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Sud e Isole Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia



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Old June 21st, 2009, 01:27 PM   #1
Vicinz
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TARANTO


TARANTO



Ponte Girevole e ingresso al Mar Piccolo.
Fonte:http://www.flickr.com/photos/vecchiostile75/2330014810/

Fonte:www.ressa.it

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AMAT trasporti Urbani
Ferrovie del Sud Est
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Co.tra.p-Consorzio Trasporti Aziende Pugliesi
Regione Puglia
Provincia di Taranto
Aereoporti di Puglia
Museo Archeologico Nazionale

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Old June 21st, 2009, 03:09 PM   #2
ullman
fine delle trasmissioni
 
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taranto ha già un thread aperto:
http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=319816
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Old June 21st, 2009, 03:16 PM   #3
Vicinz
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Originally Posted by ullman View Post
si ma è un thread morto... l'intenzione è quella di ricrearlo exnovo..
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Old June 21st, 2009, 03:40 PM   #4
Wasca
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Originally Posted by Vicinz View Post
si ma è un thread morto... l'intenzione è quella di ricrearlo exnovo..
Infatti. Magari ora si può creare una pagina iniziale decente e ordinata.
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Old June 21st, 2009, 03:47 PM   #5
Wasca
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SONO IN CORSO INTERVENTI DI RIFACIMENTO DELLA CORSIA PREFERENZIALE DEI BUS DELL’AMAT LUNGO CORSO UMBERTO

Il Comune aziona le ruspe al via i lavori sulle strade

TRE CARRARE-BORGO
Da via Dante al Lungomare è stata realizzata la fresatura dell’asfalto e la segnaletica orizzontale e verticale
NUOVI MARCIAPIEDI
Su via Temenide, intervento ultimato giovedì scorso. Sono stati rifatti asfalto e marciapiedi nella zona vicino al “Fadini” L’assessore ai Lavori pubblici: nel bilancio 2009 abbiamo 4 milioni
PAMELA GIUFRE’



• Lavori in città. L’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Taranto, Alfredo Spalluto, continua a mettere in cantiere interventi nella maggior parte delle strade u r b a n e.
«Abbiamo a bilancio 4 milioni di euro - avverte Spallato - per strade e marciapiedi. Ma abbiamo anche a disposizione i fondi rinvenuti dal pagamento dei ticket per i parcheggi a tariffa oraria e delle relative contravvenzioni, come previsto nel caso di interventi di circolazione viaria. Sono, invece, somme erogate dalla Regione Puglia, attraverso finanziamenti europei, quelle del Pit 6 che hanno reso possibile la realizzazione della Taranto-Faggiano, che parte da via Speziale. Ricorreremo, infatti, a tutte le fonti possibili per migliorare la viabilità a beneficio di cittadini e turisti».
Ecco una mappa dettagliata degli interventi.
LAVORI CONCLUSI -Corso Umberto, il cantiere aperto per il rifacimento completo degli oltre mille metri di corsia bus con la previsione di scarifica profonda, la stesura di bynder, tappetino ed il rifacimento della segnaletica. Il giorno successivo, l’intervento è stato concluso in via Cavallotti. Da via Dante al Lungomare è stata realizzata la fresatura dell’asfalto con relativa stesura del binder bituminoso, del tappetino conglomerato, messa in quota dei tombini e delle caditoie, segnaletica orizzontale e vertical e.
Su via Temenide, intervento ultimato giovedì scorso. Sono stati rifatti asfalto e marciapiedi. La fresatura della superficie stradale ha riguardato il tratto da via Principe Amedeo a via Oberdan, interessato anche alla stesura del binder bituminoso, del tappetino conglomerato, alla messa in quota dei tombini e delle caditoie e alla realizzazione di segnaletica orizzontale e verticale. Il marciapiede è stato risistemato ex novo da via Principe Amedeo a via Mazzini su tutti e due i lati.
E già da questa settimane sono terminati su via Alessandro Volta e traverse al quartiere Tamburi; così come quelli su via Lutrini dove i residenti possono provvedere all’allacciamento fognario. Qui però a settembre si dovrà provvedere alla stesura dell’ulti - mo tappetino di asfalto. Piena agibilità ha inoltre acquisito anche la strada vicinale per Talsano (zona Cimitero) rifatta completamente in previsione dell’estate.
LAVORI IN CORSO -Termineranno tra una ventina di giorni i lavori su via Bruno, nei pressi dell’ospedale Santissima Annunziata. Qui il Comune sta rifacendo interamente il marciapiede e ammodernando l’impianto di pubblica illuminazione. Ci vorranno invece più o meno una ventina di giorni per terminare i lavori su via Mediterraneo. All’incrocio con via San Domenico, si sta realizzando una rotatoria per il miglioramento del flusso veicolare, con rifacimento del manto, piantumazione e potenziamento della pubblica illuminazione.
Lavori in corso per altri 15 giorni al quartiere Porta Napoli e sul piazzale della stazione ferroviaria. Il Comune sta rifacendo circa 14mila metri quadri di asfalto con realizzazione di una rotatoria e piantumazione di alberi d’ulivo, ripristino delle vie fognarie e sollevamento della pendenza per consentire il defluire delle acque piovane. Sarà, infine, necessaria circa una settimana per completare le opere in via lago Maggiore con marciapiede spartitraffico.
Dalla gazzetta del mezzogiorno di ieri.
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Old June 21st, 2009, 04:29 PM   #6
ullman
fine delle trasmissioni
 
