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FAMIGLIE CRISTIANE – MANCO FOSSE UN FIGLIO DI BOSSI QUALUNQUE, IL GIOVIN RAMPOLLO DI SARKOZY VIENE MESSO A SOLI 23 ANNI AL VERTICE DELL'ENTE CHE PROGETTA IL PIÙ GRANDE QUARTIERE D'AFFARI D'EUROPA – UN FIUME DI DENARO CHE “RESTA IN FAMIGLIA”…

Roberto Zichittella per "il Riformista"

Come nelle migliori tradizioni della monarchia francese c'è un Delfino in ascesa alla Corte dell'Eliseo. È Jean Sarkozy, figlio nato dal primo matrimonio del presidente della Repubblica, quello con Marie-Dominique Culioli. Secondo una indiscrezione del settimanale Le Point, il ragazzo, 23 anni compiuti il 1° settembre, sarà il prossimo presidente dell'Epad.

La sigla significa Etablissement Public d'aménagement de La Defense, si tratta dell'ente pubblico che gestisce la pianificazione della Defense, il più grande quartiere di affari d'Europa.

La Defense è il quartiere ultramoderno che si è sviluppato nella zona orientale della capitale. Qui, dietro le vetrate luccicanti di grattacieli avveniristici che svettano a mordere il cielo, si trovano uffici, grandi centri commerciali, sedi di importante aziende. Simbolo del quartiere è la Grande Arche, l'enorme arcata alta 112 metri e posta quasi esattamente sulla stessa asse che collega il Louvre all'Arc de Triomphe.

Secondo Le Point, il giovane Sarkozy assumerà la presidenza dell'Epad il prossimo 4 dicembre, giorno in cui si riunirà il consiglio di amministrazione dell'ente. Sarkozy succederà a Patrick Devedjian, il quale lascerà l'incarico per aver raggiunto l'età limite di 65 anni.

Essere presidente dell'EPAD non vuol dire soltanto avere un ruolo di prestigio, ma in concreto significa gestire una gran massa di quattrini. Nella sua storia La Defense ha avuto alti e bassi, momenti di crisi alternati a fasi di grande espansione. Ora è in corso un progetto di rilancio del quartiere d'affari, proiettato fino al 2015. Si prevedono demolizioni di vecchi edifici, il rinnovamento di altri, la costruzione di nuovi grattacieli, una espansione dei trasporti. Verranno realizzati 450 mila metri quadri di nuovi uffici e 100 mila metri quadri di nuovi alloggi.

Questo piano di rilancio fu approvato nel 2006 e Nicolas Sarkozy, allora ministro dell'Interno e della pianificazione del territorio, ne fu fra i più convinti sostenitori. Che la gestione del progetto finisca ora nelle mani del figlio non può che rallegrarlo. Ma già si parla di scandalo. «Jean Sarkozy non ha alcuna legittimità per assumere la presidenza dell'Epad, si vuole soltanto assicurare la perennità di un clan», protesta Patrick Jarry, sindaco comunista di Nanterre.

Si sa che Jean è il pupillo di Nicolas Sarkozy. L'altro figlio avuto dalla Culioli, Peter, è meno ambizioso e più discreto (si dedica alla musica rap). Jean invece è in irresistibile ascesa. Si è impegnato apertamente nella campagna elettorale del padre durante la corsa alla presidenza, è militante dell'Ump (il partito del presidente) ed è stato eletto consigliere regionale nel distretto di Neuilly-sur-Seine, l'elegante località a ovest di Parigi dove Nicolas Sarkozy è stato sindaco dal 1983 al 2002. Ma a parte le ambizioni politiche il ragazzo, a soli 23 anni, conduce già una vita alla ribalta.

Più alto del padre, biondo con il capello lungo, Jean studia Legge alla Sorbona, ma non è certo uno che passa molto tempo sui libri. Intanto ha pensato bene di sposarsi una donna ricca, Jessica Sebaoun, figlia di Isabelle Darty, erede della famiglia che possiede l'omonima azienda leader nella grande distribuzione di prodotti di elettronica.

