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Old October 13th, 2007, 03:31 PM   #1
tatenokai
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Italia: Musei, cultura, identità italiana

Vorrei aprire uno scambio di informazioni e riflessionio sui numerosi progetti per nuovi musei e strutture culturali che dovrebbero sorgere a Roma e in altre città italiane.
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Old October 13th, 2007, 10:59 PM   #2
stigghiolaro
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bisogna spostarlo su skybar credo
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Old October 14th, 2007, 10:32 AM   #3
tatenokai
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Butto là questa iniziativa:


"Palazzo Italiano": nel 2035 scade l'affitto ridicolo che i francesi, i quali
occupano già fin troppi luoghi belli in Italia, pagano per Palazzo Farnese, uno
dei più bei palazzi di Roma e del mondo. Tutti vogliono che ritorni alla
pubblica fruizione del popolo romano e italiano. Battiamoci per fa sì che non
esista mai più un governo sciagurato che lo riaffitti per altri 99 anni,
privandolo non solo a noi ma ai nostri figli.
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Old October 15th, 2007, 09:31 AM   #4
GENIUS LOCI
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Io non sono d'accordo, sembra quasi che sia un'usurpazione da parte dei francesi, e invece non è così
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Old November 29th, 2007, 03:36 PM   #5
tatenokai
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Io non sono d'accordo, sembra quasi che sia un'usurpazione da parte dei francesi, e invece non è così
I francesi ne hanno fatte fin troppe da noi. Ad esempio, finalmente si ricomincia a parlare della restituzione delle opere che il grande Canova (che di cose ne ha riportate tante) non è riuscito a riportare in Italia per futili motivi: mancanza di catolghi precisi e scarsa collaborazione da parte francese. Le opere che mancano all'appello devono tornare, poiché questo è stato sancito dal Congresso di Viena e questa è la base di una nazione civile, cosa che forse la Francia non è. Inoltre, a quando l'attuazione del progetto d'esproprio di Villa Strohl-Fern, dove oggi c'è le lycée français Chateaubriand?
Per evitare che qualcuno si arrabbi ancora, chiarisco che è il Comune che ha inziato a vagliare questa possibilità, come del resto per Villa Albani. Non è una mia campagna personale, riporto solo i fatti.
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Old October 15th, 2007, 11:31 AM   #6
Pincio
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Giuro che non sono io, non ho multinick, ma condivido in pieno la proposta di tatenokai.
I francesi non hanno usurpato niente, semplicemente è immorale che uno dei maggiori capolavori architettonici di tutti i tempi sia di fatto condannato all'oblio. Mettetela come vi pare, io guardo ai fatti, e il dato di fatto è questo: un capolavoro incredibile condannato all'oblio.
Parliamone.
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Old October 15th, 2007, 11:40 AM   #7
Pincio
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Ma non è solo un incredibile capolavoro architettonico, è qualcosa di più. E' un pezzo fondamentale della storia della città di Roma. La residenza dei Farnese, una delle "Quattro meraviglie di Roma", l'affresco che ha segnato la nascita della pittura barocca romana.
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Old November 29th, 2007, 04:01 PM   #8
Pincio
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Magari!
Magari!
Magari!

