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ah, vista un paiodi giorni fa la mostra su Manlio Rho al museo didattico della seta.
Non c'ero mai stato; la mostra è piccola ma molto bella; splendido e grande, da vedere con molta calma e molto tempo, il museo, con moltissimi macchinari di ogni genere che illustrano tutte le fasi di realizzazione dei tessuti in seta.
Il museo merita davvero tanto, consigliatissimo.
 

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Campione d’Italia cerca un futuro come nuovo polo del fintech

«Lo aspettavano tutti. Dal Consiglio dei Ministri doveva uscire il nome del commissario straordinario per il rilancio del Casinò di Campione d’Italia, fallito lo scorso luglio. Invece, ancora una volta, nessun passo avanti è stato fatto. E davanti agli abitanti della città - 2mila residenti che vivono in un’enclave, interamente circondati da territorio svizzero - restano le ceneri di una casa da gioco chiusa da sette mesi, di un Comune in dissesto e di 800 lavoratori, tra i dipendenti del Casinò e l’indotto, che ogni tanto fanno la spesa al banco alimentare allestito in piazza dal Comitato civico.



«Campione d’Italia oggi sembra Ghost City», racconta con una certa amarezza Massimo d’Amico, che in città da anni ha una società di consulenza, è il presidente dell’Associazione operatori economici di Campione d’Italia e soprattutto è l’anima del Comitato Ritornare Campione. «Quando l’Associazione è nata, negli anni 90, raccoglieva una cinquantina di aziende. Oggi siamo soltanto 12».

Dodici imprese è la misura del precipizio in cui è caduta una città, che per il 90% della propria economia ha sempre ruotato attorno al Casinò e che da quando il Tribunale di Como ne ha sancito il fallimento, il 27 luglio scorso, ha perso il suo più importante datore di lavoro. Il secondo più importante era il Comune, ma la casa da gioco si è trascinata nel baratro anche quello, perché dal 2014 del Casinò è stata l’unica sua azionista. E così, anche gli impiegati comunali non ricevono lo stipendio ormai da 11 mesi, e qualcuno è pronto a scommettere che le elezioni, il 26 maggio, alla fine nemmeno ci saranno, dato lo stato di dissesto finanziario in cui il Comune versa».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...nuovo-polo-fintech--132344.shtml?uuid=AFYnHlM
 

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Mandarin Lago di Como punta (anche) sull'alta gastronomia

«Dopo Milano, il lago di Como. Mandarin Oriental raddoppia. A metà aprile aprirà il suo secondo indirizzo italiano, a pochi chilometri da Como. Il gruppo asiatico ha rilevato a Blevio il CastaDiva Resort e in questi mesi lo ha sottoposto a radicale trasformazione. La storica villa Roccabruna, e le altre strutture all'interno della proprietà, hanno acquisito il look&feel Mandarin e sono ormai pronte ad accogliere i primi ospiti.



Nell'Ottocento Villa Roccabruna era conosciuta come “Casino Ribiere” dal nome della proprietaria, Madame Ribier, un'eccentrica sarta parigina che aveva fatto una fortuna a Milano vestendo le signore dell'alta società. Giuditta Pasta acquistò la villa nel 1827 con i primi soldi guadagnati come cantante, e la ribattezzò Villa Roda. A Blevio Giuditta ha ospitato importanti personalità della musica e della cultura, da Vincenzo Bellini a Gaetano Donizetti (che ha soggiornato a Villa Roda per un mese nel 1830 per scrivere l'Anna Bolena). Anche Gioacchino Rossini e sua moglie Olympe Pélisser sono stati nella villa sul lago, così come Stendhal e Manzoni.

