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#121 |
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Siceliota
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«L'Umanesimo italiano» di Massimo Cacciari
La politica va poi intesa come profezia, per sua natura estranea a ogni forma di rassicurazione, ma volta piuttosto a mostrare con schiettezza la complessità e le difficoltà che sono insite nella prosecuzione del cammino verso il miglioramento Si è svolta nel pregevole scenario del chiostro del Convitto "Mario Cutelli" la "Lectio Magistralis sull'Umanesimo Italiano" di Massimo Cacciari, con cui la Provincia regionale di Catania inaugura la propria rassegna dedicata alla promozione della lettura, nell'ambito della campagna nazionale "Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura", promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Introdotta dal Direttore alle Politiche Culturali della Provincia Regionale di Catania, Domenica Pagliaro, che ha tracciato brevemente il percorso politico e culturale dell'illustre ospite, figura di spicco della cultura filosofica, e dal presidente del Collegio siciliano di Filosofia Roberto Fai, la conferenza ha teso a fornire una definizione univoca e storicamente aderente alla realtà, di un movimento culturale fondamentale nella storia del pensiero italiano, che nel corso dei secoli è stato tuttavia soggetto a valutazioni contrastanti e a interpretazioni non sempre positive. A un auditorium gremito e attento, l'ex sindaco di Venezia, ha evidenziato aspetti di sorprendente modernità nel pensiero quattrocentesco, che per la prima volta poneva l'uomo al centro della speculazione filosofica, e riscopriva appassionatamente la cultura classica, non come contemplazione statica del passato, ma come riscoperta di radici imprescindibili, senza riferimento alle quali, l'uomo stesso non potrebbe contestualizzarsi né riconoscersi. Personaggio centrale di una ricerca che non è più esclusivamente scientifica, l'uomo smise dunque di essere semplice oggetto da categorizzare e definire, e iniziò a distinguersi come soggetto divenente, la cui essenza si fonda sostanzialmente proprio nella complessità del suo essere possibile, in-stabile e mortale, e si estrinseca nel pensiero, nell'immaginazione e in ciò che gli è al contempo più affine e più "extra-ordinario": la sua espressione linguistica, che gli fornisce una collocazione storica e "temporalizzante", e che, ben lungi dall'essere semplice mezzo di comunicazione, è innalzato a forma suprema e creatrice che si esprime attraverso l'uomo - e non viceversa - non solo a parole ma anche in forme sublimi d'arte come la musica e la pittura. Alla fine della conferenza, prima di salutarci tra gli applausi della folla, Cacciari ha poi risposto alle domande del pubblico, accennando brevemente al concetto di politica come profezia, per sua natura estranea a ogni forma di rassicurazione, ma volta piuttosto a mostrare con schiettezza la complessità e le difficoltà insite nella prosecuzione del cammino verso il miglioramento. 26/09/2010
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I catanesi...un popolo che è nello stesso tempo—il diavolo lo sa in che modo—luttuoso e festaiolo, chiuso e rumorosissimo, di poche parole e di molte grida, sensuale e affettuoso, filosofo per natura e incolto in filosofia…. La follia e la saggezza lo guidano senza litigare… Vitaliano Brancati Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla... Martin Luther King |
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Siceliota
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biblioteca «livatino». La prima edizione del reading letterario al Castello di Leucatia
Se un libro è anche per gli altri A tagliare il nastro di partenza della prima edizione catanese del reading letterario, «Leggevamo quattro libri al castello», ci hanno pensato i numerosi lettori che ieri pomeriggio, dalle 17 in poi, hanno partecipato entusiasti al primo innovativo appuntamento culturale - curato da Lina Tringali - che si è tenuto nella biblioteca «Rosario Livatino», del Castello Leucatia. Una lodevole iniziativa, volta a far ritrovare il proprio tempo tra le pagine di un libro, da leggere per sé, per gli altri e con gli altri, che rappresenta una delle tante proposte di aggregazione sociale e diffusione della cultura dell'associazione pavese «L'arte del vivere con lentezza». Un'associazione che, del «rallentare per vivere meglio», ne ha ormai fatto una vera filosofia di vita. Un progetto culturale, quello della lettura ad alta voce che, dopo aver ricevuto parecchi consensi in diverse città d'Italia, ha particolarmente soddisfatto anche gli appassionati lettori catanesi, i quali, "armati" dei brani letterari (di classici, best-seller, romanzi, gialli, poesie o racconti amatoriali) che più li hanno fatti sognare e pensare, hanno vissuto l'incontro pomeridiano come una straordinaria opportunità di confronto, di comunicazione e di socializzazione. «Finalmente anche a Catania si dà spazio ad eventi che possano dare un po' di "respiro" culturale - commenta soddisfatta una curiosa "divoratrice" di libri, la signora Giuliana Testa, la quale in occasione di ogni appuntamento, curerà la piccola rubrica de "Il segnalibro", attraverso cui esporrà agli interessati tutte le ultime novità librarie - all'insegna della lentezza e della leggerezza». Nella sala lettura della biblioteca si respirava un'atmosfera piacevole, priva di alcuna formalità; era solo il piacere di condividere la medesima passione per la lettura e, perché no, di dare inizio ad un vero e proprio "contagio" alla cultura, ad aleggiare nell'aria. Per il dott. Santino Mirabella, il progetto rappresenta anche un ottimo pretesto per «creare un coinvolgimento che possa avere funzione aggregativa specie per i ragazzi, troppo spesso davanti a tv, computer o play-station. Anche io, come alcuni di voi, scrivo libri e, proprio in uno di questi, parlo dei pomeriggi che, da bambino, trascorrevo con mio nonno. Guardavamo vecchie foto e mi raccontava della guerra; erano pomeriggi meravigliosi, ricchi di conoscenza e di unione di anime tra due persone di generazioni opposte. I ragazzi d'oggi, cosa ne sanno di questi pomeriggi felici?». Tra i tanti lettori presenti all'appuntamento vi era anche il dott. Paolo Capizzi che, in veste di musicista ha accompagnato, con la propria chitarra acustica, i testi letterari; mentre, in veste di psicologo, ha espresso la propria opinione sull'efficacia terapeutica, ormai mostrata da parecchi studi scientifici, di quella che viene per l'appunto definita come la "libroterapia". «In realtà - spiega - ogni attività può risultare benefica e curativa del proprio stato d'animo, se rappresenta "veicolo" per la propria espressione e per le proprie emozioni». La signora Silvia Aliotta ha portato con sé il libro che più l'ha colpita, una raccolta di poesie di una poetessa siciliana, Concetta Amata. Componimenti di versi che «rispecchiano perfettamente - dice - l'attuale precarietà di valori etici; primo fra tutti, la famiglia, la quale dovrebbe rappresentare un solido punto di riferimento per i giovani». I prossimi appuntamenti da non perdere, per dar "voce" alla propria passione letteraria, sono previsti per il 10 novembre e per il 10 dicembre (data in cui, tra l'altro, presiederà il fondatore dell'associazione del "Vivere con lentezza", Bruno Contigiani), stessa ora, 17, e stesso luogo, la biblioteca di via Leucatia, 68. 29/09/20
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I catanesi...un popolo che è nello stesso tempo—il diavolo lo sa in che modo—luttuoso e festaiolo, chiuso e rumorosissimo, di poche parole e di molte grida, sensuale e affettuoso, filosofo per natura e incolto in filosofia…. La follia e la saggezza lo guidano senza litigare… Vitaliano Brancati Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla... Martin Luther King |
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Siceliota
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Hollywood sul Simeto L'epopea del muto alle falde dell'Etna
