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PER LUNEZIA!!! :-)
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All'ex Coni inaugurato 'Swim Planet'

:toilet:

articolo da parmanews
foto da repubblica.parma

All'ex Coni inaugurato 'Swim Planet'

Vasche con struttura copri-scopri e solarium, area fitness e sale corsi, zona benessere con termario, idromassaggio, saune e cabine beauty. Questo in sintesi è il nuovo centro polisportivo comunale Swim Planet, struttura che sorge in Viale Rustici dove un tempo c’era la piscina del Coni. Nato grazie ad un accordo tra l’associazione temporanea d’impresa Salus per Aquam e Comune di Parma, il nuovo Club è un project financing costato 5,5 milioni di euro e non ha comportato investimenti da parte del Comune di Parma. La convenzione stipulata tra le parti ha durata trentennale, ha previsto la ristrutturazione e la gestione del Club da parte del gruppo Swim Planet Holding SpA, e prevede inoltre che il complesso ritornerà al Comune di Parma. Con 3.000 metri quadrati disposi su due piani, il centro comunale polisportivo Swim Planet è in grado di offrire un servizio a 360°, integrando piscine, palestre, terme, beauty farm e ristorante wellness food, per un “benessere italiano” a tutto tondo.

Il settore acqua, vera specialità del gruppo Swim Planet e uno degli elementi predominanti del centro di Parma, è composto da vasca semi olimpionica da 25 metri con struttura copri-scopri per nuotare liberamente in estate e in inverno, vasca didattica per acquagym, acquafitness, hydrofitness e corsi di nuoto per i più piccini.

La zona fitness è composta da 300 metri quadrati attrezzati con i macchinari Technogym più all’avanguardia e una sala da 80 metri quadrati per corsi di gruppo e aree dedicate per personal training. La struttura dispone di ambienti, attrezzature e servizi per poter offrire a tutti i soci la possibilità di fare attività fisica di alto livello, seguiti da personale esperto e con un’esperienza trentennale nel settore.

L’area benessere di 350 metri quadrati di superficie è il cuore del Club Swim Planet di Parma: termario, vasca idro-aeromassaggio con oltre 30 postazioni, vasche di acqua salata per il benessere globale della persona con musicoterapia e cromoterapia, hammam, bagni turchi thalasso, bagni turchi classici, saune finlandesi, bio-saune, frigidarium, ampie sale relax a tema con musicoterapia e cromoterapia e percorsi kneipp.

Il Club Swim Planet è dotato inoltre di una zona beauty riservata ai trattamenti estetici, accessibile anche dall’esterno del Centro. Questa zona, abbinata a quella benessere, offre il meglio dei trattamenti estetici quotidiani e dei trattamenti di bellezza più innovativi. Pensata per chi desidera trascorrere il proprio tempo all’insegna della bellezza, del comfort e della tranquillità, in questa zona sarà possibile essere costantemente seguiti da una Beauty Specialist in grado di suggerire l’integrazione migliore per raggiungere i risultati desiderati.

Il centro avrà infine un’area bar ristorante Wellness Food di 400 metri quadrati per offrire cibi leggeri, salutari ed in linea con la filosofia del Benessere Italiano di Swim Planet. Il servizio ‘food’ rispetterà gli orari del centro ma sarà aperto anche oltre l’orario di chiusura e potrà ospitare visitatori non tesserati, che usufruiranno di apposito ingresso separato.

“Salutiamo con piacere la riapertura di quella che è stata una storica piscina della nostra città - dichiara il Sindaco di Parma Pietro Vignali - con l’auspicio che possa davvero diventare un centro importante per gli appassionati di sport acquatici ma anche per l’aggregazione sociale dei cittadini. Come Amministrazione Comunale continua l’impegno alla riqualificazione delle strutture della città destinate allo sport e alla socialità”.

“Con l’odierna apertura del Centro di Parma il nostro gruppo aggiunge un tassello fondamentale per la propria crescita a livello nazionale - spiega il Presidente di Swim Planet Holding SpA, Prof. Cosimo Cacciapaglia -. I Club Swim Planet sono infatti presenti in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna ed in quest’ultima regione il centro di Casalmaggiore è già attivo dallo scorso anno. Vorrei sottolineare che la crescita nel territorio e nella città di Parma continuerà in un futuro prossimo con l’apertura di Parma Campus ed il format del Benessere Italiano”.