Oggi Villa Roda cambia faccia e punta anche sulla gastronomia. È arrivato infatti lo chef che si occuperà del ristorante fine-dining e del bistrot. Si tratta di Vincenzo Guarino, cuoco esperto che ha lavorato con mostri sacri del calibro di Gualtiero Marchesi e Fredy Girardet. Ha ottenuto la stella Michelin in tre locali, i salotti dell’Hotel Patriarca in Toscana, L'Accanto, del Grand Hotel Angiolieri ed Il Pievano al Castello di Spaltenna.
La sua è una cucina mediterranea (come potrebbe non esserlo per un cuoco di origini campane?) che non sfugge a suggestioni asiatiche. Gusti precisi e decisi ma non privi di incursioni sorprendenti».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...-94mila-chilometri-163115.shtml?uuid=ABb2xoWB
 

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Viaggio nella fabbrica del cioccolato per i grandi del private label

«Orsenigo - Lo stereotipo del finissimo cioccolato svizzero che per anni ha fatto mostra di sé anche nelle insegne della grande distribuzione italiana, con quell’immancabile bandierina rossa crociata, scricchiola proprio a una manciata di chilometri dalla Svizzera. Tra lo swiss range e il belgian range, da sempre considerati i due punti di riferimento internazionali per il cioccolato, si fa largo l’italian range della Icam di Orsenigo, in provincia di Como. Piccolo gioiello incastonato tra le prealpi lombarde, corteggiato da paesi svizzeri disposti ad accoglierne la nuova sede, fondi d’investimento, grandi multinazionali e, non ultimo, anche da Borsa italiana che, nel 2018, la ha inserita nel percorso Elite.



Il potenziale della società lo raccontano i numeri: negli ultimi 10 anni il fatturato di Icam è pressoché raddoppiato, passando dagli 85 milioni di euro del 2009, quando l’azienda aveva sede nel cuore di Lecco, ai 156 del 2018 con la sede trasferita ad Orsenigo. Crescono i ricavi, ma anche la redditività: l’ultimo dato relativo all’Ebitda è di 23,4 milioni, pari al 15,3% sui ricavi netti, mentre l’Ebit è a 17 milioni pari all’11,1% sui ricavi netti.

Il cioccolato qui si fa dalla A alla Z perché, ci raccontano Angelo Agostoni, presidente del gruppo, figlio del fondatore Silvio Agostoni e di Carolina Vanini, e il nipote Giovanni, direttore commerciale, «abbiamo la cosiddetta filiera integrata». Dalla piantagione alla tavolette e alle praline che, forse, pochi non hanno mai assaggiato. Dietro ogni tavoletta private label della grande distribuzione, della distribuzione cooperativa e del commercio equo e solidale, c’è questa fabbrica di cioccolato. Premesso che ormai il 60% della produzione di Icam ha la certificazione biologica e fairtrade e che l’olio di palma è utilizzato solo in due creme spalmabili per professionisti, le 3000 voci di prodotto, comprese quelle Kosher e Halal, sono destinate a tre canali, spiega Giovanni: «La linea Vanini, il marchio premium nato 5 anni fa con il cognome della nonna Carolina, che rappresenta il 16% del fatturato, il canale industrial destinato all’industria alimentare, ai pasticceri e ai cioccolatieri che rappresenta il 44% e infine il canale private label che rappresenta il 40%».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...di--private-label--072537.shtml?uuid=ABt1DxXB
 

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Molini Lario: «Un secolo dopo andiamo all’estero»

Delle cinque famiglie fondatrici, quattro sono ancora presenti nel capitale. Tra queste, quella del finanziere Alberto Albertini. Il rilancio con la presidenza di Giacomo Bozzi, ex capo italiano dell’orologeria di Richemont. «Vogliamo allargare i mercati sbocco: Usa, Canada e Messico. Ma senza rinunciare a un prodotto di qualità



«Un secolo dopo sono ancora tutte lì. Era il 2 febbraio 1919, un lunedì, quando nello studio del notaio Gaetano Maspero (fu Giuseppe), in via Volta 60, a Como, si riunirono i rappresentanti di cinque famiglie lombarde per costituire, partendo dalle strutture del Molino Sociale Pedretti, la Anonima Molini Lario. I soci fondatori furono Giacomo Valsecchi, Alessandro Castelli, Emilio Pedretti, Emilio Testoni e Pompeo Camocini. Il capitale sociale era rilevante per l’epoca: 440 mila lire.

