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Patto per il trasporto pubblico dell'emilia-romagna 2018-2020

LA RIFORMA DEL TRASPORTO PUBBLICO DELL'EMILIA-ROMAGNA

Raffale Donini
Assessore ai Trasporti, Reti Infrastrutturali, Programmazione Territoriale e Agenda Digitale presso Regione Emilia-Romagna

..."Una giornata storica per la Regione Emilia-Romagna: abbiamo firmato alla presenza del Ministro Graziano Delrio il Patto per il Trasporto Pubblico 2018-2020 dell'Emilia-Romagna.
Oltre 2 miliardi di investimenti previsti nel prossimo decennio per il rinnovo del materiale rotabile, rivoluzione tecnologica per la bigliettazione e infomobilità, integrazione tariffaria con un risparmio di 180€ per oltre 36.000 cittadini, oltre a una importante riforma della governance delle aziende su ferro e su gomma.
Un accordo storico anche perché frutto di un lavoro di oltre un anno e mezzo condiviso con tutti i comuni capoluogo e province, aziende e agenzie del TPL, associazioni,sindacati e comitati utenti.
Il futuro del Trasporto Pubblico...è adesso!"

Trovate qui le slide con tutte le novità previste: https://goo.gl/sTwngQ
 

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Romagna Acque, venerdì inaugura la nuova sede per dare il via anche al trasloco della Municipale

Per l'edificio in piazza Orsi Mangelli investimento di quasi 6 milioni di euro. Tutta l'area si potrà riqualificare

«Una nuova sede in piazza Orsi Mangelli per Romagna Acque che, dopo tre anni di lavori, si è insediata nella struttura alla vigilia dell'inaugurazione ufficiale in programma per venerdì prossimo, 25 maggio. Un progetto costato in totale 5 milioni 585mila euro e nato dall'esigenza di destinare gli ex uffici alla Polizia Municipale, in seguito ad accordi firmati alcuni anni fa, e di dotarsi di locali più moderni e funzionali all'operatività degli 80 dipendenti. Un'iniziativa quella di Romagna Acque che sposa il progetto dell'Amministrazione di riqualificare e far ripartire un'area del centro storico come è quella circostante al centro commerciale "I Portici" e dove sorgeva il complesso industriale che produceva filati artificiali dismesso negli anni '70».



http://www.corriereromagna.it/news/...-al-trasloco-della-municipale.html?refresh_ce
 

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Marchesini e la svolta di Pianoro «Packaging centro dell’economia»

««Il nostro futuro si gioca sulla tecnologia e l’innovazione perché la finanza e l’economia sono un derivato, non il punto di partenza. Oggi il packaging è al centro dell’economia mondiale. E qui siamo al centro del nostro stabilimento per accelerare l’evoluzione verso un nuovo modo non solo di produrre ma di progettare». Con queste parole l’ad del gruppo Marchesini, Pietro Cassani, ha inaugurato il nuovo hub di mille metri quadrati dedicato alla stampa 3D e alla prototipazione rapida, nel cuore dello stabilimento di Pianoro, un concentrato di tecnologie all’avanguardia (made in Germany) circondato dal verde dell’Appennino bolognese: un investimento da 3 milioni di euro solo in macchinari.



«Tra sei mesi abbiamo già progettato di ampliare e sostituire questi impianti, dobbiamo sforzarci di seguire costantemente l’evoluzione delle nuove tecnologie, questa sarà la fabbrica-laboratorio dove formare i tecnici del domani», aggiunge Maurizio Marchesini, presidente dell’omonimo gruppo fondato dal padre nel 1974, partendo da un garage. Oggi con 1.300 dipendenti e 300 milioni di fatturato (85% export e 12 società estere) Marchesini Group è tra i primi player mondiali nelle macchine di fine linea per l’industria cosmetica e farmaceutica e protagonista con gli amici-competitor di Ima e Gd-Coesia del distretto bolognese del packaging che contende ai tedeschi la leadership globale.

Non c’è un foglio di carta nel nuovo reparto diventato il simbolo del paradigma 4.0 del gruppo, dove una manciata di giovani tecnici (una sola persona può gestire 7-8 macchine in parallelo) monitora i “forni” in cui si stampano pezzi di plastica, gomma e metallo e i due enormi impianti che pochi metri più in là tagliano al laser e piegano lastre d’acciaio come fossero panetti di burro. Ma a calamitare l’attenzione all’interno dell’hub 4.0 (collegato a un nuovo magazzino automatico alto otto metri) è la M2, una macchina tedesca da 630mila euro, dove due laser al diodo trasformano polvere metallica in oggetti tridimensionali. La stampante, esattamente come quelle a getto di inchiostro, segue il disegno in 3D inviato direttamente dagli uffici di progettazione alla macchina, senza alcun intervento umano nel mezzo. L’impianto lavora in autonomia 24 ore su 24, trasformando il software in pezzi meccanici, attraverso un laser che pazientemente fonde a strati la polvere d’acciaio inox. Uno dopo l’altro, i vari strati si consolidano e danno forma all’oggetto. Tanto in metallo quanto in plastica e gomma, nelle altre stampanti Stratasys installate nella sala che lavorano fili sottili di plastica.



«È come se per fare uno stuzzicadenti non si partisse più dal tronco ma dalla segatura del legno», semplifica il processo il tecnico di turno. Grazie al metodo additivo pezzi unici dalle forme più irregolari e cave si materializzano davanti agli occhi esattamente come nella realtà virtuale, ma si toccano, quelli in inox hanno una densità del 99% e una resistenza tale da poter essere installati negli impianti prototipali di packaging al posto delle parti finora realizzate con la tecnica di asportazione del truciolo.

«Abbiamo creato questo centro operativo di prototipazione rapida e taglio laser per tenere sotto controllo tempi e costi della produzione - spiega il direttore operativo, Marco Marchesini -. I pezzi escono finiti dalle stampanti 3D e vanno direttamente sulle macchine, senza trattamenti ulteriori o passaggi logistici e questo ci permetterà di monitorare la pianificazione della produzione, l’usura delle macchine e la gestione degli errori. Non faremo re-engineering su pezzi di vecchia progettazione, si parte con una nuova pagina della storia manifatturiera. I progettisti di domani lavoreranno solo in additivo, dall’ideazione e progettazione del pezzo alla sua fabbricazione. E questa sarà la loro palestra».

