View Full Version : Quelli che il museo sembra un WC
SaVe March 26th, 2008, 01:07 PM http://img170.imageshack.us/img170/3153/arch1ou1.jpg (http://imageshack.us)
http://img210.imageshack.us/img210/4386/arch2uo3.jpg (http://imageshack.us)
Per chi non visualizza l'immagine:
26/03/2008 LIBERO QUOTIDIANO p. 29
MALEDETTI ARCHITETTI (http://www.nuovosistemafieramilano.it/rassegna/0/out/20080326/HKJQ7.tif.pdf)
autore: CRESPI ANGELO
TohrAlkimista March 26th, 2008, 01:10 PM Mi pareva strano che non nominassero il museo di Liebeskind per CityLife. :sleepy:
lovemilano March 26th, 2008, 01:14 PM Qui si vede meglio:
Immagine dell'esterno
http://www.ilgiornale.it/att_jpg.php?ID=327123&X=800&Y=800
Immagine dell'interno(terme):
http://i32.************/eju5qq.jpg
bresso,italia March 26th, 2008, 01:19 PM Belli articoli ,sempre moderati........:bash:
Sembra quasi che al giornalista mentre scriveva gli sia salita sul groppone una bestia che l ha incattivito e inacidito sempre più
"......il grande programma d'ingegniera sociale teso a costruire un nuovo mondo utopico...."A CRESPI ,ripigliati,che poi ci sia dell'egocentrismo nell'architettura sarà vero ,però ripigliati,tranquillizzati :D
Annibale March 26th, 2008, 01:25 PM Non darei troppo peso a quello che dice uno che si chiama Scruton, e quello che dice è vero solo per Gehry. Il discorso di Salingaros è una cagata pazzesca, a questo punto ci metteva dentro anche un complotto di alieni.
Centocinquant'anni di storia dell'architettura (e settecento pagine di W.J.R. Curtis) nel cesso...
Apteryx March 26th, 2008, 01:27 PM Ma tanto se avesse fatto il tempietto dorico lo avrebbero saccagnato lo stesso (sicuramente anche lo stesso crespi) per la "banalità della struttura".
Non si può essere tutti d'accordo, non ora, ne riparliamo tra 50 anni vi va?
SaVe March 26th, 2008, 01:28 PM L'intero articolo di Salingaros per chi ha tempo da perdere
C’era una volta il bello
Una visione del mondo utopica e totalitaria mira a purgare le città e la cultura da qualsiasi riferimento alla storia e alla natura umana. Progetta spazi e superfici vuoti, muti. E perfino la Chiesa finanzia edifici che preannunciano la sua scomparsa. Come e perché gli architetti hanno deciso di costruire solo cose brutte e disumane
di Nikos A. Salingaros
San Antonio, Usa, marzo 2008. Il relativismo filosofico pretende che le opinioni divergenti sulla natura dell’umanità e la loro rilevanza nell’universo siano tutte ugualmente valide. Un’applicazione specifica di questo modo di pensare è che i media promuovono stili architettonici diversi. Anche la Chiesa cattolica ha adottato stili “contemporanei”, investendo risorse in alcune chiese recenti per dimostrarne la bontà. Questo è successo nonostante un’opposizione accesa di fedeli con gusti e sensibilità più conservatori.
Accade, però, che certi stili architettonici molto in voga oggi siano, di fatto, contro natura. E che per conseguenza inducano influssi negativi sul rapporto della gente comune con la religione. Una questione che non può essere ignorata.
Questa è un’osservazione scientifica, che si basa su essenziali proprietà geometriche di forme e superfici architettoniche. Tutte le religioni del mondo hanno sviluppato metodi di rapporto con lo spirito attraverso la forma costruita. Nella storia questi metodi sono stati utilizzati per edificare meravigliose chiese, cattedrali, templi e moschee. I grandi edifici religiosi del passato, eretti in contesti di convinzioni religiose assai diverse, condividono una comune base matematica. Tutti appartengono, in ogni caso, a una classe di strutture molto distinta dalle forme architettoniche loro contemporanee.
