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Old January 31st, 2008, 05:09 PM   #1
caligola00
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Restauro. Come intervenire sul patrimonio architettonico????. Il dibattito su SSC

Questo thread nasce a quattro mani da una idea comune e da comuni interessi.
Il paesaggio urbano italiano è caratterizzato da una sedimentazione secolare di edifici storici. Il moderno ed il contemporaneo devono inserirsi in questo contesto. Come?
Attraverso un dialogo serrato, un richiamo delle forme e dei volumi? Accordi cromatici?
Oppure si può percorrere anche la strada del contrasto, della differenza?
Questi temi, e altri che saranno proposti dai forumer, vogliono inserirsi nel filone del dibattito sul restauro a scala di paesaggio urbano.

Un altro tema che vorremmo trattare, limitrofo a quello cui abbiamo già accennato, è quello dei metodi per l'intervento di conservazione sul patrimonio architettonico. L'esperienza diretta ci dice che esiste nel nostro paese, sia a livello di opinione pubblica, che a livello di addetti ai lavori, una insufficiente conoscenza riguardo questo argomento.
Il dibattito che vorremmo stimolare intende fornire informazioni, spunti, e ovviamente, uno scambio di idee.

Bressa e Caligola00 (le quattro mani).
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Old January 31st, 2008, 05:19 PM   #2
caligola00
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Per chi vuole farsi un'idea, proponiamo uno spunto di riflessione. Ovviamente si può partire da molti punti di vista differenti. Forse la cosa più semplice è vedere che cosa si trova in Wiki.

Storia del restauro

da wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Restauro

Il termine restauro (dal latino restaurare composto da re di nuovo e staurare con il significato di rendere solido, proveniente dal gotico: stiuryan) ha nel tempo acquisito vari significati spesso in aperta contraddizione, in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la storia. Non è quindi possibile dare una definizione condivisa del termine. Nell'antichità l'attività di restauro era prevalentemente intesa come semplice manutenzione oppure come aggiornamento dell'opera (edificio, opera pittorica, opera di scultura o altro bene mobile) dettato dal gusto del tempo,[Esempi di questo atteggiamento sono il Tempio Malatestiano di Rimini, trasformazione della Chiesa di San Francesco ad opera di Leon Battista Alberti ed un gran numero di interventi barocchi su chiese medioevali o da motivazioni ideologiche. [Ad esempio la trasformazione delle statue greche - trasportate a Roma come bottino di guerra - per adeguarle secondo finalità legate ad interessi politici, e la modifica dei tempi dedicati a divinità del pantheon politeista in chiese cristiane]

Verso la fine del Settecento si ha la nascita dello studio storico-archeologico dei beni del passato, avvenuta a seguito degli scavi di Pompei ed Ercolano, alla riscoperta delle antichità greche ed alla scoperta di quelle egizie avvenuta con la campagna d'Egitto di Napoleone. Questo passaggio fondamentale della conoscenza dell'arte antica porta ad un cambiamento nel rapporto con le opere del passato (inizialmente limitato all'arte antica e successivamente esteso anche a quella medioevale), con la nascita del restauro modernamente inteso.

Proprio per questo quando Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc (1814-1879) scrive il suo Dizionario ragionato dell'architettura francese dal sec. XI° al XVI° alla voce Restauro afferma che «la parola e la cosa sono moderne».

In questo periodo sono presenti due linee di tendenza principali:

[*]Quella che tende a preferire la distinguibilità dell'intervento integrativo rispetto alla parte preesistente, integrando le lacune in maniera riconoscibile attraverso la distinzione del materiale o la semplificazione delle forme (ad esempio i restauri dell'Arco di Tito (1818-24) e del Colosseo (1807-1826) a Roma eseguiti da Raffaele Stern e Giuseppe Valadier).
[*]Quella secondo cui il restauratore deve immedesimarsi nel progettista originario e integrarne l'opera nelle parti mancanti, perché mai realizzate, perché successivamente distrutte o degradate, perché alterate da nuovi interventi. Secondo Viollet-le-Duc «Restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo». Questa posizione è abitualmente definita restauro stilistico.


Come reazione a queste due tendenze nasce in Inghilterra l'Antirestoration movement, che - promosso da William Morris - si rifà alle teorie di John Ruskin (1819-1900), secondo il quale il restauro è «la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un resto autentico da raccogliere, una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto».

Verso la fine dell'Ottocento in Italia nascono due nuovi modi di intendere il restauro:

[*]Restaurto storico, che afferma la necessità che le integrazioni all'opera debbano essere fondate su documenti storici (Luca Beltrami, Torre del Castello Sforzesco di Milano).

[*]Restauro filologico che ha come caposcuola Camillo Boito (1836-1914): riprende il concetto di riconoscibilità dell'intervento; prevede il rispetto per le aggiunte aventi valore artistico, che nel corso del tempo sono state apportate al manufatto; tutela i segni del tempo (patina).

All'inizio del Novecento si hanno i fondamentali contributi di Max Dvořák (1874-1921) e di Alois Riegl (1858-1905)

Riegl nel Der Moderne Denkmalkultus (1903) propone la cosiddetta Teoria dei Valori secondo la quale il monumento ha più valori (storico-artistico, di novità, di antichità, ecc.) dei quali si deve contemporaneamente tener conto nell'ambito del restauro.

La prima metà del Novecento è dominata dalla figura di Gustavo Giovannoni (1873-1947) promotore di una sistematizzazione della teoria del restauro che va sotto il nome di Restauro scientifico.

Giovannoni ritiene infatti necessaria la compartecipazione al progetto di restauro, sotto la direzione ed il coordinamento dell'architetto, di alcuni specialisti (chimici, geologi, ecc.) in grado di apportare utili contributi alla conoscenza del manufatto e delle tecniche di intervento.

Giovannoni propone inoltre di ricondurre gli interventi di restauro a varie categorie:

[*]Restauro di consolidamento, consistente nell'insieme di opere necessarie a ristabilire un adeguato livello di sicurezza statica.[*]Restauro di ricomposizione o anastilosi, ovvero ricomposizione di un monumento frammentario del quale si conservino le parti.[*]Restauro di liberazione, ovvero rimozione di superfetazioni ritenute di scarso valore storico-artistico.[*]Restauro di completamento, con l'aggiunta di parti accessorie realizzate secondo il criterio della riconoscibilità.[*]Restauro di innovazione che aggiunge parti rilevanti di nuova concezione che talvolta risultano necessarie per il riuso del manufatto.



Contemporaneamente però Ambrogio Annoni elabora la cosiddetta Teoria del caso per caso, ovvero la necessità di trattare ogni manufatto come opera a sé stante, rifuggendo teorizzazioni astratte a favore dell'analisi attenta dei documenti storici e del manufatto oggetto dell'intervento ritenuto documento principale.

Nel dopoguerra a seguito delle distruzioni belliche la teoria del restauro prosegue il distacco critico dalle posizioni filologico-scientifiche e si evolve verso il cosiddetto Restauro critico.

Questa corrente ha al suo interno molte posizioni anche dialetticamente contrapposte. Fra i principali teorici di questa fase possiamo ricordare:

[*]Roberto Pane. [*]Renato Bonelli. [*]Cesare Brandi.


Quest'ultimo definisce il restauro «il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro».

Il progressivo estendersi del campo dei beni oggetti di tutela - dalle opere d'arte - ai beni di interesse etno-antropologico e di cultura materiale, mette in crisi le posizioni del restauro critico che impostava la sua teoria sull'artisticità del bene oggetto delle opere restaurative.

Negli anni settanta del Novecento nasce la cosiddetta Teoria della conservazione che rifiuta ogni tipo di integrazione stilistica, anche semplificata nelle forme, a favore dell'integrazione tra esistente - conservato in maniera integrale - e aggiunta dichiaratamente moderna. Tra i massimi esponenti di questa corrente ricordiamo:

[*]Amedeo Bellini [*]Marco Dezzi Bardeschi


Negli ultimi due decenni il contrasto fra teoria della conservazione e restauro critico è andato progressivamente attenuandosi con una convergenza verso le posizioni critico-conservative.

Solo alcune voci isolate propongono teorie radicalmente differenti. È il caso di Paolo Marconi che parte dal presupposto che in architettura non esista il concetto di autenticità materiale (perché la concezione e l'esecuzione dell'opera appartengono a persone differenti) e giunge a posizioni che riprendono in larga parte le teorie ottocentesche del restauro stilistico e storico. Opponendosi ai principi di riconoscibilità dell'intervento e di semplificazione delle integrazioni, propone invece la rifazione a l'identique delle parti mancanti o alterate.

Tra i principali teorici contemporanei (oltre ai già citati) possiamo ricordare:
[*]Giovanni Carbonara [*]Benito Paolo Torsello [*]Paolo Fancelli [*]Gianfranco Spagnesi Cimbolli


Bressa e Caligola
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Old January 31st, 2008, 05:22 PM   #3
caligola00
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Il pensiero dei restauratori/antirestauratori

in questo post proponiamo una sintesi del pensiero dei principali restauratori/antirestauratori/filosofi e teorici sull'argomento.
si tratta di una estrema sintesi che vuole essere solo spunto per una discussione

Raffaele Stern

L'architetto operò nel settore del restauro dei monumenti antichi con interventi rimasti esemplari, esibendo il delinearsi di un moderno intendimento critico, espresso in particolare da integrazioni sintetiche e chiaramente distinte rispetto alle parti originali. Tale è appunto l'indirizzo critico osservato nell'opera di liberazione, isolamento e reintegrazione delle parti perdute dell'Arco di Tito (1818-21), proseguita da Giuseppe Valadier fra il 1822 e il 1824. Già nel 1802 Stern aveva presentato una memoria sui necessari lavori di consolidamento di parte dell'anello esterno del Colosseo, e dopo aver elaborato varie soluzioni progettuali nel 1806 insieme agli architetti Giuseppe Camporese e Giuseppe Palazzi, l'anno seguente eseguì il grande sperone laterizio e la connessa tamponatura delle due campate sui tre ordini di fornici all'estremità settentrionale dell'anello interrotto. Vi conservò il mirabile effetto visivo del dissesto delle arcate: quasi un'istantanea dell'attimo di un crollo, che è al contrario scongiurato dal sagace provvedimento, e, per così dire, esorcizzato nel momento in cui viene rappresentato; pare in tal senso superato nella concreta realtà dell'architettura quanto era stato bizzarramente figurato in tanti capricci del rovinismo pittorico del secolo precedente.

http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Stern

Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc

Il suo punto di vista sul restauro è notevole, si oppose alla semplice conservazione: “Restaurare un edificio, non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita”. In applicazione a questi principi, Viollet-le-Duc modificò irrimediabilmente molti monumenti ma, permise sovente di salvarli, questo spiega il perché la sua opera è così controversa.

http://it.wikipedia.org/wiki/Eug%C3%...Viollet-le-Duc

William Morris

Nonostante Morris non divenne mai un architetto professionista, il suo interesse nell'architettura fu profondo e persistente. Nel 1877 fondò l'associazione per la protezione degli antichi edifici (Spab)(Society for the Protection of Ancient Buildings) e la sua attività nel campo della conservazione e del restauro portarono, seppur indirettamente, alla fondazione del National Trust. In questo suo interesse trovò naturalmente un alleato in John Ruskin ed in particolare nelle sue opere Le pietre di Venezia (The Stones of Venice e Riguardo al gotico (On The Nature of Gothic). La Red House (Casa Rossa) di Upton, nel Kent, dai lui arredata ma realizzada dall'amico architetto Philip Webb nel 1859 è considerata da molti, per la semplicità domestica dei volumi, con l'abbandono dei canoni classici, la prima opera anticipatrice ed avente i caratteri dell' architettura Moderna. L'architettura ebbe inoltre un'importanza rilevante nell'avvicinamento di Morris al socialismo.

http://it.wikipedia.org/wiki/William_Morris

Jon Ruskin

John Ruskin è noto per la sua posizione molto particolare nei confronti del restauro architettonico. La sua concezione di restauro, definito "restauro romantico", prevede una posizione di assoluto non intervento sull'opera da restaurare: in altre parole, Ruskin lascia che il monumento, come ogni essere vivente, muoia senza alcuna intromissione, senza rimettere a posto le pietre cadute, senza ritoccare gli affreschi nei punti usurati.

Contrapposto a questi, Viollet-le-Duc teorizzava un restauro estremista dal lato opposto: secondo questo architetto francese contemporaneo a Ruskin, ogni monumento da restaurare doveva essere riportato a uno stato di interezza magari mai effettivamente esistito ma in linea con le scelte stilistiche dell'architetto originale.

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Ruskin

Luca Beltrami

Famoso nel campo del restauro, perché si basa sul veridicità della storia e dei suoi documenti. È uno dei pochi a preoccuparsi del contesto del monumento, del suo "tessuto connettivo".

http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Beltrami

Camillo Boito

Esso diventerà anche un importante esponente del restauro a livello nazionale ed intrenazionale, basando le sue teorie secondo una serie di punti:

1) Il rifiuto del restauro stilistico - nella versione proposta da Viollet-Le-Duc considerato come un inganno per i contemporanei, ma ancor più per i posteri ed una falsificazione del monumento, rendendo impossibile distinguere le parti originarie dalle successive modifiche.