 

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BANANED
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LA COSTOSA EUTANASIA DI UNA METROPOLITANA INSENSATA

La metro di Parma non si farà. Dopo anni di lavoro, il Cipe ha ritirato il finanziamento a un'opera priva di senso. Tutto bene dunque? Non proprio perché nel frattempo sono stati già spesi molti soldi pubblici per progettazione, personale, acquisto o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie. Altri ancora ne serviranno per l'indennizzo dell'impresa che aveva vinto l'appalto. La morale è che le amministrazioni pubbliche che gettano al vento denaro pubblico non vengono punite. Anzi, a Parma arriverà quel che resta del finanziamento statale.

La metro di Parma non si farà. Dopo anni di lavoro, il Cipe ha ritirato il finanziamento a un’opera priva di senso, e un decreto dal linguaggio mediamente oscuro ci ha messo sopra una pietra tombale. (1) Il tutto, dopo che sono stati spesi parecchi milioni di denaro pubblico – per nulla.
Non essendo una storia solo parmigiana, è giusto raccontarla e usarla per qualche riflessione.

UN PROGETTO SENZA CAPO NÉ CODA

Nel maggio del 2005 il Cipe, su spinta dell’allora ministro alle Infrastrutture Lunardi, di origini parmigiane, aveva deliberato un finanziamento di 210 milioni a fondo perduto per la metropolitana di Parma, ridente città che notoriamente si gira con ben altri mezzi. Il comune (giunta di centrodestra) aveva spinto molto per avere questi soldi, impegnandosi a metterci il resto (96 milioni, dati i preventivi di allora). La Regione (retta dal centrosinistra) ci aveva messo il timbro. Si era costituita la società Metro Parma, con amministratori e dipendenti. Erano stati fatti (e rifatti) i progetti. Si era finanche fatto l’appalto, vinto da una cordata bipartisan: l’associazione temporanea di imprese (Ati) Pizzarotti-CoopSette-Ccc.
Nel frattempo, una serie di persone aveva detto che il progetto non aveva senso, non solo perché non serviva, ma anche perché (proprio in quanto semi-inutile) non avrebbe avuto abbastanza passeggeri da coprire i costi di esercizio, figuriamoci quelli di costruzione. In una serie di incontri pubblici (a cui ha partecipato anche uno degli scriventi) si era denunciato quello che si profilava come un colossale spreco di denaro pubblico, oltre che una “pillola avvelenata”, destinata a gravare sul bilancio comunale per decenni. Ne scrivemmo anche su lavoce.info. Nulla da fare.
Poi, alle elezioni del maggio-giugno 2007 il sindaco Ubaldi, dopo due mandati, ha ceduto il testimone a un suo braccio destro, l’attuale sindaco Vignali, eletto con un programma incentrato sulla metro; d’altronde, il suo antagonista era l’assessore regionale Peri, il quale aveva controfirmato il progetto: evidentemente, le pillole avvelenate esercitano un’attrazione bipartisan. Nel frattempo, il costo era salito a 318 milioni, cui andavano sommati 15 milioni l’anno per la gestione del metrò, e le risorse statali erano scese a 172 milioni: non veniva cioè finanziato l’acquisto del materiale rotabile (37 milioni) che doveva accollarsi il comune. Il nuovo sindaco ha cercato (non sappiamo con quanta convinzione) i finanziamenti aggiuntivi per andare avanti, senza però trovarli. Risultato: non se ne fa nulla. Tutto bene quello che finisce bene, dunque? Purtroppo no.

