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Tornando un attimo alla Grande Brera, oggi sono sobbalzato quando ho ripreso in mano un grande classico, "Milano in mano" del buon Guido Lopez. A volte rileggo pagine a caso, senza alcuna motivazione, e oggi mi ha preso la curisità di vedere come veniva presentato il progetto di James Stirling nell'edizione del 1990 del celebre libro. Guardate cosa ho trovato:

"I locali [di palazzo Citterio] verranno collegati con la Pinacoteca attraverso un passaggio sopraelevato sull'Orto Botanico"...ossia che non si tratta affatto di un progetto estemporaneo dell'altro grande James di Brera, l'attuale direttore Bradburne, ma si tratta invece di un progetto assai consolidato che affonda le sue radici forse (ma dovrei verificare) nella primigenia idea di Russoli degli anni Settanta. Interessante inoltre come sembra normale nel 1990 (un'epoca non ancora caratterizzata dai mega musei degli anni novanta-duemila) che gran parte delle collezioni sia nei depositi e sembri addirittura sufficiente la selezione delle opere in quel frangente esposta...anzi in quegli anni Brera era per metà chiusa per gravissime mancanze gestionali...
 

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Sono d'accordo col Ministro.
Non c'entra nulla ma ieri ho visto la mostra sul Realismo Magico: molto interessante, anche se aprire con un orgia di Casorati implica, su di me, la certezza che l'entusiasmo si raffreddi anziché crescere d'intensità.
 

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Finalmente si inizia a parlare di Brera. Dovevano partire i bandi a gennaio scorso, dove sono? Sono pronti? Che problemi ci sono? Ogni altro museo ha avuto ampliamenti nel corso dei secoli, Brera è ancora bloccata nelle sue dimensioni del 1810, da 211 anni è ferma!
Le sale napoleoniche sono state l'ultimo ampliamento consistente, e sono state inaugurate ormai più di DUE secoli fa...

Da mesi non se ne sente parlare. Milano l’ha dimenticata? L’effervescenza iniziale portata dal direttore Bradbourne sembra essersi spenta
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James Bradbourne
Caro Schiavi,
lunedì in tv il sindaco Sala ha elencato tre priorità per Milano, Covid permettendo, che hanno fatto apparire in secondo piano le polemiche su San Siro. Si tratta delle case Aler, del raddoppio del Museo del Novecento e della Biblioteca Europea. Sono d’accordo nel mettere il sociale e la cultura davanti allo stadio e chiedo anche al Corriere, quando è possibile, di ricordarlo.
Lorenzo Cipelli


Caro Cipelli,
condivido con lei che le priorità indicate dal sindaco per il futuro di Milano rappresentano molto più di San Siro le novità del secondo mandato. Tralasciando le precondizioni della vivibilità (traffico e pulizia, per dire), ridurre le disuguaglianze e puntare sulla cultura riassume il pensiero di tanti cittadini che si identificano con orgoglio nella metropoli. Le case Aler sono una vergogna mai corretta dalla politica, che ci ha sguazzato mantenendo le criticità per convenienza o per logiche clientelari; il Museo del Novecento ha bisogno di spazio per mettere in mostra tutte le sue opere e il raddoppio dell’Arengario è un’ottima scelta, così come la discussa e immaginifica passerella di collegamento con vista su piazza Duomo; la Biblioteca Europea infine è una buona notizia già segnalata con entusiasmo in queste pagine: ci spinge verso un futuro giovane e colto, con la magia del digitale. Siccome a Milano non si è mai contenti, in tutto questo c’è un’assenza che pesa: Brera. Da mesi non se ne sente parlare. Milano l’ha dimenticata? L’effervescenza iniziale portata dal direttore Bradbourne sembra essersi spenta. Le polemiche sul restauro di Palazzo Citterio, con milioni gettati un’altra volta al vento e un’apertura ancora una volta rinviata (chissà, forse nel 2024) hanno creato una impasse con la sovrintendenza e con Roma. La Grande Brera sognata da Russoli più di 50 anni fa continua a essere un’incompiuta. Agli Uffizi di Firenze hanno chiesto un aiutino a Chiara Ferragni per incrementare i turisti: giusto o sbagliato che sia, qui servirebbe un aiutone per uscire dal silenzio. Raccontano di resistenze sindacali sull’apertura delle sale e del vuoto lasciato con la partenza della vicedirettrice per la sovrintendenza di Bologna, ma quel che appare evidente è la difficoltà di unire i vari soggetti istituzionali (che in realtà sembrano il conflittuale consiglio dell’ Onu) su un obiettivo comune: il rilancio del museo dei musei. In quella che auspichiamo essere la ripartenza di Milano, Brera è rimasta un’isola. Infelice.
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Al che Bradburne risponde così (non una parola sullo stato di avanzamento del progetto o sulla pubblicazione dei bandi):

