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Licata è un comune italiano di 39.202 abitanti della provincia di Agrigento in Sicilia.

Le sue origini risalgono alla Preistoria. II nome di Licata appare, quasi nella forma attuale, già in età Normanna. Nei secoli XI e XII, infatti, si ritrova Leocata, o Licata, assieme alla denominazione colta di Olimpiada, nome di evidente origine greca. Nel Museo Archeologico della Badia, sono presenti numerosi reperti che documentano l'antica storia della città di Licata.


Geografia

Il territorio comunale, che si estende per 24 km lungo la costa meridionale della Sicilia è prevalentemente pianeggiante, con alcuni modesti rilievi collinari. In generale può dirsi che la morfologia è fortemente caratterizzata dalla presenza del fiume Salso che ha dato origine ad una pianura alluvionale detta la Piana.

Il Salso sfocia nel mare di Licata con un estuario che divide quasi a metà l'area urbana. Licata è divisa ad est dal comune di Butera dal torrente Cantigaglione, che sfocia in località Punta Due Rocche.

Il centro abitato è posizionato al limite occidentale del Golfo di Gela, ed è disposto a ridosso di una collina detta la Montagna. Il litorale, sebbene segnato in varie parti dall'edificazione selvaggia degli anni '70 e '80, conserva caratteri di naturalità che ne fanno uno dei più belli di tutta la costa meridionale della Sicilia, soprattutto per l'alternarsi di ambienti sabbiosi e rocciosi caratterizzati dalla presenza di ampie praterie di Posidonia Oceanica.

Il nome

Il nome ha subito nei vari secoli molteplici variazioni. Ci si riferisce infatti all'attuale Licata con molti diversi nomi: "Alukatos", Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata.

Il documento più antico che cita il nome di Licata è un atto di donazione da parte di Ruggiero d'Altavilla a Gerlando, vescovo di Agrigento, dove la città viene indicata con l'appellativo di Limpiadum.

In un documento dello stesso anno, proveniente dall'archivio della cattedrale di Agrigento, figura invece con l'appellativo di Lecatam.

Sul significato del nome nel corso dei secoli sono state formulate molte ipotesi; per alcuni deriverebbe dal greco Leycada (Λευκάδα), per altri deriverebbe dal saraceno al Kalata (rupe fortificata, castello, luogo forte); altre ipotesi meno accreditate farebbero risalire il toponimo da alikìs (salsedine); da tale Alì, signore del castello della città; da alica, da intendersi come un cereale, simile al frumento che abbondava nelle campagne licatesi o come alga, ancora oggi in dialetto chiamata alica, di cui il mare di Licata è ricchissimo; da Lica, madre di Dafni, una delle divinità ctonie adorate anche nel territorio di Licata; da alukon, nome greco del Salso; da alec (sale) ed ata (presso) nell'idioma musulmano, con allusione al fatto che la città sorgeva presso il mare e il fiume salato; da alico, altro appellativo geografico del Salso; da Aluca, città sorta sulle rovine di Finziade; da leon (leone) e cata (presso), con allusione forse a quel leone di grande altezza e di bella fattura, che anticamente era scolpito nella dura pietra della località Stretto, a 9 km dalla città e che secondo il Serrovira fu distrutto nel 1600 dallo spagnolo Emanuele Filiguerra.

Secondo Benedetto Rocco, infine, Alicata deriva dall'accusativo del nome greco Halykàda (città posta sul Salso).

Storia

Fra gli episodi storici avvenuti nel territorio di Licata, si ricordano:

la battaglia sull'Imera, avvenuta nel 310 a.C., durante la quale Agatocle venne battuto dai Cartaginesi;
la battaglia navale di Capo Ecnomo (256 a.C.), svoltasi nel corso della prima guerra punica, nella quale la flotta romana di Marco Atilio Regolo, sconfisse quella cartaginese.
durante la seconda guerra mondiale, sulle coste di Licata ha avuto luogo lo sbarco degli Alleati.






"Di argento all'aquila, di nero al volo abbassato caricata in petto d'uno scudo d'azzurro al castello torricellato di quattro pezzi d'oro e finestrato di nero sorgente dalla campagna di azzurro,ondata di nero e di argento. Corna murale della città."

Lo stemma è una scultura lignea raffigurante l'“aquila sveva” (da alcuni erroneamente confusa con l'“aquila aragonese”). Essa rappresentava l'emblema della potenza imperiale e veniva riconosciuta come distintivo d'onore delle città demaniali fedeli a Federico II di Svevia.

La rocca merlata, circondata dal mare, dalla quale si alzano quattro torri dorate di diversa fattura e altezza (il regio castello a mare di San Giacomo, il castel Nuovo, il bastione armato di Mangiacasale e la torre Gioietta), rappresenta la città stessa delimitata da due distinti rami del fiume Salso che le conferivano la forma di un'isola.

Stampa del XVI sec. raffigurante Licata durante l'invasione franco-turca - 11 luglio 1553


Mappa della citta in una stampa del XVII sec.

Stampa del XVII secolo (1686)

Stampa del XVII sec. raffigurante la città di Licata (ai tempi Leocata)

Pianta della città di Licata, protetta da S.Angelo, XVIII sec.

Castel San Giacomo o castello vecchio



Le vicende più remote della città di Licata si identificano, sin dall'inizio, con quelle del regio castello a mare San Giacomo, assurdamente distrutto, tra il 1870 e il 1929, per far posto al nuovo porto commerciale. Oggi della sua possente difesa, dei suoi bastioni, del suo corpo di guardia e del suo sperone, non resta altro che qualche umile elemento murario incluso tra i magazzini edificati sulla sua area verso la fine dell'ottocento. Della sua grande mole ci si può fare un'idea attraverso i disegni della 2a metà del settecento del vedutista francese J.L. Desprez o qualche foto dell'inizio dello scorso secolo.

Posto al terzo posto durante il regno di Corradino di Svevia, fu sempre governato da un regio castellano, scelto tra le più prestigiose famiglie nobili siciliane, e difeso permanentemente da una guarnigione e da numerosi pezzi di artiglieria. Tra il gennaio del 1379 e il 1400 ospitò la regina Maria, figlia di Federico d'Aragona, e il suo consorte aragonese, il re Martino. Assalito ed espugnato l'11 luglio del 1553 dal corsaro Dragut, venne saccheggiato, distrutto e la sua guarnigione, compreso il castellano, passata per le armi. In questa fortezza sino al 1848 fu sempre mantenuto un presidio di veterani. Dopo la restaurazione borbonica del 1849 i suoi superstiti cannoni furono parte trasferiti in altre fortezze parte inabissati in mare.

Ubicazione: centro urbano, zona portuale.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:

XI (?) - primo impianto del castello.
XVI (1590) - vengono costruiti due nuovi bastioni - Carita 1982, p.63.
XVII (1610) - viene costruito un bastione 'sperone del castello' rivolto a mezzogiorno - Carita 1982, p. 64.
XVII (seconda meta, 1663) - viene abbattuto e ricostruito il torrione del corpo di guardia - ivi, p. 65.
XIX (inizio) - Giovanni Antonio Gambon fa demolire la chiesa parrocchiale del castello ed il torrione del corpo di guardia restaurato nel 1633 -Carita 1982, p. 65.
XIX (seconda metà) - parziale demolizione del castello e costruzione del nuovo porto di Licata - ivi, p. 66.
XX (prima meta, 1909-1929) - completa demolizione dei resti del castello
- ibidem.
Notizie storiche:
1086 - Licata viene presa da Ruggero I - Malaterra, p. 88.
1091 - castrum Lympiadum - Pirri 1733, p. 695.
1093 - castrum Limpiados - ibidem. 1150 ca. - hisn "edificato al sommo di un sasso cui circonda il mare ed il flume" - Idrisi, in Amari 1880-81, I, p. 76.
1269 - la castellania viene affidata al miles Pietro Coste - I Registri, II, 879 (Carita 1982, p. 59).
1272 - la castellania è ricoperta dal miles Nicolao de Guandelucio - ivi, VIII, doc. 225, p. 67.
1273 - castello demaniale - Sthamer 1914, p. 20.
1277 - la castellania di Licata fu assegnata al miles Giovanni de Santo Framurdo - I Registri, XVII, doc. 244, p.122 (Carita 1982, p. 60).
1283 - 1284 - risultano castellani di Licata Luigi Mugnos e Bernardo de Sarria - ibidem.
1284 - castrum - La Mantia 191S. p.141.
1292 -1303 - risultano castellani di Licata Ruggero de Flor e Calceran de Sant Miniat.
1357 - terra e castello demaniali - Cosentino 1886, p. 371. XV - terra e castello demaniali. 1395 - 1849 - si avvicendarono diversi, castellani a Licata, rimasta sempre al demanio - Carita 1982, pp. 61- 66.

Complesso architettonico completamente distrutto dal perimetro irregolare.
Il castello sorgeva sul promontorio di San Giacomo un tempo circondato dal mare su tre lati.
L'iconografia storica a partire dal XVI secolo presenta un complesso racchiuso da possenti bastionature; il nucleo medievale riconoscibile si limiterebbe ad una torre a pianta quadrangolare posta al centro del complesso.


Ruderi del castel San Giacomo o Limpiados in alcune foto dei primi del '900




Castel Nuovo



La difesa della città fin dal 1360 venne affidata anche al Castel Nuovo, edificato sul colle Musardo a guardia del regio caricatore e della muraglia di ponente. Assediato e distrutto nel 1553 dai turchi, rimase per lungo tempo abbandonato. Nel 1604, acquistato dalla municipalità licatese dagli eredi della famiglia Grugno alla quale era stato concesso in perpetuo, fu trasformato in Quartiere per i soldati di fanteria spagnola della Comarca, cui Licata era a capo. Terminate le incursioni barbaresche il baluardo venne smilitarizzato ed abbandonato. Nel 1897, poiché le sue fabbriche erano quasi completamente crollate, il Comune ne decretò la totale distruzione, unitamente alla torre dell'orologio civico che vi era stato collocato nel 1863.

Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XIV (prima meta) - probabili origini del castello.
XVI (1553) - il castello viene distrutto dai Turchi - Carità 1982, p. 71.
XVI (1590-1594) - il castello è ricostruito sulla base del progetto di Orazio del Nobile sulla casa plana dei Grugno - ibidem.
XX (inizio) - 1'amministrazione civica fa demolire tutte le fabbriche compresa la torre, ad esclusione della parete di mezzogiorno - ibidem.
Notizie storiche:
1350 ca. - castello - Librino 1928, p. 208; Carità 1982, p. 70.
1360 - Giovanni Pietro Celano è il castellano - ibidem.
1396 - Andreas de Chilano castellanus Castri Novi Leocatae - ibidem.
1410 - il castello tolto a posse luliani de Calì venne affidato da Bernat Cabrera a Palmerio de Caro - Carità 1982, p. 70.
1490 - il castello viene concesso in perpetuum pro se et suis al castellano Pompeo Grugno - ivi, p. 71.
1604 - il castello viene venduto all' universitas di Licata per la costruzione di un quartiere per i soldati di fanteria - ibidem.


Licata nel '700

Via S.Maria

Piazza S.Angelo con fontana (non più esistente)

Panoramica quartiere Oltreponte

Lido Giummarella (non più esistente)

Corso Roma

Piazza Elena

Piazza Impero (ora Piazza Progresso)

Lapide posta sulla torre dell'orologio del municipio che ricorda le sanzioni all'Italia del 18 novembre 1935 (oggi custodita al Museo archelogico)

Il re Vittorio Emanuele III in visita a Licata (31 dicembre 1942)


La chiesa di S.Francesco (oggi demolita) in via S.Andrea


La stazione ferroviaria ai primi del '900

La stazione ferroviaria del porto (non più esistente)

Corso Serrovira dopo la piena del fiume Salso il 22 novembre 1915


Il mare e le spiagge

Il territorio di Licata si sviluppa per circa 20 km su una costa dalle caratteristiche molto eterogenee: ad est della città si hanno litorali sabbiosi, ad ovest suggestive scogliere si alternano a spiagge di ciotoli in un susseguirsi di promontori, baie piccole e grandi, con lunghi tratti di spiagge sabbiose. Nel 2007 è stato inaugurato un villaggio turistico a 4 stelle a est della città. Le spiagge licatesi sono:

Poggio di Guardia

È l'ultima delle spiagge orientali extraurbane di Licata, a circa 4 km dall'abitato. Il litorale è sabbioso e sono presenti delle piccole scogliere sparse.
Il mare è abbastanza pescoso cosa che lo rende adatto alla pesca subacquea o con la canna da lancio.
Particolarmente bello è lo scorcio panoramico che è possibile osservare in direzione Ovest, soprattutto d'estate, quando è possibile assistere a dei tramonti veramente notevoli.
In zona sono presenti diverse villette disponibili per l'affitto durante tutto il periodo estivo che, data la vicinanza con la città, offrono un buon compromesso tra la possibilità di villeggiare sul mare ed usufruire dei servizi urbani. La zona è servita dalle autolinee urbane di Licata.


note:


Playa

La Playa è la spiaggia sabbiosa più estesa di Licata: quasi 4 km di sabbia senza soluzione di continuità da Poggio di Guardia fino alla foce del fiume Salso.
La maggior parte della spiaggia è prospicente un'area urbanizzata, il quartiere Fondachello-Playa nel rione di Oltreponte.
Sono presenti lidi ed attrezzature per il divertimento estivo, diurno e serale. La zona è ben servita dal servizio di bus urbani. In questa zona sono disponibili molti appartamenti e villette per il periodo estivo.
Particolarmente indicato per la villeggiatura delle famiglie.


