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Discussion Starter · #1 ·
Dato che il trasferimento della Statale nei terreni di arexpo si sta facendo sempre più concreto, mi sembrava giusto e doveroso aprire un thread su quelle aree di città studi che verranno 'abbandonate' e che subiranno quindi una trasformazione:)
(Nel caso avessi sbagliato sezione, fatemelo sapere e chiederò che venga spostato)

I breve, questi sono i lotti che verranno liberati nei prossimi anni:
In rosso, area della Statale ma di proprietà demaniale
In verde, area della Statale e di proprietà
In blu, Istituto Nazionale dei Tumori che si trasferirà nell'area Falck
In giallo, il Besta che si trasferirà nell'area Falck
In viola, lo Scalo Lambrate di prossima riqualificazione e trasformazione

 

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Discussion Starter · #4 ·
Un masterplan a Città Studi per definire la nuova vita del quartiere universitario
Il Comune determinato a mantenere la funzione pubblica Sono 33 gli immobili coinvolti nella rivoluzione urbanistica
L'area universitaria occupata dalla Statale sarà rivoluzionata

Un masterplan per il futuro di Città Studi. È l'idea a cui stanno lavorando Comune e Statale per rispondere alla prima e maggiore delle preoccupazioni dei residenti: mettere un'argine alla speculazione edilizia sugli spazi che verranno lasciati dall'università quando trasferirà le facoltà scientifiche sull'area Expo. Il progetto riguarda le aree e gli edifici di proprietà dell'ateneo che dovranno essere venduti in blocco e non singolarmente, in modo che le nuove funzioni siano coerenti con la vocazione universitaria e di servizi dell'area.
La fotografia dell'esistente descrive un quartiere universitario grande, molto vissuto ma anche malmesso. La superficie occupata dai dipartimenti scientifici è di circa 250mila metri quadrati, quasi tutti in Città Studi. Circa 50mila di questi appartengono al Demanio, altri 8mila sono in affitto, 190mila sono invece di proprietà della Statale. In tutto si contano 33 immobili, principalmente uffici e dipartimenti (23), ma anche appartamenti e terreni. Il 41 per cento di queste strutture è stato costruito prima del 1960, il 28 per cento tra il 1961 e il 1989 e il restante 31 per cento dopo il 1990. Il grosso degli spazi può essere diviso in due aree. La parte "vecchia", compresa tra via Ponzio, via Mangiagalli, via Colombo e via Celoria che è di proprietà del demanio, in concessione gratuita all'università, e dove attualmente si trovano i dipartimenti di veterinaria e agraria. Qui potrebbero convergere gli interessi delle tre università pubbliche milanesi. Quelli del Politecnico che ha fame di spazi per la didattica, della Bicocca che sta valutando l'ipotesi di trasferire dei dipartimenti (tra cui Economia) e della Statale stessa che potrebbe portare qui il dipartimento di Beni culturali che attualmente si trova in via Noto. La soluzione, in questo caso, sembra già sui binari giusti: i tre rettori aspettano di incontrarsi con il sindaco Sala e con il professor Sandro Balducci, consulente per conto del Comune sul tema del dopo Statale in Città Studi. Rimane sul piatto il nodo delle ristrutturazioni, visto che si parla di edifici vincolati ma vecchi.
Molto più complicato è invece il destino della parte "nuova", ovvero quella compresa tra le vie Ponzio, Venezian, Golgi e Celoria, dove attualmente si trovano i dipartimenti di Fisica, Matematica, Scienze e quelli di Chimica (nelle strutture più fatiscenti). Nell'area c'è anche un edificio in costruzione: si tratta della nuova sede di Informatica, costata 22 milioni di euro e la cui realizzazione rinviata negli anni è un piccolo calvario. Con questa parte del quartiere la Statale vuole far cassa: per finanziare il campus in area Expo, il rettore Vago immagina di trovare circa un terzo dei 380 milioni di cui ha bisogno vendendo quegli spazi. Ma in questo caso il pallino non è in mano solo a via Festa del Perdono visto che per trasformare l'area serve il via libera del Comune. L'assessore all'urbanistica Pierfrancesco Maran su questo sembra avere le idee chiare: «Deve essere mantenuta la funzione dei servizi, no alla speculazione edilizia». Che non vuol dire zero case: una delle soluzioni di cui si parla negli uffici in questi giorni è un piano per residenze studentesche a prezzo calmierato, di cui a Milano c'è grande richiesta. «Una soluzione che risolverebbe anche alcune storture del quartiere», aggiunge Maran con riferimento al mercato degli affitti con prezzi molto alti e con alcune sacche di nero. Sul piatto, tuttavia, ci sono almeno altre tre ipotesi per riempire il vuoto di Città Studi: ospitare qui la-Beic (Biblioteca europea) invece che a Porta Vittoria, dare spazio a impianti sportivi (che si aggiungerebbero alla piscina Ponzio e al Giuriati), aprire qui il Federal building del Demanio dello Stato, uno dei diciotto edifici che l'agenzia ha in progetto di aprire in altrettante città metropolitane.

