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Trusco de Catenazzo
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Fornace Morandi ai primi del '900:




Questa invece era la Fornace Carotta:



Oggi la Morandi è sede di una enorme birreria-pizzeria dopo un ampio restauro:









 

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Trusco de Catenazzo
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Il laghetto delle Rose è nato (letteralmente, perché prima non esisteva) verso la metà degli anni sessanta perché all'interno di una cava di calcare di proprietà della famiglia Manfrinato (Piero e il fratello Nando) avevano scavato in profondità tagliando una falda acquifera dalla quale ha cominciato a sgorgare copiosa l'acqua creando appunto il lago.
L'idea di trasformarlo in una attrazione turistica è stata una intuizione di Piero Manfrinato, uomo generoso e gran personaggio monselicense che i meno giovani ricorderanno scorazzare in città a bordo di potenti auto sportive, Alfa Romeo, Ferrari, e da ultima l' indimenticabile Miura Lamborghini.


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Piero credeva nel progetto e realizzò, a spese della sua società di escavazione, tutte le infrastrutture necessarie. Venne costruita una terrazza con un bar e ristorante sul lato verso l'entrata e tutto attorno al lago vennero create vere e proprie spiagge, impiegando decine di tonnellate di sabbia, oltre che alcune decine di cabine attrezzate. (Va detto che in quel periodo non c'era il Parco Colli, e neppure la burocrazia nei comuni e negli enti come c'è oggi, ed era tutto più semplice, non so se oggi si potrebbe fare una operazione del genere).


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Comunque il lago era diventato in tutto e per tutto uno stabilimento balneare. Numerosi bagnanti Monselicensi e dei paesi limitrofi si riversavano sulle sue rive. Nelle giornate estive e soprattutto nei fine settimana era frequentato da centinaia di persone, sembrava di essere a Sottomarina o a Jesolo.
La sera sulla terrazza del bar si esibivano gruppi e cantanti in voga a quell'epoca. Tra gli altri si esibirono in memorabili concerti i Dandies e gli Idles, gruppi musicali monselicensi in attività a quell'epoca. Eravamo in quel periodo attorno al 67-68.
Il factotum e custode della "spiaggia dei monselicensi" era un uomo di fiducia di Piero Manfrinato, il mitico Lino Bolognin, era un piccoletto tutto nervi che sembrava burbero, ma di buon cuore. Era un dipendente che lavorava nella cava prima che fosse messa allo scoperto la falda d'acqua che ha dato origine al lago. Noi "ragazzi" che frequentavamo l'ambiente abbiamo avuto innumerevoli attriti con lui, ma era un bonaccione che brontolava sempre, ma poi lasciava fare, con un bonario "Ben ben fè queo che voì, ma vardè che geo digo al paron..." che era Piero Manfrinato e che era più buono dello stesso Bolognin.

Il Gruppo musicale monselicense dei Dandies sulla terrazza del Lago delle Rose nell'estate del 1968:


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Per Bolognin Piero era "el paron", ma per tutti noi ragazzi era uno "zio" bonario, visto come gran benefattore e quando veniva al lago a bordo della sua inseparabile Miura era un avvenimento che animava la terrazza del bar, che era il punto di ritrovo. Piero "teneva corte", scherzava, rideva con noi e aveva una battuta e una parola sempre pronta per tutti. Non era raro che entrasse nel bar ordinando da bere per tutti i presenti...
Ricordo un siparietto divertente di cui fu protagonista quella volta che una pompa aspirante si era staccata dal supporto ed era affondata nell'acqua davanti alla terrazza del bar. Allora un ragazzo del gruppo, indossate pinne e maschera, scese in acqua dicendo "Piero, vago a torla mi ea pompa..." e si immerse, ma era più bravo con le "ciacoe" che con l'attezzatura subacquea, perchè le pinne rimanevano costantemente a sbattere fuori dall'acqua, senza che l'amico riuscisse ad immergersi del tutto. Allora Piero vedendo che annaspava senza risultato, dopo qualche minuto, lo apostrofò così :"Dai vieni su, sidià, che se no te te neghi..." E giù risate da parte di tutti....


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Altro episodio da ricordare fu l'arrivo al Lago di una comitiva di giovani australiani, non ricordo bene per quale motivo capitarono proprio lì. Si accamparono con le tende nella parte verso nord e rimasero una quindicina di giorni. Era un gruppo composto da una ventina di persone, in realtà per la maggior parte ragazze, tutte sui vent'anni e particolarmente belle e bionde, o almeno così apparivano a noi ragazzi che frequentavano il lago. Inutile dire che l'inaspettato arrivo del gruppo portò lo scompiglio ed una corsa al corteggiamento mettendo in gara i ragazzi a chi si metteva più in mostra. Erano naturalmente avvantaggiati e invidiati quelli che parlavano un pò di inglese, altri ricorsero a improbabili corsi di studio rapido della lingua o a presentarsi muniti di dizionario, nel vano tentativo di recuperare il terreno perduto...
Insomma quella del Lago delle Rose era una bella favola, che però si interruppe abbastanza in fretta dopo qualche anno. Capitarono due incidenti, purtroppo nell'arco di un paio di mesi ci furono due morti annegati. Non fu colpa di nessuno se non della sfortuna e, forse, della fretta di entrare in acqua appena mangiato. Ma i due incidenti minarono la fama del laghetto, la gente cominciò a dire che era pericoloso, iniziarono anche controlli e verifiche di tipo amministrativo, ma soprattutto Piero Manfrinato fu scosso da quegli avvenimenti e li sentiva sulla coscienza quasi come se fosse stata una sua responsabilità diretta.
Così l'entusiasmo di tutti si spense a poco a poco, ci andava meno gente, non si fecero più manutenzioni alle spiagge e alla terrazza del bar e nel giro di due o tre anni la struttura era quasi in disuso.
Poi per una decina di anni fu utilizzato come lago di pesca sportiva. Divenne anche un dancing, che utilizzò la struttura del bar e una bruttissima copertura della terrazza, poi neanche più quello e da ormai una ventina di anni è quasi abbandonato, anche se in qualche modo funziona ancora una attività di pesca sportiva. Peccato, una vera occasione perduta per Monselice e non solo.
 