Dunque non è buona norma utilizzare queste altre tipologie per costruire edifici religiosi. Eppure oggi la sapienza che riguarda il come costruire edifici che si relazionano con la spiritualità viene soppressa e ridicolizzata dall’accademia e da un’élite dominante (molto potente) che controlla l’architettura contemporanea.
Per capire questo fenomeno si deve scavare a fondo. è necessario mettere in luce la relazione dell’architettura con la società contemporanea. La verità può essere davvero preoccupante. Un diffuso indottrinamento ha indotto molte persone a farsi una specifica idea della contemporaneità. Seguono così un “credo” che non è positivo per il patrimonio dell’umanità, perché si fonda su un’insistente negazione del passato, identificato con tutti i mali della storia. Come se si potesse superare la cattiveria insita nella natura umana attraverso la costruzione di edifici e città che non rassomiglino a quelli del passato: è un abbaglio clamoroso, ma molte persone idealiste non vogliono credere che questa soluzione semplicistica e radicale sia sbagliata.
Era una speranza così allettante che quasi tutti se la sono bevuta. Tanto più occorre indagare per aprire gli occhi su un mondo industriale che si fonda su idee utopiche fortemente intrise di fanatismo. Per giunta è anche vero che quando le persone si sentono appoggiate dai media, come accade in questo terreno, tutto il loro operato sembra giusto. Anche se è terribilmente sbagliato.
Ecco una simpatica storia personale. Recentemente, dopo la pubblicazione del mio libro Antiarchitettura e demolizione in Italia, ho letto in un blog italiano dedicato all’architettura una descrizione di me stesso fatta da una persona che non ho mai conosciuto, presumibilmente piuttosto giovane. Ha scritto una critica non molto simpatica sul mio lavoro. Si sofferma sulla pagina 37 del mio libro. E conclude così: «Avevo così tanta voglia di sparlargli addosso che sono perfino riuscito a immaginarne le fattezze fisiognomiche, gli abiti eleganti, la pipa in ufficio (rigorosamente spenta), e la più costosa versione dei trattati vitruviani alle spalle. Fine del conato di coscienza mosso dall’esplorazione dei links proposti sull’universo culturale degli amici del sito in questione».
Mi dispiace, ma questa descrizione è completamente erronea. Non fumo, non ho mai fumato, e non ho una pipa. Forse il mio critico pensava allo scomparso Bruno Zevi, ma egli non è mai stato un amico dell’architettura tradizionale. Sì, ho un completo, ma di solito non lo metto quando faccio lezione all’università; spesso lo indosso quando intervengo a qualche conferenza internazionale. Non ho una copia di Vitruvio nella mia biblioteca; ne avevo una anni fa, un’edizione a buon mercato. I libri che tengo in ufficio trattano di scienza e matematica. Quelli sull’architettura sono scritti dai miei amici Christopher Alexander e Léon Krier. Ebbene, Léon è un classicista, ma Christopher non lo è. I miei interessi architettonici non sono affatto ristretti al classicismo; alcuni lettori mi considerano un promotore dell’architettura islamica e di quelle “indigene” di altri Paesi. Il peggio di questo malinteso è che il mio ruolo nello sviluppo di un’architettura innovativa ne viene oscurato e dunque ignorato.
Vale la pena di cercare i motivi di questa sicurezza assoluta (e nondimeno falsa) del mio giovane lettore. Il quale non s’è preoccupato di verificare le sue ipotesi sul tipo di persona che sono: possiede una mia “immagine rivelata”. Da parte mia posso fare l’ipotesi seguente: nel corso del suo iter formativo un professore ha parlato dei “nemici” dell’architettura innovativa. Forse quel professore gli ha detto che si tratta di gente pronta a tutto per impedire lo sviluppo, da cui guardarsi. Questo “nemico fittizio” è identificato come un classicista in un completo di lusso molto caro, con una pipa spenta. Avendo poco da mostrare quanto a innovazione artistica, l’architettura contemporanea spreca il suo tempo nell’autodifendersi da nemici immaginari. Come quei piccoli Paesi che, completamente corrotti, fanno guerra ai vicini per sviare l’attenzione dalle sofferenze del loro popolo.
