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Immergas, alluvione alle spalle: nuovo centro ricerche da sei milioni di euro

Il presidente Alfredo Amadei: "Il Laboratorium è una finestra sul futuro". Obiettivo arrivare oltre i 300 milioni di euro di fatturato anche grazie alla nuova unità produttiva prevista in Cina nel 2019



«A dieci anni dalla posa della prima pietra della Domus Technica, il polo didattico dedicato alla formazione avanzata dei tecnici del settore termotecnico, Immergas ha inaugurato il nuovo centro ricerche e sviluppo, il Laboratorium, realizzato in meno di due anni, nella sede centrale a Lentigione di Brescello nonostante lo stop ai lavori imposto dall’esondazione del torrente Enza nel dicembre del 2017. É un investimento da 6 milioni di euro, in totale autofinanziamento, che Immergas ha messo in campo per migliorare la sua competitività.

"Il Laboratorium è una finestra sul futuro, sul nostro futuro – spiega Alfredo Amadei, presidente Immergas – e l’abbiamo aperta nello stesso luogo dove oltre 50 anni fa Immergas è diventata una piccola industria. É la conferma della nostra propensione al cambiamento e della tensione verso il miglioramento continuo. Abbiamo avviato una nuova fase di crescita con l’obiettivo di arrivare oltre i 300 milioni di euro di fatturato anche grazie alla nuova unità produttiva che apriremo in Cina nel 2019, l’anno del 55esimo dalla fondazione di Immergas, al potenziamento dello stabilimento di Poprad in Slovacchia e alla start up in Iran. Vogliamo continuare a offrire in tutto il mondo la miglior soluzione per il clima domestico e tutti i servizi collegati".



Immergas dall’inizio dell’anno ha registrato un aumento di vendite del 13% rispetto al 2017, sia in Italia che sui mercati esteri dove è presente.
"Oggi puntiamo molto sull’efficientamento energetico in tutte le tipologie di costruzioni, civili e industriali. Sono interventi chiavi in mano che cercano valore con risparmi concreti e misurabili. Avere a disposizione laboratori avanzati e nuovi profili professionali darà vita a sinergie sempre più forti e le nuove soluzioni tecnologiche diventeranno più rapidamente reali" ha aggiunto Alessandro Carra, vice presidente Immergas».

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https://parma.repubblica.it/cronaca...tro_ricreca_da_sei_milioni_di_euro-208306330/
 

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Crescono investimenti, dipendenti e sostenibilità ambientale: Iren è nella top 25 delle industrie

La ricerca dello studio Ambrosetti: l’86% dell’energia è prodotta da fonti rinnovabili



«Un gruppo in salute, che cresce in fatturato, investimenti e dipendenti e si distingue per la sostenibilità ambientale. È la radiografia di Iren realizzata da The European House Ambrosetti nel suo studio sul contributo della multiutility alla creazione di valore per i territori e nelle città. La ricerca, presentata a Reggio Emilia durante un forum cui hanno partecipato i vertici dell’azienda, il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e i sindaci di Reggio Emilia Luca Vecchi e di Parma Federico Pizzarotti, ha applicato il “modello dei quattro capitali”: economico, ambientale, cognitivo e socio-culturale. «Quattro anni di crescita continua hanno portato Iren a essere più grande e più solida, con sempre maggiore impegno verso i territori - spiega l’ad, Massimiliano Bianco -. Il piano industriale che abbiamo presentato prevede tre miliardi di euro di investimenti, di cui più della metà in sostenibilità».

Ne esce una realtà industriale di primaria importanza nazionale, con 3,7 miliardi di euro di fatturato nel 2017, che si piazza 25esima nella classifica delle industrie italiane, sesta nel proprio settore di riferimento e terza fra i comparable. I ricavi sono aumentati del 9,3% fra il 2015 e il 2017, gli investimenti del 36,6% fra il 2014 e il 2017. Il contributo di Iren al Pil nazionale, inoltre, è stato calcolato in 2,3 miliardi fra valore aggiunto diretto, indiretto e indotto. Il titolo in borsa è salito del 93% in cinque anni, mentre i dividendi distribuiti ai comuni azionisti che detengono il 51,7% delle azioni Iren assommano, nell’arco degli ultimi sei anni, a 255 milioni di euro».

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http://www.lastampa.it/2018/10/10/e...-industrie-4WAs1i5ri9rp6AKboiUpUK/pagina.html
 

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Cesena, campus universitario all’ex Zuccherificio

Trent’anni fa il primo corso di laurea. Ospiterà varie facoltà, più avanti anche Psicologia per ora davanti alla stazione. Gli studenti sono 5mila



«Quella di domani è una giornata storica per l’insediamento universitario cesenate e per l’intera città, con l’inaugurazione ufficiale del nuovo Campus di Cesena. A quasi 30 anni dall’arrivo del primo corso di laurea, quello in Scienze dell’Informazione, l’ateneo cesenate ha finalmente una nuova ‘casa’. Un risultato ottenuto grazie all’impegno congiunto dell’Alma Mater Studiorum e del Comune che hanno considerato strategico questo intervento per lo sviluppo del sistema universitario in una città ora universitaria a pieno titolo.