All'annuncio delle nozze, le origini ebraiche della moglie di Jean Sarkozy scatenarono un caso. Infatti una vignetta del disegnatore satirico Maurice Sinet sul settimanale Charlie Hebdo fece allusioni sul fatto che una eventuale conversione all'ebraismo di Jean gli avrebbe consentito una brillante carriera di successo.

Sinet fu accusato di antisemitismo. Il direttore del settimanale gli chiese una marcia indietro e Sinet rispose che piuttosto si sarebbe tagliato i testicoli. Dopo fortissime pressioni sull'editore e il direttore di Charlie Hebdo alla fine Sinet è stato costretto alle dimissioni

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9895.htm
 

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"Via alla metro in periferia" Sarkozy cambia volto a Parigi




Pronto il maxi-piano da 22 miliardi:"Creeremo 800 mila posti di lavoro".
Il presidente: sarà una "ville-monde"


PARIGI
Il rilancio di Parigi e della sua regione passa attraverso un progetto di legge, voluto dal presidente Nicolas Sarkozy e adottato dal governo francese, che mira a trasformare la vasta area della capitale francese in una "ville-monde" dotata di una moderna metropolitana periferica.

«Si tratta di fare di Parigi un modello di metropoli duraturo con trasporti più efficienti e gradevoli, con un’economia più competitiva, una migliore qualità di vita, un influsso culturale più forte, più spazi verdi in città», ha detto il portavoce del governo Luc Chatel. Il piano, che secondo il quotidiano britannico Independent si aggira sui 22 miliardi di euro, prevede anche la creazione di una metro automatica intorno a Parigi di 130 chilometri, che toccherà le quattro principali stazioni della capitale.

Secondo il segretario di Stato incaricato del dossier, Christian Blanc, il progetto garantirà una crescita del 4% all’anno nella regione parigina, la creazione di 800mila nuovi posti di lavoro n 15 anni e un effetto traino per tutto il Paese. Il nuovo sistema di trasporti pubblici migliorerà le condizioni di vita di oltre 10milioni di abitanti della capitale e delle periferie. Ma secondo il presidente del consiglio regionale dell’Ile-de-France, che raggruppa otto dipartimenti, tra cui Parigi, Jean-Paul Huchon, ha denunciato il «passaggio in forza» del governo sottolineando che questa legge non risponde alle «urgenze» dei francesi in materia di «trasporti, alloggi, impiego e ambiente».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200910articoli/48047girata.asp
 

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Uno su quattro è musulmano




L'ultima ricerca del Pew Institute disegna un'inedita mappa dell'Islam.
I demografi sono sorpresi: "Non immaginavamo fossero così tanti"

MARINA VERNA
Sono uno su quattro. E non si trovano necessariamente dove penseremmo di trovarli. Grandi quantità, ad esempio, stanno in India, o in Cina, o in Russia. Sono i 1.570 milioni di musulmani che popolano il mondo, il 23 per cento dei 6,8 miliardi della popolazione globale (i cristiani sono invece 2,25 miliardi). L’India, Paese a maggioranza hindu, ha più musulmani di qualunque altro Paese, tranne l’Indonesia e il Pakistan, e più del doppio di un Paese musulmano come l’Egitto. La Cina ne ha più della Siria, la Germania più del Libano, la Russia più della Giordania e della Libia messe insieme. Quasi due musulmani su tre vivono in Asia, allungandosi dalla Turchia all’Indonesia. Il Medio Oriente e il Nord Africa, che insieme ne ospitano circa uno su cinque, sono al secondo posto, ma molto distanziati.

Che fossero così tanti non lo immaginavano neppure i ricercatori del «Pew Forum in Religion & Public Life» che per tre anni hanno lavorato, con una cinquantina di demografi e sociologi di tutto il mondo, sui «migliori dati disponibili» di 232 Paesi e territori, producendo quella «Mappa della popolazione globale musulmana» che potrebbe dare un nuovo indirizzo alla politica estera degli Stati Uniti. Brian Grim, capo della ricerca, ha espresso così la sua sorpresa in una intervista alla Cnn: «Ovunque il numero è più alto di quanto non ci aspettassimo. Le stime precedenti davano una forbice tra un miliardo e 1,8 miliardi».