La storia cinematografica di Catania comincia nel 1913 quando il re dello zolfo, Alfredo Alonzo, fonda una società per fabbricare pellicole. Tra il '14 e il '16 ce ne saranno quattro Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo a svettare tra i protagonisti della rinascita economica della città, clamorosamente rappresentata dalle turrite raffinerie dello zolfo, è il catanese Alfredo Alonzo - magnate etneo, incontrastato e ammirato "re dello zolfo" siciliano - che ammaliato dal fascino già irresistibile della celluloide e catturato dal meraviglioso giocattolo cinema fonda l'"Etna Film" (31 dicembre 1913), "Società Anonima per la fabbricazione di pellicole cinematografiche" dando la stura ad una dinamica industria cinematografica che, tra mecenatismo ed avventurismo, segna il punto più alto della golden age produttiva catanese e farà gridare ai posteri al miracolo di una "Hollywood sul Simeto". Nella città etnea il decennio successivo al 1905 - dopo l'arrivo, appena un anno dopo della storica proiezione parigina (1895), il 6 dicembre 1896 del cinema ambulante ad opera di Giuseppe Lentini (v. questo stesso giornale, inserti nn. 446-447-448, 12-19-26 giugno 2008) - si caratterizza essenzialmente per l'apertura delle sale stabili: dallo storico teatro "Sangiorgi" fino al sontuoso "Olympia" (opera dell'architetto Francesco Fichera) inaugurato nel 1913 con il kolossal "Quo Vadis?" di Ernrico Guazzoni, oggi scriteriatamente trasformato in un Mc Donald's, dopo una lunga fase di proiezioni hard-core. Un pezzo di storia cittadina distrutto nell'indifferenza dagli hamburger d'oltreoceano. Passata la fase pionieristica, tra il 1914 e il 1916 la coeva presenza di ben quattro case di produzione (oltre all'"Etna Film", nascono la "Sicula Film", la "Ionio Film" e la "Katana Film", tutte con sede a Catania) genera un'altra tumultuosa e fervida attività imprenditoriale che crea dal nulla i primi set cinematografici, scopre suggestive location e spinge con forza la città in quel circuito virtuoso del "policentrismo produttivo", in Italia tratto peculiare dei primi decenni della neonata "settima arte». L'"Etna Film", tutt'altro che intimorita dal magniloquente filone della romanità, non esita appena nata a lanciarsi anch'essa nell'avventura del kolossal, subito producendo l'agiografico-religioso "Christus" o "La sfinge dell'Ionio" (1914) a firma del conte Giuseppe De Liguoro, regista già noto ed esperto, proveniente da Milano, destinato a divenirne il metteur en scéne numero uno. "Christus", girato ad Ognina in una villa dello stesso Alonzo camuffata da reggia, impegna centinaia di comparse oltre ad un cast blasonato e punta, avventuristicamente e vanamente, alla conquista del mercato internazionale, in realtà creando le premesse del rovinoso tracollo. Dell'"Etna Film" oggi, riattati, restano ancora i "grandiosi" locali creati a Cibali, una vera e propria Cinecittà ante litteram in sedicesimi, che il cavaliere catanese venderà l'8 marzo del 1920 suggellando la fine d'un epoca gloriosa. Anche la "Katana Film", fondata da Alfio Scalia e Giuseppe Coniglione, operatore il catanese Gaetano Ventimiglia (che lavora anche con Alfred Hitchock) e le più piccole "Jonio Film" di Francesco Benanti che ambienta lo storico "Valeria" (1916) tra il colonnato neoclassico dell'Orto Botanico e il boschetto della Plaja e infine la "Sicula Film" (creata dall'avvocato Gaetano Tedeschi dell'Annunziata), prive delle necessarie dotazioni tecniche per proseguire l'attività, crollano miseramente trascinate dal repentino declino dell'"Etna" e scompaiono nel nulla. Lo scoppio della Prima Guerra mondiale provoca una caduta verticale della produzione europea e un totale spostamento di equilibri, sicché il mercato internazionale viene definitivamente conquistato dalla nascente industria cinematografica hollywoodiana. Primato da allora mai più perduto. Regista di tutti i film della "Katana Film" è il versatile avvocato-scrittore catanese Raffaele Cosentino, che per "Il latitante" (1916) si avvale di un soggetto del giornalista-commediografo Peppino Fazio e di uno straordinario cast locale (le Balestrieri, Quintavalle, Bottino, Rapisarda). Finito il trienno 1914-16 chiude qui tristemente la rutilante stagione della "Hollywood sul Simeto", complessivamente una trentina di film repertoriati con visto censura, presumibilmente girati tutti tra Catania e provincia, oltre la metà prodotti dalla "Etna" dei quali nessuno - vittima dell'incuria, dell'inconsapevolezza e d'una scriteriata furia iconoclasta - è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Proprio la simultanea presenza di queste quattro case di produzione crea, dunque, le condizioni d'esistenza dei primi set cinematografici, quando già - a dire il vero - l'ingresso di Catania nel cinema è avvenuto per altri non meno nobili accessi: attraverso la maschera esagitata e dolente del puparo-attore Giovanni Grasso sr.; e ancora con il suo prediletto figlio e genio del melodramma Vincenzo Bellini con la trasposizione per immagini di "Norma" (1911) regia di Romolo Bacchini, seguito da un altro "La Norma" (1911). Ma ancor prima, un mitico e fiabesco territorio etneo è da sfondo a "L'ile de Calypso: Ulysse et Poliphéme" (1906), dove il "mago" George Méliès, produttore e regista francese, esibisce le proprie straordinarie qualità di inventore e prestigiatore ammaliando gli ingenui spettatori del cinema delle origini con la scelta di uno degli episodi più spettacolari dell'Odissea, quello dello scontro ad Aci Trezza tra il mitico e furbissimo re d'Itaca e il gigante antropofago dall'unico occhio. Franco La Magna 28/09/2010
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Siceliota
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«I belliniani etnei apprezzano la dedizione degli artisti»
Catania. Il Bellini d'oro che quest'anno viene assegnato a tre miti della musica lirica è ad una tappa storica del suo album di prestigio. Sabato 2 ottobre alle 18, al Teatro Massimo Lella Cuberli e Grace Bumbry vedranno riconosciuti nella patria di Bellini i loro meriti straordinari sul piano canoro e ancora di più della cultura teatrale. Quirino Principe, che completa l'aurea triade è il critico che con le sue analisi puntuali, con le sue pazienti ricerche e soprattutto con le sue intuizioni, ha fatto palpitare le musiche scritte quasi due secoli addietro e ormai riconosciute come la colonna sonora dell'epoca romantica. Antonio Maugeri, presidente e fondatore della SCAM che organizza la manifestazione, ne è legittimamente fiero. Il ritorno nel tempio della musica catanese di una manifestazione la cui fama è diffusa nel mondo è un attestato di eccellenza per lui e per i soci della SCAM che da anni dialogano con i grandi artisti di tutti i tempi, ne seguono le attività e ne stimolano le ricerche. Cosa non meno importante: il dialogo musicale incentrato su Catania coinvolge artisti che sono innamorati della città di Bellini, la hanno conosciuta e considerano un onore esservi ospitati. «Sono onorata, onorata di venire al Bellini - ci ha detto Lella Cuberli prima di partire per Catania-. Il vostro è il pubblico che ogni artista desidera: esigente e competente, severo e generoso. Ci sono dei teatri "facili" con ascoltatori di facile contentatura, ma a Catania sappiamo che i belliniani colgono anche la minima deviazione dallo spartito. Proprio per questo sanno apprezzare l'impegno e la dedizione degli artisti e sanno rispondere con grande entusiasmo alle prove migliori». Questo è il punto. La grande novità che lei e Grace Bumbry avete apportato al teatro belliniano è di avere interpretato con le voci originali, di soprano e di mezzosoprano, quei ruoli di Norma e Adalgisa che ordinariamente in epoca moderna sono stati resi con il registro di soprano… «Occorre finezza di orecchio per cogliere la sostanziale differenza. Questi personaggi belliniani corrispondono non solo a due registri diversi, ma a due colorazioni vocali e sentimentali che si integrano a vicenda. Norma è la donna matura e l'amante appassionata; Adalgisa è la figura virginale, timida anche se completamente dominata dall'amore. Nell'opera lirica bisogna ritrovare questi atteggiamenti sentimentali, la profondità delle anime che si contrappone decisamente al verismo che verrà dopo». La Casta Diva della Brumbry mette i brividi: sanguigna appassionata, con quella forza naturale che si trova nei canti più spirituali della tradizione americana. La Adalgisa della Cuberli è di una freschezza, diciamo meglio, di una conformazione sentimentale che tocca i vertici dell'amore romantico. Fu Rodolfo Celletti, grandissimo studioso di vocalità, a riconoscere la necessità di un recupero dello stile originario e nel corso della serata di gala catanese Quirino Principe saprà cesellare le annotazioni e fare risaltare vive quelle atmosfere romantiche che egli stesso ha studiato tra l'ispirazione cupa della Norma scritta dall'accademico Soumet e quella eroica creata dal nostro Bellini. Le due grandi primedonne sono entrambe americane di origine; la Bumbry vive tra Manhattan e l'Europa; l'altra ha stabilito in Italia il suo domicilio di elezione. I belliniani della SCAM e i loro ospiti saranno anche essi protagonisti perché, come hanno sottolineato le due artiste, il trionfo della musica si raggiunge quando essa riesce a suscitare quelle sensazioni sublimi che erano nelle intenzioni del genio che la ha creata. Quindi la consegna di questo premio ai tre eletti alunni delle Muse è anche un premio per tutta la città che ha conservato, in anni difficili, il gusto e la passione di un nobile sentire che ancora continua. Ingresso libero fino ad esaurimento di posti. Non è necessario esibire l'invito soltanto 150 posti sui 1200 del teatro saranno riservato ai soci SCAM. 30/09/2010
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Castello Ursino, la creatività in tutte le sue forme
