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ricercatore pampers
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Discussion Starter · #1 ·
Repubblica.it said:
Fusione Autostrade-Abertis via libera dei due Cda
Dall'operazione nascerà il maggior gruppo autostradale del mondo


I consigli di amministrazione di Abertis e Autostrade hanno approvato oggi la fusione alla pari tra il gruppo spagnolo e quello italiano. Per primo è arrivato il via libera da Barcellona, in serata quello di Milano. A riferire della decisione all'uscita dalla sede di Autostrade è stato Gilberto Benetton. Dall'operazione nascerà il maggior operatore autostradale del mondo.
http://www.repubblica.it/2006/04/se...-approvano-fusione/cda-approvano-fusione.html
 

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Beh, proprio il primo gruppo al mondo non credo. Cmq sicuramente in Europa la farà da padrone sull'imminente grossa torta degli appalti per la costruzione di molte autostrade nell'Est Europeo dove dal punto di vista autostradale sono molto indietro.
 

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di fatto ne ho sentito parlare come una vendita agli spagnoli...
...la nuova società avrà nome spagnolo e sede a barcellona, i benetton si portano a casa un bel po' di contanti!
 

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No More Italian Mod
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Cioè... vuoi dire che noi, che siamo stati i primi a fare le autostrade in Europa e nel mondo, con esperienza nel settore che tutta Europa ci invidia... la Spagna fa autostrade dall' altroieri, ed ha una rete di due chilometri e mezzo e ci compra?
E' così, ho capito bene...?
 

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toilet out of order
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^^ evidentemente sono diventati più competitivi di noi...
 

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Investimenti per 15 miliardi, di cui 11 in Italia
Autostrade e Abertis, via libera alla fusione
L'operazione sarà sottoposta all'approvazione contestuale delle assemblee degli azionisti delle due società entro il 30 giugno

ROMA - Il consiglio di amministrazione di Autostrade Spa ha dato il via libera al progetto di fusione con il gruppo spagnolo Abertis, che sarà completata entro il 2006 e prevede investimenti per 15 miliardi, di cui 11 in Italia. La decisione è giunta al termine di un consiglio di amministrazione durato circa tre ore, contemporaneamente alla riunione del board del gruppo spagnolo. All'uscita dalla sede di Autostrade Gilberto Benetton ha dato notizia della decisione presa. L'intera operazione di fusione sarà sottoposta all'approvazione contestuale delle assemblee degli azionisti di Autostrade e di Abertis entro il 30 giugno. I prossimi cda, previsti per il 2 maggio, daranno l'ok definitivo. Dopo la fusione, i principali azionisti di Abertis saranno Schemaventotto
(vale a dire la familia Benetton, n.d.E.), con il 24,9%, Acs con il 12,5% e La caixa con l'11,7%.

CAMBIO 1 A 1 - La futura società opererà in 16 paesi e avrà oltre 20.000 dipendenti. Con 6.713 km di autostrade sarà il principale operatore di autostarde in Europa e nel mondo. Conterà 6 miliardi di euro di ricavi e 3,8 miliardi di Ebitda nel 2005. Gilberto Benetton ha spiegato che l'accordo tra i due operatori prevede un concambio di 1 a 1 e un dividendo straordinario per gli azionisti Autostrade di 3,75 euro per azione. L'accordo, stimato in 25 miliardi di euro, prevede anche che il nuovo gruppo sia capeggiato, in veste di amministratore delegato dall'attuale capo di Abertis, Salvador Alemany e che il quartier generale abbia sede a Barcellona. Il nuovo gruppo si chiamerà Abertis e, secondo una fonte vicina al gruppo spagnolo, sarà quotato alle borse di Madrid e di Milano. Abertis farebbe un aumento di capitale per far fronte al concambio 1 a 1 previsto dall'operazione.

MOTORE PER L'ECONOMIA - La nuova azienda che nascerà dalla fusione di Autostrade con Abertis «sarà il motore di sviluppo dell'economia italiana e spagnola, e sarà protagonista nella costruzione del progetto di rete autostradale europea e di altre infrastrutture nel mondo». Lo sottolineano, in una nota diffusa al termine del cda di Autostrade, i presidenti delle due società, Gian Maria Gros-Pietro e Isidre Fainè. «Italia e Spagna insieme - aggiungono Gros-Petro e Fainè - fanno nascere il leader mondiale nella gestione delle infrastrutture, con un valore combinato delle aziende di oltre 45 milioni di euro».