Il contraltare sono i costi ancora molto alti. Un’ora di lavoro della stampante M2 costa in media 45 euro l’ora (32 euro per la stampante plastica) e ci vogliono quattro ore per realizzare un oggetto della dimensione di una pallina da tennis. Un chilogrammo di polvere d’acciaio sfiora i 100 euro di costo e anche se il 90% del materiale non fuso dal laser viene recuperato, il metodo additivo non è competitivo per prodotti di serie e grandi volumi. Ma Hp sta già sperimentando stampanti 3D che sparano gocce di polvere e le solidificano a velocità altissima, aprendo un nuovo paradigma anche per il metodo additivo.

«La tecnologia evolve così rapidamente che questo reparto rischia di essere obsoleto tra pochi mesi, per questo abbiamo già previsto nuovi investimenti. E per questo la formazione e preparazione del personale diventa l’aspetto cruciale per governare il cambiamento», spiega Cassani. I numeri del settore e dell’azienda lo permettono. «L’ordinato è aumentato del 30% in questa prima parte del 2018 sia in Italia sia all’estero - conclude l’ad – e gli organici stanno crescendo al ritmo di 120 nuove assunzioni ogni anno, per lo più tecnici e ingegneri. Siamo alla ricerca spasmodica di progettisti e softwaristi».

http://www.ilsole24ore.com/art/impr...Em5oo0E&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
 

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Segnalo un interessante dossier sulle eccellenze della regione, curato da Il Sole 24 Ore

Rapporto Emilia Romagna
http://www.ilsole24ore.com/dossier/...18/20180612-rapp24-emilia-romagna/index.shtml

- Il Patto per i giovani accelera la svolta 4.0

- Realtà virtuale e big data «aumentano» le filiere

- Formazione a tutto campo su industria e imprenditorialità

- L’Alma Mater trampolino e hub di giovani talenti internazionali

- Il turismo riaggancia il target giovani
 

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La ricetta di Alberto Vacchi: «Autonomia giusta e infrastrutture, questo serve alle tre locomotive d’Italia»

Intervista al presidente di Ima: il Passante? Collega le regioni virtuose, non dissipiamo le energie

«BOLOGNA - Poco più di un anno fa è toccato a loro, le associazioni degli industriali di Bologna, Modena e Ferrara, fondersi per dar vita a Confindustria Emilia Area Centro. Oggi, a Maghera, al battesimo di Assindustria Veneto Centro, cioè l’aggregazione fra le territoriali di Padova e Treviso, a raccontare come sia andata finora quell’esperienza sarà lo stesso presidente emiliano, Alberto Vacchi, assieme al terzo vertice dell’ideale nuovo triangolo industriale del Nord, cioè l’Assolombarda (Milano più Monza e Brianza e Lodi) di Carlo Bonomi.



Presidente Vacchi, è esagerato parlare, in Veneto, di una data epocale?
«Lo è sicuramente. Nella competizione globale anche il lancio di percorsi aggregativi evoluti è un elemento importante, credo sia diffusa ormai la consapevolezza che, per chi fa qualità, industria e tecnologia, la massa critica vada ricercata dimenticando i campanili».
A questo nuovo triangolo nel cuore della pianura Padana ci crede davvero fino in fondo?
«Che siamo un triangolo virtuoso penso non ci siano dubbi. Potremmo trainare moltissimo l’intero Paese da un punto di vista economico però da soli faremmo certamente fatica. Da qui deve partire un messaggio chiaro per l’intero territorio italiano, cioè che non si possono più dissipare energie in politiche di sviluppo sbagliate».
Veneto, Emilia e Lombardia hanno oggi in comune forti istanze di autonomia. Cosa vorrebbe entrasse nel portafoglio delle deleghe emiliane?
«Intanto credo sia utile far notare come le stesse richieste giungano da aree del paese con orientamenti politici tradizionalmente diversi. Lo spirito di centrosinistra emiliano esprime gli stessi bisogni di quello di centrodestra di Veneto e Lombardia. Stiamo parlando di una autonomia corretta e giusta, non certo assoluta e nemmeno parente di una separazione dal Paese, impossibile quanto senza senso. Sulle deleghe non mi esprimo, sarebbe molto complicato. Comunque è fondamentale stare molto attenti a non ricreare centralismi nel centralismo».
Torniamo alla fusione delle territoriali venete. Il progetto è stato limato nei dettagli ma forse voi, che ci siete passati, qualche consiglio da dare lo avete.
«Eh, il rodaggio è un’altra cosa. È inevitabile che si creino problemi non previsti ma l’associazione grande dà certamente una grande forza ad una rappresentanza che ha bisogno di una veste diversa. Ci deve essere evidentemente la capacità di mettere insieme i vari asset e cercare i punti comuni. Diciamo che è un processo che si avvia e poi si autoalimenta. Una volta partita, credo che la macchina non troverà più grossi ostacoli».
Il Veneto però arriva da uno scenario economico recente messo a dura prova dal collasso di una parte importante del sistema del credito. Ci sono fragilità profonde che non c’erano nel contesto in cui le territoriali emiliane hanno trovato la formula per aggregarsi. Pensa possa essere un handicap nella genesi di Assindustria Veneto Centro?
«Credo che i problemi che dovevano emergere siano già stati tutti affrontati e superati e vedo nel modo in cui la crisi delle banche è stata fino ad oggi gestita la dimostrazione della grande forza del Veneto. Nonostante questo, cioè, la regione si sta velocissimamente allineando per essere locomotiva assieme a Lombardia ed Emilia Romagna».
Nodo infrastrutture. Anche in Emilia ci sono inquietudini per l’ipotesi di congelamento, da parte del nuovo governo, di opere molto attese, quali il passante autostradale di Bologna.
«Per noi è un intervento determinante. Al di là della perfettibilità, da considerare in questo come in ogni progetto, va ricordato che non si tratta solo di collegare Casalecchio di Reno a San Lazzaro di Savena, ma una parte d’Italia ad un’altra parte d’Italia. Non creiamo perciò il presupposto di stoppare l’investimento perché sarebbe veramente un problema».

https://corrieredibologna.corriere....ia-b354343a-707a-11e8-9510-cddd5fc69185.shtml
 

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Bio-On inaugura il primo impianto di bioplastica per l’industria cosmetica

«A poco più di 60 anni dall’invenzione di Giulio Natta del catalizzatore per orientare i polimeri e dall’avvio a Ferrara del primo impianto al mondo di polipropilene, l’Emilia e l’Italia hanno iniziato a scrivere ieri un nuovo capitolo della storia della chimica mondiale, verde questa volta. Perché a Castel San Pietro Terme (a metà strada tra mola e Bologna), Bio-On ha aperto ieri il primo stabilimento del pianeta per la produzione di bioplastiche speciali: un investimento da 20 milioni di euro tra la fabbrica di 3.700 metri quadrati (e altri 6mila edificabili in un’area di 30mila mq), laboratori di ricerca e attrezzature.



