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Old April 19th, 2009, 02:50 PM   #1
Malabares
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La città ideale




Il Rinascimento italiano vede affermarsi in Italia i caratteri di una società nuova. Si coltiva il gusto dell'antichità classica come modello da far rivivere nel presente; si afferma l'esaltazione di una bellezza ideale intesa non solo come ammirazione delle belle forme, ma come raggiungimento di un perfetto equilibrio tra istinto e ragione.

Nasce così il concetto di "città ideale", esigenze concrete e geometriche assolute, impianti radiali e a scacchiera, modelli sui quali configurare in base ad un atteggiamento platonico, le città reali. In questo contesto va collocata "Sforzinda", la città ideale del Filarete, che nella scelta di operare un incontro fra il tema della città a pianta radiale e quella della città a scacchiera sembra porsi quasi come anello di congiunzione tra città ideale e città reale.

In Sforzinda per la prima volta emerge infatti la volontà di progettare una struttura urbana ideale che tenga ben conto delle trasformazioni concrete avvenute nella struttura urbana reale grazie ai nuovi intenti economici. Filarete assegna un luogo preciso agli edifici destinati alle attività finanziarie e commerciali.

Al di là dell'utopia rinascimentale, nel mondo reale, che cos'è la città ideale? In che cosa consiste il suo essere 'ideale' e quale rapporto esiste tra questo suo carattere e la realtà della città umana, dei bisogni, delle sofferenze delle gioie degli esseri umani concreti?

Dal Rinascimento ad oggi, in particolare in Italia, alcune realtà urbane sono state considerate esempi concreti più o meno vicini al modello ideale:

  • Pienza, città di perfette armonie urbanistiche e di perfetta integrazione tra architettura ed ambiente circostante;
  • Urbino, esempio di nucleo urbano medioevale trasformato in "capitale" di uno Stato in espansione e capace di esprimere attraverso la propria morfologia gli orientamenti politici del proprio signore;
  • Ferrara, esempio di espansione urbana pianificata e funzionale alla soluzione delle nuove sfide imposte dalla demografia, dallo sviluppo economico-sociale, dalle novità politiche del '500;
  • Sabbioneta, piccola Atene voluta da Vespasiano Gonzaga per la propria coltissima ed illuminata corte come modello esemplare di città ideale, realizzata in perfetto accordo con i canoni urbanistici rinascimentali e a misura del suo principe;
  • le città fortificate, e Palmanova in primis, risposte alle nuove esigenze militari del XVI secolo;
  • infine Grammichele, tipico esempio di come un modello urbanistico pianificato in risposta a problemi militari possa essere recuperato e riadattato, ad un secolo di distanza, per rispondere a bisogni umani e sociali completamente diversi.
Che cos'è oggi una città ideale ?


Un articolo molto interessante, pubblicato sul Financial Times circa due anni fa una panoramica sul tema, volando da Leonardo a Le Corbusier, da Brasilia a Las Vegas, passando per Amsterdam e, addirittura, per l'immaginaria Seaside del film "The Truman Show".

Riporto di seguito il link all'articolo, che condivido volentieri qui su SSC:

http://search.ft.com/ftArticle?ct=0&...nclick_check=1

Di seguito la planimetria della città immaginaria "Sforzinda"

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Old April 19th, 2009, 08:59 PM   #2
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Pienza: la città ideale secondo il modello umanista





Il mecenatismo di Pio II, «signore ideale», illumina la realizzazione di una tra le più straordinarie utopie dell'architettura e dell'urbanistica dell'età moderna. La storia di Pienza, città-monumento, ben prima di rappresentare uno dei più pregevoli episodi urbani dell'umanesimo rinascimentale italiano, si configura come una straordinaria avventura intellettuale che lega in una prodigiosa quanto irripetibile comunanza d'intenti l'artista (Bernardo Rossellino) e il suo committente.
Bernardo Rossellino è a quel tempo un architetto già affermato, ben noto nell'ambiente romano per aver diretto i lavori di riedificazione della fabbrica di San Pietro (1453-1455) e molto apprezzato dal suo "nume tutelare" Leon Battista Alberti, benché la visione architettonica del primo, improntata ai dettami della tradizione romanico-gotica toscana e agli orientamenti linguistici del Brunelleschi, si discosti sensibilmente dai "dogmatismi" della trattatistica albertiana.

