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Valpolicella abuser
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Città venete murate
Riprendiamo qui il discorso sulle città murate del Veneto senza "infangare" 4 thread contemporaneamente.
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Si è sempre Settentrionali di qualcuno
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Paduan User
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PALMANOVA
tratto da Wikipedia
PALMANOVA (UD) La sua posizione centrale non passò inosservata alla Serenissima Repubblica di Venezia, che nel 1593 ordinò di distruggere i villaggi presenti in questa zona per far posto a una fortezza posta a difesa dei suoi confini orientali in Friuli, contro le incursioni dei Turchi (che avevano attaccato e razziato la pianura friulana per ben sette volte tra il 1470 ed il 1499) e per arginare le mire espansionistiche territoriali degli Arciducali. Infatti il confine tra Venezia e l'Impero Asburgico passava per il limitrofo comune di Visco e questa era sempre stata una zona strategica. Concepita come perfetta macchina da guerra, la sua progettazione e quindi la sua forma di stella a nove punte fu determinata da motivi di ordine militare e attentamente studiata dai migliori ingegneri e architetti di cui la Serenissima disponeva e tra i quali spiccava il Soprintendente Generale Giulio Savorgnan. La città è dotata di tre cerchie di fortificazioni, delle quali l'ultima fu portata a termine nel periodo napoleonico. Dal 1815 al 1866 la città fu dominio austriaco, poi passò all'Italia assieme al Veneto e al Friuli occidentale. Nel 1960 Palmanova è stata proclamata "Monumento Nazionale". Pianta di Palmanova conservata al Museo Correr di Venezia ![]() ![]() Entro un poligono regolare di 800 m. di diametro è iscritta la città con un sistema di strade di collegamento che si irradiano dalla piazza centrale esagonale per raggiungere i nove lati del perimetro della città. Le porte di accesso sono tre: Udine, Aquileia e Cividale. Last edited by Gioven; February 8th, 2008 at 12:18 AM. |
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#3 |
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Valpolicella abuser
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Peschiera D/G
Da Roma al Medioevo [modifica] La città romana, dal nome di Arilica era situata nell'attuale centro storico ed era un vicus, soggetto come Verona alla tribù Poblilia, sulla via Gallica. Plinio il Vecchio, riguardo alla città, descrive l'abbondanza del pescato complice l'uscita dell'acqua dal lago verso il fiume Mincio. Lacus est Italiae Benacus in Veronensi agro Mincium amnem tramittens, ad cuius emersus annuo tempore, Octobri fere mense, autumnali sidere, ut palam est, hiemato lacu, fluctibus glomeratae volvuntur in tantum mirabili multitudine ut in excipulis eius fluminis ob hoc ipsum fabricatis singularum milium reperiantur globi Sembra che lo stemma comunale nasca proprio da queste condizioni favorevoli, due anguille d'argento con una stella d'oro. Nei pressi di Peschiera, verso Salionze, la tradizione riporta che il Papa Leone I abbia fermato Attila, senza armi, sul guado del Mincio nel 492 dopo una campagna di conquista e distruzione in cui fu rasa al suolo Aquileia. È attorno al VIII-IX secolo che Arilica cambiò nome in Peschiera. Pare che durante la catastrofica invasione degli Ungari, Peschiera abbia permesso allo sconfitto Berengario I di sopravvivere e riprendere il proprio ruolo. Peschiera fu una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. Medioevo ed età moderna [modifica] Dopo di allora la città fu legata nei destini a filo doppio con Verona, nel 1262 con l'elezione a Capitano del Popolo del futuro Mastino I della Scala (Leonardino), Peschiera diventò un punto vitale per la Signoria Scaligera, con un breve intervallo iniziale con un dominio del sanguinario Ezzelino da Romano. Tantoché la fine della signoria fu frutto anche della caduta della città nel 1387 per mano di Gian Galeazzo Visconti signore di Milano e figlio di Regina della Scala. La Repubblica Veneta entrò in possesso di Peschiera nel 1440 per mano di Francesco Sforza allo al soldo di Venezia. La parte più importante delle mura furono erette a partire dal 1549 su progetto di Guidobaldo della Rovere, duca di Urbino, vi furono anche progetti di Michele Sammicheli e Anton Maria Lorgna. Peschiera ha la caratteristica di essere stata una città murata con la presenza stratificata di molti progetti fin dal VI secolo, un sistema di mura fra i più completi in Italia e con la caratteristica di aver mantenuto il suo essere circondata dall'acqua. Quello della città militare forniva aspetti diversi, le servitù militari sempre più pesanti strozzavano ed indirizzavano l'economia verso canali sempre più stretti, ne è prova una supplica del 1589: tale e tanta è la penuria di vivere nella fortezza sopra Peschiera et così puochi sono gli negotii che a poco a poco gli abitanti abbandonano volontariamente I'habbitar in essa et vanno altrove per procurarsi commodamente il viver il che si vede anco con danno di vostra serenità, cosa che non succedaria quando si potesse fuori d'essa fortezza far mercato come di quel modo che si fa a Crema a Orzi Novi ed altri luoghi di fortezza ... Età contemporanea [modifica] Nel 1815, al trattato di Vienna, passò all'Impero Austriaco. Entro così a far parte del poderoso sistema difensivo del quadrilatero. Fu conquistata dai piemontesi il 30 maggio 1848, ma passò all'Italia solo nel 1866 con il trattato di Praga, dopo la III guerra d'indipendenza. Il passagio all'Italia avvenne con una triangolazione, l'Austria cedette il Veneto alla Francia che subito lo passò all'Italia. wikipedia ![]() Torri del Benaco Torri del Benaco è una ridente località turistica di circa 2.700 abitanti situata al centro della sponda orientale del lago di Garda