Un mondo utopico industriale
Ho spiegato questo fenomeno allarmante in Anti-Architettura e Demolizione, a p.175: «Quando viene a mancare tutto il resto, il culto deve raccogliere i fedeli intorno all’idea astratta di un nemico. È una reazione prevedibile, ma generalmente mal compresa dal pubblico, che la interpreta come disputa stilistica. Non si tratta affatto di questo. Si tratta invece di un proclama di guerra essenziale per la conservazione dell’integrità del culto… Un nemico fittizio serve da chiamata a raccolta: qualcuno su cui concentrare l’odio del culto. Si tratta qui di qualcosa di più di una battaglia per il territorio. In questo momento gli edifici tradizionali di Léon Krier sembrano concentrare su di loro la collera dell’istituzione architettonica, benché molti dei suoi esponenti di spicco guadagnino abbondantemente dalla costruzione di commesse tradizionali (comunque furtivamente). Ma i giovani adepti sono stati resi fanatici. Sono la carne da cannone della professione».
Triste, ma vero. I giovani architetti sono addestrati ad attaccare il “nemico fittizio”: in altre parole, tutti noi che critichiamo un’architettura assurda e mostruosa. Sono eccitati perché queste critiche possono rovinare i loro blocchi giocattolo. I giovani architetti hanno avuto come promessa (dai loro professori) carta bianca. Possono utilizzare la città e gli esseri umani come campo da gioco. Naturalmente sono delusi se qualcuno dice che non si può giocare con le vite e la sensibilità degli esseri umani. Loro non la vedono così. Credono sinceramente di avere la missione sacra dell’innovazione attraverso le forme strane e aliene (non basta l’innovazione di forme più adatte all’uso e alla sensibilità umana).
Non è un gioco innocente. L’architettura contemporanea ha radici oscure, perfino nichiliste. Benché nessun architetto voglia ammettere questo segreto, un osservatore intelligente lo scopre se segue la storia del pensiero architettonico. Il programma d’ingegneria sociale abbraccia la grandiosa visione di una società ristrutturata in un nuovo mondo utopico industriale. Applicare la scienza per riformare l’imperfezione degli esseri umani è stato il sogno di ogni governo totalitario, di estrema destra come di estrema sinistra. Solo un sistema statale paternalistico poteva riuscire in una simile ristrutturazione, nel momento in cui altri legami, più vecchi, sono stati aboliti. Dai vincoli umani all’architettura tradizionale, alla società tradizionale, all’individuo, alla religione, al buon senso del “bello” estetico: tutta quest’eredità del passato è stata annientata. Prima di tutto va negata la connessione sensoriale con l’ambiente, convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è “bello” mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio “bello”) è contro lo sviluppo e il progresso. Così si invertono le nostre reazioni sensoriali.
Com’è stato possibile che la società abbia voltato il capo? Indottrinare tutti si può (applicando le tecniche sviluppate dai governi totalitari dello Stato di polizia), ma non si può cambiare il nostro sistema sensoriale. Se è vero, quindi, che molti nostri contemporanei sostengono un’estetica nichilista, è anche vero che lo sforzo profuso per farlo li rende malati, perché agiscono contro i loro stessi segnali sensoriali. Contro la loro stessa fisiologia. Non sorprende che viviamo in una società di nevrotici. Più ci si addentra nel campo delle arti e dell’architettura contemporanea, più s’incontrano persone davvero nevrotiche.
Devo tuttavia spezzare una lancia in favore di molti architetti con i quali, pur senza essere sempre d’accordo, nutro amicizia. Non fanno parte del culto. Sono gentili, progressisti e di buona compagnia anche quando si parla di architettura. Seguono la loro intuizione per idealismo, innovazione, progettazione originale e libero pensiero. Esclusi dal meccanismo del potere, non riescono a ottenere né riconoscimenti, né posti all’università, né premi. Sono vittime. Peccato che il dogmatismo non aiuti una feconda conciliazione con le nostre idee. Insieme possiamo definire una nuova architettura rallegrante e umanistica. In collaborazione amichevole possiamo costruire un mondo nuovo inconcepibilmente piacevole.
