Falcon83
February 7th, 2008, 11:41 PM
Riprendiamo qui il discorso sulle città murate del Veneto senza "infangare" 4 thread contemporaneamente. :D
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View Full Version : Città venete murate Falcon83 February 7th, 2008, 11:41 PM Riprendiamo qui il discorso sulle città murate del Veneto senza "infangare" 4 thread contemporaneamente. :D Gioven February 8th, 2008, 12:10 AM tratto da Wikipedia PALMANOVA (UD) La sua posizione centrale non passò inosservata alla Serenissima Repubblica di Venezia, che nel 1593 ordinò di distruggere i villaggi presenti in questa zona per far posto a una fortezza posta a difesa dei suoi confini orientali in Friuli, contro le incursioni dei Turchi (che avevano attaccato e razziato la pianura friulana per ben sette volte tra il 1470 ed il 1499) e per arginare le mire espansionistiche territoriali degli Arciducali. Infatti il confine tra Venezia e l'Impero Asburgico passava per il limitrofo comune di Visco e questa era sempre stata una zona strategica. Concepita come perfetta macchina da guerra, la sua progettazione e quindi la sua forma di stella a nove punte fu determinata da motivi di ordine militare e attentamente studiata dai migliori ingegneri e architetti di cui la Serenissima disponeva e tra i quali spiccava il Soprintendente Generale Giulio Savorgnan. La città è dotata di tre cerchie di fortificazioni, delle quali l'ultima fu portata a termine nel periodo napoleonico. Dal 1815 al 1866 la città fu dominio austriaco, poi passò all'Italia assieme al Veneto e al Friuli occidentale. Nel 1960 Palmanova è stata proclamata "Monumento Nazionale". Pianta di Palmanova conservata al Museo Correr di Venezia http://i26.tinypic.com/msk7ro.jpg http://i31.tinypic.com/akbj0m.jpg Entro un poligono regolare di 800 m. di diametro è iscritta la città con un sistema di strade di collegamento che si irradiano dalla piazza centrale esagonale per raggiungere i nove lati del perimetro della città. Le porte di accesso sono tre: Udine, Aquileia e Cividale. Falcon83 February 8th, 2008, 12:11 AM Peschiera D/G Da Roma al Medioevo [modifica] La città romana, dal nome di Arilica era situata nell'attuale centro storico ed era un vicus, soggetto come Verona alla tribù Poblilia, sulla via Gallica. Plinio il Vecchio, riguardo alla città, descrive l'abbondanza del pescato complice l'uscita dell'acqua dal lago verso il fiume Mincio. Lacus est Italiae Benacus in Veronensi agro Mincium amnem tramittens, ad cuius emersus annuo tempore, Octobri fere mense, autumnali sidere, ut palam est, hiemato lacu, fluctibus glomeratae volvuntur in tantum mirabili multitudine ut in excipulis eius fluminis ob hoc ipsum fabricatis singularum milium reperiantur globi Sembra che lo stemma comunale nasca proprio da queste condizioni favorevoli, due anguille d'argento con una stella d'oro. Nei pressi di Peschiera, verso Salionze, la tradizione riporta che il Papa Leone I abbia fermato Attila, senza armi, sul guado del Mincio nel 492 dopo una campagna di conquista e distruzione in cui fu rasa al suolo Aquileia. È attorno al VIII-IX secolo che Arilica cambiò nome in Peschiera. Pare che durante la catastrofica invasione degli Ungari, Peschiera abbia permesso allo sconfitto Berengario I di sopravvivere e riprendere il proprio ruolo. Peschiera fu una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. Medioevo ed età moderna [modifica] Dopo di allora la città fu legata nei destini a filo doppio con Verona, nel 1262 con l'elezione a Capitano del Popolo del futuro Mastino I della Scala (Leonardino), Peschiera diventò un punto vitale per la Signoria Scaligera, con un breve intervallo iniziale con un dominio del sanguinario Ezzelino da Romano. Tantoché la fine della signoria fu frutto anche della caduta della città nel 1387 per mano di Gian Galeazzo Visconti signore di Milano e figlio di Regina della Scala. La Repubblica Veneta entrò in possesso di Peschiera nel 1440 per mano di Francesco Sforza allo al soldo di Venezia. La parte più importante delle mura furono erette a partire dal 1549 su progetto di Guidobaldo della Rovere, duca di Urbino, vi furono anche progetti di Michele Sammicheli e Anton Maria Lorgna. Peschiera ha la caratteristica di essere stata una città murata con la presenza stratificata di molti progetti fin dal VI secolo, un sistema di mura fra i più completi in Italia e con la caratteristica di aver mantenuto il suo essere circondata dall'acqua. Quello della città militare forniva aspetti diversi, le servitù militari sempre più pesanti strozzavano ed indirizzavano l'economia verso canali sempre più stretti, ne è prova una supplica del 1589: tale e tanta è la penuria di vivere nella fortezza sopra Peschiera et così puochi sono gli negotii che a poco a poco gli abitanti abbandonano volontariamente I'habbitar in essa et vanno altrove per procurarsi commodamente il viver il che si vede anco con danno di vostra serenità, cosa che non succedaria quando si potesse fuori d'essa fortezza far mercato come di quel modo che si fa a Crema a Orzi Novi ed altri luoghi di fortezza ... Età contemporanea [modifica] Nel 1815, al trattato di Vienna, passò all'Impero Austriaco. Entro così a far parte del poderoso sistema difensivo del quadrilatero. Fu conquistata dai piemontesi il 30 maggio 1848, ma passò all'Italia solo nel 1866 con il trattato di Praga, dopo la III guerra d'indipendenza. Il passagio all'Italia avvenne con una triangolazione, l'Austria cedette il Veneto alla Francia che subito lo passò all'Italia. wikipedia http://www.alberghi-in-italia.it/italiano/province/images/peschieraDelGarda.jpg Torri del Benaco Torri del Benaco è una ridente località turistica di circa 2.700 abitanti situata al centro della sponda orientale del lago di Garda detta anche Riviera degli Olivi per le sue centenarie piante che si inerpicano sulle falde a più elevata pendenza, fino a 400 metri d’altitudine. Per effetto del lago Torri gode di un ottimo clima temperato, inoltre verso nord la zona è protetta dalla catena montuosa del Baldo che non la rende raggiungibile dai freddi venti alpini, pertanto le primavere sono precoci e gli autunni dolci e prolungati. Questo clima particolarmente mite inoltre favorisce una ricca vegetazione spontanea tipica mediterranea e insieme alla felice posizione geografica fa di questo luogo una delle mete turistiche più belle del lago di Garda. Strade e vicoli, case moderne e palazzine antiche. tutto immerso nel verde di un incantevole ambiente naturale che, tra pini uliveti e limonaie, regala momenti di quiete e serenità. Torri del Benaco sorge a 67 metri sul livello del mare e ha un territorio comunale di 4.850 ettari che comprende anche le due frazioni: Albisano e Pai. Confina a nord con il comune di Brenzone, a est con quello di San Zeno di Montagna e a sud con il comune di Garda. A ovest, è collegato alla sponda bresciana del lago dal servizio di traghetto. Questo splendido centro lacustre è facilmente raggiungibile grazie: all’autostrada Brennero-Modena casello di Affi a 16 km (uscita Lago di Garda Sud) e casello di Rovereto a 45 km (uscita Lago di Garda Nord) o all’autostrada Milano-Venezia casello di Peschiera del Garda a 22 km, alla stazione ferroviaria di Verona (40 km) o a quella di Peschiera del Garda e all’aeroporto “Valerio Catullo” di Villafranca di Verona collegamento molto importante a livello internazionale e distante solo 35 km. Esiste anche una buona rete di trasporti di linea (Azienda Provinciale Trasporti) che oltre a collegare Torri con le stazioni e l’aeroporto permette di raggiungere facilmente i paesi vicini. I primi segni della presenza dell’uomo sul territorio torresano risalgono al II millennio a. C. lo testimoniano dei reperti di ceramica decorata e degli oggetti in selce attribuibili all’età del bronzo rinvenuti durante degli scavi fatti nel centro storico (1978). Negli anni ’60 si scoprirono delle tracce di un insediamento palafitticolo. Inoltre ci testimoniano la presenza umana in quel periodo le numerose incisioni rupestri , raffigurazioni incise su lastre in pietra. La toponomastica di alcune località del territorio così come la torre ovest del Castello, il porto e il quartiere Trincerò nella parte nord del centro storico vicino alla Chiesa Parrocchiale e il ritrovamento di monete romane di epoca imperiale testimoniano che TORRI (Tulles) entrò a far parte dell’Impero Romano verso la fine del I sec. a.C. quando le legioni romane occuparono la costa veronese del lago. Dopo la caduta dell’Impero Romano, dilagarono le popolazioni dei Goti, poi dei Longobardi e dei Franchi e alla fine del X sec. gli Ungari fu così che re d’Italia Berengario I, arrivato a Torri nel 905, fece costruire la cinta muraria, di cui rimangono i resti, e la Torre di Berengario. E a Torri datò anche sei diplomi con i quali ricompensò coloro che lo avevano aiutato nella lotta contro Ludovico III di Borgogna. Nel XII sec. passarono le truppe del Barbarossa, risalgono a questo periodo la Chiesa di San Giovanni, la Chiesa della Trinità e S. Gregorio a Pai. Successivamente con la venuta a Verona degli Scaligeri venne fortificata la darsena del porto e, su commissione di Antonio della Scala – ultimo degli Scaligeri, ricostruito sulle rovina preesistenti il Castello. Ma nonostante il rafforzamento delle difese anche Torri fu investito dalla guerra tra i Visconti e i Da Carrara che si alternarono nel dominio della sponda del lago. Nel 1405 Torri passò sotto la Repubblica di Venezia, in questo periodo divenne sede della Gardesana dell’Acqua, confederazione di dieci comuni della riviera Veronese con il compito di dividersi gli oneri fiscali e frenare il contrabbando sul Garda, il Consiglio che era presieduto dal Capitano del Lago (tra i Link utili si ricorda Giovanni dei Menaroli 1380) si teneva nel Palazzo della Gardesana un tempo dei nobili Calderini. Tra il 1500 e il 1600 la popolazione di Torri venne dimezzata dalla peste, i malati venivano ospitati vicino alla Chiesa di S. Giovanni e nel monastero annesso alla Chiesa di San Faustino. Alla fine del XVIII sec. sbarcarono a Torri le truppe napoleoniche che si scontrarono con gli austriaci, a Pai nelle acque del lago una flotta austriaca fece fuggire i francesi. Successivamente l’intera zona fu colpita dalla carestia e dalle malattie. Nel 1866, dopo aver risentito dell’eco delle guerre d’Indipendenza combattute nel basso lago e delle imprese Garibaldine Torri entrò a far parte del Regno d’Italia. In quel periodo le attività prevalenti erano la pesca e la coltura degli ulivi ma la gente del luogo lavorava anche nelle serre di agrumi (quella del Castello Scaligero è una delle poche ancora funzionanti del lago di Garda) e nelle cave di marmo (marmo giallo di Torri). Seguì poi il fenomeno dell’immigrazione all’estero che durò fino dopo la I guerra mondiale. Negli anni ’20 venne allargata la strada Gardesana e dopo la II guerra mondiale iniziò una lenta ripresa economica. berengario.com http://www.chincherini.com/images/Torri01.jpg Falcon83 February 8th, 2008, 12:17 AM beh insomma, tornando al discorso di prima, dicevo che non si può non considerare cosa e dove viene costruito, a ridosso delle mura, per stabilire se queste sono rovinate (nel contesto) o meno. Gioven February 8th, 2008, 12:27 AM Del resto, ci sono molti tratti di mura, soprattutto medievali, incorporati in case e palazzi. A Padova già nel '600 si può dire che la cerchia più interna , quella del '200, fosse ormai in rovina e utilizzata per costruirci palazzi e abitazioni. Il problema è che le mura hanno costituito fino a poco più di un secolo fa un limite fisico e mentale all'espansione della città, e a causa di questo, non si è saputo né tutelarle, né abbatterle completamente. Quindi su di esse e vicino ad esse fu costruito di tutto, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, furono interventi molto discutibili. bressa82 February 8th, 2008, 08:45 AM ma sapete palmanova a cosa si ispira??????? a sabbioneta..... e sabbioanta a cosa si ispira??????? a orzinuovi con una porta del sanmicheli di verona..... ne avevo parlato qui http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=17213165&postcount=374 ancora oggi nel municipio di orzinuovi (paese di prandelli) c'è un bellissimo bassoriliemo con il leone di san marco e bandiere Stranfiér February 8th, 2008, 06:00 PM ma sapete palmanova a cosa si ispira??????? a sabbioneta..... e sabbioanta a cosa si ispira??????? a orzinuovi con una porta del sanmicheli di verona..... ne avevo parlato qui http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=17213165&postcount=374 ancora oggi nel municipio di orzinuovi (paese di prandelli) c'è un bellissimo bassoriliemo con il leone di san marco e bandiere Per la Cittadella di Alessandria si sono ispirati a... http://www.consulenzafinanziaria.net/home/citta/images/cittadella.jpg Stranfiér February 8th, 2008, 06:04 PM La prima che mi viene in mente è...Montagnana da: http://it.wikipedia.org/wiki/Montagnana Le mura attuali, che costituiscono uno degli esempi più insigni e meglio conservati di architettura militare medioevale in Europa, salvo il complesso di Castel San Zeno e i tratti di cinta ad oriente ed occidente che sono più antichi, risalgono alla metà del '300, quando i Carraresi, signori di Padova, vollero ampliare e rafforzare quello che era un essenziale luogo forte di frontiera dello stato padovano contro la Verona degli Scaligeri. Lo spazio urbano intra moenia fu in quell’occasione ampliato, e la nuova cinta fu costruita con strati sovrapposti di mattoni e di pietre (trachite trasportata per via d’acqua dai vicini colli Euganei). La città fortificata è racchiusa in un quadrilatero irregolare delle dimensioni di circa metri 600 x 300 con un’area di 24 ettari e un perimetro di circa due chilometri. Le mura, coronate da merli di tipo guelfo, sono alte dai 6,5 agli 8 metri, con uno spessore di cm 96-100. Tra un merlo e l’altro, delle ventole in legno servivano a riparare i difensori. Le torri perimetrali, in totale 24, distanziate di circa 60 metri, sono alte fra i 17 ed i 19 metri. Il vallo esterno varia dai 30 ai 40 metri. All’interno dei fornici che reggono il cammino di ronda erano allogati i magazzini (canipe) per la custodia dei beni prodotti nelle campagne (si notano ancora gli incavi per fissare le armature in legno). Nelle torri, a più piani e coperte da un tetto spiovente defilato sotto la piazzola munita di macchina da lancio, stavano altri magazzini e gli alloggiamenti per i militi posti a guarnigione della fortezza nei momenti di emergenza bellica. Una zona priva di costruzioni e adibita a pomerio coltivato per fronteggiare lunghi assedi, stava tutto attorno alle mura dalla parte interna. Attorno alla cinta muraria correva un ampio fossato (l’attuale pittoresco e verde vallo) allagato con l'acqua del fiume Frassine (confine verso il Vicentino) derivata per mezzo di un canale ad argini sopraelevati (il Fiumicello) avente funzione di vallo difensivo di saldatura lungo il quale, dalla parte padovana, stava un serraglio sopraelevato per la concentrazione delle truppe. Tutto attorno alla zona montagnanese erano paludi intransitabili o plaghe inondabili in caso di guerra, così che la città murata costituiva la chiave della frontiera padovana verso ovest. La struttura militare era per di più attorniata da quattro fortificazioni avanzate perimetrali (le bastie), ora scomparse, e le due rocche poste a difesa delle due porte erano circondate da fossato pure dalla parte di città. La fortezza, ai suoi tempi, era imprendibile e, di fatto, fino all’avvento delle grosse bocche da fuoco (sec. XVI), non fu mai espugnata militarmente. L'accesso alla città era controllato dalle porte fortificate del Castello di S. Zeno (ad est, verso Padova) e della Rocca degli Alberi (ad ovest, verso il veronese). Solo più tardi, nel '500, fu aperta a nord una terza porta (Porta Nova o di Vicenza) per agevolare le comunicazioni con il porto fluviale del Frassine. Alla fine dell'800 un quarto varco fu praticato verso sud, per accesso alla stazione ferroviaria. http://www.mikebikes.org/98trip/montagnana.jpg Gioven February 8th, 2008, 06:56 PM ^^ Sempre in provincia di Padova... CITTADELLA (PD) http://i31.tinypic.com/21b87cg.jpg da wikipedia È una città murata medioevale di fondazione relativamente recente (prima metà del XIII secolo) e risente, nel suo impianto costruttivo, delle nuove teorie militari che andavano facendosi strada all'epoca. In particolare l'andamento ellittico della sua cinta risultava rivoluzionario se paragonato ad esempi anche vicini sia da un punto di vista cronologico che geografico. A tal proposito si veda la pianta della vicina Castelfranco Veneto ancora caratterizzata da un perimetro quadrato diretta reminiscenza delle piazzeforti di epoca romana. http://www.ilsegnalibro.com/cittadella.html CARATTERI COSTRUTTIVI DELLA CINTA MURATA DI CITTADELLA Cittadella, piazzaforte munitissima fu costruita nel 1220 da Benvenuto di Carturo su ordine dei Padovani per contrapposizione a quella Trevisana di Castelfranco a 12 Km. e inoltre a salvaguardia del loro estremo territorio dalle frequenti scorrerie delle milizie alemanne al seguito degli imperatori diretti a Roma a cingervi la corona. La località posta all'incrocio delle strade che collegano le Alpi a Padova e i Berici al Sile, conteneva un modesto ospizio di monaci. Proprio attorno a questo convento Benvenuto realizzò in soli due anni la "cittadella" servendosi in gran parte di materiale di recupero proveniente dal vicino castello di Maggianiga e dai castelli di Onara e di Curtarolo; per il resto supplirono abbondantemente i ciottoli e le sabbie del non lontano fiume Brenta. La "cittadella" che è rimasta pressochè intatta, ha la forma di un poligono irregolare che si snoda per 1.461 metri punteggiato da 32 torri di diverse strutture (torrioni alle porte N. 4, torri N. 12, torresini N. 16) in cui i differenti lati convergono a due a due generando angoli largamente ottusi. Le torri e le cortine murarie, sormontate da merli che presentano alternativamente una feritoia, risultano prive di fondazioni e la parte inferiore è rinforzata con la terra recuperata dalla escavazione della fossa che circonda la cinta muraria, riportata esternamente ed internamente a guisa di terrapieno a scarpa. Costruttivamente le mura vennero realizzate innalzando dapprima due spallette a strati alterni di mattoni e ciottoli e la parte vuota veniva riempita successivamente con pezzi di cotto e ciottoli, il tutto legato a malta. Immediatamente al di sotto delle merlature, una serie di archetti pensili interrotti soltanto nelle torri, corre all'esterno delle mura. Nei tratti di cortina separati dalle torri a circa sei metri dalla base, si osservano tuttora due feritoie tali da contenere comodamente un difensore. Le torri che separano le cortine sono internamente alleggerite da due nicchioni sovrapposti ognuno con ampie feritoie; quello inferiore molto allunato raggiunge il livello del cammino di ronda, questo, largo oltre un metro, gira tutt'intorno alla cinta ed ancor oggi è in gran parte praticabile. Le cortine toccano i dodici metri di altezza e le mura hanno uno spessore di metri 2,10. La torre più alta è quella del castello o delle porte Bassanesi (circa 35 metri). Si accede alla fortezza