L’avvio di nuovi corsi, dopo Scienze dell’Informazione, Psicologia, le varie Ingegnerie, Scienze e Tecnologie Alimentari, Architettura, oggi a Cesena sono 10 le lauree triennali e altrettante lauree specialistiche. Quasi cinquemila gli studenti e sono in continua crescita. La costituzione nel 2001 del Polo Scientifico-Didattico diventato nel 2012 Campus, la realizzazione del Tecnopolo Agroalimentare sono state le tappe cruciali in questo percorso. Ma l’inaugurazione di domani non è il traguardo finale.

Il progetto complessivo del Campus cesenate prevede la completa riorganizzazione degli insediamenti universitari, raggruppando nel comparto Ex Zuccherificio anche tutte le altre sedi universitarie (ad esclusione dei Corsi di Studio in Tecnologie Alimentari e Viticoltura ed Enologia, ospitati a Villa Almerici).

Sempre qui nei prossimi anni arriveranno anche un nuovo Studentato e la sede di Psicologia. Intanto nell’attuale sede di Psicologia, davanti alla stazione, è stata approntata una nuova sala ristoro in una sala dell’ex Le Fricò dotata di tavoli da pranzo e forni microonde rispondendo così a un’istanza proposta dal dipartimento stesso di Psicologia per venire incontro alle necessità dei ragazzi».

https://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/universita-corso-studenti-1.4246825
 

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Dalle ceneri di Kemet rinasce Caima, big del packaging uniti in Appennino

«L’apertura della fabbrica Caima a Monghidoro, comune di 3.700 abitanti nell’Appennino bolognese, è il simbolo di un sistema territoriale che non si arrende all’addio delle multinazionali, alla desertificazione industriale delle aree montane, alla prospettiva di sopravvivere a crisi di competitività e logiche globali grazie al reddito di cittadinanza. La newco partecipata al 20% a testa dai due big della packaging valley emiliana (leader mondiale), Ima Group e Marchesini Group, e per il restante 60% in quote paritetiche dai subfornitori Cat Progetti e Iema, riparte oggi in piccolo, con 10 dipendenti, sulle ceneri di un gioiello dell’elettronica che aveva attirato gli americani di Kemet.



«Sulla carta questa era una operazione da non fare - afferma il presidente di Marchesini Group, Maurizio Marchesini – ma contiamo di aver piantato un seme che aiuterà a risollevare le sorti di un territorio fragile come quello montano e di dimostrare che si può cambiare il corso della storia se si lavora assieme». Qui c’era Arcotronics (azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese arrivata a 1.400 addetti e 150 milioni di euro di fatturato prima di attirare gli appetiti della multinazionale Kemet) e poi gli americani di Kemet fino al 2011, quando si decise di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Qui fu salutato come un salvatore l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto che diede vita a Stampi Group ma cominciò dopo pochi anni a non pagare gli stipendi. Qui si sono fatti nove mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi al Mise con sindacati e istituzioni, fino al fallimento di marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...nnino-145932.shtml?uuid=AEp0bxWG&refresh_ce=1
 

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Bonaccini, “Se non partono le grandi opere danno per il Paese”

All’inaugurazione di Eima a Bologna il presidente della Regione, Stefano Bonaccini non ha cavalcato la polemica sull’assenza del Ministro alle politiche agricole, Centinaio, ma è stato ancora netto sulle infrastrutture: "Se il Governo ci fa lavorare, siamo la regione più produttiva d’Italia. Se non partono le grandi opere non è un danno a me ma al Paese"


https://www.teleromagna24.it/politi...grandi-opere-danno-per-il-paese-video/2018/11
 

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Ferrari, Lambo, Maserati: a Modena l’università forma restauratori di auto d’epoca

«Una scuola per formare restauratori di auto d’epoca nel cuore della Motor Valley, dove le aule si fanno officine e gli studenti, guidati da artigiani con esperienza e passione decennali, mettono le mani su mostri sacri come la Ferrari 275 GTB o la Lamborghini Miura, per farli nascere una seconda volta. Proprio lì – in quel fazzoletto di terra disteso tra Reggio Emilia, Modena e Bologna – dove quei bolidi oggi senza età percorsero i primi metri in direzione del mito.



L’Università di Modena e Reggio Emilia, Cni-Ecipar e Cna Modena hanno annunciato la nascita di due corsi per il restauro di auto d’epoca, che vedranno la collaborazione delle più importanti imprese artigiane specializzate nel recupero di auto d’epoca dei marchi storici del territorio modenese e del Made In Italy.

«L’ateneo – spiega Francesco Leali, docente ordinario di disegno e metodi dell’ingegneria presso Unimore e coordinatore del progetto Automotive Academy – avrà il ruolo di coordinamento e certificazione della didattica, che però sarà in mano agli esperti del settore». Veri “artisti” del restauro provenienti dalle cinque aziende a oggi coinvolte: Autocarrozzeria Frignani di Casalgrande (Reggio Emilia), Bacchelli&Villa / Mattioli Automotive Group di Bastiglia (Modena), Brandoli di Montale Rangone (Modena), Cremonini Classic di Lesignana (Modena) e GA Restauri di Modena. I restauratori forniranno sia tecnici e maestranze per le docenze che la disponibilità a realizzare laboratori applicativi direttamente nelle officine.

