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Depuratore Cuma, nuovo caso condannati i vecchi gestori
25 giugno 2009 - Salvo Sapio
Fonte: Il Mattino


«Il depuratore di Cuma è un mostro che inquina». Era il 1998 e il Mattino iniziava così un reportage sui problemi causati dall’impianto di smaltimento che oggi, a undici anni di distanza, resta al centro di polemiche sul rischio ambientale. Nel 1998, però, la gestione era affidata alla ditta Pianese e in queste ore, con singolare coincidenza di tempi con il blocco dell’impianto, è stata depositata una sentenza relativa all’inquinamento provocato in passato. Una condanna per il dolo nella gestione dell’impianto e il procurato inquinamento. Ad essere condannati sono i legali rappresentanti della Pianese, per loro non solo un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) ma anche un dissequestro di 250mila euro a titolo di cauzione a favore della Regione e il risarcimento dei danni (da stabilire e quantificare in sede di procedimento civile) in favore delle parti civili. Nella sezione distaccata di Pozzuoli del tribunale di Napoli c’è, quindi, la sentenza di condanna per Ferdinando Bosone e Guido Cucciardi, legali rappresentanti della ditta Pianese contro cui si costituirono parti civili la Regione, la Provincia e il Comune di Pozzuoli. Il processo ha avuto origine da denunce cittadini per cattivo funzionamento del depuratore. I due pm Noviello e Chiaramonte hanno istruito il procedimento affidando a diversi tecnici le consulenze. Nel 2001 c’era già stato un sequestro preventivo per diverse anomalie del ciclo di trattamento dei fanghi che non erano affatto da ritenersi episodici o straordinari ma anzi si ripetevano costantemente. Alla base c’era l’inerzia dei responsabili per episodi quali la mancata manutenzione delle griglie che «risultavano in avanzato stato di corrosione» o, ancora, all’assenza di interventi necessari in fase di sollevamento e dissabbiaggio. Senza contare il mancato funzionamento di nove vasche su quattordici. Un dato che fa sorridere pensando che oggi funzionano due vasche sulle famose quattordici. Queste disfunzioni riscontrate nel passato, secondo il giudice, non potevano non essere note al gestore, quindi lo stesso giudice imputa ai gestori comportamenti omissivi che hanno portato al deterioramento delle strutture e dei macchinari oltre all’inquinamento del litorale di Cuma. Un precedente importante perché, proprio in queste ore, il sindaco di Pozzuoli si è già detto pronto a costituirsi parte civile contro chi ha provocato l’inquinamento del mare di questi giorni. «La vergognosa situazione che si è venuta a creare sul litorale domizio-flegreo - ha spiegato il presidente della Procincia, Luigi Cesaro - a causa della cattiva gestione dei depuratori, non è degna di un paese civile». Annunciato un vertice con i sindaci dei Comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli e Giugliano, e i rappresentanti dei balneari e delle associazioni ambientaliste.