detta anche Riviera degli Olivi per le sue centenarie piante che si inerpicano sulle falde a più elevata pendenza, fino a 400 metri d’altitudine. Per effetto del lago Torri gode di un ottimo clima temperato, inoltre verso nord la zona è protetta dalla catena montuosa del Baldo che non la rende raggiungibile dai freddi venti alpini, pertanto le primavere sono precoci e gli autunni dolci e prolungati. Questo clima particolarmente mite inoltre favorisce una ricca vegetazione spontanea tipica mediterranea e insieme alla felice posizione geografica fa di questo luogo una delle mete turistiche più belle del lago di Garda. Strade e vicoli, case moderne e palazzine antiche. tutto immerso nel verde di un incantevole ambiente naturale che, tra pini uliveti e limonaie, regala momenti di quiete e serenità. Torri del Benaco sorge a 67 metri sul livello del mare e ha un territorio comunale di 4.850 ettari che comprende anche le due frazioni: Albisano e Pai. Confina a nord con il comune di Brenzone, a est con quello di San Zeno di Montagna e a sud con il comune di Garda. A ovest, è collegato alla sponda bresciana del lago dal servizio di traghetto. Questo splendido centro lacustre è facilmente raggiungibile grazie: all’autostrada Brennero-Modena casello di Affi a 16 km (uscita Lago di Garda Sud) e casello di Rovereto a 45 km (uscita Lago di Garda Nord) o all’autostrada Milano-Venezia casello di Peschiera del Garda a 22 km, alla stazione ferroviaria di Verona (40 km) o a quella di Peschiera del Garda e all’aeroporto “Valerio Catullo” di Villafranca di Verona collegamento molto importante a livello internazionale e distante solo 35 km. Esiste anche una buona rete di trasporti di linea (Azienda Provinciale Trasporti) che oltre a collegare Torri con le stazioni e l’aeroporto permette di raggiungere facilmente i paesi vicini. I primi segni della presenza dell’uomo sul territorio torresano risalgono al II millennio a. C. lo testimoniano dei reperti di ceramica decorata e degli oggetti in selce attribuibili all’età del bronzo rinvenuti durante degli scavi fatti nel centro storico (1978). Negli anni ’60 si scoprirono delle tracce di un insediamento palafitticolo. Inoltre ci testimoniano la presenza umana in quel periodo le numerose incisioni rupestri , raffigurazioni incise su lastre in pietra. La toponomastica di alcune località del territorio così come la torre ovest del Castello, il porto e il quartiere Trincerò nella parte nord del centro storico vicino alla Chiesa Parrocchiale e il ritrovamento di monete romane di epoca imperiale testimoniano che TORRI (Tulles) entrò a far parte dell’Impero Romano verso la fine del I sec. a.C. quando le legioni romane occuparono la costa veronese del lago. Dopo la caduta dell’Impero Romano, dilagarono le popolazioni dei Goti, poi dei Longobardi e dei Franchi e alla fine del X sec. gli Ungari fu così che re d’Italia Berengario I, arrivato a Torri nel 905, fece costruire la cinta muraria, di cui rimangono i resti, e la Torre di Berengario. E a Torri datò anche sei diplomi con i quali ricompensò coloro che lo avevano aiutato nella lotta contro Ludovico III di Borgogna. Nel XII sec. passarono le truppe del Barbarossa, risalgono a questo periodo la Chiesa di San Giovanni, la Chiesa della Trinità e S. Gregorio a Pai. Successivamente con la venuta a Verona degli Scaligeri venne fortificata la darsena del porto e, su commissione di Antonio della Scala – ultimo degli Scaligeri, ricostruito sulle rovina preesistenti il Castello. Ma nonostante il rafforzamento delle difese anche Torri fu investito dalla guerra tra i Visconti e i Da Carrara che si alternarono nel dominio della sponda del lago. Nel 1405 Torri passò sotto la Repubblica di Venezia, in questo periodo divenne sede della Gardesana dell’Acqua, confederazione di dieci comuni della riviera Veronese con il compito di dividersi gli oneri fiscali e frenare il contrabbando sul Garda, il Consiglio che era presieduto dal Capitano del Lago (tra i Link utili si ricorda Giovanni dei Menaroli 1380) si teneva nel Palazzo della Gardesana un tempo dei nobili Calderini. Tra il 1500 e il 1600 la popolazione di Torri venne dimezzata dalla peste, i malati venivano ospitati vicino alla Chiesa di S. Giovanni e nel monastero annesso alla Chiesa di San Faustino. Alla fine del XVIII sec. sbarcarono a Torri le truppe napoleoniche che si scontrarono con gli austriaci, a Pai nelle acque del lago una flotta austriaca fece fuggire i francesi. Successivamente l’intera zona fu colpita dalla carestia e dalle malattie. Nel 1866, dopo aver risentito dell’eco delle guerre d’Indipendenza combattute nel basso lago e delle imprese Garibaldine Torri entrò a far parte del Regno d’Italia. In quel periodo le attività prevalenti erano la pesca e la coltura degli ulivi ma la gente del luogo lavorava anche nelle serre di agrumi (quella del Castello Scaligero è una delle poche ancora funzionanti del lago di Garda) e nelle cave di marmo (marmo giallo di Torri). Seguì poi il fenomeno dell’immigrazione all’estero che durò fino dopo la I guerra mondiale. Negli anni ’20 venne allargata la strada Gardesana e dopo la II guerra mondiale iniziò una lenta ripresa economica. berengario.com
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#4 |
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Valpolicella abuser
Join Date: Jan 2005
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beh insomma, tornando al discorso di prima, dicevo che non si può non considerare cosa e dove viene costruito, a ridosso delle mura, per stabilire se queste sono rovinate (nel contesto) o meno.
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#5 |
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Paduan User
Join Date: Dec 2006
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Del resto, ci sono molti tratti di mura, soprattutto medievali, incorporati in case e palazzi.
