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melior de cinere surgo
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Cuffaro, dall'UE 10 milardi di euro in arrivo

"Le risorse comunitarie e nazionali che saranno attivate nel nostro territorio ammontano complessivamente a 10,146 miliardi di euro, di cui 6,540 miliardi per il programma operativo Fesr, circa 1,5 miliardi per il programma operativo Fse e 2,106 miliardi per il programma operativo del fondo europeo agricolo di sviluppo rurale. Non è ancora definita la dotazione del Fondo europeo pesca". L'annuncio arriva dal presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, che in aula nella seduta dell'Assemblea regionale siciliana ha illustrato i dati sulla la programmazione dei fondi comunitari per il periodo 2007/2013 nell'Isola.

"Le premesse del nuovo ciclo di programmazione - ha aggiunto - sono contenute nella riforma della politica di coesione, il cui obiettivo principale è quello di ridurre la disparità tra le diverse regioni dell'Unione per carenze strutturali in fattori chiave della competitività, quali, ad esempio, la mancanza di capacità innovativa delle imprese o il basso livello di capitale ambientale".

Cuffaro ha spiegato che "il consiglio Europeo, nel luglio del 2006, ha stabilito le risorse per i diversi obiettivi per la politica di coesione, assegnando all'Italia per l'obiettivo convergenza (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria), comprese le quote per la Basilicata e la Sardegna (in regime transitorio), l'ammontare di euro 18.819.646.405. In seguito, dopo un lungo negoziato con le altre regioni italiane dello stesso obiettivo è stato stabilito che alla Regione siciliana venissero destinate risorse pari al 32% del totale, mentre alle altre regioni sono state assegnate rispettivamente alla Calabria il 14,29%, alla Campania il 29,57%, alla Puglia il 24,14 %".

"Ciò ha rappresentato un evidente successo politico per la nostra Regione anche in considerazione del fatto che - ha detto - il risultato ottenuto ha stravolto una ipotesi formulata dalla Commissione europea che avrebbe portato la regione Campania ad avere, per la prima volta nella storia dei Fondi strutturali, il programma operativo più consistente finanziariamente tra le regioni ex obiettivo 1".

Gli obiettivi del programma operativo riguardano il miglioramento dei trasporti, con una dotazione finanziaria pari a 801.101.624,75 euro, la promozione e la diffusione delle fonti rinnovabili di energia, la valorizzare dei beni e delle attività culturali e lo sviluppo del turismo.

Fonte: LaSicilia.it


Quanti di questi 10 miliardi verranno ben spesi e, inoltre, passando solo per le casse pubbliche?
Per quanto riguarda Catania, qualche mese fa credo che l'assessore ai ll.pp. ipotizzasse l'uso di parte di questi fondi per la realizzazione delle 5 piazze botaniche (l'unico concorso che Catania abbia mai visto negli ultimi anni).
 

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melior de cinere surgo
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Discussion Starter · #1,405 ·
Catania, debiti per 40 milioni

Debiti per 40 milioni. E per correre ai ripari una rischiosa operazione immobiliare. Ora nel mirino di Padoa – Schioppa

Se alle esangui casse comunali potesse dare le stesse pillole con le quali ha reso Silvio Berlusconi «tecnicamente quasi immortale», Umberto Scapagnini sarebbe un sindaco felice. O quantomeno più tranquillo. Invece no. La sua Catania è sull’orlo del fallimento, schiacciata da oltre 40 milioni di debiti e una cartolarizzazione immobiliare tutta giocata sul filo della legalità e i cui nodi stanno venendo al pettine proprio in questi giorni. Gli ispettori del ministero dell’Economia sono appena tornati a Roma, dopo aver esaminato per settimane i conti di quella che una volta era chiamata “la Milano del Sud”. La relazione dovrebbe arrivare sul tavolo del ministro Padoa – Schioppa in tempi brevi e pare che sarà durissima. «Buon per Catania che la Sicilia sia una Regione a statuto speciale, altrimenti il Comune rischierebbe di fare la fine di Taranto», spiega a “L’espresso” un tecnico del ministero. Insomma, lo spettro della dichiarazione di fallimento c’è ed è piuttosto ingombrante, solo che toccherà al governatore Salvatore Cuffaro affrontarlo secondo le leggi. E sarà imbarazzante, per una Regione che è la cassaforte elettorale della Casa delle libertà, emettere il verdetto di vita o di morte su un’amministrazione comunale guidata da un forzista che non è soltanto il medico personale del Cavaliere, ma colui che allungò la vita al governo Berlusconi vincendo le comunali del 2005.

