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DIABOLIKVS
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Discussion Starter · #1 ·
Non passa giorno senza che qualche alto papavero si senta in diritto/dovere di consigliare i giovani sul tema del lavoro.

L'ultimo consiglio ricevuto è stato quello di accettare qualsiasi lavoro di merda vi capiti, non fate gli schizzinosi ragazzi!!

Qui si parla di lavoro.

Il lavoro di chi lavora, il lavoro di chi vorrebbe lavorare, il lavoro di chi si prepara al lavoro.

Lavorate.
 

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suburban bishop
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La Fornero telefona ai consigli di amministrazione della maggiori banche italiane per piazzare figli e nipoti.
Lo so da chi lavora nell'ambiente.
 

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La Fornero deve bere meno. Tutto si può dire di un neolaureato che si appresti ad entrare nel mercato del lavoro dell'Italia del 2012, eccetto che sia uno che chiede troppo, che pretenda, che si aspetti il posto fisso, o che faccia pretese sulla retribuzione.
Un esercito di disperati, magari formati male e incompetenti, ma pronti ad accettare praticamente tutto e senza nemmeno godere di molti diritti ritenuti basilari in gran parte d'Europa.
 

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Inquisitore emerito
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l'uomo ha dimenticato perchè deve lavorare! e perchè il lavoro è stato creato, e perchè deve essere svolto, e perchè deve essere duro.

Ánte Jovém nullí subigébant árva colóni;
né signáre quid(em) áut partíri límite cámpum
fás erat: ín mediúm quaerébant, ípsaque téllus
ómnia líberiús nulló poscénte ferébat.
Ílle malúm virús serpéntibus áddidit átris
praédaríque lupós jussít pontúmque movéri,
méllaque décussít foliís, ignémque remóvit
ét passím rivís curréntia vína représsit,
út variás usús meditánd(o) extúnderet ártes
páulat(im) ét sulcís fruménti quaéreret hérbam,
út silicís venís abstrús(um) excúderet ígnem.
Túnc alnós primúm fluvií sensére cavátas;
návita túm stellís numerós et nomina fecit
Pléiadás, Hyadás, clarámque Lycáonis Árcton;
túm laqueís captáre ferás et fállere vísco
ínvent(um) ét magnós canibús circúmdare sáltus;
átqu(e) aliús latúm fundá jam vérberat ámnem
álta peténs, pelagóqu(e) aliús trahit úmida lína;
túm ferrí rigor átqu(e) argútae lámina sérrae
— nám primí cuneís scindébant físsile lígnum — ;
túm variaé venér(e) artés. Labor ómnia vícit
ímprobus ét durís urgéns in rébus egéstas.
Príma Cerés ferró mortális vértere térram
ínstituít, cum jám glandés atqu(e) árbuta sácrae
déficerént silv(ae) ét victúm Dodóna negáret.
Móx et frúmentís labor ádditus, út mala cúlmos 150
ésset róbigó segnísqu(e) horréret in árvis
cárduus: íntereúnt segetés, subit áspera sílva
láppaequé tribolíqu(e), intérque niténtia cúlta
ínfelíx loli(um ) ét sterilés dominántur avénae.
Quód nis(i) et ádsiduís herb(am) ínsectábere rástris,
ét sonitú terrébis avés, et rúris opáci
fálce premés umbrám votísque vocáveris ímbrem,
héu magn(um) álteriús frustrá spectábis acérvum
cóncussáque fam(em) ín silvís solábere quércu.
 

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moser user
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Ovviamente i consigli che escono fuori da Fornero, Monti & company (posto fisso noioso, accettare lavori di merda, ect) valgono per i figli degli altri.
 