A Padova già nel '600 si può dire che la cerchia più interna , quella del '200, fosse ormai in rovina e utilizzata per costruirci palazzi e abitazioni. Il problema è che le mura hanno costituito fino a poco più di un secolo fa un limite fisico e mentale all'espansione della città, e a causa di questo, non si è saputo né tutelarle, né abbatterle completamente. Quindi su di esse e vicino ad esse fu costruito di tutto, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, furono interventi molto discutibili. |
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#6 |
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Bob The Builder
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ma sapete palmanova a cosa si ispira??????? a sabbioneta.....
e sabbioanta a cosa si ispira??????? a orzinuovi con una porta del sanmicheli di verona..... ne avevo parlato qui http://www.skyscrapercity.com/showpo...&postcount=374 ancora oggi nel municipio di orzinuovi (paese di prandelli) c'è un bellissimo bassoriliemo con il leone di san marco e bandiere |
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#7 | |
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Venetian User
Join Date: Jan 2005
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#8 |
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Venetian User
Join Date: Jan 2005
Location: Verona - Venetia
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La prima che mi viene in mente è...Montagnana
da: http://it.wikipedia.org/wiki/Montagnana Le mura attuali, che costituiscono uno degli esempi più insigni e meglio conservati di architettura militare medioevale in Europa, salvo il complesso di Castel San Zeno e i tratti di cinta ad oriente ed occidente che sono più antichi, risalgono alla metà del '300, quando i Carraresi, signori di Padova, vollero ampliare e rafforzare quello che era un essenziale luogo forte di frontiera dello stato padovano contro la Verona degli Scaligeri. Lo spazio urbano intra moenia fu in quell’occasione ampliato, e la nuova cinta fu costruita con strati sovrapposti di mattoni e di pietre (trachite trasportata per via d’acqua dai vicini colli Euganei). La città fortificata è racchiusa in un quadrilatero irregolare delle dimensioni di circa metri 600 x 300 con un’area di 24 ettari e un perimetro di circa due chilometri. Le mura, coronate da merli di tipo guelfo, sono alte dai 6,5 agli 8 metri, con uno spessore di cm 96-100. Tra un merlo e l’altro, delle ventole in legno servivano a riparare i difensori. Le torri perimetrali, in totale 24, distanziate di circa 60 metri, sono alte fra i 17 ed i 19 metri. Il vallo esterno varia dai 30 ai 40 metri. All’interno dei fornici che reggono il cammino di ronda erano allogati i magazzini (canipe) per la custodia dei beni prodotti nelle campagne (si notano ancora gli incavi per fissare le armature in legno). Nelle torri, a più piani e coperte da un tetto spiovente defilato sotto la piazzola munita di macchina da lancio, stavano altri magazzini e gli alloggiamenti per i militi posti a guarnigione della fortezza nei momenti di emergenza bellica. Una zona priva di costruzioni e adibita a pomerio coltivato per fronteggiare lunghi assedi, stava tutto attorno alle mura dalla parte interna. Attorno alla cinta muraria correva un ampio fossato (l’attuale pittoresco e verde vallo) allagato con l'acqua del fiume Frassine (confine verso il Vicentino) derivata per mezzo di un canale ad argini sopraelevati (il Fiumicello) avente funzione di vallo difensivo di saldatura lungo il quale, dalla parte padovana, stava un serraglio sopraelevato per la concentrazione delle truppe. Tutto attorno alla zona montagnanese erano paludi intransitabili o plaghe inondabili in caso di guerra, così che la città murata costituiva la chiave della frontiera padovana verso ovest. La struttura militare era per di più attorniata da quattro fortificazioni avanzate perimetrali (le bastie), ora scomparse, e le due rocche poste a difesa delle due porte erano circondate da fossato pure dalla parte di città. La fortezza, ai suoi tempi, era imprendibile e, di fatto, fino all’avvento delle grosse bocche da fuoco (sec. XVI), non fu mai espugnata militarmente. L'accesso alla città era controllato dalle porte fortificate del Castello di S. Zeno (ad est, verso Padova) e della Rocca degli Alberi (ad ovest, verso il veronese). Solo più tardi, nel '500, fu aperta a nord una terza porta (Porta Nova o di Vicenza) per agevolare le comunicazioni con il porto fluviale del Frassine. Alla fine dell'800 un quarto varco fu praticato verso sud, per accesso alla stazione ferroviaria.
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#9 |
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Paduan User
Join Date: Dec 2006
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![]() Sempre in provincia di Padova... CITTADELLA (PD) ![]() da wikipedia È una città murata medioevale di fondazione relativamente recente (prima metà del XIII secolo) e risente, nel suo impianto costruttivo, delle nuove teorie militari che andavano facendosi strada all'epoca. In particolare l'andamento ellittico della sua cinta risultava rivoluzionario se paragonato ad esempi anche vicini sia da un punto di vista cronologico che geografico. A tal proposito si veda la pianta della vicina Castelfranco Veneto ancora caratterizzata da un perimetro quadrato diretta reminiscenza delle piazzeforti di epoca romana. http://www.ilsegnalibro.com/cittadella.html CARATTERI COSTRUTTIVI DELLA CINTA MURATA DI CITTADELLA Cittadella, piazzaforte munitissima fu costruita nel 1220 da Benvenuto di Carturo su ordine dei Padovani per contrapposizione a quella Trevisana di Castelfranco a 12 Km. e inoltre a salvaguardia del loro estremo territorio dalle frequenti scorrerie delle milizie alemanne al seguito degli imperatori diretti a Roma a cingervi la corona. La località posta all'incrocio delle strade che collegano le Alpi a Padova e i Berici al Sile, conteneva un modesto ospizio di monaci. Proprio attorno a questo convento Benvenuto realizzò in soli due anni la "cittadella" servendosi in gran parte di materiale di recupero proveniente dal vicino castello di Maggianiga e dai castelli di Onara e di Curtarolo; per il resto supplirono abbondantemente i ciottoli e le sabbie del non lontano fiume Brenta. La "cittadella" che è rimasta pressochè intatta, ha la forma di un poligono irregolare che si snoda per 1.461 metri punteggiato da 32 torri di diverse strutture (torrioni alle porte N. 4, torri N. 12, torresini N. 16) in cui i differenti lati convergono a due a due generando angoli largamente ottusi. Le