Non è possibile che Villa Borghese debba essere tagliata in due da un cazzo di LICEO francese!
E Palazzo Farnese deve restare aperto SEMPRE. Altro che visite guidate prenotate.
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Old November 29th, 2007, 04:08 PM   #9
Federicoft
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Mah.
Essendo l'alternativa un paese che sta sempre più riducendo Villa Adriana, il Palatino, le Mura Aureliane a ruderi pericolanti - io ritengo di gran lunga più tutelato il patrimonio artistico italiano nelle mani di una nazione che alla cultura ci bada sul serio.
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Old November 29th, 2007, 04:23 PM   #10
tatenokai
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Mah.
Essendo l'alternativa un paese che sta sempre più riducendo Villa Adriana, il Palatino, le Mura Aureliane a ruderi pericolanti - io ritengo di gran lunga più tutelato il patrimonio artistico italiano nelle mani di una nazione che alla cultura ci bada sul serio.
Partendo dal presupposto che è vero che possiamo e dobbiamo fare di più. Questi sono luoghi comuni, poiché tra pubblico, privati e volontariato di cose per il patrimonio culturale e naturalistico ne sono state fatte e se ne faranno. Dire che le nostre cose stanno meglio all'estero, personalmente mi fa orrore. Da un punto di vista oggettivo, mi permetto solo di segnalare che tale pensiero rischia di essere fuori tempo rispetto a quello che sta succedendo.
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Old November 29th, 2007, 04:39 PM   #11
Federicoft
L'importante è la salute
 
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Partendo dal presupposto che è vero che possiamo e dobbiamo fare di più. Questi sono luoghi comuni, poiché tra pubblico, privati e volontariato di cose per il patrimonio culturale e naturalistico ne sono state fatte e se ne faranno.
Non so bene a che cosa ti stavi riferendo, ma che le Mura Aureliane crollano non sono luoghi comuni.
Che il Palatino sia in condizioni pietose e alla prossima pioggia torrenziale (toh, come quella che c'è ora) potremmo avere qualche sorpresa nemmeno è un luogo comune.
Che la Domus Aurea si è dovuta chiudere perché pericolante, men che meno è un luogo comune.

Senza contare che a Roma ci sono un sacco ed una sporta di meraviglie precluse al pubblico, di cui tutti si disinteressano, e italianissime. Palazzo Spada ad esempio è così necessario sia occupato dal Consiglio di Stato?

Non capisco a chi giova crearsi questi nemici immaginari, da quali problemi veri si vuole distogliere l'attenzione. Il Puzzone si è forse reinstallato a piazza Venezia? Perché le inique sanzioni a confronto son nulla. Si tratta di beni mantenuti magnificamente a loro spese, che si cerca di rendere fruibili al pubblico in tutti i modi, a Villa Albani l'Accademia di Francia organizza mostre bellissime e gratis, Palazzo Farnese lo puoi visitare con guida e senza spendere un centesimo... e con le vestigia più illustri della Roma classica che cascano a pezzi, o chiese come Sant'Agostino pericolanti, il problema sono gli orridi francesi che occupano abusivamente i nostri palazzi, brindando a champagne alla nostra faccia dai loro attici vista Roma?

Ma suvvia, pensiamo alle cose di cui veramente c'è di che indignarsi, e ringraziamoli per alleggerirci di un peso soltanto in nome del loro amore per l'arte e la cultura.
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Old November 29th, 2007, 04:48 PM   #12
tatenokai
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Non so bene a che cosa ti stavi riferendo, ma che le Mura Aureliane crollano non sono luoghi comuni.
Che il Palatino sia in condizioni pietose e alla prossima pioggia torrenziale (toh, come quella che c'è ora) potremmo avere qualche sorpresa nemmeno è un luogo comune.
Che la Domus Aurea si è dovuta chiudere perché pericolante, men che meno è un luogo comune.

Senza contare che a Roma ci sono un sacco ed una sporta di meraviglie precluse al pubblico, di cui tutti si disinteressano, e italianissime. Palazzo Spada ad esempio è così necessario sia occupato dal Consiglio di Stato?

Non capisco a chi giova crearsi questi nemici immaginari, da quali problemi veri si vuole distogliere l'attenzione. Il Puzzone si è forse reinstallato a piazza Venezia? Perché le inique sanzioni a confronto son nulla. Si tratta di beni mantenuti magnificamente a loro spese, che si cerca di rendere fruibili al pubblico in tutti i modi, a Villa Albani l'Accademia di Francia organizza mostre bellissime e gratis, Palazzo Farnese lo puoi visitare con guida e senza spendere un centesimo... e con le vestigia più illustri della Roma classica che cascano a pezzi, o chiese come Sant'Agostino pericolanti, il problema sono gli orridi francesi che occupano abusivamente i nostri palazzi, brindando a champagne alla nostra faccia dai loro attici vista Roma?