Già, sembra passato un secolo dal maggio di due anni fa, quando Scapagnini strappò un secondo mandato da sindaco, quando in tutto il resto d’Italia il centrodestra era alle corde. La sua campagna elettorale si era basata su uno slogan molto semplice: “Catania è bella. Veramente bella”. Il resto, fioriere a parte, ce l’aveva messo la vèrve, il sorriso, l’ottimismo di un medico – stregone che i suoi concittadini chiamano “Sciampagnino”. La polvere, però, era solo nascosta sotto il tappeto. Lo mettono nero su bianco, il 20 febbraio scorso, i revisori dei conti del Comune su richiesta della magistratura contabile siciliana: a furia di mutui e debiti con le banche, «si è arrivati al prosciugamento delle disponibilità liquide e al conseguente stato di tensione finanziaria». I fornitori vengono pagati con mesi e mesi di ritardo e la stessa funzionalità degli uffici comunali è messa a rischio. I disavanzi certificati tra mille difficoltà (i revisori puntano il dito contro un software di gestione del bilancio che farebbe acqua da tutte le parti) parlano di 40,6 milioni per il 2003 e 42,7 milioni per il 2004. in base alla legge italiana, e al Patto di stabilità europeo, i passivi vanno ripianati entro tre anni e le amministrazioni possono indebitarsi solo per investimenti. E non per fare cassa. Alla scadenza del 31 dicembre 2006, quindi, il Comune di Catania avrebbe dovuto rientrare a tutti i costi, pena la dichiarazione del dissesto finanziario. Con l’acqua ormai alla gola, l’amministrazione Scapagnini tira fuori dal cilindro l’ultima magia: vende a se stessa un bel pacchetto di immobili comunali e ottiene nuovi mutui bancari per circa 50 milioni di euro.

La sequenza delle date è rivelatrice del dramma finanziario in atto. Il 24 ottobre 2006, il consiglio comunale dà il via alla costituzione di Catania risorse srl, controllata al cento per cento dal Comune. Giovedì 28 dicembre, mentre la società è ancora in fase di registrazione, viene conferito il mandato le perizie giurate su 14 immobili che il Comune vuole vendere a Catania risorse. Tutte le perizie vengono effettuare venerdì 29 dicembre e depositate entro sera al tribunale. Roba da Guinness dei primati, ma non c’è tempo di compiacersi di tanta efficienza. Sabato 30 dicembre, caso pressoché unico nella storia della città, viene convocato un consiglio comunale che approva la vendita degli immobili. E domenica 31 dicembre, meraviglia delle meraviglie, viene stipulato il rogito notarile tra il Comune – venditore e il Comune – compratore che, pardon, si chiama Catania risorse. Scapagnini e la sua giunta possono festeggiare il Capodanno 2007 tirando un bel sospiro di sollievo. Hanno trovato i soldi, seppure accendendo altri mutui.

Il problema, però, è che la fretta ha fatto commettere qualche errore di troppo. Sono gli stessi avvocati del Comune, in un parere scritto il 18 dicembre 2006 e che non è stato portato all’attenzione del consiglio comunale del 30 dicembre, a segnalare una serie di gravi lacune. I legali, guidati da uno stimato civilista come il professor Vito Branca, fanno notare che Catania risorse avrebbe dovuto essere una spa e non una semplice srl. Che avrebbe dovuto avere un piano strategico pluriennale. Che ci si è dimenticati di fissare i requisiti di onorabilità e professionalità per gli amministratori. Che questi avrebbero dovuto essere estranei all’amministrazione comunale. Che le valutazioni del patrimonio immobiliare da gestire sarebbero spettate agli uffici dell’amministrazione finanziaria dello Stato. Che per le attività di finanzia straordinaria e di cessione degli immobili ci si doveva avvalere di advisor di elevata professionalità (insomma, almeno qualche architetto o geometra). Alla faccia di tutte queste puntuali osservazioni, si è deciso che a presiedere il cda di Catania risorse andasse il segretario generale del Comune. E il “mago” che in un giorno solo, tra Natale e Capodanno, eseguì 14 perizie milionarie è un ragioniere, dipendente comunale pure lui e iscritto all’albo dei revisori contabili.