Liquami, vermi e paura l' estate nera dei lidi flegrei

Repubblica — 05 luglio 2009 pagina 3 sezione: NAPOLI



È L' ESTATE nera del litorale flegreo. Crisi, maltempo e psicosi da mare inquinato, dopo il blackout del depuratore di Cuma di 15 giorni fa. Nei lidi, da Pozzuoli a Giugliano, passando per Bacoli e Monte di Procida, gli ombrelloni sono chiusi e le spiagge deserte. Un calo di presenze del 30 per cento, con picchi del 60, dicono gli operatori. Pochi giorni fa Legambiente ha assegnato alla Regione, la bandiera nera proprio per la mancata depurazione delle acque del litorale domizio-flegreo. Ora, a due settimane dallo sciopero dei dipendenti dell' Hydrogest (la società che gestisce l' impianto di depurazione di Cuma) e dello svernamento in mare di tonnellate di liquami, la situazione è tornata alla normalità, ma resta la psicosi. Ad alimentarla una serie di video che girano su YouTube e Facebook, con il mare ricoperto di liquami "urticanti" e vermi extralarge sulla battigia. «Il divieto di balneazione è rientrato, ma i nostri lidi sono vuoti ed è in calo vertiginoso anche tutto il settore ittico - denuncia il sindaco di Monte di Procida, Francesco Iannuzzi - Tutto questo anche se in base all' ultimo prelievo, che risale al 30 giugno, tutti i punti storicamente balneabili del Comune sono nei limiti di legge». Venerdì sera, intanto, il presidente della Provincia, Luigi Cesaro ha incontrato i sindaci e i rappresentanti dei lidi pronti alla rivolta. Cesaro ha disposto un fondo di ventimila euro per far fronte all' emergenza e ha fissato un incontro con l' Hydrogest. Ma la competenza è della Regione. I sindaci del litorale flegreo si preparano al prossimo incontro con l' Arpac e l' Asl Napoli 2, per martedì sera. «Alla Regione chiederemo l' esecuzione della convenzione Hydrogest e un cronoprogramma degli investimenti, oltre a un osservatorio permanente sul grado di depurazione- spiega Iannuzzi- Ad Asl e Arpac, invece, la caratterizzazione del sedimento sabbioso della battigia e un andamento statistico delle malattie infettive». Il sindaco di Monte di Procida, ma anche quello di Pozzuoli e Bacoli insomma vogliono dati per «informare i cittadini». La parola d' ordine è «intensificare la frequenza dei controlli e diversificare i punti di campionamento», dopo la grande paura e il blocco del depuratore di Cuma (con i liquami gettati a mare) del 17 giugno. E se i sindaci chiedono analisi e informazione, gli operatori balneari intanto rischiano la crisi. «La situazione sta ritornando alla normalità - precisa Salvatore Trinchillo, titolare del lido Varca d' oro e presidente del sindacato balneari Confcommercio - il mare è pulito, ma la gente continua a disertare il litorale». Secondo Trinchillo, dopo i primi giorni di calo intorno al 60 per cento, nella prima settimana di luglio i dati negativi si attestano intorno al 30 per cento. «Un calo dovuto al depuratore, ma anche alla crisi economica e al cattivo tempo». Anche Adolfo Masullo, titolare di un lido a Varcaturoe componente del consorzio Costa dei sogni parla di «concause per il calo di bagnanti e di una psicosi basata sul nulla». - CRISTINA ZAGARIA


Mare inquinato a Napoli: è psicosi bolle con vermi
magazine.ciaopeople.com



Il black out del depuratore di Cuma nei giorni scorsi ha fatto scattare la psicosi inquinamento. Numerose le voci di persone ricoverate con bolle ripiene di vermi ma gli esperti assicurano si tratti di una bufala
Il blocco del già non efficiente depuratore di Cuma, a seguito della protesta dei dipendenti contro i mancati pagamenti degli ultimi due stipendi, e il conseguente sversamento in mare dei liquami fognari ha fatto scattare la psicosi inquinamento per tutto il litorale flegreo.

Ad alimentarla anche la notizia diffusasi con un passaparola, di moltissime persone ricoverate in ospedale con bolle su tutto il corpo da cui, se schiacciate, fuoriuscivano piccoli vermi, provocate probabilmente da un’infezione dovuta all’inquinamento delle acque. Pur non essendoci testimonianze dirette, nè immagini a supporto della veridicità, queste voci allarmanti continuano a rimbalzare di bocca in bocca, ma gli esperti assicurano si tratti di una bufala. “E’ una stupidaggine , è una cosa che da noi non può assolutamente succedere”, spiega il Dottor Francesco Faella che dirige l’Unità operativa del dipartimento emergenze ed urgenze intettivologiche all’ospedale Cotugno di Napoli. “Ci sono delle malattie, - continua Faella, - in cui alcuni tipi di mosche depongono le uova sulla pelle ferite, le uova poi si schiudono ed escono le larve, ma non si tratta di patologie presenti sul nostro territorio”. Anche tutti gli altri ospedali della campania non confermano la presenza di pazienti con queste bolle ‘ripiene’.

Le ipotesi sono due: o si tratta di un insabbiamento che rischia di compromettere la salute dei cittadini o di una leggenda metropolitana che però sta letteralmente mettendo in ginocchio città come Pozzuoli, Cuma, Baia, Bacoli che d’estate vivono di turismo balneare e che in queste ultime settimane stanno registrando sulle loro spiagge un calo di presenze di oltre il 30% con picchi del 60. L’unica cosa certa sembrano essere i dati diffusi dall’Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania (Arpac) che sul suo sito ha pubblicato numeri che mostrano lo sforamento del 100% del massimo di 2mila per ogni 100 ml di acqua per la presenza di coliformi e residui derivanti da liquami.

