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Old February 28th, 2012, 07:11 PM   #21
NorikGP
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A breve sarà pronta la parte di San Nicola destinata alla Fondazione Scuola Medica Salernitana che libererà l'attuale sede in via Bottiglieri (ex-scuola materna) dove si trasferirà una parte del Conservatorio Musicale Giuseppe Martucci (il resto delle attività saranno ospitate nelle aule dell'istituto scolastico Alfano I).
Il trasferimento del Conservatorio è propedeutico all'inizio dei lavori di restyling della parte rimanente del complesso edilizio del San Nicola.
Come detto, i lavori al Conservatorio inizieranno entro l'anno e dureranno circa 150 giorni per un importo totale di circa 700mila euro.

Ultima nota: il presidente del Conservatorio, Franco Massimo Lanocita, ha affermato che, se le condizioni lo permetteranno, le attività dell'alta formazione potrebbero essere definitivamente spostate nella aule dell'ex-Bottiglieri (concesse dal comune con fitto agevolato).
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Old February 29th, 2012, 12:17 AM   #22
GUISKARD
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Restauro doveroso, come quello dei circostanti edifici, che rappresentano ciò che resta del nucleo dell'amministrazione civile della Salerno normanna (e quindi dell'intero Mezzogiorno prima della conquista della Sicilia).
__________________
"Sono convinto che i rimedi necessari per l'Italia, come il reggimento costituzionale del Piemonte, ben lungi dall'avvicinarla al suo risorgimento, ne l'allontanano: non farei il minimo sacrifizio per cacciare gli austriaci dalla Lombardia ed accrescere il Regno sardo: per me dominio di casa Savoia e dominio di casa d'Austria è precisamente lo stesso"
dal "Testamento politico" di Carlo Pisacane, 1857
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Old February 29th, 2012, 12:42 PM   #23
NorikGP
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Longobarda e normanna Guiskard... Non dimentichiamo che San Pietro a Corte ed i residui della Reggia di Arechi, ben visibili in diversi punti del complesso edilizio addossato alla cappella palatina, sono edificazioni longobarde
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Old March 5th, 2012, 01:05 PM   #24
videfalco
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il campanile è molto simile a quello di Maddaloni

attualmente quali sono le chiese di salerno visitabili?
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Old March 5th, 2012, 02:50 PM   #25
F5
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Complimenti, Jack, per il thread che scopro solo ora.
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Old March 5th, 2012, 03:01 PM   #26
NorikGP
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Jack! da notare come per trent'anni l'Ethernit sulla chiesa non ha scatenato proteste, il cantiere ha portato alcuni fastidi...

Videfalco, probabilmente ti riferisci al campanile della Basilica del Corpus Domini di Maddaloni, opera di Orazio (da) Salerno, e realizzato una cinquantina d'anni dopo il campanile dell'Annunziata.
Il periodo architettonico è lo stesso e sicuramente Orazio, allievo del Vanvitelli, ha preso molti spunti dall'opera del Sanfelice.
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Old March 5th, 2012, 03:12 PM   #27
NorikGP
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A quanto pare la destinazione di Palazzo Fruscione sarà prettamente culturale. Niente più uffici della Soprintendenza
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Old March 28th, 2012, 04:36 PM   #28
NorikGP
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L'Annunziata:



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Old March 28th, 2012, 05:39 PM   #29
Jack45
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a che punto stanno?
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Old March 30th, 2012, 09:40 PM   #30
Jack45
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Finalmente sono finiti i lavori nella parte esterna. Si procede alla rimozione delle impalcature.





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Old March 30th, 2012, 09:51 PM   #31
SALERNUM
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azzz.........Bello, bello, bello
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Old March 30th, 2012, 10:01 PM   #32
F5
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Le putrelle a vista non potevano mancare.
Comunque visti i precedenti dell'architetto in questione, mi pare che si siano limitati i danni.
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Old March 31st, 2012, 11:12 AM   #33
NorikGP
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le putrelle non sono proprio un bel vedere... ma visto lo stato precedente credo si possa essere soddisfatti di quanto fatto
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Old March 31st, 2012, 03:27 PM   #34
Jack45
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ma a che servono?
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Old March 31st, 2012, 04:19 PM   #35
F5
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ma a che servono?

Tecnicamente non servono a niente (nel senso che la loro funzione statica poteva essere occultata).
Concettualmente, l’insieme delle putrelle è finalizzato alla “reintegrazione di una lacuna”, uno dei problemi più sentiti del restauro da quando questa disciplina ha preso vita.
Originariamente in quei punti c’erano sistemi strutturali in muratura (presumibilmente colonnine, archetti, peducci, etc) che sono stati obliterati per vari motivi nel tempo della storia. Il restauratore, chiamato ad affrontare la questione, deve decidere come ridare unità di lettura all’insieme colmando, appunto, la lacuna.
Il nostro architetto ha scelto di non ricostruire quello che c’era prima perché, non essendoci certezza di come fosse, temeva di essere accusato di fare un falso storico o restauro in stile.
Da buon modernista ha scelto un segno che allude a quello originario ma che si riconosce chiaramente come un’aggiunta per non generare equivoci.
Negli anni ‘60/70 si faceva così. Il capostipite era il grande Carlo Scarpa ma tanti sono stati gli emuli, non ultimo l’ottimo De Felice che ha restaurato la chiesa di San Benedetto e l’attuale museo archeologico provinciale a Salerno.
Col tempo, è parso troppo invasivo intervenire in questo modo e si è preferito colmare le lacune in modo più soft pur garantendo l’”onestà” dell’intervento.
Il nostro architetto, tuttavia, è rimasto ai suoi anni di formazione e non gli è parso vero di imprimere la propria firma sull’edificio che ad imperitura memoria si affiancherà a quelle dei costruttori antichi.
D’altronde il modus agendi di quest’architetto è ben noto a Salerno: chiesa di Santa Trofimena, Ospedale di san Biagio e S. Giovanni di Dio, Fornelle e tanti altri luoghi in contesto storico che conosciamo bene.
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Old March 31st, 2012, 05:04 PM   #36
Jack45
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Tecnicamente non servono a niente (nel senso che la loro funzione statica poteva essere occultata).
Concettualmente, l’insieme delle putrelle è finalizzato alla “reintegrazione di una lacuna”, uno dei problemi più sentiti del restauro da quando questa disciplina ha preso vita.
Originariamente in quei punti c’erano sistemi strutturali in muratura (presumibilmente colonnine, archetti, peducci, etc) che sono stati obliterati per vari motivi nel tempo della storia. Il restauratore, chiamato ad affrontare la questione, deve decidere come ridare unità di lettura all’insieme colmando, appunto, la lacuna.
Il nostro architetto ha scelto di non ricostruire quello che c’era prima perché, non essendoci certezza di come fosse, temeva di essere accusato di fare un falso storico o restauro in stile.
Da buon modernista ha scelto un segno che allude a quello originario ma che si riconosce chiaramente come un’aggiunta per non generare equivoci.
Negli anni ‘60/70 si faceva così. Il capostipite era il grande Carlo Scarpa ma tanti sono stati gli emuli, non ultimo l’ottimo De Felice che ha restaurato la chiesa di San Benedetto e l’attuale museo archeologico provinciale a Salerno.
Col tempo, è parso troppo invasivo intervenire in questo modo e si è preferito colmare le lacune in modo più soft pur garantendo l’”onestà” dell’intervento.
Il nostro architetto, tuttavia, è rimasto ai suoi anni di formazione e non gli è parso vero di imprimere la propria firma sull’edificio che ad imperitura memoria si affiancherà a quelle dei costruttori antichi.
D’altronde il modus agendi di quest’architetto è ben noto a Salerno: chiesa di Santa Trofimena, Ospedale di san Biagio e S. Giovanni di Dio, Fornelle e tanti altri luoghi in contesto storico che conosciamo bene.
Grazie per la spiegazione
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Old April 1st, 2012, 10:47 AM   #37
Jack45
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Quindi ora come si agisce per colmare queste lacune?
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Old April 1st, 2012, 03:11 PM   #38
Arciere82
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Il lavoro mi piace
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Old April 1st, 2012, 05:28 PM   #39
F5
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Originally Posted by Jack45 View Post
Quindi ora come si agisce per colmare queste lacune?

Ovviamente la prospettiva storica rende più facile constatare gli errori del passato (presunti ovviamente: le mie restano considerazioni personalissime) che orientare gli interventi a farsi. La disciplina resta complessa e la soluzione finale, quale che sia la scuola di pensiero, è comunque contestabile.
A quello che so io, la chiave di un buon restauro oggi è quella di considerare un manufatto sempre più come un insieme “complesso” bisognoso di un approccio multidisciplinare che per propria natura esuli dal protagonismo dell’architetto-demiurgo.
Se la ricostruzione/integrazione della lacuna balza all’occhio più degli elementi originali (come io penso nel caso di palazzo Fruscione), ciò provoca un corto circuito nella lettura dell’insieme di un edificio ormai storicizzato. Questo accade perché il -praticamente se pur non nominalmente- solo attore in gioco, l’architetto, ha sentenziato la propria decisione in base alle proprie priorità (giuste o sbagliate che siano) ed ai propri orizzonti culturali. Se la soluzione deve convincere, invece, anche lo storico, l’archeologo, l’urbanista, il filosofo, lo psicologo, l’ingegnere e, perchè no, il cittadino (i quali, in proporzione alle loro competenze ed al loro ruolo preventivamente determinato, partecipano al processo critico), sarà più facile per lo stesso architetto, assunto come decisore finale, proporre una sintesi convincente e presumibilmente condivisa.
Dietro scelte così complesse c’è un mondo di prove, controprove, studi materici, formali, stilistici, archivistici che necessitano del più largo coinvolgimento di esperienze diverse.
Quando ci saranno gli elementi per giudicare sia fisici (visibilità completa dell’edificio) che documentari (pubblicazione delle metodologie di restauro) ognuno potrà farsi un’idea più completa dei risultati.
Sono curioso di vedere come il restauro sarà accolto nei vari settori della società civile coinvolti.
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Old April 2nd, 2012, 01:26 PM   #40
videfalco
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Ovviamente la prospettiva storica rende più facile constatare gli errori del passato (presunti ovviamente: le mie restano considerazioni personalissime) che orientare gli interventi a farsi. La disciplina resta complessa e la soluzione finale, quale che sia la scuola di pensiero, è comunque contestabile.
A quello che so io, la chiave di un buon restauro oggi è quella di considerare un manufatto sempre più come un insieme “complesso” bisognoso di un approccio multidisciplinare che per propria natura esuli dal protagonismo dell’architetto-demiurgo.
Se la ricostruzione/integrazione della lacuna balza all’occhio più degli elementi originali (come io penso nel caso di palazzo Fruscione), ciò provoca un corto circuito nella lettura dell’insieme di un edificio ormai storicizzato. Questo accade perché il -praticamente se pur non nominalmente- solo attore in gioco, l’architetto, ha sentenziato la propria decisione in base alle proprie priorità (giuste o sbagliate che siano) ed ai propri orizzonti culturali. Se la soluzione deve convincere, invece, anche lo storico, l’archeologo, l’urbanista, il filosofo, lo psicologo, l’ingegnere e, perchè no, il cittadino (i quali, in proporzione alle loro competenze ed al loro ruolo preventivamente determinato, partecipano al processo critico), sarà più facile per lo stesso architetto, assunto come decisore finale, proporre una sintesi convincente e presumibilmente condivisa.
Dietro scelte così complesse c’è un mondo di prove, controprove, studi materici, formali, stilistici, archivistici che necessitano del più largo coinvolgimento di esperienze diverse.
Quando ci saranno gli elementi per giudicare sia fisici (visibilità completa dell’edificio) che documentari (pubblicazione delle metodologie di restauro) ognuno potrà farsi un’idea più completa dei risultati.
Sono curioso di vedere come il restauro sarà accolto nei vari settori della società civile coinvolti.
STRAQUOTO

ps non sapevo dell'architetto di Maddaloni, era quella comunque la chiesa cui mi riferivo
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centro storico, salerno

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