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ci sono novità sul piano di recupero della città vecchia?

un articolo del corriere del mezzogiorno del 16 settembre 2007 sul progetto di bohigas,
che credo rimarrà sulla carta:

Così Bohigas, l'«inventore» di Barcellona
voleva ridisegnare il borgo antico di Taranto

Un secondo ponte girevole, parcheggi interrati e più spazi verso il mare.
Il progetto del grande urbanista catalano per valorizzare la città vecchia.
Un lungomare più ampio sul Mar Grande.
Legami forti con il progetto dell'architetto Blandino

di Cesare Bechis

Un secondo ponte girevole, una Ringhiera pedonabile e con una passeggiata giù a mar Grande, garage
interrati e di superficie alla Discesa del Vasto e su via Garibaldi, nuovi impianti sportivi e scuole, alberghi e
nuove case. Ecco come vedeva la città vecchia di Taranto l'ottantaduenne architetto spagnolo che ha
ridisegnato Barcellona, aprendola al mare. «Guardate che c'è già tutto in questa città - diceva agli
amministratori e agli architetti tarantini durante le sue visite - occorre solo renderla più attrattiva sfruttando
gli affacci a mare e tutto quello che avete realizzato con Urban. E' stato fatto un buon lavoro». Dall'ex sindaco
Rossana Di Bello aveva ricevuto l'incarico di dare un volto nuovo al borgo antico ed era indispensabile, per lui,
conoscere tutta la città. C'è venuto quattro volte in un anno, l'ha visitata in lungo e in largo, scortato anche
dall'architetto Sergio Scarcia, e ha consegnato all'ufficio Risanamento il suo progetto: tante idee trasferite
sulle tavole e un plastico. La città non conosce ancora questo piano, mai reso pubblico e tenuto chiuso nei
cassetti, che trasformerebbe notevolmente non la sua fisionomia ma la funzionalità e il fascino che Bohigas
già era pronto a riconoscerle. Ha promosso a pieni voti i due assi ortogonali Arsenale-corso ai Due Mari e
Berardi-Mignogna, frutto di Urban, per la comunicazione stabilita tra i due mari e per aver reso pedonale
quell'area. Poi, dopo aver studiato i flussi di traffico, immaginava di lasciare corso Umberto alla circolazione
stradale, di riservare l'attuale ponte girevole ai pedoni in continuum con la Ringhiera e con il Lungomare, di
attaccare in fondo a via Pitagora il secondo ponte, girevole anche questo, alla stessa quota dell'altro. Dalla
quota più alta, nel progetto, si abbassa gradualmente fino a raggiungere il livello stradale di via Garibaldi
davanti alla chiesa di San Giuseppe.
In precedenza è in sopraelevata e, al di sotto, c'è spazio per realizzare parcheggi. Bohigas pensava alle mura
subito a destra del ponte girevole, lungo la Discesa del Vasto, come a una zona pedonale con verde
attrezzato e collegamento allo slargo, oggi fermata di bus, per un eventuale anfiteatro vista mare. Inoltre,
piantumazione di decine di alberi lungo tutta via Garibaldi, via Cariati e la prima parte della Ringhiera fino a
sopra il molo Sant'Eligio. Le palazzine di epoca fascista non trovano posto nel progetto di Bohigas perché in
contrasto con tutto il contesto, ma per gli abitanti, da non trasferire assolutamente, nuove case in questa
stessa area e nella zona di San Giuseppe. Al loro posto anche parcheggi interrati. Le pedane in legno
realizzate in mar Piccolo dovrebbero diventare la sede di luoghi di ritrovo, bar e ristoranti.
Immaginava di inglobare la chiesa di San Giuseppe in un progetto particolareggiato che prevedesse nuovi
impianti sportivi di quartiere, scuole di base dall'asilo alla media, parcheggi e verde. Da questo punto,
guardando la cartina dell'Isola, emerge il collegamento trasversale fino a mar Grande che sfiora la Rossarol,
palazzo D'Aquino e palazzo Delli Ponti.
Bohigas guardava alla città vecchia come un'isola con un'area interna totalmente pedonale, solo via Duomo
aperta al traffico ma come alternativa per mezzi di soccorso, e circolazione veicolare sull'anello esterno. Per
rendere corso Vittorio Emanuele una passeggiata di fronte a mar Grande prevedeva l'allargamento dell'attuale
marciapiede da 60 a 120 centimetri, lo sfruttamento della lingua di terra giù a mare attrezzandola e
mettendola in collegamento con i piani interrati dei palazzi affacciati sulla Ringhiera che, tutti, hanno lo
sbocco a mare. L'architetto spagnolo non ama il piccone, ma non comprende l'inserimento del cubo della
scuola Consiglio in quel contesto. Ne prevedeva l'eliminazione per attrezzare uno spazio a disposizione della
nautica da diporto che trova nel molo Sant'Eligio l'approdo oggi escluso dalla vita della città vecchia da cui è
separato da una sbarra. Bohigas osservava, infine, che non si può lasciare la scarpata del «bellissimo »
Lungomare in città nuova senza alcun tipo di valorizzazione. A Barcellona, ma anche a Salerno e Trani,
sarebbero sorti locali pubblici e attrazioni per i cittadini. L'area di cui s'è interessato l'architetto Bohigas
coincide con l'ambito del piano Blandino oggetto dell'eventuale concorso internazionale da bandire per la
realizzazione. E il cerchio si chiude in un arco di trentacinque anni.
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Old June 21st, 2009, 04:41 PM   #7
Vicinz
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Già, probabilmente ora come ora rimarrà sulla carta, anche se quell'architetto ha capito tutto su Taranto...quante potenzialità sprecate..
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Old June 21st, 2009, 04:45 PM   #8
Wasca
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Ci sono novità sul dissesto finanziario? Le casse della città in che situazione sono? Si sta riducendo il debito?
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Old June 21st, 2009, 05:00 PM   #9
Vicinz
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Versano sempre in situazione critica, nel 2007 si sono presentati 3200 creditori ufficiali per un totale di 637 mln di euro