La Pinacoteca di Brera è la «bella addormentata» dell’arte? Bradburne: «No, vive la stagione del rilancio»
di James Bradburne
Il direttore della Pinacoteca James Bradburne: non abbiamo bisogno di influencer
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Caro Schiavi,
quando si legge un articolo che in poche righe vorrebbe demolire il lavoro di un intero team portato avanti per tanti anni, con impegno, passione e straordinaria capacità di adattamento (vedi alla voce «pandemia»), un team che comprende non soltanto noi, ma anche gli Amici di Brera e nostri collaboratori esterni, la reazione naturale dovrebbe essere quella della delusione e dello sconforto. Imbattendomi nella sua lettera sul Corriere della Sera , invece, non ho provato altro che perplessità, per la distanza dello scenario raccontato dalla realtà.



I numeri della Pinacoteca
Inutile snocciolare la crescita costante di visitatori (dati facilmente verificabili), vano elencare iniziative e collaborazioni, addirittura controproducente rievocare il cambio di paradigma e ricapitolare una visione nuova del museo e della fruizione culturale (pre e post-Covid). Il riallestimento di tutte le sale della Pinacoteca? I progetti elaborati dai nostri Servizi Educativi (ne presenteremo uno a gennaio prossimo, dedicato alle persone con disabilità intellettiva)? I restauri effettuati dal nostro laboratorio? I Dialoghi, le presentazioni, le tante pubblicazioni? Brera/Musica e i concerti in giro per il mondo? E se parla del rilancio, le aperture serali, le conferenze stampa, i prestiti, le nuove acquisizioni e i loro allestimenti? La rinascita della Biblioteca Braidense? La ripresa e le innovazioni post-lockdown? La rivoluzionaria piattaforma Brera Plus+?

La Brera Card
Sappiamo bene che la percezione è realtà, e allora le numerose proposte di Brera potrebbero davvero non esistere, se non accolte dal pubblico e non comunicate efficacemente. Ma basterebbe verificare l’adesione da parte dei nostri «soci», che acquistando la Brera Card possono godere di un museo reale e di uno virtuale. E basterebbe un po’ di rassegna stampa nazionale e soprattutto internazionale per constatare la presenza di Brera sulle pagine culturali. Non abbiamo bisogno di pagare influencer per rimettere Brera nel cuore della sua città: vengono da soli. Secondo Lei Brera sarebbe assente e addirittura responsabile dell’«impasse con la sovrintendenza e con Roma» su Palazzo Citterio. Tristemente, la Grande Brera sognata da Franco Russoli continua a essere un’incompiuta, ma le colpe vanno cercate altrove.

La polemica
La conosco da anni e La rispetto per la Sua acutezza, ma in questo caso, alla giusta richiesta del lettore, ha risposto con critiche assiomatiche e polemiche, non supportate dai fatti. Il suo sembra un articolo scritto dieci o venti anni fa, quando Brera era davvero la «bella addormentata» di Milano. E forse è da tempo che non viene in Pinacoteca: troverebbe oggi un’eclatante smentita alle sue parole e — spero — un nuovo posto del cuore. Non vedrebbe una Brera perfetta, ma sicuramente sarebbe più informato su di noi (e saprebbe forse come scrivere correttamente il mio nome). Effervescenti saluti.

La risposta di Giangiacomo Schiavi
Se Brera non avesse un posto nel mio cuore avrei fatto a meno di scriverne, gentile direttore (così non corro rischi con il suo nome). Ma siccome non la vedo tra le bandiere da issare per la ripartenza di Milano ho ricordato che esiste, e va sostenuta di più. Un incoraggiamento alla Grande Brera con Palazzo Citterio, non un’accusa alla sua (ritrovata) effervescenza.
Nel frattempo opere capitali tipo la Natività di Jan de Beer, che avrebbero sicuramente un posto d'onore al Louvre o alla National Gallery, giacciono nascoste nei (pur ottimi e modernissimi) depositi.

No, non è il caso di mollare: dove sono questi bandi? Quando saranno pronti? Perchè ci si sta mettendo così tanto?