La ridefinizione urbanistica di Pienza appare sostanzialmente delimitata in un'area posta sulla sommità del colle su cui è insito il borgo, in un nucleo irregolare che segue il profilo di crinale. La condizione di tabula rasa consente a Rossellino di porre in essere quei modelli compositivi e di organizzazione spaziale (valorizzazione scenografica del fondale, dilatazione delle visuali prospettiche, applicazione rigorosa delle regole geometriche e dei reticoli modulari nel tracciamento urbano) che aveva già avuto modo di sperimentare in precedenti occasioni (la ristrutturazione della piazza comunale di Fabriano Alta, nel 1451, e la costruzione del nuovo palazzo dei Conservatori a Roma nel 1453), e che venivano a costituire il corpus fondante delle utopie urbanistiche della "città ideale" rinascimentale.
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Old April 19th, 2009, 09:24 PM   #3
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Urbino: la città ideale del Rinascimento

Nel Rinascimento la riscoperta e lo studio dei testi classici latini e greci, in particolare delle teorie filosofico - politiche di Platone ed Aristotele, stimola la riflessione sulla realizzazione di uno Stato perfetto, retto da filosofi e sapienti, in grado di garantire l’armonia delle diverse sfere (economica, politica, religiosa, sociale e culturale) che compongono la vita comune.

Questa speculazione teorica si accompagna ad un interesse relativo agli aspetti architettonici ed urbanistici: l’arte del buon governo infatti può esercitarsi soltanto attraverso il sodalizio tra un operare politico retto ed equilibrato e l’applicazione di criteri urbanistici elaborati secondo calcoli precisi e rigorosi, in grado di dar vita a forme giudicate perfette e fondati sull’applicazione dei principi della prospettiva pittorica lineare, quale era stata delineata da Brunelleschi nel 1421 e successivamente codificata da Leon Battista Alberti nel suo trattato De Pictura.

L’aspirazione a questa felice congiunzione tra uno Stato governato saggiamente e urbanisticamente organizzato secondo i principi della pura geometria sfociò nel mito della cosiddetta “città ideale”

Se, alla luce della nuova concezione antropocentrica, l’uomo viene a trovarsi al centro del mondo, egli rappresenta un microcosmo rispetto alla città, di cui è motore attivo. Conformemente a tutto ciò, Leon Battista Alberti, nel De Re Aedificatoria, dedica ampio spazio alla città, intesa come sito da progettare, come spazio in cui vivere in armonia, come luogo di incontro sociale, di organizzazione politica e di pianificazione economica.

Questo concetto è di origine antica e fu spesso espresso da Vitruvio, famoso architetto romano ampiamente studiato dagli artisti del Rinascimento, secondo il quale l’architettura serviva a creare uno spazio congruo all’uomo, pensato a sua misura e in grado di garantire il vivere civile, per cui l’esigenza di decoro rappresentava un presupposto fondamentale.

Questa idea di decoro, legata, come appena esposto, alla retorica del vivere civile, era un concetto assai vivo nel Rinascimento, quando veniva fatto proprio dai principi, che se ne servirono spesso come elemento di propaganda e di autocelebrazione.

Un esempio in questo senso può ben essere espletato da Federico da Montefeltro, duca di Urbino dal 1474 al 1482, anno della sua morte.

Durante questi anni Federico, abile condottiero al servizio del papa e colto umanista, investe i proventi derivati dalle campagne militari in un rinnovamento politico, urbanistico e architettonico della sua corte, trasformando completamente il volto di Urbino da cittadella fortificata di foggia medievale, con strade tortuose e strette ed edifici ammassati gli uni sugli altri, a centro urbanistico rinascimentale.

All’ambiente urbinate sono state ricondotte da molti studiosi le cosiddette “tavole della città ideale”, tre oli su tavole di legno di pioppo dipinte intorno alla fine del Quattrocento, tuttora al centro di numerosi studi, dibattiti e indagini diagnostiche volte a comprenderne l’autore, il committente e a ricollocarle in un contesto storico, politico e sociale in grado di chiarire i motivi della loro genesi.



piazza Rinascimento, Urbino



Pianta di Urbino, 1689
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Old April 19th, 2009, 09:44 PM   #4
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Il progetto degli Estensi: Ferrara

Ferrara è la prima città ad aver avuto un vero piano regolatore, voluto grazie alla famiglia degli Estensi. L'architetto Biagio Rossetti esaminò i problemi della città padana e comprese la necessità di nuove cinte murarie e di un maggior numero di abitazioni per la popolazione in notevole crescita. Il suo progetto si basò sulla costruzione di una rete stradale modello delle città dell'antica Roma (due vie principali tra loro perpendicolari, parallelamente alle quali sarebbero state costruite tutte le altre: "città a scacchiera") e sull'inserimento degli edifici ducali e a delle nuove mura. Ma per vari motivi (calo demografico, crisi economica, passaggio della città sotto il dominio della Chiesa) i lavori rimasero incompiuti.