http://ricerca.repubblica.it/repubb...a-nuova-universitarioMilano02.html?ref=search
 

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Discussion Starter · #5 ·
«Sarà difesa la vocazione universitaria L’idea di un campus misto tra atenei»
Balducci, delegato del Comune: via agli incontri con i rettori, mappa degli spazi a luglio

Il dossier «è caldo», come ha ripetuto più volte il sindaco Beppe Sala. Se ne è avuta la riprova mercoledì, quando in 300 si sono presentati alla Commissione sull’addio della Statale a Città Studi: studenti, residenti, commercianti. Tutti a chiedere la stessa cosa: Città Studi deve restare a vocazione universitaria.
Alessandro Balducci, professore del Politecnico e già assessore all’Urbanistica durante l’era Pisapia, lei è stato chiamato dal Comune con l’incarico di studiare il futuro del quartiere.

A che punto siamo?

«Ho ricevuto l’incarico da una settimana. In questi giorni ho incontrato il rettore della Statale e del Politecnico, i dg delle due università. Ho parlato con il Demanio e martedì vedrò il rettore della Bicocca. Nel frattempo ho preso contatto con l’Istituto dei Tumori e il Besta. È necessario capire subito come e dove muoversi perché la preoccupazione in zona è alta».

Che tempi si è dato?

«L’obiettivo è di avere entro luglio un quadro chiaro della situazione perché a oggi le informazioni a disposizione degli stessi attori sono frammentate e parziali. Anche perché fino a ora non c’è nessun atto ufficiale sul trasferimento delle facoltà, ma solo una manifestazione d’interesse con la garanzia di finanziamenti da parte dello Stato».

Cosa intende per quadro chiaro?

«Vuol dire varie cose. Intanto capire chi se ne va, quando e dove sia per quanto riguarda l’università sia per gli ospedali. E avere un quadro chiaro del patrimonio».

Non c’è?

«Non è mai stata fatta una chiara distinzione tra le tre grandi aree. La parte storica di via Celoria-Ponzio-Colombo è del Demanio dello Stato. Quella dove si è espansa la Statale (Ponzio-Golgi) è di proprietà della Statale con una qualità architettonica altalenante. Infine ci sono degli edifici sparsi in viale Abruzzi che la Statale ha acquisito nel tempo. Sono tre casi molto diversi».

Perché?

«I singoli edifici sparsi non costituiscono un problema. Invece l’area tra Ponzio e Golgi è quella che la Statale intende valorizzare per trovare le risorse necessarie all’operazione. Sull’area storica il discorso è differente».

In che senso?

«Quegli edifici, di proprietà del Demanio, in gran parte vincolati non possono essere venduti. Quindi, l’opzione più realistica è rilocalizzare lì altre facoltà della Statale o lavorare insieme al Politecnico e alla Bicocca per la migliore utilizzazione del comparto che è la metà di tutta l’area. Quindi quel comparto manterrà la sua vocazione universitaria non solo perché lo chiedono i cittadini, ma per la funzione che ha».

Qual è la situazione di questi edifici?