Quote:
TARANTO - Che cosa accade quando una città fallisce? Se capiti alle sei del pomeriggio in via D'Aquino, il salotto della città, sembra che a Taranto non sia successo nulla. Gli avvocati in pausa al caffè estraggono dalle borse griffate telefonini da mille euro, le signore della Taranto bene si lanciano in pattuglie di tre a uno shopping compulsivo, i ragazzi commentano il lento sfilare delle ragazze con indolenza da scirocco, vezzosi lampioncini francesi illuminano la strada immacolata e adornata di piante, per terra nemmeno un mozzicone. Un bambino lascia penzolare una cartaccia e la madre lo strattona: "Nò te fà accanosc'".

Potrebbe essere il motto cittadino, non facciamoci riconoscere. Ma basta fare cinquanta passi di qua o di là per capire che cos' è una città fallita. Montagne di spazzatura, buche non riparate da anni, strade buie, fontane asciutte, bus che si fermano di colpo e scaricano i passeggeri, il Comune assediato da centinaia di dipendenti in attesa dello stipendio del mese precedente, cumuli di bare all'obitorio perché non ci sono i soldi neppure per seppellire i morti.

Taranto, 210 mila abitanti, quattordicesima città d'Italia, non ha un euro in cassa. Il dissesto è stato proclamato il 18 ottobre scorso e da allora il conteggio del buco cresce di mese in mese. L'ultimo totale è di 446 milioni di euro, ma non è definitivo. Una voragine creata in pochi anni, a colpi di appalti fasulli, parentopoli scellerate, eventi milionari, consulenze e stipendi d' oro, con le buste paga dei ragionieri del Comune, dipendenti e consulenti, gonfiate fino a 10, 12, 20 mila euro al mese. Tutti d' accordo: trenta amministratori finiti in galera. Era questo il retroscena della "Svizzera sul mare" degli slogan elettorali. Ed è il conto finale della lunga e scalmanata stagione di demagogia, inaugurata nel '93 con la discesa in campo del telepredicatore Giancarlo Cito e proseguita dal 2000 al 2006 col regno della pasionaria di Forza Italia, Rossana Di Bello, "il più bel sindaco d' Italia", diceva Berlusconi.