2) La necessità di rispettare e tutelare i valori artistici e storici del monumento. Boito asserisce inoltre l'importanza della conservazione dei segni lasciati dal trascorrere del tempo sulle superfici architettoniche, ovvero della patina, definita «splendido sudiciume del tempo».

3) Boito redige una gerarchia fra i possibili interventi sul monumento, preferendo la conservazione al consolidamento ed il consolidamento al restauro, ritenuto come estremo rimedio contro la perdita del monumento.

4) Quando le opere di restauro si rendono indispensabili per il mantenimento dell’edificio, allora queste devono essere fatte in modo che le aggiunte non possano essere confuse con le parti originarie. Le aggiunte dovranno essere quindi rese distinguibili mediante la riduzione ai soli volumi essenziali eliminando o stilizzando gli elementi decorativi, senza però stonare con il complesso dell’edificio.

Boito prevede inoltre una classificazione delle tecniche di restauro in 3 categorie a seconda del soggetto restaurato:

1) Restauro archeologico - opere di antichità (ricomposizione degli elementi autentici)

2) Restauro pittorico - medio evo (ricomposizione parziale e interventi limitati al minimo per non modificare i segni del tempo)

3) Restauro architettonico – rinascimento (ricomposizione delle parti perdute purché realizzate in modo distinto da quelle autentiche)

http://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Boito

Alois Riegl

Der moderne Denkmalkultus. Sein Wesen und seine Entstehung, tradotto in italiano col titolo Il culto moderno dei monumenti. Il suo carattere e i suoi inizi, Bologna 1981, nel saggio pone la scienza della conservazione dei monumenti come autonomo e specifico campo disciplinare, non più ausiliario della storia dell'arte, anche se di questa emanazione. Inoltre parla del "valore dell'antico", o meglio del valore di vetustà (dal tedesco Alteswert): un valore «sentimentale», proprio del modo di sentire della massa della popolazione, non più esclusivo, come il valore aristocratico degli antichi cultori d'arte, o specialistico, come il valore storico delle cerchie degli eruditi, ma un valore inedito, proprio della nuova formazione sociale, carico di implicazioni etiche e politiche, caratteristico del socialismo democratico cristiano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Alois_Riegl

Gustavo Giovannoni

Nella prima metà del nostro secolo l'interese della cultura storica, incentrato fino ad allora sul monumento in quanto opera esemplare, comincia ad allargarsi al suo intorno, cioè all'ambiente, che viene ad essere considerato la "cornice", apprezzata per i suoi specifici valori ("monumento d'ambiente"). I contributi principali provengono dall'urbanistica moderna dei paesi tedeschi e dall'interesse per l'ambiente umanizzato, concetto preponderante della corrente di pensiero inglese che ha come protagonisti August Pugin, John Ruskin e William Morris.

Nella propria ricerca, Giovannoni si occupa degli aspetti costruttivi e stilistici, facendo luce su problemi di tipo architettonico e spaziale, riuscendo così ad accostarsi ad argomenti di storia dell'architettura e alle altre discipline artistoche. Un altro tema importante fu il rapporto tra il nuovo e l'antico, cioè tra storicità e contemporaneità degli edifici: in pratica propone degli adeguamenti funzionali per il nuovo e per l'antico. Ribadisce la propensione verso un "restauro scientifico" che conservi sia il monumento sia l'ambiente che lo circonda, rendendosi conto che in nel restauro è impossibile fissare dei criteri univoci.

Riassumendo egli si colloca tra la corrente archeologica, a favore di un mantenimento dello sato di fatto del monumento, e il restauro stilistico, che sostiene il ripristino di un ipotetico stato originario. Giovannoni favorisce le opere di consolidamento e di manutenzione, realizzabili attraverso l'uso di tecniche moderne, senza perdere mai di vista il rispetto per tutte le parti. Il suo metodo consiste nelprevedere gli interventi possibili del restauro: consolidamento, anastilosi, liberazione, completamento e innovazione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gustavo_Giovannoni

Ambrogio Annoni

L'importanza del suo contributo alla teoria del restauro è da attribuirsi alla sua negazione di metodi standardizzati: Annoni rifugge da teorizzazioni e schematizzazioni astratte a favore della cosiddetta teoria del caso per caso, ovvero dell'adattamento del metodo al singolo progetto.

Annoni rifiuta la priorità della ricerca dell'unità di stile, come si può notare nei restauri di San Pietro in Gessate - per il quale richiede il mantenimento del portale barocco, per evitare una ricostruzione in stile [1] - e del Broletto di Pavia, edificio nel quale cerca di portare alla luce e tutelare le molteplici stratificazioni storiche.

Alcuni suoi progetti mostrano inoltre soluzioni coraggiosamente lontane dai modi del tempo - che hanno aperto la strada all'inserimento di elementi dichiaratamente moderni all'interno di edifici storici - come la mancata ricostruzione della navata minore della Basilica di Galliano, per la quale propone invece il semplice tamponamento delle arcate con una vetrata.

Annoni fu tra i primi a sottolineare l'importanza del rilievo metrico degli edifici come mezzo di conoscenza storico-critica, oltre che geometrica dell'architettura.

In sintesi l'atteggiamento di Annoni verso il restauro può essere riassunto con le sue stesse parole:

« Oggi si pensa che il restauro non deve essere solamente arte, né solamente scienza, ma l'una e l'altra cosa assieme; per le quali occorre un grande senso di equilibrio, di cultura, di amore. Per restauro non si intenderà più né ricomposizione stilistica, né ricostruzione storica; ma conservazione, sistemazione, avvaloramento dell'edificio

http://it.wikipedia.org/wiki/Ambrogio_Annoni

Cesare Brandi

definisce il restauro «il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro».

http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Brandi

Marco Dezzi Bardeschi

Dezzi Bardeschi elabora un progressivo rifiuto del restauro, inteso come intervento integrazione stilistica, filologica o critica, a favore della conservazione, intesa come tutela della permanenza materiale, unico elemento costituente l'autenticità del costruito. Nell'ambito della progettazione del nuovo afferma in maniera chiara e decisa la libertà dell'architettura moderna di inserirsi nel contesto antico storicizzato. Dai suoi progetti emerge un continuo dialogo con le preesistenze, da intendersi non come ricorso a mimetismi passatisti, ma come tentativo di «riallacciare i fili interrotti della memoria». Il motto che sintetizza questo suo atteggiamento nell'intervento sul costruito è «Aggiungere semmai, non sottrarre risorse al contesto». La sua attività a favore dell'inserimento dell'architettura moderna nei contesti storici lo porta però spesso a scontrarsi con le soprintendenze e con larga parte dell'opinione pubblica (sono frequenti le sue polemiche con Vittorio Sgarbi).

http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Dezzi_Bardeschi

Bressa e Caligola
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Le carte del restauro

Scusate il post lunghissimo......
non passateci la nottata, ma può comunque essere utile anche come materiale di consultazione. E poi forse non tutti i forumer sanno che esistono....


Le carte del restauro potrebbero essere definite come la sintesi del pensiero frutto dell’epoca in cui sono state fatte. Non hanno alcun valore legale e di obbligo tuttavia le normative inerenti al restauro, al recupero dei centri storici traggono ispirazioni da queste

Le ultime edizioni sono le seguenti:

1987

Carta della conservazione e del restauro degli oggetti d'arte e di cultura




1 - Le considerazioni e le istruzioni implicitamente o esplicitamente enunciate nel presente documento intendono rinnovare, integrare e sostanzialmente sostituire la «Carta Italiana del Restauro» del 1972. Esse si applicano a tutti gli oggetti di ogni epoca e area geografica che rivestano significativamente interesse artistico, storico e in genere culturale. Fanno pertanto parte di tale universo di oggetti opere di architettura e di aggregazione urbana, ambienti naturali di particolare interesse antropico o faunistico e geologico, ambienti «costruiti» come parchi,giardini e paesaggi agrari, strumenti tecnici, scientifici e di lavoro, libri e documenti, testimonianze di usi e costumi di interesse antropologico, opere di figurazione tridimensionale, opere di figurazione piana su qualsiasi supporto (murario, cartaceo, tessile, ligneo, lapideo, metallico, ceramico, vitreo e così via). Tale universo di oggetti si presenta per larga parte anche frammentariamente sotto forma di reperto archeologico e/o paleologico e paleontologico isolato o inserito in larghi contesti. L'universo di oggetti sopra descritto è stato ed è sottoposto fin dal momento della nascita o del rinvenimento di ogni suo singolo elemento all'azione degradante, dispersiva e/o distruttiva di eventi e processi fisico-chimici, geologici, biologici e antropici. Un fondamentale interesse conoscitivo dell'intera umanità ha imposto e impone di contrastare e quanto meno rallentare distruzione, dispersione e degrado con ogni accorgimento di conservazione, preservando condizioni intrinseche ed estrinseche, per ogni oggetto in questione, le più vicine possibili a quelle originarie. Il passo successivo è evidentemente quando inevitabile e possibile - quello di provvedere alla sua migliore conservazione e al suo restauro. Il presente documento assume pertanto il nome di «Carta 1987 della Conservazione e del Restauro».
2 La definizione dei significati dei termini d'uso più frequente nei testi che seguono dovrà cosi intendersi:
Conservazione: l'insieme degli atti di prevenzione e salvaguardia rivolti ad assicurare una durata tendenzialmente illimitata alla configurazione materiale dell'oggetto considerato;
Prevenzione: l'insieme degli atti di conservazione, motivati da conoscenze predittive al più lungo termine possibile, sull'oggetto considerato e sulle condizioni del suo contesto ambientale;
Salvaguardia: qualsiasi provvedimento conservativo e preventivo che non implichi interventi diretti sull'oggetto considerato;
Restauro: qualsiasi intervento che, nel rispetto dei principi della conservazione e sulla base di previe indagini conoscitive di ogni tipo, sia rivolto a restituire all'oggetto, nei limiti del possibile, la relativa leggibilità e, ove occorra, l'uso;
Manutenzione: l'insieme degli atti programmaticamente ricorrenti rivolta a mantenere le cose di interesse culturale in condizioni ottimali di integrità e funzionalità, specialmente dopo che abbiano subito interventi eccezionali di conservazione e/o restauro.
________________________________________
Seconda parte
3 - I provvedimenti di conservazione riguardano non soltanto la salvaguardia dell'oggetto singolo e dell'insieme degli oggetti considerati significativi, ma anche delle condizioni del contesto ambientale, purché accertato come storicamente pertinente e favorevole sia dal punto di vista fisico che della manutenzione ordinaria. I provvedimenti di restauro che intervengono direttamente sull'opera ad arrestare per quanto possibile danni e degrado devono essere atti a rispettare la fisionomia dell'oggetto quale è trasmessa dai suoi naturali e originali veicoli materiali, mantenendone agevole la lettura. Conservazione e restauro possono non essere uniti e simultanei, ma essi sono complementari e in ogni caso un programma di restauro non può prescindere da un adeguato programma di salvaguardia, di manutenzione e prevenzione.
4 - Ogni Soprintendenza, Istituto o Ufficio, appartenente al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali o a Enti pubblici locali, responsabile in materia di conservazione del patrimonio storico-artistico e culturale compilerà un programma periodico specifico dei lavori di conservazione e di restauro nonché delle ricerche nel sottosuolo e sott’acqua, da compiersi per conto sia dello Stato, sia di altri Enti o persone. Tale programma sarà approvato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali su conforme parere dei pertinenti Comitati di Settore del Consiglio Nazionale dei Beni culturali. Nell'ambito di tale programma, anche successivamente alla presentazione dello stesso, qualsiasi intervento sulle opere di cui al paragrafo 1 dovrà essere illustrato e giustificato da una relazione tecnica dalla quale risulteranno oltre alle vicissitudini conservative dell'opera lo stato attuale della medesima, la natura degli interventi necessari, anche per il pertinente ed eventuale risanamento ambientale, e la spesa occorrente per farvi fronte. Detta relazione sarà approvata dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali previo parere, per i casi emergenti o dubbi e per quelli previsti dalla legge, dei pertinenti Comitati di Settore sunnominati.