Nel territorio urbano della città delimitato dalle antiche mura difensive si possono ancora oggi riconoscere evidenti caratteristiche strutturali che ne valsero nel tempo la qualifica di prima città moderna d'Europa celebrata nel 1995 dall' UNESCO che inserì Ferrara fra i Patrimoni dell'Umanità.
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Old April 19th, 2009, 10:17 PM   #5
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Cos' è una città ideale nel 2009 ?

La ricostruzione postbellica ha avviato a una lunga serie di imponenti ristrutturazioni. Nel mondo, fra i maggiori interventi possiamo citare quelli effettuati ad Amburgo, a Rotterdam, per restare in Europa. In aree extraeuropee ricordiamo la creazione ex novo di Ashdod, in Israele, e ovviamente Brasilia, in Brasile. Ci sono poi gli interventi di Le Corbusier a Chandigarh, capitale del Punjab, e di Louis Kahn a Dacca, capitale del Bangladesh.


La crescente complessità del tessuto urbano porta negli anni Cinquanta ad approfondire alcuni aspetti della vita e della struttura della città (economici, geografici e sociologici), rendendo necessaria per l'urbanistica l'apertura alle competenze di altre discipline.

Il progetto urbanistico diviene così frutto della cooperazione di architetti, economisti, studiosi di scienze ambientali, igienisti, sociologi e di tutti gli specialisti in grado di interpretare i problemi e le necessità della città contemporanea. Lo strumento operativo principale dell'urbanistica italiana è il piano regolatore generale (PRG).


Solitamente esteso all'intero comune, il piano regolatore prevede la zonizzazione del territorio a seconda della destinazione (residenziale, direzionale, agricola, industriale ecc.), e stabilisce le norme di edificazione e gli indici di fabbricabilità. Il piano deve essere approvato dal Comune e successivamente dalla Regione. Altri sistemi operativi utilizzati in campo urbanistico sono i PEEP (piani per l'edilizia economica popolare), finalizzati alla realizzazione di alloggi popolari, i PIP (piani di insediamento produttivo), per insediamenti di carattere industriale, commerciale e artigianale, i PPA (programmi pluriennali di attuazione), che stabiliscono i tempi di attuazione del PRG.


Il PRG si è dimostrato però uno strumento piuttosto rigido e la stessa zonizzazione ha avuto come effetto un'eccessiva disaggregazione delle funzioni e delle destinazioni sociali delle varie parti della città. Una maggiore flessibilità nella progettazione è stata garantita da nuovi sistemi operativi adottati dagli urbanisti (piani d'inquadramento operativo, progetti di area ecc.) e da una maggiore autonomia locale, grazie al progressivo passaggio di competenze dal ministero dei Lavori Pubblici alle amministrazioni regionali e provinciali.


Le strategie urbanistiche degli anni Ottanta si sono soffermate soprattutto sugli interventi in zone circoscritte della città (le aree industriali dismesse e le zone portuali) e sulle possibili modalità di riutilizzo dell'esistente, puntando alla conservazione e alla ristrutturazione dei quartieri centrali degradati.

La pubblicazione nel 1990 del “Green paper on the Urban Environment” può essere considerata rappresentativa dell’inizio di un approccio più attivo allo sviluppo di una politica comunitaria per le aree urbane. I contenuti di quel testo si sono diffusi nei principali Paesi europei divenendo una sorta di “guideline” per lo sviluppo urbano delle città europee che accettano la sfida della globalizzazione dell’economia e dello spazio urbano.