Che il rapporto possa - o debba - avere implicazioni per la politica degli Stati Uniti lo ha detto chiaramente Reza Aslan, l’autore iraniano-americano del best seller «No God but God» (Nessun Dio tranne che Dio): «La popolazione del Medio Oriente rappresenta una percentuale sempre più piccola della comunità musulmana nel mondo. Se l’obiettivo è quello di creare una migliore comprensione tra Occidente e mondo musulmano, allora l’attenzione va focalizzata sul Sud e il Sud-Est asiatico, non sul Medio Oriente».

Il rapporto del Pew Forum è pieno di dettagli che persino i ricercatori trovano sorprendenti. «Ci sono Paesi che noi non immaginiamo neppure che siano musulmani e invece hanno numeri molto impressionanti. Un musulmano su cinque vive in Paesi dove sono minoranza. E mentre la maggior parte della gente pensa che quasi tutti i musulmani che vivono in Europa sono immigrati, questo è vero soltanto per l’Europa occidentale. In Russia, in Albania, nel Kosovo, i musulmani sono popolazione indigena. Più della metà dei musulmani che popolano questo continente è indigena. Sorprende anche il fatto che l’Africa sub-sahariana conti solo 240 milioni di musulmani, circa il 15 per cento del totale. Ma è una popolazione che cresce rapidamente, con Paesi come la Nigeria - divisa tra cristiani e musulmani - dove parallelamente cresce anche la violenza tra le due religioni.

Quasi nove musulmani su dieci sono sunniti e solo uno su dieci è sciita. Dati che presentano però qualche incertezza, perché solo un paio di censimenti nel mondo hanno posto una domanda specifica sul gruppo di appartenenza. Dicono al Pew Group: «Tra i musulmani questo è un punto dolente. A domanda precisa, rispondono semplicemente: religione musulmana. Se sono sunniti o sciiti non vogliono dirlo». Uno sciita su tre vive in Iran, uno dei soli quattro Paesi a maggioranza sciita. Gli altri sono Iraq, Azerbaigian e Bahrein.

Scorrendo la precedente ricerca del Pew Research Center, che indagava la «Grande divisione» tra musulmani e occidentali, l’aspetto che subito salta agli occhi è quanto il terrorismo e il suo legame con l’Islam radicale abbiano reso sospettosi gli europei e alimentato i vecchi luoghi comuni: i musulmani sono incivili, praticano la poligamia e maltrattano le donne. E’ dunque logico che, come scrive lo storico Franco Rizzi nel suo saggio «L’Islam giudica l’Occidente», i musulmani moderati soffrano nel vedersi negato l’apporto della cultura islamica nella formazione della cultura occidentale. In Europa vivono 15 milioni di fedeli islamici ma nell’opinione pubblica c’è una sola equazione: Islam=terrorismo. Un sentimento di discriminazione anteriore agli attentati dell’11 settembre 2001, che hanno semplicemente accentuato una visione dell’Islam già negativa. Con due esiti, come ha scritto lo storico francese Oliveri Roy nel suo «Global Muslims»: una minoranza si sente vittima e ripiega sulla propria identità, mentre la maggioranza fa grandi sforzi per guadagnarsi la cittadinanza e il rispetto. E si dispiace che i risultati non siano proporzionali a quegli sforzi.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200910articoli/48070girata.asp
 

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Ma chi e' il cretino che ha scritto quest'articolo?? Non sapeva che ci sono i Musulmani in India? Russia? Cina?

Cioe' me lo vedo benissimo questo giornalista della Stampa: deve essere passato per caso su qualche articolo di stampa internazionale sui musulmani in Cina, e poi deve avere avuto l'intuizione che quindi i musulmani non sono solo in Iran. Poi deve essere uscito tutto meravigliato e deve aver pensato: "eureka! Adesso ne scrivo pure un articolo!"
Mi sa che l'articolo manco l'hai letto.. perchè se così fosse ti saresti reso conto che i dati non sono il frutto di una sorta di "ricerca" del giornalista , bensì provengono da una analisi fatta dal Pew Institute.

Poi , può essere la scoperta dell'acqua calda (per quanti? perchè a dire che i muslim sono tanti sono tutti capaci..) ma la tua ricostruzione dell'articolo è del tutto fallace.
 