La gente ora non vuol sentirne parlare, soltanto dimenticare tutto in fretta nel rito dello "struscio", sala da ballo del Titanic, tappeto luccicante dove la città prova a nascondere le macerie. Come se fosse possibile. Proprio al centro di via D' Aquino entro nella gioielleria dell'ultimo sindaco Rossana Di Bello, la principale responsabile del dissesto. "Desidera qualcosa?" mi chiede la signora, ancora molto bella, sorridente come nei manifesti. Vorrei capire come si fa fallire una città. Per sei anni è stata la regina di Taranto, due volte confermata col sessanta per cento dei voti, idolatrata come una dea, prima di finire condannata per l'inceneritore e costretta alle dimissioni. L'ex sindaco ha l'aria scocciata e benestante di molti "perseguitati politici dalla magistratura rossa". Leva gli occhi al cielo e sospira: "Ah, se dovessi parlare, non basterebbe un libro...". Quindi non parla. In negozio entrano pochi clienti ma nessun tarantino è venuto mai a protestare o soltanto a ricordare.

Nessuno va più neppure a trovare "l'Onorevole" o "il Geometra", Giancarlo Cito, inventore del leghismo meridionale, proto Berlusconi, il palazzinaro televisivo e padrone della squadra di calcio che nel '93 si prese la città per sette anni. "Che male fa provare?" dicevano perfino gli operai "Se non mantiene le promesse, andiamo in Comune e lo carichiamo di mazzate". Al suo primo processo per mafia novemila tarantini circondarono il palazzo di giustizia per protestare contro "il complotto delle toghe rosse". All'ultima udienza, dopo una serie di condanne, erano presenti in nove, sei cronisti tediati e tre curiosi.

Cito vive agli arresti domiciliari in una palazzina del tremendo quartiere Bestat. Smagrito, roco, fa sincera pena, come può farla un ex picchiatore fascista. Alto, imponente, una macchina di muscoli era, "terror dè comunisti" e poi, da sindaco, degli immigrati e dei venditori ambulanti che andava a togliere dai marciapiedi a schiaffi e pugni. Gli piaceva ripetere sui magistrati la battuta di Al Capone-De Niro negli Intoccabili: "Sono solo chiacchiere e distintivo". "Chiacchiere e distintivo!" e rideva forte. Non gli ha portato fortuna. Pure lui leva lo sguardo e sospira: "Ah, dovessi parlare io...".

Non parla la Di Bello, non parla Cito, non parlano i cittadini che li hanno votati ma ora preferiscono parlar d'altro e poi devono proprio scappare: "Brutte storie, chi se l'immaginava? Speriamo che si risolva". Il più sincero è Peppino, che ha il banco del pesce nella città vecchia: "Li ho votati perché mi stavano bene. Dottò, parliamoci chiaro, io tengo cinquant' anni e tre ricevute".

Lo scrittore e giudice Giancarlo De Cataldo parla da "rinnegato", è la più famosa delle tante intelligenze cittadine che hanno fanno le valigie da tanto tempo. L'autore di "Romanzo Criminale" ha dedicato alla sua città un libro dolente e ironico, un'alta orazione civile, "Terroni". "Vivo a Roma da trent'anni e forse non dovrei più parlare. Ma una cosa devo ammettere, che Taranto ha la peggior borghesia del Sud, la più famelica e irresponsabile".

Alla città onesta, che in questi decenni ne ha viste e sopportate di tutti i colori, fanno appello i due baresi chiamati a liquidare il "caso Taranto", Francesco Boccia e Tommaso Blonda. Boccia è un giovane economista di valore, degnissimo rivale di Vendola nelle primarie pugliesi, ora consigliere di Enrico Letta, che si è presa la croce di trattare con il governo e i creditori, in prima fila il San Paolo di Torino, per evitare la totale bancarotta tarantina.