Nello stesso sito dove fino al 2009 Granarolo produceva yogurt dalla fermentazione del latte, ora una squadra di 45 tra tecnici e ricercatori Bio-On (che raddoppieranno a 90 persone a regime) produrrà un migliaio di tonnellate l’anno di microsfere di biopolimeri dalla fermentazione di batteri non patogeni, nutriti con gli scarti vegetali. Una filiera 100% naturale, sostenibile e biodegradabile per produrre microplastiche, principalmente per usi cosmetici, non più dagli idrocarburi ma dai residui di lavorazione di barbabietole e canne da zucchero, con impatto zero sull’ambiente, «replicando un processo che esiste in natura da milioni di anni, perché “la natura trova sempre la soluzione”», è il mantra che ripete Marco Astorri, presidente e ceo di Bio-On. L’Intellectual property company fondata nel 2007 con l’amico imprenditore bolognese Guy Cicognani partendo da due Mac in un ufficio per studiare chi nel mondo aveva soluzioni per produrre bioplastiche. Studi che portarono all’incontro fatale all’Università delle Hawaii con il dottor Jian Yu (presente ieri a Castel San Pietro per l’inaugurazione), all’acquisto dei suoi brevetti e al primo impianto sperimentale di polidrossidi, in una conigliera della campagna bolognese.

«Abbiamo posato la prima pietra di questo stabilimento il 21 marzo 2017, siamo riusciti a rispettare i tempi e a mantenere le promesse fatte al mercato, pur avendo a che fare con un impianto che è un unicum del genere in Italia e il più avanzato tecnologicamente al mondo: assomiglia più a un birrificio che a una raffineria», afferma il ceo di Bio-On. Cresciuta in questi anni grazie alla concessione in licenza del portafoglio brevetti (oltre 50 all’attivo), tanto che dalla quotazione in Borsa, al segmento Aim, del 2014 a oggi il titolo è passato da 5 a 60 euro con una capitalizzazione record di un miliardo di euro.

E mentre Astorri spiega le fasi del processo che trasforma scarti agricoli in una melassa con cui i batteri si nutrono per 30-40 ore dentro ai fermentatori producendo Phas (i poliidrossialcanoati, granelli porosi di 6-7 micron simili a una sabbia bianca, base di partenza per qualsiasi successiva lavorazione “plastica”, dai cruscotti per auto ai casalinghi fino ai giocattoli) alle sue spalle scorrono le immagini di albatros agonizzati per l’ingestione di tappi e sacchetti di plastica derivata dal petrolio e i filmati dei danni che la plastica invisibile usata in cosmesi causa ai pesci e quindi a chi li mangia, visto che nessun filtro riesce a bloccare il viaggio delle microsfere contenute in solari, dentrifici, trucchi, dai lavandini delle nostre case al mare. I dati raccontano di oltre 4,67 milioni di tonnellate di plastica che solo dal 1° gennaio 2018 a oggi sono finite nei nostri mari con la prospettiva di arrivare a 10 milioni di tonnellate entro dicembre. «La polvere di poliidrossialcanoati (Phas) che noi produciamo qui a Castel San Pietro si degrada invece nel giro di 70 giorni e non è idrosolibile, sono i batteri presenti in natura che la decompongono naturalmente trasformandola in cibo per la fauna marina», precisa il presidente.

Il primo prodotto che uscirà dal nuovo polo Bio-On sarà Minerva Bio Cosmetics, le microperline in bioplastica per l’industria cosmetica, ma nel laboratorio di R&S si sperimenteranno anche soluzioni per nanomedicina, biomedicale, nutraceutica, elettronica organica e materiali smart. «Il nostro core business resterà però la concessione in licenza dei nostri brevetti, altri due stabilimenti simili a questo ma su scala industriale(5-10mila tonnellate) sono in costruzione uno in Francia e l’altro a San Quirico di Parma, ma sono già 13 le licenze cedute in gir per il mondo», rimarca il presidente. Che punta ai 140 milioni di fatturato nel 2020 (dagli 11 milioni del 2017) e in autunno si prepara allo spostamento del titolo dall’Aim allo Star».

http://www.ilsole24ore.com/art/impr...ource=dlvr.it&utm_medium=twitter&refresh_ce=1
 

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Dopo la tempesta giudiziaria riparte Cpl Concordia

«Molti lettori ricordano che nel marzo 2015 un pm di Napoli, Henry John Woodcock, forte delle intercettazioni dell'ufficiale dei carabinieri Gianpaolo Scafarto fece mettere in prigione il sindaco di Ischia e il vertice dell'azienda cooperativa modenese Cpl Concordia; l’accusa era corruzione nel metanizzare l’isola; l'azienda fu spazzata dall'inchiesta, gli ordinativi saltarono, fuggifuggi dei clienti, il giro d'affari precipitò, 400 dipendenti licenziati e le loro famiglie sul lastrico e gli altri impoveriti da cassa integrazione e contratti di solidarietà. Tre anni e mezzo dopo, cioè ora: il sindaco è stato assolto; i dirigenti della Cpl Concordia sono ancora in attesa di processo perché non si riesce a chiudere l'indagine accusatoria; la cooperativa è ripartita. Un nuovo vertice, il valore della produzione a 221 milioni di euro, un utile di 3,7 milioni e un incremento (+10,5%) del patrimonio netto a 124,3 milioni. Forse è passata 'a nuttata.



