View Full Version : Grandi Opere
-{ Rick }- January 21st, 2006, 01:25 AM Sicuramente avete visto la pubblicità sulle grandi opere che danno da qualche giorno in tv.. Per curiosità sono andato a guardare il sito e devo dire che è davvero ben fatto ! Sinceramente io non ne conoscevo l'esistenza, ma ho trovato tutte le informazioni che cercavo relativamente a opere piemontesi come il nodo di torino etc..
Per tutte le grandi opere :
http://www.infrastrutturetrasporti.it/page/standard/site.php?p=cm&o=vh&id=242
Cartina con opere regione per regione :
http://www.infrastrutturetrasporti.it/page/standard/site.php?p=app&id=3
Se da qualche parte era già stato postato tutto l'ambaradan chiedo venia :)
dreaad January 21st, 2006, 12:52 PM questa pubblicità capita a pennello con l'unificazione del comitato no-tav no ponte.
bigjim33 January 21st, 2006, 03:07 PM ...io direi che capita a pennello con la campagna elettorale...
area00 January 24th, 2006, 08:14 PM a dire il vero è già da un po' che è in linea questo sitarello
Eleinad January 24th, 2006, 09:23 PM Io lo uso da un paio d'anni per i bandi e il calendario degli scioperi
robyk February 13th, 2006, 01:14 PM Venezia - Venezia capitale della lotta alle grandi opere
Di Tullio Cardona
13.02.2006
È nato ieri a Venezia il coordinamento nazionale 'No Grandi Opere', formato inizialmente dai comitati No Mose, No Ponte, No Tav e sancito nell'aula magna dell'istituto di Architettura con un'assemblea pubblica titolata 'Grandi opere, grandi bidoni'.'Un salto politico in atto - hanno detto i portavoce - quale garante della legalità e di una democrazia che parta dal basso. Oggi siamo in grado di riunire molti comitati provenienti da più regioni, non in nome di un'astratta ideologia contro le grandi opere, ma perché possiamo concretamente analizzarle e contrapporre ad esse alternative molto più valide(QUALI? :bash: ) . Insomma, ieri pomeriggio è stato decretato il passaggio dalla lotta spontanea di movimento di parte delle popolazioni interessate dal progetto obbiettivo del ministero alle Infrastrutture, al coordinamento quale crogiolo politico di esame e d'azione comune; un coordinamento di certo contrario al centrodestra, ma in parte sospettoso anche nei confronti del centrosinistra.
Per l'assemblea permanente No Mose era presente Cristiano Gasparetto; per No Ponte, Salvatore Granata di Legambiente Sicilia, Osvaldo Pieroni del coordinamento calabrese e Alberto Ziparo del coordinamento Scilla e Cariddi; infine, No Tav è stato rappresentato da Antonio Ferrentino (presidente della Comunità montana della Bassa Val di Susa), da Alberto Perino (coordinamento comitati della Val di Susa) e Lele Rizzo (comitato di lotta popolare contro l'Alta velocità).
Altre organizzazioni hanno voluto dire la loro, come l'assemblea permanente contro il rischio chimico, il coordinamento contro la Romea commerciale e l'assemblea permanente No Mose di Chioggia. Da tutti, l'invito all'ascolto delle popolazioni interessate ai cantieri e molti 'sì': particolarmente ad un nuovo piano per il trasporto quando provenga da una domanda sociale e sia partecipato e sostenibile; altro 'sì' al potenziamento delle risorse relative al patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale della nazione.
Prime iniziative comuni: la presenza del coordinamento alle tre giornate di manifestazione in Val di Susa previste per il 17, 18 e 19 febbraio; un sito titolato www.nograndiopere.org; la partecipazione a Ca' Farsetti quando si discuterà l'ordine del giorno relativo alla revisione progettuale del Mose e alle opere alternative.
Il Gazzettino
POVERA ITALIA :ohno:
Mr_Beat February 13th, 2006, 02:05 PM ^^
Deportiamoli nel deserto del Gobi dando ad ognuno solo un vademecum dal titolo:"NO A TUTTO, come tornare a vivere come nel paleolitico"
Stranfiér February 13th, 2006, 06:14 PM ^^Fra un paio di mesi saranno al governo!
fcom1 February 13th, 2006, 07:54 PM Speriamo di no...
Federicoft February 13th, 2006, 08:56 PM ^^Fra un paio di mesi saranno al governo!
Se è per questo ADESSO c'è al governo un partito in cui uno dei suoi esponenti più in vista ha esordito nel suo intervento al congresso urlando "secessione, secessione" (Borghezio, ieri, Varese, Italia).
Minacciare l'unità nazionale è un fatto oggettivamente più grave del dichiarare la propria opposizione alla realizzazione di una infrastruttura? Secondo me sì. Il secondo può essere deprecabile o demagogico. Il primo è vergognoso.
Eppure... cosa è successo?
Varese forse non è più italiana?
A Legnano, che qualcuno sappia, si è fondata una repubblica indipendente?
Nulla di tutto ciò: si continua a vivere come prima, e dal municipio di Busto Arsizio continua a non sventolare nessuna bandiera che non sia quella italiana. Quell'urlo sgangherato, a cui non farà seguito nulla di concreto, aveva il solo scopo di funzionare da esca per un certo numero di elettori convinti che Varese (o Verbania, o Verona) non siano in Italia. Naturalmente sto parlando per astratto. Il bello è che funziona: non è certo gente che pasteggia a Dante e Petrarca (non sono due pezzi grossi sparati a caso: si vada a rivedere che cosa scrivevano dell'Italia). Loro hanno sentito il loro paladino urlare "secessione", e sono contenti così. Mutatis mutandis, con i no-Tav la faccenda è identica.