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simple user
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Caro ministro Fornero,

ho passato gli ultimi tre anni della mia vita a svolgere un dottorato di ricerca lontano da casa. Parte di esso, tredici mesi per la precisione, l'ho svolto all'estero. La mia giornata tipo era svegliarsi la mattina alle sei, andare all'università, chiudere alle 11 di sera. In tutto questo lavoravo alla mia ricerca, quadravo i bilanci perché con le mie mille euro al mese mi pagavo l'affitto di una stanza che aveva solo un lucernario (ma per me non è mai stato un problema, sono un tipo facilmente accontentabile, inoltre il quartiere era buono, a onor del vero), le bollette e i pasti, che dovevano essere quanto più economici possibile, in quanto dovevo permettermi vari biglietti di viaggio per essere costantemente in contatto con il mio luogo natio per necessità familiari che richiedevano spesso la mia presenza, e anche perché fortunatamente avevo ancora qualche rapporto con l'università in cui mi sono laureato.
Dopo aver passato tre anni a farmi il mazzo fra la Svizzera, Bologna e Napoli, con notti insonni su treni scomodi e rumorosi, mi sento dire che si può solo continuare a contratti a tempo determinato di qualche anno e che non mi è garantito nulla su un'eventuale stabilità, e dato che in Italia la ricerca, almeno in campo geologico, è totalmente avulsa dal mondo aziendale, ho deciso di lasciare l'università e di fiondarmi sul mercato del lavoro al fine di non ritrovarmi alla soglia dei 40 anni con le pacche nell'acqua e totalmente escluso da quello che è il resto del mercato lavorativo nazionale.

Ho scelto di restare in Italia perché, nonostante lo schifo che le classi politiche ci hanno mostrato negli ultimi decenni, amo e credo nel mio paese. E dopo aver mandato cento curricula su tutto il territorio nazionale e aver ricevuto 101 vaffanculo perché le aziende vogliono personale con esperienza e/o non sono in grado di potermi garantire un compenso di natura economica, sto tentando alcuni concorsi usciti per chissà quale clemenza e/o pietas divina.

Caro ministro, io mi accontenterei anche di un lavoro estremamente umile, per me non sarebbe un problema. Ma dovrei lavorare in nero, gravando così all'economia nazionale, dovrei litigare pesantemente con la mia famiglia, che non vorrebbe vedere frustrati i brillanti risultati dei miei studi. Dato che dentro non mi sento delinquente, non me la sento di contribuire a dare la roncolata finale a questo povero e martoriato paese.

Quindi tenterò gli ultimi concorsi, manderò gli ultimi curricula e, se davvero qui si piegano in due dalle risate perché esigo un diritto/dovere che è sancito fin dal primo articolo della Costituzione e non mi riesce ad essere garantito, alzerò i tacchi e me ne andrò via mandando lei e il resto della classe dirigente, di ora e del passato, che si è ingrassata alle spalle mie e della mia famiglia pensando al loro portafogli e al portafogli dei loro raccomandati, cortesemente a fanculo.

Perché un paese del genere, con esponenti che mi prendono in giro dicendo di accettare tutto l'accettabile quando pure ponendomi a novanta gradi mi hanno risposto col più classico dei "le faremo sapere", non merita la mia onestà e il mio amore.

I miei più cordiali saluti.
 

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Inquisitore emerito
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intanto zitta zitta vi era una notiziola da seconda pagina che riguardava il tema...




IL CASO

"Siamo tornati e siamo pentiti"
Boomerang per i cervelli rientrati


Sono 23 ricercatori. Li ha riportati in Italia il programma Rita Levi Montalcini, costato 6 milioni di euro di fondi pubblici.
E ora lanciano un grido d'allarme: "Cambiate le carte in tavola", ed è in forse la continuità del loro lavoro nei dipartimenti




A volte ritornano. È questo il titolo, apparentemente ricco di speranza e ottimismo, della lettera che un gruppo di ricercatori ha scritto, invece, per denunciare l'incertezza a cui sono stati condannati a meno di due anni dalla data del ritorno nel nostro paese. Studiavano, insegnavano e in molti casi accumulavano premi e brevetti nelle migliori università del pianeta. Erano bravi: alcuni tra i nostri migliori cervelli all'estero. E sono stati riportati a casa, in pompa magna, con un progetto lanciato nel 2009 dall'ex ministro Gelmini e intitolato al Premio Nobel Rita Levi Montalcini. Un progetto di "Rientro di Cervelli" nato con le migliori intenzioni, per il quale il ministero ha investito più di 6 milioni di euro, senza contare il risparmio fiscale di cui hanno goduto i ricercatori del programma: tassati solo sul 10% del loro stipendio. Ma che oggi, come spesso accade in questo bizzarro paese, potrebbe diventare un boomerang sia per chi l'ha proposto sia per chi se n'è beneficiato.

