Caustic
February 13th, 2008, 05:25 PM
L'obbligo di abbandonare i castelli e di trasferire la residenza in città, imposto dai duchi Farnese alle famiglie nobili del secolo XVI, trasformò Piacenza in una "città di palazzi". Spesso austeri e riservati esternamente, nascondono all'interno sontuosi cortili e giardini arricchiti da cancelli, balconi e ringhiere in ferro battuto di notevole qualità. Purtroppo questi tesori sono segregati nell'impenetrabilità delle grandi dimore private, all'interno di intimità gelosamente protette.
Già i viaggiatori che nel ‘700 attraversarono la Valle Padana avevano soprannominato Piacenza “la città dei Palazzi”, per la peculiarità della sua architettura nobiliare. Infatti, diversamente dalla vicina Parma, dove l’aristocrazia si era resa cortigiana, la corte era praticamente assente e la classe nobiliare poteva celebrare il proprio rango in fastose imprese architettoniche. Già in età prefarnesiana furono edificati palazzi di una certa importanza, con porticati lungo tutti i lati del cortile d’onore e con esterni in cotto arricchiti da fregi e portali secondo la consuetudine lombarda. Di solito la loro altezza non era elevata ma si strutturavano su due piani. Se nel tardo Cinquecento e nella prima metà del secolo successivo gli esterni sono piuttosto austeri e disadorni, gli edifici di fine Seicento hanno facciate più decorate, grazie all’influenza esercitata dai Bibbiena e soprattutto di Ferdinando che lavorò per tanti anni alla corte farnesiana.
Lo Stradone Farnese
Tipico intervento di concezione rinascimentale, ideato nel 1544 dal cardinale Gambara nell'ambito dell'opera di riqualificazione della città, scelta allora come futura capitale del ducato; é un'ampia e lunga arteria (m 13 per km 1.1) che doveva sia svolgere la funzione di strada di congiunzione di porta S. Raimondo con porta S. Antonino e porta S. Lazzaro, sia ospitare gli edifici di rappresentanza in conformità ad un vero e proprio regolamento edilizio per le costruzione secondo i canoni dell'architettura farnesiana. Nel Settecento svolse soprattutto la funzione di passeggio delle carrozze rimanendone il ricordo nella presenza di ben 545 fittoni paracarri.
- Palazzo Dal Verme (sec. XVIII)
http://farm3.static.flickr.com/2353/2253159660_7d18758020_o.jpg
- ex Convento delle Convertite
http://farm3.static.flickr.com/2096/2252360389_237937fbcf_o.jpg
- Palazzo Landi di Chiavenna
Il palazzo venne edificato alla fine del XVIII sec. dal marchese Landi delle Caselle, è noto che un appartamento interno venne modificato nel 1805 secondo progetto di Antonio Tomba e che nel medesimo periodo vennero modificati lo scalone d'onore e forse il portale d'ingresso. L'appartamento del Tomba presenta diversi vani caratterizzati da una certa grandiosità. Dopo aver attraversato il cortile porticato, tramite lo scalone d'onore si accede alla galleria e all'ingresso, entrambi affrescati.
http://farm3.static.flickr.com/2343/2253160052_b9f09726d5_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2021/2253160474_c07e2141a4_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2284/2253160232_01018a3b94_o.jpg
- Palazzo Pallavicino (sec. XVI - incompiuto)
http://farm3.static.flickr.com/2413/2252362999_6b908afa03_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2306/2253162692_b7366f6b4b_o.jpg
- Palazzo Scotti di Sarmato (Via S. Siro)
Costruito a partire dal 1772, ha un semplice prospetto esterno con tre ordini di finestre. Si rivela invece particolarmente interessante l'articolazione interna, col vasto cortile delimitato dalle ali laterali. Del palazzo sono visitabili solo gli esterni. In particolare è interessante la visione d'insieme dello splendido giardino all'italiana, visibile dalla cancellata posta in Stradone Farnese, di fronte alla facciata della basilica Sant’Agostino.
http://farm3.static.flickr.com/2346/2253162162_6c6183bd97_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2344/2253161974_c745e35bfd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2373/2252362379_d42390ab97_o.jpg
- Palazzo Anguissola (Via Giordani)
L'edificio venne realizzato in due momenti, la prima parte risulta ultimata nel 1765 mentre in seguito venne aggiunto un nuovo corpo di fabbrica verso S. Antonino. Esso si organizza attorno a tre cortili: il primo è riservato ai servizi; il secondo, d'onore e centrale, è compreso fra l'ampio atrio e i corpi di fabbrica che determinano il tipico schema a U; il terzo serve a illuminare i vani di due scale e parte degli ambienti dell'ultima al costruita. L'ingresso al cortile d'onore è protetto da uno splendido cancello neoclassico con il motivo di un sole raggiato. Il cortile d'onore presenta un loggiato porticato ed è separato dal grande giardino mediante arcate reggenti un percorso pensile che collega le due ali laterali.