Enrica Raia


Litorale Flegreo, è disastro ambientale

Al momento in pochi hanno il coraggio di ammettere che lungo il litorale flegreo, precisamente il tratto di mare che va da Miseno a Mondragone, (Formia e Gaeta incluse, stando a voci autorevoli), più ovviamente Procida e Ischia che sorgono proprio di fronte Cuma, è in atto un vero e proprio disastro ambientale causato dallo sversamento in mare dei liquami trattati dal depuratore di Cuma. Uno sconsiderato gesto degli operai del depuratore per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Azione che, sempre secondo voci autorevoli, sarebbe stata incautamente suggerita dai sindacalisti, alcuni dei quali ora sarebbero agli arresti domiciliari. Addirittura non si potrebbero mangiare né il pesce né i frutti di mare pescati in queste acque perché la loro ingestione sarebbe pericolosissima per la salute.
Comprendiamo che ammettere il disastro ambientale significherebbe mettere in ginocchio non soltanto gli operatori turistici del litorale flegreo, già in agitazione per l'evidente calo di bagnanti sui lidi, ma anche quelli delle isole flegree, nonché quelli del litorale laziale confinante con la Campania, premesso siano fondate le voci che estenderebbero il disastro fino a questa area di mare.
In una situazione del genere, dove i sottointesi, le tacite ammissioni, i falsi silenzi, i segreti di Pulcinella non fanno altro che aumentare la psicosi nella gente, non sarebbe meglio se le autorità competenti, Regione Campania in testa, rompessero il muro di omertà che circonda in parte la vicenda dicendo esattamente le cose come stanno?
L’estate è scoppiata e con essa anche la paura di bagnarsi in una fogna a cielo aperto tra vermi e liquami vari! La salvaguardia della salute dei cittadini è meno importante della salvaguardia della stagione turistica?

 

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Bolle con vermi ???

:shocked: :shocked: :shocked:
 

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sono diversi anni che vado ripetendo che la maggior parte dei depuratori italiani o non funzionano o funzionano solo in parte e che al sud la mafia li gestisce direttamente per sversarci dentro i peggio liquami possibili.
questa ne è solo una ennesima conferma, dopo il caso de l'altro giorno in Sicilia, dove la magistratura ha accertato che i 6 operai morti nella vasca del depuratore furono avvelenati da gas rimasuglio di sversamenti di liquami assolutamente tossici e fuorilegge.

sarebbe molto interessante se una commissione ad hoc analizzasse le acque d'uscita in mare in Liguria, Veneto, Lazio, Puglia...e non come al solito la ASL, i cui direttori sono di nomina politica...
 

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E' vero. E' una situazione che riguarda molte regioni italiane: Calabria, Campania, Lazio....sono poche quelle che si salvano, temo.
 

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Discussion Starter · #5 ·
sono diversi anni che vado ripetendo che la maggior parte dei depuratori italiani o non funzionano o funzionano solo in parte e che al sud la mafia li gestisce direttamente per sversarci dentro i peggio liquami possibili
In effetti qualcuno mi ha parlato del fatto che questi casini siano successi dopo uno sgarro fatto ai clan camorristici che avrebbero "voce in capitolo" sugli impianti...
 

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...a me han raccontato che quando ci sono dei guasti o delle perdite queste non vengono riparate subito ma si aspetta che la situazione diventi emergenza in modo da guadagnarci di piu :eek:hno:
 

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ALLARME GOLFO
«Litorale domizio e flegreo: i vermi in mare ci sono, ma nessun pericolo»
Ganapini: colpa del depuratore di Cuma, controlli insufficienti. Legambiente: dal 2001 sempre peggio


NAPOLI — Nello sbattere la porta dell’Arpac Luciano Capobianco, ieri, ha detto: «L’assessore è Ganapini, non può scaricare colpe sue su altri ». È un braccio di ferro cominciato all’arrivo a Santa Lucia dell’assessore quello tra Capobianco e Ganapini, che ha sempre bocciato la gestione dell’ingegnere. «L’Arpac ha 267 posti di prelievo fissi e fa 4.500 campioni l’anno sul mare. Insufficienti. C’è voluto un anno e mezzo per far entrare in funzione gli impianti di monitoraggio dei depuratori. Quest’anno finalmente li abbiamo. Da venti giorni ci sono 22 centraline e un monitoraggio vero in tempo reale dei più grandi depuratori».

