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Cominciamo con una serie di cartine e dati:










 

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Frane, allagamenti, alluvioni: l’Italia è un Paese martoriato dal dissesto idrogeologico. Le aree ad elevata criticità rappresentano il 9,8% della superficie nazionale e riguardano l’89% dei comuni, su cui sorgono 6.250 scuole e 550 ospedali. Il riscaldamento globale – spiegano dal Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici – porterà a un’inevitabile recrudescenza dei fenomeni estremi. Le regioni hanno stimato un fabbisogno di 40 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, cui però il governo nell'ultima Legge di Stabilità ha destinato appena 180 milioni per i prossimi tre anni. Ad aggravare ulteriormente il quadro è il consumo del suolo, aumentato del 156% dal 1956 ad oggi, a fronte di un incremento della popolazione del 24%. Ogni cinque mesi viene cementificata una superficie pari al comune di Napoli, un dato che mette in luce le responsabilità dell'uomo per queste catastrofi, che solo negli ultimi cinquant’anni hanno causato la morte di quattromila persone.
[lastampa.it]
 

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29.07.14

Un miliardo di lavori anti-dissesto bloccato dal Patto di stabilità​

Sette Regioni senza neanche un lavoro concluso in 15 anni, 500 milioni chiusi nei cassetti (su due miliardi stanziati), solo 64 interventi anti-dissesto operativi, nove cantieri su dieci ancora da programmare, da avviare o concludere. Un primo, amaro, risultato la task force contro il dissesto idrogeologico istituita dal Governo Renzi lo ha già raggiunto: fotografare lo stato di non avanzamento dei molteplici piani avviati dal 1998 a oggi.

Finora, infatti, non si sapeva neanche con esattezza quante risorse erano a disposizione per le emergenze. Eppure sul rischio idrogeologico esistono sei monitoraggi di altrettante amministrazioni ed enti pubblici (ministero Ambiente, Dipartimento Coesione, Uver, Ispra, Istat e Regione Sicilia). Nessuno, però, è in grado di fornire dati omogenei. La struttura di missione guidata da Erasmo D'Angelis ha ricostruito i vari tasselli e ha praticamente concluso il primo monitoraggio completo, su base regionale, delle iniziative anti-dissesto. Che finirà online sul sito www.italiasicura.gov.it con tutti i dettagli navigabili.

Le criticità sono tante: in questi 15 anni si sono accumulati 2,273 miliardi di residui non spesi. A restare bloccati sono soprattutto gli interventi degli accordi di programma Ambiente–Regioni firmati nel 2009-2010 a seguito del maxipiano da due miliardi: restano 1,219 miliardi per oltre 1.600 interventi da spendere. Altri 269 milioni derivano da programmi risalenti anche al 1998; l'ultima fetta è quella dei fondi europei: 785 milioni non utilizzati sui 1.300 dei Programmi operativi regionali.


Nonostante tutto D'Angelis è ottimista: «Contiamo di aprire 4mila cantieri nei prossimi 18 mesi». E a chi gli fa notare il rischio dell'ennesimo effetto annuncio scandisce le prossime tappe: «Da maggio a oggi abbiamo in corso 750 interventi, che valgono 1,3 miliardi e 48mila posti di lavoro». Molti erano già avviati «per altri bastava una firma o altri atti formali, che siamo riusciti a sbloccare con poco». Entro dicembre dovrebbero aprirsi altri 570 cantieri dal valore di 650 milioni.

Del resto, la messa in sicurezza del territorio è un'emergenza nazionale. Secondo i dati forniti dalla struttura di missione nell'audizione della scorsa settimana alla commissione Lavori pubblici della Camera le aree di dissesto sono presenti in 6.633 Comuni (l'81%), pari al 9,8% della superficie nazionale.

Anche se ogni opera fa storia a sé, alcuni ostacoli sono comuni a tutte le Regioni. Il patto di stabilità, per esempio, è stato una vera zavorra per gli accordi di programma, tanto da paralizzarne di fatto quasi la metà. Ma la situazione cambia da Regione e Regione. «La Puglia ha fatto del dissesto una priorità - spiega ancora il coordinatore - e ha concentrato il 90% degli investimenti ammessi dal Patto su questo». «Altri invece, come Campania e Lazio non hanno previsto corsie preferenziali». Peggio sta chi si è trovato con l'intera quota programmata bloccata: Sicilia e Calabria. A quest'ultima va il triste primato del maggior numero di interventi ancora fermi (126 su 185).