ANCHE NON FARE HA UN COSTO (MA, TANTO, LO PAGHIAMO NOI…)

Uno dei principi fondamentali dell’economia come “triste scienza” è che non esistono pasti gratuiti: tutto ha un costo. E i costi di questa operazione (conclusasi con un assoluto “nulla”) sono effettivamente elevati.
La società Metro Parma ha operato per alcuni anni per mettere insieme il progetto. La progettazione è stata rivista diverse volte, per soddisfare i rilievi tecnici avanzati dal Cipe e per risolvere l’interferenza con le Ferrovie dello Stato. In tutto questo, dai bilanci di Metro Parma, che il comune si guarda bene dal rendere pubblici, risultano costi complessivi di circa 12 milioni (costi di progettazione e stipendi di chi ha diretto questa impresa). L’Ati, e in particolare la sua componente più vocale, la Pizzarotti, dichiara che (tra Metro Parma e questa impresa) in realtà i costi già sostenuti ammonterebbero a circa 26 milioni, tra progettazione, assunzione di personale, acquisto e/o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie e altro. A questo andrà poi aggiunto l’indennizzo che chi si è aggiudicato l’appalto intende chiedere, e a cui ai sensi di legge ha diritto, anche se in misura da determinare. Vedremo quanto sarà, ma applicando parametri normali si potrebbe giungere ad altri 30 milioni.
Chi paga? Il decreto, al comma 7, sancisce che “l’indennizzo è corrisposto a valere sulla quota parte del finanziamento non ancora erogata”. Apparentemente, dunque, con soldi dello Stato. Comunque, che i fondi siano statali o locali poco cambia. Sono soldi pubblici. Dei quali nessuno, a quanto pare, sarà chiamato a sostenere responsabilità politiche e meno ancora finanziarie; paga Pantalone, cioè – in ultima analisi – i cittadini italiani. D’altronde, anche se oggi il Pd di Parma canta vittoria, le responsabilità politiche sono piuttosto diffuse tra comune e Regione.

LEZIONI DA TRARRE

La principale lezione è una amara conferma. In questo paese non è che le responsabilità politiche siano un optional: non esistono proprio. Se provate a parlarne vi guardano in modo strano. E proprio coloro che invocano soavemente la “sovranità” della politica nei processi decisionali si adontano se osate chiedere valutazioni accurate dei costi e dei benefici delle opere pubbliche da effettuare prima che la politica scelga. Ma dove è finita la regola secondo cui la “sovranità” si deve sempre accompagnare alla “responsabilità” (politica)? Decine di milioni buttati per non fare nulla. Ma non esiste una cosa che si chiama “danno erariale”? E non esiste da qualche parte una Corte dei conti?
Le amministrazioni pubbliche che gettano al vento denaro pubblico non vengono punite. Anzi: quel che resta del finanziamento statale, dopo le varie deduzioni per indennizzo, può essere devoluto integralmente, dice il decreto al comma 8, – su richiesta del comune di Parma – ad “altri investimenti pubblici”. Una manciata di milioni a quella amministrazione resta comunque garantita. Secondo quale logica? Per quali priorità nazionali, visto che di fondi nazionali si tratta? Non è dato sapere. Sembra proprio che, in un modo o nell’altro, quei soldi a Parma dovevano finire. Chissà, forse servono a garantire l’equilibrio geopolitico nel nascente federalismo zoppo…


http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001662.html
 

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Parma investe sull'auto elettrica

Con il progetto Zero Emission City la città emiliana stanzierà 9 milioni di euro per acquistare 1.000 veicoli elettrici e realizzare 300 colonnine di ricarica entro il 2015. Già diverse le case automobilistiche interessate.

Le auto elettriche saranno anche utilizzate per il servizio di car sharing.


Obiettivo emissioni zero. La città di Parma punta alla sostenibilità e lancia il progetto Zero Emission City con l’obiettivo di ridurre le proprie emissioni di gas serra. Per farlo la città emiliana ha scelto di partire dalla mobilità, con un massiccio investimento sulle auto elettriche. Ne saranno messe in circolazione 100 nel 2011 e 1.000 entro il 2015. Entro lo stesso periodo saranno installate in città 300 colonnine di ricarica. Il tutto per un investimento di 1,9 milioni di euro nel primo anno e 9 milioni complessivi. I dettagli del meccanismo di gestione sono ancora da definire, ma sembra che sarà Infomobility, società partecipata del Comune di Parma specializzata in consulenze e servizi per la gestione della mobilità urbana, ad acquistare le vetture.

