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La situazione della chiesa del Rione Luzzatti in effetti è peggiorata negli ultimi anni, la falda spinge parecchio. Probabilmente una delle cause è la chiusura di numerose industrie pesanti che pescavano acqua a monte della falda.

Gran parte della zona orientale di Napoli era in tempi per nulla remoti occupata da paludi, alimentate sia da vari fiumi (tra i quali il Sebèto) sia da riaffioramenti di falda. Sulle vecchie mappe si vede spesso il fiume Sebeto (la cui foce è in realtà dove oggi vi è il cosiddetto Ponte della Maddalena, che è stato realmente un ponte sotto il quale un tempo scorreva realmente il fiume) e tutta l'area dove oggi vi è il fascio binari della stazione centrale e il CDN era assolutamente disabitata.
La conformazione del terreno, leggermente depressa rispetto alle aree immediatamente intorno, ha reso in passato disagevole il deflusso delle acque di superficie in eccesso: anche negli anni passati vi sono stati episodi (anche con vittime) di allagamenti causati da piogge. Il sottosuolo non è dei migliori: scavando si trova spesso e volentieri tra le altre cose argilla e materiale vulcanico volatile (pomici e lapilli). Molto è stato fatto, specialmente in superficie: imbrigliamento dei corsi di acqua, vasche di sedimentazione, tombamento di canali, argini, sponde. Nella mia zona sono presenti diverse pompe idrovore ed impianti di captazione dell'acqua di falda.

Il Palazzo di Giustizia di Napoli fu il primo edificio del CDN, o meglio fu uno dei primi iniziati a costruire... ma non fu il primo ad essere completato. Gli scavi per le fondazioni infatti furono interrotti per molti anni poichè fu incontrata più acqua del previsto, e per tale motivo le fondazioni gettate furono mastodontiche.

Nella galleria della ferrovia Circumvesuviana che attraversa in sotterranea il CDN e buona parte della piana di Poggioreale, l'acqua di falda viene lasciata riaffiorare di proposito per brevi tratti (per celebrare il ricordo del fiume Sebeto), per poi essere di volta in volta catturata dalle pompe idrovore.
Nella stazione Poggioreale, ad esempio, l'acqua scorre tra i binari (ma in realtà è fatta riaffiorare immediatamente a monte della stazione e poi ricatturato dalle pompe immediatamente a valle).
Nella stazione CDN la canna inizialmente occupata dai binari della Vesuviana (ora la Vesuviana corre nella canna accanto, poichè nella canna iniziale sono in corso i lavori per farci correre la Linea1) è rimasta abbandonata per qualche anno. Quando tolsero i binari dalla vecchia canna per posarli nella nuova, dopo una settimana comparve nella vecchia canna uno strato di acqua stagnante di una decina di centimetri: con tutta evidenza avevano smesso di pompare via l'acqua dalla vecchia canna in attesa della cantierazione della stessa.



Sulla mappa del PRG del Comune di Napoli relativa al rischio atteso, ovvero alla somma della pericolosità idrica e della pericolosità da frana del territorio comunale, la zona del rione Luzzatti è segnata come "area a suscettibilità di allagamento" essendo il rione una vera e propria conca. Il nuovo impianto urbanistico previsto per l'espansione del CDN insisterà parzialmente anche in tale area: riporto dal documento di valutazione degli uffici comunali sul progetto di espansione del CDN
[...] Per ultimo, ma non meno importante, è da ricordare il tema del regime idraulico della zona, le cui alterazioni sono spesso causa spesso di allagamenti nelle zone più basse dei fabbricati dell’intera area.
La proposta non offre uno studio esauriente e documentato, basato su rilevazioni accurate e puntuali, per misurare i miglioramenti che, dal punto di vista ambientale, si avrebbero in esito agli interventi previsti in base al presente programma. D’altra parte i risultati attesi, come si può dedurre dall’illustrazione della proposta fin qui condotta, determinerebbero vantaggi tanto evidenti, dal punto di vista ambientale, da non richiedere per il loro apprezzamento raffinate rilevazioni parametriche. Esaminiamo i settori in cui i suddetti miglioramenti appaiono più evidenti, nel progetto presentato.
[...]
Si dà luogo a un miglioramento delle condizioni di permeabilità dei terreni. L’attuale situazione dell’area di intervento mostra come ampie aree della stessa siano attualmente impermeabilizzate, in particolare il mercato ortofrutticolo ma anche gli altri immobili con originaria destinazione produttiva. Il rapporto di impermeabilizzazione del suolo migliora decisamente per quanto riguarda le aree del mercato ortofrutticolo ove è prevista la formazione di un grande parco urbano, anche in considerazione della previsione, fatta nella proposta, di prevedere i limitrofi parcheggi realizzati con pavimentazione non impermeabilizzante. La sistemazione organica delle aree verdi, con la realizzazione di un unico parco urbano di grande dimensione, favorirà una progressiva irregimentazione delle acque che, insieme alla prevista sistemazione della rete stradale e fognaria, non potrà che determinare consistenti benefici sul precario regime idraulico di quest’area.
Per contro si ricorda che la falda in quest’area è molto superficiale a causa del disordine idraulico provocato dall’intensità dell’edificazione nell’intera zona orientale che ha sconvolto l’antico regime idraulico. Nel proseguimento di questa iniziativa occorre prestare la massima attenzione a questo aspetto procedendo, prima della redazione della successiva fase progettuale, ad accurati indagini idrauliche al fini di determinare le più idonee soluzioni progettuali.
http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1090


