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non so se lo sapete, ma da ieri è attivo un numero per donare 2 euris per gli alluvionati del Veneto. L'iniziativa è stata attivata da LA7 di Mentana e dal Corriere della sera:


Veneto, LA7 e Corsera lanciano raccolta fondi per alluvionatiCronacaR
oma, 8 nov. (Adnkronos) - Una raccolta fondi per aiutare la popolazione del Veneto, duramente colpita in questi giorni dal maltempo: LA7 e il Corriere della Sera hanno attivato da oggi un numero, il 45501, cui sara' possibile inviare un Sms dalle 20 di stasera fino alla mezzanotte del 30 novembre per devolvere una donazione alla Protezione Civile. Il valore sara' di 2 euro per ogni messaggio inviato da cellulari Tim, Vodafone, Wind e 3; sara' di 2 euro anche per ogni chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. Domani LA7 dedichera' anche due speciali del Tg all'alluvione che ha messo in ginocchio in queste ore migliaia di persone: uno andra' in onda alle 12.30, l'altro alle 19.00.

08/11/2010
 

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I venetei non accetteranno mai la carità dagli italiani. Loro non vanno a piangere dagli altri.
Iniziativa inutile.
 

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Discussion Starter · #3 ·
I venetei non accetteranno mai la carità dagli italiani. Loro non vanno a piangere dagli altri.
Iniziativa inutile.
...la solidarietà non è la CARITA'...

e mi auguro per il tuo bene...che non ti succeda una cosa simile...

e per inciso...Veneto non vuol dire leghista...

:eek:hno:
 

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Guarda che mi sono solo ricollegato a ciò che hanno detto vari esponenti politici veneti e diversi forumer veneti su SSC :|

Io sono più che convinto che tutta l'Italia debba aiutare il Veneto, che in questo momento è una regione in forti difficoltà ;)
 

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Per i 37 morti e le centinaia di persone che hanno avuto la casa completamente distrutta nell'alluvione dello scorso anno nel messinese, non c'è stato nessun SMS di solidarietà, ci sono stati solo tanti insulti e accuse di abusivismo edilizio persino da Bertolaso, che poi dopo un anno, si è scusato dicendo che non c'era nessun abusivismo. Per la serie cornuti e mazziati...:eek:hno:
 

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l'incredibile
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Guarda che mi sono solo ricollegato a ciò che hanno detto vari esponenti politici veneti
che hanno detto?
 

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Nel Veneto sott'acqua, una terra lasciata sola

L'entusiasmo dei volontari, la rabbia per gli aiuti che non arrivano, la voglia di protesta fiscale. Viaggio nel Veneto ancora invaso dal fango. Centinaia di sfollati, migliaia di volontari, aziende in ginocchio. Mentre cresce la rabbia per la risposta debole delle istituzioni di Roma. "I leghisti si occupano di sagre e dialetto, cose di un'identità inventata". E gli imprenditori si preparano allo sciopero fiscale

VICENZA - Si dovevano ascoltare i poeti. Come Andrea Zanzotto, quando prevedeva che questa terra palladiana finisse maciullata "sotto i cingoli dei diluvi". Lui, il grande vecchio che tutto vede dalla sua casa di Pieve di Soligo, si sente "asserragliato": "La cosa terrificante è che, per quanto fosse prevedibile qualcosa di spaventoso, non si è mosso un dito per fare quel minimo necessario di prevenzione. Se si ha amore, anche i grandi disastri possono essere arginati". Gli argini, invece, si sono sbriciolati. Il sindaco Achille Variati li indica dal Ponte degli Angeli, vestito con una giacca gialloblu della Protezione civile, mentre marcia a passo di carica. Il Bacchiglione scorre fangoso, ma (quasi) placato: "Una settimana fa l'acqua arrivava a filo del ponte, cioè cinque metri più in alto di adesso".