Ripartono le commesse
Dice la cooperativa che finalmente «i fondamentali economico-finanziari confermano una sovraperformance rispetto al piano industriale concordato con il ceto bancario», l’Ebitda risale a 17,4 milioni e del risultato operativo a 5,8 milioni.
L’accanimento giudiziario (appena la Cpl Concordia sembrava riprendere fiato, zac arrivava un nuovo capo d’accusa) aveva spazzato il portafoglio ordini e azzerato anni di commesse, le quali finalmente ora tornano: lavori per 700 milioni di euro per i prossimi anni. Tra le commesse ridecollate ecco quelle del Teatro del Maggio Fiorentino e dell’Autoritorium del Parco della Musica di Roma (appalti di gestione tecnologica e manutentiva), i contratti firmati con Italgas, Open Fiber ed Hera per lavori come la posa delle reti di fibra a Lecce e Taranto, il cambiamento dell’illuminazione delle torri faro all’aeroporto di Linate, oppure la costruzione e la fornitura di un intero impianto di rigassificazione del metano liquido per la San Marco Petroli di Venezia Marghera.

Concluso il periodo di commissariamento, messa in archivio la presidenza storica di Roberto Casari ancora in attesa di un processo che non riesce ad arrivare in aula, il nuovo consiglio d’amministrazione della cooperativa ha eletto alla presidenza un giovane di 33 anni, Paolo Barbieri, emiliano di Mirandola, vicepresidente nel triennio del disastro insieme con il presidente uscente Mauro Gori. Confermato Pierluigi Capelli nel ruolo di direttore generale.

Gli scarriolanti delle bonifiche
La Cpl Concordia era nata nel 1899 a Concordia sulla Secchia (Modena) come Cooperativa Produzione Lavoro i cui braccianti e scarriolanti bonificarono dagli acquitrini gran parte della bassa padana; oggi è un gruppo cooperativo multiutility che lavora nella gestione calore, nell’acqua e gas (costruzione, manutenzione e gestione delle reti), illuminazione pubblica, servizi tecnologici, fonti rinnovabili.
Un cenno sui conti della cooperativa. Dopo 3 anni di perdite, il bilancio 2017 della cooperativa registra un utile d'esercizio di 3,7 milioni di euro, che permetterà anche il riconoscimento di dividendi ai possessori di azioni di partecipazione cooperativa (Apc). Il valore della produzione riclassificato si attesta a 221 milioni (in calo di 1,6 milioni rispetto al 2016) su un patrimonio netto di 124,3 milioni. Il consolidato del gruppo Cpl ha rilevato un utile netto 2017 dopo le imposte pari a 10,9 milioni di euro, contro una perdita 2016 di 3,2 milioni, e un valore della produzione di 285,9 milioni con un Mol costante a 31,5 milioni.

Senza lavoro
Ma dopo i numeri, l’aspetto più importante: le persone. Nel 2014 lavoravano per la cooperativa 1.351 persone, nel 2016 la crisi giudiziaria della Cpl Concordia aveva lasciato per strada 200 lavoratori, scesi a 1.151, e altri 200 dell’intero gruppo. In tutto, 400 persone hanno perso il lavoro per la tempesta giudiziaria.
Gli altri hanno dovuto tagliarsi lo stipendio. Ora la cooperativa ha potuto riallargare l’organico di una trentina di persone».

http://www.ilsole24ore.com/art/impr...arte-cpl-concordia-174526.shtml?uuid=AEd4qrGF
 

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Mirandola nell’era biomedicale. Così nasce il brevetto salva vita

«E' frutto di un’alleanza transoceanica tra due giovani aziende biomedicali con piccoli numeri ma altissimo potenziale, la modenese Aferetica e l’americana CytoSorbents, il brevetto mondiale “PerLife”, presentato pochi giorni fa a Madrid al Congresso internazionale dei trapianti: un sistema che attraverso la “pulizia” degli organi vivi da trapiantare è in grado di aumentare dal 20 al 30% la percentuale di successo dell’intervento chirurgico. In uno scenario globale in cui il gap tra domanda e offerta è del 90%, ovvero c’è un solo organo disponibile a fronte di 10 trapianti da eseguire.



«Dopo quattro anni di ricerca siamo pronti a passare dalla fase pionieristica a quella industriale. La chiave di volta è stata l’integrazione dell’innovativo filtro PerSorb di CytoSorbents, grazie alla partnership siglata dieci mesi fa. Ora puntiamo a concludere la certificazione dell’apparecchiatura, dei disposable e delle soluzioni per iniziare la commercializzazione entro l’inizio del 2019. Il nostro obiettivo è produrre più di 300 apparecchiature da qui al 2021 e quadruplicare il fatturato, dai 2,5 milioni di euro del 2017 a 10 milioni nel giro di tre anni», afferma Mauro Atti, amministratore delegato di Aferetica. Start-up innovativa da lui creata nel distretto di Mirandola nel 2014, assieme a Stefano Rimondi (altro nome con un lungo curriculum nel polo biomedicale), all’interno del Parco scientifico-tecnologico costruito dopo il sisma per stimolare la ripartenza del più importante cluster in Europa dei dispositivi monouso: nella Bassa Modenese è concentrato oggi un centinaio di aziende, per 5mila addetti e un miliardo di euro di giro d’affari.

«Il successo del nostro progetto è il risultato di un lavoro di squadra che ha coinvolto tutto il distretto. Attorno ai nostri 12 ricercatori diretti ci sono almeno altre cinque aziende del territorio, per una cinquantina di persone, tra meccanica, elettronica, disposable», precisa Atti, convinto che per una start-up come Aferetica non abbia senso crescere dimensionalmente per impelagarsi nella produzione, quando ci sono già nel Mirandolese tutte le competenze e le tecnologie necessarie a sviluppare e trasformare idee medico-scientifiche in dispositivi per il mercato. «Sono le idee la merce più preziosa e non nascono stando chiusi nei laboratori ma andando in giro per gli ospedali a parlare con clinici e sanitari – l’ad di Aferetica fa suo il mantra di Mario Veronesi, il padre del distretto, fondatore dell’azienda capostipite Bellco nel 1972 –. E anche questo nuovo brevetto PerLife nasce dalle discussioni e dalla collaborazione con il prof. Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri, con i medici dell’Ospedale di Bergamo, con i ricercatori delle Università di Torino e Pisa, con il Centro nazionale trapianti».