Come se non bastasse, nell’elenco dei 14 immobili cartolarizzati figurano almeno tre complessi che per il loro valore artistico e culturale avrebbero dovuto essere “sdemanializzati” con apposito procedimento. Si tratta di due ex monasteri, quello di Santa Chiara e quello di Sant’Agata, e dell’ex caserma Malerba, complessivamente valutati oltre 26 milioni di euro. La sovrintendente ai Beni artistici di Catania, Maria Grazia Branciforti, al girare delle prime voci aveva messo le mani avanti e il 23 dicembre del 2005 aveva emesso una nota per ricordare che alcuni immobili non potevano essere dimessi. Il 22 febbraio 2007, informata dell’operazione di Catania risorse, dirama una seconda nota per avvertire il Comune della nullità dei trasferimenti. Magari con un po’ di stizza, un’amministrazione comunale sana e prudente avrebbe comunque ringraziato la signora Branciforti e sarebbe corsa ai ripari. Cinque giorni dopo, la giunta comunale adotta una delibera nella quale si chiede all’assessorato regionale competente di adottare provvedimenti nei confronti della sovrintendente. Che viene prontamente sostituita nel giro di pochi giorni con un ex assessore provinciale dell’Mpa di Raffaele Lombardo.

Di tutta questa storia, nel dibattito politico siciliano non si trova quasi traccia. A Catania c’è in gestazione il nuovo piano regolatore e la Procura, da mesi affidata ad un reggente, ha sì aperto un fascicolo su Catania risorse, ma procede coi piedi di piombo. Sembra quasi che tutti aspettino il “botto” di Padoa – Schioppa. L’unico a sollevare il velo sull’intera vicenda è stato un professore di diritto romano, Orazio Licandro, che dopo anni di battaglie in consiglio comunale ora è deputato a Roma, membro della direzione nazionale del Pdci e capogruppo in commissione Antimafia. Dopo una sua interpellanza della primavera scorsa, gli ispettori del ministeri dell’Economia sono scesi a Catania e hanno passato al setaccio i conti. In un posto normale, tanto basterebbe a consigliare cautela.

Macché: a Catania ne hanno combinate un altro paio. Il consiglio comunale ha autonomamente prorogato di altri sei mesi, ovvero al 30 giugno 2007, il termine per coprire il disavanzo del 2003. e dieci giorni fa, a Catania risorse sono state venduti dal Comune altri nove immobili, tra cui il castello di via Leucatia, per 120 milioni di euro. Tra questi figurano addirittura gli uffici della nettezza urbana e la cittadella dello sport di Nesima, valutata ben 74 milioni di euro e sulla quale il Coni promette battaglia. Quanto basta per far dire al giurista Licandro che «evidentemente, a Catania non si applicano le leggi della Repubblica».

Fonte: "L'espresso" (n° 26 anno 2007)
 

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Ragazzi!!!!

UDITE UDITE!!!!

Mi sono trovato a passare per la zona industriale e ho visto che al posto delle vecchio edificio della CESAME 2 c'è un immenso cumulo di macerie!!!!!!!

IKEA sta per arrivare, i lavori sono finalmente iniziati :banana: :banana: :banana:

Alè.... l'anno prossimo mi sistemo il monolocale!!!!! :banana: :banana:
 

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^^
Mi vergogno sempre di più di vivere in questa città :eek:hno: :gaah:
andiamoci piano con queste considerazioni...hai per caso commesso un delitto? hai rubato? chi si deve vergognare sono altri...compresi i numerosi cittadini incivili che popolano l'Italia e Catania...

Mi sono sempre chiesto...ma a Catania con tutta questa gente che posteggia in tripla fila, sul marciapiede, in zone rimozione...nei passi carrabili...perchè il Comune non fa multe a non finire?? sarebbero tantissimi gli introiti derivati dalle contravvenzioni...e in parte secondo me potrebbero ridurre questo buco profondo di 40milioni...ci sono paesi in provincia di Roma che campano così...e pure bene!

Ora spero solo che le ganasce vengano effettivamente applicate alle ruote dei trasgressori...:eek:hno:

Buona serata a tutti!
 