Ho scritto a Schiavi una lettera, vediamo se la pubblica o quantomeno ne menziona i punti principali. Questo glissare di Bradburne sui tempi e i modi del bando di concorso è preoccupante.
 

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Nel frattempo un interessante articolo dell'Art Newspaper sulla Collezione Mattioli al Museo del Novecento e su Brera:
How a Milan museum won the battle to show the world’s most important private collection of Futurist art
Famous Mattioli collection loan will make Museo del Novecento “undoubtedly the most important centre for Futurist art” when it goes on display next spring
James Imam
22 November 2021
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Umberto Boccioni’s Dinamismo di un Ciclista (dynamism of a cyclist, 1913), a key work from the Mattioli collection. Photo: Museo del Novecento di Milano.

Umberto Boccioni’s Dinamismo di un Ciclista (dynamism of a cyclist, 1913), a key work from the Mattioli collection. Photo: Museo del Novecento di Milano.

The Museo del Novecento has beaten the Pinacoteca di Brera, its larger neighbour 15 minute’s walk across Milan, to secure the world’s most important private collection of Futurist art. Valued at €143m, the Mattioli collection features 26 works by artists including Boccioni, Balla, Carrà, Depero, Morandi and Modigliani. Together with the Novecento’s current body of 35 Futurist pieces, it will form what experts have described as an unrivalled collection dedicated to the artistic movement.
Created by the businessman Gianni Mattioli in the decade following the Second World War, the collection includes landmark works such as a version of Balla’s Mercury Passing Before the Sun (1914) and was declared “indivisible and unique” by the Italian state in 1973. The collection was displayed at the Peggy Guggenheim Museum in Venice from 1997 to 2015 and was recently on show at the State Russian Museum in St Petersburg. In the latest deal announced in September, it will be made available to the city-run Novecento on a free, five-year renewable loan starting next spring.
Italian media presented the news as a bitter blow to the state-run Brera gallery. Palazzo Citterio—an 18th-century building acquired by the state in 1972 to house Brera’s 20th-century works—had long been seen as the natural home for the collection. The newspaper Corriere della Sera speculated as early as 1975 that the Mattioli collection was destined for the building. In 2017, Brera formally announced that the works would be displayed at the Citterio, then due to open the following year.

[...]


Il Cavallo Bianco (the white horse, 1919) by the Futurist painter, sculptor and designer Mario Sironi. Photo: Museo del Novecento di Milano.

Particolarmente importante è questo brano:

Meanwhile, talks between the Novecento and Giacomo Rossi, the grandson of Mattioli and current owner of the collection, began at the start of this summer, Anna Maria Montaldo, the director of the Museo del Novecento, tells The Art Newspaper. Montaldo consulted Bradburne on the plans, and “conversations were cordial and conducted with utter respect”, Montaldo says. “[Bradburne] assessed the situation with great lucidity. He knew he could not secure the Mattioli collection by the end of his mandate,” she adds.

Cosa diamine sta accadendo a Brera? Perchè mai non dovrebbe essere pronto per l'apertura Palazzo Citterio prima della fine del mandato di Bradburne (scadenza: 2023)? Poi la collezione Mattioli non doveva mica essere esposta nella Sala Stirling ipogea? Cosa ci voleva a fare un collegamento provvisorio da giardino a giardino?
 

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Brera nel 1822:

Brera nel 2021, duecento anni dopo:

Uguale uguale! Giusto ampliamenti marginali in alto a destra (le sale dei primitivi all'entrata I-VII e l'ex appartamento dell'astronomo nelle sale X e XI). Per il resto il numero delle sale è aumentato solo applicando dei tramezzi.
Complimenti, era difficile realizzare un capolavoro di sciatteria e disinteresse museale di simili proporzioni. Un monumento all'inedia.
 

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Cosa diamine sta accadendo a Brera? Perchè mai non dovrebbe essere pronto per l'apertura Palazzo Citterio prima della fine del mandato di Bradburne (scadenza: 2023)? Poi la collezione Mattioli non doveva mica essere esposta nella Sala Stirling ipogea? Cosa ci voleva a fare un collegamento provvisorio da giardino a giardino?
Mia personalissima impressione, non supportata da fatti: secondo me Bradburne ha pestato i calli a parecchi capibastone della Soprintendenza, che si stanno prendendo la loro rivincita.
 