Marianello

Veramente bella. Si trova in prossimità del porto peschereccio, più precisamente ad ovest del molo di Ponente.
La cosa che più colpisce di questa spiaggia è la presenza, proprio a ridosso dell'arenile, di un vasto fronte scosceso di calanchi bianchi (in dialetto le "timpe") che costituisce il versante meridionale della "Montagna" di Licata, la collina sulla quale si erge il Castel Sant'Angelo.
La spiaggia nel primo tratto prevalentemente sabbiosa, diventa rocciosa man mano che si procede verso ovest (zona del Cavalluccio).




Cavalluccio


Nicolizia/ Balatazze (o Caduta Colonne)

Un posto da favola. Si raggiunge scendendo per le ripide stradine della Montagna, un paio di chilometri ad ovest dal braccio di ponente del porto peschereccio. Acqua limpidissima, poca gente, praterie di Posidonia Oceanica. Praticamente solo scogliere, a parte una piccola spiaggetta in una delle insenature, dove l'acqua è bassissima. Il contesto è anch'esso bellissimo, con il versante della Montagna che degrada verso il mare ricoperto dagli arbusti della macchia mediterranea.
Caratteristici gli scogli piatti che affiorano a qualche metro dalla riva, comunemente chiamati "balatazze". Di certo non è posto indicato per chi vuole giocare a palla o fare una passeggiata... nessun servizio, nessun juke-box, ma se volete fare una bella nuotata o esplorare i fondali, è probabilmente la migliore scelta da fare, purchè non sporchiate o vi mettiate alla guida di scafi a motore...
Oggettivamente nulla da invidiare ai paesaggi esotici da cartolina.





Mollarella

E' la spiaggia più famosa e frequentata di Licata, e sicuramente una delle più conosciute di tutta la costa meridionale della Sicilia.
Si presenta come una baia sabbiosa limitata ad est dal costone roccioso della Caduta e ad ovest dal promontorio omonimo che si protende sul mare con un caratteristico scoglio unito alla terraferma da una lingua di sabbia. E' sede di numerose testimonianze archeologiche. Il panorama visto dall'alto è veramente spettacolare.
Sono presenti numerosi stabilimenti balneari, locali e luoghi di ritrovo diurno e serale. Buona parte dell'arenile è disponibile per la fruizione libera. Nella zona sono presenti diversi residence, villette ed altre strutture ricettive. Tendenzialmente adatto a famiglie e teenager, è comunque un posto per tutte le età.
Posta a circa 5 km ad Ovest dal centro di Licata, è facilmente raggiungibile, grazie alle numerose indicazioni stradali, sia dalla Strada Provinciale S.Michele che dalla Statale 115.

[IMG]http://i53.tinypic.com/o91tn7.jpg
Poliscia

Nota anche come la Mollarella piccola, è una spiaggia attigua a quella di Mollarella e si trova esattamente dopo la penisoletta di Mollarella.
Meno affollata della "sorella maggiore", è anch'essa ricca di stabilimenti balneari ed è sede di un club nautico.
E' fondamentalmente sabbiosa ma sono presenti scogliere di una certa consistenza. In virtù della sua esposizione ad Ovest, è in genere caratterizzata da un moto ondoso notevole.
Il nome di questa zona proviene deriva dal greco polis = città: numerosi reperti archeologici, infatti, testimoniano la presenza di un villaggio preellenico in quest'area.



San Nicola

È una zona di scogliere dove si sviluppa una piccola baia sabbiosa con scogli sparsi, proprio sotto la Torre di S.Nicola, una torre di avvistamento della prima metà del 1500 che domina la costa dall'alto di una parete rocciosa.
Sebbene sia un posto abbastanza integro dal punto di vista naturalistico (ne è riprova la massiccia presenza di macchia mediterranea e la modesta presenza di insediamenti abitativi) è una spiaggia molto frequentata. Senza dubbio un bel posto.


Cala del re

Piccola spiaggetta situata tra Torre S.Nicola e La Rocca sommersa nella natura e con un mare incontaminato, angoli appartati e suggestivi, poco frequentati e privi di servizi turistici, accessibili solo tramite barca o sentieri tortuosi e poco praticabili.





La Rocca

integralmente ricoperto di macchia mediterranea, separato dalla costa da un braccio di mare di modesta profondità (da 1 a 2m). Sulla "terraferma" prospiciente è presente un arenile lungo e stretto, mentre sull'isolotto non c'è alcuna spiaggia sabbiosa.
In corrispondenza del lato della Rocca che da verso il mare aperto, si raggiungono profondità un po più elevate.
I fondali sono molto puliti e ricchi di fauna e flora, e con un po' di fortuna è possibile imbattersi in qualcuno dei numerosi relitti che vi si sono individuati negli scorsi anni nel corso di ricerche archeologiche subacquee. Assolutamente da esplorare.


Pisciotto

E' una delle spiagge più amate dai licatesi. Zona molto aperta e ventilata, aiuta a sfuggire all'afa estiva.
La spiaggia si trova proprio sotto uno strapiombo di sabbie compatte, tagliate quasi a spigolo vivo dall'effetto erosivo del mare e del vento. E' completamente sabbiosa e si estende per un paio di chilometri.
E' possibile notare, alla base della parete di sabbia, un canneto molto esteso in lunghezza, che deve la sua esistenza alla presenza di una sorgente di acqua dolce proprio sul mare. Sono presenti diversi lidi e strutture per il ristoro.

Foce della Gallina

È probabilmente il posto più incontaminato di tutto il litorale licatese, essendo integralmente sfuggito ai fenomeni di edificazione sulla costa. La spiaggia è prevalentemente sabbiosa, ed il paesaggio circostante ha notevoli pregio da un punto di vista naturalistico per via della presenza di grandi dune sabbiose, su cui insiste una variegata microfauna dunale e la presenza di specie vegetali rare come il giglio marino ed il pomodoro selvatico.
In quest'area sono state fatte, in passato, importanti scoperte archeologiche.


Torre di Gaffe

Spiaggia antistante l'omonima frazione di Licata, questa parte del litorale è sostanzialmente sabbiosa. Poco rialzata rispetto al livello del mare sorge una torre d'avvistamento del periodo aragonese. Il mare è pulito, la sabbia è molto fine. La zona, se pur distante circa 10 km dalla città, è dotata dei servizi di prima necessità, ed è raggiunta dal servizio di trasporto urbano.
Posto molto tranquillo.


Due Rocche

Dista circa 7 km da Licata (ad est) ed è situata in una zona pianeggiante e alberata. La spiagga è sabbiosa ed è riparata da una piccola insenatura naturale. E' caratterizzata dalla evidente presenza di due grosse rocce (rocche in dialetto) in sul bagnasciuga da cui deriva il nome della località.
Il mare presenta un fondale che degrada lentamente, ed è particolarmente adatto per gli sport d'acqua. E' presente anche una piccola scogliera che affiora a circa 300 m dalla riva e che consente di esercitare la pesca subacquea.
E' un luogo molto frequentato d'estate, soprattutto da turisti, grazie anche alla presenza di strutture ricettive di buon livello.


Falconara

E' una delle località più famose della costa meridionale della Sicilia. Spiaggia prevalentemente sabbiosa, con presenza di una piccola scogliera, è dominata dal sontuoso Castello costruito su un promontorio roccioso a picco sul mare.
La spiaggia è sita a circa 10 km ad est dell'abitato di Licata ed è servita da una stazione ferroviaria a due passi dal mare.
Sul posto sono presenti diversi locali per il divertimento estivo.


Il porto


Il porto di Licata è struttura portuale commerciale e da pesca a servizio dell'area sud occidentale della Sicilia.

Il porto si trova sulla costa sabbiosa prospiciente la città di Licata, alla foce del fiume Salso, alle coordinate Lat. 37°05' 17 N - Long. 13°56' 53 E ed è artificiale; era un approdo marittimo sin dall'antichità. Gli scali portuali più prossimi sono: ad ovest il Porto Empedocle e ad est il Porto di Gela.

L'approdo risulta essere stato utilizzato a scopo commerciale sin dai tempi remoti del greci. Nel XVI secolo costituiva un importante scalo per i traffici di prodotti agricoli ma già nei primi anni del XIX secolo la sua importanza era grandemente aumentata in seguito alle guerre napoleoniche che avevano fatto crescere in maniera esponenziale la richiesta di zolfo diretto in Francia e Gran Bretagna e dato che faceva da collettore marittimo di prodotti agricoli e della produzione vinicola per l'esportazione così alla fine del 1857 il governo borbonico aveva approntato un progetto per la costruzione di un porto più efficiente. Dato che l'interesse maggiore era quello di far arrivare lo zolfo alle raffinerie della città e al suo porto, Canicattì e il comprensorio nisseno vennero collegati per ferrovia nel febbraio 1881 e il 26 novembre 1888 venne realizzato il raccordo con il Porto di Licata e con i moli relativi. Nel 1915 giunsero sui moli anche i binari a scartamento ridotto della ferrovia proveniente da Naro e Palma di Montechiaro ma negli anni successivi il traffico dello zolfo calò annullandosi progressivamente alla fine degli anni 50. Ciò produsse un forte ridimensionamento del traffico portuale che si ridusse quasi del tutto alla, pur importante, attività peschereccia.

Il porto risulta composto da due dighe foranee all'interno delle quali due moli intermedi delimitano l'area portuale peschereccia, ad ovest, e quella, centrale, commerciale; la terza area, ad est, comprende una spiaggia con basso fondale inadatto all'ancoraggio. All'inizio del molo centrale è presente un faro a lampi bianchi per 5 secondi. La sua portata è di 21 miglia marine. Il porto di Licata è sede dell'Ufficio Circondariale Marittimo della Guardia Costiera.


Luoghi di interesse

Le dominazioni succedutesi in Sicilia nel corso dei millenni hanno lasciato una presenza tangibile oltre che nei ritrovamenti archeologici anche nell'architettura civile e religiosa e nella struttura urbanistica della città: ne sono testimonianza l'impianto arabo del quartiere della Marina, la struttura del quartiere Maltese di S.Paolo e le la tipologia barocca dei corsi principali.


Borgo Marina


Quartiere San Paolo (Borgo Malta)

corso roma


CORSO UMBERTO



CORSO SERROVIRA

CORSO VITTORIO EMANUELE

Via Principe di Napoli
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PER ORA è TUTTO,DA DOMANI CON PARCO ARCHEOLOGICO E TUTTO L'APPARATO STORICO,MONUMENTALE DELLA CITTA'
 

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AREE ARCHEOLOGICHE,MUSEO,PALAZZI STORICI,CHIESE,MONUMENTI,VILLE E TORRI

IPOGEO STAGNONE PONTILLO

Lo Stagnone Pontillo è una eccezionale architettura ipogeica, ricavata dalla dura roccia, che mostra singolarità sorprendenti. Si trova nella contrada omonima, sulla strada panoramica provinciale Licata-Mollarella, a circa tre km. dall'Ospedale Civile San Giacomo d'Altopasso. Si presenta con un megaron con tre grosse colonne rastremate in alto che sorreggono la volta spessa più di 2 metri e alta 4,5 metri. Il vano maggiore misura metri 16x9, mentre il vestibolo metri 13x5. Al contatto con il soffitto una cornice nella quale sono incavate delle nicchiette, probabile alloggio di lucerne. Le ipotesi sono diverse: si tratta di una tomba monumentale di un principe della tarda età del bronzo o di un luogo di culto dello stesso periodo o di una dimora principesca appartenente ad un antico centro abitativo indigeno. Che possa essersi trattato di un luogo di culto o di una dimora è avvalorato dalla presenza di tre grandi fori sul soffitto che servivano come prese d'aria. E' stato certamente riutilizzato dai Greci, assuefatti agli usi locali, anche per le cerimonie liturgiche legate al culto delle divinità ctonie. Sull'intonaco sono stati scoperti vario graffiti in lingua fenicia, iberica e libica, forse firme di visitatori del IV-III sec. a.C.



Monte Petrulla



Monte Petrulla esercita un fascino eccezionale sul visitatore, oltre che per il villaggio e la necropoli monumentale del Bronzo antico, per la sua notevole bellezza paesaggistico-ambientale. Il contesto in cui è immerso il sito merita un migliore utilizzo ed una maggiore valorizzazione da parte di enti pubblici e privati attraverso la realizzazione di un parco che restituirebbe al luogo dignità ed al cittadino momenti di serenità e di godimento della natura. La contrada Landro, nelle immediate vicinanze di monte Petrulla, presenta una necropoli del Bronzo antico ed una fattoria greca (VI-IV secolo a.C.) accanto ad una sorgente, presso la valle del Grillo, che nasce in una galleria scavata nella roccia.


Grangela



La Grangela. E' una rara ed interessante opera idraulica di età sicuramente preellenica ad un centinaio di metri dal Municipio che si apre in via Santa Maria, oggi facilmente visitabile dopo i recenti restauri. Si tratta di un pozzo del tipo "filtrante" che serviva all'approvvigionamento della città antica. La cavità, però, non ha la comune forma cilindrica dei pozzi per la raccolta delle acque, ma di un rettangolo irregolare percorso da tre rampi di scale destrorse che girano attorno al pilastro centrale finestrato in tre punti. La struttura verticale è profonda circa 12 metri dal piano stradale e continua poi in un vano che penetra nella roccia per circa 7 metri largo e alto due metri. Ai lati di questo vano si trovano quattro cunicoli che giungono alle falde acquifere per trasferire nel vano centrale di raccolta l'acqua. Sicuramente nei periodi di piena l'acqua veniva attinta dall'alto, quando invece il pozzo entrava nei periodi di magra gli antichi licatesi vi attingevano l'acqua scendendo dalle scale sino ad arrivare alla vasca di raccolta.