attraverso quattro porte (Porte Padovane, Porte Vicentine, Porte Bassanesi. Porte Trevisane) ciascuna delle quali è fiancheggiata, a destra per chi entra, da una torre più elevata e più solida delle altre. Fino al cinquecento vi si accedeva per quattro ponti levatoi. Le porte sono foggiate a forma di castello, con interstizi a triplice ordine di archi eccettuata la P. Bassanese che s'involta su cinque; in questa era posto l'alloggio del comandante delle milizie che presidiavano la fortezza. Negli archi delle porte ancor oggi si notano le scanalature ove venivano calate le saracinesche. I1 tessuto urbanistico dell'interno della città murata ha uno squisito schema chiaramente derivato dal reticolato romano preesistente. Esso si origina dai due assi stradali maggiori i quali con le parallele, ordinate gerarchicamente a seconda del carattere specifico degli edifici, delimitano gli isolati, il sagrato e le piazze ove si svolgevano i mercati speciali. La vita della città fortezza gravitava principalmente sull'ampio asse cardinale; infatti lungo i due lati di esso si snoda tuttora una bellissima sequenza di portici, interrotta soltanto dai profondi tagli delle "traverse", che crea un interessante rapporto con lo spazio delimitato dalle facciate degli edifici antistanti. Di costruzione più tarda della cinta muraria di Cittadella è la torre di Malta (1). La sua costruzione risale al 1251 ed è famosa perché il sommo poeta Dante la ricorda in alcuni versi del Paradiso: "Piangerà Feltro ancora la difalta dell'empio suo pastor, che sarà sconcia sì, che per simil non s'entrò in malta". (Dante, Par. IX 52-54) Essa si trova addossata alle mura della Porta Padovana e si conserva ancora molto bene. Due lapidi, una posta su di un lato, l'altra su di un angolo della torre, perpetuano i versi di Dante e le grandi pene che là dentro si soffrivano. Ecco il testo della lapide posta sull'angolo della torre: "Ansedisius de Widotis (2) fieri fecit mortalem carcerem cui nomen imposuit et fecit vocari Maltam. Ibi vere fletus et stridor dentium. Ibi dolor et ululatus. Ibi continuae tenebrae. Ibi vermes. Ibi foetor et angustiae dessicantes sitis fames timor tremor gemitus et suspiria inaudita". ROLANDINUS (3) (1) MALTA: nel Medioevo si usava Malta per indicare una prigione, spesso sotterranea, buia, fangosa. (Cfr. Iacopone, Laude, XVI, 25; XXIV, 182; e Flamini, in Miscell. graf., Bergamo, 1903, pp. 545-46). (2) ANSEDISIO DE' GUIDOTTI: zio di Ezzelino da Romano, per ordine del quale fece costruire la torre di Malta. (3) ROLANDINUS: Autore di "Cronache patavine". http://i25.tinypic.com/1yobcg.jpg http://www.flickr.com/photos/albertthebollix/1410329382/ http://i30.tinypic.com/28chekj.jpg http://www.flickr.com/photos/seba_photos/48073849/ http://i29.tinypic.com/2wdro75.jpg http://www.flickr.com/photos/erny83/1814489435/ BoardLord February 8th, 2008, 09:54 PM palmanova è fantastica!!! mi piace talmente tanto che gli ho dedicato un mio scenario ad age of empire 2, devo dire che mi è venuta proprio bene:) liberamente88 February 10th, 2008, 01:11 AM VERONA Vista della città dal satellite, sotto cartina della città della metà del '700 http://img163.imageshack.us/img163/9379/cintasatelliteew4.jpg http://img183.imageshack.us/img183/9921/veronasanmicheliana10yl6.jpg Verona è il nucleo urbano d’Europa che conserva il più cospicuo patrimonio di strutture fortificate di quasi tutti i periodi storici. Ciò è dovuto al fatto che è situata in un punto dove, in coincidenza con lo sperone del colle, il letto dell’Adige si trova nel punto più stretto diventando così il passaggio più breve e facile dalle colline al piano, perciò Verona è un centro nodale per le comunicazioni tra nord e sud e fra est e ovest. Il suo controllo e la sua difesa sono quindi strategicamente importanti e nel corso dei secoli i governanti continuarono ad ampliare e ad aggiornare le sue fortificazioni con il progresso dell’architettura militare e secondo le esigenze della città. Tali interventi, aldilà dell’importanza militare, hanno avuto anche un forte impatto culturale, sociale e sul territorio. Un primo nucleo urbano si trovava sul colle di S. Pietro già prima del III secolo a.C. e si suppone esistessero già delle fortificazioni in quel periodo anche se non ve ne è traccia. Nel III secolo a.C. Verona diventa parte della repubblica romana e nel II secolo a.C. si costruiscono le prime fortificazioni in sinistra d’Adige fino al colle di S. Pietro. Nel I secolo a.C. si costruisce la cinta nell’ansa dell’Adige e le prime porte della città, Porta Leoni e Porta Borsari e in città si incrociano importanti vie di comunicazione. La cinta comunale eretta nel XII secolo fu rafforzata da Ezzelino di Romano, mentre Alberto I della Scala ne edificò un nuovo tratto alla fine del ‘200. Cangrande della Scala fra il 1321 e 1325 estese la difesa a destra e a sinistra dell’Adige con una vastissima cinta murata lunga circa 10 chilometri che dalla pianura si arrampicava sul colle di San Pietro da Porta Vescovo alla torre di San Zeno in Monte e al bastione di San Giorgio, mentre sull’altra sponda si estendeva dalla Torre della Catena fino a dove si trova il bastione di San Francesco, comprendendo tutte le aree dagli orti di Spagna alla SS Trinità. Sono ancora visibili a tratti lungo il crinale che porta sulle Torricelle e in zona cimitero, e sul loro tracciato verranno costruite le fortificazioni successive. La cinta scaligera, incorporata nelle successive fortificazioni, mantenne al suo interno le difese comunali sfruttandole come ulteriori recinti di sicurezza. Cangrande II edificò il castello di San Martino ora Castelvecchio. Caduta la signoria scaligera, i Visconti costruirono la Cittadella nel 1389 fondandosi sulle mura comunali e costruendovi sopra i merli, e Castel San Pietro (1390-95). I Veneziani nel ‘400 (primo periodo veneziano) realizzano Castel San Felice e restaurano le altre mura. Mura scaligere in sinistra d'Adige con il campanile del Duomo sullo sfondo. Sotto: rondella (bastione a forma circolare) della Baccola in sinistra d'Adige http://img183.imageshack.us/img183/6957/murascaligeremg6.jpg http://img340.imageshack.us/img340/2592/rondelladellabaccolavc8.jpg SECONDO PERIODO DI DOMINAZIONE VENEZIANA A VERONA La dominazione veneziana a Verona si interrompe fra il 1509 e il 1516, periodo durante il quale Verona si trova sotto l’occupazione imperiale. Quando la città torno ai veneziani nel 1517, fu stabilito che nuove difese militare fossero costruite attorno alla piazza di Verona perché ormai le vecchie opere precedenti erano state pesantemente danneggiate da alluvioni e dai colpi delle artiglierie, e si erano dimostrate inadatte alle nuove condizioni della guerra. Il primo intervento realizzato in questo periodo dai Veneziani è la Spianata, la demolizione di tutti gli edifici e piante nel raggio di un miglio dalla città per costringere eventuali assalitori allo scoperto. Si tratta di una frattura violenta fra la città e la campagna, non solo fisica, ma anche culturale (antivillanesimo) e di una decisa frenata allo sviluppo urbano della città. Si susseguono poi interventi vari e poco coordinati fra loro, con la costruzione di alcune rondelle (bastioni a pianta circolare) in sinistra d’Adige, di porta Vescovo e Porta San Giorgio. La nomina a nuovo governatore generale di Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino, esperto in materia di fortificazione, introdusse un modo più moderno di progettare le fortificazioni come parte delle politiche di rinnovamento pratico e culturale promosso dal doge Andrea Gritti. Egli introduce per primo il bastione a pianta pentagonale con la costruzione del Bastione delle Maddalene (1527), concepito in chiave prevalentemente offensiva. Una revisione globale della sicurezza di Verona matura però solo fra il 1530 e il 1532. La posizione di Verona offre una situazione ideale per una difesa efficiente: “il sito di Verona… a difendersi divinamente è mirabile… una città fornita a modo mio vorrei che fosse in piani, parte, con un monte a cavalliero sicuro et che altri non gli fusse a cavaliero intorno.” Della Rovere riprende quindi la precettistica di Francesco di Giorgio sulla necessità di una rocca sovrastante la città, da ciò conseguono gli interventi roveriani al Castello di San Felice. Tale visione implicava la svalutazione strategica della Cittadella di origine viscontea cui fino ad allora era deputato il controllo della città. Viene quindi decisa la smilitarizzazione della Cittadella e la distruzione del muro che la separava dalla città. Con la spianata la città diventa “segno di potere nel paesaggio”, secondo l’ideale roveriano: “tu non vedi da lontano che una cosa sola, et un monte senza tagli, né pur forature alcune, (la difesa doveva svolgersi solo dall’alto) et però puoi tu da lei in ogni luogo esser battuto”; una potentissima “macchina” al cui vertice sta la rocca, e che risultava compatta e senza forature: la difesa veniva svolta solo dall’alto delle mura e dai fossi. L'architetto e urbanista veronese Michele Sanmicheli (Verona 1484-1559) attorno al 1530 viene chiamato a Verona dalla Repubblica Veneta col compito non solo di costruire ex novo la cinta bastionata in destra d’Adige, ma anche di rivedere tutto il sistema difensivo della città ed apportarvi tutte le modifiche che la sua esperienza di provetto architetto militare ritenesse necessaria per fare di Verona un potente strumento di guerra. Nel decidere la revisione del vecchio sistema murario, appoggiandosi anche alle concezioni del Della Rovere, le adeguò alle condizioni poste dall’evoluzione recente dell’arte militare e le mise in grado di ammortizzare la violenza delle artiglierie nemiche e il peso e le vibrazioni causate dalla propria artiglieria, mantenendo però il vecchio tracciato. Le cortine scaligere e le vecchie torri che prima scandivano l’uniformità della cortina furono quasi completamente eliminate e sostituite con bastioni perlopiù a pianta pentagonale collegati con una cortina continua in spessa muratura rivestita di mattone cotto rosso. Fra i bastioni vengono inseriti dei cavalieri, opere difensive elevate poste a metà fra due bastioni per difenderne i lati. Le cortine erano dotate di una galleria di contromina (di cui rimangono dei tratti) che serviva a limitare i danni delle mine nemiche. Egli collegò tutte le opere mediante gallerie ricavate sotto le cortine, rendendo facile l’arroccamento interno. I bastioni e i cavalieri prendono perlopiù il nome da chiese e conventi posti nelle loro vicinanze. Il numero delle porte fu ridotto e non furono più affiancate da torrette ma irrobustite. Realizza inoltre il puntone orientale di Castel San Felice. Il Vasari riferisce inoltre che "fu anco sua invenzione il modo di fare i bastioni con le tre piazze, però che le due dalle bande guardano e difendono la fossa e le cortine con le canoniere aperte, et il molone del mezzo si difende, e offende il nemico dinanzi; il qual modo di fare è poi stato imitato da ognuno, e si è lasciata quell'usanza antica delle canoniere sotterranee, chiamate case matte, nelle quali, per il fumo et altri impedimenti, non si potevano maneggiare l'artiglierie, senzaché indebolivano molte volte il fondamento de' torrioni e delle muraglie.” http://img406.imageshack.us/img406/3781/modellobastionedeiriformy2.jpg La costruzione della nuova cinta di destra d’Adige lo impiegò dal 1530 al 1551. Fino al periodo francese il poderoso sistema difensivo da lui in gran parte realizzato fu solo in minima parte modificato e non fu mai esposto ad azioni di guerra per tre secoli, durante i quali il territorio veronese godette della pace più assoluta. PORTE DI CITTA’ Nella Vita di Sanmicheli, Vasari descrive come l’architetto “fortificò et adornò” la sua nativa Verona costruendovi “quelle bellissime porte di città… che non hanno in altro luogo pari”. Le porte di città progettate da Sanmicheli sono sempre state considerate come le maggiori realizzazioni della sua carriera di architetto in quanto da un lato erano abilmente concepite per svolgere il loro ruolo militare grazie a una struttura molto solida e ad un buon apparato funzionale, e dall’altro riuscivano a comunicare un’immagine di potenza militare e grandiosità. Anche il Della Rovere aveva espresso il parere che le porte debbano aprirsi bene in vista, e non venire nascoste presso un baluardo, perché più utili e magnifiche in tempo di pace. Inoltre Venezia, protesa a ricostituire il dominio nei territori riconquistati, interviene non solo per rafforzare Verona come “chiave dello Stato da terra” ma anche a livello urbanistico, a ribadire, con l’inserzione delle porte monumentali, il valore civile di tutta l’operazione. Le porte erano straordinarie per la loro epoca, ma rivelavano anche un forte legame con il passato. Le porte di Sanmicheli appartengono a una recente tradizione legata a questo tipo di opera nelle città veneziane. Queste porte si differenziano notevolmente per complessità e sfarzo da quelle di altre città italiane. Sono strutture autonome di forma cubica inserite nella cinta muraria e accessibili tramite ponti levatoi posti sui fossati che le precedevano. Hanno pianta quadrata con quattro pilastri che dividono in parti uguali la facciata, con una corsia centrale più ampia per il traffico veicolare e due corsie laterali per le altre funzioni. La facciata era rivestita in pietra come negli archi romani (Arco di Costantino), e oltre all’arco centrale e ad altre porte per le emergenze erano riempite con altre aperture cieche, scudi che celebrano i funzionari che hanno iniziato l’opera e un leone di San Marco. A questa tipologia appartengono: Porta Venezia (1518) a Padova, Porta San Tommaso (1518) a Treviso, Porta Vescovo (1520) e Porta San Giorgio (1525) a Verona. Queste prime porte, che necessitavano però di un bastione che le proteggesse, costituirono un modello di struttura che risultava adatto alle attività di controllo sugli spostamenti e di riscossione delle tasse che vi si svolgevano, ma che Sanmicheli innovò sia in termini funzionali che estetici. Sanmicheli realizzò a Verona le porte Nuova, Palio e San Zeno, oltre ad altre porte a Legnago e a Zara (Porta della Terraferma). PORTA NUOVA (1533-1546) Facciata anteriore, sotto porta nuova nel 1866 http://img522.imageshack.us/img522/2425/portanuovaesternail4.th.jpg http://img266.imageshack.us/img266/2029/portanuovanel1866gu6.jpg La porta appartiene al lungo tratto sud-ovest delle mura difensive della città e nonostante le alterazioni austriache conserva in buona parte la forma originaria. Era concepita come un grande blocco inserito nelle mura, accessibile attraverso un ponte levatoio che copriva un fossato, fungendo così da portale d’ingresso alle mura. Come pianta adotta il modello tradizionale a pianta pressoché quadrata con corsia centrale più larga, ma con pilastri molto più spessi e robusti, in quanto la porta fungeva da cavaliere e doveva sostenere il peso delle artiglierie poste sulla sua sommità. Il ruolo militare della porta spiega la larghezza della porta, necessaria a consentire la manovra dell’artiglieria, lo spessore delle mura, la posizione della facciata allineata alla cortina. La sua altezza limitata ma compensata dalla profondità del fosso antistante la rendeva molto meno vulnerabile delle porte precedenti ai colpi di artiglieria. Era inoltre sormontata da due torrette a forma circolare che aumentavano l’aspetto minaccioso della porta rivolta verso il potenziale nemico di Mantova. La facciata si articola in tre sezioni separate da paraste di tipo dorico. La parte centrale è più larga per contenere l’arco principale dalla chiave di volta ornata dalla testa di Giove Ammone ed è sormontata da un frontone e da un attico che sosteneva la statua del Leone di San Marco. Le sezione laterali contengono due aperture ad arco ornate dagli scudi dei funzionari veneziani responsabili dell’opera. L’impressione di forza ed indistruttibilità è dovuto all’utilizzo di una forma molto grezza di bugnato, abbinata a un ordine dorico particolarmente tozzo. La facciata posteriore di Porta Nuova riproduce quella principale, con alcune aperture secondarie in più che si alternavano a terra e in alto, ma in particolare si differenzia per un uso più limitato del bugnato, conferendole un aspetto molto meno minaccioso rispetto alla principale, caratteristica assai congeniale al suo orientamento verso la città. I grandi blocchi di pietra bugnata, la robusta orditura, l’alternarsi di triglifi e metope nel fregio, la testa di Giove Ammone nell’arco centrale evocano la classicità e la struttura dell'Anfiteatro romano con il quale Sanmicheli volle stabilire una connessione figurativa e urbanistica. PORTA PALIO (1547-1557) http://img171.imageshack.us/img171/8513/facciataportapalioby1.jpg Porta Palio è considerata un modello esemplare di porta urbana, sia per la sua funzionalità di elemento difensivo sia per la sua connotazione estetica. L'architettura classica richiama all'antico prestigio della città romana che si raggiungeva seguendo il corso che qui aveva origine. L'originalità maggiore della fabbrica è costituita dal grandioso porticato verso la città, a cinque fornici intercalati da colonne, di grande imponenza. L'intera superficie della fronte è coperta da bugnato, che cinge anche le colonne e si dispone a raggiera intorno agli archi. Lungo la trabeazione corre un fregio classico a triglifi e bucrani. La facciata esterna si rifà al modello dell'arco trionfale romano; in tufo, è suddivisa in tre porte rettangolari di cui quella centrale più grande, racchiuse entro coppie di colonne doriche. Sopra la chiave degli archi compaiono busti di condottieri romani coperti da elmi e ai lati compaiono stemmi cittadini. La porta aveva perlopiù funzione civile e veniva aperta solo in rare occasioni come il Palio cittadino. PORTA SAN ZENO (1542) http://img524.imageshack.us/img524/9880/fossoportasanzenopj1.jpg San Zeno è meno monumentale delle altre porte, essendo stata concepita come porta a carattere civile, priva di qualsiasi carattere difensivo a causa della sua vicinanza con il Bastione di San Zeno. Economia e velocità di esecuzione (costruita e terminata in un solo anno) hanno fatto preferire una progettazione più affrettata e un uso limitato della pietra nel rivestimento delle facciate, combinato con ampi pannelli a mattoni che le conferiscono un aspetto meno minaccioso rispetto alle altre porte, ribadito dall'utilizzo dell'ordine composito nella facciata esterna (espressione della mescolanza di severità e garbo propria del buongoverno) e dal solo uso del bugnato in quella interna. La facciata esterna è costituita da un arco in mattoni e due piccole porte rettangolari ai lati, ed è suddivisa da pilastri e bugne in riquadri. Simile la facciata interna con un portale in bugnato delimitato da due porte minori sui lati, la cui grandiosità è aumentata da scudi e festoni. LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA Le nuove porte facevano anche da sfondo monumentale ai nuovi assi viari che dovevano determinare lo sviluppo urbanistico della città, che prima non era mai stato regolato, in conformità con la cultura rinascimentale della città ideale che rispettava il principio della connessione necessaria di commoditas e voluptas nell'organizzazione di un