Da domani le sesta giornata dell'arte contemporanea Domani alle 10,30 al Castello Ursino, il sindaco Raffaele Stancanelli e l'assessore alla Cultura e Grandi Eventi Marella Ferrera inaugureranno la sesta Giornata dell'Arte Contemporanea, promossa dall'Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea italiani. Le sale del maniero federiaciano ospiteranno fino a sabato 16 le opere (pittura, scultura, installazioni, video, fotografie) di 58 artisti. «L'Amministrazione comunale - sottolinea il sindaco Raffaele Stancanelli in una nota diffusa da Palazzo degli Elefanti - è sensibile agli avvenimenti culturali che coinvolgono la città di Catania. Interesse primario di questa Amministrazione è la promozione, la valorizzazione e il sostegno di tutto ciò che di culturalmente valido avviene nel nostro territorio. Tante cose sono state fatte e tante quelle da fare, ma credo che Catania stia dando dimostrazione di muoversi nella giusta direzione e questo momento dedicato all'arte è la dimostrazione». «Questo evento, voluto dall'associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani - prosegue nella stessa nota l'assessore Marella Ferrera - vede uniti l'assessorato alla Cultura, le Politiche Giovanili, il Castello Ursino, il Teatro Stabile, l'Accademia delle Belle Arti e varie gallerie d'arte, in un progetto comune di promozione di arte e cultura. È caduta ormai l'obsoleta distinzione che definiva in maniera marcata le arti cosiddette maggiori da quelle minori -- aggiunge - e così si è finalmente liberi di manifestare la propria creatività attraverso non solo la pittura e la scultura ma anche attraverso video, foto, installazioni e grafica multimediale». La mostra rimarrà aperta appunto fino al 16 ottobre tutti i giorni, tranne la domenica, e saràvisitabile dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. 08/10/2010
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Siceliota
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Grandi sinfonie, artisti di valore
La neosovrintendente Gari parla di «austerità», il direttore Humburg annuncia le tournée all'estero Catania. C'era tanta attesa ieri mattina nel Foyer del Teatro Massimo per la presentazione della stagione sinfonica. Rita Gari Cinquegrana, neo sovrintendente, non ha deluso le aspettative: precisa nel suo discorso che traccia un itinerario di impegni realistici, senza fiori di retorica, soprattutto senza quelle generiche progettazioni che talora si fanno negli esordi di mandato. Pragmaticamente ha condensato il suo dire in poche parole chiave, di cui alcune meritano di essere riportate letteralmente (perché valgano da esempio per altri amministratori pubblici). Prima: Austerità: "La nuova stagione si apre sotto il segno della austerità… ma non deve essere un segno infausto. Questo Teatro ha dimostrato di saper fare cose importanti anche con risorse molto limitate…". Dunque Fiducia, e soprattutto Sinergia "Dobbiamo lavorare, e prima ancora essere, come un'unica squadra; remare tutti e con grande lena, nella medesima direzione…" Su queste basi e con la disponibilità alla collaborazione, ha concluso, si potrà Crescere: "Recuperando quella parte di pubblico che da qualche tempo si è allontanata dal Teatro … e conquistando nuovi mercati con uno stabile inserimento non solo in Europa ma nei paesi asiatici…" Prestissimo il nostro Teatro sarà chiamato a Buenos Aires e New York e contatti fruttuosi sono già sviluppati con i teatri di Cina e Giappone. Giusta prospettiva: quella altissima tradizione di belcanto e di arte insuperata che dal romanticismo in poi è coltivata a Catania attende solo di essere avviata presso le platee di tutto il mondo con quei benefici economici che finora non sono stati adeguatamente sviluppati. Poche parole chiare per un programma preciso e realizzabile da subito (la prima partenza per l'Argentina avverrà entro l'autunno). Sono le premesse solide per un recupero del dialogo con l'arte di cui la città avverte fortissimo il bisogno, ma che deve essere basato su una programmazione realistica, come richiesta dalla congiuntura attuale. Il direttore artistico Will Humburg ha illustrato il cartellone (sul quale fa bella mostra, la gradevolissima trouvaille del capo ufficio stampa Fabio Albanese: un logo con un'affascinante figura di musa, ripresa dalle tradizioni della Catania Belle Epoque: un evidente invito al bello e all'armonia, contro le brutture che troppi e per troppo tempo in Occidente hanno gabellato per arte immaginando che il pubblico sia tutto fatto di moutons de Panurge). Anche qui buone notizie: soprattutto grandi sinfonie dei massimi autori dell'Ottocento, affidate ad artisti di gran vaglia: Lo stesso Humburg inizierà il 4 novembre (auspicio di nuove vittorie) dirigendo l'Incompiuta di Schubert e altre classiche composizioni di Puccini (il Capriccio sinfonico) e di Respighi (la Rossiniana). Il 28 gennaio ascolteremo pagine dei Troyens di Berlioz (con richiamo alla Cassandra di Gnecchi che inaugurerà la stagione operistica). Ad aprile la Faust-ouverture di Wagner. E poi i Quadri di una esposizione di Mùsorgskij, la VIII di Beethoven, la VIII di Dvorák. Sentiremo nel corso dei sedici appuntamenti (fino al 18 giugno), il Chiaro di Luna di Beethoven; pagine del Clavicembalo ben temperato del sublime Bach; la Piccola Russia di Ciajkovskij. A dirigere ci saranno maestri amati dal pubblico nostro e internazionale come Stefano Ranzani e Donato Renzetti, ascolteremo solisti della tempra della violinista Viktoria Mullova (per la prima volta al Bellini) e potremo ancora applaudire il nostro Gioacchino Giuliano la cui tromba sa suscitare meritati entusiasmi. Ci sarà la pianista coreana Ilia Kim (a marzo) con la bacchetta di Xu Zhong, il violoncellista Mario Brunello. il quartetto Pavel Haas di Praga e il pianista Grigorij Sokolov. E tanti altri ancora: una panoramica esauriente del meglio mondiale dell'arte musicale. Will Humburg che oltre ad essere direttore artistico è un artista lui stesso non ha saputo resistere alla tentazione di fornire qualche anticipazione sulla prossima stagione di musica moderna (al Sangiorgi) e operistica (Barbiere di Siviglia) e su altre iniziative (concerto di Capodanno, concerto Agatino, concerto a ricordo delle Twin Towers, concerti belliniani, notte bianca… e forse una gigantesca Ottava di Mahler da proporre al teatro antico. Non sono chimere, ha assicurato, fuori dalla ufficialità dell'esposizione, si potrebbero realizzare se la politica si decidesse a quel contributo da tempo atteso. Da lunedì intanto inizia la campagna abbonamenti al botteghino. Sergio Sciacca 09/10/2010
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Il Tempio di Sant’Euplio
![]() ![]() Una figura affascinante e singolare e quella di S. Euplio compatrono della nostra città. “Euplo” nativo di “Catanae” visse in un periodo particolare della storia cristiana in quanto la religione non era solo strumento di fede, ma soprattutto mezzo di protesta politica e sociale. Il martire Euplio venne catturato con il Vangelo in mano, mentre professava la sua fede, ed accusato di non riconoscere l’ordine imperiale e gli dei. Fu interrogato per ben 2 volte e processato, ma Egli con fermezza non abbandonò mai l’esempio di Cristo dichiarando di aver compiuto il proprio dovere. Il giudice di quel tempo Calvisiano, oltraggiato dalle affermazioni del Santo lo fece torturare secondo le leggi dell’imperatore Traiano. Al termine del martirio gli venne offerta la possibilità di redimersi convertendosi agli dei, ma Euplio ringraziò Dio e gridò: “Io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: fuori di questa triade non c’è altro Dio”. Venne decapitato a Catania il 12 agosto del 304, ed il suo corpo fu sepolto nella chiesa di S. Maria in Betlem accanto al sepolcro di S. Agata. Attualmente il suo corpo riposa a Treviso dopo essere stato trafugato insieme alle reliquie di S. Agata, S. Leone e S. Lucia al tempo dei Normanni. In Via S. Euplio proprio alle spalle dell’anfiteatro, possiamo ammirare i ruderi della chiesetta a Lui dedicata e distrutta dal bombardamento aereo dell’8 luglio 1943. All’ingresso della recinzione che custodisce i ruderi del Tempio, si vede una scala che conduce ai locali sotterranei. Attraverso questa scaletta si accede ad una stanza scavata nella roccia, buia e umida dalle cui pareti emergono alcune pitture. Sul fondo si intravede un piccolo altare con alcune tracce di affreschi ormai quasi impercettibili all’occhio. All’esterno invece possiamo ammirare i medaglioni rappresentati gli Apostoli e l’epigrafe del 1978 apposta in quel luogo per volere dell’On Magrì allora Sindaco di Catania. “Possiamo essere martiri anche senza che la spada ci trafigga, purché sinceramente decisi a conservare la pazienza nel cuore”. S. Gregorio Magno http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/17467
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Si può sapere perchè l'Istituto Musicale Pareggiato "Vincenzo Bellini" non può diventare a tutti gli effetti un "Conservatorio"?...se ne parla da decenni...e non parlo del "liceo musicale" la cui apertura è slittata per motivi di "posta"...cosa quantomeno sorprendente nell'era di internet...