L’Unimore conta di lanciare il bando per il corso annuale professionalizzante entro la primavera del 2019, per avviare le lezioni nel secondo semestre del prossimo anno. Si tratterà di percorsi annuali di 800 ore di lavoro, con almeno 300 ore di stage all’interno delle aziende. Anche la parte teorica sarà in parte condotta all’interno delle carrozzerie che hanno aderito al progetto».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...epoca-145715.shtml?uuid=AE2f8LfG&refresh_ce=1
 

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Industria 4.0. Inaugurato a Casalecchio di Reno il nuovo Centro digitale interattivo di Eon Reality, nuovo quartier generale europeo dell’azienda Usa leader mondiale nella realtà aumentata e virtuale

«La realtà virtuale prende forma in Emilia-Romagna, sempre di più regione che da tutto il mondo chiama investimenti nel proprio territorio, grazie alle professionalità che qui si possono trovare, l’alta formazione garantita nei Tecnopoli e nelle Università, oltre a logistica e infrastrutture.



Eon Reality, Gruppo californiano leader mondiale nello sviluppo di software e piattaforme digitali, ha inaugurato al Worklife Innovation hub di Casalecchio di Reno (Bo) il proprio Centro digitale interattivo (Cdi) e la Virtual Reality Innovation Academy (Vria), l’unico hub voluto in Italia per lo sviluppo di contenuti e applicazioni legati alla realtà virtuale aumentata, che diventa il nuovo quartier generale europeo dell’azienda Usa.

Eon Reality mette così radici in Emilia-Romagna, realizzando un Centro per lo sviluppo di contenuti e applicazioni per le imprese e incrementarne così l’efficienza, la sicurezza e la protezione. Complessivamente copre una superficie di 2.400 metri quadrati, con spazi riservati all’Academy, uno showroom e laboratori. Una struttura all’avanguardia che nasce anche grazie al supporto della Regione Emilia-Romagna, che ha investito nel progetto 6,3 milioni di euro, su un totale di 24 milioni impiegati, attraverso la legge regionale sull’attrazione di investimenti (la numero 14 del 2014), dopo che l’azienda californiana ha partecipato al bando relativo all’Industria 4.0. E’ prevista l’assunzione di 160 addetti entro tre anni, di cui 128 persone con laurea o titoli superiori.

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del fondatore dell’azienda, Dan Lejerskar, e del presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Con loro, il sindaco di Casalecchio di Reno, Massimo Bosso, l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini, il responsabile Territorio e ambiente di Confindustria Emilia area centro, William Brunelli e Marina Silverii, direttore di Aster».

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https://www.giornaledellepmi.it/ind...r-mondiale-nella-realta-aumentata-e-virtuale/
 

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Lepida, installati 5.000 punti WiFi in Emilia Romagna

Accelera l’Agenda Digitale regionale grazie al potenziamento della connettività e la diffusione di una rete WiFi più inclusiva e facile da accedere, che vede attivi oltre 5.000 hot spot, liberi e gratuiti a tutti



«Dovevano essere almeno 4.000 entro il 2019, ma Lepida ha anticipato i tempi in Emilia Romagna e ad ottobre di quest’anno erano già più di 5.000 gli access point installati e collegati alla rete WiFi regionale WISPER (il servizio WiFi pubblico regionale). Un obiettivo raggiunto con mesi di anticipo e che consente l’accelerazione dell’Agenda digitale regionale, proprio a partire dalla connettività e l’inclusione. Di questi, si legge in una nota della società in house della Regione, circa 4.400 punti di accesso (AP) offrono anche il servizio EmiliaRomagnaWiFi, con navigazione libera e senza bisogno di autenticazione.

Un risultato raggiunto anche grazie alle convenzioni stipulate con le aziende sanitarie, che hanno connesso le loro reti WiFi alla Rete Lepida a banda ultralarga, aggiungendo gli SSID regionali: “oltre 1000 AP nelle sedi dell’AUSL di Bologna, oltre 650 nelle sedi della Azienda Ospedaliera di Ferrara, 275 nell’AUSL di Ferrara e 250 nell’Azienda Ospedaliera di Modena, qualche decina negli ospedali dell’AUSL di Piacenza e qualche decina negli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, che si aggiungono agli hotspot già forniti alle aziende sanitarie grazie agli Avvisi WiFi del 2017”.

Altri enti, spiegano da Lepida, si aggiungeranno alla lista e già ora sono in corso i procedimenti per la firma delle convenzioni, “che hanno il fine di normare e mettere in regola secondo il Codice delle Comunicazioni le estensioni della rete WiFi regionale realizzate in autonomia dagli Enti Soci e in questi ultimi mesi si sono aggiunti, tra gli altri, l’Unione Bassa Romagna e l’Unione Terre d’Argine, con diverse decine di hot spot”».