Molte le case automobilistiche interessate, tra cui Chevrolet, Citroen, Mitsubishi, Nissan, Opel, Peugeot, Pininfarina, Renault, Toyota e Ducati. Di queste, otto hanno firmato una lettera di intenti rivolta al Comune di Parma dichiarando la propria disponibilità a mettere a disposizione i veicoli. «Le modalità contrattuali sono ancora da definire – commenta Carlo Iacovini, responsabile del progetto e segretario di Euromobility, associazione mobility manager – ma è incoraggiante che le case automobilistiche abbiano dato la propria adesione».

Le auto saranno in parte date in dotazione al Comune per la gestione dei servizi pubblici, in parte saranno utilizzate all’interno del già esistente servizio di car sharing di Parma. La novità è che il Comune stesso darà un incentivo ai cittadini che vorranno iscriversi al car sharing elettrico. Il costo all’utente tuttavia, nonostante l’incentivo comunale, resta alto: secondo le previsioni infatti dovrebbe aggirarsi intorno ai 400 euro al mese. «Ma va detto che il parcheggio in città è gratuito – spiega ancora Iacovini – si ha libero accesso nelle Ztl e si possono utilizzare le corsie preferenziali. Inoltre non si paga il bollo e assicurazione e ricariche sono incluse nell’abbonamento e quindi si elimina anche il costo del carburante. Se si considera che si azzerano tutte queste spese, il vantaggio c’è».

Il car sharing sarà organizzato in modo da coprire diverse zone della città e le 300 colonnine di ricarica saranno liberamente accessibili agli utenti registrati. Inoltre l’elettricità per la ricarica sarà prodotta da fonti rinnovabili: «Iren, la multiutility che gestisce il servizio elettrico a Parma – riprende Carlo Iacovini – sta studiando la soluzione migliore per alimentare le colonnine. La fonte a monte sarà il fotovoltaico che già produce parte dell’energia distribuita da Iren e su cui l’azienda farà ulteriori investimenti per coprire i nuovi consumi energetici legati alle auto elettriche».
Si tratterà però di energia presa dalla rete e non di elettricità prodotta in loco con pannelli dedicati. Limiti di un progetto che ha comunque il pregio di dare una spinta al mercato dell’elettrico italiano che, nel 2010 ha registrato appena 103 veicoli venduti, pari allo 0,01% del mercato automobilistico, contro un potenziale stimato del 2-5% (stime dei concessionari secondo i dati di una ricerca di InterAutoNews).

«Mi auguro che la rivoluzione dell’auto elettrica parta da Parma – ha commentato il sindaco Pietro Vigliani nel corso della presentazione di ZeroEmission City – In Europa sono state fatte scelte che vanno verso la promozione dell’elettrico. Sono scelte importanti per iniziare a coniugare il diritto alla mobilità con il diritto alla salute. Parma si vuole muovere in questa direzione».

E tuttavia le iniziative isolate di poche virtuose città, se pure meritevoli, non bastano a diffondere un modello alternativo di mobilità: quello che manca, a livello sia italiano che europeo sono infrastrutture standardizzate che consentano la circolazione dei veicoli elettrici anche al di fuori dei centri urbani. Lo ha sottolineato il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, intervenendo alla presentazione dell’iniziativa: «L'idea è di poter dare anche degli standard omogenei per quanto riguarda le prese elettriche entro la fine dell'anno. Ho già dato mandato ai responsabili di presentare proposte per compiere passi in avanti soprattutto per facilitare chi vuole usare l'auto elettrica abbattendo le frontiere». Tajani ha comunque sottolineato l’importanza del progetto di Parma e ha avanzato la proposta di inserire la città nel progetto Smart Cities che coinvolge diversi centri europei nell’elaborazione di modelli innovativi di pianificazione e organizzazione urbana.

Maurita Cardone

4 febbraio 2011

http://qualenergia.it/view.php?id=1782&contenuto=Articolo
 

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langhe
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vengo a fare un giro Domenica :)
 

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Sarà anche bella ma il comune rischia la bancarotta...