Tutto intorno, fra piazza Matteotti e piazza XX settembre, si andava in canotto. Il fiume è sceso, restano sacchetti di sabbia agli angoli delle case, idrovore in funzione a svuotare le cantine, la tenda dei volontari proprio di fronte al Teatro Olimpico che, per poco, non è finito sotto. Variati è un tranquillo esemplare di purissimo democristiano, guida una giunta di centrosinistra, mostra con un accenno di commozione la casa del suo maestro Mariano Rumor. Ma l'emergenza l'ha trasformato. Aveva da affrontare danni immensi, centinaia di sfollati, aziende in ginocchio. La paura e la rabbia dei veneti, che per l'ennesima volta si sentono periferia, e non hanno tutti i torti. Il suo lavoro l'ha fatto con piglio churchilliano: "Vi prometto solo fango!", ha detto in tv ai ragazzi vicentini, chiamando alla mobilitazione. E quelli hanno risposto in 2500: "Un minuto dopo, arrivavano le prime telefonate. Sono stati fantastici". E sono ancora qui: studenti, disoccupati, operai, badanti rumene, neri africani, rom. Stanno sporchi di fango a spalare, da una settimana.

Dal governo di Roma, dove stanno leghisti e berlusconiani che pure comandano in Veneto, la risposta è stata molto più lenta e debole. Ieri mattina il sindaco ha preso il telefono, ha fatto il numero del Quirinale: "Pronto, sono Achille Variati sindaco di Vicenza, vorrei parlare con il Presidente". Qualche minuto, e Giorgio Napolitano era in linea, a informarsi e promettere una visita per mercoledì.

Il governatore veneto Luca Zaia, in una settimana, manco s'è fatto vedere. Variati, sempre marciando per la città quasi del tutto ripulita che pure lo inorgoglisce, mette in guardia: "Ti pare che la città sia tranquilla. Attento, non è così. È quella tranquillità pericolosa che può precedere la protesta civile". La protesta, peraltro, è già cominciata. E, con la destra impastoiata, è toccato agli imprenditori minacciare la protesta fiscale.

"Non è una provocazione - dice Gaetano Marangoni, vicepresidente della Confindustria locale - È la conseguenza dell'aver verificato una risposta modesta o insignificante dal governo. Le imprese industriali e artigianali sono tramortite, flagellate. E i 20 milioni di euro divisi per quattro regioni dal governo sono praticamente niente.

I veneti sono gente che lavora e non protesta, fin che le cose tornano. Se non tornano, se i soldi non saltano fuori da qualche parte, verseremo le nostre imposte su un conto corrente regionale. Non pagare la tasse è un modo per vedere se ci sono decisioni. Il tempo a disposizione è scarso, e questo è un banco di prova: per il governo, per la Regione". Marangoni, oltretutto, è uno del ramo: la sua azienda si occupa di opere idrauliche, le sue ruspe stanno lavorando a rimettere insieme gli argini. Ricorda: "Nel '92 erano state progettate e appaltate opere per mettere in sicurezza la città di Vicenza. Poi tutto si è fermato, i contratti sono stati rescissi, e si sono pagate anche delle penali".

Il tempo delle minacce e delle recriminazioni è cominciato. Ma non è finito quello dei soccorsi. Qui a Vicenza gli sfregi lasciati dall'alluvione sono ancora freschi. Centinaia di negozi sono chiusi, con i commercianti che spalano liquame. Quaranta imprese hanno subìto danni da 50 mila euro a 2 milioni. Sul muro della Caritas, don Giovanni Sandonà mostra il livello raggiunto dall'onda, quasi un palmo sopra quello del 1966. Lui ci ha rimesso un'auto, e una montagna di vestiti, coperte, confezioni di cibo destinate ai bisognosi. Lo storico Emilio Franzina, che abita poco più in là, di auto ne ha perse due: "Secoli di inondazioni non avevano prodotto effetti così violenti e improvvisi. Questo ambiente è malato, s'è abbandonata ogni cura del territorio che non fosse legata a degli interessi".
E anche sul monitoraggio del fiume, ci sarebbe da indagare: "Ecco qui un articolo di giornale, dice che già domenica sera la Provincia di Trento dava l'allarme". In Comune dicono che, alle 10 di sera, si segnalava un modesto pericolo. E che l'allarme è arrivato alle 4 del mattino, via email, quando era tardi.