Il macchinario made in Mirandola funziona così: l’organo da trapiantare, prelevato dal donatore, viene sottoposto a una perfusione, ossia un lavaggio a temperature tra i 4 e i 37 gradi con un liquido affine a quello corporeo, che lo purifica e ne migliora funzionalità e vitalità, aumentando del 20-30% la possibilità di recuperare organi cosiddetti marginali (altrimenti inutilizzabili) e quindi il numero di trapianti. Il valore aggiunto portato dalla Corporation CytoSorbents di Monmouth Junction, quotata al Nasdaq, leader nei sistemi salvavita di depurazione del sangue in terapia intensiva (15,1 milioni di dollari di ricavi 2017, con un exploit del +59% in dodici mesi e 8,8 milioni di spesa in R&S solo nell’ultimo anno), è la tecnologia racchiusa nel brevetto CytoSorb: si tratta di polimeri che come spugne assorbono le impurità del sangue evitando infezioni e sepsi. «Nel New Jersey c’è il più importante distretto mondiale di queste resine sintetiche assorbenti, così come a Mirandola c’è il polo dei dispositivi monouso e in Valtellina quello delle soluzioni infusionali per gli ospedali», aggiunge Atti, citando la terza gamba del progetto. Arrivano infatti dalla Valtellina le soluzioni per perfondere e depurare con il nuovo sistema PerLife gli organi ex vivo da trapiantare, per ora rene e fegato, che rappresentano l’88% dei 136mila trapianti di organi fatti lo scorso anno nel mondo. Ed è figlio del fondatore di Bieffe Medital (marchio storico del distretto sondriese, oggi gruppo Baxter) Alberto Siccardi, titolare della società biomedica svizzera Medacta che ha iniettato da poco un altro milione di euro in Aferetica, di cui è azionista, per accelerare lo sviluppo del brevetto.

Non esistono confini e bandiere, insomma, quando in gioco ci sono innovazioni e terapie medico-scientifiche in grado di cambiare la sopravvivenza dell’uomo. E mirano proprio a consolidare il ruolo di crocevia internazionale di Mirandola, i nuovi investimenti in arrivo nel distretto per spingere innovazione e formazione: «Entro il 2019 sarà pronto l’ampliamento del Tecnopolo, da 600 a mille mq – spiega Giuliana Gavioli, vicepresidente Democenter con delega al Parco scientifico-tecnologico – con nuovi laboratori, una sala usability, un incubatore. E il Comune si è già impegnato ad aprire altri 2mila mq di spazi per coworking e incubazione, dove ospitare non solo start-up ma anche laboratori di imprese e favorire la contaminazione tra scienze, economica, It, digitale. Inoltre l’Its Biomedicale sta lavorando a un nuovo corso post diploma in Scienze della vita focalizzato sull’Industria 4.0, mentre all’UniMore partirà nel 2019 un Master di II livello in Scienze regolatorie dei dispositivi medici».

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Le grandi opere a passo di lumaca

Scontro tra i Costruttori e Viale Aldo Moro sui ritardi, ma il problema è il nuovo governo che minaccia di bloccare le infrastrutture



«L’Emilia storicamente aveva avuto i suoi problemi a sbloccare le grandi opere ferme da anni. E proprio ora che si era riusciti più o meno a fare partire tutto (almeno nella fase istruttoria) è cambiato il governo e l’aria che tira non è buona: il rischio è che Passante di Mezzo, Cispadana e Campogalliano-Sassuolo si fermino. Il presidente del Collegio Costruttori Giancarlo Raggi intanto accusa di immobilismo e «incapacità decisionale gli enti locali» e l’assessore regionale Raffaele Donini replica precisando che la Regione, «da vera amministrazione Cepu, costretta a fare sempre il 3X1, sta provvedendo a sbloccare tutti i cantieri». Il dialogo a distanza arriva nei giorni immediatamente successivi alla presentazione di un documento nazionale dei costruttori per riformare il nuovo codice degli appalti, presentazione divenuta occasione per fare il punto sulle opere incompiute: ben 270 in tutta Italia.

Persi quasi 6 mila lavoratori in dieci anni
Sotto le Due Torri le grandi opere al palo sono le solite: il Passante di Mezzo su cui il governo pentastellato fa ostruzionismo, il nodo di Rastignano e quello di Casalecchio, a cui sono legate una serie di interventi di adduzione necessari per migliorare la tenuta dell’intero sistema territoriale delle infrastrutture. «Siamo in attesa di conoscere il nuovo rapporto Sitar (acronimo di Sistema informativo telematico degli appalti dell’Emilia-Romagna, ndr) che contiene i dati aggiornati sullo stato dell’arte dei lavori pubblici, ma lo tengono nascosto — è l’affondo di Raggi — L’ultimo è aggiornato al 2016. In ballo ci sono milioni di euro e un calo di fatturato non indifferente delle imprese del settore». Se i cantieri sono chiusi, insomma, non si recluta forza lavoro e non si guadagna. In particolare, negli ultimi dieci anni, sottolineano dal Collegio dei Costruttori di Bologna, si sono persi quasi 6 mila lavoratori (negli anni d’oro erano almeno 12.000), registrato un calo del fatturato di circa il 40% e un abbattimento degli investimenti dei due terzi. «La paralisi delle grandi infrastrutture — prosegue Raggi — dipende dalla carenza di capacità decisionale da parte del sistema politico e dal continuo palleggiamento fra sistema locale e sistema nazionale, palleggiamento che il cambio di colore al governo può solo rallentare ulteriormente».

La Regione sblocca i cantieri
L’assessore regionale, però, non ci sta. «A queste accuse si deve rispondere con un linguaggio di verità — è la sottolineatura di Donini — Di fronte a un governo che blocca le opere, c’è una Regione che sblocca i cantieri. E questa è la verità». Questi i numeri che snocciola Donini. Primo: il nodo di Rastignano fermo da trent’anni. «Lo abbiamo cantierato — ricorda — e a fine dicembre 2018 inaugureremo la bretella del Dazio. La seconda tranche del primo lotto sarà invece inaugurata a giugno 2019». Quanto al secondo lotto, che l’Ance dice di non essere ancora stato messo a bando, Donini annuncia che, nell’ambito del Patto per Bologna, sono state reperite risorse per quasi 40 milioni e che i lavori partiranno subito dopo la fine di quelli per il primo lotto. Secondo: il nodo di Casalecchio. Sull’interramento stradale della Porrettana, che ha un valore di 160 milioni, si è già pronunciato il Cipe e il cantiere si aprirà entro il 2019. Terzo e ultimo: il Passante di Mezzo che da solo vale 750 milioni di euro. «Noi ci siamo e anche Ance e i Comuni — chiude l’assessore — Il governo non credo avrà veramente gli argomenti per mandare tutto all’aria».

