tavolini per sfruttare le giornate più calde. In nessuna stagione potranno essere aggiunti ombrelloni.
Per le nuove tende tutto è rimandato ormai all’anno prossimo. Ma il primo inverno di sgombero sarà questo, 2006-2007.





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Stranfiér
March 24th, 2006, 11:26 AM
Variante Verona Sud
http://portale.comune.verona.it/portal/Verona/Editorial/20060320/elenco_elaborati.pdf




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Stranfiér
March 24th, 2006, 01:11 PM
Venerdì 24 Marzo 2006


Esposto a Palazzo Barbieri lo studio d’impatto ambientale del secondo tracciato
Foto, video, progetti e tracciati la tramvia si presenta alla città
Scartata l’ipotesi «Translohr» a ruota gommata, i convogli saranno su rotaie


Anche se non c’è ancora, la tramvia si presenta alla città. In modo che i veronesi se ne facciano un’idea, dopo aver letto e ascoltato fiumi di parole. Dopo ieri, anche oggi (fino alle 17.30) e domani (fino alle 12) l’atrio di Palazzo Barbieri è aperto al pubblico e rivestito di pannelli blu con tracciati, informazioni, dati, foto, disegni e video. Insomma, tutto quello che vorreste sapere sulla tramvia e forse avete faticato finora a capire perchè s’è perso di tanto in tanto il filo della vicenda.
Già, ma a che punto è la vicenda? Va detto che lo show di questi giorni è un appuntamento fissato per legge. Tecnicamente si tratta della presentazione dello Studio di impatto ambientale (Sia) relativo al secondo tracciato - Stazione Porta Nuova-Ca’ di Cozzi via corso Cavour e ospedale Borgo Trento -, passaggio obbligatorio nella fase precedente la progettazione. I cittadini possono vedere, esaminare, fare osservazioni (anche all’Ufficio tecnico del Comune, dopo questi giorni), poi il tracciato tornerà alla commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale) che darà le prescrizioni definitive.


Ma mentre sul primo tracciato - Verona Est-Stadio, con attraversamento di Veronetta e grandi incroci - la Via aveva richiesto l’introduzione di modifiche sostanziali e costose (sottopassi), in questo caso il percorso non incontra nodi cruciali e l’iter dovrebbe filare più liscio.
Quella di ieri è stata l’occasione per il sindaco e il presidente dell’Amt di ricordare la scaletta prevista per questa grande e tormentata opera pubblica. Dice Zanotto: «I cittadini si aspettano un servizio di trasporto pubblico moderno, veloce, rapido, puntuale: quello che sarà la tramvia. Noi contiamo di approvare il Piano economico-finanziario in Consiglio comunale entro il mese di giugno, poi avviare la gara per riassegnare i lavori. Comune e Amt hanno risorse in più per effetto del rimborso ottenuto da Siemens - quei 25 milioni per lo scioglimento del contratto precedente - e del Piru di via Torbido. C’è fiducia».
I costi sono comunque altissimi: poco più di 300 milioni, di cui 125 finanziati dallo Stato. Tant’è vero che ieri lo stesso sindaco ha chiesto al segretario dei Ds Piero Fassino, in casi di vittioria del centrosinistra alle elezioni, di mettere una buona parola con il futuro governo per un ricalcolo di quella cifra. Anche perchè, ha detto Zanotto, «nel 2004 il prezzo che abbiamo pagato col governo per mantenere il finanziamento è stato il suo taglio da 292 a 250 miliardi di lire». Dunque il dibattito in Consiglio sul Piano economico finanziario sarà un momento cruciale. E il momento per verificare se il centrodestra, promotore del progetto con l’ammninistrazione Sironi, lo rinnegherà oppure voterà a favore.
Ieri intanto c’è stata l’opportunità di farsi un’idea ammirando foto e video inviati da tre delle principali aziende produttrici di tramvie - AnsaldoBreda, Alstom e Bombardier - senza escludere che alla gara possano partecipare altri competitori. S’è appreso anche, per la prima volta, che il bando conterrà l’indicazione che la tramvia deve essere su ferro e non su gomma. Rotarie tipo treno, insomma, e non ruota centrale di gomma come il Translohr di Padova. Una soluzione scelta sia di fronte ai problemi del sistema padovano, sia in prospettiva di raccordo - ha spiegato il presidente dell’Amt Wilmo Ferrari - con la metrotramvia sotterranea che raggiungerà Verona Sud.
Lo studio esposto in Comune, oltre a far capire cos’è il progetto, presenta fotosimulazioni su alcuni passaggi della tramvia in corso Porta Palio, corso Cavour, via Diaz, piazza Vittorio Veneto, via XXIV Maggio. E fornisce interessanti elementi su mobilità (ci saranno 39 fermate, 16 o 22 convogli), ambiente, campi elettromagnetici («400 volte inferiori ai limiti di legge» dice Ferrari).
Vertici di Amt e assessori comunali (c’erano Pozzerle, Guerrini, Montagnoli e Pedrazza Gorlero) hanno spiegato che dopo l’auspicato voto del Consiglio comunale, l’obiettivo è lanciare la nuova gara d’appalto in luglio e concluderla entro fine anno per consegnare i lavori all’inizio del 2007. Si prevedono quattro anni di cantieri. La tramvia, se tutto va bene, entrerà in funzione nel 2010.




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sts
March 24th, 2006, 05:32 PM
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Giovedì 23 Marzo 2006


Piazza Bra. Depositato ieri il progetto Zeffirelli corretto in base alle prescrizioni del Comune
«Liston libero quest’inverno»
Zanotto: «Da novembre a marzo via i tendoni davanti a bar e ristoranti»
Zilioli: «Progetto corretto ma non stravolto. I dettagli? Abbiamo sempre operato con i tecnici degli assessorati»


In autunno il Liston sarà sgomberato. Niente più tendoni di bar e ristoranti per tutto l’inverno, fini alla primavera prossima. E poi così ogni inverno. L’ha detto ieri il sindaco Paolo Zanotto tornando a parlare del «progetto Zeffirelli», il piano commissionato dagli esercenti di piazza Bra al maestro fiorentino con l’obiettivo di modificare con vantaggio estetico l’affaccio dei locali sul marciapiede-salotto di Verona, e di liberare la piazza dai tendoni nei mesi freddi. Da quando Zeffirelli ha presentato i disegni a Palazzo Barbieri - dicembre 2004 - il piano s’è scontrato con problemi di praticabilità. Belle le tende dai colori pastello, belli gli arredi uniformati dei locali; ma che pesanti e «rococò» i sostegni in ghisa dei tendoni, e inutili le fioriere in pietra fra plateatici e passeggio. Queste le valutazioni del Comune che chiedeva di alleggerire il progetto.
Il Comune chiedeva di alleggerire il progetto, Zeffirelli non ne voleva sapere, i committenti si trovavano nella scomoda posizione di dover recepire le indicazioni di Palazzo Barbieri senza provocare risentimenti nel maestro, e di assicurare a tutti gli esercenti il felice esito a una vicenda che sulle prime non sembrava così contorta.



L’altro giorno il legale dei committenti, l’avvocato Tito Zilioli, ha fatto sapere che i suoi assistiti avevano accolto le prescrizioni del Comune, al quale si apprestavano a inviare il progetto modificato «senza stravolgerne lo spirito e la consistenza». E infatti il progetto è stato depositato ieri intorno alle 13. Sono alleggeriti con inserimenti in alluminio, vengono ridotti i decori ed eliminata gran parte dell’intelaiatura a sostegno delle tende, si diminuisce l’intensità dell’illuminazione, scompaiono le fioriere. Sarà contento Zeffirelli? «L’architetto Rizzi - spiega Zilioli - ci assicura di sì. Anche perchè non vi sono stati particolari stravolgimenti ».
La «mossa» di Zilioli sembra sia stata per alcuni una sorpresa. Nessuno - sindaco o assessori - fino a ieri, secondo alcuni, aveva visto il progetto con gli elementi anticipati da L’Arena. «Mi pare strano - spiega Zilioli - poichè il nostro architetto ha lavorato in sintonia con i tecnici degli assessorati competenti. Anzi, ad una riunione di questo tavolo congiunto mi risulta abbia partecipato lo stesso assessore Tamellini. Credo che i tecnici abbiano quindi via via tenuto al corrente assessori e sindaco di quanto andava maturando»
Sta di fatto che il sindaco ha preferito puntare sul futuro, anche perchè la vicenda ha preso la direzione chiesta dall’amministrazione. «È un progetto atteso da tutta la città», dice Zanotto, «perchè il Liston è prezioso per Verona. A noi sta a cuore che d’inverno non ci siano tedoni e sostegni, tutt’al più qualche tavolino. E così sarà».
Zanotto ha anche spiegato che «la tenda non fissa ma sollevabile è una condizione posta da noi, così come l’armonizzazione con le facciate dei palazzi e con l’altro progetto presentato». Si tratta dell’arredo del ristorante «Olivo», realizzato dall’architetto Luciano Cenna e finora non accolto dal Comune nè approvato dalla Soprintendenza proprio perchè disarmonico con gli altri affacci sul Liston. Ovviamente bisogna arrivare a una omogeneità che finora non c’è stata.
«Mi risulta che tutti gli esercenti (tranne i titolari dell’Olivo, ndr) abbiamo firmato per il progetto», dice ancora il sindaco, «e quindi auspico che si arrivi presto a una conclusione della vicenda. Comunque vada, la piazza sarà libera a partire dal prossimo inverno, senza tende nè sostegni». Questo il Comune lo dà per scontato. L’accordo sui periodi di utilizzo del plateatico e dello sgombero infatti era già stato raggiunto: bar e ristoranti potranno tenere le tende montate dal 15 marzo al 15 novembre, con la superficie del plateatico praticamente invariata rispetto a quella attuale, con l’eccezione del periodo clou del turismo (15 giugno-15 settembre) nel quale sarà concesso un «allungamento» verso la zona passeggio. D’inverno via tende e sostegni, sul Liston si potranno solo sistemare tavolini per sfruttare le giornate più calde. In nessuna stagione potranno essere aggiunti ombrelloni.
Per le nuove tende tutto è rimandato ormai all’anno prossimo. Ma il primo inverno di sgombero sarà questo, 2006-2007.





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Arda là,anche da noi stanno rifacendo el listòn predisponendo solo un dato genere di elementi d'arredo!Si chaima progetto dehors!

Stranfiér
March 25th, 2006, 09:34 AM
Arda là,anche da noi stanno rifacendo el listòn predisponendo solo un dato genere di elementi d'arredo!Si chaima progetto dehors!

Ogni città...la gà el so listòn, insoma! ;)

Stranfiér
March 27th, 2006, 01:01 PM
Lunedì 27 Marzo 2006


Approvato il Piano di assetto territoriale, vediamo quali problemi rimangono da sciogliere rispetto alle previsioni di un anno fa
Dopo il Pat, ecco gli altri nodi di Verona
Tramvia, Fondazione Arena, Fiera, Ca’ del Bue: le urgenze del 2006
Modificato il regolamento, ostruzionismo superato


La settimana appena conclusa ha fatto registrare un passaggio incoraggiante per il futuro di Verona: la prima approvazione del Pat, alla quale dovrà seguire un secondo passaggio in Consiglio dopo l’esame delle osservazioni. Si tratta di un tassello del grande impianto urbanistico al quale sta lavorando l’amministrazione comunale e che comprende, con dibattiti accesi e non poche difficoltà, anche la variante urbanistica del Piano d’area del Quadrante Europa, il Prusst per Verona sud, i Piru per la riqualificazione delle aree dismesse.
Si tratta però soltanto di uno dei capitoli del grande libro delle attese della città, che chiede risposte anche su molti altri fronti. Un anno fa, nel gennaio 2005 avevamo pubblicato l’elenco dei dieci nodi più importanti della città che attendevano di essere sciolti nel 2005.
Dopo l’approvazione del Pat, andiamo a rivedere che cosa, di quel decalogo, è stato risolto e che cosa invece rimane ancora in alto mare, o riceverà una risposta soltanto alla fine del 2006, cioè nell’ultimo scorso della legislatura comunale.
Non solo dunque si tratta di un anno ancora molto delicato, ma ogni mese diventa adesso strategico visto che la campagna elettorale, complice quella nazionale, è già partita per le amministrative del 2007 ed è tempo di presentare le realizzazioni, i fatti, e non soltanto i progetti.
Andiamo quindi a riprendere i dieci temi più caldi di un anno fa e aggiorniamo la tabella di marcia.
1) POLO FINANZIARIO. Per realizzarlo c’era una data precisa e nonostante qualche ritardo alla fine il progetto è stato avviato, con il conferimento delle aree alla Fondazione Cariverona e la costituzione di una società di scopo, una newco tra Fondazione, Banco Popolare e Cattolica assicurazioni che dovrà elaborare le scelte tecniche.
L’area individuata, quella dell’ex Mercato Ortofrutticolo di fronte alla Fiera, ha subito le prime demolizioni. A fatica, cominciano a delinearsi le destinazioni all’interno del Prusst, ma non tutte le bocce sono ancora ferme, vedi gli ex Magazzini generali, sempre di Cariverona. Insomma, lavori in corso.
Va ricordato che a questo accordo tra Comune e Fondazione che ha portato all’amministrazione tutta la proprietà della Passalacqua è collegato anche il grande scambio di immobili che comprende Castel San Pietro. La destinazione dell’ex caserma asburgica è ancora in fase di definizione: sembra difficile comunque portarvi la sede italiana dell’Hermitage di San Pietroburgo, i cui dirigenti saranno in Italia nelle prossime settimane per visitare varie città. In parole povere, si sta aprendo un’asta e vincerà chi offrirà di più ai russi.
Altro capitolo, la sistemazione dell’Arsenale per il quale servono un mare di fondi tutti da trovare.
2) FIERA. Se un anno fa si cercava di capire se potesse nascere il polo fieristico veneto, adesso non solo questa ipotesi è tramontata e dimenticata, ma bisogna fare i conti con il rinnovo dei vertici dell’ente. La Fiera ha chiuso un anno con bilanci tutti in positivo, buoni risultati sul mercato per il presidio delle manifestazioni, ma la necessità di trovare equilibri politici diversi ha portato il Comune a rinviare il rinnovo delle cariche a elezioni politiche avvenute. Intanto ci si prepara per il Vinitaly dal 6 al 10 aprile che vedrà l’inaugurazione di due nuovi padiglioni a conferma del piano industriale di ampliamento. In controluce c’è sempre il tema di fondo: quale assetto societario avrà l’ente con la trasformazione in società per azioni? Tutti i soci verseranno denaro fresco per la ricapitalizzazione? Come verrà scorporata la parte immobiliare dalla gestione?
3) PIANO REGOLATORE. Un nodo risolto. Dieci anni fa si diceva che era già pronto, adesso ha cambiato nome ma almeno è stato approvato una prima volta. Il compito più arduo sarà adesso collegarlo con i piani urbanistici regionali, con il Piano d’area del Quadrante Europa e portare avanti di pari passo tutti gli altri strumenti urbanistici.
Come un anno fa, però, c’è sempre aperta la questione dell’area di Borgo Roma sulla quale la Provincia e il Comune sono in perenne braccio di ferro e si prospetta la nomina di un commissario ad acta.
4) PIRU. Nel settembre 2004 erano diventati l’urgenza del giorno: indispensabili per riqualificare le aree più degradate della città, dovevano andare all’esame dei consiglieri con corsia preferenziale. Attualmente sono ancora all’esame della commissione consiliare, poi andranno in Consiglio comunale per il voto.
5) AZIENDE. Da Ca’ del Bue alla solitudine cronica di Agsm, dopo oltre un anno la situazione è critica. Il 2005 doveva essere l’anno in cui Agsm convolava a nozze, invece l’azienda di lungadige Galtarossa continua a restare una zitella con scarso fascino e una dote poco appetibile: quella di Ca’ del Bue, impianto che lavora in perdita visto che non produce quanto previsto. L’impianto verrà fermato in questi giorni e se non verrà sistemato e reso efficiente (prospettiva sulla quale da sempre esistono fortissimi dubbi) sarà difficile per Agsm trovare validi partner con i quali aggregarsi senza trovarsi sempre nella posizione più debole e minoritaria. In ogni caso, sostituito il tandem Nicolò-Testa con il presidente Gian Pietro Leoni è anche tramontata la prospettiva di creare un asse Padova-Trieste con Aps-Acegas, mentre riprende quota l’idea di cercare aiuto verso Brescia e di stringere una partnership con Amia per la gestione dei rifiuti.
6) EMERGENZA TRAFFICO E TELECAMERE. Siamo ancora alle prese con le targhe alterne, lo smog alle stelle, un traffico caotico che fa saltare gli orari degli autobus e parcheggiare è sempre un’odissea. È cambiato qualcosa? Si, sono entrate in funzione le telecamere che vigilano inflessibili sui varchi per il centro storico, sfornando multe a getto continuo finché i veronesi non impareranno le nuove abitudini. E per i cittadini la prima emergenza resta, sempre di più, la mobilità. Come prima.
7) TRAMVIA. È passato un altro anno e aspettiamo ancora non tanto di vedere i cantieri aperti (la data era per il 2004, non possiamo pretendere troppo) ma quantomeno il nuovo piano finanziario che deve essere vagliato e approvato dal Consiglio comunale dopo che si sono perduti tre anni alla ricerca di progetti alternativi rispetto a quello originario. Per tornare poi alle soluzioni di partenza. Resta lo stesso interrogativo di un anno fa: si farà?
8) TRAFORO E MEDIANA. Vedi l’articolo dell’anno scorso. Il 2005 ha confermato che non è certo il Traforo la priorità di questa amministrazione, quanto la soluzione di alcuni problemi viabilistici a sud come il prolungamento della 434 fino a Basso Acquar e la variante alla statale 12 che alleggerirà il traffico in Borgo Roma e la strada di gronda.
9) FONDAZIONE ARENA. Aveva chiuso il 2004 con una grave crisi, mal comune per tutte le Fondazioni liriche italiane ma adesso, oltre agli equilibri di bilancio si aggiungono gli equilibrismi politici e istituzionali: tra qualche mese è prevista la scadenza delle cariche. Mentre i soci privati fanno sempre fatica a sganciare i contributi in assenza di precise garanzie, forse si stanno gettando le basi per una ri-fondazione lirica, visto che sono state assegnate ampie deleghe al consigliere indicato dalla Fondazione Cariverona. Che in prospettiva potrebbe diventare sempre più determinante anche in questo fronte cittadino. Ma Orazi resterà o arriverà un nuovo sovrintendente?
10) OSTRUZIONISMO. Era l’emergenza principe: un muro contro muro continuo che nel bene o nel male non consentiva all’amministrazione di procedere. La modifica del regolamento è stata una delle novità dell’anno scorso che ha permesso di mettere a tacere l’opposizione che inoltre si è anche svaporata da sola, mettendo grande impegno nell’evitare il gioco di squadra. E così l’opposizione dura e intransigente, l’ostruzionismo che bloccava i lavori per ore e ore sono soltanto uno sbiadito ricordo. L’applicazione simultanea, che ora ha avuto parere favorevole dagli uffici comunali, di due articoli del regolamento che consentono di limitare il dibattito passando ad approvare le delibere, ha messo a tacere il centrodestra e dato via libera ai progetti della Giunta Zanotto. Che di questo passo intende approvare tutto quello che finora è rimasto indietro. Sempre che la sua maggioranza mantenga i numeri e non faccia sgambetti, perché per esempio, sulla tramvia si vedrà una bella battaglia.


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Stranfiér
March 28th, 2006, 12:15 PM
Martedì 28 Marzo 2006


Le trasformazioni previste vanno sorrette da infrastrutture. Che finora non rientrano nei piani dell’Anas
Verona Sud punta su due strade
Transpolesana e Statale 12, appello dei sindaci ai candidati
Zanotto, Taioli e Gandini «Interventi utili anche ai Comuni oltre la città»


di Enrico Santi



Il nuovo assetto urbanistico della città, così come viene delineato dal Piano di assetto del territorio (Pat) appena approvato in Consiglio comunale e dalle varianti al Piano d’area del Quadrante Europa (Paque), concentra gli interventi più significativi nella zona sud di Verona attraverso la riqualificazione e il recupero di grandi aree commerciali e industriali dismesse. Riqualificazione che deve essere sorretta da un adeguato sviluppo delle infrastrutture. Le strade, prima di tutto.
E proprio sul fronte della mobilità l’amministrazione comunale punta su due grandi varianti viabilistiche di appoggio al «sistema Verona Sud». La prima è il proseguimento fino a Basso Acquar della statale 434 - la «Transpolesana» che collega Verona a Rovigo - per potersi poi collegare alla bretella di Verona Nord. L’altra grande opera prevista è la variante della statale 12, per togliere dall’assedio del traffico la zona tra Cadidavid e Borgo Roma.
Il tema della viabilità è stato al centro di un incontro, svoltosi ieri mattina a Palazzo Barbieri, tra il sindaco Paolo Zanotto e i primi cittadini di San Giovanni Lupatoto, Remo Taioli, e di Legnago, Silvio Gandini. Obiettivo della riunione, cui hanno partecipato anche gli assessori all’area metropolitana Giangaetano Poli, e alla mobilità Carlo Pozzerle, era lanciare un appello a tutti i candidati veronesi alle elezioni politiche, affinché si impegnino ad unire le forze, una volta eletti, nell’obiettivo di completare la strada provinciale 434 e avviare la realizzazione della variante alla statale 12.
«Le due nuove arterie cittadine», ha commentato Zanotto, «non interessano solo i cittadini veronesi e quelli di Borgo Roma in particolare, ma anche gli automobilisti che provengono dai Comuni a sud della città e i colleghi sindaci hanno mostrato interesse per entrambi i progetti».
Il tratto di tracciato della variante alla statale 12 che riguarda il territorio comunale di Verona parte in Zai, da via Morgagni, in corrispondenza dell’incrocio con via Fermi. E già qui la variante serve a «raddoppiare» viale del Lavoro e smistare il traffico diretto verso sud. Utilizzando un sottopasso, l’arteria bypassa l’autostrada in località Genovesa, quindi, con una serie di svincoli e una rotatoria si collega sia alla Tangenziale sud sia con viale del Lavoro. Proseguendo verso sud il tracciato sottopassa la linea ferroviaria Verona-Bologna per arrivare all’altezza della stazione di Cadidavid.
La strada, che ha lo scopo di alleggerire il traffico, soprattutto quello pesante, in via San Giacomo proveniente da Cadidavid per incanalarlo su direttrici alternative, è già stata inserita nel piano decennale dell’Anas, ma non in quello triennale. «L’opera è finanziata e Verona ha già fatto la propria parte. Adesso manca solo che il Comune di Buttapietra adotti una variante urbanistica», ha fatto sapere il sindaco, che ha sottolineato il ruolo dell’autostrada Brescia-Padova che ha già predisposto il piano di trasferimento del casello di Verona sud alla Genovesa.
Più difficoltoso pare, invece, l’iter per il completamento della provinciale 434, da Palazzina a Basso Acquar. Il progetto non è finanziato e non è inserito nel piano delle opere dell’Anas. Sul tracciato, di circa quattro chilometri e mezzo, sarà realizzata una strada intercomunale a quattro corsie. Da Basso Acquar la bretella proseguirà da una parte verso viale Piave, passando dalle ex Cartiere, e dall’altra verso lungadige Galtarossa. Il costo previsto è di 36 milioni di euro. Il 5 per cento di tale cifra sarà messo a disposizione dal Comune. «I parlamentari che saranno eletti», hanno detto Zanotto e Gandini, «devono premere sul prossimo governo affinché l’opera sia compiuta». L’autostrada Brescia-Padova ha già predisposto un progetto preliminare. «Abbiamo proposto all’Anas un protocollo d’intesa e abbiamo inserito l’opera nel Pat. Adesso chiediamo un impegno preciso ai futuri parlamentari», ribadisce Zanotto.
Gandini, giunto in rappresentanza del comitato degli otto sindaci dei paesi attraversati dalla Transpolesana, ha sottolineato la forte intensità di traffico della strada (sono 20 mila i veicoli che la percorrono ogni giorno). «Questo enorme traffico incontra poi un vero e proprio imbuto alle porte di Verona». Il sindaco di Legnago ha poi ricordato i livelli ancora troppo alti di insicurezza di una strada che ha già registrato 136 morti nel tratto veronese.
Anche Taioli ha definito «indispensabile» il completamento veronese della 434. «La mancanza di una circonvallazione in città», ha affermato, «produce traffico, pericolo, code e inquinamento anche nel territorio di San Giovanni Lupatoto. I parlamentari veronesi devono essere a conoscenza di questi problemi».

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Stranfiér
March 28th, 2006, 05:31 PM
I progetti sulla mobilità


Tramvia, «entro un anno i lavori»
E nel traforo è ancora buio pesto
A fronte di due soluzioni viabilistiche (il completamento della statale 12 in parallelo a viale del Lavoro e della Transpolesana fino a Basso Acquar) sulle quali il Comune punta con decisione, altri progetti di cui si parla da tempo, come il traforo, sembrano essere rimaste in soffitta. Per quanto riguarda la tramvia, invece, si assicura in Comune, si stanno stringendo i tempi.
La tramvia è considerata la soluzione principale per gli spostamenti in città, alla luce dei problemi di traffico e di smog che fanno di Verona una delle città più inquinate d’Italia. A tale proposito, all’indomani dell’approvazione del nuovo piano regolatore, il sindaco Paolo Zanotto fa sapere che il Pat prevede un sistema di infrastrutture per il trasporto di massa come la tramvia e la metropolitana, con passaggio in galleria sotto viale del Lavoro.
Per quanto riguarda la tramvia il sindaco assicura che i lavori «cominceranno entro la fine dell’anno». Entro giugno, fa sapere Zanotto, il piano finanziario sarà pronto, poi seguirà la gara d’appalto e per dicembre è prevista l’assegnazione dell’opera». I cantieri, secondo le previsioni fatte a suo tempo da Palazzo Barbieri, dovevano essere aperti nel 2004. Ma alle difficoltà di reperimento delle risorse finanziarie si sono aggiunti i problemi tecnici denunciati dal «Combino», il tipo di convoglio fornito da Siemens e scelto dagli amministratori veronesi.
Quanto al traforo delle Torricelle, soluzione fortemente osteggiata dai Verdi all’interno della stessa maggioranza, il Pat prevede un tracciato che va dalla località Ca’ Rossa di Poiano fino a nord di Parona. Secondo un’altra ipotesi la soluzione potrebbe essere quella di un traforo da via Cipolla, in Borgo Venezia, con uscita in via Nievo. È l’ipotesi del «traforo breve» delle Torricelle.
Per il Comune, se mai quest’opera faraonica verrà realizzata, il traforo dovrà quindi partire dalla Valpantena e arrivare fino a nord di Parona, mentre la Provincia punterebbe piuttosto sul vecchio progetto di farlo uscire vicino ad Avesa, con partenza da Ca’ Rossa di Poiano. Allo studio esiste anche una terza via, proposta dalla commissione strade della Regione, che fa partire il traforo da San Martino Buon Albergo, facendolo poi terminare in Valpolicella, per collegarsi a Verona nord. (e.s.)

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Stranfiér
March 29th, 2006, 01:06 PM
Mercoledì 29 Marzo 2006


Ieri il progetto, modificato, è stato illustrato alla commissione comunale di controllo
Tramvia, 20 milioni a chilometro Timori e polemiche per gli alti costi
Trasporti
Assessore Pozzerle e presidente Ferrari danno le garanzie
Il percorso sarà di 15 chilometri, tra giugno e luglio in Consiglio il voto per il nuovo piano finanziario


Costerà circa venti milioni di euro a chilometro ed entro il 2010 sarà terminato il primo lotto della tramvia, cioè il tratto da San Michele allo Stadio, con attraversamento di Veronetta. L’assessore alla mobilità, Carlo Pozzerle, ha fatto il punto ieri, in commissione controllo, su tempi di attuazione e finanziamenti dell’opera. Il costo totale è stato quantificato in poco più di 300 milioni, di cui 125 messi a disposizione dallo Stato. Il tragitto sarà di 15 chilometri. Dieci in meno rispetto al primo progetto varato dall’amministrazione Sironi. «Il taglio è stato attuato», ha detto Pozzerle, «per non avere un ricarico di costi rispetto agli impegni già assunti da Comune e Amt».
Il secondo tratto, stazione Porta Nuova-Ca’ di Cozzi passando da corso Cavour e dall’ospedale di Borgo Trento, era stato reso pubblico nei giorni scorsi a Palazzo Barbieri, in occasione della presentazione dello studio di impatto ambientale (Sia).
«Dopo i problemi con la Siemens e la rottura del contratto», ha spiegato Pozzerle, «abbiamo dovuto ripartire da zero e il progetto preliminare, che comprende l’intero tracciato, è stato trasmesso al ministero delle Infrastrutture e al Cipe, che ha confermato il finanziamento da parte del governo di 125 milioni: il 37 per cento sul primo tratto e il 63 per cento sul secondo». Per il precedente progetto erano stati preventivati costi per 670 miliardi di lire, quasi 27 per ognuno dei 25 chilometri.
Il presidente della commissione, Luca Bajona (An), prima di cedere la parola all’assessore, aveva sottolineato le molte «incognite» su un progetto «non supportato», a suo parere, da un disegno complessivo. Pozzerle ha spiegato quali saranno i prossimi passaggi. Innanzitutto c’è il completamento dell’iter in commissione provinciale per la Valutazione d’impatto ambientale che darà le prescrizioni definitive. Questa procedura dovrà essere ultimata entro 135 giorni a partire dal 18 marzo.
Secondo la scaletta esposta dall’assessore, il piano economico e finanziario sarà portato in Consiglio comunale entro la fine di giugno, massimo ai primi di luglio, dopo l’approvazione del bilancio di previsione. L’obiettivo è indire la nuova gara d’appalto entro luglio per concluderla entro dicembre e consegnare i lavori nel gennaio del 2007. Sono previsti quattro anni di cantieri e il primo tratto di tramvia, se tutto procederà senza intoppi, entrerà in funzione nel 2010.
Per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria, Pozzerle ha fatto sapere che il Comune ha dato incarico a una società specializzata del Gruppo Class di compiere una verifica sui costi tenendo conto dei tempi di realizzazione. Il presidente dell’Amt, Wilmo Ferrari, anche lui presente in aula, ha aggiunto che l’azienda si sta avvalendo dell’esperienza della società Metropolitana milanese per le valutazioni di tipo tecnico. Pozzerle ha quindi sottolineato che «il sistema di trasporto sarà unico, con un punto di collegamento alla stazione di Porta Nuova» e comprenderà anche la metropolitana, il cui tracciato sarà in parte in galleria, prevista dal piano per Verona Sud.
Dai banchi della maggioranza, il consigliere socialista Giulio Segato, tuttavia, ha espresso parecchie perplessità: «Come faremo a fronteggiare i costi? E poi su questi temi la cittadinanza è divisa e la cosa migliore sarebbe un referendum. La soluzione», ha aggiunto il consigliere dello Sdi, «sarebbe la chiusura totale del centro storico con il potenziamento del trasporto pubblico». Fiorenzo Fasoli, di Rifondazione comunista, invece, non ha dubbi: «L’opera va fatta nonostante i costi, il problema è piuttosto politico: c’è una maggioranza sufficiente a supportare questa decisione?». Vito Giacino ha espresso dubbi sulla capacità finanziaria dell’Amt di accollarsi i 70 milioni che gli spettano. Decisamente contraria, invece, Milena Tisato del Gruppo misto: «Dopo i tagli al tragitto è difficile che l’opera possa sostenenrsi economicamente visto che i costi di manutenzione previsti erano di 140 miliardi l’anno. E per quanto riguarda il passaggio in corso Cavour c’è l’incognita della Soprintendenza».
Pozzerle e Ferrari hanno rassicurato i presenti: «Comune e Amt hanno acquisito risorse economiche importanti per effetto del rimborso ottenuto da Siemens, i 25 milioni per lo scioglimento del contratto precedente, e nuovi introiti verranno dall’operazione urbanistica nell’area di via Torbido».(e.s.)




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Stranfiér
March 30th, 2006, 12:22 PM
Giovedì 30 Marzo 2006


Presentata la nuova soluzione tecnica per il parcheggio pertinenziale di piazza Viviani dopo che la prima era stata bocciata per salvare il Ginko Biloba
Garage alle Poste, ultima parola agli archeologi
La Giunta promuove il nuovo progetto modificato ma l’inizio dei lavori dipende dagli scavi d’indagine


Prima era il venerando Ginko Biloba dei giardini di piazza Indipendenza: vietato mettere a repentaglio le radici e dunque la salute della pianta. Ora il pericolo, per il parcheggio pertinenziale di piazza Viviani (delle Poste), è diverso ma viene sempre dal sottosuolo: i reperti archeologici nascosti sotto la superficie del cuore della Verona romana. Potrebbero vanificare anche il nuovo progetto, rifatto proprio per salvare il giardino.
Però questo nuovo progetto presentato in Comune dalla cooperativa interessata da anni a realizzare un parcheggio per residenti in quel sito, stavolta dovrebbe andar bene. I precedenti tentativi s’erano infranti contro le battaglie delle associazioni ambientaliste che profetizzavano la morte certa degli alberi ad alto fusto dei giardini. Battaglie vincenti se è vero che l’allarme era stato raccolto dalla Soprintendenza ai Beni ambientali che aveva sepolto con un «no» le aspettative di promotori e progettisti.
Dunque niente parcheggio, storia di un paio di anni fa. Doveva essere un pertinenziale, cioè uno di quei garage riservati per l’acquisto ai residenti nel raggio di 400 metri e realizzati da cooperative di soci o ditte alle quali il Comune concede l’area in concessione. In piazza Viviani la fila di pretendenti disposti a pagare per un posto auto sicuro era lunga, capeggiata da Paolo Campion presidente della cooperativa. Quindi lo stop al progetto era stato accolto con disappunto.
Ma ieri in giunta è arrivato un nuovo progetto disegnato dallo stesso architetto (Marco Ardielli) e completamente modificato. Il garage - hanno spiegato il sindaco Zanotto e l’assessore ai Lavori pubblici Pozzerle - scende per ben 9 piani nel sottosuolo, una profondità che consente di ridurre la superfice di scavo al quadrato di fronte al palazzo delle Poste, in pratica sotto l’area oggi usata come parcheggio di superficie. Con ingresso e uscita in via Nizza, le auto saranno fatte calare con un montacarichi e i posti saranno 312 (già tutti venduti). La distanza minima dal giardino sarà di 35 metri, garanzia di immunità per le preziose piante, mentre nel progetto precedente il garage si sviluppava anche sotto i giardini. «È una soluzione», dice il sindaco, «che soddisfa la richiesta di parcheggi in centro senza danneggiare l’ambiente - non una pianta sarà eliminata - e lasciando libera piazza Viviani». La quale, una volta ultimati i lavori, sarà abbellita e diventerà pedonale.
E tuttavia non è detto che tutto questo si faccia. La partenza dei lavori è infatti subordinata all’esito dello scavo d’indagine (375 metri quadrati per 3 metri e mezzo di profondità), autorizzato ieri dalla giunta, che partirà alla fine di aprile sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai Beni archeologici. Si ipotizza infatti che sotto la piazza passi una strada di epoca romana. Tutte le operazioni di scavo saranno visibili dai cittadini: un cantiere aperto (durante il quale ovviemente non si potrà parcheggiare sulla piazza). Se saranno rinvenuti reperti di pregio, gli archeologi faranno tutti i rilievi necessari, poi ricopriranno (come è accaduto in corso Cavour con la via Postumia). E il parcheggio non si farà. Se invece gli archeologi daranno il via libera, dopo la sigillatura dell’area di scavo partirà l’iter per la realizzazione del parcheggio. Serviranno tutte le autorizzazioni e l’approvazione della giunta, dopo l’apprezzamento di ieri.
Va ricordato che dell’iniziale elenco dei pertinenziali approvato in Consiglio comunale - una ventina - finora le ruspe sono entrate in azione solo in piazza Simoni e via Abba, mentre sono prossimi i lavori in lungadige Capuleti e piazza Arditi. Più indietro le pratiche per piazza Santi Apostoli.
La giunta ieri ha anche approvato il progetto esecutivo per l’ampliamento della scuola elementare «Le Risorgive» a Fracazzole, frazione di Cadidavid, con una nuova ala modernissima e spettacolare architettonicamente. L’ammontare dei lavori, è di 1 milione 100 mila euro. Per l’assegnazione dei lavori non si dovrà attendere più di tre mesi. (b.pi.)