C'è chi stava al Cern di Ginevra, chi stava negli Stati Uniti e faceva esperimenti sulle cellule staminali, chi a Londra disegnava un nuovo modello per il diritto tributario dell'Unione Europea, e chi in Germania, in Israele o nella Repubblica Ceca lavorava a importanti progetti in materie umanistiche, finanziati da grandi istituzioni. A gennaio del 2010 hanno superato un'esigente selezione e circa un anno dopo sono sbarcati a Milano, a Roma, ad Ancona, a Venezia, a Palermo... per insegnare nelle università italiane e, come si dice

nel bando, "favorirne l'internazionalizzazione". Una delle condizioni che li avevano convinti era specificata nel bando stesso: un contratto di tre anni rinnovabile per altri tre e la possibilità, a sei anni dal rimpatrio, di usufruire di un canale riservato per una chiamata diretta su una posizione a tempo indeterminato, come quella di professore associato. "Non si tratta di nessun favoritismo, è un canale garantito dalla "legge Moratti" 230 del 2005, Art. 1, comma 9", precisano.

Oggi però quella sicurezza sta vacillando. A febbraio è stato lanciato il secondo bando del programma (sempre per via della bizzarria di cui sopra, rimane irrisolto il dubbio sul perché siano passati più di due anni tra il primo e il secondo). E' uno degli ultimi atti della Gelmini, firmato a novembre del 2011 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale tre mesi dopo, sotto l'egida di un nuovo governo e di un nuovo ministro. E in questo documento le premesse e le condizioni sono ben diverse: non si parla più di "Rientro di Cervelli", bensì di "Reclutazione di giovani ricercatori a tempo determinato". Ma, soprattutto, niente più garanzie sul rinnovo del contratto alla fine del primo triennio, anzi, si specifica la sua "non rinnovabilità" e si introduce l'obbligo di "superare l'abilitazione scientifica ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato".

"Hanno cambiato le carte in tavola e ora non siamo più sicuri di nulla", denunciano i 23 rimpatriati tra il 2010 e il 2011. In effetti, non è detto che anche loro debbano sottostare alle regole della seconda edizione del programma, ma nessuno ancora ha voluto rassicurarli. "In linea con il principio generale di non retroattività della legge e con le esigenze di tutela del nostro legittimo affidamento sui termini del nostro "patto" con lo Stato italiano e sulla nostra normativa di riferimento, l'Art. 1, co. 9, legge 230/2005, ancora in vigore, noi vorremmo che sia assicurata la possibilità giuridica del rinnovo per un secondo triennio come previsto dai termini del nostro bando, e che questo conservi la natura di "rientro dei cervelli"". Eppure i loro interlocutori sembrano perplessi proprio su questo punto. Perció alcuni stanno già chiedendo se, loro malgrado, non saranno costretti ad andarsene di nuovo una volta scaduti i contratti. Hanno inoltrato la loro lettera anche alla Fondazione Levi Montalcini, sperando in una reazione volta a evitare il collegamento tra il nome della scienziata e un nuovo episodio di sperpero di risorse pubbliche. E da mesi chiedono spiegazioni al Ministero e al MIUR. Per ora l'unica risposta che hanno ottenuto è stata: "Abbiamo altre priorità".