http://farm3.static.flickr.com/2380/2252362869_92d613e0f5_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2337/2252362243_ac58aa7ffd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2134/2253161468_c764b98458_o.jpg
- Palazzo Malvicini Fontana (Via Verdi)
Costruito nella seconda metà del Seicento fu poi successivamente ampliato verso est. Nella facciata compaiono gli elementi che caratterizzano in questo periodo la cultura architettonica locale: il bugnato a definire i profili angolari, le modanature appena moSSe delle finestre, il profondo cornicione sostenuto da poderosi mensoloni. Nel portale d'ingresso è adottato lo schema scenografico della veduta d'angolo, ripresa dai modelli bibieneschi. Particolarmente affascinante è il cortile interno e lo scalone a tre rampe.
L 'androne presenta una suggestiva decorazione con affreschi e stucchi attribuiti a Provino Dalmazio della Porta.
http://farm3.static.flickr.com/2173/2253162984_f0b4575292_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2258/2253162826_f69a0f7125_o.jpg
Via Scalabrini
- Palazzo Giacometti
http://farm3.static.flickr.com/2135/2253161234_74d0c58afd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2250/2252361961_cd8bfde4ec.jpg?v=0
- Palazzo Passerini
Costruito in epoca rinascimentale, il palazzo appartenne dalla metà del Seicento a Pier Francesco Passerini. Il complesso occupa un'area rettangolare e si organizza attorno a due cortili. Dall'unico portone è evidente il consueto taglio assiale dei cortili sottolineato dalla carreggiata per le carrozze. Nel primo spazio le finestre e la semplice arcata di comunicazione sono incorniciate da settecenteschi affreschi decorativi.
http://farm3.static.flickr.com/2257/2253168718_c0973bc81d_o.jpg
- Palazzo Dodi-Giandemaria (sec. XVIII)
http://farm3.static.flickr.com/2145/2252361273_61396ef16f_o.jpg
- Palazzo Pallastrelli
http://farm3.static.flickr.com/2351/2252361441_3e69c0d4d4_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2259/2252369457_455f4af327_o.jpg
- altro palazzo, altro cancello in ferro battuto
http://farm3.static.flickr.com/2288/2253168836_a9abb1eeb5_o.jpg
- Palazzo Guarnaschelli (già Roncovieri)
http://farm3.static.flickr.com/2350/2253168476_b82c9aa9f5_o.jpg
Via Roma
- Palazzo Anguissola di Grazzano (1774 - 77)
Il palazzo fu voluto dal marchese Ranuccio Anguissola, appartenente ad una tra le più antiche famiglie della nobiltà piacentina che, nel 1774, ne affidò la costruzione all'architetto romagnolo Cosimo Morelli.
Questi, personalità di spicco in quegli anni tra l'Emilia e il Lazio, seppe sfruttare sapientemente l'area irregolare a sua disposizione e, pur rimanendo entro il consueto impianto a U, conferì al fabbricato una versione originale, giocata sul movimentato incastro dei corpi minori, a loro volta subordinati all'ala di rappresentanza. La facciata, a tre ordini di finestre pausate da un tenue marcapiano, è chiusa al di sopra da una teorie di finestre tonde, poste nel cornicione di stile dorico. L 'accesso, pur eccentrico rispetto al fronte, risulta perfettamente in asse al secondo e opposto ingresso (in vicolo della Mosca) un tempo riservato alle carrozze.
http://farm3.static.flickr.com/2277/2253168080_33d1f3ff3b_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2012/2253168350_51763e9c56_o.jpg
- Palazzo Costa (metà sec. XVIII)
L'edificio è uno degli esempi più significativi di architettura nobiliare tardo secentesca a Piacenza; la famiglia Costa, che ne promosse la costruzione, aveva origine genovese ed annoverava tra le sue file esperti commercianti di tessuti e banchieri. Da segnalare le raffinate soluzioni a bugnato liscio della facciata, arricchita da stucchi e da ferri battuti alle quali fa da degno contrappunto il maestoso loggiato interno di stampo bibienesco. Il suggestivo scalone d'onore rappresenta una geniale soluzione architettonica in quanto, per ovviare ai problemi di scarsa illuminazione, esso è posto nel portico e, almeno per la prima rampa, ha un continuo affacciamento sul cortile.