Il sindaco fa il conto degli organismi che hanno competenza sulle acque: "Ato, Consorzio di bacino, Magistrato delle acque, Genio civile, Regione, Provincia, Comuni, Gestori degli acquedotti. Ognuno per il suo pezzetto". Variati è nato in un pianoterra: "Di inondazioni ho qualche esperienza". La gente, per le strade, apprezza il fatto che Variati si sia dato da fare: pacche sulle spalle, ringraziamenti con gli occhi lucidi. In via Divisione Folgore c'è una delle zone ancora piene di fango. La signora Antonia Zanini, titolare della "Azeta astucci", lavora con gli stivali ai piedi in mezzo a un gruppo di volontari: "Se non fossero arrivati loro, avrei chiuso". Uno studente: "Siamo stati anche a Cresole e a Caldogno, ad aiutare, e ci hanno accolto a braccia aperte. Gente eccezionale". Giulio Ballarin, titolare del Red Quill Pub, ancora toglie melma dal locale: "Direi, a occhio, 40-50 mila euro di danni".

Il famoso territorio, quello in cui bisogna obbligatoriamente radicarsi, è malato. Bepi De Marzi, compositore e organista, personaggio leggendario della cultura veneta, è angosciato e polemico: "Bastavano, come aveva la Serenissima, quattro "savi alle acque", ma adesso abbiamo i savi alle sagre. I leghisti si occupano di sagre e dialetto, delle cose sciocche di un'identità inventata. E si è costruito troppo, dappertutto abbiamo capannoni sfitti. Poi, se versi acqua in un vaso di fiori, l'acqua cola via. Ma se la versi su una tavola, dove finisce?". Già, si potrebbe cogliere l'occasione per pensare anche allo sviluppo selvaggio che ora presenta il conto. D'altra parte, tutto era noto e tutto era stato studiato. Anche i rischi del Bacchiglione, fiume per lo più pacifico e inoffensivo. Un volume della Regione Veneto del 2005 dedicava un capitolo alla "funzionalità fluviale", e i punti a rischio erano esattamente quelli, fra la zona sud di Padova e la città di Vicenza, dove settimana scorsa è successo il disastro.

Andrea Goltara, direttore del Cirf (centro italiano per la riqualificazione fluviale) di Mestre, dice in sostanza che è inutile discutere di messa in sicurezza di un fiume, quando poi ogni comune costruisce dove gli pare. "Bisogna dire che un territorio dove la difesa è fatta costruendo, è debole. Si dovrebbe avere un federalismo di bacino, con annessa fiscalità, come in Francia. Vuoi costruire ovunque? I danni te li paghi a livello di bacino, non è che ogni volta chiedi poi fondi allo Stato". Ma è quello che sta accadendo.

Anche perché il ricco Veneto, locomotiva economica e così via, sente i morsi della crisi. La produzione è scesa del 26 per cento. L'occupazione non tornerà più ai livelli dei tempi d'oro. "Nasce anche qui un bisogno - dice il sindaco Variati - Anche in questa terra ricca. C'è bisogno, dopo questa alluvione, di una risposta dello Stato. E forse questa è, per lo Stato, l'occasione di dire: ci sono, eccomi qua". Vedremo. Il poeta Zanzotto, in questa alluvione, vede solo "noncuranza e disordine che si infiltra. Si sapeva di dover trovare un modus vivendi con il disastro. Ora siamo asserragliati, e tristi".
 

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Il Nordest resta una periferia
Politica ed economia non hanno riscattato il territorio


di ILVO DIAMANTI

CONTINUA a piovere nel Veneto. A Caldogno, Cresole, Rettorgole Lobbia. E a Vicenza. Dove il Bacchiglione è esondato a Ognissanti. Ha sommerso case, botteghe, aziende, garage. L'acqua è arrivata improvvisa, violenta e limacciosa. Ha fatto danni pesanti. Alle abitazioni, alle attività, alle cose. Alcune persone sono morte. Migliaia di sfollati. Al proposito ho scritto una Bussola (su Repubblica. it) quasi una settimana fa. In tempo reale.

Come alcuni sanno, io abito a Caldogno, Vicenza, anche se il lavoro mi porta spesso - anzi: prevalentemente - lontano. L'alluvione mi ha sfiorato. Si è fermata a pochi chilometri da me. La strada che attraversa Rettorgole e si dirige a Vicenza ora è transitabile. Ma ai lati, ammassate, vi sono ancora le cose - mobili, elettrodomestici e altri oggetti - abbandonate dai residenti. Distrutte dall'acqua e dal fango.