Ora, chi ha voluto tutto ciò? Chi era il convinto oppositore del multipartitismo da prima repubblica, dei giochini elettorali, del do ut des generale, delle alleanze messe insieme col nastro adesivo? Quello che si presenta in continuazione come inventore del bipolarismo, il paladino del maggioritario, l'uomo che ci governa da cinque anni eccetera eccetera. Che in un bel giorno di fine 2005 ha deciso di buttare tutto nel cesso ritornando al proporzionale ergo al sistema più vieto, localistico, campanilistico, fazioso e partigiano che esista.
Contenti loro...
damon milan February 14th, 2006, 12:26 PM «Sulla Tav furbizie inutili: bisogna rischiare»
Testa: «Il silenzio sull’Alta velocità nel programma di Prodi non è casuale: hanno molti problemi aperti, cercano di eliminarne uno. Ma il bluff durerà poco»
Paolo Brusorio, da Milano
«Non c'è solo la sindrome “non nel mio cortile” che blocca le grandi opere, ma qualcosa di più profondo che fa dell'Italia un Paese ripiegato su se stesso. Conservatore e con poca voglia di rischiare».
Chicco Testa, tra i fondatori di Lega ambiente, in Parlamento col Pci-Pds, poi, come maligna qualche suo nemico, dall'altra parte della barricata a capo dell'Enel e ora presidente di Roma Metropolitane, non rinnega il suo passato ma non fa sconti al presente. La giunta Marrazzo blocca la riconversione a carbone della centrale Enel a Civitavecchia e lui, con un intervento sul Messaggero di ieri, fa pelo e contropelo alla decisione. Con queste motivazioni. «Nel programma di Prodi sull'energia il carbone occupa uno spazio importante; in Parlamento è stata votata all'unanimità una mozione bipartisan che conteneva riferimenti precisi all'utilizzo di questa fonte di energia...».
Quindi?
«Quindi la decisione del presidente del Lazio è deviante rispetto all'indirizzo nazionale. Inoltre l'opzione gas è già stata bocciata qualche anno fa dai politici locali».
Lei parla di logiche politiche che prevalgono su quelle tecnico-scientifiche: che cosa significa?
«Che si preferisce, soprattuto in campagna elettorale, tenersi buone le minoranze ambientaliste e no global, piuttosto che rispettare le valutazioni degli esperti. La scelta dell'Enel su Civitavecchia è in linea con il mercato energetico, con i parametri europei e con le valutazioni di esperti della medicina, come per esempio il professor Umberto Veronesi».
No alla centrale Enel a carbone di Civitavecchia, no alla Tav, al Mose, al Ponte sullo Stretto. D'accordo, il partito del «no» esiste, ma insieme a chi lotta?
«La cultura ambientalista a senso unico trova terreno fertile nella mentalità stagnante e conservatrice del paese. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Scusi, ma a frenare sulle grandi opere è l'Unione non la Casa delle libertà?
«A livello nazionale sono tutti d'accordo, poi quando scendono sul territorio le cose cambiano. In entrambi gli schieramenti. Prenda la Tav: a dar ragione ai contestatori dell'Alta velocità non c'era anche il leghista Borghezio? E tra coloro che non vogliono il Ponte sullo Stretto non ci sono anche amministratori di centrodestra?».
Riscusi, ma è nel programma dell'Unione presentato sabato da Romano Prodi che non c'è traccia della linea Torino-Lione. Non in quello del Casa della libertà.
«Il silenzio sulla Tav mi ha sorpreso, ma è non stato certo casuale. Sono convinto che Prodi e Fassino siano favorevoli, ma con gli alleati hanno in piedi già molte discussioni. Ecco, non citare la Tav nel programma è stata solo una piccola furbizia per eliminare un ulteriore oggetto del contendere».
Quanto può durare il bluff?
«Poco, viste le posizioni molto puntigliose del presidente della Regione Piemone, Bresso, e del sindaco di Torino, Chiamparino. L'Unione farà in fretta a cambiare idea».
A quel punto Verdi, Rifondazione, Comunisti abbasseranno la testa o terranno in ostaggio Prodi? «Dovrebbe chiederlo a loro, ma credo che alla fine troveranno un compromesso. Forse basterà fare un po' di informazione in più e le cose, anche con i cittadini coinvolti nella Tav, si chiariranno».
Lei che stato ambientalista («e lo sono ancora!»), che cosa condivide del popolo dei no?
«Poco. Bisogna distinguere caso per caso, ma in questi cinque anni abbiamo già perso terreno e così facendo peggioreremo la situazione. Senza la Tav, l'Italia finisce ancora più a sud dell'Europa. Fare politica è anche prendere decisioni impopolari, altrimenti non si va avanti».
I verdi francesi applaudono la Tav; quelli svizzeri fanno il tifo per la supergalleria del Gottardo. Lei che li conosce da vicino, perché Pecoraro Scanio e i suoi vanno dalla parte opposta?
«Perché nei verdi italiani sono migrati molti gruppi provenienti dall'estrema sinistra. Che hanno portato nel movimento una concezione pauperistica della società. Impregnata di una cultura anti-imprenditoriale al motto di “stanno facendo grandi affari”. In parte, ma solo in parte, giustificata dalla reputazione delle grandi opere pubbliche, non proprio immacolata dopo Tangentopoli».
All'estero è diverso, però?
«In Francia hanno a che fare con uno Stato più forte, tanto che il nucleare non è mai finito in discussione. In Germania hanno ricoperto importanti responsabilità di governo, superiori a quelle dei verdi in Italia, e hanno impegnato uomini del calibro di Joschka Fischer».
Quanto paga allora la politica del Sole che ride all'italiana? «Molto poco, visto che sono fermi da anni al due per cento».
fcom1 February 14th, 2006, 04:58 PM :applause:
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