...come al solito a Catania le cose ovvie diventano grandi imprese irrealizzabili...
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Siceliota
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Catania, parte al Massimo la nuova stagione belliniana
Clou nel «Parsifal» in collaborazione con il teatro di Norimberga CATANIA - Stagione lirica di tutto rispetto quella che Will Humburg, direttore artistico del Teatro Massimo, ha presentato ieri mattina nel foyer affollato come sempre, ma con una presenza sempre più folta di giovani, il che è un indizio incoraggiante. Il cartellone è di quelli che pongono le produzioni e le ideazioni del nostro Massimo in primo piano nel panorama mondiale: come da tempo preannunciato la prossima stagione 2011 si avvierà con una Cassandra (di Vittorio Gnecchi) che sostanzialmente è stata sentita poche volte nel corso della storia e non per suoi demeriti, ma per un caso di plagio di cui il compositore italiano fu vittima e che ebbe come colpevole niente meno che Strauss l'autore di una Elektra non poco copiata dalla partitura dell'Italiano. Una questione di aderenze nazionali che il nostro pubblico colto potrà delibare nei suoi dettagli (l'opera non è stata quasi mai proposta per intero e quelli che riescono a rendersi conto dell'andamento melodico sulle partiture sono ragionevolmente pochi). E' una primizia, che potrebbe contribuire a discernere i veri valori della musica novecentesca. A seguire una serie di capolavori ben noti al pubblico che li riascolta sempre volentieri: la Cavalleria rusticana di Mascagni abbinata ai Pagliacci di Leoncavallo, il Rigoletto di Verdi, la gradevole favola della Cenerentola di Prokof'iev (affidata al corpo di ballo di Monte Carlo) e un programma composito di danze e musica nella interpretazione che immaginiamo del tutto originale di Pippo Del Bono che gode di molto favore tra il pubblico etneo. Il titolo della serata è "Dopo la Battaglia", e sulla base di brani di Mozart, Dvo?ák e Verdi vorrà rappresentare i furori e le follie belliche. Il tutto attorno al Sacre du printemps di Stravinskij che nel primo Novecento ne rappresentò in maniera epica, e cruenta i fulgori più raccapriccianti: Il Sacrificio della primavera era l'antica costumanza italica del Ver sacrum, quando si organizzavano le spedizioni militari che generalmente non servivano ad altro se non a portare lutti e strazi, ma che nella concezione protostorica (non solo italica, ma anche slava e germanica) rafforzavano la tempra del popolo e gli fornivano prede e schiavi. Si tratta di una nuova ideazione, che in corrispondenza con la primavera prossima farà artisticamente riflettere sul corso della storia umana che ancora non abbandona riti feroci di età buie. Come sarà organizzato l'evento (difficile chiamarlo "balletto") è impossibile prevedere, in ogni caso sarà un'occasione per discutere sul passato e per profilare gli aspetti più inquietanti anche della civiltà attuale. Ci sarà (nel prossimo ottobre) una novità per Catania, che comunque costituisce una occorrenza infrequente anche nelle scene internazionali, "Le convenienze teatrali" di Donizetti, allegra melodia sprizzante di buonumore nostrano (e per i melomani sarà occasione di notevoli scoperte). Il clou, o meglio uno dei vertici di questa locandina che di apici ne propone tanti, sarà il wagneriano Parsifal diretto dallo stesso Humburg in collaborazione con il teatro statale di Norinberga: grandioso, solenne, di germanica potenza e di mediterraneo incanto melodico. Immenso ma travolgente: "Certe parti - ha sottolineato il Maestro- che risultano asciutte nella sala di prova, diventano poetiche e palpitanti quando sono proposte al pubblico vero: il tempo trascorre e nessuno se accorge, perché l'incanto di suono, azione e parola è veramente emozionante". E non basta neanche questo, per un cartellone che si pone tra i più ricchi e vari degli ultimi anni: alla direzione oltre al Maestro Humburg che ha fatto sempre vibrare la sala del Sada con le sue interpretazioni teutonicamente rigorose ma mediterraneamente ammalianti ( e concerterà anche il Rigoletto) seguiremo la direzione sempre intelligente e sicura nelle scelte di Donato Renzetti e potremo apprezzare le virtù dell'italiano Marzio Conti e del finnico Jari Hämäläinen che anche nel cognome ha quella unità tonale che sa perseguire sullo spartito di Mascagni e Leoncavallo. A parte il contributo mai abbastanza lodato del coro diretto da Tiziana Carlini e della nostra orchestra che si è fatta apprezzare in diverse tournées internazionali, ci saranno artisti di prima grandezza, tra i quali Giovanna Casolla, Luciana Serra, Simone Alaimo che sulla nostra scena hanno mietuto allori indimenticabili, ed Ekaterina Sadovnikova la cui carriera lirica fa già pregustare preziose pagine del Rigoletto. Una bella, bellissima stagione, di quelle che in altri tempi si sarebbero definite imperdibili non solo per l'uditorio etneo. Ma accanto al maestro Humburg (che ha parlato di programmi già pronti anche per le manifestazioni belliniane e altri eventi straordinari), c'era la sovrintendente Rita Gari Cinquegrana la quale ha precisato quale sia ad oggi la situazione del Massimo ente musicale catanese: "Questo è il programma che attueremo nel caso non venissero confermati i tagli prospettati dalla Regione, tagli che sarà tanto più difficile evitare, quanto più saremo incapaci di lavorare in sinergia tra tutte le componenti (tecnici, amministrativi, coro, orchestra) del Teatro. Se ci sarà qualcuno che vorrà, nonostante tutto, remare contro, dovrà farlo nella consapevolezza di lavorare per la rovina del teatro". E in presenza di un cartellone così ricco sarebbe un vero delitto. 05/11/2010
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I catanesi...un popolo che è nello stesso tempo—il diavolo lo sa in che modo—luttuoso e festaiolo, chiuso e rumorosissimo, di poche parole e di molte grida, sensuale e affettuoso, filosofo per natura e incolto in filosofia…. La follia e la saggezza lo guidano senza litigare… Vitaliano Brancati Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla... Martin Luther King |
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La politica aiuti una istituzione
Di fronte all'elegante edificio del Teatro Bellini si erge la severa mole del Palazzo delle Finanze. Sembra un monito, quanto mai attuale nella situazione odierna, brutta non solo a Catania. Il cartellone che viene proposto nel primo palazzo è bellissimo, di quelli che per varietà e ricchezza farebbero l'onore di qualunque prestigioso ente musicale del mondo. I conti che vengono controllati nel palazzo antistante ricordano che oltre certi limiti non si può andare. I tagli che sono stati annunciati per quest'anno mettono in forse più di una iniziativa e per l'anno che verrà nessuno è in grado di formulare alcunché. Questi sono i dati di fatto attuali, che potrebbero essere migliorati se nei palazzi delle capitali politiche si decidesse di stornare verso attività d'arte quel che si spreca in attività poco giovevoli. Il problema delle risorse è grave, ma non può essere risolto con la forbice. Occorre che le scelte necessarie siano ragionate. Tagliare sulla cultura è relativamente facile perché non coinvolge masse di lavoratori e perché nella coscienza comune che si nutre di circenses di infimo merito, la cultura artistica e le sue produzioni più egregie ritenute quasi una spesa voluttuaria che si possa falcidiare senza grande dolore. E' uno sbaglio: tutti abbiamo sentito che in Italia non sappiamo produrre automobili competitive; che l'elettronica di punta alberga meglio in Estremo Oriente, che i prodotti agricoli a basso prezzo crescono meglio nelle Americhe… Ma nel campo della alta cultura musicale abbiamo ancora la palma nel mondo: l'Aida, la Norma, il Barbiere di Siviglia si cantano in tutte le latitudini e longitudini: cantanti e strumentisti coreani, giapponesi, americani fanno a gara per