Acquedotto greco-romano (C.da Piano Landro)


Frourion di Falaride



Il frourion di Falaride, tiranno di Agrigento, con la sua possente cinta megalitica fortificata si trova sul monte Sole, la vetta più alta (m. 171 s.l.m.) del monte di Licata. Venne edificato dal tiranno akragantino nella prima metà del VI sec. a.C. per assicurarsi il controllo del territorio di Licata e per frenare l'espansionismo di Gela. Qui, in località Cipriano, nelle proprietà agricole Cammarata, Re ed Orlando raggiungibili dalla Strada provinciale Licata-Mollarella dove si intersica con la comunale Montesole, si trovano cospicui avanzi murari, ascrivibili ad un'opera arcaica militare che domina un'ampia vista: a sud controlla i ripari marittimi naturali del litorale licatese, ad est la foce del Salso e il territorio attorno al monte Sant'Angelo, a nord l'ampia piana di Licata e parte del corso del Salso, ad ovest il profondo porto naturale della Mollarella. La difesa del lato meridionale è affidata alle rocce che cadono a strapiombo sulla campagna sottostante. Il fianco di levante si integra, a tratti, con mura ad agere. Un terrapieno ed un muro di sostegno, ben conservato, a secco e del tipo megalitico proteggono tutto il lato settentrionale e parte del lato lato occidentale, dove il suo percorso, di tanto in tanto, si interrompe per integrarsi con la difesa dela roccia. Di questo muro, dallo spessore di circa m. 2,50, che si snoda per alcune centinaia di metri, è visibile solo il parametro esterno in grosse pietre irregolarmente squadrate. Ad oriente alcuni vani della cittadella protetti da un alto muro scavato nella roccia orlato alla sommità da feritoie, un pozzo imbutiforme ed una scala che porta al camino di ronda. Nel vasto piano del castello si trovano impianti vinari a doppia vasca, impianti idrici e qualche postierla per il corpo di guardia.




Tholos micenea



Nelle viscere del pieno centro cittadino ,in via Marconi si apre un enorme cavità troncoconica,interamente scavata nella roccia,rivenuta casualmente durante i lavori di sbancamento per la costruzione di via Marconi (VIA O MARI) .Purtroppo in quest'occasione la struttura fu danneggiata e privata di una porzioneche pare essere stata in origgine un cunicolo,simile a quelli che immettono all'interno della grangela.
Per le eccezionali dimensioni dell'opera e per il richiamo al mito della morte e della sepoltura Minosse,avvenuta in territorio agrigentino ,sono in molti a ritenerel'ipogeo una tomba a tholos di epoca micenea,paragonabile solo alla tomba di Agamennone re di Micene.


Interno e ingresso della tomba



Castel S.Angelo



Fu costruito nel 1615 sul monte omonimo a difesa delle coste della città da Hernando de Petigno, utilizzò una preesistente ed imponente torre. Il forte Sant’Angelo è un tipico e raro esempio delle fortezze borboniche sorte in Sicilia nel XVII sec. Il castello fu inaugurato nel 1640. Nel 1856 per interessamento del re fu adibito a telegrafo ottico ad esclusivo uso del governo e nei primi del 900 le autorità civili e militari vi impiantarono un semaforo e vi posero un presidio militare.

La mattina del 10 luglio 1943 il cosiddetto D Day per lo sbarco anglo-americano in Sicilia, il forte fu bombardato dall’incrociatore americano Brooklyn e dal caccia Buck. Quindi fu conquistato quella stessa mattina dai GI’s americani che issarono sul pennone del castello la bandiere a stelle e strisce.

Ristrutturato è destinato ad accogliere un antiquarium.

Recenti scavi sul monte Sant'Angelo hanno portato alla luce resti di due ville che hanno diviso gli studiosi di archeologia: ville Greche o Ville Romane? Sotto le macerie è stato ritrovato un tesoro in monete d'oro e collane riccamente incise, di notevole pregio artistico ed intrinseco




Molti dei reperti ritrovati presso questi ed altri siti di rilevanza archeologica ritrovati nel territorio comunale sono conservati ed esposti presso il Museo Archeologico cittadino, nei locali del chiostro della Badia.


Castello di Falconara



E' uno degli ultimi castelli costieri siciliani in buono stato di conservazione, probabilmente l'unico sulla costa meridionale della Sicilia che si affaccia direttamente sul mare. Esso è posto su di un piccolo promontorio a picco sul mare ed è circondato da un bel palmeto.
Il castello è stato edificato in epoche diverse e l'unico elemento rimasto della costruzione originale (probabilmente risalente alla fine del 1300 - inizi del 1400) è la torre quadra, anticamente utilizzata per l'allevamento dei falconi (da cui il nome Falconara). Il castello ricade nel territorio comunale di Butera, anche se si trova a circa 10 Km dall'abitato di Licata.



Museo archeologico



La sede museale è il cinquecentesco convento cistercense di Santa Maria del Soccorso, meglio conosciuto ancora oggi come Badia, ampliato nel Seicento con la costruzione del chiostro e nel Settecento con la nuova ala prospiciente alla piazza Sant'Angelo. Confiscato con la soppressione degli ordini religiosi, l'edificio divenne sede di scuole pubbliche, destinazione che mantiene in parte tuttora. Dell'ex convento il Museo occupa parte del piano terra e il chiostro. Con il concorso della Soprintendenza di Agrigento, del Comune di Licata e della locale Associazione Archeologica Licatese, il museo nasce come antiquarium annesso alla Biblioteca Comunale di Licata, dalla quale si separa nel 1971 dando origine al Museo Civico. L'apertura della nuova sede della Badia avviene nel 1995. Il museo illustra la storia ed i caratteri degli insediamenti umani nel territorio di Licata e della bassa valle dell'Imera. La Montagna di Licata, dove sorge oggi la città moderna, e le altre limitrofe, poste a controllo del fiume Imera, sono state fin dalla preistoria luogo di insediamenti umani. In particolare sulla Montagna di Licata sorgeva un centro greco arcaico che si espanse in periodo ellenistico sulle vicine alture di Monserrato e Monte Sole. In esso nel 280 a.C. il tiranno di Agrigento Finzia, trasferì le popolazioni di Gela, dopo la distruzione di quest'ultima, fondando una nuova città che prese il nome di Phintias.

Le collezioni sono quelle provenienti dagli scavi condotti negli ultimi decenni dalla Soprintendenza di Agrigento nel territorio di Licata e della bassa valle dell'Imera. Il museo possiede inoltre una collezione di arte medioevale, di proprietà del Comune, e alcune tele provenienti dai conventi soppressi nell'800. L'ordinamento consente un inquadramento topografico e cronologico dei reperti attraverso l'ausilio di supporti didattici.
Sala d'ingresso
Stemma ligneo della città (sec. XVIII). Reperti ceramici destinati agli usi del convento, venuti alla luce con gli scavi effettuati durante i lavori di restauro della stessa Badia negli anni 1988-'89

Sala 1- Collezioni provenienti dalla Montagna di Licata, con reperti dall'età preistorica (V millennio a.C.) all'età ellenisti-co-romana (I sec. a.C.). Notevoli alcune iscrizioni in lingua greca. Nel vano interrato reperti di diverse età di provenienza subacquea recuperati nel mare di Licata.
Sala 2 - Reperti da contrada Casalicchio dell'età del bronzo (fine III millennio a. C.) greci (VI-III sec. a.C.) e bizantini (VI sec. d.C.).
Sala 3 - Reperti ellenistici (III-II sec. a.C.) dalla contrada Marcato d'Agnone, gre-coarcaici, classici ed ellenistici ( VI-III sec. a.C.) da Portella di Corso.
Sala 4 - Reperti dell'età del bronzo da Cantica-glione e da Monte Petrulla (fine III -inizi II millennio a.C.) e di diversi periodi da località varie.
Sala 5 - Reperti del tardo bronzo della cultura di Thapsos (metà II millennio a. C.) da contrada Madre Chiesa.
Sala 6 - Reperti dell'età del bronzo (fine III millennio a.C.) da località Muculufa. Nel chiostro sono esposti reperti litici ed elementi architettonici di diversa provenienza, le statue medioevali (sec. XIV-XV) provenienti dal convento del-l'Annunziata, e una Madonna del Soccorso di Domenico Gagini datata 1470 proveniente dalla omonima chiesa.



Tra i beni monumentali di maggior pregio si citano:

il Faro, si tratta del 3° faro più alto d'Italia;


il Castel Sant'Angelo: Forte di avvistamento spagnolo risalente alla fine del XVI secolo dal quale è visibile gran parte del litorale e della Piana di Licata;


Palazzo di Città



Il Palazzo di Città, sede del Sindaco e del Consiglio Comunale, sorge sulla principale piazza di Licata, Piazza Progresso.
Il complesso costituito dalla torre dell'orologio civico e dal Municipio venne realizzato sulla base di due distinti progetti di Ernesto Basile: la torre risale al progetto del 1904, mentre il Palazzo Municipale, originariamente pensato per ospitare la sede della Congregazione di Carità, a quello del 1907.
Le campane dell'orologio, contenute da una gabbia in ferro battuto posta sulla sommità della torre, risalgono al 1777 e provengono dall'orologio seicentesco del quartiere spagnolo.
All'interno del salone sono presenti dei reperti risalenti alla dominazione greca nonchè la quattrocentesca statua rappresentante la Madonna col Bambino ed il trittico quattrocentesco con la Madonna col Bambino e Santi.



Le chiese


Duomo di Santa Maria la Nuova
Santa Maria La Nuova è il Duomo di Licata. Prospetta sulla piazza omonima e sulla parte quasi terminale del corso Vittorio Emanuele. Ha forma basilicale a croce latina, con tre navate e tre absidi e due cappelle lungo i bracci del transetto. L'attuale struttura appartiene ai rifacimenti del sei-settecento, dovuti all'ampliamento di una preesistente è più piccola chiesa della seconda metà del quattrocento, consacrata nel 1509, di cui restano il sontuoso ed artistico fonte battesimale di marmo bianco, dono di Giovanni Caro, signore di Licata e barone di Montechiaro, eseguito tra il 1498 e il 1499 dal maestro marmoraro Gabriele di Battista da Como, e il bellissimo Crocefisso Nero attribuito a Iacopo e Paolo de Matinali di Messina che lo eseguirono in mistura di legno nel 1469. All'interno del Duomo si possono ammirare numerose opere d'arte: i grandi quadroni degli altari delle navate (cm. 500x285) e i tre dipinti del battistero (cm. 325x170) appartengono al pennello del pittore cappuccino Fra Felice da Sambuca (1733-1805), la bellissima "Immacolata" del licatese Ignazio Spina, che scolpì anche le statue lignee degli altari delle absidi laterali: "Il Cuore di Gesù" e "San Giuseppe con il Bambino". Gli affreschi della volta della navata centrale e gli affreschi della volta del transetto, con scene del Vecchio Testamento, e i quattro pinnacoli alla base della falsa cupola sono di Raffaele Politi (Siracusa 1783-Agrigento 1870) che li dipinse a partire dal 1824. L'organo fu progettato ed eseguito nel 1898 dalla Casa Organara del cav. Pacifico Inzali di Crema. E' uno dei due che vennero da questa casa progettati per la Sicilia. Nell'abside campeggia dietro l'altare maggiore un grande dipinto su tela (cm. 470x320) con la "S. Natività della Vergine e i Santi Pietro, Paolo e Angelo", attribuito ad un anonimo fiammingo della 1a metà del XVII sec. Alle pareti dell'abside si possono ammirare, a sinistra,"L' Adorazione dei Maggi", un dipinto su tela (cm. 350x185) di Fra Felice da Sambuca, a destra, "La S. Natività", un raro dipinto su tavola (cm. 190x160) del 1572, attribuito all'estro di Deodato Guinaccia. La cappella del Crocefisso (m. 16,50x7,80), un'opera realizzata completamente in legno scolpito e finemente cesellato e dorato, è sicuramente l'ambiente più prezioso della Chiesa Madre. Il soffitto è a lacunari lignei, unici a Licata, fu completato nel 1705, il bellissimo altare, pure in legno scolpito, con elevazione coperta da un timpano spezzato sostenuto da un insieme aggettante di colonne tortili, appartiene al maestro Giuseppe Di Bernardo che lo realizzò nella prima metà del seicento. I quattro dipinti su tela della navata (cm.380x200) con scene della Passione di Cristo sono del veneziano Giuseppe Cortesi (1721-1737), mentre di Nunzio Magro (? 1627-Agrigento 1704) sono i cinque ritratti su tela (179x128) di personaggi del Vecchio Testamento. Al licatese Giovanni Spina, invece, appartiene il paleotto dell'altare (1810). Nella pregiata custodia dell'altare il Cristo Nero, "miracoloso e colpito dalla sagitte del turco", una volta pendente dall'arco trionfale della navata, che i Licatesi ritengono sia rimasto annerito dal fuoco delle cataste che i Turchi, durante il sacco seguito all'11 luglio 1553, vi accesero sotto per bruciarlo. Ai piedi della navata un'artistica teca custodisce varie reliquie di Santi e rari documenti, tra cui l'atto di battesimo di San Giuseppe Maria Tomasi e Caro, cardinale teatino, compatrono di Licata. Di grande pregio artistico è la teca d'argento contenente la reliquia della Santa Croce, eseguita dall'orafo licatese Tommaso Balsamo nel 1753 per conto del canonico Angelo Alotti che la donò alla Cappella del Crocefisso.