torri e le cortine murarie, sormontate da merli che presentano alternativamente una feritoia, risultano prive di fondazioni e la parte inferiore è rinforzata con la terra recuperata dalla escavazione della fossa che circonda la cinta muraria, riportata esternamente ed internamente a guisa di terrapieno a scarpa. Costruttivamente le mura vennero realizzate innalzando dapprima due spallette a strati alterni di mattoni e ciottoli e la parte vuota veniva riempita successivamente con pezzi di cotto e ciottoli, il tutto legato a malta. Immediatamente al di sotto delle merlature, una serie di archetti pensili interrotti soltanto nelle torri, corre all'esterno delle mura. Nei tratti di cortina separati dalle torri a circa sei metri dalla base, si osservano tuttora due feritoie tali da contenere comodamente un difensore. Le torri che separano le cortine sono internamente alleggerite da due nicchioni sovrapposti ognuno con ampie feritoie; quello inferiore molto allunato raggiunge il livello del cammino di ronda, questo, largo oltre un metro, gira tutt'intorno alla cinta ed ancor oggi è in gran parte praticabile. Le cortine toccano i dodici metri di altezza e le mura hanno uno spessore di metri 2,10. La torre più alta è quella del castello o delle porte Bassanesi (circa 35 metri). Si accede alla fortezza attraverso quattro porte (Porte Padovane, Porte Vicentine, Porte Bassanesi. Porte Trevisane) ciascuna delle quali è fiancheggiata, a destra per chi entra, da una torre più elevata e più solida delle altre. Fino al cinquecento vi si accedeva per quattro ponti levatoi. Le porte sono foggiate a forma di castello, con interstizi a triplice ordine di archi eccettuata la P. Bassanese che s'involta su cinque; in questa era posto l'alloggio del comandante delle milizie che presidiavano la fortezza. Negli archi delle porte ancor oggi si notano le scanalature ove venivano calate le saracinesche. I1 tessuto urbanistico dell'interno della città murata ha uno squisito schema chiaramente derivato dal reticolato romano preesistente. Esso si origina dai due assi stradali maggiori i quali con le parallele, ordinate gerarchicamente a seconda del carattere specifico degli edifici, delimitano gli isolati, il sagrato e le piazze ove si svolgevano i mercati speciali. La vita della città fortezza gravitava principalmente sull'ampio asse cardinale; infatti lungo i due lati di esso si snoda tuttora una bellissima sequenza di portici, interrotta soltanto dai profondi tagli delle "traverse", che crea un interessante rapporto con lo spazio delimitato dalle facciate degli edifici antistanti. Di costruzione più tarda della cinta muraria di Cittadella è la torre di Malta (1). La sua costruzione risale al 1251 ed è famosa perché il sommo poeta Dante la ricorda in alcuni versi del Paradiso: "Piangerà Feltro ancora la difalta dell'empio suo pastor, che sarà sconcia sì, che per simil non s'entrò in malta". (Dante, Par. IX 52-54) Essa si trova addossata alle mura della Porta Padovana e si conserva ancora molto bene. Due lapidi, una posta su di un lato, l'altra su di un angolo della torre, perpetuano i versi di Dante e le grandi pene che là dentro si soffrivano. Ecco il testo della lapide posta sull'angolo della torre: "Ansedisius de Widotis (2) fieri fecit mortalem carcerem cui nomen imposuit et fecit vocari Maltam. Ibi vere fletus et stridor dentium. Ibi dolor et ululatus. Ibi continuae tenebrae. Ibi vermes. Ibi foetor et angustiae dessicantes sitis fames timor tremor gemitus et suspiria inaudita". ROLANDINUS (3) (1) MALTA: nel Medioevo si usava Malta per indicare una prigione, spesso sotterranea, buia, fangosa. (Cfr. Iacopone, Laude, XVI, 25; XXIV, 182; e Flamini, in Miscell. graf., Bergamo, 1903, pp. 545-46). (2) ANSEDISIO DE' GUIDOTTI: zio di Ezzelino da Romano, per ordine del quale fece costruire la torre di Malta. (3) ROLANDINUS: Autore di "Cronache patavine". ![]() http://www.flickr.com/photos/albertt...ix/1410329382/ ![]() http://www.flickr.com/photos/seba_photos/48073849/ ![]() http://www.flickr.com/photos/erny83/1814489435/ Last edited by Gioven; February 8th, 2008 at 07:02 PM. |
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#10 |
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In Hong Kong
Join Date: Jul 2007
Location: Milan
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palmanova è fantastica!!! mi piace talmente tanto che gli ho dedicato un mio scenario ad age of empire 2, devo dire che mi è venuta proprio bene
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The KING of SSC ITALIA ... Terremotato docet Vorrei che il mio prato fosse EMO, così si taglierebbe da solo... Vorrei vivere a Codroipo (UD) "Ho un diavolo per capezzolo" (Cit. Satana) |
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#11 |
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Registered User
Join Date: Aug 2007
Location: Verona
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VERONA
Vista della città dal satellite, sotto cartina della città della metà del '700 ![]() ![]() Verona è il nucleo urbano d’Europa che conserva il più cospicuo patrimonio di strutture fortificate di quasi tutti i periodi storici. Ciò è dovuto al fatto che è situata in un punto dove, in coincidenza con lo sperone del colle, il letto dell’Adige si trova nel punto più stretto diventando così il passaggio più breve e facile dalle colline al piano, perciò Verona è un centro nodale per le comunicazioni tra nord e sud e fra est e ovest. Il suo controllo e la sua difesa sono quindi strategicamente importanti e nel corso dei secoli i governanti continuarono ad ampliare e ad aggiornare le sue fortificazioni con il progresso dell’architettura militare e secondo le esigenze della città. Tali interventi, aldilà dell’importanza militare, hanno avuto anche un forte impatto culturale, sociale e sul territorio. Un primo nucleo urbano si trovava sul colle di S. Pietro già prima del III secolo a.C. e si suppone esistessero già delle fortificazioni in quel periodo anche se non ve ne è traccia. Nel III secolo a.C. Verona diventa parte della repubblica romana e nel II secolo a.C. si costruiscono le prime fortificazioni in sinistra d’Adige fino al colle di S. Pietro. Nel I secolo a.C. si costruisce la cinta nell’ansa dell’Adige e le prime porte della città, Porta Leoni e Porta Borsari e in città si incrociano importanti vie di comunicazione. La cinta comunale eretta nel XII secolo fu rafforzata da Ezzelino di Romano, mentre Alberto I della Scala ne edificò un nuovo tratto alla fine del ‘200. Cangrande della Scala fra il 1321 e 1325 estese la difesa a destra e a sinistra