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In the Frig
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Scusa, ma che ragionamento è??? a sto punto chiediamoci: a che servono i marciapiedi? tanto uno se sa camminare può farlo benissimo sulla carreggiata, se non lo sa fare non esce di casa...
:?

stai paragonando un mezzo di spostamento veloce ai piedi?

seriamente: o si adotta una soluzione come quella olandese in cui le piste sono vere e proprie strade per bici con precedenze, divieto di sosta e in cui i pedoni hanno il terrore di camminare tale e quale in strada..oppure la soluzione del tipo milano è solo una perdita di soldi e spazio..
detto da un ciclista non da un automobilista mangia asfalto.:)
 

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secondo me sono carine

quanto alla praticità, han due ruote, due pedali, un manubrio...

La praticità è un problema di secondo livello e siamo d'accordo. Ma la bellezza no: va curato il design, specie in una città come Milano. E che diamine.
Mappoi la questione non è neppure questa: Barcellona non è un esempio virtuoso purtroppo, poiché le biciclette oltre a non funzionare 24h su 24 (sublime cavolata), sono a disposizione esclusivamente dei residenti, e non dei turisti (insensata strunzata). L'esempio virtuoso è, inutile dirlo, Parigi.
 

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Ich bin Blau
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suburban bishop
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Le piste ciclabili secondo me servono solo sugli stradoni di periferia o in generale sui pochi tratti di strada dove le auto raggiungono velocità elevate. In quel caso, con una differenza di velocità anche di 40 Km/h tra auto e bici, è preferibile un percorso protetto per queste ultime.
Ma in centro non servono perchè la bici viaggia più o meno alla stessa velocità delle auto, e per l'automobilista la bici non è molto diversa da un motorino.
La pista ciclabile in centro non consente di andare a più di 12-15 Km/h, cioè va bene per il pensionato o la massaia con la graziella.
Ma chi usa la bici seriamente viaggia anche a 30 Km/h o più, e infatti in centro pereferisce la strada al budello della ciclabile.

Sarebbe auspicabile anche uno sviluppo delle piste ciclabili extraurbane, per muoversi nei sobborghi senza dover prendere sempre l'auto.
In quel contesto la pista ciclabile è indispensabile, perchè spesso la gente rinuncia ad usare la bici proprio per non rischiare la vita sulle statali o le provinciali, anche se deve fare solo pochi Km.

Il problema a Milano per la viabilità extrautomobilistica (bici e pedoni) è il cancro della sosta selvaggia, con auto parcheggiate dovunque possono fisicamente andare. I SUV poi possono salire marciapiedi di oltre 15 cm.
Guardando la foto del parcheggio di Bike sharing a Barcellona la prima cosa che mi è saltata al'occhio non è stata la fila di biciclette, ma l'assenza di automobili parcheggiate sul marciapiede ad occupare ogni cmq disponibile: da noi è fantascienza un ordine ed una serenità estetica simile. Noi dobbiamo sorbirci l'intralcio fisico e visivo delle auto in sosta sempre e dovunque.
A Milano ci vuole un esercito di paletti e dissuasori in pietra per debellare questo cancro; al quartiere QT8 c'è un tratto di strada dove hanno "palettato" tutto il marciapiede, che era regolarmente un parcheggio: sembra un'altra città, ora la gente sul quel marciapiede può addirittura...camminare!!!
 

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La praticità è un problema di secondo livello e siamo d'accordo. Ma la bellezza no: va curato il design, specie in una città come Milano. E che diamine.
Mappoi la questione non è neppure questa: Barcellona non è un esempio virtuoso purtroppo, poiché le biciclette oltre a non funzionare 24h su 24 (sublime cavolata), sono a disposizione esclusivamente dei residenti, e non dei turisti (insensata strunzata). L'esempio virtuoso è, inutile dirlo, Parigi.
ma sai veramente com'è andata? è andata che erano a disposizione di tutti ma i turisti se le pigliavano tutte e l'alcaldia ha dovuto limitarne l'uso ai soli cittadini che altrimenti si ritrovavano sempre senza nemmeno una bici nei punti di bikesharing. è quindi andata che il servizio è stato accolto così bene, ma così bene, che hanno dovuto limitarlo per non fare un torto ai barcellonesi.
 

