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Technoprobe, la fabbrica che costuisce l’orto solidale

«Un attimo, esco a prendere le zucchine». Non che abbandonare il proprio turno sia possibile, ma certo in Technoprobe più di una pausa caffè ora è sostituita da una spesa a chilometri zero. L’azienda lecchese, 350 addetti impegnati a produrre schede di test per i colossi dell’hi-tech mondiale, ha infatti costruito proprio a fianco della fabbrica un orto solidale. Spazio globale di 25mila metri (per ora coltivato solo in parte) che sforna zucchine e patate, pomodori e coste, erbette e fagiolini.



L’aspetto più importante riguarda però i lavoratori, selezionati tra le categorie più disagiate, disabili che faticano a trovare posto in fabbrica anche se inseriti nelle categorie protette, oppure soggetti che presentano altre fragilità, come la tossicodipendenza.

«L’idea è venuta a mio padre - spiega l’imprenditore Roberto Crippa - che voleva dare a queste persone più sfortunate la possibilità di ricollocarsi in un contesto lavorativo. Così ci è venuto in mente di sistemare questo spazio, investendo un milione di euro». Il progetto, nato due anni fa, è operativo da pochi mesi ma i risultati sono già visibili. Sono dieci le persone occupate nell’orto, tutte regolarmente stipendiate per la propria attività, gestita da una cooperativa locale.

«Per ora abbiamo dato accesso alla struttura solo al nostro personale e vediamo che il meccanismo funziona. In prospettiva pensiamo di sistemare altri spazi, inserire un parco giochi per bambini e aprire la struttura al pubblico in generale. L'obiettivo è quello di creare una realtà che riesca nel tempo a diventare economicamente autosufficiente con la vendita dei prodotti. Devo dire anche che è molto bello vedere come sia possibile inserire queste persone fragili in un contesto di relazioni sociali. Qui non solo lavorano ma entrano in contatto con altre persone, si relazionano. È un modo per non farli sentire degli esclusi».

Technoprobe intanto continua a crescere, grazie alle commesse vinte in tutto il mondo tra le multinazionali dell’elettronica. Chi qui nel lecchese trovano un gioiello dell’hi-tech, azienda in corsa da anni a doppia cifra grazie ai suoi sistemi di test per schede elettroniche. Oggetti che stanno in un palmo di mano e che possono costare anche 300mila dollari, in grado in pochi istanti di verificare tutti i circuiti elettronici delle schede che finiscono in tablet, smartphone ed altri strumenti, validando di fatto i meccanismi prima del loro assemblaggio finale».

http://www.ilsole24ore.com/art/impr...ce-l-orto-solidale-180130.shtml?uuid=AEPv8lEF
 

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L’Orrido di Bellano, un pieno di turisti e raccolta fondi per svelare il mistero della Casa del Diavolo

Appello del Comune in cerca di mecenati: «Servono 165 mila euro»



«Mecenati cercansi. A lanciare l’appello il Comune di Bellano, paese affacciato sul ramo lecchese del lago di Como. Obiettivo, restaurare la Casa del diavolo, trasformandola in un museo multimediale con tanto di proiezioni tridimensionali che raccontino la storia di questa torretta arroccata a ridosso del fiume Pioverna, costruita alla fine del 1600 con lo scopo di controllare la navigazione lacustre. L’intervento rientra in un progetto ambizioso di ampliamento dell’Orrido, una delle attrazioni più visitate dell’intero territorio lariano, gola naturale scavata dalle acque che nel corso dei secoli hanno modellato suggestive grotte e gigantesche marmitte. Anfratti, pareti scoscese, cascate guizzanti, sono visitabili attraverso un percorso di passerelle che si snoda per oltre trecento metri, che però, nelle intenzioni dell’amministrazione, il prossimo anno verranno triplicate.