PS: io personalmente in quanto abitante del posto ho sempre pagato la tassa per il Consorzio di bonifica delle paludi di Napoli e Volla, del quale consorzio molti napoletani ignorano completamente l'esistenza (e men che meno l'esistenza di una tassa). Il CDN (ed io) è quasi ai margini dell'area consortile. Sul sito internet del Consorzio vi sono anche diversi documenti storici interessanti:
www.consorziobonificanapoli.it


En passant, nei giorni scorsi ho sentito un TG nazionale esordire con questa notizia nei titoli di testa e sono rimasto alquanto basito dal taglio scandalistico dato al tutto.
 

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Ma sì, è come se dicessero che Milano è costruita su una falda, o che Roma è costruita su sette colli... sono non-notizie (IMHO).
 

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ragazzi!!!ma questo è uno scoop per la "Padania" (il giornale)!!!!


i soliti napoletani, che costruiscono senza criterio..adduittura i grattacieli sul fiume!! :D

già mi vedo i titoli del "giornale" di Bossi:


1)"Napoli, Un centro direzionale abusivo sull'alveo di un fiume"

2) "Non bastava il Vesuvio: a Napoli costruiscono pure sui fiumi!"

3) A Napoli il rischo di un'altra Messina!Si attendono solo (noi facciamo gli "scongiuri") le prossime pioggie

4) Napoli è come la sua amministrazione: fa acqua da tutte le parti!



:lol:
 

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Ma che c'entra la Padania? Finora a strillare la notizia sono stati un tg nazionale (il TG3 forse, non ricordo) ed il Corriere del Mezzogiorno. Ed i toni (sottintesi) erano esattamente quelli.

Per cortesia...

Parliamo dell'oggetto della discussione senza divagare ulteriormente, grazie.
 

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Palla ar cazzo user
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Ma che c'entra la Padania? Finora a strillare la notizia sono stati un tg nazionale (il TG3 forse, non ricordo) ed il Corriere del Mezzogiorno. Ed i toni (sottintesi) erano esattamente quelli.

Per cortesia...

Parliamo dell'oggetto della discussione senza divagare ulteriormente, grazie.


oddio ragazzi...qui non si capisce nemmeno quando uno vuole scerzare :eek:hno:

vabbè era una battuta..mammamia che serietà :( super tim..da te non me l'aspettavo proprio :down:


:)
 

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La sezione storica del sito del Consorzio di bonifica è interessante... l'avevo già detto? :)

Cenni storici sulle paludi di Napoli e Volla

Il nucleo originario del comprensorio di bonifica delle paludi di Napoli e Volla coincide con la vasta area pianeggiante che nel medioevo si estendeva dalle porte orientali della città fino alle pendici del complesso montuoso Somma – Vesuvio. Le paludi, che vi dilagavano fin dall’antichità, si estendevano fino al piede delle mura della città greco romana, limitandone l’espansione e difendendola nello stesso tempo dagli attacchi.
Nella seconda metà del Quattrocento Alfonso I d’Aragona, che da poco aveva scacciato da Napoli gli Angioini, distribuì i terreni della piana tra gli agricoltori più poveri, che vi impiantarono i fertili orti d’e parule, così ancora oggi denominati nel dialetto locale.
Si trattava di terreni fertili e ricchi di acqua, perciò contesi tra pastori e agricoltori; e le acque stesse erano contese, se è vero che nel luogo chiamato “casa dell’acqua” la corrente dell’acquedotto della Bolla veniva divisa in due da un marmo partitore: una parte destinata attraverso una condotta chiusa alle fontane della città, l’altra rilasciata in un canale scoperto a servizio di ben undici molini funzionanti nella palude.
Ma si trattava anche di terreni infestati dalle zanzare e dalla malaria e impestati dai miasmi dei fusari, le vasche ove nel periodo angioino venivano macerati il lino e la canapa.