I Pedretti avevano conferito alla società due impianti produttivi, il molino di Como e quello di Monza. Gli altri soci contribuirono finanziariamente alla nascita della società e avevano tutti chiara un’idea: già allora era necessario crescere per assorbire i rilevanti costi fissi. Oggi Molini Lario è la settima azienda italiana del settore, capace di produrre 425 tonnellate al giorno di farine. Dopo qualche stagione difficile da quasi otto anni è guidata da Giacomo Bozzi, pronipote di Giacomo Valsecchi, mentre nel capitale sociale vi sono altre famiglie note: il finanziere Alberto Albertini era infatti nipote di Alessandro Castelli e oggi gli eredi sono in società, come avviene per quattro dei cinque fondatori. Solo i Pedretti han lasciato.

«È una tipica azienda lombarda — dice Bozzi — che rischiava di essere spazzata via dal tempo e dai cambiamenti sociali. Ne abbiamo recuperato l’anima e rilanciato i prodotti, ma resta molto da fare». Bozzi è un elegante signore di 74 anni che per 27 stagioni è stato uno dei manager più in vista nel settore dell’orologeria mondiale. A lungo direttore generale di Cartier Italia, negli ultimi dieci anni della sua carriera è stato amministratore delegato del gruppo Richemont in Italia. A lui facevano capo, oltre a Cartier, alcuni marchi simbolo dell’orologeria di lusso: da Lange & Sohne a Baume & Mercier, passando per Cartier, Iwc, Jaeger-LeCoultre, Officine Panerai e Vacheron Constantin. Passava dalla collezione donna, meglio se con diamanti, ai cronografi sportivi per uomo. Sapeva tutto delle manifatture svizzere e non perdeva un appuntamento al Salone dell’Alta orologeria di Ginevra. Un mondo fatto di secondi e tourbillon, di complicazioni meccaniche, metalli preziosi e design. Poi, è arrivato il momento di concludere l’esperienza. «Nell’orologeria ho vissuto anni entusiasmanti. Poi ho pensato un poco a me e alle mie passioni. Uscito da Richemont sono salito sulla mia barca a vela e per tre anni ho girato il mondo». Fino a che, nel 2011, quella che era una quota arrivata a lui da generazione in generazione non è diventato il centro di un nuovo interesse».

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https://www.corriere.it/economia/le...75-11e9-a087-9569392dec32.shtml?refresh_ce-cp
 

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Blevio, apre il 15 aprile il nuovo Mandarin Oriental sul lago di Como

Il mega resort è già vicino al sold out per la prossima estate. Ci sono 21 camere, 52 suite e due ville private. Ristorante gourmet, bar bistrot, Pool Bar sulla piscina e la spa più grande della zona



«Il Lago di Como si prepara a una nuova stagione estiva: i resort sul lago sono mete richieste non soltanto da turisti stranieri ma anche dagli italiani che riscoprono una delle più affascinanti località turistiche nel Nord Italia. Merito di una combinazione unica di montagna, giardini in fiore, piscine a filo d'acqua e ville uniche al mondo. Il 15 aprile a Blevio è pronto ad aprire i battenti un nuovo resort: subentrato nella gestione del CastaDiva Resort & Spa, sul Lago di Como, apre - con tanto di nome nuovo- il «Mandarin Oriental, Lake Como».
L'investimento è pronto ad attirare sulle sponde del lago lombardo nuovi turisti di lusso, sempre alla ricerca di servizi più esclusivi. Sul Lago di Como dunque arriva un nuovo investimento del pluripremiato Mandarin Oriental Hotel Group, che detiene e gestisce alcuni degli hotel, resort e residence più esclusivi al mondo. Dalle radici asiatiche il Gruppo è cresciuto, diventando un marchio internazionale e gestendo attualmente 31 hotel e otto residence in 21 Paesi e regioni».