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Può anche essere, ma nel caso deve rimetterci il museo? Deve rimetterci un servizio pubblico?
Sequestrano opere d'arte di proprietà di tutti noi contribuenti impedendocene il godimento? Per loro fisime
ne perde tutto il sistema? Per un motivo o per l'altro non si riesce mai a fare nulla...se un funzionario mette il suo orgoglio davanti alla sua missione è un civil servant pernicioso e deleterio per la società...
Usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
 

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Per dire, in questi giorni (il 9 dicembre scorso) è stato approvato, anche grazie ai fondi Next Generation, l'ampliamento del museo del Prado al Salon de Reinos (come sempre per Madrid, un ampliamento forse addirittura sovradimensionato di cui non se ne sentiva particolare esigenza...), che recupera spazio museale per esporre parte dei fondi e "colmare le lacune" di rappresentatività. Per palazzo Citterio furono spesi 23 milioni nel 2012. Forse è il caso di sfruttare la congiuntura favorevole per Brera, no? Quando li rivediamo 6,7 miliardi per il turismo e la cultura?
 

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Può anche essere, ma nel caso deve rimetterci il museo? Deve rimetterci un servizio pubblico?
Sequestrano opere d'arte di proprietà di tutti noi contribuenti impedendocene il godimento? Per loro fisime
ne perde tutto il sistema? Per un motivo o per l'altro non si riesce mai a fare nulla...se un funzionario mette il suo orgoglio davanti alla sua missione è un civil servant pernicioso e deleterio per la società...
Usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
E' gente per cui è più importante esercitare il potere. La fruizione pubblica è solo un effetto collaterale, o il pretesto su cui si fonda l'esercizio del potere.

Per dire, una collezione donata per loro è un problema, perché si tratta di opere non sottoposte al loro insindacabile scrutinio e scelta, per cui magari hanno una idiosincrasia di gusto e che non acquisterebbero o vorrebbero ricevere mai.

Non è un'ipotesi. La 2a collezione Panza di Biumo doveva finire al Museo d'arte Contemporanea a Rivoli, ma Germano Celant si oppose fieramente e la collezione finì a Los Angeles.
 

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In quel caso in un paese serio si configura il danno erariale nei confronti del curatore che ha portato a una perdita per la collettività di un patrimonio quantificabile. E si è fatto davvero, più volte (non da noi): per i contribuenti si tratta di un vero e proprio danneggiamento di cui rispondere.

Comunque dal rimpatrio delle 100 opere di Franceschini Brera perde almeno due Barocci di buon livello, che forse non sarebbe stato così assurdo vedere esposti. Andranno a Urbino, la città da cui proveniva il pittore.
 

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Peccato.
Barocci IMHO è eccezionale, il più grande pittore nell'arco temporale del secondo cinquecento tra Michelangelo e i manieristi toscani da una parte e Caravaggio e i caravaggeschi dall'altra, con effetti luministici e di colore che lo rendono riconoscibile a colpo d'occhio.
 

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Hanno annullato di colpo la scelta storica fatta dai funzionari napoleonici. Non sono non ci concedono spazio ulteriore, ma a costo zero cedono opere ormai storicizzate a Brera. E non per rimandarle nel luogo di origine, no, ma in musei in cui sono totalmente decontestualizzate. E cosa ne abbiamo in cambio?

Peraltro a Ravenna si che Brera ha ciulato capolavori a destra e manca, eppure quelli non li hanno rimandati indietro...vogliono avere la coscienza a posto, ma in vista di cosa? Vogliono farsi rimpatriare qualcosa?
 

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Su Mediaset Play trovate in streaming il documentario di Nexo dedicato a Napoleone, Nel nome dell'arte, in cui la pinacoteca di Brera fa una figura strepitosa, forse è il secondo museo che più si ha beneficiato delle spoliazioni napoleoniche dopo il Musee Napoleon, oggi Louvre...

Ecco il link, Brera appare dal minuto 58 e 27 secondi, ma Jeremy Irons appare più volte dalle belle belle sale della Biblioteca Braidense...
 