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melior de cinere surgo
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Debiti per 40 milioni. E per correre ai ripari una rischiosa operazione immobiliare. Ora nel mirino di Padoa – Schioppa

Se alle esangui casse comunali potesse dare le stesse pillole con le quali ha reso Silvio Berlusconi «tecnicamente quasi immortale», Umberto Scapagnini sarebbe un sindaco felice. O quantomeno più tranquillo. Invece no. La sua Catania è sull’orlo del fallimento, schiacciata da oltre 40 milioni di debiti e una cartolarizzazione immobiliare tutta giocata sul filo della legalità e i cui nodi stanno venendo al pettine proprio in questi giorni. Gli ispettori del ministero dell’Economia sono appena tornati a Roma, dopo aver esaminato per settimane i conti di quella che una volta era chiamata “la Milano del Sud”. La relazione dovrebbe arrivare sul tavolo del ministro Padoa – Schioppa in tempi brevi e pare che sarà durissima. «Buon per Catania che la Sicilia sia una Regione a statuto speciale, altrimenti il Comune rischierebbe di fare la fine di Taranto», spiega a “L’espresso” un tecnico del ministero. Insomma, lo spettro della dichiarazione di fallimento c’è ed è piuttosto ingombrante, solo che toccherà al governatore Salvatore Cuffaro affrontarlo secondo le leggi. E sarà imbarazzante, per una Regione che è la cassaforte elettorale della Casa delle libertà, emettere il verdetto di vita o di morte su un’amministrazione comunale guidata da un forzista che non è soltanto il medico personale del Cavaliere, ma colui che allungò la vita al governo Berlusconi vincendo le comunali del 2005.

Già, sembra passato un secolo dal maggio di due anni fa, quando Scapagnini strappò un secondo mandato da sindaco, quando in tutto il resto d’Italia il centrodestra era alle corde. La sua campagna elettorale si era basata su uno slogan molto semplice: “Catania è bella. Veramente bella”. Il resto, fioriere a parte, ce l’aveva messo la vèrve, il sorriso, l’ottimismo di un medico – stregone che i suoi concittadini chiamano “Sciampagnino”. La polvere, però, era solo nascosta sotto il tappeto. Lo mettono nero su bianco, il 20 febbraio scorso, i revisori dei conti del Comune su richiesta della magistratura contabile siciliana: a furia di mutui e debiti con le banche, «si è arrivati al prosciugamento delle disponibilità liquide e al conseguente stato di tensione finanziaria». I fornitori vengono pagati con mesi e mesi di ritardo e la stessa funzionalità degli uffici comunali è messa a rischio. I disavanzi certificati tra mille difficoltà (i revisori puntano il dito contro un software di gestione del bilancio che farebbe acqua da tutte le parti) parlano di 40,6 milioni per il 2003 e 42,7 milioni per il 2004. in base alla legge italiana, e al Patto di stabilità europeo, i passivi vanno ripianati entro tre anni e le amministrazioni possono indebitarsi solo per investimenti. E non per fare cassa. Alla scadenza del 31 dicembre 2006, quindi, il Comune di Catania avrebbe dovuto rientrare a tutti i costi, pena la dichiarazione del dissesto finanziario. Con l’acqua ormai alla gola, l’amministrazione Scapagnini tira fuori dal cilindro l’ultima magia: vende a se stessa un bel pacchetto di immobili comunali e ottiene nuovi mutui bancari per circa 50 milioni di euro.

La sequenza delle date è rivelatrice del dramma finanziario in atto. Il 24 ottobre 2006, il consiglio comunale dà il via alla costituzione di Catania risorse srl, controllata al cento per cento dal Comune. Giovedì 28 dicembre, mentre la società è ancora in fase di registrazione, viene conferito il mandato le perizie giurate su 14 immobili che il Comune vuole vendere a Catania risorse. Tutte le perizie vengono effettuare venerdì 29 dicembre e depositate entro sera al tribunale. Roba da Guinness dei primati, ma non c’è tempo di compiacersi di tanta efficienza. Sabato 30 dicembre, caso pressoché unico nella storia della città, viene convocato un consiglio comunale che approva la vendita degli immobili. E domenica 31 dicembre, meraviglia delle meraviglie, viene stipulato il rogito notarile tra il Comune – venditore e il Comune – compratore che, pardon, si chiama Catania risorse. Scapagnini e la sua giunta possono festeggiare il Capodanno 2007 tirando un bel sospiro di sollievo. Hanno trovato i soldi, seppure accendendo altri mutui.