All’ingresso la «Cà del diavol», come la chiamano tutti, costruzione su tre piani al momento chiusa al pubblico. Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano, ma la leggenda narra di riti satanici in questo luogo, accrescendone il fascino misterioso. Per renderla fruibile e posizionare ulteriori passerelle, realizzando nuovi percorsi con artistici ponti a sbalzo, servono complessivamente 850.000 euro. Regione Lombardia ha già fatto la sua parte stanziando 436.000 euro, altri 250.000 li ha messi il Comune, ma all’appello ne mancano ancora circa 165.000. Da qui l’idea del crowdfunding, che passa attraverso il progetto Art Bonus, meccanismo promosso dal ministero dei Beni e delle attività culturali che permette a chiunque di diventare un mecenate. Insomma non una semplice raccolta fondi, ma la ricerca sistematica di investitori, privati, aziende, attività commerciali, che sulla loro erogazione liberale potranno avere un credito d’imposta del 65%.

«Al momento la risposta non è stata troppo entusiasmante — spiega il sindaco di Bellano, Antonio Rusconi —. Abbiamo raccolto poche centinaia di euro, ma abbiamo appena iniziato. In ogni caso contiamo di fare il bando per le passerelle in autunno e far partire i lavori a gennaio, mentre per la Casa del diavolo dipende da quanto il territorio sarà generoso e dagli incassi delle visite. E su questo fronte siamo ottimisti: l’Orrido è una delle attrazioni più apprezzate del lago e nell’ultimo anno ha fatto registrare un exploit di turisti con una crescita del 320%. Da una media di diciottomila biglietti staccati, siamo passati a settantamila e se proseguiremo di questo passo contiamo di chiudere il 2018 con oltre novantamila accessi. È anche grazie alla suggestione di questo luogo che Bellano ha recentemente ottenuto la bandiera arancione del Touring, unico comune in tutta la provincia di Lecco».

https://milano.corriere.it/notizie/...lo-4dbb61ba-7a99-11e8-80d9-0ec4c8d0e802.shtml
 

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Lecco: AAA Isola Viscontea vendesi a 1 milione e 700mila euro

L'annuncio su un sito di compravendite immobiliari di lusso: un "gioiello storico" sull'Adda, abbandonato negli anni '50



«"Isola privata con edificio storico su lago": l'annuncio di vendita è comparsa su un noto sito di compravendite immobiliari di immobili di lusso. "Oltre 1600 metri quadrati di terreno, 140 di superficie abitabile, 5 locali e un bagno" si legge ancora nell'annuncio. Che recita: "Italia, Lago di Como, Lecco, Pescarenico". Per chi non conoscesse la zona si tratta dell'isola Viscontea, un pezzo della storia di Lecco.
Un isolotto fluviale nel breve tratto dell'Adda compreso tra il Ramo di Lecco del Lario e il Lago di Garlate, un piccolo sogno lungo circa 110 metri e largo 27 con un unico edificio, dominato da una torre circolare. Nato come fortino militare, casa di pescatori fino al 1950 circa, e poi mai più abitato.

"Pensare di abitare su un'isola privata con pontile e attracco. Immaginare di vivere in una struttura d'epoca circondato solo d'acqua in totale privacy", scrive l'agenzia. Una meraviglia con tanto di "certificato FAI", che nel 2013 ha riconosciuto l'isola nel suo censimento, e dai Beni Culturali. Il prezzo? Un milione e 700mila euro. Trattabili, forse. Anche perché di lavori da fare ce ne è».

https://milano.repubblica.it/cronac...sola_viscontea_in_vendita_annuncio-211904710/
 

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Gilardoni, la rinascita del leader italiano dei raggi x

«All’inferno e ritorno. Nell’ottobre del 2016, appena due anni fa, ipotizzare un futuro appena roseo sarebbe stato quanto meno azzardato. L’azzeramento del cda della Gilardoni deciso dal Tribunale di Milano era infatti solo l’ultimo atto di una lunga serie di denunce e controquerele che vedevano la titolare Maria Cristina Gilardoni al centro dello scontro.