5 - In relazione ai fini precedentemente descritti ogni provvedimento conservativo dovrà essere commisurato ai fattori ambientali positivi e negativi giornalieri e stagionali, tenendo conto dei loro caratteri fisico- chimici, geologici, biologici e antropici. In condizioni di inquinamento ambientale grave, qualora non vi si possa porre rimedio in tempo ragionevole, è opportuno rimuovere senza indugi l'opera o le opere di maggior pregio e significato collocandole in luogo idoneo, dove sia possibile instaurare idonee, durevoli e positive condizioni ambientali. La raccomandazione vale anche per le opere la cui collocazione non risultasse adeguatamente sicura in casi di catastrofici eventi naturali (sismi, alluvioni, frane) Lo stesso dicasi per le opere eccessivamente esposte ai furti o ai danneggiamenti nonché per le opere custodi tè in ambienti dove si affollano masse incontrollabili di visitatori. A proposito del flusso dei visitatori dovrà essere caso per caso individuata una soglia massima in relazione alla cubatura dell'ambiente, alle caratteristiche delle superfici esposte agli osservatori e alle variazioni stagionali e giornaliere, climatiche e microclimatiche. Pulizie, manutenzione dell'ambiente e climatizzazione dovranno essere scrupolosamente controllate e controllabili.
6 - In relazione alle operazioni di restauro, che coinvolgono la natura materiale delle singole opere, si devono respingere fin dallo stato di progettazione del restauro stesso:
a) completamenti in stile o analogici, anche m forma semplificata, sia pure in presenza di documenti grafici o plastici che possano indicare quale fosse stato o dovesse apparire l'aspetto dell'opera finita. Si potranno ammettere limitate eccezioni nel campo dei restauri architettonici, qualora i completamenti analogici, se pure ridotti all'essenziale, si dimostrino necessari al presidio statico della fabbrica, specie nelle zone sismiche, e al più sicuro mantenimento delle parti superstiti. E ciò vale anche per quegli elementi che assicurano un normale ed equilibrato smaltimento e scivolamento delle acque meteoriche;
b) rimozioni e demolizioni che cancellino il passaggio dell'opera attraverso il tempo, a meno che non si tratti di limitate alterazione deturpanti o incongrue rispetto ai valori storici dell'opera o di completamenti in stile che la falsifichino;
c) alterazione o rimozione delle patine, sempre che non sia analiticamente dimostrato che sono irreversibilmente compromesse dall'alterazione del materiale superficiale. La conservazione di quest'ultimo può infatti essere fonte di ulteriore degrado, specie nel caso di superfici lapidee solfatare esposte all'aperto.

7 - In relazione alle operazioni di restauro, che coinvolgono la natura materiale delle singole opere, sono ammesse le seguenti operazioni e reintegrazioni:
a) aggiunte di parti accessorie in funzione statica e reintegrazioni di piccole parti storicamente accertate, marcando in modo chiaro aggiunte e reintegrazioni pur senza eccedere nella segnalazione, di esse, onde non prevaricare l'armonia del contesto. In simili casi può anche adottarsi materiale differenziato, seppure accordato cromaticamente al contesto, purché sia fì più affine e compatibile, per caratteristiche chimico-fisiche, al supporto. Ciò potrà evitare comportamenti difformi, provocati da sollecitazioni termiche diverse, a loro volta indotte da diversi: spessore, modo di applicazione e composizione. Godesti inserti dovranno essere comunque distinguibili a occhio nudo, seppure a un'osservazione ravvicinata, ricorrendo anche a lavorazioni diverse da quelle storiche, in particolare nei punti di raccordo con le parti antiche. Infine tali inserti dovranno essere siglati e datati, ove possibile, ma sempre con la debita discrezione;
b) puliture che, per le pitture e sculture policrome, non devono giungere mai alla sostanza pigmentale del colore rispettando la «patina» ed eventuali vernici antiche. Per tutte le altre specie di opere le puliture non dovranno arrivare alla nuda superfìcie della materia di cui constano le opere stesse. Possono essere tollerate eccezioni, specialmente in materia di opere architettoniche, quando il mantenimento di superfici degradate costituisca un pericolo per la conservazione dell'intero contesto (vedi paragrafo 6 e); in tal caso la procedura dovrà essere adeguatamente documentata;
c) anastilosi sicuramente documentata, ricomposizione di opere andate in frantumi, sistemazione di opere la-cunose, ricostruendo interstizi di lieve entità con tecnica chiaramente differenziabile a occhio nudo: o con zone neutre accordate a livello diverso da quello delle parti originarie, o lasciando in vista il supporto originario; comunque mai integrando ex novo zone figurate, o inserendo elementi determinanti per la figuratività dell'opera;
d) modificazioni e nuove inserzioni a scopo statico e conservativo della struttura interna o del sostrato o supporto, purché nell'aspetto, compiuta l'operazione, non risulti alterazione ne cromatica ne per la materia in quanto osservabile in superficie. E ciò, beninteso, come extrema ratio di un'esigenza conservativa altrimenti inattuabile. Nel campo specifico dell'architettura, l'esperienza degli ultimi vent'anni ha insegnato a diffidare delle in serzioni occulte in materiali speciali quali l'acciaio, l'acciaio armonico pre-teso, le «cuciture» armate e iniettate con malte di cemento o di resine, a causa della loro invasività, poca durabilità, irreversibilità e relativamente scarsa affidabilità. Appaiono pertanto preferibili anche se di vistosa estraneità all'opera, provvidenze di consolidamento di tipo tradizionale (speroni e tamponamenti, catene, cerchiature ecc.) in quanto facilmente controllabili e sostituibili;
e) nuovo ambientamento o sistemazione dell'opera,quando non esistano più o siano distrutti l'ambientamento o la sistemazione tradizionale, o quando le condizioni di conservazione esigano la rimozione (vedi paragrafo 5)
________________________________________
Terza parte
8 - Ogni intervento sull'opera, o anche in contiguità di essa ai fini di cui al paragrafo 3, deve essere eseguito in modo tale e con tali tecniche e materie da poter dare affidamento che nel futuro non renderà impossibile un nuovo eventuale intervento di conservazione e restauro. Ai fini del restauro architettonico, solo le tecniche e i materiali di cui al paragrafo 7 d sono a tutt'oggi affidabili per lunghissima sperimentazione, salvo alcune limitate eccezioni di cui all'allegato B (vedi). In ogni caso ogni intervento deve essere preventivamente studiato e motivato per iscritto e del suo corso dovrà essere tenuto un giornale, al quale farà seguito una relazione finale, con la documentazione fotografica di prima, durante e dopo l'intervento. Verranno inoltre documentate tutte le ricerche e analisi eventualmente compiute con il sussidio della fisica, la chimica, la microbiologia e altre scienze. Di tutte queste documentazioni sarà tenuta copia negli archivi degli uffici competenti di cui al paragrafo 4 e un'altra copia sarà inviata per conoscenza all'Istituto Centrale per il Restauro. Nel caso di pulitura, in un luogo possibilmente marginale della zona operata, dovrà essere conservato un campione dello stadio anteriore all'intervento, mentre nel caso di aggiunte le parti rimosse dovranno essere conservate e/o documentate in uno speciale archivio - deposito degli uffici competenti.
9 - L'uso di nuovi procedimenti di conservazione e restauro di nuove materie, rispetto a procedimenti e materie il cui uso è vigente o comunque ammesso, dovrà essere autorizzato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali su conforme e motivato parere dell'Istituto Centrale per il Restauro, cui spetterà anche di promuovere azione presso il Ministero stesso per sconsigliare materie e metodi obsoleti, nocivi e comunque non collaudati, suggerire nuovi metodi e l'uso di nuove materie, definire le ricerche alle quali si dovesse provvedere con un'attrezzatura e con specialisti al di fuori dell'attrezzatura e dell'organico a sua disposizione.
10 - I provvedimenti intesi a preservare dalle azioni inquinanti e dalle variazioni atmosferiche, termiche e igrometriche le opere di cui al paragrafo 1, dovranno, nei limiti del possibile, rispettare l'aspetto della materia e il colore delle superna e ogni altra condizione che caratterizzi in modo sostanziale e permanente le opere stesse e il contesto ambientale in cui risiedono. Tali provvedimenti dovranno comunque essere presi in modo da evitare qualsiasi dubbio sull'epoca in cui sono stati eseguiti.
11 - I metodi specifici di cui avvalersi negli atti di con sensazione e restauro, singolarmente per i centri storici, per i monumenti architettonici, per quelli archeologici e per l'esecuzione degli scavi, nonché per le opere di pittura, scultura e arti applicate. Beni librari e archivistici, sono specificati agli allegati alle presenti istruzioni, denominati A, B, C, D, E, F.
12 - Nei casi in cui sia dubbia l'attribuzione delle competenze tecniche e sorgano conflitti in materia, deciderà il Ministro per i Beni Culturali e Ambientali sulla scorta delle relazioni dei Soprintendenti o capi di Istituto interessati, sentito il competente Comitato di Settore del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali.

Allegato A
Istruzioni per la tutela dei centri storici.


L'individuazione di un «centro storico» è possibile solo a condizione di unificare sotto il concetto di aggregazione abitativa sia la città che il villaggio e di sottintendere nella parola storico la particolare messe di significati attuali e potenziali che si attribuisce al «centro». In altre parole un «centro storico» può essere definito un'aggregazione abitativa il cui significato è insostituibile nella storia di un'area culturale dell'umanità.

Aigues-Mortes e San Gimignano, per esempio, possono essere considerati campioni insigni di centri storici.

E tuttavia la storia specifica di altri centri, anche dei più grandi, mostra che in moltissimi casi il concetto di «centro storico» può essere identificato con quello di «centro antico» e costituire solo un'area, l'area storica, di una città, anche grandissima, sviluppatasi tutt'intorno o anche secondo determinate direzioni nelle forme più moderne e, talvolta, anche nelle più caotiche, stravolgenti e quasi sommergendo i lineamenti delle aree che costituivano il centro originario sotto l'onda di piena della moderna urbanizzazione. Il primo compito di tutela, conservazione e restauro riguarda, dunque, i centri e/o le aree storiche superstiti, minacciati non solo dalle calamità naturali e da quelle prodotte dagli uomini, ma anche dallo sviluppo urbano «selvaggio» e dall'altrettanto selvaggia industrializzazione. Tale compito, tutt'altro che facile, coinvolge, oggi, le competenze e le iniziative amministrative più varie: delle Regioni, del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, del Ministero dei Lavori Pubblici, del Ministero dell'Ambiente e altre ancora. In mancanza di una legge che obblighi al coordinamento tutte le istituzioni pubbliche coinvolte nell'opera di tu tela, conservazione e risanamento (ed è auspicabile che vi si ponga mano subito e proprio per iniziativa del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali), possono essere qui enunciati solo pochi principi generali e qualche indicazione di dettaglio urbanistica. Nell'intraprendere un progetto di intervento su un centro storico devono essere attentamente valutati:

a) la natura storica dell'aggregazione originaria;

b) le ragioni che hanno determinato in passato la sua sopravvivenza ovvero la sua parziale scomparsa ovvero, ancora, la sua relativa stasi o conservazione;

c) le ragioni che, a breve o a lungo periodo, minacciano la sua conservazione, sia che si tratti di tendenze all'abbandono, sia che si tratti di tendenze alla demolizione sostitutiva per un più vantaggioso utilizzo del suolo o di qualche struttura. A queste si aggiungano le ragioni di eventuali situazioni di dissesto idrogeologico derivanti essenzialmente dall'assenza di una cultura e di una prassi sistematica dell'uso delle risorse naturali e artificiali.

In linea di massima le circostanze che hanno contribuito a frenare la distruzione, l'abbandono o il riutilizzo selvaggio debbono essere individuate e chiamate a cooperare nell'opera di salvaguardia e risanamento di un centro storico. Perciò, nella gran parte dei casi, è prudente o opportuno uno studio attento e articolato delle possibilità naturali di riuso delle strutture di un centro e del ripristino, per quanto possibile, dei suoi aspetti caratterizzanti sia nei volumi che nelle loro distribuzioni e nel loro raccordo viario, nonché nella coloritura dei singoli fabbricati e nell'arredo urbano superstite. In tale studio dovranno essere ovviamente scartate le forme di riuso che renderebbero vana l'operazione di risanamento e di conservazione.

Tra i primi strumenti di riadeguamento di un centro storico al sito in cui è collocato, vanno menzionati piani di ristrutturazione e salvaguardia idrogeologica da confrontare sistematicamente con i piani di utilizzazione agricola e forestale; anche in questo caso la carenza di una cultura e di una prassi sistematica può essere esiziale. Premesso tale quadro relativo all'assetto del territorio, è evidente che nei piani di ristrutturazione urbanistica e di salvaguardia di un centro storico dovrà essere prima di tutto attentamente considerato l'aspetto ambientale in senso lato: un minuscolo centro ben conservato e ben isolato (per esempio Monteriggioni) ha bisogno di un anello di aree di rispetto da mantenere a colture verdi per un raggio proporzionato alla grandezza del centro stesso, mentre aree storiche già in via di essere sommerse dall'edilizia intensiva debbono essere soggette a limiti appropriati di altezze e di volumi. Com'è ovvio, gli strumenti urbanistici debbono in tutti i suddetti casi intervenire tempestivamente e in anticipo, calcolando che, qualora si giunga in ritardo, l'impatto di forme di urbanizzazione intensiva possono stringere come in un cappio le zone storiche, sottoponendole a uno stress veicolare intollerabile anche dal punto di vista ecologico.

Per quanto riguarda i singoli elementi attraverso i quali si attua la salvaguardia dell'organismo nel suo insieme, sono da prendere in considerazione tanto gli elementi edilizi, quanto gli elementi costituenti gli spazi esterni (strade, piazze ecc.) e interni (cortili, giardini, spazi liberi ecc.), altre strutture significanti (mura, porte, rocce ecc.), nonché eventuali elementi naturali che accompagnano l'insieme, caratterizzandolo più o meno accentuatamente: contorni naturali, corsi d'acqua, singolarità geomorfologiche (quali la Rupe di Orvieto) ecc.

Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno conservati non solo nei loro aspetti formali, che ne qualificano l'espressione architettonica o ambientale, ma altresì nei loro caratteri tipologici in quanto espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l'uso degli elementi stessi. In ogni caso per questi valgono le norme di cui nell'allegato B.

Agli interventi di ristrutturazione urbanistica si può aggiungere il riassetto viario. Esso va riferito alle analisi e alla revisione dei collegamenti viari e dei flussi di traffico che ne investono la struttura, col fine prevalente di ridurne gli aspetti patologici e ricondurre l'uso del centro storico a funzioni compatibili con le strutture di un tempo.

La revisione dell'arredo urbano concerne le vie, le piazze e tutti gli spazi liberi esistenti (cortili, spazi interni, giardini ecc.), ai fini di un'omogenea connessione tra edifici e spazi interni. Tale revisione riguarderà, come già indicato, anche gli aspetti cromatici dell'edilizia dei centri storici.

I principali tipi di intervento a livello edilizio sono:

1 - risanamento statico e igienico degli edifici tendenti al mantenimento della loro struttura e a un uso equilibrato della stessa; tale intervento va attuato secondo le tecniche, le modalità e le avvertenze di cui alle istruzioni per la condotta dei restauri architettonici (vedi allegato B). In questo tipo di intervento è di particolare importanza il rispetto delle qualità tipologiche, costruttive e funzionali dell'organismo, evitando quelle trasformazioni che ne alterino i caratteri;

2 - rinnovamento funzionale degli organismi interni, da permettere soltanto laddove si presenti indispensabile ai fini del mantenimento in uso dell'edificio. In questo tipo di intervento è di importanza fondamentale il rispetto, per quanto possibile, delle qualità tipologiche e costruttive degli edifici, evitando funzioni che deformino eccessivamente l'equilibrio tipologico-costruttivo (e anche statico) dell'organismo. Strumenti operativi dei tipi di intervento sopra elencati sono essenzialmente:

a) piani territoriali di coordinamento e di miglioramento delle risorse idriche, geologiche, agricole, forestali, in relazione ai piani di viabilità ferroviaria e automobilistica, nonché marittima, fluviale e lacuale;

b) piani territoriali di coordinamento urbanistico, da integrarsi ai precedenti;

c) piani regolatori provinciali, da inquadrarsi nei precedenti;

d) piani regolatori generali (comunali) ristrutturanti i rapporti tra centro storico e territorio, tra centro storico e città nel suo insieme;

d) piani particolareggiati relativi alla strutturazione del centro storico nei suoi elementi più significativi;

f) piani esecutivi di comparto, estesi a un isolato o un insieme di elementi organicamente raggruppabili;

g) piani del colore, adeguatamente controllati su dati fisico-chimici oltre che autoptici e a mezzi di un'estesa istruttoria, in cui si tenga conto della «tradizione cromatica» di ogni centro storico, anche a mezzo di ricerche filologiche, iconografiche e documentarie.

A questa appendice avrebbe dovuto far seguito una speciale trattazione dell'ambiente non urbanizzato sia naturale che costruito. Purtroppo per le «bellezze naturali», i parchi e le riserve, i giardini annessio non a ville e monumenti storici non è stata sviluppata tuttora la dovuta attenzione in modo organico.

L'argomento richiederà in un'occasione auspicabilmente prossima un documento specifico. Qui basti dire che il problema, estremamente complesso e strettamente interagente con le tematiche ecologiche, non può che essere affrontato in sistematico raccordo e in collaborazione con i dicasteri dell'Agricoltura e dei Lavori Pubblici, con quello dell'Ambiente, con le Facoltà di Scienze e, in particolare, con biologi, botanici, geologi.

Allegato B
Istruzioni per la condotta della conservazione, manutenzione e restauro delle opere di interesse architettonico.




Considerazioni preliminari
La Carta del Restauro 1972, per lo specifico problema del restauro architettonico, dipendeva in larga misura dai criteri adottati per il restauro degli oggetti d'arte prevalentemente grafopittorici, dove gli aspetti visibili erano privilegiati rispetto alla struttura. Si vuole soddisfare ora la necessità di uno statuto peculiare al restauro architettonico, che riconosca agli edifici monumentali e ai contesti ambientali caratteristiche specifiche in quanto a comportamento rispetto all'aggressione degli inquinanti, agli abusi degli utenti, ai rischi sismici.

Il compito del restauro architettonico è di interpretare un manufatto storico, individuando le aggiunte e le manomissioni subite, dandogli un adeguato e controllabile miglioramento statico con mezzi compatibili e reversibili (reintegrazioni murarie, speroni, tiranti non occultati ecc.). Sinora l'esigenza di dissimulare i mezzi di rinforzo per non alterare l'aspetto e il carattere degli edifici ha giustificato il ricorso a tecnologie innovative che permettono di realizzare rinforzi invisibili, ma generalmente irreversibili, adulteranti, incompatibili e poco durabili, conservando di fatto l'aspetto e non la struttura della fabbrica.

L'uso delle tecniche tradizionali, peraltro, non è mai stato escluso dalle precedenti Carte del Restauro (Carta Italiana del 1932, Carta di Venezia del 1964, Carta del Restauro del 1972). Esse, infatti, alludevano all'uso di tecnologie innovative solo nei casi in cui quelle tradizionali non dessero sufficiente affidamento e si limitavano a raccomandare l'adozione di accorgimenti idonei a rendere percettibile l'intervento del nuovo sul vecchio. Ma, alla luce di una più matura esperienza, l'uso delle tecniche tradizionali si deve considerare applicabile non solo ai semplici miglioramenti delle condizioni statiche ma anche a molti casi di «patologie ordinarie», come si dirà meglio più avanti.

In ogni caso, dichiararsi favorevoli al recupero delle tecniche tradizionali non è sufficiente, perché è necessario saperle attuare.

L'uso esorbitante delle tecniche innovative nell'edilizia moderna in generale e anche nel campo del restauro ha causato una caduta del saper fare tradizionale, non solo considerato obsoleto, ma scorretto se non erroneo. Una rivitalizzazione di quel saper fare è possibile solo se, studiato attentamente, potrà venire diffuso nelle scuole e nelle Università attraverso una specifica didattica.



Progettazione delle operazioni di conservazione e restauro

La programmazione e l'esecuzione di cicli regolari di manutenzione e di controllo dello stato di conservazione di un monumento architettonico è la sola garanzia che la prevenzione sia tempestiva e appropriata all'opera per quanto riguarda il carattere degli interventi e la loro frequenza.

La procedura così indicata consentirà, ove l'entità degli interventi lo richieda, l'istituzione di «cantieri permanenti» con l'effetto di perfezionare le maestranze, consentire il loro ricambio fisiologico, formare squadre di veri «conoscitori» delle più riposte caratteristiche della fabbrica e del suo comportamento nel volgere del tempo. Tale procedura consentirà altresì risparmi finanziari notevoli ed eviterà, per quanto possibile, sgradevoli o devianti interventi innovativi o di ripristino.

Per quanto concerne l'utilizzazione degli edifici monumentali, si deve sottolineare che appropriate forme di riuso contribuiscono ad assicurare la loro sopravvivenza. Anche a questo fine i lavori di adattamento dovranno essere limitati al minimo rispettando, per quanto possibile, l'individualità tipologica e costruttiva dell'opera, compresi i suoi percorsi interni.

Nessun progetto di conservazione o restauro potrà dirsi idoneo a passare alla fase esecutiva se prima non sia preceduto da un attento studio dell'opera e del suo contesto ambientale, da preventivare e finanziare in modo specifico. Parte integrante di questo studio saranno ricerche bibliografiche, iconografiche, archivistiche ecc. per acquisire ogni possibile dato storico, nonché ricerche sperimentali sulle proprietà materiali del manufatto. Occorrerà in tale fase attribuire la massima importanza alla storia delle trasformazioni materiali del monumento, ricavandone, specialmente in relazione ai suoi diversi riusi, tutte le indicazioni per formulare i progetti di conservazione e/o restauro.

La documentazione di rilievo in pianta e in alzato dovrà essere controllata attentamente sia per l'opera che per il suo contesto, tenendo conto della necessità di correggere gli errori spesso gravi e a catena, che inevitabilmente vengono commessi in seguito alle note procedure di rilevamento (fotogrammetrie, rilevamenti catastali, trascrizioni di vario tipo).

Tutto il materiale raccolto come sopra descritto, diventerà una guida preziosa per la progettazione degli interventi di conservazione e/o restauro, consentendo con relativa sicurezza la scelta tra le superfetazioni da eliminare e quelle da conservare in quanto significative.

Nei casi in cui il monumento o il complesso archi tettonico da conservare si trovi in una delle molte zone oggi dichiarate sismiche, occorre fare particolare attenzione ai precedenti riutilizzi e a quello che si intende proporre nel progetto esecutivo finale.

Comunque nei casi di «patologie ordinarie» è sempre preferibile adottare le tecniche e i materiali tradizionali, che sono più omogenei con le opere da salvaguardare, così come ha anche raccomandato il Comitato Nazionale per la prevenzione dal Rischio Sismico dei Beni Culturali (1986).

Per quanto riguarda le canalizzazioni e le attrezzature di servizio, esse devono essere previste sin dall'inizio della progettazione nelle loro dimensioni e sedi definitive e in posizione idonea a non alterare ne la statica dell'edificio ne i suoi aspetti visibili, evitando così pesanti e incontrollabili interventi (scasso di murature, sfondamenti ecc.) in corso d'opera.

In ogni caso si rammenta che il progettista e direttore dei lavori è tenuto a redarre personalmente gli elenchi dei prezzi e i capitolati speciali d'appalto, evitando così contrasti e malintesi pericolosi per la migliore conduzione dell'opera.



Metodologie e tecniche di intervento
È consigliabile, nei casi di piccoli ma delicati intereventi manutentivi, il ricorso a imprese specializzate e, insieme, alla conduzione in economia. Nei casi, invece, di grandi e complessi interventi l'affidamento a misura è raccomandabile per le caratteristiche amministrative, meglio rispondenti alla complessità dei lavori. Tra l'altro l'affidamento a misura richiede un'apprezzabile precisione di contabilità e lascia una traccia preziosa del lavoro compiuto.

In ogni caso i restauri devono essere continuamente vigilati e diretti sia per assicurarne la buona esecuzione sia per poter intervenire prontamente a fronte di fatti nuovi, difficoltà o dissesti murari; per evitare infine, specie quando operano piccoli e grandi mezzi di demolizione, che compaiano elementi prima ignorati o eventualmente sfuggiti all'indagine preventiva, ma certamente utili alla conoscenza dell'edifìcio e alla condotta del restauro. In particolare il direttore dei lavori, prima di raschiare, tinteggiare o eventualmente rimuovere intonaci, deve accertare l'esistenza o meno di qualsiasi traccia di decorazioni e/o quali fossero le originali grane e coloriture delle pareti e delle volte ecc. Infatti è un'esigenza fondamentale del restauro quella di rispettare e salvaguardare finché è possibile l'autenticità degli elementi costitutivi.



1. Interventi di consolidamento murario. Nel caso di murature fuori piombo, anche se perentorie necessità ne suggeriscano la demolizione e ricostruzione, va anzitutto esaminata e tentata la possibilità di raddrizzamento senza sostituire le murature originarie.

La pratica del raddrizzamento peraltro è documentabile anche nel cantiere di restauro ottocentesco, se ottenuta con tagli localizzati e tirantature; va tenuto conto in ogni caso che il trauma del taglio, anche se sanato di malte speciali, non appare una pratica raccomandabile in un contesto di forte sismicità o qualora il muro non sia assai ben costruito con pietra e laterizi e buone malte. In caso contrario si impone, nel superiore interesse della conservazione, lo smontaggio e rimontaggio del muro, se in pietra da taglio, o il suo disfacimento e rifacimento, se in mattoni o in muratura a sacco, per rimetterlo a piombo.

In molti casi zone murarie eseguite assai male e con malte degradate o con materiali male assortiti appaio no interpolate in contesti di buona fattura e resistenza. In tali casi è comportamento tradizionale eliminare in breccia la zona compromessa o fessurata e rifarla con buoni materiali (possibilmente affini a quelli circostanti) a cuci e scuci.