Su quei terreni non vi è fabbrica alcuna, et e a mal aria, dove non se ci può dormire, in particolare di estate, senza gran pericolo evidentissimo della vita, [1]

come si legge in un contratto dell’epoca di Giovanna I, a metà del ‘300.
I primi tentativi di risanare e bonificare l’area risalgono già ad alcuni decenni prima, all’editto di Carlo II con il quale nel 1306 il sovrano ordinò il definitivo allontanamento dei fusari dall’area. Nel 1485, sotto il regno di Ferrante d’Aragona, viene tracciato il fosso Reale, probabilmente il primo canale di bonifica delle paludi.
Furono i viceré spagnoli – prima don Pedro di Toledo, poi il suo successore conte di Lemos – a dare avvio alla grande opera dei Regi Lagni, per la bonifica dell’agro nolano e della Terra di Lavoro.

E fu dietro l’allarme e le proteste e il danno continuo delle popolazioni proprio alle porte della capitale, che nel 1616, il viceré conte di Lemos, su progetto dell’ing. Domenico Fontana, fece bonificare la zona, detta poi dei Regi Lagni, rettificando e arginando il corso del Clanio che infestava le terre comprese nel suo bacino. Bonifica che dovette sembrare gran cosa per allora, e della quale s’è voluto conservare il ricordo pomposo nientemeno in tre iscrizioni. [2]

Nei secoli successivi le acque delle paludi furono sempre più utilizzate, non solo per i mulini, ma anche, ormai in epoca borbonica, per azionare i magli della Reale Ferriera e per macinare la creta. A metà ‘700 nel pieno delle paludi fu addirittura istituita una riserva di caccia della Corona, la Real riserva alla Volla, entro la quale fu edificato un elegante casino di caccia, più tardi affiancato da una bella cappella dedicata a S. Michele Arcangelo.
Furono protratti a lungo i lavori di bonifica delle paludi e fu affrontato il problema della manutenzione e della gestione dei canali di drenaggio, alle quali, fin dalla precedente era vicereali erano stati associati i proprietari dei fondi e dei mulini.
Intorno al 1790 è registrato l’inizio di un’altra opera di rilievo per l’area dei torrenti di Somma e Vesuvio:

la costruzione del canale collettore di San Sossio che raccoglieva le acque provenienti dal Somma nell’agro di Pomigliano d’Arco, di Cisterna, di Brusciano e di Mercogliano. [3]

Al 1817 risale il regolamento di polizia delle paludi, che impone, per altro:

Per la salubrità dell’aria della Capitale, e i suoi circondarii, ogni possessore, o fittuario de’ terreni delle dette paludi dovrà in ciascun mese estirpare le goglie padelle, e tutte le altre erbe, che nascono ne’ fossi, contrafossi, e fontane esistenti in tutta la estensione delle paludi medesime, ciascuno pr la porzione che gli appartiene.
I possessori de’ terreni lungo il fosso reale, che conduce le acque di scolo dal tenimento della Volla al ponte della Maddalena, o i fittuari di essa, ed i molinari, dovranno, giusta il solito, nel mese di agosto di ogni anno, nettare a spese comuni il suddetto fosso reale.

I possessori de’ fondi confinanti colle ripe del fosso medesimo sono obbligati, nel caso ch’esse cadessero, ad accorrere immediatamente a ripararle.


Ma in realtà l’intervento di bonifica promosso dai Borboni non fu mai veramente sistematico ed efficace, neanche dopo che, nel 1855, fu istituita dal Governo l’Amministrazione Generale di Bonificazione, a cui venne affidata la bonifica di tutte le contrade paludose dei reali dominii.

Lo conferma ad esempio il giudizio dell’ing. Antonio Maiuri, responsabile del bonificamento della contrada a partire dal 1847, su uno degli interventi più ambizioni del governo borbonico: l’alveo comune de’torrenti di Pollena, aperto nel 1824.

Ma come se fosse poca cosa l’abbandono di una contrada per la sua prossimità a Napoli e per feracità di suolo ricca oltremodo e bellissima, vennero novelle opere degli uomini ad aggravarne la condizione. E primamente surse l’idea di raccogliere i torrenti torbidi discendenti dal monte di Somma in un alveo solo…

Radunandovisi tutti i materiali torbidi, che da prima i torrenti separati lasciavano in più luoghi, i medesimi materiali vennero indi depositati dal torrente unico nel tronco più basso del suo alveo, dal lido del mare per un paio di miglia all’insù; e talmente ne hanno alzato il letto che il detto alveo rappresenta un argine posto nel mezzo di quella campagna. E siccome taglia quei canali e que’ fossi che secondo il naturale pendio lasciavano scorrere la acque vive e le torbide, così questo alveo sembra costrutto (diresti quasi a bella posta) per impedire il corso di quei canali.
[4]

Ancora più impietoso è il giudizio del Ciasca, il principale storico delle bonifiche del primo dopoguerra.

