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Ma del bando dei lavori su Palazzo Citterio per la Grande Brera che avevano avuto via libera a gennaio non se ne sa ancora un ciufolo? Ormai sono passati 8 (otto [VIII]) mesi! Cosa cribbio c'è ancora da aspettare?
 

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Belle notizie dalla Ca' Granda, stanno pensando di ampliare il museo dei benefattori su via Francesco Sforza e di sfruttare il trasferimento degli uffici al nuovo Policlinico per dedicare all'esposizione permanente tutta la loro porzione di edificio, e di collegarlo in qualche modo con il Museo del Duomo. Milano avrebbe dunque finalmente una sua "portrait Gallery" di ottimo livello!
In questa intervista su Avvenire, il nostro presidente Marco Giachetti racconta i futuri progetti per il Museo Ca' Granda.
Il museo raccoglie i ritratti dei benefattori che dal 1456 hanno generosamente donato alla Ca’ Granda, l’attuale Policlinico di Milano, un importantissimo patrimonio immobiliare per garantire cure gratuite a tutti i milanesi.
Nel tempo, l’ospedale è diventato proprietario di centinaia di cascine e migliaia di ettari di terreni in Lombardia, ora custodite e valorizzate dalla Fondazione Patrimonio Ca' Granda per finanziare la ricerca scientifica del Policlinico.
Una storia di bene talmente concreta che si può anche... vivere, visitando i meravigliosi territori dell’Oasi Ca’ Granda: un tesoro inestimabile di natura e storia.

La Ca' Granda, insieme al Duomo e al Castello, è una delle tre grandi "Fabbriche antiche" della città, e un luogo perfetto per raccontare la storia di Milano attraverso i suoi protagonisti e benefattori...assieme alla cappella dell'Annunciata e alle sale capitolari d'inverno e d'estate, alla cripta e al cortile dell'Ospedale dovrebbe venir fuori un gran bel complesso!
 

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Finalmente, con solo qualche anno di ritardo, apre l'allestimento definitivo della collezione permanente del MUDEC, esposto in cinque sezioni:
  • Milano nel mondo spagnolo
  • La nuova dimensione globale del continente Asiatico
  • La corsa per l'Africa
  • Dalla Decolonizzazione al Multiculturalismo
  • Afrodiscendenti nella Milano globale
Ecco l'articolo del Giornale dell'Arte. Insomma, anche noi avremo il nostro piccolo Humboldt Forum meneghino 🤣
 

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I sette savi di Melotti trovano casa al Museo della Scienza e della Tecnologia.
Mi sembra una sconfitta per il Museo del 900 che non riesce a trovare una soluzione migliore per questo gruppo scultoreo che non sia cederlo ad un altro museo.
Complimenti per il museo della scienza e della tecnologia per l'accordo raggiunto.

Il Museo del Novecento celebra Fausto Melotti – Corriere di Como

Il Museo del Novecento celebra Fausto Melotti
Il Museo del Novecento di Milano ha organizzato per domani, alle 14.30, al Pac – Padiglione di arte contemporanea, in via Palestro 14 a Milano, un incontro sulla famosa opera “I Sette Savi”
Dalle vetrate del Padiglione d’Arte contemporanea si può ammirare il gruppo scultoreo in marmo collocato nel 1981 e che è stato oggetto di un restauro recente. La precedente versione de “I Sette Savi” realizzata in pietra di Viggiù e commissionata dal Comune di Milano per il Liceo Carducci nel 1961 avrà presto una collocazione. Nel corso dell’incontro verrà presentato l’accordo tra il Comune di Milano e il Museo della Scienza e della Tecnica che porterà alla valorizzazione dell’opera di Melotti.