Non bastava dire all’Arpac di comprare le centraline? «C’erano i soldi comunitari, 3 milioni di euro, da quattro anni. E quattro anni fa è iniziata la gara, mai conclusa. Siamo stati noi a sbloccare la situazione e ora ci saranno controlli più puntuali, intensificati». Dunque l’Arpac in questi anni non ha svolto un buon lavoro. «Capobianco non è stato rinnovato perché se vogliamo che la Campania sia in Europa dobbiamo dare dei segnali, deve essere un’agenzia indipendente, che dialoga con le istituzioni. Capobianco appartiene a un’epoca politica, Volpicelli è un grande studioso, autonomo e competente. L’Arpac era un ufficio di lavoro interinale, invece deve essere un’agenzia per l’ambiente che fornisce adeguata informazione a tutti. La testa è lui, inutile prendersela con me. L’Arpac era una repubblica autonoma». Insomma la vicenda è politica: Capobianco è stato nominato cinque anni orsono dall’assessore all’Ambiente che, fino a quando Clemente Mastella era al governo con Bassolino, è sempre stato dell’Udeur. Dunque i dati non c’entrano. Legittimo, per il nuovo assessore, nominare qualcun altro. Ma i dati non c’entrano. Perché a tutt’oggi fanno fede solo quelli dell’Agenzia regionale. Pubblicati e inviati al ministero dell’Ambiente per disporre, anno dopo anno, le coste balneabili e quelle non. Ma da quando è scoppiato il caso del depuratore di Cuma è psicosi.

Legambiente Napoli riceve almeno trenta mail e decine di telefonate al giorno di cittadini terrorizzati da possibili epidemie, tifo, addirittura lebbra. Il posillipino Bagno Elena ieri ha esibito manifesti chiari: «Qui non ci sono vermi in acqua». Eppure nonostante i risultati delle analisi siano stati resi noti tutti continuano a chiedersi: si può fare il bagno oppure no? Ci sono i vermi? Se l’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini ha detto, riportato testualmente su Roma e la Repubblica di ieri, che «secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il golfo di Napoli è al secondo posto nel mondo per rischio di tossinfezione dopo Bangkok», c’è da chiudere tutti gli stabilimenti oppure no? Soprattutto parla di uno studio recente o risale ai tempi del colera? La risposta la dà lo stesso Ganapini: «I dati raccolti dall’Oms sono post colera. Ma è indubbio che il golfo ha subito una violenza per gli scarichi a mare. E tanto per chiarire, i vermi ci sono perché sono stati gettati fanghi dal depuratore di Cuma: sono schifosi, ma non hanno impatto sanitario». Dunque la questione qual è? «Se si vanno a guardare i dati relativi alla balneabilità abbiamo il quadro della depurazione », dice Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente. «Nell’ultimo decennio la situazione è peggiorata. Dal 15 per cento di costa non balneabile del 2001, siamo arrivati al 17,6 per cento nel 2009, con picchi nel Casertano. Nel 2001 era off limits il 54,7 per cento della costa, nel 2009 il 66 per cento».

Simona Brandolini
17 luglio 2009

fonte: Corriere del Mezzogiorno
 

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ALLARME GOLFO
Se l’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini ha detto, riportato testualmente su Roma e la Repubblica di ieri, che «secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il golfo di Napoli è al secondo posto nel mondo per rischio di tossinfezione dopo Bangkok», c’è da chiudere tutti gli stabilimenti oppure no? Soprattutto parla di uno studio recente o risale ai tempi del colera? La risposta la dà lo stesso Ganapini: «I dati raccolti dall’Oms sono post colera.

Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente. «Nell’ultimo decennio la situazione è peggiorata. Dal 15 per cento di costa non balneabile del 2001, siamo arrivati al 17,6 per cento nel 2009, con picchi nel Casertano. Nel 2001 era off limits il 54,7 per cento della costa, nel 2009 il 66 per cento».
fonte: Corriere del Mezzogiorno


Walter Ganapini ha un grosso problema. Dice quel che pensa e dice la verità.
E' nato a Reggio Emilia, laureato a Bologna e ha sempre vissuto e lavorato a Milano. E non è un politico.

Dire quelle cose a Napoli, a Luglio, come Assessore Regionale all'Ambiente... è un suicidio. Non politico...

Buona fortuna.
Ganapini è un grande professionista e un uomo coraggioso.
Non politico.
 