23 aprile 2006




Via alla fusione Autostrade-Abertis, ma c'è chi critica
L'errore del patriottismo
di Francesco Giavazzi

L’eccessiva concentrazione nell’industria rimane una delle debolezze italiane. L’industria rappresenta oltre il 30% del nostro prodotto interno, contro il 24% in Francia, 23 negli Stati Uniti. La differenza, un 6% circa, è rappresentata da industrie marginali, che non hanno futuro in quanto non riescono più a competere con i nuovi produttori asiatici. Per diventare un Paese moderno dobbiamo quindi spostare una quota del nostro capitale dall’industria ai servizi. E farlo con imprese di servizi che sappiano esportare, altrimenti chi pagherà per il petrolio e il gas che importiamo?

Finora ciò non è accaduto: in 10 anni la quota dei servizi è sì aumentata di 5 punti, ma attraverso la crescita di imprese esclusivamente rivolte al mercato interno: banche, energia, telefoni, assicurazioni, autostrade. Ora mi pare si sia aperta una fase nuova.

L’espansione di Unicredito in Germania e Polonia, l’intenzione di Enel di acquisire la francese Suez, la fusione annunciata ieri tra Autostrade e la spagnola Abertis cominciano a dare una prospettiva europea alle nostre aziende di servizi. Questo ha molti vantaggi, innanzitutto per i consumatori.

Autostrade oggi gestisce 3.000 km di una rete tutta italiana. Con l’eccezione della variante appenninica sul tratto Bologna-Firenze e il passante di Genova (che però rimane in alto mare) si tratta di una gestione poco innovativa, che si riduce all’ordinaria amministrazione: rifare l’asfalto e incassare i pedaggi. Un’azienda siffatta rende solo se le tariffe le sono favorevoli, come sono state in questi anni. Ma è un gioco a somma zero: i consumatori pagano e gli azionisti incassano, non è chiaro che beneficio ne ottenga il paese. La dipendenza dalle tariffe crea poi, inevitabilmente, dipendenza dalla politica, soprattutto in un settore in cui manca ancora un’autorità di regolamentazione indipendente e i prezzi sono determinati dal Cipe, cioè dai politici.

Da questa guerra tra poveri, in cui l’arbitro è la politica, si esce solo andando in Europa. Per collegare il cuore dell’Europa ai nuovi paesi dell’Est (alla Polonia in particolare) si devono costruire 2.000 km di nuove autostrade e oltre 5.000 km di strade veloci, investimenti per i quali Bruxelles ha stanziato 10 miliardi di euro da spendere entro il 2013. Questa è la vera opportunità, per la quale servono ingegneri e progettisti, capacità che la società Autostrade, abituata al tranquillo tran tran domestico, non possiede.

Fondendosi con Abertis il gioco può cambiare. Ne beneficeranno i consumatori, perché ora i profitti dell’azienda (a condizione che si crei al più presto una forte Autorità di controllo delle reti) dipenderanno meno dalle tariffe italiane e più dagli investimenti in Europa, e poiché continuiamo a produrre ottimi ingegneri, si aprirà un mercato per giovani laureati che finora non avevano altra scelta che emigrare.

Il centrosinistra, e in particolare la Margherita, lamenta che Autostrade non sarà più italiana. Non mi è chiaro che cosa significhi: se ci interessano i benefici per i consumatori e per i nostri giovani ingegneri, questi ci saranno qualunque sia l’azionista.

I termini finanziari dell’operazione prevedono che gli attuali azionisti di Autostrade, oltre a ricevere il 25% della nuova società, incassino un dividendo straordinario di quasi un miliardo di euro. Per investitori che sette anni fa acquisirono il controllo dell’azienda con 2,4 miliardi è un buon affare, certamente risultato di una regolamentazione molto favorevole. Se i Benetton e i loro soci non vogliono essere accusati di arricchirsi alle spalle dei consumatori, e se davvero credono in questo progetto, dovrebbero investire questo miliardo nella nuova azienda. In questo modo se ne rafforzerebbe anche l’italianità.





