GodSaveTheQueen
May 20th, 2008, 12:57 PM
Prendo spunto da un articolo letto oggi per aprire un dibattito sull'argomento...
Vi trovate d'accordo con l'intenzione di salvaguardare le nostre coste?
Qual'è la situazione nelle altre regioni d'Italia?
Prospettate qualche soluzione o qualche modello particolare da seguire, come ad esempio lo sviluppo verticale in aree ristrette per tutelare molti km di costa, modello Benidorm?
E' un argomento particolare a cui sono molto interessato, vorrei sentire anche le vostre opinioni:cheers:
anyway, l'articolo è questo:
Ancora l'isola al centro di un meeting internazionale, di nuovo Alghero sede di un incontro dal sapore cosmopolita. Dopo l'accordo con l'Algeria sul gasdotto e prima del G8 del 2009 (a La Maddalena, ma interesserà tutta la Sardegna) la città catalana è il teatro del seminario per la «Gestione integrata per lo sviluppo sostenibile delle aree costiere nel Mediterraneo». Mica fine a se stesso: oggi, al termine di una due giorni di dibattiti e discussioni, si firma la Sardinia Declaration. È il documento di intenti da parte dei rappresentati delle regioni costiere del Mediterraneo, tutti presenti al forum, per la conservazione dei litorali: a sottoscrivere il protocollo sarà il presidente della Regione Renato Soru, in qualità di ambasciatore delle coste. Sardegna protagonista: per la sua posizione geografica ma anche per i provvedimenti di salvaguardia messi in campo in questi anni.
A illustrarli è stato l'assessore all'ambiente Francesco Morittu, nella giornata di apertura dell'iniziativa organizzata dalla Conservatoria delle coste: «Confido che da questi lavori vengano fuori un'idea forte e una politica comune di rigore. La Sardinia Declaration dev'essere un faro illuminante nella politica di gestione e nella tutela costiera». L'obiettivo è quello di arrivare al più presto all'applicazione concreta del protocollo internazionale per la gestione integrata delle coste in tutti i paesi europei: per fare questo «dobbiamo accelerare i processi decisionali, e la Sardegna lo sta facendo anche con provvedimenti forti: da noi, per esempio, non è più possibile edificare nella fascia dei 300 metri dal mare».
Si vanno a intaccare interessi forti, sottolinea l'esponente della giunta, ma la strada è quella giusta, praticamente obbligata: «Non è più possibile ormai fare diversamente. Anche qui, come in gran parte dell'Europa, buona parte della popolazione negli ultimi 50 anni si è riversata nelle zone costiere». Situazione nota, la nostra: data dai «grandi insediamenti dell'industria petrolchimica e metallurgica» e dall'aumento dei traffici marittimi di merci e persone, proprio per la posizione centrale nel Mediterraneo. Allora «alla luce di tutto questo la Regione ha dovuto iniziare ad occuparsi seriamente del problema». In più c'è «la preoccupazione per gli scenari prossimi futuri: l'innalzamento del livello del mare va fronteggiato oggi, prima che sia troppo tardi, in quanto farà sparire porzioni di territori e insediamenti urbani». Il passo successivo deve essere quello degli interventi delle istituzioni internazionali e della loro applicazione da parte dei governi: «Occorre la volontà politica che si accompagni alla dovuta sensibilità, anche perche' i cambiamenti climatici stanno diventando un ulteriore elemento di squilibrio sociale tra i paesi: il fenomeno migratorio ne è una prova».
Il riconoscimento arriva dal direttore esecutivo del Pap-Rac, il programma di azioni prioritarie del Mediterraneo: «La politica di salvaguardia delle coste messo in campo dalla Sardegna», sottolinea Ivica Trumbic, «è un modello per tutti i paesi che si affacciano su questo mare». D'accordo Mostafa Tolba, già direttore esecutivo dell'Unep, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, e Hama Arba Diallo, segretario esecutivo della commissione Onu per la lotta alla desertificazione. Il primo è anche un altro dei cinque amabsciatori delle coste: «Uno dei primi interventi dell'Unep fu a favore del Mediterraneo», ricorda, «ma le guerre che infiammavano i paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo non aiutarono il dialogo: tardarono ad arrivare i primi provvedimenti di tutela dell'ambiente marino. Oggi arabi e israeliani siedono attorno a questo tavolo, e questo incoraggia a proseguire nelle iniziative comuni».
L'attenzione si allarga anche al possibile intervento dell'Unione europea: una grossa fetta della popolazione vive lungo i 70mila chilometri di coste del vecchio continente. Il sud della Sardegna è perfettamente in linea con questa tendenza: molte attività insistono in queste aree, nonostante gli spazi siano sempre più limitati. «Bisogna aumentare gli interventi», dice Anne Burrill, della Direzione generale Ambiente della Commissione europea: «Occorrono azioni concrete, non bastano soltanto gli intenti. L'idea che vogliamo portare avanti è quella di creare un futuro sostenibile per l'economia e la società, non soltanto per l'ambiente. La comunicazione è fondamentale, dobbiamo parlare anche dei risultati conseguiti perchè costituiscano uno stimolo. E poi, non si devono esaltare soltanto i benefici per l'ambiente, ma anche far sapere alla gente che si possono creare tanti posti di lavoro sostenibili e permanenti. Questo e' il messaggio corretto». intrecciare idee e azioni, perché «magari qualcuno va più: ma la sinergia è indispensabile».