http://farm3.static.flickr.com/2061/2252368017_d31ea07151_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2094/2253167894_f4ab436234_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2118/2252368185_a4bda0583b_o.jpg
- Palazzo Anguissola Scotti di Grazzano (Via Garibaldi)
http://farm3.static.flickr.com/2374/2252364187_88cb9e4479_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2304/2252364445_56a7aa8d51_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2270/2253163860_c68860d90a_o.jpg
Via Taverna
- Palazzo Scotti Castelbosco Marazzani:
http://farm3.static.flickr.com/2243/2253164382_a58ac65044_o.jpg
- Palazzo Scotti da Fombio (sec. XV)
Si deve all'illustre medico piacentino Giacomo Morigi (1785-1856) l'istituzione in Piacenza di un collegio adatto alla «formazione della gioventù maschile». Grazie alla sua cospicua eredità fu infatti possibile acquistare nel 1869 il Palazzo Douglas Scotti di Fombio in via Taverna, destinandolo a sede di un pensionato-convitto per gli studenti delle scuole della città. Il complesso era sorto intorno al 1490 come dimora dei conti Ercole e Paride Scotti, su strutture preesistenti, attestate dal torrione medievale posto all'angolo nord occidentale.
L'edificio, che si organizza mediante una corte quadrata sulla quale si affacciano i quattro corpi del palazzo, ha il fronte animato da un lungo bassorilievo ornato con grifoni, racemi, profili classici, che culmina agli angoli in due figure che reggono uno stemma della famiglia.
Spicca il portale, realizzato intorno al 1492 da maestro Gregorio Prini, secondo gli stilemi del tardo Quattrocento locale, amante delle superfici pittoricamente lavorate. L'arco a tutto sesto è decorato con repertorio classicheggiante e ravvivato da due medaglioni includenti gli stemmi del conte Ercole Scotti e dalla moglie Cassandra Sanvitale. L'architrave, con bassorilievo, reca invece un fastigio che ospita uno stemma nobiliare. Varcato il portone si può raggiungere il cortile quadriportico, con colonne dai raffinati capitelli.
http://farm3.static.flickr.com/2310/2252365141_fc566d89aa_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2159/2253164804_2bfbdf4f64_o.jpg
- Palazzo Rota-Pisaroni (Via S. Eufemia)
Gerolamo Rota, appartenente a una ricca famiglia di negozianti di cordami da poco assurta al patriziato, decide nel 1748 di acquistare dai conti Platoni una dimora adibendola a propria residenza. Riattata negli interni e ricostruita nel fronte, venne venduta nel 1830 alla celebre cantante lirica Rosmunda Benedetta Pisaroni e da questa alla Cassa di Risparmio (1906).
La facciata si risolve con tre ordini di finestre mosse da incorniciature a stucco e motivi a conchiglia e mascheroni, che riprendono nelle loro linee morbide il flettersi del marcapiano. Balconate in ferro battuto ravvivano ulteriormente il fronte.
L'interno si articola secondo il consueto schema a U, tipico delle dimore signorili piacentine. Assai interessante è la controfacciata, che presenta un porticato a cinque aperture e loggia superiore ad archi ribassati e, all'opposto, una scala a due rampe divergenti aperta sul cortile.
http://farm3.static.flickr.com/2260/2252365525_56a4afa4e6_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2001/2253165202_50569fb85e_o.jpg
- Palazzo Scotti di Montalbo
http://farm3.static.flickr.com/2333/2252365825_7f8a8ee8ca_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2044/2252366001_9265e2627a_o.jpg
- Palazzo Mandelli (Via Mandelli)
È uno dei più significativi della città e occupa tutta l'insula tra via S. Marco e via Borghetto. Fu costruito dai Mandelli, famiglia di origine lombarda e giunta a Piacenza nel 1361 con Pietro, capitano dell'esercito dei Visconti di Milano e nominato podestà della città, che decisero intorno alla metà del XVIII secolo di riedificare la loro dimora utilizzando un'area già di proprietà. Dopo l'estinzione della famiglia (1826) divenne inizialmente residenza ducale e poi (1913) sede della Banca d'Italia. Francesco Tomba di Sarmato, padre dell'architetto Lotario, fu certamente il capomastro del palazzo che si presenta con un fronte molto esteso (c. 75 m.) e con le zone angolari e mediane fortemente evidenziate da balconi mistilinei posti al piano nobile. La facciata principale è a tre ordini di finestre, abbellite nel registro di mezzo da timpani con mascheroni e volute. La finestra del balcone posto sopra il portone d 'accesso è inoltre siglata dal fastigio araldico dei Mandelli.