«Tutti gli insediamenti della Statale, tranne qualche eccezione, cadono a pezzi e sono in gran parte degradati. Una situazione inadeguata per un’università che vuole competere nel mondo delle facoltà scientifiche. Sono edifici vecchi, vincolati, che negli anni hanno goduto di scarsissima manutenzione. Per chi ha bisogna di laboratori moderni sono del tutto inadeguati. Mentre, soprattutto le strutture del Demanio, hanno una qualità architettonica significativa e possono essere ristrutturate per ospitare aule di facoltà che non hanno bisogno di laboratori d’avanguardia».

Invece sull’area di proprietà della Statale?

«Potrebbe cambiare destinazione. Però mi sembra di poter dire che il Comune, dove è possibile, vuole mantenere la destinazione universitaria dell’area o dentro il perimetro del sistema universitario o nell’ambito dei servizi con biblioteche e sale studio». Non teme la speculazione? «Ho intitolato il mio studio Citta Studi 2.0. Non riguarda come vendere o valorizzare l’area, ma come sfruttare al meglio questa opportunità e come utilizzare questa occasione per fare un salto di qualità rispetto alla presenza di Città Studi a Milano. Ora abbiamo due grandi recinti impenetrabili. Siamo riusciti a togliere una barriera con la riqualificazione del parcheggio di Leonardo da Vinci. È un inizio. Nel futuro si può pensare una moderna università urbana che interagisce con la città. Biblioteche aperte a cittadini e studenti, sale studi, strutture sportive comuni. Un campus con più università dentro. È l’occasione per garantire una relazione ancor più forte tra università e città».

http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera-milano/20170327/281646779971172
 

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ma non è un pò contorto, questo gioco di trasferimenti? quell'università nasce come espansione della Statale e ora si espande dove prima c'era la statale?
uno spazio del genere non sarebbe meglio trovarlo in una zona più vicina alla Bicocca, per comodità degli studenti?
 

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Discussion Starter · #7 ·
ma non è un pò contorto, questo gioco di trasferimenti? quell'università nasce come espansione della Statale e ora si espande dove prima c'era la statale?
uno spazio del genere non sarebbe meglio trovarlo in una zona più vicina alla Bicocca, per comodità degli studenti?
sicuramente sarebbe più funzionale trovarlo vicino, ma credo che sotto sotto questo decentramento sia più una richiesta del comune piuttosto che una vera e propria iniziativa
piuttosto la mia curiosità riguarda i lotti dei due ospedali, di cui non parla mai nessuno ma che hanno un'estensione non indifferente

p.s. qualcuno sa come si aggiungono i tag al thread?
 

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Dato che il trasferimento della Statale nei terreni di arexpo si sta facendo sempre più concreto, mi sembrava giusto e doveroso aprire un thread su quelle aree di città studi che verranno 'abbandonate' e che subiranno quindi una trasformazione:)
(Nel caso avessi sbagliato sezione, fatemelo sapere e chiederò che venga spostato)

I breve, questi sono i lotti che verranno liberati nei prossimi anni:
In rosso, area della Statale ma di proprietà demaniale
In verde, area della Statale e di proprietà
In blu, Istituto Nazionale dei Tumori che si trasferirà nell'area Falck
In giallo, il Besta che si trasferirà nell'area Falck
In viola, lo Scalo Lambrate di prossima riqualificazione e trasformazione

Mancano molti spazi che non hai segnato. Di fianco ad agraria c'è tutta veterinaria che l'anno prossimo sarà già trasferita a Lodi. In via colombo, dopo l'incrocio con via Mangiagalli ci sono altri edifici, così come in via Mangiagalli dal lato opposto della via ci sono istituto di scienze della terra e di fisiologia. Inoltre vicino allo scalo lambrate c'è un grosso terreno che ora sarà trasformato in orti condivisi di proprietà unimi e l'edificio in Trentacoste 2. In via Golgi ci sono orto botanico, e altri terreni della Statale, così come in via Pascal.
 

