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Stati generali della lingua italiana nel mondo a Firenze.

Prima lo spot:


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poi il resoconto a cura di AISE:

FIRENZE\ aise\ - Oggi a Firenze “lanciamo l'italiano come lingua della globalizzazione” che, più concretamente, “per il MAECI, insieme al MIUR, al MiBACT ed il MISE vuol dire un lavoro di rimessa a nuovo degli strumenti e di sinergia maggiore tra di noi” per fare della lingua e della cultura “uno strumento di crescita anche economica” del Paese. Così il sottosegretario agli Affari Esteri, Mario Giro, intervenendo questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio agli Stati generali della lingua italiana nel mondo.

E quale luogo migliore se non Firenze ad accogliere questo momento tanto atteso dagli addetti ai lavori della cultura e della politica? Lo hanno sottolineato in tanti, primo fra tutti il sindaco Dario Nardella, che, dopo aver invitato a non considerare la lingua come un patrimonio da “musealizzare” bensì da promuovere tra le masse, ha lanciato tre “spunti”. Nardella, che oltre ad essere figlio di emigrati pugliesi negli Usa è anche un violinista, ha invitato ad esempio a promuovere maggiormente la musica italiana nel mondo; come pure a lanciare una sorta di Erasmus dell'arte con borse di studio ad hoc; ed infine ad istituire vere e proprie scuole di cinema nelle sedi degli Istituti Italiani di Cultura e della Dante Alighieri nel mondo. Insomma trovare i modi – e ce ne sono – per “tenere viva la nostra lingua”, facendola “scorrere tra strade e piazze di tutto il mondo”.

Moderata dalla giornalista Lucia Annunziata la prima sessione degli Stati generali è proseguita con il saluto di Luisa Todini nella sua veste di presidente di Poste Italiane, ma anche di consigliere Rai ed imprenditrice, che come tale ha ricordato il “mecenatismo imprenditoriale” che contribuisce alla diffusione non solo della lingua ma dell'intero modo di vivere italiano nel mondo.
Quindi ha preso la parola il sottosegretario Mario Giro. “4,5 milioni di italiani all'estero; 80 milioni di italodiscendenti; 250 milioni di italici”, non dunque italiani “in senso etnico”, bensì persone che si riconoscono nella nostra lingua e nella nostra cultura. Sono questi i numeri dell'italiano nel mondo snocciolati da Giro, che gli Stati generali ha fortemente voluto e promosso. Numeri, ha osservato, che “non ci fanno sentire soli” e che ci fanno capire, come già ebbe a dire Matteo Renzi, che “c'è grande voglia di Italia nel mondo”. L'Italia, ha continuato il sottosegretario, è “uno Stato nuovo, ma un popolo antico, che si è integrato ovunque senza mai perdersi” e che ha vissuto la propria identità come un “processo” e non come un “dato fisso”. È così che “la dispora italiana nell'800 si è trasformata in una storia di grande successo”.

Giro ha parlato di “visione dinamica” della lingua italiana, che “ha insegnato una nuova storia del mondo”, poiché la sua “frontiera” è sempre stata “pacirfica e trasversale”, ma ponendosi all'altro in maniera “ingenerente”, bensì come “ponte”, “strumento di comunicazione”. Anche per questo ancora oggi la nostra lingua suscita fascino e fiducia. Assistiamo ad una “domanda crescente di italiano”, che si afferma senza imporsi: “viene scelta”, ha spiegato Giro, e a questa domanda occorre dare risposta, uscendo dal “ghetto linguistico” e facendo sì che l'italiano diventi “lingua curriculare”.

Che le lingue debbano essere, come detto da Mario Giro, uno strumento di comunicazione plurare lo conferma l'esperienza svizzera. Ad illustrarla alla platea raccolta a Firenze la cancelliera della Confederazione Corina Casanova, che ha spiegato quanto “nel contesto plurilingue svizzero l'italiano sia parte importante della coesione nazionale”. Ed ha aggiunto: la lingua – al pari della geografia – può, come nel caso di Italia e Svizzera, portare alla conoscenza reciproca e, di lì, alla “convivenza armoniosa” ed alla “collaborazione economica”.

È stata poi la volta del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, entusiasta della due-giorni degli Stati Generali: un “segnale politico importante” con cui il governo riconosce finalmente la cultura come “struttura portante dell'agenda politica” italiana. Parlando del carattere della nostra lingua, Giannini si è detta d'accordo con Giro: “l'italiano è una lingua senza eserciti”, che nel tempo si è affermata in Europa e nel Mediterraneo come “lingua della diplomazia e degli scambi commerciali”. La stessa storia ha dimostrato che, come avvenne nel Rinascimento con i Medici a Firenze e i Gonzaga a Mantova, “quando la politica è attenta, coltiva la cultura come alleato importante del potere. Questa è la nostra tradizione”.