settore urbano. Il Sanmicheli, infatti, identifica e fissa due nuovi assi fondamentali: quello tra Porta Nuova e i Portoni della Bra e quello fra Porta Borsari e l'Arco dei Gavi, in seguito esteso a Sant'Anastasia e a Porta Palio. Le moli dei Palazzi Canossa e Bevilacqua del Sanmicheli segnano due quinte per il futuro sviluppo urbano del corso, asse tangenziale al nucleo urbano. L'asse ora detto Corso Porta Nuova doveva agganciare il traffico dalla campagna alla città, e su di esso doveva basarsi lo sviluppo del nuovo quartiere civile nato dalla smilitarizzazione della Cittadella. Quella pianificazione regolare è sopravvissuta fino ai nostri giorni. Un intervento che creasse un asse fra Castelvecchio e Porta San Zeno non fu invece approvato dalle autorità locali. Nello stesso periodo viene anche a svilupparsi il quartiere residenziale di Veronetta, con le grandi ville di ricchi borghesi e nuovi nobili. STORIA DELLE MURA DI VERONA FINO ALLO STATO ATTUALE Durante l'occupazione napoleonica dal 1796 al 1814, Verona si ritrovò divisa in due: l'Austria governava in sinistra d'Adige e la Francia in destra d'Adige. Oltre ai danni causati dal tempo e dai combattimenti, i Francesi decisero di abbattere gran parte delle mura, e in particolare i bastioni, in destra d'Adige perchè gli Austriaci non li potessero utilizzare in caso di loro riconquista della città. Dei bastioni sanmicheliani furono risparmiati soltanto quelli di Spagna e di San Francesco che davano direttamente sull'Adige e quindi risultavano immediatamente utili in caso di difesa. Gli Austriaci restaurarono le mura dal 1833 e provvidero alla difesa della città con la costruzione di nuove mura poderose, valli profondi, bastioni possenti, una doppia cinta di fortini e baluardi e numerose strutture logistiche, opere che permangono quasi intatte. Verona divenne una base militare munitissima; con Mantova, Peschiera e Legnago formò il famoso quadrilatero che ebbe un ruolo importante nel ritardare l'annessione del Veneto all'Italia (1866). Sotto l'Italia le fortificazioni hanno avuto diverse manomissioni a scopo civile: in particolare dal 1812 (Porta Nuova) sono state aperte diverse brecce stradali che impediscono di cogliere interamente la presenza della cinta muraria, alla cui base sono state edificate varie strutture sportive. Le porte sono diventate monumenti a sé stanti. Durante la guerra parte delle cortine fu adattata a rifugio antiaereo. Nel dopoguerra la città mantenne le caratteristiche, che stanno scemando ora, di luogo dai forti connotati militari. Attualmente a causa di problemi nella cessione della proprietà dal Demanio al Comune, l’intera cinta muraria si trova in uno stato di quasi totale abbandono, con gravi danni a tutte le strutture causati principalmente dalla folta vegetazione che le riveste. Le mura attualmente appaiono come un’interessante mescolanza di elementi di epoche diverse, principalmente dei periodi scaligero, sanmicheliano e austriaco, con prevalenza di questi ultimi. Del periodo sanmicheliano rimangono le rondelle e i bastioni in sinistra d’Adige, rimaneggiate in periodo austriaco e in cattivo stato di conservazione, e i bastioni di Spagna e San Francesco in destra d’Adige, oltre a qualche resto incorporato nelle mura austriache. La pianificazione urbana di Sanmicheli risulta conservata fino ai nostri giorni, e la Spianata ha influenzato pesantemente lo sviluppo urbanistico della città. Il testo di cui sopra è alla base della presentazione in powerpoint che trovate qui: http://www.megaupload.com/?d=CE2SDVTN Il testo scaricabile invece è questo, è leggermente più completo di quello che ho postato sopra: http://www.megaupload.com/?d=BSSIC7ZZ Gioven February 10th, 2008, 08:52 AM Richiamo qui quanto già postato nel thread mura di cinta delle città italiane : http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=16413787&postcount=10 Tratto da Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Cinta_muraria_di_Padova Mura duecentesche Le mura duecentesche (dette anche mura comunali o mura medievali) furono erette all’inizio del XIII secolo dal Comune di Padova. Il loro tracciato era delimitato dai due rami del Bacchiglione, il Tronco Maestro e il Naviglio Interno, che svolgevano funzione di fossato difensivo. Di questa cinta rimangono numerosi tratti attorno al Castello e vicino a Porta Molino. Poche tracce restano in Riviera Tito Livio, Riviera Albertino Mussato. Delle porte che circondavano la città rimangono solo Porta Molino e Porta Altinate. http://i5.tinypic.com/8b6dt7p.jpg Porta Molino http://i13.tinypic.com/7x449r6.jpg Porta Altinate http://i16.tinypic.com/89ua16g.jpg Tratto delle mura medievali viste da Ponte Sant'Agostino http://i7.tinypic.com/86s1tlc.jpg Tratto delle mura medievali in prossimità della biforcazione del Bacchiglione in Tronco Maestro e Naviglio Interno; si può notare l'apertura della porta d'acqua. http://i15.tinypic.com/6x6s4sp.jpg La Torlonga o Specola, facente parte del Castello, elemento essenziale del sistema difensivo medievale. Mura carraresi Le mura carraresi furono fatte costruire dai Carraresi nel XIV secolo: il loro tracciato corrispondeva quasi interamente a quello delle successive mura cinquecentesche. Non ne rimane quasi nulla perché furono demolite durante la guerra contro la Lega di Cambrai per creare la cinta rinascimentale. Alcuni tratti possono essere visti in via delle Dimesse, vicino a Prato della Valle. Mura cinquecentesche Le mura cinquecentesche (dette anche mura rinascimentali o mura veneziane) furono fatte costruire dalla repubblica veneziana durante nei primi decenni del XVI secolo su progetto del condottiero Bartolomeo d'Alviano. Le mura rinascimentali erano protette sul fianco occidentale da un canale detto fossa Bastioni, tuttora esistente. Al fine di difendere al meglio Padova i Veneziani non si limitarono a circondarla di possenti mura, ma operarono il cosiddetto "guasto" abbattendo tutto ciò che si trovava al di là delle mura (edifici, alberi, …) per la profondità di un miglio veneziano, circa 1700 metri. Tale mastodontica opera difensiva rappresentò nei secoli successivi per Padova il maggiore freno all’espansione della città La cinta è quasi intatta, tranne i tratti demoliti negli anni sessanta per fare posto al nuovo Ospedale Civile. http://i28.tinypic.com/nzelax.jpg Veduta aerea. Si noti come l'espansione edilizia della città negli ultimi cento anni non impedisca il riconoscimento della cinta muraria. http://i25.tinypic.com/1zg5nib.jpg Pianta di Padova del 1779. Rappresenta la situazione della città racchiusa nella sua cinta muraria cinquecentesca vent'anni prima della caduta della Repubblica di Venezia. Si noti che rispetto alla foto aerea precedente, la pianta è orientata con l'est in alto (direzione di Venezia), come si usava al tempo della Serenissima. Quasi tutte le porte della cinta muraria rinascimentale sono conservate. In particolare: Porta Savonarola Porta san Giovanni Porta Ognissanti (o Portello) Porta Liviana Porta Santa Croce Giro delle porte delle mura veneziane di Padova (XVI secolo). Gli architetti che le realizzarono trassero esplicitamente ispirazione dall'arco di trionfo romano. Partiamo dalla porta rivolta a Sud-Est, Porta Pontecorvo. Guardandola, sulla sinistra, si scorgono le cupole della Basilica del Santo. La facciata è priva del Leone di San Marco, distrutto dopo l'entrata in città delle truppe francesi in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia (1797); si può ancora notare la mensola sulla quale era collocato: http://i16.tinypic.com/4qdvm21.jpg Proseguendo in senso orario attorno alle mura, troviamo Porta Santa Croce, quella rivolta verso sud: http://i4.tinypic.com/66bl9uc.jpg Il Bacchiglione che lambisce le mura nei pressi del Bastione della Ghirlanda (Via Goito): http://i15.tinypic.com/4t54q6c.jpg Percorrendo il tratto delle mura rivolto ad Ovest, troviamo di seguito le due porte "gemelle": Porta San Giovanni e Porta Savonarola, opere dell'Architetto Falconetto, che a Padova ha realizzato, tra l'altro, la Torre dell'Orologio e la Loggia e Odeo Cornaro. Mi piace in particolare il prospetto di Porta Savonarola, molto raffinato nel gioco cromatico tra la trachite dei Colli Euganei (grigia) e la pietra d'Istria (bianca). Porta San Giovanni, inoltre, è priva del Leone di San Marco (presente invece sulla facciata di Porta Savonarola), distrutto: http://i5.tinypic.com/61kq2yp.jpg http://i6.tinypic.com/4v38pk8.jpg Per ultima, la porta rivolta verso Venezia, la più monumentale e scenografica: Porta Portello. Questa porta è collocata sul canale Piovego, ed è collegata da un ponte alla riva opposta, sulla quale si trovavano le scalinate del porticciolo a cui approdavano e da cui partivano i burchielli, che percorrendo la Riviera del Brenta, collegavano la città del Santo a Venezia. In questo punto le mura di Padova si presentano in uno dei loro tratti più caratteristici: http://i12.tinypic.com/67qrzwp.jpg Ecco la fotografia aerea del Portello: http://i1.tinypic.com/6hdsz2a.jpg Qui un confronto con una veduta del Canaletto: http://i4.tinypic.com/4y60aqs.jpg http://i19.tinypic.com/534u5nn.jpg k_kenzo February 10th, 2008, 09:08 AM Ragazzi.....siete cattivi.....voi mi viziate con le vostre fotografie....... Mi fate venir voglio di aprire il garage e fare un salto in macchina! :) Bressa....dovremo prossimamente organizzare una piccola trasferta...... Gioven February 10th, 2008, 09:22 AM ^^ Quando volete... molto volentieri! Aspettiamo però un vostro contributo sulle mura bresciane e bergamasche, che possono comparire a pieno diritto in questo thread! bressa82 February 10th, 2008, 09:42 AM guardate questo sito.... si cita orzinuovi... http://www.veronissima.com/sito_italiano/html/temi_verona_sanmicheli.html comunqe adesso cerco le foto delle porte di orzinuovi.... sono uguali a quelle di verona bressa82 February 10th, 2008, 10:33 AM allora... OT prossima ragazza come criterio deve essere appassionata di cantieri e di architettura perche se no assolutamnete non andiamo bene :D:D comunque a orzinuovi il legame col regno veneto è fortissimo... per secoli è l'estremo baluardo del regno veneto verso milano... centro fondamentale per la bassa bresciana sotto la dominazione veneta.... si parla di mura venete.... il palazzo comunale (detto palazzo podestarile) ha fuori un bel leone di san marco ) idem per la porta nord e sud con 2 bei leoni... entrambe progettate dal sanmicheli Gioven February 10th, 2008, 12:01 PM ^^ Hai la possibilità di postare delle foto? E sulle mura di Brescia? bressa82 February 10th, 2008, 02:16 PM sia brescia che orzinuovi non hanno piu le mura.... a orzinuovi sono restate le porte al centro abitato che assomigliano a quelle del sanmicheli... faccio una piccola scan Gioven February 10th, 2008, 02:24 PM Grazie! bressa82 February 10th, 2008, 02:34 PM qesto è il comune... detto palazzo podestarile... sede dell'ultimo rappresentante del regno veneto sul confine... spero si veda il leone http://i31.tinypic.com/10hsnmd.jpg questa è il progetto delle mura poi realizzate e poi demolite... si vedono le 2 porte del sanmicheli con tanto di leone http://i25.tinypic.com/2liaik4.jpg questa è la foto di un plastico del 1700 ancora conservato nel castello http://i27.tinypic.com/335f4uc.jpg scusate la pessima qualità ma è la pubblicazione che è brutta come qualità delle immagini... Stranfiér February 10th, 2008, 02:43 PM qesto è il comune... detto palazzo podestarile... sede dell'ultimo rappresentante del regno veneto sul confine... spero si veda il leone ... Sbaglio o è questo: http://www.popolis.it/Admin/UpLoadImages/Leone%20marciano%20sul%20palazzo%20comunale%20di%20Orzinuovi.jpg Gioven February 10th, 2008, 02:56 PM Grazie Bressa per le immagini! Gioven February 10th, 2008, 03:03 PM Edit liberamente88 February 10th, 2008, 03:07 PM LAZISE (VR) Lazise, adagiata sulla sponda orientale del lago di Garda, gode di una storia antichissima, estesi resti di villaggi palafitticoli sono stati rinvenuti lungo le rive del lago. Curioso il ritrovamento nel 1990 di un “panino” durante gli scavi in località Bottona. Il suo nome deriva dal latino lacus che significa” luogo lacuste”. Sul finire del primo millennio (anno 893) l’imperatore Ottone II, riconosciuta l’importanza commerciale e militare di Lazise, concesse ai suoi rappresentanti (18 quidam homines) il privilegio di governarsi autonomamente. Tra il 1375 e il 1381 Cansignorio della Scala rafforzò la cinta muraria, costruì il castello scaligero e il porto militare per difendere meglio i confini occidentali della signoria. Nel 1405 conquistata da Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, passò repentinamente sotto la Serenissima Repubblica di Venezia. Durante questo periodo subì numerosi assedi, bombardamenti devastazioni e saccheggi, ma rimase comunque unita alla Serenissima, che a tale fedeltà diede più volte riconoscimento. Con Napoleone entrò più volte a far parte della Repubblica Cisalpina e poi del Regno d’Italia. Dopo il congresso di Vienna (1815) passò insieme a tutto il territorio lombardo-veneto sotto il dominio austriaco. Solo nel 1866 dopo la terza guerra d’indipendenza ritornò ad essere territorio italiano. Il turismo iniziò a trasformare l’economia nel 1960 facendo diventare Lazise un centro di primaria importanza. CASTELLO DI LAZISE Un documento del 983 documenta l’esistenza del borgo fortificato di Lazise, ma il castello attuale venne eretto durante la signoria di Bartolomeo e Antonio Della Scala, come testimoniano le numerose iniziali sparse in tutta la costruzione. Porte carraie e accessi pedonali erano protetti da ponti levatoi e da robusti serramenti. Data la vastità dell’area fortificata si presume che in caso di pericolo al suo interno vi si rifugiassero sia gli abitanti di Lazise che delle località vicine. Tale supposizione viene suffragata anche dalla vastità del porto militare, che durante la dominazione veneziana vedeva ancorate permanentemente due galee in assetto da combattimento. Verso la fine del 500 la rocca aveva perso ogni sua funzione difensiva e Venezia la cedette dapprima alla comunità di Lazise e poi a famiglie private. Villa Bernini, di proprietà privata, comprende il castello e un parco ricavato dall’abbattimento delle mura che chiudevano il porto. http://www.nitroburner.nl/lagodigarda/lazise001.jpg http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/41/Lazise.jpg http://www.garda.com/photo/Lazise.jpg http://www.wel.it/Welcome/Veneto/Gardave/Lazise/img/lazise.jpg http://www.enrosadira.it/garda/images/lazise.jpg Stranfiér February 10th, 2008, 03:13 PM Liber, hai foto decenti di Porta Vescovo e di Porta San Giorgio? liberamente88 February 10th, 2008, 03:34 PM Di Porta Vescovo ho queste fatte ieri, già postate sul forum di verona: http://img148.imageshack.us/img148/6067/varie9febbraio2008064bx7.jpg http://img178.imageshack.us/img178/2190/varie9febbraio2008068ld8.jpg Della fronte posteriore di PV ho invece solo questa, che risale a qualche anno fa: http://img232.imageshack.us/img232/1527/portavescovooy1.jpg Porta San Giorgio hanno appena finito di restaurarla e va fatta una puntatina per fotografarla: fra non molti giorni le troverai sul forum di verona. Per ora ti posso proporre questo: http://img262.imageshack.us/img262/105/portasangiorgio2ui2.jpg http://img183.imageshack.us/img183/6756/sangiorgioyn1.jpg bressa82 February 10th, 2008, 05:16 PM Sbaglio o è questo: http://www.popolis.it/Admin/UpLoadImages/Leone%20marciano%20sul%20palazzo%20comunale%20di%20Orzinuovi.jpg è questo :cheers: Gioven February 10th, 2008, 06:22 PM http://www.trevisoinfo.it/mura.htm LE MURA DI TREVISO http://i31.tinypic.com/99j67t.jpg Foto aerea del centro storico di Treviso - Riconoscibile il perimetro murario. Nella storia di Treviso la presenza delle mura risale all’epoca romana. Le vestigia attuali sono costituite da una cinta di mura di quasi quattro chilometri, comprendenti soprattutto manufatti medievali (Porta Altinia), quattrocenteschi (Scaligeri), e cinquecenteschi; questi ultimi furono costruiti per difendere Treviso, più importante baluardo di Venezia in terraferma, contro i legati di Cambray. Secondo la storia, prima di essere città Comunale, Treviso, fu municipio romano arroccato attorno alla parte più alta del centro, nella quale ora si trovano Piazza S. Andrea, Piazza dei Signori e Piazza Duomo entro un perimetro di acque costituite dai Cagnani. È nel ‘500 che Frà Giocondo da Verona prima e D’Alviano poi, su commissione della Repubblica veneziana ampliano e migliorano le antiche fortificazioni dando loro l’aspetto attuale di terrapieno, rivestito all’esterno da una spessa muraglia di mattoni. Una volta completate le mura, iniziarono le opere idrauliche con imponenti movimenti di terra: fu creato attorno a Treviso non solo un perimetro d’acque, ma anche la possibilità di allagare la pianura circostante, mettendo a disagio gli eventuali assalitori. All’esterno, ieri come oggi, scorrono dei canali derivati dai fiumi Sile e Cagnan, che fiancheggiati da ben curati giardini, allietano la vista. http://i32.tinypic.com/4jkght.jpg http://i27.tinypic.com/2w4xma9.jpg Mura e acque Tra le opere richieste e realizzate sui progetti di Fra Giocondo e D’Alviano sono da comprendere l’abbattimento di tutte le case che in qualche modo potessero ostacolare la vista di eventuali assalitori per un miglio tutt’intorno alla città, non solo, ma tutti gli edifici civili e religiosi che, all’interno delle mura, avessero potuto ostacolare i movimenti dei mezzi militari. Come in altre città del Nord (Ferrara,…) le mura di Treviso, completate poco dopo il 1510, si fregiano a due terzi dell’altezza di un cordolo in pietra d’Istria. http://i25.tinypic.com/o6jxuu.jpg In prossimità dei principali bastioni (Porta Altinia, bastioni di San Paolo, bastioni al Portello…) possiamo notare ancora oggi incastonati nel paramento di mattoni, eleganti bassorilievi raffiguranti il leone alato, simbolo del potere di Venezia, alla quale nel IVX secolo Treviso si era sottomessa. Questo imponente strumento di difesa, in un modo o nell’altro, assolse bene allo scopo per cui era stato realizzato tanto che Treviso non fu più soggetta ad attacchi. Nella seconda metà dell’ 800 si pensò di trasformare le mura in barriera daziaria, cosicché ogni accesso alla città, per terra o fiume, fosse controllato e soggetto ad imposta. http://i30.tinypic.com/5wbi4k.jpg Passeggiata Fino agli inizi del ‘900 il collegamento tra il centro urbano e la periferia era assicurato ancora dalle tre uniche porte: Porta San Tomaso in direzione Nord, Porta Santi Quaranta in direzione Ovest e Porta Altinia in direzione Sud. PORTA SAN TOMASO http://i32.tinypic.com/2s79r7r.jpg Porta San Tomaso, posta in direzione Nord di Treviso, eretta sotto la podestà di Paolo Nani ai primi del ’500, è opera di Gugliemo D’Alzano di Bergamo anche se la storia non esclude l’intervento di marmorari provenienti da Venezia, in particolare i fratelli Lombardo. La statua posta sulla sommità della porta, non raffigura San Tomaso, come riportato dalla tradizione popolare bensì San Paolo. La storia anche se poco nota è precisa: il senato veneziano impose al podestà di Treviso di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury San Tomaso Becket (nato a Londra ai primi del 1100, morto nel 1170 