dell’Adige con una vastissima cinta murata lunga circa 10 chilometri che dalla pianura si arrampicava sul colle di San Pietro da Porta Vescovo alla torre di San Zeno in Monte e al bastione di San Giorgio, mentre sull’altra sponda si estendeva dalla Torre della Catena fino a dove si trova il bastione di San Francesco, comprendendo tutte le aree dagli orti di Spagna alla SS Trinità. Sono ancora visibili a tratti lungo il crinale che porta sulle Torricelle e in zona cimitero, e sul loro tracciato verranno costruite le fortificazioni successive. La cinta scaligera, incorporata nelle successive fortificazioni, mantenne al suo interno le difese comunali sfruttandole come ulteriori recinti di sicurezza. Cangrande II edificò il castello di San Martino ora Castelvecchio. Caduta la signoria scaligera, i Visconti costruirono la Cittadella nel 1389 fondandosi sulle mura comunali e costruendovi sopra i merli, e Castel San Pietro (1390-95). I Veneziani nel ‘400 (primo periodo veneziano) realizzano Castel San Felice e restaurano le altre mura. Mura scaligere in sinistra d'Adige con il campanile del Duomo sullo sfondo. Sotto: rondella (bastione a forma circolare) della Baccola in sinistra d'Adige ![]() ![]() SECONDO PERIODO DI DOMINAZIONE VENEZIANA A VERONA La dominazione veneziana a Verona si interrompe fra il 1509 e il 1516, periodo durante il quale Verona si trova sotto l’occupazione imperiale. Quando la città torno ai veneziani nel 1517, fu stabilito che nuove difese militare fossero costruite attorno alla piazza di Verona perché ormai le vecchie opere precedenti erano state pesantemente danneggiate da alluvioni e dai colpi delle artiglierie, e si erano dimostrate inadatte alle nuove condizioni della guerra. Il primo intervento realizzato in questo periodo dai Veneziani è la Spianata, la demolizione di tutti gli edifici e piante nel raggio di un miglio dalla città per costringere eventuali assalitori allo scoperto. Si tratta di una frattura violenta fra la città e la campagna, non solo fisica, ma anche culturale (antivillanesimo) e di una decisa frenata allo sviluppo urbano della città. Si susseguono poi interventi vari e poco coordinati fra loro, con la costruzione di alcune rondelle (bastioni a pianta circolare) in sinistra d’Adige, di porta Vescovo e Porta San Giorgio. La nomina a nuovo governatore generale di Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino, esperto in materia di fortificazione, introdusse un modo più moderno di progettare le fortificazioni come parte delle politiche di rinnovamento pratico e culturale promosso dal doge Andrea Gritti. Egli introduce per primo il bastione a pianta pentagonale con la costruzione del Bastione delle Maddalene (1527), concepito in chiave prevalentemente offensiva. Una revisione globale della sicurezza di Verona matura però solo fra il 1530 e il 1532. La posizione di Verona offre una situazione ideale per una difesa efficiente: “il sito di Verona… a difendersi divinamente è mirabile… una città fornita a modo mio vorrei che fosse in piani, parte, con un monte a cavalliero sicuro et che altri non gli fusse a cavaliero intorno.” Della Rovere riprende quindi la precettistica di Francesco di Giorgio sulla necessità di una rocca sovrastante la città, da ciò conseguono gli interventi roveriani al Castello di San Felice. Tale visione implicava la svalutazione strategica della Cittadella di origine viscontea cui fino ad allora era deputato il controllo della città. Viene quindi decisa la smilitarizzazione della Cittadella e la distruzione del muro che la separava dalla città. Con la spianata la città diventa “segno di potere nel paesaggio”, secondo l’ideale roveriano: “tu non vedi da lontano che una cosa sola, et un monte senza tagli, né pur forature alcune, (la difesa doveva svolgersi solo dall’alto) et però puoi tu da lei in ogni luogo esser battuto”; una potentissima “macchina” al cui vertice sta la rocca, e che risultava compatta e senza forature: la difesa veniva svolta solo dall’alto delle mura e dai fossi. L'architetto e urbanista veronese Michele Sanmicheli (Verona 1484-1559) attorno al 1530 viene chiamato a Verona dalla Repubblica Veneta col compito non solo di costruire ex novo la cinta bastionata in destra d’Adige, ma anche di rivedere tutto il sistema difensivo della città ed apportarvi tutte le modifiche che la sua esperienza di provetto architetto militare ritenesse necessaria per fare di Verona un potente strumento di guerra. Nel decidere la revisione del vecchio sistema murario, appoggiandosi anche alle concezioni del Della Rovere, le adeguò alle condizioni poste dall’evoluzione recente dell’arte militare e le mise in grado di ammortizzare la violenza delle artiglierie nemiche e il peso e le vibrazioni causate dalla propria artiglieria, mantenendo però il vecchio tracciato. Le cortine scaligere e le vecchie torri che prima scandivano l’uniformità della cortina furono quasi completamente eliminate e sostituite con bastioni perlopiù a pianta pentagonale collegati con una cortina continua in spessa muratura rivestita di mattone cotto rosso. Fra i bastioni vengono inseriti dei cavalieri, opere difensive elevate poste a metà fra due bastioni per difenderne i lati. Le cortine erano dotate di una galleria di contromina (di cui rimangono dei tratti) che serviva a limitare i danni delle mine nemiche. Egli collegò tutte le opere mediante gallerie ricavate sotto le cortine, rendendo facile l’arroccamento interno. I bastioni e i cavalieri prendono perlopiù il nome da chiese e conventi posti nelle loro vicinanze. Il numero delle porte fu ridotto e non furono più affiancate da torrette ma irrobustite. Realizza inoltre il puntone orientale di Castel San Felice. Il Vasari riferisce inoltre che "fu anco sua invenzione il modo di fare i bastioni con le tre piazze, però che le due dalle bande guardano e difendono la fossa e le cortine con le canoniere aperte, et il molone del mezzo si difende, e offende il nemico dinanzi; il qual modo di fare è poi stato imitato da ognuno, e si è lasciata quell'usanza antica delle canoniere sotterranee, chiamate case matte, nelle quali, per il fumo et altri impedimenti, non si potevano maneggiare l'artiglierie, senzaché indebolivano molte volte il fondamento de' torrioni e delle muraglie.” ![]() La costruzione della nuova cinta di destra d’Adige lo impiegò dal 1530 al 1551. Fino al periodo francese il poderoso sistema difensivo da lui in gran parte realizzato fu solo in minima parte modificato e non fu mai esposto ad azioni di guerra per tre secoli, durante i quali il territorio veronese godette della pace più assoluta. PORTE