venire a imparare in Italia quel che nei loro Paesi non si riesce a superare. Abbiamo perso il primato delle stoffe che avevamo nel Trecento, quello delle banche che avevamo nel Quattrocento, quello delle arti figurative che avevamo nel Rinascimento: vogliamo perdere l'ultimo alloro? I conti del nostro teatro sono brutti, praticamente con gli stanziamenti attuali si riesce a coprire poco più degli stipendi del personale. Ci può essere qualcuno nei palazzi di Palermo e di Roma che voglia assassinare il teatro di Bellini? Sono tanto sicuri che produca meno di un centro commerciale e di una cattedrale nel deserto? Perché gli amministratori pubblici non mettono da parte le beghe di partito e i veti incrociati e non sostengono veramente un'istituzione che come tutte quelle del settore rende all'Italia tutta ben di più di qualsiasi missione commerciale lautamente stipendiata per rappresentare i nostri interessi nel mondo? Il cartellone del Massimo non è prelibatezza per quattro melomani. E' il marchio di qualità dell'Italia. Ammainata questa bandiera ci resterà solo il primato del bunga-bunga. Lunedì inizia la campagna abbonamenti: gli uomini di cultura catanese che attendevano con ansia il nuovo cartellone sapranno rispondere concretamente all'invito. I politici sapranno fare la loro parte? 05/11/2010
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Vittoria di Buttafuoco. Azzerato l'intero Cda
Catania. Pietrangelo Buttafuoco resta presidente del Teatro Stabile di Catania e Giuseppe Dipasquale continuerà a fare il direttore artistico. E' il risultato della intensa giornata di incontri e consultazioni, protagonista il presidente della Regione Raffaele Lombardo (impegnato sul campo sin dal mattino), che hanno preceduto l'Assemblea dei Soci dello Stabile. La riunione ufficiale si è conclusa nel tardo pomeriggio con un comunicato stampa che sancisce la vittoria su tutti i fronti della linea Buttafuoco: piena fiducia per lui, e via libera anche alla richiesta presidenziale di azzerare il Cda, compresa naturalmente la vicepresidente Ersilia Saverino, la «contestatrice» che nell'ultima riunione del Consiglio era stata protagonista di uno scontro con Buttafuoco. Lei chiedeva trasparenza negli atti, la possibilità di svolgere davvero il suo ruolo istituzionale, lui per tutta risposta presentava le dimissioni, peraltro respinte nella successiva riunione in cui il presidente ha approfittato per rilanciare e fissare paletti ben precisi. Buttafuoco mette evidentemente a tacere anche i «nemici» alla Regione, quei dieci parlamentari del Pdl che avevano presentato un'interpellanza avanzando più d'un'ombra sulla gestione del direttore artistico Dipasquale. L'audizione all'Ars di pochi giorni addietro - cui non hanno partecipato né Buttafuoco né Dipasquale ma i rappresentanti sindacali dei lavoratori del teatro e alcuni componenti del Cda presenti «a titolo personale» - si era conclusa con l'impegno da parte delle due commissioni parlamentari di chiedere ufficialmente gli atti del Teatro. Una richiesta che a questo punto difficilmente andrà avanti: il capo degli «interpellanti» cioè Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl, ha partecipato ai lavori dell'Assemblea nella sua veste di presidente della Provincia e ha messo la sua firma all'accordo di cui sopra. C'erano il già citato presidente della Regione Raffaele Lombardo, il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, Carlo Romano (delegato di Piero Agen, presidente della Camera di Commercio di Catania), Raffaele Marcoccio, (presidente dell'Ente Teatro di Sicilia). Presenti sia Buttafuoco che Dipasquale e l'intero collegio dei revisori: il presidente Massimo Baraldi e i membri effettivi Francesco Piccirillo e Massimo Rosso. Approvata la relazione dei revisori, confermata la piena fiducia a Buttafuoco - e dunque anche a Dipasquale - si ricomincia come se nulla fosse accaduto ma con un'importante novità: si dovrà procedere alla sostituzione di tutti i membri del Consiglio d'Amministrazione, che saranno scelti tra rappresentanti delle istituzioni previste nello Statuto. Tanto rumore per nulla? Mica tanto. Confermando all'unanimità la fiducia a Buttafuoco, l'Assemblea ha convenuto «sull'opportunità di chiedere ai propri rappresentanti in seno al CdA di dare le dimissioni dall'incarico. Ciò al fine di procedere, con effetto immediato, a nomine transitorie dal profilo squisitamente istituzionale che consentano ai Soci un approfondimento puramente tecnico su cui indirizzare il consolidamento economico-finanziario e il rilancio artistico culturale dell'Ente». Via dunque Ersilia Saverino, che in uno o forse anche due incontri riservati con Lombardo è stata evidentemente convinta a desistere dalla sua «battaglia», e via anche tutte le nubi che si erano addensate sul capo non tanto di Buttafuoco quanto del suo direttore artistico. La vittoria del presidente - un vero e proprio trionfo personale - dovrebbe ora consentire il regolare avvio del cartellone, con l'anteprima del «Bonaventura» prevista giorno 15 e l'apertura di stagione con la «Cavalleria Rusticana» il 30. Tutto il resto, compresa la «copiosa attività extrateatrale» finita nel calderone dell'interpellanza, ma di cui buona parte è stata molto apprezzata dal pubblico e di cui buona parte ha avuto costi irrisori, dovrebbe andare avanti secondo programma. Il che, politica o no, per il pubblico è già un bel risultato. 07/11/2010
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Uto Ughi con 83 giovani (due siciliani)
Ci sono anche due giovani siciliani, Andrea Fallico, 16 anni di Bronte e Andrea Cirrito, 14 anni, palermitano, nella Cei Youth Orchestra, la formazione musicale che il 10 novembre prossimo, si esibirà a Catania insieme al Maestro Uto Ughi, che tornerà a suonare al Teatro Bellini dopo 10 anni d'assenza: il suo ultimo concerto risale al 22 febbraio del 2000. I biglietti, in prevendita da alcune settimane, sono quasi esauriti. Il concerto di gala sarà diretto dal maestro Igor Coretti Kuret. Il progetto, denominato Central European Initiative (Cei), raggruppa 83 giovani, di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, provenienti da 18 Paesi: Albania, Austria, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina. Sul podio del Teatro Bellini il 10 novembre, il maestro Igor Coretti guiderà questi giovani musicisti in un programma di grande fascino per celebrare insieme lo "spirito dell'Europa": «Stiamo preparando un grande concerto per la città di Catania - dice il maestro Coretti, che prova in questi giorni a Jesolo - Abbiamo proiettato ‘Norma' andata in scena al Bellini e i ragazzi hanno avuto modo di vedere per la prima volta questo splendido Teatro che il maestro Uto Ughi ha definito il migliore d'Italia per l'eccellente acustica. Sarà un concerto vulcanico!». Domani l'orchestra arriverà a Catania. «Il linguaggio della musica - ha detto Ughi - ha la capacità di creare l'armonia. I giovani di questa orchestra siedono davanti allo stesso leggio per eseguire Bellini, Verdi e lo fanno per ricercare un ideale. Con tutti loro sarà bello suonare a Catania, nella città di un genio musicale come Bellini, nel teatro a lui dedicato». 07/11/2010
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Catania-Varsavia, asse culturale nel nome della musica di Chopin