Altre priorità, in questo caso legate ai meccanismi classici della realtà accademica italiana, hanno impedito l'accesso ai dipartimenti ad almeno altri 460 scienziati rimpatriati dal 2001 ad oggi. Come spiegava un articolo pubblicato nel 2007 dalla rivista Nature, il progetto di rientro dei cervelli avviato undici anni fa dal governo era stato "vissuto dai senati accademici come una forzatura istituzionale per scavalcare i ricercatori che, in Italia, aspettano da anni di vedersi riconoscere un posto". E cosa succederà a tutti i ricercatori che proprio in questi mesi, dalle loro residenze estere, sono in attesa di una chiamata per la selezione del bando Montalcini 2012? Secondo i loro predecessori, potrebbero incorrere in un "suicidio accademico assistito per vittime ignare". Loro all'epoca, a queste condizioni, non avrebbero abbandonato la posizione raggiunta, con fatica, altrove.
(22 ottobre 2012)
 

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Italian User
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Caro ministro Fornero,

ho passato gli ultimi tre anni della mia vita a svolgere un dottorato di ricerca lontano da casa. Parte di esso, tredici mesi per la precisione, l'ho svolto all'estero. La mia giornata tipo era svegliarsi la mattina alle sei, andare all'università, chiudere alle 11 di sera. In tutto questo lavoravo alla mia ricerca, quadravo i bilanci perché con le mie mille euro al mese mi pagavo l'affitto di una stanza che aveva solo un lucernario (ma per me non è mai stato un problema, sono un tipo facilmente accontentabile, inoltre il quartiere era buono, a onor del vero), le bollette e i pasti, che dovevano essere quanto più economici possibile, in quanto dovevo permettermi vari biglietti di viaggio per essere costantemente in contatto con il mio luogo natio per necessità familiari che richiedevano spesso la mia presenza, e anche perché fortunatamente avevo ancora qualche rapporto con l'università in cui mi sono laureato.
Dopo aver passato tre anni a farmi il mazzo fra la Svizzera, Bologna e Napoli, con notti insonni su treni scomodi e rumorosi, mi sento dire che si può solo continuare a contratti a tempo determinato di qualche anno e che non mi è garantito nulla su un'eventuale stabilità, e dato che in Italia la ricerca, almeno in campo geologico, è totalmente avulsa dal mondo aziendale, ho deciso di lasciare l'università e di fiondarmi sul mercato del lavoro al fine di non ritrovarmi alla soglia dei 40 anni con le pacche nell'acqua e totalmente escluso da quello che è il resto del mercato lavorativo nazionale.

Ho scelto di restare in Italia perché, nonostante lo schifo che le classi politiche ci hanno mostrato negli ultimi decenni, amo e credo nel mio paese. E dopo aver mandato cento curricula su tutto il territorio nazionale e aver ricevuto 101 vaffanculo perché le aziende vogliono personale con esperienza e/o non sono in grado di potermi garantire un compenso di natura economica, sto tentando alcuni concorsi usciti per chissà quale clemenza e/o pietas divina.

Caro ministro, io mi accontenterei anche di un lavoro estremamente umile, per me non sarebbe un problema. Ma dovrei lavorare in nero, gravando così all'economia nazionale, dovrei litigare pesantemente con la mia famiglia, che non vorrebbe vedere frustrati i brillanti risultati dei miei studi. Dato che dentro non mi sento delinquente, non me la sento di contribuire a dare la roncolata finale a questo povero e martoriato paese.

Quindi tenterò gli ultimi concorsi, manderò gli ultimi curricula e, se davvero qui si piegano in due dalle risate perché esigo un diritto/dovere che è sancito fin dal primo articolo della Costituzione e non mi riesce ad essere garantito, alzerò i tacchi e me ne andrò via mandando lei e il resto della classe dirigente, di ora e del passato, che si è ingrassata alle spalle mie e della mia famiglia pensando al loro portafogli e al portafogli dei loro raccomandati, cortesemente a fanculo.

Perché un paese del genere, con esponenti che mi prendono in giro dicendo di accettare tutto l'accettabile quando pure ponendomi a novanta gradi mi hanno risposto col più classico dei "le faremo sapere", non merita la mia onestà e il mio amore.

I miei più cordiali saluti.
:applause:
 

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La Fornero deve bere meno. Tutto si può dire di un neolaureato che si appresti ad entrare nel mercato del lavoro dell'Italia del 2012, eccetto che sia uno che chiede troppo, che pretenda, che si aspetti il posto fisso, o che faccia pretese sulla retribuzione.
Un esercito di disperati, magari formati male e incompetenti, ma pronti ad accettare praticamente tutto e senza nemmeno godere di molti diritti ritenuti basilari in gran parte d'Europa.
quoto.