Per il ministro Giannini i motivi per cui l'italiano si è affermato all'estero nonostante la mancanza sin qui di “politiche strutturate” sono fondamentalmente tre e su questi occorre “concentrare gli sforzi”: “la diffusione di un modello politico del dialogo”, quindi “non assimilaristico” che ha avuto sempre la lingua come suo strumento; “il fattore economico ed il posizionamento dei prodotti italiani” che vedono la “lingua anche come strumento di lavoro”; ed infine “il ruolo educativo di un Paese, l'Italia, che non ha ancora sviluppato tutto il suo potenziale”. Detto questo, per Giannini bisogna “strutturare uno strumento di sintesi tra i nostri Ministeri tale da consentirci di promuovere la nostra identità” e dunque, ha chiosato il ministro, “questo potere morbido e intelligente” - il “soft power” inglese, che però oggi è stato bandito dalla Sala dei Cinquecento di palazzo vecchio - “deve diventare parte della nostra agenda politica”. Una agenda, ha aggiunto Stefania Giannini, che non dimentichi da un lato le comunità italiane all'estero e dall'altro i “nuovi italiani”. Due realtà che possono incontrarsi nella proposta lanciata a suo tempo proprio da Giannini ed oggi rilanciata di puntare sulla formazione degli stranieri che vengono a studiare in Italia affinchè diventino gli insegnanti di lingua italiana di domani nei loro Paesi d'origine, perché “non basta essere italofoni per fare questo mestiere”.

Ha chiuso la prima sessione dei lavori mattutini Renzo Arbore, ambasciatore della musica italiana nel mondo, che da 25 anni ormai esporta ovunque con la sua Orchestra Italiana. Arbore, oltre a suggerire un uso dedicato di Rai Italia – di cui è stato in passato direttore artistico – per la diffusione della lingua italiana nel mondo anche tramite le smart tv ed Internet, ha sposato in pieno la proposta del sindaco Nardelli di puntare sulla musica ed ha rilanciato: perché non la musica popolare? Quella dei grandi cantautori del Novecento, ma anche dei più recenti come Capossela e Cristicchi che, ha osservato Arbore, compongono “opere autenticamente italiane con melodie italiane”. Si farà, se pur in via sperimentale: lo ha annunciato in conferenza stampa il sottosegretario Giro. Ed accadrà in occasione del prossimo Anno dell'Italia in Sud America, quando le canzoni italiane verranno inserite nel programma dell'insegnamento dell'italiano. (raffaella aronica\aise)
 

· ad mos maiorum
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Discussion Starter · #325 ·
Scommetto che dietro questo bisogno di studiare la ns. lingua c'è una forte pulsione femminile. Anzi sicuramente è un fenomeno prevalentemente femminile.
D'altra parte se uno pensa in chiave solamente maschile non va da nessuna parte.
 

· ad mos maiorum
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Discussion Starter · #378 ·
La fierezza di essere italiani è un sentimento che nemmeno Mussolini riuscì a inculcare.
Forse bisogna essere di destra spinta per provare cose simili...penso a quel poveretto che disse 'adesso ti faccio vedere come muore un italiano'.....

Forse l'orgoglio di questo tipo lo puoi trovare solo negli italici...che hanno visto, vissuto e vinto...e sanno di certe abissali differenze!!!
 

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Discussion Starter · #496 ·
Sole:

Siamo la seconda meta preferita dai giovani Usa: in 30mila hanno scelto l'Italia per un periodo di studi

di Marzio Bartoloni - 19 novembre 2014

Gli Stati Uniti restano la destinazione numero uno per chiunque voglia studiare all'estero. Nell'ultimo anno accademico quasi un milione di studenti è volato oltreoceano in uno dei tanti college americani. Ma l'Italia a sua volta è una delle mete più gettonate dai giovani statunitensi in cerca di formazione all'estero. Sempre l'anno scorso quasi in 30mila hanno fatto le valigie per venire da noi a studiare. Dopo l'Inghilterra siamo il Paese preferito dagli studenti Usa. A rivelarlo è l'ultimo censimento contenuto nel rapporto «Open Doors on International Educational Exchange» pubblicato dall'Institute of international education di Washington.

Resta il sogno americano
Gli studenti stranieri hanno ancora un sogno americano. Gli Stati Uniti restano infatti la meta numero uno dove frequentare l'università. E l'anno scolastico 2013/14 è stato secondo il rapporto «Open Doors on International Educational Exchange» da record con quasi 900 mila studenti stranieri iscritti, pari ad un 8% in più rispetto all'anno precedente. A spopolare sono ancora una volta i cinesi con 275 mila studenti ed un incremento di circa il 17% rispetto al 2012/13. In cima alla classifica anche India (96mila) e Corea del Sud (70mila studenti). Seguono Arabia Saudita (44mila), Canada (27mila) e Taiwan (21mila). Il primo paese europeo è l'Inghilterra, con 9.400 studenti volati in America. In aumento anche il numero di studenti provenienti da Paesi come Kuwait e Brasile. Secondo i dati, gli studenti internazionali hanno contribuito all'economica americana per 27 miliardi di dollari, un incremento di tre miliardi rispetto all'anno precedente. L'università americana con più studenti stranieri è quella di New York (11mila), seguita dalla Southern California (10mila).

