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Ex Safau, dopo 25 anni verso la vendita

Sabato, 6 Gennaio 2007

Ex Safau, dopo 25 anni verso la vendita
Il commissario Marina Vienna: «È arrivata una proposta di concordato da parte di imprenditori friulani»
Dopo oltre un quarto di secolo di attesa, svolta in vista per l'ex acciaieria Safau, uno dei tre poli nodali del faraonico progetto della Società di trasformazione urbana che si prepara a cambiare il volto di un'area di quasi 213mila metri quadrati a Udine Sud.Ad annunciarlo è lo stesso commissario straordinario della Safau, Marina Vienna, che fa sapere: «Abbiamo ricevuto una proposta di concordato, che al momento è in fase di verifica da parte dell'organo commissariale».A beneficio dei profani poco avvezzi al linguaggio burocratico, ciò significa che, dopo oltre venticinque anni («la procedura di amministrazione straordinaria è stata attivata nel 1981») si apre uno spiraglio risolutivo per la vendita dell'ex acciaieria dismessa. Degli imprenditori «friulani», di cui Vienna, com'è ovvio, non fa il nome per ragioni di riservatezza, hanno proposto «una soluzione che potrebbe consentire la chiusura della procedura». Ovvero, secondo i termini del "concordato", dovrebbero aver sottoposto all'attenzione del commissario la disponibilità a pagare una certa cifra che consentirebbe di soddisfare i creditori dell'ex acciaieria. Se l'organo commissariale accetterà («la proposta - dice Vienna - dovrà essere valutata: ci vorranno almeno due mesi»), i proponenti diventerebbero, di fatto, proprietari dei beni e dei cespiti della Safau,in primis del terreno da 116mila metri quadri (la fetta più rilevante della nuova Stu) della fabbrica dismessa a Udine sud.Un bel risultato, dopo che per ben due volte, come ricorda Vienna, le aste pubbliche per vendere l'ex acciaieria sono andate deserte. D'altronde, lo stesso organo commissariale, interpellato dagli esperti che hanno stilato il master plan della Stu, aveva manifestato l'intenzione di vendere, al massimo entro due anni, l'area dell'ex acciaieria (stimata nello studio di fattibilità 10,8 milioni di euro), che nel progetto della nuova "cittadella" di Udine sud ha un ruolo cruciale.L'area dell'ex Safau, infatti, dovrebbe ospitare un "parco servizi" destinato soprattutto ad uffici e negozi, cui si aggiungerebbero 450 abitazioni (nell'ipotesi di "massimizzazione" si arriva a quasi 32mila metri quadri residenziali) e un albergo a quattro stelle con 200 camere e sala congressi. Con 450mila euro, sarebbero recuperati il forno Martin Siemens e la ciminiera dell'ex fabbrica. Ilmaster planmette in preventivo anche 6 milioni per la bonifica. Nella seconda fase dello studio di fattibilità, gli esperti hanno suggerito al Comune di avviare la Stu a socio unico: la società si occuperebbe dell'ex caserma Piave e, eventualmente, del centro intermodale, mentre nell'ex Safau potrebbero intervenire direttamente i privati.
 

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UDINE - Illustrato il nuovo Prg

Dal Gazzettino di Udine
(fa) - La variante al Piano regolatore generale del Comune è stata illustrata ieri pomeriggio, durante la seduta della giunta comunale, dal professor Giorgio Cacciaguerra. Il suo intervento si è incentrato sull'analisi della fase di stesura del documento di piano che sarà consegnato a febbraio per poter iniziare il suo iter. Il docente ha rappresentato le opportunità che lo strumento offre per rispondere agli indirizzi dati dall'amministrazione: si è inoltre soffermato sulle segnalazioni già pervenute dai cittadini che si sono espressi nel processo partecipativo animato dall'amministrazione lo scorso autunno o hanno fatto pervenire opposizioni o richieste particolari anche in relazione alla variante dei vincoli. L'insieme di queste proposte supera le 500 unità ed è considerato una importante finestra di ascolto sui temi che interessano gli operatori e i cittadini.