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https://www.key4biz.it/lepida-installati-5-000-punti-wifi-in-emilia-romagna/235829/
 

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Parmigiano Dop in forma perfetta, batte i record di volumi e «vecchiaia»

«Il «grande vecchio» dei formaggi Dop italiani, il Parmigiano reggiano, è pronto a battere ogni record della sua storia millenaria e dei suoi primati economici . Se quest’anno la produzione toccherà l’apice dei 3,7 milioni di forme prodotte (+2% sul 2017), per il prossimo anno è in cantiere un ulteriore incremento a 3,75 milioni. A rafforzare i programmi del Consorzio di tutela, riunitosi a Parma per approvare il preventivo 2019, è non solo la tenuta delle quotazioni – i listini sono in costante ascesa da due anni con prezzi arrivati a 12,64 euro all’ingrosso per lo stagionato 24 mesi – ma anche il progetto di destinare i volumi aggiuntivi a nuove stagionature ancora più lunghe e pregiate, il “40 mesi”.



«Non vedo rischi che il costante aumento delle produzioni induca flessioni delle quotazioni – spiega il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli – perché parliamo di incrementi di 2-3 punti che possono impressionare se si pensa al volume totale, ma si spalmano a monte su una filiera di piccolissimi operatori, 2.900 allevamenti che conferiscono il latte a 329 piccoli caseifici della Dop, con impatti ridottissimi. Il vero limite alla costante espansione dei volumi è dato dai foraggi e quindi dagli ettari a foraggere, perché almeno il 50% di quanto mangiano le nostre bovine deve essere coltivato nel comprensorio. Parliamo di circa 100mila ettari a foraggi nel territorio della Dop, ciò equivale a circa a 4,5 milioni di forme di Parmigiano reggiano di produzione potenziale massima».

Per il re dei formaggi l’annata è stata e sarà ottima sotto tutti i punti di vista: i ricavi del Consorzio saranno pari nel 2019 a 38,4 milioni di euro (contro i 33,4 del preventivo 2018 e i 25,2 del preventivo 2017) e si tradurranno innanzitutto in un aumento senza precedenti degli investimenti promozionali per lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero (estero arrivato a sfiorare il 40% dei 2,2 miliardi di euro di giro d’affari al consumo del Parmigiano): dopo i 14,3 milioni del 2017 e i 20,3 milioni del 2018, il prossimo anno il Consorzio spenderà in marketing 22,4 milioni, di cui 8,6 milioni destinati oltreconfine, tra cui nuovi progetti Paese in Australia, Centro America, Area del Golfo e Balcani».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...olumi-e-vecchiaia--145146.shtml?uuid=AE6nZLqG
 

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Amazon punta la Valsamoggia: è derby tra Bologna e Modena

L’annuncio del consigliere Monesi, della Città metropolitana: "Ci siamo visti più volte". Interessata l'area del Martignone, vicino alla Philip Morris



«Amazon potrebbe fare un grosso investimento in Valsamoggia. Lo ha annunciato ieri Marco Monesi, consigliere della Città metropolitana con delega alla Pianificazione territoriale. "Stanno valutando e la decisione è già slittata, ma ora la scelta sembra imminente", spiega. C’erano già state voci, quest’estate, su un interessamento del colosso dell’e-commerce in zona, in particolare a Spilamberto, dove il consiglio comunale ha già approvato le modifiche urbanistiche per consentire la costruzione di un magazzino in località Rio Secco, da 400 posti di lavoro stimati. L’azienda però non ha confermato. Amazon del resto ha aperto, poco più di un anno fa, anche un piccolo magazzino a Crespellano, che serve per velocizzare le consegne nel capoluogo emiliano.

Ora però il derby tra Modena e Bologna si gioca su un investimento che potrebbe essere più importante di quel magazzino. "Ci siamo visti in questi mesi e sentiti di recente – continua Monesi – la loro scelta potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Non c’è niente di ufficiale, nemmeno sui numeri. Di certo, c’è l’interesse del gruppo verso questa area". La zona interessata nel bolognese sarebbe quella del Martignone, vicino all’area in cui sorge la Philip Morris, dove proprio per facilitare l’insediamento di grosse aziende è stato realizzato il casello autostradale dell’A1 e varie strade di collegamento».

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https://bologna.repubblica.it/crona...oggia_e_derby_tra_bologna_e_modena-213418349/
 

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A Modena inaugura «Ago», progetto culturale da 110 milioni

«Per avere gli spazi dell’ex ospedale Sant’Agostino di Modena restaurati e riqualificati occorrerà ancora un po’ di tempo, ma il grande progetto culturale e architettonico che riguarda questa struttura comincerà a riempirsi di contenuti già a partire da gennaio. Un assaggio di «Ago» (questo il nome scelto per il progetto) si potrà avere già nei prossimi giorni, grazie all’avvio di spettacoli e visite guidate all’interno degli edifici che insistono sull’area, che dureranno per tutto il fine settimana e nei prossimi weekend sino a fine gennaio.



«Ago» è l’acronimo scelto dai soggetti coinvolti nella riqualificazione (Comune della città, Ministero dei Beni Culturali con le Gallerie Estensi, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Università di Modena e Reggio Emilia) per rendere l’idea di un progetto che ha l’ambizione di «ricucire» a livello fisico, sia culturale e sociale, le anime della città, ma anche i tanti aspetti che compongono questo ambizioso programma. Ambizioso, sì: stiamo parlando infatti di un intervento dal valore complessivo di 110 milioni di euro, che interessa un’area di oltre 40mila metri quadrati, all’interno della quale saranno messi a sistema il Palazzo dei Musei, l’Ospedale Estense, la Chiesa di Sant’Agostino e l’ex ospedale omonimo.