Molti architetti contemporanei continuano, per motivi ideologici, ad appoggiare l’establishment, credendo che esso, da parte sua, sia sincero nelle sue dichiarazioni di “liberazione” del passato classico. Niente affatto: non esiste una simmetria tra campi filosofici. Esiste soltanto un movimento verso il potere, ed è capace di tradire qualsiasi aderente all’ideologia. Fenomeni del genere li abbiamo registrati a partire dalla politica: i comunisti sinceri che non sono membri del partito molte volte sono stati spediti in esilio o fucilati.
In tutta sincerità devo riconoscere che a questo punto la maggior parte dei lettori potrebbe sentirsi confusa. Resta inspiegato il concetto di relazione tra uomo e architettura. Credo di spiegarlo bene nei miei libri, ma ammetto che l’argomento risulterebbe alquanto difficile da far digerire a un pubblico ignaro della questione. Inoltre rischierei d’essere considerato un mitomane, uno che dà credito alla teoria dei complotti universali. Dobbiamo spiegarlo bene, il bieco intendimento dell’architettura contemporanea. E dunque torniamo alle due opposte filosofie.
In primo luogo ci sono quelli che volevano tagliare i nostri legami con la natura, superare la biologia dell’uomo, riformando così la società in vista di un futuro anti-tradizionale. Friedrich Nietzsche ha definito una filosofia di potere, anti-cristiana, cui hanno aderito Adolf Hitler, Martin Heidegger e Philip Johnson. Allo stesso tempo Karl Marx si oppone a ogni religione, seguito in ciò dalla scuola di Francoforte con la sua “teoria critica”. Più vicini a noi, i filosofi francesi Jacques Derrida, Michel Foucault e altri hanno spinto la “teoria critica” verso il nichilismo decostruttivista. Benché si annullino a vicenda, queste scuole filosofiche mantengono un filo comune nel voler ristrutturare l’essere umano al di fuori della sua natura tradizionale, cioè al di fuori della sua natura biologica.
Totalitarismo sottile
In secondo luogo, negli ultimi anni è comparsa una filosofia dell’universo connessa alla biologia e alla struttura matematica. I campioni sono due scienziati: Edward O. Wilson e Christopher Alexander. Alexander è anche architetto. Essi promuovono una visione dell’universo come organizzazione dell’ordine fisico-matematico, quindi il contrario del disordine frammentato dei decostruttivisti. Tutti e due propongono l’essere umano come prodotto di una lunga evoluzione naturale, e dunque inseparabile dalle forme biologiche. La società tradizionale, secondo loro, è un’estensione della biologia e non si può cambiare in maniera del tutto artificiosa senza distruggere la maggior parte della natura. Con l’applicazione arrogante di un’industrializzazione senza scrupoli rischiamo di distruggere il pianeta. La grande sorpresa è stata che questi due scienziati abbiano sviluppato una filosofia che poggia sulla tradizione, compreso il ruolo delle religioni, per salvare la vita sul pianeta.
Se sfoglio il catalogo dei corsi post-laurea della scuola architettonica di una celeberrima università (un catalogo vero e concreto, non si tratta di una generalizzazione a scopo metaforico), trovo che la bibliografia è basata sui libri di Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Michel Foucault, Félix Guattari, Martin Heidegger, The Essential Frankfurt Reader, ecc. Niente di Alexander né di Wilson, quasi niente sull’architettura!
Perché alcuni promuovono il nichilismo? è, semplicemente, una strategia per destabilizzare la società fondata sull’intelligenza razionale dell’individuo: premessa indispensabile affinché sia possibile, poi, controllarne i componenti. La trasformazione della società in una massa omogenea di consumatori d’immagini televisive e di prodotti industriali è nient’altro che un gioco di potere. Una massa segue la moda definita per mezzo dei media. Non si possono vendere le stupidaggini a chi pensa individualmente: in pratica, per formare il mercato, occorre operare un indottrinamento che metta i cervelli all’ammasso. Non si tratta, qui, di rare figure estremiste che agiscono a scopo politico: le radici della politica nichilista degli anni Venti sono state adottate da quella che è, adesso, la classe dirigente pubblicitaria e industriale. Coloro che indossano i completi più costosi.