Tale procedura è ancora adottata da molte imprese, specialmente nella provincia. Essa richiede molta perizia nei puntellamenti provvisori e nel saper prevedere il ritiro delle malte: merita pertanto di essere utilizzata e incoraggiata. E ovvio che, nel caso di contesti murari di pregio storico-artistico, si dovrà far di tutto per preservare la parte degradata anche ricorrendo a foderature interne in muratura; assai meno consigliabili sono peraltro i diffusissimi metodi del consolidamento locale o diffuso con «cuciture armate» iniettate con malte cementizie o resinose, per vari motivi. Prima di tutto le «cuciture armate», anche se consentono l'assimilazione del muro a una lastra di cemento armato (sempre che siano bene eseguite), sono adottabili solo su muri a sacco o su muri tanto porosi, per qualità della pietra e per degrado delle malte, da garantire un significativo assorbimento di materiale cementante e un annegamento effettivo dell'acciaio dell'armatura. Qualora tali due condizioni non si verificassero, l'intervento potrebbe a breve termine rivelarsi inefficace o addirittura controproducente. Nel caso di muri a sacco abbastanza porosi da risentire degli effetti benefici dell'impregnazione, si deve ciononostante fare attenzione

alla composizione delle malte: infatti in molte zone regionali (Bolognese, Sicilia orientale ecc.) esse si presentano composte di gesso che, a contatto con l'acciaio, lo corrode in pochi anni, annullando gli effetti positivi dell'impregnazione. Qualora ci si imbattesse in murature di terra cruda con "malta di fango o in pietra con malta di fango (assai più diffusa di quanto non si creda nell'intera penisola), le iniezioni appaiono non praticabili. Esse infatti lo sarebbero solo in condizioni tali da modificare il contesto murario. I lavaggi preventivi rischierebbero infatti di eliminare le malte di fango con possibili cedimenti in corso d'opera e di disfare parzialmente i mattoni crudi. Appaiono pertanto praticabili solo il metodo manuale del parziale rabbocco con malte di calce e sostituzione in breccia.

Peraltro nei casi più favorevoli il procedimento delle iniezioni armate sarebbe valido se si potesse controllare praticamente l'uniforme copertura dell'acciaio da parte del cemento, ma ciò è oggi impossibile.

Qualora la pratica delle iniezioni armate debba essere necessariamente adottata, occorre curare attentamente i procedimenti di ritenzione della malta fluida, che il più delle volte costringono a mutare profondamente la fisionomia delle murature coi rabbocchi dei giunti, gli intonaci, le colature ecc. L'iniezione armata è in linea di massima accettabile in casi di murature informi o con riempimento a sacco o tali da dover essere in un secondo momento a rivestimento laterizio.



2. Eventuali sostituzioni o reintegrazioni di paramenti lapidei o laterizi. Le sostituzioni e le eventuali integrazioni di paramenti murari, ove necessario e sempre nei limiti più ristretti, dovranno essere sempre distinguibili dagli elementi originari, differenziando i materiali o le superfici di nuovo impiego. Tra i metodi di differenziazione si raccomanda la massima sobrietà, rammentando che molto spesso è sufficiente sostituire un travertino lavorato alla martellina, ma degradato anche staticamente, con del travertino lavorato al filo elicoidale e non arrotato ne allisciato, e così per il tufo, la calcarenite, il botticino, la pietra d'Istria ecc.

Per quel che riguarda i laterizi, basterà la sola posa dell'operatore allevato nel cantiere industriale a far individuare la tessitura rinnovata, anche se il laterizio fosse tanto ben cotto e arrotato da stare a confronto con quello del contesto. Si eviti solo di «invecchiare» la nuova toppa con mezzi meccanici, corrodendola al fine di somigliare al contesto corroso.

3. Interventi su applicazioni decorative in stucco, a fresco, graffite. Per questi reperti, quando si esclude per gli esterni l'effetto combinato delle intemperie e dell'impatto più o meno diretto con i raggi solari, la maggior parte delle cause di degrado si può ricondurre al dilavamento e alle infiltrazioni d'acqua. Dilavamento, percolamento, infiltrazioni e imbibizioni sono di solito di origine pluviale, ma, specialmente laddove gli edifici sono stati riutilizzati modernamente, i danni sono molto spesso determinati dai moderni impianti idrici.

Pertanto la migliore prevenzione dell'erosione, dello sfaldamento e del distacco è nella costante manutenzione e nell'eventuale pronto risanamento delle coperture e dei pluviali, con riferimento sia alle volte e pareti interne che alle superfici esterne. Una volta assicurata la perfetta efficienza delle coperture e dei sistemi idrici, di qualunque tipo essi siano, si può passare al consolidamento di stucchi, pareti affrescate e graffite senza il timore di vedere in breve tempo

reso inutile il lavoro di restauro. Qualora disgregazioni e sfaldamenti dipendano da cause diverse da quelle idriche andranno eseguiti specifici accertamenti. Esplorando le eventuali correnti osmotiche ascendenti e le condizioni microclimatiche esterne e inteme all'edificio che possano aver sottoposto stucchi, affreschi e graffiti a fenomeni particolari di convezione, condensazione ecc., le operazioni di consolidamento dovranno essere conseguenti ad attente analisi, che dovranno condurre a identificare le cause di ogni disgregazione o soluzione. Per le particolarità operative si rimanda a quanto esposto nell'allegato C.

4. Reintegrazioni e/o sostituzioni di intonaci e/o tinteggiature. Alla base di ogni intervento dovrà essere analizzato con cura il grado di adesione degli intonaci al supporto e l'ampiezza degli eventuali distacchi. Il mezzo più semplice ed efficace rimane sempre quello di «bussare» con le nocche. In adeguate condizioni di spazio una buona mappa delle zone non o scarsamente aderenti può essere ricavata mediante la termografia. Se le zone non aderenti dell'intonaco sono originali occorre farle riaderire con i metodi e le tecniche ben noti, già sperimentati dall'ICR.

Nei casi in cui le zone non aderenti non siano originali o sia comunque inevitabile la loro demolizione, si impone la loro sostituzione mediante toppe che dovranno essere composte con materiale e granulometria il più possibile simile a quelli del contesto con l'addizione di materiali sintetici in piccole parti in modo da ottenere una stesura confrontabile con il contesto. Si intende che tra gli intonaci originali non possono essere compresi gli intonaci di manutenzione più volte rinnovati, a meno che l'uno o l'altro strato aggiunto non supportino informazioni capaci di agevolare la ricostruzione deUe vicende storiche dell'edificio.

L'identificazione della coloritura originaria di un intonaco originale è, com'è noto, impresa assai ardua e delicata. L'esame serigrafico può essere determinante purché il prelievo, di circa 10x10 cm, sia effettuato in zone in cui con certezza si sappia, o si possa inferire, che siano rimaste almeno piccole parti dell'intonaco originario, non solo perché non coinvolte dalla caduta o dallo smaltimento del resto di quell'intonaco, ma anche perché protette a sufficienza dalle escursioni climatiche (sottotetti, cornicioni, marcapiani, cornici delle finestre). Una volta accertata l'identità della coloritura originaria, non solo per l'aspetto, ma anche per la composizione chimica, accertata altresì la natura dell'intonaco per granulometria e materiale impiegato, si potrà procedere, ove ciò sia ritenuto significativo, a una reintonacatura simile a quella originaria, sempre avendo cura di segnare in qualche modo e sobriamente il limite tra quest'ultima e la parte nuova. S'intende che tale sobria marcatura avrà valore soprattutto quando la trasformazione del nuovo intonaco dovuta all'invecchiamento lo renderà più simile all'intonaco originale. Non poche difficoltà ostacolano il raggiungimento dell'obiettivo sopra indicato: difficoltà di reperimento della calce spenta bene e da tempo sufficiente (6 mesi); difficoltà di supplirla talvolta anche con calce idrata; difficoltà di riprodurre le vecchie tinte, da un lato utilizzabili bene solo con buona calce, dall'altro soppiantate gradualmente da nuovi materiali coloranti, sintetici e di minor costo, ma inadatti a durare negli esterni. Queste difficoltà spiegano, almeno in parte, numerose alterazioni ed errori nell'aspetto cromatico degli edifici monumentali. Tanto più sono perciò utili e necessario le fatiche richieste per raccogliere informazioni esatte e complete, quanto possibile, dalle fonti d'archivio, da quelle letterarie e spesso anche (ma con qualche prudenza) dai vedutisti. Analisi e documentazioni esaustive, pigmenti naturali, possibilmente arricchiti con sostanze proteiche e mescolati con calce (ben stagionata: oltre un anno) se la coloritura debba essere applicata sul vecchio intonaco, sono le condizioni necessarie per avvicinarsi con buona approssimazione agli aspetti dell'intonaco originario, anche nella durevolezza.

5. Interventi di consolidamento della pietra o dei laterizi a faccia vista. Non sempre le pietre o i laterizi a faccia vista furono previsti tali in origine: spesso, particolarmente nell'Ottocento, essi sono tornati a vista con l'aiuto di energiche e diffuse campagne di stonacatura, che non sempre si dettero cura di risarcire i giunti esposti, accelerandone dunque il degrado. Quando sia stata presa la decisione di lasciare un'opera comunque a faccia vista, sarà necessario rivedere lo stato dei giunti e provvedere all'occorrenza alla loro sigillatura con malte compatibili e affini a quella del contesto. Il consolidamento generale avverrà secondo le caratteristiche particolari del tipo di pietra, utilizzando corrispondenti ai requisiti individuati dalle raccomandazioni NORMAL e dalla sperimentazione dell'ICR.

Qualora fosse storicamente dimostrato che pietre e/o laterizi furono rivestiti e protetti da intonaci, stucchi, o coloriture a calce, si potrà, volta per volta, decidere di replicare tale rivestimento (in ogni caso ottimo per la miglior conservazione del materiale esposto) sulla base del contesto in cui si colloca il monumento e di altre considerazioni di ordine storico critico.

In ogni caso si dovrà provvedere previamente a una pulitura efficace dei paramenti con mezzi e tecniche già ampiamente sperimentati dall'ICR.

Sui metodi di protezione dei paramenti lapidei o in laterizio non vi è tuttora un accordo soddisfacente.

L'applicazione di resine sintetiche impermeabilizzanti è, infatti, affidabile solo in pane modesta in quanto queste, per varie ragioni, risultano alla fine non interamente idrorepellenti. In conseguenza sembra che possano solo rallentare il processo di escoriazione e desquamazione delle superfici lapidee, ma non evitare l'azione del gelo ne quella della solfatazione dei carbonati di calcio, laddove quest'ultima sia favorita dalla combinazione tra corpuscoli carboniosi (spinti dal percolamento neUa porosità della pietra), ossigeno e piogge acide.

Più che a miracolose invenzioni di liquidi protettivi la preservazione della pietra, come quella degli organismi viventi, sembra affidata all'abolizione delle cause che producono l'inquinamento atmosferico. 6.

Interventi di consolidamento delle strutture lignee.

La durabilità delle strutture lignee, incendi a parte, è nel complesso molto superiore a quanto si pensi, ma a condizione che siano ben aerate tutte le loro parti a cominciare da quelle incassate nelle murature. Negli ultimi decenni la perdita di parecchi tetti secolari si deve alla sigillatura delle fessure predisposte per l'aerazione delle teste delle travi, messa in atto per evitare il transito degli insetti e degli uccelli, La buona aerazione dei sottotetti è dunque la migliore garanzia della conservazione delle parti in legname e della non ossidazione delle eventuali staffature e/o grappe, mentre l'umidità dei sottotetti può causare la diffusione delle infestazioni termitiche. La raccomandazione di massima è perciò quella di conservare e promuovere la buona aerazione dei tetti lignei con l'apertura di spiragli, «cappuccine» e simili, contrastando il transito degli uccelli con reticelle antipiccione. Non sono raccomandabili materiali eccessivamente impermeabilizzanti come le guaine, mentre è accettabile il cartonfeltro bisabbiato steso in strisce orizzontali che assicurano una buona impermeabilizzazione, nonché la traspirazione del sottotetto. Ancor meno raccomandabile è l'uso dellguaine in rame con sovrapposti materiali sintetici, che possono anche produrre condensa a contatto con i tavolati, accelerando il loro degrado". Nei casi in cui sia assolutamente indispensabile sostituire le strutture lignee, è bene esaminare anzitutto se non sia possibile procedere gradualmente, come spesso è stato fatto in passato: nei casi più gravi sostituendo un'intera trave, in altri casi staffandole per ovviare alle fenditure longitudinali ecc.

E consigliabile che per le dette sostituzioni si costituiscano depositi di legname di demolizione di vecchi fabbricati. Soprintendenze e Provveditorati alle opere pubbliche dovrebbero adoperarsi attivamente per costituire tali depositi ed evitare di avviare tutti i legnami di demolizione allo scarico. In linea di massima operare per il consolidamento di strutture lignee significa contemporaneamente operare per mantenerle aerate, renderle ignifughe, disinfestarle e indurirle. Per far questo non mancano resine e sostanze chimiche di vario genere. È tuttavia consigliabile far ricorso a queste procedure solo m casi di reali necessità, anche in vista del fatto che esse aumentano il rischio di infiammabilità. Non si dimentichino taluni pregi insostituibili delle strutture lignee: nei solai esse, oltre all'elasticità, esercitano un contatto morbido sul contesto murario. Infatti il legno si deforma plasticamente senza fratturare la pietra o i mattoni, in caso di leggera flessione sugli appoggi, a differenza del ferro. Infine, oltre ad avere caratteristiche igroscopiche il legno ha anche coibenza acustica e portanza rilevante.

A proposito dei solai lignei è da respingere la pratica di gettarvi sopra solette cementizie leggermente armate, procedendo direttamente sul tavolato o sulle pianelle con semplice interposizione di un velo di plastica. Infatti la soletta impermeabile impedisce il fisiologico passaggio dell'aria da piano a piano favorendo la marcescenza dei legnami in caso di accumulo di umidità, sia questa dovuta a condensa, sia a tubazioni difettose; inoltre la soletta renderà impossibile ogni opera manutentiva ristretta alle successive sostituzioni dei legnami ammalorati. In conclusione è preferibile intervenire, nelle pratiche manutentive, con smontaggio e rimontaggio per parti puntando su un'auspicabile ricostituzione di un «saper fare» manualistico.