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salve, sto cercando di reperire più informazioni storiche e immagini del punto più centrale di Padova in assoluto... Canton del Gallo. Qualcuno mi potrebbe aiutare? Naturalmente a buon rendere... e parlando di Padova volentieri offro uno Spritz al più volenteroso!!
 

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Un altro bellissimo bianco nero, nitido come quello postato qui sopra da Ricpast, mostra Piazza Garibaldi prima dello sventramento del quartiere medievale di Santa Lucia e la ricostruzione degli anni '30:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10206187861749937&set=gm.1656694014568643&type=3&theater

Qui sotto la situazione attuale, più o meno dalla stessa angolazione, con l'allargamento della piccola stradina (contrada del Falcone) che diventa Via Emanuele Filiberto:

https://www.google.it/maps/@45.4092994,11.8777701,3a,75y,245.89h,100.74t/data=!3m6!1e1!3m4!1sKwresnIoizSsRLjKYUsEXg!2e0!7i13312!8i6656
 

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Non è un pezzo di Padova sparito, ma in questa foto è inquadrato uno degli approdi più suggestivi a Piazza del Santo, con la classica inquadratura laterale dell'urbanistica medievale :


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Una bellissima foto del Prato della Valle dall'alto del campanile di Santa Giustina, e un'altra immagine della piazza prima dell'apertura di Via Belludi:


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Le foto sono tratte dalla pagina Facebook "Padova ieri, oggi e domani".
 

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Trusco de Catenazzo
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Interessante il,disegno dei vialetti pedonali della cerchia esterna di erba dell'isola memmia
 

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Interessante il,disegno dei vialetti pedonali della cerchia esterna di erba dell'isola memmia
Li ricordo benissimo, esistevano fino al rifacimento completo del manto erboso e dell'alberatura dell'Isola Memmia della prima metà degli anni '90.
 

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Trusco de Catenazzo
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Piazzetta Colonna a Padova e la storia del brigante Francesco Santuliana

Avete mai notato che, sul finire di via Altinate sulla sinistra si apre una piazzetta? Non è facile notare piazzetta Colonna, così si chiama, per chi non ci vive, pur passandoci spesso davanti, perchè quella piazzetta sembra assolutamente fuori contesto. Non è posta a un incrocio di strade, non ha monumenti di rilievo, non ha esercizi storici o strategici che vi si affacciano, non ha sottoportici... solo un'edicola trova spazio in quella che, più che una piazza, è uno slargo sulla via, e che non sembra avere nessuna ragion d'essere. Una giustificazione per la sua esistenza, però, c'è eccome... ed è anche molto affascinante.

Nella seconda metà del Seicento viveva a Padova un certo Francesco Santuliana, un famigerato capobrigante che assieme alla sua banda si dedicava ad ogni specie di angherie, soprusi e ruberie, preferendo fra ogni atto criminale l'assaltare e depredare le chiatte che transitavano sui fiumi del territorio padovano. Se si considera che Padova era uno snodo fluviale importantissimo in un territorio, la Repubblica Serenissima, in cui la rete di trasporto via fiume era l'infrastruttura più usata ed essenziale non solo per la vita economica, ma anche per quella civile e per interessi militari. Santuliana, dunque, non era solo un ladro per la gente della sua epoca, ma anche l'equivalente di quel che noi oggi potremmo chiamare un terrorista.

Si dà il caso, però, che egli fosse anche una Primula Rossa ante litteram: per quanto la forza pubblica si sforzasse, per quanto il podestà di Padova avesse messo sulla sua testa una taglia faraonica, non c'era modo di acchiappare lo sfuggente bandito, che anzi continuava a imperversare in lungo e in largo per la provincia. Nel 1666, però, Santuliana vide il cerchio stringersi attorno a sé e decise che era meglio tagliare la corda che rischiare la forca, scappò e di lui non si seppe più nulla...per lo meno a Padova e sotto quel nome. L'amministrazione pubblica di Padova, però, per non rischiare che tornasse e per scoraggiare futuri aspiranti banditi, fece demolire la sua casa, e fece erigere al suo posto una colonna, ora sparita, che spiegava l'infamia del bandito, e ricordava che era vietato per sempre di edificare in quel punto della città. Fu così che Padova ebbe la sua piazza Colonna.
 

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Un fantastico bianco e nero di Giorgio Grasselli, pubblicato nella pagina Facebook "La Vecchia Padova", ritrae una Piazza Cavour del 1960 piena di insegne luminose:


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