e canonizzato qualche anno dopo da Papa Alessandro III), ma Paolo Nani fece erigere sulla sommità della copertura la statua raffigurante l’apostolo suo omonimo San Paolo. All’esterno sull’arco centrale, è riportata la scritta: “Porta de San Thomaso”, in dialetto veneto per le genti provenienti da fuori Treviso, per lo più contadini. Sull’arco rivolto verso la città, la stessa scritta è riportata in lingua latina (Porta Sancti Thomae – Dominus custodiat introitum et exitum tuum) a rimarcare la differenza tra la cultura aristocratica del centro e la campagna. PORTA SANTI QUARANTA http://i26.tinypic.com/aagj8p.jpg Porta Santi Quaranta era situata circa cento metri più indietro verso il centro di Treviso, quando la cinta muraria medievale proteggeva i borghi della città, seguendo un perimetro più ristretto. Porta Santi Quaranta si presenta con la facciata in pietra d’Istria all’esterno, con tre archi di cui quello centrale più ampio. Sul prospetto esterno della porta, la raffigurazione che spicca su tutte è il leone alato, simbolo del potere di Venezia sulla terraferma. Porta Santi Quaranta, di impianto quadrato, si innalza con un unico ordine di quattro lesene a reggere la robusta trabeazione sottocornice in Pietra d’Istria. La facciata interna invece, è semplicemente intonacata a meno delle tre riquadrature dei tre archi. L’arco centrale era decorato con una riproduzione pittorica del leone di San Marco (simbolo di Venezia), ora resa illeggibile dalle intemperie. Il tetto è a capriate di legno con copertura a coppi. Come le altre Porte l’arco centrale è sormontato dal leone alato veneziano. Anche nella Porta Santi Quaranta, come in quella di San Tomaso, sulla facciata sono presenti alcuni rilievi comprendenti il leone di Venezia ed alcuni simboli araldici. Lo spazio interno è caratterizzato da volte a crociera reggenti un solaio che consente l’utilizzo di un vano sottotetto. Nella sua storia, Porta Santi Quaranta fu dotata di ponti levatoi: uno per i carri ed uno per i pedoni; pronti ad essere ritirati in caso di un attacco nemico. Con il passare del tempo, ma soprattutto dei pericoli il ponte mobile lasciò il posto ad uno realizzato in mattoni e decorato con pilastri e bordi in pietra d’Istria. Sopra l’arco centrale di Porta Santi Quaranta è leggibile la scritta indicante il nome del manufatto: in latino per chi esce da Treviso (“Porta Sanctorum Quadraginta”) ed in dialetto per chi vi entra (“Porta Sancti Quaranta”), a marcare la differenza tra l’aristocratico centro e la campagna fuori le mura. L’intitolazione ai Quaranta Santi si rifà ad un fatto: quaranta soldati, durante la persecuzione di Licinio in Armenia, rifiutandosi di riconoscere gli idoli furono fatti assiderare e poi bruciare. PORTA ALTINIA http://i26.tinypic.com/2v26pkw.jpg Porta Altinia è il terzo varco realizzato nei primi anni del 1500 a Sud di Treviso. L’aspetto, variato nella storia per gli adattamenti dettati dalle moderne strategie militari, è decisamente meno maestoso rispetto alle Porte di San Tomaso e di Santi Quaranta, ma forse più elegante ed aggraziato. Il nome “Altinia” deriva dalla città verso cui era orientata, ossia Altino, città romana devastata dagli Unni guidati da Attila (che tra il 400 ed il 500 portarono al saccheggio dei territori di Padova, Vicenza e Verona) da cui deriverebbe pare, l’altro nome della porta ovvero Altilia e dalla fusione dei due nomi, simili per assonanza, si è giunti al nome di Altinia. Porta Altinia è l’unico passaggio rimasto della cinta di mura medievali, inglobato nella cerchia cinquecentesca e quindi rinforzato ed innalzato, nella sua storia, con sovrastrutture allo scopo di adeguarsi alle diverse condizioni a cui le mura dovevano sopperire. Secondo la storia, da Porta Altinia transitavano tutte le merci da e per Venezia che non seguissero la via fluviale del Sile; così la Porta servì per un lungo periodo sia come baluardo militare che come simbolo del collegamento di Treviso con Venezia ed il Veneto orientale in generale. I collegamenti con la Repubblica marinara durarono fino alla fine del settecento quando l’esercito francese al comando di Napoleone occupò il Veneto interrompendo quel forte legame che aveva unito Treviso a Venezia per oltre quattro secoli. L’occupazione francese di Treviso durò meno di una ventina d’anni e la sua fine coincise con la disfatta della campagna di Russia. Il rivestimento della facciata, ricco di motivi decorativi a bassorilievo, in pietra d’Istria sembra indicare il desiderio e l’intenzione di esprimere raffinatezza e grazia piuttosto che possanza e robustezza strutturale. Sul prisma murario, più alto che largo, si inserisce l’arco a sesto ribassato, rinfiancato da lesene reggenti una fine trabeazione sulla quale poggia l’imponente bassorilievo del leone alato di San Marco ed in antico la statua della Madonna e dell’angelo annunziante. Le lesene tuttavia non proseguono a reggere la cornice del tetto e nessun elemento architettonico fa ritenere che ciò rientrasse in un progetto generale. La facciata verso Treviso era semplicemente intonacata e dipinta. Gli affreschi di Pompeo Amalteo ora non esistono più in quando rovinati dai vari avvenimenti storici che coinvolsero la porta. Con l’apertura di un ampio varco sulle Mura poco più ad Est, Porta Altinia non ebbe più alcun significato strategico, ma nemmeno viario talché l’antico ponte sul Sile che collegava Treviso con l’esterno, ancora esistente nell’ 800, una volta crollato, non fu mai più ricostruito. L’attuale, in legno, fu realizzato alcuni decenni or sono in occasione del restauro della Porta Altinia e della sua riutilizzazione come passaggio. Porta Altinia, sorta a ridosso del castello di San Marco, con cui comunicava attraverso una scala interna, aveva funzioni di difesa, garantite anche da un ponte levatoio che dava sul fossato esterno. Durante il periodo della Repubblica Veneta, nel piazzale antistante la porta stessa, fu costruito un edificio quale presidio dei reparti di cavalleria e fanteria. I restauri, susseguitisi per far fronte all’usura del tempo ed ai danneggiamenti riportati a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale, hanno riportato l’antico manufatto al suo aspetto originario mediante un’attenta opera di recupero scientifico. Stranfiér February 10th, 2008, 11:31 PM Il nome “Altinia” deriva dalla città verso cui era orientata, ossia Altino, città romana... Romana sto ca... Le più antiche tracce di frequentazione umana nel territorio altinate risalgono al VIII-V millennio a.C., ma è solo con l’età del Bronzo (XV-XIII sec. a.C.) che si può considerare stabile la presenza dell’uomo nella zona. Agli inizi del I millennio a.C. nacque ai margini della laguna veneta il centro paleoveneto di Altino che, grazie alla sua peculiare posizione geografica, assunse in breve un ruolo di rilevanza nell’ambito degli altri centri limitrofi. Già a partire dalla fine del VI sec. a.C., Altino divenne scalo di traffici mercantili che dovevano svolgersi per via endolagunare-costiera risalendo dagli empori di Adria e di Spina verso nord.... more (http://sbmp.provincia.venezia.it/mir/itinera/etno/altino_se.htm) PS: complimenti anche per la Repubblica marinara:bash:... Gioven February 10th, 2008, 11:43 PM ^^ ....Ciò che restava della città romana divenne per secoli cava di materiale da costruzione per Venezia e le isole della laguna, in quanto Altino, unico caso nel Veneto, non venne mai più abitata nel corso dei secoli, fintanto che le bonifiche degli inizi del 1900 resero il sito nuovamente vivibile. .... Ocio, Stranfiér, che anche nel sito che hai linkato tu alla fine della descrizione di Altino viene riportato "città romana". Che vuoi fare, metterti a correggere tutti i siti che riguardano il Veneto e che portano riferimenti storici alle "città romane"? Lo dico senza intento polemico, è solo una constatazione. Stranfiér February 11th, 2008, 12:23 AM ^^ Ocio, Stranfiér, che anche nel sito che hai linkato tu alla fine della descrizione di Altino viene riportato "città romana". Che vuoi fare, metterti a correggere tutti i siti che riguardano il Veneto e che portano riferimenti storici alle "città romane"? Lo dico senza intento polemico, è solo una constatazione. Quindi Verona è una città austriaca? Se una città la fondano i Veneti Antichi, per me è una città veneta, anche se nei periodi storici sucessivi subisce differenti influenze, architettoniche, culturali, ecc, ecc. Il fatto, invece, di vedere sempre ricondotte le nostre origini solo ed esclusivamente al periodo romano, è chiaramente un tentativo (vano) di cancellare tutta la storia che non riconduca all'unitarismo (storico, culturale, ecc) italico. A che fini? Dillo tu... Anche il fatto di voler sminuire Venezia al ruolo di repubblichetta marinaretta...ma pensiamo un attimo a cos'ha sfornato questa repubblichetta dal punto di vista culturale, scientifico, artistico, architettonico, militare...suvvia! Gioven February 11th, 2008, 12:37 AM ^^ La tua posizione sull'argomento è nota. Però mi piacerebbe che questo thread fosse il più possibile libero da OT. Le considerazioni di altro tipo le rinviamo al "canton del spriss", altrimenti rischiamo di rovinare un lavoro che, secondo me, sta venendo bene :) Stranfiér February 11th, 2008, 08:20 AM ^^ La tua posizione sull'argomento è nota. Però mi piacerebbe che questo thread fosse il più possibile libero da OT. Le considerazioni di altro tipo le rinviamo al "canton del spriss", altrimenti rischiamo di rovinare un lavoro che, secondo me, sta venendo bene :) D'accordissimo. Volevo solo fare una precisazione in merito ad Altino (uno dei siti archeologici più importanti per quanto riguarda i Veneti Antichi) e la bestialità che è stata scritta più sopra. Fine OT. :cheers: Stranfiér February 12th, 2008, 12:09 AM Naturalmente, non poteva mancare Marostica/Marostega: Marostica, postazione militare fin dalla colonizzazio ne romana, ha sempre occupato una posizione strategica di rilievo tanto per Bassano, ai fini della difesa dell'autonomia di tale città, quanto per Vicenza, quale importante avamposto pedemontano: fu nel XIII secolo particolarmente contesa, finché nel 1311 pervenne agli Scaligeri, Signori di Verona. Uanno successivo, tuttavia, il sistema fortificato - allora sostanzialmente costituito da tre torri di difesa, sui colli Pauso, Pausolino e Agù - venne gravemente danneggiato durante la guerra con i padovani. A seguito di questi eventi, Cangrande della Scala decise di provvedere al radicale rinnovamento delle strutture, concentrando la sua attenzione sui due poli strategici del colle Pausolino e della pianura antistante ai piedi del colle stesso. Si diede così avvio alla costruzione del Torrione - con funzione di Dazio - lungo la strada tra Vicenza e Bassano, e alla costruzione della Rocca, o "Castello Superiore", sul sito della preesistente torre sul Pausolino. Tra il 1339 e il 1351, sotto la Signoria di Mastino II della Scala, erede di Cangrande, venne completata la costruzione, attorno al Torrione di pianura, del Castello "da Basso", caratterizzato dai tratti stilisti ci del tipo "a recinto", a pianta quadrangolare con quattro torricelle scudate agli angoli; il Torrione veniva così a costituire l'abitazione e l'estremo rifugio del castellano, ancora ben leggibile nella sua struttura originaria, con la volta a crociera in mattoni, aperta da quattro grandi finestre ogivali con sedute ai lati, ed attrezzata con un camino, un lavatoio a nicchia e una latrina, i cui scarichi finivano direttamente nel fossato del castello. La costruzione di questa fortificazione finiva così per determinare anche il nuovo riferimento per l'espansione urbana: immediata pertanto si presentava la possibilità, nell'ottica di una esigenza da tempo sentita, di proteggere l'intera città all'interno di una cinta murata. Il giorno 1" marzo 1372, come narrano le cronache, ebbero inizio i lavori che, nel tempo di soli tre anni, avrebbero permesso di collegare il Castello Inferiore e la,Rocca sul Pausolino con oltre 1700 metri di mura merlate, alte tra gli 8 e i lO metri e intervallate da 22 torri, di cui tre più robuste e dotate di antistante rivellino per le porte di accesso alla città; un cammino di ronda consentiva la sorveglianza lungo l'intero perimetro, reso ulteriormente sicuro da un ampio fossato, nei tratti in pianura, e dalla forte pendenza dei versanti del colle. Il sistema fortificato scaligero venne mantenuto in efficienza anche nel primo secolo della dominazione veneziana, instaurata si nel 1404 a seguito della "dedizione" della città di Vicenza, con tutti i suoi possedimenti, alla Serenissima Repubblica; ma dopo le distruzioni della Guerra di Cambrai (1503-1510) si manifestarono per Mura e Castelli - resi ormai obsoleti dall'evoluzione delle tattiche e delle armi da guerra - i primi sintomi di decadimento. Solo il Castello Inferiore, divenuto sede del Podestà, fu oggetto di interventi e trasformazioni, che continuarono anche nel XIX secolo, con la caduta della Repubblica e l'insediamento dell'Amministrazione Austriaca e in seguito di quella del Regno d'Italia, che destinarono il Castello a Caserma della Gendarmeria (poi dei Carabinieri) e a prigione mandamentale, con la costruzione di alcune superfetazioni e modifiche interne. Nuova sensibilità si sviluppò invece nel secolo scorso, con la nascita del moderno concetto di "conservazione", inteso come mantenimento e preservazione di antiche testimonianze storiche; ma fu soprattutto grazie all'iniziativa di illuminati cittadini se, ancora all'epoca del "piccone risanatore", le Mura di Marostica trovarono definitiva salvezza. http://www.comune.marostica.vi.it/v4/Default.asp?nomepagina=09/02/2005%202.18.18 http://farm2.static.flickr.com/1415/1434672926_89554b328a_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/227/474233557_4e7b476dba_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1053/1193985165_a435293c42_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1250/571298015_9ab9459c02_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2029/2032459711_d2e8ca6c8c_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1042/711463495_80a638a12b_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/36/79428468_faf56b195f_o.jpg http://farm1.static.flickr.com/91/249377648_fd942b05ee_o.jpg bressa82 February 12th, 2008, 11:09 AM quante cose belle in italia che non ho mai visto A l e x February 12th, 2008, 01:18 PM Marostica è veramente splendida! Peccato che la sera sia morta! :bash: Gioven February 12th, 2008, 11:27 PM http://www.comune.monselice.padova.it/page.php?pid=38 http://i30.tinypic.com/2uotp5f.jpg http://i32.tinypic.com/t62iox.jpg Veduta Panoramica di Monselice attorno alla Rocca http://i28.tinypic.com/676t5d.jpg http://i31.tinypic.com/10dcfom.jpg Panorami delle Sette Chiese e Villa Duodo Abitata fin dall’ età del bronzo, l’antica Mons Silicis è conquistata nel Vll secolo dai Longobardi, come narra Paolo Diacono. Nel XII secolo diviene libero comune e in seguito viene occupata da Ezzelino da Romano, luogotenente dell’Imperatore Federico II di Svevia. Nel secolo XIV la città è oggetto di contesa tra le politiche espansionistiche di Cangrande Della Scala e dei Carraresi e assume un aspetto militare di cui conserva segni consistenti, tanto da essere oggi inserita nel novero delle Città Murate del Veneto. http://i27.tinypic.com/2m63m77.jpg Mura Nel 1405 Monselice entra a far parte del territorio della Repubblica di Venezia, e diventa centro di soggiorno o di residenza per famiglie patrizie come i Marcello, i Duodo, i Nani e i Pisani. Percorrendo la salita di Via del Santuario troviamo: http://i32.tinypic.com/33d8bcn.jpg http://i27.tinypic.com/30bkz12.jpg Castello e Sala del Camino all'interno del Castello http://i13.tinypic.com/4qt1aoj.jpg Villa Nani Mocenigo http://i14.tinypic.com/6h8f9dk.jpg http://i8.tinypic.com/4pbr87d.jpg Il Duomo vecchio di Santa Giustina e Le Sette Chiese http://i25.tinypic.com/2jdhwjn.jpg Villa Duodo Nel ‘400 e ‘500 la struttura medievale della città si arricchisce di elementi rinascimentali. Un lungo canale, il Bisatto, forma un anello completo di vie d'acqua intorno ai Colli Euganei. http://i32.tinypic.com/2zz24bn.jpg Il canale Bisatto Nel ‘600 il centro si abbellisce di componenti barocche, le cui decorazioni sono in trachite, pietra locale, estratta dalle cave in parecchi punti del colle. L'attività di estrazione ha il suo massimo sviluppo nel '700, come anche la lavorazione dell’ oro in cordoncini intrecciati in fili sottilissimi (il famoso Manin d'oro). L’ 800 è un secolo di notevole sviluppo industriale testimoniato, tra l’altro, dall’ apertura di una importante filanda di seta. Nel ‘900 e in particolare nel secondo dopoguerra la città diventa il centro del commercio per l’ intero territorio della Bassa Padovana, grazie alla felice collocazione geografica, al centro di importanti snodi stradali e ferroviari. Monselice è situata nella provincia di Padova a 22 Km dal capoluogo, sul versante meridionale dei Colli Euganei . http://i15.tinypic.com/6c4me5k.jpg http://i29.tinypic.com/2qntuz4.jpg Piazza Mazzini http://i30.tinypic.com/vqjklt.jpg La Torre in Piazza Mazzini http://i29.tinypic.com/28bemaa.jpg Veduta della parte bassa del centro storico http://i32.tinypic.com/2eey1op.jpg Uno dei vicoli che salgono alla Rocca. Stranfiér February 14th, 2008, 02:33 PM Castelfranco Veneto/Castèo Deve il proprio nome al castello ‘franco’ (esente) da imposte per i suoi primi abitanti-difensori. Il possente quadrato di rossi mattoni fu eretto sopra un preesistente terrapieno, alla fine del secolo XII dal Comune medievale di Treviso, poco a nord del villaggio della Pieve Nova , sulla sponda orientale del torrente Muson, a presidio del turbolento confine verso le terre padovane e vicentine. Già nei primi decenni del Trecento, sul lato orientale, si sviluppa il primo nucleo dell’abitato (Bastia Vecchia), strumento anch’esso di difesa, dotato di un ospizio per poveri e viandanti. Città murata per sua stessa definizione, conserva quasi integralmente la cinta muraria e le sei torri che si innalzano ai quattro angoli e nei punti mediani di oriente e meridione. Castelfranco Veneto lega indissolubilmente i suoi ottocento anni di storia alla strategica posizione nel Veneto centrale: tappa obbligata tra Venezia, la Germania e le Fiandre, tra l'Europa occidentale e le pianure dell'Est. Città di commerci fin dall’origine e sede d’un antico mercato di granaglie e bestiami, attivo sino alla metà del secolo scorso; fu centro, in passato, delle più svariate attività artigianali e snodo ferroviario di primo livello dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Fu sede di podesteria veneziana dal 1339 al 1797, patria, tra il XVII e il XVIII secolo, di uomini di scienza (Jacopo, Giordano e Vincenzo Riccati), di architetti (Francesco Maria Preti) e musicisti (Agostino Steffani) di larga fama, Castelfranco Veneto è universalmente nota per aver dato i natali a una delle figure più straordinarie ed enigmatiche della storia della pittura: Giorgione (1478-1510), genio misterioso della luce e del colore. Di Giorgione, la fortezza racchiude, quasi scrigno, due gemme preziose tra le poche riconosciute al pittore: l’ermetico Fregio di Casa Marta-Pellizzari e la celeberrima Pala del Duomo di S. Liberale. Città