I Sette Savi di Melotti hanno trovato casa al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano - la Repubblica

I Sette Savi di Melotti hanno trovato casa al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano
 

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Una ulteriore genialata, la Collezione Mattioli, già destinata a Brera Modern, verrà ospitata al Museo del Novecento.
Prestito per cinque anni, in arrivo per l'ottobre 2022 dunque fino al 2027, mentre Brera Modern dovrebbe aprire per il 2023.
Dove la metti la collezione Mattioli, quasi 30 pezzi, ognuno un capolavoro che ha bisogno di una collocazione isolata e scenografica? Hai bisogno di uno spazio bello grande eh!

Al Museo del Novecento la Collezione Mattioli

I Melotti andavano pure quelli in Brera Modern piuttosto che al MUST o nell'ormai congestionatissimo Museo del Novecento, dato che (genialata ulteriore) il secondo arengario servirà a illustrare gli ultimi decenni, quindi le opere si continuano ad affastellare nel primo arengario...
Abbiate almeno il pudore di espellere il bar che impalla totalmente il percorso espositivo...
 

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Al momento si tratta di una cessione in comodato gratuito valida per cinque anni, decisa dal nipote di Gianni Mattioli, Giacomo Rossi, unico proprietario dei 26 capolavori che compongono la collezione, dichiarata "complesso di eccezionale interesse artistico e storico" dalla Soprintendenza e per questo motivo indivisibile e vincolata. Il valore della collezione, il cui nucleo principale venne costituito dal collezionista tra il 1946 e il 1953, è stimato in 143 milioni di euro: le opere troveranno posto nelle sale dell'Arengario a partire dalla primavera del 2022, dopo una mostra in Russia.

Il Museo del Novecento di Milano ospiterà la collezione Mattioli, la più importante sul Futurismo (fanpage.it)

Anche a me la scelta lascia perplesso, onestamente pensavo che la collezione fosse della pinacoteca non dei Mattioli/Rossi.

Vedremo come si evolverà la vicenda
 

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^^ Purtroppo la coperta è così corta per il Museo del Novecento che persino un prestito di lunga durata di 26 opere (tutte da esporre) mette in crisi la disposizione degli spazi: le alternative sono due, o nelle sale dedicate alle mostre temporanee al piano terra (impedendo quindi le esposizioni) oppure l'altro arengario, mandando a monte dunque l'operazione "Novecento più cento" volta a trovare una migliore collocazione per le opere d'arte degli ultimi decenni, oggi esposte nell'ammezzato sopra il piano nobile di Palazzo Reale.
 

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Oggi ho visto il nuovo allestimento della collezione permanente del Mudec, carina. Le opere intendono mettere in relazione la città con le culture extraeuropee, fonte di ispirazione e di emulazione nell'artigianato. Certo, gli spazi sono quelli che sono, e il Mudec è sempre stato uno spazio che vive (e parecchio bene) di esposizioni temporanee. La collezione permanente sarà sempre un'attrazione minore, temo, ed è un peccato perchè di roba nei depositi ce n'è un bel po', tipo una straordinaria armatura da samurai giapponese che dovrebbe essere sempre esposta, mi ricordo anche una bella portantina sempre giapponese tutta laccata, totalmente assenti invece le culture dell'Oceania e dell'America del nord, di cui cui pur mi ricordo che c'erano dei materiali quando erano ancora esposti nei sottotetti del castello. Strano che si faccia una bella struttura museale e poi per ingordigia di mostre temporanee si sacrifichi una buona fetta delle collezioni...se vi rammentate bene il Mudec doveva diventare il museo archeologico di Milano, a San Maurizio doveva restare solo la parte romana e il museo della città antica (compreso la Lombardia preistorica e altomedievale), e nella parte progettata (e poi parzialmente rinnegata da Chipperfield) il museo di culture del mondo. Nella parte oggi destinata a coworking, Base Milano ecc ecc se non rammento male dovevano trovare sede definitiva la sezione egizia, etrusca e della Magna Grecia.