Italia seconda meta
In compenso anche il Vecchio Continente resta una meta ambita dagli studenti americani e un numero sempre maggiore va in Europa per studiare: 151mila sui 283mila complessivi. È la Gran Bretagna la destinazione preferita con 34mila studenti americani , seguita subito dopo dall'Italia che ha attratto nell'anno accademico 2012/2013 ben 29.848 studenti. La terza meta preferita dagli studenti Usa è la Spagna (26.281) seguita dalla Francia (17.210). I settori di studio sono soprattutto le «Stem» (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) per 65.223 studenti, le scienze sociali (63.914), l'economia (59.147) e le materie umanistiche (30.167). Il 58% dei giovani americani va all'estero per motivi di studio per un periodo di 8 settimane o meno, il 37,9% da un trimestre fino a un semestre mentre solo il 3,2% frequenta all'estero un periodi di studio di un anno accademico.

http://www.ilsole24ore.com/art/noti...-un-periodo-studi--220101.shtml?uuid=ABrbMTFC
 

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Discussion Starter · #567 ·
La Stampa:

Boom di studenti di italiano in Israele
Nell’ultimo anno sono stati oltre 5 mila. A Gerusalemme gli “Stati generali”

03/02/2015 - MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME

Nella stanza 403 del Beit Mayersdorf l’Università Ebraica di Gerusalemme si parla italiano. L’occasione sono gli “Stati generali della lingua italiana” in Israele ovvero l’incontro fra amministratori, docenti, scuole, atenei dello Stato ebraico e istituzioni italiane protagoniste del network di iniziative tese ad andare incontro ad una richiesta crescente di apprendimento della lingua di Dante. E’ Simonetta Della Seta, coordinatrice dell’evento, a spiegare le dimensioni del fenomeno: “In Israele supera quota 5000 il numero di studenti di italiano in licei e università, sono 800 le scuole dell’obbligo lo prevedono nei curriculum, tutte le università hanno cattedre di italiano e il ministero dell’Istruzione consente di portarlo come materia agli esami di maturità”.

Sono almeno 200 gli studenti che lo hanno fatto nel 2014. Dietro il boom di iscrizioni e richieste c’è un crescente interesse per cultura, design, moda e cucina italiana fra le nuove generazioni. I protagonisti degli “Stati generali” descrivono il fenomeno intervenendo nei rispettivi gruppi di lavoro. Tamar Kehat, ispettrice della lingua italiana al ministero dell’Educazione, parla delle “scuole dell’obbligo a Tel Aviv e Ramat Gan che offrono lezioni di italiano ai bambini in età elementare”.

Antonella Mirone, lettrice all’Università Ebraica, si sofferma sul progetto dell’ateneo di Bar Ilan di creare una cattedra per traduzioni simultanee italiano-ebraico. Simonetta De Felicis, direttrice dell’Istituto italiano di Cultura a Tel Aviv, assieme al collega Maurizio Dessalvi di Haifa, sottolinea l’interesse dei giovani israeliani per l’italiano “tecnico” ovvero declinato nella conoscenza dei linguaggi specifici delle diverse professioni. Cristina Caputo, dell’ufficio commerciale dell’ambasciata italiana, vede in questa tendenza “un’opportunità per investimenti, aziende e scambi”. E Manuela Consonni, docente alla facoltà di Storia dell’Università di Gerusalemme e veterana dell’insegnamento in italiano a Mt Scopus, racconta come “classi miste di ebrei ed arabi trovano nello studio della nostra lingua un punto di incontro” assegnando all’idioma di Dante un ruolo nel difficile dialogo fra i due popoli.

A concludere è l’ambasciatore d’Italia Francesco Talò, individuando nell’italiano una “lingua utile” per moltiplicare scambi, umani e commerciali, fra i due Paesi come anche per costruire “nuove opportunità di crescita comune” andando incontro ad una richiesta di conoscenza del nostro idioma che svela “un’attrazione per l’identità italiana” destinata ad offrire “nuove opportunità”. La giornata degli “Stati Generali” si è conclusa con la premiazione di una canzone ed una poesia in lingua italiana fra quelle presentate da numerosi studenti israeliani.
 

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Discussion Starter · #610 ·
Per la 'Settimana della lingua italiana nel mondo' diverse iniziative anche a New York, fra le quali, per la mostra 'Il design parla italiano', La Farnesina, l'Istituto italiano di cultura e I-Italy hanno realizzato questa clip:


The 16th installment of the "Settimana della Lingua Italiana nel Mondo- Italian Language Week" will take place this year from October 17th to the 23rd, and this year's theme is "L'Italiano e la Creativita': Marchi e Costumi, Moda e Design- Italian and Creativity: Brands and Customs; Fashion and Design".
To celebrate the event, at the behest of Ministry of Foreign Affairs' Direzione Generale per la promozione del sistema paese, i-Italy and the Italian Cultural Institute of New York have collaborated on the promotional video "Il Design parla Italiano - Design Speaks Italian".