Ma suvvia, pensiamo alle cose di cui veramente c'è di che indignarsi, e ringraziamoli per alleggerirci di un peso soltanto in nome del loro amore per l'arte e la cultura.
Ma guarda è proprio un pensiero che non mi appartiene e che mi fa davvero arrabbiare. Potremmo iniziare un dibattito che, considerata la visione assolutamente opposta di tutto, porterebbe alla solita sterile lite sul forum. Dunque, non ho voglia né di spiegarti il mio punto di vista, né le ragioni che lo sostengono. Non intedere però questo come snobbismo, è solo che siamo proprio su due linee d'onda diverse.
Dunque prendo atto del tuo punto di vista.
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Old November 29th, 2007, 04:54 PM   #13
Pincio
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Palazzo Spada ad esempio è così necessario sia occupato dal Consiglio di Stato?
Almeno la Galleria Spada e la Galleria prospettica del Borromini sono visitabili regolarmente.
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Old December 5th, 2007, 01:28 PM   #14
tatenokai
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Certo che son cose che lasciano perplessi.

Capodimonte, la grande reggia dimenticata
Il Tempo

II museo di Capodimonte vale doppio. Perchè è museo e reggia (condizione unica in Italia), e dunque - oltre alla collezione di opere d'arte avviata nel '700 da Carlo III di Borbone e incrementata dopo l'Unità d'Italia da pezzi provenienti da chiese e monasteri e da recenti acquisizioni - mette in mostra se stesso. Tanto più nei prossimi 12 mesi, perché festeggia il mezzo secolo della trasformazione della reggia in museo e riunisce capolavori di artisti che hanno avuto un feeling con Napoli: Goya e Picasso, Degas e Corot, Caravaggio e Bacon, per dirne alcuni.
È fiero di questo compleanno il sovrintendente Nicola Spinosa. E però ne ha da dire, su questo museo mirabile incastonato nei difetti, nelle lentezze, nelle incongnienze partenopee. Su questa reggia che Comune e Regione mettono in un cantuccio, non tanto poi per carenza di fondi, ma per assenza di organizzazione e di attenzione.
Sovrintendente, in questi 12 mesi di riflettori accesi su Capodimonte con convegni, concerti, proiezioni, c'è anche un po' di provocazione. «È vero, questo museo è famo-
so nel mondo ma lontanissimo da Napoli, di cui pure dovrebbe essere vanto».
Di che cosa soffre?
«Di disinteresse. È importante quanto gli Uffizi ma non ha collegamenti con la città. La metropolitana gli passa alle spalle, eppure non c'è una fermata, che invece esiste per l'altra costola delle collezioni borboniche, il Museo Archeologico. Lo sa quanto ci vuole per arrivare qui dal centro? Un'ora di taxi. Il governatore Bassolino sostiene che non è un problema di fondi, ma tecnico».
Tecnico come, mi scusi?
«Tecnico, dicono all'assessorato, di più non spiegano. Parlano di progetti pronti, però il nodo non si scioglie mai. Capodimonte è in posizione splendida, ma a ridosso di Scampia, della Sanità, zone a rischio. I visitatori - ne abbiamo 160 mila l'anno - si scoraggiano. La mancanza del collegamento diretto fa il resto».
E pur vero che Napoli deve fronteggiare cento e cento emergenze.
«Il guaio non è la mancanza di soldi. È che sul piano del turismo culturale il denaro è investito male. Prenda la resuscitata Fuori-