http://farm3.static.flickr.com/2168/2253165678_a4055677cf_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2081/2253165832_386c159057_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2081/2252366493_9a85052b99_o.jpg
- Palazzo Galli (Via Mazzini)
http://farm3.static.flickr.com/2087/2253166236_7f4342e47b_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2393/2253166364_dc65d6ace6_o.jpg
- Palazzo Ferrari-Sacchini (Via Carducci)
Il palazzo, attualmente sede del Ministero del Tesoro, fu voluto dal conte Corrado Ferrari che decise intorno al 1680 di ricostruire la propria dimora affidandone il progetto ai bolognesi Bibbiena, famiglia di architetti, pittori, scenografi giunti in Piacenza sul finire del XVII secolo al servizio dei Farnese. Il complesso, uno dei più interessanti della città, è un esempio emblematico del cambiamento che l'edilizia locali subì con l'arrivo dei Bibbiena. Alla assoluta semplicità di forme degli edifici precedenti, realizzati costantemente in laterizio, si contrappone qui una doppia facciata vivacemente decorata in marmo e connotata alla base da un alto zoccolo in bugnato da cui dipartono paraste composite che collegano i due ordini di finestre, ravvivate da complessi timpani, allo sporto del tetto retto da mensole rigonfie. Degna di nota è la balaustra in ferro battuto del balcone principale con motivi a fitti girali, presumibilmente eseguita nei primi anni del XVIII secolo, poco prima dell'altra balconata prospiciente via Roma, che palesa infatti ritmi più ammorbiditi.
http://farm3.static.flickr.com/2193/2253166882_8f51ed1798_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2268/2252367539_ae7783ef62_o.jpg
- Palazzo Landi (Via del Consiglio)
È il più affascinante esempio di residenza signorile del Rinascimento in Piacenza. Come ricorda una lapide sull'angolo a sinistra, l'edificio sorge nelle fondamenta antiche in epoca medievale, su possedimenti già della potente e ricca famiglia Landi.
L'attuale palazzo venne fatto edificare alla fine del XV secolo da Manfredo Landi, consigliere dei Duchi di Milano e morto ne11488. Nel 1578 il complesso fu requisito dal duca Ottavio Farnese, per vendicare la congiura contro il padre Pier Luigi, cui aveva partecipato anche Agostino Landi. Divenne così sede del Supremo Consiglio di Giustizia e poi del Tribunale delle Finanze; oggi ospita il Tribunale, la Prefettura, la Corte d' Assise.
Manfredo Landi affidò la costruzione della facciata a Giovanni Battagio da Lodi (1565-93 c.), artefice nel 1488 del Tempio della Incoronata a Lodi, e al genero di questi, Agostino de Fonduli, diffusore locale del linguaggio di Bramante da lui assimilato mentre lavorava nella chiesa milanese di S. Satiro. Diretta filiazione delle soluzioni bramantesche è infatti la concezione dell'ornato in stretta connessione con l'architettura, visibile nell'elegante fregio in terracotta con sirene, medaglioni, trofei che, nel percorrere le due facciate del palazzo, ne modula in chiave pittorica la severa struttura, animata solo dalle lunette che incorniciano alcune delle finestre.
Il ricco portale in marmo, è opera invece dello scultore lombardo Giovan Pietro da Rho, autore dello splendido portale di Palazzo Stanga di Cremona ora al Louvre, che 10 eseguì insieme al fratello Gabriele tra il 1482 e 1'83. La sagoma riprende quella degli archi di trionfo romani ed è ornata sul fronte da due medaglioni classici, includenti profili virili. Gli stipiti sono impreziositi da figure allegoriche, mentre le colonne a «candelabra», finemente modellate nelle superfici da racemi e cherubini, recano l'una il simbolo della concordia (tre uomini con le mani intrecciate) e l'altra il presunto emblema della Pittura, Musica e Poesia (tre giovani donne). La trabeazione, formata da un doppio architrave con rilievi classicheggianti, è siglata da una cimasa a riccioli affrontati, su cui poggiano tre figure maschili realizzate a tutto tondo.