CREDITS: Protagonisti e luoghi (in ordine di apparizione)
Luciano e Rocco Sebastiani Scuola d’Italia G. Marconi
Filippo Tommaso Finazzer
Flory Massimo Vignelli (1931-2014)
Upper East Side, Manhattan
Zoe Del Percio Evans
Gaetano Pesce Gaetano Pesce’s Studio
Edward Abramowitz Robert Abramowitz
Ferrari Store Victoria
Francesca LaSalle Michela Zambella LaSalle Eataly NYC Flatiron
Mara Sparacino Max Mara
Chiara and Thea Genuardi Isabel Achaval Genuardi Renzo Piano Building Workshop
Francesco Cozzolino Jordie Samerson Pasquale Cozzolino Upper East Side, Manhattan

Da un’idea di Letizia Airos Ottorino Cappelli Scritto e diretto da Matteo Banfo Letizia Airos Direttore della fotografia Matteo Banfo Operatori Ennio Serafini Matteo Banfo Contributi su Massimo Vignelli realizzati da Mattia Minasi Francesco Carnesecchi Montaggio Matteo Banfo Colorista e animatore Ennio Serafini Produttore esecutivo Letizia Airos Assistenti di produzione Mila Tenaglia Francesca Maltauro
Colonna sonora “Inverno - 1 Movimento” Composta da Antonio Vivaldi Eseguita da John Harrison with the Wichita State University Chamber Players “Estate - 1 Movimento” Composta da Antonio Vivaldi Eseguita da John Harrison with the Wichita State University Chamber Players

SI RINGRAZIANO La Scuola d’Italia G. Marconi Seguso The Olnick Spanu Collection Gaetano Pesce’s Studio Ferrari North America Eataly NYC Alessi Guzzini Max Mara USA Renzo Piano Building Workshop ADI - Associazione per il disegno industriale Robert e Brenda Abramowitz Pasquale e Jordie Samerson-Cozzolino Patrizia di Carrobio Lisa Del Percio e Massimiliano Francesconi Massimiliano Finazzer Flory e Monica Trost Francesco Genuardi e Isabel Achaval Genuardi Michela Zambella LaSalle e Robert LaSalle Annalisa Liuzzo e Fabrizio Sparacino Steve Acunto, Maria Palandra Gaetano Pesce, Giorgio Spanu, Isabella Periotto Rocco Sebastiani e Shereé Sebastiani Giovanna Talocci Un ringraziamento speciale a: Accademia della Crusca Consolato Generale d’Italia a New York Dedicato alla memoria di Massimo Vignelli, un disegnatore e un amico.
 

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Discussion Starter · #613 ·
Sole24o

Il passaporto italiano è il quarto più potente al mondo: apre 155 porte
–di Micaela Cappellini 16 novembre 2016

E' una bacchetta magica piuttosto potente, il passaporto italiano. Apre 155 porte. Ed è il quarto più forte al mondo. Con quello in tasca, possiamo visitare una discreta fetta di pianeta, ma anche viaggiare per lavoro, o viaggiare in cerca di un nuovo lavoro. Spesso pensiamo di non avere le capacità né gli strumenti, per muoverci nel mondo e fare carriera. Ebbene, uno strumento potente lo abbiamo in tasca, basta saperlo sfruttare. E ha lo stesso valore del passaporto americano

Più fortunati di noi, ancora una volta, sono i tedeschi: il miglior passaporto al mondo è proprio il loro. Lo dice Passport index: per i cittadini della Germania, senza alcun bisogno di un visto, si aprono le porte di ben 158 Paesi. Tre in più di noi. Quali? La Mongolia, il Rwanda. Ma soprattutto l’India: un Paese da 1,2 miliardi di abitanti che il premier Narendra Modi sta riportando sugli scudi della crescita e che oggi si sta aprendo in maniera significativa agli investimenti esteri. Una meta emergente di primo piano, con un Pil che cresce più di quello cinese, e per il quale sarebbe bene che anche l’Italia potesse liberarsi dell’obbligo del visto.

Al secondo posto nel mondo c’è il passaporto svedese, seguito dai passaporti francese, inglese, svizzero e finlandese. Questi ultimi, tutti con un passepartout più di noi, 156 a 155. E ancora una volta è la porta per l’India a fare la differenza. Fanalino di coda l’Afghanistan: senza visti, permette di attraversare solo 24 frontiere.

https://www.passportindex.org/byRank.php
 

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Discussion Starter · #619 · (Edited)
Sono 60 le radio in lingua italiana sparse per il mondo.
Esiste una Comunità Radiotelevisiva Italofona con un sito.
Un'inchiesta a puntate di Radio Capodistria del 2015, la pluripremiata RadioViaggio, ne aveva intervistate 20.