https://corrieredibologna.corriere....ca-bb5ff25a-8e47-11e8-9086-cb01695d7938.shtml
 

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A Misano Adriatico il MotoGP «muove» 65 milioni

«Il Campionato Mondiale di MotoGP è ripartito da Misano Adriatico. Dopo lo stop forzato di Silverstone, con l'ultima gara di agosto cancellata per pioggia, i protagonisti del Motomondiale si sono sfidati sul circuito dedicato al compianto Marco Simoncelli. Nella classe regina del Motomondiale si è imposto Andrea Dovizioso, con il forlivese che ha regolato Marc Marquez (primo in classifica generale) e Cal Crutchlow. Nonostante il settimo posto di Valentino Rossi, gli sportivi italiani hanno vissuto una giornata memorabile, anche grazie alle vittorie di Francesco Bagnaia in Moto2 e Lorenzo Dalla Porta in Moto 3.



Quest'anno il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini ha fatto segnare il record di pubblico. Nel weekend 159.120 persone (96.758 solo domenica) si sono riversate sulle tribune e il prato del Misano World Circuit.
La MotoGP offre al territorio riminese una straordinaria opportunità di attrarre appassionati da tutto il mondo. Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio sul Turismo dell'Emilia-Romagna, in collaborazione con Trademark Italia, nel 2016 l'impatto economico sull'area interessata dall'evento è stato di 70,8 milioni di euro. Le strutture ricettive presenti sulla costa della provincia di Rimini hanno incassato 32,5 milioni di euro tra spese per l'alloggio, consumi per la ristorazione, bar e altri extra.

Due anni fa l'esborso sostenuto dal pubblico (escursionisti e turisti) è stato di circa 60 milioni di euro. Per alberghi e ristoranti, altri incassi arrivano dalle spese di addetti ai lavori (1,2 milioni) e partecipanti alle manifestazioni di contorno (1,1 milioni) che si svolgono nella settimana che precede la gara. Quest'anno l'indotto economico stimato dagli organizzatori supera i 65 milioni di euro. Secondo il moltiplicatore individuato da Trademark Italia e Sigma Consulting, ogni euro investito garantisce incassi pari a 7,1 volte. Per l'organizzazione dell'evento i costi ammontano a circa 9 milioni di euro. La cifra comprende la quota da elargire a Dorna, la società spagnola che gestisce le tre classi del Motomondiale. Inoltre, vanno conteggiati gli esborsi delle amministrazioni pubbliche locali per rinforzare azioni e controlli su viabilità, trasporti urbani, ordine pubblico e nettezza urbana.

Gli eventi ufficiali targati MotoGP, programmati sul territorio dal 5 al 9 settembre, hanno richiamato l'interesse di 300mila persone tra i comuni riminesi e San Marino. Per assistere alle gare di domenica, il prezzo dei biglietti variava dai 90 euro per il Prato ai 260 euro della tribuna Centrale Partenza (coperta). Alla riuscita del Gran Premio collaborano: la Regione Emilia-Romagna, Destinazione Romagna, la Repubblica di San Marino, Misano World Circuit e la Provincia di Rimini con i cinque comuni della Riviera di Rimini (Bellaria Igea Marina, Cattolica, Misano, Riccione e Rimini). L'impegno promozionale di tutte le parti ha consentito di portare le presenze dagli 88 mila del 2014 agli oltre 158 mila degli ultimi tre anni.

Nel 2018 i comuni hanno elargito un totale di circa 420mila euro, a cui si somma l'apporto della Provincia da 164 mila euro, mentre la Regione si è impegnata a versare un contributo suppletivo di 106 mila euro. Recentemente è stato prorogato fino al 2023, salvo diritto di recesso da esercitare entro il 30 settembre 2021, l'accordo (in scadenza al 2020) tra Dorna Sports, il Misano World Circuit e la Repubblica di San Marino. Quest'anno è stato onorato un contratto da 3,6 milioni di euro, con la Santa Monica S.p.A. che ha garantito 2,5 milioni di euro.

Il fatturato della società proprietaria dell'autodromo vanta un fatturato superiore ai 15 milioni di euro, con un risultato netto positivo di 784 migliaia di euro. Il title sponsor del GP di San Marino e Riviera di Rimini 2018 è Octo Telematics, società attiva a livello globale nel settore della telematica assicurativa per auto. Il marchio Octo è già presente da tempo nel campionato di MotoGP, grazie agli accordi di sponsorizzazione con il Pramac Racing Team e i GP di Silverstone e Austin. Ad oggi il Misano World Circuit è omologato per 110 mila spettatori e ospita anche altre manifestazioni motoristiche, come la Superbike, le prove del Campionato Italiano Velocità, la Coppa Italia e il Misano Classic Week End. Venerdì a Misano c'è stato spazio anche per gli sport elettronici, con le semifinali della MotoGP eSport Championship trasmesse su Twitch, Youtube, Facebook e Twitter».

http://www.ilsole24ore.com/art/noti...lioni-150144.shtml?uuid=AE2Rw4pF&refresh_ce=1
 

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ludovico van
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Restando a Misano, nei giorni scorsi è stato dato il via libera ad un nuovo centro commerciale: con 32.000 mq di superficie sarà il secondo più grande della provincia di Rimini, dopo le Befane.

Misano: il nuovo centro commerciale si farà





Non lontano da Misano, cioè a San Marino, appena oltre il confine, è in costruzione un nuovo outlet di abbigliamento di lusso chiamato The market. 150 milioni di investimento, aprirà a metà 2019.






A Ravenna, la scorsa primavera è stato inaugurato l'ampliamento del centro commerciale ESP. 100 nuovi negozi, soprattutto abbigliamento e ristorazione.





Non lontano da Ravenna, cioè a Cesena, sono partiti i lavori di ampliamento (edificio chiamato C nel rendering) del centro commerciale Montefiore. Nuovi negozi e aumenta anche la superficie della Conad. Sempre la Conad ha messo circa 5 milioni di euro per la costruzione della nuova caserma dei carabinieri che sorgerà accanto al cc (lettera A). I lavori sono già partiti in estate.