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Discussion Starter · #9 ·
^^
Se è come dici tu, vedrai che a qualcuno comincerà a dare fastidio molto presto...
 

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secondo me gli altri politici gli fanno capire subito che non c'è nulla da fare.
 

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la manica di fetenti
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certo che se poi vogliamo cominciare a fare chi è peggio di chi,dovremmo inventarci i nomi...


i soldi,sono sempre i soldi a far rincoglionire la gente al punto di avvelenare intere regioni,litorali lunghi km,a rendere tossici i fiumi....c'è gente che per soldi compromette la salute di un mare di gente......

ecco i politici italiani
 

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Discussion Starter · #15 ·
Poi la gente teme l'eruzione del Vesuvio...

...senza comprendere il fatto che, prima ancora che il Vesuvio erutti, si sarà già fatto in tempo a devastare quelle poche cose che ancora rimangono a rendere interessante l'area napoletana.
 

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Discussion Starter · #16 ·
Una scia marrone e i bagnanti se ne vanno
Una larga chiazza di sporco da Castellammare lungo la penisola sorrentina. I gestori dei lidi: colpa del mare mosso

di Angelo Carotenuto



Una scia marrone a una decina di metri dalla riva. Una schiuma nel mare che da Castellammare si spinge fino a Sorrento. Un altro allarme, ieri, nell´estate da incubo già vissuta sui litorali flegreo e domizio a causa delle polemiche sul funzionamento del depuratore di Cuma. Altro tratto di costa, altro timore. Una nuova domenica di psicosi. «È arrivata gente terrorizzata da Napoli che ci chiedeva se esistesse pericolo di infezioni, di bolle e di vermi. Altri domandavano come mai non ci fossero i cartelli del divieto di balneazione. Semplice: il divieto non esiste. I dati Arpac sono rassicuranti. Il bagno si può fare», racconta Paola Molinari dal Peter´s Beach di Sorrento.

Tanta gente ha scelto però di tornarsene a casa. In fuga dalle acque di Bacoli e dintorni, si sono fatti scoraggiare pure dalla schiuma sorrentina. Riccardo Scarselli, titolare del Bikini di Vico Equense e presidente onorario del sindacato italiano balneatori, spiega: «La schiuma è dovuta alla mareggiata. Appena il mare si sarà calmato, tornerà cristallino. La fioritura delle alghe avviene tra giugno a luglio, e crea quella che in gergo chiamiamo "acqua cotta". In assenza di correnti, e se non si alza il vento, la fioritura si ferma dando la sensazione di un´acqua verde. Ma è un fenomeno naturale. L´attenzione all´inquinamento è giusta, l´allarmismo no. È come ai tempi del colera: quando si pensava che la malattia si potesse contrarre facendo il bagno a mare». Intanto, a Bacoli, i comitati civici terranno domani analisi private delle acque. La raccolta fondi promossa in piazza dal blog Freebacoli per coprire i costi dell´operazione sfiora i 400 euro.
(20 luglio 2009)

fonte: Repubblica
 

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Discussion Starter · #17 ·
Fanghi di Cuma, mancano le discariche per sversarli
Scritto da Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno, 19-07-2009 10:50