La Comunità:

http://www.comunitaitalofona.org/

-

Radioviaggio di Radio Capodistria:

http://www.rtvslo.si/radiocapodistria/pages/page/186

-

Riprendo il discorso il giorno dopo, dopo aver ascoltato la maggior parte delle 21 puntate di Radioviaggio che durano poco meno di mezz'ora:

Da segnalare:
-la radio brasiliana che trasmette in veneto con la sua particolarissima storia di emigrazione di massa nel profondo entroterra brasiliano;

-la radio neozelandese che ha una rubrica di mezz'ora circa, in italiano, condotta da un'italiana trapiantata a Christchurch dove ha una tenuta che produce Pinot. Una tipa interessante che spiega la realtà italiana in Nuova Zelanda.
La radio serve anche l'Antartide e la trasmissione soprattutto la base italiana laggiù;

-la radio rumena di Radio Bucarest, che il giorno della caduta di Ceausescu, ha potuto sgarrare augurando, per la prima volta nella sua storia, il buon natale e lo ha fatto proprio dalla trasmissione in italiano;

-Per il Canada bella la puntata con i conduttori di Radio Montreal: http://cfmbradio.com/#

-Per l'Australia idem con Radio Adelaide.
 

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Discussion Starter · #642 ·
Cerimonia di consegna, ad un giovane italiano, di un master a Shanghai, spopola sul web.
200.000 di contatti, probabilmente tutti cinesi, ma lui è simpatico e fa ridere.
Sottotitoli in italiano:

 

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Discussion Starter · #646 ·
Trovato on line lungo e circostanziato articolo che smonta tutto:

venerdì 8 marzo 2019
La bufala dell’«italiano quarta lingua più studiata al mondo»

Alcuni quotidiani italiani (tra cui Il Sole 24 Ore, Huffington Post e TGcom 24) hanno pubblicato la notizia che l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, dopo inglese, spagnolo e cinese, ma prima del francese.

Ma quali sono i dati che giustificano questo risultato? E qual è l’affidabilità delle fonti? Abbiamo verificato.

La “notizia” circola da anni

Alcuni titoli hanno parlato di “sorpassi”, come se l’ottima performance dell’italiano fosse stata ottenuta di recente.

Basta però una breve ricerca per avere il dubbio che qualcosa non torni. La “notizia”, infatti, circola da almeno dieci anni. Già nel 2014, per esempio, era stata data con termini del tutto simili: “Lingua italiana, la quarta più studiata nel mondo” (La Stampa); “Italiano alla riscossa, è la quarta lingua più studiata al mondo” (Adnkronos).

Ma si può risalire anche a più di dieci anni fa: nel gennaio del 2008 una pubblicazione del Ministero degli Affari esteri italiano (allora guidato da Massimo D’Alema) destinato agli italiani all’estero affermava senza incertezze che «oggi l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo e l’attenzione che gli viene dedicata all’estero è in costante crescita».

Un articolo pubblicato sul magazine dell’Enciclopedia Treccani l’anno successivo, nel 2009, era un poco più dubitativo e apriva così: «Qualcuno ha anche provato a quantificare il numero di studenti di italiano all’estero, ipotizzando che l’italiano sia attualmente addirittura la quarta o quinta lingua più studiata al mondo».

Nonostante se ne parli da anni, c’è poco o nulla di concreto che dia sostanza al presunto quarto posto.

Chi dà i numeri?

Gli articoli degli ultimi giorni fanno riferimento a due fonti in particolare per stabilire che l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. Entrambe, però, hanno qualche problema.

Ethnologue

La prima fonte citata è Ethnologue, un database online realizzato dalla Sil International (Summer institute of linguistics). Sil è un’organizzazione non profit di confessione cristiana-evangelica, fondata nel 1934 e con sede a Dallas, in Texas (Usa), che si occupa di documentare e sostenere le diversità delle minoranze etno-linguistiche.

Sil pubblica un catalogo – la cui ventiduesima edizione è stata pubblicata il 21 febbraio 2019 – che fornisce, tra le varie cose, una classifica di quali sono le lingue più diffuse nel mondo.

In cima alla graduatoria, troviamo il cinese (parlato come prima lingua da 1,3 miliardi di persone, in 13 varianti), seguito dallo spagnolo (460 milioni), dall’inglese (379 milioni), dall’hindi (341 milioni) e dall’arabo (319 milioni, in 20 varianti). L’italiano si piazza invece al ventiduesimo posto, con circa 65 milioni di parlanti.

Ma nel catalogo non si trova una vera e propria classifica delle lingue più studiate e a confermarlo è la stessa Ethnologue. Come chiarisce il suo sito ufficiale, il database raccoglie diverse informazioni per ogni lingua parlata nel mondo – come il suo sviluppo, l’uso e i nomi dei vari dialetti – ma non si occupa di confrontare le lingue e il loro apprendimento.

Contattata via email da Italofonia.info (un portale indipendente, nato nel 2017 per raccogliere informazioni sulla lingua italiana), Ethnologue ha ribadito questo aspetto, dichiarando che non documentano in alcun modo «lo studio delle lingue, ossia il numero di persone che studiano specificamente una lingua, per esempio a scuola o all’università».

«Questa storia dell’italiano come quarta lingua più studiata al mondo ricompare a intervalli regolari, ma è una bugia. La fonte non esiste e non può essere Ethnologue», ha spiegato a Pagella Politica Roberta D’Alessandro, professoressa all’Istituto di linguistica di Utrecht, nei Paesi Bassi, e dal 2007 al 2016 direttrice del dipartimento di italiano dell’Università di Leiden.