I Benetton sulle perplessità per la fusione Autostrade-Abertis
«Ci preferiscono piccoli e italiani?»
«Forse non ci siamo spiegati... Non si può essere europeisti a corrente alternata»

Sorpresa. E ancora sorpresa. Un'unica domanda corre sul filo del telefono tra Luciano e Gilberto Benetton: perché? Tra Ponzano Veneto e Roma, i due angoli dove si sta giocando la partita che dovrebbe portare alla creazione del leader europeo delle autostrade, prevale lo stupore. Lo stupore per il disappunto con il quale è stata accolta in alcuni ambienti politici l'operazione tra Autostrade e Abertis. Uno stupore forse dovuto anche al fatto che la famiglia di Ponzano Veneto in passato ha avuto un atteggiamento più che dialogante con la politica. Anzi è stata più volte sospettata di simpatie per il centrosinistra. C’è chi ricorda ancora quel breve passaggio in Parlamento di Luciano Benetton come senatore eletto nelle liste dei repubblicani.

«Siamo rimasti senza parole» avrebbero detto ai loro collaboratori i Benetton. «Forse è ancora presto o non ci siamo fatti capire abbastanza. Maerano mesi che, a cominciare da Gilberto, l'ipotesi era stata illustrata in tutti gli ambienti anche politici». Le critiche bruciano. Eppure — dicono — l'operazione è così lineare: la taglia di Autostrade è grande ma se si vogliono affrontare nuovi Paesi come quelli nell'Europa dell'Est, se si vuole ragionare in un’ottica europea, che significa sbarcare in Francia, dove Abertis già c'è, se si vuole puntare su nazioni come la Germania, non si può pensare di fare tutto da soli, occorrono alleanze strategiche, come ha dimostrato di recente il caso della privatizzazione delle Autostrade francesi.

Già, ma è chiaro il sospetto di quanti guardano dubbiosi alle nozze con gli spagnoli: che si tratti di una vendita mascherata, che dietro questa sede del colosso piazzata a Barcellona, ci sia la voglia solo di sbarazzarsi di un business, un gettare la spugna. «Ma quale vendita?— avrebbero detto i due fratelli—abbiamo il diritto di acquistare le quote spagnole se loro vorranno uscire e loro hanno un analogo diritto se noi volessimo lasciare la società. Ma questa volontà non c'è. Altrimenti perché tirare dentro anche Mediobanca? E avere l'approvazione e il supporto in Schema 28 di un altro importante socio come Alessandro Profumo che, con Unicredito, è stato in grado di scalare una società tedesca? Non possiamo essere europeisti a corrente alternata». Ma perché la sede a Barcellona? «Al di là dei vantaggi fiscali che ormai sono una componente della competitività di una azienda e di un Paese, una società americana è tale se ha sede in California e non nel Minnesota?».

Certo c'è il precedente della Gs, comprata dai Benetton e ceduta poi ai francesi. «Giusto esempio — commentano da Ponzano —, Gs era una società che aveva un giro di affari di un decimo dei suoi competitor internazionali. E qualcuno si è chiesto perché? Perché a suo tempo si è preferito lasciarla sonnecchiare tra i confini italiani. E quando ci si è svegliati e la si è privatizzata si è scoperto che era minuscola, senza più alcuna possibilità di competere in Europa. Si dovrebbe forse fare lo stesso con Autostrade? Per poi piangerci addosso tra cinque anni? Trent'anni fa Abertis si faceva costruire le strade dagli italiani, oggi la taglia delle due società è pressoché identica. E allora o si capisce che per avere respiro europeo occorrono alleanze forti e paritetiche oppure ci si accontenti di giocare di rimessa».

In quell'angolo del trevigiano da dove i Benetton sono partiti per costruire uno dei gruppi del made in Italy più noti del mondo si preferisce pensare che a Roma si abbia paura più che altro delle strumentalizzazioni. Il fatto però che ai Benetton arrivi una cedola straordinaria dall'operazione sembra avvalorare l'ipotesi di una cessione.... «Tutt'altro — è il commento dei Benetton — è la prova che si tratta di una vera unione fra uguali. Autostrade è leggermente più grande di Abertis e per fare una operazione uno a uno si dovevano riequilibrare le due realtà, altrimenti l'operazione non sarebbe stata tra eguali e sarebbe naufragata».