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Per Natale mi sono autoregalato il libro "Senza utopia non si fa la realtà", edito da Skira che raccoglie tutti gli interventi dell'ottimo Franco Russoli, forse l'unico vero museologo che sia stato a capo di Brera prima di Bradburne (tutti gli altri erano storici dell'arte, che hanno ben altre competenze rispetto alla gestione museale).
Grazie al libro ho forse capito reale valore dell'intervento su Palazzo Citterio, in origine pensato come un ponte aperto a fondazioni e collezioni private per permettere al museo di essere contemporaneo e rilevante in un epoca in cui i musei di arte moderna ancora non avevano lo status che hanno invece oggi di cattedrali-landmark inconfondibili e insostituibili nel paesaggio urbano e nell'offerta turistica.
Dunque non era solo "spazio aggiuntivo" come lo si strutturerebbe oggi, anzi, al tempo la superficie espositiva di Brera era tutto sommato sufficiente e allineata con le altre grandi strutture museali europee (al Louvre mancava una buona metà della superficie, i tre piani interi dell'ala Richelieu, e nel British Museum era ancora ospitata la British Library nel cortile e in buona parte delle gallerie).
Al tempo invece la sfida era riuscire a tenere aperto tutto lo spazio a disposizione, con una struttura allora obsoleta e costosa da mantenere, dunque era proprio un universo totalmente diverso, anche perchè spesso le opere non erano presentate "isolate" come prevede la museologia attuale, ma anzi affastellavano le sale su più ordini, dunque lo spazio era qualcosa di relativamente poco importante. No, palazzo Citterio serviva ad altro, e solo in parte ad ospitare alcuni pezzi delle grandi collezioni private.

Discorso interessante invece è quello relativo all'ampliamento della galleria storica al piano terra, tema oggi finalmente attuale grazie al tanto atteso trasloco parziale dell'Accademia delle Belle Arti. Secondo Russoli lo spazio ideale da dedicare all'ampliamento della galleria era il piano inferiore della chiesa di Santa Maria di Brera, sotto le attuali sale Napoleoniche.

L'inizio del percorso museale (da quel che ho capito) era appena entrati nel cortile sulla sinistra, dove si sarebbe dovuto trovare la biglietteria e il bookshop, poi iniziavano le sale di esposizione al piano terra che portavano fino allo scalone monumentale, si saliva e si iniziava la visita al piano nobile.

Si usciva dall'attuale "Caffè Fernanda", poi (intuisco io) si proseguiva in un percorso separato lungo il loggiato e si scendeva lungo un itinerario riservato lo scalone destro, fino a recarsi nelle sale ricavate dall'ex chiesa di Brera, con tanto di affreschi attribuibili addirittura alla scuola di Giusto de' Menabuoi. Da qui la galleria seguiva negli ambienti attorno al Cortile della Magnolia e la Serra, e dalla Serra (su due piani, uno sotterraneo e uno a piano terra) si innestava una passerella che portava alla parte espositiva di Palazzo Citterio, cioè il corpo di fabbrica moderno che prevedeva di ricostruire sui giardini. Estensione? Considerando il doppio piano della Serra si parla almeno di altri 3400 metri quadri, un raddoppio di fatto della superficie della galleria storica, che passava da 3850 mq a 7250 mq, a cui vanno aggiunti i 2400 mq di Brera Modern a Palazzo Citterio, per un totale quindi di superficie espositiva netta (esclusi dunque gli spazi accessori) di 9650 mq. Qui sotto pubblico un piccolo schema per spiegare la musealizzazione prevista da Russoli del Piano terra (l'area in azzurro nella pianta), che spiega da dove arrivano i "3000 mq dell'Accademia da cedere alla Pinacoteca" di cui tanto si leggeva sui giornali...

(Interpretazione mia personale delle parole di Russoli sulla musealizzazione del piano terra di Brera)
Insomma, davvero ci starebbe un po' tutto senza bisogno di cacciare del tutto via l'Accademia...un museo davvero spazioso e relativamente comodo. A questo andrebbe aggiunta anche la chiesa sconsacrata di San Carpoforo (altri 650 mq) che secondo Russoli andava utilizzata per mostre contemporanee o spazi di restauro "aperto" delle opere. Idea molto carina senz'altro. Oggi potremmo usarla invece per esporre la collezione di affreschi di cui Brera è ricchissima, oppure i grandi teleri di relativamente poco valore ma di immense dimensioni ospitate nelle tante chiese di provincia e di proprietà di Brera...considerando anche San Carpoforo, idealmente collegata con un passaggio ipogeo tipo Prado con l'edificio di Moneo, la superficie passerebbe da 9650 a 10300 mq, non troppo distante neanche da mostri sacri come il Prado o la National Gallery di Londra, per dire...questa sì che sarebbe una gran bella Grande Brera! Fantastico Russoli, lettura entusiasmante e consigliatissima!
 
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