«Questo databasenon c’entra assolutamente niente con le lingue di studio. È un catalogo di per sé più o meno affidabile, che – basandosi su dati che vengono da censimenti, considerazioni geografiche, dichiarazioni di linguisti che inviano dossier, eccetera – dice chi parla l’italiano come seconda lingua, non chi lo studia. Usarlo come fonte è sbagliato, assurdo».

Gli Stati generali della lingua italiana nel mondo

La seconda fonte citata negli articoli degli ultimi giorni sono gli Stati generali della lingua italiana nel mondo, un evento annuale organizzato dal Ministero degli Esteri per riflettere sullo studio e la diffusione dell’italiano all’estero.

La terza edizione si è tenuta a Roma il 22 ottobre 2018 e in essa sono stati presentati «i dati sulla diffusione della lingua italiana nel mondo», con il rapporto L’Italiano nel mondo che cambia – 2018 (scaricabile qui).

Nel suo intervento introduttivo, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha dichiarato: «Se guardiamo al numero di persone che parlano l’italiano nel mondo, noi siamo come lingua circa al 21esimo posto. Ma se andiamo a vedere le persone che studiano le lingue, e che quindi studiano una seconda lingua o una terza lingua, l’italiano come numero di persone è la quarta lingua più studiata dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese».

Nella “Prefazione” del rapporto del 2018, scritta dallo stesso ministro Moavero, il concetto è ripetuto: «L’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo; oltre due milioni di persone, all’estero, decidono ogni anno di apprenderlo per le motivazioni più varie».

Ma il documento – lungo 28 pagine – non fa mai menzione di questa particolare classifica, e il motivo è molto semplice.

L’indagine statistica L’italiano nel mondo che cambia si occupa infatti solo della lingua italiana, come chiarisce la nota di presentazione. Non fanno insomma una comparazione né una classifica tra le varie lingue.

Come è stata fatta l’indagine? Le statistiche elencate sono «il risultato del lavoro di raccolta condotto grazie alla fondamentale collaborazione della Rete diplomatico-consolare e degli Istituti italiani di cultura per l’anno accademico 2016/2017», che hanno fatto ricorso a una «pluralità di schede e questionari inviati in formato elettronico» a tutti gli enti che si occupano di insegnare l’italiano nel mondo.

Tra questi, ci sono gli Istituti italiani di cultura (“succursali” del Ministero degli Esteri nei diversi Paesi del mondo, che promuovono l’immagine dell’Italia e la sua lingua), le scuole italiane, le cattedre presso Università straniere, i Comitati della Società Dante Alighieri, nonché la rete dei nostri connazionali all’estero.

La raccolta di questi dati ha permesso di calcolare che per l’anno accademico 2016/2017, la rete fisica attraverso la quale la nostra lingua viene diffusa e promossa nel mondo ha raggiunto «2.145.093 studenti in 115 Paesi».

Come funziona la raccolta?

Abbiamo chiesto a una delle persone che se ne è occupata e sono emersi alcuni punti problematici. Per esempio, il fatto che alcuni studenti rimangano non censiti.

«Questa storia dell’italiano “quarta lingua più studiata” è diuturna e carsica: ogni tanto torna in superficie. Il numero fornito dal Ministero degli Esteri nel suo ultimo rapporto è abbastanza solido da un punto di vista statistico, ma è impossibile fare un paragone con le altre lingue», ha spiegato a Pagella Politica Francesco Ziosi, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera, in Germania.

«Noi, come Istituto italiano di cultura di Monaco, censiamo i dati che ci sono sullo studio dell’italiano nelle scuole e nelle università in Germania. Ma i dati delle scuole private – che sono nostri concorrenti – noi non riusciamo minimamente a raccoglierli, e sappiamo che sono abbastanza frequentati. Qui in Germania, per esempio, l’italiano è una delle lingue più studiate tra le persone che a un certo punto della loro vita si trovano ad avere un po’ di tempo, e vogliono acculturarsi. Tipicamente, il pensionato colto».

Ricapitolando: la prima fonte citata – di un’organizzazione di linguistica no profit – è un catalogo che non si occupa dell’insegnamento delle lingue nel mondo, ma del numero dei parlanti; la seconda fonte è direttamente il Ministero degli Esteri, ma parla solo del numero di persone, parziale, che nel mondo studiano l’italiano attraverso una rete fisica di istituzioni note – come conferma a Pagella Politica anche Mirko Tavosanis, professore di Linguistica italiana all’Università di Pisa.

«I dati più recenti del ministero sono una descrizione abbastanza affidabile di quello che viene censito», chiarisce Tavosanis. «Ma quella coinvolta è solo una piccola parte delle istituzioni formative attive nel mondo. Se una scuola privata di lingua a Parigi apre un corso di italiano, per esempio, di solito il Ministero non riceve nessuna informazione in proposito, e naturalmente ci sono moltissime di queste attività in giro per il mondo».