grotta. Preparata in pochissimi giorni, con quattro carri di cui uno s'è incendiato. Idem per la notte bianca. A Roma, Parigi, Madrid si comincia a progettarla un anno prima, qui è stata soppressa all'ultimo».
La colpa di chi è?
«Di chi dovrebbe coordinare e non lo fa. Ogni assessore s'inventa un'iniziativa. "Respiri e sospiri a Grottaminarda" era una sagra di prosciutti. "Il colore del bianco" metteva in piazza la mozzarella di Mondragone. Si spaccia per cultura la festa paesana».
Chi paga?
«La Regione, che sfrutta pure i fondi UE. Ma li distribuisce a pioggia, senza raziocinio. E non mi si dica che non può programmare perché non c'è continuità di governo. Bassolino, che ha un debole per l'arte moderna, è in sella da decenni».
Lei come si muove?
Arte Dal 1958 la Reggia è un museo
«Programmo. Questa festa di Capodimonte costa tre milioni di euro. Un milione viene da risorse pubbliche, il resto da privati».
La morale?
«Che i sovrintendenti sono nominati, i sindaci e i governatori eletti. I cittadini raccolgono quello che seminano».
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Old November 29th, 2007, 04:51 PM   #15
Pincio
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Essendo l'alternativa un paese che sta sempre più riducendo Villa Adriana, il Palatino, le Mura Aureliane a ruderi pericolanti - io ritengo di gran lunga più tutelato il patrimonio artistico italiano nelle mani di una nazione che alla cultura ci bada sul serio.
Il Palazzo Altemps (per fare un esempio di museo di recente istituzione) è tenuto come un gioiello.
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Old December 5th, 2007, 09:06 PM   #16
Super Tim
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Rimanendo per un momento a Napoli, è pur vero che sono sorti nuovi musei che sono serviti da volano per la riqualificazione culturale dell'area in cui sono innestati. Parlo ad esempio del MADRE, nei pressi di Via Duomo, che collabora attivamente con il quartiere e con i giovani artisti.
L'intervento di Spinosa (tralasciando la parentesi finale sulle sagre, che non hanno attinenza col tema qui discusso) era volto a denunciare la assenza di un collegamento diretto pesante con la città (rappresentato nello specifico dalla Linea9 e non dalla Linea1 come il sovrintendente lascia erroneamente intendere), allo stato attuale insufficiente sebbene esistano linee museali dedicate tra il Museo Archeologico ed il Museo di Capodimonte.
__________________
- Te lo dico io: uno Stato non è migliore di chi lo guida. Führerprinzip... il Principio del Capo.
[Philip K. Dick, The man in the high castle (La svastica sul sole), 1962]

- If our Gods and our hopes are nothing but scientific phenomena, then let us admit it must be said that our love is... scientific as well.
[Auguste Villiers de l'Isle-Adam, L'Ève Future (Tomorrow's Eve), 1886]
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Old December 7th, 2007, 01:51 PM   #17
tatenokai
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Milano contemporanea

Sperando che questo non vada a sostituire l'importante recupero dell'Arengario.

MILANO - Piano: «A Sesto costruisco il mio secondo Beaubourg
Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera 06/12/2007