Anche la manutenzione delle opere compiute lasciava molto a desiderare. Il decreto 11 maggio 1855 aveva disposto che essa fosse a carico degli interessati, i quali dovevano farvi fronte con ruoli separati, e che le strade ausiliarie della bonifica passassero alla provincia per la manutenzione. L’Amministrazione non faceva spesso né l’una cosa né l’altra, di modo che le spese di amministrazione per le varie confidenze aumentavano fino a superare i loro introiti e fino a renderle quindi completamente dipendenti dal sussidio governativo per i nuovi lavori da compiere. Molti lavori iniziati erano poi lasciati a mezzo, e qualche altra volta (es. salina di S. Giorgio) venivano eseguiti assai male; molti altri per difetto di regolare manutenzione o per completo abbandono, rovinavano o si rendevano inutili. E bisognava ogni volta cominciar daccapo, pei lunghi periodi d’arresto che subivano. Lunghi periodi di inazione ebbe, per es., la bonifica di Fondi dal 1815 in poi. I lavori di bonifica dei torrenti Somma e Vesuvio, fatti saltuariamente, disordinatamente e senza un progetto d’insieme, dovettero essere rifatti non poche volte, perché per mancanza di manutenzione rimanevano facilmente interriti i canali collettori e quelli secondari. Un canale destinato a compiere la bonifica dei Regi Lagni e pel quale furono spese oltre 400.000 lire, non venne proseguito, e l’abbandono fu così completo, che i proprietari dei suoli espropriati per ragioni di bonifica li rioccuparono nuovamente e li rimisero a coltura. [5]

In realtà l’istituzione dell’Amministrazione Generale di Bonificazione fu un segnale di svolta importante, che avrebbe trovato dopo poco una brusca interruzione nel crollo del regno borbonico. Lo stesso Maiuri, che scrisse nel 1848, ebbe già modo di descrivere alcuni degli interventi di spurgo, di scavo, di arginatura e di consolidamento da lui stessi eseguiti dal 1855 al 1857, e di illustrare le opere che ancora restavano da fare, imminenti, a suo ottimistico giudizio:

dacché parecchie di queste sono state già proposte ed approvate, e non andrà molto e verranno messe in esecuzione.

e con Decreto del 30 luglio 1856 venne delimitato il “raggio” dei terreni delle paludi di Napoli, Volla e contorni comprendendovi una superficie al tempo di circa 2.430 ettari. Dopo non molti anni la malaria scomparve e la plaga fu ridotta tutta a coltura in massima parte ortiva, così che il nome di paludi o paduli è rimasto a Napoli sinonimo di terreni ortivi.
Il sistema di bonifica adottato fu quello per scolo naturale; le acque sorgive, che sgorgano abbondanti nel comprensorio, vennero condotte per corsi naturali opportunamente sistemati o convogliate in appositi canali artificiali che, insieme ai primi, confluivano a monte del ponte della Maddalena formando il cosidetto fiumicello Sebeto.

Per impedire, in una certa misura, l’interrimento dei canali di acque chiare si provvide alla costruzione di vasche di sedimentazione, in cui le acque alte depositavano, come depositano le proprie torbide prima di immettersi nei canali di acque basse.
È con deliberazione del 1894 dell’Amministrazione Prov.le di Napoli che il Consorzio viene costituito; certamente il più antico della Regione Campania, nonché fra i primi sorti in Italia. Nel 1896, con successiva delibera, divenuto operativo inizia a muovere amministrativamente i primi passi sul quel territorio che ancora tutela sotto il profilo della difesa idraulica ed igienico sanitario.

[1] V. Caputo, A. Navarro, V. Storia, O. Tarantino: Le paludi della “Civitas Neapolis”. Napoli, 2000
[2] R. Ciasca: Storia delle Bonifiche del Regno di Napoli. Bari, Laterza. 1928
[3] R. Ciasca: Op. cit.
[4] A. Maiuri: Del bonificamento delle paludi di Napoli. Napoli, 1858
[5] R. Ciasca: Op. cit.
http://www.consorziobonificanapoli.it/it/Consorzio/Storia.html
 

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velocemente avevo letto: "centro direzionale di napoli costruito su un FLAME" :)
 

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^^
Se, le fiamme dell'inferno... :D

Anche perchè già il Lago d'Averno si trova alle porte dell'Ade...
 

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NAPOLI, UNA CITTA' COSTRUITA INTORNO AD UN VULCANO E CON UN CENTRO COMMERCIALE SU UN FIUME E IL PORTO NEL MARE!!!
 

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Ma vogliamo parlare del fatto scandaloso che Aosta è stata costruita in mezzo ad una vallata?
 
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