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In the Frig
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:?
 

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Q.re Lorenteggio
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La prova che non saremo mai come Barecellona sta nella pulizia del marciapiedi. Il concetto di "sharing" presuppone un livello di civiltà che riconosce il valore di ciò che è in comune. A Milano si usano marciapiedi, strade, giardini e parchi come pattumiera, figuriamoci come verrà trattata una bici che comunque "non è roba mia".
Chiamatemi cinico, ma sarò sorpreso (e felicissimo) se 1) lo fanno davvero il bike sharing; 2) fanno davvero le piste ciclabili; 3) le bici durano più di un'anno. Speriamo.:cheers:
Non solo la pulizia.. ma il tipo....
 

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vedendo il piano (se mai verrà realizzato) alla fine segue in parte il pensiero mrbeat. Se poi si riesce ad attuare una ricuciturà seria di tutti i tratti fatti a cazzo, l'alternativa può diventare appetibile.

Quoto tutto quello detto sulle parigine per impedire la sosta, che le macchine se infilino un po' dove si meritano e non rompessero a chi vuole camminare! Quindi sotto a fare migliaia di parcheggi sotterranei e di parigine ovunque!
 

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suburban bishop
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ma nessuno si ricorda le gialline della Milano socialista anni ottanta? :lol:
Uno del mio palazzo fino a qualche anno fa aveva una bici "sospetta".
Sono praticamente certo che fosse una ex giallina del Comune, anche se aveva maldestramente tentato di camuffarla ridipingendola.
Che tristezza...
 

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ma sai veramente com'è andata? è andata che erano a disposizione di tutti ma i turisti se le pigliavano tutte e l'alcaldia ha dovuto limitarne l'uso ai soli cittadini che altrimenti si ritrovavano sempre senza nemmeno una bici nei punti di bikesharing. è quindi andata che il servizio è stato accolto così bene, ma così bene, che hanno dovuto limitarlo per non fare un torto ai barcellonesi.

Cavolo, sul serio? Pero'...
 

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Le piste ciclabili secondo me servono solo sugli stradoni di periferia o in generale sui pochi tratti di strada dove le auto raggiungono velocità elevate. In quel caso, con una differenza di velocità anche di 40 Km/h tra auto e bici, è preferibile un percorso protetto per queste ultime.
Ma in centro non servono perchè la bici viaggia più o meno alla stessa velocità delle auto, e per l'automobilista la bici non è molto diversa da un motorino.
La pista ciclabile in centro non consente di andare a più di 12-15 Km/h, cioè va bene per il pensionato o la massaia con la graziella.
Ma chi usa la bici seriamente viaggia anche a 30 Km/h o più, e infatti in centro pereferisce la strada al budello della ciclabile.

Sarebbe auspicabile anche uno sviluppo delle piste ciclabili extraurbane, per muoversi nei sobborghi senza dover prendere sempre l'auto.
In quel contesto la pista ciclabile è indispensabile, perchè spesso la gente rinuncia ad usare la bici proprio per non rischiare la vita sulle statali o le provinciali, anche se deve fare solo pochi Km.

Il problema a Milano per la viabilità extrautomobilistica (bici e pedoni) è il cancro della sosta selvaggia, con auto parcheggiate dovunque possono fisicamente andare. I SUV poi possono salire marciapiedi di oltre 15 cm.
Guardando la foto del parcheggio di Bike sharing a Barcellona la prima cosa che mi è saltata al'occhio non è stata la fila di biciclette, ma l'assenza di automobili parcheggiate sul marciapiede ad occupare ogni cmq disponibile: da noi è fantascienza un ordine ed una serenità estetica simile. Noi dobbiamo sorbirci l'intralcio fisico e visivo delle auto in sosta sempre e dovunque.
A Milano ci vuole un esercito di paletti e dissuasori in pietra per debellare questo cancro; al quartiere QT8 c'è un tratto di strada dove hanno "palettato" tutto il marciapiede, che era regolarmente un parcheggio: sembra un'altra città, ora la gente sul quel marciapiede può addirittura...camminare!!!
Facciamo un'associazione milano-roma pro paletti. FACCIAMOLA
 