Nell'ambito delle iniziative promosse dall'Università di Catania, in occasione del bicentenario della nascita di Fryderyk Chopin (1810-2010) per iniziativa dei docenti di Musicologia della Facoltà di Lettere e Filosofia, Maria Rosa De Luca e Graziella Seminara, e in attesa di inaugurare, nei prossimi giorni, la mostra "Sulle tracce di Chopin all'Università di Varsavia", di cui è stato prodotto anche un film documentario, si è tenuto ieri, nel Coro di Notte dei Benedettini, un interessante e intenso seminario, dal titolo "L'arte di Chopin tra Polonia e Italia", dedicato all'arte musicale del compositore polacco. A coordinare l'incontro, la stessa prof. Maria Rosa De Luca, che ha introdotto i lavori presentando gli ospiti, tra cui il prof. Pietro Militello, che ha illustrato l'accordo di internazionalizzazione Catania-Varsavia: «Grazie alla consulenza e al supporto di parecchie persone della nostra facoltà e all'infaticabile collaborazione della controparte polacca, quest'accordo è stato raggiunto e sarà rinnovato per i prossimi cinque anni, dando agli studenti delle due università di Catania e Varsavia la possibilità di completare una parte del loro percorso formativo presso la sede partner. Un accordo di cooperazione che è anche un fertile terreno di incontro e di conoscenza reciproca. Gli scambi culturali e scientifici hanno ovviamente trovato il terreno principe di applicazione nel campo archeologico, dal novembre scorso ad oggi sono stati organizzati, anche grazie ad un finanziamento del Miur, lezioni, workshops e convegni internazionali, e due corsi intensivi, uno a Catania tra marzo e aprile, ed uno a Varsavia, a fine ottobre. I nostri studenti hanno inoltre partecipato a tirocini di scavo in Spagna e Grecia, assieme ai loro colleghi polacchi, e a un workshop internazionale a Venezia. C'è stato anche uno scambio di mostre: Atene Antica nel Dipartimento Safist, già aperta nello scorso novembre a Catania, è stato inaugurata a Varsavia a fine ottobre, e due mostre già a Varsavia, sono state ospitate a Catania nel marzo scorso. Ma accanto agli aspetti più prettamente archeologici è stato inevitabile che la collaborazione si estendesse al più ampio campo culturale. L'archeologia deve riflettere sul ruolo sempre cangiante che ha avuto e che continua ad avere nella società». Tra gli ospiti stranieri, i professori dell'Università di Varsavia, tra cui Jerzy Miziolek, che ha illustrato la vita di Chopin e i suoi rapporti con l'Università di Varsavia, coadiuvato dal dott. Hubert Kowalski, autore di un cortometraggio sulla vita del compositore, e la musicologa Alina Zorawksa-Witkowska, che ha proposto nuovi spunti interpretativi sugli influssi italiani nell'opera di Chopin. Al termine dell'incontro, il talentuoso pianista Alfredo Andronaco ha incantato i numerosi studenti e appassionati, presenti all'incontro, suonando la Douze Etudes, op.10 del compositore polacco, e regalando un momento di grande intensità, nel secondo dei quattro concerti monografici (il primo s'era tenuto martedì sera, protagonista il pianista Luca Ballerini) realizzati in collaborazione con l'Istituto Superiore di Studi Musicali "Vincenzo Bellini" di Catania; martedì, nel Coro di notte, alle 10 e mercoledì 24 alle 18, sono in programma gli altri due concerti. 11/11/2010
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Il cinema all'ombra dell'Etna
Catania e gli Anni 60 sul grande schermo: «Il bell'Antonio» e «Divorzio all'italiana» Luoghi, ambienti, location, ricerca di set cinematografici a volte indelebilmente impressi nella memoria, in rapida o lenta trasformazione, drammaticamente in fieri, spesso solo un fantasma sia per la modificazione continua dei luoghi, sia per la "violenza" che la troupe brutalmente esercita rendendo il luogo più che reale un ideale topos. Tutto questo fa anche parte di Catania cinematografica, che emerge fisicamente dagli schermi il più delle volte come inerme set spettacoloso, sfondo "necessario" alle delizie o ai drammi dell'eros. All'inizio degli anni sessanta, intorno al centro di gravità di piazza Duomo (punto canonico d'incominciamento della visita) e strade viciniori (via Crociferi, piazza Dante, chiesa di S. Nicola l'Arena), si consuma il dramma di Antonio Magnano (Marcello Mastroianni), protagonista de Il bell'Antonio (1960) di Mauro Bolognini, tratto dall'omonimo romanzo di Vitaliano Brancati. La storia, disperatissima e attualizzata rispetto al romanzo (intervento registico che ne disperde purtroppo il lugubre clima fascista e le metafore sottese) ruota intorno ad un presunto dongiovanni che si scopre impotente per troppo amore, procedendo per climax tormentosi e sorretta da una atmosfera incupita da una splendida fotografia in bianco e nero di Armando Nannuzzi, attraverso la quale Catania appare avvolta in un'atmosfera rarefatta e misteriosa. Interpreti la bellissima e giovanissima Claudia Cardinale e i bravissimi Pierre Brasseuse e Rina Morelli. Tra Catania (via Coppola, nella finzione divenuta una strada spagnola, per il divieto posto dal regime di Franco alla produzione) ed Acireale (soprattutto la Cattedrale) - binomio spesso ricorrente per contiguità fisico-architettonica - è girato La sposa bella (1960) di Nunnally Johnson e Mario Russo, tratto da un romanzo di Bruce Marshall sulla guerra civile spagnola; interpreti: Ava Gardner, Dick Bogarde. Ultime sequenze ad Aci Catena. Gitarren (1959) di Hans Depe punta invece la macchina da presa tra S. Maria la Scala, Aci Trezza e Taormina. Stranamente non molto fotografati i mitici "faraglioni" di Ulisse e Polifemo con l'isola Lachea di Aci Trezza appaiono fugacemente in Femmine di lusso (Intrigo a Taormina, 1960) di Giorgio Bianchi, pochade godereccia su amori e intrighi a bordo di uno yatch in rotta verso la Sicilia. In territorio di Caltagirone, nel paesetto di S.Cono, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani e Valentino Orsini esordiscono alla regia con il drammatico Un uomo da bruciare (1962, anche nelle campagne di Mazzarino) sofferta, intensa e sovraccarica interpretazione di Gian Maria Volontè nei panni di Salvatore Carnevale, sindacalista socialista ucciso dalla mafia. Tra gli interpreti Turi Ferro. Opera di Virgilio Sabel In Italia si chiama amore (1963) - film inchiesta (del tutto dimenticato) ispirato a fatti veri e commento letto da Nino Manfredi - sceglie la piazzetta di Aci Castello per la "scandalosa" sequenza delle nozze di un giovane con un'attempata signora. Ma l'opera cinematografica più paradigmatica della stucchevole, grottesca e mostruosa visione dell'isola può considerasi l'ormai mitico e caricaturale, Divorzio all'italiana (1960) di Pietro Germi, regista a "vocazione" isolana che punta l'indice contro il "delitto d'onore" (e la mite pena prevista per l'uxoricida) sopravvivenza del codice fascista Rocco, articolo oggi abrogato. Nel cast del premiatissimo Divorzio (Oscar per la migliore sceneggiatura e miglior soggetto a Cannes) un superbo Marcello Mastroianni, che accoppa la moglie per impalmare la bella cuginetta, l'imbruttita e sfortunata Daniela Rocca (miss Catania 1953), la già prorompente Stefania Sandrelli (Angela) lanciata in quell'occasione, l'impareggiabile Leopoldo Trieste, Lando Buzzanca agli inizi della carriera e Saro Urzì. Scorrazza per strade dell'Etna il pirandelliano, aggiornato alla bisogna, Liolà (1963) pessimo prodotto d'un ormai cupamente declinante Alessandro Blasetti, con Ugo Tognazzi trasformato in furbo commerciante d'elettrodomestici, mentre nell'episodio La vedova (da Tre notti d'amore, 1964) di Renato Castellani alcuni loschi figuri si contendono a Grammichele l'amore d'una giovane donna (Virna Lisi) rimasta priva del consorte. Scorci e luoghi belliniani più o meno di sghimbescio appaiono in Made in Italy (1965) di Nanny Loy (episodio: La donna), gustosa serie di bozzetti di costume costruiti su schemi sociologici, con un cast al top. All'interno di "Palazzo Manganelli" (incredibilmente poco attenzionato dal cinema) Duccio Tessari - noto regista di peplum (i film storico-mitologici), cimentandosi nel genere umoristico-mafioso - fa deambulare un ormai fortunatamente obliato e infarcito di lupare Meglio vedova (1968), sfruttando anche le soffitte e il delizioso giardino pensile del palazzo che si affaccia sulla via Di Sangiuliano, film itinerante tra Catania, Noto, Marzamemi e Priolo, prodotto dal siciliano Turi Vasile (scrittore, regista e produttore scomparso di recente). Mentre esplode la contestazione studentesca, perfino uno spenzierato "Cantagiro" (presentato da Walter