Il nome tiene insieme «storia e futuro, cultura umanistica e arte con cultura scientifica e innovazione, antico e modernità», spiega il sindaco Gian Carlo Muzzarelli. Ago prevede infatti la riqualificazione dell’ex ospedale Sant’Agostino, che ospiterà la Fondazione Modena Arti Visive, i Musei Universitari, i laboratori per lo sviluppo delle digital humanities, il Future Education Modena e parte delle collezioni librarie della Biblioteca Estense. Inoltre, il piano comprende il potenziamento e rinnovamento degli istituti presenti nel Palazzo dei Musei, che si amplieranno nell’ex Ospedale Estense e progetteranno modalità comuni per presentarsi e aprirsi al pubblico, valorizzando in sinergia i rispettivi patrimoni».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...lioni-114647.shtml?uuid=AEVvdUvG&refresh_ce=1
 

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Sanità, addio al superticket: oltre un milione di esentati in Emilia Romagna

Il governatore Bonaccini: «Chi è al governo lo ha promesso, noi lo facciamo»



«Come annunciato a luglio, in Emilia-Romagna dall’1 gennaio chi ha un reddito famigliare fino a 100 mila euro non pagherà più il superticket su visite e farmaci. Non solo. Le famiglie con almeno due figli, indipendentemente dalla fascia di reddito, non pagheranno più il ticket sulla prima visita. È una manovra che si stima valga complessivamente sui 35 milioni di euro, di cui 23 solo per l’abolizione del superticket e che porta ad oltre 3 milioni i cittadini della regione esentati. «In campagna elettorale le forze oggi al governo avevano promesso l’abolizione del superticket, noi lo facciamo», dichiara il governatore Stefano Bonaccini. «Si tratta di un provvedimento che invocavamo da tempo, la Regione avrebbe potuto applicarlo prima — replica Raffaella Sensoli, consigliera M5S in Regione —, non a caso lo fa nell’anno in cui si andrà a votare».

Il provvedimento
Il cosiddetto superticket, introdotto dal governo nel 2011, è pagato attualmente sulla base di quattro scaglioni di reddito familiare come quota aggiuntiva sui farmaci (fino a 2 euro a confezione, con un tetto massimo di 4 euro a ricetta) e sulle prestazioni specialistiche (fino a 10 euro a ricetta): dal primo gennaio sarà abolito, appunto, per tutte le persone il cui reddito familiare fiscale lordo non supera il tetto dei 100 mila euro. Per rientrare in questa misura bisogna essere residenti in Emilia-Romagna, oppure domiciliati sul territorio ma essere seguiti da un medico di base della regione. Continuerà invece a pagare il superticket solo chi ha un reddito familiare fiscale lordo superiore ai 100 mila euro (15 euro per le prestazioni specialistiche e 3 euro a confezione di farmaci fino a un tetto massimo di 6 euro).
«Questa operazione riguarda oltre 1 milione e 200 mila cittadini che si sommano ai quasi 2 milioni di cittadini che sono già esenti perché hanno un reddito fino a 36.152 euro — spiega la direttrice generale alla Cura della persona, salute e welfare della Regione Kyriakoula Petropulacos —. Non ci sarà nessuna incombenza per questi cittadini: i dati dell’anagrafe sanitaria degli assistiti saranno incrociati con quelli dell’Agenzia delle Entrate per l’attribuzione di nuovi codici di esenzione». Per i redditi fino a 100 mila euro ci sarà il codice QB, per quelli superiori il codice QM, attribuito anche a chi non abbia autocertificato il proprio reddito».

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https://corrieredibologna.corriere....ti-d41f3000-fd17-11e8-b358-085373386c31.shtml
 

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«Combinare hi-tech e design italiano, possiamo competere con la Cina»

Paolo Bertazzoni: 20 milioni per le nuove piattaforme di produzione premium



«Potremmo ormai considerarla come una necessità. Per resistere in un mercato in cui i produttori cinesi hanno conquistato importanti quote di pezzi realizzati e di fatturato in pochi anni l’unica ricetta è spostarsi sull’alto di gamma come stanno facendo i tedeschi. Per sopravvivere nell’industria degli elettrodomestici che sta sempre più somigliando alla produzione di una commodity non resta che ricalibrare l’offerta lavorando sulla qualità estetica del design italiano e su un approccio che potremmo definire «sartoriale». Con l’Italia diventata terreno di confronto delle multinazionali. Da un lato l’americana Whirlpool, che ha ereditato i marchi delle dinastie nazionali Borghi e Merloni. Dall’altro la cinese Haier ha conquistato Candy dai Fumagalli. Così la sfida dell’emiliana Bertazzoni, il cui cuore delle attività sono storicamente i piani-cottura, assume maggiore valore simbolico.