Un tema cruciale tra quelli illustrati da Cacciaguerra alla giunta è il rapporto tra la pianificazione comunale e la modifica della legislazione urbanistica regionale in corso. Com'è noto, esiste un'alta probabilità che nel periodo che intercorre tra l'adozione e l'approvazione del nuovo Prgc, entri in vigore la nuova legge urbanistica regionale con conseguente regolamento di attuazione e Piano territoriale regionale. Lo sforzo in atto è quello di costruire uno strumento double face che pur essendo adeguato alla legge vigente, possa anche essere facilmente rapportabile alla nuova evoluzione delle norme. Nel corso della seduta il confronto con gli assessori si è sviluppato sulla relazione tra Prgc e alcune problematiche della pianificazione di settore, quali quelle dell'edilizia residenziale pubblica, del commercio e dei sistemi ambientali. Si è parlato del problema della cosiddetta "marmellata" urbanistica, ovvero dell'espansione delle aree residenziali che Cacciaguerra considera eccessive rispetto all'estensione territoriale del comune.
 

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Queste sono le lottizzazioni più importanti che intereseranno la città di Udine nei prossimi anni:

Area ex Bertoli:
- 4 torri da 15 piani + altri palazzi minori ad uso residenziale per un totale di 500 appartamenti
- centro direzionale
- centro commericale (in costruzione)

Area Safau
approvato progetto di trasformazione urbana (Stu), l'area dovrebbe essere venduta nei prossimi mesi, comprende la ex acciaieria Safau, la caserma Piave e l'ex macello, destinazione prevista simile a quella dell' ex Bertoli più un centro intermodale rotaia-bus

Area ex Domenichelli: da approvare progetto per due torri da 12 piani + centro commerciale (quest ultimo probabilmente verrà bocciato)

Borgo Fois: sorgerà dietro la curva nord dello stadio Friuli, per un totale di circa 200 appartamenti distribuiti in 16 palazzine, già approvato a settembre devono ancora iniziare i lavori.

Appena ho notizie posto tutto!
 

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centro vuoto

Mah, io in centro ci lavoro (Via Mercatovecchio), ti dirò che non é che mi sembri poi così tanto vuoto, anzi... Per lo più sono i commercianti che si lagnano i continuo per la ZTL che secondo loro é una maledizione che li manda in rovina... secondo me invece guai se non ci fosse (finalmente si respira ARIA e non Co2)
 

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Gregotti: "Inevitabile chiudere i centri storici"

Dal Messaggero Veneto

Per il famoso architetto si tratta di scelte obbligate viste le caratteristiche delle nostre città

"Alla limitazione al traffico nei centri storici non ci sono alternative" parola di luminare del calibro dell' architetto Vittorio Gregotti, urbanista di fama internazionale impegnato nella progettazione del centro residenziale dell' ex area Bèrtoli. "Ovviamente - insiste lo studioso - le limitazioni devono essere commisurate alla capacità dei servizi pubblici e ai parcheggi disponibili in città".
Secondo la tesi dell' architetto che la città la conosce bene non solo perché ha progettato il centro residenziale nell' area ex Bertoli, Udine non può esimersi dalla chiusura al traffico nel centro storico, una misura in vigore in quasi tutte le città europee.
"Le limitazioni sono inevitabili," aggiunge l'architetto dal suo studio di Milano, convinto, come l'assessore alla Pianificazione territoriale, Giorgio Cavallo, che si tratti di una scelta che va a tutto vantaggio del commercio. "Il traffico pedonale è più favorevole alle attività commerciali" ribadisce Gregotti, nel dirsi certo che i commercianti iniziano a comprendere tale opportunità.
Dalle parole del professionisa è facile intuire che la sua tesi si focalizza su una visione di sistema che prende in considerazione gli aspetti storici, urbanistici , della mobilità e perché no anche ambientali.
"Dal punto i vista delle nostre strutture urbane non ci sono altre possibilità" contunia l'architetto, nel precisare che "nessuno pretende di far fare sforzi artificiosi ai cittadini". non ha dubbi l'architetto: i centri storici vanno chiusi al traffico. Se non altro per renderli più gradevoli e salvaguardarli dalle aggressioni degli autoveicoli.
Nel discorso complessivo, infatti, non può essere tralasciato il problema dell' inquinamento atmosferico che, proprio in questi giorni, attanaglia anche Udine. "Le situazioni sono quello che sono" aggiunge Gregotti, nel ribadire la sua posizione che non vede alternative alla limitazione del traffico. "Sono al passo con le necessità" conclude il luminare. (g.p.)
 