Insomma, il Ministero degli Esteri italiano raccoglie dati (parziali) su quanti studiano italiano, ma non ha modo di fare una comparazione. La classifica – ripresa anche dal Ministero stesso – deve quindi venire da altrove.

Da dove è nata la notizia

Ma da dove viene allora il dato sull’italiano “quarta lingua più studiata”? Per scoprirlo, bisogna andare indietro di quasi vent’anni.

L’indagine del 2001

Nel 2000, il Ministero degli Esteri aveva affidato al Dipartimento di studi linguistici e letterari dell’Università di Roma “La Sapienza” un’indagine «sulle motivazioni e sui pubblici dell’italiano diffuso tra stranieri», un interesse nato nella ricerca già alla fine degli anni Settanta.

Sotto la direzione del famoso linguista Tullio De Mauro, nel 2001 era stato così pubblicato il rapporto Italiano 2000. I ricercatori, a partire da agosto 2000, avevano inviato un questionario in formato elettronico agli Istituti italiani di cultura attivi all’epoca nel mondo, alle ambasciate e alle sede consolari, chiedendo, tra le altre cose, se e quali altre lingue erano insegnate nelle istituzioni. In questo modo, è stato possibile rilevare «la posizione dell’italiano rispetto alle altre lingue apprese».

Come si legge nelle conclusioni dell’indagine, «fra le lingue straniere che vengono scelte per prime, al primo posto si colloca l’inglese (69,2 per cento), seguita dallo spagnolo (10,3 per cento), dal francese (7,7 per cento), dal tedesco (2,6 per cento) e da altre lingue. Fra le lingue straniere che vengono scelte per seconde, al primo posto si colloca il francese (50 per cento), seguita dall’inglese (15 per cento), dallo spagnolo (10 per cento) e dall’italiano, al quarto posto con il 7,5 per cento, a pari posizione con il tedesco. Tra le terze lingue straniere, al primo posto sale il tedesco (40,9 per cento) e l’italiano va al secondo posto (25 per cento). Tra le quarte lingue scelte, l’italiano è al primo posto (63,9 per cento)».

In sostanza, l’italiano non era la quarta lingua più studiata al mondo, ma la quarta più studiata come seconda scelta tra le persone raggiunte dalla rete diplomatica italiana; la seconda più studiata come terza scelta; e la prima più studiata come quarta scelta.

È un dato molto diverso: riguarda infatti la piccolissima minoranza di persone che, nella loro vita, arrivano a studiare quattro lingue. Lo aveva spiegato in un’intervista del 2014 il linguista e filologo Luca Serianni: «Un apprendente, dopo avere studiato altre due lingue (tipicamente l’inglese, saldamente al primo posto) e il francese (al secondo), e volendo affrontare lo studio di una terza o quarta lingua si rivolgerà con buona probabilità all'italiano».

Si tratta con ogni evidenza di numeri molto ridotti, quasi una curiosità. «Le cifre assolute non possono essere molto elevate, perché sono pochi nel mondo coloro che studiano o conoscono, più di due lingue, oltre alla madrelingua», proseguiva Serianni.

L’indagine del 2011

Dieci anni dopo è stata fatta una seconda ricerca simile. Commissionata dal Ministero degli Esteri e realizzata nel 2011 dagli studiosi Claudio Giovanardi e Pietro Trifone, essa è stata pubblicata con il titolo Italiano 2010 e fa parte del libro L’italiano nel mondo (edito nel 2012 da Carocci).

Qui i dati sono leggermente diversi a quelli di dieci anni prima, come riassumono due recensioni uscite sulla rivista letteraria Oblio e sulla rivista El.le del Centro di ricerca sulla didattica delle lingue della Ca’ Foscari di Venezia.

In questa seconda indagine, risulta che – sia con i dati degli Istituti italiani di cultura che con quelli dei contesti universitari (una delle realtà non indagate nella precedente indagine del 2001) – la nostra lingua è, insieme al francese, quella più studiata come terza scelta, e la prima come quarta scelta.

I limiti delle ricerche

Queste indagini hanno comunque alcuni limiti metodologici. Per esempio, siamo sicuri che il campione degli intervistati attraverso i questionari sia significativo per giustificare con accuratezza i risultati ottenuti?

«La cosa determinante di queste ricerche [= Italiano 2000 e Italiano 2010] è che sono state fatte all’interno della rete degli Istituti italiani di cultura e delle strutture che ospitavano lettori di italiano, quindi su un campione già molto orientato a favore della nostra lingua», spiega Tavosanis.

«Le ricerche quindi non rappresentano quindi un’analisi sistematica dello studio delle lingue né in tutti i Paesi del mondo né alla totalità delle istituzioni nei Paesi in cui sono state fatte. Anzi, quello usato è stato un campione dichiaratamente non rappresentativo. Le conclusioni sono quindi affidabili per questo contesto, ma descrivono solo una piccola parte di ciò che avviene nel mondo».

