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Old July 15th, 2017, 01:39 PM   #101
charlievr
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domanda... ma se in un ipotetico futuro fosse necessario aggiungere due binari ai due progettati, sarebbe possibile farlo o no?
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Old July 15th, 2017, 11:31 PM   #102
brick84
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Originally Posted by charlievr View Post
domanda... ma se in un ipotetico futuro fosse necessario aggiungere due binari ai due progettati, sarebbe possibile farlo o no?
IMHO si potrebbe, anche se ne dubito fortemente.

Lascio ai più preparati l'ultima parola.
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Old July 16th, 2017, 12:08 AM   #103
Roberto.palermo
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Hai ragione Brick.
In teoria, la sezione presenta gli spazi per l'inserimento di un paio di binari, ma il problema non è geometrico, ma strutturale. Per almeno i seguenti motivi:

1: gli spazi vuoti presenti tra carreggiata e sede ferroviaria hanno un preciso ruolo aerodinamico: fanno passare l'ara determinando la deportanza della campata. In pratica, fanno in modo che l'impatto laterale del vento sia minimizzato grazie alla turbolenza creata dai vuoti. Occuparli con una nuova sede non sarebbe consigliabile, a meno di non rivedere completamente la sezione della campata.

2: il carico da sopportare per la struttura, con la possibilità, teorica, di avere anche 4 treni contemporaneamente presenti in campata, dovrebbe cmq comportare il ricalcolo dell'intera struttura, piloni compresi.

3: gli effetti dinamici del carico stesso sarebbero piuttosto complessi da prevedere, con la possibilità di sollecitazioni cicliche facilmente sovrapponibili.

Insomma, da evitare assolutamente. Peraltro, 2 binari andrebbero benissimo, e credo che ci metteremmo tutti la firma.
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Old July 16th, 2017, 12:20 AM   #104
narkelion
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Confermo.

Inoltre ci sono moltissime tecniche per poter tirar fuori capacità molto elevate da una singola coppia di binari.

Non credo che ci sia - al momento - una domanda tale da richiedere un quadruplicamento, quando senza stravolgimenti alla struttura si possono mandare treni ogni 2' con la singola coppia, volendo.
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Old July 16th, 2017, 10:20 AM   #105
charlievr
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grazie per le precisazioni!
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Old July 29th, 2017, 10:18 PM   #106
brick84
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Salini-Impregilo verso Wall Street: "Andiamo dove ci sono i capitali"
Intervista a Pietro Salini, ad del gruppo: alleanze estere se alla pari, Italia Paesi fermo, il ponte sullo Stretto bloccato perché infrastruttura troppo intelligente. Roma? Meglio non parlarne
di FABIO BOGO


Dalle finestre della sede romana di Salini Impregilo, in via della Dataria, Pietro Salini vede il Quirinale. Ma lo sguardo finanziario supera il Colle e corre oltre l'Atlantico, verso l'America. "Siamo un'azienda che continua a crescere sul mercato mondiale, in linea con il suo piano industriale", dice Salini. "Oggi possiamo dire che le acquisizioni negli Stati Uniti e i diversi contratti acquisiti vanno oltre le nostre aspettative, con un profilo finanziario in continuo miglioramento. In pochi anni il nostro rating è cresciuto di due notch, ora è quasi investment grade e raggiungeremo l'investment grade + con la realizzazione degli obiettivi del piano industriale, nel 2019".

Dottor Salini, le risorse finanziarie per crescere è difficile trovarle in Italia. State pensando a collocare il titolo a Wall Street?
"Non escludiamo nulla, per definizione. Se guardiamo all'origine del mercato dei capitali, in Borsa a Milano, per i titoli azionari solo una piccola parte della domanda viene dall'Italia, meno del 2%. Quando abbiamo fatto l'aumento di capitale siamo partiti dagli Usa. Per un'impresa globale come noi, è indispensabile operare sul mercato globale dei capitali, anche se in Italia ci sono intermediari eccellenti".

Ma Salini-Impregilo è un campione nazionale, un'impresa tricolore.
"Non siamo più un campione italiano, dobbiamo essere considerati una realtà internazionale che fattura piùdel 93% all'estero, in competizione con i principali leader mondiali del settore. Siamo concreti, non dobbiamo usare eufemismi. Purtroppo i vincoli burocratici e di mercato presenti in Italia spingono le imprese a trasferirsi all'estero, impoverendo il tessuto economico del Paese. Luxottica, Telecom e Pesenti sono un chiaro esempio di società italiane con uno spostamento della componente azionaria all'estero. Delle principali multinazionali italiane attive fino a qualche anno fa, oggi ne sono rimaste solo quattro. La Borsa di Milano ha come interlocutori investitori stranieri. Bisogna porsi delle domande".