Racconta l’amministratore delegato Paolo Bertazzoni, quinta generazione al timone dell’azienda di famiglia nata sul finire dell’800 a Guastalla (Reggio Emilia), che «stiamo aggiungendo i prodotti a freddo, lavaggio e ventilazione, come le cappe, i frigoriferi e le lavastoviglie, coordinandoli con il linguaggio estetico delle cucine». A produrli, in realtà, sono fornitori-terzi. Nell’impianto di Guastalla, ammodernato con un investimento da 20 milioni per una forza lavoro di circa 200 addetti, «abbiamo rifatto tutte le piattaforme per una produzione di 200 mila pezzi all’anno — spiega Bertazzoni —. Abbiamo scelto la strada del premium per entrare nelle case segmento-lusso abbandonando le produzioni a basso valore aggiunto e aumentando così il valore medio del prodotto in vendita». La scelta è stata quella di seguire il modello giapponese della Toyota: «Abbiamo immaginato prodotti diversi per ogni area geografica. Lavoriamo con lotti piccoli per una fabbrica direttamente a traino delle richieste di mercato», aggiunge Bertazzoni».

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https://www.corriere.it/economia/18...ia-60fc2bc2-0303-11e9-aeef-bd27e207a202.shtml
 

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I canadesi conquistano l’hi-tech nucleare della romagnola Comecer

«Da oggi batte bandiera canadese sullo stabilimento all’avanguardia di Comecer a Castel Bolognese, nel Ravennate. Ats Automation, gruppo quotato alla Borsa di Toronto da 3.900 dipendenti e 1,1 miliardi di dollari canadesi (700 milioni di euro) di fatturato, ha rilevato il 100% dell’ azienda romagnola creata negli anni Settanta e tuttora guidata dalla famiglia Zanelli. Che esce completamente dal capitale – già aperto sette anni fa a quote di minoranza prima del Fondo italiano di investimento e poi del private equity Principia Sgr – ma non dalla gestione. Un’operazione da 113 milioni di euro di enterprise value che premia l’alta tecnologia made in Italy ma recide le radici locali di un altro gioiello imprenditoriale del Belpaese.



«Abbiamo chiuso oggi un accordo epocale, che permetterà a Comecer di triplicare la propria dimensione nei prossimi cinque anni, perché Ats è un gruppo leader mondiale nell’automazione industriale complementare rispetto alle nostre tecnologie e sta scommettendo sullo sviluppo di impianti per il lifescience», sottolinea Alessia Zanelli, la seconda generazione alla guida di Comecer. Che resta al timone come amministratore delegato, così come rimane sulla sedia di presidente il padre, il fondatore Carlo, partito quarant’anni fa producendo tecnologie per l’Agenzia nucleare italiana e ha poi riconvertito il business – archiviato il capitolo dell’energia nucleare in Italia -ai sistemi per la gestione dei radiofarmaci e la medicina nucleare, portando l’azienda alla leadership mondiale nella nicchia. Comecer chiude il 2018 con circa 70 milioni di euro di fatturato, per il 90% export, 9,1 milioni di Ebitda e 300 dipendenti, di cui una quarantina all’estero».

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...-romagnola-comecer-173854.shtml?uuid=AEc3dY2G
 

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Nasce Bonterre, la coop delle eccellenze

Fusione tra Grandi Salumi e Parmareggio: colosso da 1 miliardo di fatturato e 2.000 addetti



«In francese «bonne terre» significa terra buona. Ed è proprio alla valorizzazione dei prodotti dell’eccellenza emiliana che guarda la nuova aggregazione Bonterre, il gruppo appena nato dal matrimonio fra Grandi Salumifici Italiani e Parmareggio e che, ben radicato sul territorio modenese, può già contare su un fatturato superiore al miliardo di euro e su una posizione di vertice nella produzione italiana dei salumi e del Parmigiano Reggiano. La nuova realtà, una holding a totale proprietà cooperativa nata sotto l’egida di Legacoop, ha già numeri da capogiro: 200 milioni in export, tre filiali commerciali all’estero, sedici stabilimenti in Italia e 2.000 dipendenti per un totale di 140.000 tonnellate prodotte all’anno e la filiera completa nel Parmigiano Reggiano.

L’operazione
A voler guardare nel dettaglio l’aggregazione, la neonata Bonterre è partecipata e controllata congiuntamente da Unibon e dalla cooperativa agricola Granterre, le quali hanno conferito il 100% del capitale sociale di Grandi Salumifici Italiani e di Parmareggio. «Questa operazione — sottolinea Milo Pacchioni, numero uno di Unibon e neopresidente di Bonterre — è la naturale prosecuzione di quel piano strategico che ha visto la sua prima tappa lo scorso gennaio con l’acquisizione da parte di Unibon della quota di Grandi Salumifici Italiani detenuta dalla Famiglia Senfter». «Un piano che — prosegue — mira a sviluppare ulteriormente l’attività sia in Italia sia all’estero per diventare lo specialista di riferimento nel settore dell’italian food di alta gamma. Alla salumeria, che oggi rappresentiamo con ben sette Dop e Igp — conclude —, si unirà infatti il formaggio più famoso al mondo, il nostro Parmigiano Reggiano». Non solo. Grandi Salumifici Italiani e Parmareggio insieme — fa notare Giuliano Carletti, amministratore delegato di Bonterre — porteranno il gruppo a raggiunge «una dimensione economica e produttiva che poche imprese italiane alimentari possono vantare, mettendo a frutto i rispettivi fattori critici di successo per crescere ulteriormente in particolare sui mercati esteri».