La strada per Cresole, invece, è ancora chiusa. Vi transitano solo i residenti e i mezzi della protezione civile. Prima di arrivare a Ponte Marchese, al confine tra Caldogno e Vicenza, sulla destra si scorge il presidio dei No Dal Molin. Il Bacchiglione non l'ha risparmiato. "Presidia" la base americana, che, intanto, cresce a vista d'occhio.

Oggi quell'area, a differenza di un tempo, non funziona più da bacino dove si scaricano le acque del Livelon (così si chiama il Bacchiglione da queste parti) quando è in piena. È impermeabilizzata, per motivi di sicurezza. Così la "grande onda" è scivolata via, sempre più gonfia. E si è abbattuta su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti. Quando si è capito che l'acqua stava davvero uscendo dall'argine, scavalcava il Ponte degli Angeli, invadeva piazza Matteotti, Santa Lucia e i dintorni: era troppo tardi per difendersi.

Ancora oggi il centro di Vicenza è sottosopra. Più sotto che sopra. Al di là dei danni - enormi - alle case e alle cose, l'inondazione ha inferto ferite profonde alle persone. Più che fuori: dentro. I vicentini: hanno perduto tranquillità e sicurezza. Oggi hanno paura dell'acqua. Cioè: di se stessi, del proprio mondo di vita. Perché anche Vicenza, Verona, Padova, Treviso - non solo Venezia - sono città d'acqua. Attraversate da fiumi, rogge, canali. Vicenza e l'area colpita dall'alluvione: galleggiano su un bacino di falde fra i più grandi d'Europa.
L'alluvione della settimana scorsa ha suscitato inquietudine. Non che non ce ne siano state altre, prima. Molti ricordano - ed evocano - quella del 1966. Che ha provocato danni minori. E allora aveva piovuto molti giorni, dal 28 ottobre fino al 4 novembre. Questa volta sono state sufficienti 36 ore di pioggia improvvisa, battente e ininterrotta, insieme allo sciogliersi rapido delle nevi nelle montagne vicine (complici lo scirocco e un veloce rialzo della temperatura). Il Livelòn si è trasformato nel Nilo in piena. Inimmaginabile, per me - come per molti vicentini. Anche se, in questi anni, ho visto cose che voi umani...

Un territorio verde: urbanizzato senza limiti e senza regole. Le strade, punteggiate di rotatorie, sempre più numerose. Spesso sorgono isolate, in mezzo ai campi - indicano che lì nascerà, presto, una nuova entità immobiliare. Un nuovo non-luogo abitato da stranieri. (Perlopiù "italiani"; ma stranieri perché estranei l'un l'altro.) E poi capannoni, zone artigianali e commerciali, piscine, centri sportivi. Difficile chiedere ai torrenti di domare piene improvvise e imprevedibili. In molti punti, gli argini non ci sono più. I campi intorno non tengono. Non drenano. Anche perché, di frequente, sono stati "livellati" dai cavatori.

I vicentini temono che un evento come questo possa ripetersi ancora. Se son bastati due giorni di pioggia... Sanno, d'altronde, che, in parte, è il prezzo del successo. Meglio poveri e negletti, in un territorio sicuro e ameno - come trent'anni fa - o ricchi e famosi, ma anche più insicuri e in un ambiente deteriorato - come oggi? Il dilemma non è nuovo. Mai come ora, però, è divenuto tanto evidente, invadente e devastante.
C'è, però, un altro aspetto che ha sorpreso - e spiazzato - i vicentini (e i veneti). Il fragoroso silenzio dei media e della politica nazionale sul disastro che si abbatteva su di loro (noi). Il mitico Nordest. Nei giorni critici: relegato a pagina 20 dei quotidiani e a metà telegiornale. In coda ad Avetrana, ai rifiuti di Napoli, Ruby e gli scandali di Silvio. Per scomparire in fretta, all'indomani.