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L´ALTA VELOCITÀ IN FRANCIA RISCHIA IL CAPOLINEA...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

La gallina dalle uova d´oro delle ferrovie francesi rischia di trasformarsi presto in un´anatra zoppa: entro tre anni, l´azienda ferroviaria (Sncf) non realizzerà più alcun utile con i suoi leggendari Tgv, i treni ad alta velocità che hanno rivoluzionato il monde del trasporto transalpino. La colpa sarà dei canoni sempre più esosi che la società deve pagare a Reseau Ferré de France, l´organismo proprietario delle infrastrutture, oberato dai debiti e incapace di dare un contributo ai massicci investimenti previsti dal governo. Fra il 2008 e il 2013 i pedaggi dovrebbero aumentare di 940 milioni, l´aumento su dieci anni sarebbe del 145%.

A queste condizioni, dice la Sncf, realizzare profitti diventerà impossibile. Come se non bastasse, ciò avverrà proprio mentre diventa necessario rinnovare il parco dei treni ad alta velocità, i cui primi esemplari risalgono al 1981, quando venne inaugurata la Parigi-Lione. Nei mesi scorsi, si era parlato di un appalto colossale da 2-300 convogli, ma di fronte alle incertezze finanziare dei prossimi anni, la Sncf dovrebbe ordinare nell´immediato solo 35 nuovi treni: «E il nuovo materiale non ci consentirà di aumentare il fatturato, perché sarà destinato solo a rimpiazzare quello vecchio». Andando avanti così, insomma, «si rischia di far passare i debiti creati dalle infrastrutture al vettore».

Sarà il governo a dover decidere come risolvere il problema, tanto più che la Sncf chiede sovvenzioni per le linee mantenute aperte a titolo di servizio pubblico e largamente deficitarie. Secondo l´azienda, l´idea di sviluppare l´alta velocità attraverso l´autofinanziamento è puramente illusoria. Ma con un deficit pubblico dell´8,5%, lo Stato ha ben pochi margini di manovre per finanziare le nuove linee ad alta velocità annunciate per combattere l´effetto serra
 

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Comunque riporto nuovamente lo schemino

ATTENTATO A NIZZA: 84 morti
GOLPE IN TURCHIA: 250+ morti e più di 50.000 arresti/licenziamenti nella pubblica amministrazione
ATTENTATO IN GERMANIA 1: 5 feriti
ATTENTATO A MONACO: 15 +- morti
INCIDENTE FERROVIARIO IN PUGLIA: 24 morti
TOTALE MORTI: 373

Tutto questo in un mese.
Il 2016 si dimostra un anno pieno di maggichi avvenimienti.
Beh, del resto l'anno si era già aperto con la notte dei ditalini di colonia :coffee:
 

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Certo secondo la stampa gli squilibrati saltano fuori tutti adesso. Bah.
Il vero nemico non sono i terroristi, ma le sofisticate quanto ottuse sovrastrutture mentali politically correct della classe dirigente europea che ci stanno spingendo sempre più verso la sottomissione e l'ecatombe di massa.
 

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Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

Berlino come Nizza. Morti, tanti. Almeno nove. E una cinquantina di feriti, alcuni gravi. Ci risiamo con gli attentati. Stavolta i bastardi hanno colpito in prossimità del Natale, che è la festa occidentale per eccellenza, la festa dei cristiani.

Gli assassini non sappiamo chi siano, ma siamo abbastanza dotati di immaginazione per supporre con qualche certezza che si tratti dei soliti islamici invasati che sono venuti in Europa per mangiare a sbafo, ovviamente alle nostre spalle, poi per ringraziarci della cortese ospitalità ci massacrano perché non gradiscono la nostra millenaria civiltà.

Ci odiano a morte, tanto è vero che ci ammazzano in serie, mentre noi idioti continuiamo a predicare l'accoglienza e in effetti li accogliamo in massa, li manteniamo, li ospitiamo alla grande offrendo loro vitto e alloggio, spesso anche un lavoro, e loro ci ripagano generosamente spedendoci al cimitero. È successo molte volte e continuerà a succedere finché non li manderemo a casa loro a vivere accanto ai cammelli, che sono la punta più alta della loro capacità di capire il mondo. Considerano le donne degli oggetti da prendere a calci, le figlie come cagnolini ubbidienti. Credono che le leggi coraniche siano oro colato.