murata-città di Giorgione: questa è l’icona bifronte di Castelfranco Veneto, impressa, ieri ed oggi, nello sguardo stupito e rapito di poeti, scrittori e viaggiatori d’ogni dove. http://l.yimg.com/www.flickr.com/images/spaceball.gif http://farm1.static.flickr.com/64/214006602_327d4d0e5e_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2203/2255036931_c7c5c15353_o.jpg http://farm1.static.flickr.com/42/76411250_95c577ca1d_o.jpg http://farm1.static.flickr.com/93/214007563_a25197e7b9_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/132/389428266_07ba204db3_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/211/452886480_1889c5e554_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/164/378066687_dae962ce3f_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1242/1468831727_c791a32ffe_b.jpg Gioven February 16th, 2008, 03:42 AM Notizie storiche tratte da wikipedia Este è una cittadina di circa 17.000 abitanti in provincia di Padova, situata a meridione dei Colli Euganei. Dista 32 km dal capoluogo. http://i29.tinypic.com/i27ibk.jpg http://i30.tinypic.com/2weyzk6.jpg Veduta dal satellite di Este, con il canale Bisatto che cinge il centro storico, il Castello con i giardini, Piazza Maggiore, cuore della città. http://i32.tinypic.com/2llzv2o.jpg Ingrandimento sul castello e i giardini. Sulla destra, Piazza Maggiore e il Bisatto. Storia La città di Este è abitata da tempi molto antichi: già nell'età del ferro, infatti, era il principale insediamento dei paleoveneti. In seguito, nel III-II secolo a.C., Este e tutto il Veneto diventarono colonia romana. Reperti di questi periodi sono conservati nel Museo Nazionale Atestino. Nell'89 a.C., con la lex Pompeia, venne concesso il diritto latino; nel 49 a.C., all'inizio della guerra civile tra Pompeo e Cesare, quest'ultimo, per ottenere l'appoggio della popolazione, concesse il diritto romano a tutta la Gallia cisalpina, di cui era stato proconsole tra il 58 e il 49. In seguito alla battaglia di Azio, Augusto affida ai soldati della V e XI legione i territori dell'agro di Este (formato dai territori di Galzignano, Teolo, Lonigo, Noventa Vicentina, Trecenta, Pernumia, Monselice, e dal monte Venda, che rientra ora nel comune di Vò). In seguito alle invasioni barbariche e alla caduta dell'impero romano Este si spopolò, riducendosi a villaggio rurale. Dopo l'anno Mille si ripopolò attorno al castello fatto costruire dal marchese Alberto Azzo II d'Este circa nel 1056. Este fu anche una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. Il controllo della città, abbandonata dalla famiglia degli Este, che si trasferirono a Ferrara nel 1239, passò molte volte di mano nel corso del Basso Medioevo. Nel 1339, Ubertino da Carrara, signore di Padova, ricostruì il castello così com'è tutt'ora. Nel 1405 Este si sottomise spontaneamente alla Repubblica veneziana per sfuggire al controllo dei padovani e agli scontri di questi con veronesi (Cangrande della Scala aveva distrutto la città nel 1317). Sotto il dominio veneziano, Este conobbe un periodo di grande prosperità, interrotto solo dalla peste del 1630. Monumenti Este si fa apprezzare per i numerosi monumenti di diverse epoche disseminati per il territorio. La principale attrattiva cittadina è il castello carrarese, costruito attorno al 1339 sulle ceneri di quello estense; in cima al colle troviamo il mastio, da cui partono le mura fino a formare un poligono contornato a intervalli regolari da torri e dal restaurato castelletto del Soccorso. Oggi l'interno del castello è adibito a giardino pubblico. http://i28.tinypic.com/oadklg.jpg Castello del Soccorso http://i25.tinypic.com/4hd47s.jpg Torre del Castello http://i26.tinypic.com/1447klz.jpg Mura http://i27.tinypic.com/v5ahp2.jpg Giardini Verso la città troviamo, addossata alla cinta muraria, la Villa Mocenigo, che fu costruita attorno al 1570 e successivamente distrutta da un incendio nel '700. L'edificio rimasto ospita il Museo Nazionale Atestino. Il museo è diviso in varie sezioni: al primo piano troviamo quella protostorica, che raccoglie materiale dell'epoca paleoveneta; al pian terreno si trova la sezione romana, che documenta il periodo successivo; infine troviamo una sala dedicata all'epoca medievale e moderna, dove si può ammirare una pregevole Madonna col Bambino su tavola di Cima da Conegliano. http://i27.tinypic.com/23ud8uf.jpg Via Guido Negri. Al centro il Duomo dedicato a Santa Tecla e a destra la sede del Museo Nazionale Atestino Altro monumento importante è la chiesa di Santa Tecla, nell'omonima piazza, costruita da Antonio Gaspari dopo che la precedente chiesa di origine paleocristiana fu abbattuta dal terremoto del 1688. All'interno di questa chiesa si può trovare una ricca dotazione artistica: la splendida pala di Giambattista Tiepolo S. Tecla intercede presso il Padre Eterno per la liberazione della città dalla peste del 1630, olio su tavola del 1759, la pala d'altare dello Zanchi e l'altare-scultura del sacramento del Corradini. http://i25.tinypic.com/2ylv85z.jpg Piazza Maggiore con la Torre dell'Orologio http://i30.tinypic.com/mt7e6b.jpg http://i28.tinypic.com/34sqpon.jpg Palazzi in Piazza Maggiore http://i30.tinypic.com/2rh5qg8.jpg Il canale Bisatto; sulla destra, la Torre dell'Orologio Gioven February 17th, 2008, 09:33 AM http://www.comune.noale.ve.it/_info_generali/cenni_storici.php Foto da Flickr http://i31.tinypic.com/2vww8t2.jpg La Cittadina di “Novalis” – terra di nuovo utilizzo – sorge all’indomani dell’anno 1000 e diviene ben presto importante centro militare trevigiano posto a presidio e a controllo politico di una ampia zona a confine con il padovano. In realtà le sue origini sono certamente più antiche, non a caso la sua campagna è ricca di testimonianze archeologiche dell’età del ferro e la stessa conserva la suddivisione agraria tipica dell’età romana (cosiddetto "graticolato romano") L’importanza storica e politica della cittadina in epoca medioevale è legata indissolubilmente alla famiglia dei Tempesta, che a partire dal XII secolo fece di Noale il centro di una signoria rurale. I Tempesta con il titolo di “Avogari” curavano gli interessi secolari del Vescovo di Treviso e, nel bene e nel male, Noale segue le sorti degli stessi, cadendo nelle mani di Ezzelino da Romano nell’anno 1245, per tornare ai suoi antichi proprietari nell’anno 1260. Noale rimane trevigiana sino al 1339, quando, a conclusione del conflitto veneto-scaligero passa con tutto il trevigiano allo stato veneziano. Nel 1360 la Repubblica di San Marco istituisce a Noale una capitaneria, ma è dopo la breve occupazione dei Carraresi di Padova ( 1381 – 1388 ) e l’estinzione del ramo diretto della famiglia Tempesta, che ancora deteneva diritti feudali sulla cittadina, che la Serenissima dà a Noale la forma definitiva di Podesteria, questo sino all’anno 1797. Dopo le guerre napoleoniche Noale diviene “Comune”, sopportando non poche angherie da parte delle truppe napoleoniche. Con la cessione dei territori della Repubblica Veneta all’Austria viene promossa a centro amministrativo del distretto, ma durante le guerre di indipendenza subisce un declassamento amministrativo per aver dato i natali a Pier Fortunato Calvi, a capo nel 1848 dei “Cacciatori delle Alpi” attivi in Cadore. Unita al Regno d’Italia nel 1866, appartiene e lega il suo destino successivamente alla province di Vicenza, Padova ed infine Venezia. http://i26.tinypic.com/jfg77d.jpg Veduta aerea http://i26.tinypic.com/292p76c.jpg La Rocca - veduta d'insieme http://i29.tinypic.com/34hxac7.jpg http://i29.tinypic.com/2ue4cua.jpg Rocca Rocca vista da est con il ponticello d'accesso http://i28.tinypic.com/2568wgi.jpg La torre ovest Alcuni scorci del centro storico: http://i27.tinypic.com/akfyau.jpg Torre dell'orologio La piazza principale http://i31.tinypic.com/ezh02d.jpg L'Infiorata http://i30.tinypic.com/29ejei1.jpg Chiesetta di Ca' Matta Natale a Noale http://i25.tinypic.com/2mmxwd2.jpg Le torri del centro storico dolphin82 February 18th, 2008, 11:53 AM Ancora Montagnana.... http://www.fdlstudio.it/FdlStudio-immagini/foto-montagnana.jpg http://www.turistaonline.net/Public/FileUploati/25-01-2005-ID__montagnana.jpg dolphin82 February 18th, 2008, 12:03 PM non so cosa resti della cinta muraria di Vicenza, però anche questa è una città fortificata http://www.bibliotecabertoliana.it/mostre/mappe/immages/Vicenza.jpg dolphin82 February 18th, 2008, 12:13 PM http://www.allarena.it/images/verona/raterio.jpg http://www.mondimedievali.net/Glossario/veron01.jpg http://www.veronissima.com/immagini/i_verona_fortificata35.jpg dolphin82 February 18th, 2008, 12:21 PM http://img134.imageshack.us/img134/663/ms120333321018604cp6.png http://img136.imageshack.us/img136/1685/veronawu5.jpg VERONA AUSTRIACA http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/7/78/Veronaaustriaca.jpg Gioven February 18th, 2008, 02:30 PM Ancora Montagnana.... Grazie Dolphin, ma come fai a conoscere Montagnana?! Gioven February 18th, 2008, 02:34 PM non so cosa resti della cinta muraria di Vicenza, però anche questa è una città fortificata Su Vicenza speravo nell'aiuto di qualche "fotografo" vicentino, è una città che conosco perché ci vado per lavoro. In internet non sono riuscito a trovare foto delle sue mura e fortificazioni, delle città venete più importanti è forse quella che ha conservato meno della sua cortina muraria, tuttavia ci sono un bel tratto di mura scaligere ed un torrione in Viale Mazzini, mi ricordo di Porta San Bortolo, Santa Croce e Santa Lucia, infine la torre di Piazza Castello. Gioven February 19th, 2008, 10:10 PM http://www.vicenzanews.it/a_188_IT_558_1.html http://i29.tinypic.com/21nkxes.jpg Veduta aerea del centro storico di Vicenza http://i27.tinypic.com/2ntzn01.jpg Antica pianta della città PREMESSA STORICA I primi abitanti di Vicenza si stabilirono alla confluenza dell'Astico nel Retrone (Edronis), un tempo navigabile e grande via di comunicazione fino a Chioggia (Portus Edronis). Il terreno sopraelevato proteggeva dalle devastanti alluvioni mentre le acque stagnanti a nord (Laghetto) e quelle scorrevoli dei fiumi ad est costituivano una difesa naturale. Terrapieni, fossati o altre opere di difesa certamente furono costruite anche ad ovest, a protezione del nucleo più antico della città che nel 148 a.C., con la costruzione della via Postumia diventa un centro importante e poi municipio romano (49 a.C.). Caduto l'impero, Bizantini, Longobardi e Franchi, in epoche diverse controllano il territorio con la loro organizzazione militare. Ma solo nel X secolo, dopo le devastanti incursioni degli Ungari (899), si incominciano a costruire difese più sicure al posto del "terralium", ricordato in alcuni documenti. Accanto al Duomo viene innalzata una torre campanile e sulla Postumia si costruiscono la torre Coxina ad est, a guardia del ponte sull'Astico, e il torrione di S. Felice ad ovest. Sono robusti terrazzi dove, in caso di necessità, trovano rifugio donne e bambini mentre gli uomini possono combattere dagli spalti. Berengario I e l'imperatore Corrado il Salico delegano il Vescovo a costruire mura e castelli per difendere chiese e città. Le mura cingono Vicenza lungo il seguente percorso: Ponte delle Bele, Motton S. Lorenzo, Pedemuro S. Biagio, Pedemuro Pusterla, Contrà Canove, Ponte delle Barche, Porton del Luzo, Contrà Mure Palamaio e porta Feliciana. http://i32.tinypic.com/2mzb89f.jpg Porton del Luzo La città ha cinque porte, difese da torri e ponti levatoi: Porta Feliciana (merlature visibili da Piazzale Roma), Porta Nova, Porta Pusterla, Porta S. Pietro e Porta Berga. Intorno alle mura si apre un largo fossato con le acque del Bacchiglione a nord e della Seriola o Bacchiglioncello a ovest. Nel XII secolo, con il governo comunale, la città si arricchisce dei palazzi comunali che si affacciano sulla piazza, mentre crescono le case turrite dell'aristocrazia feudale inurbata. Vicenza diventa una città dalle cento torri! (1236-1259) Ezzelino III da Romano, stabilito a Vicenza il centro del suo potere, costruisce la "domus meriata" difesa dal torrione di Porta Castello e a Porta S. Pietro, che guarda il "pons Sancti Petri" ora degli Angeli, innalza un castello con la torre Coxina o Reata o dell'osservatorio. http://i32.tinypic.com/bi2vc5.jpg Il torrione di Porta Castello PERIODO PADOVANO 1263-1311: Caduto Ezzelino nel 1259, la città passa sotto la tutela dei padovani, che fortificano il castello di S. Pietro ed erigono il tratto di mura che dal Ponte delle Barche arriva al Ponte degli Angeli. PERIODO SCALIGERO 1311-1387: Gli Scaligeri, nuovi Signori di Vicenza, rinforzano lanterna e merlatura del torrione di Porta Castello, costruiscono la nuova cinta di Borgo S. Pietro con Porta Santa Lucia e Porta Padova. Nel 1381 erigono il fortilizio della Rocchetta con mura e torri, in parte ancora conservate, che dal Ponte delle Bele arrivano a porta S. Croce. http://i30.tinypic.com/mucqzb.jpg Mura scaligere che si affacciano su Viale Mazzini http://i31.tinypic.com/ohs4n6.jpg Veduta delle mura scaligere http://i28.tinypic.com/2n1yyrt.jpg http://i32.tinypic.com/a0i5go.jpg Particolari I VISCONTI E LE MURA VENEZIANE 1387-1404: La città passa sotto il controllo dei Visconti fino a quando i Vicentini sottoscrivono la loro dedizione a Venezia. La Serenissima provvede a fortificare Borgo Berga costruendo, alle pendici di Monte Berico, le mura da Porta Monte e Porta Lupia. Nel 1435 anche Borgo Pusterla viene chiuso con mura che da Porta S. Croce arrivano a Porta S. Bortolo. Bartolomeo D'Alviano, Capitano generale della Repubblica Veneta, fa costruire torri cilindriche per ridurre l'impatto delle nuove artiglierie. Altri progetti e tentativi di fortificare Vicenza, data la sua importanza strategica, restano sulla carta o sono definitivamente abbandonati nel 1630, causa la grave epidemia di peste. PERCORSO PER UNA VISITA Al Ponte degli Angeli la torre Coxina ricorda l'antico castello, ora Palazzo del Territorio. Da piazza Matteotti si può risalire un tratto del percorso interno della cinta muraria per il ponte della Barche, Porton del Luzo, ponte Furo, contrà Carpagnon e piazza Castello, dove si ammira l'importante torrione che Ezzelino da Romano incorporò nella sua "domus meriata". Ai bordi del Giardino Salvi ristagnano ancora le acque della Seriola, ampio fossato scavato intorno alle mura per difendere la città. Dal Ponte delle Barche per vie Mure della Rocchetta si segue il perimetro interno delle mura Scaligere del XIV secolo. All'altezza del piazzale Giusti si apriva la Porta Nova del XIV secolo. Alla fine della via si trovano le mura della Rocchetta del 1635. Essa fu deposito d'armi e polveriera e fa capo alle mura e torri Scaligere che lungo viale Mazzini chiudono il centro storico fino a Porta S. Croce. http://i32.tinypic.com/1rubme.jpg Porta Santa Croce dall'interno della città http://i32.tinypic.com/v46t7b.jpg Particolare di Porta Santa Croce Lungo Viale Bartolomeo D'Alviano si trovano ancora due robusti torrioni cilindrici fatti costruire dalla stesso comandante dell' esercito veneziano a difesa della mura che arrivavano a porta S. Bortolo. Per visitare anche queste opere e raggiungere porta Santa Lucia bisogna avere più tempo a disposizione. http://i29.tinypic.com/261g0ur.jpg Torrione circolare nei pressi di Porta S. Croce Stranfiér February 21st, 2008, 02:37 PM Soave (notizie da it.wikipedia, foto da flickr) Soave è un comune di 6.808 abitanti della provincia di Verona Storia Per l'epoca romana abbiamo, come testimonianza, i sepolcreti della frazione Castelletto, quello di contrada Cernìga, quello nei pressi della chiesetta della Bassanella ed altri. Inoltre alcune lapidi vennero studiate dal Mommsen. Probabilmente, vista la vicinanza, Soave era un pagus importante nei pressi della Via Postumia. Nel 932, un diacono, tale Dagilberto, fa testamento e dispone in eredità beni posti in Soave. Documento più importante è quello che attesta per la prima volta l'esistenza del castello (934), in un secolo dove gli Ungari penetrano nell'Europa Occidentale. In realtà è probabile che il castello sorga su un antico fortilizio romano. Nel 1029 abbiamo la Pieve di San Lorenzo segnalata tra le 48 Vicarie Foranee della Diocesi veronese. È probabile che la chiesa fosse ubicata nel Borgo San Lorenzo, sulla strada per Monteforte d'Alpone. Da una successiva attestazione (un diploma di Federico Barbarossa) sappiamo che il castello era in mano ai Conti di Sambonifacio di Verona mentre l'ascesa di Ezzelino da Romano come Podestà del Comune veronese (1226) portò al possesso del maniero da parte dei Conti Greppi, i quali, nel 1270, lo cedettero al Comune di Verona che vi installò un suo Capitano. La contemporanea ascesa degli Scaligeri portò ad una nuova fase della vita del paese (che divenne sede di Capitaniato con 22 paesi sottoposti a tale giurisdizione) e del suo simbolo più importante. Il castello venne restaurato e rinnovato mentre, nel 1379, Cansignorio dotò il paese della cinta di mura ancor oggi visibile. La fine della dinastia scaligera portò nuovi padroni al castello: prima i Visconti milanesi e poi i Carraresi padovani. Quest'ultimi lo perderanno (1405) a causa dell'arrivo delle truppe della Repubblica di Venezia, appoggiate dagli abitanti soavesi. Nel 1439, le truppe viscontee del condottiero Niccolò Piccinino s'impadronirono di Soave ma la vittoria di Giovanni Pompei sul Monte Bastia (odierno confine tra Cazzano di Tramigna e Montecchia di Crosara) permise all'esercito veneziano di tornare a possedere la zona. Pericolo maggiore ci fu quando Venezia si trovò contro la Lega di Cambrai (1508): il castello e il paese di Soave vennero incendiati (con 366 soavesi passati a fil di spada); anche in questa occasione la Repubblica della città lagunare però riuscì ad avere la meglio (1516). A causa dell'eroismo del capitano Rangone e dei soavesi che, nel 1511, liberarono il castello, Venezia donò l'Antenna (un grande pennone) e lo Stendardo di San Marco. Iniziò un periodo di pace però il castello era ormai superato per le tecniche di guerra (armi da fuoco) che si stavano affermando; la Repubblica veneziana, che aveva bisogno di denaro per sostenere la guerra contro i Turchi, cedette il castello prima in affitto e poi in proprietà alla famiglia nobile dei Gritti (che a sua volta lo subaffittarono a privati che trasformarono il castello in fattoria). Etimologia La derivazione del nome del paese è oscura: c'è chi dice venga dai Suaves (citati da Paolo Diacono nella celebre Historia Langobardorum) ovvero gli Svevi (nell'italiano medievale sono scritti come Soavi), popolazione che, con le invasioni barbariche, si stanziò nell'Italia settentrionale e che venne sottomessa dai Longobardi. Una bolla di Papa Eugenio III (1145) chiama il paese Suavium ovvero terra dei Soavi (a sua volta leggibile come terra degli Svevi). • Il castello - XIII secolo Il castello visto da nord. In primo piano la Porta San Giorgio con il ponte levatoio Questo monumento ha segnato la storia di Soave. Ridotto a fattoria e successivamente in uno stato d'abbandono, venne restaurato nel 1890 dal nuovo proprietario, senatore del Regno Giulio Camuzzoni. Si può raggiungere a piedi da Piazza Antenna oppure percorrendo la strada asfaltata a nord del paese. È un tipico manufatto militare del Medioevo che sorge sul Monte Tenda dominando la