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^^ effettivamente..è praticamente all'interno dell'area metropolitana di Milano... In ER l'unica città che possiede veramente un'AM è Bologna, con quasi un milione di abitanti. L'area di Modena avrebbe dinamiche simili, ma per me è più una provincia bipolare con la zona terziaria e dei servizi legata a Modena e la zona industriale a cui a capo c'è Sassuolo.
 

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Povera Piacenza... Nessuno ne parla ed ecco che il thread relativo alla sua "area metropolitana" si trova a fine pagina. Beh, in questi giorni c'è stata una polemica tra Sgarbi (si, quello de "la pupa e il secchione") e il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi. Eccovi l'articolo apparso su Il Giornale del 6 novembre 2006:

Oltraggio a Piacenza
Vittorio Sgarbi

L'emergenza è grave. Ben oltre le mie preoccupazioni e il mio sospetto.
Ormai da più di un anno ho deciso di non mettere più piede in una città che
amo per la sua straordinaria e rara bellezza, quale è Piacenza. I monumenti,
le chiese, una grande raccolta d'arte, forse la più importante per
l'Ottocento italiano, la Galleria Ricci Oddi, i grandi palazzi, come
raramente accade, ancora dotati dei loro arredi, o ripristinati dopo
sapienti restauri, i castelli nella campagna circostante, fra i quali spicca
il bellissimo castello di Rivalta, la piazza principale dominata dai due
monumenti equestri ai Farnese di Francesco Mochi, capolavori del barocco, il
collegio Alberoni, impreziosito da un Ecce homo di Antonello da Messina,
rendono Piacenza una città rara e di intatta, misteriosa bellezza (bellezza
intatta? Piacenza? A Sga'.. che te sei fumato?
). Intatta fino a pochi anni
fa, quando io la frequentavo con assiduità nel periodo
dell'esercizio di Valeria del Giardino dei melograni, una meravigliosa
locanda con quattro stanze e una cucina luminosa nella notte. Poi è finita
l'epoca di Valeria e la città ha perso per il pellegrino un punto di
riferimento sicuro.

E alla cosa pubblica, all'amministrazione comunale, è arrivato un sindaco,
che non soltanto ha precluso alla città ogni spazio culturale (???) e
sospeso ogni iniziativa che desse occasioni per tornare a vedere mostre e
spettacoli (quando non fossero l'indecente concerto - per insufficiente
qualità musicale - in occasione del decennale di Al Jazeera), ma ha deciso
di manomettere gravemente e programmaticamente monumenti e luoghi insigni.

Ha iniziato con Villa Serena, la più bella architettura del Settecento a
Piacenza, salvata negli anni da abusivismi e da costruzioni indecorose nel
suo ambito di rispetto. L'infame progetto, osteggiato da Italia Nostra e dal
Fai, denunciato al ministro Buttiglione, era quello, poi realizzato, di far
passare una Bretella di tangenziale davanti alla Villa. Vane sono state le
proteste, non soltanto mie, ma anche di personalità come Giulia Maria Crespi
e Anna Maria Matteucci, la studiosa che ha dedicato una intera vita
all'architettura del Settecento emiliano. Tutto inutile: il sindaco voleva
compiere fino in fondo la sua impresa scellerata.

Così, perduta la battaglia, ho deciso di rinunciare ai piaceri di Piacenza,
e alla frequentazione dei tanti amici che la abitano, fino a che non se ne
fosse andato il primo (per così dire) cittadino.
Ma qualche notte fa, attratto dai quadri di Rocco Normanno, ultimo
caravaggesco in vesti contemporanee, esposti alla Casa dell'Arte al Teatro,
mi sono spinto nel centro dell'amata città. Qui, l'amico Caprara mi ha
tentato non solo a fare un sopralluogo alla mostruosa Bretella, ma anche a
una serie di interventi in altri punti toccati dalla «voluttà» del sindaco.

Non potevo credere ai miei occhi davanti a una serie di rotonde che sembrano
concepite per uno scherzo. Ben oltre ogni immaginazione, Piacenza è messa a
ferro e fuoco nella indifferenza di Soprintendenti e nel silenzio forzato di
cittadini umiliati. Sulla Via Emilia, l'antica via Francigena, l'accesso
alla città sembra impedito, con una incredibile interruzione del percorso
dello sguardo verso il Centro, da una specie di scultura, una vera e propria
barriera di acciaio a due ante, totalmente inespressiva e sorda (non è
ancora finita Sgà).

