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ad mos maiorum
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Lo studio di un gruppo Usa che analizza il numero di citazioni
Milano è la capitale globale della moda
Superata New York, colpita dalla crisi, in testa negli ultimi cinque anni. Battuta anche Parigi
dal nostro corrispondente Alessandra Farkas - Corriere.it

NEW YORK - Milano caput mundi. Per lo meno nella moda. Ad assegnare l’ambito riconoscimento alla città meneghina è un gruppo texano di ricerca sui trend, secondo cui la patria di Armani, Dolce & Gabbana, Prada e Versace avrebbe spodestato Parigi, Londra e New York come polo d'attrazione per stilisti e fashionisti di tutto il mondo. Nella lista delle capitali della moda compilata annualmente dal Global Language Monitor, un gruppo Usa non-profit di Austin che misura la frequenza in cui una città è citata negli articoli sulla moda di giornali, siti Internet e blog specializzati, Milano è balzata al primo posto, seguita a ruota da New York (per ben cinque anni in vetta alla classifica) Parigi, Roma e Londra. L'anno scorso e per i quattro anni precedenti, New York era arrivata in testa e Milano addirittura quarta.

CLASSIFICA - Ma gli algoritmi usati per calcolare la frequenza di parole e frasi quali haute couture, sfilate e prêt-à-porter - non lasciano dubbi sul sorpasso milanese. Non solo. Per la prima volta nella storia dell’hit parade Usa, in classifica sono finite anche Hong Kong e San Paolo, rispettivamente al 7° e 8° posto, che hanno superato Rio de Janeiro, 18ma. Nelle prime dieci posizioni hanno fatto il loro ingresso trionfale anche Los Angeles (6ma), seguita da Sydney (9ma) e Las Vegas (10ma) mentre Barcellona è passata dal 25° al 14° posto e secondo gli addetti ai lavori sarebbe in pole position per finire nel giro di un paio d’anni nella top ten. In Asia, Mumbai si è aggiudicata il 16° posto, prima di Nuova Delhi. In Australia, Sydney è arrivata 9ma sorpassando Melbourne (25ma).

CRISI - «La ristrutturazione economica globale ha interessato l'industria della moda come tutto il resto», ha spiegato Millie Lorenzo Payack, uno dei direttori del Global Language Monitor. La crisi ha avuto, insomma, un impatto negativo su un settore che continua ad avere un giro di affari globale di 3 mila miliardi di dollari. Per New York è solo l’ultima di una lunga serie di cattive notizie. La moda è stata finora una delle industrie trainanti della città, con circa 175 mila posti di lavoro, 10 miliardi di dollari all'anno in salari e un gettito fiscale per le casse del Comune pari a 1,6 miliardi di dollari. Ma la crisi economica ha avuto un impatto devastante anche sulle griffe più prestigiose, che, una dopo l’altra, sono state costrette a chiudere le saracinesche delle loro prestigiose boutique in leggendarie vie dello shopping che sembravano finora immuni alla crisi, come la Madison Avenue e la Quinta Strada. Sulla Quinta, tra la 42esima e la 49esima strada, gli isolati a sud dei grandi magazzini di lusso Saks Fifth Avenue, il tasso di chiusura di negozi e boutique è del 15 per cento, mentre a Soho da West Houston a Grand Street e da Broadway a West Broadway un negozio su dieci è al buio.

22 luglio 2009
 

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Mah...una statistica cosi' basata sulle citazioni non mi convince....magari sono di piu' i blogger milanesi/italiani..e che significa?
Si potrebbero stabilire altri parametri per decidere quali citta' sono piu' modaiole di altre come il numero di sfilate/eventi in un anno, il numero di negozi griffati, il fatturato totale in un anno, il numero di accademie/scuole legate alla moda e il numero di studenti...
 
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