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Stranfiér
March 31st, 2006, 10:01 AM
Giovedì 30 Marzo 2006


Via libera a Grandi Stazioni per migliorare Porta Nuova


Il Cipe, come riportiamo nelle pagine naizonali, ha approvato ieri finanziamenti e progetti per lavori che riguardano anche la nostra città e il Veneto.
In particolare il Cipe ha dato il via libera a Grandi Stazioni Spa per gli interventi di riqualificazione degli impianti, delle strutture, delle coperture e le rifiniture interne di stazioni di prima grandezza tra le quali anche Verona Porta Nuova.
Restando in tema ferroviario, per la tratta di Alta capacità Verona - Padova sono stati approvati gli aspetti tecnici ed amministrativi del progetto preliminare.
Il Cipe ha lasciato da parte invece gli itestimenti riguardanti le società concessionarie autostradali e di conseguenza la Ti-Bre cioè la Parma-Nogarole Rocca della società Autocamionale Cisa; i lavori previsti dalla Brescia-Padova e gli investimenti di Autostrade per l’Italia, compreos il Passante di Mestre. In questo ultimo caso per approfondimenti in merito ai meccanismi di tariffazione.
Ma, come spiega meglio in una nota l’Anas, «il rinvio tecnico della delibera del Cipe sull’aggiornamento quinquennale dei piani finanziari delle Società Autocamionale della Cisa SpA e Brescia-Padova SpA, non è stato assolutamente motivato dalla presunta illegittimità delle delibere dell’Anas, che sono state adottate in conformità alle leggi e alle direttive ministeriali in materia».
L’Anas, che con questa nota intende replicare ad «alcune interpretazioni errate sulla decisione del Cipe», ribadisce di aver agito «con la massima trasparenza e informando sia l’Antitrust che gli altri organi competenti delle procedure adottate in ordine alla ridefinizione dei tempi contrattuali di concessione».
In merito al fatto che per il Passante si debba attendere, Galan risponde: «Che dire sul Passante di Mestre? Quello che abbiamo già detto più volte: si va avanti perchè è questione, anche secondo il Ministro dell’Economia, non più discutibile in sede Cipe. In quella sede invece è proseguito il confronto tra Governo e concessionarie autostradali, ma il Passante di Mestre resta al di fuori di un simile confronto, e pertanto il Ministro dell’Economia firmerà, quanto prima, il decreto di approvazione delle convenzioni già sottoscritte tra l’Anas e le tre società concessionarie interessate alla realizzazione della nostra infrastruttura».
Sulla Nogarole-Parma, è intervenuta la senatrice dei Verdi Anna Donati sostenendo che «la decisione del Cipe di bloccare l’approvazione della autostrada Cisa-Brennero è un atto dovuto». Secondo la parlamentare, che ha già presentato due ricorsi alla Commissione europea, «le proroghe di 34 anni alla concessionaria Autocamionale della Cisa Spa e di 23 anni alla Brescia Padova Spa sono illegittime e in palese contrasto con le norme comunitarie in materia di appalti e concessioni».
Va avanti, invece, la Pedemontana.

http://www.veronaportanuova.it/immmenu/imm_stazione_ag.jpg


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Stranfiér
March 31st, 2006, 12:45 PM
Venerdì 31 Marzo 2006





Traforo, la Provincia attacca
«Il Comune propone progetti faraonici per non farlo. Ma serve»
I PROBLEMI DEL TRAFFICO
Mosele: «Capisco le ragioni di chi protesta ma il tunnel è l’unica soluzione per i problemi della città. Tutti i quartieri ne avrebbero un vantaggio sicuro» Il comitato che si batte contro l’autostrada urbana ha raccolto 14 mila firme per fermare l’opera


Nel Pat approvato dalla giunta comunale il traforo delle Torricelle prevede un tracciato di circa 5 km dalla Ca’ Rossa di Poiano fino a nord di Parona. Secondo l’ipotesi caldeggiata dalla Provincia, invece, il tunnel più breve andrebbe da via Cipolla a via Ippolito Nievo.
Il Comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle ha raccolto ben 14 mila firme di veronesi che chiedevano di non inserire l’arteria nel Pat. In sostanza, il percorso previsto dal Piano comunale viene definito "autostrada urbana" e si lamenta che attraverserebbe quartieri residenziali densamente popolati, causando un forte inquinamento acustico e dell’aria.
«La rumorosità e la quantità di polveri ed emissioni nocive, causa di molteplici patologie gravi dell’apparato respiratorio, neurologico e cardiovascolare», dicono gli esponenti del comitato, «metterebbero a grave rischio la salute degli abitanti di tutta la città, per la presenza della collina a nord e di correnti discensionali come la brezza di monte e di piano».
«Inoltre», aggiungono, «non risolverebbe il problema del traffico urbano, soprattutto nel quartiere di Veronetta e nell’area compresa fra il Teatro Romano e via Mameli».
Emerge dunque il rifiuto culturale di "introdurre un’autostrada urbana in aree di grande fragilità e sensibilità ambientale come l’area pedecollinare di Avesa-San Rocchetto e l’ansa dell’Adige e del paleoalveo, in contiguità con il previsto e approvato Parco dell’Adige, auspicabilmente non limitato alla sola «rive gauche».
«Tra quelle 14 mila firme», rivela il presidente della Provincia Elio Mosele, «potrebbe esserci anche la mia. Come abitante di Parona, infatti, prima di assumere questa carica pubblica, mi preoccupavo della vivibilità della mia zona di appartenenza. Oggi la mia visione deve essere più generale e mi rendo perfettamente conto che il tunnel breve rappresenta l’unica soluzione possibile ai problemi di traffico e di smog dell’intera città».
Quanto ai problemi d’impatto ambientale, l’ex rettore aggiunge che «il tragitto si svolgerebbe quasi interamente in trincea e, completando l’anello viabilistico esterno alla città, darebbe una risposta concreta ad una zona molto vasta del territorio. Tutti i quartieri ne trarrebbero vantaggio ed in particolare quelli soggetti all’attraversamento veicolare, che risulterebbe molto più fluido e comprenderebbe anche quello delle statali e delle uscite autostradali. E’ per questi motivi che anche la mia scelta personale non può essere egoistica, ma deve andare nella direzione del bene comune dei cittadini veronesi».
La soluzione prospettata nel piano comunale cos’ha che non va? «Lo spostamento a nord ovest ed il prolungamento dell’opera renderebbero i costi non sostenibili, sia per il Comune, che per gli utenti. La mia impressione è che l’amministrazione di Palazzo Barbieri, pressata dalle sue componenti più radicalmente ambientaliste, sia stata costretta a inserire nel Pat un progetto talmente irrealizzabile, da rendere chiara la volontà politica tacitando i dissidenti».
«Questo, però», conclude il presidente Mosele, «potrebbe essere un escamotage per dirottare i fondi provenienti dalla società autostradale Serenissima sul prolungamento della statale 434 Transpolesana». Dello stesso avviso anche l’assessore provinciale alla Viabilità, che aggiunge: «Le scelte del sindaco Zanotto non concordano con il giudizio espresso dalla maggioranza dei consiglieri e della sua stessa giunta, che sposerebbero volentieri il nostro progetto».
Roberto Ceruti

Tra la gente. Da Veronetta a Ponte Crencano cambia l’umore rispetto al progetto. Non mancano gli scettici: «Se ne parla da troppo tempo»
La galleria delle Torricelle trova nuovi tifosi
Ma c’è chi continua a pensare che porterà solo inquinamento e traffico: «Molto meglio la tramvia»

Sarà per i disagi provocati dalla circolazione del traffico a targhe alterne, sarà per le domeniche che sono stati costretti a muoversi contando solo sui propri piedi ed i mezzi pubblici, la maggior parte dei cittadini intervistati tra i quartieri di Veronetta e Ponte Crencano non vedono più il traforo delle Torricelle come una calamità, anzi in molti lo considerano come la soluzione ottimale ai mali del traffico cittadino. Sono gli stessi commercianti della via San Nazaro a chiedersi quando si darà finalmente il via al buco collinare, «Non influirà di certo sulle nostre casse, Veronetta ormai è invivibile», sostengono. Tra loro c’è Renata Moroni, per cinquantatrè anni è stata la proprietaria di un noto negozio di abbigliamento che si affaccia proprio sul piccolo tunnel. Per intenderci quello voluto nel vecchio piano di Plinio Marconi, si parla degli anni Cinquanta, che collega il quartiere storico a Borgo Venezia.
«Ho la tracheite dovuta allo smog», dice, «il traforo è inutile negarlo è l’unica soluzione per smistare il traffico. La clientela se è soddisfatta non ti abbandona mai», spiega. Anche al bar all’angolo con via Carducci i proprietari vedono di buon occhio l’opera, tanto più che risiedono in Valpolicella. «La mattina e la sera al solo pensiero di tornare a casa, con questo traffico ci viene male», affermano. Ma tra i commercianti c’è anche chi teme di perdere la clientela di passaggio. «Se dovessi scegliere tra traforo e tramvia, preferirei quest’ultima», ammette Andrea Caniato sicuro che, visti i disagi provocati dalla chiusura di Porta Vescovo che ha fatto deviare buona parte del traffico lungo la circonvallazione, la realizzazione del traforo renderebbe il quartiere di Veronetta isolato dal resto della città. Ma alle sue preoccupazioni si sovrappongono quelle dei residenti stanchi di sentire parlare di traforo da più di trent’anni. «Lo aspetto dal 1972», sottolinea Elvira Vianello, residente. «Purtroppo i quartieri vicini come Valdonega, Borgo Trento, non lo vogliono, e di conseguenza noi siamo costretti a subire un continuo traffico di attraversamento per collegare un lato all’altro della città».
Sarà così ma per Marisa Fasol, nata e vissuta da sempre in questo lato storico della città, piuttosto del buco sono meglio le rotaie. «Non si può pensare di deturpare la natura per realizzare degli sfoghi viabilistici», afferma, «che si decidano in Comune per la tramvia». Non sono d’accordo le commercianti Aristea Sona e Beatrice Bertaso, rispettivamente madre e figlia, che proprio non ne possono più del continuo via vai di auto. «Soffochiamo, questa è la verità. Meglio il traforo di tante altre soluzioni. Con i lavori della tramvia molti commercianti subirebbero una perdita notevole», dichiarano. E se per molti residenti di Veronetta il traforo non si fa per colpa dei quartieri vicini, dal fruttivendolo di via Mameli ecco il colpo di scena. Su una ventina di signore attente nel scegliere lattuga e pomodori, solo una si dice contraria. Per Gabriella Governo che risiede proprio a Santo Stefano, il traforo è l’unica soluzione: «Ma ci rendiamo conto che le Torricelle così come è ora la viabilità vengono utilizzate come un’autostrada?», dice d’un fiato.
Le fanno eco Margherita Olivieri e Alessandra Ridolfi: «Non si può essere contrari al punto in cui siamo arrivati». Forse la paura di un innalzamento delle Pm 10 ha fatto cambiare parere a molti? In largo Ca’ di Cozzi, più precisamente nel complesso residenziale Le Corti sono due assistenti di volo a dirsi contrari, Riccardo Oliboni e Emanuele Pareschi: «E’ fuori discussione che porterà inquinamento e traffico. Temiamo anche che questa zona si svaluterà dal punto di vista immobiliare». Diviso tra un sì ed un no è Marco Martire, commerciante: «Se dovessi guardare l’aspetto commerciale credo che il tunnel lungo porterebbe sicuramente guadagno. Dal punto di vista personale temo l’impoverimento naturale del nostro territorio». Senza dubbi invece sono i clienti delle piscine di via Santini, che secondo il progetto verrebbero attraversate da un lato da una delle gallerie. «Non credo comporterà grandi disagi», afferma Enzo Segala, «anzi ci permetterà di muoverci meglio».
Silvana Mosconi seppure favorevole dichiara: «Si parlava di traforo nell’amministrazione Sboarina ed allora vivevo a Novaglie. Ora che abito sopra Fumane ne sento ancora parlare. Mi farebbe comodo ma non ci credo più».
Anna Zegarelli




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Stranfiér
April 3rd, 2006, 10:10 AM
Domenica 2 Aprile 2006


Consegnata con un giorno di anticipo la prima parte dell’opera che consente la ripresa del traffico
Corso Milano a tempo di record
Riaperto a due corsie, ponte sul Camuzzoni finito fra 45 giorni
Piste ciclopedonali su entrambi i lati Zanotto: «Opera bella e innovativa»


di Enrico Santi



È stato parzialmente riaperto al traffico, nella mattinata di ieri, con un giorno di anticipo rispetto ai tempi fissati dal Comune, il ponte sul canale Camuzzoni di corso Milano. La fine definitiva dei lavori è prevista fra 45 giorni. Fino ad allora saranno in funzione due corsie, una per senso di marcia. Una volta completato, il ponte avrà quattro corsie per i veicoli e una doppia pista ciclo-pedonale.
«Rispetto a prima», fa sapere l’ingegnere Alessandro Bortolan, dirigente comunale, «la nuova struttura sarà più larga di tre metri, proprio per dare spazio alle piste ciclo-pedonali». L’opera di rifacimento, aggiunge Bortolan, «si era resa necessaria perché la struttura aveva problemi molto gravi di tenuta». Il cantiere era stato aperto lo scorso 21 dicembre e la strada era stata chiusa al traffico il 13 febbraio. In tutto 46 giorni di lavoro ininterrotto. «È stata una corsa contro il tempo per poter rispettare gli accordi presi con l’Amministrazione comunale», hanno sottolineato i responsabili delle due imprese presenti all’inaugurazione. Marciapiedi e piste ciclabili sono posti lateralmente su due passerelle. «Esse», sottolinea il progettista, l’ingegner Claudio Modena, «sono completamente separate dal traffico stradale, per garantire maggior sicurezza a ciclisti e pedoni. Si è trattato di un’operazione complessa a causa della situazione di estremo degrado che abbiamo trovato. Fortunatamente ci siamo trovati a lavorare con imprese ben preparate. Questo ha consentito il rispetto dei tempi contrattuali».
Di «grande soddisfazione» ha parlato il sindaco Paolo Zanotto prima del rituale taglio del nastro. Circondato praticamente dall’intera giunta e da molti capigruppo della maggioranza, Zanotto ha ringraziato i tecnici e le imprese «per la straordinaria capacità dimostrata nel realizzare un’opera innovativa e di pubblica utilità costata un milione e mezzo di euro, in vista della riqualificazione dell’intero corso Milano che partirà fra circa un anno». Accanto a lui, l’assessore ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle, ha sottolineato: «Una seria programmazione degli interventi, oltre a garantirne la realizzazione nei tempi previsti, va incontro alle esigenze dei cittadini e riduce al massimo i disagi».
I lavori sono stati eseguiti da due imprese: le lombarde Pac e Cmm. Quest’ultima, specializzata in carpenteria metallica, si è occupata della preparazione e dell’installazione delle due piastre in acciaio, sulle quali è stata eseguita l’asfaltatura, e delle due passerelle ciclo-pedonali. Michela Rizzi, ingegnere della ditta bresciana, è la responsabile dei lavori: «La difficoltà maggiore è stata rispettare i tempi in vista della riapertura del canale entro quattro settimane. Ma l’opera è stata impegnativa anche dal punto di vista costruttivo». La Pac, invece, si è occupata di tutte le opere civili: la demolizione della vecchia struttura, la realizzazione delle spalle, la messa in opera dei 76 pali di sostegno. L’installazione dei sottoservizi è stata curata dall’Agsm. Direttore dei lavori è l’ingegner Mirko Stoppa. Gianbattista Manenti, geometra della Pac, ha sottolineato «l’ottimo coordinamento fra le due ditte e con i tecnici dell’Agsm e la polizia municipale che ha portato a tener fede ai tempi pattuiti».
All’inaugurazione era presente anche Roberto Redivo, direttore del canale Camuzzoni, il quale, oltre agli utilizzi agricoli, alimenta la centrale elettrica dell’Agsm. «Oltre le quattro settimane di chiusura del flusso d’acqua ci sarebbero stati problemi, ma i tempi sono stati perfettamente rispettati», ha commentato. Infine, il comandante della polizia municipale Luigi Altamura ha evidenziato «l’impegno straordinario» da parte dei suoi agenti per far fronte all’emergenza viabilistica. Per garantire lo scorrimento del traffico a corso Milano e nelle strade limitrofe, dopo l’interruzione sul ponte del Camuzzoni, sono stati impiegati fino a venti vigili urbani.

Domenica 2 Aprile 2006


Consegnata con un giorno di anticipo la prima parte dell’opera che consente la ripresa del traffico
Corso Milano a tempo di record
Riaperto a due corsie, ponte sul Camuzzoni finito fra 45 giorni
Piste ciclopedonali su entrambi i lati Zanotto: «Opera bella e innovativa»


di Enrico Santi



È stato parzialmente riaperto al traffico, nella mattinata di ieri, con un giorno di anticipo rispetto ai tempi fissati dal Comune, il ponte sul canale Camuzzoni di corso Milano. La fine definitiva dei lavori è prevista fra 45 giorni. Fino ad allora saranno in funzione due corsie, una per senso di marcia. Una volta completato, il ponte avrà quattro corsie per i veicoli e una doppia pista ciclo-pedonale.
«Rispetto a prima», fa sapere l’ingegnere Alessandro Bortolan, dirigente comunale, «la nuova struttura sarà più larga di tre metri, proprio per dare spazio alle piste ciclo-pedonali». L’opera di rifacimento, aggiunge Bortolan, «si era resa necessaria perché la struttura aveva problemi molto gravi di tenuta». Il cantiere era stato aperto lo scorso 21 dicembre e la strada era stata chiusa al traffico il 13 febbraio. In tutto 46 giorni di lavoro ininterrotto. «È stata una corsa contro il tempo per poter rispettare gli accordi presi con l’Amministrazione comunale», hanno sottolineato i responsabili delle due imprese presenti all’inaugurazione. Marciapiedi e piste ciclabili sono posti lateralmente su due passerelle. «Esse», sottolinea il progettista, l’ingegner Claudio Modena, «sono completamente separate dal traffico stradale, per garantire maggior sicurezza a ciclisti e pedoni. Si è trattato di un’operazione complessa a causa della situazione di estremo degrado che abbiamo trovato. Fortunatamente ci siamo trovati a lavorare con imprese ben preparate. Questo ha consentito il rispetto dei tempi contrattuali».
Di «grande soddisfazione» ha parlato il sindaco Paolo Zanotto prima del rituale taglio del nastro. Circondato praticamente dall’intera giunta e da molti capigruppo della maggioranza, Zanotto ha ringraziato i tecnici e le imprese «per la straordinaria capacità dimostrata nel realizzare un’opera innovativa e di pubblica utilità costata un milione e mezzo di euro, in vista della riqualificazione dell’intero corso Milano che partirà fra circa un anno». Accanto a lui, l’assessore ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle, ha sottolineato: «Una seria programmazione degli interventi, oltre a garantirne la realizzazione nei tempi previsti, va incontro alle esigenze dei cittadini e riduce al massimo i disagi».
I lavori sono stati eseguiti da due imprese: le lombarde Pac e Cmm. Quest’ultima, specializzata in carpenteria metallica, si è occupata della preparazione e dell’installazione delle due piastre in acciaio, sulle quali è stata eseguita l’asfaltatura, e delle due passerelle ciclo-pedonali. Michela Rizzi, ingegnere della ditta bresciana, è la responsabile dei lavori: «La difficoltà maggiore è stata rispettare i tempi in vista della riapertura del canale entro quattro settimane. Ma l’opera è stata impegnativa anche dal punto di vista costruttivo». La Pac, invece, si è occupata di tutte le opere civili: la demolizione della vecchia struttura, la realizzazione delle spalle, la messa in opera dei 76 pali di sostegno. L’installazione dei sottoservizi è stata curata dall’Agsm. Direttore dei lavori è l’ingegner Mirko Stoppa. Gianbattista Manenti, geometra della Pac, ha sottolineato «l’ottimo coordinamento fra le due ditte e con i tecnici dell’Agsm e la polizia municipale che ha portato a tener fede ai tempi pattuiti».
All’inaugurazione era presente anche Roberto Redivo, direttore del canale Camuzzoni, il quale, oltre agli utilizzi agricoli, alimenta la centrale elettrica dell’Agsm. «Oltre le quattro settimane di chiusura del flusso d’acqua ci sarebbero stati problemi, ma i tempi sono stati perfettamente rispettati», ha commentato. Infine, il comandante della polizia municipale Luigi Altamura ha evidenziato «l’impegno straordinario» da parte dei suoi agenti per far fronte all’emergenza viabilistica. Per garantire lo scorrimento del traffico a corso Milano e nelle strade limitrofe, dopo l’interruzione sul ponte del Camuzzoni, sono stati impiegati fino a venti vigili urbani.

I lavori del ponte sul Camuzzoni hanno comportato la parziale demolizione delle spalle esistenti, la realizzazione di nuove fondazioni attraverso l’installazione di 76 pali di sostegno e di un nuovo impalcato, costruito secondo criteri antisismici.
La nuova struttura è più ampia di tre metri rispetto al precedente, che era in stato di avanzato degrado. Esso misura 13,20 metri di larghezza. Una volta terminato vi passerà una strada a quattro corsie, separate da un’aiuola spartitraffico. Ai lati due percorsi ciclopedonali. Il costo è di un milione e mezzo.
Durante l’inaugurazione, il sindaco ha parlato anche dell’intervento di ristrutturazione di corso Milano. L’opera costerà tre milioni e mezzo e prevede quattro rotatorie. Durerà un anno e mezzo e sarà eseguita a stralci. (e.s.)


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Stranfiér
April 4th, 2006, 01:36 PM
Martedì 4 Aprile 2006


La denuncia del Comitato Uboc di Santa Lucia e Golosine
«Via Roveggia rischia di soffocare nello smog»
«La mediana sia tutta interrata non in trincea»


La presentazione del piano Gabrielli per la grande rivoluzione urbanistica di Verona Sud ha scatenato diverse obiezioni da parte del comitato Uboc, «Ultima buona occasione per Santa Lucia e Golosine». Una lunga serie di osservazioni che puntano a ottenere alcune modifiche ai progetti di palazzo Barbieri.
«Crediamo che l’impostazione di fondo data dal Comune di Verona, e recepita dal “piano Gabrielli - variante 282”, chieda anche un piano “C” che non preveda battaglie pretestuose, ma che ponga sul piatto della bilancia qualche altra soluzione che, per i due Enti (Comune e Rfi), sia compatibile e fattibile», spiega Antonio Beccari, portavoce del comitato.
Un piano alternativo che preveda, secondo l’Uboc, l’eliminazione dei proseguimenti delle vie Roveggia e Golosine. «Ciò per diversi motivi», specifica il comitato, tra cui «per non interrompere la pista ciclabile di stradone Santa Lucia con molti attraversamenti automobilistici e per non creare un parco con auto al seguito».
Il gruppo chiede inoltre di non sostituire l’attuale viabilità di viale del Lavoro con quella lungo la via Roveggia. «L’impostazione data sembra infatti dimenticare che via Roveggia è anche strada di quartiere, con diverse residenze che vedranno un consistente peggioramento della situazione di smog e rumori», afferma Beccari che fa notare la necessità di far scorrere interamente la mediana in sotterranea. «Infatti se fosse solamente in trincea, come ipotizzato dal “piano Gabrielli”, riverserebbe tutto lo smog nel parco delle esposizioni e su Golosine».
Inoltre secondo Uboc, bisognerebbe prevedere una rotonda all’incrocio tra viale del Lavoro e stradone Santa Lucia, al posto del Cavalcavia che si intende abbattere. Si eviterebbe di dover far passare il traffico sul parco. Il comitato sostiene inoltre che i parcheggi siano insufficienti e, pur approvando la logica della Genovesa, ritengono che l’intasamento della zona sarà tale che alcuni silos saranno per forza necessari. Giudicata ottima anche l’idea della metropolitana di viale del Lavoro che, però, secondo il comitato, dovrebbe essere realizzata immediatamente.
Uboc propone inoltre di far proseguire la metropolitana oltre la Genovesa: «Se raggiungesse la vecchia stazione ferroviaria di Cadidavid, potrebbe collegare Legnago, Isola della Scala, Cadidavid, la Genovesa, Verona sud, la stazione di Porta Nuova e piazza Bra senza molti problemi».
Infine, secondo il gruppo, «non si tiene per nulla conto dei problemi connessi alla sicurezza. Un parco "delle esposizioni" come quello ipotizzato, senza recinzioni e cancelli per la notte, e con una viabilità da "prostitute" (vi sono molte strade che lo tagliano) rischia di spostare e ripetere nell’area dello scalo, ciò che già esiste alle ex cartiere e alla stazione di Porta Nuova».
G.C.




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Stranfiér
April 5th, 2006, 06:04 PM
Il sindaco assieme al presidente Castelletti e a Bortolazzi della Camera di commercio ha inaugurato due padiglioni

Zanotto: nessun rinvio per la Fiera

Confermata per giovedì 20 l’assemblea dei soci per le nomine. «Commissari? No»

La Fiera non sarà commissariata né tantomeno il 20 aprile, nell’assemblea dei soci, ci sarà alcun rinvio sulle nomine. Lo ha garantito ieri il sindaco Paolo Zanotto, intervenuto al sopralluogo per «verifica lavori» dei due nuovi padiglioni realizzati da Veronafiere a tempo di record e che vengono utilizzati già per il Vinitaly (ospiteranno la Puglia e altri servizi) che si apre giovedì.
L’attenzione però era rivolta al futuro della Fiera, non solo per le strutture quanto per l’assetto della società e del consiglio di amministrazione. Zanotto non si è sbilanciato sulle candidature o sulla riconferma del presidente Castelletti, sottolineando che «dopo anni di commissariamento grazie all’unità dei soci il consiglio di amministrazione ha potuto gestire la crescita dell’ente. E sono molto soddisfatto di come questo cda ha lavorato finora».
Ma è vero, è stato chiesto al sindaco, che il candidato del Comune è Alberto Bauli? Zanotto ha risposto «chiedetelo a lui» e ha escluso però «commissariamenti o rinvii».
Ma non pensa che i richiami di Fratta Pasini e di Gian Luca Rana sulla Fiera, rimasta ferma per due mesi in attesa di decidere le poltrone si riferissero proprio alla linea seguita dal Comune? «Non sono due mesi, ma uno scarso e non ci sono decisioni operative impellenti, anzi c’è una condirezione (Mantovani e Piva-ndr) molto forte. E poi il richiamo alle poltrone fa pensare che qui ci sia gente che resta seduta, invece si corre e si va avanti. Per Verona è una stagione di straordinaria vitalità, stiamo realizzando a tempo di record tanti progetti e stiamo dimostrando, proprio con la trasformazione della Fiera, che il fatalismo sui problemi è superato».
Zanotto però non dimentica che qualcosa non gli è piaciuto in passato: «Non ho mai creduto molto nel sistema veneto delle Fiere, che per me era una fiction. Le alleanze non si fanno per logica territoriale ma per business, per esempio con Bologna e Rimini. Inoltre la crescita delle infrastrutture funziona se con la Fiera procedono gli altri interventi su Verona sud, il parcheggio scambiatore per il quale ringrazio il presidente dell’A4 Merlin, la tramvia, la 434 in Basso Acquar come alternativa a viale del Lavoro. Per questo vorrei sentire non solo la voce del sindaco che grida per queste richieste, ma anche quella del presidente della Fiera che spinge affinché queste richieste vengano esaudite, perché si tratta di infrastrutture che servono anche all’ente».
Soddisfazione di Castelletti e del presidente della Camera di commercio Fabio Bortolazzi per i nuovi padiglioni che, benedetti da don Adriano Vincenzi, coprono un’area di 20 mila metri quadrati, sono costati 22 milioni di euro, sono stati realizzati in pochi mesi, hanno una luce libera di 42 metri con tre soli pilastri centrali e pavimenti in marmo rosso di Verona.
Per i soci però, prima dell’appuntamento del 20 aprile, c’è quello del 13 per la presidenza del Parco scientifico Star.

http://img92.imageshack.us/img92/9003/verifica32rq.jpg (http://imageshack.us)

Stranfiér
April 6th, 2006, 12:23 PM
Giovedì 6 Aprile 2006


Il sindaco Zanotto replica alle critiche dei sottosegretari veronesi che avevano accusato: progetti senza soldi
«Il governo non ha aiutato la città»
E Viviani accusa: «Da Bricolo e Brancher solo propaganda»
Finanziato con un emendamento alla Finanziaria un intervento da 15 milioni in località Passo Napoleone. «Con poco più del doppio», denuncia l’assessore Carlo Pozzerle, «si poteva realizzare la variante cittadina della Transpolesana»


Ritardo delle opere viabilistiche per colpa del Comune? «No, l’Amministrazione comunale la sua parte l’ha fatta. Dovevano essere piuttosto i parlamentari del centrodestra a fare la loro parte a Roma, per darci una mano nel realizzare opere importanti nell’area urbana». Il sindaco Paolo Zanotto replica alle accuse lanciategli dal leghista Federico Bricolo, sottosegretario alle Infrastrutture, e da Aldo Brancher, Forza Italia, sottosegretario alle Riforme.
Al centro della polemica ci sono i progetti di proseguimento fino a Basso Acquar della statale 434 (la «Transpolesana» che collega Verona a Rovigo) per collegarsi poi alla bretella di Verona Nord, la variante della statale 12, per togliere dall’assedio del traffico Cadidavid e Borgo Roma, la tramvia e il tunnel delle Torricelle. «È vero che il sottosegretario Bricolo ha ottenuto un emendamento all’ultima legge finanziaria per interventi viabilistici», commenta Zanotto, «ma esso riguarda un’autorizzazione all’Anas a contrarre un mutuo di 15 milioni di euro per interventi di migliorie stradali fra Sant’Ambrogio e Dolcè, in località Passo Napoleone. Questa scelta, però, non risponde alle nostre aspettative, c’era la possibilità tecnica di far partire i lavori per le varianti, i cui progetti sono pronti, e i parlamentari, se ci fosse stata la volontà politica, avrebbero potuto autorizzare i mutui necessari».

Il sindaco, quindi, rispedisce al mittente le critiche: «Il Comune aveva i progetti pronti, ma i parlamentari del centrodestra hanno preferito puntare su Dolcè. Sono i fatti a parlare. E i fatti dicono che per Verona non hanno fatto nulla».
Bricolo, da parte sua, spiega di aver ottenuto un emendamento specifico alla Finanziaria «perché su passo Napoleone era già pronto un progetto operativo. Ma», aggiunge, «sono riuscito a sbloccare anche i lavori per la Transpolesana, 20 milioni già stanziati da tempo. Entro giugno sarà completata la pavimentazione fra Oppeano e Legnago ed entro fine settembre le carreggiate, nello stesso tratto, saranno separate da guard rail».
«E pensare», esclama l’assessore alla mobilità, Carlo Pozzerle, «che con circa 36 milioni di euro, il doppio di quello che si spende a Dolcè, si poteva finanziare la variante alla Transpolesana, un’opera che interessa vari Comuni».
Il tratto di statale 12 che riguarda il territorio comunale di Verona parte in Zai, da via Morgagni. Qui la variante «raddoppia» viale del Lavoro e smista il traffico diretto verso sud. L’arteria bypassa l’autostrada in località Genovesa, quindi si collega sia alla Tangenziale sud sia con viale del Lavoro. Proseguendo verso sud il tracciato sottopassa la linea ferroviaria Verona-Bologna per arrivare a Cadidavid.
La strada è già stata inserita nel piano decennale dell’Anas, ma non in quello triennale. «L’opera è finanziata e Verona ha già fatto la propria parte», fa sapere il sindaco. Più difficoltoso pare l’iter per il completamento della provinciale 434, da Palazzina a Basso Acquar. Il progetto non è finanziato e non è inserito nel piano delle opere dell’Anas. Sul tracciato, di circa quattro chilometri e mezzo, sarà realizzata una strada intercomunale a quattro corsie. Da Basso Acquar la bretella proseguirà da una parte verso viale Piave, passando dalle ex Cartiere, e dall’altra verso lungadige Galtarossa. Il 5 per cento dei 36 milioni previsti per l’opera sarà messo a disposizione dal Comune. L’autostrada Brescia-Padova, fanno sapere in municipio, ha già predisposto un progetto preliminare.
Nella polemica interviene anche il senatore Luigi Viviani, segretario provinciale dei Ds. «Quelle di Bricolo e Brancher», fa sapere, «sono critiche senza fondamento, pura propaganda elettorale. Si addebita all’amministrazione comunale di non essersi attivata per far arrivare i finanziamenti. Ma il vero problema è che mancano le risorse. A fronte di otto miliardi necessari al piano triennale dell’Anas per le opere viabilistiche, la Finanziaria assegna solo cento milioni, che non bastano neppure per una galleria. Analoga situazione sul problema della tramvia dove l’intervento dei sottosegretari del centrodestra non è riuscito a salvaguardare i finanziamenti conquistati durante i governi di centrosinistra, nonostante il ritardo nella realizzazione del progetto sia stato determinato da un errore di costruzione delle vetture da parte delle Siemens, indennizzato con una somma di 25 milioni di euro». Per Viviani «l’unica attività svolta per il Comune di Verona dai due sottosegretari è stata quella di attivarsi con i ministeri della Difesa, degli Interni e della Giustizia per chiedere lo sgombero del campo rom a Boscomantico, o per chiedere ispezioni sull’operato della magistratura o dell’Amministrazione Zanotto. In questi anni hanno lavorato contro la città e non certo a favore». (e.s.)

http://img222.imageshack.us/img222/55/verifica15qu.jpg (http://imageshack.us)

http://img85.imageshack.us/img85/6485/verifica24du.jpg (http://imageshack.us)


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Stranfiér
April 7th, 2006, 12:29 PM
Venerdì 7 Aprile 2006


Palazzo Barbieri ribadisce la volontà di procedere con l’integrazione. Montagnoli: i servizi ne usciranno migliorati
Fusione Amt-Aptv, la corsa prosegue
Giunta comunale e provinciale approvano la delibera. «Nozze» entro il 31 dicembre


Amt e Aptv proseguono sulla strada dell’unificazione. Ieri a Palazzo Barbieri, in commissione consiliare, l’assessore alle politiche delle aziende, enti e società partecipate, Giancarlo Montagnoli, ha ribadito la volontà di procedere con il piano di integrazione fra le due aziende di trasporto pubblico.
«Sia la Giunta comunale che quella provinciale», ha detto l’assessore Montagnoli, «hanno da poco approvato una delibera di indirizzo, che ora sarà sottoposta ai rispettivi Consigli, in cui si prende atto dello studio di fattibilità dell’integrazione redatto dopo la dichiarazione di intenti sottoscritta tra Comune e Provincia lo scorso 23 settembre e si dà mandato alle due aziende di trasporto di definire il piano industriale, di fare una perizia di stima e di predisporre gli schemi di statuto della nuova società». Tali adempimenti, ha riferito Montagnoli, dovranno essere completati entro il 30 settembre. L’integrazione tra Amt e Aptv, si legge nella delibera, dovrà essere resa operativa entro il 31 dicembre. Alla riunione della Settima commissione, presieduta da Carla Padovani, hanno presenziato anche i presidenti dell’Amt e dell’Aptv, Wilmo Ferrari e Gianfranco Carbognin.
«Il piano di fattibilità», ha osservato Montagnoli, «ha dimostrato sia l’equilibrio di bilancio dell’operazione, sia il fatto che l’integrazione assicura un miglioramento sostanziale del servizio» e ha fatto sapere che l’accordo tra gli enti prevede una perizia esterna per valutare i beni dell’Amt, in modo da verificare se arriva al 50 per cento. L’Amt manterrà gli immobili, il piazzale sosta e il progetto per la tramvia e tutto il servizio su gomma sarà gestito da una nuova società, posseduta al 50 per cento dalle due aziende.
Per quanto riguarda il futuro dei lavoratori, questione sollevata nei giorni scorsi dal capogruppo della Lega, in Consiglio provinciale, Enrico Corsi, Montgnoli ha riferito che «non esistono stime su possibili esuberi di personale» e ha assicurato che, «in ogni caso i livelli occupazionali saranno garantiti dal momento che l’integrazione rappresenta una garanzia per gli stessi lavoratori». (e.s.)




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Stranfiér
April 10th, 2006, 10:20 AM
Domenica 9 Aprile 2006


«L’Arsenale per la città. Ma subito»
Poli replica: «Primi interventi presto possibili in padiglioni per mostre e altre iniziative»
Dopo gli interventi del capogruppo di Forza Italia, e di Italia Nostra e Legambiente, anche la Società Belle Arti chiede che l’ex complesso militare sia restaurato senza «progetti faraonici» e messo a disposizione al più presto


Il sindaco Paolo Zanotto aveva presentato il masterplan dell’Arsenale firmato dall’architetto inglese David Chipperfield lo scorso 15 marzo. All’interno dell’area di 65 mila metri quadrati sorgeranno il nuovo Museo di Storia naturale che lascerà le sedi dei palazzi Pompei (lungadige Porta Vittoria) e Gobetti (corso Cavour) e una sede staccata del museo di Castelvecchio. Inoltre ci saranno negozi, ristoranti, spazi per i ragazzi e un parcheggio sotterraneo da 500 posti auto. I primi lavori, aveva annunciato il sindaco, partiranno all’inizio del 2007.
L’intervento, il cui costo preventivato è di circa 82 milioni di euro, è stato criticato nei giorni scorsi dal capogruppo di Forza Italia Vito Giacino. Citando alcune perplessità espresse dallo stesso assessore all’urbanistica, Roberto Uboldi, l’esponente del maggior partito di opposizione l’aveva definito «irrealizzabile», chiedendo al suo posto un «intervento semplice e immediato» che metta a disposizione della città in tempi rapidi gli spazi dell’ex struttura militare.
Erano poi intervenuti Giorgio Massignan di Italia Nostra e Michele Bertucco di Legambiente: «È necessario che l’Arsenale non subisca l’invasione di edifici nuovi che nulla hanno in comune con l’antica struttura austriaca». Alle critiche di Giacino e degli ambientalisti si aggiungono ora quelle del presidente della Società veronese di Belle Arti. L’assessore al patrimonio, Giangaetano Poli, replica: «Le basi finanziarie per portare avanti il progetto ci sono, quanto all’opportunità di creare strutture moderne accanto a quelle antiche, il dibattito è aperto. Ma non si deve perdere tempo, rischiando di lasciare tutto nel degrado ancora per anni». (e.s.)