E con l’andare delle ore cresce il disappunto, basta pronunciare la domanda: chissà che fine faranno gli investimenti in Italia, che si viene investiti da un fiume di parole. «Che fine vuole che facciano? Resteranno, aumenteranno persino. Pensare che davvero un gruppo come il nostro possa fare questi scherzi al Paese nel quale si è radicato e si è sviluppato è persino ingeneroso. Abbiamo preso Autogrill che era un gruppo presente solo in Italia e l'abbiamo fatto diventare leader incontrastato nel mondo. Nel mondo non in Europa. E adesso queste accuse...».

Daniele Manca

24 aprile 2006



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tito said:
Beh, proprio il primo gruppo al mondo non credo.
e invece sì, lo dicono tutti, dal Financial Time al sito delle due aziende. con una capitalizzazione di 25 miliardi di euro e un valore di 45 miliardi di euro, sarà uno dei principali gruppi italiani (ovunque sarà la sede) in assoluto, non solo nel settore autostrade.

vi chiedete come mai poi la sede sarà a Barcellona quando il primo azionista sarà la famiglia Benetton e Autostrade è leggermente più grossa di Abertis? beh, ricordatevi dov'è ora la sede di Autostrade, e di quanto possa pesare (in negativo) per un'azienda che opera in un settore di interesse pubblico la vicinanza "fisica" del maggiore ente pubblico di uno Stato...
 

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Impennata del titolo schizzato a 24 euro
Piazza Affari, Autostrade vola oltre il 10%
Dopo il via libera alla fusione tra la società italiana e la spagnola Abertis. La società iberica è stata sospesa alla Borsa di Madrid

MILANO - Vola in apertura a Piazza Affari Autostrade dopo il primo via libera alla fusione con la spagnola Abertis, dato ieri dai rispettivi consigli di amministrazione. Il titolo schizza al rialzo del 10,6% a oltre 24 euro.

Dalla fusione da 25 miliardi di euro nascerà il principale operatore del settore in Europa e nel mondo. Intanto il titolo della spagnola Abertis è stato sospeso in maniera cautelativa dalle contrattazioni sui mercati finanziari spagnoli.

24 aprile 2006


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GENIUS LOCI said:
Cioè... vuoi dire che noi, che siamo stati i primi a fare le autostrade in Europa e nel mondo, con esperienza nel settore che tutta Europa ci invidia... la Spagna fa autostrade dall' altroieri, ed ha una rete di due chilometri e mezzo e ci compra?
E' così, ho capito bene...?
Il mercato non assegna medaglie alla memoria a chi è stato bravo 40 anni fa e poi si è seduto a contare i soldi senza più innovare, ma premia chi ha volontà di crescere ed idee nuove.

Epicurion said:
vi chiedete come mai poi la sede sarà a Barcellona quando il primo azionista sarà la famiglia Benetton e Autostrade è leggermente più grossa di Abertis? beh, ricordatevi dov'è ora la sede di Autostrade, e di quanto possa pesare (in negativo) per un'azienda che opera in un settore di interesse pubblico la vicinanza "fisica" del maggiore ente pubblico di uno Stato...
La società avrà sede a Barcellona perché è più conveniente da un punto di vista fiscale farla lì. Ai Benetton conta incassare moneta e facendola lì ne incassano di più, punto.

Il governo spagnolo è MOLTO più furbo del nostro (a riprova che nel 2006 i concetti "sinistra" e "destra" per definire politiche economiche non hanno assolutamente più senso) ed incentiva fiscalmente le aziende ad avere sede lì sapendo che ci guadagna a livello di "peso" internazionale e come ritorno di indotto e terziario.

La considerazione da fare è magari di smettere di illudersi che i "capitani d'industria" nostrani abbiano a cuore il bene della nazione. Certo la bandierina la si sventola per farsi pubblicità, per imbonire il pubblico e per ottenere un finanziamento pubblico, ma la realtà è che il capitale va dove i ritorni sono maggiori.

Se un giorno una ditta cinese farà un'offerta cash sostanziosa agli Agnelli vedete con che velocità la Fiat diventa un brand asiatico...
 