Personalmente, appena laureato (l'anno scorso) ho mandato CV anche per i lavori più disparati!
 

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Un esempio per la Fornero.

L'anno scorso, a Marzo, a Catania ha aperto il 1° negozio della catena IKEA in Sicilia.

Un dato: per circa un centinaio di posti di lavoro sono pervenuti - la maggior parte da giovani di età compresa tra i 20 e i 32 anni, laureati (anche con lauree tipo 'ingegneria elettronica') quasi 48.000 Curriculum Vitae, di cui almeno il 25%, come dicevo, erano giovani laureati!
(compreso quello mio)


Quindi, altro che 'snobbano' il lavoro!
 

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La Fornero ha perfettamente ragione e lo dice un 'giovane' appena entrato nel mondo del lavoro.
I laureati di oggi sono mediamente schizzinosi, presuntuosi e troppo abituati a vivere nel benessere senza la preoccupazione di dover sbarcare il lunario.
Guarda,l'anno scorso ho lavorato con l'AMSA per spazzare la neve durante le giornate di gennaio(mi pare).

Si lavorava di notte principalmente,da mezzanotte alle 4-5.

La squadra era esclusivamente composta da:
-laureandi(tra cui io)
-immigrati
-laureati

Penso che nessuno abbia avuto più di 30 anni,forse tranne qualche extracomunitario,e tutto questo per una manciata di euro.


Chissà,magari c'erano anche i figli della Fornero.
 

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Inquisitore emerito
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però bisogna anche dire una cosa.

la fornero come sempre ha dimostrato una scarsa sensibilità nei confronti della popolazione, ma cosa ha dichiarato:

Non devono essere troppo choosy (in inglese: esigenti, difficili, ndr) nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno, non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco".

ora, voi guardate un attimo al mercato del lavoro nel suo complesso.
non pensate solo ad ingegneri e architetti.

noi abbiamo una visione distorta del lavoratore medio, perchè siamo tutti più o meno laureati (laureandi) e viviamo in un ambiente probabilmente simile a noi.
ma i laureati sono una parte minoritaria della forza lavoro in generale.

ebbene, se noi guardiamo al mercato nel suo complesso non è detto che la fornero abbia torto.
conosco decine di ne-ne (ne lavoro ne studio), di gente che ha strappato un diplomino per grazia del signore.
questi però spesso e volentieri malgrado tutto sono choosey, come direbbe la fornero.

il risultato è che oggi interi segmenti professionali sono in carenza di lavoratori e riescono parzialmente ad attappare le falle con gli immigrati.

perchè il giovane, e ribadisco questo vale per la media della forza lavoro generale che al massimo è diplomata, ha nel cervello un'ottica ormai non più reale, sostenibile.
cioè quella dei genitori.

e in effetti il giovane può ancora esserlo, choosey, perchè ha quel formidabilissimo ammortizzatore sociale che è la famiglia, il contratto indeterminato di padre e madre, una casa familiare sempre a disposizione e di proprietà, talvolta anche altre entrate.

ma guardiamo anche ai laureati.
cosa se ne fà l'italia di mezzo milione di giuristi?
nulla.

sicchè il giurista che pretende di fare il giurista deve sapere che come lui c'è un altro mezzo milione con la stessa volontà.
ora, in un'ottica del genere è sbagliato dire: giuristi, accontentatevi di fare altro, magari professioni diverse da quella per cui avete studiato e anche retributivamente inferiori?

non credo.

perchè in un regime di libero mercato sentire mezzo milione di giuristi che si lamentano di non poter esercitare la propria professione è ovviamente una distorsione, giacchè è chiaro che non esiste un mercato che li assorba tutti.
o se li assorbe è a cifre irrisorie, determinate dall'enorme offerta.

per cui il discorso diventa corretto.
(taccio la distorsione delle raccomandazioni che falsificano il sistema. parliamo in astratto)

insomma la fornero non si è rivolta all'ingegnere aerospaziale che fa il barista.
ma si è rivolta a tutti coloro che senza titoli di studio particolari, o con titoli inflazionatissimi si rifanno ad un'idea di mercato del lavoro anacronistica, che possono sostenere perchè si mantengono sugli ammortizzatori familiari, e che in definitiva non è economicamente e politicamente sostenibile.