DAL NOSTRO INVIATO PARIGI. È qui che tutto è cominciato. Rue
des Archives 34. Il Beaubourg si vede appena, è come un`astronave a colori. Dal laboratorio sulla strada Renzo Piano guarda però un altro futuro: Milano, Italia.
Scheletri di una vecchia fabbrica appesi alle pareti, fotografie di Berengo Gardin che catturano i fantasmi di un altro mondo. C`è un lungo capannone ricostruito con il vetro e l`acciaio che si intreccia con il verde selvaggio del lento abbandono: quando alla Falck di Sesto San Giovanni c`era la classe operaia si chiamava
laminatoio, e vengono in mente le facce`in bianco e nero di un secolo fa, il tonfo delle presse, il fumo un po` acre e la sirena che annuncia la fine del turno.
Si farà qui il museo d`arte moderna che manca a Milano, il nuovo Beaubourg che la politica ha rimandato negli anni per miopia e sterili conflitti. Ma la rivoluzione dell`architetto che all`inizio degli anni Settanta fece atterrare il futuro a Parigi è un`altra, e cancella i confini di una città rimasta chiusa nel suo cerchio di gesso.
«Un giorno ti accorgi che basta fare un passo e sei fuori - dice Piano - e di colpo hai cancellato l`aggettivo periferico».
Milano la periferia la cancella con il progetto che domani verrà presentato al presidente Giorgio Napolitano in visita al cantiere di Sesto, dove in quei 150 ettari di archeologia industriale lasciati liberi dagli altiforni e dalle acciaierie Piano ha reinventato una città, «la città delle idee», dove l`arte è integrata con la scienza e con la tecnologia, dove il verde penetra nelle case alte ottanta metri e la botanica e la geotermia diventano impresa, dove il Nobel Giorgio Rubbia sperimenta la connessione con veicoli a trazione elettrica o idrogeno con un nome da saga di Tolkien: gli Elfi. E dove l`economista Guido Rossi teorizza insieme a Piano l`equità
sociale, l`idea che la ricchezza che viene creata deve essere generosamente ridistribuita. C`è un nuovo linguaggio dietro questo progetto che è anche un piccolo sogno, inseguito da un
altro collaboratore di Piano, il regista Ermanno Olmi: è l`idea del risarcimento urbano, ridare con la sostenibilità ambientale qualcosa che alla città è stato tolto. «Dagli anni Cinquanta il
verde è stato espropriato. Bisogna dire basta, per evitare l`esplosione. Oggi bisogna avere il coraggio di togliere».
E un ritorno che segna tante svolte quello di Piano nella città dove si è laureato e ha cominciato a disegnare nello studio di Albini, perché parte da un simbolo del passato come la fabbrica
«per resuscitare quell`ansia del sociale» che Milano ha interpretato al meglio negli anni dei miracolo italiano, quando si chiamava capitale morale. La fabbrica come etica, innovazione, curiosità artigiana, aderenza alla concretezza, capacità diesplorazione, portatrice di cultura. Un luogo aperto, come aperto è il suo progetto, leggero, con grandi trasparenze, appoggiato sul terreno, «quasi omeopatico», suggerisce.
Ci sono le case, ma quello che esplode è davvero il verde, e Piano prima di accettare l`offerta del costruttore Zunino ha chiesto che il verde non sia privilegio di pochi, ma spazio pubblico, distribuito a tutti i cittadini perché è così che si crea qualità urbana. «Le abitazioni, il verde, il lavoro, la cultura, tutto deve creare connessione». La città, ogni città dice Piano, «deve respirare, ha bisogno dei colori», e gli architetti e gli urbanisti devono restituire alla città la dimensione del bello, che non deve essere esclusivo. «Passeggiando per giorni in quell`area - racconta - mi sono reso conto che il progetto era già fatto, che la natura si era impossessata dei relitti industriali e bastava soffiarci dentro, riportare alla luce l`anima dispersa della memoria, legare quel mondo di valori al nostro fragile presente».
Il museo d`arte moderna arriva dopo, è l`ultima magia che il sindaco di Sesto Oldrini, il presidente della Provincia Penati e l`assessore alla Cultura Benelli gli chiedono di disegnare: avrà
una superficie espositiva di io mila metri quadrati, sarà pronto alla fine del 2008. Aprirà forse un conflitto con Milano, o forse no, magari diventerà un progetto comune: dipende dalla politica. Per il Museo dell`arte moderna c`era la destinazione dell`Arengario, ma il progetto arranca per l`esiguità degli spazi. Si parla di costruirne uno nuovo nell`area dell`ex Fiera: ma i tempi saranno lunghi. «Io non cerco conflitti, l`assessore Sgarbi aveva già detto che un Museo d`arte moderna necessita di grandi spazi e nella mia fabbrica ci sono».
A Sesto Renzo Piano rimuove una lunga serie di luoghi comuni, con l`arte abbatte anche tutti i muri tra Milano e il suo hinterland. È un nemico delle periferie di lusso, chiuse da antistoriche
barriere. «Milano è una città complessa - dice - ma la complessità è un valore. Il futuro non è la monocultura ma l`ibrido, il meticciato.
È nel mix, nelle fusioni tra le diversità che si crea ricchezza. Qui la cultura è nella storia, in un passato di grande orgoglio e vitalità. «Dobbiamo reagire alla fragilità del mondo con qualche idea forte - dice Piano - è la sostenibilità e l`ansia del sociale lo sono». L`alternativa è soltanto una città che diventa un vuoto contenitore di eventi.
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Old December 7th, 2007, 04:08 PM   #18
tatenokai
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Collezioni Orientali