Il problema, però, è che la fretta ha fatto commettere qualche errore di troppo. Sono gli stessi avvocati del Comune, in un parere scritto il 18 dicembre 2006 e che non è stato portato all’attenzione del consiglio comunale del 30 dicembre, a segnalare una serie di gravi lacune. I legali, guidati da uno stimato civilista come il professor Vito Branca, fanno notare che Catania risorse avrebbe dovuto essere una spa e non una semplice srl. Che avrebbe dovuto avere un piano strategico pluriennale. Che ci si è dimenticati di fissare i requisiti di onorabilità e professionalità per gli amministratori. Che questi avrebbero dovuto essere estranei all’amministrazione comunale. Che le valutazioni del patrimonio immobiliare da gestire sarebbero spettate agli uffici dell’amministrazione finanziaria dello Stato. Che per le attività di finanzia straordinaria e di cessione degli immobili ci si doveva avvalere di advisor di elevata professionalità (insomma, almeno qualche architetto o geometra). Alla faccia di tutte queste puntuali osservazioni, si è deciso che a presiedere il cda di Catania risorse andasse il segretario generale del Comune. E il “mago” che in un giorno solo, tra Natale e Capodanno, eseguì 14 perizie milionarie è un ragioniere, dipendente comunale pure lui e iscritto all’albo dei revisori contabili.

Come se non bastasse, nell’elenco dei 14 immobili cartolarizzati figurano almeno tre complessi che per il loro valore artistico e culturale avrebbero dovuto essere “sdemanializzati” con apposito procedimento. Si tratta di due ex monasteri, quello di Santa Chiara e quello di Sant’Agata, e dell’ex caserma Malerba, complessivamente valutati oltre 26 milioni di euro. La sovrintendente ai Beni artistici di Catania, Maria Grazia Branciforti, al girare delle prime voci aveva messo le mani avanti e il 23 dicembre del 2005 aveva emesso una nota per ricordare che alcuni immobili non potevano essere dimessi. Il 22 febbraio 2007, informata dell’operazione di Catania risorse, dirama una seconda nota per avvertire il Comune della nullità dei trasferimenti. Magari con un po’ di stizza, un’amministrazione comunale sana e prudente avrebbe comunque ringraziato la signora Branciforti e sarebbe corsa ai ripari. Cinque giorni dopo, la giunta comunale adotta una delibera nella quale si chiede all’assessorato regionale competente di adottare provvedimenti nei confronti della sovrintendente. Che viene prontamente sostituita nel giro di pochi giorni con un ex assessore provinciale dell’Mpa di Raffaele Lombardo.

Di tutta questa storia, nel dibattito politico siciliano non si trova quasi traccia. A Catania c’è in gestazione il nuovo piano regolatore e la Procura, da mesi affidata ad un reggente, ha sì aperto un fascicolo su Catania risorse, ma procede coi piedi di piombo. Sembra quasi che tutti aspettino il “botto” di Padoa – Schioppa. L’unico a sollevare il velo sull’intera vicenda è stato un professore di diritto romano, Orazio Licandro, che dopo anni di battaglie in consiglio comunale ora è deputato a Roma, membro della direzione nazionale del Pdci e capogruppo in commissione Antimafia. Dopo una sua interpellanza della primavera scorsa, gli ispettori del ministeri dell’Economia sono scesi a Catania e hanno passato al setaccio i conti. In un posto normale, tanto basterebbe a consigliare cautela.

Macché: a Catania ne hanno combinate un altro paio. Il consiglio comunale ha autonomamente prorogato di altri sei mesi, ovvero al 30 giugno 2007, il termine per coprire il disavanzo del 2003. e dieci giorni fa, a Catania risorse sono state venduti dal Comune altri nove immobili, tra cui il castello di via Leucatia, per 120 milioni di euro. Tra questi figurano addirittura gli uffici della nettezza urbana e la cittadella dello sport di Nesima, valutata ben 74 milioni di euro e sulla quale il Coni promette battaglia. Quanto basta per far dire al giurista Licandro che «evidentemente, a Catania non si applicano le leggi della Repubblica».