Non capiscono nulla e pretendono di insegnarci come bisogna campare. E poiché non ci inchiniamo ad Allah, loro Dio, mentre fatichiamo ad avere fede nel nostro, ci fanno fuori quasi come fossimo mosche. Si divertono a sterminarci. Poi rivendicano gli eccidi quali eroiche imprese che saranno premiate dal Padreterno con paradisi zeppi di vergini da scopare a piacimento. Basta questo a qualificare la loro intelligenza. Eppure noi scemi, forse perché li temiamo, non ci stanchiamo di ritenerli degni di fare parte del nostro consorzio umano. Dobbiamo solo vergognarcene.

Da anni subiamo le loro soperchierie, i loro delitti atroci eppure non ci decidiamo a sbatterli fuori dalle nostre meravigliose città. Ce li coccoliamo. In Svezia hanno rinunciato a celebrare il Natale per non offendere la cultura di Maometto. Varie parrocchie italiane hanno rinunciato alle tradizioni cattoliche per essere in linea con i costumi musulmani. Facciamo di tutto, noi cristiani, per renderci simpatici agli islamici sfegatati e loro ci ripagano sgozzandoci.

A Berlino ieri sera ne hanno stecchiti nove (tedeschi) travolgendoli con un camion lanciato all' impazzata sulla folla. I feriti non si contano. La contabilità precisa l' avremo oggi. Cosa dobbiamo fare se non odiare chi ci odia? Siamo esausti. Vogliamo liberarci da chi ci minaccia e stermina.

Coraggio, mandiamo questa gente fuori dai coglioni.
Behhh Vittorione sempre al top! Numero uno assoluto! :D
 

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Il paradosso, Orsini docet, è che se abbiamo l'ambizione di fermare i flussi e, su un altro versante, i terroristi dobbiamo sperare che nel breve periodo gli sbarchi e gli attacchi si moltiplichino per dieci.

A questo siamo arrivati.

La lobotomizzazione politically correct che ha attraverato l'occidente nell'ultimo mezzo secolo ha portato la soglia di tolleranza oltre ogni limite del buon senso.

Finchè ci si limita a 200-300k arrivi l'anno, e qualche attentato "normale" ogni 3-4 mesi facciamo la fine della rana nella pentola con l'acqua calda.

Abbiamo bisogno di un autentico shock, che ancora non c'è stato, per sperare in un cambiamento vero delle nostre politiche.

Non confondiamo il dito con la luna, il nemico non sta sui barconi o nei CIE, sta tra le mura dei nostri Palazzi.
 

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Sì ma non c'è da augurarsi niente per carità.
Solo sperare che entri un po' di sal in zucca a chi ci governa.

Non mi piace la trama dell' attentato devastante come unico modo per cambiare le cose.

Sembra uno di quei film in cui si scopre che il mandante dell'attentato terroristico è un senatore che voleva cambiare le cose.
Senza tranvate in mezzo agli occhi non ci arrivano, è più forte di loro.

Il buon Fassino ha cominciato a parlare di dare priorità agli italiani nell'assegnazione delle case popolari. Dopo aver perso le elezioni. Non prima.

Neanche io spero in carneficine, ma la mia paura è quella. Spero almeno in sconfitta sonora per culona e vittoria Le Pen. Forse così cominciano ad aprire gli occhi e svegliarsi dalla catalessi.

Qualche tizio dell'intellighenzia comincia ad arrivarci, vedasi video interviste recenti di Rampini, speriamo che non debbano tirare giù la Eiffel o peggio perchè ci arrivi chi di dovere. Ma non sono ottimista.
 

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Mauro Zanon per “il Foglio”

Dove sono finiti gli intellò di sinistra? Se lo chiedeva nel novembre 2015 il settimanale L' Obs, giungendo con fatica a riunire una quindicina di intellettuali, dove il più importante, ed è tutto dire, era l' economistastar Thomas Piketty, cantore della diseguaglianza.