Ecco una lista dei musei con collezioni orientali in Italia.



Musei dell'Abruzzo [modifica]
Museo Orientale, Tagliacozzo. Reperti da scavi in Medio Oriente e oggetti dell'artigianato orientale.


Musei della Basilicata [modifica]

Musei della Calabria [modifica]

Musei della Campania [modifica]
Collezione dell'Università "L'Orientale", Napoli

Museo Artistico Industriale, Napoli. Nel museo c'è una presenza di oggetti d’arte orientale, anche se in numero limitato. La collezioni comprendono bronzi, smalti e ceramiche cinesi. Nel settore giapponese si trovano un bruciaprofumi in bronzo, una teiera del periodo Edo, alcune porcellane e grès.

Museo Duca di Martina, Napoli. Unica raccolta di porcellane orientali, con pochissime eguali a livello mondiale.

Museo Civico Gaetano Filangeri, Napoli. Armi orientali: cinesi, persiane, arabe in genere e marocchine in particolare.


Musei dell'Emilia-Romagna [modifica]
Museo Missionario d'Arte Cinese, Bologna. il Museo espone una raccolta di oggetti d'arte e d'artigianato provenienti da Missioni in Estremo Oriente fino al 1948 (anno di chiusura delle missioni). Gli oggetti qui conservati sono sia di natura etnografica che di interesse storico-artistico.

Museo Indiano, Bologna. Nucleo di opere raccolto sul finire dell'Ottocento dal sanscritologo Francesco Pullè. il Museo conserva in gran parte materiali artistici ed etnografici che egli raccolse nei suoi viaggi in Oriente. La collezione fa parte dei musei di Palazzo Poggi.

Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza. Pezzi cinesi e giapponesi.

Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, Modena. Gioielli dall'Afghanistan, India e Cina. Presenta anche armi e armature giapponesi

Museo cinese ed etnologico, Parma. Esso raccoglie numerosi pezzi cinesi di notevole valore: antiche ceramiche, dipinti, bronzi e oggetti di arti minori provenienti dalla Cina.


Musei del Friuli-Venezia Giulia [modifica]
Civico Museo d'Arte Orientale, Trieste. Raccoglie oggetti cinesi e giapponesi, insieme a un interessante nucleo di materiale del Ghandara.


Musei del Lazio [modifica]
Museo Nazionale d'Arte Orientale, Roma. Il museo custodisce una delle più importanti collezioni d’arte tibetana del mondo, sia per quantità che varietà, frutto in gran parte delle esplorazioni del famoso orientalista Giuseppe Tucci

Museo Missionario Vaticano, Roma. Vastissima collezione etnografica, solo in parte aperta al pubblico, con materiale principalmente di carattere religioso.

Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini, Roma. Notevole sezione orientale, con fondi come quelli di Vincenzo Ragusa e Giuseppe Ros purtroppo mai esposti e ancora nei depositi.

Museo di Palazzo Venezia, Roma. Importante collezione di ceramiche orientali, specialmente da esportazione giapponese di tipo imari.