DI CITTA’ Nella Vita di Sanmicheli, Vasari descrive come l’architetto “fortificò et adornò” la sua nativa Verona costruendovi “quelle bellissime porte di città… che non hanno in altro luogo pari”. Le porte di città progettate da Sanmicheli sono sempre state considerate come le maggiori realizzazioni della sua carriera di architetto in quanto da un lato erano abilmente concepite per svolgere il loro ruolo militare grazie a una struttura molto solida e ad un buon apparato funzionale, e dall’altro riuscivano a comunicare un’immagine di potenza militare e grandiosità. Anche il Della Rovere aveva espresso il parere che le porte debbano aprirsi bene in vista, e non venire nascoste presso un baluardo, perché più utili e magnifiche in tempo di pace. Inoltre Venezia, protesa a ricostituire il dominio nei territori riconquistati, interviene non solo per rafforzare Verona come “chiave dello Stato da terra” ma anche a livello urbanistico, a ribadire, con l’inserzione delle porte monumentali, il valore civile di tutta l’operazione. Le porte erano straordinarie per la loro epoca, ma rivelavano anche un forte legame con il passato. Le porte di Sanmicheli appartengono a una recente tradizione legata a questo tipo di opera nelle città veneziane. Queste porte si differenziano notevolmente per complessità e sfarzo da quelle di altre città italiane. Sono strutture autonome di forma cubica inserite nella cinta muraria e accessibili tramite ponti levatoi posti sui fossati che le precedevano. Hanno pianta quadrata con quattro pilastri che dividono in parti uguali la facciata, con una corsia centrale più ampia per il traffico veicolare e due corsie laterali per le altre funzioni. La facciata era rivestita in pietra come negli archi romani (Arco di Costantino), e oltre all’arco centrale e ad altre porte per le emergenze erano riempite con altre aperture cieche, scudi che celebrano i funzionari che hanno iniziato l’opera e un leone di San Marco. A questa tipologia appartengono: Porta Venezia (1518) a Padova, Porta San Tommaso (1518) a Treviso, Porta Vescovo (1520) e Porta San Giorgio (1525) a Verona. Queste prime porte, che necessitavano però di un bastione che le proteggesse, costituirono un modello di struttura che risultava adatto alle attività di controllo sugli spostamenti e di riscossione delle tasse che vi si svolgevano, ma che Sanmicheli innovò sia in termini funzionali che estetici. Sanmicheli realizzò a Verona le porte Nuova, Palio e San Zeno, oltre ad altre porte a Legnago e a Zara (Porta della Terraferma). PORTA NUOVA (1533-1546) Facciata anteriore, sotto porta nuova nel 1866 ![]() ![]() La porta appartiene al lungo tratto sud-ovest delle mura difensive della città e nonostante le alterazioni austriache conserva in buona parte la forma originaria. Era concepita come un grande blocco inserito nelle mura, accessibile attraverso un ponte levatoio che copriva un fossato, fungendo così da portale d’ingresso alle mura. Come pianta adotta il modello tradizionale a pianta pressoché quadrata con corsia centrale più larga, ma con pilastri molto più spessi e robusti, in quanto la porta fungeva da cavaliere e doveva sostenere il peso delle artiglierie poste sulla sua sommità. Il ruolo militare della porta spiega la larghezza della porta, necessaria a consentire la manovra dell’artiglieria, lo spessore delle mura, la posizione della facciata allineata alla cortina. La sua altezza limitata ma compensata dalla profondità del fosso antistante la rendeva molto meno vulnerabile delle porte precedenti ai colpi di artiglieria. Era inoltre sormontata da due torrette a forma circolare che aumentavano l’aspetto minaccioso della porta rivolta verso il potenziale nemico di Mantova. La facciata si articola in tre sezioni separate da paraste di tipo dorico. La parte centrale è più larga per contenere l’arco principale dalla chiave di volta ornata dalla testa di Giove Ammone ed è sormontata da un frontone e da un attico che sosteneva la statua del Leone di San Marco. Le sezione laterali contengono due aperture ad arco ornate dagli scudi dei funzionari veneziani responsabili dell’opera. L’impressione di forza ed indistruttibilità è dovuto all’utilizzo di una forma molto grezza di bugnato, abbinata a un ordine dorico particolarmente tozzo. La facciata posteriore di Porta Nuova riproduce quella principale, con alcune aperture secondarie in più che si alternavano a terra e in alto, ma in particolare si differenzia per un uso più limitato del bugnato, conferendole un aspetto molto meno minaccioso rispetto alla principale, caratteristica assai congeniale al suo orientamento verso la città. I grandi blocchi di pietra bugnata, la robusta orditura, l’alternarsi di triglifi e metope nel fregio, la testa di Giove Ammone nell’arco centrale evocano la classicità e la struttura dell'Anfiteatro romano con il quale Sanmicheli volle stabilire una connessione figurativa e urbanistica. PORTA PALIO (1547-1557) ![]() Porta Palio è considerata un modello esemplare di porta urbana, sia per la sua funzionalità di elemento difensivo sia per la sua connotazione estetica. L'architettura classica richiama all'antico prestigio della città romana che si raggiungeva seguendo il corso che qui aveva origine. L'originalità maggiore della fabbrica è costituita dal grandioso porticato verso la città, a cinque fornici intercalati da colonne, di grande imponenza. L'intera superficie della fronte è coperta da bugnato, che cinge anche le colonne e si dispone a raggiera intorno agli archi. Lungo la trabeazione corre un fregio classico a triglifi e bucrani. La facciata esterna si rifà al modello dell'arco trionfale romano; in tufo, è suddivisa in tre porte rettangolari di cui quella centrale più grande, racchiuse entro coppie di colonne doriche. Sopra la chiave degli archi compaiono busti di condottieri romani coperti da elmi e ai lati compaiono stemmi cittadini. La porta aveva perlopiù funzione civile e veniva aperta solo in rare occasioni come il Palio cittadino. PORTA SAN ZENO (1542) ![]() San Zeno è meno monumentale delle altre porte, essendo stata concepita come porta a carattere civile, priva di qualsiasi carattere difensivo a causa della sua vicinanza con il Bastione di San Zeno. Economia e velocità di esecuzione (costruita e terminata in un solo anno) hanno fatto preferire una progettazione più affrettata e un uso limitato della pietra nel rivestimento delle facciate, combinato con ampi pannelli a mattoni che le conferiscono un aspetto meno minaccioso rispetto alle altre porte, ribadito dall'utilizzo dell'ordine composito nella facciata esterna (espressione della