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Discussion Starter · #9 ·
^^ me ne rendo conto, ho voluto riportare le aree che dal trasferimento subiranno la maggiore "trasformazione", senza segnare gli edifici singoli che anche come riportato in uno degli postati sopra, non saranno il "problema"
di veterinaria me ne son proprio dimenticato:lol:
comunque provvederò ad aggiornarla con queste nuove informazioni:)
 

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Discussion Starter · #10 ·
CITTÀ STUDI EPPUR SI MUOVE

È successo più in una settimana che negli ultimi tre mesi. La nuova Città Studi sta prendendo forma. Almeno per quanto riguarda la conferma della sua vocazione universitaria. La conseguenza diretta è che dopo l’abbandono delle facoltà scientifiche della Statale non ci sarà la temuta «desertificazione» paventata dai residenti. Se dalle parole si passerà ai fatti, la quadrangolazione tra Comune, Statale, Politecnico e Bicocca disegnerà qualcosa di completamente nuovo per le università milanesi: un campus misto dove tre atenei interagiranno scambiandosi spazi e funzioni. Una cittadella delle discipline umanistiche senza muri e steccati perché le strutture saranno aperte alla città: dalle biblioteche alle sale studi. Un’accelerazione notevole se si pensa che il trasferimento della Statale nell’area Expo dove sorgerà Human Technopole non avverrà prima di quattro anni. Di questo va dato atto a tutti gli attori della partita. Restano però aperti due fronti dove Comune e Regione dovranno giocare un ruolo essenziale. Il primo riguarda la cosiddetta «valorizzazione» degli edifici che la Statale metterà in vendita per affrontare i costi del trasloco. Il rischio della speculazione è sempre dietro l’angolo. Palazzo Marino non dovrà abdicare alla regia visto che la trasformazione urbanistica richiederà un cambio di funzioni. Il secondo riguarda il trasloco dell’Istituto dei Tumori e del Besta. Senza un accordo tra Regione e Comune sul futuro delle due aree occupate ora dai due istituti, Città Studi rischia di restare una grande incompiuta.

https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera-milano/20170402/textview
 

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cioè la bicocca dopo essersi, come costola della statale, trasferita nella nuova sede ora tornerebbe, come università autonoma, negli spazi di città studi?
solo io ci vedo qualcosa di bizzarro?

:hmm:
 

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Secondo me andrebbe fatto un polo museale con gli attributi. Sullo stile di Londra, o Berlino. Concentrando molte sedi museali sparse in città in luoghi poco adatti, in un'unica zona ben pensata ad ospitarli.
Ad esempio si potrebbero trasferire:
- Museo della Scienza e della Tecnologia (nel settore didattico)
- Museo di Storia Naturale (negli edifici occupati adesso da matematica, scienze geologiche ecc... tra le vie Mangiagalli e Botticelli, ovviamente restaurati per bene)
- Istituirei anche un Grande Orto Botanico dove c'è agraria.

Al posto del Besta e altri spazi rimanenti farei torri per uffici e verde....

Tutta la zona ovviamente pedonale ad eccezione del transito di tram e auto residenti.
 

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Continuano a sfuggirmi molte cose, città studi è già un bellissimo quartiere (andrebbe magari ritoccato in alcuni punti sull'arredo urbano o sul parcheggio selvaggio) con un suo equilibrio.
Gran parte di questo equilibrio si basa proprio sulla massiccia presenza di studenti in zona, che permette la presenza di tantissime attività commerciali (bar, rosticcerie, pub, copisterie..) e immobiliari (il valore degli immobili è pesantemente condizionato dalla possibilità di affittare a migliaia di studenti.
Ho vissuto 30 anni in Viale Lombardia (vicinissimo a piazza Piola) e so di cosa parlo, se è vero che la zona si spopolerà è un delitto per tutta la cittadinanza, se è vero che, come si legge in alcuni articoli postati, arriveranno altri studenti di altre sedi allora non capisco il senso economico di tutto questo girotondo di sedi universitarie.
Non capisco neanche il vantaggio logistico, dato che la fermata di Piola è molto più centrale e servita rispetto a Rho Fiera o molte aree della bovisa.
Non ho idea del costo dell'operazione, ma io utilizzerei la stessa cifra per riqualificare e ammodernare le sedi e i quartieri della città studi già esistente.
E' più logico.
E' più economico.
E' più veloce.
E non rischi di affossare un quartiere che è sopravvissuto al degrado ed al crollo avvenuto in zona Padova, Porpora, Leoncavallo anche grazie all'indotto economico ed umano legato alla presenza delle università.
La zona EXPO sarebbe molto più adatta ad un nuovo stadio, o ad attrazioni che devono essere raggiungibili "una tantum", dato che per il cittadino medio servono tre quarti d'ora per raggiungerla. (Al primo dei frequenti scioperi vorrei vederli gli studenti che arriva a piedi fino all'area expo o in certe zone della bovisa).
 