Difficile intenderne il significato e la ragione, se non quelli di
nascondere la città, sporcarla. Poco lontano un buco foderato di cemento
annuncia una fontana del tutto inutile, giusto per buttare soldi pubblici,
giustificando l'aumento delle tasse. Ma l'orrore non è finito. In un'altra
rotonda, in direzione di Gossolengo, sopra una collinetta artificiale, è
posto in posizione dominante un aratro verniciato di bianco. Gli
automobilisti lo osservano sconcertati.

Nel punto di confluenza tra Via XXI Aprile e Via Campagna, vi è un altro
monumento all'insensatezza; dentro alla solita rotonda quattro massi di
formato diverso, affondati nella pozzanghera di una fontana con cattiva
circolazione di acqua sporca, rappresentano un bombardamento delle mura,
allegoria delle intenzioni del sindaco. Jack, che è con me, osserva
sconsolato, non trovando giustificazioni, e esclama: «È una cosa che fa pena
solo a guardarla».

La situazione, in realtà, è molto grave. Piacenza è abbandonata, ed è nelle
mani di un sindaco delirante, come una bambina indifesa nelle mani di
Barbablù. L'omertà non può continuare, e mi chiedo perché non reagiscano,
pretendendo una verifica dal ministro Rutelli, persone avvedute e
consapevoli come Pierluigi Bersani (che però già fu complice della mostruosa
Bretella), Ferdinando Arisi, illustre storico dell'Arte e già direttore dei
Musei cittadini, Giacomo Vaciago, Donatella Ronconi, proprietaria del
giornale La Libertà, il pittore Armodio, e anche persone sensibili all'arte
e antagoniste al potere burocratico, come Corrado Sforza Fogliani e Orazio
Zanardi Landi. E Armani? Non posso credere che essi abbiano accettato senza
reagire lo scandaloso monumento sulla Via Emilia. Ed è vero che non c'è più
la tutela del Soprintendente Elio Garzillo, ma non possono tacere
Soprintendenti come Luciano Serchia e Maddalena Ragni. Ci sono limiti oltre
i quali non è consentito andare; e ciò che viene fatto a Piacenza non è
neppure frutto della speculazione, che potrebbe farne capire l'orrore, ma di
un desiderio di distruzione, di diffusione del brutto senza apparente
giustificazione.

È un vero e proprio regime, che mortifica la città di Piacenza, contando sul
silenzio e sulla discrezione dei cittadini e degli organi di informazione.
Le opere pubbliche sembrano concepite da malati di mente e il sindaco è il
compiaciuto direttore di un manicomio. Mi si dirà: «Ma i manicomi non ci son
più!». È vero, ma i matti ci sono ancora e sono in libertà. La Libertà
reagirà?

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=131616
 

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Il sindaco: «La città non vuole questo pregiudicato»

«Piacenza non vuole il pregiudicato Sgarbi».
Così un furibondo sindaco Roberto Reggi risponde a Vittorio Sgarbi che ieri mattina sulla prima pagina del "Giornale" lo ha attaccato duramente (con un intervento che pubblichiamo integralmente in questa stessa pagina) definendolo «un sindaco, che non soltanto ha precluso alla città ogni spazio culturale e sospeso ogni iniziativa che desse occasioni per tornare a vedere mostre e spettacoli (quando non fossero l'indecente concerto - per insufficiente qualità musicale - in occasione del decennale di Al Jazira), ma ha deciso di manomettere gravemente e programmaticamente monumenti e luoghi insigni».

I CAVALLI DI BATTAGLIA - La "filippica" di Sgarbi sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha riproposto tutti i "cavalli di battaglia" già messi in campo dal critico d'arte contro il primo cittadino di Piacenza, anche in occasioni pubbliche, a cominciare da Villa Serena.
Ma si è estesa in questo caso anche alle rotonde e fontane posate attorno alla città, che l'ex-sottosegretario ai Beni Culturali spiega di aver visionato durante un suo recente "blitz notturno" nella nostra città per ammirare - in orari non proprio canonici, se non per lui - una mostra d'arte.