Tommaso Blonda è un prefetto, "servitore dello Stato" da atlante De Agostini, insomma l'uomo giusto nella città sbagliata. "Quando l'allora ministro Pisanu mi ha proposto l'incarico ho accettato subito. Qui avevo lavorato per quindici anni, vi erano nati i miei figli. Ma non immaginavo quello che mi aspettava. A Taranto le regole sono saltate da vent' anni e a nessuno frega nulla. La città viveva al di sopra dei suoi mezzi e la demagogia cavalcava lo spreco, lo incoraggiava. Si è perso il senso del limite, come se la pratica dell'illegalità non avesse confini. Oggi per ricominciare a pagare i debiti non basta privatizzare le aziende dei trasporti e della nettezza urbana, non basta cancellare gli appalti capestro e neppure vendere gli immobili. Bisognerebbe tagliare almeno mille dipendenti del Comune. Ma se provo a dirlo, ecco il risultato". Mi mostra un titolo di giornale, il più replicato a Taranto nell'ultimo anno: "Tutti contro Blonda". Ha avuto scioperi, minacce, lettere con proiettili, ma va avanti. "Questa non è la città che avevo lasciato nell'86. Piena di problemi e con i clan che facevano una sparatoria al giorno, ma ancora capace di reagire. Non so che cosa sia successo, la gente è rassegnata. Gli parlo di tragedie e mi guardano con l'aria dei concorrenti al quiz televisivo in difficoltà, nella speranza di un aiutino...".

Si può dire qualcosa in difesa dei tarantini? La rassegnazione, il fatalismo, hanno origini lontane ed esterne. Taranto fu una nobile capitale della Magna Grecia incastonata fra le acque, una città di laguna, una Venezia delle Puglie, con lo splendido borgo antico dietro il castello aragonese e il quartiere ottocentesco stretti fra Mare Piccolo e Mare Grande, che nell'ultimo secolo ha subito colossali invasioni barbariche. Prima l'Arsenale del Regno, poi la Base Navale, la prima nel Mediterraneo, quindi la Fabbrica. Ora la città non è più né bella né brutta. E' una tavolozza impazzita, un impasto violento di luce, acqua, cemento, fuoco e acciaio, con angoli d' incanto e squarci spaventosi.

Da ogni punto incombe l'ultimo grande paesaggio industriale d' Italia, la riserva indiana del fordismo. L'Ilva, ex Italsider, ora gruppo Riva, sovrasta la città, la domina con le sue ciminiere e si mangia ancora due terzi del gigantesco porto. E' il primo impianto siderurgico d' Europa, un dinosauro più grande di Mirafiori, tre volte più esteso di Taranto città, dieci milioni di tonnellate d' acciaio all'anno, duecentocinquanta chilometri di ferrovia interna, altiforni imponenti come dolmen, distese di tubi a perdita d' occhio. Da quarant' anni i tarantini la chiamano il Mostro. Da quarant' anni distribuisce vita e morte, e non è un modo di dire. Oggi ci lavorano quindicimila operai ed erano trentamila ai tempi dell'industria di Stato.

Nella sua storia si contano centottanta caduti sul lavoro, ottomila invalidi, dieci o forse ventimila morti di cancro e leucemie, dipende dalle stime. Il gioco dei bambini del rione Tamburi, a ridosso del Mostro, è svegliarsi e indovinare di quale colore è il cielo del mattino. Di rado è blu, a volte arancione o viola, più spesso di un rosso mattone, uguale a quello ormai incrostato ai tetti delle case e sulla strada del cimitero.

Da sola l'Ilva sputa nell'aria di Taranto il 10,2 per cento di tutto l'ossido di carbonio prodotto in Europa. Ma fino a dodici anni fa, in cambio di tanto dolore, la Fabbrica garantiva almeno il mito del "posto sicuro" nella cuccia calda dell'impresa di Stato. Nel '95 l'Ilva è stata privatizzata dal governo Dini, peraltro a un prezzo un po' troppo basso (1.700 miliardi di lire) ed è arrivato un padrone bresciano, Emilio Riva, ben deciso a imporre nella città-stato tarantina la legge del mercato, con le buone o con le cattive. Ma quasi sempre con le cattive.

In un decennio Riva ha mandato via la metà degli operai, spezzato le reni al sindacato, quadruplicato gli utili e collezionato una serie di processi e condanne, l'ultima di tre anni per mancate misure di sicurezza e inquinamento. E' rinviato a giudizio per una pessima storia di mobbing divenuta celebre, quella della "palazzina Laf", una specie di baracca dov' era rimasto confinato per mesi un pugno di sindacalisti ostinati, senza lavoro e senza una sedia o un tavolo. La privatizzazione dell'Ilva ha segnato lo spartiacque nella vita cittadina. Gli operai licenziati si sono messi a fare gli artigiani e a "coltivare il mare" da vecchi contadini mai diventati marinai. Ogni palo di cozze a Mare Piccolo è un ex operaio dell'Ilva. Le imprese dell'indotto siderurgico prima si sono rivolte fuori, verso il boom di Bari e del Salento, poi si sono spente, una dopo l'altra. Gli operai tarantini avevano costruito la piattaforma del ponte fra Danimarca e Svezia, ma anche la Belleli ha chiuso i battenti due anni fa.