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12.3.2008

Bike sharing a Torino




Sarà Torino la prima grande metropoli italiana a mettere a disposizione dei propri cittadini il tipo di trasporto pubblico più ecologico per eccellenza: il bike sharing.
Il bike sharing - traducibile come "condivisione della bicicletta" - è uno strumento di mobilità sostenibile a disposizione delle pubbliche amministrazioni, di solito i Comuni, che intendono ridurre i problemi derivanti dalla congestione del traffico veicolare e il correlato inquinamento.
Consiste nella messa a disposizione dei cittadini di una flotta di biciclette di proprietà comunale, dislocate in diversi punti di parcheggio, che i cittadini, previa sottoscrizione di apposito abbonamento, possono utilizzare durante il giorno con il vincolo di riconsegnarle alla fine dell'utilizzo presso uno dei vari punti di raccolta.
Per il progetto varato definitivamente in consiglio comunale questa settimana è previsto un finanziamento di 2 milioni di euro, di cui 1 milione e 400 mila finanziati dal Governo, 300 mila dalla Regione Piemonte e altri 300 mila dal Comune.
Nella prima fase saranno rese disponibili 1.160 bici, distribuite in 116 posti di scambio dislocati strategicamente: presso le stazioni ferroviarie e della metropolitana, nelle zone a traffico limitato, nelle adiacenze delle facoltà universitarie. L'obiettivo finale è quello di offrire al più presto un totale di 3900 biciclette presso 390 siti della città.
Chi vorrà spostarsi in modo rapido, comodo ed ecologico lungo le strade del capoluogo piemontese, avrà un'opportunità in più e per i primi trenta minuti di utilizzo il noleggio sarà gratis.
In Italia questo strumento sta iniziando lentamente a diffondersi. Tra le esperienze maggiormente significative, c'è quella di Bari, il cui servizio è gestito tramite un sistema elettronico che consente ai cittadini muniti di apposita smart card di prendere in carico le biciclette condivise. Altre esperienze significative si hanno nelle città di Bologna, Milano, Parma, Novara e alcuni comuni della Provincia di Torino e Cuneo.
Anche Roma si sta muovendo su questa strada: il bike sharing partirà in forma sperimentale già da questa primavera con 250 mezzi: i lavori per costruire la prima "stazione di scambio" per le bici, a Piazza di Spagna sono iniziati il mese scorso. A Firenze invece il bike sharing arriverà il prossimo autunno: 800 mezzi in 50 punti di distribuzione mentre a Reggio Emilia dal 25 febbraio è già entrato in funzione "PedalaRE", il nuovo servizio pubblico di noleggio automatizzato di biciclette. Lavori in corso anche per tanti altri comuni: Genova, Prato, Modena, Ravenna, ma anche Cuneo, Savona, Bolzano, Brescia, Terni, Treviso e Udine. In molti centri minori poi la bici condivisa è già realtà.
 

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Repubblica

Rinvio a oltranza per il bike sharing






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Il 6 novembre Palazzo Marino l´aveva annunciato ufficialmente: il bike sharing, ovvero l´affitto rapido (e quasi gratuito) di bici comunali in tutta la città, sul modello parigino, sarebbe partito il primo gennaio 2008, praticamente in concomitanza con l´Ecopass. Cifre di tutto rispetto: 5000 bici (a regime) da prendere e riconsegnare in 250 rastrelliere sparse in centro e in periferia, un investimento di 5 milioni di euro, gara con procedura d´urgenza bandita da Atm, aggiudicazione entro due giorni. Il 16, contrordine: l´assessorato all´Arredo urbano era perplesso circa i costi e la pubblicità necessaria a sostenerli. Tutto rinviato «a primavera». Ma ieri l´assessore al Traffico Edoardo Croci ha dichiarato: «Il bike sharing partirà entro l´estate».
 
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