Se a gauche esistano ancora gli intellettuali che guidano il popolo verso la luce della ragione se lo è chiesto anche il Figaro, ieri, constatando che la sinistra li ha totalmente smarriti, che i "suoi" philosophe e le loro idee sono stati sostituiti dagli umoristi e dalla loro satira nichilista, e la cultura, ridotta a mero divertissement, è stata abbandonata.

Sono lontani i tempi in cui Jean-Paul Sartre arringava gli operai delle fabbriche Renault di Boulogne-Billancourt, scrive il Figaro, lontanissimi i tempi in cui Michel Foucault manifestava con i sans -papiers, in cui Gilles Deleuze riempiva le sale universitarie di Paris 8 -Vincennes e Pierre Bourdieu scen deva in piazza con i ferrovieri.

Negli anni Sessanta, al Flore, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, aggiungere "di sinistra" accanto a "intellettuale" era un pleonasmo. Dopo il Maggio '68, il dibattito culturale era monopolio della gauche, le università parigine si riempivano di sessantottini che volevano decostruire tutto il decostruibile e mandare in pensione il gollismo e i valori tradizionali, e la destra intellettuale, che certo esisteva, era relegata nella clandestinità.

Dopo quarant' anni che hanno "disfatto la Francia", per dirla con Éric Zemmour, la situazione è cambiata, e anche a sinistra, ora, se sono accorti. "La gauche non è più in una situazione di egemonia culturale", ha amesso il primo segretario del Partito socialista, Jean-Cristophe Cambadélis. "Sì, la sinistra ha perso la battaglia delle idee", aveva confermato Michel Rocard prima della sua scomparsa.

"Ho vinto la battaglia ideologica", ha risposto François Fillon quest' anno, dopo aver vinto le primarie dei Républicains, e aver compreso, da lettore attento di Gramsci, che la presa del potere politico passa per una vittoria sul piano delle idee. Secondo il politologo Dominique Reynié, "questa crisi del pensiero di sinistra rivela un elemento costitutivo: dinanzi a un reale che gli dà torto, la sinistra si rifiuta di entrare in crisi con un' ostinazione dottrinaria che supera la comprensione".

C' è un rifiuto del reale e insieme un rifiuto di aggiornarsi da parte della gauche, sottolinea Jacques Juillard, editorialista di Marianne, un' insistenza deleteria nel minimizzare gli errori del passato, come i crimini del comunismo. "La sinistra non è andata fino in fondo nella critica del socialismo, come ha fatto con il fascismo, e questa è la chiave dell' attuale impotenza dei suoi intellettuali".

Accanto a ciò, come analizzato dal geografo francese Christophe Guilluy in un saggio illuminante, "La France périphérique", c' è un problema ancor più grave: la gauche ha abbandonato il popolo, a favore delle minoranze, ossessionata dalla preferenza allogena, dal diverso. E chi prova a mettere in discussione i suoi dogmi, anche se è in quella famiglia politica che si è formato, viene subito bollato come "reazionario".

E' il caso di Alain Finkielkraut, Jean-Pierre Le Goff o di Michel Onfray, che da quando ha criticato l' islam e ha detto di preferire "un' analisi giusta di Alain de Benoist (pilastro della Nouvelle Droite) a un' analisi ingiusta di Alain Minc, Jacques Attali o Bernard -Henri Lévy" è stato tagliato fuori dal giro. Quella della gauche, secondo lo storico Marcel Gauche, è anche la crisi di un campo che "si mostra incapace di pensare una società differente" e di "immaginare il futuro".