Questa osservazione sul piano metodologico non va «assolutamente trascurata», ribadisce Talles Gille Kuitche, ricercatore dell’Università di Siena, in uno studio del 2012 sulla diffusione dell’italiano nell’Africa sub-sahariana francofona. «Il fatto di prendere come fonte di dati i soli Istituti italiani di cultura ha completamente oscurato alcuni poli sempre più importanti di insegnamento/apprendimento dell’italiano. Per esempio, queste realtà sono quasi inesistenti nella maggior parte dei Paesi africani dove l’italiano si sta diffondendo con modalità e obiettivi diversi».

Ma allora qual è la posizione dell’Italia?

Insomma, l’«italiano quarta lingua più studiata» è un fraintendimento che viene da una ricerca di quasi vent’anni fa. Ma è possibile sapere qual è l’effettiva posizione della nostra lingua in classifica?

«Ogni dato sullo studio della lingua è fondamentalmente inaffidabile», dice Ziosi dell’Istituto italiano di cultura di Monaco. «Quelli censibili più affidabili restano comunque quelli sulle scuole in Europa».

E in Europa l’italiano non è al quarto posto. Secondo i dati dell’Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat), nel 2016 la lingua straniera più studiata nella scuola secondaria di primo grado degli Stati Ue era l’inglese, con una percentuale del 97,3 per cento. Al secondo posto, si colloca il francese, con il 33,8 per cento degli studenti, seguita dal tedesco (23,1 per cento). Al quarto posto c’è lo spagnolo (13,6 per cento), seguito dal russo (2,7 per cento) e dall’italiano (1,1 per cento).

I dati non cambiano di molto se si considera la scuola secondaria di secondo grado. Il 94 per cento degli studenti studia l’inglese come lingua straniera, 22 per cento il francese, il 17 per cento il tedesco, il 16 per cento lo spagnolo, il 3 per cento il russo e nella stessa percentuale l’italiano.

Perché si studia l’italiano?

«Pur essendo una percentuale molto limitata le persone che studiano italiano nelle scuole, l’italiano resta l’unica lingua che viene studiata senza ragioni commerciali, storiche e politiche», sostiene Ziosi. «E questo è rilevante. Basti pensare che siamo studiati più del portoghese, che ha una tradizione coloniale e un numero di parlanti che è infinitamente più alto dell’italiano».

Anche altri studiosi sottolineano questo aspetto. «L’italiano non è una lingua veicolare, a differenza dell’inglese, dello spagnolo, del francese e del portoghese, ma esistono anche ragioni latamente lavorative per cui viene studiato nel mondo», ha detto a Pagella Politica il linguista e filologo Luca Serianni.

«Pensiamo al numero – molto ristretto quantitativamente, ma significativo – di coloro che studiano l’italiano perché vogliono diventare cantanti lirici. O del clero – in particolare dell’alto clero cattolico – che svolge periodi di perfezionamento nelle grandi università pontificie, che svolgono i loro corsi quasi esclusivamente in italiano».

Tiriamo le somme

Ad oggi, dunque, sapere quante persone studiano quali lingue nel mondo è semplicemente impossibile.

«Non lo sa nessuno quanti studenti di italiano ci sono nel mondo: non si può sapere», afferma D’Alessandro dell’Istituto di linguistica di Utrecht. «Lo stesso vale per le grandi lingue: si pensi al cinese, al lahnda, l’hindi e l’urdu. Chi lo sa, per esempio, quante persone in Afghanistan studiano il russo? O il cinese in Tanzania? Nessuno lo sa e potrà mai saperlo con precisione».

Una posizione simile è stata espressa anche da Monica Barni, uno dei membri del gruppo di ricerca che ha realizzato la prima indagine, Italiano 2000, oggi vicepresidente della Regione Toscana ed ex rettrice dell’Università per stranieri a Siena.

«Così come non si poteva affermare allora che l’italiano era la terza, quarta lingua più appresa nel mondo, non lo si può fare a maggior ragione oggi, a quasi 15 anni di distanza», spiegava al seminario “L’italiano come risorsa del Sistema Italia”, organizzato a Roma nel 2014 da Icon, un consorzio di Università italiane che promuove la lingua e la cultura italiana attraverso l’e-learning.

Conclusione

Ciclicamente, sulla stampa italiana e nelle dichiarazioni di alcuni politici torna di attualità la notizia secondo cui l’italiano sarebbe «la quarta lingua più parlata al mondo». Ma come abbiamo visto, le fonti citate hanno diversi limiti.

Conoscere il numero delle persone che studiano una determinata lingua nel mondo è praticamente impossibile. Si può avere una stima abbastanza accurata di quanti individui frequentano i corsi di italiano organizzati da realtà come gli Istituti italiani di cultura, ma anche questo dato è parziale.

Se andiamo indietro ai primi anni Duemila, esiste effettivamente un rapporto commissionato dal Ministero degli Esteri, che ha rilevato come l’italiano sia la lingua straniera scelta più spesso come quarta lingua da studiare, e solo in un campione ristretto. Il fraintendimento di questo dato è probabilmente alla base della fortuna della “notizia”.
 
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