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Stranfiér
April 13th, 2006, 12:21 PM
Giovedì 13 Aprile 2006


La Giunta ha dato mandato a Zanotto di trattare con la Valdadige una nuova versione del contestato intervento in via San Marco
Spianà, il progetto «dimagrisce»
Il sindaco chiederà la riduzione da 750 a 430 alloggi. E niente casa di riposo


A forza di «dimagrire», chissa che l’intervento urbanistico alla Spianà non riesca a diventare abbastanza smilzo da passare indenne attraverso i robusti «no» nei quali è incappato finora.
Ieri il progetto presentato dalla Valdadige-Sarmar per costruire centinaia di appartamenti a lato di via San Marco (appena prima del sottopasso ferroviario che porta a San Massimo, fra la strada e il complesso dei Salesiani) è tornato all’attenzione della giunta. E stavolta dalla Sala Arazzi non sono usciti veti e silenzi più o meno imbarazzati, ma un incarico affidato al sindaco Zanotto: trattare con la Valdadige un ulteriore riduzione dell’impatto dell’intervento. Se la ditta accoglierà la proposta si potrà proseguire con le successive tappe dell’operazione, che prevede un accordo di programma con la Regione e poi il voto in Consiglio comunale.
Ma il primo passaggio, ovviamente, era la condivisione politica della maggioranza di Palazzo Barbieri. Che finora non c’è stata. E anche ieri i due assessori contrari al progetto, De Robertis e Guerrini, sarà un caso ma in giunta non c’erano. In effetti il volume originario del progetto era poderoso: 250 mila metri cubi di edificato di cui 36 mila di direzionale e commerciale, pari a 750 appartamenti e un buon numero di uffici e negozi; inoltre una casa di riposo dall’altra parte della strada, in area destinata dai piani urbanistici al parco della Spianà. Per i sostenitori (Ds in primis) era comunque un intervento sostenibile, con una porzione compensativa di verde pubblico che sarebbe anzi andata a iniziare il parco della Spianà. Per i detrattori la volumetria si sarebbe scontrata con problemi di viabilità e vivibilità, in un’area già densamente popolata.
E dunque da settimane l’amministrazione stava lavorando per una mediazione. La Valdadige - titolare del progetto e di un finanziamento statale di 11 milioni per realizzarlo - che ha accettato in un primo momento di scendere a 200 mila metri cubi ed eliminare la casa di riposo, si troverà nei prossimi giorni di fronte alla proposta di un’ulteriore riduzione: ancora no alla casa di riposo, 150 mila metri cubi di edificato, di cui solo 10 mila di negozi e uffici. Vuol dire 430 appartamenti rispetto ai 750 iniziali e ai 600 dell’ipotesi intermedia. Spiega il sindaco Zanotto: «Per la giunta è fondamentale dare risposta alla carenza abitativa in città. Nella nostra proposta chiediamo che almeno 100 alloggi siano destinati a edilizia sovvenzionata, cioè da destinare alle graduatorie Agec e Ater per aumentare l’offerta di case soprattuto alle fasce deboli».
Cento alloggi di edilizia sovvenzionata erano già previsti nel progetto originario, e il Comune non vuole che la quota sia ridotta in proporzione con la riduzione dell’intervento. Quello che per la giunta si può sacrificare sono i 150 appartamenti di edilizia convenzionata (a prezzi fissati dalla Regione). «Una quota del 30% di convenzionata è prevista in ogni Piru», dice il sindaco, «quindi siamo coperti. Ci interessa invece che rimangano gli alloggi per Agec e Ater, e il resto da mettere sul libero mercato».
Zanotto vuole anche smorzare le possibili obiezioni sull’impatto dell’intervento. Dice: «Intanto non parliamo più di Spianà: tutto l’edificato resta a destra di via San Marco, l’area destinata al futuro parco non è toccata. Inoltre la riduzione di volumi richiesta è coerente con il Pat, che prevede per la zona Borgo Milano-Saval-Chievo-San Massimo nuovi volumi per 938 mila metri cubi, da localizzare con il piano degli interventi; 150 mila metri cubi su 938 mila sono una quota ampia ma lasciano una vasta disponibilità altrove. Direi che la riduzione - un terzo di case in meno e un quarto fra uffici e negozi -supera le preopccupazioni di chi riteneva questo progetto invasivo per viabilità, servizi, impatto urbanistico». (b.pi.)




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Stranfiér
April 14th, 2006, 12:52 PM
Venerdì 14 Aprile 2006


Il Comune grazie a Legambiente e all’intervento di volontari ha risistemato la vecchia fortificazione militare veneziana
Riconsegnato alla città il bastione dell’ex zoo


Valorizzare e recuperare un’area di grande interesse storico e naturalistico, ridare ai veronesi uno spazio verde situato nel cuore della città, creare un collegamento diretto, più immediato, tra il grande parco e Verona. Questi gli obiettivi perseguiti dall’assessorato ai Giardini e all’arredo urbano del Comune che, in collaborazione con Legambiente, ha realizzato un’importante opera di ripristino delle strutture originarie dei bastioni Santo Spirito, in Circonvallazione Oriani, nell’area dell’ex zoo.
L’assessore ai Giardini e all’arredo urbano, Francesca Tamellini e Carlo Furlan, presidente di Legambiente, sezione di Verona, hanno illustrato ieri mattina i risultati dell’intervento. «Questa struttura», ha spiegato l’assessore Tamellini, «è una fortificazione militare di epoca veneziana. Nel secondo dopoguerra la zona fu gravemente compromessa dall’apertura della breccia di via città di Nimes che comportò la distruzione di un ampio tratto di muro originario dell’epoca. La manomissione proseguì negli anni Settanta con la costruzione dello zoo sul bastione Santo Spirito. Noi siamo intervenuti, su segnalazione di Legambiente, per alleggerire il bastione da tutte le sovrastrutture, residui dell’ex zoo».
In particolare sono state rimosse l’enorme gabbia dei rapaci e la vasca in cemento dei fenicotteri, ed è stato messo in risalto il pezzo non distrutto della rampa di accesso al piazzale superiore del Cavaliere. Sono stati installati, ove necessario, dei parapetto in ferro per rendere più sicuro il percorso precedentemente ripulito da detriti e sporcizia, e sono stati sostituiti alcuni alberi ormai morti con nuove piante più adatte e compatibili alla zona, come una siepe di querce.
«Parte molto importante dell’intervento», sottolinea Carlo Furlan, «consiste nell’aver completamente tolto tutte le recinzioni del bastione. In precedenza avevamo fatto lo stesso con i bastioni dei Riformati, San Bernardino e San Zeno. In questo modo vogliamo consentire un accesso più facile alla struttura da parte di tutti i cittadini, che invito a visitare questo luogo per poter così constatare con i propri occhi i frutti della collaborazione tra il Comune e Legambiente. Grazie a questa sinergia si sono potuti contenere notevolmente i costi dei lavori: appena dieci mila euro per coprire le spese vive, per il resto è stato fatto tutto da volontari che hanno reso alla città un servizio di valore inestimabile».
La visita si è conclusa con la suggestiva discesa nella Galleria di Contromina, manufatto cinquecentesco usato, all’epoca, per la difesa da eventuali attacchi sotterranei dei nemici. Dopo tali interventi il Bastione Santo Spirito è visitabile in tutta la sua imponente struttura e le sue porte cinquecentesche sono accessibili per visitatori e scolaresche.




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Sonic from Padova
April 15th, 2006, 01:23 PM
bh_07

La proposta progettuale si inserisce nel quadro di sviluppo residenziale della periferia della cittadina di Busto Arsizio (Varese).
L’idea compositiva vuole acquistare un carattere “urbano_sociale” dove tra urbanità e socialità si fonda l’elemento connessione. Relazioni umane e città divengono un sistema inscindibile secondo gli incessanti flussi socio_culturali della contemporaneità.
Tutto si delinea non come “mero oggetto” posato su una superficie ma è la superficie stessa del territorio, che attraverso le proprie forze dinamiche, modella l’essenza dell’abitare definendo un’ armonica spazialità.
Così percorsi sovrapposti e tracciati di luce che partono dal contesto solcano e smaterializzano il volume statico della scatola stereometrica definendo una soluzione ibrida, organica ed interamente permeabile segnando fortemente l’interdipendenza delle differenti funzioni tra rapporti pubblici e privati.
La struttura dell’impianto è una sorta di rivisitazione dell’identità tipologica a ringhiera milanese, anche se agli spazi comuni è contrapposta l’intimità e l’indipendenza di ogni unità abitativa capace di garantire il massimo confort e benessere.
Quindi ogni appartamento ha la capacità di vivere isolato ma relegato ad intrinsechi legami di comunione. Divengono elementi unici legati a comporre un tutto. Un tutto formalmente definito da rotture e pieghe che affermano non una lettura lesionistica ma di continuità.
Il soggetto ballatoio si scompone in due differenti elementi: puro percorso posato al suolo, permettendo linearità e relazione tra gli appartamenti del piano terra e percorso sospeso per gli appartamenti del secondo livello.
La luce si infiltra dall’alto e incide l’intero involucro producendo un fascio continuo, che seguendo un andamento a spirale, percorre le superfici dell’oggetto dalla copertura al suolo.
Si è voluto ideare un progetto capace di dare un senso di forza e specificità al luogo, dove per luogo s’intende l’intera struttura urbana.

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Stranfiér
April 20th, 2006, 01:14 PM
Giovedì 20 Aprile 2006


È stato licenziato dalla commissione consiliare il Piano di riqualificazione dell’attuale sede dell’azienda. Che traslocherà a Basso Acquar
E l’Amt lascia il posto a un nuovo quartiere
In via Torbido verranno costruiti 12 edifici destinati a uso residenziale, commerciale e direzionale


Passo avanti per uno dei Piani di riqualificazione urbanistica che più sta a cuore al Comune: quello di Amt. Èstato infatti licenziato dalla Commissione consiliare urbanistica per il Consiglio comunale il Piru dell’area in via Torbido, di proprietà dell’Amt.
Lo ha deciso la commissione urbanistica presieduta da Paolo Zamboni (Sinistra europea), impegnata in queste settimane nell’analisi dei 23 Piru adottati dalla Giunta comunale il 28 febbraio 2005 e sui quali il Consiglio comunale, secondo quanto previsto dalla normativa regionale, è chiamato ad esprimersi entro il 30 giugno, pena il decadimento dei provvedimenti.
Il Piru di via Torbido, licenziato dalla commissione, prevede la costruzione di 12 edifici per una volumetria totale di 76 mila 179 metri cubi, da adibire ad uso residenziale, commerciale e direzionale, con i relativi standard urbanistici, in particolare una fascia di verde lungo la stessa via Torbido.
«La realizzazione di tale intervento -ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi- è vincolata al trasferimento della sede di Amt e del parco mezzi nell’area in Basso Acquar attualmente occupata da Amia, cha a sua volta ha già presentato il progetto per lo spostamento della propria sede a Cà del Bue».
Tra le caratteristiche del Piru in questione, e comuni anche agli altri adottati dalla Giunta, l’assessore ha ricordato: la cessione all’Amministrazione comunale del 30 per cento di edificato residenziale da destinare a edilizia convenzionata; il rilascio dell’abitabilità e della commerciabilità degli edifici recuperati o costruiti solo dopo la consegna e il collaudo della parte di beneficio pubblico; la realizzazione degli standard urbanistici in quote superiori a quelli previsti dalla legge.
Il consigliere Marco Burato (Margherita) ha suggerito «di coinvolgere Trenitalia nel potenziamento della stazione di Porta Vescovo, facendola diventare importante nodo di scambio: in questo modo- ha affermato Burato- ci sarebbero anche importanti effetti positivi sul traffico cittadino».
Critico il consigliere della Lega nord Paolo Tosato secondo il quale «la nuova sede dell’Amt in Basso Acquar aumenterà i problemi legati al traffico e alla viabilità della zona».
«Prima di proseguire nell’esame dei Piru - ha sottolineato il capogruppo di Forza Italia Vito Giacino- i consiglieri devono sapere se è possibile o meno effettuare modifiche ai provvedimenti in sede di commissione e di Consiglio comunale».
Il capogruppo dell’Udc Roberto Marchesini ha criticato la metodologia seguita dall’Amministrazione: «Le domande e le osservazioni dei consiglieri di opposizione non hanno trovato risposta», ha affermato.

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Stranfiér
April 21st, 2006, 12:14 PM
Venerdì 21 Aprile 2006


Fumata bianca nell’assemblea dei soci di ieri: la decisione all’unanimità. Ora la trasformazione dell’ente
Fiera, Castelletti riconfermato
Assieme a tutto il consiglio. «Parcheggi e viabilità le urgenze»
Le prossime tappe: la società verrà divisa tra gestione e patrimonio. Dopo l’approvazione dei soci, i vertici dovranno essere rinominati


di Enrico Giardini



Fumata bianca sulla Fiera. L’assemblea dei soci, riunitasi ieri nel tardo pomeriggio al quinto piano della palazzina uffici dell’ente, ha confermato all’unanimità il Consiglio di amministrazione uscente e il suo presidente, Luigi Castelletti, in carica nell’ultimo triennio e, da ieri, per il prossimo. L’assemblea di Veronafiere ha prima approvato il bilancio consuntivo 2005, che si chiude con un fatturato di 66 milioni 347mila euro e un risultato operativo (ante imposte) di sette milioni 215mila euro, in crescita rispetto alle previsioni, e poi ha votato il nuovo Cda. Si chiude così la fase di passaggio di un mese e mezzo intercorsa fra la scadenza del Cda uscente e il nuovo. Il Comune, che è il socio di maggioranza della Fiera, aveva infatti deciso di «congelare» Castelletti e il Cda, per mettere a punto equilibri e programmi per il nuovo mandato.


Il Consiglio di amministrazione di Veronafiere confermato è composto, oltre che dal presidente Luigi Castelletti, da Claudio Valente, in quota alla Camera di Commercio, da Camillo Cametti, in quota alla Regione, da Stefano Cesari e Sandro Casali per la Fondazione Caverona, da Alberto Bauli per il Banco Popolare di Verona e Novara e dai consiglieri in quota al Comune di Verona Gianfranco Castellani, Luciano Rossignoli e Paolo Simeoni.
Nel Consiglio uscente Valente e Cametti erano vicepresidenti. Nell’arco di tre mesi dovrebbero essere indicati i nuovi vicepresidenti, uno dei quali potrebbe toccare al Comune di Verona che così vedrebbe in qualche modo riequilibrato l’assetto «politico» del Cda, considerando che sinora né il presidente né i due vicepresidenti uscenti erano in quota al centrosinistra che amministra il Comune.
L’assemblea di Veronafiere è durata poco più di un’ora, presenti i rappresentanti dei soci dell’ente oltre ai membri del Consiglio di amministrazione, che hanno illustrato il bilancio da consuntivo 2005, da approvare.
Hanno partecipato alla riunione il sindaco Paolo Zanotto (per il Comune, che ha il 42,2 per cento delle quote di voto in assemblea), il presidente della Provincia Elio Mosele (la Provincia ha una quota di voto dell’1,6), il consigliere d’amministrazione della Fondazione Cariverona Giancarlo Giani (quota di voto 28,3 per cento), il presidente della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi (8,2 per cento), Marco Berlanda per il Banco Popolare di Verona e Novara (8,2 per cento), Giovanni Furlanetto della società della Regione Veneto Agricoltura (8,2 per cento), Gianfranco Tognetti della Banca veronese credito cooperativo di Concamarise (0,8 per cento), Alessandro Sartori per l’Immobiliare Magazzini srl (0,2) e Massimo Piccolato per la Regione (0,2). L’altro socio è Banca Intesa, con l’1,6 per cento di quota voto.
Alla fine, dopo un mese e mezzo, il Consiglio di amministrazione «congelato» ha visto riconosciuti i risultati raggiunti, che, oltre a un fatturato di 66 milioni 347mila euro, comprendono anche investimenti per circa 20 milioni di euro, per nuove rassegne e per ampliare le strutture, compresa la costruzione del nuovo padiglione.
I soci, durante l’assemblea, hanno condiviso alcuni obiettivi strategici. Innanzitutto, definire il sistema fieristico delle alleanze nazionali e internazionali a sviluppo delle manifestazioni di proprietà di Veronafiere, onde rafforzarne il legame con il territorio veronese e incrementare le relazioni con i mercati di riferimento. «L’altro impegno di Veronafiere», ha spiegato anche il sindaco Zanotto uscendo dall’assemblea, con le priorità poste dal Comune, «sarà contribuire a realizzare le infrastrutture viabilistiche a servizio delle fiera nell’ambito del processo di trasformazione di Verona Sud, anche con la contribuzione statale garantita dalla legge finanziaria 2006, con gli attuatori del Polo finanziario e la Società autostrada Brescia-Padova per la viabilità contigua all’asse autostradale e per il parcheggio scambiatore della Genovesa».
L’altro obiettivo strategico è continuare nel processo di trasformazione dell’Ente autonomo in Società per azioni, che porterà a scorporare in due la Fiera, creando una società di gestione e una patrimoniale, cioè proprietaria degli immobili. Per i soci questo processo è la condizione per assicurare gli investimenti e lo sviluppo della gestione e verrà periodicamente verificato nel suo avanzamento da parte dei soci, per poterne determinare la conclusione nel minore tempo possibile.
Banca Aletti, su mandato dei soci, ha già stilato un progetto di trasformazione della Fiera in Spa e per creare le due società. Una volta definito, sarà il Cda a sottoporlo ai Consigli comunale, provinciale e della Camera di Commercio affinché venga approvato. Poi bisognerà rinominare i vertici.

L’intervista
«Investimenti per confermarci protagonisti in Italia e all’estero»


Rassegne fieristiche sempre più legate al territorio veronese, ma aperte all’Italia e al mondo. Inoltre, collaborare con il Comune, con gli attuatori del Polo finanziario e con autostrada Brescia-Padova per realizzare viabilità e parcheggi adeguati al grande flusso di visitatori delle rassegne, ma anche per la riqualificazione di Verona Sud. Infine, accompagnare il processo di privatizzazione della Fiera e lo scorporo in due società, patrimoniale e gestionale.
Sono gli obiettivi che i soci della Fiera hanno individuato per il nuovo Consiglio di amministrazione, che sarà presieduto per altri tre anni dal presidente uscente Luigi Castelletti, 51 anni, avvocato, sposato, presidente del Consorzio Zai dal 1996 al 2003, consigliere comunale di Ferrara di Monte Baldo (il suo paese) dal 1974 al 1994 e consigliere provinciale dal 1994 al ’96.
Presidente Castelletti, come affronta il nuovo mandato?
«Innanzitutto con la certezza di aver raggiunto degli obiettivi importanti, che intendiamo migliorare ancora, in Italia e all’estero».
Da quale base parte la Fiera?
«I ricavi complessivi del 2005 sono di oltre 66 milioni, con un utile ante imposte di sette milioni 215mila euro, mentre il cash flow, cioè il flusso di cassa, supera i nove milioni. Gli investimenti hanno sfiorato i 20 milioni di euro, per nuove grandi rassegne come quella del lusso e del pane e con Agrifood, Model expo e Veneto Arte che hanno fatto crescere il numero di visitatori ed espositori. E non dimentichiamo il nuovo padiglione di 20mila metri quadrati, costruito in otto mesi. Nel prossimo futuro ci sarà una nuova entrata per la Fiera, da via Roveggia».
A che punto è il piano industriale per trasformare la Fiera in Spa?
«Intanto siamo soddisfatti perché, pur essendo un’azienda pubblica, la Fiera riesce a operare con i tempi di un’azienda privata. Quanto alla trasformazione dell’ente, questo è un compito dei soci della Fiera, che naturalmente il Consiglio di aministrazione si impegna a seguire da vicino».
Quando ci saranno le due nuove società il Cda attuale decadrà?
«Sì, ma voglio sottolineare che la conferma del Cda uscente è avvenuta in piena condivisione, senza vincoli legati a qualche scadenza. È quindi un mandato pieno, per portare avanti le istanze di sviluppo dell’ente indicate dai soci».
Ogni tanto rispunta il nome di Castelletti come di possibile candidato sindaco di Verona per il centrodestra. Lei ci pensa?
«A dirlo sono gli altri. Io mi concentro alla guida della Fiera. Ma è normale che, essendo un ente sempre in primo piano, qualcuno magari rilanci il mio nome». (e.g.)




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Stranfiér
May 4th, 2006, 01:02 PM
Giovedì 4 Maggio 2006


Al voto in aula entro il 30 giugno
Via libera al Piru degli Scalzi, l’iter sta per concludersi


È una corsa contro il tempo quella che i Piru stanno disputando per arrivare prima della scadenza del 30 giugno all’appuntamento con il voto del Consiglio comunale. È entro quella data che i Piani di riqualificazione urbanistica licenziati dalla giunta dovranno approdare all’esame dell’aula di Palzzo Barbieri. Sindaco e assessori termineranno la prossima settimana il lavoro sui 23 progetti rimasti, poi sarà un gran lavoro di commissioni e quindi il dibattito.
Ieri la giunta ha trasmesso al Consiglio un altro Piru, quello di vicolo Calcirelli, zona Scalzi. Secondo il progetto presentato dalla proprietà e illustrato dall’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi, lo stabile ora fatiscente che un tempo ospitava una carrozzeria e una tipografia sarà trasformato in un condominio da 13-15 appartamenti. Tre saranno destinati a edilizia convenzionata (cioè a prezzi calmierati) e altri (da decidere quanti) saranno ceduti al Comune per il patrimonio dell’Agec, secondo lo schema che associa all’approvazione di piani privati una contropartita a uso e beneficio pubblico.
La conclusione dell’iter dei Piru coincide con il momento decisivo per altri passaggi fondamentali dell’urbanistica cittadina. S’è appena conclusa la fase delle consultazioni sulla variante di Verona Sud, mentre è pronto per andare all’esame del Consiglio comunale il piano particolareggiato di Castel San Pietro, che destina l’immobile a uso museale e «disegna» anche i contorni delle aree adiacenti. Infine, il 23 giugno scadono i termini per le osservazioni al Pat, il nuovo piano regolatore approvato in Consiglio alla fine di marzo. Un altro passaggio verso la sua definitiva adozione.
Ieri la giunta ha anche approvato la realizzazione di una rotonda per migliorare la viabilità in via Sogare. Costo: 650 mila euro. (b.pi.)




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Stranfiér
May 5th, 2006, 12:41 PM
Venerdì 5 Maggio 2006

Parte la nuova fase dell’opera, dovrà essere completata entro i prossimi tre anni
Si lavora alle fondamenta del Polo chirurgico
In questi giorni è cominciata la gettata su 10mila metri quadrati. In estate sorgerà l’edificio


Proseguono i lavori per la realizzazione del nuovo ospedale di Borgo Trento (nella foto). Il 20 luglio dello scorso anno è stata ultimata la «Fase 0» che prevedeva la costruzione di opere propedeutiche come la centrale tecnologica, la cabina elettrica sul lato Mameli e la Pipe-line (che collega acqua e vapore alle reti esistenti all’interno dell’ospedale), la centrale per i gas medicali sul lato Mameli e l’area ecologica.
Lo scorso 8 settembre ha avuto inizio l’abbattimento delle palazzine che occupavano parte dell’area in cui sorgerà la nuova realizzazione. Il 10 ottobre è iniziata la «Fase 1» del progetto che prevede la costruzione di un Polo chirurgico con Pronto soccorso e Poliambulatori che occuperà un’area di 10 mila metri quadrati ubicata nella zona intermedia fra i padiglioni del vecchio Ocm e il Geriatrico. In questi giorni è iniziata la gettata delle fondazioni e in estate inizierà l’elevazione dell’edificio.
Il Polo sarà realizzato su 5 piani scoperti che ospiteranno tre piani di degenze (450 posti letto), un piano per le Rianimazioni e le attività di Day-Surgery. La hall d’ingresso ospiterà studi medici e negozi. Nei tre piani seminterrati o interrati troveranno spazio sale di sterilizzazione, spogliati per il personale, 32 sale operatorie con annessa Radiologia per interni.
Al corpo principale del Polo verso l’Adige sarà addossata la palazzina del Pronto soccorso, collocata alla stessa quota del blocco operatorio e della Radiologia con ingresso da Lungadige Attiraglio. Al lato del Polo rivolto verso l’ingresso di Piazzale Stefani sarà addossata la palazzina dei circa 100 poliambulatori per pazienti esterni, suddivisi in attività mediche e chirurgiche.
L’opera è finanziata con 50 milioni di euro stanziati dalla Regione e con 100 milioni dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona. I lavori di costruzione del Polo dureranno circa tre anni.




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Stranfiér
May 5th, 2006, 06:03 PM
http://img341.imageshack.us/img341/5223/verifica9ar.jpg (http://imageshack.us)
venerdì 05 maggio 2006 cronaca pag. 13


Sopralluogo a Castel San Pietro e ai palazzi Scaligeri, poi incontro in Fondazione


Oggi Verona gioca le sue carte
per diventare sede dell’Hermitage

Filiale italiana dell’Hermitage di San Pietroburgo, Verona gioca le sue carte migliori. Sarà infatti ospite oggi, in città, il direttore del più grande museo del mondo, Mikail Pietrovkji, per verificare la possibilità di scegliere alcuni palazzi di Verona come sedi italiane dell’Hermitage, che dispone di oltre due milioni di opere d’arte. Petrovkji sarà ricevuto alle 10 in municipio dalle autorità, a partire dal sindaco Paolo Zanotto.
La delegazione andrà poi in sopralluogo ai Palazzi Scaligeri, in fase di restauro, che potrebbero essere destinati a ospitare alcune opere. Di seguito la delegazione si sposterà a Castel San Pietro (foto), il palazzo venduto dal Comune alla Fondazione Cariverona. Il castello, fra l’altro, era già stato visitato nel gennaio scorso da una delegazione governativa russa. La visita del direttore del museo si concluderà con un pranzo in Fondazione Cariverona, con il presidente Paolo Biasi.
Quella di Verona è l’ultima tappa del giro italiano di Pietrovkji, reduce da due visite a Ferrara e a Mantova, le altre città — ma c’è anche Torino — in competizione con Verona per diventare le sedi italiane del museo. Mantova ha proposto ai russi Palazzo Podestà, un edificio duecentesco che si affaccia su Piazza Erbe, in pieno centro storico, che però sarà pronto fra quattro anni, dopo i restauri. Nel frattempo la città virgiliana ha offerto Palazzo Te, come sede di rappresentanza, e per quella operativa, immediatamente disponibile, Palazzo dell’Accademia. «Mantova ha fatto molto per concorrere alla realizzazione del progetto Hermitage-Italia», ha detto Pietrovkji al termine dell’incontro con il sindaco della città dei Gonzaga, Fiorenza Brioni, ma la decisione avverrà solo tra qualche tempo». Oggi dunque la palla passa Verona. (e.g.)

Stranfiér
May 6th, 2006, 02:50 PM
Sabato 6 Maggio 2006


Hermitage, Verona «strega» i russi
Il direttore del museo di San Pietroburgo in città per scegliere la sede italiana
- A San Pietroburgo. Nel complesso anche il Palazzo d’Inverno degli Zar
In riva alla Neva tre milioni di opere
In lizza ci sono anche Ferrara e Mantova, entro settembre la decisione. Il Comune e la Fondazione Cariverona hanno guidato una visita ai monumenti e proposto Castel San Pietro. Zanotto ottimista: siamo una grande realtà turistica, abbiamo le strutture giuste
CAPITALE DELL’ARTE


di Marzio Perbellini



Dalla terrazza di Castel San Pietro la vista sulla città toglie il fiato, Mikhail Piotrovskij, il direttore dell’Hermitage di San Pietroburgo, uno dei più grandi musei al mondo, osserva l’ansa dell’Adige completamente assorto. Sciarpa nera, mani dietro alla schiena, sguardo perso all’orizzonte, sembra essersi dimenticato della traduttrice, del vice sindaco Maurizio Pedrazza Gorlero e dell’assessore al Patrimonio Giangaetano Poli. Deve decidere quale città tra Ferrara, Mantova e Verona dovrà ospitare la sede della filiale italiana del museo russo. Paolo Biasi, il presidente della Fondazione Cariverona proprietaria dell'immobile e il sindaco Paolo Zanotto sono ottimisti, guardano sorridenti i tetti della città medievale e sperano che qualsiasi resistenza possa dissolversi davanti a tanta bellezza. Peccato solo, dicono, che non ci sia il sole.
«Verona è la quarta città turistica d’Italia», commenta Zanotto, «la sede che proponiamo è di grandissimo prestigio e posizionata in un luogo di grande suggestione, dovremmo avere tutte le carte in regola per essere presi seriamente in considerazione anche per il fatto che Verona è il perfetto connubio tra la città antica, che è cresciuta nelle opere della conservazione e di restauro, e la città nuova, quella funzionale in grado di offrire le infrastrutture a una dimensione culturale». «Siamo ottimisti», conclude, «il risultato è a portata di mano». E per giocarsi le sue carte, l’amministrazione assieme alla dirigenza della fondazione Cariverona ha sfoggiato i suoi assi migliori: visita al Palazzo della Ragione in piazza Dante, Castel San Pietro, San Giorgio in Braida, Giardino Giusti, l’Arena e Castelvecchio. Come dire, la nostra città attira migliaia di turisti l’anno e questo è solo un piccolo assaggio delle bellezze architettoniche che Verona può offrire per contribuire a valorizzare la sede dell’ Hermitage. Ma Mikhail Piotrovskij, lo «zar» della cultura mondiale, è imperscrutabile, parla poco, pensa tanto e osserva tutto. Si limita a dire che Verona, dove era già stato un’altra volta, è una città che lo ha colpito molto e «la possibilità che venga scelta è molto alta anche se», chiarisce, «non bisogna dimenticare i progetti presentati dalle altre città che sono molto interessanti». Sottobraccio ha una cartella con gli elementi di valutazione, giudizi che analizzerà attentamente per dare una risposta entro settembre, il mese in cui sarà presa una decisione. L’unica cosa certa è che in ogni caso l’Italia come già Olanda, Inghilterra e Stati Uniti, avrà la sua sede del museo russo. Dove è difficile da intuire, anche perché, in passato, sono già state rifiutate le proposte di Venezia e Torino.
Ad accompagnare Piotrovskij ieri c’erano anche Irina Artemieva, curatrice dell’esposizione delle opere venete del museo di San Pietroburgo, e la moglie. Sono arrivati verso le 10 a Palazzo Barbieri dove sono stati accolti dalle autorità della città. Con loro c’era anche Maurizio Cecconi, esperto d’arte famoso per aver curato la mostra sui Gonzaga a Mantova e che per conto dell’Hermitage contribuirà a stilare la graduatoria definitiva per individuare la sede. Poi visita guidata al palazzo della Ragione in piazza Dante in pieno restauro per la creazione del nuovo Centro espositivo polifunzionale che sarà ultimato entro la fine dell’anno, e via su a Castel San Pietro. È questa, infatti, la sede che la Fondazione ha offerto gratuitamente alla delegazione russa. Dovrà affiancarsi a una scuola di restauro già in programma. Per il presidente Biasi «ci sono tutte le condizioni per una scelta positiva», condizioni ottimali per realizzare quello che Piotrovskij chiede: un centro per catalogare le migliaia di opere italiane presenti a San Pietroburgo, per confrontarsi sulle diverse tecniche di restauro e sperimentarne di nuove, per la realizzazione di mostre di grande richiamo per il pubblico e, soprattutto, per mettere in piedi rassegne che hanno il loro fulcro nella ricerca e nel confronto scientifico tra studiosi di tutto il mondo. «Il nostro museo», dice il direttore, «non raccoglie solo opere russe, anzi, abbiamo opere che vengono da tutto il mondo e intendiamo condividere questo patrimonio con altre nazioni perché puntiamo a quella che definiamo una globalizzazione della cultura, un modo positivo per esportare il sapere. La nostra sede in Italia costituirà un nuovo stimolo per fare collaborare gli studiosi di diverse nazioni».
Una realtà che per Verona avrebbe un ritorno di immagine immenso. Lo sanno bene gli amministratori della nostra città, ma lo sanno bene anche a Ferrara dove Piotrovskij è stato mercoledì e lo sanno bene a Mantova dove è stato giovedì. E proprio quest’ultima sembra essere la rivale più insidiosa. Insidie che la visita all’interno dell’Arena gremita di turisti con passeggiata sul palco in allestimento per Madame Butterfly e il brindisi di commiato all’interno del museo di Castelvecchio nel tardo pomeriggio forse hanno un po’ diluito. Lo spera tanto il sindaco che, raggiunto per il saluto finale anche dal presidente della Provincia Elio Mosele e dal pro rettore Donata Gottardi, ha salutato Piotrovskij con un «arrivederci, speriamo di iniziare a collaborare presto, intanto se queste estate vorrà venire a trovarci, sarà nostro gradito ospite».


Tre milioni di opere tra quadri, monete, sculture, pezzi d’arredamento e oggettistica, 374 sale per 50 mila metri quadrati di esposizione, 24 chilometri di percorso totale di visita. Sono questi i numeri che fanno dell’Hermitage uno dei più grandi musei al mondo. È stato calcolato che se si dedica un solo minuto per ammirare ogni opera esposta, occorre passare ben 11 anni all’interno del museo.
L’Hermitage occupa quattro palazzi che, fino alla Rivoluzione, facevano parte integrante degli appartamenti reali. il complesso é compreso nel suggestivo scenario di piazza del Palazzo da un lato e la Neva dall’altro. I quattro edifici furono realizzati nel XVIII secolo per accogliere le collezioni che continuavano a crescere. Il palazzo più importante e bello è il Palazzo d’Inverno, stupendo edificio barocco - residenza degli Zar costruita su progetto di Francesco Bartolomeo Rastrelli fra il 1754 e il 1762 - che conta 1.786 porte, 1.945 finestre e 1.057 stanze.

Stranfiér
May 9th, 2006, 12:19 PM
Martedì 9 Maggio 2006


Bilanci/2. L’Azienda provinciale trasporti ha presentato conti in salute. Sui suoi autobus quasi 16 milioni di utenti all’anno
L’Aptv pronta al «matrimonio»
Verso la fusione con Amt col più alto attivo di sempre e passeggeri in crescita


Tutti d’accordo ieri ai Palazzi Scaligeri per la presentazione del bilancio consuntivo 2005 dell’Aptv, l’Azienda provinciale dei trasporti, approvato nei giorni scorsi: un successo.
Il più alto attivo della sua storia, 2 milioni di euro; una crescita dei passeggeri del 5%, in totale 15 milioni 877 mila; un aumento degli introiti del 5,8% per arrivare a 12.941.764 di euro a copertura del 43% dei costi aziendali, quando la percentuale minima imposta per legge è del 35; il rinnovamento della flotta con l’acquisto di altri 36 nuovi autobus ecologici, che si aggiungono agli altri 144 dei quattro anni precedenti. Oggi 180 bus su 380, per un investimento di 32 milioni di euro, sono nuovi e non inquinanti e fanno scendere l’età media della flotta a 6,5 anni, in linea con le migliori aziende europee. Sono questi i numeri di Aptv, risultati che assumono proporzioni ancora più significative considerando che sono arrivati in un momento congiunturale delicato, con vertiginosi aumenti del costo dei carburanti per il quale Aptv spende oltre 5 milioni di euro (+ 30% rispetto al 2004).
I chilometri complessivi percorsi ogni anno dai bus provinciali sono 15.220.000. Cresce anche la produttività dei 450 dipendenti dell’azienda e aumentano gli investimenti con le nuove importanti infrastrutture dell’autostazione di San Bonifacio e dei depositi di Badia Calavena e Legnago. Altri investimenti strategici sono le partecipazioni in altre società, come la britannica Arriva (Sab, Sia, Saia), che oggi già gestisce gli spostamenti urbani di Brescia e Desenzano, ma che con la liberalizzazione del trasporto pubblico diventerà uno dei maggiori referenti per i bandi di gara europei. Aptv ha anche acquisito una piccola quota della società dell’Aeroporto Catullo.
Alla conferenza stampa ai Palazzi Scaligeri erano presenti il presidente della Provincia Elio Mosele, l’assessore provinciale ai Trasporti Alberto Martelletto, il presidente dell’Aptv Gianfranco Carbognin, il direttore Mario Peruzzi, il consigliere d’amministrazione Marco Dall'Oca e i revisori dei conti Stefano De Grandi e Michele Maoli. Soddisfatto dei risultati ottenuti dall’attuale gestione, Mosele ha sottolineato l’alto grado di competenza e di efficienza del servizio raggiunti dall’Aptv. Particolarmente, «in questo momento importante per il mondo dei trasporti, che segna una svolta con la fusione delle aziende comunale e provinciale, per migliorare l’intero servizio e giungere alla sinergia tra ruota e ferro».
«I dati consuntivi del 2005 sono andati oltre ogni più rosea aspettativa», aggiunge Carbognin. «È un risultato non casuale, ma costruito nel tempo con la collaborazione di tutti». «Il prossimo passo», spiegano l’assessore Martelletto e Mario Peruzzi, «è rappresentato dal completamento del piano di informatizzazione del servizio di trasporto, che ha portato nel corso del 2005 all’introduzione della biglietteria elettronica per le principali rivendite. Nei prossimi mesi il progetto prevede un sistema di videosorveglianza della flotta, per garantire la sicurezza dei viaggiatori, e l’introduzione di un sistema a sensore che permetterà in un primo momento di eliminare il tradizionale biglietto di carta e, in seguito, di combattere con Amt il fenomeno dei portoghesi».
Approfittando della presenza di Gianfranco Carbognin, gli abbiamo chiesto se dopo la sua uscita da Forza Italia intenda mantenere la carica di presidente della società provinciale e se si voglia ricandidare sindaco a Belfiore. «L’incarico affidatomi in Aptv scadrà tra un anno e ritengo che la mia continuità possa garantire questo delicato momento di passaggio. Se sono uscito da Forza Italia», continua, «è dipeso da scelte nazionali. La base si è sentita esautorata e ha visto vanificare i grandi sforzi compiuti sul territorio per espandere il movimento nel tessuto sociale locale. Ciò ha provocato il dissenso. Io rimango un centrista e alle imminenti elezioni comunali mi ripresenterò con la stessa lista civica a mio nome, che ha vinto le scorse elezioni. Al termine dello spoglio delle schede elettorali si vedrà se aveva ragione chi mi ha votato, o se è Roma che può imporre le scelte popolari».
Roberto Ceruti






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Stranfiér
May 10th, 2006, 12:44 PM
Mercoledì 10 Maggio 2006


Approvato il piano finanziario che prevede opere per tre miliardi e mezzo. L’Unione insorge: «Una decisione illegittima»
Serenissima a un passo dal 2036
Il Cipe proroga il termine della concessione. Ma ora serve l’ok di Berlusconi


Un altro passo avanti, per la società autostradale Serenissima Brescia-Padova per avere la concessione fino al 2036 rispetto al termine attuale dle 2013, è arrivato ieri dal Cipe. «Il Comitato interministeriale per la programmazione economica», informa una nota dell’Anas, «ha approvato i piani finanziari delle Società Autocamionale della Cisa e della Società Autostrade Brescia-Verona-Vicenza Padova. La revisione dei piani economici finanziari allegati alle vigenti convenzioni, che regolamentano la gestione e la costruzione della rete autostradale, furono approvati dal Consiglio di Amministrazione dell’Anas in data 20 febbraio 2006 e inviati alla Corte dei Conti, su richiesta della stessa Corte, il 7 aprile 2006».
Manca ora soltanto il decreto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il via libero definitivo e dovrebbe essere questione di ore. Dopo di che la Serenissima avrà il semaforo verde per andare avnti con lavori e investimenti fino al 2036 con un piano finanziario che vale tre miliardi 500 milioni di euro e la costruzione della Valdastico nord, che fa già parte dell’oggetto sociale.
Contro la firma di Berlusconi si oppongono i parlamentari del centrosinistra: «Con un governo già dimissionato, il Cipe, in seduta clandestina presieduta da Berlusconi, chiude la lunga stagione di saldi con un’indegna svendita finale: l’approvazione di una delibera per forzare la proroga delle concessioni autostradali per la Brescia Padova Spa ed Autocamionale della Cisa», dicono i senatori Anna Donati (Verdi), Paolo Brutti (Ds) e Luigi Zanda (Dl). Secondo loro sarebbe «illegittima una decisione che il presidente Berlusconi si appresterebbe a firmare nelle prossime ore ed in aperta violazione delle norme italiane e comunitarie».
Il Cipe, informa il dicastero delle Infrastrutture, ha approvato tar l’altro il progetto definitivo del raccordo autostradale Fontevivo Parma- Nogarole Rocca, relativo alla Cisa, il cui finanziamento è a carico del concessionario.
«Si conclude così», si legge in una nota del ministero guidato da Pietro Lunardi, «il lungo itinerario relativo all approvazione del progetto della Cisa, opera che da anni attendeva una soluzione definitiva, e che diventa così l’elemento chiave dell’asse Tirreno Brennero e quindi dei collegamenti fra l’asse centrale del Paese e il Nord Europa».