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L’Udinese punta allo stadio eco-sostenibile con STADIUM PLUS

L'Udinese presenterà domenica prima della partita col Messina il progetto STADIUM PLUS.
Questa la presentazione ufficiale del progetto:
L’Udinese Calcio, nell’ambito dello studio di fattibilità di ristrutturazione dello Stadio Friuli o di altre soluzioni ha confermato il proprio interessamento alle tecnologie del Gruppo Polo - Le Ville Plus ed ha accettato una collaborazione volta allo studio delle applicazioni proposte da Il Gruppo Polo - Le Ville Plus.

Stadium Plus, infatti, è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e progettazione di Gruppo Polo - Le Ville Plus e del suo Comitato Scientifico formato da architetti, ingegneri ed esperti. Un percorso durato 3 anni partito con lo studio e l’analisi dei migliori stadi del mondo, per poter arrivare oggi a presentare una struttura dalle caratteristiche rivoluzionarie.



Eco-sostenibilità, multifunzionalità e gestione imprenditoriale della struttura sono le 3 caratteristiche di base che rendono il concetto di Stadium Plus unico e assolutamente all’avanguardia: e proprio in quest’ottica, il Presidente dell’Udinese, da sempre impegnato nella miglior gestione della società, si è interessato al progetto, chiedendo uno studio di fattibilità per l’eventuale costruzione di quello che potrebbe diventare il nuovo stadio dell’Udinese Calcio.

Stadium Plus nasce sia per la progettazione e la costruzione di stadi di piccole, medie e grandi dimensioni (dai 5 mila posti fino ai 100 mila posti), sia per ristrutturazioni, ampliamenti e rinnovo di stadi esistenti.
Il metodo costruttivo è rivoluzionario per il settore: coniuga standardizzazione del processo costruttivo, Bioscience Building System®, industrializzazione dei processi edili e la possibilità di personalizzare la struttura, creando un numero incredibile di variabili: il risultato sono tempi ridotti di costruzione (un anno e mezzo in meno rispetto ai 4 anni circa) e la riduzione dei costi di costruzione del 25-30% circa.

Stadium Plus viene realizzato secondo i più moderni criteri propri di bioedilizia, bioarchitettura e bioclimatica per una struttura eco-sostenibile, a bassissimo impatto ambientale, realizzata con materiali naturali e eco-compatibili, ben armonizzata con l’ambiente ed il paesaggio in cui viene inserita per un miglioramento urbano globale.

Ogni dettaglio del progetto è stato studiato per essere funzionale ad una gestione dell'edificio ad alta redditività. Lo Stadium Plus è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie all’utilizzo fonti pulite e rinnovabili (impianti solari e fotovoltaici, impianti geotermici, recupero delle acque, etc.
 

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Al posto dei Mulini sul Ledra palazzo per uffici da 10mila mq con 400 parcheggi

Dal Messaggero Veneto

(cdm) Dove nei tempi che furono lavoravano a pieno ritmo i mulini sul Ledra, ora, dopo oltre 10 anni di abbandono, sorgerà un polo per uffici da tre piani con una superficie complessiva di 10mila metri quadrati e 400 parcheggi, la metà dei quali interrati. Dopo anni di stallo (i vecchi proprietari avevano fatto un progetto misto, un po' commerciale, un po' direzionale e un po' residenziale, poi naufragato) la nuova proprietà ha già ottenuto dal Comune la concessione edilizia, come spiega il progettista, l'architetto udinese Giampietro Ermacora. «La concessione è in fase di rilascio. Ora potremo procedere alla progettazione esecutiva: il complesso, interamente direzionale, comprenderà tre piani fuori terra e due interrati con 200 parcheggi, cui se ne aggiungeranno altrettanti all'esterno. L'impresa Tonon di Colle Umberto, nel Trevigiano, che ha acquisito il bene all'asta nel 2002, conta di riuscire a cantierare i lavori a primavera». Anche le vecchie pale da mulino riprenderanno a funzionare come omaggio alla storia. Nella zona di viale Palmanova si rifarà il look anche l'area ex De Eccher, che ospiterà uffici, negozi e servizi per un totale di 7.500 metri quadri coperti. «La concessione è già stata ritirata e la vecchia fabbrica è stata demolita - chiarisce il progettista, sempre Ermacora -. Quest'anno partiranno con le costruzioni». A far felice Paolo Zaramella (Saf) che al comitato intersettoriale ha auspicato che viale Palmanova assuma una dignità urbanistica adeguata al «secondo ingresso dall'autostrada in città» («oggi è tutto un caos: andrebbe inclusa fra le aree strategiche e bisognerebbe prevedere anche un terzo varco sulla ferrovia»), anche la promessa dell'assessore Cavallo. Quei vecchi pali dell'Enel abbandonati che fanno protestare i residenti e quelle vecchie antenne che tanto stonano con il look d'insieme presto potrebbero essere rimossi.
 