7. Scultura in pietra. Le sculture in pietra poste all'esterno degli edifìci o nelle piazze debbono essere vigilate intervenendo con operazioni di consolidamento e di protezione stagionale, attraverso metodi noti e collaudati. Per la buona conservazione delle fontane di pietra o di bronzo, occorre decalcificare l'acqua eliminando le incrostazioni calcaree e le periodiche dannose ripuliture. Quando la buona conservazione di una scultura nel luogo originario risulti impossibile, converrà trasferirla in un locale interno, le cui condizioni climatiche siano favorevolmente note.

Per non depauperare significativamente la decorazione esterna delle fabbriche può essere talvolta necessario collocarvi copie fedeli e puntuali al posto degli originali trasferiti in luogo sicuro. E consigliabile dare mandato di eseguire tali copie a esperti scultori in pietra, metalli ecc. che siano in grado di praticare il rapportamento in scala 1:1. E bene, invece, evitare la pratica dei calchi allo scopo di risparmiare alla «pelle d'invecchiamento naturale» (patina) e alle eventuali coloriture degli originali i temibili traumi provocati dall'applicazione e dal distacco delle forme. Tali traumi e danneggiamenti sono tanto più probabili quanto più il trasferimento dell'opera è stato motivato dalle cattive condizioni di conservazione. S'intende che dopo il consolidamento i pericoli connessi a simili operazioni di calco si attenuano molto, ma a due condizioni:

a) che il consolidamento sia stato eseguito a perfetta regola d'arte e con sostanze perfettamente non adesive rispetto a quelle utilizzate per la forma;

b) che venga praticata con la dovuta esperienza e destrezza sia l'immissione del mastice siliconico tra la scultura e i gusci della forma in vetroresina, sia, successivamente, la liberazione dell'originale dal calco. Naturalmente dovrà essere fatta attenzione al mutamento di carico che in qualche caso comporta la sostituzione degli originali con altro materiale, eventualmente sintetico e in ogni caso difficilmente omogenizzabile almeno per peso specifico, con il materiale dell'originale. E evidente che la «pelle d'invecchiamento naturale» non deve essere intaccata sia per ragioni storiche ed estetiche, sia perché essa disimpcgna funzioni protettive. Perciò prima di iniziare qualsiasi operazione di pulitura è indispensabile procedere alle normali indagini con particolare riguardo alla presenza di cromie (vedi qui il paragrafo 4). Si possono asportare i materiali estranei accumulatisi sopra la pietra (detriti polverosi, fuliggine, guano di colombi ecc.) usando spazzole vegetali o getti d'aria a pressione moderata. Dovranno perciò essere evitate le spazzole metalliche e i raschietti e sono in generale da escludere getti a forte pressione di sabbia, d'acqua e di vapore. Sono anche sconsigliabili lavaggi con sostanze corrosive o a forte potere detergente.

8. Interventi sugli elementi metallici. Il ferro forgiato pre-moderno è assai più resistente all'ossidazione del ferro industriale, ma anch'esso col tempo si ossida e «gonfia», compromettendo i partiti lapidei ove impiegato sotto forma di grappe o perni o grate (cfr.le grate di ferro forgiato del ponte S. Angelo a Roma). In tali casi non resta altro espediente se non quello di sostituire i ferri in questione (quando non abbiano importanza se non statica) con elementi metallici di sicura stabilità fisico-chimica. Ad esempio l'acciaio inossidabile tipo AISI 304 o 316, ovvero, per evitare la corrosione interstiziale, l'acciaio con zincatura pesante, ovvero il titanio. In questi casi potrà essere convenientemente ripristinato l'ottimo uso pre-moderno di fissare perni o grappe e simili negli alloggiamenti lapidei col piombo fuso. Qualora si trattasse di grate ormai forzate negli alloggiamenti originari fino a comprometterne la stabilità, specie se esposte anche a forti escursioni termiche, si provvederà a conferire agli alloggiamenti maggiore larghezza onde consentire le dilatazioni temporanee e accogliere meglio le dilatazioni permanenti.

a) piani territoriali di coordinamento e di miglioramento delle risorse idriche, geologiche, agricole, forestali, in relazione ai piani di viabilità ferroviaria e automobilistica, nonché marittima, fluviale e lacuale;

b) piani territoriali di coordinamento urbanistico, da integrarsi ai precedenti;

c) piani regolatori provinciali, da inquadrarsi nei precedenti;

d) piani regolatori generali (comunali) ristrutturanti i rapporti tra centro storico e territorio, tra centro storico e città nel suo insieme;

d) piani particolareggiati relativi alla strutturazione del centro storico nei suoi elementi più significativi;

f) piani esecutivi di comparto, estesi a un isolato o un insieme di elementi organicamente raggruppabili;

g) piani del colore, adeguatamente controllati su dati fisico-chimici oltre che autoptici e a mezzi di un'estesa istruttoria, in cui si tenga conto della «tradizione cromatica» di ogni centro storico, anche a mezzo di ricerche filologiche, iconografiche e documentarie.

A questa appendice avrebbe dovuto far seguito una speciale trattazione dell'ambiente non urbanizzato sia naturale che costruito. Purtroppo per le «bellezze naturali», i parchi e le riserve, i giardini annessio non a ville e monumenti storici non è stata sviluppata tuttora la dovuta attenzione in modo organico.

L'argomento richiederà in un'occasione auspicabilmente prossima un documento specifico. Qui basti dire che il problema, estremamente complesso e strettamente interagente con le tematiche ecologiche, non può che essere affrontato in sistematico raccordo e in collaborazione con i dicasteri dell'Agricoltura e dei Lavori Pubblici, con quello dell'Ambiente, con le Facoltà di Scienze e, in particolare, con biologi, botanici, geologi.


Allegato C


Istruzioni per la conservazione e il restauro delle antichità



Oltre alle norme generali contenute negli articoli della Carta 1987 della Conservazione e del Restauro, è necessario nel campo delle antichità tener presenti particolari esigenze relative alla salvaguardia del sottosuolo archeologico e alla conservazione e al restauro dei reperti durante le ricerche terrestri e subacquee in riferimento all'art. 4.

Il problema di primaria importanza della salvaguardia del sottosuolo archeologico è necessariamente legato alla serie di disposizioni e di leggi riguardanti l'esproprio, l'applicazione di particolari vincoli, la creazione di riserve e parchi archeologici. In concomitanza con i vari provvedimenti da prendere nei diversi casi, sarà comunque sempre da predisporre l'accurata ricognizione del terreno, volta a raccogliere tutti gli eventuali dati riscontrabili in superficie, i materiali ceramici sparsi, la documentazione di elementi eventualmente affioranti, ricorrendo inoltre all'aiuto delle varie tecniche di rilevamento e di telerilevamento e delle prospezioni del terreno, in modo che la conoscenza quanto più completa possibile della natura archeologica del terreno permetta più precise direttive per l'applicazione delle norme di salvaguardia della natura e dei limiti dei vincoli, per la stesura dei piani regolatori e per la sorveglianza, nel caso di esecuzione di lavori agricoli o edilizi.

Per la salvaguardia del patrimonio archeologico sottomarino, collegata alle leggi e disposizioni vincolanti gli scavi subacquei e volta a impedire l'indiscriminata e inconsulta manomissione dei relitti di navi antiche e del loro carico, di ruderi sommersi e di sculture affondate, si impongono provvidenze particolarissime, a cominciare dall'esplorazione sistematica delle coste italiane con personale specializzato al fine di arrivare alla compilazione accurata di una Forma Maris con l'indicazione di tutti i relitti e i monumenti sommersi, sia ai fini della loro tutela, sia ai fini della programmazione delle ricerche scientifiche subacquee. Il recupero di un relitto di un'imbarcazione antica non dovrà essere iniziato prima di aver predisposti i locali e la particolare necessaria attrezzatura che permettano il ricovero dei materiali recuperati dal fondo marino, tutti quegli specifici trattamenti che richiedono soprattutto le parti lignee, con lunghi e prolungati lavaggi, bagni di particolari sostanze consolidanti, con determinato condizionamento dell'aria e della temperatura. I sistemi di sollevamento e di recupero di imbarcazioni sommerse dovranno essere studiati di volta in volta in relazione allo stato particolare dei relitti, tenendo conto anche delle esperienze acquisite internazionalmente in questo campo soprattutto negli ultimi decenni. In queste particolari condizioni di rinvenimento - come anche nelle normali esplorazioni archeologiche terrestri - dovranno considerarsi le speciali esigenze di conservazione e di restauro degli oggetti secondo il loro tipo e la loro materia: ad esempio per i materiali ceramici e per le anfore si prenderanno tutti gli accorgimenti che consentano l'identificazione di eventuali residui o tracce del contenuto, costituenti preziosi dati per la storia del commercio e della vita nell'Antichità; particolare attenzione dovrà inoltre esercitarsi per il riscontro e il fissaggio di eventuali iscrizioni dipinte, specialmente sul corpo delle anfore. Durante le esplorazioni archeologiche terrestri, mentre le norme di recupero e di documentazione rientrano più specificatamente nel quadro delle norme la relative alla metodologia degli scavi, per ciò che con cerne il restauro debbono osservarsi gli accorgimenti che, durante le operazioni di scavo, garantiscono l'immediata conservazione dei reperti, specialmente se essi sono più facilmente deperibili, e l'ulteriore possibilità di salvaguardia e restauro definitivi.

Nel caso del ritrovamento di elementi disaggregati di decorazioni in stucco o in pittura o in mosaico o in opus sectile è necessario, prima e durante la loro rimozione, tenerli uniti con colate di opportuni leganti (ovviamente reversibili), con garze e adeguati collanti, .a in modo da facilitarne la ricomposizione e il restauro in laboratorio. Nel recupero di vetri è consigliabile non procedere ad alcuna pulitura durante lo scavo, per la facilità con cui sono soggetti a sfaldarsi. Per quel che riguarda ceramiche e terrecotte è indispensabile non pregiudicare, con lavaggi o affrettate puliture, l'eventuale presenza di pitture, vernici, iscrizioni. Particolari delicatezze s'impongono nel raccogliere oggetti o frammenti di metallo, specialmente se ossidati, ricorrendo, oltre che a sistemi di consolidamento, eventualmente anche ad adeguati supporti. Speciale attenzione dovrà essere rivolta alle possibili tracce o impronte di tessuti. Rientra nel quadro soprattutto dell'archeologia pompeiana l'uso, ormai largamente e brillantemente sperimentato, di ottenere calchi dei negativi di piante e di materiali organici deperibili mediante colate di gesso nei vuoti rimasti nel terreno. Ai fini dell'attuazione di queste istruzioni si rende necessario che, durante lo svolgimento degli scavi, sia garantita la disponibilità di restauratori pronti, quando necessario, al primo intervento di recupero e fissaggio.

Con particolare attenzione dovrà essere affrontato il problema del distacco e successiva ricollocazione in situ delle opere di pittura e di mosaico. L'esperienza ha insegnato infatti che non sempre il distacco è praticabile senza danni, e la ricollocazione non è opportuna, specie se non si sono modificate adeguatamente le condizioni ambientali e di fruizione delle opere stesse. Il distacco e la ricollocazione nella sede originaria dovranno essere considerati eccezioni e non regola. In caso di riconosciuta necessità del distacco o dello strappo, e della successiva ricollocazione, si raccomanda che il supporto sia realizzato con materiali chimicamente e fisicamente compatibili con l'opera.

Particolari esigenze di salvaguardia dai pericoli derivanti dall'alterazione climatica richiedono gli interni con pittura parietale in situ (grotte preistoriche, tombe, piccoli ambienti); in questi casi è necessario mantenere costanti due fattori essenziali per la migliore conservazione delle pitture; il grado di umidità ambiente e la temperatura-ambiente. Tali fattori vengono facilmente alterati da cause esterne eri estranee all'ambiente, specialmente dall'affollamento dei visitatori, da illuminazione eccessiva, da forti alterazioni atmosferiche esterne; si rende perciò necessario studiare particolari cautele anche nell'ammissione di visitatori, mediante camere di climatizzazione interposte fra l'ambiente antico da tutelare e l'esterno. Tali precauzioni vengono già applicate ai monumenti preistorici dipinti in Francia e in Spagna e sono auspicabili anche per molti nostri monumenti (tombe di Tarquinia).

Per il restauro dei monumenti archeologici, oltre alle norme generali contenute nella Carta 1987 della Conservazione e del Restauro e nelle istruzioni per la condotta dei restauri architettonici, saranno da tener presenti alcune esigenze in relazione alle particolari tecniche antiche. Innanzitutto, quando per il restauro completo di un monumento, che ne comporta necessariamente anche lo studio storico, si debba procedere a saggi di scavo, allo scoprimento delle fondazioni, le operazioni debbono essere condotte col metodo stratigrafico, che può offrire preziosi dati per le vicende e le fasi dell'edificio stesso.