http://farm3.static.flickr.com/2209/2253167390_613340be3d_o.jpg
- Palazzo Ghizzoni-Nasalli (progetto anno 1839) (Vicolo Serafini)
http://farm3.static.flickr.com/2173/2252367683_8c6457914d_o.jpg
:dance2:
Già i viaggiatori che nel ‘700 attraversarono la Valle Padana avevano soprannominato Piacenza “la città dei Palazzi”, per la peculiarità della sua architettura nobiliare. Infatti, diversamente dalla vicina Parma, dove l’aristocrazia si era resa cortigiana, la corte era praticamente assente e la classe nobiliare poteva celebrare il proprio rango in fastose imprese architettoniche. Già in età prefarnesiana furono edificati palazzi di una certa importanza, con porticati lungo tutti i lati del cortile d’onore e con esterni in cotto arricchiti da fregi e portali secondo la consuetudine lombarda. Di solito la loro altezza non era elevata ma si strutturavano su due piani. Se nel tardo Cinquecento e nella prima metà del secolo successivo gli esterni sono piuttosto austeri e disadorni, gli edifici di fine Seicento hanno facciate più decorate, grazie all’influenza esercitata dai Bibbiena e soprattutto di Ferdinando che lavorò per tanti anni alla corte farnesiana.
Lo Stradone Farnese
Tipico intervento di concezione rinascimentale, ideato nel 1544 dal cardinale Gambara nell'ambito dell'opera di riqualificazione della città, scelta allora come futura capitale del ducato; é un'ampia e lunga arteria (m 13 per km 1.1) che doveva sia svolgere la funzione di strada di congiunzione di porta S. Raimondo con porta S. Antonino e porta S. Lazzaro, sia ospitare gli edifici di rappresentanza in conformità ad un vero e proprio regolamento edilizio per le costruzione secondo i canoni dell'architettura farnesiana. Nel Settecento svolse soprattutto la funzione di passeggio delle carrozze rimanendone il ricordo nella presenza di ben 545 fittoni paracarri.
- Palazzo Dal Verme (sec. XVIII)
http://farm3.static.flickr.com/2353/2253159660_7d18758020_o.jpg
- ex Convento delle Convertite
http://farm3.static.flickr.com/2096/2252360389_237937fbcf_o.jpg
- Palazzo Landi di Chiavenna
Il palazzo venne edificato alla fine del XVIII sec. dal marchese Landi delle Caselle, è noto che un appartamento interno venne modificato nel 1805 secondo progetto di Antonio Tomba e che nel medesimo periodo vennero modificati lo scalone d'onore e forse il portale d'ingresso. L'appartamento del Tomba presenta diversi vani caratterizzati da una certa grandiosità. Dopo aver attraversato il cortile porticato, tramite lo scalone d'onore si accede alla galleria e all'ingresso, entrambi affrescati.
http://farm3.static.flickr.com/2343/2253160052_b9f09726d5_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2021/2253160474_c07e2141a4_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2284/2253160232_01018a3b94_o.jpg
- Palazzo Pallavicino (sec. XVI - incompiuto)
http://farm3.static.flickr.com/2413/2252362999_6b908afa03_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2306/2253162692_b7366f6b4b_o.jpg
- Palazzo Scotti di Sarmato (Via S. Siro)
Costruito a partire dal 1772, ha un semplice prospetto esterno con tre ordini di finestre. Si rivela invece particolarmente interessante l'articolazione interna, col vasto cortile delimitato dalle ali laterali. Del palazzo sono visitabili solo gli esterni. In particolare è interessante la visione d'insieme dello splendido giardino all'italiana, visibile dalla cancellata posta in Stradone Farnese, di fronte alla facciata della basilica Sant’Agostino.
http://farm3.static.flickr.com/2346/2253162162_6c6183bd97_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2344/2253161974_c745e35bfd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2373/2252362379_d42390ab97_o.jpg
- Palazzo Anguissola (Via Giordani)
L'edificio venne realizzato in due momenti, la prima parte risulta ultimata nel 1765 mentre in seguito venne aggiunto un nuovo corpo di fabbrica verso S. Antonino. Esso si organizza attorno a tre cortili: il primo è riservato ai servizi; il secondo, d'onore e centrale, è compreso fra l'ampio atrio e i corpi di fabbrica che determinano il tipico schema a U; il terzo serve a illuminare i vani di due scale e parte degli ambienti dell'ultima al costruita. L'ingresso al cortile d'onore è protetto da uno splendido cancello neoclassico con il motivo di un sole raggiato. Il cortile d'onore presenta un loggiato porticato ed è separato dal grande giardino mediante arcate reggenti un percorso pensile che collega le due ali laterali.