Quindi non guardate ai francesi di Vinci, ad esempio? O a Bouygues?
Un'altra strada per crescere è quella di fare alleanze.

"Non escludo nemmeno questa ipotesi, perché la dimensione è fondamentale nel nostro settore e in particolare nello specifico segmento di riferimento delle grandi opere, e oggi siamo in grado di fare alleanze alla pari con i più importanti operatori del settore. La dimensione è indispensabile per gestire i grandi progetti, garantire eccellenza realizzativa ed ingegneristica di infrastrutture che hanno carattere strategico per interi continenti. E la dimensione è importante anche per diversificare e gestire i rischi. Nel campo del genio civile siamo già tra le aziende più grandi del mondo, e abbiamo come obiettivo di arrivare nel 2019 con un fatturato nell'ordine di 9 miliardi".
"Per alleanze e aggregazioni ci vuole innanzitutto una chiara visione e un forte razionale industriale. Vinci e Bouygues sono multinazionali che hanno puntato sulla diversificazione di prodotto, sono grandi costruttori del genio civile ma si occupano anche e soprattutto di concessioni, servizi ed attività correlate. Noi invece siamo focalizzati sulle grandi opere, realizziamo dighe, metropolitane, ferrovie, ponti, strade e grandi opere idrauliche come il nuovo canale di Panama. In molte società, anche più grandi di noi, le divisioni equivalenti al nostro settore di business sono molto più piccole".

Stiamo sempre parlando di operazioni o attività che riguardano l'estero. L'Italia è un mercato che vi interessa poco. È poco appetibile o c'è qualcosa che non funziona, qualche freno che blocca lo sviluppo e le opere?
"Lo stato delle nostre infrastrutture esistenti e di quelle mancanti è la dimostrazione di un'Italia che non decide. Purtroppo le infrastrutture non fatte sono a mio avviso il termometro dell'incapacità di un Paese prigioniero delle procedure, e non attento invece ai risultati. Sappiamo tutti cosa non funziona, analizziamo i problemi e le carenze dei nostri sistemi infrastrutturali. Ma poi non siamo capaci di trasformare le idee in piani concreti e in opere. In Cina hanno realizzato in soli 10 anni Nanhui, una città modello, che si sta configurando come un paradiso residenziale, universitario, industriale e portuale, già in grado di accogliere circa 800mila abitanti".

Quando parla di immobilismo sembra quasi voglia parlare di Roma.
"Non voglio parlare di una città che amo e che è purtroppo in una situazione molto complessa che sicuramente non fa onore al suo ruolo nella cultura, nella storia e nell'arte. Ma in termini di infrastrutture Roma è solo il riflesso di un quadro debole a livello nazionale, anche se tagliare l'erba e raccogliere i rifiuti non dovrebbe essere un problema insormontabile".

Gli Usa sono da sempre un vostro grande mercato, nel vostro fatturato pesano per il 30 per cento. E ora con un presidente come Trump che ha dato il via ad un grande programma infrastrutturale le cose si prospettano ancora migliori. A molti Trump non piace, a voi?
"Gli Usa sono un grande mercato, ma per noi sono diventati un mercato reale solo con l'acquisizione di una società americana, Lane. Gli Stati Uniti sono un Paese con una organizzazione federale, ma molte competenze sono dei 50 Stati e non del governo centrale. Quindi le opportunità di crescita sono perseguibili con una forte presenza in quegli Stati che hanno importanti budget per nuovi investimenti e per ammodernamento delle infrastrutture, e quindi con strutture e presenze distribuite sul territorio. Il presidente Trump ha messo al centro del suo programma le infrastrutture, e ha ragione. Gli Stati Uniti necessitano di un grande piano di ammodernamento infrastrutturale. Solo per rimettere in funzione le dighe nel Paese, di cui 14mila sono a rischio collasso, si stima un fabbisogno di circa 21 miliardi di dollari. Ma interventi strutturali sono necessari anche nei settori delle ferrovie, dei porti, degli aeroporti. E noi siamo presenti con Lane, pronti a dare il nostro contributo e a cogliere le migliori opportunità, con tutta l'esperienza di un gruppo con oltre 110 anni di storia e leader mondiale nel settore acqua".