Chiari e Paola Quattrini) parte da Catania per giungere a Siracusa nel cantatissimo La più bella coppia del mondo (1968) di Camillo Mastrocinque, con un'interminabile squadra canora, in gran parte ancora dall'ugola in movimento. L'aeroporto della città appare (ma soltanto nella finzione filmica) in Tip on dead Jarkey (Contrabbando nel mediterraneo, 1957) di Richard Thorpe, mentre quello vero accompagna la scena dell'arrivo in Sicilia di un operaio milanese in crisi esistenziale, nel delicato e malinconico I fidanzati (1963) regia, soggetto e sceneggiatura di Ermanno Olmi, con belle scene del carnevale girate a Paternò e la zona industriale di Siracusa. Lunga sequenza di "Fontanarossa" anche nel già ricordato Don Giovanni in Sicilia (1967) di Lattuada (il gruppo di amici infoiati che attende le turiste, sperando in un'avventura sentimentale) e ancora ne Il caso Mattei (1972) di Francesco Rosi, l'imprenditore di Stato che si battè contro lo strapotere delle multinazionali petrolifere (le c.d. "sette sorelle", interprete un camaleontico Mattei-Volontè in eccesso di esibizione), perito tragicamente in un'esplosione di un aereo partito da Catania il 27 ottobre 1962, incidente rimasto avvolto nel mistero e caso clamorosamente più volte riaperto in questi ultimi anni dopo le dichiarazioni di un mafioso pentito che confermano la tesi dell'attentato. Ma ormai, propalato da alcuni scrittori emigrati a Roma , il mito di "caloria" - d'una Catania dominata dagl'incontenibili bisogni dell'eros - tra la fine degli anni '60 e tutto il decennio successivo s'impadronirà del grande schermo (favorito soprattutto dalla liberalizzazione dei costumi sessuali), trasformando la città nel topos ideale del cinema a "luci rosa" e dove, più o meno clandestinamente, si produrranno anche i claustrofobici prodotti dell'hard-core. 17/11/2010
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Buttafuoco: «Teatro Stabile addio»
«Sono un uomo di parola e me ne vado: l'Assemblea dei soci ha mentito o giocato sporco» CATANIA. L'aveva detto, lo sta facendo. «Allo Stabile non metto piede e non intendo più farlo, hanno mentito o giocato sporco, ma io sono un uomo di parola e siccome l'ho data non intendo rimangiarla». Pietrangelo Buttafuoco è dunque di fatto fuori dal Teatro Stabile di Catania. Nell'ultima Assemblea dei Soci, quella che per l'ennesima volta gli aveva confermato la fiducia all'unanimità, Buttafuoco dopo aver ringraziato aveva chiesto «un Cda all'altezza del prestigio del teatro». Era l'unica condizione chiesta per restare alla presidenza del teatro. Pesante come un macigno, ma accolta da tutta l'Assemblea. Il risultato di quell'assemblea l'abbiamo presentato su queste pagine come un vero e proprio successo personale del presidente. Sono trascorse due settimane, e nessuno del vecchio Cda ha rassegnato le dimissioni come promesso dai vertici del teatro. Quindi Buttafuoco prende e se ne va. «Quella promessa - racconta Buttafuoco - l'ho sentita con le mie orecchie come tutti i presenti e l'avevo presa per buona. Avevano garantito, anzi l'aveva garantito il presidente della Regione Raffaele Lombardo, che entro tre ore dalla fine della riunione ci sarebbero state le dimissioni dell'intero Cda. In serata si aggiungeva, già decisa da tutta l'assemblea, la nomina a vicepresidente di Raffaele Marcoccio. A tutt'oggi non è successo nulla. Troppo facile far dimettere prima un galantuomo come Turi Arcidiacono o come Filippo Sciuto e poi aspettare la sequela». E quindi? «Quindi faccio buon viso a cattiva vittoria, e tolgo il disturbo». Non dirai sul serio. «Certo che sì. Non sono attaccato alla poltrona come forse qualcuno ha pensato. Me ne vado perché c'è in gioco la mia dignità e la mia figura, me ne vado perché non ho proprio più nulla da dire, me ne vado perché non sono come loro». Loro chi? «L'assemblea dei soci, che dice una cosa e ne fa un'altra. Non so se questo stia accadendo per una questione di deficit di parola, nel senso di parola data, o perché pensavano che magari di lì a poco mi sarei rabbonito, avrei lasciato perdere, o perché si sono fatti il conto della pesa dei voti: il mio è pari a zero, quello loro invece no». Scusa, che voti? «Voti nel senso di preferenze elettorali. Siamo già in campagna elettorale, lo Stabile è un serbatoio di voti, non dimentichiamolo». Ma la crisi, o l'attacco allo Stabile, che poi è un attacco al solo direttore artistico Dipasquale e non al presidente Buttafuoco, era partita ben prima che cominciasse la crisi politica. «Sempre questione politica è. Lo Stabile fa gola a molti. Ma io non sono un politico, e la mia unica contrattazione con madama la politica è stata la mia richiesta di un consiglio d'amministrazione formato da personalità prestigiose, di rilievo, che in questa città di sicuro non mancano. E mi dispiace perché le rassicurazioni mi erano state date dall'Assemblea al suo massimo livello, senza delegati ma alla presenza dei diretti interessati. Si vede che aveva ragione il sindaco Stancanelli che in quell'occasione mi disse: "Pietrà mi pare che siamo soli. Questi qui tutti democristiani sono: ci fottono di sicuro"». Andiamo alle accuse contro Dipasquale. L'hai sempre difeso a spada tratta. «Quelle accuse sono miasmi provinciali. Ho sempre aperto ogni seduta del Cda premettendo che ogni osservazione, critica o rilievo all'operato del direttore artistico andava accompagnato da prove. Diversamente le avrei considerate chiacchiere irricevibili, com'è avvenuto. Ma non avevo fatto i conti con il politichese». Via presidente, non mi dire che non conosci il politichese... «Certo che lo conosco. Ma si vede che sono rimasto solo ad attribuire un valore alla parola data. E poi guarda, in tutta onestà devo dirti che i dubbi sollevati circa la gestione del teatro li abbiamo super controllati, analizzati, radiografati, anzi di più: dalla risonanza magnetica è emerso che non c'era un elemento critico che fosse uno. Anzi, a voler essere precisi le sole zone d'ombra erano quelle attinenti alle responsabilità dei Soci dello Stabile. Sono lì le sole mancanze». E adesso che succede? «Non ne ho proprio idea, e dopo quello che è successo non mi pare il caso di lanciarsi in previsioni. Oltretutto neanche m'interessa». E Dipasquale? «Immagino che continuerà a fare il suo lavoro. Sappi che ad ogni buon conto ha già ricevuto almeno due importanti proposte». Intanto la nuova stagione sta per partire... «Pazienza: sarà un'inaugurazione senza presidente. A meno che nella notte non succeda qualcosa di nuovo». 17/11/2010
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I catanesi...un popolo che è nello stesso tempo—il diavolo lo sa in che modo—luttuoso e festaiolo, chiuso e rumorosissimo, di poche parole e di molte grida, sensuale e affettuoso, filosofo per natura e incolto in filosofia…. La follia e la saggezza lo guidano senza litigare… Vitaliano Brancati Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla... Martin Luther King |
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#136 | |
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Ma invece mi spieghi cosa è successo per l'apertura del liceo musicale?? (intendi quello previsto dalla riforma Gelmini?) |
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#137 | |
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Siceliota
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![]() Sì, intendo proprio quello....in pratica le sedi prescelte erano, in un primo momento, Palermo e Modica, in un secondo momento si è deciso di inserire anche Catania, tuttavia a qualcuno questa imminente apertura non andava a genio, visto che la mancata apertura è stata ufficilamente addebitata ad un improbabile problema con le "poste"...(nell'era di internet...evidentemente sono rimasti arretrati per quanto riguarda le "scuse"... ) Ad ogni modo, l'anno prossimo dovrebbe essere attivato...si spera... ...salvo qualche disguido col "telegrafo"...