Espansione del Montefiore: la Regione dice sì

Nuova caserma: posata la prima pietra





Nuovo centro commerciale anche a Parma, chiamato Emilia district, che sorgerà lungo l'autostrada accanto alla fiera, sui terreni dove prima c'era la Salvarani. 200 milioni di investimento, sarà gestito da Sonae Serra.I lavori sono a buon punto, dovrebbe aprire nell'autunno del 2019.

Foto dei lavori: Emilia district


 

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Povero madonna user
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Stendiamo un velo pietoso sulle chiusure domenicali.

Non posso però fare a meno di notare che se Donini ce l'ha con il governo che blocca le grandi opere e poi dice che queste sono bloccate da trent'anni... beh non è che fa scattare l'assalto alla diligenza di chi è al governo da 3 mesi e mezzo.

Almeno se vuole sostenere una tesi anche condivisibile potrebbe non mettersi i bastoni in mezzo alle ruote da solo.
 

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Il ministro: "Emilia Romagna autonoma entro un mese"

L'iter per il trasferimento di maggiori competenze alla Regione è completato, la conferma di Erika Stefani



«"Possibile accordo entro un mese" per l'autonomia dell'Emilia-Romagna. Lo ha garantito il ministro delle Autonomie Erika Stefani rispondendo in commissione alla Camera al parlamentare Pd Marco Di Maio. E' lo stesso Di Maio a darne notizia in un comunicato. "La ministra conferma che l'accordo per la maggior autonomia dell'Emilia-rRmagna si può chiudere entro l'anno. Rispondendo alla mia domanda in audizione ha annunciato che l'intesa si può raggiungere 'entro un mese' il che significa che è possibile arrivare al traguardo definitivo entro il 2018. Una notizia positiva che arriva proprio nel giorno in cui il consiglio regionale dell'Emilia-Romagna ha approvato, senza voti contrari, il progetto definitivo".

La legge che attribuirà le competenze alle Regioni non prevede "alcun aggravio sulla finanza pubblica: tutto sarà declinato in base al costo storico dello Stato regionalizzato per le materie trasferite". Lo ha ribadito la ministra per gli Affari regionali Erika Stefani durante l'audizione presso le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Le richieste giunte finora al suo dicastero sono 8, vale a dire Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria (in forma congiunta) e Piemonte. L'iter procedurale per partecipare al meccanismo di autonomia differenziata, ha sottolineato la ministra, "è lo stesso per tutte le Regioni richiedenti e questo deve indurre un'omogeneità metodologica"».

https://bologna.repubblica.it/crona...ia_romagna_autonoma_entro_un_mese_-206814068/
 

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A Ferrara alleanza Syndial-Comune per offrire nuove aree industriali

«Comune di Ferrara e Syndial (il braccio di Eni per i servizi ambientali) si alleano per favorire la reindustrializzazione delle aree bonificate nel petrolchimico estensi e rilanciare l’occupazione. Il protocollo di intesa fresco di firma sancisce infatti l’impegno delle parti per i prossimi otto anni ad attivare progetti di sviluppo che possano assicurare nuove aree “pulite” e attrezzate per insediamenti di attività produttive e rilanciare così un’economia più sostenibile e competitiva in una provincia, quella estense, che resta la più debole della via Emilia in termini di crescita del Pil e del lavoro.



Nel Comune di Ferrara Syndial è proprietaria di circa 126 ettari, di cui 116 all’interno dello sito petrolchimico e 10 fuori dal perimetro. Dal 2003 la società ha speso circa 34 milioni di euro per le misure di prevenzione e per le opere di messa in sicurezza e per il ripristino ambientale dei terreni e della falda e ha in programma ulteriori investimenti per 32 milioni di euro per ultimare gli interventi. Il Protocollo, firmato dal sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, e dall’ad di Syndial (Eni) Vincenzo Maria Larocca, prevede che già entro i prossimi 45 giorni i primi 3,6 ettari di aree industriali bonificate vengano messi a disposizione dell’amministrazione e altri 1,4 ettari saranno ceduti nel giro di quattro mesi. Sono inoltre già concordati interventi di potenziamento come la posa di cavi elettrici interrati a servizio di tutti gli impianti produttivi del polo industriale. Così come l’abbattimento della vecchia centrale termoelettrica, CTE1, il simbolo del passato inquinante rappresentato dal petrolchimico in città».
[...]

https://www.ilsole24ore.com/art/imp...-aree-industriali--090542.shtml?uuid=AE6XXk2F
 

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Bonifiche ferraresi mette d’accordo i consorzi e pensa alla svolta con la ricapitalizzazione

Il gruppo con 7 mila ettari di terreni coltivabili rappresenta la prima azienda agricola italiana e l’unica quotata in Borsa in Europa



«Bonifiche Ferraresi inaugura il nuovo centro direzionale per la Toscana a Santa Caterina in Valdichiana e si prepara a lanciare l’aumento di capitale da 150 milioni, operazione per la quale il consiglio ha ricevuto delega in luglio. Il gruppo, che con 7 mila ettari di superficie coltivabile rappresenta la più grande azienda agricola italiana (e l’unica quotata in Borsa del settore in Occidente) potrebbe essere alla vigilia di un salto dimensionale. L’occasione può essere proprio la ricapitalizzazione che dovrebbe partire con un board da mettere in calendario entro metà ottobre. Il progetto, secondo quanto è stato possibile raccogliere anche nel corso della cerimonia di inaugurazione alla quale hanno partecipato azionisti, rappresentati delle associazioni agricole, istituzioni e banche, prevederebbe l’acquisizione del controllo da parte di Bonifiche Ferraresi di una nuova società costituita ad hoc dai sei principali Consorzi agrari che presentano un valore delle produzione pari a circa 1,3 miliardi.