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https://milano.corriere.it/cronaca/...-oriental-lago-como/apertura_principale.shtml
 

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Made in Italy, prodotti a Como i batteri per tutti i formaggi del mondo

«Le opere d’arte che contano nella vita di una persona possono essere di molti tipi e prendere, a loro modo, forma di collezione. Nella piccola Cadorago, un borgo di 8mila abitanti, a pochi chilometri da Como e 30 da Milano, la famiglia Verga custodisce una collezione molto speciale perché ognuno dei suoi preziosi “pezzi” consente di trasformare il latte in formaggi, yogurt e, più in generale, latti fermentati. «È una collezione di 6mila batteri buoni», ci racconta Martino Verga, amministratore e consigliere di Sacco, una delle aziende, insieme a Caglificio Clerici, Centro Sperimentale del latte e Kemikalia che fanno parte della rete d’impresa Sacco System che fa capo alla famiglia Verga.

Martino Verga è innanzitutto un chimico (vicepresidente di Federchimica con delega per l’organizzazione e il personale) e poi un biologo e indossa il camice del ricercatore divulgatore mentre ci accompagna nei laboratori e nel sito produttivo di Cadorago. Ricorre agli esempi per raccontare come l’azienda della sua famiglia abbia, a suo modo, innescato un’inversione di tendenza per i cervelli in fuga. Innanzitutto, dei 350 collaboratori uno su cinque è dedito alla ricerca, ma bisogna avere la pazienza di arrivare in fondo all’articolo per capire un viaggio fino a Cadorago per parlare di formaggi in un laboratorio, dove ci circondano giovanissimi ricercatori che arrivano qui da 20 paesi diversi. O tornano in Italia, per venire in questo piccolo paese, lasciandosi alle spalle prestigiose carriere nella ricerca.

Intanto continuiamo il viaggio oltre Como con un po’ di immaginazione e arriviamo oltreconfine, per parlare di Roquefort, formaggio francese, erborinato, originario di Roquefort sur Soulzon, nel sud della Francia. Proseguiamo e arriviamo fino al Regno Unito con il Blu Stilton, formaggio a pasta dura ed erborinata prodotto nelle contee di Derby, Leicester e Nottingham. Cosa hanno in comune? Per diventare Roquefort e Blu Stilton hanno bisogno di particolari batteri, quelli che Martino Verga, racconta come «i batteri del posto che ne determinano le caratteristiche, i sapori e la consistenza. E poi le muffe. Fino alla fine dell’800, i batteri del posto cadevano nel latte durante la mungitura». Poi qualcosa è cambiato perché cominciò a diffondersi la pastorizzazione per rendere più sicuro il latte, uccidendo però «sia i batteri patogeni che i batteri buoni, quelli che fanno nascere il formaggio, creano i buchi in quello che si produce nelle valli svizzere o i fili in quello che si mette sopra la pizza», dice l’imprenditore. È allora che nasce il Caglificio Clerici, fondato nel 1872 dal bisnonno di Martino Verga che porta il suo stesso nome.

Da allora i tecnologi alimentari delle aziende di Sacco System partono da Cadorago e vanno in giro per il mondo a raccogliere i batteri del posto. Otto “cacciatori di batteri” passano metà del loro tempo di lavoro in giro per il mondo, altri 6 sono concentrati esclusivamente sulla Francia, patria degli erborinati per eccellenza, e 5 sull’Italia. Nella speciale collezione che è custodita nella ceppoteca del laboratorio di ricerca di Sacco System si contano oltre 6mila batteri. A cui corrispondono più o meno altrettanti formaggi di tutto il mondo. Alcuni sono infatti compositi e nascono dalla combinazione di batteri, lieviti e muffe, come avviene per esempio nel caso del Gorgonzola. I batteri vengono raccolti e poi riportati in sicurezza nella cornice dei laboratori di Cadorago dove vi è un’incessante attività di ricerca».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...ndo---073103.shtml?uuid=AB4ixWfB&refresh_ce=1
 