Alla radice del modello del nichilismo architettonico è possibile scorgere un metodo per fare fuori la cultura tradizionale. In questo senso esso non è né una teoria (non spiega alcun fenomeno architettonico), né una critica che attacca le forme in modo analitico e costruttivo: si rivela soltanto una tattica per prendere il potere. Dapprima si distruggono la base intuitiva della bellezza e il ruolo dell’uomo nella natura, quindi si prende il controllo di istituzioni come le università, poi si punta a controllare i mezzi di comunicazione di massa, poi si controlla l’industria dello spettacolo, poi si controlla la Chiesa. E finalmente, dopo aver conquistato tutti gli elementi della società, si avrà il controllo dello Stato politico. Qui abbiamo il metodo totalitario “sottile”, che evita una grande e sanguinosa rivoluzione; la presa di potere è più soave, ma non meno efficace. Un colpo di Stato per mezzo dei media e utilizzando il processo elettorale, completamente democratico!
La lotta per il potere non deve essere necessariamente legata al nichilismo. Accade, però, che alcune figure di spicco nell’architettura siano pronte a distruggere ogni ordine esistente per arrivare all’apice della fama e della ricchezza. Il potere, in sé, potrebbe essere perseguito e assunto come fanno i politici non rivoluzionari, cercando di preservare le qualità positive di ciò che esiste. Un uomo ambizioso, psicologicamente normale, insegue il successo nella società per godere i beni e i piaceri che essa offre: di certo non vuole distruggerla. Soltanto qualcuno in preda a ideali del tutto astratti può ignorare l’ordine esistente. Agirà con un’arroganza pericolosa e distruttiva. Si tratta di una fisionomia psicopatica, come purtroppo non ne sono mancati tristi esempi nella storia.
Questa spiegazione, benché possa risultare alquanto contundente per alcuni lettori, spiega l’odio che oggi i giovani addestrati nutrono per gli architetti tradizionali e per tutta l’architettura umanistica. Abbiamo scorto siffatti fanatismi nei giovani estremisti inquadrati nelle brigate paramilitari di ogni Stato totalitario. Non è colpa loro: sono stati istruiti dai loro insegnanti ad attaccare i legami della società tradizionale con fanatismo assoluto. Niente è sacro, tranne l’idea del nichilismo visivo. È il loro idealismo. Non potranno mai accettare che sia un ideale sbagliato, perché danno la loro vita per quest’idea. Per loro il futuro della società utopica rimarrà in pericolo finché esisterà anche un solo pensatore che parli dell’architettura umanistica.
Sterminare fa ancora parte del movimento della contemporaneità. Lo stesso Stato democratico promuove il fanatismo, dal momento che commissiona edifici nuovi in stile nichilista. Anche la Chiesa sta commissionando edifici in questo stile, favorendo così la propria finale scomparsa. La Chiesa non vuole che qualcuno non la pensi “contemporanea”, e così volta le spalle al patrimonio di cui è patrona e custode.
Il movimento nichilista ha molti membri intelligenti. Sono furbi e sperimentati nella propaganda. A prima vista parlano come noi, utilizzando le stesse parole. Si dicono a favore di un’architettura “trascendentale”, di un’espressione architettonica di bellezza rivelatrice attraverso l’“onestà” dei materiali e così via. Purtroppo tutte queste parole sono bugie. I loro prodotti – quegli spazi, quelle superfici – sono espressione di puro nichilismo. E così tante belle parole profuse per confondere l’osservatore che poi si sente male, provando vera e propria nausea, quando entra in una chiesa senza immagini, priva dell’arte figurativa e ornamentale, con le pareti nude. Non parlo di una onesta semplicità strutturale: qui si tratta, invece, di negazione sensoriale usata con testardaggine. L’estetica del crematorio. Dov’è Dio? Dove era Dio ad Auschwitz, il complesso modello urbanistico-architettonico progettato da quel Fritz Ertl laureato del Bauhaus? L’abbiamo cacciato via. Dio non esiste nella geometria morta.