Per il restauro di cortine di opus incertum, quasi reticulatum, reticulatum e vitatum, se si usano la stessa qualità di tufo e gli stessi tipi di tufelli si dovranno mantenere le parti restaurate su un piano leggermente più arretrato, così pure le cortine laterizie.

Quale alternativa all'arretramento della superficie nelle integrazioni di restauro moderno, si può utilmente praticare un solco di contorno che delimiti la parte restaurata o inserirvi una sottile lista di materiali diversi.

Sarà infine opportuno collocare in ogni zona restaurata targhette con la data o imprimervi sigle o speciali contrassegni. In ambiente romano, il marmo bianco può essere integrato con travertino o calcare, in accostamenti già sperimentati con successo (restauro del Valadier all'arco di Tito).

Nei monumenti antichi e particolarmente in quelli di epoca arcaica o classica è da evitare l'accostamento di materiali diversi e anacronistici nelle parti restaurate, che risulta stridente e offensivo anche dal punto di vista cromatico, mentre si possono usare vari accorgimenti per differenziare l'uso di materiale uguale a quello con cui è costruito il monumento e che è preferibile mantenere nei restauri. Un problema particolare dei monumenti archeologici è costituito dalle coperture dei muri rovinati. E consigliabile realizzare tali coperture, rinunciando all'estetica puramente scenografica del rudere, con lastre possibilmente di coccio pesto a doppio spiovente e munite di gocciolatoio in modo da evitare il per colamento sulle sottostanti facce del muro.

Riguardo al problema generale del consolidamento dei materiali architettonici e delle sculture all'aperto, sono da evitare sperimentazioni con metodi non sufficientemente comprovati, tali da recare danni irreparabili.

Per i reperti archeologici a carattere architettonico si raccomanda di evitare, per quanto possibile, consolidamenti con iniezioni cementizie e cuciture armate, in quanto è praticamente impossibile evitare rigurgiti di cemento fluido che comunque deturperebbero le parti a vista delle strutture.

Nel caso di murature in concrezioni rivestite di laterizio è da preferirsi la ricostituzione del rivestimento, ove mancante, con murature in mattoni di valore anche strutturale che si adatti per spessore e tessitura alle anfrattuosita delle lacune delle pareti in tutta la loro profondità. Per ulteriori dettagli relativi alla protezione dei manufatti a faccia vista si veda l'allegato B.

Nella formulazione di un programma di scavo devono esser previste le spese per un'adeguata copertura e la provvisoria conservazione in situ dei reperti scavati, nonché le spese per la pubblicazione dei rilievi eseguiti e di una speciale memoria sull'insieme dei reperti stessi. Poiché una copertura di fortuna e comunque transitoria ha unicamente lo scopo di impedire un rapido deterioramento dei reperti e del sito per effetto delle intemperie e delle infestazioni biologiche, qualora non sia possibile trasformare il sito in ambiente stabilmente protetto è preferibile, a pubblicazione avvenuta, procedere al riempimento degli scavi eseguiti.

Tale riempimento dovrà essere oculatamente realizzato con un sistema di drenaggio funzionale e con materiali sterili, inerti e leggeri (miscele di pozzolana e lapillo ecc.).

In ogni caso ogni progetto e la relativa attuazione dovranno esser studiati tenendo conto delle differenti esigenze climatiche dei vari ambienti, particolarmente differenziate in Italia.


La Carta di Cracovia (2000)

Principi per la conservazione ed il restauro del patrimonio costruito


Ringraziando le persone e le istituzioni che, durante tre anni, hanno partecipato alla preparazione della Conferenza Internazionale sulla Conservazione “Cracovia 2000” e della sua sessione plenaria finale “Cultural Heritage as the Foundation and the Development of Civilisation”, noi, partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Conservazione “Cracovia 2000”, consapevoli dei profondi significati connessi al patrimonio culturale, sottoponiamo i seguenti principi ai responsabili del patrimonio, affinché possano essere di guida nell’impegno verso la sua tutela.

PREAMBOLO
Agendo nello spirito della Carta di Venezia, tenendo presenti le raccomandazioni internazionali e sollecitati dalle sfide derivanti dal processo di unificazione europea alle soglie del nuovo millennio, siamo consapevoli di vivere in un periodo in cui le identità, pur in un contesto generale sempre più allargato, si caratterizzano e diventano sempre più distinte. L’Europa del momento è caratterizzata dalla diversità culturale e quindi dalla pluralità dei valori fondamentali in relazione al patrimonio mobile, immobile ed intellettuale, dai diversi significati ad esso associati e conseguentemente anche da conflitti di interesse. Questo impone a tutti i responsabili della salvaguardia del patrimonio culturale il compito di essere sempre più sensibili ai problemi ed alle scelte che essi devono affrontare nel perseguire i propri obiettivi. Ciascuna comunità, attraverso la propria memoria collettiva e la consapevolezza del proprio passato, è responsabile dell’identificazione e della gestione del proprio patrimonio. Questo non si può definire in modo fisso. Può essere definito solo il modo in cui il patrimonio può essere individuato. La pluralità nella società comporta anche una grande diversità del concetto di patrimonio come concepito dall’intera comunità. I monumenti, come singoli elementi del patrimonio, sono portatori di valori che possono cambiare nel tempo. Questa variabilità dei valori individuabili nei movimenti costituisce, “di volta in volta”, la specificità del patrimonio nei vari momenti della nostra storia. Attraverso questo processo di cambiamento, ogni comunità sviluppa la consapevolezza e la conoscenza della necessità di tutelare i singoli elementi del costruito come portatori dei valori del proprio patrimonio comune. Gli strumenti ed i metodi sviluppati per giungere ad una corretta salvaguardia devono essere adeguati alle diverse situazioni, soggette ad un continuo processo di cambiamento.
Il particolare contesto di selezione di questi valori necessita della predisposizione di un piano di conservazione e di una serie di decisioni. Queste devono essere codificate in un progetto di restauro redatto in base ad appropriati criteri tecnici e strutturali. Consci del profondo valore della Carta di Venezia, e perseguendo gli stessi obiettivi, proponiamo i seguenti principi per la conservazione e restauro nel nostro tempo del patrimonio costruito.

SCOPI E METODI
1.Il patrimonio architettonico, urbano e paesaggistico, così come i singoli manufatti di questo, è il risultato di una identificazione associata ai diversi momenti storici ed ai vari contesti socio-culturali. La conservazione di questo patrimonio è il nostro scopo.
La conservazione può essere attuata attraverso differenti modalità di intervento come il controllo ambientale, la manutenzione, la riparazione, il restauro, il rinnovamento e la ristrutturazione.
Ogni intervento implica decisioni, selezioni e responsabilità in relazione al patrimonio nella sua totalità, anche per quelle parti che attualmente non hanno un particolare significato, ma che potrebbero assumerne uno in futuro.

2. La manutenzione e riparazione sono una parte fondamentale del processo di conservazione del patrimonio. Queste operazioni devono essere organizzate tramite la ricerca sistematica, le ispezioni, il controllo, il monitoraggio e le prove. Il possibile degrado deve essere previsto e descritto nonché sottoposto ad appropriate misure di prevenzione.

3.La conservazione del patrimonio costruito si attua attraverso il progetto di restauro, che comprende le strategie nella sua conservazione nel tempo. Questo progetto di restauro deve essere basato su una serie di appropriate scelte tecniche e preparato all’interno di un processo conoscitivo che implichi la raccolta di informazioni e l’approfondita conoscenza dell’edificio o del sito. Questo processo comprende le indagini strutturali, le analisi grafiche e dimensionali e la identificazione del significato storico, artistico e socio-culturale; il progetto necessita del coinvolgimento di tutte le discipline pertinenti, ed è coordinato da una persona qualificata ed esperta nel campo della conservazione e restauro.

4. La ricostruzione di intere parti “in stile” deve essere evitata. La ricostruzione di parti limitate aventi un’importanza architettonica possono essere accettate a condizione che siano basate su una precisa ed indiscutibile documentazione... Se necessario per un corretto utilizzo dell’edificio, il completamento di parti più estese con rilevanza spaziale o funzionale dovrà essere realizzato con un linguaggio conforme all’architettura contemporanea. La ricostruzione di un intero edificio, distrutto per cause belliche o naturali, è ammissibile solo in presenza di eccezionali motivazioni di ordine sociale o culturale, attinenti l’identità di un’intera collettività.

DIFFERENTI TIPI DI PATRIMONIO COSTRUITO
5. A causa della particolare vulnerabilità del patrimonio archeologico, ogni intervento riguardante lo stesso deve essere strettamente relazionato al suo contesto, al territorio ed al paesaggio. La caratteristica distruttiva degli scavi deve essere limitata il più possibile. I manufatti archeologici devono essere compiutamente documentati ad ogni scavo.
Come per gli altri casi, l’intervento di conservazione di ritrovamenti archeologici deve seguire il principio del minimo intervento, e deve essere eseguito da specialisti con tecniche e metodologie strettamente controllate.

6. L’obiettivo della conservazione dei monumenti e degli edifici storici, in un contesto urbano o rurale, è il mantenimento della loro autenticità ed integrità anche nei loro spazi interni, negli arredamenti o nelle decorazioni, nelle finiture ed in ogni connotazione architettonica e documentale. Tale conservazione richiede un appropriato “progetto di restauro”che definisce i metodi e gli obiettivi; in molti casi, questo presuppone un uso appropriato compatibile con gli spazi ed i significati architettonici esistenti. Gli interventi sugli edifici devono prestare particolare attenzione a tutti i periodi del passato testimoniati in essi.

7. Le decorazioni architettoniche, le sculture ed i manufatti artistici strettamente connessi con il patrimonio costruito devono essere conservati attraverso uno specifico progetto connesso con quello generale. Questo presuppone che il restauratore possieda la competenza e la formazione appropriata oltre alla capacità culturale, tecnica ed operativa, che gli permetta l’interpretazione dei risultati delle indagini relative agli specifici campi artistici. Il progetto di restauro deve garantire un corretto approccio alla conservazione dell’intero assetto, delle decorazioni e delle sculture, nel rispetto delle tecniche artigianali tradizionali e della loro necessaria integrazione come parte sostanziale del patrimonio costruito.

8. La città ed i villaggi storici, nel loro contesto territoriale, rappresentano una parte essenziale del nostro patrimonio universale, e devono essere visti nell’insieme di strutture, spazi ed attività umane, normalmente in un processo di continua evoluzione e cambiamento. Questo coinvolge tutti i settori della popolazione e richiede un processo di pianificazione integrata all’interno del quale si colloca una grande varietà di interventi.
La conservazione nel contesto urbano ha per oggetto insiemi di edifici e spazi scoperti che costituiscono parti di aree urbane più vaste, o di interi piccoli nuclei insediativi urbani o rurali, comprensivi dei valori intangibili. In questo contesto, l’intervento consiste nel riferirsi sempre alla città nel suo insieme morfologico, funzionale e strutturale, come parte del suo territorio, del suo contesto e del paesaggio circostante. Gli edifici nelle aree storiche possono anche avere un elevato valore architettonico in se stessi, ma devono essere salvaguardati per la loro unità organica, per le loro connotazioni dimensionali, costruttive, spaziali, decorative e cromatiche che li caratterizzano come parti connettive, insostituibili nell’unità organica costituita dalla città.
Il progetto di restauro delle città e dei villaggi storici deve prevedere la gestione delle trasformazioni e una verifica di sostenibilità delle scelte, considerando gli aspetti patrimoniali insieme con gli aspetti sociali ed economici. In tal senso risulta ad esso preliminare lo studio dei corretti metodi per la conoscenza delle forze di cambiamento e degli strumenti di gestione del processo oltre che la conoscenza dei manufatti. Il progetto di restauro delle aree storiche assume gli edifici del tessuto connettivo nella loro duplice funzione: a) di elementi che definiscono gli spazi della città nell’insieme della loro forma, e b) di sistemi distributivi di spazi interni strettamente consustanziali all’edificio stesso.

9. Il paesaggio inteso come patrimonio culturale risulta dalla prolungata interazione nelle diverse società tra l’uomo, la natura e l’ambiente fisico. Esso testimonia del rapporto evolutivo della società e degli individui con il loro ambiente. La sua conservazione, preservazione e sviluppo fa riferimento alle caratteristiche umane e naturali, integrando valori mentali ed intangibili. È importante comprendere e rispettare le caratteristiche del paesaggio ed applicare leggi e norme appropriate per armonizzare le funzioni territoriali attinenti con i valori essenziali. In molte società il paesaggio è storicamente correlato ai territori urbani.
L’integrazione tra la conservazione del paesaggio culturale, lo sviluppo sostenibile nelle regioni e località contraddistinte da attività agricole e le caratteristiche naturali, richiede la comprensione e la consapevolezza delle relazioni nel tempo. Ciò comporta la formazione di legami con l’ambiente costruito delle metropoli e delle città.
La conservazione integrata del paesaggio archeologico e fossile e lo sviluppo di un paesaggio molto dinamico, coinvolge valori sociali, culturali ed estetici.