mescolanza di severità e garbo propria del buongoverno) e dal solo uso del bugnato in quella interna. La facciata esterna è costituita da un arco in mattoni e due piccole porte rettangolari ai lati, ed è suddivisa da pilastri e bugne in riquadri. Simile la facciata interna con un portale in bugnato delimitato da due porte minori sui lati, la cui grandiosità è aumentata da scudi e festoni. LA PIANIFICAZIONE URBANISTICA Le nuove porte facevano anche da sfondo monumentale ai nuovi assi viari che dovevano determinare lo sviluppo urbanistico della città, che prima non era mai stato regolato, in conformità con la cultura rinascimentale della città ideale che rispettava il principio della connessione necessaria di commoditas e voluptas nell'organizzazione di un settore urbano. Il Sanmicheli, infatti, identifica e fissa due nuovi assi fondamentali: quello tra Porta Nuova e i Portoni della Bra e quello fra Porta Borsari e l'Arco dei Gavi, in seguito esteso a Sant'Anastasia e a Porta Palio. Le moli dei Palazzi Canossa e Bevilacqua del Sanmicheli segnano due quinte per il futuro sviluppo urbano del corso, asse tangenziale al nucleo urbano. L'asse ora detto Corso Porta Nuova doveva agganciare il traffico dalla campagna alla città, e su di esso doveva basarsi lo sviluppo del nuovo quartiere civile nato dalla smilitarizzazione della Cittadella. Quella pianificazione regolare è sopravvissuta fino ai nostri giorni. Un intervento che creasse un asse fra Castelvecchio e Porta San Zeno non fu invece approvato dalle autorità locali. Nello stesso periodo viene anche a svilupparsi il quartiere residenziale di Veronetta, con le grandi ville di ricchi borghesi e nuovi nobili. STORIA DELLE MURA DI VERONA FINO ALLO STATO ATTUALE Durante l'occupazione napoleonica dal 1796 al 1814, Verona si ritrovò divisa in due: l'Austria governava in sinistra d'Adige e la Francia in destra d'Adige. Oltre ai danni causati dal tempo e dai combattimenti, i Francesi decisero di abbattere gran parte delle mura, e in particolare i bastioni, in destra d'Adige perchè gli Austriaci non li potessero utilizzare in caso di loro riconquista della città. Dei bastioni sanmicheliani furono risparmiati soltanto quelli di Spagna e di San Francesco che davano direttamente sull'Adige e quindi risultavano immediatamente utili in caso di difesa. Gli Austriaci restaurarono le mura dal 1833 e provvidero alla difesa della città con la costruzione di nuove mura poderose, valli profondi, bastioni possenti, una doppia cinta di fortini e baluardi e numerose strutture logistiche, opere che permangono quasi intatte. Verona divenne una base militare munitissima; con Mantova, Peschiera e Legnago formò il famoso quadrilatero che ebbe un ruolo importante nel ritardare l'annessione del Veneto all'Italia (1866). Sotto l'Italia le fortificazioni hanno avuto diverse manomissioni a scopo civile: in particolare dal 1812 (Porta Nuova) sono state aperte diverse brecce stradali che impediscono di cogliere interamente la presenza della cinta muraria, alla cui base sono state edificate varie strutture sportive. Le porte sono diventate monumenti a sé stanti. Durante la guerra parte delle cortine fu adattata a rifugio antiaereo. Nel dopoguerra la città mantenne le caratteristiche, che stanno scemando ora, di luogo dai forti connotati militari. Attualmente a causa di problemi nella cessione della proprietà dal Demanio al Comune, l’intera cinta muraria si trova in uno stato di quasi totale abbandono, con gravi danni a tutte le strutture causati principalmente dalla folta vegetazione che le riveste. Le mura attualmente appaiono come un’interessante mescolanza di elementi di epoche diverse, principalmente dei periodi scaligero, sanmicheliano e austriaco, con prevalenza di questi ultimi. Del periodo sanmicheliano rimangono le rondelle e i bastioni in sinistra d’Adige, rimaneggiate in periodo austriaco e in cattivo stato di conservazione, e i bastioni di Spagna e San Francesco in destra d’Adige, oltre a qualche resto incorporato nelle mura austriache. La pianificazione urbana di Sanmicheli risulta conservata fino ai nostri giorni, e la Spianata ha influenzato pesantemente lo sviluppo urbanistico della città. Il testo di cui sopra è alla base della presentazione in powerpoint che trovate qui: http://www.megaupload.com/?d=CE2SDVTN Il testo scaricabile invece è questo, è leggermente più completo di quello che ho postato sopra: http://www.megaupload.com/?d=BSSIC7ZZ
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"Se a mezzogiorno il re ti dice che è notte fonda, tu contempla le stelle" (anonimo persiano) |
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#12 |
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Paduan User
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PADOVA
Richiamo qui quanto già postato nel thread mura di cinta delle città italiane : http://www.skyscrapercity.com/showpo...7&postcount=10
Tratto da Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Cinta_muraria_di_Padova Mura duecentesche Le mura duecentesche (dette anche mura comunali o mura medievali) furono erette all’inizio del XIII secolo dal Comune di Padova. Il loro tracciato era delimitato dai due rami del Bacchiglione, il Tronco Maestro e il Naviglio Interno, che svolgevano funzione di fossato difensivo. Di questa cinta rimangono numerosi tratti attorno al Castello e vicino a Porta Molino. Poche tracce restano in Riviera Tito Livio, Riviera Albertino Mussato. Delle porte che circondavano la città rimangono solo Porta Molino e Porta Altinate. ![]() Porta Molino ![]() Porta Altinate ![]() Tratto delle mura medievali viste da Ponte Sant'Agostino ![]() Tratto delle mura medievali in prossimità della biforcazione del Bacchiglione in Tronco Maestro e Naviglio Interno; si può notare l'apertura della porta d'acqua. ![]() La Torlonga o Specola, facente parte del Castello, elemento essenziale del sistema difensivo medievale. Mura carraresi Le mura carraresi furono fatte costruire dai Carraresi nel XIV secolo: il loro tracciato corrispondeva quasi interamente a quello delle successive mura cinquecentesche. Non ne rimane quasi nulla perché furono demolite durante la guerra contro la Lega di Cambrai per creare la cinta rinascimentale. Alcuni tratti possono essere visti in via delle Dimesse, vicino a Prato della Valle. Mura cinquecentesche Le mura cinquecentesche (dette anche mura rinascimentali o mura veneziane) furono fatte costruire dalla repubblica veneziana durante nei primi decenni del XVI secolo su progetto del condottiero Bartolomeo d'Alviano. Le mura rinascimentali erano protette sul fianco occidentale