particolare del soffitto ligneo cassettonato


Nel braccio sinistro del transetto esisteva un'altra cappella lignea, fatta costruire nel 1786, meno pregiata, ma con uno stupendo soffitto cassettonato e un mirabile altare ligneo intagliato con decorazione fitoforma. Era detta cappella della "Madunnuzza" per il piccolo dipinto su tavola (cm. 85x50) del XVII sec. con la Madonna e il Bambino che vi adorava. Il fuoco, provocato da un corto circuito la distrusse completamente nell'autunno del 1988, unitamente alla quadreria con i ritratti dei canonici e gli arcipreti della Collegiata, gli antichi paramenti, gran parte dell'archivio parrocchiale e altre opere d'arte.Nell'Ufficio Parrocchiale sono custoditi preziosi documenti d'archivio, tra cui antiche bolle pontefici e vescovili, diversi interessanti volumi manoscritti e il prezioso volume manoscritto contenente i miracoli di Sant'Angelo, martire carmelitano, raccolti a partire dal 1625 dal not. Giacomo Murcio. Chiesa di San Francesco. La sua edificazione risale al 1319. I PP. Francescani utilizzarono inizialmente la preesistente chiesetta di S. Giovanni Battista, ottenuta dai Cavalieri Gerosolimitani, edificandole accanto una loro casa per ospitare trenta fratelli dell'ordine del minori conventuali. Dopo il sacco dei Turchi dell'11 luglio 1553 la chiesa venne quasi totalmente riedificata assumendo l'attuale struttura ad una navata con abside ed altari laterali ed una cappella. Grazie ai lunghi lavori di ampliamento e di restauro la chiesa e l'annesso convento assunsero una vesta artistica e maestosa, sicuramente la più monumentale di Licata. Sorge nella parte mediana dl Corso Vittorio Emanuele e fa da cardine del quartiere barocco e della città antica. Il suo marmoreo prospetto, dalle linee tardo seicentesche, con risentito telaio di membrature e plastico aggetto di timpani e cornici, fu eseguito nel 1750 su disegno dell'architetto trapanese Giovan Biagio Amico. La volta della navata fu affrescata non più tardi della prima metà del 700 da un anonimo pittore con tre scene della vita di San Francesco.

Sul lato sinistro della navata si apre la bellissima cappella dell'Immacolata col prezioso altare di legno intagliato e dorato della prima metà del 700. Tra due colonne che rivelano il gusto manierato di quest'opera , una nicchia custodisce una delicatissima immagine della Vergine scolpita nel legno, coperta da un dipinto su tela dell'Immacolata opera dell'artista palese Domenico Provenzali. Nel vano della cappella si ammira anche una straordinaria immagine lignea del Cristo alla colonna di Ignazio Spina (Licata 1829-1914) con chiari accenti realistici di sicura età settecentesca. Sotto la cantoria lignea del settecento, che sovrasta l'ingresso della chiesa e custodisce ancora un antico organico a mantice, si trovano le tombe marmoree del capitano spagnolo Diego de Figueroa (1587) e del duca della Catena Palmerio Serrovira (1730), nobile licatese. Dei cinque altari della navata il più interessante è il secondo da sinistra con un Crocefisso ligneo tardo seicentesco di discreta fattura e con il sottoarco ricoperto da quadretti reliquiari, mentre una stipite lignea ricavata sull'alzato della mensa dell'altare custodisce la Vergine Assunta giacente, già nella chiesa del convento dei PP. Cappuccini, coperta da un dipinto su tela (cm. 80x208) con lo stesso soggetto, opera di P. Serafino da Licata (Licata 1785-1825). Nell'abside a struttura pentagonale, oltre all'altare marmoreo principale e il coro ligneo con 22 stalli con serrato coronamento dei più tipici elementi decorativi del XVIII sec., si custodisce una preziosa edicoletta di legno finemente lavorata e dorata con colonnine tortili ed antiche che ospita un Bambino Gesù collocabile nell'ambito della produzione artistica popolaresca del Seicento.

Dal coro che ospita numerosi ritratti di padri francescani licatesi, si accede nella grande sagrestia, una volta ricca di sfarzosi armadi lignei con i paramenti degli officianti. Sulla porta della sagrestia un dipinto del Seicento con San Giovanni Battista che battezza Gesù. La chiesa conserva ancora diverse serie di candelabri del XVIII e XIX secolo in legno intarsiato, di buon artigianato locale, alcuni ostensori e calici in lega di metallo argentato e dorato, opera di argentiere siciliano del XVIII secolo, una tela (cm. 90x70) con un delicatissimo primo piano dell'Immacolata finemente modellata da Domenico Provenzali. Il convento, che prospetta su piazza Elena, via San Francesco e piazza Sant'Angelo, ha un pregiatissimo chiostro restituito al suo antico splendore da un recente restauro. All'interno ancora custodisce una rara cappella lignea, detta dell'Infermeria, dove i frati infermi andavano a dire o a sentire messe. Le sue pareti e il suo altare sono impreziositi da pannelli dipinti con scene del Vecchio Testamento, mentre sull'altare stava un dipinto dell'Immacolata in gloria dentro preziosa cornice lignea scolpita, opere sempre del Provenzani. Nella seconda metà del settecento il convento ospitò la prima scuola pubblica di Licata, detta Liceo Serroviriano, fondata da suor Marianna Serrovira, badessa del locale convento delle cistercensi, ricca e potente erede della famiglia Serrovira, ed una accademia di poeti arcadi.


Chiesa Madonna di Pompei



Sito di culto utilizzato in antichità dai normani mentre sopra, successivamente è stata eretta la Chiesa della Madonna di Pompei. posto in alto domina sulla città, la sua valle ed il mare.


Chiesa S.Calogero



appena sotto la chiesa di Pompei, intitolato alla Santa Croce. Fu scavato nella roccia dai monaci calogerini che, oltre che a Licata, si erano stanziati a Naro, Agrigento e a Sciacca. Nel 700 il santuario rupestre venne incluso in una chiesetta, oggi non più esistente, che, memori della presenza in quel luogo dei monaci calogerini, fu intitolata a San Calogero.


Chiesa di S. Girolamo



Nel cuore del Borgo Marina è ancora presente la piccola e semplice Chiesa di San Girolamo, intitolata al Santo che diede il nome della Confraternita fondata nel 1578 da un gruppo di uomini eruditi che la scelsero come propria sede salvandola dalla sicura distruzione, i confratelli la fecero restaurare ed ancora oggi è sede della Venerabile Confraternita di San Girolamo. Sull'altare maggiore è custodita una imponente tela raffigurante il Santo in una spelonca con un leone e i suoi libri, il dipinto per molto tempo è stato attribuito ad un discepolo della scuola del Caravaggio, ma oggi grazie all'attenzione del noto Scrittore Andrea Camilleri, che si occupa dell'opera nel suo ultimo libro "Il Colore del Sole", torna a far breccia la possibilità di accreditare l'opera direttamente al grande artista. Durante le commemorazioni della Settimana Santa, il luogo è ambita meta di turisti e residenti che per 2 giorni partecipano ai riti religiosi della confraternita. Il rituale notturno è veramente molto suggestivo: intorno alle 03.00 del Venerdì Santo i confratelli conducono in processione il feretro del Cristo sino al Palazzo del Barone, nei pressi del calvario, e cosi le stradine del quartiere, normalmente a quell'ora deserte, si animano di fedeli e appassionati di folklore che con il brusio delle frasi sussurate accompagnano la statua comperta da un drappo di velluto blu.


Chiesa di Maria SS. della Carità



Chiesa della Carità. Sorge nell'omonimo piano, accanto alla Villa Elena. Edificata nel 1622, fu la chiesa dell'omonima confraternita, ancora oggi esistente ed operativa. Di modesta architettura il suo prospetto; assai pregiato, invece, è il corredo pittorico ed artistico della sua unica navata voltata, decorata di stucchi azzurri in campo bianco. Di modesto pregio il dipinto (cm. 229x178) con Sant'Angelo e il Beato cardinale Giuseppe Maria Tomasi di Giuseppe Spina (Licata 1790-1861). Assai pregiato è l'altare in marmo rosso con colonne tortili, sormontate da un fregio spezzato, realizzato nel 1739, così come di grande valore artistico è la statua lignea della Madonna della Carità (alt. cm. 150), eseguita nel 1735 da tal Pietro Catalano, committente Suor Maria Anna Serrovira e Figueroa, badessa del vicino partenio cistercense. D'argento è la corona con stellario, donata alla Madonna dalla medesima Serrovira. Nella navata si ammirano sei dipinti su tela (cm. 150x65) di Giuseppe Spina con le Beatitudini. Gli affreschi della volta, attribuibili pure a Giuseppe Spina, raffigurano la "Dormitio", l'"Assuntio" e la " Incoronatio" di Maria Vergine. Nella sede della confraternita si custodisce il prezioso tesoro di argenti della chiesa, le antiche scritture e l'archivio, e altri dipinti su tela di Giuseppe Spina di pregiata fattura, quali La Madonna della SS. Carità (cm. 223x114), l'Adultera (cm.190x139) e La Samaritana (cm. 190x139). Di un certo interesse artistico è il Cristo flagellato, della 2° metà del sec. XVIII, di Giovanni Spina, padre di Giuseppe, realizzato con apprezzato realismo.


Chiesa di Sette Spade vecchia


Chiesa di S.Agostino


Chiesa di Sant'Agostino. Elevata a santuario nel 1973 con decreto vescovile, la sua costruzione risale al 1611, quando i padri agostiniani ottennero dal Vescovo il possesso dell'antica chiesa di Santa Margherita presso il regio Caricatore, che trasformarono completamente e vi edificarono accanto una casa per la loro comunità che la mantenne, seppur con qualche interruzione sino al 1735. E' la chiesa per eccellenza dei lavoratori del porto che si sono affidati alla protezione della Madonna Addolorata, la cui artistica immagine lignea del 700, attribuita a tal Giuseppe Piccone, sconosciuto allievo del Serpotta, di recente restaurata, è custodita sull'altare maggiore. La Vergine porta al collo un medaglione d'argento con le reliquie della colonna della flagellazione ed è coronata da una stellario d'argento. Un pugnale pure d'argento emerge dal suo cuore trafitto dal dolore. A parte qualche elemento architettonico di rilievo nel prospetto, l'interno della chiesa, una piccola navatella di pochi metri, custodisce un dipinto su tela (cm. 235x190) del 700 con la Madonna della cintura con il Bambino e i SS. Agostino e Monica ed un Crocefisso ligneo della stessa epoca molto espressivo e di pregiata fattura. Il sottoarco dell'altare maggiore è adornato da sette dipinti su tela di forma circolare (diametro cm. 42), attribuiti al pennello del licatese Giuseppe Spina che vi ha illustrato i sette dolori della Vergine


Interno della chiesa



La Madonna Addolorata


Santa Maria La Vetere



E' la chiesa più antica della città. La sua fondazione, con il cenobio dei padri benedettini, risale al 580 d.C., e, secondo la tradizione, supportata da alcune evidenze, viene attribuita alla volontà della madre di papa Gregorio Magno, la beata Silvia.
L'attuale struttura, con tre navate divise da colonne ed archi a sesto acuto, risale al 1200, quando venne completamente riedificata ad opera dei Benedettini.
Tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600 furono eseguiti consistenti interventi di ristrutturazione da parte dei padri francescani che, contestualmente, ampliarono anche l'annesso convento.
Il convento divenne, alla fine del 1800, un ospedale civile ed attualmente ospita alcuni uffici comunali.


Chiesa del Carmine o dell'Annunziata


Sorge sulla piazza omonima, angolo via G. Amendola. La sua edificazione risale al 1200, ma la sua attuale struttura è conseguenza del totale rifacimento compiuto tra 600 e 700. L'interno è ad una navata con abside e quattro altari laterali. Diversi i dipinti che adornano la adornano. A Domenico Provenzani sono attribuiti i dieci medaglioni (cm. 190x115), posti tra gli altari e l'abside, con i Santi carmelitani, tra cui Sant'Angelo e Sant'Albberto. A Giuseppe Felici (Trapani 1656-1734) appartengono i dipinti su tela (cm. 305x 205) che adornano i due primi altari della navata, eseguiti nel 1732: La morte di San Giuseppe L'estasi di Santa Maria Maddalena dei Pazzi. Della scuola del Gagini è l'arco in marmo bianco del secondo altare del lato sinistro della navata, dove sono effigiati i fondatori di Gela e le armi araldiche del committente. Sull'altare maggiore la bellissima statua lignea della Madonna di Trapani, recente restaurata e restituita alla sua originaria cromia. Dietro l'altare maggiore, la sagrestia che, seppur manomessa negli anni, conserva ancora la sua originaria volta a crociera ascrivibile al XIII-XIV sec. partita da robuste nervature che poggiano sui piedritti angolari. L'arredo ligneo che la arredava è andato distrutto nel corso di un incendio doloso, unitamente ad alcune opere d'arte di buon livello artistico. Sono scampate alle fiamme, che comunque hanno lasciato il loro segno, una statuina in alabastron della Madonna di Trapani ed una riproducente San Gerolamo.


finestra in stile chiaramontano all'interno del convento carmelitano


All'ingresso, sotto la cantoria, ormai priva dell'antico organo, sono stati sistemati gli artistici sepolcri marmorei, provenienti dalle cappelle gentilizie non più esistenti, alcuni con il letto funebre, altri con il busto a tutto tondo del defunto, di Andrea Minafria (1576), di Palma Minafria (1579), di Antonia Belvisa Plancto (1607), di Giovambattista Formica (1626), di Antonio Serrovira Anelli (1637) e di Tomma si Impellizzeri. E' stata distrutta la cappella gentilizia che ospitava le tombe della potente
famiglia baronale dei Caro. L'artistico prospetto marmoreo, molto articolato nelle sue linee, è il più bello e monumentale di Licata assieme a quello della chiesa San Francesco. Fu disegnato dall'architetto Giovan Biagio Amico da Trapani e fu eseguito da maestri scalpellini e marmorari trapanasi tra il 1746 e il 1748. L'attiguo convento, di recente restaurato nel prospetto, è pure assai antico ed era annoverato tra i più importanti della provincia carmelitana di Sicilia. Ospi tava quaranta religiosi e numerosi conversi e venne scelto dall'ordine come casa e collegio di studi per l'intera Sicilia. Più volte ampliato nei secoli, la forma attuale si deve alla ristrutturazione di Giovan Biagio Amico che tuttavia inglobò nelle nuove fabbriche il bellissimo chiostro del cinquecento con archi a pieno centro ed esili ed eleganti colonne di marmo. Sul lato settentrionale del chiostro si conservano ancora elementi significativi dell'antica ed elegante aula capitolare del 300 con porte e finestre di inconfondibile stile chiaramontano, simili a quelle del monastero di Santo Spirito di Agrigento.