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#138 |
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Siceliota
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Teatro Stabile, sì al nuovo Cda e Buttafuoco resta presidente
Regione e Comune di Catania procedono come previsto, la Provincia attende atti formali per fare altrettanto CATANIA. Non è vero che i tempi della politica in Sicilia siano così lunghi. Strani però sì. Forse perché in questo caso incrociano il mondo dello spettacolo. Di certo l'intervista a Pietrangelo Buttafuoco, nella quale il giornalista confermava le dimissioni dalla presidenza del Teatro Stabile perché l'Assemblea dei soci aveva disatteso l'impegno di rinnovare l'intero Consiglio di amministrazione ha smosso le acque. Prima ancora che venisse pubblicata, e in tempi sorprendentemente sospetti, giungeva notizia dell'intervento pressoché contemporaneo del presidente della Regione Raffaele Lombardo e del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli: entrambi annunciavano la sostituzione dei rispettivi rappresentanti nel Cda. Perché li chiamiamo «sospetti»? Semplice: per ben dieci giorni non era successo nulla, e va a succedere giusto la sera in cui Buttafuoco manda tutti a quel paese. «Miracoli» alla siciliana, o più realisticamente, un ottimo lavoro degli strani figuri che popolano il sottobosco etneo... Va detto che Stancanelli, più vicino a Buttafuoco di quanto al momento non lo sia Lombardo, non ha mai fatto mistero di voler trattenere ad ogni costo il giornalista-presidente. Dopo aver accolto le dimissioni di Salvatore Arcidiacono, Stancanelli ha indicato ieri il nuovo rappresentante in Cda: Paolo Patanè, direttore generale dell'assessorato alla Cultura del Comune di Catania. «Rinnovo la mia fiducia e stima in Buttafuoco - conferma il sindaco catanese - e lo invito ancora una volta, e pubblicamente, a mantenere la carica di presidente del Teatro Stabile. Sono certo che ritirerà le dimissioni». Con Gedo Campo ed Enzo Emanuele, indicati ieri sera da Lombardo al posto di Ersilia Saverino e Giuseppe Maimone, il quadro sarebbe completo. Il condizionale è legato ai due rappresentanti indicati dalla Provincia. «Prendiamo atto delle "indicazioni" di Lombardo - dice appunto il presidente della Provincia Giuseppe Castiglione - e attendiamo che si tramutino in atti formali. A me non risulta che Saverino e Maimone si siano dimessi né che siano stati sfiduciati. D'altra parte, se è vero che i risultati del lavoro di Buttafuoco alla presidenza dello Stabile sono risultati lusinghieri lo si deve anche al Cda. Trovo inelegante, addirittura pesante, sfiduciare i rappresentanti della Provincia allo Stabile; nonostante queste riserve, intendo onorare l'impegno assunto in Assemblea. Non appena, ripeto, ci saranno atti formali e non solo "indicazioni" da parte di Lombardo». Castiglione torna anche sul punto di partenza della crisi allo Stabile, l'ormai famosa interpellanza dei dieci deputati regionali Pdl che chiedevano chiarezza sui conti del teatro: «Un atto legittimo, doveroso, indispensabile - dice - perché se è vero che la politica deve star fuori dallo spettacolo, e sono d'accordissimo, è pure sacrosanto chiedere trasparenza e conti in ordine. Non è del tutto vero che i conti dello Stabile siano cristallini. E sia ben chiaro che anche il nuovo Cda, comprensivo delle nostre nomine, dovrà chiedere e ottenere il medesimo rigore. Buttafuoco, per quel che mi riguarda, non è mai stato in discussione, ma un direttore artistico che sa fare bene il suo lavoro non è detto che sappia fare anche il direttore amministrativo. So che allo Stabile per statuto questa figura non è prevista, ma qualcuno che svolga questo compito con rigore e professionalità ci deve pur essere». E Buttafuoco? La porticina lasciata socchiusa nell'intervista di ieri a quanto pare è bell'e spalancata: «Apprendo con piacere - dice - che i due soci dello Stabile di Catania, Regione Siciliana e Comune di Catania, uno ieri, l'altro già pronto da molto prima, hanno dato seguito al deliberato nell'ultima seduta di Assemblea provvedendo al riassetto del Cda. Attendiamo che anche la Provincia, e non ho dubbi, consegua immediatamente all'impegno preso in quella sede. Sono felice di rilevare di essermi dunque sbagliato nel pensare che non lo avrebbero fatto, sono stato proprio mal pensante ma gli è che ho sempre confidato nell'unico radar possibile: sbagliare a pensare». E adesso? «Adesso il Teatro Stabile di Catania può ripartire per affrontare con decisione il percorso già intrapreso del suo rilancio e l'organizzazione del lavoro in un momento di recessione e di crisi come quello che stiamo vivendo. Da oggi, nel rispetto e nell'autonomia dei ruoli, da me al direttore alla nuova compagine di Cda, con i quali vorrò rilanciare i temi forti dell'attività futura del teatro (recupero di risorse, attività culturali di ampio respiro, consolidamento del nome e del marchio Teatro Stabile nel panorama culturale nazionale), si apre una fase nuova che deve impegnare tutti a operare nell'unica direzione possibile: il bene del Teatro e dei suoi lavoratori». Con una bella sfrondata al sottobosco, aggiungiamo noi... 18/11/2010
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I catanesi...un popolo che è nello stesso tempo—il diavolo lo sa in che modo—luttuoso e festaiolo, chiuso e rumorosissimo, di poche parole e di molte grida, sensuale e affettuoso, filosofo per natura e incolto in filosofia…. La follia e la saggezza lo guidano senza litigare… Vitaliano Brancati Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla... Martin Luther King |
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io frequento il corso di percussioni, sono al secondo anno del vecchio ordinamento.Speriamo lo aprano... io so che stanno per aprire una sorta di liceo musicale all'istituto Val Di Savoia, credo comunque si tratterà di qualcosa di privato e parificato.
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#140 | |
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Siceliota
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Una volta sì... ...è dal 2005 che non frequento più il Conservatorio di Messina...Ad ogni modo, l'anno prossimo dovrebbe aprire a Catania il nuovo liceo musicale statale...salvo idiozie dell'ultim'ora...
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| arte, catania, cultura, spettacoli |
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