Non sono solo i vincoli contabili a pesare: «Nei piccoli Comuni ormai mancano i tecnici, oppure altre volte è difficile il dialogo tra commissario straordinario e le istituzioni locali» commenta D'Angelis. Anche per questo ora i commissari straordinari anti-dissesto sono i presidenti di Regione, che potranno approvare i progetti in variante urbanistica. Sulla protezione dei fiumi pesano i veti locali: «Anche perché spesso i corsi d'acqua come il Seveso o il Sarno sono inquinati e nessuno vuole farli espandere nei propri territori». L'ipotesi a cui lavora la Struttura quindi è quella di far viaggiare in parallelo la messa in sicurezza con la bonifica.

Ma anche una volta riattivate, le risorse non bastano. Le Regioni hanno segnalato altri 1.877 interventi, ancora senza copertura. Tra questi ci sono lavori essenziali come quelli per la messa in sicurezza delle zone Nord della Sardegna colpite dall'alluvione dell'autunno scorso. Un aiuto potrebbe arrivare dalle revoche dei fondi bloccati che il Governo ha in calendario per settembre. E poi si pensa a riservare un miliardo l'anno dal nuovo Fondo Sviluppo e coesione Ue 2014-2020. L'ipotesi è di lanciare un piano straordinario di manutenzione per le città metropolitane. Obiettivo: far dimenticare le immagini di questi giorni con Milano e Roma sott'acqua per "colpa" di semplici temporali estivi.

Ma lo Stato da solo non riesce più a indennizzare i danni: dei fondi richiesti negli ultimi sei mesi solo il 6% è stato recuperato. Torna quindi ad affacciarsi l'ipotesi di una polizza anti calamità obbligatoria, più volte annunciata, ma sempre rinviata: «La stiamo studiando per la prossima legge di stabilità - conferma D'Angelis - magari accompagnata da misure di defiscalizzazione».
Edilizia e Territorio
 

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Dal thread del meteo:

Posto anche qui perché è legato al meteo, sono rimasto senza parole, fortuna che Google ha fatto gli scatti proprio qualche giorno dopo l'evento catastrofico, sono visibili tutti i danni e, se ci fate caso, dal lato montagna vedete tante scie marroncino chiaro, risultato di tanti piccoli smottamenti e frane che hanno colpito la zona. Pazzesco..


https://www.google.it/maps/place/19...2!3m1!1s0x12d4e627716d76ef:0xa80448dacbfc12bb
Porca miseria... quest'immagine è pazzesca!
E' pazzesco sì, ed è altrettanto vergognoso come si continui a costruire in riva ai fiumi in questo modo. Notare che i capannoni che si vedono tra l'autostrada ed il fiume sono recenti, alcuni hanno meno di 10 anni. Costruire dei capannoni lì incastrati tra l'autostrada ed il fiume è da criminali!
 

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Ho fatto un giretto su street wiew per vedere com'era il paesello nelle zone alluvionate: nuovo di zecca.

Questi sono dei geni assoluti: hanno costruito nel bel mezzo del letto di un fiume che alla prima piena decente se ne è riappropriato. I geologi e gli ingegneri che hanno permesso uno scempio simile andrebbero denunciati senza pensarci due volte. D'altronde basta vedere il percorso della strada provinciale e la collocazione del centro storico per rendersi conto che chi ha costruito in passato aveva capito molto meglio il territorio di noi ai giorni nostri.
 

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Ho fatto un giretto su street wiew per vedere com'era il paesello nelle zone alluvionate: nuovo di zecca.

Questi sono dei geni assoluti: hanno costruito nel bel mezzo del letto di un fiume che alla prima piena decente se ne è riappropriato. I geologi e gli ingegneri che hanno permesso uno scempio simile andrebbero denunciati senza pensarci due volte. D'altronde basta vedere il percorso della strada provinciale e la collocazione del centro storico per rendersi conto che chi ha costruito in passato aveva capito molto meglio il territorio di noi ai giorni nostri.
Infatti sono degli emeriti cialtroni e tutta questa smania di anti-dissesto è solo demagogia!! Ci saranno tragedie continue perchè non si effettua la giusta manutenzione, pulizia e dragaggio dei torrenti e dei fiumi e nei filmati si vede chiaramente.
 

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Infatti sono degli emeriti cialtroni e tutta questa smania di anti-dissesto è solo demagogia!! Ci saranno tragedie continue perchè non si effettua la giusta manutenzione, pulizia e dragaggio dei torrenti e dei fiumi e nei filmati si vede chiaramente.