Poi il tutto è andato in calando e si è deciso di utilizzare solo l'edificio di Chipperfield negli spazi interni del complesso dell'ex Ansaldo, con un buon 60% della superficie espositiva totale da dedicare alle esposizioni temporanee...mentre il museo archeologico si è dovuto accontentare di una mini-espansione che ancora non permette di esporre il medagliere e la collezione lapidaria.
Certo, se il metro di paragone dev'essere il Museo Pigorini all'Eur, il Quai Branly o perfino il mastodontico Humboldt Forum, beh l'impressione è che a Milano si vada sempre col freno tirato...
 

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Nel frattempo, sempre per quanto riguarda i musei civici ma sul fronte del museo del Novecento, oggi Sala ha pubblicato che è stato completato il riallestimento del Museo del Novecento con la sala iniziale, ribattezzata la Galleria del Futurismo, anche se di fatto lo era già. Secondo quanto postato, la Collezione Mattioli dovrebbe essere esposta proprio lì, nalla Galleria del Futurismo. Sono l'unico a non vedere molto spazio a disposizione per quei 26 capolavori? Peraltro pare che anche la saletta delle avanguardie sia stata spostata altrove...ora all'inizio sono esposti i libri e i documenti sul Futurismo che prima erano al termine della prima sala...per logica mi pare che la cosa più probabile sia che le 26 opere della collezione Mattioli verranno ospitate lì, in una posizione di rilievo all'inizio dell'esposizione, e il materiale di corredo verrà messo a disposizione degli studiosi o interessati per essere consultati quando richiesto...


EDIT: una bella intervista de Il Giornale dell'arte alla collezionista Giuseppina Antognini che ha recentemente donato al museo sei opere (un Boccioni, un Severini, un Balla, un Sironi, un De Chirico e un Savinio) e 5 milioni per l'apertura del nuovo Arengario. Una bella boccata d'aria, un piccolo segno che riconforta sul fatto che ancora oggi esistono dei mecenati vecchio stampo...
 

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Un servizio sull'eredità napoleonica di Brera, museo ideologicamente molto vicino al Louvre-Musée Napoleon come ispirazione originaria. Nonostante qualche incespicatura del giornalista, al minuto 1:45 si vede la sagrestia della chiesa brutalmente tramezzata e trasformata in aula studio, con lo spazio lasciato dall'affresco staccato ed esposto nelle gallerie del museo.


Certo, hanno aperto il Louvre Lens, il Louvre Abu Dhabi ma sarebbe bello che fosse sviluppata una partnership vera e propria tra i due musei, con programmi comuni, incontri e prestiti...una sorta di gemellaggio ufficiale che sarebbe anche uno spottone pubblicitario micidiale per il nostro museo. Ho già il motto: "Seule Brerà est digne du Louvre, seule le Louvre es digne de Brerà"
 

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Sono tornato a vedere il Museo del Novecento come è stato riallestito in attesa della collezione Mattioli in arrivo tra un anno. Luci e ombre, le luci sono senza dubbio le sempre più numerose opere esposte, anche se continuano ad essere presenti numerosi capolavori nei depositi. La collezione ora è disposta in maniera in parte cronologica ma sostanzialmente tematica. La saletta all'inizio dedicata alle avanguardie ora è stata polverizzata con le opere diffuse in varie sale (o ormai dobbiamo dire anche noi nelle varie gallerie, che va di moda?). Esiste una sala dell'astrattismo che coniuga le avanguardie europee (Klee e Klimt) con il linguaggio astratto del primo Melotti degli anni Trenta. In parte evoca suggestioni interessanti. D'altra parte l'allestimento tematico, lanciato in voga dal Tate Modern qualche anno fa, riesce perfettamente a mascherare le gravi lacune dei musei che non hanno fatto una campagna di acquisizione dedita ad avere una presenza rappresentativa dei grandi movimenti e dei momenti imprescindibili dell'arte internazionale. Diciamo che è un po' una paraculata ma alla fine riesce abbastanza bene, di solito.