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Stranfiér
May 11th, 2006, 12:08 PM
Giovedì 11 Maggio 2006


Cantieri. Verranno sistemati i sottoservizi, i marciapiedi e il manto d’asfalto
Via IV Novembre, ruspe all’opera per rimettere a nuovo la strada
Molti i residenti sorpresi per la chiusura. Gli interventi dureranno fino a novembre


Via Quattro Novembre si rimette a nuovo, ma i residenti, che pure avevano auspicato da tempo la sistemazione della strada, di fronte ai disagi dovuti ai lavori restano perplessi. Così è cominciata ieri la mattinata nel quartiere di Borgo Trento, caratterizzata, per la maggior parte di chi vi abita o lavora, appunto dalla sorpresa di fronte alla presenza dei vigili che controllavano il traffico: ancora transitabile infatti via Quattro Novembre, che già ieri avrebbe dovuto essere chiusa al traffico, per un rinvio di 24 ore dell’inizio dell’intervento. Ieri gli operatori erano dunque alle prese con la sistemazione dei cartelli, oggi è previsto il via vero e proprio.
Nonostante di questo intervento si parli da parecchio, molti veronesi ieri mostravano di non sapere che la principale arteria di traffico del quartiere di Borgo Trento sarà oggetto per alcuni mesi (la previsione è fino a novembre) di interventi di vario tipo, e chiedevano lumi ai vigili: i lavori sono notevoli, finalizzati ad una completa riqualificazione della via, e non limitati solo al rifacimento del manto stradale e dei marciapiedi.
«L’intervento riguarda infatti dapprima la sistemazione della rete dei sottoservizi a cura di Agsm», spiega l’assessore Carlo Pozzerle. «Quindi il rifacimento della sede stradale, oggi in pessimo stato di conservazione; il rifacimento dei marciapiedi per creare attraversamenti pedonali più sicuri; l’eliminazione delle barriere architettoniche; la realizzazione, lungo il viale, di aiuole per nuove piante a fusto stagionali; infine il miglioramento del sistema di raccolta delle acque piovane. In conseguenza di questi radicali interventi, la circolazione e la sosta dei veicoli nella via e nei dintorni subiranno importanti modifiche che potranno protrarsi per un consistente periodo di tempo e che saranno indicate da un’adeguata segnaletica stradale».
Per predisporre questa segnaletica lavoravano ieri alcuni operatori, sia in via Quattro Novembre che nella parallela via Todeschini. Più nel dettaglio il programma di intervento prevede per il mese di maggio i lavori per la sistemazione dei sottoservizi ad opera di Agsm. In questo mese dunque in via Quattro Novembre è previsto un unico senso di circolazione in direzione ospedale di Borgo Trento, e sosta vietata per tutto l’arco delle 24 ore con rimozione forzata su ambo i lati nei tratti di volta in volta interessati dai lavori.
In via Todeschini (direzione centro città) c’è la sosta vietata con rimozione forzata nella semicarreggiata da piazza Vittorio Veneto in direzione viale della Repubblica sul lato dello spartitraffico centrale; sosta sul lato degli edifici, libera per veicoli muniti di contrassegno valido per il quartiere di Borgo Trento, regolata da fasce orarie per gli altri vecoli.
Alessandra Galetto




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Stranfiér
May 13th, 2006, 05:52 PM
Avanzano i lavori nelle piazze Simoni, Arditi, Viviani e Cittadella. Il nodo dell’ex gasometro


Parcheggi, il Comune accelera


Insieme ai pertinenziali, progetti per creare 2.200 posti



di Enrico Giardini



Parcheggi e garage pertinenziali in centro, qualcosa si muove. La battaglia quotidiana di tanti automobilisti o residenti in città per trovare un posto in cui posteggiare, in superficie o sottoterra, si profila un po’ meno dura. Nell’arco di qualche mese, in città, dai progetti si passerà ai cantieri, pubblici e privati. Nell’arco di tre d’anni, sopra o sottoterra, verranno creati oltre 2.200 nuovi posti auto.
-PIAZZA ARDITI. La giunta comunale ha approvato il progetto definitivo di un parcheggio pertinenziale in piazza Arditi, tra via volto San Luca e via Marconi. Sarà un garage di quattro piani interrrati, con il montacarichi per far salire e scendere le auto, per 120 posti auto di residenti in un raggio di 400 metri. Tre le fasi dei lavori, che dureranno complessivamente due anni e cinque mese e saranno a carico di privati, con una spesa di due milioni 300mila euro. In giugno partiranno i sondaggi archeologici, anche se il progetto ha già ottenuto il via libera dalla Sovrintendenza. In seguito via alla posa dei sottoservizi e, a fine anno o all’inizio del prossimo, i lavori veri e propri che dovranno concludersi, quindi, in un paio d’anni. Durante la costruzione si potrà passare comunque a piedi per la via Volto San Luca, che sarà chiusa alle auto, mentre i veicoli provenienti da via dei Mutilati potranno transitare dal Volto San Luca, che sarà aperto al transito.
«Al termine dei lavori la piazza sarà riqualificata, sgomberata dalle auto e ornata con aiuole e fioriere», spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle. «Per la durata dei lavori», prosegue, «i banchi del mercato saranno trasferiti in piazza Pradaval».
-PIAZZA RENATO SIMONI. Un altro parcheggio pertinenziale, di 357 posti auto, è in fase di conclusione in piazza Renato Simoni. Entro la fine giugno sarà pronto.
-PIAZZA VIVIANI. La giunta ha approvato anche gli scavi archeologici per il parcheggio pertinenziale di piazza Viviani, che partiranno a breve e dureranno tre mesi. Il progetto del garage interrato, che avrà 312 posti auto (tutti già venduti) era già stato modificato per garantire di salvare le piante di pregio (tra tutte il Ginko Biloba) dei giardini delle Poste.
-PIAZZA CITTADELLA. A giugno partirà la posa dei sottoservizi propedeutica alla costruzione del parcheggio di piazza Cittadella, pure interrato, con 750 posti auto e riqualificazione dell’area sopra.
-EX GASOMETRO. La telenovela del parcheggio all’ex gasometro ha una nuova puntata. Il nodo resta la bonifica del materiale inquinante nel sottosuolo. Il Comune ha affidato all’Amia il compito di presentare un progetto di bonifica, già redatto e ora all’esame della Conferenza dei servizi. Provincia e Arpav debbono esprimersi. Se i pareri saranno positivi, fra un mese potrebbe partire la bonifica, che avrà costi diversi in rapporto alla quantità di materiali inquinanti che potranno essere smaltiti in loco oppure in discarica (più costoso). Il soldi per la pulizia ci sono: mezzo milione dal Comune e un milione 200mila euro dalla Regione. Dopo la bonifica, spiega Pozzerle, si capirà se il parcheggio sarà di 750 posti, come da primo progetto, con un piano sottoterra e uno a raso — in estate destinato in parte ai bus turistici — oppure potrà essere ampliato.

http://img480.imageshack.us/img480/9762/verificap3zm.jpg (http://imageshack.us)

Stranfiér
May 16th, 2006, 12:16 PM
Ai Palazzi Scaligeri incontro tra amministratori, enti e associazioni per fare il punto sulla situazione
«Viabilità, Verona è al collasso»
Appello delle categorie a Provincia e Comune: «Collaborate»
- AUTOSTRADA. Alberto Brentegani
«Con 65mila auto al giorno la tangenziale sud scoppia»
- FIERA. Luigi Castelletti
«Qui serve un parcheggio da almeno ottomila posti»


La viabilità di Verona è ormai al collasso, servono nuove ifnrastrutture, strade e collegamenti, in particolare molti chiedono che si chiuda l’anello di tangenziuali attorno alla città e che arrivino i parcheggi. Ma Provincia e Comune devono mettersi al lavoro assieme. È questa la sintesi dell’incontro che si è svolto ieri in Provincia dove il Consiglio provinciale al gran completo ha accolto gli esponenti delle associazioni di categoria e dei principali enti, invitati dalla prima e terza commissione consiliare a partecipare al dibattito sulla viabilità a Verona.
In sostanza, la Provincia voleva sentire il parere sul futuro assetto viario del territorio urbano ed extra urbano delle realtà scaligere più coinvolte, perché le decisioni siano più partecipate. Al presidente Elio Mosele il compito di introdurre l’argomento, parlando dell’assoluta necessità d’integrazione con le politiche del Comune, già iniziata con l’accorpamento dei trasporti pubblici, ed auspicando anche l’inserimento del «sistema Verona» nel più ampio «sistema Veneto».
Ciò che è incontestabilmente emerso dalla discussione successiva è l’effettiva crisi irreversibile che sta attraversando il sistema viario scaligero, per cui ognuno ha la propria ricetta, pur risultando chiarissima l’esigenza di nuovi capienti parcheggi scambiatori e del completamento del raccordo anulare attorno alla città. Molti ed interessanti gli interventi, partendo da quello di Giuseppe Andreani dell’Autostrada A22, che ha anticipato la prossima realizzazione sperimentale della terza corsia dinamica nel tratto sud fra Trento e Rovereto, in attesa dell’agognata terza corsia effettiva sulla Brennero-Modena.
Fabio Bortolazzi, presidente della Camera di Commercio di Verona, raccomanda a sua volta gli interventi a supporto della Fiera, magari ispirandosi ad altre realtà similari, come quella di Dusseldorf. Ricorda inoltre che gli espositori non possono generalmente utilizzare i parcheggi scambiatori, per le necessità di carico e scarico.
«E’ necessario adottare un nuovo modello di spostamento delle merci per risolvere problema all’origine. Noi saremo lieti di contribuire alla progettazione, fornendo tutti i dati sulla movimentazione delle merci nel nostro territorio». Luca Baldani Guerra dell’Upa, Unione provinciale artigiani, sottolinea che «Verona non è policentrica, ma centralizzata per quanto riguarda l’economia, la burocrazia e la cultura. Bisognerà perciò mettere in relazione aree diverse, programmando il tessuto economico. Manca però un’autorità di coordinamento che eviti frammentazioni e decisioni arbitrarie di enti locali. Si deve dunque ipotizzare un sistema logistico di movimentazione delle merci dall’esterno all’interno della città. Esistono già degli studi in tal senso, che tengono conto anche delle implicazioni ambientali. E’ molto difficile contingentare il traffico conseguente ai problemi di viabilità», conclude, «ma serve il giusto equilibrio». Infine, lancia un fermo «no alla tangenziale sud a pagamento».
Maurizio Di Franco della Casartigiani ritiene importante concertare lo sviluppo lungo la 434, dove sorgono continuamente aree industriali attrattrici di traffico. «Tempo addietro», dice, «si parlava di spostare il casello di Verona sud verso l’uscita della tangenziale all’Alpo, dove sorgono vaste aree libere per i parcheggi scambiatori». Flavio Furlani della Confederazione italiana agricoltori lamenta la mancanza di strade adatte ai mezzi agricoli. Arnaldo Semprebon, presidente del Consorzio marmo rosso di Verona, dice che negli ultimi tre anni c’è stato un aumento esponenziale del traffico in Valpolicella, con oltre 500 camion al giorno in transito ed auspica una rapida soluzione del problema. Gastone Vinerbini di Veneto strade spera che le prossime mosse siano concordate fra le Province del Veneto e ritiene un’opera strategica il collegamento della Transpolesana con la banchina di Torretta.
L’assessore provinciale al Traffico, Alberto Martelletto, infine ha invitato a «stimolare le coscienze a fare più squadra per il bene della città».
Roberto Ceruti





Alberto Brentegani, dirigente dell’Autostrada Serenissima, ha fornito alcuni dati eclatanti, dopo aver premesso che «la società è in attesa dell’approvazione del piano finanziario nazionale per sapere se tutti gli interventi previsti sono realizzabili. Sono attese opere importanti, ad esempio, per collegare la tangenziale sud alla Porcilana e risolvere parte dei problemi di mobilità complessiva del territorio».
Infatti, «la tangenziale sud oggi non riesce più a soddisfare il flusso veicolare di 65 mila mezzi al giorno», rivela. «Il collegamento est-ovest è fondamentale e sono state accantonate risorse adeguate. Ora è importante trovare un utilizzo convergente di queste risorse per tutte le realtà territoriali». Poi, spiega che «Verona sud è il casello più ampio d’Italia, ad eccezione delle barriere, e non riesce ad avere uno sbocco viabilistico adeguato ai flussi di traffico. Ciò che manca sono sicuramente i parcheggi e i mezzi di collegamento: 18/20 mila sono i mezzi in uscita ed altrettanti in entrata per il casello in Zai. Anche il traffico in arrivo dalla Transpolesana confluisce a Borgo Roma, congestionando la viabilità. Qui servono interventi urgenti perché le nostre strade sono al collasso. Verona est, al contrario, offre buone risposte ai 13 mila veicoli in entrata ed ai 12 mila e 5 cento in uscita, con il collegamento della tangenziale all’Alpo per parte del traffico diretto in fiera». E conclude invitando a potenziare urgentemente la viabilità in pieno accordo fra Provincia e Comune.


Luigi Castelletti, neo riconfermato presidente della Fiera, assieme al direttore generale Giovanni Mantovani, spiega: «Noi abbiamo in corso lo sviluppo all’interno del quartiere fieristico. Nell’area ex Enel realizzeremo un nuovo importante accesso in zona don Calabria. Ciò che ci preoccupa maggiormente sono le infrastrutture. In particolare, sono da ottimizzare la mobilità Verona Sud-Fiera e da ricollocare gli attuali parcheggi precari agli ex Magazzini generali (2 mila posti auto), all’ex scalo merci (1.000) ed all’ex Verona Mercato (8 mila), che ora si stanno utilizzando per concessione di Cariverona e Ferrovie. L’unica importante struttura di proprietà è il garage multipiano di via dell’Artigianato con 2200 posti».
«Servirà dunque urgentemente un parcheggio scambiatore con almeno 8 mila nuovi posti auto», prosegue Castelletti, «pari alla quantità di quelli che saranno dismessi per la costruzione del polo Finanziario. Serve anche coordinare gli interventi, grazie alla concertazione tra enti, per risolvere definitivamente il problema della mobilità dedicata ai maggiori eventi fieristici».



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Stranfiér
May 18th, 2006, 12:14 PM
Giovedì 18 Maggio 2006


Approvato il bando per i quattro lotti di residenziale sul territorio del Prusst, lavori dal 2007
A Verona Sud 300 appartamenti
Mille abitanti sull’area dell’ex Mercato, al Comune 30 milioni


di Bonifacio Pignatti



Un passetto alla volta, la nuova Verona Sud procede nella lenta metamorfosi impostata dall’amministrazione comunale. Quella grande fetta di città scelta nel dopoguerra per ospitare lo sviluppo industriale, ora sta per cambiare volto - almeno in parte - per rispondere ai bisogni di una società e di un’economia ormai mutate. Al posto di complessi produttivi dismessi nasceranno isolati di nuove abitazioni, uffici e negozi, con parchi e servizi.
Il primo di questi «quartieri» prenderà il posto dell’ex Mercato Ortofrutticolo. È il cosiddetto Prusst, il piano che trasformerà quell’area - e quella attigua degli ex Magazzini Generali - e le darà funzioni inedite. Parte dell’ex Mercato, quella affacciata su viale del Lavoro, è stata già ceduta alla Fondazione Cariverona per l’avvio del progetto del Polo finanziario con Banco Popolare e Cattolica Assicurazioni; la porzione centrale sarà trasformata in parco pubblico (40 mila metri quadrati) e recupererà le gallerie dove si vendevano frutta e verdura in una suggestiva «piazza coperta» con negozi, bar e ristoranti e luoghi di ritrovo; la zona a ridosso di Santa Teresa sarà invece messa all’asta dal Comune per la costruzione di quattro lotti di palazzine per un totale di circa 300 appartamenti.
E ieri mattina la giunta di Palazzo Barbieri ha dato il via libera proprio a questa operazione, la fase due del Prusst: il bando sarà pronto a settembre, l’area sarà ceduta entro la fine dell’anno. «La base d’asta per i quattro lotti», dice l’assessore al Patrimonio Gian Gaetano Poli, «è 30 milioni di euro. Noi speriamo di ottenere di più, ovviamente». Quel che è certo è che il Comune incasserà entro la fine dell’anno almeno 10 milioni di euro, visto che una clausola del bando prevede che i vincitori versino il 30% del prezzo offerto entro 30 giorni dall’aggiudicazione. «Sono soldi che serviranno per le opere di urbanizzazione del Prusst (sottoservizi, strade, ecc., ndr)», dice Poli. E aggiunge: «Viene così smentito chi ha detto che il Comune non è in grado di far fronte a queste spese».
La suddivisione in quattro lotti del fronte di case sul confine del Prusst verso Santa Teresa è l’espediente, dice il sindaco Paolo Zanotto, «che abbiamo studiato una volta preso atto del malumore delle aziende di costruttori. Se fosse stato un blocco unico, le medio-piccole sarebbero state escluse dal bando, così invece hanno la possibilità anch’esse di partecipare. Inoltre è una soluzione che favorisce una progettazione non monotona, pur nel rispetto delle indicazioni del progetto Porrino del Prusst».
Il bando riguarda un complesso di 180 mila metri cubi - saranno 300 appartementi - di cui 10 mila riservati a negozi «di vicinato» sotto i portici del piano terra. Nella zona residenziale del Prusst andrano ad abitare circa 1.000 persone sul totale di 6 mila previste dalla variante di Verona Sud disegnata dall’architetto Bruno Gabrielli. Ieri Zanotto e Poli hanno provato a fare qualche stima dei tempi: entro la fne dell’anno l’aggiudicazione dei lotti, nei primi mesi del 2007 il via ai lavori. Conclusione al massimo nel 2009, quando sarà in funzione anche la modernissima centrale di trigenerazione dell’Agsm. Una «scaletta» pensata anche in funzione di uno sviluppo contestuale del Prusst, in modo che Polo finanziario, case e parco possano «crescere» ed essere pronti assieme.




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Stranfiér
May 22nd, 2006, 08:29 AM
Domenica 21 Maggio 2006


Il progetto Gabrielli presto all’esame della Giunta per poi passare al voto del Consiglio. Ne parla l’assessore Uboldi
Verona Sud verso il traguardo
«È il piano con la maggior quantità di verde mai pensata per la città»


Si stringono i tempi per approvare il Piano di Verona Sud firmato dall’architetto Bruno Gabrielli che riguarda la riqualificazione dell’asse dal casello autostradale a Porta Nuova. Martedì in municipio Gabrielli, con l’assessore comunale all’Urbanistica Roberto Uboldi, esaminerà i documenti con le osservazioni al Piano presentate dai cittadini e dalle associazioni di categoria. Successivamente, con le eventuali modifiche, il piano tornerà all’esame della giunta di Palazzo Barbieri che dovrà adottarlo, prima di passare al voto del Consiglio comunale.
Uboldi punta a portare la variante urbanistica in Consiglio entro fine luglio. Ma a che cosa si riferiscono le principali osservazioni? «Riguardano il piano di recupero delle ex cartiere e i tempi con cui verrà rinforzato il trasporto pubblico nell’asse viario che va dal casello di Verona Sud a Porta Nuova», spiega Uboldi.
Il Piano Gabrielli prevede che gli autobus, in un primo momento, e forse anche una tramvia, circolino in una galleria che partirà dalla Genovesa — dove verrò costruito un parcheggio scambiatore — per continuare sotto viale del Lavoro e fino a Porta Nuova. Sarà questo l’asse viario portante di un’area enorme in cui verranno costruiti nuovi edifici e realizzati parchi, o recuperate aree dismesse della Zai, come le ex Officine Adige, l’ex Foro Boario, le ex cartiere, gli ex magazzini generali e lo scalo ferroviario. A cominciare, però, dall’ex mercato ortofrutticolo — in giunta è stato appena approvato il bando per i quattro lotti di residenziale — dove verrà costruito il Polo finanziario. Proprio su quest’ultimo punto Uboldi replica alle accuse dei comitati di Borgo Roma (vedi articolo a sinistra) preoccupati, dicono, per la futura «cementificazione» di Verona Sud.
«Premesso che tutti si dicono favorevoli al Polo finanziario, ma non lì dove nascerà», spiega Uboldi, «ritengo che la variante Gabrielli sia il piano urbanistico con la maggiore quantità di verde mai pensata per Verona. Basti pensare ai parchi dello scalo ferroviario, del polo stesso, delle ex cartiere e a tutti gli spazi verdi previsti in tutti i recuperi urbanistici, fino alla Genovesa». Uboldi precisa: «Ciò che i comitati di Verona Sud non capiscono è che finora, a Verona Sud, si è costruito destinando però in altre zone le quote di standard a verde, mentre con il Piano Gabrielli gli standard saranno raddoppiati o triplicati e perdipiù in loco. Infine, ricordo che negli ultimi 10 anni, in assenza di una pianificazione, sono sorti in area industriale 220 attività commerciali. Meglio pianificare, dunque, e non condonare».
Quanto al parco San Giacomo, altro tema sollevato dai comitati, l’assessore spiega che «il Comune ha acquistato dalla Provincia parte dell’area, pagandola come edificabile, destinandone a verde oltre metà, e ha chiesto di acquistarne ancora, senza avere risposta dalla Provincia. I comitati protestino perciò al palazzo della Provincia, quindi, non a quello comunale». (e.g.)




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Stranfiér
May 23rd, 2006, 12:33 PM
Martedì 23 Maggio 2006


Ex Foro Boario. Il complesso sorgerà su un’area di 30.100 metri quadrati tra viale dell’Industria, via Belgio e via Francia
Al via i lavori per la nuova Verona sud
Prime demolizioni nell’ambito del progetto Bellini


È il primo intervento di recupero a Verona sud. Sono iniziati infatti ieri i lavori nell’area dell’ex Foro Boario, acquistata dal Consorzio Investimenti e Sviluppo dalla Fiera per creare un intervento a destinazione direzionale alberghiera firmata dal progettista milanese Mario Bellini. La delibera relativa al piano attuativo era stata aprovata nel novembre scorso dal Consiglio comunale dopo una serie di sedute ostacolate dall’ostruzionismo, al punto che, come si ricorderà lo stesso Bellini una volta attese invano di poter parlare in Consiglio per illustrare i contenuti del progetto.
Secondo il disegno messo a punto da Bellini su commissione della Verona Forum, società controllata dal Cis dell’imprenditore Bruno Tosoni, il complesso sorgerà su un lotto di 30.100 metri quadrati con un volume edificabile di 75.250 metri cubi tra viale dell’Industria, via Belgio e via Francia. Sono tra l’altro previsti 9.435 metri quadrati a verde attrezzato e 10.741 metri quadrati a parcheggio. L’altezza massima degli edifici dovrà essere di 50 metri.
L’architetto Bellini ha sempre sostenuto che «quella del Foro Boario sarà la prima operazione ad essere realizzabile in quella zona a sud della città. Potrà quindi essere di esempio e di stimolo per il recupero graduale di una vasta area, ex industriale, e in progressivo abbandono. Una città non può permettersi di avere una porzione che muore poco a poco. Abbiamo tutti sotto gli occhi, in questi giorni, che cosa possono provocare in un contesto urbano il degrado e l’abbandono delle periferie».
Per l’assessore Uboldi, quella dell’inizio dei lavori di smantellamento dei vecchi fabbricati e di preparazione del terreno è «una notizia positiva». Soddisfatto anche l’architetto Bellini, che è stato informato nel pomeriggio di ieri dell’inizio degli interventi preparatori: «Finalmente parte un intervento importante e significativo dal punto di vista urbanistico per la città». L’architetto milanese, autore di progetti in tutto il mondo, tra cui quello dei nuovi padiglioni per l’arte islamica al Louvre di Parigi, ha annunciato la sua presenza a Verona per seguire da vicino l’avanzamento dei lavori.

http://www.cis-vr.it/ita/progetti/immagini/veronaforum.jpg

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Falcon83
May 23rd, 2006, 12:38 PM
ALLELUJA :drunk: :drunk: :dance:

come procede il polo finanziario?

Stranfiér
May 24th, 2006, 09:08 AM
.........
come procede il polo finanziario?


Ciao Falcon, sito xà vegnù de ritorno? :D

Del "Polo" se n'è parlato in occasione della presentazione del piano Gabrielli, sulla riqualificazione di Verona Sud; per il resto tutto tace.

Stranfiér
May 24th, 2006, 09:13 AM
Martedì 23 Maggio 2006





Da ieri la prima fase dei lavori, per tutta la durata dell’intervento cancellati i posti auto
Piazza Viviani, avviato il cantiere
Indagine archeologica propedeutica allo scavo per il parcheggio


Sono iniziati ieri i lavori in piazza Viviani, un’indagine archeologica propedeutica alla realizzazione di un grande parcheggio in centro storico a beneficio dei residenti. Si tratta del progetto del parcheggio pertinenziale, in piazza Viviani, con accesso da via Nizza, che prevede 9 piani interrati per un totale di 312 posti auto.
La piazza è stata transennata (nella foto Amato), e dunque privata dei posti auto in superficie, che non saranno più disponibili (il Comune ha «rimediato» ricavandone alcuni in via Nizza, anche per le moto) per tutta la durata dell’intervento. Che verrà suddiviso in due fasi. La prima, della durata due mesi, interesserà la parte occidentale della piazza (375 metri quadrati per 3 metri e mezzo di profondità). Una volta verificata la non presenza di reperti archeologici che possano pregiudicare la realizzazione del parcheggio, si procederà con l’indagine archeologica della restante porzione della piazza, interamente interessata dall’intervento.
L’intervento in piazza Viviani non interesserà in alcun modo il giardino. È quindi assicurata la totale salvaguardia delle piante presenti, a differenza di precedenti progetti bocciati anche per non aver assicurato la tutela dei Ginko Biloba a lato delle Poste.


http://img135.imageshack.us/img135/9643/piazzaviviani7ef.jpg (http://imageshack.us)

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Stranfiér
May 24th, 2006, 12:18 PM
Mercoledì 24 Maggio 2006


«Il punto di raccordo per i progetti sarà la presidenza del Consiglio»


di Enrico Giardini



Un «dossier Verona» andrà presto sul tavolo del ministro dei Trasporti del governo Prodi, Alessandro Bianchi, e su quello delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, con tre richieste urgenti della città all’esecutivo. Vale a dire: finanziare e inserire nel piano dell’Anas il prolungamento della strada 434, la Transpolesana, da San Giovanni Lupatoto a Basso Acquar, e la variante alla strada statale 12, da Isola della Scala a Verona Sud. Inoltre, reperire soldi per ampliare il sistema della tramvia, particolarmente a Verona Sud. Ma nel dossier ci saranno anche altri temi su cui il Comune chiede risorse al governo, come l’Arena e la Fiera.
A portare sul tavolo governativo il dossier sarà il viceministro ai Trasporti, Cesare De Piccoli, veneziano, dei Ds, eletto alla Camera nella circoscrizione Veneto 1. De Piccoli ha raccolto le richieste di Verona dal sindaco Paolo Zanotto e dagli assessori al Patrimonio Gian Gaetano Poli e al Traffico e Lavori pubblici Carlo Pozzerle, incontrati in municipio dopo aver partecipato all’inaugurazione del nuovo terminal arrivi dell’aeroporto Catullo.
De Piccoli ha anticipato di considerare come prioritarie, tra le opere da finanziare, quantomeno le due bretelle stradali, visto che, ha detto, «sono da tempo attese da Verona e dalla sua area metropolitana, il che facilita la scelta del governo».
Se alle parole seguiranno i fatti, prolungamento della Transpolesana e variante alla statale 12 da Isola della Scala a Verona Sud toccando i comuni di Vigasio, Castel d’Azzano e Buttapietra, dovrebbero venire inserite nel primo Documento di programmazione economica e finanziaria del governo Prodi e, di seguito, nella prossima legge finanziaria. Questo è almeno l’auspicio del Comune, come ha detto Zanotto: «Le due opere devono entrare nel piano triennale dell’Anas perché sono di fondamentale importanza per la nostra città e per l’area metropolitana. Quanto alla tramvia, dopo l’accordo procedimentale per i due tratti già progettati firmato con l’ex ministro Lunardi, chiediamo altri finanziamenti per ampliare il sistema tramviario nella nostra città, che avrà un particolare sviluppo nell’area di Verona Sud».
Nel Piano di Verona Sud firmato dall’architetto Bruno Gabrielli — che punta a riqualificare l’intero asse che va da Porta Nuova al casello autostradale di Verona Sud, con recuperi urbanistici di ex aree industriali e commerciali, con costruzione di case, uffici, piste ciclabili e con parchi pubblici — si prevede già l’innesto della nuova statale 12 in tangenziale e anche il prolungamento della Transpolesana fino a Basso Acquar. Quanto alla tramvia, due le possibilità: un tratto interrato sotto viale del lavoro e uno in superficie dal futuro polo finanziario fino al policlinico di Borgo Roma.
«L’importante sarà coordinarsi fra i ministeri dei Trasporti e quello delle Infrastrutture, ora separati e prima accorati», ha detto De Piccoli, impegnandosi a presentare le richieste di Verona, e anche del Veneto, in materia di trasporti e infrastrutture. «Il governo si aspetta molto dal nord, ma deve anche impegnarsi a dare al nord e di questo voglio farmi portavoce, essendo stato eletto qui. Intendo aprire un collegamento diretto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex ministro Enrico Letta, con cui ho già collaborato in passato e che ben conosce il Veneto. La presidenza del Consiglio sarà il punto di raccordo». Quanto ai soldi, De Piccoli precisa che «prima bisogna vedere le risorse a disposizione, poi su progetti già avanzati, come quelli di Verona, si potrà procedere ai finanziamenti».




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Stranfiér
May 25th, 2006, 09:15 AM
Mercoledì 24 Maggio 2006





Inaugurata la struttura da 6.500 metri, lo scalo si ingrandisce e fra un anno raggiungerà il pieno sviluppo
Un terminal raddoppia il Catullo
La nuova stazione arrivi porta la capacità a 4 milioni di passeggeri
L’edificio è costato 9 milioni di euro. Ci sono negozi, bar, servizi, uffici e altri parcheggi

di Morello Pecchioli


Ancora una settimana e il transito all’aeroporto di Verona-Villafranca sarà particolarmente comodo e piacevole. Anche nei mesi estivi. Fino ad ora le centinaia e centinaia di migliaia di passeggeri in transito (in giugno luglio agosto si accalca la metà dei viaggiatori di tutto l’anno) dividendosi gli spazi moltiplicavano i problemi. Dal 30 maggio non sarà più così: ieri mattina è stata inaugurata la nuova stazione arrivi, un edificio di 6500 metri quadrati, che in pratica raddoppia il Catullo e le sue capacità ricettive.
L’aeroporto veronese, che nel 2005 aveva registrato due milioni e 650 mila passeggeri, adesso è già pronto ad accoglierne 3,5, ma tra un anno, rifatta la stazione partenze, diventerà uno scalo da quattro milioni e mezzo di passeggeri. Liberando il corpo originale dello scalo dalla sala arrivi, infatti, l’area partenze- per la quale si sta definendo un progetto di ristrutturazione completa da 10 milioni di euro- acquista fin da subito 3000 metri quadrati.

Nel nuovo terminal arrivi- per costruirlo si sono spesi oltre nove milioni di euro-, la sala restituzione bagagli sale a 3100 metri quadrati (era di 1500), i nastri-carosello per le valigie salgono a cinque (il 70 per cento in più), le postazioni per il controllo dei passaporti diventano sei. Aumentano negozi, bar e uffici per informazioni, oggetti perduti, noleggio auto, tour operator, servizio cambio. È stata creata anche una sala per il cerimoniale di Stato. E si sono, ovviamente, moltiplicati davanti all’edificio i parcheggi per le auto e le corriere. Insomma, come sottolinea Fulvio Cavalleri, presidente della società che gestisce il Catullo, «più passeggeri, più spazi, più servizi, più sveltezza; la quantità al servizio della qualità, del turismo e delle 607.648 imprese del bacino del sistema aeroportuale del Garda».
Dopo la benedizione del vescovo padre Flavio Roberto Carraro, la nuova stazione arrivi è stata inaugurata dal viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli (col taglio del nastro ha debuttato nella carica), dal vicepresidente della regione Veneto Luca Zaia, dallo stesso Cavalleri, da Paolo Zanotto, sindaco di Verona, da Elio Mosele, presidente della Provincia. Erano presenti il prefetto Italia Fortunati, il questore Luigi Merolla, gli ex presidenti del Catullo Massimo Ferro, Fernando Sanson, Virgilio Asileppi, imprenditori, sindaci, amministratori delle province di Verona, Mantova, Brescia, Vicenza, Trento e Bolzano, il presidente di Assoaeroporti Domenico Di Paola.
Riprendendo una frase di quest’ultimo- «L’Italia riparte se la gente si muove»-, Cavalleri, che è anche vicepresidente dell’Assoaeroporti, ha sottolineato come il nuovo terminal arrivi non rappresenta soltanto una crescita quantitativa dell’aeroporto di Verona-Villafranca, ma soprattutto qualitativa. Ha posto l’accento sulla Catullo «società più frastagliata, azienda di servizi al servizio dei passeggeri e delle aziende». Il presidente del Catullo ha riassunto i progetti in corso per quello che è stato definito «l’aeroporto del nuovo secolo»: non solo la ristrutturazione del «vecchio» scalo, ma anche l’intermodalità, un migliore collegamento con l’autostrada del Brennero, la metropolitana leggera Verona-Mantova che, si augura, venga allungata fino a Vicenza.
L’area partenze già quest’estate godrà di più spazi: saranno aperte quattro nuove sale d'imbarco, aggiunti tre varchi per i controlli di sicurezza, realizzato uno spazio-gioco per i bambini. Nel 2007 i check-in passeranno da 30 a 50, i varchi per il controllo di sicurezza da 6 a 10, le sale di imbarco da 1400 a 3000 metri quadri e le aree commerciali da 2200 a 3700 metri quadri.


http://www.questotrentino.it/2003/10/areoporto1.jpg

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Falcon83
May 25th, 2006, 01:28 PM
Ciao Falcon, sito xà vegnù de ritorno? :D

Del "Polo" se n'è parlato in occasione della presentazione del piano Gabrielli, sulla riqualificazione di Verona Sud; per il resto tutto tace.

torno el mese che vien!!!
ma gai finio de butar xo la parte sud dei magaxini generai? o ei ancora in via'?

Stranfiér
May 25th, 2006, 05:14 PM
torno el mese che vien!!!
ma gai finio de butar xo la parte sud dei magaxini generai? o ei ancora in via'?

Mi no ghe paso lì da 'n toco, ma ke sapia mi i dovaréa 'ncora scomensiàr.