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Duemila abitazioni da vendere entro l'anno

Dal Gazzettino Udine

Secondo gli studi di Ideacittà il mercato immobiliare udinese assorbirà il 90\% dell’offerta. Prezzi: previsti aumenti contenuti
diIrene Giurovich

La 'bolla' che scoppia? Non ci sarà. Un volto vivace mostrerà il mercato immobiliare udinese in questo 2007 in cui si venderanno circa 2mila case e il tasso di dinamicità resterà costante a quello del 2006: manterremo una buona posizione in Italia quanto a indice 'dynamis' valutato sul numero delle vendite ogni mille abitazioni. A rivelare gli ultimissimi dati del 2006 e ad anticipare le previsioni dell'anno appena partito è l'Ufficio ricerche e studi del gruppo immobiliare Ideacittà, guidato da Maurizio Fabiani.

Fatturato e metri quadrati.Il 2007 riserverà un leggero aumento di vendite e quindi di fatturato: si supereranno i 448,85 milioni di euro prodotti nel 2006 (erano 496 milioni di euro nel 2005) e l'assorbimento totale si prevede pari al 90 per cento contro il 91,8 del 2006 per le nuove costruzioni e del 90,7 per le rivendite. Nessun dubbio sulle posizioni di mantenimento: delle 103 province d'Italia Udine si piazza quarta, con un 66,5 di dinamicità contro una media nazionale del 35,4; Trieste si colloca alla ventisettesima posizione con 45,5; Gorizia occupa la trentacinquesima, con 43,3 e Pordenone alla trentottesima con 41,2. Analizzando la fetta dei metri quadrati offerti il consuntivo esprime 381.800 metri quadrati contro i 419.300 dell'anno precedente: leggera flessione dell'8,9, mano problem.

Della montagna di metri, 17.100 rientrano nel capitolo 'nuova costruzione', mentre 364.700 in quello delle 'rivendite'. L'anno appena debuttato riserverà la stessa quota di metri offerti. Un calo del 13 per cento si segnala per i metri quadrati compravenduti: 346 mila 600 contro i 398 mila 400 di due anni fa. «Come in tutte le principali città d'Italia - assicura Fabiani - si è assistito a un fisiologico rallentamento nel numero delle vendite, in conseguenza di otto anni e mezzo di crescitano stopdel volume di affari».

Adesso si prospetta a Udine un 2007 di maggiore equilibrio: «Il mercato ha ricevuto moltissima offerta - spiega - ora si stanno accumulando case invendute assieme alle nuove proposte».

Tariffe 'su'. Tranquillizzatevi. La crescita dei prezzi sarà "leggera", secondo il monitoraggio dell'Ufficio ricerche e studi di Ideacittà. La previsione per il 2006 si è avverata: solo il centro storico ha registrato una lievitazione del 7,1 per cento nelle zone di pregio. Prendendo a riferimento, in centro, un appartamento di circa 70-80 metri vuoto, nuovo o usato, collocato a un piano intermedio di un condominio a media densità abitativa e con impianti a norma, la forbice, per il residenziale nuovo, va attualmente da un minimo di 2.500 euro al metro quadrato ai 3.350 (l'anno scorso era 2.290 il minimo e 3.110 il massimo); alla voce residenziale recente con 25 anni sulle spalle troviamo un minimo di 1800 euro al metro e un massimo di 2.340; il residenziale vecchio da 1.250, minimo, a 1.700 massimo. Quanto al semicentro, poi, le cifre si alzano di pochissimo per il minimo (1.620 minimo e 2.160 massimo per il nuovo - vedi tabella 1 - 1.260 minimo e 1.740 massimo per il recente di 25 anni; il minimo del residenziale vecchio sale a 870 euro al metro quadrato).