"Senza più posto fisso, la città ha finito per attaccarsi alle ultime mammelle di Stato, la sanità e il Comune, fino a succhiare l'ultimo euro". E' l'analisi del presidente della Provincia, Giovanni Florido, ex sindacalista dell'Ilva e più probabile candidato del centrosinistra alla poltrona di futuro sindaco, nelle elezioni di primavera. Si è trattato di scegliere fra il fallimento della pubblica amministrazione e la bancarotta delle famiglie ed è andata com'era facile immaginare.

Ora la città aspetta che qualcuno faccia "il Miracolo". Ma come nel bellissimo film di Edoardo Winspeare girato nella città vecchia, è un miracolo che soltanto la volontà dei tarantini può compiere
Fonte:la Repubblica
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Old June 22nd, 2009, 08:54 AM   #10
alex1984
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Che bello un thread sulla mia città :-))))

Purtroppo Taranto è una città stupenda ma ahimè molto molto trascurata, soprattutto dopo il dissesto finanziario ... che peccato, e dire che con i lavori URBAN sembrava essere rinata

Cmq ciò che a mio avviso bisogna fare urgentemente è:

- piantumare nuovi alberi nei buchi mancanti in Corso Umberto
- ripristinare le lanterne rotte e/o scheggiate in Via di Palma e Via D'Acquino
- rispristinare l'illuminazione della cassa armonica in Piazza Garibaldi
- ripristinare le panchine e i cestini portarifiuti DEVASTATI dai soliti vandali sul lungomare della città vecchia ( è in situazioni pietose da almeno 2 anni, nonostante i consistenti lavori di riqualificazione di 5 anni fa :-( )
alex1984 no está en línea   Reply With Quote
Old June 22nd, 2009, 10:51 AM   #11
Vicinz
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La cassa armonica molto probabilmente verrà rimossa, tramite una petizione popolare dell ing. Sabrina Brescia (vedi anche su Facebook).
Comunque si, in quanto ai lavori urgenti sono d'accordo con te su quei 4 punti, però sono contento di leggere in qualche post più in alto che stanno asfaltando qualche strada e aggiustando qualche marciapiede..Era ora.
P.s alex visto che sei di Taranto se vuoi darmi una mano con il thread quando vuoi sei ben accetto
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Old June 22nd, 2009, 11:13 PM   #12
Vicinz
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Edit: Aggiunte foto nella sezione "Foto della città"
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Old June 27th, 2009, 05:09 PM   #13
Wasca
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Quote:
Città più isolata via un altro treno per Roma
I consumatori: basta, Trenitalia ora ci spieghi Il Comune: chi tifa per il trasporto su gomma?

PAMELA GIUFRE’