Stranfiér
May 25th, 2006, 05:20 PM
Giovedì 25 Maggio 2006


Passa in giunta il progetto Perbellini: è la prima volta che si definisce la destinazione complessiva dell’area
C’è il piano per Castel San Pietro
Museo, parco e Teatro Romano: diventerà un polo culturale

di Enrico Giardini

Sta per rifarsi il trucco la collina di Castel San Pietro, il primo luogo abitato di Verona fin dall’età neolitica, prim’ancora che la città avesse il suo nome. La giunta comunale ha infatti approvato il piano particolareggiato, firmato dall’architetto Gianni Perbellini, che consentirà innanzitutto di trasformare l’utilizzo attuale dell’area da assistenziale religioso — l’ex caserma austriaca ospitava infatti le suore «cappellone» — a museale.
L’obiettivo del piano è quello di armonizzare gli elementi e le funzioni dell’ampia area che si estende attorno al colle. A partire, appunto, da Castel San Pietro, venduto dal Comune alla Fondazione Cariverona per 11 milioni 50mila euro e destinato a ospitare un museo d’arte. Il progetto include il parco che il Comune sta realizzando nel versante della collina verso la Valdonega, l’ascensore che verrà costruito al posto della vecchia funicolare da Santo Stefano al castello, il sistema delle fortificazioni scaligere e viscontee, l’ostello della gioventù di villa Francescatti e il museo archeologico del Teatro Romano. E ancora, la chiesa dei Santi Siro e Libera, interna al teatro, che il Comune avrà dalla curia a cui, in cambio, cederà la chiesa di Santa Chiara, in Veronetta.
Il piano è basato su uno studio di fattibilità sul colle di Castel San Pietro svolto una ventina d’anni fa dallo stesso Perbellini insieme agli architetti Arrigo Rudi e Andrea Bruno (un altro studio porta la firma dell’architetto Paolo Portoghesi). Come spiega Perbellini nelle sue conclusioni, il «tema» ispiratore del piano particolareggiato approvato ieri in giunta — ora andrà in Consiglio comunale — è rendere «Castel San Pietro e il Teatro Romano come sede di iniziative culturali di pari livello e importanza di quelle di istituzioni di risonanza internazionale come l’Arena o la Fiera».

Quello approvato, come ricorda l’assessore al Patrimonio Gian Gaetano Poli, è «il primo piano particolareggiato redatto per Castel San Pietro e la zona circostante, dopo che per decenni si è soltanto parlato senza, però, giungere a conclusioni e progetti con una logica urbanistica e naturalistica».
Castel San Pietro. Il programma per rivitalizzare il colle parte dall’ex caserma austriaca, in passato utilizzata per fini assistenziali, chiusa da decenni. Il castello, ora proprietà della Fondazione Cariverona, è destinato a diventare sede di un museo d’arte anche se sarà poi la Fondazione Cariverona, oltre a restaurarlo, a decidere le opere da esporre. Aver approvato il piano particolareggiato, ricorda Poli, «vuol dire aver fatto cadere anche le ultime difficoltà per stipulare il contratto fra Comune e Fondazione».
Il giardino delle statue. Attorno al castello, nel fianco ovest della collina, rivolto al quartiere della Valdonega, c’è un’area verde di 18mila metri quadrati (già ripulita) che il Comune trasformerà in parco pubblico con i soldi intascati come contropartita per il Piano integrato di recupero urbano (Piru) dei cinema Marconi e Astra, al posto dei quali i privati costruiranno case e negozi. L’idea che più si fa largo per il parco è quella di un «giardino delle statue», che potrebbe essere una sorta di espansione del museo.
La funicolare. Dopo che sarà avviato il museo a Castel San Pietro e pronto il giardino attorno, oltre ai parcheggi e alla sistemazione della viabilità negli esigui spazi all’esterno della fortezza, il piano mette in cantiere anche una sorte di ascensore automatico per collegare la piazzetta dell’ex Teatro Laboratorio, a Santo Stefano, e il castello, lungo il percorso dell’ex funicolare. Questo, spiega anche Perbellini, nella prospettiva di ottenere finanziamenti privati.
Il Teatro Romano. Il piano Perbellini distingue gli interventi sul teatro da quelli del museo archeologico adiacente e li prevede, comunque, successivi alla sistemazione del colle, per gli elevati costi e anche per approfondire le idee. Il progetto è quello di allestire un palcoscenico a struttura permanente e di offrire servizi e tecnologia, sia al pubblico che agli addetti ai lavori, tali da rendere gli spettacoli e i festival teatrali più in grado di attrarre sempre più pubblico.
Il museo archeologico. Del complesso del Teatro Romano fanno parte anche l’ex convento dei Gesuati, ora museo archeologico, e anche un grande masso di tufo dentro il quale sono stati scavati i locali. Il Comune interverrà nell’area innanzitutto ripulendo i vari elementi e in seguito ammodernando gli spazi espositivi del museo e i servizi, oltre agli impianti tecnologici, per rendere il museo sempre più appetibile alle visite dei turisti e delle scolaresche.
Il castello visconteo. Recuperare e valorizzare il castello visconteo, Castel San Felice, e il suo recinto sarà l’ultimo passo per completare il percorso culturale-espositivo che andrà dal teatro, al museo archeologico e finirà a Castel San Pietro.

http://img157.imageshack.us/img157/3889/verifica38gr.jpg (http://imageshack.us)http://img157.imageshack.us/img157/6017/verifica24yj.jpg (http://imageshack.us)http://img157.imageshack.us/img157/3062/verifica46ts.jpg (http://imageshack.us)



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Stranfiér
May 26th, 2006, 12:51 PM
Venerdì 26 Maggio 2006


Consiglio comunale. Continua il dibattito sui piani integrati di recupero urbano
La maratona per i Piru
Sotto esame 23 progetti urbanistici da votare entro giugno


di Enrico Giardini



Continua il Consiglio comunale l’esame dei 23 Piru, Piani integrati di recupero urbano, adottati dalla giunta il 28 febbraio dell’anno scorso. Si tratta di recuperi e trasformazioni urbanistiche — con costruzione di case, negozi, uffici — realizzati da privati in deroga al piano regolatore vigente, che prevedono una compensazione in denaro al Comune utilizzata per realizzare opere pubbliche come scuole, parcheggi, parchi o ristrutturazione di edifici pubblici. I provvedimenti devono essere votati, in base alla scadenza di legge, entro il 30 giugno. La Regione avrà poi altri 90 giorni per approvare o respingere i Piru licenziati dal Consiglio.
Nella prima di 12 sedute programmate sui Piru (ne restano altre 10) il capogruppo della Sinistra Europea Remo Zanella ha chiesto di trattare in maniera accorpata le 23 proposte di delibera, senza contingentare i tempi del dibattito. La mozione d’ordine di Zanella è stata approvata con 24 voti a favore, 13 contrari e un astenuto, il capogruppo dei Verdi Giorgio Bertani, della maggioranza. I consiglieri dell’opposizione avevano protestato, ritenendo illegittima la proposta. I Piru quindi verranno votati tutti insieme, come un’unica delibera.
Roberto Marchesini, capogruppo Udc, ha chiesto lo stralcio della delibera 47 relativa al Piru di via Torbido di proprietà dell’Amt («considerata la fusione dell’Amt con l’Apt e la non condivisione della Provincia della scelta di sede unica a Basso Acquar», ha detto), ma la sua mozione è stata respinta. Il capogruppo Udc a chiesto anche di stralciare la delibera 94 relativa al Piru di San Michele ex Unicredit, dichiarando che «la nuova società proprietaria propone un’edificazione eccessiva». Respinta anche questa mozione.
Tra i Piru sotto esame ci sono quelli dei cinema Astra e Marconi, al cui interno verranno costruiti negozi, con contributo al Comune di circa 860mila euro per attrezzare il parco pubblico sotto Castel San Pietro e per rendere fruibile al pubblico un vicino sito archeologico. Il Piru Agno 2000, a Ponte Crecano, prevede di costruire case e, con 484mila euro dati al Comune, una sala polifunzionale.
Un altro intervento consistente con nuove case, negozi e uffici è il Piru Coversper, a San Massimo, che dà al Comune due milioni e mezzo di euro con cui costruirà una nuova scuola elementare in via Barbaro. Il Piru di via Torbido, dell’Amt, prevede invece di costruire case, uffici e negozi, con un contributo al Comune di un milione 676mila euro, con cui saranno costruiti alloggi pari all’importo del contributo.
«I Piru sono il primo tentativo di urbanistica concertata del Comune di Verona», ha detto l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi in Consiglio, «un primo e significativo passo verso la logica della perequazione, che supera cioè la logica della corresponsione degli oneri di urbanizzazione da parte dell’operatore immobiliare, per farsi carico degli interessi pubblici, con interventi concreti a favore della collettività». L’assessore ha aggiunto poi che «i 23 progetti portano in dote una significativa quota di edilizia convenzionata, pari al 30 per cento del costruito, circa 230 alloggi, in tutte le zone della città e per la prima volta in centro storico. Inoltre, l’operazione Piru moltiplica per 3,5 gli standard di qualità urbana».
Il capogruppo Udc Marchesini, che ha tenuto la relazione di minoranza prima del dibattito, ha detto che «nella passata amministrazione eravamo additati come ’’mattonari’’, mentre il precedente Consiglio, a differenza dell’attuale amministrazione, ha approvato solo atti dovuti per interventi edilizia legittimi di privati cittadini che ne avevano il diritto».




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Stranfiér
May 27th, 2006, 02:40 PM
Sabato 27 Maggio 2006


A Expo Italia Real Estate tengono banco le riqualificazioni di aree dismesse, disegnate da grandi architetti
Verona Sud presenta le sue firme
In Fiera a Milano i progetti Bellini e Rogers su Foro Boario e Officine Adige


«Più qualità dell’architettura a Verona Sud dopo anni di “fai da te”, per valorizzare la via d’accesso ad una città storica, come Verona, patrimonio dell’umanità, frutto della saggezza degli antichi».
L’ha ricordato l’assessore all’urbanistica Roberto Uboldi al Polo Fiera di Milano, nel suo intervento all’incontro nel padiglione della Compagnia investimenti e sviluppo - Cis - alla Expo Italia Real Estate, la maggior rassegna internazionale dedicata allo sviluppo del mercato immobiliare italiano. Un padiglione che ha ospitato anche Confindustria Verona e la Provincia di Verona con il loro comune impegno dedicato a "InvestiAverona".
Verona Sud è stata così al centro di un’intera giornata di contatti e di conferenze in particolare dedicati a Verona Forum (la riqualificazione dell’ex Foro Boario, firmata dall’architetto Mario Bellini), dove sono cominciati i lavori di preparazione dell’area (nella foto, le prime demolizioni), e ad Adige City (in questo caso la firma è dello studio Richard Rogers & Partners) che, anche secondo Uboldi, dovrebbe presto completare l’intero iter e diventare il primo biglietto da visita importante per chi entra in Verona. Due grandi firme che affiancano i migliori nomi della progettazione veronese, per dare lustro alla città scaligera. Anche perchè Bellini ha firmato, tra l’altro, pure il progetto per la ex Centrale del latte in via Francia. E l’architetto, che ha superato le arrabbiature di quando se ne andò da palazzo Barbieri dopo avere atteso invano di essere ascoltato dal Consiglio comunale, ha espresso la convinzione che gli "architetti debbano parlare con le opere".
L’intervento nell’ex Foro Boario, come ha spiegato il presidente della società che sovrintende all’opera, Giangaetano Rinaldi, avrà un primo lotto che potrebbe essere pronto fra un anno; poi sarà pronto il progetto del secondo completando il tutto in un triennio.
Lungo la strada si avranno volumi più bassi, mentre quelli più alti saranno indietro in un "dialogo" tra necessità nuove e città abitabile. «Nella Zai», ha sottolineato il progettista «deve spirare il vento nuovo dello sviluppo controllato». Un’area di straordinarie opportunità, quindi, quella di 30.000 mq, con due terzi a "cuore verde " e parcheggi pubblici ed il resto a direzionale ed alberghiero. Nel disegno urbanistico globale di Verona un ruolo fondamentale poi spetterà ad Adige City , l’iniziativa illustrata dall’architetto Ernesto Bartolini, che ha espresso la convinzione che, dopo il primo via, i tempi per l’iter di Adige City subiranno un’accelerazione.(f.r.)




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Stranfiér
May 29th, 2006, 09:52 AM
Nuova sede Pellini Caffè: gli innovativi Sistemi SCHÜCO
Il progetto è firmato da Barbi Arca Studio Progetti di Verona

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05/04/2006 - Schüco International Italia è stata coinvolta in un nuovo intervento prestigioso: la realizzazione a Bussolengo, in provincia di Verona del nuovo polo produttivo di Pellini Caffè, la quinta azienda di torrefazione italiana.

La nuova sede firmata da Barbi Arca Studio Progetti di Verona sorge su un'area di 28.000 mq sui quali si trovano gli impianti produttivi e la struttura direzionale: un polo industriale che raggruppa tutte le unità territoriali e i marchi dell'azienda.

Il nuovo stabilimento è un'opera di design evoluto che asseconda in modo assoluto le molteplici esigenze dell'azienda committente. La filosofia dei prospetti esterni che rimandano a un'idea di tecnologia all'avanguardia, estremamente flessibile e i materiali utilizzati, alluminio e vetro sono stati pensati per riflettere stilisticamente il processo tecnologico che si dipana interiormente.

I sistemi Schüco sono stati adottati per la realizzazione dei sistemi di facciata, per le lamelle frangisole e per le chiusure esterne.

I sistemi di facciata FW 50+ hanno consentito un effetto ottico particolarmente piacevole, grazie all’ingombro ridotto di 50 mm, della struttura portante interna e delle copertine fermavetro esterne. La straordinaria flessibilità del sistema di facciata ha consentito inoltre di creare un andamento ad onda inclinata verso l’esterno come prospettato nell’idea architettonica.

Le lamelle frangisole Sun Control, motorizzate e sincronizzate a settori, sono state utilizzate in modo da garantire un ottimale comfort luminoso sia in posizione aperta che chiusa.
Tutto il rivestimento in frangisole si è integrato perfettamente con la facciata continua ed il suo andamento architettonico, tramite un’apposita struttura e staffe in acciaio collegate direttamente ai solai.

Le finestre sono state realizzate con i profili della serie Royal S 65 che garantiscono un ottimo isolamento termico e una perfetta tenuta all’aria e all’acqua.

Il nuovo complesso produttivo ha una superficie coperta di mq. 7.904,25 a fronte di un lotto di proprietà della ditta committente di mq. 28.285.

La costruzione visivamente si presenta come un unico corpo di fabbrica in cui sono ben definite le diverse funzioni. Più precisamente, il complesso è stato progettato distinguendo un “blocco” con funzione di uffici e servizi e un secondo “blocco” più articolato per volumetrie e destinazioni utile a tutte le esigenze produttive della committenza.

Uffici e servizi:
Il blocco uffici ubicato nella parte a sud del fabbricato, si sviluppa essenzialmente in 3 piani fuori terra più un piano interrato.
I quattro piani sono serviti da una scala semicircolare in struttura metallica e da un ascensore idraulico. L’ingresso uffici avviene al piano terreno a quota 0.00 in cui sono presenti la hall di attesa e di ricevimento composta da un vano a doppia altezza quasi interamente vetrato. Il piano terra è adibito principalmente ai servizi (sala di attesa dei trasportatori, l’ufficio spedizioni, la sala espositiva, un’area bar, il call center, i box per i rappresentanti ed i visitatori, la sala ristoro-relax, gli spogliatoi, il primo soccorso, centrale termica).
Il piano primo è destinato esclusivamente a uffici secondo una distribuzione congeniale alle esigenze logistiche della committenza. La composizione architettonica di tale piano è arricchita dalla presenza di un giardino pensile.
Il piano secondo è caratterizzato dalla presenza di un altro vano adibito ad uffici e soprattutto da una sala auditorium di forma ellittica che si affaccia su di un ulteriore giardino pensile. I due giardini pensili sono collegati da due scale esterne che consentono l’accessibilità ed il deflusso sino al piano terra, in modo da essere più usufruibili e utili alla sicurezza dei fruitori dell’edificando.

La produzione:
La distribuzione interna e soprattutto le dimensioni dei vani definite per la produzione sono state dettate da necessità di carattere tecnologico utili ad ospitare i macchinari, nuovi e di recupero, determinanti per il confezionamento ottimale del prodotto finale.

Caratteristiche costruttive generali:
Particolarità del fabbricato è la presenza costante (anche nella parte produttiva) di frangisole orientabili, importanti sia dal punto di vista della riduzione dell’irraggiamento, viste le grandi superfici vetrate, sia dal punto di vista estetico;
Le pareti esterne del fabbricato in cui non è presente il frangisole sopra menzionato sono rivestite di lamiera Rheinzink.

Stranfiér
June 1st, 2006, 01:54 PM
Giovedì 1 Giugno 2006


Il governo Prodi ha lanciato l’allarme: non ci sono più soldi e l’ente rischia di chiudere i cantieri
Anas in rosso, ecco i lavori a rischio
Forti timori per la variante della Statale 12 e la bretella 434


di Enrico Giardini



Con il vicepremier Francesco Rutelli che dichiara apertamente: «Dobbiamo fare i conti con una situazione in cui l’Anas ha esaurito le risorse», e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che invita a «trovare risorse private per pagare i muratori da luglio a dicembre», nei vari cantieri aperti in Italia, le prospettive per l’Anas non sono affatto rosee. Ecco cantieri e progetti a rischio in città e provincia.
Verona, nei suoi rapporti con l’Anas, è interessatata in modo particolare e due progetti viabilistici. Si tratta del prolungamento della strada statale 434-Transpolesana, dallo svincolo di questa in località Palazzina fino a Basso Acquar, e della variante alla statale 12, da Isola della Scala a Verona Sud, attraversando i comuni di Buttapietra, Castel d’Azzano e Vigasio.
Per entrambe le opere sia il Comune che la Provincia hanno già redatto e trasmesso all’Anas i progetti preliminari. I quali però non rientrano ancora nei progetti pluriennali siglati dall’Anas con la Regione. Nel piano triennale dell’Anas di Venezia 2006-2008 non sono inseriti. Sono, comunque, progetti posti come priorità dal sindaco Paolo Zanotto al viceministro dei Trasporti Cesare De Piccoli, incontrato in municipio la scorsa settimana.
L’esponente del governo Prodi ha detto che le due opere fanno parte di un «dossier Verona» che il Comune gli ha sottoposto insieme ad altre richieste come quella di ulteriori finanziamenti statali per la tramvia, per la Fiera e per la Fondazione Arena.
STATALE 12. La strada oggi raggiunge la tangenziale Sud di Verona, innestandosi vicino all’ospedale di Borgo Roma e un percorso non lineare attraverso i centri abitati di Cadidavid e Buttapietra. Il progetto dell’opera in variante è un nuovo collegamento viario che, andando a congiungersi con la circonvallazione a nord del centro abitato di Isola della Scala, si sovrappone all’attuale statale 12 fino a Buttapietra sud, per poi estendersi verso ovest sovrappassando la linea ferroviaria Verona-Bologna. Il nuovo tratto progettato prosegue poi compiendo una leggera curva fino ad affiancare la Strada provinciale 51 e quindi, all’altezza di Castel d’Azzano, lascia la strada provinciale con una deviazione verso est che porta l’asse viario a correre parallelo alla linea ferroviaria.
All’altezza della stazione di Cadidavid, quindi in Comune di Verona, il nuovo tratto progettato intercetta con una rotatoria la strada di Castel d’Azzano e prosegue, sul lato ovest della linea ferroviaria attraversando con un sottopasso la linea stessa e collegandosi alla tangenziale sud. La nuova bretella sarà lunga circa 15 chilometri, a due corsie larghe 11 metri e mezzo. L’opera dovrebbe costare 32 milioni di euro.
TRANSPOLESANA. Il prolungamento della strada statale 434, secondo il progetto, partirebbe dallo svincolo a Palazzina e proseguirebbe verso il centro della città fino a Basso Acquar. Da qui, tramite altre strade tutt’ora in progetto, si collegherebbe con la circonvallazione interna, la futura Mediana e viale Piave. La bretella sarebbe lunga quattro chilometri e larga 25 metri. Il tratto urbano della strada, dalla rotatoria vicino alla sede dell’Amia, a Basso Acquar, comprende la sistemazione della via Basso Acquar e di via Avesani, compresi i collegamenti traversali fra le due vie, e della via Fedrigoni, compresa la rotatoria all’intersezione con Basso Acquar. Il costo complessivo dell’opera è di 43 milioni di euro, di cui il 5 per cento verrebbero pagati dal Comune.
«Il nostro obiettivo è verificare se i progetti verranno o meno inseriti nella proposta Anas, visto che i nostri due progetti sono in uno stato ben più avanzato», dice l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle, che ricorda — lo aveva fatto già il sindaco incontrando il viceministro ai Trasporti De Piccoli — come l’amministrazione comunale scaligera e quelle dei Comuni interessati a entrambi le strade progettate, ritengano le due future arterie stradali come prioritarie nel sistema della grande viabilità a Verona. «Strategici non soltanto per decongestionare i quartieri di Borgo Roma e di Cadidavid», aggiunge Pozzerle, «ma anche per distribuire il traffico veicolare da e per la tangenziale sud, fino ai grandi centri intermodali e commerciali previsti nei piani urbanistici, e all’autostrada».





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Stranfiér
June 3rd, 2006, 03:34 PM
Sabato 3 Giugno 2006


«Fs, i cantieri non chiudono»
Zaninelli: «Tav e investimenti sulla sicurezza sono strategici»
GRANDI OPERE
Si accende la polemica dopo l’allarme lanciato dal ministro Di Pietro e dal vicepremier Rutelli sui conti in rosso. «Alta velocità ferroviaria e investimenti nel Veneto non devono fermarsi». Intanto è scontro duro tra i deputati veronesi Borghesi (Italia dei valori) e Giorgetti (An)
- Botta e risposta tra deputati
E Borghesi replica a Giorgetti «Non avevate soldi per i lavori»


I cantieri veneti per l’Alta velocità-Alta capacità ferroviaria, di cui Verona rappresenta uno snodo strategico, non sono in pericolo, nonostante l’allarme sulla scarsità di risorse finanziarie. Allarmi lanciati dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e dal vicepremier Francesco Rutelli che in un question time alla Camera il 31 maggio aveva detto: «Stiamo analizzando bene la situazione delle ferrovie dello stato che comporta gravi rischi e preoccupazioni non solo per le opere ma anche per il servizio da prestare a milioni di cittadini, ai pendolari a tutti gli utenti del trasporto ferroviario».
A rassicurare invece sul futuro delle Grandi opere ferroviarie e dei corridoi 5 e 1 è il veronese Stefano Zaninelli, membro del Consiglio di amministrazione delle Ferrovie dello Stato. «Si tratta di progetti transnazionali e non soltanto di carattere veneto o locale», sottolinea, «collegati a grandi direttrici europee che non si possono certo bloccare a causa di risorse pubbliche scarse». I Comuni veneti interessati dagli oltre cento chilometri di ferrovia Tav, tra Verona, Padova e Venezia sono 25. Per adesso l’unica tranche veneta finanziata per quanto riguarda l’alta velocità e il potenziamento del trasporto merci, riguarda il quadruplicamento della linea Padova-Mestre, opera che dovrebbe essere conclusa entro la fine del 2006.
Zaninelli ricorda, inoltre, che il Consiglio di amministrazione di Fs ha deciso, nel suo ultimo bilancio, investimenti sulla rete ferroviaria per 8 miliardi e 650 milioni di euro. «Per le ferrovie», ammette, «questo è un periodo di crisi, ma la colpa è del fatto che in passato non sono stati fatti investimenti adeguati. Adesso stiamo recuperando il tempo perso per quanto riguarda la sicurezza, le infrastrutture e l’adeguamento delle carrozze. Su questi investimenti e sull’alta velocità non intendiamo certo fermarci, per cui le risorse necessarie dovranno essere assolutamente trovate».
La via maestra per ovviare alle difficoltà finanziarie, secondo Zaninelli, si chiama «adeguamento tariffario». E spiega: «È dal 2001 che le tariffe sono bloccate. Basti pensare che da noi viaggiare in treno costa la metà rispetto alla Polonia e se applicassimo le stesse tariffe chiuderemmo il bilancio con 600 milioni di utile. Tutti vorrebbero un servizio migliore e più efficiente, ma tutto ha un costo e in Inghilterra e in Germania, per fare un altro esempio, le tariffe sono quattro volte le nostre». Il consigliere di Fs, a tale proposito, afferma che «nei prossimi mesi ci saranno ritocchi dal tre al quattro per cento».
Tagli per circa 3,6 miliardi di euro sui trasferimenti alle ferrovie, tuttavia, erano già stati effettuati dalla Finanziaria 2006. «Ma un miliardo e duecento milioni di euro», dice Zaninelli, «contiamo di recuperarli attraverso le dismissioni immobiliari».
Per quanto riguarda Verona, nelle scorse settimane, Mauro Moretti, amministratore delegato di Rfi, società del gruppo Fs cui competono realizzazione, gestione e manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria, aveva ribadito: «Gli interventi proseguono con il potenziamento infrastrutturale e tecnologico a Porta Nuova e sulle linee di innesto con la stazione». E aveva aggiunto: «Nel 2006 completeremo l’inserimento del nodo di Verona nel sistema di comando e controllo del Brennero che, una volta a regime, governerà 290 chilometri di linea con un traffico di 240 treni al giorno. Tutto questo», aveva commentato Moretti nel corso di un summit nella nostra città, «dimostra la volontà di Rfi di credere in questo nodo ferroviario, soprattutto in prospettiva europea, quando verranno definitivamente realizzati i Corridoi 1 e 5 dell’alta velocità».


«Incredibili». Così il deputato veronese dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, definisce le dichiarazioni del collega di An Alberto Giorgetti, componente della commissione Bilancio della Camera, che aveva definito «del tutto strumentali i messaggi di grave preoccupazione del governo Prodi» sullo stato dei conti pubblici. L’esponente di An si era, inoltre, detto allarmato «per le opere in divenire legate a Verona ed alle zone limitrofe, snodi cruciali per la viabilità della città scaligera e del Veneto».
«Le contesto in tutto e per tutto», ribatte Borghesi che si dice in possesso di «informazioni di prima mano» acquisite direttamente dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Quella del deputato veronese e coordinatore provinciale del partito è una replica durissima: «Le cosiddette grandi opere sono state una grande mistificazione del governo Berlusconi con centinaia di "inizio lavori" inaugurati, pochi cantieri aperti e pochissimi fondi realmente messi a disposizione. Adesso il "re è nudo" e le bugie sono diventate palesi: di quei pochi cantieri aperti molti ad agosto dovranno essere chiusi per mancanza di finanziamenti. Quando», continua Borghesi, «dicevamo che le grandi opere erano finanziate solo per il 20 per cento, molti preferivano credere alla finanza creativa e alle bugie di Berlusconi e Tremonti. Adesso il tentativo del centrodestra di attribuirne la colpa al nuovo governo è frutto di infantilismo politico». Il parlamentare del centrosinistra conclude sfidando Giorgetti «a documentare quanto afferma, cosa che egli non potrà essere in grado di fare, a dimostrazione della sua evidente malafede».




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Stranfiér
June 7th, 2006, 12:19 PM
Mercoledì 7 Giugno 2006


L’architetto illustra il piano di recupero: non solo l’ex caserma «candidata» per l’Hermitage, anche Teatro Romano, parco, funicolare
«Così faremo rinascere Castel San Pietro»
Perbellini: «La vera scommessa è la capacità dell’area di diventare polo di attrazione turistica»


È al centro del colle ed è il fulcro attorno al quale dipende la realizzazione del progetto. Per recuperare tutta l’area che rientra nel piano particolareggiato 22, Castel San Pietro dovrà diventare un vero polo turistico capace di attirare migliaia di turisti. Ma questo dipende da quello che la Fondazione Cariverona, proprietaria dell’immobile, riuscirà a realizzare nella vecchia fortezza austriaca, e quando inizierà i lavori di ristrutturazione. Oltre, ovviamente, alla volontà politica dell’amministrazione comunale di dare vita un piano tanto ambizioso quanto impegnativo per rivalorizzare una delle aeree più belle della nostra città.
L’area in questione è quella che si estende attorno alla vecchia caserma austriaca che domina l’ansa dell’Adige e l’intervento che la riguarda interessa oltre che il castello, il Teatro Romano, il museo archeologico, la chiesa dei Santi Siro e Libera interna al teatro - il Comune a otterrà dalla Curia in cambio della chiesa di Santa Chiara a Veronetta -, la funicolare da Santo Stefano al castello, il sistema delle fortificazioni scaligere e viscontee, l’area verde che sul lato occidentale del colle scende verso la Valdonega. L’architetto Gianni Perbellini, responsabile del recupero, il progetto ce l’ha già pronto. Ha studiato l’area sotto tutti i punti di vista, da quello normativo a quello geologico, ha individuato vincoli e ha svelato fragilità del sottosuolo, ha analizzato gli edifici e ha valutato il paesaggio e se avesse il via già domani, potrebbe dare il via ai lavori per realizzarlo in 5, 10 anni. «Ma», sottolinea, «per il momento rimane tutto solo sulla carta, perché tutto ciò diventi realtà le variabili sono davvero tante».
A parte il via libera delle istituzioni, e in questo senso il Comune ha già approvato il piano particolareggiato in Giunta, perché il colle venga «ristrutturato» secondo Perbellini dovrebbe realizzarsi la condizione essenziale e cioè che Castel San Pietro diventi una sorta di calamita capace di attrarre l’interesse della città e del turismo. Se come sembra, dovesse diventare anche la sede italiana dell’Hermitage, l’immenso e prestigioso museo russo, ecco che allora, a catena tutt’intorno potrebbe mettersi in moto la «macchina della rivalutazione»: la funicolare a cabina che dal teatro Laboratorio arriva fin su al castello, la ristrutturazione del teatro Romano con la realizzazione di un moderno palco meccanico a scomparsa, la rivalutazione del museo archeologico con la copertura dei cortili interni per ampliare gli spazi espositivi, la realizzazione di antichi camminamenti pedonali per la vista panoramica sulla città, la sistemazione degli spazi verdi (si parla di 20 mila metri quadri) in un «giardino delle statue», la valorizzazione del recinto del castello visconteo, sul quale, puntualizza Perbellini, sarà necessaria un’indagine archeologica «perché le belle sorprese non potrebbero mancare», e la costruzione di un piccolo parcheggio.
Se il progetto in generale entusiasma i rappresentanti della prima circoscrizione, sul piccolo parcheggio, però, il presidente Luisa Caregaro e il presidente della commissione urbanistica, Franco Dusi, storcono un po’ il naso. Per loro, l’ideale, sarebbe la realizzazione di un sistema viabilistico che consenta sia ai pullman sia alle auto di arrivare ai piedi del castello. Le alternative, spiegano, potrebbero essere piuttosto i bus navetta che da piazza Isolo facciano la spola, i percorsi pedonali, inclusa la riapertura della vecchia stradella San Pietro, adesso inclusa in una proprietà privata, e la funicolare.
Non solo: la prima circoscrizione esprime perplessità anche sulla copertura dei cortili museali e considera fondamentale affinché la Fondazione avvii i lavori al Castello, chiudere il bar Mocambo. Nel mirino, per loro, però, c’è anche il campeggio Castel San Pietro, che, dicono, avrebbe sconfinato occupando abusivamente alcune piazzole sotto le mura viscontee.
M. P.






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Stranfiér
June 8th, 2006, 12:11 PM
Giovedì 8 Giugno 2006


Petizione con 1.500 firme consegnata in Provincia. «Il metro va inserito in un sistema regionale di trasporto rapido su ferro»
Verona-Legnago in 29 minuti
Verdi e Legambiente lanciano l’idea della metropolitana leggera di superficie


La petizione con 1.500 firme è già stata consegnata al presidente della Provincia Elio Mosele e nei prossimi giorni verrà portata anche all’attenzione della Regione. Legambiente non si ferma e ieri ha spiegato le ragioni per le quali sono state già raccolte queste adesioni a favore della metropolitana di superficie tra Verona e Legnago durante un incontro al quale sono intervenuti il presidente di Legambiente Verona Michele Bertucco, il presidente di Legambiente Legnago Lino Pironato e il portavoce dei Verdi di Verona Claudio Magagna.
«Nonostante Verona sia la città più inquinata del Veneto, è l’ultima nella pianificazione regionale in termini di finanziamento», ha spiegato Bertucco. «E di qui nasce dunque la necessità della petizione. Di fronte alla crescita del traffico, pare che l’unica possibile risposta sia la realizzazione di nuove strade. Ma questo determina un circolo vizioso che non risolve davvero il problema. È necessario infatti valutare anche un sistema di spostamento alternativo all’auto. In queste considerazioni si colloca la nostra proposta di inserire la provincia di Verona nel sistema regionale con una rete metropolitana sulle principali direttrici e nei punti di criticità: il tratto Mediana Nord-aeroporto, la Verona-Legnago-Monselice-Padova, la Verona-Vicenza, la Verona-Valpolicella. La proposta della metropolitana leggera per la Bassa si inserisce nel contesto più generale per ridurre il traffico incidente su Verona e migliorare la vivibilità del territorio». Soprattutto a Verona Sud, dove l’innesto della viabilità a Borgo Roma è fonte di caos, inquinamento e proteste.
L’ipotesi di metropolitana è già stata esposta nel convegno organizzato da Legambiente e dalla Federazione dei Verdi in gennaio a Legnago e consiste in un sistema tra Verona e Legnago via Nogara e Bovolone, e tra Legnago Monselice e Padova. I tempi di percorrenza sarebbero molto ridotti grazie ai treni ad alta frequenza: si prevedono 29 minuti per il percorso Verona Legnago con 11 fermate, di cui una in Zai. Tra gli obiettivi di fondo che il progetto andrebbe a realizzare, il fatto di favorire un trasporto di massa soprattutto nelle ore di punta, l’offerta di un sistema di trasporto più sicuro, oltre che più comodo e veloce, lo sviluppo di un sistema alternativo all’auto, una diminuzione del volume delle auto e dunque delle possibilità di incidenti.
«Riteniamo indispensabile che emerga subito la volontà di tutte le forze amministrative, politiche, associative e culturali», hanno detto i responsabili d Legambiente, «per sostenere questa proposta e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per questo motivo lavoreremo ad un comitato che riunisca i soggetti interessati allo scopo di portare con più forza tale istanza nelle sedi competenti con idee e proposte concrete».
Alessandra Galetto






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Stranfiér
June 9th, 2006, 01:45 PM
Tramvia, tempi lunghi
di: red2
giovedì, 08 giugno 2006
Informare i consiglieri sullo stato del progetto tramvia: questo lo scopo della commissione consiliare terza presieduta da Marco Burato (Margherita) che si è riunita oggi nel primo di una serie di incontri in cui i consiglieri saranno chiamati ad approfondire i vari aspetti legati al progetto, in vista dell’approvazione in Consiglio comunale del piano economico finanziario prevista alla fine di giugno. Erano presenti il presidente di AMT Wilmo Ferrari e il direttore generale Luciano Marchiori.
L’assessore ai Lavori pubblici Carlo Pozzerle ha spiegato i termini dell’accordo procedimentale siglato tra Comune, Amt e Ministero delle Infrastrutture, in base al quale “il Comune di Verona si impegna alla realizzazione della tramvia, mantenendo così il finanziamento statale di 125 milioni di euro”. L’assessore ha ricordato i recenti sviluppi per la realizzazione dell’opera: la gara pubblica indetta nel dicembre 2005 che ha affidato al gruppo Class s.r.l la stesura del piano economico finanziario della tramvia; lo studio sull’impatto ambientale (SIA) realizzato da AMT e presentato a Comune e Provincia lo scorso 23 marzo; la presentazione nei giorni scorsi del progetto preliminare del primo lotto da parte di AMT.
“Il piano economico finanziario- ha spiegato Pozzerle- si basa su una serie di studi legati alla mobilità, ai costi di costruzione dell’opera e di futura gestione, con l’obiettivo di fornire dati di previsione il più realistici possibile e sui quali il Consiglio comunale sarà chiamato ad esprimersi entro il 30 giugno o al massimo entro metà luglio”.
Favorevole al progetto tramvia il capogruppo della Lista Zanotto Edoardo Tisato “purchè sia dimostrata la compatibilità dell’opera con le risorse finanziarie del Comune”. Tisato ha anche ricordato che “le difficoltà incontrate dal procedimento relativo alla tramvia in questi anni sono dovute ad una serie di fattori esterni, che nulla hanno a che vedere con la volontà del Consiglio comunale”.
Per il capogruppo della Sinistra europea Remo Zanella “oggi si inizia il percorso di chiarimento, approfondimento ed esame di una serie di elementi che, da qui da un mese, metteranno il Consiglio comunale nelle condizioni di prendere una decisione in merito”. Per Zanella “oltre alla compatibilità economico finanziaria dell’opera, è necessaria anche quella socio-culturale”.
“Verona è una città che ha paura di svilupparsi” ha affermato il capogruppo dei Verdi-sole Giorgio Bertani, ricordando “i continui ritardi subiti dall’iter progettuale e le modifiche apportate al progetto stesso”.
Il consigliere della Sinistra europea Giulio Segato ha sottolineato “una serie di problematiche legate alla mobilità, tra cui il recente accordo di integrazione tra Amt e Aptv e le richieste di chiusura al traffico del centro storico, dalle quali il Consiglio comunale non può prescindere in fase di votazione del progetto tramvia”.
“Servono più informazioni sulle ricadute che la tramvia avrà sulla città, sia in termini economici che ambientali”, ha affermato il capogruppo Milena Tisato (Gruppo misto), che ha ribadito la propria contrarietà alla realizzazione di “un progetto sbagliato fin dall’inizio”.
I consiglieri di Forza Italia Daniele Polato e Marco Gruberio hanno chiesto chiarimenti circa “sulla tempistica prevista per la presentazione del piano economico finanziario in Consiglio e sui pareri della Soprintendenza sul passaggio della tramvia in Corso Cavour e vicino a Castelvecchio”.