Le ombre invece sono soprattutto legate (come sempre) agli spazi e ai flussi, mal pensati, mal studiati, spesso cervellotici tant'è vero che serve (come nei peggiori incroci) un vigile a smistare il traffico...ma robb de matt! Il flusso in un museo dovrebbe essere quanto di più naturale possibile. A questo va aggiunto l'errore marchiano di avere collocato nello stipite dell'entrata le inutili descrizioni delle sale, per cui la gente si assembra all'ingresso delle salette negli ammezzati e per entrare negli ambienti (o devo dire anche qui "nelle gallerie"?) devi passare sgraditamente davanti alla gente che legge. Non è possibile, le descrizioni vanno tolte. Brera docet, descrizioni brevi, incisive e scritte a caratteri grandi. Al museo del Novecento invece ci sono delle scritte microscopiche, verbosissime e spesso apologetiche, quasi a rasentare l'autoindulgenza. Ma va làaaa...

I flussi invece sono pensati malissimo: serve una scala mobile (ma che è, una stazione?) di disimpegno esterna, da piazzare certamente nell'incudine di Via Rastrelli tra il corpo di fabbrica dell'Arengario e Palazzo Reale per permettere al pubblico di salire con una scala e di ridiscendere con un altra, separando fisicamente gli itinerari, evitando spiacevoli cul de sac o sensazioni da "ehi ma io qui ci sono già stato!".

In ultimo, amarus in fundus, la saletta dell'ingresso dove verrà collocata la collezione Mattioli è minuscola, ci staranno si e no 16 opere, a dir tanto. Le altre 10? In deposito? Cioè per starci ci starebbero anche, a patto di collocarle come la Galleria Corsini, tutte affastellate l'una sopra l'altra come le quadrerie settecentesche. Alla fine l'arte prima dell'illuminismo mica doveva educare, era una roba da ricchissimi e colti collezionisti, mica era per il popolo: uno che sa, un quadro importante lo sa riconoscere benissimo. Ma i musei ormai servono per istruire, per educare e far conoscere, non per esibire le opere come gioielli, come oggetti decorativi...

Qui gli ambienti interni dell'altro Arengario che prima erano utilizzatissimi oh se erano utilizzatissimi. E suppongo che anche gli spazi ad uso ufficio del Comune sopra la Mondadori sono utilizzatissimi, sisì.

Come penultima critica, muovo la sciatteria estrema di lasciare l'arte concettuale con la presa elettrica che penzola così come se fosse il ventilatore De Longhi:

Sarebbe facilissimo ed economicissimo mimetizzare i cavi con delle canaline bianche, no? Oppure (spesa folle!) farlo passare da dentro il muro (costo 100 euro).
Concludo con una nota leggera, anzi leggerissima. Nel trasporto di questa opera nel minuscolo ammezzato:

E' successo questo:
 

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Un interessante servizio sul lavoro di ricerca che si sta compiendo per palazzo Reale di Milano, di cui una inaspettata anteprima si può vedere all'inizio della mostra di Monet, con una suggestione delle atmosfere dell'hotel particulier Marmottan di Parigi resa con degli arredi originali di Palazzo Reale. L'anno prossimo pare che si procederà a riallestire per una mostra addirittura la Sala del Trono. Sarebbe bello in quell'occasione vedere collocato sulla volta una riproduzione del dipinto originale perduto (oggi è possibile realizzare delle stampe ad altissima qualità).

Il team che va in cerca degli arredi dispersi del Palazzo Reale di Milano: «Un salotto trovato a Lisbona»
Simone Percacciolo: «Un intero salotto era all’ambasciata portoghese, altri pezzi forse in quella del Brasile». I mobili commissionati da Maria Teresa d’Austria, Napoleone e Margherita di Savoia
di Francesca Bonazzoli
Il team che va in cerca degli arredi dispersi del Palazzo Reale di Milano: «Un salotto trovato a Lisbona»