Secondo queste ipotesi, che non vengono commentate da Bonifiche, il gruppo agroindustriale guidato da Federico Vecchioni, che si è prefisso di essere un hub per il settore del nostro Paese, realizzerebbe una svolta significativa. In linea sotto il profilo strategico con il percorso compiuto da quando, nel 2014, un gruppo di soci istituzionali, industriali e agricoli, ha rilevato con un’Opa il 60% di Bonifiche Ferraresi da Banca d’Italia azionista di maggioranza dal 1942 della società costituita nel 1871. Da allora, cambiando il modello di business conservativo che aveva caratterizzato la gestione precedente, il gruppo è passato anche attraverso acquisizioni da 9 milioni di fatturato agli 85 previsti per fine 2018, con investimenti complessivi che, compreso il prossimo aumento di capitale, raggiungono quota 500 milioni. Nel frattempo il gruppo si è articolato in una holding quotata, Bf, che controlla Bonifiche Ferraresi e altre società, e si è arricchita la platea degli azionisti. In particolare nel settembre 2015 hanno deciso di investire in Bonifiche i Consorzi agrari e nel 2017 è entrata nel capitale Cdp equity, che oggi con il 19,9% è il secondo socio dopo la Fondazione Cariplo che detiene il 21,8%. Altri azionisti di rilievo sono Carlo De Benedetti, Sergio Dompé, la famiglia Gavio, Bios Line, Farchioni olii, il gruppo Cremonini, i mulini Ocrim, la Popolare di Cortona.
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https://www.corriere.it/economia/18...33-11e8-b1b9-790a44cac897.shtml?refresh_ce-cp
 

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Il test del distretto di Sassuolo. La rivoluzione permanente 4.0 cambia il «made in Italy»

La differenza ora la fanno le macchine flessibili. Tecnologia e organizzazione fanno la differenza per poter reggere l’urto degli spagnoli



«Tra gli economisti industriali c’è una vecchia consuetudine: per fare l’oroscopo dei distretti ci si reca a Sassuolo. Il circondario emiliano della ceramica è considerato il fratello maggiore dei distretti italiani, lo è sin dai tempi degli studi di Michael Porter e di Romano Prodi nonostante tutti i mutamenti che sono intervenuti in 40 anni. Oggi andare a Sassuolo ha un’altra valenza, spostare in avanti la riflessione sul 4.0. Abbiamo trascorso una buona fetta del ‘17 a cercare riscontri quantitativi al piano Industria 4.0, ora dobbiamo capire come la nuova tecnologia sta cambiando il modo di fare manifattura.
La ceramica italiana gode di buona salute, viene da un lungo periodo di vacche pingui e non ha ancora avvertito i segni del rallentamento dell’economia. Per di più il fattore-Trump che preoccupa gli altri settori in questo caso gioca a favore perché il nemico è comune, il dumping cinese. Quella dei dazi europei contro Pechino è una vecchia battaglia degli industriali italiani e vedere che Washington impugna la stessa bandiera qualche speranza in più la dà. Certo c’è il rischio che il presidente rivolga il suo bazooka contro la Ue ma per ora non ci sono avvisaglie di dazi anti-europei. Nel settore delle piastrelle è andata avanti in questi anni anche una silenziosa concentrazione, le 80 aziende primarie di Sassuolo alla fine fanno riferimento a una ventina di gruppi strutturati e in aspra concorrenza tra loro. E’ possibile che nel futuro il consolidamento vada avanti per naturale evoluzione e per il peso degli investimenti ma intanto la notizia più recente è l’arrivo dei cinesi che grazie alla presenza nel fondo Mandarin hanno acquisito il gruppo Rondine, uno di quelli della prima fila.

Come si usa dire, il 4.0 nella ceramica ha rappresentato un salto di paradigma. Era un’industria di processo rigida, ora si sta mettendo in grado di governare, grazie a una tecnologia flessibile, sia tutti gli aspetti della produzione sia il rapporto con un mercato molto più mutevole che in passato. Tecnologia e organizzazione fanno la differenza per poter reggere l’urto degli spagnoli che in questi anni si sono avvicinati pericolosamente, hanno saputo realizzare un prodotto di buona qualità a prezzi competitivi».

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https://www.corriere.it/economia/18...ly-2cced5d6-c1c0-11e8-bcc0-6fbb0e9f9aa8.shtml
 

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FattoreR: un unico sistema Romagna è più competitivo sui mercati globali

«Un sistema economico tra i più performanti a livello europeo, un’ottima educazione di base, un clima imprenditoriale positivo coniugato con un’alta sensibilità ambientale e una buona dotazione di infrastrutture fisiche e virtuali: sono i plus della Romagna emersi nero su bianco nell’analisi condotta da EY in occasione del secondo appuntamento di Fattore R, il Forum dell’economia del territorio organizzato dal leader globale della consulenza assieme a Cesena Fiera e Confindustria Romagna. Ma non tutto brilla. Le aziende romagnole – conferma l’indagine campionaria di EY e l’Osservatorio basato su oltre 200 indicatori e un confronto con le regioni manifatturiere italiane ed europee – soffrono della carenza di competenze tecniche e chiedono un sistema territoriale coeso che le supporti.


Porto di Ravenna

Il 55% degli intervistati da EY rileva infatti una carenza di figure specializzate e più di uno su quattro ritiene che, per migliorare l’attrattività dei talenti, occorra puntare su azioni di remunerazione e una migliore comunicazione di progetti e prospettive. Inoltre, seppure soddisfatti del processo di innovazione nelle proprie aziende, gli imprenditori romagnoli chiedono di migliorare la collaborazione con università e start-up e ritengono che le basi per sviluppare la competitività ci siano (sostenibilità economica, talento e imprenditorialità sono i tre pilastri) e che facendo sistema si consoliderebbero: il 30% delle imprese punta in particolare a R&S di nuovi prodotti e soluzioni, il 23% nell’innovazione dei processi e il 22% nell’adozione di tecnologie digitali.

Analisi che trova conferma nei numeri appena diffusi dalla Camera di commercio della Romagna (che già include anche la provincia di Forlì-Cesena, a differenza del sistema confindustriale che per ora aggrega solo Rimini e Ravenna): il tasso di occupazione è salito al 65% (68,6% in regione, 58% nel Paese), quello di disoccupazione è sceso all’8,5% (6,5% sulla via Emilia, 11,2 in Italia) e le previsioni di assunzioni nonché gli ingressi in azienda da parte delle imprese delle tre province stanno aumentando. Parallelamente aumentano però anche le difficoltà di reperimento di figure cruciali, soprattutto nell’area tecnica-progettazione, ingegneri in primis.

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https://www.ilsole24ore.com/art/imp...vo-mercati-globali-094316.shtml?uuid=AEzjnY6F
 
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