Chiesa di S.Angelo

Chiesa di Sant'Angelo. E' la chiesa patronale di Licata ed è intitolata a Sant'Angelo Carmelitano che nel luogo dove questa chiesa sorse nel maggio del 1220 subì il martirio per mano del regio castellano della città, tal Berengario La Pulcella. L'attuale impianto chiesastico, che prospetta monumentale sull'omonima piazza, con struttura basilicale a tre navate con transetto e cappellone sul lato sinistro dell'abside, risale ai lavori di totale rifacimento della precedente chiesa, che ebbero inizio a partire dal 1639. La sua realizzazione richiese più di 150 anni. Si ha la certezza di un progetto del 1658 firmato da Angelo Italia, architetto gesuita licatese, che diede un tangibile contribuito ai suoi restauri dopo il sisma dell'11 gennaio del 1693 e alla costruzione della sua cupola nel 1696. Le dodici colonne delle navate provengono dalle cave di Billieme. Vi si ammira oggi il pozzo miracoloso, dove sarebbero state scoperte le reliquie di Sant'Angelo, realizzato con una artistica balaustra ottagonale nel 1673 dal maestro marmoraro trapanese Giovanni Romano, committente il barone Francesco Vincenzo Buglio Minafria e Serrovira. Sul puteale si trova la delicata statuina (cm. 52) in marmo bianco venato di Sant'Angelo sul letto di morte. A sinistra della navata l'antica cappella di Sant'Angelo, che ospita le reliquie e l'urna d'argento del Santo Patrono, rifatta nel 1731 e protetta da un alto ed artistico cancello in ferro battuto progettato dal can. Angelo Italia, architetto della Curia agrigentina, e realizzato dai maestri Giuseppe Lo Blundo di Licata e Giovanni Lauricella di Agrigento.


Martirio di S.Angelo (XVII secolo, di ignoto)


Morte di S.Angelo (prima metà XVIII secolo, di ignoto)


La chiesa custodisce ancora numerose e pregiate opere d'arte. Nelle navate si ammirano il dipinto della Madonna della Lettera (cm. 210x128), di ignoto siciliano del Seicento, due tele di ignoto artista del 600 con Sant'Angelo in estasi e con il Martirio di Sant'Angelo, poste nel transetto a destra e a sinistra dell'abside, il dipinto dell'Ecce Homo ( cm.140 per lato) degli inizi del XVI secolo, dove l'anonimo artista si richiama alle esperienze pittoriche di Antonello da Messina, le statue lignee del Settecento del profeta Elia, di San Francesco di Paola e della Madonna di Trapani. Nella cappella di Sant'Angelo si custodiscono i preziosi dipinti su tela con i SS. Filippo e Giacomo (cm. 350x220), di anonimo artista siciliano del 700, e la Deposizione (cm. 350x225) di Gioacchino Martorana che dipinse nel 1778. Assai prezioso è il tesoro di Sant'Angelo, costituito da numerosi pezzi del 700. Tra i più pregiati il paliotto d'altare (cm 280x100), in pesante lamina d'argento sbalzato su velluto rosso con al centro un medaglione pure d'argento con il santo benedicente e un ostensorio d'argento (alt. cm. 55) con incastonati, attorno al vuoto centrale, quattro lapislazzuli, sette rubini e quattro smeraldi. Ai piedi delle navate stanno i cenotafi e i sarcofagi marmorei di Angelo Frangipane e Celestre (1795), del marchese Gerolamo Frangipane (1758), del marchese Domenico Cannada (1762), della baronessa Isabella De Caro e Miano.

Al 1748 risale il nuovo prospetto della chiesa, rimasto incompiuto, ma parzialmente completato nella parte centrale con due ordini di colonne. Non furono mai realizzati i due previsti campanili laterali. Non si conosce il progettista, ma si sa che il lavoro eseguito nel 1752 venne valutato dal canonico Angelo Italia, architetto ed "ingegnerio" della Diocesi di Agrigento, e dall'arch. Giovanni Biagio Amico. La costruzione dell'annesso convento, di cui oggi si può ammirare il restaurato chiostro, venne deliberata nel 1625. Al suo interno si ammirano numerosi dipinti non molto pregiati, alcuni provenienti dal convento del Carmine maggiore. Soppresso l'Ordine dei Carmelitani dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il convento, adibito anche a caserma, nel 1867 ospitò Edmondo De Amicis, l'autore del libro "Cuore", allora comandante la 9a compagnia del 57à reggimento di fanteria di stanza a Licata.


Chiesa S.Francesco



Chiesa risalente al Trecento, apparteneva ai cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme. Nel 1316 è stata affidata ai frati minori conventuali (francescani), per costruirvi un convento senza autorizzazione del Papa. Il prospetto attuale della chiesa e del convento è stato progettato da Giovanni Biagio Amico di Trapani.


Chiesa del Purgatorio



Un tempo nota come chiesa di San Giacomo Apostolo, sorge in corso Vittorio Emanuele nelle immediate vicinanze di piazza Elena, ed contigua all'antico ospedale di S. Giacomo d'Altopasso.
Si ha notizia della sua esistenza già prima del 1177. E' presente un'unica navata con soffitto ligneo a cassettoni.
La chiesa ospita un altare principale e due laterali: sull'altare maggiore è esposta una grande pala dipinta su tela dipinta da Filippo Randazzo con le anime del Purgatorio (prima metà del Settecento).
Alla sinistra del presbiterio è visibile la tela con la Madonna del Lume del XVII secolo, di artista sconosciuto (riconducibile alla scuola di Vito D'Anna) mentre alla parete destra il dipinto su tela con La Parabola del Convivio, di artista ignoto del 700.


Chiesa SS. Salvatore



Prospetta sull'omonimo piano tra l'ala meridionale del convento di Sant'Angelo e l'ala settentrionale della Badia cistercense. Esisteva già prima del 1563 ed appartiene all'omonima confraternita ancora esistente. Il suo scenografico prospetto risale al 1697, mentre il campanile, altrettanta pregiata architettura, fu costruito nel 1773. Manca, purtroppo, l'artistica cancellata in ferro battuto disegnata nel 1875 dagli ingegneri Geremia Delia e Giovambattista Merlo. La sua unica navata, impreziosita da stucchi bianchi su fondo celeste, custodisce ancora tra cornici di gesso, alcuni dipinti su tela (cm. 150x72) con i Santi Apostoli ed alcuni episodi del Nuovo Testamento, La guarigione degli storpi (cm.139x 190), attribuibili a Giuseppe Spina. In una nicchia alla parete destra, un Cristo di legno alla colonna (altezza cm. 155), attribuibile ad un artista locale del 700, forse Giovanni Spina, che ha trattato con molto realismo il volto di Gesù dolorante. Di Ignazio Spina è, invece, il Crocefisso ligneo della navata. Sulla volta gli affreschi di Giuseppe Spina con gli episodi della Moltiplicazione dei pani e L'Ultima cena. All'ingresso, in una nicchia, la statua lignea del 700 di Santa Barbara.



Con il suo barocco prospetto del 700 si impone al termine di una alta gradinata a metà circa del corso Roma, percorrendolo in direzione nord. Fu edificata sulla preesistente chiesa di Sant'Antonio Abate dai PP. Domenicani che la ottennero nel 1630 e vi edificarono accanto il loro convento. L'interno è ad una navata con abside. Assai prezioso è il suo corredo artistico. Sei dipinti su tela (cm. 290x135) di ignoto pittore del 700 di altrettanti santi domenicani, tra cui San Giacinto da Cracovia, percorrono la navata da sinistra a destra. Il battistero, posto in un angolo a sinistra dell'ingresso, è adornato da una grande tela (cm. 330x230) con Sant'Antonio Abate e storie della sua vita di Filippo Paladini (Casi 1544-Mazzara 1614) che la dipinse nel 1603. Sull'altare maggiore troneggia la grande pala su tela (cm. 480x340), opera del Paladini (1612), con la S. Trinità e Santi. Alla parete sinistra del presbiterio il dipinto con La strage degli innocenti (cm. 286x200), composto dentro ampia ed artistica cornice finemente dorata, di ignoto autore del 700 che ha voluto riprodurre, forse da una stampa, l'opera di Rubens custodita all'Alte Pinakothek di Monaco. Ai piedi della navata, sui due primi altari, due pale su tela dipinte da Domenico Provenzani: L'apparizione dei SS. Pietro e Paolo a San Domenico (cm. 339x235), La predica di San Vincenzo Ferreri (cm. 335x 236). Dell'antico convento resta solo il prospetto lungo il corso Roma in gran parte manomesso. Del chiostro e degli ambienti interni non esiste più nulla. La cripta di recente restaurata conserva ancora le sue antiche volte, ma già da lunghissimo tempo risulta essere stata svuotata delle tombe che custodiva.


Chiesa Maria SS. del Quartiere



La Chiesetta della "Madonna Ausiliatrice" una volta era un oratorio dei soldati del quartiere Spagnolo, per incuria e l'usura del tempo stava per andare in rovina, sebbene sia l'unico resto sopravvissuto alla rovina del castello, ma il 24.11.1987 iniziarono i lavori di restauro che hanno riportato la chiese ed il rione al suo antico splendore. Al giorno d'oggi è la rettoria dell'omonimo quartiere


I palazzi nobiliari


Palazzo Bosio



Appartenne ai nobili cavalieri gerosolimitani di questa famiglia che lo edificarono nella 2a metà del 600 e lo abitarono sino alla fine dell'800. Si tratta di una costruzione che si sviluppa in lunghezza e chiude la grande piazza Sant'Angelo sul lato settentrionale, restando compreso tra la via D'Annunzio e il cortile Berengario. Il suo prospetto barocco è nobilitato da raffinati elementi decorativi. Parte del prospetto, quella che si conclude con la via D'Annunzio, è stato manomesso ai primi del novecento con l'aggiunta di una sopraelevazione che ne ha compromesso la generale armonia e l'unità artistica. La parte originale del prospetto, con i suoi balconi al piano nobile, è spartita da tre lesene su alti plinti, terminanti con capitelli corinzi di ordine composito. Assai singolari sono i due artistici portali, di uguale disegno e di uguale pregio, uno portava agli appartamenti del piano nobile, l'altro alle scuderie e ai magazzini. Nel fastigio del balcone principale è inserito lo stemma della famiglia.



Palazzo Frangipane



I Palazzi Frangipane appartennero ai nobili marchesi di Regalbuono, signori della Valle di Lupo che li edificarono nella metà del 700. Il più antico, il più bello ed anche il più maestoso è quello della parte iniziale del corso Vittorio Emanuele, oggi sede della Banca Popolare Sant'Angelo. La sua artistica facciata barocca, scandita da lunghe e larghe lese bugnate si apre in sette balconi sostenuti da mensoloni terminanti in buffe maschere. Fastoso è il portale dell'ingresso principale che immette in un grande cortile, parte voltato e parte a giorno, dove uno artistico scalone che conduce agli appartamenti del piano nobile, oggi non più esistenti, si conclude di una bellissima finestra bifora elegantemente decorata. Seppur imponente e molto più alto, è meno elegante il palazzo che prospetta sulla via Frangipane, corso Vittorio Emanuele e sul sagrato della chiesa Madre. Manomesso più volte nel prospetto realizzato con pietra di Malta, ha un artistico portale elegantemente intagliato che immette in un grande cortile chiuso voltato che si apre a sinistra in un secondo cortile a luce sul quale si affacciavano gli appartamenti interni del primo e del secondo piano. Attraverso una porta ad arco a tutto sesto, intagliata nella pietra, recante sulla chiave lo stemma della famiglia Frangipane (due leoni affrontati e coronati che sorreggono un pane frantumato), percorrendo l'antica scala, ancora esistente si arriva ai vari appartamenti, oggi di più proprietari, completamente manomessi.