Mini in rallentamento. Ma che cosa domanda, oggi, il mercato a Udine? Non si può sfuggire a un dato: «I mini stanno soffrendo», come si evince dal monitoraggio di Ideacittà: non sono più così richiesti come un tempo. «Come investimento il mini sta diventano meno appetibile, vuoi perché spesso costa un po' di più, vuoi perché stenta ad accontentare, quanto a spazi». Ecco perché si sta radicando la tendenza al bicamere: anche quest'anno andranno percentualmente di più i 65-70 metri quadrati, richiesti su tutta Udine. Andrà bene la tipologia di appartamenti sviluppati in orizzontale: c'è una leggera difficoltà per le ville a schiera su tre o quattro piani e potrebbero diminuire d'interesse le abitazioni che non avranno un bagno per piano.
 

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PIANO MARKETING

Gli esperti: «Al servizio del centro occorrerebbero almeno due nuovi parcheggi da 500 posti come il Magrini»
Per fare del cuore della città un centro commerciale naturale servono più parcheggi, una carta fedeltà per i residenti e una card per il turista, un'agenzia per la promozione, giochi e baby-parking in piazza Venerio per i bimbi, un programma di spettacoli ed eventi nelle piazze durante tutto l'anno. E sono solo alcuni dei 15 progetti proposti dall'Ati che ha elaborato il piano di marketing urbano.

LOOK. Bocciate le vetrine "vuote" delle banche e le saracinesche vecchio stile. Secondo gli esperti, si potrebbe avviare un protocollo d'intesa con le banche «per il recupero delle vetrine», fare project financing per riscattare gli ex cinema, dare incentivi per la "rottamazione" delle saracinesche vecchio stampo.

NEGOZI. Per stimolare gli investimenti in centro, bisogna offrire incentivi mirati (come il taglio dell'Ici) alle nuove attività, soprattutto se avviate da giovani e donne o se inserite in edifici da ristrutturare. Oggi le vie più sofferenti per negozi chiusi sono Poscolle (10), Aquileia (13) e Grazzano (17).

PARK. Allo stato attuale, gli esperti sostengono che mancano circa 1.300 posti auto al servizio del centro (-12\%), che potrebbero essere ridotti a 1000 se si riesce a promuovere l'uso dei park in struttura. Certo, tutto questo prima che si riempiano (cosa che il piano auspica) di nuovi negozi i circa 300 spazi ora inattivi (il 14\% delle attività insediate, che gli esperti ipotizzano di poter ridurre al 10\%) entro la cerchia dei viali, prima che parta la Stu, prima che piazza XX settembre diventi ztl (-135 posti). Fatti tutti i conti, secondo l'Ati a medio termine servirebbero 600-700 posti auto, ma, se verranno riaperte più attività «l'ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di progettare la realizzazione di circa due parcheggi Magrini».

AGENZIA. Secondo gli esperti, bisogna creare un'agenzia al servizio dei 2mila negozianti del centro. Basterebbe, scrivono, che ciascun operatore mettesse 500 euro all'anno per arrivare ad un budget di 1 milione di euro da gestire, cui si aggiungerebbero provvidenze di Comune e Cciaa.
 

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«Sulle caserme sono ottimista»

Il sindaco ha parlato con Palazzo Chigi. Domani vertice sull’arredo urbano del centro
«Sulla partita delle caserme sono ottimista», dice Cecotti. Ma poi si corregge e, davanti a quell'aggettivo, aggiunge un «cautamente». Perché non si può mai sapere. È da anni che il Comune attende di poter avere, gratis, la Caserma Piave, strategica per l'operazione-Stu, e la Osoppo, ma il provvedimento del governo non è mai arrivato a buon fine. Ma stavolta potrebbe essere diverso, dice il sindaco, che venerdì ha parlato con il segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri per sincerarsi che il provvedimento arrivi sul tavolo dell'esecutivo."Certi" del via libera non si può esserlo, i ministri dell'Economia e della Difesa potrebbero storcere il naso all'idea di concedere i beni dismessi senza alcun corrispettivo, ma «cautamente ottimisti» sì, giura Cecotti. Che non teme, come invece fa l'assessore Cavallo, che, alla fine, qualcuno a Roma chieda di pagare un obolo per Piave e Osoppo. «Mi hanno detto che in settimana la partita delle caserme arriverà in consiglio dei ministri (probabilmente già venerdì ndr). Impossibile che ce le facciano pagare, c'è di mezzo una norma di rango costituzionale». Insomma, conclude il sindaco, o ce le danno gratis o rinviano la partita. Sia come sia, l'operazione di Udine Sud per Cecotti si reggerebbe in piedi ugualmente, con o senza Piave. L'ex caserma, dice, influisce solo su un punto: la partecipazione del Comune alla Stu. Potendo "giocarsi" la Piave, potrà entrare nella società. Senza la Piave, sarebbe più difficile. Mentre a Roma si gioca il futuro di Udine sud, a Palazzo D'Aronco, domani pomeriggio, in un incontro fra Cecotti e i funzionari (ma anche, pare, qualche assessore, anche se il sindaco nega) si tireranno le somme sull'arredo urbano del centro. O meglio, sul futuro "piano regolatore delle strade", passaggio nodale per arrivare all'accordo di programma con la Soprintendenza che consentirà al Comune di sapere, una volta per tutte, cosa si può fare e cosa no nella sistemazione delle vie e di avviare, finalmente, il restyling di via Mercatovecchio. Il "censimento" iniziato a luglio (con la raccolta della storia delle vie, dei capitolati delle vecchie pavimentazioni e di molto altro), è a buon punto, dice Cecotti. «Gli uffici sono molto più avanti di quanto immaginassi». Quanto a buon punto siano lo rivela l'assessore Toffoletti: «Nell'archivio del Comune è stata reperita la documentazione su una quarantina di vie, compresa via Mercatovecchio: documentazione che è stata presentata alla Soprintendenza. I nostri funzionari stanno incontrando spesso le Belle Arti per le integrazioni chieste. Spero che troveremo un punto d'incontro».