nell'istante in cui cesseranno gli aiuti familiari l'invito della fornero, mettetevi in gioco, diventerà un imperativo nazionale.
d'altronde a creare il boom economico credo sia stato anche questo.
ora siamo in uan fase discendente della parabola economica nazionale.
continuare sulla scia degli anni 70-80 è una sciocchezza, malgrado sia duro da digerire.
e allora i giovani, non gli astrofisici e i nanoingegneri, ma la media dei giovani, non aspettassero sulle spalle dei genitori il lavoro perfetto.
magari l'economia ritroverà una spinta perduta da troppi anni.
 

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Italian User
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insomma la fornero non si è rivolta all'ingegnere aerospaziale che fa il barista.
ma si è rivolta a tutti coloro che senza titoli di studio particolari, o con titoli inflazionatissimi si rifanno ad un'idea di mercato del lavoro anacronistica, che possono sostenere perchè si mantengono sugli ammortizzatori familiari, e che in definitiva non è economicamente e politicamente sostenibile.
in parole povere parli del concetto fumoso di bamboccione, ma guarda che ci siano settori soprattutto nell'artigianato del tutto scoperti è vero! ma questo è un problema enorme che riguarda il flop delle triennali e la scarsa specializzazione dei vari istituti tecnici professionali.

Se invece consideriamo solo i laureati beh rispetto alla media ue si è un po' sotto, poi aggiungici il fatto che sono distribuiti malissimo, per cui non è inusuale vedere ad esempio laureati in giurisprudenza fare altre cose non riguardanti gli studi effettuati.
 

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BANANED
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però bisogna anche dire una cosa.

la fornero come sempre ha dimostrato una scarsa sensibilità nei confronti della popolazione, ma cosa ha dichiarato:

Non devono essere troppo choosy (in inglese: esigenti, difficili, ndr)..
Io non sono per niente esigente, anche se il mio sogno è diventare un calciatore, sono pronto anche ad accettare proposte per tronista, e mi vanno bene anche lavori precari con contratto che si rinnova di settimana in settimana con il televoto, tipo Grande Fratello..
 

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DIABOLIKVS
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Discussion Starter · #18 ·
Ovviamente i consigli che escono fuori da Fornero, Monti & company (posto fisso noioso, accettare lavori di merda, ect) valgono per i figli degli altri.
Posto fisso noioso, bamboccioni, lavori di merda....

Si potrebbe tracciare un profilo psicologico dell'atteggiamento di questa gente verso i giovani.
 

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La Fornero telefona ai consigli di amministrazione della maggiori banche italiane per piazzare figli e nipoti.
Lo so da chi lavora nell'ambiente.
La Fornero ha due figli: la femmina fa la ricercatrice biomedica, il maschio dovrebbe essere una specie di intellettuale/filmmaker.

I relativi nipoti sono dei bambini.

L'unico che lavora in banca è il genero, ma lo faceva già da prima di sposarsi.

C'erano state semmai delle polemiche sulla figlia che era diventata prof. di ruolo ad una età inferiore alla media e al fatto che il suo centro di ricerca aveva ottenuto delle agevolazione dalla Compagnia di San Paolo.
 

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Non vedo come una cosa scandalosa il fatto che in Italia la media dei laureati sia inferiore a quella dei nostri competitors. Anzi, è una cosa del tutto naturale e paradossalmente ne abbiamo fin troppi.

I dati vanno contestualizzati non si possono paragonare le mele con le pere.

Il problema sta altrove, sta nella dimensione delle nostre imprese e nei settori in cui operano rispetto a quanto fanno ad esempio in Francia o Germania.

Noi , lo sappiamo benissimo, abbiamo prevalentemente PMI e per di più PMI che operano prevalentemente in settori a media/bassa tecnologia. E' ovvio che in questa situazione servano meno manager, ingegneri, ricercatori e compagnia cantante.
 
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