Palazzo del Quirinale, Roma. Ricca raccolta di vasi orientali (Cina e Giappone), principalmente dei secoli XVIII e XIX, con svariate tipologie decorative. Molti oggetti provengono dalla collezione del Duca di Parma, mentre un gruppo di grandi vasi giapponesi faceva già parte delle collezioni pontificie.

Società Geografica Italiana, Roma. Il Fondo Orientale si compone di rare rappresentazioni geografiche della Cina e del Giappone, prodotte fra il XVII e il XIX secolo, le quali fanno parte di una collezione che ammonta a circa 2000 pezzi donati fra la fine dell'Ottocento e gli anni Venti da alcuni viaggiatori italiani in Cina e Giappone.


Musei della Liguria [modifica]
Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone, Genova. Una delle maggiori collezioni occidentali di arte asiatica. Armature, sculture e vasi, specialmente da Cina e Giappone. Numerosi i reperti dell'Epoca Meiji.

Casa Museo Laura, Ospedaletti. Legamento testamentario al FAI. Oggettistica varia, frutto di acquisti sul mercato antiquario, tipico esempio del gusto collezionistico novecentesco.


Musei della Lombardia [modifica]
Crespi Bonsai Museum, Parabiago. Un museo permanente unico al mondo, che mette in mostra una preziosa collezione che comprende piante secolari, vasi e libri antichi da diversi paesi dell’Estremo Oriente.

Museo Civico Ala Ponzone, Cremona. collezione di porcellane cinese e giapponese del marchese Ala Ponzone.

Museo di Villa Cagnola, Gazzada Schianno. Preziosa collezione di ceramiche orientali.

Museo della Città delle Culture, Milano. In fase di costruzione nella area ex-Ansaldo.

Museo Pime, Milano. Piccolo museo che raccoglie la opera dei padri missionari, i quali hanno portato in Italia, soprattutto dall'Asia, e in particolare dalla Cina, oggetti d'arte e di vita quotidiana.

Pinacoteca Tosio Martinengo - Sezione Disegni e Stampe, Brescia. Custodisce la grande collezione Fè d'Ostiani di dipinti giapponesi e cinesi su carta e seta.


Musei delle Marche [modifica]

Musei del Molise [modifica]
Museo Civico, Baranello. Porcellane cinesi e giapponesi.


Musei del Piemonte [modifica]
Armeria Reale, Torino. Essa possiede una ricca collezione di armi orientali, attualmente ospitata nell’esposizione permanente solo in rotazione. Svariati pezzi dal Giappone, l’India e l’Indocina.

Galleria Sabauda, Torino. Conserva la importante collezione donata da Riccardo Gualino, esposta sotto forma di casa-museo. Comprende, oltre a oggetti preziosi, oreficerie, sculture di arte cinese e giapponese.

Museo Etnologico Missionario, Castel Nuovo Don Bosco. Il museo raccoglie oggetti e manufatti prodotti dalle popolazioni indigene dell’Asia, insieme a rilevanti nuclei di materiale naturalistico raccolto in quelle terre dai missionari salesiani.

Museo Civico "P. A. Garda", Ivrea. raccolte orientalistiche (oggetti artistici, armi del Giappone e della Cina) costituite nell'Ottocento da Pier Alessandro Garda. Di particolare interesse la preziosa collezione di lacche giapponesi.

Museo Etnografico U. Ferrandi, Novara. Alcuni oggetti di cultura materiale provenienti dall'Estremo Oriente.

Museo d'Arte Orientale, Torino. In corso di allestimento.


Musei della Puglia [modifica]
Museo Missionario Cinese e di Storia Naturale, Lecce. Arazzi di varie epoche, amuleti, strumenti musicali. Da segnalare la raccolta di monete appartenenti a diverse dinastie imperiali.