10. Il ruolo delle tecniche nell’ambito della conservazione e del restauro è strettamente legato alla ricerca scientifica interdisciplinare sugli specifici materiali e sulle specifiche tecnologie utilizzate nella costruzione, riparazione e restauro del patrimonio costruito. L’intervento scelto deve rispettare la funzione originale ed assicurare la compatibilità con i materiali, le strutture ed i valori architettonici esistenti. I nuovi materiali e le nuove tecnologie devono essere rigorosamente sperimentati, comparati e adeguati alle reali necessità conservative. Quando l’applicazione in situ di nuove tecniche assume particolare rilevanza per la conservazione della fabbrica originale, è necessario prevedere un continuo monitoraggio dei risultati ottenuti, prendendo in considerazione il loro comportamento nel tempo e la possibilità della eventuale reversibilità.
Dovrà essere stimolata la conoscenza dei materiali e delle tecniche tradizionali e per la loro conservazione nel contesto della moderna società, essendo di per se stesse una componente importante del patrimonio.

GESTIONE
11.La gestione del processo di cambiamento, trasformazione e sviluppo delle città storiche, così come del patrimonio culturale in generale, consiste nel costante controllo delle dinamiche del cambiamento stesso, delle scelte appropriate e dei risultati. Deve essere inoltre data particolare attenzione all’ottimizzazione dei costi di esercizio. Come parte essenziale del processo di conservazione, vanno identificati i rischi ai quali il patrimonio può essere soggetto anche in casi eccezionali, e devono essere previsti gli opportuni sistemi di prevenzione e i piani di intervento e di emergenza. Il turismo culturale, oltre che per il suo positivo influsso sull’economia locale, deve essere considerato come un fattore di rischio.
La conservazione del patrimonio culturale deve essere parte integrante della pianificazione e del processo di gestione di una comunità, e deve quindi contribuire allo sviluppo sostenibile, qualitativo, economico e sociale della comunità.

12. La pluralità di valori del patrimonio e la diversità degli interessi, necessita di una struttura di comunicazione che assicuri la reale partecipazione degli abitanti a tale processo oltre a quella degli specialisti e degli amministratori. È responsabilità della comunità lo stabilire appropriati metodi e strutture per assicurare la reale partecipazione degli individui e delle istituzioni a tale processo decisionale.

FORMAZIONE E EDUCAZIONE
13. La formazione e l’educazione nella conservazione del patrimonio costruito necessita di un processo di coinvolgimento sociale e deve essere integrata nei sistemi nazionali di educazione a tutti i livelli. La complessità del progetto di restauro o di ogni altro intervento di conservazione che coinvolge aspetti storici, tecnici, culturali ed economici, presuppone la nomina di un responsabile di adeguata formazione.
La formazione dei conservatori deve essere di tipo interdisciplinare e prevedere accurati studi di storia dell’architettura, di teoria e tecniche di conservazione. Essa deve assicurare l’appropriata preparazione necessaria a risolvere problemi di ricerca necessari per realizzare gli interventi di conservazione e restauro in modo professionale e responsabile.
I professionisti e tecnici nelle discipline della conservazione devono conoscere le metodologie adeguate, le tecniche opportune oltre che acquisire il dibattito corrente sulle teorie e sulle politiche conservative.
La qualità della manodopera specializzata tecnicamente ed artisticamente per la realizzazione del progetto di restauro deve anche essere accresciuta attraverso una migliore preparazione degli operatori nel campo dei mestieri professionali.



MISURE LEGALI
14. La protezione e la conservazione del patrimonio costruito può essere meglio realizzata se vengono prese opportune misure legali ed amministrative. Ciò può essere raggiunto assicurando che il lavoro di conservazione sia affidato, o posto sotto la supervisione, di professionisti della conservazione. Le norme legali possono anche prevedere periodi di esperienza pratica all’interno di programmi strutturali. Particolare considerazione deve essere data ai conservatori neo-formati che stiano per ottenere il permesso per lo svolgimento della libera professione, anche attraverso la supervisione di un libero professionista della conservazione.

ALLEGATI-DEFINIZIONI
Il comitato redazione della “Carta di Cracovia” ha usato i seguenti concetti fondamentali nel modo come qui sotto espresso.
a. Patrimonio: Il patrimonio culturale è quel complesso di opere dell’uomo nelle quali una comunità riconosce i suoi particolari e specifici valori e nei quali si identifica. L’identificazione e la definizione delle opere come patrimonio è quindi un processo di scelta di valori.
b. Monumento: Il monumento è una singola opera del patrimonio culturale riconosciuto come un portatore di valori e costituente un supporto della memoria. Questa riconosce in esso i rilevanti aspetti attinenti il fare ed il pensare dell’uomo, rintracciabili nel corso della storia ed ancora acquisibili a noi.
c. Per Autenticità di un monumento si intende la somma dei suoi caratteri sostanziali, storicamente accertati, dall’impianto originario fino alla situazione attuale, come esito delle varie trasformazioni succedutesi nel corso del tempo.
d. Per Identità si intende il comune riferimento di valori presenti, generati nel contesto di una comunità e di valori passati reperiti nell’autenticità del monumento.
e. Conservazione: La conservazione è l’insieme delle attitudini della collettività volte a far durare nel tempo il patrimonio ed i suoi monumenti. Essa si esplica in relazione ai significati che assume la singola opera, con i valori ad essa collegati.
f. Restauro: Il restauro è l’intervento diretto sul singolo manufatto del patrimonio, tendente alla conservazione della sua autenticità ed alla acquisizione di esso da parte della collettività.
g. Progetto e restauro: Il progetto come consequenzialità di scelte conservative è lo specifico procedimento con il quale si attua la conservazione del patrimonio costruito e del paesaggio.

Bressa e Caligola
__________________
[Ora basta!!!!!]

...sono qui ad aspettar la Metro.......la 4!!
caligola00 no está en línea   Reply With Quote
Old January 31st, 2008, 06:32 PM   #5
A l e x
1939
 
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Old January 31st, 2008, 06:34 PM   #6
A l e x
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La mia idea di restauro, già esposta altre volte, è che spesso i committenti si nascondano dietro a nomi altisonanti per spendere meno e lasciare, di fatto, il restauro incompiuto. Grande rispetto per la scuola italiana, peraltro, e un augurio perché si possa mettere presto mano a quanto casca ancora a pezzi nel nostro paese!
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Old January 31st, 2008, 07:30 PM   #7
bressa82
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cosa intendi con restauro incompiuto????????
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Old January 31st, 2008, 08:42 PM   #8
A l e x
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Che il palazzo continua a fare schifo: colature di ruggine, sbrecciature, erbacce sui cornicioni!
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Old January 31st, 2008, 08:53 PM   #9
Gioven
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Ragazzi, il thread è molto interessante, ma il post sulle carte del restauro è veramente troppo lungo da leggere "en passant", spero non sia da voi considerato indispensabile per partecipare alla discussioone.
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Old January 31st, 2008, 09:31 PM   #10
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Originally Posted by Gioven View Post
Ragazzi, il thread è molto interessante, ma il post sulle carte del restauro è veramente troppo lungo da leggere "en passant", spero non sia da voi considerato indispensabile per partecipare alla discussioone.
anche perchè dopo averlo letto tutto puoi mettere su una scuola di restauro!..
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Old January 31st, 2008, 09:46 PM   #11
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Credo proprio che si possa partecipare al dibattito senza avere letto tutto quel post!!!
diciamo che volevamo battere un record: il post più lungo nella storia di SSC. Chissà se ci siamo riusciti.
La prima riflessione mi viene dal Post di Alex: se si vuole risparmiare è più semplice usare metodi rapidi. I metodi rapidi, per semplificare, puliscono molto a fondo, togliendo, insieme alle "colature di ruggine", anche qualche porzione della superficie. Al contrario un metodo che si pone il problema di salvaguardare al massimo le superfici, perchè si ritiene che gran parte del contenuto storico ed estetico stia localizzato proprio sulla superficie, è costretto ad andare lento, costerà di più, e non si pone l'obiettivo di rimuovere completamente lo "sporco". meglio lasciare qualche segno, ma avendo la certezza di avere salvato il contenuto storico ed estetico della superficie, che togliere tutto senza porsi le questioni. Per un monumento non vale la pubblicità che dice "che più bianco non si può", lasciando intendere che quello è il risultato migliore.
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Old January 31st, 2008, 09:46 PM   #12
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dico solo la mia pur non avendo letto tutto e non essendo un esperto..preferisco il restauro 'all'italiana' che è anche la scuola migliore, quindi interventi di tipo conservativo sul monumento senza cancellarne i segni del tempo.
Quello 'alla francese' di tipo stilistico proprio non lo sopporto.
E' vero che inganna i visitatori! Ho girato molto per la Francia e devo dire che molti interventi sono dei veri e propri obrobri.
Cito uno per tutti Carcassonne, castello medievale che dopo il restauro sembra Disneyland. Un manufatto completamente rovinato, ma di esempi ce ne sono tanti altri, la mania in Francia però è questa..là avrà fatto scuola quel tipo di teoria.
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Old January 31st, 2008, 09:48 PM   #13
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Gioven puoi stampartelo, poratrtelo sul comodino.....
hai tutta la notte e se soffri di insonnia.......
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Old January 31st, 2008, 09:55 PM   #14
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tra l'altro ho appena scoperto su Wiky che sto le Duc è proprio quello che ha restaurato Carcassonne..ho un fiuto naturale per i falsi..

http://it.wikipedia.org/wiki/Carcassonne

ecco comunque questo è l'esempio di restauro da non seguire..
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Old January 31st, 2008, 09:59 PM   #15
caligola00
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beh infatti in italia nessuno al giorno d'oggi si sognerebbe di fare un restauro come quello di carcassonne.
Bisogna chiedersi che cosa pensano i visitatori di carcassonne o di avignone quando ammirano quel bene; sanno di essere di fronte ad un "falso storico"?
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Old January 31st, 2008, 10:02 PM   #16
Gioven
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E le mura d'Avignone no? Quando le ho visto di lontano mi ha preso un colpo... Ho pensato: "ma come sono stati bravi 'sti Francesi a conservarle così!" Poi scopri che c'è lo zampino di Le Duc... E in effetti l'effetto falso storico è piuttosto evidente...
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Old January 31st, 2008, 10:02 PM   #17
Gioven
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Originally Posted by caligola00 View Post
beh infatti in italia nessuno al giorno d'oggi si sognerebbe di fare un restauro come quello di carcassonne.
Bisogna chiedersi che cosa pensano i visitatori di carcassonne o di avignone quando ammirano quel bene; sanno di essere di fronte ad un "falso storico"?
Caligola.... altro che letture notturne... Qui ci vuole un flic-floc!
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Old February 1st, 2008, 12:31 PM   #18
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accidenti solo io le ho lette tutte.... anche quelle storiche a partire da quella di atene del 1931

comunque ragazzi.... se non volete leggere le carte del restauro (la colpa non è di caligola ma è mia che le ho inserite io ) non sono fondamentali perche non hanno un valore di legge obbligatorio... per cui uno puo operare in modo contrario che nessuno ti manda in prigione

a me e caligola interessava costruire un dialogo sul restauro in senso largo

Last edited by bressa82; February 1st, 2008 at 04:42 PM.
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Old February 1st, 2008, 07:48 PM   #19
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beh... penso che non si possa parlare di colpe.....anzi..
si tratta di uno strumento, sicuramente impegnativo come lettura, ma quello che è importante è sviluppare un dibattito su metodi, cause di degrado, interventi.
in questo forum ci sono molti ingegneri e architetti e l'interesse su questi temi dovrebbe esserci.
esempio che si può collegare anche ad altri 3ds: stamattina sono passato dal cantiere della stazione. Si vedono ad altezza di occhio umano i primi risultati delle puliture sul paramento lapideo. Mi sono chiesto che senso avrà avere degli interni puliti a fondo e degli esterni non toccati. Che sensazione si avrà nel passaggio esterno/interno?
sarebbe sicuramente meglio assicurare una omogeneità negli ineterventi e pulire in maniera omogenea tutte le superfici, sia in interni che in esterni.
tanto più che le superfici esterne sono normalmente molto più sporche.
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Old February 1st, 2008, 07:53 PM   #20
texdago
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Originally Posted by caligola00 View Post
beh... penso che non si possa parlare di colpe.....anzi..
si tratta di uno strumento, sicuramente impegnativo come lettura, ma quello che è importante è sviluppare un dibattito su metodi, cause di degrado, interventi.
in questo forum ci sono molti ingegneri e architetti e l'interesse su questi temi dovrebbe esserci.
esempio che si può collegare anche ad altri 3ds: stamattina sono passato dal cantiere della stazione. Si vedono ad altezza di occhio umano i primi risultati delle puliture sul paramento lapideo. Mi sono chiesto che senso avrà avere degli interni puliti a fondo e degli esterni non toccati. Che sensazione si avrà nel passaggio esterno/interno?
sarebbe sicuramente meglio assicurare una omogeneità negli ineterventi e pulire in maniera omogenea tutte le superfici, sia in interni che in esterni.
tanto più che le superfici esterne sono normalmente molto più sporche.
Ecco Caligola, a proposito di restauri, ma davvero non puliranno gli esterni? Ma che criterio del caz. Vabbe' che deve costare un sproposito, pero' effettivamente sembra follia pulire tutto tranne la facciata!
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