Stiamo facendoci domande proibite, che non sono permesse all’interno dell’università. I cittadini pagano molte tasse per sostenere quelle stesse facoltà universitarie che stanno formando giovani fanatici. Ai congressi d’architettura si parla di nuovi edifici che esprimono la morte come se fossero miracoli. I loro organizzatori non lasciano spazio a voci dissonanti: hanno imparato bene dalle loro radici totalitarie. Gli organizzatori di questi congressi fanno attenzione a non invitare uno di noi, neanche un architetto innovatore fuori del sistema: soltanto seguaci del loro culto.
Trasformando il tutto in una burla patetica: oggi va molto di moda parlare di temi scientifici nei congressi d’architettura, ma i membri del culto sanno poco di queste cose. Io e i miei amici abbiamo sviluppato le basi scientifiche dell’architettura, mentre il culto ignora il nostro lavoro per appoggiare strettamente lo spettacolo di auto-compiacimento (al contrario, comunico in modo creativo con architetti veramente innovatori al di fuori delle università in tutto il mondo e di tutti i gusti stilistici). Una conferenza d’architettura è oggi uno spettacolo per i media: attori selezionati per presentare il dogma ufficiale, col massimo impatto spettacolare. Un nuovo tipo di adunanza politica per celebrare la fede nichilista e rendere omaggio ai capi (“grandi architetti” stranieri, persone quasi mitiche).
La Chiesa paga nuovi edifici dall’aspetto di crematori e i giornali scrivono della contemporaneità attraente di queste nuove chiese. Forse l’architetto vince un premio, sempre con l’appoggio del culto. I giovani registrano tutto ciò come riprova della loro fede architettonica: ovvero la dissipazione di qualsiasi dubbio intellettuale, il segno terrestre del “miracolo”. E così, rassicurati sul loro assoluto diritto, potranno mettere in ridicolo, senza scrupoli, qualsiasi autore osi criticare l’architettura nichilista.
http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=896
caligola00 March 26th, 2008, 01:43 PM Non ho letto l'articolo di salingaros (troppo lungo; lo farò stasera) Non so chi sia questo Crespi, ma mi sembra che sbagli l'approccio al problema. il suo fine, semmai, sta tutto nel voler dimostrare una tesi politica, partendo molto da lontano, e perdendosi per strada.
Il solo termine "gente comune" utilizzato in questo contesto è fuori luogo. Chi è la gente comune?
Quando mai la "gente comune", è entrata nel dibattito architettonico od estetico ? (/purtroppo aggiungo io, sarebbe bene accadesse, ma con gli strumenti giusti, non come chiacchiere da bar) Questo Sign. Crespi ha immaginato che reazioni suscitò l'apparire della Cupola del brunellleschi in una Firenze protorinascimentale, coltissima, ma imbevuta ancora di una cultura di tutt'altro genere? e vogliamo parlare delle reazioni suscitate dalle architetture di Borromini nel suo nemico/rivale Bernini??
sig. Crespi.....pochi argomenti, confusi, ingenui, faziosi
marco1003 March 26th, 2008, 02:36 PM Eqk4ZcHvJf8
Wasca March 26th, 2008, 02:51 PM Video interessante, anche se non sono daccordo proprio su tutto...
GENIUS LOCI March 26th, 2008, 03:13 PM Non si può essere tutti d'accordo, non ora, ne riparliamo tra 50 anni vi va?Sarà ancora attivo SSC tra 50 anni?
TohrAlkimista March 26th, 2008, 03:20 PM Per me, cercando su gugol SSC, troveremo una pagina di testo in Times New Roman in grassetto con sopra un messaggio di DaiTengu in cui dice che i server sono in manutenzione, ma non sa per quanto e ci sarà un link per un forum che dio solo sa perchè l'hanno creato.