Fonte: "L'espresso" (n° 26 anno 2007)
Non so chi di voi l'altra sera l'abbia visto... ma nella seduta in diretta del consiglio comunale su Video3 interveniva il consulente del comune per il bilancio (che altri nn è che il ragioniere generale della provincia di Catania, assunto dal Comune di Catania come consulente esterno per dare un ordine ai conti del bilancio) il quale ha esplicitamente parlato di un ente comunale prossimo al dissesto finanziario (ossia il fallimento, bancarotta ed insolvenza, esattamente come successo a Taranto) se non si interverrà a vendere i suddetti immobili a Catania Risorse.

Gran parte del suo intervento è stato incentrato sul dimostrare al consiglio come questa operazione finanziaria di cessione fosse lecita in quanto la nuova società avrebbe finalità pubbliche e nn potrebbe vendere a privati, dimostrando come queste operazioni di cessioni di immobili siano peraltro incentivate dal governo nazionale attuale in ambito di finanziaria.
Operazioni simili sarebbero state peraltro portate avanti anche dai comuni di Roma e Torino...

In conclusione, il tasto dolente... essendo una società emanazione del comune, per acquisire gli immobili del comune, Catania Risorse dovrà accendere un enorme mutuo, che alla fine pagherà il Comune stesso.....

E mi chiedevo: che senso ha vendere fittizziamente ad un altro ente che in realtà è tuo, se poi ci si deve accollare il mutuo per l'acquisto... :bash:
Non so se mi sono spiegato...

A 'sto punto, visto che siamo con le pezze sul culo, vendiamo tutto a società di real estate... così chi ancora nn se n'è reso conto vedrà concretamente come un ente comunale che fino a 10 anni fa aveva in bilancio un avanzo di gestione del 3% è passato con Scap&co ad essere sull'orlo del fallimento.
 

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Non so chi di voi l'altra sera l'abbia visto... ma nella seduta in diretta del consiglio comunale su Video3 interveniva il consulente del comune per il bilancio (che altri nn è che il ragioniere generale della provincia di Catania, assunto dal Comune di Catania come consulente esterno per dare un ordine ai conti del bilancio) il quale ha esplicitamente parlato di un ente comunale prossimo al dissesto finanziario (ossia il fallimento, bancarotta ed insolvenza, esattamente come successo a Taranto) se non si interverrà a vendere i suddetti immobili a Catania Risorse.

Gran parte del suo intervento è stato incentrato sul dimostrare al consiglio come questa operazione finanziaria di cessione fosse lecita in quanto la nuova società avrebbe finalità pubbliche e nn potrebbe vendere a privati, dimostrando come queste operazioni di cessioni di immobili siano peraltro incentivate dal governo nazionale attuale in ambito di finanziaria.
Operazioni simili sarebbero state peraltro portate avanti anche dai comuni di Roma e Torino...

In conclusione, il tasto dolente... essendo una società emanazione del comune, per acquisire gli immobili del comune, Catania Risorse dovrà accendere un enorme mutuo, che alla fine pagherà il Comune stesso.....

E mi chiedevo: che senso ha vendere fittizziamente ad un altro ente che in realtà è tuo, se poi ci si deve accollare il mutuo per l'acquisto... :bash:
Non so se mi sono spiegato...

A 'sto punto, visto che siamo con le pezze sul culo, vendiamo tutto a società di real estate... così chi ancora nn se n'è reso conto vedrà concretamente come un ente comunale che fino a 10 anni fa aveva in bilancio un avanzo di gestione del 3% è passato con Scap&co ad essere sull'orlo del fallimento.
La mia domanda sarà pure stupida e banale, ma se il comune è sull'orlo del fallimento perchè Scapagno & Co. non se ne vanno a casa? Non si può andare alle elezioni, oppure da Roma non possono mandare dei commissari e mettere nei guai i furbetti di palazzo degli elefanti? :eek:hno: :eek:hno:

P.S. Sarebbe l'ora che andasse al potere Sampagnini!:lol:
 

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Festivalbar anche nel 2008 in Sicilia