In quel testo si enfatizzava la necessità di contenere la dispersione urbana (e la frammentazione dell’ambiente rurale e del paesaggio) aumentando la densità urbana e promuovendo l’ideale della città compatta. In quel testo, si davano precisi indirizzi allo sviluppo di progetti nei “vuoti” liberati dalla delocalizzazione industriale e commerciale all’interno delle aree urbane e alla preservazione delle cinture verdi, alla progettazione paesaggistica degli spazi aperti e alla conservazione del patrimonio storico, archeologico e culturale delle città, in particolare quelle definite “città d’arte”.

A proposito di queste, il “Green paper” indicava anche la necessità “….di riscoprire il ruolo centrale ricoperto dalle città nella cultura europea sin dall’antichità”, in modo da generare un profilo di città europea con un patrimonio comune e una forma distinta. La principale chiave di lettura del “Green paper” era rappresentato dal fatto che lo sviluppo dell’idea di sostenibilità ambientale, sociale ed economica della città europea veniva introdotto attraverso il concetto di multifunzionalità del territorio e di alta densità urbana, rigettando il concetto di “segregazione spaziale”, ritenuto responsabile di molti dei problemi attuali dell’ambiente urbano, e rilanciando una lotta allo spreco di suolo e alla frammentazione dell’ambiente-paesaggio all’interno delle aree urbane.

Qual'è la situazione italiana rispetto alle sfide poste dal "Green Paper" ?

Esistono nel nostro Paese progetti urbanistici, già realizzati o in via di realizzazione, che dimostrino di saper raccogliere le nobili eredità del nostro passato, quell'abilità - tutta rinascimentale - di saper innovare ed espandere i centri urbani dialogando con il contesto di riferimento ?
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Old April 20th, 2009, 09:05 AM   #6
bressa82
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allora... il tema è vastissimo.... e come correttamente fai notare intervegono talmente tante discipline dalla sociologia all'economia, dalla pianificazioen territoriale a larga scalala alla progettazione dle singolo quartiere e poi singolo edificio, alle scienze ambientali e dei trasporti .... e molte molte altre....

in italia le ultime esperienze di città disegnate da 0 sono state piuttosto deludenti.....
lo zen di palermo...... oppure le new town dopo i terremoti del belic ee irpinia....
gia meglio ma con effetti molto ritardati la bicocca...
potzdammerblatz è l'esempio per certi versi contrapposti alla bicocca....
alla bicocca che si è fatto: si è fatto un concorso... ha vinto gregotti... dal 1985 in poi gregotti ha progettato ogni cosa alla bicocca... dall'impianto urbanistico ad ogni singolo intervento... (a eccezione delle banca e del cinema)... un metodo vecchio di guardare agli interventi.
a berlino invece come si è operato:... si è incaricato (devo verificare ma non credo fu fatto un concorso) renzo piano di elaborare il masterplan iniziale... poi ci sono incaricati vari architetti.... renzo piano.... kollhooff ... helmut jan.... e altri .... da li ecco il vario mix di architettura che dialoga...


a brescia il quaritere sanpolo fatto dal benevolo è una delle zone piu degradate....
30 anni dopo il sanpolino quaritere nuovo ha si buona architettura.... ma a livello urbanistico iniza a mostrare le prime pecche....
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Certe persone ti segnano la vita, prendono parte del tuo cuore e ci rimangono ad abitare per sempre. Ti fanno ricordare che un cuore ce l'hai sempre ed è molto piu grande di quello che, tante volte, la vita di tutti i giorni ci permette di sentire. Quando lo si dona da PREZIOSO diventa INESTIMABILE.
Di certe PERSONE SPECIALI si può essere amici per sempre, anche quando le vite ci cambiano e ci separano.
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Old April 20th, 2009, 09:08 AM   #7
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http://www.skyscrapercity.com/showpo...&postcount=374

ne avevo parlato li....
ora rimane la tessitura...
mura sparite e visibili in pochi punti.... rimane la strada costruita dove hanno demolito le mura.....

un discreto quartiere di inizio 900.... e poi pieno sprawl urbano....
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Old April 20th, 2009, 09:11 AM   #8
bressa82
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audis.... è un associazione epr il recupero delle aree industriali dismesse
alcuni principi si possono estendere anche ai nuovi interventi di urbanizzazioni su aree agricole...

http://www.audis.it/doc/CartaAUDIS.pdf
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Old April 20th, 2009, 09:59 AM   #9
Malabares
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Ti ringrazio . Ottimi esempi per confrontarsi sul tema. Pensavo poteva essere utile anche individuare, eventualmente, delle esperienze positive. Immagine che nel '900 qualcosa di buono si sia fatto in campo urbanistico.