Terremoto in Comune

Si dimettono i revisori dei conti

I tre professionisti hanno lasciato l'incarico.

Ecco la lettera. Dissensi sui debiti dell'Amministrazione. Anomalie rilevate anche dalla Corte dei Conti.

Il Pd: ora il sindaco se ne vada. Assessore Broglia: siamo stupiti

di FRANCESCO NANI e MARIA CHIARA PERRI


Clamorosa decisione del Collegio dei revisori dei conti del Comune di Parma. I professionisti chiamati a validare sotto il profilo economico le delibere della Giunta comunale hanno rassegnato le dimissioni irrevocabili dall'incarico in una lettera inviata al primo cittadino Pietro Vignali l'11 febbraio.
DIMISSIONI Leggi la lettera dei revisori
LEGGI I motivi della rottura

La decisione è maturata alla luce delle insufficienti informazioni fornite dall'Amministrazione comunale in merito al finanziamento alle società partecipate del Comune e alle variazioni apportate al bilancio di previsione dell'ente.

Scarse e parziali le notizie e le garanzie date da sindaco e assessori in merito alla sostenibilità delle operazioni proposte. Da qui il passo indietro dei revisori Roberto Di Cioccio (presidente), Angelo Anedda e Antonio Cavazzini in chiaro dissenso con la Giunta sulla situazione debitoria.

In particolare la scelta dei commercialisti si è concretizzata di fronte alla proposta di cedere i proventi delle azioni dell'utility Iren alla maxi holdig comunale Stt per coprirne il debito accumulato e rafforzarne così il patrimonio. Non solo, la Corte dei Conti di Bologna ha convocato il Comune per gravi irregolarità nella stesura del bilancio comunale 2010.
CORTE DEI CONTI Tutte le anomalie / Sanzioni in vista per il Comune

"Siamo al distrasto finanziario, la Giunta si fermi e adotti un gesto di responsabilità", afferma il capogruppo del Pd Giorgio Pagliari.

La notizia delle dimissioni in blocco è stata data dai democratici nel corso di una conferenza stampa (LEGGI Le loro dichiarazioni). Il gruppo di opposizione ha chiesto le dimissioni del sindaco Pietro Vignali e dell'intera Giunta formata dalla coalizione Pdl-Udc e Parma Civica. Si tratta dell'ultimo capitolo di una battaglia politica sullo stato dei conti del Comune che va avanti da mesi, con le prime polemiche riportare da parma.repubblica già nel novembre 2008

LEGGI.(http://parma.repubblica.it/dettagli...no-false-vendite/1549535?edizione=EdRegionale)

L'indebitamento del municipio, tenuto conto delle varie società partecipate su cui, secondo le accuse dell'opposizione, la Giunta scarica debiti fuori bilancio, sfiora i 500 milioni di euro. L'esame della società di revisione Kpmg che a fine dicembre 2010 aveva interessato 20 delle 33 partecipate del Comune, quelle che raggruppano l'85% circa dell'indebitamento, segnalava al 31 dicembre 2009 un rosso di 320 milioni di euro. Il doppio rispetto al 2008. Mentre le prime proiezioni attestano per il 2011 una cifra compresa tra i 450 e i 500 milioni di euro.

Per quanto riguarda la capofila Stt, era già stata oggetto di polemiche nei mesi scorsi. Andrea Costa, ex presidente della holding e uomo di vertice di Alfa (società che alla prima fa capo), si è dimesso in seguito alla vicenda dei 8,5 milioni che Tep, società del trasporto pubblico di Parma e provincia di cui Costa era stato presidente, aveva investito in Banca Mb senza essere riuscita a ottenere il rientro (a termini dell'investimento scaduti) che di un milione di euro, a causa del commissariamento della banca d'affari milanese.