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i collegamenti stradali lungo vari comuni della Brianza comasca sono a rischio collasso per via dell'interruzione della novedratese presso Carimate. Tutto per colpa di un camion con un carico fuori sagoma che, passando per una via che sottopassa la provinciale, ha danneggiato irrimediabilmente il viadotto. La strada, per la quale praticamente non ci sono alternative, sarà chiusa per almeno tre mesi.
Si parla di 300 mila euro per la ricostruzione del ponte; da sperare, direi, che l'azienda responsabile del danno sia obbligata a pagare anche, fino ad essere spolpata, i danni collaterali causati a chi perderà soldi per questa interruzione. Roba da quantificare in parecchi milioni.
https://www.corrieredicomo.it/i-tem...ere-e-ricostruire-il-ponte-sulla-novedratese/
https://www.laprovinciadicomo.it/st...i-novedratese-qui-chiudiamo-tutti_1305919_11/
 

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Orgoglio comasco

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto con il quale, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, sono stati nominati 25 Cavalieri del Lavoro. Tra questi: MARTINO VERGA – 1947 – Como – Industria / Integratori alimentari È presidente del gruppo Sacco System, polo biotech per le industrie alimentari, nutraceutiche e farmaceutiche che sviluppa e produce fermenti lattici e microrganismi alimentari, probiotici, caglio e altri enzimi e commercializza prodotti di laboratorio per il controllo degli alimenti. Entra nel 1971 nell’azienda fondata dal bisnonno nel 1872 con la denominazione “Clerici”. È il 1984 quando viene acquisita la “Sacco Srl”, azienda di Milano specializzata nella produzione di fermenti lattici di cui Martino Verga diviene consigliere delegato: nasce allora la “Clerici-Sacco” poi “Sacco System”. Il gruppo esporta il 45% del fatturato in più di 100 paesi, occupa oltre 230 dipendenti, ha un centro ricerca e sviluppo con 60 ricercatori e collabora con le principali università italiane e estere e con centri di ricerca internazionali.
 

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Orgoglio comasco

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto con il quale, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, sono stati nominati 25 Cavalieri del Lavoro. Tra questi: ROBERTO BRICCOLA – 1955 – Como – Industria / Borse, pelletteria, selleria È presidente di Bric’s Spa, attiva nella produzione di borse da viaggio e pelletteria di alta gamma. A 23 anni entra nell’azienda fondata dal padre specializzandosi nell’ottimizzazione dei cicli produttivi. Alla fine degli anni ’80 viene nominato direttore generale e guida il passaggio generazionale. Su suo impulso vengono aperte unità distributive, direttamente controllate, in Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti e Cina. L’azienda è presente nel mondo con 100 punti vendita a marchio Bric’s e oltre 200 corner nei più importanti centri commerciali. L’export vale il 70% del giro d’affari. Nello stabilimento di Olgiate Comasco (Cn) vengono realizzati ogni anno 1 milione di articoli, distribuiti in 35 paesi. Occupa 134 dipendenti.
 

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Como, torna a casa e sarà esposto il tesoro in monete d’oro


Un accordo è stato siglato, nei mesi scorsi, tra il Comune e la Soprintendenza della Lombardia, ma occorre trovare il luogo adatto per allestire un museo in grado di ospitare la collezione. Si è pensato all’ex chiesa delle Orfanelle, all’interno del Museo Giovio,

Alla fine a Como tornerà solo una minima parte delle mille monete ritrovate, non più di «40-50 solidi rappresentativi delle differenti emissioni ed esemplificativi per tematiche». A questi si aggiungeranno 3 anelli d’oro, 3 orecchini, un frammento di lingotto, una goccia d’oro, il contenitore di pietra ollare che ha custodito il tesoro e vari frammenti di decorazioni, marmi e capitelli ritrovati sotto il pavimento del Cressoni


Perché torneranno solo una minima parte?
E le restanti dove finiranno?
 

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Arriva la Riva: Cernobbio si fa il lifting. Svelato il progetto di riqualificazione. Monti: “Lavori nel 2021”
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