Sono rimasti fermi anche ieri i bilici della società Trincone di Pozzuoli, che dovrebbe prelevare i fanghi dai depuratori gestiti dalla Hydrogest (Cuma, Foce Regi lagni, Marcianise, Orta di Atella, Acerra) e portarli alle discariche di Taranto, Grottaglie e Crotone.
«Se tutto andrà come ci auguriamo— dice l’ingegnere Gabriele Di Nardo, responsabile per l’impianto di Cuma — da lunedì ricominceranno i viaggi. Da alcuni giorni i fanghi, che sono classificabili come rifiuti speciali non pericolosi, non lasciano i depuratori. È cambiata la procedura in base alla quale i tecnici certificano la qualità del materiale che ricevono gli sversatoi. I gestori delle tre discariche alle quali noi facciamo riferimento hanno impiegato un po’ ad adeguarsi ». Quanto? Secondo Gennaro Esposito, turnista al depuratore di Cuma e delegato sindacale, i fanghi non sono prelevati negli impianti da 15 giorni. Due settimane in cui, sostiene, una parte del materiale — sostanzialmente liquami privi della componente acquosa — è finita nel mare di Licola. Esposito dice, inoltre, che ci sia anche un problema di saturazione delle discariche. Quale che sia la verità — lungaggini amministrative secondo Hydrogest, discariche stracolme, secondo gli operai — i camion sono rimasti al palo. Da Cuma, il più grande dei depuratori gestiti da Hydrogest dovrebbero invece partire regolarmente almeno tre carichi al giorno. Se non accade, i fanghi si accumulano, la funzionalità dell’impianto, già carente, peggiora, e una parte dei materiali finisce in mare. È accaduto anche altre volte. «La Campania — rivela l’ingegnere Di Nardo — non ha siti per accogliere i fanghi prodotti dai depuratori del suo territorio». Finiscono dunque fuori regione. Lievitano i costi ed infatti il trasporto dei fanghi a discarica, tramite Trincone è, col personale, la voce che pesa di più nel bilancio di Hydrogest. Il che, peraltro, non è neppure il peggio. Più sono lunghi i percorsi, infatti, maggiore è la possibilità che i fanghi, invece che nelle discariche, finiscano nei campi, nei corsi d’acqua, nei boschi, ad opera di trasportatori disonesti. È accaduto più di una volta, in passato. Lo hanno dimostrato, tra l’altro, due inchieste. La prima — operazione Chernobyl — condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. La seconda — Giudizio Finale, nei confronti del clan Belforte — opera della Dda di Napoli. La storia dei fanghi e delle discariche che non c’è è uno dei tanti possibili incipit per raccontare la vicenda della depurazione a singhiozzo. Non l’unico certo. Il caso depuratori, infatti, è anche la manutenzione inesistente degli impianti, che cadono a pezzi, ed è soprattutto la mancata realizzazione dei lavori previsti dalla convenzione che a suo tempo il privato stipulò col Commissariato alle Acque. Il project financing prevedeva 150 milioni di euro di investimenti. Il privato avrebbe dovuto incassare i proventi del canone della depurazione delle acque. «Per anni, quando la convenzione era col Commissariato, non abbiamo visto un centesimo», dice l’ingegnere Di Nardo. «Nascono da lì gran parte dei problemi», aggiunge. L’assessore regionale Walter Ganapini, da alcuni mesi, ha intavolato una trattativa. Hydrogest dovrebbe investire 20 milioni di euro entro la fine dell’anno e incassare parte del credito che vanta verso la pubblica amministrazione. Ammesso che accada, potrebbe perfino capitare che, di qui a qualche anno, la Campania abbia depuratori a norma di legge. Ora non lo sono e lo ammette anche il responsabile dell’impianto di Cuma: «Manca la linea di nitrificazione e denitrificazione. Scarichiamo a mare acqua che non rispetta i parametri normativi per quanto concerne azoto nitrico e nitrati». Composti certamente coinvolti nei fenomeni d eutrofizzazione. «Quando furono costruiti i depuratori che gestiamo — ricorda Di Nardo — la normativa non prevedeva l’obbligatorietà di sistemi che abbattessero i composti azotati nelle acque trattate. Ora sì. Il cuore della finanza di progetto che dovremmo realizzare è appunto la costruzione delle linee di nitrificazione e denitrificazione e di stazioni di essiccamento termico dei fanghi, per ridurre il volume dei materiali da portare a discarica». A guardare la situazione attuale, mentre non si riescono neanche a sostituire i pezzi degli impianti in avaria, obiettivi che paiono irraggiungibili.

Ieri, intanto, sulle spiagge flegree e domizie manifesti a lutto per annunciare la prematura morte dell’estate 2009. I dati Arpac dicono che quest’anno non è balneabile un quinto della costa campana, come 12 mesi fa. La psicosi dilaga, però, e i lettini restano vuoti.
 

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azoto nitrico e nitrati

...che secondo i dati oggi conosciuti sono cangerogeni nel 90% dei casi.
buon bagno.
 

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Discussion Starter · #19 ·
L' Arpac "zittisce" la verità scientifica
L’oceanografo che controlla il golfo:«Oggi pericoloso fare il bagno a Napoli»
Ma l'Arpac, clamorosamente, rifiuta il consiglio del prof. Spezie.


RASSEGNA STAMPA. In seguito ai numerosi ed ingiustificati allarmismi, generati dal "chiacchericcio" e dalla psicosi popolare, si ritiene opportuno pubblicare uno stralcio dell'articolo scritto dal giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Carlo Franco.