Qui a Roma ci sono ad esempio delle buone esperienze, quartieri realizzati ex novo o a ridosso delle aree più antiche, che sinceramente resistono alla prova del tempo, che hanno saputo dialogare con il territorio circostante, aggiungendo qualcosa, senza deturpare. Faccio solo pochi esempi, ma altri forumer esperti di urbanistica e che conoscono Roma ne sapranno citare altri:

- Garbatella
- San Saba
- quartiere Coppedè (de facto un incrocio di poche strade ma molto originale)
- città giardino di Montesacro (zona Piazza Sempione)
- la zona di Villa Fiorelli

Sono zone che possono più o meno piacere, ma riescono a conservare, a distanza di anni, un loro carattere autonomo, un'atmosfera quasi da villaggio pur se inserite nel tessuto della città, in cui peraltro si integrano perfettamente.

Molto più deprimenti le esperienze più recenti. Senza offendere nessuno, soprattutto chi ci abita, faccio l'esempio infelice della zona di Parco Leonardo: un quartiere creato da zero, nel mezzo della campagna, lungo l'autostrda che collega la città all'Aeroporto di Fiumicino. C'era spazio, c'era la possibilità di creare un luogo alternativo alla congestione urbana. Ne è venuto fuori un quartiere di palazzoni residenziali alti divisi da strade completamente prive di alberi, spianate di cemento grigie che per lo più restano vuote tutte il giorno, attività commerciali anonime, neppure un vago tentativo di creare un "passeggio", un'agorà, un luogo di ritrovo e di scambio, ad eccezione del triste centro commerciale (architettonicamente insignificante) attorno cui si è sviluppato l'intero quartiere.

Purtroppo sta accadendo qualcosa di molto simile anche in altre zone attorno alla città, con quartieri dormitorio che si sviluppano anonimi e grigi attorno alle nuove cattedrali dei centri commerciali, i nuovi fari della socializzazione postmoderna.

Eppure sono convinto che vi siano anche degli esempi di successo, delle esperienze più recenti che riscattino quest'immagine così deprimente.
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Old April 20th, 2009, 10:05 AM   #10
bressa82
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a brescia e provincia abbiamo l'ottima esperieza di padremarcolini (detto ocstruttore di dio)..... case del boom economico... quariteri semplici.... ma che ancora oggi hanno una loro dignità sia urbanistica che architettonica per gente che finoa pochi anni prima dormiva in cascine (chiaramente nelle realtà agricole).....
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Old April 20th, 2009, 10:51 AM   #11
Milanomia
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Milano 2 e Milano 3....
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Old April 20th, 2009, 11:40 AM   #12
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Grazie Bressa, hai per caso delle foto di questi esempi ? Anch'io cerco di recuperare qualcosa delle zone che ho citato. Parto con San Saba:
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Detto popolarmente il piccolo Aventino, San Saba è un rione di istituzione recente. Ancora all'inizio del Novecento la chiesa e il monastero di San Saba erano in piena campagna. Il primo piano regolatore di Roma del 1909) produsse nel 1921, fra l'altro, i nuovi rioni popolari di San Saba e Testaccio.

Dopo l'unità d'Italia, il piano regolatore di Roma capitale aveva destinato a verde pubblico la zona, contigua alla Passeggiata Archeologica. Tra il 1907 e il '14 il Blocco Popolare che governava la città in quegli anni (radicali, repubblicani e socialisti, sindaco Ernesto Nathan) fece realizzare dall'Istituto Case Popolari sul Piccolo Aventino, fra la chiesa e le mura, 10 lotti di edilizia residenziale destinati alla piccola borghesia impiegatizia, tra gli ultimi insediamenti residenziali programmati dentro le mura Aureliane.
Il rione fu progettato, come le case popolari di Testaccio, dall'allora giovane Quadrio Pirani, con vie tranquille, larghe il giusto, alberate.
Situato sulla spianata in cima ad una collina, il rione è percorso da salite e scalinate che degradano verso le mura o verso il sottostante Testaccio. Le case "popolari" sono villini bifamiliari ognuno con il suo giardinetto, e palazzine di non più di 4 piani, con appartamenti luminosi e cortili spaziosi, ognuna rivestita di una cortina di mattoni dello stesso colore della cortina antica della chiesa e delle mura.