Questo vale solo in alcuni casi. Penso alle aree urbane. Non si può pensare di pulire perennemente tutti i reticolati idrografici d'Italia. I fiumi portano continuamente detriti, tronchi di alberi, sedimenti vari...è così da sempre, si chiama NATURA. I fenomeni alluvionali esistono in natura, d'altronde senza di questi non si sarebbero formate le pianure.


Sarebbe molto ma molto più sensato cominciare ad evitare di costruire in zone alluvionabili, nel caso di Brugnato, come evidenziato da Yuri, è palesissimo anche ad un cieco. Evitare di costruire in zone a rischio è la forma più economica per evitare certe sciagure, ma occorre una cosa che nel nostro Paese non sappiamo cosa sia: PROGRAMMAZIONE.


Altro che bomba d'acqua, la colpa è solo e soltanto nostra. Almeno nel 95% dei casi.
 

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Discussion Starter · #10 ·
il fatto non è tanto la DEFINIZIONE corretta o meno di un fenomeno meteorologico ("bomba d'acqua"); bomba o non bomba bisogna rendersi conto del CAMBIAMENTO DEI FENOMENI CLIMATICI in atto ormai da qualche anno.
Nel mio piccolo osservo (come possono fare tutti), e vedo che negli ultimi anni sono sempre più frequenti fenomeni "potenti", ovvero grandinate/nubifragi/trombe d'aria, che rilasciano tutta l'energia in breve tempo (Ed ecco che si parla di bombe d'acqua).

Va da se' che i canali, gli argini...e tutte le opere idrauliche realizzate NON SONO STATE PROGETTATE considerando LA MASSIMA PORTATA NELL'UNITA' DI TEMPO COSI' BREVE...

Oltre alla QUANTITA' 'scaricata' (di acqua), conta anche moltissimo il TEMPO (un conto sono 10 mm di pioggia in un giorno, altro in un'ora)
 

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L'eccezionalità dei fenomeni di questa stagione in corso è un dato di fatto. Ma hanno origine già nell'inverno scorso: dove sono state praticamente assenti le colate fredde dal Nord Europa, tanto che abbiamo avuto temperature sopra la media per tutta la stagione invernale. La natura è ciclica, e quindi si poteva immaginare che queste colate fredde, prima o poi, sarebbero arrivate, anche fuori stagione. Io credevo sarebbero arrivate in primavera, invece si sono fatte attendere fino a giugno.
Arrivando quindi continue gettate di aria fredda artica in un momento in cui le temperature sono sopra i 20° ed il soleggiamento è forte, si ripetono scontri tra celle fredde e calde che scatenano quei fenomeni così intensi.


Sono segnali di cambiamento climatico? Chissà, ovvio se accadrà così sempre più spesso allora qualche punto di domanda bisogna porselo. Altrimenti rientra tutto nell'eccezionalità di una stagione atipica da aggiungere alla serie storica dei rilevamenti climatici. Non è la prima volta.
Non è la prima volta che si verificano eventi catastrofici. Proprio dalla mappa che hai postato tu si vedono eventi accaduti anche negli anni '50, io sono rimasto colpito leggendo di una grande alluvione a Salerno, per esempio.

Gli eventi "anormali" quindi si verificano "normalmente". Con cadenza decennale, ventennale, secolare ecc. Ma si verificano.

Ovvio che se presso l'alveo di un fiume oggi vi risiedono molte più edificazioni rispetto a 100 anni fa, la colpa è anche dell'uomo.

Posso fare anche l'esempio di Genova. L'evento del 2011 è stata una bomba d'acqua, ma rientra nell'eccezionalità climatica di un luogo come Genova, in cui piccoli torrenti spesso secchi nel periodo estivo, sono i grado di diventare dei fiumi di portata eccezionale quando delle perturbazioni si scontrano con gli Appennini. E' normale che se costruisci lungo il Fereggiano, il Bisagno, lo Sturla e addirittura ne tombi alcuni tratti costruendoci strade, parcheggi e palazzi sopra, quando si verificano quei fenomeni eccezionali, hanno carattere iperdistruttivo.


Lo spunto oggi sarebbe riflettere su quanto la mano dell'uomo permette a questi eventi eccezionali di essere così distruttivi.
 

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Discussion Starter · #12 ·
Concordo.

Bisognerebbe smettere di insediarsi nella aree golenali e smettere di pensare che "ARGINARE" sia il MODO GIUSTO di regolare e governare i corsi d'acqua, che invece hanno bisogno di aree di espansione (che poi è basilare: si tratta di concedere UN VOLUME che il fiume possa occupare in caso di aumenti di portata per le precipitazioni).
E pensare poi che gli argini risalgono agli anni '20 e che sugli stessi non si fa manutenzione...non fa altro che 'aggravare' uno stato di fatto dove mettere mano oggi risulta anche complicato (sia in termini costruttivi che di tempo che di costi).
 