Musei della Sardegna [modifica]
Museo d'arte siamese "Stefano Cardu" , Cagliari. La più importante collezione di arte siamese in Italia e forse la prima in Europa.


Musei della Sicilia [modifica]

Musei della Toscana [modifica]
Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia, Firenze. La sezione asiatica conserva soprattutto reperti dall'Indonesia, ma anche delle steppe mongoliche e degli Ainu del Giappone.

Museo Stibbert, Firenze. Notevolissima collezione di armi e armature giapponesi, la più importante al di fuori del Giappone stesso.

Palzzo Pitti - Museo degli Argenti, Firenze. La recente donazione della collezione Scalabrino, ben 127 pezzi del XVII e XVIII secolo, tutti di qualità rarissima nel panorama europeo, va ad arricchire la già eccezionale raccolta di oltre 1.000 esemplari, per lo più di provenienza medicea, in possesso del Museo degli Argenti.

Palzzo Pitti - Museo delle Porcellane Porcellane cinesi e giapponesi dal secolo XV al secolo XVIII esposte in due sale. Il museo presenta inoltre un gruppo di lacche dorate di manifattura giapponese del secolo XVII, oltre ad altri pezzi come: un paravento del XIX secolo e frammenti di un parato cerimoniale cinese (XVII sec.), donato dallo zar Pietro il Grande a Cosimo III de Medici nel 1711.

Museo di Palazzo Incontri-Viti, Volterra. Oggetti orientali antichi appartenuti a Giuseppe Viti.


Musei del Trentino-Alto Adige [modifica]

Musei dell'Umbria [modifica]
Museo Civico di Palazzo dei Consoli, Gubbio. Collezione di un centinaio di oggetti di origine tibetana e di un numero minore di pezzi nepalesi, indiani e cinesi donata al Comune di Gubbio dal Colonnello inglese Vivian Gabriel. La raccolta presenta materiali per uso rituale e strumenti musicali delle popolazioni tibetane e di cultura indo-nepalese. Interessante anche un insieme di abiti rituali tibetani.


Musei della Valle d'Aosta [modifica]

Musei del Veneto [modifica]
Museo Ca' del Duca, Venezia. Collezione privata che comprende una raccolta di arte orientale con ceramiche, sculture, e altri oggetti finemente decorati provenienti dalla Cina, dal Giappone e dall'India. In ristrutturazione.

Museo d'Arte Orientale, Venezia. Sontuosa raccolta: circa 30.000 pezzi, essa rappresenta una delle più importanti collezioni di arte giapponese del Periodo Edo presenti in Europa.

Museo Missionario Francescano, Monselice. Opere principalmente dalla Cina.

Collezione d'Arte orientale del Museo di Antropologia, Padova. Comprende oggetti in massima parte giapponesi, cinesi e del sud est asiatico: notevoli le armature da parata del periodo Edo, le armi e le lame. Possiede inoltre una ricca collezione di kimono, oggetti d'arredamento, servizi da tè in lacca nera e oro, ceramiche e porcellane. Interessanti sono gli strumenti musicali, i giocattoli e una preziosa collezione di bambole.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Musei_con_collezioni_orientali_in_Italia"
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Old December 7th, 2007, 06:26 PM   #19
caligola00
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se vuoi puoi aggiungere che al Museo Archeologico di Milano è conservata la più importante collezione di Arte del gandhara (Afghanistan attuale) in italia. si tratta di sculture in arenaria in genere del pantheon buddhista
__________________
[Ora basta!!!!!]

...sono qui ad aspettar la Metro.......la 4!!
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Old December 8th, 2007, 04:58 PM   #20
tatenokai
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Originally Posted by caligola00 View Post
se vuoi puoi aggiungere che al Museo Archeologico di Milano è conservata la più importante collezione di Arte del gandhara (Afghanistan attuale) in italia. si tratta di sculture in arenaria in genere del pantheon buddhista
Grazie tante! Sono proprio questi in consigli che cerco.
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