• Taranto perde un altro treno. Saranno ulteriormente ridotti dal primo luglio i collegamenti ferroviari con Roma con la soppressione dell’Eurostar in partenza da Taranto alle 6.16 e di quello in arrivo da Roma alle 21.53. E per la linea Intercity plus non ci sarà più la corsa da Taranto alle 14 e da Roma alle 12.52. E’ previsto solo un treno notturno con percorso più lungo e costo maggiore a spese dei passeggeri.
Inevitabili, a questo punto, le reazioni di protesta. Sindacati, associazioni di imprenditori turistici e movimenti dei consumatori si ribellano alle nuove decisioni di Trenitalia, che ancora una volta penalizza Taranto. Le istituzioni sono già pronte a scendere in campo.
Mentre Maria Ruta, commissario provinciale della Fiavet, la federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo, lamenta il «silenzio assordante» di istituzioni, parlamentari ed amministratori, l’assessore comunale ai Trasporti del Comune, Francesco Paolo Calcante, è già sul piede di guerra.
«Assistiamo inermi alla strategia di isolamento del territorio», dice la Ruta, che si chiede: «Ma questa città ha un futuro?»
Risponde l’assessore Calcante: «Avevo da tempo intenzione di convocare le organizzazioni sindacali del settore e le realtà locali che si occupano di trasporti, ovvero Amat e Ctp, ma anche Trenitalia. Dopo questa notizia mi attiverò subito per fissare la data di un incontro entro la prossima settimana. Voglio vederci chiaro e capire perché, e come mai, ogni volta che si devono operare tagli e soppressioni si agisce a danno di questa città».
Calcante azzarda alcune ipotesi. «Forse qualcuno vuole agevolare il trasporto su gomma? O forse c'è un tentativo di affossare sempre più il territorio tarantino da parte delle istituzioni del Centro e del Nord Italia? Mi siano concesse queste supposizioni. Mi sembrano più che lecite alla luce di quanto avvenuto a cominciare dalla soppressione della biglietteria, passando per l’aeroporto di Grottaglie che non decolla e per il porto senza dragaggi, fino ad arrivare all’ultimo caso dei treni eliminati».
L’assessore Calcante si dichiara «esasperato» soprattutto dopo gli ultimi negativi riscontri ottenuti dalla società Aeroporti di Puglia. «La Camera di Commercio di Taranto - dice Calcante - è riuscita ad ottenere un incontro con l’amministratore della Seap, ma questo è l’unico e solo esempio. Non c'è la giusta attenzione verso un settore che davvero potrebbe rilanciare il turismo e l’economia locale».
E sollecitano con estrema urgenza questo vertice tra Comune e Provincia di Taranto da una parte e società Trenitalia dall’al - tra anche i presidenti di Adoc e Federconsumatori, Domenico Votano e Luigi D’Oronzo.
«Il Comune di Taranto - dichiara Votano - attraverso la Regione deve sollecitare Trenitalia a fornire i doverosi chiarimenti sul perché stia operando questi continui tagli a danno della città. Per quel che riguarda l’Adoc, domani stesso (oggi - ndr) mi metterò in contatto con i nostri vertici regionali per chiedere anche noi un incontro diretto con la società. Coinvolgeremo sicuramente i sindacati di categoria. Pretenderemo una adeguata revisione del piano trasporti nell’intera area ionica. Ritengo infatti che si sia raggiunto un limite non più sopportabile. Ogni estate, puntualmente, assistiamo al depauperamento di treni che collegano Taranto con il Centro ed il Nord Italia nel tentativo, ormai quasi certo, di ridurci a città fanalino di coda della Puglia. Questo non si può tollerare, soprattutto se si vuole restituire a Taranto un’immagi - ne che ha perso da molti anni. E’ un declassamento ingiusto ed incomprensibile sia sotto l’aspetto economico che umano». Votano ritiene poi urgente «l'avvio di un tavolo istituzionale coordinato dalla Regione con la partecipazione del Comune e della Provincia di Taranto e della società Trenitalia».
E' in questa sede che la questione va affrontata e risolta anche secondo D’Oronzo. «I cittadini - rileva il presidente di Federconsumatori - hanno mal digerito queste decisioni, che arrivano insieme ad un continuo ed evidente disservizio. Non solo si sopprimono i treni ma si aumentano anche i costi impedendo di fatto ai tarantini di usufruire adeguatamente delle ferrovie. Vogliamo spiegazioni da Trenitalia e faremo il possibile per essere ricevuti dai vertici della società. Taranto rischia di essere fortemente penalizzata da atteggiamenti dannosi verso chi utilizza il servizio pubblico. Quest’ultimo, specie in tempi di crisi, dovrebbe essere efficiente e garantito. E invece sembra quasi essere diventato un lusso».
Quote:
Ma Cristo si è fermato a «Bari centrale»

• «Binario morto» Taranto. Non sperate di arrivare a Roma in meno di sei ore e a Milano in meno di undici. Ritardi, cambi e coincidenze permettendo. Le due capitali sono lontane, lontanissime. Perché Cristo si è fermato a Bari centrale, ma il romanzo di Carlo Levi non c’entra. Basta sfogliare l’orario di Trenitalia cliccando su internet (lo abbiamo fatto ieri quasi fossimo in partenza). L’alta velocità? Ci sfugge.
Drammatico il ruolino delle levatacce. Due esempi: sarete davanti al Colosseo alle 11 del mattino solo partendo alle 5 da Taranto. A che ora pensate di puntare la sveglia? Il prezzo da pagare per 5 ore e 30 di viaggio - sulla carta cade il muro delle sei ore - è 95,50 euro in prima classe e 66 in seconda. Dimenticavamo: si cambia a Bari centrale.
Raggiungerete la Madonnina poco prima delle tre del pomeriggio partendo dal capoluogo ionico alle 5,30: roba da viaggiatori dell’ ‘800 affumicati dalle locomotive a