SaVe March 26th, 2008, 03:38 PM ^^
:rofl: :rofl:
Mr.Underground March 26th, 2008, 03:42 PM Sarà ancora attivo SSC tra 50 anni?
E tu ancora moderatore? :)
Saremmo tutti con il morbo di Parkinson e per scrivere cane utilizzeremo 14 lettere, visto che non centreremmo quella corretta sulla tastiera.
I post di Gruber, per la medesima ragione, saranno lunghi 14 pagine. :lol:
lovemilano March 26th, 2008, 06:00 PM Poverino Grillo,credo non potrebbe mai partecipare a questo forum,o meglio l'unico thread che lo potrebbe interessare sarebbe quello della Bicocca.
bressa82 March 26th, 2008, 06:18 PM questi criticoni..... una volta che scrivano "il progetto fa schifo... questo è il mio".....
marziano March 26th, 2008, 06:32 PM Il saggio di scruton pubblicato sul foglio di sabato scorso, mi pare, è pacato e scorrevole, nonché, per parte mia anche del tutto condivisibile nei contenuti.
è ovvio che una analisi deve arrivare a delle conclusioni, soprattutto quando, come nel caso dell'architettura, i risultati dell'opera sono pubblici.
marziano March 26th, 2008, 06:56 PM naturalmente sapete che tutto parte da tom wolfe, forse il maggiore esponente della letteratura americana contemporanea, che usci nel 1975 con "From bauhaus to our house", in italiano intitolato, appunto, Maledetti Architetti.
la cosa di grillo su gehry viene dai simpsons, il clip però è stato rimosso da youtube.
Annibale March 26th, 2008, 08:36 PM Per quanto ne so Gehry non usa i pezzi di carta accartocciati.
Mi risulta che:
si droga,
fa delle sculture,
ci si addormenta sopra,
si sveglia,
dice "che figata",
le passa in uno scanner 3d e via...
Donkeykong March 26th, 2008, 09:23 PM troppo estremo come articolo! sono d'accordo su alcuni punti (tipo sul fatto che si predilige l'originalità a dispetto di ciò che è giusto), ma mi sembra che lo scopo sia solo quello di sparare merda su tutti. L'invidia è una brutta bestia!
voglio proprio vedere sto cretino dell'articolo se si trova di faccia un Piano o un Botta, cos'avrebbe da dirgli.
caligola00 March 27th, 2008, 01:48 AM Mi sono letto tutto l'articolo di salingaros e mi sono preso la briga di verificare di chi si tratta.
Purtroppo, nell'infinita ignoranza, non lo conoscevo prima. Si tratta di un professore di matematica dell'Uni. di S.Antonio in texas:
"Dr. Nikos A. Salingaros is professor of mathematics at the University of Texas at San Antonio, and is the author of numerous scientific articles. A collaborator of Christopher Alexander, he is recognized as one of the leading theorists of architecture and urbanism today."
Così come viene descritto il Prof. Salingaros è uno dei "massimi" teorici dell'architettura e dell'urbanistica.
Con alcuni collaboratori predisse la fine dei grattacieli all'indomani dell'11 settembre. Affermò che quel momento segnava il termine dei grattacieli, che nessun grattacielo sarebbe più stato costruito, e che anche quelli esistenti sarebbero stati demoliti.
La perfezione di questa previsione, a 7 anni dalla sua formulazione, testimonia delle capacità dei suoi autori.
Per altro il prof. in questione, che insegna anche in facoltà di architettura in Italia (mi piacerebbe sapere in quali), ha pubblicato in tutti i campi del sapere da applicazioni della teoria dei frattali, a teorie urabinistiche, fino ad articoli dulla fusione nucleare. Un tuttologo?
ora se si può essere tuttologi su di un forum come SSC, con esiti incerti, divertenti e divertiti, ma circoscritti, esserlo a tempo pieno e scrivere su "riviste scientifiche", presta il fianco a numerose critiche. personalmente preferisco occuparmi, in ambito scientifico, di quanto conosco abbastanza bene, senza spaziare troppo in discipline tanto diverse tra di loro. E' pur vero che le applicazioni della matematica sono infinite.