http://farm3.static.flickr.com/2380/2252362869_92d613e0f5_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2337/2252362243_ac58aa7ffd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2134/2253161468_c764b98458_o.jpg
- Palazzo Malvicini Fontana (Via Verdi)
Costruito nella seconda metà del Seicento fu poi successivamente ampliato verso est. Nella facciata compaiono gli elementi che caratterizzano in questo periodo la cultura architettonica locale: il bugnato a definire i profili angolari, le modanature appena moSSe delle finestre, il profondo cornicione sostenuto da poderosi mensoloni. Nel portale d'ingresso è adottato lo schema scenografico della veduta d'angolo, ripresa dai modelli bibieneschi. Particolarmente affascinante è il cortile interno e lo scalone a tre rampe.
L 'androne presenta una suggestiva decorazione con affreschi e stucchi attribuiti a Provino Dalmazio della Porta.
http://farm3.static.flickr.com/2173/2253162984_f0b4575292_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2258/2253162826_f69a0f7125_o.jpg
Via Scalabrini
- Palazzo Giacometti
http://farm3.static.flickr.com/2135/2253161234_74d0c58afd_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2250/2252361961_cd8bfde4ec.jpg?v=0
- Palazzo Passerini
Costruito in epoca rinascimentale, il palazzo appartenne dalla metà del Seicento a Pier Francesco Passerini. Il complesso occupa un'area rettangolare e si organizza attorno a due cortili. Dall'unico portone è evidente il consueto taglio assiale dei cortili sottolineato dalla carreggiata per le carrozze. Nel primo spazio le finestre e la semplice arcata di comunicazione sono incorniciate da settecenteschi affreschi decorativi.
http://farm3.static.flickr.com/2257/2253168718_c0973bc81d_o.jpg
- Palazzo Dodi-Giandemaria (sec. XVIII)
http://farm3.static.flickr.com/2145/2252361273_61396ef16f_o.jpg
- Palazzo Pallastrelli
http://farm3.static.flickr.com/2351/2252361441_3e69c0d4d4_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2259/2252369457_455f4af327_o.jpg
- altro palazzo, altro cancello in ferro battuto
http://farm3.static.flickr.com/2288/2253168836_a9abb1eeb5_o.jpg
- Palazzo Guarnaschelli (già Roncovieri)
http://farm3.static.flickr.com/2350/2253168476_b82c9aa9f5_o.jpg
Via Roma
- Palazzo Anguissola di Grazzano (1774 - 77)
Il palazzo fu voluto dal marchese Ranuccio Anguissola, appartenente ad una tra le più antiche famiglie della nobiltà piacentina che, nel 1774, ne affidò la costruzione all'architetto romagnolo Cosimo Morelli.
Questi, personalità di spicco in quegli anni tra l'Emilia e il Lazio, seppe sfruttare sapientemente l'area irregolare a sua disposizione e, pur rimanendo entro il consueto impianto a U, conferì al fabbricato una versione originale, giocata sul movimentato incastro dei corpi minori, a loro volta subordinati all'ala di rappresentanza. La facciata, a tre ordini di finestre pausate da un tenue marcapiano, è chiusa al di sopra da una teorie di finestre tonde, poste nel cornicione di stile dorico. L 'accesso, pur eccentrico rispetto al fronte, risulta perfettamente in asse al secondo e opposto ingresso (in vicolo della Mosca) un tempo riservato alle carrozze.
http://farm3.static.flickr.com/2277/2253168080_33d1f3ff3b_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2012/2253168350_51763e9c56_o.jpg
- Palazzo Costa (metà sec. XVIII)
L'edificio è uno degli esempi più significativi di architettura nobiliare tardo secentesca a Piacenza; la famiglia Costa, che ne promosse la costruzione, aveva origine genovese ed annoverava tra le sue file esperti commercianti di tessuti e banchieri. Da segnalare le raffinate soluzioni a bugnato liscio della facciata, arricchita da stucchi e da ferri battuti alle quali fa da degno contrappunto il maestoso loggiato interno di stampo bibienesco. Il suggestivo scalone d'onore rappresenta una geniale soluzione architettonica in quanto, per ovviare ai problemi di scarsa illuminazione, esso è posto nel portico e, almeno per la prima rampa, ha un continuo affacciamento sul cortile.