Stranfiér
June 11th, 2006, 03:00 PM
Domenica 11 Giugno 2006


La senatrice ieri al Liston 12
I Verdi veronesi puntano sulla Donati come «sponsor» di tramvia e statale 12
Da pochi giorni presiede la commissione Trasporti e Infrastrutture


Fare in modo che le città tornino ad avere un ruolo centrale nello sviluppo e nella pianificazione infrastrutturale e ferroviaria è uno dei principali obiettivi della neo eletta senatrice Anna Donati (nella foto), da pochi giorni assegnata alla presidenza della commissione Infrastrutture, telecomunicazioni e trasporti del Senato.
La Donati, eletta nella nostra circoscrizione - i Verdi hanno fatto una lista assieme al Pdci - si è presentata ieri a Verona in una conferenza con l’assessore Luciano Guerrini, il segretario dei Comunisti Italiani, Graziano Perini, e con il presidente dei Verdi di Verona e provincia, Claudio Magagna.
La senatrice ha spiegato che dovrà in primo luogo confrontarsi con i ministri Bianco, Di Pietro e Gentiloni per delineare le linee politiche e le possibilità economiche, ma sembra già avere le idee chiare su come muoversi e su quali fronti battersi per «mettere ordine a quello che abbiamo ereditato». Un compito che lei stessa ha definito difficile vista la risicata maggioranza dell’Unione, soprattutto in Senato.
«Il primo impegno sarà quello di verificare la Legge Obiettivo», spiega la Donati, «che ha escluso gli enti locali dalle decisioni in materia infrastrutturale, un’espropriazione che non ha portato che ad altri contrasti". In secondo luogo, la commissione dovrà valutare la «copertura finanziaria di molte opere annunciate dal governo Berlusconi, copertura che invece sembra non esserci nemmeno per le opere ordinarie». Infine un altro nodo cruciale sarà la riorganizzazione del sistema delle frequenze radiotelevisive e della legge Gasparri.
Ma quali le aspettative veronesi da questa commissione? Luciano Guerrini, che ha ricordato che la Donati ha preso il posto nella commissione che fu di suo padre alla Camera, ha poi precisato che Verona vivrà solo di riflesso di molte delle decisioni di carattere nazionale, ma ha poi fatto riferimento a due questioni che la città aspetta da tempo di risolvere, e per le quali conta sull’appoggio della senatrice Donati: la realizzazione della tramvia e la variante per il raddoppio della stratale 12 a sud di Verona.
G. C.






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Falcon83
June 12th, 2006, 11:47 AM
Bill Gates in città!

Bill Gates: «Fatemi vedere Verona»
E al tavolo da gioco l’uomo più ricco del mondo si emoziona come un bambino

di Marzio Perbellini Emozionato come un bambino al primo giorno di scuola. Cappellino da basket in testa, ricurvo sulla sedia a dondolarsi, sguardo fisso sulle carte e il piede che non sta mai fermo. Bill Gates è in città per il campionato mondiale di Bridge, è atterrato ieri mattina col suo jet privato all’aeroporto Catullo e dopo una breve sosta all’hotel Gabbia D’oro, dove ha prenotato per i prossimi due giorni, scortato da sette body guards, si è fondato in Fiera per l’inizio delle gare. Fissato alle 10 e 30. «É la prima volta che vengo a Verona», ha detto uscendo dall’albergo, «sono qui per giocare a Bridge, sono in vacanza, per i prossimi giorni penserò a rilassarmi». Rilassato, a guardarlo al tavolo da gioco non sembra, appassionato sì e tanto: ieri ci ha passato la maggior parte della giornata, quattro ore alla mattina e quattro ore al pomeriggio. Oggi uguale e domani idem. Sorridente, educato, il padrone della Microsoft è una persona gentile, magrolina, ha l’aria un po’ assorta e parla poco e se non fosse lui quasi non si noterebbe. «Bill Gates, Noo?», la gente lo osserva e si ferma a guardarlo meravigliata.
E invece è proprio lui: polo azzurrina, berrettino beige, pantaloni grigio scuri e mocassini neri. L’uomo più ricco della terra sopporta i flash dei fotografi, l’obiettivo delle telecamere e lo sguardo dei curiosi senza fare una piega. «Se in questi giorni me ne starò solo qui dentro a giocare?», risponde, «no, no, questa sera voglio uscire a cena e andare a fare pure un giro per il centro». Un attimo di silenzio e poi aggiunge «E anche domani». E le guardie del corpo, cinque italiani e due americani, un uomo e una donna, a guardarsi negli occhi preoccupate: girare a Verona senza essere assaliti dai curiosi non è facile, e sabato e domenica la città è pure strapiena. Bisognerebbe trovare delle zone poco affollate, tranquille, fanno intendere. Ponte Pietra, Teatro Romano e Castel San Pietro potrebbero essere un’idea, ma anche Arche Scaligere e Sottoriva, chissà, o forse il ponte di Castelvecchio. Vedremo, lasciano in sospeso, deciderà tutto Mr Gates, quello che desidera, fanno capire, è legge, per il resto non sappiamo niente e comunque non possiamo dire nulla, aggiungono. Come dicono di non sapere niente dell’iniziativa del sindaco Paolo Zanotto di presentare a Mr Gates un certo numero di «proposte culturali». Quello che sanno è che il lavoro per loro è iniziato di prima mattina, alle 8, quando il jet del magnate americano, che arrivava dritto da Seattle, è atterrato all’aeroporto. Tre Mercedes blu lo aspettavano, lo hanno prelevato sulla pista e fatto uscire da una via secondaria e portato dritto in corso Portoni Borsari, al Gabbia D’Oro. Servizio d’ordine attorno all’ingresso, occhi spalancati su chiunque si avvicinasse alle vetrate dell’hotel e poi via verso la Fiera. Il personale dell’albergo, ovviamente, fino a quando l’imperatore dell’elettronica non è apparso sulla porta, si sono ostinati a negare che ci fosse. Qualcuno dice che abbia prenotato un intero piano, chissà. La cosa certa è che la dimora del centro gli servirà solo a dormire. Il resto del tempo, Gates, la passerà a giocare a Bridge. Infatti, questo è l’unico vero scopo della sua visita a Verona. Partecipa al torneo a coppie miste in compagnia della pluricampionessa mondiale Sharon Osberg, da lui ingaggiata per sbaragliare gli avversari. Ieri, però, alla fine della prima giornata, la classifica per lui non era proprio entusiasmante: 230° su 480 partecipanti. Come non era entusiasmante la classifica per gli altri giocatori famosi dei mondiali (mancava l’attore egiziano Omar Sharif): il finanziere francese Roman Zaleski, il connazionale presidente di Generali Antoine Bernheim e la contessa Maria Teresa Lavazza. Con loro, a pochi tavoli di distanza da quello di Gates, impegnata a giocare anche la sorella di Fidel Castro, Emma De Lomeli. «Mi diverto molto», ha detto, «mi piace giocare, qui è bellissimo». Il capannone della Fiera illuminato al neon e senza finestre dove i circa quattromila bridgisti provenienti da tutto il mondo staranno rinchiusi per le prossime due settimane bellissimo proprio non è. Anzi. Per resistere bisogna davvero essere dei grandi appassionati. Bill Gates, addirittura, nella pausa tra la sessione mattutina e quella pomeridiana di ieri, circa un’ora e mezza, per evitare le penalità previste per chi arriva in ritardo, non si è voluto nemmeno allontanare dall’edificio: si è accontentato di un sandwich e una bibita nella saletta Vip a lui riservata. Sarà così per i prossimi due giorni: immerso nelle carte. E poi, da martedì, di nuovo a dirigere il suo regno fondato su Windows. Prima di tornare ai suoi affari, però, domani, incontrerà la stampa. Sarà disponibile e gentile. E di sicuro non si dondolerà più: il gioco sarà finito.



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Stranfiér
June 13th, 2006, 12:45 PM
http://img110.imageshack.us/img110/8660/delfante0bi.jpg (http://imageshack.us)

http://img115.imageshack.us/img115/1033/delfante25xq.jpg (http://imageshack.us) http://img115.imageshack.us/img115/2460/delfante34cu.jpg (http://imageshack.us)



Centro direzionale “21, Via del Fante”.

I dati, illustrati dallo studio di architettura Agosta, Biasiolo & Associati di Verona, che per conto della società ligure si occupa della parte urbanistica dell’opera, evidenziano un volume totale di circa 20mila metri cubi, una superficie coperta di 6.800 metri quadrati e un’area adibita a uffici e servizi di 5.860 metri quadrati.
Sono previsti anche 72 posti auto “meccanizzati” in quattro piani interrati - ovvero con un meccanismo a rotazione, dotato di elevatore, le macchine finiranno nelle autorimesse sotterranee - più una decina di altri parcheggi a livello del cortile. L’ingresso e l’uscita saranno da via Poma, evitando così di intasare la circonvallazione.
«L’investimento complessivo», spiega l’architetto Lorenzo Agosta, coordinatore e consulente urbanistico del progetto (redatto dal collega bresciano Dessivo Vianelli dello studio Dmx di Rovato), «ammonta a 20 milioni di euro, da cui si attendono ricavi per 25 milioni. La ristrutturazione permetterà di ottenere uffici di varie dimensioni, che saranno venduti o affittati a privati, istituti di credito, enti pubblici o istituzioni, proprio di fronte a dove dovrebbe sorgere la cittadella della giustizia (cioè l’edificio dell’ex Campone). La scatola volumetrica rimarrà quella precedente: non sono in programma allargamenti o nuovi piani rispetto agli esistenti».
Inoltre verrà abbattuta la cancellata in ferro che circonda la struttura, realizzando così uno spazio aperto al pubblico con bar e piazzetta interna.
«Verrà rifatto anche tutto l’arredo urbano», prosegue Agosta, «riqualificando l’intera zona. I pedoni potranno così camminare sul nuovo marciapiede o nella piazza interna, evitando lo stretto passaggio che oggi c’è vicino al semaforo».



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Stranfiér
June 15th, 2006, 12:22 PM
Giovedì 15 Giugno 2006


La Giunta di Palazzo Barbieri ha approvato il progetto della Saba ulteriormente modificato: tre piani interrati e uno in superficie
De Lellis, lavori entro fine anno
Via libera al parcheggio da 400 posti vicino all’ospedale di Borgo Trento
L’opera costerà 6,5 milioni e dovrebbe essere pronta all’inizio del 2008


Procede, sia pure con lentezza, l’attuazione del piano dei parcheggi nella cintura attorno al centro storico. L’unico finora ultimato è quello di piazza Isolo. In alto mare si trovano ancora i progetti che riguardano le aree dell’Arsenale e dell’ex Gasometro, mentre ha fatto un importante passo in avanti l’iter dell’opera da realizzare in via San Camillo De Lellis, vicino all’ospedale di Borgo Trento.
Ieri a Palazzo Barbieri, la giunta ha dato il via libera definitiva, dopo l’ennesima richiesta di modifica, ad un progetto che prevede 400 posti auto, la maggior parte dei quali sotterranei. Ad illustrarlo, al termine della seduta, è stato l’assessore alle infrastrutture per la mobilità e il traffico, Carlo Pozzerle. Il parcheggio si estenderà su tre piani interrati e su uno in superficie. Le entrate per accedervi saranno due. Una per chi proviene dall’ospedale e l’altra per gli automobilisti che arrivano dalla parte opposta, da ponte Catena, i quali vi potranno accedere direttamente dal lato destro di via De Lellis, senza dover attraversare la strada creando ingorghi nel traffico.
In superficie, l’area dedicata ai parcheggi sarà la metà di quella ora utilizzabile.
Per quanto riguarda la tempistica dell’intervento, l’assessore Pozzerle ha fatto sapere che i lavori cominceranno entro fine anno e si concluderanno agli inizi del 2008.
Il costo dell’opera, sei milioni e mezzo di euro, sarà completamente a carico della ditta Saba (ex Italinpa), che realizzerà il parcheggio e lo gestirà per 60 anni, alle stesse condizioni dettate dal Comune per quello di piazza Isolo.
In progetto per via De Lellis, prima delle ultime modifiche, prevedeva una costruzione a due piani sopra la superficie, che avrebbe comportato la costruzione di un edificio in cemento alto sei metri, con sopra una terrazza. In un primo tempo, sull’area si voleva costruire un "silos" alto addirittura nove metri. Contro quelle soluzioni, considerate estremamente deturpanti per il paesaggio e deleteri per l’ambienti, aveva a lungo lottato un comitato di residenti.
Lo scorso febbraio, il Consiglio comunale, all’unanimità, aveva approvato una mozione presentata da tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione che impegnava l’amministrazione comunale a far costruire tutto sotto terra il parcheggio di via De Lellis. I progettisti alla luce delle modifiche chieste hanno così dovuto ridisegnare il piano.
La mozione impegnava, appunto, a garantire «la costruzione del parcheggio interamente interrato, senza piano fuori terra, una viabilità che non vada ad aggravare la già pesante situazione della zona, la salvaguardia dell’ambiente, considerata la prossimità del fiume Adige».
La mozione approvata dal Consiglio, chiedeva, inoltre, un accordo con l’Azienda ospedaliera per collegare funzionalmente il parcheggio con quello previsto nell’adiacente area dell’ospedale. (e.s.)





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Stranfiér
June 16th, 2006, 12:22 PM
Venerdì 16 Giugno 2006


Resi noti i risultati delle verifiche compiute dalla società Metropolitana milanese al progetto dell’Amt
Tramvia, ecco tutti i punti critici
Il nodo principale in via San Paolo: «È pericoloso per i pedoni»
La soluzione offerta prevede lo sdoppiamento dei binari nel tratto compreso fra Porta Vescovo e l’Adige
Le rotaie si separeranno anche nell’attraversamento dei portoni di piazza Bra. Il costo? 20 milioni a chilometro
Necessario anticipare i lavori del sottopasso a Ca’ di Cozzi, previsto con la linea 2, a causa dell’elevato traffico


Costerà qualcosa come venti milioni di euro a chilometro, il primo tratto della tramvia che partirà da Madonna di Campagna e che arriverà fino allo stadio dopo aver attraversato il quartiere di Veronetta.
L’opera dovrebbe essere conclusa entro il 2010. Ma, per quanto riguarda il tracciato, le incognite sono ancora molte, e non tutti di facile soluzione. La società Metropolitana Milanese, che ha la direzione lavori dell’opera veronese, ha suggerito ai tecnici dell’Amt che hanno messo a punto il progetto alcune variazioni sul percorso in punti particolarmente critici, come le strettoie di via Rosa Morando e di via San Paolo e il passaggio di Porta Vescovo.
Tra l’altro, i tecnici milanesi scartano l’ipotesi, a causa dei costi ritenuti eccessivi, di un sottopasso a Porta Vescovo, optando per il passaggio della tramvia nei fornici esterni della Porta per imboccare poi via XX Settembre. Per quanto riguarda via San Paolo, la società milanese propone una lunga deviazione attraverso il quartiere universitario.
Queste osservazioni, già anticipate dall’assessore alla mobilità, Carlo Pozzerle davanti ai membri della Commissione comunale di controllo, siamo ora in grado di illustrarle nel dettaglio. Secondo lo studio milanese il sistema, secondo i propri criteri, «consentirà un’offerta massima di trasporto fino a 4.800 passeggeri per direzione nelle ore di punta», cioè dalle 7 alle 9 e dale 17 alle 19. Il servizio sarebbe di 20 corse all’ora per direzione con frequenza ogni tre minuti. Nelle altre fasce orarie la frequenza diventerebbe di quattro minuti.
Alla luce anche di queste considerazioni tecniche predisposte da Metropolitana milanese, si dovrà svolgere nelle prossime settimane il dibattito conclusivo in Consiglio comunale: è necessario infatti un nuovo passaggio in aula, con voto, per dare il via libera al nuovo piano economico finanziario per l’opera. Piano che deve tener conto proprio delle modifiche presentate dalla società milanese che ha l’incarico di direzione lavori.


Il tracciato della tramvia ha andamento est-ovest e si snoda tra i capolinea di San Michele Extra e dello stadio Bentegodi. La società Metropolitana Milanese ha compiuto una verifica del progetto disegnato dai tecnici dell’Amt. Il risultato è contenuto in una relazione di 70 pagine, con allegate mappe e planimetrie.
VIA ROSA MORANDO. L’esame ha fatto emergere diversi punti critici. Innanzitutto si ritiene «assolutamente necessaria» la demolizione in via Rosa Morando di tre edifici. Ma si parla anche di criticità dovute a una «possibile interferenza con l’acquedotto romano».
PORTA VESCOVO. La variante proposta prevede che la coppia di binari proveniente da via Rosa Morando, anziché percorrere via Barana, prosegua attraverso i fornici posti in corrispondenza di via Santa Toscana. I tecnici milanesi chiedono, inoltre, che il sottopasso veicolare contenuto nel progetto originario non sia realizzato. Il nuovo tracciato prosegue poi verso sud lungo via Salita San Sepolcro per poi imboccare via XX Settembre. Lì l’inserimento del tracciato tramviario presenta difficoltà per la ridotta larghezza della carreggiata.
VIA SAN PAOLO. Ma il tratto che presenta le maggiori criticità è quello di via San Paolo, dove far passare un doppio binario risulterebbe estremamente problematico. Nello scenario proposto dall’Amt, osservano gli esperti milanesi, «risultano evidenti le criticità legate al venir meno delle normali condizioni di sicurezza per il pedone con spazi del tutto inadeguati, la difficoltà di dover garantire spazi opportuni per la sosta dei mezzi di manutenzione e soccorso e per le operazioni di carico e scarico delle merci davanti ai negozi».
La soluzione offerta prevede lo sdoppiamento dei binari lungo l’intero tratto Porta Vescovo-fiume Adige. In questo modo l’asse più critico per l’inserimento della tramvia, tra via XX Settembre e via San Paolo, viene percorso con binario singolo in direzione centro. L’ipotesi prevede infatti uno sdoppiamento dei binari lungo Salita San Sepolcro, in corrispondenza dei fornici di Porta Vescovo. In direzione centro il binario percorre via XX Settembre, in direzione periferia il binario percorre via Cantarane e vie Nicola Mazza, quindi piega verso sud in via dell’Artigliere, via San Francesco, per riportarsi in sede all’imbocco del ponte Navi risalendo il lungadige Porta Vittoria.
PIAZZA BRA. Per quanto riguarda il passaggio da piazza Bra a corso Porta Nuova si propone di sdoppiare i binari all’interno dei due Portoni della Bra, riaccostandoli, poi, in corrispondenza della fermata di piazza Bra. Tale soluzione «si sposerebbe bene con una rivisitazione del tracciato lungo l’intero tratto Bra-piazza XXV Aprile, allaa stazione, nell’ipotesi di spostare la sede tramviaria a centro strada lungo corso Porta Nuova anziché in via Valverde».
VIA VALVERDE. Il tracciato previsto dal progetto originale lungo via Valverde e via Giberti, secondo lo studio milanese presenta vari problemi: «il passaggio per piazza Pradaval richiederà il sacrificio di almeno un filare alberato, mentre l’attraversamento di largo Caldera e piazza Renato Simoni richiederà il ridisegno delle piazze.
Il passaggio da via Città di Nimes a piazzale XXV Aprile, richiede l’attraversamento di via Dal Cero, circonvallazione esterna alle mura nel lato ovest della città. Lungo questo tratto è previsto anche il passaggio della futura linea 2 da Ca’ di Cozzi a Porta Nuova, dove la commissione Via nel 2003 ha prescritto di realizzare un sottopasso stradale. Considerate «le frequenze ogni tre minuti nelle fasce di punta e il forte carico di traffico nella viabilità intersecante», lo studio milanese «ritiene opportuno anticipare l’opera nell’ambito dell’appalto della linea 1.
«Particolare attenzione», si sottolinea, richiederà l’inserimento del tracciato in stradone San Fermo, in corrispondenza della chiesa.
Sulla base delle modifiche proposte, il costo calcolato passerebbe da 194 milioni e 231 mila euro a 217 milioni e 811 mila euro. La differenza è di 23 milioni e 580 mila. (e.s.)




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Stranfiér
June 19th, 2006, 12:09 PM
Lunedì 19 Giugno 2006


Croce Bianca. Il consigliere presenterà un’osservazione al Pat
«Spostare Tav e bretella»
Benetti: «Nel Pat corridoio più a ovest, è meglio»


Alle osservazioni che saranno presentate entro il 22 giugno dal comitato contro la strada di gronda e l’alta velocità, sorto da alcune settimane dopo che i cittadini della Croce Bianca e di Chievo sono venuti a conoscenza che le prossime indicazioni viabilistiche riportate dal Pat (Piano di assetto del territorio) prevedono il passaggio della strada di gronda e l’alta velocità - la Tav ferroviaria - dalle vie Bacillieri, De Pinedo, Turbina, Stradella Bionde, si aggiungono quelle del consigliere comunale Alberto Benetti, lo stesso politico indicato da molti cittadini come «la causa di quella che è stata la nuova indicazione adottata dalla carta delle trasformabilità».
E proprio per mettere chiaro su quelle che lo stesso Benetti indica come «illazioni prive di senso», che il consigliere dell’Udc ha presentato un documento con tanto di progetto ex novo che porta il tracciato a ovest di quello che viene definito come «corridoio infrastrutturale». «Portando a ovest l’alta velocità si risolverebbe in maniera più semplice anche il collegamento con il Quadrante Europa e l’ingresso alla città», spiega, «mentre per quanto riguarda la tangenziale (la strada di gronda è chiaramente una tangenziale che va a chiudere l’anello mancante della viabilità cittadina), pur permettendo a nord il collegamento con la futura viabilità e il traforo delle Torricelle, potrebbe meglio collegarsi con l’area limitrofa al casello autostradale di Verona Nord, raccogliendo così immediatamente il traffico automobilistico anche proveniente dalla tangenziale sud. Così facendo si risolverebbe la commistione del traffico locale e di attraversamento».
Pare a questo punto che il consigliere comunale si avvicini di buon grado a quelle che sono le idee e anche le indicazioni offerte dal presidente della provincia Mosele. Ma la sua osservazione non si limita a tracciare un nuovo percorso completamente fuori dal centro abitato indica anche come dovrà diventare l’attuale linea storica delle ferrovie: una metropolitana di superficie. «Il trasferimento del corridoio», precisa, «permetterà inoltre di salvaguardare importanti edifici storici come il forte austriaco Kaiser Franz Joseph di Chievo, il forte di San Massimo a sud del seminario, parti di un complesso di fortificazioni che l’attuale amministrazione comunale ha espresso la volontà di riqualificare e riutilizzare. A questi aggiungo anche Villa Pullè di Chievo con il suo parco che inevitabilmente con i tracciati viabilistici previsti nel Pat non potrebbero essere in alcun modo nè riqualificati nè fruibili». (a.z.)




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Stranfiér
June 21st, 2006, 12:17 PM
Mercoledì 21 Giugno 2006


LEGNAGO. L’assessore Chisso anticipa gli ambientalisti e annuncia lo studio di fattibilità
«La metro di superficie si farà»
Ma secondo Bonfante servono almeno «60 milioni di euro»


Legnago. «La metropolitana leggera di superficie da Legnago a Verona si farà». Ad annunciarlo ieri è stato Renato Chisso, l’assessore regionale alla Mobilità, che, al termine di un incontro che aveva avuto su questo tema con il consigliere diessino della Bassa Franco Bonfante, ha voluto subito rendere pubblica l’intenzione della Regione di dare corso ad un progetto particolarmente atteso nella Bassa. E con questo ha di fatto anticipato gli ambientalisti, che giusto qualche decina di minuti dopo si sono presentati a palazzo Balbi, sede del governo regionale, per consegnare le oltre 1.500 firme raccolte nelle scorse settimane a sostegno della metropolitana leggera di superficie.
«Verona entrerà a pieno titolo nel sistema ferroviario metropolitano regionale, sia nel collegamento con Legnago e sia, in prospettiva, in quello con Monselice e Padova», ha spiegato Chisso all’uscita dal testa a testa con Bonfante. «Vogliamo attivare l’intervento e abbiamo già costruito le condizioni per poterlo realizzare: stiamo avviando la verifica di fattibilità e abbiamo inserito nella finanziaria del 2006 uno stanziamento consistente destinato agli investimenti ferroviari», ha poi aggiunto. Prima che Bonfante entrasse maggiormente nei dettagli, illustrando come verrà finanziata la metropolitana leggera della Bassa.
«In aggiunta ai soldi che erano già stati destinati dalla Giunta al sistema ferroviario metropolitano, nell’ultima finanziaria è stato accolto un emendamento presentato dal centrosinistra con il quale sono stati stanziati altri 50 milioni di euro. Stando a quanto ora affermato dall’assessore buona parte dei quei soldi verranno utilizzati proprio nella provincia veronese ed in particolare per il collegamento fra Verona e Legnago. Un’intervento che a mio avviso costerà in tutto circa 60 milioni di euro - soldi che dovranno essere spesi per eliminare i passaggi a livello esistenti, realizzare parcheggi vicini alle stazioni, elettrificare alcuni tratti della ferrovia e migliorare le stazioni - e che quindi è realizzabile con i fondi attualmente disponibili».
«L’importante - ha concluso il consigliere - è che ci sia la volontà di arrivare al più presto alla redazione di uno studio di fattibilità e, quindi, di lavorare per realizzare l’infrastruttura». Una via di comunicazione innovativa per il Veronese e che, secondo gli studi compiuti sinora, permetterà di percorrere in 29 minuti il tragitto Legnago-Verona. E questo sfruttando l’esistente: la ferrovia. La metropolitana leggera di superfice, infatti, altro non dovrebbe essere che l’effetto di un consistente miglioramento delle linee ferrate che già sono presenti nella Bassa.
Secondo il progetto che ancora nel dicembre scorso era stato presentato da WWF, Legambiente e Verdi in un convegno svoltosi a Legnago e che è stato sostenuto anche dal presidente della Provincia Elio Mosele nel corso del dibattito sul piano regionale dei trasporti, quello che dovrebbe essere realizzato è il potenziamento della linea ferroviaria Verona-Legnago. Con due possibilità, una che passa da Nogara e Cerea ed una che collega anche Bovolone ed Isola della Scala, con strutture ricettive e linee funzionali e tecnologicamente efficenti e con corse continue nel corso della giornata. Una prospettiva che significherebbe un’alternativa reale all’intasamento da traffico che è quotidiano nelle strade che portano dalla Bassa alla città. «Vogliamo che il veronese possa usufruire a pieno titolo di tutte le opportunità per migliorare la mobilità su ferro», ha concluso Chisso. Che, ovviamente, ha così ricevuto il plauso degli ambientalisti che con indubbio tempismo aveva appena anticipato.
Luca Fiorin




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Stranfiér
June 22nd, 2006, 12:13 PM
Giovedì 22 Giugno 2006


Arrivata in Giunta la nuova proposta della Valdadige-Sarmar. Che interviene anche su un ex Piru
Spianà, il progetto si sdoppia
A San Michele 350 alloggi in più e il deposito della tramvia


Si sdoppia l’intervento urbanistico cosiddetto della Spianà (in realtà di sviluppa sul lato destro di via San Marco, salendo verso San Massimo, non nell’area verde destinata a parco). Ieri mattina in giunta è arrivata la nuova proposta della ditta Valdadige-Sarmar, una proposta progettuale su cui la giunta vuole confrontarsi con la maggioranza prima di portare in Consiglio l’accordo di programma con la stessa Valdadige e la Regione. È questo infatti l’iter previsto da questo tipo di trasformazione urbanistica, messo in moto da una legge del 1991 sull’emergenza abitativa che ha assegnato fondi per progetti a procedura agevolata. Valdadige-Sarmar è titolare di 11 milioni per la realizzazione dell’ultimo di quei progetti. E l’ha pensato in zona Spianà-San Marco.
La nuova proposta della ditta prevede una seconda parte dell’intervento a San Michele, e precisamente nell’area in cui è «tramontato» il Piru di Unicredit. A compensare, evidentemente, i «tagli» imposti con il passare dei mesi a un progetto considerato troppo invasivo da buona parte del centrosinistra - Margherita in testa, ma ieri anche l’assessore De Robertis (Sinistra Europea) ha ribadito parere contrario - ma anche con l’impegno a realizzare il deposito per la tramvia al capolinea della linea 1 e una parte del parco della Spianà.
Il volume originario del progetto era poderoso: 250 mila metri cubi di edificato di cui 36 mila di direzionale e commerciale, pari a 750 appartamenti e un buon numero di uffici e negozi; inoltre una casa di riposo dall’altra parte della strada, in area destinata al parco della Spianà. Per i sostenitori (Ds in primis) era un intervento sostenibile. Per i detrattori la volumetria si sarebbe scontrata con problemi di viabilità e vivibilità, in un’area già densamente popolata.
Dopo i primi mal di pancia la Valdadige aveva accettato di scendere a 200 mila metri cubi ed eliminare la casa di riposo (la nuova struttura della Città di Verona, per la quale è già stato trovato un altro terreno a San Massimo). Ma due mesi fa il sindaco Zanotto aveva presentato la proposta di un’ulteriore riduzione: ancora no alla casa di riposo, 150 mila metri cubi di edificato, di cui solo 10 mila di negozi e uffici. In pratica: 430 appartamenti rispetto ai 750 iniziali e ai 600 dell’ipotesi intermedia e almeno 100 alloggi a edilizia sovvenzionata, cioè da destinare alle graduatorie Agec e Ater per le fasce deboli.
L’ultima versione non modifica la volumetria e il numero di alloggi e negozi in via San Marco - e la viabilità è supportata da una rotonda verso la tangenziale - ma aggiunge 100 mila metri cubi, pari a 350 appartamenti, a San Michele, in «cambio» della costruzione del deposito della tramvia e di una fetta di parco della Spianà. Fra una parte e l’altra, 50 alloggi saranno destinati all’Agec, 50 all’Ater e 200 a edilizia convenzionata.
Ora la nuova proposta sarà esaminata dai consiglieri. Se la maggioranza non avrà obiezioni, la giunta procederà con l’accordo di programma da sottoporre al voto del Cosiglio comunale.




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Stranfiér
June 23rd, 2006, 02:19 PM
Venerdì 23 Giugno 2006


Treni ad alta velocità. In Provincia un vertice con i 5 Comuni interessati alla superlinea. Zanotto: nessun problema per la città
Tav, Mosele riunisce sindaci e tecnici
Nasce un tavolo permanente per studiare i dettagli del tracciato e limitarne l’impatto


Il tracciato dei Treni ad alta velocità è ormai deciso, almeno per quanto riguarda la tratta del «Corridoio 1» che da Peschiera si collegherà a Verona, proseguendo poi per Trento, Bolzano, Brennero, con destinazione Monaco di Baviera.
È quanto emerge dalla riunione tra i sindaci di Peschiera, Sommacampagna, Sona, Castelnuovo e Verona ed i tecnici, convocata ai Palazzi Scaligeri dal presidente della Provincia Elio Mosele e dall’assessore provinciale alla Viabilità Luca Sebastiano.
Cosa si può fare ora per ovviare ai mille problemi che scaturiranno sul territorio? «Ci siamo consultati proprio per costituire un tavolo permanente sull’argomento», rivela Mosele. «Se non abbiamo potuto influire sul disegno del tracciato, i vertici delle Ferrovie hanno però dato ampie rassicurazioni sull’adozione di ogni forma possibile di compensazione. Esaminando i problemi di ogni singola municipalità, raccoglieremo una serie di osservazioni, volte a far adottare tutti i provvedimenti particolareggiati che concernono la viabilità locale. Il nostro intento, infatti, è proprio quello di evitare il contrasto fra le opere ferroviarie e la viabilità normale».
Una ricognizione preliminare della futura sede dei binari da parte dei tecnici provinciali e comunali ha evidenziato problematiche di vario genere, anche a carico delle aziende. Ad esempio, l’Ancap di Sona sarà strozzata dalla Tav, ma ce ne sono parecchie altre che si dovranno per forza di cose spostare.
Ciò può far capire quanto sia importante l’interazione fra le Amministrazioni locali ed i progettisti: si pensi solo ad eventuali espropri, o a cambi di destinazione delle aree comunali. «Il tavolo permanente dovrà tenere sotto controllo la situazione in ogni dettaglio, man mano che avanzano i lavori, e studiare fin d’ora le soluzioni che le Ferrovie dovranno adottare per non far soffrire troppo il territorio coinvolto», conclude il presidente della Provincia.
Se fino ad ora si discutevano le linee generali del progetto, è giunto il momento di entrare nei dettagli. Il verbale con le osservazioni raccolte sarà in seguito consegnato ai vertici del progetto Tav. Il sindaco Paolo Zanotto rassicura invece i veronesi, poiché secondo lui non ci saranno problemi a livello cittadino.
Non la pensano così i comitati contrari all’opera, che definiscono «faraonica ed inutile», intenzionati a contrastarla ferocemente. Le Regioni però sembrano avere idee diverse, visto che ieri, in Loggia a Brescia, si sono riuniti gli assessori ai Trasporti delle Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Valle d’Aosta, Emilia Romagna e delle Province autonome di Trento e Bolzano, per svolgere opera di pressione sul governo Prodi e rilanciare il progetto dei Tav. Dalla riunione bresciana è emerso che «l’Alta Velocità e l’Alta Capacità rappresentano le prime priorità delle regioni del Nord» e gli assessori regionali ai Trasporti hanno istituito un «coordinamento permanente». (r.cer.)





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Stranfiér
June 24th, 2006, 04:17 PM
Sabato 24 Giugno 2006


«Contiamo di ultimare entro giugno 2008 tutte le opere contenute nel piano del 2002»
Anas Veneto: «A Verona non fermeremo i lavori»
Non corrono rischi la tangenziale di Peschiera, il ponte sull’Adige a Pescantina, le varianti di Valeggio e Isola della Scala e la Transpolesana


Mentre rimbalza a livello nazionale la chiusura di grandi cantieri Anas per mancanza di fondi, a livello veneto invece le notizie sono positive: resteranno tutti aperti i cantieri del piano Anas nel Veneto e quelli previsti per Verona e provincia andranno avanti senza particolari intoppi. È quanto emerso ieri a Venezia al termine dell’incontro tra l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso e il capo del compartimento Anas del Veneto Ugo Dibennardo. Inoltre, è in fase di preparazione il nuovo programma triennale per le infrastrutture regionali.


«L’Anas nel Veneto ha lavorato in maniera efficace e collaborativa: tutti i lavori previsti nel piano pluriennale di interventi sottoscritto con la Regione nel 2002 sono appaltati; alcuni sono già conclusi, gli altri sono comunque in corso. Si è lavorato bene e sodo: rispetto all’investimento complessivo, previsto in 500 milioni di euro, quasi 350 milioni sono già stati spesi, pari a circa il 70 per cento. Di fronte a lavori in corso non credo ci saranno battute d’arresto».
Lo ha detto l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, al termine della semestrale verifica congiunta sullo stato d’attuazione del Piano Regione - Anas, ieri rappresentata rappresentata dal capo del compartimento veneto Ugo Dibennardo.
«Con l’accordo del 2002», ha aggiunto Chisso, «abbiamo attivato nel Veneto lavori che hanno comportato investimenti di mole analoga a quelli dei quindici anni precedenti e che contribuiscono in maniera sostanziale a colmare il pluridecennale gap infrastrutturale della nostra regione. Continueremo su questa strada e stiamo lavorando al prossimo programma triennale, di entità analoga a quello in fase di conclusione, che presenteremo dopo l’estate. Intendiamo operare nella stessa maniera con la quale ci siamo regolati con il governo Berlusconi: presenteremo al governo una nuova lista di cantieri da far partire e vedremo se gli accordi verranno sottoscritti e saranno rispettati».
Chisso ha pure confermato la disponibilità della Regione ad anticipare propri fondi per attivare altre iniziative in avanzato stato progettuale, previste da accordi di programma che comportano finanziamenti in capo all’Anas.
«Contiamo di ultimare entro il primo semestre 2008 tutte le opere contenute nel piano del 2002», ha confermato dal canto suo Dibennardo, «spendendo per intero tutti i 500 milioni di euro previsti: i lavori sono appaltati e in corso e a buon punto». Gli interventi Anas nel Veneto si aggiungono a quelli individuati nella programmazione della Regione sulla viabilità di propria competenza e alle cosiddette grandi opere.
Per Verona e provincia le nuove costruzioni previste riguardano il completamento della tangenziale di Peschiera, la variante di Isola della Scala, l’adeguamento della Transpolesana da Oppeano a Legnago, la variante di Valeggio e l’allargamento del ponte sull’Adige a Pescantina.