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Discussion Starter · #14 ·
non sarebbe più economico, l'investimento per l'ammodernamento e quello per il nuovo campus sono uguali, con la differenza che a rho, essendo costruito ex novo, hai la possibilità di soddisfare ogni tua esigenza, cosa che a città studi, pur ammodernando, non puoi, dato che metà degli edifici sono vincolati
il giro di sedi è dettato dal fatto che comunque per le aree demaniali, la funzione rimarrà universitaria ed è per questo che non capisco le critiche di chi si oppone: la funzione rimane, politecnico in primis e qualche corso della bicocca di espandono, nelle aree libere puoi creare nuove residenze universitarie convenzionate e servizi pubblici, sportivi, magari spostare lì la beic, dove sarebbe la desertificazione? capisco se tutti gli studenti si fossero spostati in massa, ma molti più della metà rimangono lì dove sono, quindi lo trovo un falso problema
 

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non sarebbe più economico, l'investimento per l'ammodernamento e quello per il nuovo campus sono uguali, con la differenza che a rho, essendo costruito ex novo, hai la possibilità di soddisfare ogni tua esigenza, cosa che a città studi, pur ammodernando, non puoi, dato che metà degli edifici sono vincolati
il giro di sedi è dettato dal fatto che comunque per le aree demaniali, la funzione rimarrà universitaria ed è per questo che non capisco le critiche di chi si oppone: la funzione rimane, politecnico in primis e qualche corso della bicocca di espandono, nelle aree libere puoi creare nuove residenze universitarie convenzionate e servizi pubblici, sportivi, magari spostare lì la beic, dove sarebbe la desertificazione? capisco se tutti gli studenti si fossero spostati in massa, ma molti più della metà rimangono lì dove sono, quindi lo trovo un falso problema
intanto grazie per le precisazioni, come al solito non viene fatta una comunicazione adeguata.

Resta il fatto che, a mio modo di vedere, se la cifra da spendere è la stessa non la disperderei per creare qualcosa di nuovo al di fuori della città, anche perché poi devo comunque trovare i soldi per rammodernare la città studi esistente, o sbaglio?

Resta il fatto che trovo molto scomode, per gli studenti, le future nuove sedi.
Piola è a 3 fermate di metro dalla stazione Centrale, dove arrivano quotidianamente studenti che abitano in altre città.

Comunque aspetto che si sappia qualcosa di più preciso, prima di giudicare.
 

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Discussion Starter · #16 ·
Resta il fatto che trovo molto scomode, per gli studenti, le future nuove sedi.
Piola è a 3 fermate di metro dalla stazione Centrale, dove arrivano quotidianamente studenti che abitano in altre città.
beh ma il sito expo è appiccicato alla stazione di rho fiera, dove arrivano altrettanti treni da fuori, compresa l'alta velocità, può sembrare scomodo partendo dal centro, ma a livello di collegamenti, se si guarda all'orizzonte temporale in cui verrà completato il tutto, c'è la stazione r/av, la metropolitana all'inizio del sito, alta probabilità di un tram prolungato e la stazione stephenson del passante dall'altro lato del sito, oltre alle linee di trasporto che arrivano a cascina merlata e semplicemente attraversando la passerella sei nel sito:)
 