pianura sottostante. È costituito da un mastio e da tre cortili con dimensioni differenti. Il primo cortile (su cui si apre una porta con ponte levatoio), misurante mq. 1163,90, fu l'ultimo in ordine di costruzione, opera della Repubblica di Venezia nel '400. Nel cortile si scorgono i resti di una chiesetta a tre absidi probabilmente risalente al X secolo, il tempo delle scorrerie degli Ungari (e, dunque, probabile luogo di rifugio per la popolazione anche se fuori dalle mura dell'originario castello) Attraverso una porta con saracinesca si passa al secondo cortile (il primo dell'antico castello), il più grande (mq. 2921,60), detto della Madonna per un affresco (Vergine che protegge i fedeli inginocchiati) del 1321 presente sopra la porta d'ingresso ad occidente. Nello stesso cortile è presente una porta di soccorso in quanto destinata al rifornimento degli occupanti il castello in caso di difficoltà. Inoltre s'intravedono tracce di edifici (alloggi per i soldati) nei lati ovest e sud. L'ultimo cortile, il più piccolo (mq. 972,18) e il più elevato, si raggiunge tramite una scaletta di legno: la soglia della porta è così elevata per ostacolare i nemici in caso di attacco. Oltrepassata la porta s'intravede un affresco del 1340 raffigurante un soldato scaligero (affresco che documenta come era armato un soldato degli Scaligeri a quei tempi); la scritta Cicogna (o Cigogna) se si riferisce al pittore richiama affreschi dello stesso presenti a San Pietro in Briano e a San Felice di Cazzano di Tramigna. Ciò che colpisce l'occhio è il grande mastio nel quale si entra tramite un'apertura nel basamento; era il luogo di estrema difesa ma il mucchio di ossa trovate in questo luogo fa immaginare che sia stato anche luogo di tortura e prigione. Al centro della corte si trova una vera da pozzo antica (si vedono i segni dell'usura delle corde) mentre un po' a destra abbiamo la stanza destinata al corpo di guardia dove troviamo armi di offesa e difesa usate dai soldati scaligeri. Anche nel cortile interno si ritrovano resti di caserme. Una scala esterna permette di entrare in quella che era l'abitazione del signore o del suo rappresentante (il Capitano, in epoca scaligera). La stanza centrale è detta “la Caminata” per via del grande camino presente. Sulla tavola son presenti (in alcune cassette) oggetti trovati nel restauro (o prima) del castello come monete romane, frammenti di armi ma anche strumenti di guerra provenienti da altri castelli e monete e medaglie ritrovate in più tempi a Soave. Dalla “Caminata” si accede ad un cortile piccolo aperto in epoca veneziana. La stanza centrale comunica poi con la camera da letto (in cui è da notare l'affresco duecentesco del Crocefisso tra la Madonna e la Maddalena) e con la sala da pranzo con tavola imbandita con stoviglie riproducenti quelle dell'epoca. Da questa sala si giunge ad una stanzetta con cinque ritratti: Mastino I, il fondatore della fortuna e della potenza scaligera; Dante Alighieri (di cui si presume un soggiorno nel castello); Cangrande, il più importante tra gli Scaligeri; Cansignorio della Scala, il quale restaurò ed ampliò il castello,fece circondare Soave dalla cinta muraria e fece costruire il Palazzo di Giustizia e quello Scaligero; Taddea da Carrara, moglie di Mastino II. • Le mura scaligere - XIV secolo Vennero costruite nel 1369 per volontà di Cansignorio della Scala e raccolgono al loro interno il nucleo storico di Soave. Anticamente solo tre porte si aprivano nella cinta: Porta Aquila (ora Porta Bassano) a nord, Porta Vicentina ad est e Porta Verona a sud (recentemente restaurata). Per due lati (ovest e sud) le mura sono accompagnate dal fossato naturale formato dal Tramigna. http://farm3.static.flickr.com/2061/1496881452_f8b01f5121_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/213/509182391_93e76cae0d_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/173/378126190_174d0ee434_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2034/1496019271_af615b719f_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2092/2197561933_b23344f490_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2338/2197560155_f623043c80_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2010/2197559885_149241f6be_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2345/2197561381_8e3c997d19_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2157/1787095509_b07dcfb214_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2319/1787038663_28fb7cc1b9_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2087/1496893368_681d83f45d_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2179/1496897922_5012bb08c4_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2114/2197562555_2f6e3e2d05_o.jpg Patria del vino bianco per eccellenza Il Soave è un vino bianco DOC prodotto nella provincia di Verona. La D.O.C. Soave rappresenta la denominazione più significativa all'interno del panorama dei vini a denominazione di origine controllata del Veneto. Il Soave rappresenta da solo con i suoi 500.000 ettolitri il 40% della produzione a DOC della provincia di Verona, dove sono concentrati il 14% delle DOC italiane ed il 60 % delle DOC venete. I vini prodotti nella DOC Soave sono: Soave DOC, Soave Classico DOC, Soave Superiore DOCG, Recioto di Soave DOCG, Soave Spumante DOC. Il termine “Soave” deriva dagli Svevi (Suaves) che calarono in Italia con il re longobardo Alboino, mentre il territorio era già, in epoca romana, un Pagus, ovvero un distretto campagnolo circoscritto e forse centuriato. Ma la presenza della vite è possibile farla risalire almeno a 40 milioni di anni fa. Le testimonianze fossili che si trovano nel museo di Bolca, in cima alla Valle dell'Alpone, indicano la famiglia delle Ampelidee come la generatrice delle viti selvatiche europee. In Era Terziaria la Valle dell'Alpone, odierno sito dei vigneti, era completamente ricoperta d'acqua tranne un atollo dall'afoso clima tropicale. Qui sarebbe nata la vite, anche se è più probabile che le varietà fondamentali siano giunte dall'Oriente, come è accaduto alla gran parte dei vigneti europei. Per gli studiosi più affidabili, la nascita di ceppi storici come la Garganega è da attribuire alla contaminazione tra le uve Retiche, originate dalle Ampelidee, e i vitigni giunti dal bacino del Mediterraneo. Cassiodoro riassume ciò che prima dell'anno Mille pensavano i più importanti esperti di vino: nelle sue epistole si raccomanda di non far mancare mai alla mensa reale vini veronesi da uve bianche "soavissimi e corposi" capaci di esprimere "chiara purità....gioviale candidezza e soavità incredibile". Risale al 1228 lo Statuto Ezzeliniano che raccoglie informazioni, elabora consuetudini e le trasforma in regole da osservare per giungere alla qualità finale. Nel 1500 la zona diventa un interessante laboratorio produttivo. A Soave si parla di viticoltura "a palo secco" così da staccare le piante dagli alberi ai quali erano sovente ancora maritate, si afferma la pergola con una gestione più intelligente, e si diffonde anche la coltura a viti basse. Nel 1800 si fa serrato il confronto con i vini del Reno e con i Tokay ungheresi, e agli inizi dell'800 nasce a Verona una “fabbrica di vino”. Cominciano a differenziarsi le produzioni di qualità e quelle più quantitative, si parla del taglio fra il Trebbiano di Soave e la Garganega come migliore combinazione qualitativa, si cerca di capire quali vigneti siano i più vocati. Nel 1900 la concorrenza con i paesi d'oltremare comincia a farsi sentire. Tra i rimedi proposti c’è la costituzione in Cantine Sociali, un invito a tutelare le idee, la storia e i luoghi, per rispondere in maniera unitaria al confronto internazionale. La nascita della Cantina Sociale di Soave, prima forma di cooperativa agricola della provincia di Verona, è datata 9 giugno 1901. L'arrivo delle malattie più importanti della vite stimola un ulteriore progetto unitario, quello di costituzione di un Consorzio per la ricostruzione dei vigneti, che sarà poi il Consorzio Tutela Vino Soave e Recioto di Soave. http://farm3.static.flickr.com/2073/2197567289_9d58ca3d56_o.jpg dolphin82 February 21st, 2008, 03:03 PM Grazie Dolphin, ma come fai a conoscere Montagnana?! beh non la conosco...ho letto nelle pagine precedenti di questo thread e trovando qeusta foto che fa vedere l'intera cinta muraria, l'ho postata! :lol: cmq sono tutte delle cittadine affascinanti e davvero ben conservate! complimenti ai veneti :) Gioven February 21st, 2008, 08:48 PM grazie dophin, ma si potrebbe fare meglio, IMHO Falcon83 February 21st, 2008, 10:05 PM http://farm3.static.flickr.com/2345/2197561381_8e3c997d19_o.jpg Figo, sto qua me lo porto al stadio!! Stranfiér February 28th, 2008, 01:55 PM Asolo/Axol è un comune di 9.056 abitanti della provincia di Treviso http://www.sevenonline.it/turismo/zona_arancio/gif/ASOLO_450%20c.jpg Le mura Le mura cittadine, per quel che ancora possiamo osservare, furono realizzate nel XIV secolo ad opera della breve dominazione Carrarese (Padova) sistemando e razionalizzando precedenti strutture precarie dovute alla conquista Ezzeliniana. Il definitivo assetto della cittadina e della complessa struttura difensiva, comprendente la rocca (rocca Braida), il castello (poi castello della Regina Cornaro) e la cortina muraria, venne completato dalla dominazione Serenessima che si impossessa di questo territorio nel 1393. Il senato veneziano ordina di dotare la fortezza di torri e di porte e di estendere le mura fin sulla rocca che diviene parte integrante della cittadina. La cinta muraria misurava 1360 metri ed era dotata di 24 torri, di numerosi portelli e di due porte principali. La porta di Castelfranco, ancora integra, e la porta Dieda, poi demolita per la costruzione del Foresto Nuovo. Altre porte erano il portello di Sottocastello, la porta di Santa Caterina e il portello di San Martino, oggi murato. Asolo, il castello della regina Cornaro Noto anche come 'Palazzo Pretorio' o anche semplicemente come 'il castello', fino alla costruzione delle mura medioevali che agganciavano anche la 'Rocca' ebbe vita e storia autonoma legata alle vicende di Asolo e, in parte, in contrapposizione alla Rocca, denominata Castello di Braida, attorniata dall'omonimo borgo. Notizie certe del Castello di Asolo risalgono al 969, menzionato in atti dell'imperatore Ottone I, ma la denominazione stessa di 'castrum' indica una lunga storia di quel luogo che probabilmente fu fortificato già in epoca romana e certamente ebbe vicende notevoli durante le dominazioni barbariche, con alterne distruzioni e ricostruzioni. La posizione strategica a dominio dell'alta pianura e del transito tra le valli del Piave e del Brenta è infatti notevolissima. Ad avvalorare l'importanza del colle è l'importante strada romana che proveniva da Padova ed intersecava Castelfanco Veneto. Il castello nelle sue strutture principali è quindi di epoca medioevale e fu il vero cardine e faro della cittadina in quell'epoca che germogliò il rinascimento. La cinta muraria vera e propria, quella che congiunge il castello e la rocca abbracciando la cittadina, non esisteva ancora tuttavia già i longobardi provvidero ad accerchiare il castello ed il paese con opere fortificatorie costituite da fossati, palizzate e muri a secco. Il castello partecipò da protagonista alle vicende delle ricche famiglie feudali venete, fu dimora di Ezzelino III da Romano, colui che sarebbe diventato il dominatore della storia veneta e 'tiranno' per eccellenza. Alla sua caduta passò ai Carraresi, signori di Padova, che provvidero anche a 'risistemare' la Rocca e dal 1261 alla città Comunale di Treviso. Quindi la dominazione Veneziana dal 1393 ininterrottamente fino alla caduta del 1797, periodo che segna il massimo splendore del castello e della cittadina stessa. All'inizio, in tempi ancora incerti e guerreggiati, i veneziani ne fecero un importantissimo caposaldo militare, fortificarono definitivamente la rocca, potenziarono le mura di cinta dell'intero complesso e ristrutturarono il castello. Poi la lunga e secolare 'pax' veneziana, la dismissione del ruolo militare e lo sbocciare di un vivace ruolo mercantile e culturale. Dal 1489 il nome del castello viene associato a quello della Regina Cornaro. Le vicende sono ben note ed in primo piano nei miti veneziani. Durante una delle infinite guerre contro i Turchi venne barattato il possesso dell'isola di Cipro e allontanata la regina, la nobilissima Caterina Cornaro, che in cambio ricevette il possesso del castello di Asolo e molti altri nobili edifici dei dintorni. La sontuosa residenza era, in realtà, un dorato esilio-prigione. Alla morte della regina il castello diventa sede pretoria veneziana, ma nel corso dei secoli perdette di importanza e divenne anche deposito e la torre perfino utilizzata per issarvi le pale di un mulino a vento. Tragici gli avvenimenti seguiti immediatamente dopo la caduta della serenissima. Nel 1820 un'intera ala del castello venne demolita, la grande aula interna venne traformata in teatro, la torre divenne 'torre civica' e 'torre campanaria'. Ancor più deleteri gli avvenimenti novecenteschi, venne smantellato il teatro trasformandolo in cinema, una parte venne acquistata da nobili 'foresti' quale il Browning incantato come tanti altri dalla 'città dai cento orizzonti', infine parte del castello viene adibita a ristorante/bar. Una fine miserevole, comune a quella di moltissimi altri monumenti e capolavori delle nostre terre. Ci resta questa imponente e massiccia torre a dominare la città. (www.magicoveneto.it) http://www.magicoveneto.it/Trevisan/Asolo/Asolo-Map03.jpg Il Castello http://farm1.static.flickr.com/29/88672419_ffd7976771_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2259/1891936838_881d488f63_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1341/1042463781_3c90578c65_b.jpg La Rocca http://farm3.static.flickr.com/2123/1802511486_fe875d7ed2_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/49/136342727_15fbfca410_o.jpg La Casa Longobarda http://farm1.static.flickr.com/48/136342506_b518c2d710_o.jpg Le strade di Asolo http://l.yimg.com/www.flickr.com/images/spaceball.gif http://farm1.static.flickr.com/46/136342888_e5fd388bbe_o.jpg http://l.yimg.com/www.flickr.com/images/spaceball.gif La Fontana http://farm1.static.flickr.com/202/513053266_2a458944f3_b.jpg Panorama http://farm3.static.flickr.com/2031/2258946868_d6bd03cd1d_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/15/19984644_206c98fa4e_o.jpg (immagini da www.flickr.com) Gioven March 1st, 2008, 03:36 PM ^^ Con la bella stagione voglio andarmi a fare dei giretti sulla Pedemontana tra Bassano e Vittorio Veneto: Bassano, Asolo, Possagno, Vittorio Veneto, Feltre, Conegliano... è da un sacco di tempo che manco! Gioven March 1st, 2008, 04:22 PM Un post dedicato a Rovigo, capoluogo del Polesine. Il testo è tratto da Wikipedia. http://i29.tinypic.com/10qks8w.jpg Mappa antica http://i28.tinypic.com/jj92qf.jpg Foto aerea. Si può ancora cogliere la forma pentagonale del perimetro del centro storico. In azzurro ho tracciato il percorso dell'Adigetto, interrato e sostituito dalla via principale della città, Corso del Popolo. Pochissimi sono i reperti storici giunti fino a noi dall'antichità. Sicure sono le frequentazioni di Paleoveneti, Etruschi e più tardi dei Romani; meno sicura invece è l'ipotesi che la battaglia dei Campi Raudii si sia svolta nei pressi di un preesistente abitato di epoca romana. Qualunque cosa ci fosse, fu spazzata via dalla rotta dell'Adige alla Cucca del 589. Il primo documento storico sicuramente attendibile sulla città è dunque quello del 24 aprile 838, dove Rovigo viene definita in latino villa quae nuncupatur Rodigo, ossia "borgo [rurale] detto Rodigo". Il borgo rurale cominciò probabilmente a svilupparsi in un villaggio più articolato all'inizio del X secolo; nel 920 infatti il vescovo di Adria Paolo Cattaneo chiede ed ottiene da papa Giovanni X il permesso di costruire una fortificazione per trasferirvi temporaneamente la sede vescovile al riparo dalle scorrerie ungare. Questa prima fortificazione è completata nel 954. Gli Estensi erano presenti a Rovigo già nel 1117 e furono presumibilmente loro a promuovere l'ampliamento della fortificazione nel XII secolo, quando l'abitato di Rovigo si estendeva già su entrambi i lati dell'Adigetto, che all'epoca era un vero e proprio fiume. Il mastio del castello, oggi conosciuto come torre Donà, alto 66 metri è una delle più alte torri medievali italiane, quasi sicuramente fu la più alta torre in muratura della sua epoca. http://i32.tinypic.com/2utg2m0.jpg Torre Donà Il dominio estense su Rovigo fu ufficializzato dal Sacro Romano Imperatore nel 1194, che ne nominò conte Azzo VI; a parte brevi parentesi, Rovigo rimase estense per quasi tre secoli. Nel 1343 il vescovo di Adria decise di costruire a Rovigo la residenza vescovile, ma la diocesi continuò a chiamarsi "diocesi di Adria" quasi fino ai giorni nostri. Il XV secolo fu tormentato per Rovigo e tutto il Polesine, conteso dalla Repubblica di Venezia che cominciava in quel periodo ad espandersi verso la terraferma. Durante i fatti della guerra del sale, i Veneziani entrarono definitivamente a Rovigo nel 1482, e a parte la parentesi della Lega di Cambrai (1508 - 1511) ne mantennero il dominio per circa tre secoli.Per imprimere subito l'impronta della repubblica, fu costruita in piazza Maggiore (l'attuale piazza Vittorio Emanuele II) la torre civica in cui fu trasferita la campana che aveva suonato nel mastio del castello; successivamente fu costruita anche la colonna con il Leone di San Marco (1519). http://i25.tinypic.com/2d81abl.jpg Il Municipio in Piazza Vittorio Emanuele II con la torre civica. http://i27.tinypic.com/vpkyo6.jpg Ancora Piazza Vittorio Emanuele II: nel fondo si può notare la colonna col Leone di San marco. Alla fine del XVI secolo la Serenissima celebrò il proprio dominio edificando su progetto del bassanese Francesco Zamberlan il tempio della Beata Vergine del Soccorso, noto col nome di Rotonda, il cui interno è decorato con tele di elevato valore artistico e allegorico, raffiguranti i podestà veneziani che governarono su Rovigo fino agli anni 1660. http://i26.tinypic.com/6t39qg.jpg La Rotonda Durante il XVIII secolo, in seguito all'aumento della popolazione, fu ampliato il duomo la cui facciata rimase incompiuta; l'edilizia privata produsse piccoli capolavori come il palazzo Roncale e il palazzo Angeli. In questo periodo il borgo S. Bortolo cominciò ad assumere una sua identità di quartiere fuori porta. Rovigo conservò la sua pianta pentagonale circondata dalle mura e attraversata dall'Adigetto (che nei secoli perse progressivamente di importanza); alcuni tentativi da parte di privati di demolire le fortificazioni ormai inutilizzate furono fortunosamente bloccati dall'intervento dei podestà. All'inizio del XIX secolo, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia e all'instaurarsi della dominazione francese, Rovigo conobbe un rinnovato impulso sociale e culturale alla crescita e allo sviluppo. In piazza Maggiore si trovò finalmente il posto per una sede di prestigio all'Accademia dei Concordi. L'eccesso di laicismo liberale portò anche alla demolizione della storica chiesa di Santa Giustina e alla nascita, al suo posto, della piazza minore ora intitolata a