http://farm3.static.flickr.com/2061/2252368017_d31ea07151_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2094/2253167894_f4ab436234_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2118/2252368185_a4bda0583b_o.jpg
- Palazzo Anguissola Scotti di Grazzano (Via Garibaldi)
http://farm3.static.flickr.com/2374/2252364187_88cb9e4479_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2304/2252364445_56a7aa8d51_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2270/2253163860_c68860d90a_o.jpg
Via Taverna
- Palazzo Scotti Castelbosco Marazzani:
http://farm3.static.flickr.com/2243/2253164382_a58ac65044_o.jpg
- Palazzo Scotti da Fombio (sec. XV)
Si deve all'illustre medico piacentino Giacomo Morigi (1785-1856) l'istituzione in Piacenza di un collegio adatto alla «formazione della gioventù maschile». Grazie alla sua cospicua eredità fu infatti possibile acquistare nel 1869 il Palazzo Douglas Scotti di Fombio in via Taverna, destinandolo a sede di un pensionato-convitto per gli studenti delle scuole della città. Il complesso era sorto intorno al 1490 come dimora dei conti Ercole e Paride Scotti, su strutture preesistenti, attestate dal torrione medievale posto all'angolo nord occidentale.
L'edificio, che si organizza mediante una corte quadrata sulla quale si affacciano i quattro corpi del palazzo, ha il fronte animato da un lungo bassorilievo ornato con grifoni, racemi, profili classici, che culmina agli angoli in due figure che reggono uno stemma della famiglia.
Spicca il portale, realizzato intorno al 1492 da maestro Gregorio Prini, secondo gli stilemi del tardo Quattrocento locale, amante delle superfici pittoricamente lavorate. L'arco a tutto sesto è decorato con repertorio classicheggiante e ravvivato da due medaglioni includenti gli stemmi del conte Ercole Scotti e dalla moglie Cassandra Sanvitale. L'architrave, con bassorilievo, reca invece un fastigio che ospita uno stemma nobiliare. Varcato il portone si può raggiungere il cortile quadriportico, con colonne dai raffinati capitelli.
http://farm3.static.flickr.com/2310/2252365141_fc566d89aa_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2159/2253164804_2bfbdf4f64_o.jpg
- Palazzo Rota-Pisaroni (Via S. Eufemia)
Gerolamo Rota, appartenente a una ricca famiglia di negozianti di cordami da poco assurta al patriziato, decide nel 1748 di acquistare dai conti Platoni una dimora adibendola a propria residenza. Riattata negli interni e ricostruita nel fronte, venne venduta nel 1830 alla celebre cantante lirica Rosmunda Benedetta Pisaroni e da questa alla Cassa di Risparmio (1906).
La facciata si risolve con tre ordini di finestre mosse da incorniciature a stucco e motivi a conchiglia e mascheroni, che riprendono nelle loro linee morbide il flettersi del marcapiano. Balconate in ferro battuto ravvivano ulteriormente il fronte.
L'interno si articola secondo il consueto schema a U, tipico delle dimore signorili piacentine. Assai interessante è la controfacciata, che presenta un porticato a cinque aperture e loggia superiore ad archi ribassati e, all'opposto, una scala a due rampe divergenti aperta sul cortile.
http://farm3.static.flickr.com/2260/2252365525_56a4afa4e6_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2001/2253165202_50569fb85e_o.jpg
- Palazzo Scotti di Montalbo
http://farm3.static.flickr.com/2333/2252365825_7f8a8ee8ca_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2044/2252366001_9265e2627a_o.jpg
- Palazzo Mandelli (Via Mandelli)
È uno dei più significativi della città e occupa tutta l'insula tra via S. Marco e via Borghetto. Fu costruito dai Mandelli, famiglia di origine lombarda e giunta a Piacenza nel 1361 con Pietro, capitano dell'esercito dei Visconti di Milano e nominato podestà della città, che decisero intorno alla metà del XVIII secolo di riedificare la loro dimora utilizzando un'area già di proprietà. Dopo l'estinzione della famiglia (1826) divenne inizialmente residenza ducale e poi (1913) sede della Banca d'Italia. Francesco Tomba di Sarmato, padre dell'architetto Lotario, fu certamente il capomastro del palazzo che si presenta con un fronte molto esteso (c. 75 m.) e con le zone angolari e mediane fortemente evidenziate da balconi mistilinei posti al piano nobile. La facciata principale è a tre ordini di finestre, abbellite nel registro di mezzo da timpani con mascheroni e volute. La finestra del balcone posto sopra il portone d 'accesso è inoltre siglata dal fastigio araldico dei Mandelli.