"«In questo momento è consigliabile evitare il bagno nel Golfo di Napoli». La dichiarazione che l’oceanografo Giancarlo Spezie ha timore di fare, ma che è dovuta per onestà scientifica, è destinata a fare scalpore e manderà in bestia gli operatori del turismo balneare già alle prese con una stagione difficile da raddrizzare. Anche perché, oltre al litorale flegreo — la maglia nera di questa estate da dimenticare, anche se l’Asl precisa «che non c’è stato aumento di patologie ricollegabili alla balneazione e la situazione epidemiologica è identica a quella dell’anno scorso» — coinvolge la costa vesuviana e, ancora, Procida, Ischia, Sorrento, Massa Lubrense e Capri. La situazione, in sostanza, accenna a migliorare solo dopo aver doppiato Punta Campanella perchè da quel punto in poi il mare torna ad essere aperto e si autodepura.
Siamo a questo, ma il professore Spezie, docente della Parthenope e direttore del Dipartimento di Scienze per l’Ambiente dello stesso ateneo, precisa che il «consiglio» scaturisce da un esame contingente della situazione delle correnti e dell’inquinamento che nessuno più di lui riesce a «vedere» attraverso le immagini dell’unico radar costiero disponibile. Il Golfo, un bacino di 800 chilometri quadrati, non è più «un mare», ma una immonda pattumiera che trattiene tutto quello che gli buttiamo dentro: carcasse di animali lungo il Sarno, plastica, rifiuti tossici e acque luride dovunque. A completare il quadro già disastroso, poi, hanno contribuito alcuni fattori accidentali e assolutamente difficili da prevedere: la quantità di pioggia caduta a giugno, le imprevedibili variazioni climatiche e, infine, la cattiva manutenzione del territorio. In seguito all’ultimo devastante acquazzone a mare è finito di tutto e le fogne sono completamente saltate. «Noi monitoriamo la condizione del mare minuto per minuto», dice ancora l’esperto. «Ma chi sa perché l’Arpac ha scelto di fare a meno dei nostri dati e del nostro aiuto pur appartenendo noi, in quanto filiazione dell’Amra, alla stessa famiglia regionale».
Cosa significa ce lo spiega lui stesso con la nettezza che lo contraddistingue: «I dirigenti dell’agenzia dell’Ambiente hanno sempre ritenuto che l’analisi dei campioni d’acqua potesse servire anche per la determinazione della balneazione che, al contrario, è un valore molto dinamico e quindi necessita di un approfondimento specifico». Un campione di acqua ogni quindici giorni, insomma, serve a ben poco e questo è uno degli elementi alla base del provvedimento adottato ieri dalla Regione.
Ma torniamo all’oceanografo e alla sua sofferta dichiarazione. «Non è un anatema, dice, lo scenario può evolvere e in quel caso il consiglio di evitare il bagno si attenuerebbe o cadrebbe».
E oggi? «Beh, il quadro è già sufficientemente noto. Il litorale più compromesso è quello flegreo che si estende fino a Procida e a Ischia. In questo territorio la causa scatenante è stato il depuratore di Cuma e l’invasione di liquami che a metà giugno ha infestato le acque.
Il discorso per la costa sorrentina, esposta alle correnti di ponente-maestro che non facilitano il ricambio, è più complesso perché agli scarichi del Sarno bisogna aggiungere quelli di Scutolo che continua a vomitare liquami senza alcuna depurazione. Questo carico inquinante, simile ad una mina vagante, compromette, naturalmente, l’immagine e la qualità del mare di Vico Equense — risparmiando miracolosamente solo la risreva del Banco di Santa Croce che è molto distante dalla linea di costa — Sorrento, Massa Lubrense e Capri con conseguenze inevitabili sul turismo. Lo scenario comincia a cambiare da Nerano e i miglioramenti diventano sempre più apprezzabili nel tratto da Positano ad Amalfi».
 

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azoto nitrico e nitrati

...che secondo i dati oggi conosciuti sono cangerogeni nel 90% dei casi.
buon bagno.
Insomma, come se per anni e anni la gente avesse fatto il bagno in un liquame radioattivo.

E la gente che mi prendeva per pazzo quando gli anni passavo dicevo che erano dei pazzi a buttarsi nell'acqua marrone di Miseno... :eek:hno:

A questo punto sarebbero più che doverose le analisi dell'acqua che esce pure dai rubinetti di casa nostra.
Considerato il fatto che più che una regione, la Campania stia diventando una bomba ecologica...
 
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