Se poi si indaga sulle "riviste scientifiche" sulle quali compaiono le pubblicazioni del professore ci si accorge del livello: si tratta della nota rivista "Il Covile", da cui è stato ripubblicato l'articolo qui sopra postato.
e anocra...
International Journal of Architectural Research: di cui sono disponibili gli articoli direttamente in rete (mmmh....)
L'unica rivista che mi sembra "seria", in quanto referata è il Journal of Urban Design, di cui mi riservo di trovare notizie ulteriori.
Poi numerosi volumi.
Insomma, a quanto consta da questa prima minimale ricerca bibliografica, si tratta di poca cosa. Con queste pubblicazioni non si passa il concorso da professore associato....
Per il resto, ed entrando nel merito, l'articolo è di un conservatorismo, fine a se stesso, poco chiaro, passatista e dietrologo. Una lettura interessante...
Apteryx March 27th, 2008, 09:19 AM ^^ devo essere sincero mi sono letto con maggiore interesse il tuo intervento, caligola, dell'articolo in questione, è molto più circostanziato, approfondito e ben scritto... :applause:
io, fossi in te, mi candiderei subito per un giro di conferenze in texas :colgate:
caligola00 March 27th, 2008, 01:31 PM Grazie Apte.
ho controllato.
sembra che il Journal of urban Design sia una rivista non referata. Significa che vi si scrive, senza avere una lettura critica di un referee (arbitro) anonimo, che controlla e valuta la qualità dello scritto. Insomma si può scrivere ciò che si vuole, basta che sia contento l'editore.
Del Int. journal of Arch. Research non vi è traccia nei sistemi di ricerca on line di Ateneo.
Anche questo dato testimonia di una relativa importanza della testata.
GENIUS LOCI March 27th, 2008, 02:28 PM Volevo rassicurare caligola e apterix... anche se il professore in questione fosse il più titolato a parlare in materia di architettura e urbanistica, ciò non lo mette al riparo da dire integrali scemenze, per quanto erudite
caligola00 March 27th, 2008, 02:43 PM ^^ovviamente la scemenza è sempre in agguato, per tutti.
ma il professore in questione sembra non avere nemmeno grandi titoli, almeno a giudicare da quanto trovato in rete...
k_kenzo March 27th, 2008, 03:21 PM Brutta bestia l'invidia.........:lol: Scrivete.....c'è posto per tutti :lol:
caligola00 March 27th, 2008, 04:54 PM Ohhh si certo scrivete c'è posto per tutti, ma non tutti gli scritti sono uguali.......
GIAMBA March 27th, 2008, 05:32 PM ma poi ascolatano uno che solo per aver progettato il delle alpi dovrebbe esr arrestato
k_kenzo March 27th, 2008, 08:15 PM Ohhh si certo scrivete c'è posto per tutti, ma non tutti gli scritti sono uguali.......
Probabilmente hai travisato........Non era rivolto a te.....a al signor Wc.......:)
fcom1 March 28th, 2008, 04:39 PM rispetto beppe grillo e il famigerato architetto ma non sono proprio daccordo. l'architettura è forma e funzione, dovremmo tornare agli stupendi parallelepipedi anni 60/70? In certi casi ha anche ragione però non si può fare di tutta l'erba un fascio...
Mr_Beat March 28th, 2008, 09:56 PM Però non potete negare che il video di Grillo offre spunti interessanti.
In molti edifici pare proprio che la forma non sia ispirata dalla funzione, ma dalla composizione del cocktail di pasticche che si era sparato l'architetto.
Certe volte mi pare che l'architettura moderna sia come avvitata su se stessa, e abbia la pretesa di essere non un servente della società, ma il protagonista principale.
Molti progetti sono belli e funzionali anche se innovativi e forse un pò bizzarri, ma non pochi sembrano delle gran cagate mangiasoldi.
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