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Falcon83
June 26th, 2006, 08:30 PM
Bhe, almeno noi la nostra parte l'abbiamo fatta a dovere:

Verona,

Sì:61.5%
No:38.5%

Stranfiér
June 27th, 2006, 12:07 PM
Martedì 27 Giugno 2006


Dopo l’apertura del nuovo terminal arrivi è cambiata la modalità di accesso al Catullo. C’è anche uno spazio low-cost per le auto
Aeroporto, tre nuovi parcheggi
Due per soste brevi: gratis i primi 15 minuti, poi tariffa progressiva con tetto di 24 euro


Con l’apertura del nuovo terminal arrivi, l’aeroporto «Valerio Catullo» ha modificato la modalità di accesso all’aeroporto, istituendo due nuovi parcheggi, uno al terminal partenze e uno agli arrivi, dedicati all’accompagnamento e al ricevimento dei passeggeri e alla sosta breve.
I primi 15 minuti di sosta in queste aree per la sosta breve sono gratuiti, mentre per i periodi successivi la tariffa aumenta in proporzione al numero di ore di sosta effettuate: tre euro per le prime due ore, quattro euro per ogni ora successiva. Il meccanismo è stato ideato per favorire la rapida rotazione e quindi la disponibilità di posti nel parcheggio per il «carico-scarico» dei passeggeri e dunque disincentivare lunghe fermate in queste aree.
A partire dai giorni scorsi è stato inoltre imposto un tetto massimo di spesa per chi lascia l’auto nell’area della sosta breve - 24 euro al giorno - pensato appositamente per i passeggeri che, nella fretta della partenza, non prestino attenzione ai numerosi cartelli che segnalano gli scatti orari delle tariffe. È infatti evidente che nell’area riservata al «kiss & go» vi sono costi più alti di quelli praticati nei restanti parcheggi dell’aeroporto che godono di tariffe concorrenziali rispetto a molti altri scali italiani. Per chi deve lasciare l’auto in aeroporto per uno o più giorni, sono a disposizione numerosi parcheggi anche coperti con tariffe giornaliere che partono da 11 euro. Se poi la sosta si allunga fino alla settimana, l’aeroporto Catullo offre per le aree P3 e P4 tariffe settimanali di 35 euro; un prezzo molto vantaggioso se confrontato ai 59 euro dello scalo bolognese, alla tariffa veneziana compresa fra i 47 e i 75 euro o quella di Malpensa e Linate che spaziano dai 40 agli 85 euro in relazione alla distanza dai terminal.
«Ci siamo adeguati agli standard internazionali e alla viabilità realizzata dai più moderni aeroporti italiani ed europei», dice Claudio Boccardo, direttore generale della Catullo Spa. «Convogliando le auto che accompagnano i viaggiatori in queste aree dedicate alla sosta breve, si evita di ostacolare il transito davanti ai terminal. Certo è capitato che qualcuno, forse preso dalla fretta di partire, abbia lasciato l’auto in questi parcheggi per uno o più giorni, trovandosi poi un conto salato da pagare. Va precisato che ciò è avvenuto nonostante la presenza di diversi cartelli che segnalano un parcheggio a sosta breve e nonostante la presenza di un grande cartello in italiano e inglese, con specificate le tariffe, all’imbocco dell’area di sosta breve. In questi casi, data la novità del servizio, la società del Catullo è stata disponibile a venire incontro alla disattenzione dei passeggeri e ad applicare ai clienti distratti le tariffe molto più convenienti dei parcheggi media e lunga sosta».
E sabato il Catullo ha inaugurato un nuovo parcheggio di 12 mila metri quadri denominato LowCost, che per la sua posizione meno centrale rispetto ai terminal presenta condizioni tariffarie che non temono confronti. Il parcheggio, situato nei pressi dell’hangar e dista circa 6 minuti a piedi dall’aerostazione, offre tariffe giornaliere di 3 euro e settimanali di 21.
Il pagamento dei pedaggi può essere effettuato prima di ritirare l’auto presso la cassa presidiata nel terminal arrivi (dalle 6 alle 24), presso le casse automatiche collocate nei parcheggi P4, sosta breve partenze e all’interno del terminal arrivi oppure con carta di credito direttamente all’uscita del parcheggio, inserendo prima il biglietto e poi la carta nella colonnina che precede la sbarra d’uscita.




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Falcon83
June 28th, 2006, 11:08 AM
Stranf. ho sentito voci che dicevano che al Catullo vogliono cambiare gli imbarchi costruendo l'isola con gli slot, è vero?

Stranfiér
June 28th, 2006, 12:25 PM
Stranf. ho sentito voci che dicevano che al Catullo vogliono cambiare gli imbarchi costruendo l'isola con gli slot, è vero?

Nn ne so nulla.
Hanno appena fatto il nuovo terminal arrivi e uno dei prossimi interventi potrebbe essere quello.

Questa la notizia del 30 maggio, dove si parla anche di alcuni progetti futuri.

Saranno i passeggeri provenienti da Nantes a inaugurare domani, 30 maggio 2006, la stazione arrivi dell’aeroporto Valerio Catullo di Villafranca. Dopo la presentazione ufficiale della struttura avvenuta la settimana scorsa ad opera del presidente Fulvio Cavalleri, del viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli e del vicepresidente della Regione Veneto Luca Zaia, domani è la giornata di apertura al pubblico del nuovo terminal veronese che avvia operativamente la propria attività con il raddoppio degli spazi di accoglienza nel settore degli sbarchi nazionali e internazionali. I viaggiatori approderanno in una struttura completamente nuova di 6.500 metri quadri che darà al Catullo la possibilità di sviluppare la propria capacità di accoglienza da due milioni 700 mila a quattro milioni di passeggeri. A loro disposizione troveranno cinque nastri per la restituzione dei bagagli per accorciare i tempi di attesa, sei postazioni per il controllo dei passaporti, negozi, bar, uffici per le informazioni, il noleggio auto, il servizio lost & found, il cambio valute, le postazioni promozionali della Provincia e della Camera di commercio, la sala per il cerimoniale di Stato.

“KISS & GO” GRATUITO
All’esterno dei due terminal arrivi e partenze è stata predisposta una prima revisione della viabilità a cui seguirà “un progetto completo e innovativo previsto per il prossimo autunno” come anticipa il direttore delle Infrastrutture del Catullo, coordinatore degli interventi, Ing. Antonio Zerman. Per rendere più fluido il traffico interno, già da ora sono in funzione due nuovi parcheggi dedicati al “kiss & go”: 15 minuti gratuiti per il carico e scarico di passeggeri e bagagli, collocati giusto davanti alle due stazioni degli arrivi e delle partenze.

LAVORI IN CORSO ALLE PARTENZE
Sempre domani, partono i lavori per lo sviluppo della stazione partenze che ha ora la possibilità di occupare tutto lo spazio lasciato libero con il trasferimento degli arrivi. Entro il 20 giugno saranno messi a disposizione dei passeggeri mille metri quadri in più di servizi con quattro nuovi gate di imbarco e un’area riservata al gioco dei bambini. In seguito proseguirà la ristrutturazione completa dell’edificio storico del Catullo che, con una spesa di 10 milioni di euro, aumenterà il numero dei check-in dagli attuali 30 a 50, l’estensione delle sale di imbarco da 1400 a 3000 metri quadri mentre le aree commerciali passeranno da 2200 a 3700 metri quadri.

Stranfiér
June 29th, 2006, 12:35 PM
La divergenza è sulla curva tra Chievo e San Massimo. Polemica con il sindaco Zanotto
Tav, scontro sul tracciato
La soluzione, approvata, della Provincia contrasta con il Comune
Nei disegni rientra anche la Strada di gronda dalla Valpolicella


Sullo sviluppo dei Corridoi transeuropei numero 5 e 1 che passano da Verona il dibattito entra nel vivo. Perché? Perché di fatto la variazione al tracciato originale dei Treni ad alta velocità (Tav), proposta dalla Provincia di Verona ed accettata da Rete ferroviaria italiana (Rfi), in realtà è in contrapposizione con ciò che il Comune ha inserito nel Pat.
Il progetto più semplice da realizzare è sicuramente quello provinciale, che nel primo tratto fino a Chievo coincide con quello comunale, proseguendo poi in linea retta verso sud per allinearsi al tracciato ferroviario storico, che corre dal territorio clivense a San Massimo.
Il Comune, invece, prevede in quel punto una deviazione repentina verso ovest e l’allineamento con la futura Strada di gronda.
La progettata Strada di gronda nascerebbe per intercettare il traffico proveniente da Pescantina e dal lago di Garda, oltre a quello consistente proveniente dalla Valpolicella; supererebbe l’Adige a ovest di Parona, lambirebbe l’abitato di San Massimo e del Chievo per dirigersi ad ovest e proseguire in direzione nord dallo svincolo di San Massimo della bretella Verona Nord-Stadio.
Il problema più rilevante di questo progetto, secondo i tecnici, è il costo enorme dell’incrocio che le Ferrovie dovrebbero realizzare proprio a San Massimo, oltre al fatto che i Treni ad alta velocità non hanno le caratteristiche tecniche adeguate per percorrere tracciati con curve a gomito, come nel progetto comunale, ma richiedono rettilinei e curve dolci.
Salvaguardando gli abitati di Pescantina e Parona, l’accordo stipulato dalla Provincia con la Regione Veneto ed Rfi, che peraltro non aumenta i costi di realizzazione della nuova linea veloce, ha dunque una maggior probabilità di essere approvato dal Cipe, a cui spetta l’ultima parola.
Fatto salvo il tunnel sotto l’aeroporto di Boscomantico e la modifica della viabilità tra Parona e Chievo, con la dismissione degli attuali binari, il nodo risiede dunque nelle scelte della giunta Zanotto, «che assomigliano molto a quelle fatte per il tunnel delle Torricelle», sottolinea il capogruppo provinciale della Lega Enrico Corsi.
«Trovo, infatti, un parallelismo fra le due progettazioni inattuabili e poco pratiche. Sembra quasi che il Comune sforni progetti faraonici ed in pratica irrealizzabili, proprio per bloccare l’espansione naturale della città ed impedire opere fondamentali per l’economia e la vivibilità cittadine. Ancora volta, però», conclude il consigliere leghista, «non trovo alcuna giustificazione in questo "canto fuori dal coro", visto che sulla nostra proposta sembrano essere tutti d’accordo».
Il consigliere provinciale Giacinto Albanese (Fi) è ancora più malizioso, affermando che «Zanotto spara un progetto faraonico per tacitare i Verdi e scaricare poi le eventuali colpe della realizzazione di grandi opere sugli altri».
Infine, il presidente della Provincia, Elio Mosele, definisce la soluzione proposta dalla sua amministrazione «condivisa e concordata ed auspica un riavvicinamento delle parti per non bloccare un’iniziativa che andrà avanti comunque. Meglio il nuovo tracciato, che rispetta maggiormente i centri abitatati e la vita dei cittadini, snodandosi in aperta campagna».
Roberto Ceruti






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Stranfiér
June 30th, 2006, 09:38 AM
Variante Verona Sud: le osservazioni accolte dalla Giunta
29 giugno 2006

La giunta comunale, nel corso nell’ultima seduta, ha accolto una serie di osservazioni alla variante di Verona Sud. Il progetto, elaborato dall'architetto Bruno Gabrielli in collaborazione con l'Ufficio di Piano del Comune di Verona e presentato ufficialmente al pubblico in Fiera nel marzo scorso, costituisce una delle più ampie riqualificazioni urbanistiche realizzate in Europa.
Come sottolinea il sìindaco, Paolo Zanotto "il percorso di consultazione è stato soddisfacente, abbiamo raccolto il positivo interesse della città e le osservazioni pervenute ci hanno portato ad adottare alcune modifiche".
All’assessore all’Urbanistica, Roberto Uboldi, il compito di illustrare le 18 indicazioni adottate.

Queste, nel dettaglio, le osservazioni accolte dalla Giunta:
- Previsione che in sede progettuale la strada di attraversamento del parco sia realizzata in trincea coperta.
- La volumetria da realizzare nella zona dell’ex parco ferroviario sia confermata in 500 mila metri cubi, escluse le volumetrie realizzabili nell’ambito della nuova stazione dell’Alta capacità.
- Non è opportuno il prolungamento della viabilità di Golosine all’interno del parco, nel quale la mobilità deve essere esclusivamente di tipo ciclo-pedonale.
- Si preveda all’estremità ovest del parco espositivo una rotonda di distribuzione del traffico.
- L’esatta collocazione degli edifici sarà contestualizzata nell’ambito del Pua (Piano urbanistico attuativo).
- Si preveda di spostare più a nord la rotonda su viale Piave per tutelare gli ingressi dell’insediamento produttivo Fedrigoni.
- Sia identificata una zona turistica in corrispondenza del Leon d’oro.
- L’edificio liberty direzionale delle cartiere Fedrigoni sia accompagnato da una apposita scheda a tutela della monumentalità dello stesso.
- È confermata l’edificabilità nel comparto delle ex Cartiere con s.l.p. complessiva di 72 mila mq. che può comprendere direzionale o residenziale in misura che sarà precisata dal progetto, mentre non potranno superare i 10 mila mq. di s.l.p. di spazi destinabili a louier (multisale, bowing, fitness, ecc.) e come da richiesta della quinta Circoscrizione la parte commerciale venga ridotta da 15 mila mq. s.l.p. a 10 mila mq. con unità commerciali non superiori a 1.500 mq. ad eccezione di un’unica unità commerciale a destinazione food di s.l.p. di vendita non superiore 2.500 mq.
- I volumi dell’ex manifattura tabacchi sono confermati nella misura massima di 44 mila mq. s.l.p.
- È confermata la destinazione fieristica all’interno delle quattro strade che delimitano il comparto.
- Obbligo di trasferimento dell’impianto Liquigas posto ad est della sede autostradale.
- Nell’ambito di via Righi la percentuale di residenza scende a 60%.
- Si accorpi il lotto Generalbau a quello confinante.
- Vengano accentuati i collegamenti trasversali fra il quartiere di Borgo Roma e quello di Golosine.
- Prevedere una norma che consenta la parziale realizzazione degli standards anche nei quartieri confinanti.
- Prevedere nelle zone residenziali specifiche zone 30.
- Non alterare in sede di variante quanto già stabilito in sede di piani particolareggiati del Prusst.

Con l’occasione, l’assessore all’Urbanistica Roberto Uboldi si è soffermato brevemente sul Pat, precisando che "sono state presentate 1235 osservazioni, l’Ufficio ne ha trasmesso copia al Consiglio ed ora si stanno preparando le risposte alle osservazioni – spiega Uboldi –. L’esame sarà concluso entro agosto, per dar modo al Consiglio di procedere alla riapertura a settembre alla seconda definitiva lettura. Le osservazioni non riguardano aspetti particolarmente significativi, ad eccezione di quelle che richiedono un diverso tracciato della strada di gronda ovest".
L’assessore Uboldi esprime infine la "soddisfazione della Giunta per l’approvazione da parte del Consiglio dei Piru. I progetti approvati consentiranno di dare il via l’anno prossimo ad investimenti per 116 milioni di euro, di cui 10,5 milioni destinati ad opere pubbliche che verranno realizzate e consegnate all’Amministrazione comunale".
"I 1296 abitanti insediati potranno contare su 151 mila metri quadrati di aree a standard (verde e servizi) realizzate – conclude Uboldi –. È un risultato di notevole qualificazione urbana se si pensa che ogni abitante insediato porterà con sé 116 metri quadrati di aree a standard, mentre la dotazione richiesta dalla legge è di 23,5 metri quadrati per abitante".

Stranfiér
July 6th, 2006, 09:38 AM
In Gran Guardia, le idee degli studenti di architettura per riqualificare alcune aree di Verona
6 luglio 2006

Quaranta nuovi progetti urbanistici, realizzati da un centinaio di studenti di architettura, per riqualificare alcune aree di Verona. Saranno presentati venerdì 7 e sabato 8 luglio, in Gran Guardia, durante il workshop realizzato nell’ambito di “Villard”, il seminario di progettazione promosso dall’assessorato all’urbanistica in collaborazione con l’associazione Villard.

Il seminario itinerante, giunto quest’anno alla settima edizione, deve il proprio nome al chierico di età gotica Villard d’Honnecourt, che viaggiò per l’Europa sempre accompagnato dal suo taccuino da architetto. L’iniziativa, svoltasi da gennaio a giugno, ha coinvolto un centinaio di studenti e 20 docenti di 12 scuole di architettura italiane (tra cui Napoli, Milano e Palermo) e di due straniere. Durante il seminario gli studenti hanno partecipato a laboratori, sopralluoghi, analisi, incontri mensili nelle diverse università coinvolte per immaginare assieme le potenzialità di cinque aree veronesi: la cava Prati a Madonna di Dossobuono - vedi foto -, la Speziala a San Massimo, l’area di Forte Chievo, le mura di Verona e l’ex scalo merci, compreso tra la stazione di Porta Nuova e il quartiere di Santa Lucia, scelte in base alle loro specificità e alla loro criticità, dagli architetti Paolo Boninsegna del Comune e Carlo Palazzolo dello Iuav (l’Istituto universitario di architettura di Venezia). I progetti vengono ora presentati alla città.
La due giorni in Gran Guardia si aprirà venerdì alle 9. Sino alle 18 saranno illustrate le proposte relative alle varie aree mentre sabato, dalle 10.30 alle 14, si aprirà la discussione pubblica in attesa della mostra finale delle idee per la città che, accompagnata da una pubblicazione, sarà inaugurata nel prossimo autunno.
http://www.pptt.it/VERONA/foto/cava-prati.jpg

Falcon83
July 8th, 2006, 02:17 PM
L’area (vicino alla stazione di Sommacampagna) è di 50mila metri quadrati e funzionerà da ottobre: sarà il 4° scalo provinciale
A Verona il terminal italo-tedesco
Urbani si allea al leader europeo del settore: le merci su rotaia in crescita del 70%



Sorgerà accanto alla stazione ferroviaria di Sommacampagna su una superficie di oltre 50 mila metri quadrati e si candida a divenire in breve tempo il quarto terminal ferroviario della provincia. Lo costruirà il Gruppo Urbani di Verona, attivo da anni nel settore dell'edilizia turistico-residenziale. Assieme alla tedesca Duss ha già costituto pariteticamente una società ad hoc, la Duss Italia Terminal, che avrà il compito di gestire il nuovo scalo, operativo già dal prossimo autunno.
I contenuti del progetto sono stati presentati ieri nella grande area del comune di Sona su cui sorgerà l'impianto da tutti i soggetti interessati. «Abbiamo deciso di diversificare le nostre attività nel settore dei trasporti, in particolare nelle strutture a supporto del trasporto intermodale, nel quale la ferrovia reciterà una parte sempre più preponderante», ha detto Luciano Urbani nel ricordare che le previsioni di sviluppo dell'intermodalità da oggi al 2015 parlano di una crescita di almeno il 70% «sia pure in assenza di quel grande polarizzatore di trasporto combinato, che sarà il tunnel di base del Brennero. Un mercato quindi enorme, per di più in espansione e bisognoso di infrastrutture. Ci aggiungeremo quindi ai terminali già esistenti non solo per ampliare l'offerta ma, se possibile, in collaborazione con chi già opera sul territorio».
Cuore gestionale della nuova struttura sarà la Duss Italia Terminal, costruita pariteticamente dalla tedesca Duss Gmbh e dalla Oikia, finanziaria diretta espressione del Gruppo Urbani. Con i suoi 28 impianti attivi in Germania, la Duss è il più grande gestore di terminali intermodali d'Europa. È partecipata al 75% dalla Db Netz Ag (la rete ferroviaria tedesca), dalla Stinnes (12,5%) e dalla Kombiverkehr (12,5%).
La nuova area non vorrà essere una semplice stazione intermodale o una normale piattaforma logistica sottoutilizzata. A lavori ultimati il terminal disporrà di cinque binari della lunghezza di 700 metri predisposti per l'installazione di una gru a portale; si svilupperà su una superficie di oltre 50 mila metri quadrati a poco meno di due chilometri dal casello autostradale di Sommacampagna e sarà collegato alla strada provinciale Morenica all'innesto con la quale verrà realizzata un'apposita rotonda.
«Questo di Sona sarà il primo passo della Duss nella gestione di terminali ferroviari al di fuori della Germania - ha proseguito Wolfgang Müller, presidente della società italiana -. Il suo obiettivo sarà quello di mettere sul mercato un'offerta efficiente nella gestione di terminali ferroviari. Sarà il 29° terminal della rete di Duss, non certo il primo e isolato terminal tedesco a sud delle Alpi. Sarà gestito in maniera del tutto analoga a quanto avviene alle nostre strutture e vorrà tradursi in un concreto vantaggio competitivo per tutti gli operatori che trasportano merci da e per la Germania attraverso il Brennero. Il lavori di realizzazione sono già iniziati e prevediamo l'inizio dell'attività già nel mese di ottobre».
L'investimento si aggira sui 12 milioni di euro, ma alla fine raggiungerà probabilmente i 25, senza alcun contributo pubblico. Per questo Urbani lascia la porta aperta ad altri soggetti investitori. Entro breve alla compagine sociale si aggiungerà fra l'altro anche la Kombiverkehr, la più grande impresa europea di trasporto combinato che acquisirà dal Gruppo Urbani il 10% della Duss Terminal Italia. «Altre partecipazioni saranno possibili per un progetto strategico che prevede l'ingresso di altri operatori interessati al network di 29 terminali intermodali della Duss tedesca e del quale facciamo parte», conclude Urbani -. «L'incrocio dei corridoi 1 e 5 a Verona non è un fatto meramente geografico; è nostra convinzione che una rete efficiente di terminal indurrà non solo gli operatori del trasporto a far transitare le merci a Verona e nei bacini confinanti, ma anche gli operatori commerciali ed industriali a posizionarsi nel nostro bacino geografico, anche in settori non ancora esplorati».
Alessandro Azzoni



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Stranfiér
July 10th, 2006, 12:10 PM
(larena.it)
Entro luglio in Giunta le varianti urbanistiche e il bando per il piano economico-finanziario affidato proprio ieri al Gruppo Class
Tramvia rimandata a settembre
In ritardo sulla "tabella Lunardi", il voto del Consiglio slitta a dopo l'estate
10 luglio 2006

Slitta ancora il "pacchetto" tramvia. Entro luglio andrà all'esame della giunta comunale l'insieme di progetti che coinvolgono gli aspetti urbanistici (varianti per le strade da modificare), patrimoniali (espropri), il bando di gara per l'appalto dei lavori che sta predisponendo l'Amt e anche il Piano economico-finanziario, affidato al Gruppo Class Srl, aggiudicatosi propro ieri la gara per realizzarlo. L'obiettivo dell'amministrazione è trasmettere in Consiglio l'intero "pacchetto" entro la fine del mese ma soltanto da settembre, dopo la pausa di agosto, l'assemblea potrà votare. Un paio di mesi di ritardo, quindi, rispetto alle scadenze fissate nell'accordo procedimentale sulla tramvia di Verona firmato il 21 aprile dall'allora ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi, dal sindaco Paolo Zanotto e dal presidente dell'Amt, Wilmo Ferrari.

L'accordo firmato con il ministero prevede che i cantieri per costruire la tramvia partano nel febbraio dell'anno prossimo e si concludano nel 2010. I due tracciati della metropolitana leggera di superficie già individuati e finanziati sono quello San Michele Extra. Stazione di Porta Nuova-Stadio (10 chilometri, lotto 1) e Stazione di Porta Nuova-Ca' di Cozzi (cinque chilometri, lotto 2).
Costruire i due lotti e tutte le opere accessorie costerà 285 milioni di euro, di cui 185 milioni 347mila per il lotto 1 e 99 milioni 798mila per il lotto 2. Il contributo statale per l'opera è di 125 milioni, di cui quasi 65 destinati al lotto 1 e quasi 60 per il secondo. Comune e Amt quindi pagheranno circa il 60 del tratto San Michele-Stadio e quasi il 40 per cento di quello Stazione-Ca' di Cozzi.
Le scadenze fissate dall'accordo, però, rischiano di slittare. Quella per approvare il Piano economico-finanziario, uno dei nodi più difficili da sciogliere, era il 30 aprile. Presumibilmente si andrà alla fine di questo mese. Entro il 30 giugno il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare il progetto preliminare di variante del lotto 1, con la Validità di impatto ambientale (Via) e del lotto 2, per il quale invece la Via, a cura della Provincia, è in fase di realizzazione, oltre alla variante urbanistica per il deposito e il Piano economico-finanziario.

Per l'amministrazione comunale, sul versante tramvia, sarà quindi un luglio caldissimo. "Con l'Amt stiamo rivisitando i due tracciati e valutando le questioni tecniche", spiega l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Carlo Pozzerle, "e dopo mesi di lavoro stiamo arrivando alle conclusioni che puntiamo a portare in Giunta e poi in Consiglio entro luglio. Presumibilmente da settembre si voterà. Entro luglio l'Amt predisporrà il bando per l'appalto-concorso. Verrà scelta la ditta che avrà presentato la migliore offerta per il progetto esecutivo, per il cantiere, per la posa dei sottoservizi e anche per gli aspetti legali, in base alla nuova normativa sui lavori pubblici entrata in vigore il primo luglio".
Ma quale è il punto più delicato del Piano economico-finanziario? "È tenere conto delle scelte che l'amministrazione ha già compiuto sull'Amt per il processo di fusione con l'Aptv", spiega Pozzerle, "che daranno vita a un'unica società di gestione del servizio di trasporto pubblico pur mantenendo ciascuna la proprietà di mezzi e strutture. Della tramvia si occuperà la parte patrimoniale di Amt. Il Pef dovrà quindi tenere conto di tutti questi aspetti e comunque c'è una societù che si sta occupando di questo".

Stranfiér
July 11th, 2006, 12:39 PM
Ex Cartiere, prendere o lasciare

In Basso Acquar, negli edifici in degrado, spaccio di droga e violenze continue. Il Comune: “I proprietari abbattano!”. Ma i proprietari (Mazzi, Brendolan e Lonardi) chiedono garanzie e un centro commerciale più grande. Uboldi: o così o togliamo anche i 10mila metri concessi!

Arriva al dunque l’estenuante telenovela dell’ex cartiera di Basso Acquar. Da anni è centro di violenze (con morti) e spaccio di droga. Il Comune ha varato la variante che prevede un supermercato di 10mila metri quadri. Ai proprietari (Mazzi, Brendolan e Lonardi) non basta. E non procedono con l'abbattimento di quelle fatiscenti strutture. Ma palazzo Barbieri non molla. “Con la viabilità attuale sarebbe assurdo concedere più di 10mila metri quadri di commerciale, intasando una zona dove il traffico è già pesantissimo - dice l’assessore Roberto Uboldi - e quindi al di là di questo spazio non andremo. Certo, se ne potrà riparlare se e quando sarà completato il prolungamento della 434 da Palazzina a Basso Acquar. Ma fino ad allora sarebbe un nonsenso dare il via ad un ipermercato.” Che cosa succederà, allora? Tutto continuerà così, e in quell’area si continuerà a morire e a spacciare droga? “La situazione è insostenibile - dice Uboldi - e i rimedi non sono di natura urbanistica. Per quanto mi riguarda, se questa soluzione non andasse avanti, credo andrebbe esaminata un’ipotesi diversa. Anche togliendo i 10mila metri di commerciale finora decisi”.

Stranfiér
July 12th, 2006, 12:13 PM
Mercoledì 12 Luglio 2006


Aumentati i casi di epatite C che spesso sfocia in cirrosi epatica e di Aids soprattutto tra le drogate
Ex Cartiere, emergenza sanitaria
Il dottor Serpelloni sottolinea il rischio di malattie da contagio
«Con l’abbattimento degli edifici ci sarà una polverizzazione dello spaccio sulla città», dice il medico, «dobbiamo creare una rete di supporto»


di Alessandra Vaccari



«Meno male che l’assessore regionale alla sanità ha visto con i suoi occhi il mondo là dentro. Quando noi raccontiamo la vita alle ex Cartiere c’è sempre qualcuno che ipotizza che noi esageriamo, enfatizziamo, invece la situazione è ben peggiore. Adesso l’assessore ha visto con i suoi occhi e mi pare che sia rimasto anche fortemente colpito a livello emotivo». Giovanni Serpelloni, il medico responsabile dell’Osservatorio regionale delle dipendenze ha seguito con interesse la visita di Flavio Tosi all’interno delle mura che nascondono agli occhi lo spaccio continuo tra via Dominutti e via Ascari. L’altro giorno Tosi è stato alle ex Cartiere assieme a colleghi di partito, scortato dalla polizia.


Un gesto per sensibilizzare l’amministrazione comunale e sottolineare che l’attenzione del suo partito verso quel ghetto è alta e continua.
C’era già stato a febbraio Tosi, dopo l’ennesimo abbattimento del muro che prima era in via Dominutti, quindi era stato fatto in via Ascari, prima davanti all’ingresso del Coni, adesso a quello della centrale elettrica.
«Il problema alle ex Cartiere non è soltanto di ordine pubblico. Ma sanitario. C’è una forte diffusione di epatite C che poi sfocia in cirrosi epatica. E di Hiv, perché è drammaticamente vero che alle ragazze soprattutto gli albanesi e i moldavi chiedono prestazioni sessuali anziché soldi in cambio della droga. Inoltre», aggiunge Serpelloni, «siccome gli spacciatori non vogliono che ci sia traccia della cessione, costringono il tossicodipendente a usare la siringa pronta e non c’è alcun rispetto di regole igienico sanitarie. A questo va ad aggiungersi che trattandosi spesso di immigrati nordafricani, c’è il rischio anche di passaggi di malattie endemiche di quei luoghi, che arrivano quindi da noi. Non dimentichiamo la tubercolosi, che da noi era stata debellata e invece ce la ritroviamo».
Serpelloni è anche consapevole che nel momento in cui non ci saranno più le ex Cartiere i tossicodipendenti e gli spacciatori si sparpaglieranno sul territorio. Come se venisse strizzato un bubbone. Il pus schizzerebbe da tutte le parti, in maniera disordinata.
«Con la chiusura delle ex Cartiere ci sarà una polverizzazione dello spaccio e dei tossicodipendenti sul territorio, questo è innegabile, per questo dobbiamo essere pronti anche con un piano sanitario. Noi continuiamo a essere presenti in strada con il nostro camper», dice il medico, «il fatto è che facciamo fatica a starci dietro. Un sopralluogo della Regione ha evidenziato che siamo al 50% al di sotto del numero del personale che dovremmo avere».
Serpelloni non è tipo da lagnanze, non l’ha mai fatto, ma stavolta la situazione del personale è davvero critica poiché non sono state sostituite le persone che hanno cessato il lavoro per la pensione.
«Conosco la situazione perchè ho incontrato di recente il dottor Serpelloni, quindi valuteremo che cosa si può fare anche con l’Azienda ospedaliera per reintegare il peronale», dice Tosi, «la Regione non ha titolarità di intervento sulle ex Cartiere e il loro abbattimento, ma può fare degli studi su che cosa gravita lì attorno, sollevare problemi sanitari il cui costa grava nelle tasche di tutti i veneti. È il comune che ha perduto delle occasioni, la riqualificazione di quest’area avrebbe dovuto avere la precedenza su qualsiasi altra cosa».
L’altro ieri s’è dimostrato ancora una volta che la frequentazione alle ex Cartiere è variegata. E comunque l’età di chi fa uso di sostanza è bassa.
C’è uno studio che ha lasciato sorpreso il dottor Serpelloni, e riguarda una sorta di sondaggio eseguito dopo che su sua sollecitazione l’ex prefetto Francesco Giovannucci aveva sollecitato le forze dell’ordine a fare controlli con i cani antidroga fuori dalle scuole.
«I ragazzi erano soddisfatti dei controlli e avevano chiesto perché si fermassero all’esterno della scuola. Il 70% di loro inoltre aveva aggiunto che ritengono importanti i monitoraggi dei genitori, ad esempio con il controllo delle loro urine», dice il dottor Serpelloni. I genitori interpellati hanno invece detto che si poteva fare a meno di controlli simili, ma come ha evidenziato un nostro studio spesso i genitori hanno problemi con la droga o li hanno avuti in passato. Per quanto riguarda gli insegnanti quando è stato chiesto di far entrare i cani in classe non ne hanno voluto proprio sapere».
Conclude il medico: «Per quanto riguarda il discorso di attrezzare una zona dove i tossicodipendenti possano iniettarsi la sostanza, ho letto sul vostro giornale che lo stesso tossicodipendente intervistato è contrario. Avevo visitato dieci anni fa il parco di Zurigo, nell’ex stazione ferroviaria. Un luogo adibito allo spaccio. C’erano 1500 persone e due poliziotti che controllavano il varco. Una situazione allucinante, che è quella che si è creata alle ex Cartiere».
Non c’è altro modo di risolvere la questione in questa area se non l’abbattimento. Il controllo all’interno è impossibile anche se qualcuno tra le forze dell’ordine, ancora tempo addietro aveva prospettato l’ipotesi di poter far pattugliare l’area entrando con le auto. È improponibile infatti far entrare i poliziotti a piedi in due soltanto.
Il rischio non è per i tossicodipendenti che nella maggior parte dei casi sono innocui, ma per gli spacciatori che da perdere non hanno alcunché.
La questione delle ex Cartiere di tanto in tanto si ripropone, ma forse davvero a breve la situazione potrebbe essere risolta una volta per tutte.

I nodi del piano urbanistico
Demolizione, oggi se ne parla in Giunta


La situazione delle ex Cartiere sarà esaminata questa mattina dalla Giunta comunale. È lo stesso assessore all’Urbanistica, Roberto Uboldi, a renderlo noto: «Ne parleremo in Giunta, ma la posizione del Comune l’abbiamo chiarita nei giorni scorsi».
Dopo l’ennesimo sfondamento del muro di recinzione in via Ascari da parte di spacciatori e tossicodipendenti, Uboldi aveva detto che i proprietari «hanno tutte le autorizzazioni per procedere all’immediato abbattimento delle strutture», aggiungendo che si potrà ricostruire «con la stessa volumetria esistente». L’unica condizione posta dal Comune, aveva precisato, è che la superficie di vendita delle strutture commerciali non può superare i 10 mila metri quadrati «perché fino a quel limite non si creano situazioni problematiche per la viabilità». La questione della dimensione della zona commerciale, ha infatti fatto sapere l’assessore «rappresenta il vero ostacolo» sulla strada della demolizione e dell’avvio del progetto di recupero. I 72 mila metri quadrati delle ex Cartiere sono interessate dalla variante urbanistica che ridisegnerà tutta la zona sud di Verona, dal casello autostradale a Porta Nuova. «Cominceremo a demolire», aveva fatto sapere l’imprenditore Attilio Lonardi, uno dei soci della Verona Porta Sud, «solo quando l’iter della variante urbanistica sarà completata». Concetto ribadito anche dal progettista della società, l’architetto Bruno Gabbiani: «La destinazione dell’area è ancora industriale, quindi non è chiaro che cosa si potrà fare». Il professionista, tuttavia, ha sottolineato che ci sono i presupposti per una positiva conclusione dell’annosa vicenda.
Intanto sulla questione delle ex Cartiere prende posizione anche la federazione provinciale del Sunia, il sindacato degli inquilini, per il quale la zona va utilizzata «per edificazioni pubbliche a servizi e parcheggi data la vicinanza al centro» e per snellire la viabilità. «Non crediamo», recita un comunicato, «che sia prioritario un ulteriore centro commerciale con le sue piazze artificiali, che, tra l’altro, farebbe morire sicuramente il vero centro storico». Secondo il Sunia, inoltre, «trattandosi di area privata dev’essere il privato a impedirne l’accesso con spese e vigilanza proprie». (e.s.)




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Stranfiér
July 13th, 2006, 12:23 PM
Giovedì 13 Luglio 2006


Decisi i primi interventi ambientali del fiume. Ma la Lega Nord contesta il progetto di una fattoria didattica al Giarol Grande
Il parco dell’Adige comincia dal Porto
Approvato il piano di recupero dell’area del Lazzaretto che comprende Boschetto e Pestrino


di Enrico Giardini



Comincia a prendere corpo il parco dell’Adige Sud. La giunta comunale ha approvato il piano particolareggiato per un intervento di recupero dell’area del Lazzaretto, tra Porto San Pancrazio e il parco di Villa Buri, inserita appunto nel Parco dell’Adige Sud, che comprende anche le aree del Boschetto e del Pestrino (la parte nord-ovest è invece a Parona, Corte Molon e lungadige Attiraglio).
L’amministrazione ha inoltre indetto un bando europeo per assegnare a una cooperativa il recupero dell’area del Giarol Grande, a Porto San Pancrazio, di proprietà del Comune, dove verrà realizzata una fattoria didattica. Le buste con le varie offerte sono già state aperte e ora la giunta valuterà l’offerta ritenuta migliore. Un progetto, quest’ultimo, avversato dalla Lega Nord, che ritiene «cattiva gestione di denaro pubblico creare una fattoria didattica spendendo un milione 200mila euro».
LAZZARETTO. Un parcheggio alberato, aree sportive all’aperto e una piscina, una pista ciclopedonale e un’altra cilabile, uno spazio per tempo libero e relax e ripristinare gli argini dell’Adige: questo il progetto di recupero dell’area del Lazzaretto, che comprende anche il Lazzaretto vero e proprio, che andrà bonificato dalle bombe ancora presenti nel sottosuolo e inoltre ripulito, anche negli spazi dove ci sono gli edifici cadenti, per diventare un parco aperto al pubblico. Gli interventi di recupero al Lazzaretto sono divisi in tre parti, per altrettanti proprietari, su un’estensione di 182mila metri quadrati. Le aree private, di imprenditori, sono di 107mila metri quadrati, quelle comunali di 47.500 metri quadrati (fra cui il Lazzaretto) e quelle demaniali di 27.500 metri quadrati. «Si tratta del più significativo intervento nel parco dell’Adige», spiega l’assessore comunale all’Urbanistica, Roberto Uboldi, «e l’aspetto maggiormente positivo è che comprende il recupero del Lazzaretto vero e proprio, oltre alle aree e agli spazi attorno».
GIAROL GRANDE. Una fattoria didattica, restaurando una corte e altri fabbricati rurali, con coltivazioni biologiche, boschi, aree per giochi e pic nic, aperti alle visite. È questo il progetto del Comune per recuperare il fondo Giarol Grande, a Porto San Pancrazio. Il recupero e la successiva gestione del sito verrà affidato a una cooperativa. Ed è proprio questo il punto contestato dalla Lega Nord, con il consigliere comunale Paolo Tosato. «Pagare un milione e 200mila euro a un’associazione o a una cooperativa per creare una fattoria didattica appare un vezzo ambientalista discutibile», commenta Tosato, che suggeriva di copinvolgere nel progetto Coldiretti e Confagricoltura e ora invita l’amministrazione «a non sprecare il denaro pubblico e a concentrare gli investimenti per garantire i servizi essenziali e per svolgere attività che oggi appaiono fortemente ridimensionate, come asfaltare strade, sistemare marciapiedi, ristrutturare scuole e costruire case per le fasce deboli della popolazione».
Ma l’assessore comunale all’Ambiente, Luciano Guerrini, replica così: «Abbiamo indetto un bando, ora chiuso, per affidare il recupero e la gestione di un’area di nostra proprietà, parte del Parco dell’Adige, che verrà aperta al pubblico. Invece di intervenire direttamente abbiamo stanziato la somma e ora sceglieremo l’offerta più vantaggiosa».