ASSESSORE BROGLIA: SIAMO STUPITI - Il Comune, preso atto delle dimissioni del collegio dei revisori dei conti, in uno dei prossimi Consigli comunali provvederà a proporre la nomina di un nuovo collegio. Lo rifersisce una noa stampa. Sul merito l'assessore al Bilancio Gianluca Broglia sottolinea che "tutte le informazioni economiche, contabili e finanziarie relative a una normale variazione di bilancio sono state fornite martedì scorso durante la riunione con i tecnici del Comune, durata ben 4 ore e trasmessa in forma integrale e definitiva mercoledì. Diventa così incomprensibile questa presa di posizione da parte del collegio dei revisori. Probabilmente le tensioni con la direzione generale sono il frutto di malintesi sull'utilizzo di strumenti innovativi in materia di finanza pubblica.

"DIMISSIONI INCOMPRENSIBILI "- Altrimenti non si spiegherebbero in alcun modo queste dimissioni, dal momento che negli ultimi mesi c'è stato un incremento delle informazioni fornite al collegio stesso, integrato dalla ricognizione verso le società controllate, richieste proprio dai revisori. Circa la delibera sul rafforzamento patrimoniale delle società partecipate, non era nemmeno previsto il parere del collegio. Nonostante questo, sono state fornite e illustrate integralmente tutte le documentazioni dell'atto. Paiono inoltre strane queste dimissioni perché avvenute nel momento in cui sono stati concordati proprio con i revisori i termini della risposta ai rilievi mossi dalla Corte dei conti.

Risposta che dimostra la correttezza dei conti del Comune e, in particolare, che non è stata portata avanti alcuna elusione del patto di stabilità proprio grazie alla collaborazione tra gli uffici comunali e il collegio"
"Inoltre,-prosegue il comunicato dell'assessore Broglia - la risposta dimostra come l'utilizzo delle plusvalenze patrimoniali risulti corretto in quanto avvenuto così come previsto dalla legge.

"NESSUNA VIOLAZIONE" - Si chiarisce poi che non è avvenuta nessuna violazione dell'articolo 119 della Costituzione e che le lettere di patronage non costituiscono debiti per il Comune, ma solamente impegni per garantire l'equilibrio economico-finanziario delle società partecipate direttamente o indirettamente dal Comune. Resta infine incomprensibile la non reperibilità in queste ultime 48 ore del collegio, che invitiamo comunque a rimanere in carica fino alla nomina di un nuovo collegio (obbligo previsto dal testo unico degli enti locali e dallo statuto comunale), per evitare incomprensibili e dannose interruzioni di pubblico servizio in un momento così delicato come quello vissuto dagli enti locali a livello nazionale".


(12 febbraio 2011) © Riproduzione riservata

http://parma.repubblica.it/cronaca/...e_si_dimettono_i_revisori_dei_conti-12367171/
 

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langhe
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azz, ho dimenticato di ridimensionarle, scusate.
Grazie a Carlo per le foto. Bacio
 

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Not cool
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Grazie Eros! Mi piace, devo vederlo dal vivo.
 

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Parma vede rosso

Buco da 500 milioni

Nuova inchiesta de L'Espresso. Finanze facili, rapporti con gli Emirati, casse vuote. Il Comune a rischio crac. E arriva lo sceicco salva conti...
Parma sotto un mare di debiti.

Seconda puntata de L'Espresso (LA PRIMA INCHIESTA), oggi in edicola, sui debiti della petite capitale. Gianfranco Turano indaga sulla finanza creativa e "facile" che ha portato le casse del Comune a dissanguarsi. Cita la "favola", ma poi non così distante dalla realtà, di Mister Shurooq, cittadino degli Emirati Arabi che "avrebbe acquistato la Spip, baraccone comunale gravato da oltre 90 milioni di euro di debiti....per utilizzare le aree per produrre insaccati e formaggi: simil- prosciutti, simil-salami, simili-parmigiano che non possono fregiarsi del marchio Dop ma che possono legittimamente etichettare made in Parma".