Un altro mercato importante è l'Africa. Recentemente avete realizzate dighe in Etiopia, e quel Paese è uno di quelli che stanno crescendo di più.
Che aiuto possono dare le infrastrutture all'Africa?
"L'Africa rappresenta circa il 16 per cento del nostro fatturato, lavoriamo e abbiamo lavorato in Etiopia e in altri Paesi. Non condivido la politica degli aiuti a fondo perduto, talvolta possono essere non sufficienti o poco efficaci. Credo invece in contributi che siano in grado di incrociare il supporto economico con il trasferimento di competenze e tecnologia, per migliorare il contesto economico in loco nel lungo periodo. Oggi, se permettiamo ai migliori talenti africani di emigrare rischiamo noi stessi di contribuire a creare le condizioni di impoverimento del continente. Una proposta concreta? L'Europa trovi il modo di dare garanzie concrete e reali a supporto delle imprese che operano e che investono in Africa. C'è bisogno di energia, è l'energia che cambia la scolarizzazione, le abitudini, i consumi, la crescita. L'Etiopia, che lei citava, lo ha fatto e cresce a due cifre".

Torniamo all'Italia. Come procede il programma lanciato con l'assunzione di giovani ingegneri?
"Benissimo, sono tutti ancora con noi nei vari cantieri che stiamo gestendo nel mondo. Meno del 2% ha fatto altre scelte professionali. Crediamo nei giovani e per questo abbiamo lanciato un master al Politecnico di Milano: un modello di collaborazione con una delle più prestigiose università, con cui stiamo preparando i futuri manager dell'azienda, come facciamo in molti altri Paesi nel mondo".

Allora all'Italia un po' ci crede, nonostante abbiate qualche contenzioso, tipo quello per la Pedemontana.
"In Italia purtroppo lavoriamo poco. E sul contenzioso mi pare che tutti concordino che si debba migliorare su temi come la certezza del diritto e la durata dei giudizi". Un'azienda ha doveri verso gli azionisti anche sul fronte della governance e della successione. Si segnalano tensioni in famiglia.

"Per la successione c'è un piano approvato dal cda. Sulla famiglia posso dire che dirigere una società globale è già molto difficile, dirigere una famiglia può, a volte, anche essere impossibile. È uno dei problemi del capitalismo italiano ".

Qual è l'opera che le ha dato più orgoglio?
"Panama, ma anche le dighe, l'Autosole, la Ferrovia direttissima. Quando vado da Roma a Milano utilizzando un'infrastruttura realizzata da Salini Impregilo o quando prendo una metropolitana nelle diverse capitali, o uso un treno ad alta velocità fatto da noi provo un robusto orgoglio".

E quella che le piacerebbe più fare?
"Se dicessi il Ponte sullo Stretto di Messina darei una risposta intelligente per il nostro Paese, ma rischierei di far alzare solo polemiche strumentali. Quindi non lo dico. Mi piacerebbe l'alta velocità ferroviaria negli Usa tra Boston, New York e Washington. E poi lavorare nel settore acqua in California, che ogni anno soffre per la carenza idrica".

Dottor Salini, lei legge? E cosa?
"Libri del '700, che colleziono. Libri d'arte. Libri di cucina, antica ma anche molecolare. Mi piace l'Illuminismo: Voltaire e il suo spirito mi aiutano a superare le piccole insoddisfazioni e le tante difficoltà quotidiane".
http://www.repubblica.it/economia/af...ali-171566990/
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"Quello che facciamo per noi stessi,muore con noi quello che facciamo per gli altri e per il mondo rimane, ed e’ immortale" - Albert Pine.

Ponte sullo Stretto di Messina - Prima parte
Ponte sullo Stretto di Messina - Seconda parte

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Old July 30th, 2017, 10:28 AM   #107
Aury88
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contemporaneamente l'opinione altrettanto autorevole, informata ed argomentata del On. Alessandro Di Battista (m5s) secondo cui TAV e Ponte sullo Stretto di Messina sarebbero "opere inutili"
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Old July 30th, 2017, 04:41 PM   #108
deltat86
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contemporaneamente l'opinione altrettanto autorevole, informata ed argomentata del On. Alessandro Di Battista (m5s) secondo cui TAV e Ponte sullo Stretto di Messina sarebbero "opere inutili"

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Old July 30th, 2017, 05:29 PM   #109
Aury88
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