Così i veneti e i vicentini hanno scoperto che la loro immagine, il loro rilievo - in una parola: la loro "rappresentanza" - non sono migliorati negli ultimi 20 anni. Nonostante siano divenuti la capitale della piccola impresa e del lavoro autonomo. Il modello dell'"Italia che lavora e che produce". Nonostante siano andati al governo, insieme ai loro partiti di riferimento: il PdL e soprattutto la Lega. Nonostante abbiano eletto governatore Luca Zaia, con il 60% dei voti. Un plebiscito. Per diventare indipendenti come la Catalogna e la Baviera. Nonostante tutto questo, Vicenza, il Veneto, il Nordest non fanno notizia. L'alluvione (scrivevo una settimana fa su Repubblica. it) appare una "tragedia minore che si consuma in una provincia minore. Non merita inchieste. Al massimo una cronaca. Minore."

Alcuni lettori mi hanno scritto per lamentare altre tragedie rimosse. L'Italia è costellata di tragedie minori - dimenticate. Ma il Nordest, il Veneto, Vicenza: pensavano di essere diventati grandi. Un Centro. Non è così. Sono ancora Periferia. Romana e padana. Dove i leader romani e padani - Berlusconi e Bossi - si recano (oggi) quando tutto è finito. Quando l'acqua è rientrata nei fiumi. (Per ora.) Resta il fango nelle strade e nelle case. Rammenta che siamo ancora una terra di confine.


(09 novembre 2010)
 

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Николай
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Vorrei solamente fare una riflessione personale.

inanzitutto, mi astengo dal definirmi "il povero Veneto che viene a fare la carità allo Stato".
se questa situazione esiste, é perchè l'abbiamo semplicemente voluta.
colpa della politica veneta. colpa dei veneti che la continuano ad eleggere.

come i padovani ben sanno, le alluvioni a Padova in questi ultimi anni stanno aumentanto considerevolmente.
come TUTTI sanno, per far fronte a tale emergenza, bisogna rifare le fognature, ma sopratutto, completare l'Idrovia.

l'Idrovia fungerebbe da canale commerciale, ma sopratutto, per evitare alluvioni nell'hinterland padovano.
ovviamente tale opera é stata un complesso di sprechi, tangenti e soldi spartiti tra politica e aziende. E non é stata ultimata.

ora vogliono farci una camionabile al suo posto.
l'intelligenza veneta ai massimi storici. Ti mancano 150 milioni, e mandi a puttane 30 anni di lavori....per chiaramente farci un'autostrada, quando puoi deviare il traffico merci su nave, e quando puoi deviare le inondazioni in questo canale.
aggiungo che se ne parla da anni di rischio idrogeologico. Ne parlavamo anche tempo addietro.

e purtroppo....quelle previsioni si sono avverate.
il mancato completamento ha determinato tutto questo.

senza parlare dell'impianto fognario da rifare in toto. Cadono 3 goccie e Padova finisce sott'acqua.

ma questo é un riferimento generale.

in Abruzzo molte case sono crollate perchè non erano a norma anti-sismica.
nel Messinese le case sono state costruite abusivamente, corrompendo le amministrazioni pubbliche che rilasciavano concessioni edilizie laddove non si doveva costruire.
a Pompei le strutture cadono a pezzi per mancanza di interesse a preservare tale area.
nel Veneto cè un elevato rischio idrogeologico, perchè si costruisce ovunque, senza criterio, a caso, senza le infrastrutture adeguate. E lo si fa solo per fare il proprio interesse.

questa é la realtà.
 

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l'incredibile
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Per i 37 morti e le centinaia di persone che hanno avuto la casa completamente distrutta nell'alluvione dello scorso anno nel messinese, non c'è stato nessun SMS di solidarietà, ci sono stati solo tanti insulti e accuse di abusivismo edilizio persino da Bertolaso, che poi dopo un anno, si è scusato dicendo che non c'era nessun abusivismo. Per la serie cornuti e mazziati...:eek:hno:
tranquillo... tu per ripicca , e per non sentirti cornuto e mazziato, potrai fare a meno di donare i due €uro ;)
 

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I veneti non accetteranno mai la carità dagli italiani. Loro non vanno a piangere dagli altri.
Iniziativa inutile.
Veramente Zaia ha "pianto" (il termine è improprio, in Veneto c'è un'emergenza impellente) proprio a La7, ribadendo comunque che da quelle parti non si attua "la politica del fazzolettino". Oltre a donare i due euro, a Zaia consigliamo di ascoltare ed imparare a memoria - perchè la legge del contrappasso vale evidentemente anche per lui - la famosa "livella" di Totò:


Capito Zaia? Un profilo più basso sarebbe consigliabile.
 