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https://corrieredibologna.corriere....na-bf6fc30a-0f36-11e9-bf48-ff4b4231beaf.shtml
 

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Alevì, la start up di scarpe che corre sull’asse tra San Mauro Pascoli e Los Angeles

«Business plan accurato, idee chiarissime su come organizzare la produzione; pianificazione altrettanto chiara di placement del prodotto; un mix di ambizione, sogno e concretezza. Potremmo descrivere così gli ingredienti che hanno fatto di Alevì una start up di successo.


Le due fondatrici di Alevì, Perla Alessandri e Valentina Micchetti

Non sono ingredienti che si trovino facilmente osservando le start up. Almeno non tutti insieme: spesso ci sono ottime idee, manca però il partner produttivo o una visione economia e finanziaria che permetta almeno di testare il prodotto sul mercato, non solo in showroom. Altre volte ci sono idee e capitali, ma non si ha una visione di medio termine. Altre ancora da una prima intesa tra co-fondatori si passa a divergenze su dove andare o su come risolvere i problemi che inevitabilmente emergono quando si prova a far nascere e crescere un brand. Specie in un settore, quello della moda, decisamente affollato di marchi, nuovi e storici. Specie in un momento storico in cui, nella moda e non solo, la rivoluzione digitale ha cambiato le modalità di acquisto e di consumo. E forse persino la testa e i gusti delle persone.

Perla Alessandri e Valentina Micchetti, fondatrici di Alevì, sono prima di tutto amiche da tanto tempo: si conoscono, si vogliono bene e sanno quali sono i rispettivi punti di forza. Hanno background molto diversi: la prima è cresciuta a “pane e calzature”, anzi, a “pane e calzature di lusso”. Il calzaturificio della sua famiglia è a San Mauro Pascoli, nel cuore di uno dei distretti italiani delle scarpe, quello di Fermo-Macerata, e da anni produce per marchi internazionali come Chanel e Saint Laurent. Perla ha studiato economia e management, poi si è fatta le ossa in azienda nell’area commerciale e della produzione. Adora le scarpe, ovviamente.



Valentina invece ha 15 anni di esperienza in quel tipo particolare di pubbliche relazioni, come si diceva una volta (oggi si usa semplicemente “pr”) , che sono le “celebrity pr”. Si occupa cioè dei rapporti con le stylist, le persone (uomini ma soprattutto donne) che consigliano a cantanti, attrici, influencer come vestirsi. Un lavoro profondamente cambiato dalla diffusione dei social network. O forse nemmeno tanto: le celeb continuano a rivolgersi alle stylist, Instagram e altri social hanno semplicemente accelerato l’eco dei loro look. Un abito indossato su un red carpet e la calzatura che lo accompagna possono essere visti, apprezzati, commentati e condivisi da milioni di follower se parliamo si account di celeb americane come Beyoncé, Kendall Jenner e molte altre».

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https://www.ilsole24ore.com/art/mod...coli-e-los-angeles-111419.shtml?uuid=ABpDf8YB
 

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Sergio Rossi, fare scarpe con ottimismo: qualità e lavoro di squadra spingono la crescita

««Se mi spaventa la Brexit? Direi di no. Chi può dire cosa succederà... non lo sanno nel Regno Unito né a Bruxelles. Ma sono sicuro che Londra resterà una capitale globale, un punto di riferimento culturale e una città strategica per lo shopping di lusso. Per questo sono contento dell'investimento fatto nel negozio che abbiamo appena aperto e credo che il 2019 sarà un anno molto positivo per Sergio Rossi, in Europa e non solo».


L’ingresso della nuova boutique Sergio Rossi a Londra

Riccardo Sciutto, amministratore delegato dell'azienda di scarpe di lusso, è un entusiasta per natura. Ma è soprattutto un manager che fa progetti a medio termine, identificando i punti di forza di un brand e decidendo su cosa concentrare energie, economiche e creative. Lo ha fatto nelle sue due esperienze più recenti (Dodo di Pomellato e Hogan), lo sta facendo in Sergio Rossi.

«Il brand ha una notorietà altissima in tutto il mondo e, forse ancora più importante, un know how nelle calzature di alta gamma che ha fatto scuola nel distretto di San Mauro Pascoli e nel mondo – sottolinea Sciutto –. Nel 2018, grazie al potenziamento della fabbrica in Emilia-Romagna, abbiamo prodotto 200mila paia di scarpe: non è solo diventata più grande, ma anche più efficiente. Tutto parte da lì ed è in fabbrica che ho trascorso la maggior parte del mio tempo nel primo anno come amministratore delegato».


La presentazione #WonderMachine di Gary Card presso lo showroom di Milano

Sciutto è arrivato in Sergio Rossi nel febbraio 2016, a un mese dall'acquisizione dell'azienda da parte di Investindustrial. Dal fondo il manager, oggi 46enne, ha avuto massima libertà e i risultati si vedono: il fatturato 2018 è arrivato a 64 milioni, in forte crescita sull'anno precedente e per il 2019 si prevede un trend simile».