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Old April 20th, 2009, 11:51 AM   #13
bressa82
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http://it.wikipedia.org/wiki/Ottorino_Marcolini



opera che continua ancora oggi...

http://www.centrostudilafamiglia.it/...-marcolini.asp




qui trovi anche immagini storiche

http://www.centrostudilafamiglia.it/Galleria.asp
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Old April 29th, 2009, 01:43 AM   #14
balthazar
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A me vengono subito in mente un paio di città ideali, prima l'EUR, poi Metanopoli, che, con tanto di chiesa,

credo abbia parecchio in comune con quello che avrebbe voluto fare Zunino a Santa Giulia, pochi km più vicino al centro.
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Old April 29th, 2009, 02:07 AM   #15
jayOOfoshO
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Originally Posted by Milanomia View Post
Milano 2 e Milano 3....
no ti assicuro che non lo sono affatto
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Old April 29th, 2009, 10:51 AM   #16
vittorio tauber
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Originally Posted by balthazar View Post
A me vengono subito in mente un paio di città ideali, prima l'EUR, poi Metanopoli, che, con tanto di chiesa,

credo abbia parecchio in comune con quello che avrebbe voluto fare Zunino a Santa Giulia, pochi km più vicino al centro.
Non credo che abbiano nulla in comune.
Enrico Mattei fu un manager di stato di una lungimiranza eccezionale che si oppose, contro gli Alleati vincitori (lui ex partigiano) e contro gli stessi politici italiani, alla chiusura dell'Agip, fondò l'ENI, ebbe una visione postcoloniale dei rapporti economici internazionali (il che era l'unica possibilità per un paese senza colonie come l'Italia) e che considerava normale, come del resto Adriano Olivetti ma (allora) anche altri imprenditori, che la busta paga non esaurisse il rapporto tra azienda, fosse pure statale, e dipendenti e fondò, si può dire, San Donato che fino allora era un agglomerato di poche cascine. Una company town più che una new town.
Zunino è già stato ampiamente descritto nei thread su Santa Giulia da molti: è un avventuriero che non ha mai avuto un soldo, uno che a quarantacinque anni suonati va in giro lampadato come un tamarro di 18, un Nessuno usato come proxy dalle banche negli anni della bolla immobiliare ma che ha atteso troppo a costruire e ora fa da vittima sacrificale, mentre Intesa è rimasta impantanata nella merda per 2 miliardi di euro di debiti e ora cerca di uscirne.

Santa Giulia sud (che non è di Zunino) è senza infamia nè lode.
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Old April 29th, 2009, 11:29 AM   #17
balthazar
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io intendevo che credo che il progetto di Santa Giulia l'hanno spacciato per un'idea originale, mentre a pochi km c'è una cosa simile (anche se è una company town, hai ragione) che è stata concepita mezzo secolo prima. Metanopoli a me piace, mi sembra più vivibile e verde delle new town, Bicocca per prima, che hanno fatto negli ultimi anni (poi, non ci vivo e posso cannare, ovviamente)
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Old April 29th, 2009, 08:35 PM   #18
annamitica
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rientrano, IMHO, in questa ottica utopistica, i villaggi operai

ho trovato questo elenco

Vigliano Biellese: il villaggio operaio Trossi e Rivettti

Collegno – Cascine Vica : il Villaggio Leumann

Villaggio case operaie della Società di Mutuo Soccorso La
Cooperante a Torino.

Buttigliera: il villaggio delle Ferriere

Perosa Argentina: Gutermann ed Abbegg

Il villaggio Snia Viscosa a Torino

Il Villaggio operaio di Condove della Società Moncenisio

Il Villaggio Anselmetti di Cogne

Il Villaggio operaio della Ferrania a Cairo Montenotte (Sv)

La Spezia: il Villaggio Umberto I ed il borgo a Ponzano Belasio in Val Magra
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Old April 29th, 2009, 08:48 PM   #19
vittorio tauber
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Il gemello montano di San Donato: Corte di Cadore (comune di Borca di Cadore)

http://edoardogellner.splinder.com/p...E+IL+VILLAGGIO

http://www.ecoblog.it/post/915/corte...ggio-nel-bosco

http://www.flickr.com/photos/22740155@N04/

http://www.panoramio.com/user/1305589
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Old April 29th, 2009, 08:57 PM   #20
vittorio tauber
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