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Massima solidarietà ai veneti!
Ovvio che bisogna contribuire e aiutare :)
 

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l'incredibile
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nel Veneto cè un elevato rischio idrogeologico, perchè si costruisce ovunque, senza criterio, a caso, senza le infrastrutture adeguate. E lo si fa solo per fare il proprio interesse.

ti quoto in toto... e questa è la verità!!!
 

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tranquillo... tu per ripicca , e per non sentirti cornuto e mazziato, potrai fare a meno di donare i due €uro ;)
No, non sono così meschino. Massima solidarietà alle persone che hanno bisogno.
 

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Николай
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Idrovia...la tratta in rosso da completare.



collegherebbe la Zona Industriale di Padova a Porto Marghera/Chioggia.
 

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l'incredibile
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^^ naaaa... meglio una bella autostrada :eek:hno: con magari un casello ogni 5/6 chilometri e centinaia di nuovi capannoni e una decina di centri commerciali!

viva il veneto
 

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In effetti sarebbe una bella valvola di sfogo per le falde acquifere e per la rete idrografica della zona.

Sonic, vedo che il canale sfocia nella laguna di Venezia. Sai se hanno fatto qualche studio di rischio per l'acqua alta?
 

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Николай
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inizialmente fu progettata per le OMS, per costruire i sottomarini militari in Zona Industriale a Padova (al posto di farli a Trieste), e per trasportare la merce dall'interporto.

all'inizio degli anni 80 si é arenato il progetto. le OMS poi sono fallite nel 2003 per bancarotta.
 

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Per senso patriotico e rispetto per i Veneti che ritengo italiani come me, sono d'accordo all'intervento economico dello stato per aiutarli ad uscire da questo disastro.


Certo è che non nascondo il mio fastidio:

il fastidio per una regione che vota in modo massiccio quei cessi immondi della Lega, dove c'è tanta gente, in mezzo a quegli alluvionati, che fino a ieri diceva "i soldi vogliamo tenerceli noi, non darli a Roma e al Sud"...in primis l'attuale governatore e quello precedente.

il fastidio per tanti cittadini veneti (beh in realtà non sono la maggioranza, ne sono sicuro) purtroppo chiusi e razzisti (di cui alcuni presenti anche in questo forum)...che quando i problemi sono fuori da casa loro dicono "cazzi degli altri, non è affar nostro"




Oggi Zaia chiede 1 miliardo (!!!!!) di euro dallo STATO, attraverso lo stato di calamità naturale.
Già...1 miliardo di euro...se ci fosse stato un federalismo totale avrei voluto vedere la regione Veneto da dove avrebbe tirato fuori quel 1 miliardo di monete cash...



E intanto anche in questo caso lo stato mette mano al portafogli per risarcire chi ha costruito in riva ai fiumi, chi ha cementificato a capannoni e villette tutti i terreni ai lati dei corsi d'acqua. In Veneto, come in Campania, come in Sicilia, come in Toscana (a proposito, anche a Massa Bertolaso ha parlato di presenze abusive sul pendio della collina franata)..

Il Bacchiglione ha già dato problemi in passato...era una tragedia annunciata, ma non si è fatto nulla.

Non si è fatto nulla, come sulle colline a Messina, come in Campania ad Atrani e Sarno...come in Veneto nel Vicentino.


Solo che nei primi due casi la colpa è dei terùn che costruiscono ovunque e se la cercano, nel terzo caso invece la colpa è del maltempo.


Troppo facile così, vero Zaia?

Spero che questa tragedia almeno aprà gli occhi a quei cittadini veneti razzisti e ottusi, sicuramente non la totalità, ma una parte cospiqua, che infatti si evidenzia nei voti alle regionali, sì.


Quel miliardo di euro che Zaia ha chiesto arriverà dai contributi dei cittadini emiliani, lombardi, piemontesi, ma anche campani, pugliesi e siciliani.


Fratelli d'Italia, nella buona e nella cattiva sorte.

Lo dico da sempre...
 
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