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Falcon83
July 13th, 2006, 02:56 PM
Secondo i rilevamenti demografici Istat, la nostra città contraddice la tendenza nazionale
Verona cresce di 312 abitanti
Immigrazione con tassi fra i più alti d’Italia, stranieri a quota 23.166
In diminuzione i senza fissa dimora: scendono da 287 a 239



di Enrico Santi



Aumenta la popolazione veronese. Alla fine del 2005, secondo l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica che ha reso noto i dati dell’ultimo rilevamento demografico, la nostra città ha goduto di un incremento di 312 abitanti.
Tale risultato, lieve ma pur sempre in controtendenza rispetto alla situazione generale delle grandi città, è dovuto soprattutto al fenomeno immigratorio, il cui tasso in riva all’Adige, sempre secondo l’Istat, è fra i più alti in Italia con il 9,5 per mille, seguito da Firenze con l’8,2 per mille e preceduto da Milano con il 13,8 per mille. Nel capoluogo lombardo si sono registrati 9.296 abitanti in più rispetto al 2004.
Alla fine di dicembre, nel Comune di Verona, i veronesi erano 259.380. Un anno prima erano 259.068.
Secondo i dati forniti dall’ufficio Statistica di Palazzo Barbieri, gli stranieri registrati come residenti nel territorio comunale sono 23.166 (1.349 provenienti da paesi dell’Unione europea, 7.171 da altri paesi del continente, 6.412 dall’Africa, 2.108 dall’America, 6.114 dall’Asia e 12 dall’Oceania), ben 2.026 in più rispetto all’anno precedente. Tale incremento di popolazione straniera, che si concentra soprattutto nei quartieri periferici, ha compensato la «fuga» di molti residenti dalle zone del centro storico.
Il quartiere più popoloso della città è Borgo Milano, che da solo a fine 2005 conta 42.328 abitanti, 210 in più rispetto al 2004. A San Michele i residenti sono passati da 15.888 a 16.190: un incremento di oltre trecento persone. Consistente anche la crescita demografica nella zona di Borgo Roma, che da 27.515 abitanti passa a 27.646, a San Massimo che ha raggiunto i 15.742 abitanti (a dicembre del 2004 erano fermi a 15.655) e a Quinto, passato da 7.005 a 7.160 residenti.
Gli altri quartieri in attivo dal punto di vista della popolazione sono San Zeno, dove i 4.659 abitanti del 2004 sono diventati 4.691 nel 2005, Valdonega (passata da 3.555 residenti a 3.630), Santa Lucia (da 12.110 a 12.118), Avesa (da 3.512 a 3.529), Mizzole (da 1.757 a 1.780), Cadidavid (da 8.263 a 8.305) e Quinzano (da 3.388 a 3.432).
Le maggiori «emorragie» si sono verificate, invece, a Borgo Trento che conta 12.522 residenti, 207 in meno rispetto all’anno prima, a Borgo Venezia, passato da 30.887 a 30.715, cioè 172 in meno, e a Veronetta che in 12 mesi ne ha persi 109. L’ultimo rilevamento ne conta 10.294.
In lievissimo calo anche la popolazione della città antica (da 9.084 a 8.971) e dei quartieri Cittadella (da 7.089 a 7.080), di Porto San Pancrazio (da 5.762 a 5.754) e di Ponte Crencano (da 10.470 a 10.449). Calo di abitanti anche a Santa Maria in Stelle: ne aveva 2.216 e ora sono 2.205, a Montorio con 6.467 residenti contro i 6.487 del 2004 e a Parona, dove si registrano 3.674 abitanti, 65 in meno.
In diminuzione anche le persone senza fissa dimora. L’ultimo rilevamento ne conta 239, la maggior parte dei quali, 191, sono uomini. Precedentemente i senzatetto censiti erano 287.


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Stranfiér
July 14th, 2006, 12:17 PM
Venerdì 14 Luglio 2006


Assemblea straordinaria: sospesi lavori e progetti che fanno riferimento al nuovo piano finanziario in attesa dell’ok da Roma
Serenissima, opere con il freno a mano
Ieri la comunicazione ai soci. Presentate anche le ipotesi di riassetto societario per la Borsa


Assemblea straordinaria dei soci ieri nella sede della società autostradale Serenissima che gestisce la Brescia-Padova. Sindaci, presidenti delle Province e soci privati sono stati informati da parte del presidente Aleardo Merlin e del direttore generale Carlo Lepore degli sviluppi (anzi, dei non sviluppi) della situazione finanziaria con il Governo dopo il primo incontro con il nuovo ministro Antonio Di Pietro. Di fatto, Merlin e Lepore hanno spiegato ai soci che tutte le opere le cui poste di bilancio fanno riferimento al nuovo piano finanziario sono da ritenersi sospese. Come si ricorderà, la concessione della Serenissima scade nel 2013, cioè tra soli 7 anni. Il nuovo piano finanziario, già approvato da Anas e Cipe, prevede un prolungamento della concessione fino al 2036. Si tratta di investimenti per ben 3 miliardi e mezzo di euro, pari a 7 mila miliardi di vecchie lire, tutti in autofinanziamento, senza ricorso a fondi dello Stato.
Con il cambio di Governo e la volontà del ministro Di Pietro di rivedere la situazione di tutte le società concessionarie di autostrade, la Serenissima sta ora aspettando di essere ricevuta al ministero per spiegare la propria situazione e ottenere il via libera, come del resto ottenuto da Anas, Cipe e ministeri competenti. Per prudenza finanziaria, quindi, sono sospese, come ha confermato il presidente Merlin, le opere relative ai lotti della Valdastico sud che ricadono nel nuovo piano finanziario, la progettazione della Valdastico nord.
«Vanno avanti invece le opere in project financing delle quali la Serenissima è soltanto un partner», spiega Merlin, «per cui la nostra partecipazione societaria a queste cordate rimane invariata; se ci saranno aumenti di capitale la nostra quota resterà congelata perché non possiamo incrementarla e quindi eventualmente scenderemo di qualche punto». Le opere in project financing nelle quali Serenissima ha compartecipazioni sono la Nogara-Mare, il completamento delle tangenziali, la Brescia-Bergamo-Milano, la Pedemontana».
Quindi, così come viene sospesa l’esecuzione delle opere gestite direttamente da Serenissima e che sono contenute nel nuovo piano finanziario, così vengono sospese e congelate le partecipazioni nelle finanze di progetto.
Ma fin qui, viene confermato quanto già era trapelato nei giorni scorsi: «In questo clima di incertezza», ha spiegato il presidente Aleardo Merlin ai soci, «vige ancora il vecchio piano finanziario previsto fino al 2013 che non ci consente quindi di realizzare le opere previste nel nuovo piano. Siamo fiduciosi in una soluzione positiva perché spiegheremo al ministro Di Pietro che le opere previste nel nuovo piano finanziario sono interamente coperte da nostri finanziamenti e quindi a costo zero per lo Stato». E i soci? «Hanno condiviso la nostra scelta, condividendo l’operato della società. La nostra del resto è una scelta di prudente amministrazione, non vuole essere né una minaccia né un ricatto».
Ma c’era anche un secondo punto all’ordine del giorno dell’assemblea di ieri, del quale si è parlato meno in questi giorni ma è di un’importanza altrettanto delicata: è stato presentato ai soci il riassetto della galassia societaria Serenissima. Ai soci sono state sottoposte varie soluzioni, predisposte da esperti internazionali, sulle quali ora gli enti e i privati dovranno meditare in vista di un nuovo incontro che si terrà forse in agosto per decidere quale strada percorrere. Serenissima ha dato vita infatti in questi anni a una vera e propria holding che va dalla ristorazione all’immobiliare e che ora ha bisogno di essere riordinata in vista di un possibile sbarco in Borsa della capofila, cioè della società che si occupa del core business, vale a dire il traffico autostradale. Ma, precisano in sede, il riassetto societario è solo un passaggio necessario in questo momento; lo sbarco in Borsa dovrà essere oggetto successivamente della valutazione dei soci che per ora non si sono mai espressi e che dovranno manifestare il loro accordo.





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Stranfiér
July 18th, 2006, 12:12 PM
Martedì 18 Luglio 2006


Il Wwf: «Tramvia e blocco all’edilizia». Italia Nostra: «Piste ciclabili illuminate». L’osservatorio: «Più autobus»
Valpolicella, strade contestate
No degli ambientalisti al piano per la viabilità annunciato dalla Provincia


Fa discutere il piano per la viabilità della Valpolicella prospettato dall’amministrazione provinciale (L’Arena, 14 luglio). Anche se l’assessore provinciale Dionisio Brunelli ha ribadito che si tratta di indicazioni di massima, e che «solo il 50% del tracciato sarà costituito da strade nuove, il resto è consolidamento dell’esistente», la prospettiva di altro asfalto e cemento in Valpolicella ha suscitato le reazioni di Italia Nostra, Wwf e osservatorio Salvalpolicella.
Dice Averardo Amadio, storico fondatore del Wwf a Verona: «È proprio il caso di parlare di Valpolicella da salvare. Prima di esporre idee, è importante disporre di una specie di censimento di quanto è indispensabile proteggere di natura, paesaggio, colture, architettura, ambiente. Ogni Comune, ogni sindaco, chi ha a cuore la Valpolicella dovrebbe contribuire alla redazione di una mappa, di una frontiera invalicabile della protezione». Amadio rovescia il ragionamento: prima delle strade, la conservazione, la nuova qualità della vita, la tutela dell’identità della valle e di chi vi abita. «La Valpolicella ha 70mila abitanti», continua l’ambientalista. «Bastano, occorre fare qualcosa per impedire che aumentino. Noi proponiamo lo stop a nuove costruzioni per coloro che vengano da fuori, consentendo di costruire, meglio se ristrutturando, solo a coloro che già abitano in Valpolicella. Ci si muova subito per dare al trasporto pubblico una corsia preferenziale. Realizziamo un sistema di trasporto, la tramvia, piste ciclabili fino a Verona, si dirotti subito tutto quel denaro per il trasporto pubblico di massa in un servizio metropolitano: biglietti dal costo di una corsa urbana validi per tutta la Valpolicella».
Insomma, per Amadio, «meno traffico, meno case, produzione agricola da rilanciare (vino, soprattutto) con meno polvere nell’aria, meno olii combusti nell’acqua e quindi nei prodotti del suolo. Si ponga un alt a ciò che ha generato la situazione di necessità del presente, per questa valle che dovrebbe essere considerata come un modello. Si faccia solo qualche moderato intervento indispensabile, ma non si programmino opere che risolverebbero il problema viabilistico al momento, ma sarebbero l’esca per portare la Valpolicella al doppio di abitanti. Cioè a non essere più se stessa».
L’osservatorio Salvalpolicella apprezza che sia stato fatto uno studio sui flussi di traffico da parte della Provincia, «ed è giusto cercare dei rimedi», dice il presidenmte dell’associazione, Pieralvise Serego Alighieri, «ma gli interventi non verranno realizzati adesso in base alle necessità che vi sono ora? Nel futuro come saranno le cose?»
Continua Serego Alighieri, proprietario di villa storica e tenuta a Gargagnago minacciate da nuove lottizzazioni in progetto: «L’aleatorietà del piano provinciale è evidenziata dal costo, miliardi delle vecchie lire: chi dice che i soldi si trovino? Quanti autobus si potrebbero comprare con quei soldi, evitando di costruire una nuova strada sui vigneti? L’uso di mezzi privati non è assolutamente da incentivare. Avremmo preferito un piano della viabilità che partisse da un trasporto pubblico più efficiente e moderno. Si ipotizzano poche grandi strade su cui riversare tutto il traffico, che inevitabilmente in poco tempo si troverebbero a essere intasate, senza mai risolvere il problema, trascurando invece una rete di piccole strade».
Giancarla Gallo




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Stranfiér
July 21st, 2006, 12:24 PM
Venerdì 21 Luglio 2006


Reazioni e commenti al via libera del Consiglio comunale alla ristrutturazione del complesso asburgico
«San Pietro, il cuore di Verona»
L’architetto Gianni Perbellini: «Sarà il vero motore del colle»


di Enrico Giardini



Castel San Pietro, e tutta l’area attorno che sale dal teatro e arriva al parco che guarda alla Valdonega e alle Torricelle, stanno per tornare ai veronesi. Ma come, il luogo culla della città, dove ci fu il primo insediamento preistorico dei protoveronesi, era forse passato a un altro Comune? Niente di tutto questo.
Solo che da decenni l’ex caserma austriaca, in particolare, ma anche l’area circostante, erano stati lasciati andare verso un progressivo abbandono. Mai contrastato con iniziative concrete per restituire ai cittadini residenti, ma anche e ai turisti di tutto il mondo, un luogo da cui si può godere una vista mozzafiato su Verona. Ora, però, la base per invertire la rotta c’è, visto che il Consiglio comunale ha approvato il piano urbanistico dell’ambito di Castel San Pietro, che riordina l’intera area che culmina nel castello e spiana la strada alla cessione dell’ex caserma alla Fondazione Cariverona, che la trasformerà in un museo. Facendo arrivare nelle case del Comune 11 milioni di euro, da impiegare in parte per il restaurare l’Arsenale.
Oltre all’ex caserma, di proprietà della Fondazione Cariverona, destinata a diventare polo culturale e museale, gli interventi di recupero riguarderanno il Teatro Romano, con l’ipotesi di un palcoscenico a struttura permanente, l’ex stazione funicolare con un nuovo impianto di funicolare leggera con partenza dal teatro Laboratorio, l’ex convento dei Gesuati, ora museo archeologico, dove verranno coperti i cortili per ampliare gli spazi espositivi. Saranno poi riordinati gli spazi e la conservate le piante, recuperata l’area verde del versante ovest del colle e migliorata la viabilità. Saranno creati camminamenti pedonali panoramici verso San Giovanni in Valle e un parcheggio. L’area è di 71mila metri quadri.
A tirare un sospiro di sollievo per l’approvazione è l’amministrazione comunale. Solo la maggioranza di centrosinistra, però, perché Forza Italia, Lega Nord, An e Udc, dai banchi dell’opposizione, hanno contestato il piano urbanisitico e la modalità di cessione di Castel San Pietro, mentre Verdi e Rifondazione voglio una sistemazione definitiva del teatro Laboratorio. Ma a gioire di più è Gianni Perbellini, l’architetto che ha lavorato alla stesura del piano da una decina d’anni, ma che ha cominciato a studiare il sito da 25 anni.
«Finalmente si è concluso l’iter che permetterà una certa operatività in una zona che si può definire il cuore di Verona», dice Perbellini, citando le parole dello scrittore inglese John Ruskin che mise nero su bianco quanto riferì il 4 febbraio 1870 alla Società geografica britannica dopo un suo approfondito viaggio a Verona: «Non credo che ci sia al mondo un’altra rupe da cui possano essere visibili i luoghi e i monumenti di un frammento così complesso della storia e di epoche come quella balza scoscesa», scrive Ruskin, riferendosi a Castel San Pietro.
«Castel San Pietro, quando diventerà un museo e un polo culturale», precisa l’architetto, «sarà il vero motore del colle, che darà la possibilità ai turisti di ampliare il loro giro in città e di non fermarsi soltanto due ore, come avviene tutt’ora per la maggior parte dei visitatori. In questo senso è pregevole l’iniziativa della Fondazione Cariverona che si è accollata l’onere di acquistare e restaurare il castello, che diventerà però un vero attrattore anche per la città».
Castel San Pietro, fra l’altro, è candidato anche a diventare la sede italiana dell’Hermitage di San Pietroburgo, il museo più grande del mondo. In autunno si attende il parere dei dirigenti del museo russo.
La Fondazione Cariverona esprime soddisfazione per il fatto che il Consiglio abbia approvato il piano urbanistico, un passaggio propedeutico alla realizzazione del museo. Il rogito di vendita dell’ex caserma dal Comune alla Fondazione era infatti vincolato all’approvazione del piano urbanistico.

Uboldi
«Finalmente via a museo e restauri»


«Finalmente è stata messa la parola fine a una vicenda decennale e ora sappiamo esattamente che cosa fare nell’area e come farlo». L’assessore comunale all’Urbanistica, Roberto Uboldi, commenta così l’approvazione in Consiglio comunale del Piano particolareggiato di Castel San Pietro.
Il «cosa», precisa Uboldi, è la destinazione museale-culturale dell’area, a cominciare proprio dall’ex caserma austriaca che il Comune vende alla Fondazione Cariverona per 11 milioni di euro. Il «come», invece, riguarda invece i contenuto del piano. Spiega Uboldi: «La linea della nostra amministrazione è quella della salvaguardia delle Torricelle e quest’area si estende verso quella zona della città. Il piano dà linee certe: non ci saranno nuove volumetrie, cioè non verrà costruito nulla, ma si procederà soltanto al recupero dei monumenti e degli edifici esistenti, che necessitano di interventi».
Ma il «cosa» e il «come» avrebbero bisogno di un «quando». In altre parole: quando si potrà procedere ad attuare il progetto? «Questo dipenderà dalla Fondazione Cariverona», aggiunge l’assessore all’Urbanistica, «che si è impegnato entro un paio d’anni a procedere ai restauri dell’ex caserma austriaca, che diventerà un museo».
Che cosa rappresenta, per Verona, il recupero dell’ambito di Castel San Pietro? «È colmare un vuoto», conclude Uboldi, «perché Verona senza Castel San Pietro è come Firenze senza gli Uffizi o Venezia senza il Palazzo Ducale». (e.g.)




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Stranfiér
July 22nd, 2006, 02:55 PM
Sabato 22 Luglio 2006


RIVOLUZIONE NELLE STRADE. Il Comune procede con gli interventi ritenuti indispensabili, alcuni sono già ultimati
Cantieri aperti, caos e disagi nei quartieri
In via Colombo si finirà a settembre, a San Fermo si lavora anche di notte
A San Massimo sono in corso dei lavori per riqualificare via Romagnoli e via Lugagnano


Lavori in corso in tutte le circoscrizioni. Chi non è ancora partito per le ferie se ne sarà accorto: in queste settimane i cantieri per il rifacimento di strade e marciapiedi sono «spalmati» in tutta la città, a partire dal centro storico. Del resto l’estate è per eccellenza la stagione dei cantieri e l’amministrazione comunale quest’anno ha previsto una fitta serie di interventi, alcuni dei quali già conclusi, altri in corso, altri in partenza a breve.
«Bisogna distinguere tra interventi di carattere ordinario e interventi straordinari», spiega l’assessore ai lavori pubblici Carlo Pozzerle. «Da una parte proseguono gli interventi di minore impatto e di costo più contenuto, che vengono però effettuati anche in tutte le altre stagioni dell’anno, per esempio se c’è una rottura per un qualche incidente e simili. Altra cosa sono gli interventi straordinari: questi sono partiti subito dopo la fine delle scuole, in coincidenza con la netta riduzione del traffico sulle vie cittadine. La nostra preoccupazione resta comunque quella di effettuare i lavori in modo da arrecare il minore disagio possibile a chi vive e lavora nelle zone interessate: è chiaro però che qualche problema è inevitabile e, d’altra parte, gli interventi in atto erano giudicati da tutti indispensabili».


Vediamo dunque più nel dettaglio la mappa delle strade di Verona che in questa estate sono toccate dai cantieri. Alcune, per essere più precisi, sono già state sistemate e sono tornate libere: si tratta della rotatoria di via Verdi, di via Torricelli, del tratto di piazza Bra davanti alla Gran Guardia, di via San Giacomo, di via Fattorie e via Segantini.
Lavori ancora in corso fino all’inizio di settembre in via Colombo e via Doria: si tratta di un intervento complessivi non solo di sistemazione del fondo stradale ma di riqualificazione più generale di questa fondamentale arteria cittadina, con una spesa prevista di 527 mila euro.
L’intervento prevede anche la sistemazione dei marciapiedi e la realizzazione di una pista ciclabile perché le biciclette possano percorrere i tratti di maggior traffico in sicurezza. Nonostante la stagione sia quella estiva, il traffico creato dai lavori in via Colombo è spesso intasato: una dimostrazione però che la via è di grande passaggio e che dunque i lavori erano ancor più necessari.
Lavori in corso anche in centro, per la sistemazione di corso San Fermo, ponte Navi e via XX settembre: i lavori sono partiti lunedì e si prevede che durino un mese. Per evitare troppi disagi in questo punto essenziale di attraversamento del centro, gli operai sono al lavoro anche di notte: in particolare per i lavori sul ponte che altrimenti, fatti di giorno avrebbero bloccato il traffico. L’importo è di 241mila euro.
Alle Golosine, i lavori toccano via Murari Bra e via Guerrieri: i 423mila euro previsti serviranno a asfaltare e riqualificare le due strade, che saranno pronte alla fine di agosto. E sempre alle Golosine è previsto entro l’inizio di settembre il lavoro di asfaltatura del secondo tratto dell’ex area Conagro in via Gramego e la realizzazione di una rotonda di collegamento con stradone Santa Lucia, per una spesa di 600mila euro.
Ci spostiamo a San Massimo dove sono in corso i lavori di riqualificazione di via Romagnoli e via Lugagnano, cioè le strade principali del quartiere, con un intervento del costo di 618mila euro; a San Bernardino invece a fine luglio partirà un cantiere per via Provolo (195mila euro).
Se infine camminando per le vie del centro trovate operai al lavoro, non stupitevi: per tutti i mesi estivi proseguono i lavori di ordinaria manutenzione delle strade del centro città.
Alessandra Galetto

Falcon83
August 16th, 2006, 12:19 PM
NUOVI SCALIGERI/1
Attualmente i residenti immigrati sono oltre 23.000 e rappresentano quasi il nove per cento del totale La tendenza alla crescita ha anticipato anche le previsioni: quella attuale è di 200 nuovi arrivi al mese
Verona diventa una piccola capitale cosmopolita con tanti nuovi nuclei familiari e attività produttive che si sono ben inserite nel tessuto economico locale
Moltissimi sono arrivati in condizioni precarie e si sono adattati a qualsiasi lavoro per guadagnarsi un titolo da cittadini: ora pagano le tasse e i loro figli vanno a scuola



di Giancarlo Beltrame



Il traguardo è vicino. Più vicino di quanto si pensi. Con i loro 23.166 residenti ufficialmente registrati al 31 dicembre scorso, gli immigrati nella città di Verona rappresentano l’8,9% della popolazione totale. E siccome negli ultimi tre anni le presenze sono andate aumentando di circa duemila all’anno, è prevedibile che entro il prossimo 31 dicembre si superi la soglia dei 25 mila e che tempo un anno si arrivi oltre quota 26 mila, ossia il traguardo della doppia cifra percentuale, quel 10% che alcuni vedono con spavento, se non con ribrezzo razzista, e altri come una grande opportunità di crescita economica e culturale. Se si guarda l’evoluzione a più lungo termine, la percentuale di stranieri a Verona è passata dall’1% del 1992 al 9% di oggi, e i grafici, disponibili sino al 2005, dopo una pausa tra il 2001 e il 2002, segnalano un picco di crescita proprio negli ultimi tre anni.
Questa tendenza anticipa di qualche anno la previsione fatta appena tre anni fa, nell’aprile 2003, dal Cestim, che come contributo alla costruzione del Piano strategico aveva ipotizzato per il 2020 il superamento delle 40 mila presenze di cittadini di origine straniera. Con questo ritmo di crescita, se verrà mantenuto se non - come è probabile, visto che si sta marciando a quasi 200 nuovi arrivi al mese, più di sei al giorno, festività comprese - addirittura incrementato, la meta della «città plurale», con tutte o quasi la popolazioni del mondo presenti in riva all’Adige, verrà raggiunta entro la metà del tempo previsto, tra il 2013 e il 2014, cioè sette-otto anni al massimo.
Si dice stranieri, si dice immigrati, utilizzando categorie generalizzanti, ma in effetti questa realtà è fatta di tante microcomunità (qualcuna ormai nemmeno più tanto «micro») che fanno di Verona una capitale del cosmopolitismo. Un mondo fatto di tante «piccole patrie». Una definizione, questa, spesso usata dai sociologi per indicare i rigurgiti di microlocalismo che si sono diffusi negli ultimi due decenni specialmente nel Nord, come rivendicazione di una identità che si sente minacciata (mi son veneto, mi sun lumbard...), ma che guardacaso calza perfettamente anche alla ricerca di ricreare delle comunità nazionali tra gli immigrati. Un po’ come hanno fatto anche i nostri antenati emigrati nelle due grandi ondate migratorie, la prima tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, la seconda dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni del primo boom economico, tanto da dar vita non solo alle varie Little Italy sparse in giro per il mondo (e oggi ad associazioni tipo Veronesi o Trevigiani nel mondo), ma anche a stereotipi tipo «chitarra e mandolino» o «pizza e coltello».
E proprio gli stereotipi, antiporta del pregiudizio razziale, sono i peggiori nemici della conoscenza di questi «nuovi veronesi», di queste persone di tutto il mondo che hanno scelto Verona per diventarvi cittadini a tutti gli effetti, vivendoci con la famiglia, facendoci nascere i figli, chiamando qui le mogli, i mariti, i genitori o i figli che avevano avuto nella terra d’origine prima di stabilirsi all’ombra della Torre dei Lamberti, lavorando nelle imprese scaligere, trasformandosi talvolta essi stessi in piccoli imprenditori, pagando le tasse, mandando i loro bambini e ragazzi nelle scuole, assistendo i nostri anziani, pulendo le nostre case, lavando i piatti o cucinando nei ristoranti o nelle pizzerie dove andiamo a passare la serata, lavorando nei campi, raccogliendo fragole, pesche o ciliegie, mungendo mucche o vendemmiando, insomma, integrandosi a pieno titolo nel tessuto produttivo.
Purtroppo spesso essi sono anche degli «invisibili». Nel senso che ci accorgiamo di loro solo in relazione a fatti di cronaca nera, con una enfatizzazione drammatica degli episodi che rischia di rafforzare i luoghi comuni che aumentano ansia e aggressività preventiva nei confronti degli stranieri.
Proprio perché la presenza di un nuovo veronese ogni dieci «de soca» rappresenta nella quasi totalità dei casi un dato positivo, abbiamo deciso di compiere un viaggio tra le comunità più numerose. Per farle conoscere meglio ai nostri lettori, per cercare di capire - noi per primi - la varietà e la ricchezza delle loro culture, materiali e artistiche, per tentare di comprendere anche alcuni dei problemi che quotidianamente incontrano nel loro difficile percorso di integrazione, stretto tra il bisogno di mantenere le radici per sé e per i figli e la necessità di trovare un modus vivendi con la società che li ospita. E raccontando anche qualche storia esemplare di integrazione possibile.

La comunità più numerosa
I cingalesi sono più di quattromila e la maggior parte lavora nelle case
La comunità è divisa in sei gruppi con lingue diverse ma la tragedia dello tsunami del 2004 ha eliminato le divisioni e ha favorito il dialogo tra le differenti aree Predomina la religione cristiana e molti sono i cattolici Il secondo gruppo è costituito dai buddisti che hanno anche un loro monaco residente come guida spirituale
Gli ex sudditi di Sua Maestà preferiscono la Repubblica

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La comunità più numerosa tra i nuovi veronesi è di gran lunga quella dello Sri Lanka, che recenti e drammatici avvenimenti di cronaca hanno portato alla ribalta. Sono infatti 4.269 i cingalesi ufficialmente residenti nel nostro Comune al 31 dicembre scorso. Ad essi vanno aggiunti altri 764 sparsi nei vari paesi della provincia, di modo che il totale è di poco sopra le cinquemila unità. Tradotto in termini percentuali l’85% vive a Verona città, e il restante 15% è sparso negli altri 96 comuni. Nei confini comunali essi rappresentano il 18,4% di tutti i veronesi di origine straniera, quasi uno ogni cinque.
43% DI DONNE. Una caratteristica importante di questa comunità è che il rapporto tra maschi e femmine è abbastanza equilibrato. Gli ultimi dati per sesso e area geografica di residenza, infatti, che risalgono al 2004, danno un 57% di maschi, contro un 43% di femmine. I campi d’impiego dei cingalesi sono legati soprattutto a due ambiti, l’aiuto domestico (personale di servizio e colf) e la ristorazione (aiuto cuochi e camerieri), ma si stanno diffondendo anche piccoli imprenditori, soprattutto nel campo del trasporto, molti sono infatti i «padroncini» di origine cingalese (a proposito, il termine etimologicamente deriva dall’inglese, in cui è scritto esattamente allo stesso modo, e indica gli abitanti di Ceylon, come i sudditi di sua maestà britannica chiamavano l’isola nell’Oceano Indiano; in italiano fino a qualche anno fa si usava anche la variante «singalese»).
LO TSUNAMI HA UNITO. La comunità è divisa in sei gruppi, che fino a tre-quattro anni fa stentavano a trovare una linea comune d’intesa. Poi la tragedia dello tsunami del 26 dicembre 2004 ha abbassato i livelli di contrapposizione e piano piano i leader carismatici di ciascun guppo hanno iniziato a trovarsi, creando una rete di dialogo, incentivata anche dal lavoro dei mediatori culturali del Comune e dallo stesso assessore comunale, all’epoca Tito Brunelli, che più volte si era recato nelle abitazioni dove si svolgevano le riunioni tra i leader.
Questo lavoro di base ha una grossa ricaduta sulle comunità, in quanto attiva un fondamentale scambio di conoscenze. Da un lato le istituzioni pubbliche vengono a contatto con le realtà culturali d’origine e ne approfondiscono la conoscenza, rispettandone l’autonomia, dall’altro i nuovi cittadini imparano a conoscere il funzionamento della città, dei suoi servizi, delle varie realtà associative, delle risorse del pubblico e dei gruppi di volontariato. E in questo modo si rompe il cerchio del ghetto dentro il ghetto, perché ogni piccola patria tenderebbe, per autodifesa, a rinchiudersi in se stessa.
I CATTOLICI. Ma torniamo ai gruppi. Due sono di matrice religiosa. Il più numeroso, che raggruppa quasi metà dei cingalesi di Verona, è legato alla Chiesa cattolica. Ben organizzato e ben strutturato, ha un sacerdote giunto dallo Sri Lanka per seguirli. È don Fernando Piyal, che fa capo alla parrocchia di San Luca, come collaboratore del Centro pastorale immigrati per la comunità dei cingalesi, appunto. Ma la loro messa viene celebrata ogni domenica mattina alle 11 nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, gestita dai padri Camilliani a Veronetta, il quartiere dove c’è la più alta concentrazione di cingalesi, assieme a Santa Lucia. Inoltre ogni seconda domenica del mese alle 15.30, nel Tempio Votivo in piazzale Porta Nuova c’è una messa in cingalese.
I BUDDISTI. Anche i buddisti, che costituiscono il secondo gruppo per numero di affiliati, hanno un loro monaco giunto a Verona in missione. Si chiama Gammedagama Piyadassi Thero, ed è direttore e guida spirituale del Centro Buddhista Tibetano Sakya Kun-ga Choling di tradizione Theravada di via Chioda 94-96 a Golosine, di cui ogni anno viene celebrato il 6 gennaio, giorno della nostra Epifania, l’anniversario dell’inaugurazione. Sul sito Internet http://www.centrobuddhistaverona.net/ sono elencati tutti gli appuntamenti dell’anno. L’ultimo è stato un mesa fa la Cerimonia dell’Asala, che domenica 9 luglio ha festeggiato l’inizio del periodo delle piogge, e prevedeva celebrazioni di preghiera e cerimonie dalle 8 alle 16. In questi mese di agosto e nei successivi, poi, ci sono ogni domenica delle piccole cerimonie organizzate individualmente o collettivamente a piccoli gruppi. Gli ingressi sono gratuiti, ma si possono fare offerte al tempio. A fine maggio il venerabile Piyadassi ha ricevuto la visita dell’ambasciatore dello Sri Lanka Rodney Perera, che si è accoccolato a piedi nudi sul pavimento del tempio di via Chioda, fedele tra i fedeli, senza alcuna formalità.
IL PARTITO JVP. Se i due gruppi di matrice religiosa fanno la prte del leone, essi non esauriscono l’intera gamma delle forme aggregazione tra i cingalesi. Molto attivo a Verona, ad esempio, è il Jvp, ossia Janata Vimukthi Perumuna, il Fronte di liberazione popolare dello Sri Lanka, un movimento politico di ispirazione marxista, un tempo di opposizione radicale ora convertitosi alla via pacifica e dal 2004 al governo con 39 parlamentari. Ben organizzati a livello nazionale, con un comitato italiano, i seguaci del Jvp sono stati molto attivi dopo lo tsunami, raccogliendo fondi che sono serviti a ricostruire delle scuole. A fine agosto dell’anno scorso hanno organizzato anche una manifestazione in piazza Bra per protestare contro i terroristi Tamil che avevano assassinato il ministro degli esteri cingalese. A Verona sono tra i cento e i duecento e organizzano anche delle seguitissime proiezioni cinematografiche al cinema Ciak di via XX Settembre, ospitando talvolta attori o registi della loro terra d’origine.
GLI ALTRI GRUPPI. Un quarto gruppo si muove a livello di promozione musicale. Si chiama Gold Star e mette insieme i giovani cingalesi appassionati di arte e soprattutto di musica. Accanto a loro un centro culturale che raccoglie fondi da mandare in patria sotto forma di borse di studio per far studiare studenti meritevoli ma poveri.
Vi è infine l’ultima nata, un’associazione che vuole agevolare il rientro in Sri Lanka delle salme dei cingalesi morti in Italia. Questa non è certamente un’emergenza, ma è una esigenza con cui ci si troverà a fare i conti nei prossimi anni, a partire dalla richiesta degli islamici, sempre più numerosi, di avere un proprio cimitero.
LA CULTURA. Vi è poi il tessuto di vita quotidiana, fatto di rosticcerie con le piccantissime specialità cingalesi, come quelle in via Cantarane, in via Santa Chiara o in via Provolo, i ristoranti, di cui il più rinomato è il Pavone in via Monreale a Borgo Nuovo, i negozi disseminati in Veronetta, tra cui ben due videoteche che noleggiano dvd di film e spettacoli cingalesi. Ma c’è anche una piccola biblioteca, ospitata nei locali della parrocchia di San Paolo. E sono iniziati anche dei corsi per insegnare ai bambini nati in Italia a leggere e scrivere la lingua madre dal complicatissimo alfabeto. Un modo anche questo per non perdere le radici. Come quello delle danze folkloristiche di cui ci si accorge solo quando ogni Natale aggraziatissime e giovani ballerine salgono sul palco del Camploy per lo spettacolo dell’Alba della pace.


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Stranfiér
August 28th, 2006, 12:19 PM
Sopralluogo in anteprima nel nuovo parcheggio sotterraneo a tre piani con 357 posti

http://img178.imageshack.us/img178/2024/simoniqe8.jpg (http://imageshack.us)
Piazza SIMONI, la nuova city

Al grattacielo studi di professionisti in stile Manhattan

di Alessandra Galetto



Fino a ieri era una sorta di periferia del centro, innegabilmente connotata da un clima di decadenza per non dire di degrado. Ora si appresta a diventare la city di Verona, cuore pulsante al ritmo dell’attività degli studi che i più noti professionisti scaligeri si stanno accaparrando in spazi ampi e luminosi in genere oltre il sesto piano, proprio come gli attici di Manhattan.
Si tratta di piazza Renato SIMONI. In «prima assoluta» siamo entrati nel parcheggio pertinenziale, che è già concluso: 357 posti, tre piani, una rampa ampia e dall’aspetto futuribile. Anche se in superficie i lavori sono ancora in corso e quindi non è possibile vedere come entro breve si mostrerà la piazza tirata a nuovo, c’è da scommettere che sarà il salotto di una Verona chic. I due palazzi che per anni erano stati sede delle Generali (il grattacielo e quello al civico 27) sono stati infatti acquistati da un’azienda che ha creato appartamenti e studi di lusso: 250 metri quadri al quattordicesimo piano con vista sui dintorni di Verona. Avviando così una vera trasformazione urbanistica e sociale.

Nessuno, guardando la superficie ancora invasa dai cantieri, potrebbe immaginare che sotto piazza Renato SIMONI è già pronto un parcheggio pertinenziale di 357 posti a tre piani sotterranei, che alterna posti macchina a garage veri e propri. Tutti, a quanto pare, già venduti.
Siamo scesi in anteprima per vedere di che cosa si tratta, scoprendo che non è solo il sottosuolo di piazza SIMONI ad essere oggetto di trasformazione: un cambiamento profondo si sta profilando anche per quanto riguarda le abitazioni. Al punto che la realizzazione del parcheggio pertinenziale pare più che altro il corollario della scelta operata da un’impresa che ha individuato questa zona per avviare una riqualificazione all’insegna del lusso. E’ vero che si tratta di un’area tristemente nota da anni per frequentazioni discutibili (proprio questo aveva svalutato le abitazioni), ma ci sono anche molti aspetti positivi sottovalutati.
Piazza SIMONI infatti è contemporaneamente a due passi dalla stazione e dal centro, inteso come piazza Bra (cioè il Comune), il Tribunale, la Camera di commercio, e ha la fortuna di «possedere» l’unico grattacielo che c’è a Verona, ex sede delle assicurazioni Generali. Lo stabile, insieme all’altro al civico 27, è stato acquistato dall’immobiliare p