CATANIA - Dopo le due giornate (venerdì e ieri) a Catania, il Festivalbar pensa di ritornare in Sicilia anche il prossimo anno. Lo ha annunciato Carmelo Costa, della Musica and guai, rivelando di "avere già gettato con Andrea Salvetti le basi per far fiorire anche questo sogno". "Pensiamo a Palermo, ma la sede potrebbe essere anche un'altra grande città siciliana - ha detto Costa -; d'altra parte, come già avvenne nel 2004, la nostra Isola ha risposto con grande entusiasmo al richiamo del Festivalbar: diecimila persone sia nella prima, sia nella seconda serata". Qualche inconveniente c'è stato: 4 cittadini romeni ieri sera hanno aggredito agenti di polizia perché impedivano loro di entrare senza biglietti nella zona di piazza Duomo. Tre poliziotti nella colluttazione hanno riportato ferite giudicate guaribili tra i 6 e i 10 giorni. I quattro dopo la contestazione del reato sono stati condotti in carcere.

da LaSicilia.it


In poche parole sembra che, almeno il prossimo anno, nn torneranno a Catania... Ci sono cmq tante degne sostitute: Palermo, Siracusa, Agrigento...
 

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Mi sono sempre chiesto... ma a Catania con tutta questa gente che posteggia in tripla fila, sul marciapiede, in zone rimozione...nei passi carrabili...perchè il Comune non fa multe a non finire?? sarebbero tantissimi gli introiti derivati dalle contravvenzioni...e in parte secondo me potrebbero ridurre questo buco profondo di 40milioni...ci sono paesi in provincia di Roma che campano così...e pure bene!

Ora spero solo che le ganasce vengano effettivamente applicate alle ruote dei trasgressori...:eek:hno:
Le multe pur essendo detestate dai cittadini, sono uno dei pochi modi per risollevare le sorti di un bilancio come quello del comune di Catania. Qualche mese fa sentivo al tg che il comune di Bologna, che fino a qualche anno fa si trovava in una situazione del genere (non però così grave), nel 2006 ha incassato con le multe ben 26 milioni di euro!!! Con i sistemi di controllo dei varchi nel centro della città, le telecamere ai semafori e gli autovelox...
Il problema è se un sistema del genere è realmente applicabile a Catania...
 

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Claudio
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CATANIA - Dopo le due giornate (venerdì e ieri) a Catania, il Festivalbar pensa di ritornare in Sicilia anche il prossimo anno. Lo ha annunciato Carmelo Costa, della Musica and guai, rivelando di "avere già gettato con Andrea Salvetti le basi per far fiorire anche questo sogno". "Pensiamo a Palermo, ma la sede potrebbe essere anche un'altra grande città siciliana - ha detto Costa -; d'altra parte, come già avvenne nel 2004, la nostra Isola ha risposto con grande entusiasmo al richiamo del Festivalbar: diecimila persone sia nella prima, sia nella seconda serata". Qualche inconveniente c'è stato: 4 cittadini romeni ieri sera hanno aggredito agenti di polizia perché impedivano loro di entrare senza biglietti nella zona di piazza Duomo. Tre poliziotti nella colluttazione hanno riportato ferite giudicate guaribili tra i 6 e i 10 giorni. I quattro dopo la contestazione del reato sono stati condotti in carcere.

da LaSicilia.it


In poche parole sembra che, almeno il prossimo anno, nn torneranno a Catania... Ci sono cmq tante degne sostitute: Palermo, Siracusa, Agrigento...
anche se mi sembra troppo presto per parlarne ,sarebbe bello,speriamo però che non si paghino 23 €...:lol: :lol:
 

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Claudio
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Ragazzi!!!!

UDITE UDITE!!!!

Mi sono trovato a passare per la zona industriale e ho visto che al posto delle vecchio edificio della CESAME 2 c'è un immenso cumulo di macerie!!!!!!!

IKEA sta per arrivare, i lavori sono finalmente iniziati :banana: :banana: :banana:

Alè.... l'anno prossimo mi sistemo il monolocale!!!!! :banana: :banana:
bella notizia :)
 

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Sono diventato papà :)
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No Topo, Paco intendeva sicuramente che Agrigento non ha una piazza adeguata, se no si dovrebbe fare sulla Valle dei Templi, ma non credono diano autorizzazione per fare questo genere di eventi, che sicuramente in parte deturperebbero la zona archeologica, Palermo per esempio può offrire Piazza Politeama, in Italia piazze così grandi c'è ne sono poche ed inoltre credo che conterebbe qualcosa come 50.000 se non più spettatori
 
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