:banana::banana::banana:
 

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^^

La sinistra cool chiama il popolo ‘razzista’, arruola tate africane ma vive in un loft al riparo dal multiculti”. Parla Guilluy

di Giulio Meotti
Christophe Guilluy coltiva il paradosso e lo ama. Due anni fa, quando il premier Manuel Valls dopo il massacro di Parigi parlò di “apartheid territoriale, sociale, etnica”, tutti i giornali francesi si rivolsero a Guilluy, il cartografo che ha militato in SOS Racisme e che oggi dialoga con il mensile Causeur di Elisabeth Lévy, definito da Libération “il Michel Onfray della geografia”. Guilluy era l’autore di due libri, “Fracture françaises” e “France périphérique”, per cui fu accusato dalla gauche di aver scritto “libri di sinistra a vantaggio della destra”. L’allora presidente, Nicolas Sarkozy, aveva invitato Guilluy all’Eliseo assieme a Gilles Kepel, anche lui autore in questi giorni di un saggio pubblicato da Gallimard, “La Fracture”, in cui accusa la sinistra di aver causato una “frattura” nella società francese tra un “nuovo proletariato di figli di immigrati manipolati contro le classi medie”. Adesso Guilluy torna a scuotere la Francia con un altro libro-scandalo, “Le crépuscule de la France d’en haut” (Flammarion), in cui attacca i “bobos”, i bourgeois-bohème, la nuova upper class metropolitana, i figli del nuovo boom industriale dopo gli hippies, gli yuppies, i buppies e i dinkies. “Si pensava che il bobo fosse un bravo ragazzo, tollerante, aperto, ora si viene a sapere che era un bastardo”, scrive il Monde nel recensire il libro di Guilluy. Il pamphlet, di cui si discute sulla stampa francese da due mesi, attacca “la sinistra progressista, urbana, ricca, giusta, globalizzata”, ma anche “ipocrita” secondo Guilluy, perché “ha invocato una Francia fraterna ma nei fatti ha creato il contrario”. “La figura del ‘bobo’ è la nuova borghesia del XXI secolo”, dice Guilluy al Foglio. “Sono come Steve Jobs, una ‘borghesia cool’ benevola con gli ‘altri’, gli immigrati, le minoranze, gli stranieri, ma che in realtà disprezza le classi popolari. Detiene il potere economico e culturale”.

Riflessioni profetiche sulle radici dell’Europa e sui limiti dell’accoglienza
Finkielkraut parlò di "odio per la casa natale", puntando il dito contro un processo culturale per cui l’idea di “assimilazione” era stata progressivamente sostituita da quella di “integrazione” e, successivamente, di “inclusione”, fino ad una ‘dis-identificazione’”. Giovanni Paolo II parlava di "un'antropologia senza Dio e senza Cristo".


Il bobo di Guilluy “vive in città e glorifica la natura, mangia biologico, esalta la diversità culturale e la scuola pubblica ma mette i figli in quella privata. Il bobo denuncia la globalizzazione, ma non ha alcun motivo di metterla in discussione, in quanto ne beneficia. Vive nelle cittadelle urbane che sono la nuova versione delle cittadelle medievali”. “Vicini agli immigrati ma non troppo”, continua Guilluy, “antirazzisti da salotto”. Il bobo vive nel regno dell’“autosegregazione”, dice Guilluy. “Il borghese bohémien dà l’impressione che la nostra società consista solo di ricchi, classe media e poveri immigrati”, ma la seconda “non merita cura perché ritenuta razzista, populista, petainista. Meglio difendere i giovani arabi della cultura suburbana. Così, quando un bobo chiede i servizi di una tata africana, questo ‘sfruttamento del proletariato’ sarà ammantato di ‘interculturalità’. Pasolini in ‘Scritti corsari’ aveva capito l’uso a sinistra delle minoranze e della questione razziale. Il discorso di apertura all’‘altro’ consente alla borghesia di mantenere una posizione di superiorità morale senza compromettere la posizione di classe”. Una Francia dunque dei “due pesi, due misure”, dove “la vecchia signora che vive in periferia ed esprime la sua paura di veder cambiato il proprio ambiente viene trattata come ‘razzista’, mentre il bobo che vive nel loft a Belleville e tiene discorsi ipocriti sul multiculturalismo è lodato nei cieli. E’ l’alleanza fra le minoranze e le élite, soprattutto i musulmani che votano più a sinistra”.
Conclude sarcastico il geografo più controverso di Francia: “I bobo sono protetti dalla globalizzazione e dai conflitti creati dalla società multiculturale, due mali che vengono consegnati alle classi popolari, le masse da rieducare”.
http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/...l-riparo-dal-multiculti-parla-guilluy-107313/
 
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