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^^
assolutamente d'accordo, anche se un conto è la sede legale e un conto la sede amministrativa (molti gruppi italiani hanno la sede legale in Lussemburgo per motivi fiscali, ma i quartieri generali rimangono in Italia). il quartier generale del nuovo gruppo sarà a Barcellona, sede anche legale dello stesso.

a riprova del fatto che il concetto di difesa della "italianità" è una barzelletta, basti notare la posizione della Margherita: di assoluto liberismo quando in gioco ci sono le banche degli altri (casi Unipol-BNL e Lodi-Antonveneta), di spiccato nazionalismo nel caso di Autostrade-Abertis. stessa storia, a posizioni invertite, per alcuni membri del centrodestra...
 

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Certo è che la sensazione di dismissione di Autostrade da parte dei Benetton è forte. La stanno vendendo come una fusione ma fino ad ora questo è quello che si sa:

Nome della nuova società: Abertis
Sede legale: Spagna
Sede amministrativa: Spagna
Amministratore delegato: quello di Abertis (spagnolo)
Borsa di riferimento: Madrid

Condizioni paritetiche? Mmmh....
 

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ennesimo esempio di come gli altri si prendono gioco dell'italia ( e a ragione visto che noi siamo deficienti).

già la sede a barcellona dice tutto su chi prenderà le decisioni e dove verranno fatti gli investimenti.

e secondo me la stessa cosa succederà tra la paribas e la bnl, dove hanno assicurato che la sede rimarrà a roma (ma fatemi il piacere va...)
 

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ma se "gli attuali azionisti di Autostrade riceveranno il 25% della nuova società +un dividendo straordinario di quasi un miliardo di euro", significa che i vecchi azionisti di labertis avranno il 75% e un miliardo in meno... se non è un'acquisizione questa?

avevo letto proprio ieri sul giornale che prodi aveva gelato i vertici di autostrade non concedendo un incontro a gros-pietro sulla faccenda...

spero che la vicenda non si concluda qui! passi la sede a barcellona, ma una vera fusione vedrebbe gli azionisti di autostrade con almeno il 50% della nuova società, e senza trasferimenti di liquidità!
 

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non credo che il fulcro della vicenda siano le capacità straordinarie del gruppo spagnolo... piuttosto la statura del nostro mondo imprenditoriale, che si nutre di sotterfugi finanziari e speculazioni
 

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Ragazzi dovete ricordare 1)che il maggior azionista è la famiglia benetton, 2) che stando al primo articolo, i maggiori investimenti si faranno in italia .. Non siate troppo drastici !
 

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Epicurion said:
e invece sì, lo dicono tutti, dal Financial Time al sito delle due aziende. con una capitalizzazione di 25 miliardi di euro e un valore di 45 miliardi di euro, sarà uno dei principali gruppi italiani (ovunque sarà la sede) in assoluto, non solo nel settore autostrade.

vi chiedete come mai poi la sede sarà a Barcellona quando il primo azionista sarà la famiglia Benetton e Autostrade è leggermente più grossa di Abertis? beh, ricordatevi dov'è ora la sede di Autostrade, e di quanto possa pesare (in negativo) per un'azienda che opera in un settore di interesse pubblico la vicinanza "fisica" del maggiore ente pubblico di uno Stato...
Ora mi è più chiaro... infatti non capivo perchè un pesce più piccolo si mangiasse un pesce più grande: a quanto pare non è proprio così, giusto?
 

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@rick
non credo che la qualità del servizio autostradale peggiorerà, ma so che il 75% dei consistenti pedaggi riscossi da un monopolista di fatto usciranno dall'italia...
 

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bigjim33 said:
ma se "gli attuali azionisti di Autostrade riceveranno il 25% della nuova società +un dividendo straordinario di quasi un miliardo di euro", significa che i vecchi azionisti di labertis avranno il 75% e un miliardo in meno... se non è un'acquisizione questa?

avevo letto proprio ieri sul giornale che prodi aveva gelato i vertici di autostrade non concedendo un incontro a gros-pietro sulla faccenda...

spero che la vicenda non si concluda qui! passi la sede a barcellona, ma una vera fusione vedrebbe gli azionisti di autostrade con almeno il 50% della nuova società, e senza trasferimenti di liquidità!
Nelle società quotate sul mercato il maggior azionista non possiede mai più del 20-25% delle azioni. Queste azioni non vengono mai immesse sul mercato e determinano chi "controlla" la società. È quella che si definisce infatti una quota di controllo. È per questo che esiste la possibilità di scalate. Gli spagnoli avranno una quota di circa il 22%, il resto è sul mercato, quelle azioni che anche tu puoi comprare o vendere.
 
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