È come una caccia al tesoro, con mappe che portano ai quattro angoli della Terra, sulle tracce di matrimoni reali, vendite, regali, rivolgimenti dinastici. La ricerca degli arredi dispersi del Palazzo Reale di Milano è partita tre anni fa e le sorprese sono già molte: per esempio un intero salotto ritrovato all’ambasciata di Lisbona e altri pezzi forse in quella del Brasile dove potrebbero essere finiti dopo il matrimonio della figlia di Eugène di Beauharnais, diventata imperatrice del Brasile. La caccia non è semplice perché nei secoli il susseguirsi delle dominazioni francese, spagnola, austriaca e sabauda ha dato vita a una girandola di traslochi, dispersioni, rinnovo di arredi.
«Per esempio abbiamo individuato nei depositi di via Savona la scrivania che Napoleone fece copiare sul modello di quella commissionata da Maria Teresa al celebre ebanista milanese Maggiolini, prima versione che invece non è stata ancora ritrovata», spiega Simone Percacciolo, responsabile della valorizzazione storica di Palazzo Reale.

I sovrani che più si occuparono del Palazzo furono appunto Maria Teresa d’Austria, Napoleone e Margherita di Savoia. Quando la giovane arciduchessa d’Asburgo, all’epoca non ancora imperatrice, arrivò per la prima volta a Milano nel 1739, il Palazzo era praticamente spoglio. Il suo alloggio fu ammobiliato con arredi, argenteria e tappezzerie presi in prestito dalle famiglie milanesi più abbienti (tranne per il letto che Maria Teresa portava sempre con sé). Dopo di lei ogni dominatore ha aggiunto il suo tocco personale. A Margherita si devono per esempio i circa 56 lampadari della sala delle Cariatidi ordinati per il ricevimento del Kaiser: alcuni arredano oggi i soffitti di palazzi privati, ma la gran parte vennero messi al sicuro dai bombardamenti nei depositi della Certosa di Pavia. Ma nonostante la passione di Margherita, furono proprio i Savoia a dare avvio alla spoliazione più grande del Palazzo. Nel 1919, infatti, il re decise di donarlo allo Stato e in quell’occasione gli arredi furono inviati negli uffici pubblici di tutta Italia, nelle ambasciate e persino al Quirinale o anche messi in vendita, motivo per cui ancora oggi girano sul mercato antiquario.
A seguire le tracce del tesoro disperso compulsando archivi e inventari, oltre a Simone Percacciolo, c’è anche Domenico Piraina, il direttore di Palazzo Reale, con i colleghi del Castello sforzesco e Paola Strada della Soprintendenza.
«Lo scopo non è riportare tutti i mobili a Palazzo: non ci sarebbe neanche più lo spazio», spiega Piraina. «Certo molti pezzi pian piano torneranno. Ma vogliamo piuttosto arrivare a redigere un catalogo per ogni epoca, dai Visconti ai Savoia, per poi organizzare mostre tematiche a rotazione con gli arredi veri o anche virtuali, che raccontino la storia della reggia e della città. Per la rassegna che l’anno prossimo dedicheremo ad Andrea Appiani riporteremo la sala del trono di Napoleone e già stiamo restaurando il centrotavola dell’incoronazione. Insomma sarà un museo del Palazzo dinamico».
Sarebbe interessante fare lo stesso -magari con molta più decisione- anche per la Villa Reale di Monza...
 