Palazzo Cannada



Fu proprietà dei ricchi Marchesi dello Scuderi che a Licata ricoprirono l'ambita carica di vice portolani del Regio Caricatore dal 1648 al 1819. Confina con il palazzo Frangipane e con la navata nord della chiesa Madre, prospetta parte sulla omonima via e parte sul largo della Carità. La sua edificazione risale alla fine del 600 e l'inizio del 700. Buone sono le condizioni di conservazione. All'interno si ammirano ancora le stanze e le sale voltate ed affrescate e le antiche ed artistiche porte finemente intarsiate. Il palazzo dalle linee architettoniche molto sobrie, si apre con due ingressi. Quello di via Frangipane, che conduceva agli appartamenti, è certamente più elegante e di fattura più pregiata negli elementi lapidei e reca sopra l'arco lo stemma della famiglia: un vaso fiorito posto nel petto di un'aquila bicipite. Meno prezioso, ma comunque monumentale, è quello che si apre, alto, su largo della Carità, ugualmente sormontato dalle armi araldiche dei proprietari.



Palazzo Cannarella



E' il più bello e forse il più sontuoso dei palazzi edificati agli inizi dell'800 extra moenia, all'inizio del corso Roma, angolo via San Paolo. Edificato in elegante stile neoclassico con colonnato nella parte centrale, rappresenta l'ala avanzata e più moderna del retrostante ed antico palazzo, edificato fuori dalla mura dalla famiglia Cannada, di cui ancora all'interno si possono ammirare alcune interessanti preesistenze architettoniche. All'interno ha mantenuto tutto il suo arredo artistico, quadreria, utensileria, mobilio, cappella ed un ricchissimo archivio delle famiglie Cannada-Frangipane-Cannarella, una pregiata biblioteca appartenuta ai Frangipane, il ricco archivio della miniera di zolfo di Passarello appartenuta a questa famiglia sin dalla fine del 700. E' passato alla storia anche per aver ospitato, come si legge su una lapide murata sulla parte centrale del prospetto, il 20 del 1860 Nino Bixio e Menotti Garibaldi, avanguardie garibaldine giunte a Licata per arruolare volontari.


Palazzo Celestri
Appartenne alla omonima famiglia, insignita del titolo di marchesato. Il suo impianto monumentale, certamente del 600, oggi a tratti leggibile, per le vistose manomissioni subite, soprattutto nel 900, si sviluppa lungo via Collegio, via Signora e Piano Levano e confina con quello che resta del palazzo dei baroni Trigona. Della sua splendida architettura resta solo il suo maestoso portale costituito da un arco a pieno centro sostenuto da due poderose colonne. Lo stemma della famiglia, una mezza luna in campo azzurro fa la funzione di chiave dell'arco. Un altro scampolo della sua sontuosa architettura prospetta su piazza Elena, angolo via Collegio - via Signora.


Palazzo Serrovira



Si sviluppava ad angolo tra il vecchio e il nuovo Cassaro, oggi angolo corso Vittorio Emanuele-via Sant'Andrea. Appartenne all'omonima ricca e potente famiglia, stabilitasi a Licata all'epoca della monarchia aragonese e insignita da sempre del baronato del fiume Salso ed in epoca più recente del ducato della Catena. Della sua elegante architettura oggi non resta che l'artistico portale in pietra calcarea, sicuramente della prima metà del 600, che si apre su corso Vittorio Emanuele, recante scolpite sulle mensole che reggono il timpano le due effigi dei fondatori di Gela Antifemo di Crete ed Entimo di Rodi. In due distinti cartigli due epigrafi ricordano brevemente le vicende storiche dei due personaggi legati alla storia di Licata. Altrettanto manomesso è il grande cortile a luce, dal quale si accede allo scalone d'onore, con volte a vela, che conduceva al piano nobile, dove ancora sono superstite alcune eleganti porte con stemma, finemente scolpite e nella zona più alta e disabitata e completamente in rovina un intero piano con grandissime camere con tracce di eleganti cornici e stucchi, che testimoniano lo sfarzo di questa casa. Attraverso un passaggio sotto la via Sant'Andrea i nobili di questa famiglia si recavano nella loro chiesetta di via Collegio, che reca sull'arco il loro stemma (tre conchiglie), un tempo ricca di opere d'arte. Il lussureggiante giardino del palazzo che confinava con via Cannarozzo, luogo dei grandi magazzini e scuderie, non esiste più.


Palazzo Platamone



Sito in via Sant'Andrea-angolo via Donna Agnese, proprio ai quattro canti del vecchio Cassaro. Era molto grande e sontuoso e disponeva di ben 42 stanze al piano nobile, magazzini e cantine al piano terra. Confinava anche con via San Francesco di Paola. Del suo sontuoso prospetto oggi resta pochissimo: due poggioli sull'angolo con via donna Agnese con possenti mensoloni terminanti con maschere grottesche, due balconi lungo la via Sant'Andrea sorretti da un unico poderoso mensolone per parte, l'elegante portale dell'ingresso in conci di tufo, finemente scolpiti, smontato pezzo per pezzo in un periodo imprecisato dello scorso secolo per rimetterlo in asse, una volta tagliata una parte del grande androne coperto dal quale si è ricavato un vano al piano terra, con il nuovo ingresso. In corrispondenza della chiave dell'arco stanno le arme araldiche della famiglia Platamone sormontate dalla corone di barone. Anche il cortile a luce presenta segni evidenti di incontrollati e selvaggi interventi di ristrutturazione.


Palazzo Trigona



Appartenuto ai baroni di Rabuggino. Si incontra percorrendo in direzione nord-est la via Sant'Andrea sino a d arrivare a via Collegio. Sorgeva di fronte il palazzo Serrovira e confinava con il palazzo Celestri. La sua edificazione risale alla fine del 600. Del suo prospetto non rimane null'altro se non il grande portale in pietra calcarea, elegantemente scolpita, del portone su via Sant'Andrea che dava accesso alle stalle e ai magazzini. Sull'arco campeggia lo stemma araldico della famiglia.


Palazzo Verderame



Appartenne al ricco Matteo Vecchio Verderame, patriota, armatore ed industriale. Fu costruito presso il mare, vicino al palazzo Adonnino, angolo corso Vittorio Emanuele, viale XXIV Maggio e piazza Attilio Regolo, nella prima metà dell' 800. Il prospetto mostra ancora i segni dell'eleganza e della pietra di buona qualità utilizzata. L'androne è in stile neoclassico con nicchie e colonne. Una scala marmorea, illuminata da una grande vetrata che chiude il pozzo di luce, porta agli appartamenti del primo e del secondo piano, una volta sfarzosamente arredati di mobili della Ducrot, di suppellettili ed opere d'arte pregiate. Resistono al tempo e all'incuria le volte affrescate, forse dal Gregorietti. Molto bella quella del salone dei ricevimenti posto al primo piano.


Le ville liberty

Costruite sulla collina che si erge sulla città, costituivano le residenze delle famiglie nobili e borghesi degli inizi del Novecento;


Villa Urso



Come le altre ville in stile liberty si trova sulla Montagna di Licata e più precisamente sul colle Monserrato.
Costruita nella seconda metà dell'Ottocento, fu quasi completamente restaurata e riprogettata da Ernesto Basile all'inizio del Novecento, quasi contemporaneamente alla costruzione dell'orologio civico.
Bellissima la torre lanterna che dona un effetto particolarmente originale al ritmo della composizione dell'edificio.
Di notevole effetto è, inoltre, il loggiato colonnato e a vetri.
Ad Ernesto Basile viene attribuito anche il disegno del cancello in ferro battuto contestualizzato perfettamente, per tipologia e forme, nello stile del liberty floreale che caratterizza la villa.



Villa Bosa-Verderame


Villa Sapio-Rumbolo



La villa, costruita nel 1902, è opera del progettista licatese Filippo Re Grillo. Il primo elemento che risalta è il loggiato con archi a tutto sesto, riferimento esplicito all'architettura rinascimentale fiorentina.
Gli interni sono finemente decorati dal pittore Salvatore Gregoretti.


Le torri


Torre di Gaffe



La torre di Gaffe, di forma cilindrica, si erge, con struttura di muratura e pietrame, su un basamento scarpato sul ciglio del costone riccioso che domina la sottostante spiaggia della Ciotta. All'interno due ambienti voltati sono collegati da una scala ad andamento curvilineo, posta all'interno dello spessore murario. Un'altra scala a chiocciola conduce alla terrazza. Detta anche torre "del Grugno", nome del proprietario del feudo di Gaffe, data la sua particolare struttura potrebbe risalire al periodo aragonese. Si raggiunge dalla SS 115, bivio Torre di Gaffe. La sua conservazione è mediocre.


Torre di San Nicola



La torre di San Nicola, alta circa 10 metri e di forma ottagonale, è posta in contrada Mollaga su un rilievo arretrato rispetto alla linea di costa, ma dal quale si esercita un controllo visivo su un ampio settore, dalla spiaggia Mollarella allo scoglio di S. Nicola. Ha spigoli segnati da cantonali in pietra calcarea, il basamento pieno è lievemente scarpato e si conclude con una cornice sagomata. Per la sua particolare struttura rappresenta una eccezione nelle tipologie ricorrenti di torre costiera. L'interno è costituito da un unico vano a pianta centrale e volta con apertura centrale per l'accesso alla terrazza. La sua costruzione risale alla prima metà del '500. Lo stato di conservazione è cattivo. Vi si arriva a piedi da una diramazione in contrada Poliscia della litoranea Licata-Torre di Gaffe.


Torre Canticaglione (nella seconda foto il soffitto affrescato - XVII secolo)


Di notevole interesse naturalistico è l'Osservatorio Avifaunistico della Foce del Salso.

“Non lungi da Quarqûdî e a levante di esso, corre il fiume Salso. Il capo è scaturigine del quale torna alla Sarâ Nizâr (la boscaglia di Nizâr), quella che sovrasta a Gankâh (Gangi) alla distanza di un miglio e mezzo. Scendono le acque verso mezzogiorno di faccia a questo paese che rimane discosto un miglio (dal fiume). Il quale indi arriva ad ‘Al Hammâ (l’acqua termale) donde trapassa al casale che addimamdasi Hurâqah (ardente, acqua fortemente salata) e lascia questo a dritta a un tirar di sasso... Fin qui l’acqua è dolce: arrivato al territorio di M.hkân, il qual casale gli rimane a dritta, il fiume, prima di passare oltre, entra in certi stagni salati e vi diviene salso… arrivato presso Licata volge a mezzogiorno e mette foce a piccola distanza da quella”. Questa è parte della descrizione che il geografo arabo El Edrisi, vissuto tra il 1100 e il 1166, fa del fiume più lungo della Sicilia (144 km), secondo dopo il Simeto per estensione del bacino idrografico (2002 kmq).

In passato il tratto terminale del fiume e la zona della Plaja rappresentavano senz’altro una delle zone umide più importanti della Sicilia nella quale nidificavano anche una colonia di Fratini e di Pernici di mare. Lungo il suo corso erano frequenti gli Occhioni, i Corrieri piccoli, i Gruccioni e le Tartarughe palustri. Le sue acque erano popolate dall’Anguilla e, ancor prima, dall’Alosa. Successivamente l’inquinamento, dovuto agli scarichi civili ed industriali, e la cementificazione selvaggia hanno causato l’alterazione di questo biotopo e la scomparsa di gran parte delle specie animali che in esso vivevano. Negli ultimi anni la qualità delle acque del Salso è relativamente migliorata ed il tratto compreso tra l’ex opificio della Montecatini e la foce è ridivenuto un importante luogo di sosta per molti uccelli migratori ed habitat per alcune specie che nidificano nella vegetazione spondale.

Nel mese di dicembre 2001 la foce del Salso è stata inserita nel dossier della Campagna Libera Fiumi trai i 51 casi italiani più rappresentativi.

Nel mese di maggio 2002 è stato inaugurato l’Osservatorio avifaunistico frutto della collaborazione tra il WWF e il Comune di Licata.



alla prossima per le riscoperte religiose con la festa di sant'angelo e personaggi locali.
 

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complimenti alicata bella presentazione..............

ZONA INDUSTRIALE VALLE DEL SALSO. Aprirà lo svincolo con la SS626


Finalmente un forte segnale positivo. Il Comitato direttivo ed il Consiglio generale del Consorzio per l’Area di sviluppo industriale della Provincia di Agrigento, di cui è componente in entrambi gli organi il campobellese Giovanni Cani, in rappresentanza del Comune di Campobello di Licata,

hanno approvato l’atto di indirizzo politico amministrativo ed il programma delle opere pubbliche per il triennio 2011/2013. Con il progetto, predisposto dal Consorzio Asi di Agrigento, per la riqualificazione, messa in esercizio e miglioramento funzionale delle infrastrutture a rete dell’Area Industriale, sono stati previsti lavori per l’importo complessivo di € 1.486.000 euro. Il progetto è stato approvato dall’assessorato regionale Attività produttive ed ammesso in graduatoria utile per ottenere il finanziamento con i fondi Po Fesr 2007/2013 che così viene a soddisfare in gran parte le carenze infrastrutturali. Ne ha dato notizia lo stesso Giovanni Cani. “Il progetto esitato, nello specifico – spiega Cani – riguarda una serie di interventi. Tra questi: lavori urgenti per l’apertura della rampa dello svincolo di accesso all’agglomerato dalla S.S.626 Licata-Torrente Brami in direzione Ravanusa, interventi di manutenzione straordinaria degli impianti idrico-fognari, di depurazione e riutilizzo ai fini industriali. Si evidenziano i lavori di manutenzione straordinaria del pozzo esistente di proprietà dell’Asi, in grado di soddisfare le esigenze degli insediati, anche il completamento e adeguamento della rete gas e relativo affidamento della gestione”. Aggiunge Cani: “sono previsti interventi urgenti di manutenzione della viabilità e pulizia delle aree di pertinenza, lavori urgenti di manutenzione dell’impianto di illuminazione stradale, lavori urgenti di messa in sicurezza dei manufatti dei sottoservizi stradali, rinnovo appalto servizio di gestione delle infrastrutture idrico-fognarie e di depurazione e riutilizzo acque reflue e ottimizzazione, attraverso appositi impianti fotovoltaici, dei consumi energetici con riguardo alla rete di illuminazione viaria dell’agglomerato. Mi impegno a continuare a lavorare su tante altre cose da fare, tra le più importanti, la riapertura del Centro direzionale, concesso in comodato d’uso a Sviluppo Italia s.p.a. e Sviluppo Italia Sicilia s.p.a. con impegno di ristrutturare l’edificio per adibirlo a incubatore d’imprese, la realizzazione di impianto di videosorveglianza e vigilanza notturna, la presenza giornaliera in un operatore Asi, la sistemazione strada Provinciale S.P. n°10 per ingresso nella zona industriale da Campobello di Licata”. Il componente del Comitato direttivo e del Consiglio generale Giovanni Cani, dal primo giorno del suo insediamento, ha sempre lavorato in modo costruttivo, come sua consuetudine, “senza fare tanto rumore” e si è battuto in tutti i modi, per migliorare i servizi dell’agglomerato industriale di Campobello-Ravanusa “Area del Salso”.
 