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il fatto non è tanto la DEFINIZIONE corretta o meno di un fenomeno meteorologico ("bomba d'acqua"); bomba o non bomba bisogna rendersi conto del CAMBIAMENTO DEI FENOMENI CLIMATICI in atto ormai da qualche anno.
Nel mio piccolo osservo (come possono fare tutti), e vedo che negli ultimi anni sono sempre più frequenti fenomeni "potenti", ovvero grandinate/nubifragi/trombe d'aria, che rilasciano tutta l'energia in breve tempo (Ed ecco che si parla di bombe d'acqua).

Va da se' che i canali, gli argini...e tutte le opere idrauliche realizzate NON SONO STATE PROGETTATE considerando LA MASSIMA PORTATA NELL'UNITA' DI TEMPO COSI' BREVE...

Oltre alla QUANTITA' 'scaricata' (di acqua), conta anche moltissimo il TEMPO (un conto sono 10 mm di pioggia in un giorno, altro in un'ora)
I cambiamenti climatici non sono propriamente una cosa che si possa osservare, con minima velleità di scienza, stando affacciati al balcone.

Nel momento in cui si sgonfiano gli anticicloni che mantengono l'estate calda e stabile sul mediterraneo e lasciano campo libero alle correnti atlantiche fenomeni come le "bombe d'acqua" sono del tutto normali.
 

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I cambiamenti climatici non sono propriamente una cosa che si possa osservare, con minima velleità di scienza, stando affacciati al balcone.

Nel momento in cui si sgonfiano gli anticicloni che mantengono l'estate calda e stabile sul mediterraneo e lasciano campo libero alle correnti atlantiche fenomeni come le "bombe d'acqua" sono del tutto normali.
soprattutto alle nostre latitudini dove il contrasto con masse d'aria più calde è molto più forte e dove sono presenti mari molto caldi che enfatizzano tali scontri.

il vero nodo è: c'è molta energia potenziale in gioco e ogni qualvolta vi è un innesco dovuto ad una discesa di una saccatura nord atlantica avvengono fenomeni di una certa violenza.

detto questo i temporali nel semestre caldo, in molte zone d'Italia predisposte orograficamente e geograficamente a tale fenomenologia, sono sempre stati frequenti e anche "cattivi".
 

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Però si tratta essenzialmente di temporali di calore, l'Italia tra Alpi e Anticiclone normalmente d'estate è ben protetta.
 

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Però si tratta essenzialmente di temporali di calore, l'Italia tra Alpi e Anticiclone normalmente d'estate è ben protetta.
abbiamo passato un ventennio abbondante in cui il trimestre estivo era dominato da una figura anticiclonica; l'anticiclone delle Azzorre.

tale figura barica ora fatica molto di più a farsi valere in area mediterranea facendo dei nostri mari il terreno di scontro fra masse d'aria di estrazione diametralmente opposta: nord africana - nord atlantica.

le Alpi in se non sono una protezione contro i temporali in quanto le cause dell'instabilità sono dovute principalmente a movimenti atmosferici che avvengono a quote relativamente elevate.

sono invece una barriera invernale contro le masse d'aria fredda.

il vero problema è dunque la differente collocazione delle figure bariche dominanti in sede euro-atlantica.
 

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Discussion Starter · #18 ·
infatti ho detto TUTTO possono RENDERSI CONTO, non che tutti debbano/possano/vogliano darne una motivazione.
Accorgersi che anche solo 5 anni fa non c'erano fenomeni di tale portata mi pare sia alla portata di tutti, e non solo di Giuliacci&co eh....
 

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Palla ar cazzo user
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Ricordavo di aver visto tempo fa un servizio sulla cementificazione dell'area del Bisagno-Fereggiano, teatro purtroppo dell'alluvione che nel 2011 costò 6 vittime..



In particolare provate a stoppare il video quando fanno vedere il centro commerciale in costruzione: nella seconda foto si vede come abbiano ristretto il letto di un piccolo torrente affluente del Bisagno che sembra un canaletto, a conferma di come anche oggi si continui a costruire in maniera scriteriata.
 

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Genova è un caso particolare e il consumo di suolo è un problema grave ovunque in Italia, ma la maggior parte dei disastri idrogeologici sono dovuti alla semplice presenza di montagne o colline, e non all'intervento dell'uomo.
 
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