Camilla De Mori
 

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«All'Osoppo case popolari, ora chiediamo il Castello»

«Forse non decisivo, ma sicuramente tempestivo». Con l'aria soddisfatta di chi ha appena calato l'asso sul tavolo da gioco, Sergio Cecotti descrive così il suo garbato pressing su Palazzo Chigi, che, come ha riconosciuto lo stesso presidente Illy, ha contribuito alla chiusura (positiva) della partita-caserme. «Entro l'anno il governo si è impegnato a fare un nuovo decreto per il trasferimento dei beni dismessi a titolo gratuito. Inizialmente, la previsione era quella di fare un nuovo decreto ogni due anni: in questo modo il governo Prodi accelera la procedura, che era rimasta bloccata durante il governo di centro-destra. Quali beni chiederemo? Abbiamo già pronto l'elenco, di molte pagine, con tutti gli edifici e le aree che chiediamo, fra cui anche il Castello di Udine», dice il sindaco. Ma certamente sarà inclusa anche l'ex Caserma Friuli, già prevista nell'elenco iniziale dei 51 beni, poi in parte stralciato.

Ma, in attesa che si compia una nuova epifania, Cecotti si gode questa prima "vittoria". «Dopo la firma del presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dovranno passare i 15 giorni canonici e poi faranno i verbali di trasferimento: prima alla Regione, quindi dalla Regione al Comune. Ci vorrà al massimo un mese e mezzo».Per la caserma Piave il destino è quello segnato da tempo: far da "dote" al Comune per la partecipazione alla società di trasformazione urbana che cambierà volto a 213mila metri quadri a Udine sud, con interventi da 400 milioni di euro.«Con la Piave in nostro possesso, il Comune potrà essere unplayer più importante nella partita della Stu», dice il sindaco. Secondo il master plan sin qui abbozzato l'area dell'ex caserma dovrebbe avere una vocazione prettamente residenziale, affiancandosi all'ex Safau, destinata a parco servizi, e al nuovo centro intermodale collegato alla stazione con un tapis roulant.

Ma la vera novità la riserverà la Osoppo, che ancora non ha una destinazione precisa nel piano regolatore. «La Osoppo - spiega Cecotti - potrebbe essere un ottimo volano per la politica della casa e un'edilizia residenziale che dia risposte a bisogni segmentati. Previsioni che andranno incluse nel nuovo piano regolatore»

Per Mattia Grion, componente della commissione regionale per le servitù mulitari, che assieme ai colleghi a più riprese aveva fatto sentire la sua protesta per il lungo «congelamento» del trasferimento dei beni, il decreto sottoscritto dal governo è un risultato non da poco. «Va dato atto - dice - al presidente della Regione Illy di essersi impegnato per questo obiettivo. Anche Tesini si è speso in tal senso. Sarà ora compito dei sindaci trovare destinazioni appropriate e progetti adatti per la riconversione di queste aree da tempo abbandonate».

Camilla De Mori
 
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