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GRAZIE licatese

ecco una bella notizia che da seguito alla notizia che tu hai postato.

Anas, aggiudicati lavori completamento statale di Licata

PALERMO - L'Anas ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale l'esito del bando di gara per i lavori di completamento di un tratto della Statale 626 Licata-Torrente Braemi, nei Comuni di Riesi e Mazzarino (Cl). L'intervento, che sarà localizzato tra la contrada Callara e la contrada Cipolla, per un'estensione complessiva di 3,839 km, comporterà un investimento complessivo di oltre 4 mln e 200 mila euro. L'impresa Ricciardello Costruzioni srl di Naso (Me) è risultata aggiudicataria dei lavori, che dovranno essere ultimati entro 420 giorni dalla data di consegna.

fonte la sicilia
 

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Discussion Starter #5
ULTIMO STOK TRA FESTE RELIGIOSE,PERSONAGGI,GASTRONOMIA.

Feste religiose

Il Venerdì Santo

Le funzioni della Settimana Santa trovano il culmine nella processione del Venerdì Santo, che si sviluppano in diverse fasi per tutto l'arco della giornata.

La prima processione, che si svolge di notte, parte dalla chiesa di San Girolamo, nel cuore della Marina. Il simulacro del Cristo che l'indomani sarà posto sulla croce, posizionato su una lettiga e accompagnato dalla Madonna Addolorata, viene trasportato in una cappella appositamente allestita. Nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio, la processione di un'altra statua, rappresentativa del Cristo portatore della Croce, percorre i corsi principali e, sostituita da quella collocata nella cappelletta durante la notte, prosegue fino alla crocifissione.


Sant'Angelo

Il 5 maggio è la festa del patrono, Sant'Angelo Martire, centro della festa è la seicentesca chiesa di Sant'Angelo, nel cuore barocco del centro storico.

Le giornate sono movimentate soprattutto dalla lunga fiera che si apre un paio di giorni prima della festa e si conclude il 6 maggio. La fase più coinvolgente è la processione della pregevole urna argentea seicentesca che custodisce i resti del Santo accompagnata da quattro ceri, macchine lignee seicentesce portate da diverse categorie di lavoratori.


Altre feste Religiose

L'Addolorata di Sant'Agostino: il venerdì prima della Domenica delle Palme si svolge l'Addolorata. È una ricorrenza molto sentita e partecipata, ed apre di fatto le funzioni religiose della Settimana Santa. Il suo culto ha avuto inizio nel 1755;

l'Immacolata, celebrata l'8 dicembre anch'essa con una statua per le vie cittadine, tipico dolce legato alla festa è a' cicirata, torrone preparato con ceci;

la festa di San Giuseppe, (19 marzo);

la Madonna del Quartiere: nota anche come l'ausiliatrice, si celebra il 20 giugno;

il Corpus Domini;

Personalità legate a Licata

Rosa Balistreri (1927-1990), cantante;


Santi Buoni (1880-1915), matematico;

Angelo Italia (1628-1700), architetto - a lui si deve il progetto urbanistico barocco della nuova Noto nel 1693;

Filippo Re Capriata (1867-1908), fisico - è stato uno dei precursori della TV, con un saggio scientifico apparso in Francia nel 1903;



Vincenzo Linares (1804-1847), letterato, poeta, patriota;

San Giuseppe Maria Tomasi ( 1649-1713), cardinale;


Gaetano De Pasquali (1818-1902), magistrato, scrittore;


Piero Grasso, magistrato e procuratore anti-mafia;


Pino Cuttaia, chef;


Eliana Ginevra (1956), biologa;

Lara Cardella (1969)scrittrice;

Corrado Carnevale, magistrato;

Vincenzo Antonio Gibaldi (1905-1936),Mafioso italo-americano, organizzò la Strage di San Valentino

Tradizioni culinarie

Nella tradizione culinaria licatese, come invero accade anche nel resto della Sicilia e del Meridione d'Italia, in genere la preparazione di una specifica pietanza accompagna una particolare ricorrenza o evento della vita.

Per il Venerdi santo e per il Corpus Domini si preparano dei pani speciali chiamati muffuletti, impastati con farina, cannella, spezie e semi di anice;
il giorno di Pasqua ai bambini si regalano i Panarini (o Cannileri), preparati con farina "00" e uova sode. Sempre per questa ricorrenza si prepara a' pupa ch'i ficu, pane di grano duro e fichi secchi a forma di bambola;
il primo dell'anno si porta a tavola u' Taianu;
il giorno di San Giuseppe si prepara la tagliarina con il macco, pasta fresca condita con purè di fave;
la domenica, nel periodo estivo, era consuetudine preparare la lasagna, pasta fresca condita con sugo di pomodoro fresco (buttiglieddru) e ricotta salata. La tradizione vuole che sia servita su un pianale di legno (scannaturi) utilizzato per impastare la farina, e consumata dai commensali in comune senza l'uso di piatti.
per le festivitànatalizie si preparano "i mastazzoli" e i "i minnilati". Si tratta di dolci caratteristici della zona. I "mastazzoli" sono preparati con mosto cotto (u vinu cottu), succo di carrube, scorza d'arancia in polvere, pepe, zucchero, cannella e farina. I "minnilati" sono, invece, dolci preparati con mandorle, zucchero farina e buccia di limone grattugiata e aromi vari.

In uno dei porti più importanti della costa agrigentina, famoso per la flotta peschereccia non poteva mancare un piatto legato al pescato mediterraneo. Le polpette di Licata hanno la peculiarità di ricordare l’intera Sicilia e forse uno dei simboli più autentici:il limone. Le sarde infatti sono preparate con pangrattato e succo di limone e poi essere dorate nell’olio bollente.
Muffuletti


Polpette con le sarde



Tagliarina con macco di fave
 

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Ciao ALicata, auguri per il nuovo thread! Come mai questa "scissione" da Agrigento? C'è rivalità tra le due città? Essendo poco più piccola del capoluogo, Licata ha "movimenti secessionisti" oppure no?
 

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Lo Sbarco del 1943 diventa un Tour turistico
E’ giunta a conclusione domenica la “Festa del Turismo” iniziata il 21 maggio con la giornata di studi dedicata allo sbarco in Sicilia. L’evento, durante il quale sono stati presentati gli itinerari turistico culturali legati alla seconda guerra mondiale che partiranno il 10 luglio dalle città di Gela e Licata,

ha visto tra i suoi relatori alcuni tra i più preparati ed attivi storici e storici militari di rilevanza nazionale ed ha visto partecipare gli amministratori locali di Racalmuto e Mussomeli, i membri della Finziade, giovane e intraprendente compagine composta da archeologi e appassionati di storia di Licata, l’associazione Sicilstoria di Porto Empedocle, che ha recentemente fatto ottenere grazie agli studi condotti dal dottor Conigliaro e dal dottor Todaro la medaglia d’argento alla loro città per le perdite umane patite durante la guerra. Iniziata alle 11 con i saluti del sindaco, Salvatore Petrotto, dopo una breve introduzione del moderatore Luigi Falletti, che ha curato per la Regalpetra Viaggi l’organizzazione storica della manifestazione, ha visto suo primo relatore Domenico Macaluso, archeologo subacqueo, ispettore generale onorario dell’assessorato beni culturali della Regione Sicilia, illustrare, con una serie di diapositive e di filmati esclusivi, i ritrovamenti inerenti materiale bellico della seconda guerra mondiale, scoperti nel mare antistante Ribera e Sciacca, mostrando, brevemente, anche l’attività del suo gruppo nei monitoraggi dell’attività vulcanica nello spazio di mare di fronte Sciacca. Subito dopo, si è entrati nella parte prettamente storico – politica del periodo, oggetto dello studio, con la relazione dello storico Ezio Costanzo, collaboratore di History Channel e Rai Storia, che ha illustrato, sulla scorta di documenti e delle risultanze degli studi condotti negli Stati Uniti, quali fossero state le attività di intelligence precedenti lo sbarco in Sicilia operati dall’OSS (precorritore della CIA) e dalla Naval Intelligence della marina degli Stati Uniti. Queste Unità dei servizi segreti, nel periodo compreso tra l’aprile 1943 ed i giorni precedenti lo sbarco, provvidero ad infiltrare agenti sul territorio siciliano, allo scopo di ottenere informazioni sensibili per favorire le attività militari in territorio nemico, Costanzo ha delineato la collaborazione tra Stati Uniti e Mafia italo americana, che in qualche maniera supportò lo sforzo bellico alleato in Sicilia. Al termine del suo intervento, dopo un collegamento operato dal moderatore Falletti, la parola è andata a Fabrizio Francaviglia che ha delineato sinteticamente ed in maniera esaustiva quale fosse l’apparato bellico italo tedesco alla vigilia dello sbarco, illustrando le operazioni di depistaggio operate dagli alleati per sviare gli italo tedeschi circa il paventato, poi effettivamente avvenuto luogo dello sbarco (operazione Mince meat). La parola è poi andata alla dottoressa Zangara che ha parlato invece delle testimonianze che ha racchiuso in una sua pubblicazione, raccolte nel corso di anni di studi, dalle cui risultanze si ribalta l’opinione che Licata non fosse stata oggetto di alcun tipo di scontro, notizia confutata dalle circa 400 vittime della notte e della mattina dello sbarco solo nella città di Licata. Terminata la prima parte della giornata, gli intervenuti sono stati ospitati presso Villa Mantione, dove hanno avuto modo di riposare e apprezzare l’accoglienza dei padroni di casa e della Regalpetra viaggi che ha coordinato l’accoglienza e l’ospitalità. Le attività sono riprese alle ore 16.00 iniziando con la proiezione di un promovideo realizzato da Davide Prestino, cineoperatore di Licata, specializzato in elaborazioni video fx e sono continuati con la parte storico militare della giornata di studi che ha visto l’intervento di Giovanni Iacono storico, membro dell’associazione Lamba Doria di Siracusa che ha illustrato in maniera precisa e dettagliata le operazioni militari successive allo sbarco in territorio di Gela con i coraggiosi e sfortunati contrattacchi delle forze italo tedesche contro la testa di ponte alleata, illustrando anche le proprie conclusioni che collidono con talune relazioni rese al tempo di guerra dai comandanti alleati. Gli interventi finali della manifestazione hanno riguardato i dottori Picchioni e Città membri dell’archeo club di Gela che hanno illustrato rispettivamente: Giancarlo Picchioni illustrando lo sforzo sostenuto dalla popolazione di Gela durante quei difficili giorni e Franco Città che ha introdotto argomentazioni circa gli studi medici alleati iniziati durante quel periodo che hanno poi portato alla definizione di quella che comunemente è indicata come “dieta mediterranea”. Al termine ha dato il suo interessante contributo alla manifestazione, il dottor Calogero Conigliaro che ha illustrato i suoi studi sul territorio di Porto Empedocle inerenti il periodo storico dello sbarco, illustrandone anche le potenzialità turistiche.
 

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Brilleranno a Sant'Oliva le bombe rinvenute il mese scorso nei cantieri di raddoppio della dissalata
Cominceranno giorno quindici le operazioni di brillamento dell'arsenale bellico risalente alla seconda guerra mondiale rinvenuto nell'agro di Licata. Si tratta del più vasto arsenale mai ritrovato in Sicilia dal dopoguerra ad oggi.