DA L'ESPRESSO PARMA VEDE ROSSO di G.Turano

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/parma-vede-rosso/2146758


Racconta poi delle contestazioni, su questa operazione, avanzate dal manager Stt Massimo Varazzani che, dopo aver posto il veto alla cosa, ha ricevuto dal ex amministratore di Spip Calzolari - in una lettera riservata - un elenco di spechi operati da Spip. Si va da 90 milioni di euro di debiti di cui la metà in scoperto di conto a 7 milioni svaniti in consulenze sino a 23 milioni di denaro pubblico per comprare la società privata Reig. Turano racconta poi dei debiti delle controllate del Comune che, a fine 2009, contavano 335 milioni. E aggiunge: "Le proiezioni per fine 2011 si attestano sui 500 milioni di euro. Siamo ai livelli di Catania, salvata nel 2008 da un assegno di 140 milioni firmato dal governo centrale". Ma Catania è il triplo di Parma. E Varazzani sarebbe stato mandato in città direttamente da Tremonti nel tentativo di far quadrare i conti...

(11 marzo 2011)

http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/03/11/news/parma_vede_rosso_buco_da_500_milioni-13466586/
 

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Parma vede rosso

Buco da 500 milioni

Nuova inchiesta de L'Espresso. Finanze facili, rapporti con gli Emirati, casse vuote. Il Comune a rischio crac. E arriva lo sceicco salva conti...
Parma sotto un mare di debiti.

Seconda puntata de L'Espresso (LA PRIMA INCHIESTA), oggi in edicola, sui debiti della petite capitale. Gianfranco Turano indaga sulla finanza creativa e "facile" che ha portato le casse del Comune a dissanguarsi. Cita la "favola", ma poi non così distante dalla realtà, di Mister Shurooq, cittadino degli Emirati Arabi che "avrebbe acquistato la Spip, baraccone comunale gravato da oltre 90 milioni di euro di debiti....per utilizzare le aree per produrre insaccati e formaggi: simil- prosciutti, simil-salami, simili-parmigiano che non possono fregiarsi del marchio Dop ma che possono legittimamente etichettare made in Parma".

DA L'ESPRESSO PARMA VEDE ROSSO di G.Turano

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/parma-vede-rosso/2146758


Racconta poi delle contestazioni, su questa operazione, avanzate dal manager Stt Massimo Varazzani che, dopo aver posto il veto alla cosa, ha ricevuto dal ex amministratore di Spip Calzolari - in una lettera riservata - un elenco di spechi operati da Spip. Si va da 90 milioni di euro di debiti di cui la metà in scoperto di conto a 7 milioni svaniti in consulenze sino a 23 milioni di denaro pubblico per comprare la società privata Reig. Turano racconta poi dei debiti delle controllate del Comune che, a fine 2009, contavano 335 milioni. E aggiunge: "Le proiezioni per fine 2011 si attestano sui 500 milioni di euro. Siamo ai livelli di Catania, salvata nel 2008 da un assegno di 140 milioni firmato dal governo centrale". Ma Catania è il triplo di Parma. E Varazzani sarebbe stato mandato in città direttamente da Tremonti nel tentativo di far quadrare i conti...

(11 marzo 2011)

http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/03/11/news/parma_vede_rosso_buco_da_500_milioni-13466586/

l'ennesima figura di cioccolata da Parma
 

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in una puntata di una serie televisiva che dovrebbe essere girata a Parma c' era un autobus 62 scritta: ''via Ravenna - Pzza Bologna'', forse qualcuno di Parma mi puo' dire se c' e' davvero una linea cosi in citta'? Perche' a Roma c'e'!
 

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ain't one
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Stazione, Wcc e palasport: le grandi opere che Vignali non riuscirà più a fare Con i tagli approvati in giunta dieci giorni fa, l'amministrazione comunale di Parma sarà costretta a cancellare parecchi faraonici progetti urbanisti. A Vignali rimarranno soltanto l'Efsa e il ponte Nord, una cattedrale nel deserto che ricorda il ponte sullo stretto di Messina

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...opere-che-vignali-non-riuscira-a-fare/157124/
 

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Not cool
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Disastroso lasciare incompiuti i lavori alla stazione, le cui conseguenze saranno ben più significative di quanto sarebbero state a non costruire il Ponte Nord, opera di cui non penso si sentisse la necessità.
 

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Not cool
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Riqualificazioni varie in centro e dintorni

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