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https://www.ilsole24ore.com/art/mod...-spingono-crescita-114615.shtml?uuid=ABlFYehB
 

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Da Brescello a Rimini con stop a Bologna: 3 itinerari cinematografici

«Epica, a volte sorniona, fantasiosa. Oppure, semplicemente, molto bella. Visitare e osservare l'Emilia Romagna con gli occhi dei registi a cui ha dato i natali o che l'hanno scelta come set per alcuni dei loro capolavori, può riservare molte sorprese.



Questione di sfumature, di punti di vista quasi sempre visionari. Capaci di caricare città ed entroterra di suggestioni. Di popolarli di autentica poesia, come fece Fellini con “Amarcord”, per raccontare la Rimini della sua infanzia e adolescenza. O di trasformarle in palcoscenici di drammatici conflitti di classe nell'Italia contadina, così come pensò la campagna emiliana Bernardo Bertolucci, con il suo “Novecento”. Da Rimini a Piacenza, il patrimonio culturale lasciato da cineasti del calibro di Pier Paolo Pasolini, Fellini, Michelangelo Antonioni, Bertolucci (solo per citarne alcuni), diventa esperienza di viaggio con undici itinerari proposti da Apt Servizi, l'agenzia di promozione turistica della regione, in collaborazione con Emilia Romagna Film Commission, Fondazione Cineteca di Bologna e Ibc, istituto dei beni culturali.

I primi tre itinerari, con brochure in italiano e in inglese, sono già disponibili online sul sito emiliaromagnaturismo.it. Per scoprire la faccia fino ad ora nascosta di una regione che ha avuto un ruolo centrale nella storia del cinema.

Rimini e lo sguardo di Fellini
“Un pastrocchio confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare”. Così un giorno Federico Fellini descrisse Rimini, la città in cui nacque e visse fino al 1939, anno in cui si trasferì a Roma. Dai suoi ricordi sono nati film memorabili, in cui la città, con il suo mare, il monumentale Grand Hotel o il centralissimo Corso d'Augusto, vengono trasfigurati da una potenza immaginativa che diventa linguaggio universale. Il centro della città, l'antichissimo ponte di Tiberio, Piazza Cavour e Piazza Tre Martiri, set di alcune tra le più famose scene di “Amarcord”, sono la prima tappa di un percorso che porta prima allo storico Grand Hotel, affacciato sulla spiaggia e simbolo dei sogni proibiti del giovane Federico, per poi arrivare al mitico cinema Fulgor, appena restaurato, dove il regista immaginò goffi tentativi di seduzione della bella Gradisca da parte del giovane amico del cuore Titta. Seguendo le orme di Fellini, e della sua straripante fantasia, è doverosa una visita al caratteristico Borgo San Giuliano, prima cinta periferica, e al Museo della Città, dove sono esposti i disegni con quali il regista romagnolo ha raffigurato, per oltre trent'anni, i sogni che lo hanno ispirato».

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https://www.ilsole24ore.com/art/via...eschi-091456.shtml?uuid=AB7mHwhB&refresh_ce=1
 

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Le Officine di Reggio diventano un hub dell’innovazione

«un pezzo fondamentale della storia manifatturiera dell’intero Paese. E oggi candida Reggio Emilia a diventare la Silicon Valley dell’Emilia Romagna. Per le storiche Officine Meccaniche reggiane – nate nel 1901, dismesse dal 2008 – si apre un nuova fase, quella di hub della ricerca e dell’innovazione al servizio della crescita del sistema economico della città emiliana.



Nell’area di 150mila metri dove la storica fabbrica arrivò ad essere nel 1942, con 12 mila dipendenti, la quarta più importante in Italia - dopo Fiat, Ansaldo e Breda - , si è completata la riqualificazione del capannone 18, che adesso ospita laboratori di ricerca, uffici, cinque aziende ad alto contenuto innovativo (ma ne sono previste sette) e circa 300 persone tra ricercatori e tecnici. Un altro step – con una operazione da 15 milioni di euro – per la realizzazione del Parco dell’Innovazione, che già comprende il Tecnopolo di Reggio Emilia e la sede di Reggio Children. E, contemporaneamente, un esempio riuscito di partnership tra pubblico e privato; tra le aziende che hanno scommesso sull’opera di riqualificazione e Comune, Regione, ministeri allo Sviluppo economico e alle Infrastrutture.

Un’alleanza che ha saputo sviluppare un investimento totale di 50 milioni, con un metodo che per il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia «deve essere un metodo Paese, riportando al centro la questione industriale e l’innovazione. In questo luogo c’è tutto. C’è la collaborazione ma c’è anche l’idea di una industria del futuro che è ad alto valore aggiunto».
L’area industriale - dove nel tempo, a partire dagli inizi del secolo scorso, si sono prodotti materiali rotabili ma anche aerei da caccia, impianti per zuccherifici, gru portuali - avrebbe potuto diventare una bomba sociale, come ha ricordato il sindaco reggiano Luca Vecchi. Invece, dieci anni fa, l’idea: trasformarlo in un hub strategico per competere sul mercato globale. «Sull’area delle ex Officine Reggiane si gioca una posta rilevante del riposizionamento competitivo dell’intero sistema territoriale», conferma il presidente degli industriali della provincia emiliana Fabio Storchi. Riposizionamento che farà leva anche su un «campus specializzato nelle discipline digitali – prosegue Storchi - a completamento delle sedi universitarie».

[CONTINUA]

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