da un canale detto fossa Bastioni, tuttora esistente. Al fine di difendere al meglio Padova i Veneziani non si limitarono a circondarla di possenti mura, ma operarono il cosiddetto "guasto" abbattendo tutto ciò che si trovava al di là delle mura (edifici, alberi, …) per la profondità di un miglio veneziano, circa 1700 metri. Tale mastodontica opera difensiva rappresentò nei secoli successivi per Padova il maggiore freno all’espansione della città La cinta è quasi intatta, tranne i tratti demoliti negli anni sessanta per fare posto al nuovo Ospedale Civile. ![]() Veduta aerea. Si noti come l'espansione edilizia della città negli ultimi cento anni non impedisca il riconoscimento della cinta muraria. ![]() Pianta di Padova del 1779. Rappresenta la situazione della città racchiusa nella sua cinta muraria cinquecentesca vent'anni prima della caduta della Repubblica di Venezia. Si noti che rispetto alla foto aerea precedente, la pianta è orientata con l'est in alto (direzione di Venezia), come si usava al tempo della Serenissima. Quasi tutte le porte della cinta muraria rinascimentale sono conservate. In particolare: Porta Savonarola Porta san Giovanni Porta Ognissanti (o Portello) Porta Liviana Porta Santa Croce Giro delle porte delle mura veneziane di Padova (XVI secolo). Gli architetti che le realizzarono trassero esplicitamente ispirazione dall'arco di trionfo romano. Partiamo dalla porta rivolta a Sud-Est, Porta Pontecorvo. Guardandola, sulla sinistra, si scorgono le cupole della Basilica del Santo. La facciata è priva del Leone di San Marco, distrutto dopo l'entrata in città delle truppe francesi in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia (1797); si può ancora notare la mensola sulla quale era collocato: ![]() Proseguendo in senso orario attorno alle mura, troviamo Porta Santa Croce, quella rivolta verso sud: ![]() Il Bacchiglione che lambisce le mura nei pressi del Bastione della Ghirlanda (Via Goito): ![]() Percorrendo il tratto delle mura rivolto ad Ovest, troviamo di seguito le due porte "gemelle": Porta San Giovanni e Porta Savonarola, opere dell'Architetto Falconetto, che a Padova ha realizzato, tra l'altro, la Torre dell'Orologio e la Loggia e Odeo Cornaro. Mi piace in particolare il prospetto di Porta Savonarola, molto raffinato nel gioco cromatico tra la trachite dei Colli Euganei (grigia) e la pietra d'Istria (bianca). Porta San Giovanni, inoltre, è priva del Leone di San Marco (presente invece sulla facciata di Porta Savonarola), distrutto: ![]() ![]() Per ultima, la porta rivolta verso Venezia, la più monumentale e scenografica: Porta Portello. Questa porta è collocata sul canale Piovego, ed è collegata da un ponte alla riva opposta, sulla quale si trovavano le scalinate del porticciolo a cui approdavano e da cui partivano i burchielli, che percorrendo la Riviera del Brenta, collegavano la città del Santo a Venezia. In questo punto le mura di Padova si presentano in uno dei loro tratti più caratteristici: ![]() Ecco la fotografia aerea del Portello: ![]() Qui un confronto con una veduta del Canaletto: ![]()
Last edited by Gioven; February 10th, 2008 at 09:16 AM. |
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#13 |
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Evento
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Ragazzi.....siete cattivi.....voi mi viziate con le vostre fotografie.......
Mi fate venir voglio di aprire il garage e fare un salto in macchina! ![]() Bressa....dovremo prossimamente organizzare una piccola trasferta...... |
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#14 |
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Paduan User
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![]() Quando volete... molto volentieri! Aspettiamo però un vostro contributo sulle mura bresciane e bergamasche, che possono comparire a pieno diritto in questo thread! |
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#15 |
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Bob The Builder
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guardate questo sito.... si cita orzinuovi...
http://www.veronissima.com/sito_ital...anmicheli.html comunqe adesso cerco le foto delle porte di orzinuovi.... sono uguali a quelle di verona |
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#16 |
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Bob The Builder
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allora...
OT prossima ragazza come criterio deve essere appassionata di cantieri e di architettura perche se no assolutamnete non andiamo bene ![]() ![]() comunque a orzinuovi il legame col regno veneto è fortissimo... per secoli è l'estremo baluardo del regno veneto verso milano... centro fondamentale per la bassa bresciana sotto la dominazione veneta.... si parla di mura venete.... il palazzo comunale (detto palazzo podestarile) ha fuori un bel leone di san marco ) idem per la porta nord e sud con 2 bei leoni... entrambe progettate dal sanmicheli |
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#17 |
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Paduan User
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![]() Hai la possibilità di postare delle foto? E sulle mura di Brescia? |
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#18 |
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Bob The Builder
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sia brescia che orzinuovi non hanno piu le mura....
a orzinuovi sono restate le porte al centro abitato che assomigliano a quelle del sanmicheli... faccio una piccola scan |
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#19 |
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Paduan User
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Grazie!
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#20 |
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Bob The Builder
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qesto è il comune... detto palazzo podestarile... sede dell'ultimo rappresentante del regno veneto sul confine... spero si veda il leone
![]() questa è il progetto delle mura poi realizzate e poi demolite... si vedono le 2 porte del sanmicheli con tanto di leone ![]() questa è la foto di un plastico del 1700 ancora conservato nel castello ![]() scusate la pessima qualità ma è la pubblicazione che è brutta come qualità delle immagini... Last edited by bressa82; February 10th, 2008 at 02:40 PM. |
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| città venete, veneto |
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