Vi trovate d'accordo con l'intenzione di salvaguardare le nostre coste?
Qual'è la situazione nelle altre regioni d'Italia?
Prospettate qualche soluzione o qualche modello particolare da seguire, come ad esempio lo sviluppo verticale in aree ristrette per tutelare molti km di costa, modello Benidorm?
E' un argomento particolare a cui sono molto interessato, vorrei sentire anche le vostre opinioni:cheers:
anyway, l'articolo è questo:
Ancora l'isola al centro di un meeting internazionale, di nuovo Alghero sede di un incontro dal sapore cosmopolita. Dopo l'accordo con l'Algeria sul gasdotto e prima del G8 del 2009 (a La Maddalena, ma interesserà tutta la Sardegna) la città catalana è il teatro del seminario per la «Gestione integrata per lo sviluppo sostenibile delle aree costiere nel Mediterraneo». Mica fine a se stesso: oggi, al termine di una due giorni di dibattiti e discussioni, si firma la Sardinia Declaration. È il documento di intenti da parte dei rappresentati delle regioni costiere del Mediterraneo, tutti presenti al forum, per la conservazione dei litorali: a sottoscrivere il protocollo sarà il presidente della Regione Renato Soru, in qualità di ambasciatore delle coste. Sardegna protagonista: per la sua posizione geografica ma anche per i provvedimenti di salvaguardia messi in campo in questi anni.
A illustrarli è stato l'assessore all'ambiente Francesco Morittu, nella giornata di apertura dell'iniziativa organizzata dalla Conservatoria delle coste: «Confido che da questi lavori vengano fuori un'idea forte e una politica comune di rigore. La Sardinia Declaration dev'essere un faro illuminante nella politica di gestione e nella tutela costiera». L'obiettivo è quello di arrivare al più presto all'applicazione concreta del protocollo internazionale per la gestione integrata delle coste in tutti i paesi europei: per fare questo «dobbiamo accelerare i processi decisionali, e la Sardegna lo sta facendo anche con provvedimenti forti: da noi, per esempio, non è più possibile edificare nella fascia dei 300 metri dal mare».
Si vanno a intaccare interessi forti, sottolinea l'esponente della giunta, ma la strada è quella giusta, praticamente obbligata: «Non è più possibile ormai fare diversamente. Anche qui, come in gran parte dell'Europa, buona parte della popolazione negli ultimi 50 anni si è riversata nelle zone costiere». Situazione nota, la nostra: data dai «grandi insediamenti dell'industria petrolchimica e metallurgica» e dall'aumento dei traffici marittimi di merci e persone, proprio per la posizione centrale nel Mediterraneo. Allora «alla luce di tutto questo la Regione ha dovuto iniziare ad occuparsi seriamente del problema». In più c'è «la preoccupazione per gli scenari prossimi futuri: l'innalzamento del livello del mare va fronteggiato oggi, prima che sia troppo tardi, in quanto farà sparire porzioni di territori e insediamenti urbani». Il passo successivo deve essere quello degli interventi delle istituzioni internazionali e della loro applicazione da parte dei governi: «Occorre la volontà politica che si accompagni alla dovuta sensibilità, anche perche' i cambiamenti climatici stanno diventando un ulteriore elemento di squilibrio sociale tra i paesi: il fenomeno migratorio ne è una prova».
Il riconoscimento arriva dal direttore esecutivo del Pap-Rac, il programma di azioni prioritarie del Mediterraneo: «La politica di salvaguardia delle coste messo in campo dalla Sardegna», sottolinea Ivica Trumbic, «è un modello per tutti i paesi che si affacciano su questo mare». D'accordo Mostafa Tolba, già direttore esecutivo dell'Unep, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, e Hama Arba Diallo, segretario esecutivo della commissione Onu per la lotta alla desertificazione. Il primo è anche un altro dei cinque amabsciatori delle coste: «Uno dei primi interventi dell'Unep fu a favore del Mediterraneo», ricorda, «ma le guerre che infiammavano i paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo non aiutarono il dialogo: tardarono ad arrivare i primi provvedimenti di tutela dell'ambiente marino. Oggi arabi e israeliani siedono attorno a questo tavolo, e questo incoraggia a proseguire nelle iniziative comuni».
L'attenzione si allarga anche al possibile intervento dell'Unione europea: una grossa fetta della popolazione vive lungo i 70mila chilometri di coste del vecchio continente. Il sud della Sardegna è perfettamente in linea con questa tendenza: molte attività insistono in queste aree, nonostante gli spazi siano sempre più limitati. «Bisogna aumentare gli interventi», dice Anne Burrill, della Direzione generale Ambiente della Commissione europea: «Occorrono azioni concrete, non bastano soltanto gli intenti. L'idea che vogliamo portare avanti è quella di creare un futuro sostenibile per l'economia e la società, non soltanto per l'ambiente. La comunicazione è fondamentale, dobbiamo parlare anche dei risultati conseguiti perchè costituiscano uno stimolo. E poi, non si devono esaltare soltanto i benefici per l'ambiente, ma anche far sapere alla gente che si possono creare tanti posti di lavoro sostenibili e permanenti. Questo e' il messaggio corretto». intrecciare idee e azioni, perché «magari qualcuno va più: ma la sinergia è indispensabile».