Il processo per presunte molestie e vessazioni nei confronti di decine di dipendenti è appena agli inizi ma intanto l’azienda di Mandello Lario, brand storico negli apparati a raggi X, ha già dimostrato nei fatti di aver superato quello shock. Non banale, e non solo in termini psicologici. Difficile infatti tamponare un quadro negativo su più fronti, con ricavi in caduta libera (quasi dimezzati dai 43 milioni del 2012), dimissioni in massa dei dipendenti ormai sfiduciati, clienti sempre più timorosi nell’assegnare commesse così delicate ad un’azienda dal futuro per lo meno incerto.
Sotto la guida del figlio Marco, prima incaricato in via temporanea dal Tribunale, successivamente diventato formalmente presidente e ad, gli effetti del turnaround in Gilardoni sono però evidenti. E sintetizzati dall’operazione appena concretizzata, l’acquisizione della varesina Eido solutions. Piccola realtà da tre milioni di ricavi e una decina di addetti, crescita esterna rivelatrice tuttavia del nuovo stato di salute dell’azienda, maggiore produttore nazionale di sistemi a ultrasuoni e raggi x, apparati destinati alla sicurezza e al comparto medicale.

«Tutto fatto con risorse nostre e senza ricorso al debito - spiega Marco Gilardoni - perché in passato la scelta della famiglia è stata quella di lasciare le risorse in azienda, purtroppo non utilizzandole a sufficienza per gli investimenti produttivi, che ora sono ripartiti». Dopo anni in caduta, il 2017 è l’anno della svolta, con un ritorno all’utile dopo il rosso di due milioni del 2016, ricavi balzati del 24% a 27,3 milioni di euro, che nei target 2018 diverranno 31, livello mai visto dal 2013».

[...]

https://www.ilsole24ore.com/art/imp...gi-x--090354.shtml?uuid=AEvFAZsG&refresh_ce=1
 

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Discussion Starter · #135 ·
Segnalo che il 21 dicembre ha riaperto dopo più di dieci anni il silos del Broletto Nord in via Grassi, zona centro

https://www.leccotoday.it/cronaca/parcheggio-broletto-nord.html

Lecco. Venerdì 21 apre il parcheggio del Broletto
Finalmente! Dopo anni di attesa, riapre il parcheggio del Broletto Nord
Venerdì 21 il silos sarà aperto, dopo l'acquisto effettuato dal comune e la lunga serie di lavori propedeutici compiuti in via Grassi e all'interno dell'area
 

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Tagliando “made in Lecco” per Apple e Samsung

«Oltre il vetro che protegge il macchinario il piano si inclina appena, per indicare l’angolo corretto alla pinza in avvicinamento, che qualche istante dopo si ritrae. Cosa abbia fatto non si capisce. O almeno non subito, perché l’oggetto da posizionare è una fibra in materiale composito quasi invisibile, con una sezione di pochi centesimi di millimetro.



Migliaia di queste, una ad una, trovano in questo modo la corretta collocazione in un’area di pochi centimetri quadrati, attività in passato svolta in 40 giornate di lavoro, oggi scese a sei grazie ai macchinari. «Serve comunque tempo - spiega Roberto Crippa - perché nel nostro mondo l’errore non è ammesso: se sbagli un prototipo magari sei “fuori” dalle forniture per due anni».
Finora non è accaduto. E le schede di test prodotte da Technoprobe sono ormai entrate nei processi produttivi dei colossi dell’elettronica di tutto il mondo: da Apple a Samsung, da Huawei a Stm, da Intel a Qualcomm.

Gruppi che acquistano da anni i prodotti dell’azienda lecchese, schede grandi come un foglio A3 in grado di certificare in pochi secondi la bontà dei chip inseriti in un telefonino o in un qualsiasi apparato elettronico, pezzi unici progettati ad hoc, che possono costare anche 500mila euro l’uno. Grazie ai quali Technoprobe ha spiccato il volo scalando le classifiche mondiali del settore (dal quinto posto del 2013 al secondo ora, superando i giapponesi di Micronics) , lasciandosi alle spalle l’anonimato di una Pmi elettronica con ricavi per 10 milioni di euro (accadeva nel 2009) per trasformarsi in una star dell’hi-tech mondiale da 140 milioni (+20%), che salgono a 200 nel consolidato, in grado in appena cinque anni di moltiplicare per tre i propri addetti in Italia, saliti a 440 unità, in prevalenza tecnici ed ingegneri».

[CONTINUA]

https://www.ilsole24ore.com/art/imp...o-apple-e-samsung--083141.shtml?uuid=ABzLwwsB
 
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