Giuseppe Garibaldi; affacciandosi su questo nuovo spazio pubblico nacquero in seguito, durante la dominazione austriaca, il teatro Sociale e il palazzo della borsa commerciale. Vennero abbattute quattro delle sei porte di accesso alla città e le fosse furono trasformate in passeggi pubblici per promuovere lo sviluppo della città all'esterno delle mura estensi. http://i26.tinypic.com/dxzhat.jpg Piazza Garibaldi L'economia era ancora prevalentemente basata su agricoltura e allevamento; il cavallo polesano divenne famoso in tutta Europa come la migliore razza di cavalli per il traino di carrozze. L'annessione al Regno d'Italia diede la spinta definitiva allo sviluppo; nel 1866 la città risentì favorevolmente della costruzione della linea ferroviaria Padova-Rovigo, subito prolungata verso Ferrara. Nel 1927 il territorio del comune fu allargato, inglobando i territori fino a quel momento autonomi di Boara Polesine, Mardimago, Buso e Sarzano, S. Apollinare con Selva, Borsea, Grignano Polesine e Concadirame. Inoltre, la costituzione del quartiere della Commenda e del nuovo centro sanatoriale favorirono lo sviluppo della città a nord, mentre a sud-ovest la località Tassina ormai diventava un quartiere periferico della città. Nel 1938 il corso dell'Adigetto, ormai ridotto a un corso d'acqua di scarsa importanza, fu deviato a ovest; il progetto era quello di creare al suo posto una grandiosa via di celebrazione in stile fascista. Il progetto fu realizzato solo parzialmente, interrotto dalla seconda guerra mondiale; tra gli edifici costruiti, spiccano per imponenza e stile di realizzazione il palazzo delle poste e il palazzo INA. Il castello nel dopoguerra venne trasformato in giardino pubblico; il gruppo delle "due torri" sopravvissute nella cittadella diventò così uno dei simboli più rappresentativi della città.A partire dagli anni 1950 e 1960, Rovigo ha avuto un notevole sviluppo, sia come tradizionale mercato agricolo, sia come centro industriale, favorito dall'inserimento del Polesine nelle zone ad economia depressa; furono costituiti la nuova parrocchia e quartiere di San Pio X per l'espansione della città a ovest, fu costruita la chiesa della Commenda e il quartiere fu ampliato ulteriormente a est; nel territorio a sud-est compreso tra l'abitato e la frazione di Borsea si è sviluppata una organica zona industriale, che ora ha uno sbocco naturale sul porto appena realizzato sul Canal Bianco. A partire dagli anni 1980 è iniziato il recupero, a volte discutibile ma sempre organico, del patrimonio urbanistico e architettonico del centro cittadino. In tempi recentissimi si sono sviluppati il nuovo polo ospedaliero a est e la zona commerciale a nord della città, dove si sono stabilite anche le sedi della Fiera e dell'Università. Si sta infine completando in questi anni il recupero urbanistico dell'ex ghetto ebraico, iniziato negli anni 1930 http://i26.tinypic.com/1581a10.jpg Il portico di palazzo Roverella in Piazza Vittorio Emanuele II Immagini delle due porte superstiti: Porta San Bartolomeo e Porta Augustina. http://i29.tinypic.com/jiyg50.jpghttp://i32.tinypic.com/mra6f4.jpg Porta San Bartolomeo http://i25.tinypic.com/rjebes.jpg Porta Augustina Immagini da Flickr Stranfiér March 29th, 2008, 05:15 PM Bassano/Basàn http://www.magicoveneto.it/Bassano/risorse/Bassano-Map01.gif Bassano è sempre stata importante per la sua posizione strategica all'imbocco della valle del Brenta o Valsugana. Il fiume era una sicura via di comunicazione attraverso la pianura verso il mare. Le prime fortificazioni collinari sono state costruite nell'Alto Medio Evo, dai Longobardi che, per fronteggiare i Bizantini, organizzarono posti di guardia a distanza ravvicinata lungo la fascia pedemontana, come dicono i topomoni di Fara e Romano (da Arimanus) e le chiesette arimanne costruite ai piedi dei rilievi e dedicate ai Santi Michele, Giorgio e Martino. Quando i bellicosi cavalieri Ungari distrussero nel 900 l'esercito di Berengario I sul Brenta, tra Bassano e Marostica, si riattivarono subito le vecchie difese abbandonate, come quelle del Monte Pauso a Marostica, del Castellaro di Angarano e di Margnano, che divennero veri centri fortificati. Si ha notizia dell'esistenza, vicino a Bassano, di alcune "motte" o spianate poste su un rialzo, circondate da spalti e fossati, e di qualche attrezzato "dongione", complesso residenziale fortificato con palazzo, torre, edifici di deposito e muro di rafforzamento periferico. Il castello e le mura dal XII al XIII secolo. Nel XII secolo viene costruito per conto della famiglia dei da Romano il Castello di Margnano-Bassano che riunisce insieme il palazzo, la torre e la "domus meriata" della comunità. Lungo le mura ci sono torri e all'interno la chiesa e i depositi per i beni dei cittadini che pagano il servizio di custodia assicurato notte e giorno dai castellani e dalle guardie. Il circuito murario ha forma triangolare con terrapieno (Piazza Terraglio), fossato ed una sola porta con torre a sud-est. Nel XIII secolo Bassano è al centro della politica di espansione di Ezzelino II il Monaco, che procede all'ampliamento della cinta muraria per proteggere anche il nuovo borgo, collegando il Castello con la piazzola del ponte, risalendo poi verso Piazza della Libertà e Piazza Zaini, da dove le mura ritornano verso il Castello. Ezzelino II diventa, agli occhi della città il difensore della sua autonomia da Padova e Vicenza. Porte e pusterle comunicano all'esterno con ponti levatoi. Una si apre verso il ponte e i mulini, l'altra è detta dei "Leoni" per lo stemma scolpito, la terza si apre a oriente ed è chiamata Aureola e l'ultima guarda verso Margnano. C'è anche una piazza per le assemblee popolari e la "platea putei" (Piazza del Pozzo) davanti alla "domus" comunale. Nel 1239 Ezzelino III costruisce una "domus dominicalis" in piazza di fronte al palazzo comunale. Quando muore Ezzelino (1259) Bassano acquista tutti i suoi possedimenti fino a Solagna. La città riceve nuovi Statuti e un Podestà forestiero. Consoli, Gonfaloniere, un Consiglio dei Quaranta e quello dei Cento, che hanno ora maggior potere. Nel 1264 viene affidata a Vicenza e nel 1268 passa sotto la protezione di Padova. Nel 1311 Cangrande della Scala si impadronisce di Vicenza e diventa una minaccia anche per Bassano e Padova. Si decide perciò di costruire una nuova cinta muraria che racchiuda i nuovi borghi e gli insediamenti esistenti verso sud-est. Le mura seguono la via campo Marzio per risalire poi fino al piazzale Trento. Il tratto lungo il viale delle fosse è rettilineo mentre diventa arcuato lungo il viale dei Martiri. Torri, fossato, porte e pusterle completano le nuove mura. Ma alla fine Bassano viene ceduta a Cangrande, poi torna ai carraresi per entrare nel 1388 nell'orbita dei Visconti che fanno di Bassano il loro baluardo nella lotta contro Padova. Nel 1404 anche Bassano sottoscrive la sua dedizione a Venezia dando inizio ad un periodo di pace e benessere, turbato solo dalle frequenti epidemie di peste che colpiscono molte città italiane. Ezzelino III da Romano (http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/ezzelino.htm) http://www.mondimedievali.net/personaggi/images/ezzelino02.jpg http://farm2.static.flickr.com/1047/1183715687_cff7a260a9_o.jpg Il Castello http://farm1.static.flickr.com/243/454479102_af78698434_o.jpg http://farm1.static.flickr.com/177/454492325_1b79b1e44f_o.jpg Case sulla Brenta http://farm3.static.flickr.com/2112/2100720361_1a2d2c7a41_b.jpg Vista dalla Brenta http://farm1.static.flickr.com/68/199149082_a67587887e_o.jpg Il Duomo http://farm1.static.flickr.com/66/190724730_d5a715f2fc_o.jpg Piazza della Libertà http://farm1.static.flickr.com/31/189555737_25b6305828_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1396/1223886700_97315925dd_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1382/1246264347_e3c6728a28_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1242/817482819_1174b9eea6_b.jpg Strade http://farm2.static.flickr.com/1056/552743688_6f70df0d4a_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1199/1242935143_6122556f41_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1075/1243693112_885f71a4dd_b.jpg Artigianato http://farm2.static.flickr.com/1250/1243025329_d07c80cc13_b.jpg La graspa http://farm2.static.flickr.com/1421/1243696882_d1732a91ae_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2052/2342392121_20bf71613b_b.jpg El Ponte Vecio http://farm2.static.flickr.com/1397/1194837660_67864facd1_b.jpg http://farm4.static.flickr.com/3100/2324534182_83fcaba506_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2116/2324637638_0464ced173_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1300/844965395_8687d7e7c4_o.jpg By night http://farm1.static.flickr.com/165/393286005_54842cca00_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2402/2343223160_879e0359d9_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/216/514491297_c2400ec65a_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/242/514491471_ad4ac01430_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2074/1526976186_1fdebdc53a_b.jpg http://farm4.static.flickr.com/3238/2296304621_517bebed37_b.jpg Immagini da Flickr Falcon83 April 1st, 2008, 12:23 PM NOVITÀ DI PRIMAVERA. L’idea di un architetto statunitense J. W. Fisher, sostenuta da uno studio privato veronese Piscine e ombrelloni nel vallo di Castelvecchio Due vasche, un prato, un bar per creare un’oasi in pieno centro storico. E un centro di pesca in Adige La richiesta è di rendere pedonale la zona circostante per evitare ingorghi e ridurre lo smog Si parla da anni di come riutilizzare i valli delle mura, ma questa volta invece di nuovi parcheggi si propone di creare una piccola spiaggia con piscine in centro storico. Precisamente nel fossato di Castelvecchio, lungo le Regaste all’inizio di stradone Porta Palio. La proposta è stata presentata ieri da uno studio privato che ha elaborato un rendering con la collaborazione dell’architetto statunitense John William Fisher sull’esempio di quando avviene anche in molte altre città europee che cercano di avere un piccolo lido in città per dimenticare l’oppressione del traffico (vedi Parigi lungo la Senna). I lavori, se verranno concesse le necessarie autorizzazioni, potrebbero avere inizio già il primo aprile del 2009, con finanziamenti interamente privati; gli stessi privati avrebbero in gestione un bar interno, gli ombrelloni, le sdraio e l’accesso agli impianti che saranno a pagamento. Non solo, la proposta sostenuta dall’architetto americano e dallo studio veronese che lo sostiene in questa iniziativa, prevede anche che per usufruire al meglio di questa piccola oasi cittadina sotto le mura di Castelvecchio, la zona circostante venga resa pedonale o quanto meno l’accesso agli impianti possa avvenire soltanto da parte di chi arriva con i mezzi di trasporto pubblico o a piedi o in bicicletta: il centro sportivo non vuole diventare un nuovo attrattore di traffico. Le richieste per permessi e autorizzazioni verranno inoltrate in questi giorni al Comune e potrebbe prevedere anche un collegamento con il vicino Adige per creare un centro di pescasportiva dedicato soprattutto ai ragazzi. Una novità destinata a creare anche dibattito sul riutilizzo delle mura e dei bastioni: finora alcuni sono stati dedicati a verde sportivo, ma molti progetti per i valli hanno riguardato soprattutto ipotesi di parcheggio. Tutte bocciate. Ora c’è il progetto per un centro di divertimento e relax, basta crederci. © Copyright 2008, Athesis S.p.A. - Tutti i diritti riservati ROBE DA MATTI!! Siamo al delirio più totale!! Dentro i valli di Castelvecchio ci sono i rovi con le pantegane d'Adexe lunghe un metro! (coda esclusa) Falcon83 April 1st, 2008, 07:57 PM ^^ è un pesce d'aprile, bastava guardare il cognome per capirlo:( ci sono cascato :cry: liberamente88 April 2nd, 2008, 10:11 PM Fisher... basta crederci... certo che se fosse stato vero data la larghezza del vallo più che una piscina ci avrebbero fatto una pozza! :lol: Consolati, io sono cascato in tutti i pesci d'aprile del forum e oltre... :ohno: Gli altri anni non mi sembrava se ne facessero così tanti in giro... bisogna proprio stare attenti, soprattutto quando si parla di simili progetti... io speravo fosse un'usanza ormai andata persa... Stranfiér April 2nd, 2008, 10:31 PM Piscine per hobbit...:D http://img180.imageshack.us/img180/8455/immaginezg0.png (http://imageshack.us) Falcon83 May 17th, 2008, 12:02 PM Altre foto di Torri del Benaco, prese da Flickr (ne avrei anche di mie ma le ho fatte di sera e con un tasso alcolemico ben sopra lo 0.5 e sono venute mosse). http://farm3.static.flickr.com/2139/2444780911_d395346b55_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2354/2209428015_aaedd1ecbe_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/144/398343353_a95e2dca3e_b.jpg http://farm1.static.flickr.com/59/172174978_f6202e404e_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2299/2209426605_e55902211e_b.jpg http://farm2.static.flickr.com/1098/819460307_7fa2cf47b9_b.jpg http://farm3.static.flickr.com/2336/2172813618_2e9626c83f_o.jpg http://farm3.static.flickr.com/2384/1507174498_81272adc6a_o.jpg http://farm2.static.flickr.com/1160/1240056394_abb8f74a48_o.jpg bressa82 July 8th, 2008, 08:08 PM quoto un post del trovatore. brescia.... mura interne del castello... leone di san marco in bella vista http://i33.tinypic.com/2qd0ozb.jpg WalkTheWorld July 9th, 2008, 02:06 PM Considerando anche le città appartenute alla Repubblica Veneta fuori dal Veneto...qualcuno ha delle foto delle mura veneziane di Bergamo Alta Berghem de Hura? Io ho solo delle stampe da rullino. La camminata al sole più spaventosamente lunga della mia vita...Ottimo restauro, incredibile percorso. WalkTheWorld July 9th, 2008, 02:07 PM @Bressa O.T. dalle mura di Bergamo si vede Montisola. Ci sono rimasto corto. A l e x July 9th, 2008, 03:15 PM http://i32.tinypic.com/mra6f4.jpg Ancora questa porta!! :bash::bash: :D:D:D Gioven July 9th, 2008, 03:19 PM Ancora questa porta!! :bash::bash: :D:D:D Sono poche le foto di Rovigo rintracciabili in Internet, non possiamo sempre snobbarla!! :D :D :D A l e x July 9th, 2008, 03:35 PM Vittorio Veneto, quartiere Serravalle (TV) LE MURA DELL’ANTICO BORGO di Antonio Salvador La stretta di Serravalle, anticamente denominata "Chiusa" a causa delle sue caratteristiche morfologiche naturali, ha dato luogo ad un sistema difensivo quantomeno originale. Tali caratteristiche sono mirabilmente sintetizzate nello schizzo annotato nel taccuino di viaggio di Marin Sanudo, cronista arrivato da Venezia nel 1483, ove Serravalle è rappresentata come uno sbarramento di mura merlate, che salgono dal fondovalle alle cime delle colline coronate da un castello (http://www.undicigradi.com/medioevo-medievale/castelli-medievali/castello-di-serravalle.htm) per parte e rinforzate nel mezzo della rocca, svettante su un enorme affioramento roccioso. Era una città murata dalla struttura esemplare, che racchiudeva in sè risorse agricole, terrazzamenti coltivati ad orto, vigneto ed uliveto, ed energetiche, i salti d'acqua del fiume Meschio con le relative fabbriche d'armi bianche, fucine, segherie, filature e mulini. Oggi, arrivando dalla statale Alemagna o dalla Autostrada Venezia Vittorio Veneto, si coglie ancora immediata la natura aspra dei luoghi, con i ripidi fianchi delle colline che convergono incombenti sulla stretta, mentre dalla vegetazione, che ormai ricopre quasi totalmente le pendici, riemergono ancora tratti di mura intervallati da quanto rimane delle possenti torri, ed in alto, al sorgere del sole, la chiesa ed il campanile di S. Augusta. http://www.undicigradi.com/imgs/monte-marcantone.jpg (http://www.undicigradi.com/imgs/monte-marcantone-big.jpg) Il Monte Marcantone dalle pendici del Monte Cucco. Si notano il Santuario di S. Augusta, i ruderi della Turris Nigra e le mura Beregarie Provenendo da nord, attraverso le case del Borgo di S. Giovanni, non si può fare a meno di notare, al centro della valle, l'imponente sbarramento costituito dal cosiddetto "castrum" caminese. Il sistema difensivo si articola in tre distinti complessi murati, in qualche modo autosufficienti: l'area del Castello o Castrum, l'area di S. Augusta o del Monte Marcantone e l'area di S. Antonio o del Monte Cucco. Il complesso architettonico del castello viene indicato erroneamente dalla tradizione popolare e storiografica come probabile insediamento fortificato di età tardo repubblicana - cesariana o augustea, travisando il significato medioevale del termine "castrum". I ritrovamenti nell' area in oggetto di monete di Marco Aurelio (II°sec. d.C.) e di un "dolium" (III sec. d.C.), sono però insufficienti a dimostrare la presenza di strutture di età romana se non fortificate almeno civili e comunque la logica romana nella colonizzazione della Cisalpina e nell' assoggettamento dei popoli alpini privilegiava una tattica d'attacco in continuo movimento lungo le strade appena tracciate sull' asse padano trasversale (Verona, Vicenza, Oderzo, Padova, Altino, Concordia, Aquileia) approntando al massimo campi trincerati provvisori in località di aperta pianura, quindi con ampie possibilità di manovra in caso di scontro. Inoltre l'individuazione delle linee di penetrazione in verticale che privilegiano in particolare la Valle dell' Adige con caposaldo a Trenta e le valli delle Alpi Giulie, più ampie e meno insidiose di quelle del Piave, non contribuiscono certo a giustificare un qualche apprestamento difensivo con strutture edilizie stabili nella stretta dell' attuale Serravalle. Pertanto, con le conoscenze in nostro possesso, il complesso architettonico del "castrum" (che appare per la prima volta in un documento del 1175) non è tutt' oggi databile con sufficiente approssimazione nelle sue fasi principali; si può soltanto affermare che è stato sicuramente, oggetto di rifacimenti veneziani (secc. XIV – XVI) e di ampi restauri nei primi decenni del '900 e negli anni Cinquanta. Una forte tradizione devozionale, che vuole Santa Augusta figlia e martire cristiana del pagano Manducco (metà del VI sec. d.C.), padre di Totila duca di Treviso o, in alternativa, di Matrucco, comandante Goto al seguito di Alarico (V sec. d.C.), ha portato ad attribuire al condottiero barbaro l'erezione di una fortificazione sul versante ovest del monte Marcantone, culminante nella cosiddetta "TURRIS NIGRA (http://www.undicigradi.com/turris-nigra.htm)". http://www.undicigradi.com/imgs/turris-nigra.jpg Turris Nigra. Pur a stato di rudere, posta su un affranto roccioso, incute ancora un sommesso timore. Nel caso di S. Augusta vi potrebbe essere anche un' altra ipotesi legata ad un precedente insediamento tardo romano. Infatti dopo le avvisaglie di rottura dellimes renano - danubiano, l'Impero aveva istituito dapprima la "Praetentura Italiae et Alpium", rafforzata in seguito dal "Vallum Alpium ]uliarum" , presidiando quindi l'arco delle Alpi Retiche e Giulie. Successivamente, nelle concitate lotte tra imperatori, gli stessi o i loro generali, come ad esempio Gallieno o Arbogaste, si preoccuparono di rinforzare un ipotetico limes interno restaurando ed ampliando le piazzeforti esistenti, Verona ed Aquileia, e creando, non si sa dove, una rete di presidi locali. Il cronista Prospero definisce (siamo ormai agli inizi del V2 sec. d.C.) tali fortificazioni come "chiusura Alpium", le chiuse delle Alpi. È proprio con la definizione del sistema fortificato costituito dalla chiusa che si giudica possibile un' apprestamento difensivo della stretta valliva tra il Monte Cucco e il Monte Marcantone e non solo di essa, ma anche dei due monti sovrastanti che, se non presidiati, ne avrebbero permesso l'aggiramento; in questa logica è necessario e funzionale, all' eventuale sbarramento di fondo valle, il presidio fortificato del passo di S. Augusta, poi riutilizzato dagli invasori Goti. Questa ipotesi, sebbene credibile, attende delle risposte archeologiche da uno scavo finalizzato, dato che le notizie sui ritrovamenti già effettuati non permettono di confutarla. Nella malta utilizzata per il restauro del tratto di mura che collegava la "Turris Nigra" con l'area del Santuario sono stati rinvenuti frammenti di discrete dimensioni di ceramica basso medioevale; potrebbe trattarsi dell'intervento disposto dai Veneziani nel 1490, come citato in alcuni documenti dell'epoca, o dopo il 1509 anno in cui avvenne 1'ultima battaglia con gli Imperiali presso la rocca di S. Augusta. Gli stessi merli rettangolari nel tratto in oggetto risultano realizzati posteriormente in breccia irregolare su una muratura esistente ad una altezza eccessivamente ridotta dalla quota di campagna. La "turris nigra", è sagomata "a Puntone" (pentagono irregolare), ed è tipo logicamente di ispirazione scaligero-carrarese. L'utilizzo di tale modello planimetrico non è attribuibile agli ultimi Da Camino, nè ai Carraresi, che non sono mai riusciti ad imporsi stabilmente a Serravalle, ma quasi certamente ai Veneziani, che dotati di maggior esperienza per quanto riguarda l'uso e i danni provocati dalle non più neonate artiglierie, hanno adottato questa forma precorritrice del bastione a freccia, Più adatta a ridurre se non a vanificare gli effetti dei colpi di artiglieria. Quanto descritto però si scontra con ciò che la tradizione popolare tramanda riguardo l'altezza del manufatto, che si vorrebbe fosse stata capace di raggiungere i 40 mt. Su di una protuberanza isolata, a quota 371, separata da una evidente sella dal Monte Cucco, si rinvengono i ruderi di una postazione fortificata (forse il "Castro Montiselli " citato nel 1347) dotata di antemurale, di una torre e di un pozzo per la raccolta dell'acqua piovana. Da questo piccolo rilievo si dipartono tre costoloni a tratti di viva roccia dei quali i due rivolti Più a nord raggiungono quasi l'abitato di Serravalle, mentre l'altro termina su di una fascia a forte pendenza nella zona dei Piai. Sui due più esterni si saldano le cinte murarie urbane che fanno capo rispettivamente alla porta nord di S. Giovanni e alla porta sud di S. Lorenzo: su quello interno, disturbato a valle dall' apertura di una cava, si trovano i ruderi della chiesetta di S. Antonio, citata nel 1480 e fino a qualche decennio fa ancora integra, la cui abside è ritenuta da alcuni una torre legata ad una primitiva cinta urbana, sul cui tracciato difficilmente documentabile e verificabile si sono fatte numerose ipotesi, una delle quali è quella presentata nella planimetria. La forte pendenza del terreno sul versante occidentale ha caratterizzato non poco il tipo di recinto murario che, oltre ad essere circolare, a sinistra la rocca, già, di per sè di difficile accesso, era stato addirittura dotato di ampio fossato e antemurale. Le torri scudate erano poste ad una distanza di circa 35 ~ 40 mt. e chiudevano il loro circuito su uno spuntone roccioso sul quale resiste ancora un grosso muraglione in pietra. Ruderi ricoperti da vegetazione riconducono al sito ove si trovava il castello. Sul versante nord resistono ancora tre torri, due delle quali sono state reintegrate nel tessuto urbano, e seguendo la via "dei Con" chiudono il recinto a ridosso di un'insuperabile parete rocciosa, naturale proseguio della cinta murata. Le dimensioni risultano essere inferiori a quelle del versante sud~ovest, e la loro distanza non supera i 20~35 mt. Anche queste erano del tipo scudato, cioè aperte all'interno della cortina, in modo tale che, se fossero cadute in mano al nemico, non avrebbero consentito l'asserragliamento degli attaccanti. Le mura per il tratto ricostituito sono spesse 80 cm. (ad indicare una soluzione rapida e di fortuna), mentre per gli altri tratti variano da un minimo di 100 cm. ad un massimo di 130 cm. Il tratto terminale verso le ripide scarpate del Montesel è realizzato in modo curioso: per la forte pendenza le mura sono costruite a blocchi disposti a scalare di lunghezza pari a due merli e sul ripiano tra il parapetto esterno ed interno si notano probabili alloggiamenti di travi utilizzate come supporti per il tavolato del cammino di ronda pensile e come scalini per raggiungere i vari livelli. Recentemente sono state fatte nuove scoperte interessanti che per portare a conclusioni più precise sull'imponente sistema difensivo di Serravalle, dovranno attendere uno studio organico e sistematico. Intanto c'è da augurarsi che questo grande potenziale sia archeologico che artistico venga prontamente valorizzato, con interventi basati su criteri di restauro e non su libere interpretazioni di ricostruzione o di reintegrazione come è stato fatto recentemente per le cosidette "Mura Berengarie" sul versante sud di S. Augusta Ceneda Tracce archeologiche riconducono agli insediamenti pre-romani e romani attorno e sul colle di San Paolo e di San Martino. Con l'invasione Longobarda (VI-VII sec.), Ceneda divenne importante Gran Ducato, suddivisione politico-militare longobarda tra il Piave ed il Tagliamento comprendente le Sculdasce di Belluno e Feltre. Longobardi e Franchi edificarono un vero e proprio 'Castrum' sul colle di San Martino. Con la dominazione dei Franchi (VIII secolo) fu insediato il Conte-Vescovo, a seguito della distruzione della città romana di Oderzo (665) e la traslazione di San Tiziano nella chiesa madre di Ceneda. Nell'897 vi fu la visita dell'illustre imperatore Berengario I a sancire la ricchezza e la potenza del Vescovo-Conte e l'importanza della città di Ceneda. Ceneda e il suo castello subirono l'assedio degli Ungari (903) con gravi distruzioni. Per tutto il XII secolo, non più potente come un tempo, Ceneda fu coinvolta nelle lotte tra comuni e signorie che tra alterne vicende videro al potere il Comune di Treviso, i Caminesi, i Conti-Vescovi di Belluno. Fu bruciata la cattedrale e trafugato il corpo di San Tiziano. Nel 1337 arrivarono i veneziani che concessero larghe autonomie al feudo di Serravalle e al vescovo di Ceneda. Il castello di San Martino venne riedificato nel 1420 dal vescovo Antonio Correr nelle forme attuali, più adatte a residenza signorile. Una galleria collegava anticamente il Castello di San Martino con il sottostante castello dei Romagno, non più esistente. Galleria chiusa nel 1882. Altri gravi danni si ebbero a Ceneda con i terremoti del 1873 e del 1936, a seguito dei quali per il castello e per altri monumenti si intervenne con pesanti restauri. Serravalle Il nucleo abitato stringe le antichissime strutture militari funzionali al controllo dello stretto passaggio (da cui Serravalle) lungo l'importantissima strada Alemagna che sale a Belluno e nel Cadore. Monete romane attestano che il luogo era fortificato in epoca romana, avamposto dell'agro centuriato della città romana di Opitergium, e probabilmente ancor prima in epoca paleo-veneta. Il castello subì l'assedio degli Ungari (903) e fu rafforzato ed ampliato con la signoria dei Da Camino (1154-1335). Successivamente, con il dominio della Serenissima (1337), sede del Rettore Veneto di Serravalle fino al 1769, quando il palazzo pretorio crollò e fu quasi completamente demolito per ordine veneziano. Le forme attuali sono dovute al restauro, curato dall'ing. Francesco Troyer, avvenuto nel 1930 ed incorpora anche il palazzo Fighera dove vi sono ancora i segni del combattimento avvenuto nelle ultime ore di fuoco della prima guerra mondiale, il 3 novembre 1918. A difesa del Castrum e della città, fin dal I secolo a.C., vennero edificate imponenti mura, in parte ancora visibili. Oltre al castello le stesse mura vennero rafforzate nell'alto medioevo per proteggere la città dalle incursioni barbare. Ad opera di Gabriele III Da Camino vennero nuovamente rafforzate e raccordate con la terza cerchia muraria che così diventava un tutt'uno con le torri di vedetta poste dove ora sorge il Santuario di Sant'Augusta e più in alto la Turris Nigra (o torre del re Matruch), della quale rimangono dei ruderi malmessi dovuti al terremoto del 1873, sul monte Marcantone. Il Duomo di Serravalle, dedicato a Santa Maria Nova, è stato costruito dove esisteva la chiesa madre del 1300. Venne ultimato nel 1779 su progretto dell'architetto Domenico Schiavi da Tolmezzo. All'interno sono conservate opere di Francesco da Milano (XV secolo), Tiziano Vecellio (1490-1576) e affreschi di Gian Battista Canal (1745-1825). Il campanile risale al XIV secolo, mentre sul retro vi era una delle antiche porte di Serravalle, la "Porta del Terraglio" (1337), demolita nel 1931. Qui ora si trova la monumentale scalinata che conduce al Santuario di Sant'Augusta. http://farm3.static.flickr.com/2184/1513296127_e3c3b848ec_b.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/4345775.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/4345790.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/4345799.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/3390753.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/3390736.jpg http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/1361636.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/VittorioVeneto_Foto-115.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/VittorioVeneto_Foto-114.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/VittorioVeneto_Foto-131.jpg Castello di San Martino a Ceneda http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-101.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-103.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-110.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-114.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-122.jpg http://www.magicoveneto.it/Trevisan/VittorioVeneto/Ceneda_CastelloSanMartino-113.jpg bressa82 July 9th, 2008, 03:56 PM questa è una carina che ho recentemente trovato della fantastica fortezza di orzinuovi... primo paese della republica veneta dopo l'oglio dalla parte opposta di soncino sotto il ducato di milano!!!! http://www.skyscrapercity.com/showpost.php?p=22269470&postcount=495 le vecchie porte (le uniche rimaste dopo le demolizioni austriache portano ovunque il leone di sanmarco!!! una curiosità... io ho sempre visto il leone di san marco nelle cornici rettangolari... a orzinuovi ne esiste una variante.... è come una grossa medaglia circolare e dentro si vede solo la faccia del leone... ne esistono cosi anche in veneto??? io altre non ne ho mai viste... se vi interessa appena passo vado a fare foto Gioven July 9th, 2008, 04:05 PM Alex, stupendo il post su Vittorio Veneto, l'emozione che si prova vedendo la piazza di Serravalle è indescrivibile, ha una bellezza che ti toglie il fiato. Non cambierei mai quell'architettura gotica e rinascimentale con nessun barocco al mondo! A l e x July 9th, 2008, 06:13 PM Alex, stupendo il post su Vittorio Veneto, l'emozione che si prova vedendo la piazza di Serravalle è indescrivibile, ha una bellezza che ti toglie il fiato. Non cambierei mai quell'architettura gotica e rinascimentale con nessun barocco al mondo! E' vero, quella piazza è splendida. E fa sempre una certa emozione partire da casa per andare a sciare avvolti dalla nebbia, superare vittorio veneto e trovarsi il sole! Gioven July 12th, 2008, 09:45 AM Testo tratto da wikipedia Feltre è un comune di 20.466 abitanti della provincia di Belluno. Posto verso la fine della Valbelluna, è il centro principale della regione del Feltrino. Feltre è situata ad occidente del fiume Piave e alle pendici delle Dolomiti e, più in particolare, delle Vette Feltrine http://i38.tinypic.com/25fj90o.jpg Veduta aerea http://i37.tinypic.com/2vun59k.jpg Panorama della città http://i37.tinypic.com/n6xgzq.jpg http://i37.tinypic.com/imp8wi.jpg Le origini e l'età romana Secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III,130), l'antica Feltria fu fondata dai Reti (oppido retico) con le città di Trento e di Verona. Discusso il toponimo: taluni lo avvicinano alla lingua etrusca (Felthuri, cioè città di Fel) osservando un'assonanza con Velhatre (Velletri). Conquistata dai Romani, Feltria divenne municipium e in età imperiale conobbe un notevole sviluppo economico ed urbanistico. Fondamentale la vicinanza all'importante Via Claudia Augusta, strada che da Altino, sulla Laguna Veneta, portava, attraverso Trento e il Brennero, fino ad Augusta Vindelicum (l'attuale Augsburg, in Baviera). Nel tardo impero la diffusione del cristianesimo permise la fondazione della diocesi feltrina con una prima cattedrale. Si fa tradizionalmente risalire a San Prosdocimo di Padova l'evangelizzazione della zona. Il medioevo La crisi e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e le invasioni dei Goti fecero decadere Feltre che passò più tardi ai Longobardi del ducato di Ceneda. Di quel periodo resta traccia nel toponimo di Farra (dal germanico Fara, "accampamento"). La città passò in seguito ai Franchi di Carlo Magno e quindi al suo successore Berengario, re d'Italia. Da questo momento sino al XIV secolo, il potere episcopale si affermò sempre più, specie da quando i vescovi furono elevati al rango di conti. Essi erano a capo di un comitatus (cioè una contea) piuttosto esteso e comprendente, oltre al Feltrino attuale, anche le valli del Primiero , del Tesino e della Valsugana sino a Pergine. Mura http://i35.tinypic.com/33af2v6.jpg http://i33.tinypic.com/2nb5cfm.jpg http://i33.tinypic.com/15fkab5.jpg http://i38.tinypic.com/2whf22h.jpg Il Castello di Alboino sullo sfondo http://i37.tinypic.com/2cet4ax.jpg Durante il XIII e il XIV secolo Feltre fu coinvolta nelle tragiche vicende legate alla signoria degli Da Romano (con il noto Ezzelino), finendo infine sotto il potere dei Da Camino. A questi seguirono i Carraresi, dal 1315 al 1337, gli Scaligeri di Verona e, infine, i Visconti di Milano. La Serenissima Nel 1404, alla morte del duca di Milano Giangaleazzo Visconti, Feltre, non potendosi più difendere da sola dalle mire dei Carraresi, preferì seguire l'esempio di Vicenza e sottomettersi alla Repubblica di Venezia (fatto tutt'ora ricordato ancor oggi durante il palio locale). Il Periodo veneziano assicurò ai feltrini, salvo qualche breve parentesi, un periodo di pace e di prosperità. Nel 1509 la città fu quasi interamente distrutta dalle truppe di Massimiliano I d'Austria che, a capo della Lega di Cambrai, scese in Italia per combattere la Serenissima. Ma, successivamente, la ricostruzione trasformò Feltre in un unicum architettonico ed urbanistico, ben delineato dai canoni estetici e culturali del Rinascimento. Castello di Alboino e Chiesa di San Rocco; ai piedi della chiesa le Fontane Lombardesche http://i36.tinypic.com/fne1lh.jpg Altra immagine di Piazza Maggiore http://i37.tinypic.com/1sxdf4.jpg Palazzo rinascimentale http://i33.tinypic.com/b4ci6u.jpg Via Mezzaterra http://i38.tinypic.com/v2yzja.jpg Dal Seicento si ebbe però un'evidente decadimento della città: diminuirono notevolmente e l'economia entrò in crisi. Nel 1729 Feltre ebbe Carlo Goldoni impiegato come coadiutore della Cancelleria. Goldoni era allora ancora ben lontano dall'essere il celeberrimo maestro e riformatore del teatro, ma, già interessato alla scena e agli attori, cominciò qui la stesura di alcune delle sue opere, fra le quali La cantatrice. L'Ottocento Nel 1797, caduta Venezia, il Feltrino fu occupato dai francesi di Napoleone e amministrato dalla fazione democratica: risale a quegli anni la scalpellatura delle lapidi venete i cui testi, resi così illeggibili, si vedono ancora sulle facciate delle case patrizie nella città vecchia. Occupata dagli Austriaci nel 1798, in seguito al trattato di Campoformio, entrerà poi a far parte del Regno Italico con capitale Milano. Dopo il Congresso di Vienna che, pur tendendo a ristabilire lo status quo ante Napoleone, non ricostituì la Repubblica di Venezia, Feltre entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, soggetto all'Impero d'Austria. Vi rimase fino al 1866, anno della sua annessione al Regno d'Italia a seguito di un plebiscito. Il Novecento Gli austriaci tornarono con la Grande Guerra dopo la rotta di Caporetto, colpendo duramente la città e rimanendovi sino alla fine del conflitto. Durante la Seconda Guerra Mondiale è da ricordare l'Incontro di Feltre che avvenne il 19 luglio del 1943 tra Benito Mussolini ed Adolf Hitler. L'incontro si tenne in verità a Villa Gaggia, a diversi chilometri dalla città, ma i due capi di Stato fecero la loro apparizione al balcone -oggi smantellato- dell'allora esistente Caffé Grande prospiciente Largo Castaldi. Fu l'ultimo atto di Mussolini quale capo del governo del Regno, che cadrà pochi giorni dopo, il 25 luglio. Notturno innevato http://i34.tinypic.com/mw4dpz.jpg A l e x July 12th, 2008, 11:19 AM Certo che il nostro Veneto è proprio bellissimo! :banana: Gioven July 12th, 2008, 11:39 AM Vero! :cheers: Stranfiér July 13th, 2008, 03:00 PM Sempre Feltre... http://farm3.static.flickr.com/2197/2162311722_d9712fcef4_b.jpg TZ July 15th, 2008, 05:47 PM FELTRE http://img176.imageshack.us/img176/6006/89890128hc1.jpg http://img440.imageshack.us/img440/8538/31818566ke2.jpg http://img241.imageshack.us/img241/8568/21526605lx7.jpg bressa82 July 20th, 2008, 11:52 AM Volevo far vedere dopo mesi che lo dico i segni della republica veneta su orzinuovi... le porte sono state progettate dal sanmicheli porta di san andrea il primo ingresso alla repubblica veneta: http://img242.imageshack.us/img242/9003/hpim0354bt9.jpg (http://imageshack.us) http://img242.imageshack.us/img242/5797/hpim0357rf6.jpg (http://imageshack.us) http://img236.imageshack.us/img236/9116/hpim0362nn1.jpg (http://imageshack.us) http://img411.imageshack.us/img411/5139/hpim0364zs5.jpg (http://imageshack.us) l'ingresso al castello... opera di franca ghitti (come al solito piu famosa all'estero che in italia) http://img296.imageshack.us/img296/456/hpim0366ti6.jpg (http://imageshack.us) un leone di san marco un po insolito... io non ne ho mai visti in cornici circolari http://img296.imageshack.us/img296/7167/hpim0365hq5.jpg (http://imageshack.us) l'altra porta oggi trasformata in una chiesa http://img242.imageshack.us/img242/5792/hpim0373oh0.jpg (http://imageshack.us) Stranfiér July 20th, 2008, 03:12 PM un leone di san marco un po insolito... io non ne ho mai visti in cornici circolari http://img296.imageshack.us/img296/7167/hpim0365hq5.jpg (http://imageshack.us) Si dice "San Marco (o Leon) in moèca", cioè in postura di granchio. http://www.bandieredeipopoli.com/images/veneto/statiche/moeca3b.gif Bellissime foto, testimonianza di un passato (e speriamo un futuro) glorioso! :cheers: libero81 September 17th, 2008, 12:38 PM http://www.ascendpartnership.net/area_italy/images/forte_margheraL.gif il più recente forte marghera... |