http://farm3.static.flickr.com/2168/2253165678_a4055677cf_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2081/2253165832_386c159057_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2081/2252366493_9a85052b99_o.jpg
- Palazzo Galli (Via Mazzini)
http://farm3.static.flickr.com/2087/2253166236_7f4342e47b_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2393/2253166364_dc65d6ace6_o.jpg
- Palazzo Ferrari-Sacchini (Via Carducci)
Il palazzo, attualmente sede del Ministero del Tesoro, fu voluto dal conte Corrado Ferrari che decise intorno al 1680 di ricostruire la propria dimora affidandone il progetto ai bolognesi Bibbiena, famiglia di architetti, pittori, scenografi giunti in Piacenza sul finire del XVII secolo al servizio dei Farnese. Il complesso, uno dei più interessanti della città, è un esempio emblematico del cambiamento che l'edilizia locali subì con l'arrivo dei Bibbiena. Alla assoluta semplicità di forme degli edifici precedenti, realizzati costantemente in laterizio, si contrappone qui una doppia facciata vivacemente decorata in marmo e connotata alla base da un alto zoccolo in bugnato da cui dipartono paraste composite che collegano i due ordini di finestre, ravvivate da complessi timpani, allo sporto del tetto retto da mensole rigonfie. Degna di nota è la balaustra in ferro battuto del balcone principale con motivi a fitti girali, presumibilmente eseguita nei primi anni del XVIII secolo, poco prima dell'altra balconata prospiciente via Roma, che palesa infatti ritmi più ammorbiditi.
http://farm3.static.flickr.com/2193/2253166882_8f51ed1798_o.jpg
http://farm3.static.flickr.com/2268/2252367539_ae7783ef62_o.jpg
- Palazzo Landi (Via del Consiglio)
È il più affascinante esempio di residenza signorile del Rinascimento in Piacenza. Come ricorda una lapide sull'angolo a sinistra, l'edificio sorge nelle fondamenta antiche in epoca medievale, su possedimenti già della potente e ricca famiglia Landi.
L'attuale palazzo venne fatto edificare alla fine del XV secolo da Manfredo Landi, consigliere dei Duchi di Milano e morto ne11488. Nel 1578 il complesso fu requisito dal duca Ottavio Farnese, per vendicare la congiura contro il padre Pier Luigi, cui aveva partecipato anche Agostino Landi. Divenne così sede del Supremo Consiglio di Giustizia e poi del Tribunale delle Finanze; oggi ospita il Tribunale, la Prefettura, la Corte d' Assise.
Manfredo Landi affidò la costruzione della facciata a Giovanni Battagio da Lodi (1565-93 c.), artefice nel 1488 del Tempio della Incoronata a Lodi, e al genero di questi, Agostino de Fonduli, diffusore locale del linguaggio di Bramante da lui assimilato mentre lavorava nella chiesa milanese di S. Satiro. Diretta filiazione delle soluzioni bramantesche è infatti la concezione dell'ornato in stretta connessione con l'architettura, visibile nell'elegante fregio in terracotta con sirene, medaglioni, trofei che, nel percorrere le due facciate del palazzo, ne modula in chiave pittorica la severa struttura, animata solo dalle lunette che incorniciano alcune delle finestre.
Il ricco portale in marmo, è opera invece dello scultore lombardo Giovan Pietro da Rho, autore dello splendido portale di Palazzo Stanga di Cremona ora al Louvre, che 10 eseguì insieme al fratello Gabriele tra il 1482 e 1'83. La sagoma riprende quella degli archi di trionfo romani ed è ornata sul fronte da due medaglioni classici, includenti profili virili. Gli stipiti sono impreziositi da figure allegoriche, mentre le colonne a «candelabra», finemente modellate nelle superfici da racemi e cherubini, recano l'una il simbolo della concordia (tre uomini con le mani intrecciate) e l'altra il presunto emblema della Pittura, Musica e Poesia (tre giovani donne). La trabeazione, formata da un doppio architrave con rilievi classicheggianti, è siglata da una cimasa a riccioli affrontati, su cui poggiano tre figure maschili realizzate a tutto tondo.
http://farm3.static.flickr.com/2209/2253167390_613340be3d_o.jpg
- Palazzo Ghizzoni-Nasalli (progetto anno 1839) (Vicolo Serafini)
http://farm3.static.flickr.com/2173/2252367683_8c6457914d_o.jpg
:dance2: