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Centro Abruzzo, Lazio, Marche, Molise, Toscana, Umbria



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Old September 30th, 2009, 11:58 AM   #1
Paxromana
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L'AQUILA

Nessuno apre un 3d sulla ricostruzione post terremoto. Curioso.
Apriamone almeno uno dedicato alla città visto che ancora colpevolmente manca.
All'Aquila oltre alla supervelocità realizzativa si provano nuove tecnologie e nuovi tipi edilizi.
Ecco un report semipubblicitario de L'AquilaTV dedicato ai primi edifici...della serie sud tirolesi all'opera:

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Old September 30th, 2009, 04:09 PM   #2
ricu__
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che fine ha fatto il progetto del metrotram?
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Old September 30th, 2009, 06:04 PM   #3
Pavlvs
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trammemotato.

E per fortuna, l'Aquila ha 72 mila abitanti di cui 20.000 ed oltre nelle 59 frazioni, Roio, Paganica, Onna e via dicendo....

Il comune de l'Aquila è enorme, 467kmq, quasi 3 volte Milano.

Alcune frazioni, come Assergi, distano fino a 14 km dal centro città.

Se ne ricava che l'Aquila propriamente detta ha meno di 50mila abitanti.

E quasi tutti i poli aggregativi, dalle principali facoltà all'ospedale nuovo (quello semicrollato), dall'aeroporto alla caserma della Gdf ove è stato ospitato il G8 (tra le più grandi d'Italia), dai centri logistici ai poli industriali e commerciali sono in frazioni dell'Aquila, fuori della città propriamente detta.

Mentre 'sto tram servirebbe la città propriamente detta, che eran 4 gatti freddolosi prima del terremoto, con tutto il rispetto.

A che serve una spesa così? cui prodest? chi potrebbe mai mantenere un cespite così costoso in una città con un' economia sostanzialmente di tipo assistito?

Ricordo che l'Aquila è, dopo i capoluoghi delle regioni esigue, sostanzialmente il più piccolo capoluogo di Regione d'Italia e l'impatto economico delle istituzioni regionali su una popolazione così esigua è davvero enorme.

La Regione Abruzzo ha difatti le stesse competenze e gli stessi poteri, e quindi gli stessi uffici, della Regione Lombardia, pur avendo un sesto degli abitanti.

Ma mentre i benefici economici delle istituzioni lombarde ricadono su Milano, città che ha le dimensioni che ha, e quindi si diluiscono fino ad essere scarsamente percepiti, i benefici economici di istituzioni che sostanzialmente sono la stessa cosa di quelli lombardi, magari con meno personale ma con gli stessi uffici, ricadono su appena 72mila abitanti, che diventano al massimo 90mila se consideriamo la cosiddetta area metropolitana, quasi inesistente in una città circondata da montagne di 3000 metri.

Ecco perchè il tram era stato cassato anche prima del terremoto.
Non si finanzia un tram per 50/60 mila persone.

Con quelle cifre - se proprio si vuole fare dell'ecologismo in un posto con un'aria tersa, sferzata dalle correnti montane, dove l'inquinamento atmosferico è roba sconosciuta - si finanzia un intero sistema di autobus elettrici.

A volerlo fare, queste cittadine potrebbero benissimo dotarsi di autobus elettrici o a idrogeno, ottenendo un servizio economico e capillare, fatto di piccoli mezzi per un massimo di 20 persone che vanno dappertutto e portano tutti.

Altro che tram....
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Old September 30th, 2009, 07:08 PM   #4
ricu__
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si ma a quanto ho visto l'opera era praticamente terminata, quindi spreco per spreco avrebbero potuto anche metterlo in funzione....peccato!
esistevano anche altri progetti per la città piuttosto interessanti chissa che fine avrenno fatto
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Old October 1st, 2009, 01:20 AM   #5
[Polak]
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ma poi all'Aquila non c'è lo spazio per fare i tram... ci sono stato alcune volte (io sono di Pescara) ed è piena di viuzze strette... buttate l'occhio sullo Street View che c'è su Google Maps se non ci credete
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Old October 1st, 2009, 09:22 PM   #6
Pavlvs
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LA DENUNCIA L’AQUILA. Un viadotto che si sta sgretolando, con ferri vecchi e sporgenti. La strada dei Parchi che è gestore del tratto di autostrada minimizza: è tutto regolare.


Eppure avvicinandosi agli alti pilastri tutto regolare non sembrerebbe proprio, almeno a chi non è competente in materia.
La denuncia è partita dal sito 6aprile2009.it che raccoglie notizie e segnalazioni sui problemi legati al terremoto.
Nei giorni scorsi i responsabili del portale hanno fotografato le condizioni del viadotto, decisamente pessime, che passa vicino la cava di Tempera.
Le immagini parlano da sole.
E sono foto recenti, scattate meno di una settimana fa, venerdì scorso per la precisione.
Lungo le alte colonne bianche del viadotto si percepiscono anche in lontananza lunghe venature marroni. Poi avvicinandosi la situazione si fa più chiara: ci sono ferri arrugginiti e sporgenti, «che si spezzano in un attimo», assicura chi li ha toccati.

Ma ci sono anche dei bulloni «caduti dal piano stradale durante il sisma», raccontano. E poi ancora cemento sgretolato e pieno di sassi lisci e tondi «a occhio e croce non provenienti da una cava». Che siano i danni del terremoto del 6 aprile?
Ci sono ancora discendenti per l’acqua non incanalati che “innaffiano” la struttura in cemento armato.
«Alcuni piloni sono stati consolidati dopo il terremoto», si racconta ancora a supporto delle immagini, «per gli altri appare incomprensibile che lo stato attuale sia ancora quello evidenziato dalle foto».
Alcuni pilastri sembrano infatti nuovissimi, ma poco distanti ci sono quelli in pessime condizioni. Perché quindi metterne in sicurezza solo una parte?

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Old October 8th, 2009, 12:48 AM   #7
AbruzzoNelCuore
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Sono contento che anche L'Aeroporto adesso verrà potenziato e aperto al traffico civile...Cìe voluta una disgrazia del genere per far svegliare i politicanti...(sempre se si puo' dire svegliare)...
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Old October 8th, 2009, 04:44 PM   #8
Paxromana
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Critiche alla costruzione delle nuove case. Video di Reality per la Sette:

http://www.la7.it/approfondimento/de...ty&video=30919
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Old October 22nd, 2009, 05:12 PM   #9
Ares84
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Questa notizia è allucinante e scandalosa....non so se avete letto



L'ho appreso da Il Fatto Quotidiano. Giornale a mio avviso molto attendibile.
Ares84 no está en línea   Reply With Quote
Old October 22nd, 2009, 07:27 PM   #10
amxtopgun
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Nessuno apre un 3d sulla ricostruzione post terremoto. Curioso.
Apriamone almeno uno dedicato alla città visto che ancora colpevolmente manca.
All'Aquila oltre alla supervelocità realizzativa si provano nuove tecnologie e nuovi tipi edilizi.
Ecco un report semipubblicitario de L'AquilaTV dedicato ai primi edifici...della serie sud tirolesi all'opera:

bravo Pax!!

non conoscevo la Wolf! thx ci farò caso se hanno qualche casaclima in costruzione a bolzano


il sito interessante per l'aquila è http://www.rilaquila.it/
pieno di belle foto

cavoli tra altoadige e trentino mezzo abruzzo sarà supergemellato con noi




c'è anche la webcam sugli altri cantieri della wolf... ancora 400 appartamenti che dovranno essere completati prima di natale

Last edited by amxtopgun; October 22nd, 2009 at 07:32 PM.
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Old October 22nd, 2009, 09:31 PM   #11
ricu__
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queste case sono quelle provvisorie o definitive? Quale è l'eta media di questi edifici?
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Old October 22nd, 2009, 11:46 PM   #12
amxtopgun
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queste case sono quelle provvisorie o definitive? Quale è l'eta media di questi edifici?
in che senso qual'è l'età media? sono nuovi

alcuni sono definitivi.. alcuni provvisori e verranno riconvertiti in studentati o adibiti ad altro... però penso che questi siano definitivi..
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Old October 28th, 2009, 04:28 PM   #13
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ho una domanda.. quando andai all'aquila quest'estate, su alcune strade notai dei binari tipo tram, ma c'erano solo un binario per senso di marcia! che cos'era? O.o
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Old October 29th, 2009, 09:39 AM   #14
ricu__
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il metrotram di cui parlavo prima che non termineranno mai, è una sorta di metropolitana leggera su un binario
ricu__ no está en línea   Reply With Quote
Old March 21st, 2010, 11:54 PM   #15
XIX
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Alcune foto sulla mia visita di oggi all'Aquila

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Old March 25th, 2010, 04:24 PM   #16
oronzo
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Ciao a tutti, esprimo il mio parere su come vanno le cose nel capoluogo abruzzese, a cui sono legato e su cui mi pare stia oramai un po' calando il silenzio.
Chiedo subito di evitare inutili pregiudizi pro o contro il governo, limitandoci a parlare di fatti concreti, anche se preannuncio che sono molto preoccupato per la piega presa dalle cose.
Un post terremoto si compone di due fasi: 1) gestione dell'emergenza 2) ricostruzione
La fase 1 all'Aquila è stata gestita in pompa magna dalla Protezione Civile, che va riconosciuto essere molto più organizzata di 20 anni fa.
Moltissima gente è stata mandata negli alberghi della costa, con grandi costi e altri problemi associati, ma non è qui il vero problema.
Il punto è che l'aspetto più importante del post sisma è il secondo, la ricostruzione, che deve dare un futuro agli abitanti e alla città stessa in quanto tale. E qui invece casca l'asino. Perchè i modelli vincenti di ricostruzione, come il Friuli, si basano su questi punti:
- ricostituzione immediata delle attività produttive ("prima le fabbriche, poi le case")
- lo stato crea delle procedure efficienti e stanzia i fondi, ma lascia la gestione della ricostruzione nelle mani delle comunità locali
- ricostruzione delle città e dei paesi come e dove erano prima, in modo da preservarne la storia e la vivibilità
Tutto questo ha permesso al Friuli di uscire dal terremoto con un boom economico di 20 anni, e anche nell'Umbria e nelle Marche, seppure dopo un periodo piuttosto lungo, si è riusciti a ricostruire tutto esattamente come era prima (e forse pure meglio).
A l'Aquila, invece, conclusa la fase 1 si è scelta una strada completamente diversa.
Intanto gli Aquilani sono coinvolti pochissimo nelle decisioni, prese tutte a Roma. Ma poi soprattutto si è scelto di costruire per una parte consistente di sfollati le cosiddette C.A.S.E., cioè dei condomini a 3 piani dall'esorbitante costo (per l'Aquila) di 2500 Euro al metro, posti a casaccio, senza nessuna pianificazione, nei paesini limitrofi. Ufficialmente non sono definitivi (ma neanche provvisori), ma considerando che sono di cemento, quanto è il costo e considerando che in totale i soldi stanziati per la ricostruzione sono inferiori a quelli stanziati per la ricostruzione in Umbria (che fece un terzo dei danni), voi che pensate?
Il timore è che a l'Aquila si stia, semplicemente, rinunciando a ricostruire il grande centro storico che sarà, in larga parte, di fatto abbandonato.
Ci si ritroverà con dei paesini rovinati da condomini-dormitorio completamente fuori da ogni pianificazione urbanistica e ben lontani dal significato della parola "città", e un centro storico di molto ridotto.
E tutto questo, agli aquilani, non è stato neanche detto.
Questa è la grande paura.

Last edited by oronzo; March 25th, 2010 at 04:36 PM.
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Old March 25th, 2010, 04:32 PM   #17
oronzo
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Alcuni di voi avranno letto questo articolo del New York Times circa 3 mesi fa.
Mi pare che nel frattempo i fatti gli stiano ulteriormente dando ragione.


Quote:
Una città italiana privata della sua identità culturale

di Michael Kimmelman
Testo originale: “New York Times” del 23 dicembre 2009
http://www.nytimes.com/2009/12/24/ar...r=1&ref=design

L’AQUILA – Le città richiedono secoli per crescere, ma possono morire in un batter d’occhio

Dopo che in aprile un terremoto ha ucciso centinaia di persone e ne ha lasciate decine di migliaia senza tetto, nel territorio di questa città medioevale e barocca, a circa 70 miglia a nord-est di Roma, gli sforzi profusi per i soccorsi di emergenza sono stati straordinari. Volontari da ogni parte d’Italia sono accorsi per offrire aiuto. Sono state rapidamente allestite tendopoli fuori dalla zona pericolosa. Sono stati organizzati concerti allo scopo di offrire continuità e speranza, mentre lavoratori edili hanno rapidamente eretto decine di complessi residenziali nei dintorni della città.

Ma ora che il governatore della regione ed il Ministro dei beni culturali si preparano a subentrare al Dipartimento per la protezione civile al fine di procedere alla ricostruzione, il futuro a lungo termine de L’Aquila è in bilico. Assenza di fondi, di coinvolgimento politico, di buon senso architettonico e di attenzione internazionale – unite alla predilezione tutta italiana per chi pensa di possedere la bacchetta magica – minacciano di fare quello che non ha fatto il terremoto.

Non sarebbe la prima città italiana a non riprendersi più da un terremoto. Dopo il sisma che colpì la Sicilia negli anni ‘60 i centri storici furono abbandonati, e nel migliore dei casi sopravvivono solo di nome nelle squallide costruzioni tirate su come abitazioni provvisorie, poi diventate permanenti in mancanza di alternative e per trascuratezza. Per L’Aquila occorrerebbe investire meglio. Si stanno facendo sforzi per salvare i quasi 110.000 monumenti e manufatti che secondo il ministero dei beni culturali sono stati danneggiati dal terremoto. Ma secondo la previsione ministeriale ufficiale occorreranno 10 o 15 anni per riportare il centro storico alla normalità, in tutti i sensi dell’espressione, e quasi tutti gli interventi di ricostruzione, inclusi quelli delle case private, dovranno essere approvati dal ministero, attraverso una procedura scrupolosa.

Prima del terremoto circa 10.000 persone abitavano nel centro della città e circa altre 60.000 fuori dal centro. Dopo un decennio o più da sfollati, coloro che una volta vivevano nel cuore de L’Aquila potrebbero non trovarsi più in zona o non voler tornare, e le case costruite per loro – fino a questo momento sono stati realizzati 150 complessi in legno, acciaio e calcestruzzo – potrebbero aver cambiato il territorio fino a renderlo irriconoscibile. L’Aquila, attraente centro storico medioevale nel quale si innestava in equilibrio precario un centro storico barocco (e questa precarietà spiega, in parte, l’entità del danno), era anche un centro commerciale e culturale ed una città universitaria. Se il centro dovesse rimanere morto, in pochi anni potrebbe finire per essere nulla più che un sito turistico di secondaria importanza, nel mezzo di un agglomerato urbano indifferenziato.

Piani di ricostruzione di qualsiasi tipo, e in particolare quelli più rapidi, richiedono miliardi di dollari (almeno 16 miliardi di dollari, secondo diverse stime), la gran parte dei quali dovrebbe arrivare dal parlamento italiano. Ma anche la piccola tassa finalizzata alla ricostruzione, recentemente proposta dal sindaco de L’Aquila e da diversi funzionari del ministero dei beni culturali, è finita nel nulla. In un Paese oberato dal debito pubblico e distratto dalle vicissitudini del Presidente del consiglio riportate dalla stampa, il successo degli aiuti nella fase dell’emergenza ha paradossalmente creato l’impressione che L’Aquila non abbia più urgenti necessità di aiuto. Come ha dichiarato qualche giorno fa Michela Santoro, una assistente del sindaco Massimo Cialente: “Il messaggio sui media è: ‘Le cose vanno bene’. Messaggio che è lungi dal corrispondere alla verità dei fatti”.

Il sindaco Cialente, da parte sua, si è affannato a ripetere ai giornalisti ed alle troupe televisive dentro e fuori dal suo ufficio di fortuna, ricavato in una ex scuola nella periferia cittadina, sempre lo stesso duro messaggio: “Se non ricostruiremo in modo adeguato – che nella sua prospettiva sta a significare riportare tutto esattamente come era, ma reso sismicamente sicuro – sarà una vergogna per l’intero Paese. Sarà una nuova Pompei”.

Si tratta di una preoccupazione tipica di qui. Gli italiani spesso sono portati a pensare che se non saranno in grado di restaurare il passato finiranno per farne parte. Ogni alternativa è difficilmente immaginabile.

Roberta Pilolli lavora per il conservatorio de L’Aquila. Dopo il terremoto ha collaborato a tirare fuori dalle macerie i pianoforti a coda. Gli aquilani sono orgogliosi di essere tenaci.
L’altro giorno, in felpa e scarpe da ginnastica, si stava preparando per l’apertura ufficiale, questa settimana, della nuova sede del conservatorio, un complesso in metallo e vetro da 8 milioni di dollari, costruito in poco più di un mese, nei quartieri periferici sviluppatisi in modo incontrollato.

“Voglio indietro la mia casa esattamente com’era”, ha detto la signora Pilolli. Stava parlando della sua piccola casa a terrazza di prima della guerra in centro città, dove la sua famiglia ha vissuto per anni – non un tesoro architettonico, ma non era questo il punto. “E’ la mia identità”, ha aggiunto. “Ora L’Aquila è morta e si preoccupano solo di chiese e monumenti, non delle nostre case. Ma l’intera città era un monumento.”

Riferendosi ai nuovi condomini costruiti dal Governo, che sono simili al nuovo conservatorio, Aldo Benedetti, professore di architettura a L’Aquila, ha spiegato: “Non si inseriscono in nessun contesto, non portano nessuna idea di architettura, ma solo l’aspetto di caserme dell’esercito buttate giù da qualche parte.”

Pier Luigi Cervellati, professore di urbanistica a Venezia, va oltre. Ha detto che la ricostruzione dovrebbe preoccuparsi in primo luogo di far rientrare più rapidamente i residenti nel centro storico, non di dargli abitazioni alternative, chiese, monumenti, grandi magazzini e attività commerciali. “Un centro lasciato vuoto per anni muore,” ha detto. “Queste case nuove che stanno costruendo in periferia sono molto costose e non hanno senso dal punto di vista urbanistico. Sono come i terminal di un aeroporto. Non hanno anima. Il rischio è che il centro diventi un non-luogo.’

Chi risiede nei nuovi appartamenti, grato in un primo tempo di avere ricevuto un posto dove stare, ora già si lamenta della mancanza di spazi, negozi, campi sportivi e di qualsiasi organizzazione sociale. Non ci vuole molto, dopo un disastro come questo qui, per passare dalla gratitudine all’impazienza e alla sfiducia. Le voci di corruzione e tangenti naturalmente dilagano e incalzano. Il conservatorio è costato quasi tre volte quello proposto, al costo di 3 milioni di dollari, da Shigeru Ban, il noto architetto giapponese, con annessa sala da concerti. Gli Aquilani, così come il professor Benedetti, da tempo si chiedono perché.

Qual è la soluzione? Anche quando le bombe cadevano su Londra durante il blitz del 1940, gli urbanisti inglesi proiettavano visioni di una nuova Londra nel dopoguerra. La disgrazia divenne la possibilità di sognare. In assenza sia di un’autorevole leadership in grado di fare da guida, sia di valide leggi sull’urbanistica, sia di luoghi di discussione pubblica dove i cittadini abbiano il potere di confrontarsi seriamente con L’Aquila del futuro, si fa viva solo la sensazione che la possibilità stia scivolando via. Ma l’opportunità ancora è data di includere forse un’architettura nuova a fianco dell’antica, come fece L’Aquila dopo il terremoto del 1703, quando divenne l’amata città barocca che ora tutti vogliono preservare, come se ci fosse sempre stata. Mai una città perfetta, ma una reale e viva. L’Aquila potrebbe perfino diventare il modello per un nuovo tipo di centro storico del 21mo secolo in Italia.

Ma il tempo vola. Di recente, visitando le rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria Paganica, dove il tetto è crollato e una surreale montagna di macerie all’interno si eleva verso le finestre che danno sul tetto delle navate laterali, osservavo un archeologo del Ministero dei beni culturali, che doveva catalogare ogni più minuto frammento, sprecare mezz’ora, nel freddo pungente e nella neve, a litigare con Michelangelo Saporito, un pompiere che lavora per i servizi d’emergenza.

Saporito, siciliano, è arrivato a maggio, cinque giorni dopo la nascita del suo secondo figlio. Voleva aiutare. Quella mattina stava mostrando la chiesa ad un visitatore, come aveva già fatto più volte quel giorno con altri visitatori. Ma si era dimenticato di portare il consueto modulo di permesso. La burocrazia e le priorità sbagliate hanno bloccato il progresso.
Sembrava una metafora. Saporito ha tirato un sospiro. “Lei lo vede qual è il problema.” Lui l’ha messa così.
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Old July 29th, 2010, 03:01 PM   #18
snaporaz
et in arcadia ego
 
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L'ho appreso da Il Fatto Quotidiano. Giornale a mio avviso molto attendibile.

good news:

http://www.archiportale.com/news/201...a_19734_3.html

29/07/2010 – Ci vorranno quattro mesi per costruire l’Aquila Temporary Hall, l’auditorium temporaneo per il capoluogo abruzzese progettato dall’architetto Shigeru Ban e finanziato dal Governo giapponese. La gara è stata recentemente aggiudicata alla Società CME - Consorzio Imprenditori Edili Soc. Coop di Modena, che ha affidato la costruzione all’impresa Edilizia Montelaghi Valter srl.

L’intervento sarà realizzato grazie alle risorse finanziarie donate dal governo giapponese sulla base del memorandum congiunto sottoscritto il 18 gennaio scorso dall’Ambasciata del Giappone, il Comune di L’Aquila, la Provincia di L’Aquila e l’Università degli Studi di L’Aquila.

Approvato a fine gennaio 2010, il progetto è stato svelato il 16 marzo scorso dallo stesso Shigeru Ban, in occasione di una conferenza tenuta presso l’Università dell’Aquila.
L’opera presenta in pianta una geometria quadrata con il lato di 25 metri. All’interno del quadrato si inserisce un’ellisse disposta diagonalmente che ospita la sala principale con 230 posti a sedere.
La copertura sarà a piramide ribassata. Per l’involucro esterno Ban ha immaginato tubi in cartone precompresso - Paper Tube - per sorreggere la copertura, e chiusure in materiale trasparente sintetico (tipo policarbonato) in sostituzione del più comune tamponamento in vetro. Una scelta che contribuisce a proporre un edificio economico e facilmente realizzabile. Sono stati infatti stimati circa quattro mesi di lavori.
Sacchetti di sabbia riempiranno la scaffalatura metallica che disegna la struttura della sala per l’insonorizzazione dello spazio. Tutte le strutture saranno smontabili e rimontabili altrove.

“Siamo onorati– dichiara il titolare della società Valter Montelagh – di partecipare a questo importante progetto. Per la nostra azienda si tratta di un rilevante successo che premia tutti i dipendenti e collaboratori”.
snaporaz no está en línea   Reply With Quote
Old October 16th, 2010, 03:37 AM   #19
minichic
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Novità sulle ricostruzioni?

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Old December 17th, 2010, 10:22 AM   #20
Paxromana
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Restaurata e riaperta la fontana delle 99 cannelle:

http://www.ansa.it/web/notizie/canal...html?idPhoto=3
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