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beh ma il sito expo è appiccicato alla stazione di rho fiera, dove arrivano altrettanti treni da fuori, compresa l'alta velocità, può sembrare scomodo partendo dal centro, ma a livello di collegamenti, se si guarda all'orizzonte temporale in cui verrà completato il tutto, c'è la stazione r/av, la metropolitana all'inizio del sito, alta probabilità di un tram prolungato e la stazione stephenson del passante dall'altro lato del sito, oltre alle linee di trasporto che arrivano a cascina merlata e semplicemente attraversando la passerella sei nel sito:)
Chiaro, come in tutte le cose, ci saranno i contenti (Gli studenti che vengono da nord ovest) e gli scontenti (tutti gli studenti che vengono quotidianamente da Bergamo, Pavia, Lodi ecc.).
L'alta velocità è al di fuori della possibilità economica dello studente medio.
E comunque se c' è sciopero non puoi andare in università.
Poi, ripeto, non è che io sia prevenuto, aspetto di vedere cosa succederà ma metterei al centro le esigenze degli studenti.
 

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Continuano a sfuggirmi molte cose, città studi è già un bellissimo quartiere (andrebbe magari ritoccato in alcuni punti sull'arredo urbano o sul parcheggio selvaggio) con un suo equilibrio.
Gran parte di questo equilibrio si basa proprio sulla massiccia presenza di studenti in zona, che permette la presenza di tantissime attività commerciali (bar, rosticcerie, pub, copisterie..) e immobiliari (il valore degli immobili è pesantemente condizionato dalla possibilità di affittare a migliaia di studenti.
Ho vissuto 30 anni in Viale Lombardia (vicinissimo a piazza Piola) e so di cosa parlo, se è vero che la zona si spopolerà è un delitto per tutta la cittadinanza, se è vero che, come si legge in alcuni articoli postati, arriveranno altri studenti di altre sedi allora non capisco il senso economico di tutto questo girotondo di sedi universitarie.
Non capisco neanche il vantaggio logistico, dato che la fermata di Piola è molto più centrale e servita rispetto a Rho Fiera o molte aree della bovisa.
Non ho idea del costo dell'operazione, ma io utilizzerei la stessa cifra per riqualificare e ammodernare le sedi e i quartieri della città studi già esistente.
E' più logico.
E' più economico.
E' più veloce.
E non rischi di affossare un quartiere che è sopravvissuto al degrado ed al crollo avvenuto in zona Padova, Porpora, Leoncavallo anche grazie all'indotto economico ed umano legato alla presenza delle università.
La zona EXPO sarebbe molto più adatta ad un nuovo stadio, o ad attrazioni che devono essere raggiungibili "una tantum", dato che per il cittadino medio servono tre quarti d'ora per raggiungerla. (Al primo dei frequenti scioperi vorrei vederli gli studenti che arriva a piedi fino all'area expo o in certe zone della bovisa).

Le strutture di Città studi sono molto vecchie ed inadatte alla ricerca moderna. Il problema è che essendo architetture di pregio non si possono abbattere e ricostruire per lasciare spazio a edifici funzionali. Quindi se si vogliono laboratori moderni con cui attrarre ricercatori esteri e rimanere al passo con i centri di ricerca americani, orientali ed europei servono spazi nuovi e ripartire da zero.
 

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AstroMilanese
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^^ Aggiungo a completare quanto sopra, che in pratica gli attuali spazi universitari soffrono di "obsolescenza funzionale" e (causa vincolo e non solo) non possono essere riqualificate per le attuali funzioni necessarie alla ricerca universitaria, quindi anche ipoteticamente avendo il triplo del budget attuale non potrebbero fare quasi nulla, per questo si trasferiscono.

Sarebbe come voler aggiornare una (meravigliosa) Lancia Fulvia (che può circolare su strada "in deroga" solo in virtù del pregio storico) agli standard moderni (chassis a cedimento progressivo, barre antintrusione, ABS, servosterzo, valvola blocco carburante, ecc, ecc) praticamente impossibile senza stravolgerla completamente, ricostruendola da zero è esattamente la stessa cosa per i (troppo) vecchi edifici di città studi.
 
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