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Sempre relativo al mai nato Museo della Reggia a palazzo reale, volevo condividere con voi un paio di riflessioni non richieste. Oggi sono stato a vedere la mostra sul Realismo Magico (ben fatta, molto meglio dello stracotto Monet).
Oltre a segnalare in mostra uno degli autori per me più importanti eppure semisconosciuti del periodo, il grande Ferruccio Ferrazzi (vedasi il mausoleo di Villa Ottolenghi Wedekind ad Acqui Terme, una delle più alte realizzazioni artistiche della prima metà del secolo in Italia IMHO) sono andato a vedere come stava la nostra cara Sala delle Cariatidi. A questo proposito, segnalo che ho fatto fare la mandrakata a degli ignari turisti spagnoli, dacché loro volevano solo vedere il piano nobile e non altro, gli ho detto di vedere la mostra gratuita di Pablo Atchugarry per evitare di fare code o pagare il biglietto. Effettivamente non ho mai visto così bene la Sala, ha le finestre luminosissime aperte e spalancate sulla fiancata del Duomo, dev'essere stato qualcosa di incredibilmente maestosa quella sala quando era tutta intera. Davvero nulla (ma proprio nulla!) da invidiare alla Galleria degli Specchi di Versailles, al Salone dei Corazzieri del Quirinale o al Salone da Ballo di Schonbrunn...avere una tale meraviglia a disposizione, con tutti i piani, i progetti e le riproduzioni fotografiche facilmente a portata di mano e non ripristinare questa meraviglia che appartiene non certo solo a noi milanesi o italiani ma a tutto il pianeta, lasciatemelo dire, ha proprio del criminale.
Chi siamo noi per privare l'umanità di una tale meraviglia? Abbiamo il dovere morale di ricostruirla.



Scusate lo sfogo ma oggi ho avuto veramente un'appercezione trascendentale di quello che era la Sala in tutto il suo splendore, per un attimo l'ho rivista fisicamente riprendere vita davanti ai miei occhi e quasi preso da una suggestione Stendhaliana, ho immaginato come sarebbe stato, come sarà camminare in quella sala una volta ricostruita (con affreschi nell'ovale della volta magari contemporanei, un po' come Chagall all'Opera di Parigi o anche un Bruno d'Arcevia, di artisti così ce ne sono e pure buoni)
La luce in quell'ambiente è qualcosa di incredibile.
 

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In tema di musei milanesi, può essere interessante questa proposta che ho scoperto nell'esposizione della Triennale di Milano dedicata a Pietro Lingeri. Era una proposta di realizzare la sede dell'Accademia delle Belle Arti proprio nell'Orto Botanico di Brera. Questa idea, per fortuna, non venne mai realizzata, e oggi possiamo godere ancora dello spettacolo del magnifico orto, un vero e proprio museo nel museo, peraltro recentemente molto valorizzato e godibilissimo.
E' comunque una pagina molto interessante e stimolante della museologia meneghina, più caratterizzata da incompiuti che da progetti portati a termine ahimè! Questo progetto risale al 1935 fino al 1951, oggi sarebbe sicuramente insufficiente ancora una volta, però ai tempi pare che un tale ampliamento, oltrechè accettabile ai danni della splendida e delicata natura presente, pare che risultasse sufficiente come spazi.

Per capirci, il sedime dell'Orto Botanico che andava distrutta e su cui insisteva l'edificio della Regia Accademia delle Belle Arti di Brera era questo:

Come si legge dalla didascalia, il progetto, oltrechè dal Lingeri Pietro, era anche firmato dal Terragni, dal Figini e dal Pollini.








Dettaglio della foto del disegno pubblicato:

Insomma, oggi assolutamente impensabile (per fortuna!), però comunque un tentativo che se valutato con il metro dell'epoca aveva i suoi vantaggi in termini di qualità architettonica e di recupero degli spazi...forsse stata realizzata oggi Brera Modern sarebbe molto diversa da Palazzo Citterio! 🤣
 

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Azzz l’abbiamo scampata bella! Tommolo, ricciolino con occhiali? ;)
Ma si sa qualcosa dei seguenti musei?
Io sono qua che aspetto:
  • Brera Modern a Palazzo Citterio
  • ampliamento Triennale (se non sbaglio Boeri strombazzava un’estensione sotterranea)
  • Fondazione Rovati Museo Etrusco
  • ampliamento Museo del 900
oggi ci sono passato davanti e mi stavo chiedendo se si sia mai pensato di estendere il museo dietro il secondo arengario, rimaneggiando l’edificio di Reale Mutua. Li’ si’ che la superficie aumenterebbe notevole la sua estensione. Non so chi sia l’architetto, ma l’edificio mi piace molto!

ps: se vi capita andate a visitare la mostra Realismo Magico a Palazzo Reale, davvero avvincente
 
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