vapore. Anche qui si scende sotto la media oraria: da undici a nove ore e 25 minuti. Sempre al netto di ritardi, cambi e coincidenze. E’ l’uni - co treno per Milano che non viaggia di notte.
Nei giorni feriali, su cinque treni per Roma, tre impongono il cambio nelle stazioni di Bari centrale e Napoli centrale. E tutti e tre inneggiano nei nomi all’alta velocità: «Frecciargento» e «Frecciarossa». Stesso discorso per Milano. Su cinque treni in partenza, si cambia a Bari in due casi; a Parma e a Bologna in altri due. Con l’aggravante del viaggio notturno: chi parte di sera non è costretto al trasbordo (con tutti i disagi, i rischi di perdere le coincidenze e via smadonnando) solo in un caso.
A proposito di buio e di coincidenze. Segnaliamo due treni: da Taranto per Roma (partenza ore 22,44, arrivo ore 6,35) e per Milano (partenza ore 21,56, arrivo ore 9). Sono i più economici. Prezzo del primo: 28,50 euro in prima classe e 26,50 euro in seconda. prezzo del secondo 55,65 euro in prima e 49,30 euro in seconda. Sarà un caso ma sono treni notturni. E i numeri fanno, ancora, la differenza.
A scorrere via internet l’orario ferroviario si scopre che Taranto è «bersaglio» di tante «Frecce»: quella Salentina, quella del Levante, quella Adriatica. Della «Frecciarossa» e della «Frecciargento» si è detto. Immagini che evocano la velocità, certo; ma proviamo a rovesciare il paradosso. Le frecce sono anche quelle che piovevano sulle lente diligenze nel Far West durante gli assalti indiani. Ricordate il film Ombre rosse? Paradossale, ma a chi tocca la parte della diligenza?
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi.
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Old June 27th, 2009, 11:47 PM   #14
Vicinz
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Come al solito.. la città affossata da non si sa chi che butta m***a e sabbia su un area di 780.000 abitanti... assurdo!!
Spero veramente che adesso istituzioni, sindacati e cittadini si smobilitino per migliorare la situazione..
Non ci si deve lamentare, non è solo colpa dei tarantini qui. I Tarantini chiedono un futuro, non che ogni giorno qualcuno si porti via un pezzo di città, un pezzo del suo sviluppo..
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Old June 28th, 2009, 11:04 AM   #15
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quello che sta passando taranto ora è un periodo buio.ma taranto è una grande citta e sapra risollevarsi con le propie forze.bisogna avere fiducia nel futuro anche se si vede tutto nero.taranto a grandi potenzialita e si riprendera.
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Old June 28th, 2009, 11:10 AM   #16
palazzomen_italico
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[QUOTE=Vicinz;38901916]Come al solito.. la città affossata da non si sa chi che butta m***a e sabbia su un area di 780.000 abitanti...

scusa tanto vicinz ma davvero taranto città ha 780.000 abitanti? pazzesco non sapevo. non per darti torto ma io sapevo che tutta la provincia fa 580.000abitanti, comunque se è come dici tu sono rimasto stupito non sapevo.
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Old June 28th, 2009, 12:59 PM   #17
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Infatti ha esagerato
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Old June 28th, 2009, 01:12 PM   #18
stras40
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[QUOTE=palazzomen_italico;38918160]
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Originally Posted by Vicinz View Post
Come al solito.. la città affossata da non si sa chi che butta m***a e sabbia su un area di 780.000 abitanti...

scusa tanto vicinz ma davvero taranto citta ah 780.000 abitanti? pazzesco non sapevo.non per darti torto ma io sapevo che tutta la provincia fa 580.000abitanti.comunque se è come dici tu sono rimasto stupito non sapevo.
Taranto città ha 195 mila abitanti.
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Old June 29th, 2009, 12:51 AM   #19
Vicinz
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No no non fraintendetemi...taranto ha circa 200.000 abitanti.. ma sommati alla provincia fanno 780.000.. ho fatto questo conteggio perchè è chiaro che i servizi di taranto appunto come la ferrovia sono rivolti alla città ma non solo, anche alla provincia..
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Old June 29th, 2009, 01:05 AM   #20
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Originally Posted by Vicinz View Post
No no non fraintendetemi...taranto ha circa 200.000 abitanti.. ma sommati alla provincia fanno 780.000.. ho fatto questo conteggio perchè è chiaro che i servizi di taranto appunto come la ferrovia sono rivolti alla città ma non solo, anche alla provincia..
Una parte della provincia gli eurostar li prende a gioia del colle
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