Le bombe rinvenute durante le operazioni di rifacimento della condotta dissalata sono tutte perfettamente in efficenza e in grado di esplodere. Ieri mattina, presso il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, ad Agrigento, si è tenuto un vertice che aveva il compito di stabilire il da farsi per fare brillare le bombe in sicurezza. Il vertice era coordinato dal viceprefetto di Agrigento Di Donato, erano presenti il comandante della polizia municipale di Licata, Giovanna Incorvaia, il suo vice Spiteri, rappresentanti di polizia e carabinieri, Angelo Cambiano della protezione civile comunale, rappresentanti della protezione civile provinciale, dell'Asl, dei vigili del fuoco. Alla riunione ha partecipato il maggiore Di Fazio del genio guastatori di Palermo. Le operazioni verranno effettuate in una cava abbandonata in contrada Sant'Oliva, le bombe verranno trasportate nel sito in cui verranno fatte brillare a piccoli gruppi, le espolsioni e le successive operazioni di bonifica completa dureranno circa venti giorni. I militari soggiorneranno a Licata per tutta la durata dell'operazione. Era stato uno degli escavatori al lavoro per la posa dei tubi della condotta dissalata a rinvenire, lo scorso sei maggio, sotto terra ed in un unico sito, 604 bombe da mortaio, di cui due a mano, 734 proiettili da mitragliatrice, una granata a carica speciale al fosforo bianco, ed una mina anticarro. Nel sito, non appena sono stati avvertiti, sono arrivati gli agenti della polizia municipale, coordinati dal comandante Giovanna Incorvaia, i quali hanno poi allertato la polizia ed i carabinieri. Una ditta autorizzata ha subito provveduto a rimuovere dal sito i residuati bellici e ad interrarli in un’area vicina che è stata transennata e viene sorvegliata. Gli artificieri dell’esercito arrivati da Palermo, adesso provvederanno a far brillare le bombe.

licata live 24 .it
 

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Discussion Starter #9 (Edited)
ecco le foto relative al completamento del primo lotto cavalcaferrovia-parco attrezzato di oltreponte/villaggio agricolo.

i lavori erano stati bloccati qualche anno fa,per causa del fallimento della societa' che gestiva il cantiere. finalmente dopo diversi mesi si sono sbloccati i lavori. la priorita' è aprire immediatamente il cavalcaferrovia che oltrepassa la linea ferroviaria siracusa-caltanissetta.

la linea spacca in 2 i rioni di oltreponte e fondachello. l'apertura dell'asse viario permette un rapido collegamente, fra una vasta zona della citta' praticamente l'area nord est con il centro e quindi la zona porto-marina. cio determinerebbe un decongestionamento della zona oltreponte-rettifilo-ponte federico secondo. il cavalcaferrovia si inserisce come prolungamento all'asse porto-fondachello grazie all'apertura del primo lotto del ponte sulla foce del salso. nell'area insistono zone residenziali,commerciali di oltreponte nonche' gli uffici finanziari della citta'.

i lavori, prevedono anche il completamento del parco attrezzato,adibito a teatro all'aperto e zona sportiva. si spera che il degrado formatosi nel tempo,per via dell'abbandono del cantiere venga del tutto eliminato. il completamento dell'opera dovrebbe concludersi fra diversi mesi.
(foto by licatese)












 

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^^

Ottima notizia, conosco quel cavalcaferrovia. :)


Complimenti per le foto e per il thread, anche se secondo me sarebbe stato sufficiente inserile in quello su Agrigento, mentre per le foto sarebbe stato bello un bel thread fotografico nella sezione ' Foto e Architetture storiche'.
 

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Discussion Starter #11
^^

grazie brick è un opera fondamentale che permette di collegare la zona est della citta' con il porto. aspettando il secondo lotto in sopraelevata dell'asse porto-ss115.

riguardo al resto,non aveva piu senso aggiungere news in quello di agrigento, ed avevo spiegato i motivi. poi vedere san giuliano milanese (con tutto il rispetto),quando invece vi sono vari thread infrastrutturali specificati su licata,oltre a rappresentare il comune piu' grosso dopo agrigento per numeri di abitanti.
era inevitabile non creare un thread specifico dedicato ad una citta' che si proietta verso il futuro,tra sogni ed occasioni sviluppo,nonostante alcune situazioni critiche.


"Cantieri Teatrali" presenta "Icaro" la raccolta di Angela Mancuso

Si terrà sabato 11 giugno alle 19, presso la sede dei "Cantieri teatrali", sita in Piazza Progresso a Licata, la presentazione della raccolta di poesia di Angela Mancuso intitolata "Icaro". L'incontro sarà condotto dal giornalista Angelo Augusto. La docente del liceo "Vincenzo Linares", Angela Mancuso, si è distinta per la viva attività narrativa attraverso la stesura di poesie e racconti, per mezzo dei quali le sono stati conferiti riconoscimenti per essersi particolarmente distinta in questo ambito culturale. Intanto, in concomitanza con la presentazione, si terrà sempre nei locali dei cantieri teatrali una mostra di opere degli artisti licatesi Giuseppe La Marca e Nino Profuno

fonte agnotizie

Una biblioteca sempre più fornita grazie alle donazioni

Continua ad arricchirsi sempre più il patrimonio librario della biblioteca comunale “Luigi Vitali” di Licata, alla quale continuano ad arrivare pubblicazioni in dono sia da parte di semplici cittadini, che di associazioni presenti sul territorio locale e regionale, che di scolaresche.

“La magia delle forme”, è il titolo di una favola raccontata dagli alunni della classe di scuola materna guidata dalle insegnanti Danila Marra e Caterina Ortega, della scuola dell’Infanzia “Giovanni XXIII, accorpata all’istituto comprensivo “G. Marconi”, mediante una raccolta di disegni ed autoritratti realizzati dagli stessi alunni, il cui testo è stato donato alla biblioteca.

Cinque volumi riguardanti narrativa extrascolastica, redatti con il metodo Braille, sono stati donati, invece, dall’Associazione Braille Onlus. I volumi sono stati realizzati con il contributo della Regione Siciliana – Assessorato dell’Istruzione e Formazione professionale.

Duecentosettanta libri sono stati donati dalla signora Vittoria Peritore e diverse decine continuano ad arrivare grazie alle donazioni della Fidapa.

fonte www.licatalive24.it
 

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o ROSA BALISTRERI.......la piu' grande cantate in lingua sicula.........

e grande sorella indipendentista......
quando sento "la Sicilia avi un patruni", mi viene la pelle d'oca....e mi viene da urlare forte lo sdegno per qst italia di merda che ci tiene in scacco da 150 anni!!

Grande ROSA!!! orgoglio siculu!!!!!!
 

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Discussion Starter #13
grande ROSA BALISTRERI,un vanto del nostro territorio,della nostra isola. a licata solo oggi si sta valorizzando il suo nome e le sue gesta. una cantautrice di fama internazionale,un patrimonio della nostra sicilia.
 

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Silencio...No hay banda.
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Caspiterina che lavorone!!!A questo punto sarebbe opportuno pubblicare il tutto in un bel libro da dare ai turisti quando vengono a visitare questa splendida ma poco conosciuta e valutata cittadina!!!!Very good!!!
Per il resto ognuno è libero di aprire i thread delle realtà che vive...l'importante è che non si creino "movimenti scissionisti" come il buon logan ha messo in evidenza...cioè non vengano aperti questi thread per creare inutili tensioni. Il mio paese d'origine (mamma) è Licata...e sono molto contento per questo. ;)
 

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Discussion Starter #15
ringrazio gualtiero per le sue parole...

leggo solo ora la risposta di logan. se ho creato questa discussione non è per essere anti agrigento ecc,le mie spiegazioni le ho date in precedenza. questa citta' sta avendo grossi investimenti relativi a determinati ambiti,a livello turistico nonostante tutto si sta sviluppando.
non ti nego che con agrigento ci sono rivalita',tutto parti nel periodo post unitario,con la creazioni della province. con il regno borbonico la cittadina marinara licatese era capocomarca a capo di un micro distretto territoriale con le comunita' del comprensorio (valle del salso) ed è quello che oggi bisogna puntare.
 

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Da oggi ritornano i treni alla stazione di Licata

Da oggi i treni sono tornati a circolare regolarmente lungo la linea ferroviaria Canicattì – Licata – Gela. Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia hanno rispettato l’impegno di riaprire la linea ferroviaria in tempo per l’entrata in vigore dell’orario estivo.

Da oggi dunque le automotrici torneranno a percorrere l’intera linea coprendo il servizio ferroviario tra le stazioni di Canicattì, Campobello - Ravanusa, Licata e Gela. La Galleria Prima fucile, sita tra le stazioni di Sant’Oliva e Favarotta è stata ripristinata, proprio il pericolo di un crollo della volta aveva fatto propendere per la chiusura della ferrovia, lo scorso venti ottobre. Si trattò di una chiusura programmata, per permettere alla ditta incaricata di eseguire i lavori di rifacimento di parte della galleria. Una prima chiusura, di quasi un mese, si era registrata nel settembre del 2009, in quel caso gli operai attivarono un sistema di monitoraggio delle crepe in attesa degli interventi dei mesi scorsi. Il lavoro è stato più complicato del previsto, la composizione del terreno e i movimenti franosi in atto nella zona hanno dato un bel da fare agli operai e agli ingegneri. Stamattina il primo treno a transitare sarà il regionale 12821 Canicattì – Gela, sarà presumibilmente vuoto, visto che Trenitalia non ha fatto nessun annuncio ufficiale circa la riapertura della linea ferroviaria. Sullo stesso internet non si trova traccia nella sezione dedicata alle comunicazioni sul servizio in Sicilia, solo accedendo al motore di ricerca treni ci si accorge che il servizio verrà ripristinato. Gli orari rimarranno invariati e non ci sono stati, almeno con l’introduzione del nuovo orario, ridimensionamenti del servizio. Di contro, nessuna operazione per incentivare all’uso del treno, soprattutto perché i pochi passeggeri che torneranno a prendere il treno troveranno la biglietteria chiusa a tempo indeterminato o forse sarebbe meglio dire, definitivo. Tornando ai lavori effettuati presso la galleria Prima Fucile, sono stati probabilmente i più importanti da quando la linea ferroviaria è stata realizzata, negli ultimi anni dell’ottocento, hanno riguardato diverse decine di metri di galleria, è stato rifatta la volta ed il portale di ingresso lato sud. Purtroppo i movimenti franosi che hanno interessato la sede ferroviaria costringeranno i treni a viaggiare a bassa velocità nella zona della nuova galleria, una situazione, questa che non è chiaro se sarà definitiva o transitoria.
fonte: www.licatalive24.it


TRAMONTO ALLA ROCCA S.NICOLA
 

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ma il castello è visitabile? Se si sapete quali sono gli orari e la strada?
 

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Discussion Starter #18
il castel sant'angelo è visitabile tutti i giorni mattina e pom,durante il percorso si puo' notare il parco archeologico di monte sant'angelo. scendendo a piedi fino in piazza progresso si possono notare i borghi antichi santa maria e il quartiere spagnolo,piu' giu' la tholos e la grangela. quest'ultimi visitabili su richiesta attraverso escursioni
 

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Discussion Starter #19
San Leone, i servizi lasciano a desiderare
ma Sciacca quest'anno fa il tutto esaurito

Agrigento.Nella città che si autodefinisce «a vocazione turistica», l'approdo per i diportisti è San Leone. Sul molo di Ponente ci sono 4 pontili capaci di ospitare 80 imbarcazioni, mentre a Levante i pontili sono 7, sempre per 80 natanti. Gli spazi sono gestiti dal Comune e chi li frequenta non ha mai manifestato particolare entusiasmo per i servizi offerti. Va molto meglio in provincia.
Nella vicina Porto Empedocle il Comune, nell'opera di recupero della zona attigua alla Torre di Carlo V ha creato un porticciolo per un centinaio di imbarcazioni, in fase di completamento. A Sciacca sono 2 i circoli nautici che gestiscono i pontili del porticciolo: la Lega navale e il Corallo. Pontili capaci di far ormeggiare 600 barche, completi di punti luce e acqua. I circoli mettono a disposizione dei diportisti anche servizi come docce, bar. Quest'anno si registra il tutto esaurito.
C'è poi Marina di Cala del Sole, il porto turistico di Licata. Ha aperto i battenti l'11 maggio scorso. Un'inaugurazione riservata alle autorità, coincisa con l'apertura di un attiguo centro commerciale. A settembre è previsto uno speciale evento al quale parteciperanno la stampa specializzata e i principali «Stakeholders» del mondo della nautica.
Il primo lotto già realizzato è capace di offrire 265 posti barca da 4 a 70 metri che cresceranno fino agli oltre 1500 previsti entro il 2013. La banchina di riva è dedicata a 40 imbarcazioni da 25 a 50 metri; i pontili galleggianti larghi 3 metri ospitano le categorie da 4 a 22 metri, con ampi canali di manovra e servizi che puntano all'eccellenza. Il porto offrirà, a regime, negozi sulla banchina di riva dedicati ai diportisti in transito e stanziali, anfiteatro, cantiere navale specializzato, yatching club, cinema multisala, palestra e centro benessere.



12/06/2011

fonte la sicilia
 

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Licata: martedì conferenza stampa di Graci e Arnone su Rosa Balistreri

Martedì mattina al Comune di Licata alle ore 10.00 convocata conferenza stampa sulla presentazione della produzione cinematografica su Rosa Balistreri realizzata da Marco Alessi.
Saranno presenti il Sindaco Graci, il Vicesindaco Arnone e l’Assessore al Turismo Paolo Licata in vista dell’anteprima nazionale del documentario sull’indimenticabile artista licatese che sarà proiettata giorno 23 giugno a Licata e che successivamente sarà trasmessa dalla Rai.
Alle ore 12.00 al Carmine sarà fatto un sopralluogo con l’Associazione Culturale Memento sul centro di documentazione e studio sullo sbarco alleato a Piano Romano alla presenza della professoressa Zangara scrittrice e studiosa di storia patria che ha portato alla ribalta, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti un momento storico importante quale lo sbarco degli alleati avvenuto nella notte tra il 9 e 10 luglio 1943, contribuendo così alla riscoperta delle origini della nostra città e di avvenimenti che partendo da Licata hanno determinato il cambiamento della storia dell’Italia intera.

fonte: agrigentoweb.it

Palazzo di città (piazza progresso)
 
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