LA REPLICA - «Sgarbi questa mattina è entrato di "prepotenza" nella mia giornata che era per la verità già abbastanza "incasinata" - ha replicato un adiratissimo Reggi nella conferenza stampa convocata urgentemente e nel corso della quale non ha quasi mai chiamato il suo interlocutore per nome, scegliendo di definirlo "il pregiudicato" - avrei preferito farne a meno, ma mi sento di dover salvaguardare l'immagine della città, prima che la mia immagine personale».
Proprio a causa delle decisioni prese in questi anni da Reggi nel settore culturale ma anche dell'arredo urbano, il critico d'arte - oggi assessore alla Cultura a Milano - sostiene nel suo commento di aver deciso «da più di un anno di non mettere più piede in una città che amo per la sua straordinaria e rara bellezza, quale è Piacenza».

PORTA BORGHETTO - E proprio da questa affermazione prende le mosse la replica del sindaco: «Ci fa solo piacere se non torna a Piacenza - ha detto il primo cittadino - spero che non venga neanche la notte come invece è successo recentemente. E come me la pensano anche i piacentini che non hanno dimenticato lo scempio del torrione di Porta Borghetto». Il sindaco si riferisce al contestatissimo intervento urbanistico «di cui Sgarbi fu un grande protagonista come sottosegretario ai Beni Culturali e al quale la città si ribellò; lui - ha aggiunto Reggi - avallò quell'infame progetto e già allora Piacenza gli fece capire chiaramente che non lo voleva più».

LA BRETELLA E VILLA SERENA - Ma - secondo il sindaco - «ancora più evidente fu la reazione della città quando il pregiudicato in questione si oppose in tutti i modi, assieme all'allora ministro Rocco Buttiglione, alla realizzazione di una bretella che, fortunatamente, grazie alla volontà mia e di tanti sindaci della provincia - anche del centrodestra, oltre che di tutte le forze del centrosinistra - abbiamo voluto e realizzato. Una bretella che, oltre a sgravare il traffico cittadino e quindi migliorare sensibilmente la qualità dell'aria di quella zona, ha valorizzato come mai prima la villa che il pregiudicato Sgarbi sostiene di voler tutelare».

LA QUERELA - Per quanto riguarda gli attacchi personali, Reggi ha spiegato che li affronterà nelle sedi appropriate: «Da tempo è già partita una querela, che si arricchisce oggi anche di questo "glorioso" capitolo».

DA SGARBI A MUTI
- «Da quando è arrivato questo sindaco - ha aggiunto Reggi - è sparito Sgarbi con le sue onerose consulenze, che invece c'erano con la precedente amministrazione; forse è questo che lo fa irritare maggiormente. In compenso sono arrivati personaggi della cultura del calibro di Riccardo Muti e questa amministrazione è molto contenta di aver sostituito "il pregiudicato" con Riccardo Muti, così come è molto contenta di aver ospitato il concerto per Al Jazira, che è stato un grande successo dal punto di vista musicale e non è stato certo "di insufficiente qualità", come lo definisce lui; d'altro canto i nostri cittadini lo hanno valutato e premiato con sei minuti di applausi».

LE ROTONDE - Parlando di rotonde e fontane nel suo intervento sul "Giornale" - secondo il sindaco - «Sgarbi dimostra di aver avuto anche delle allucinazioni notturne! L'aratro bianco l'ha visto solo lui - sbotta Reggi - o forse parla di cose che non ha visto; giudica rotonde non ancora realizzate o non ancora finite, dimostrando appieno quello che è».
Il sindaco si dice ironicamente d'accordo con il critico d'arte «quando, nel suo intervento, dice che ci sono i matti: è vero, ci sono, ma non sono piacentini».

IL RIFIUTO - «All'inizio di questo mandato - ha aggiunto il sindaco - Sgarbi propose anche a noi - attraverso un suo portavoce - una consulenza, cioè l'organizzazione di una mostra su Gaspare Landi a Palazzo Gotico. Un'iniziativa che io ritenni troppo onerosa, decisi allora di non proseguire la collaborazione con lui, forse è questa la ragione del suo irrigidimento nei nostri confronti. Questa stessa mostra, peraltro, si è poi fatta a Palazzo Galli grazie all'intervento di altri».

LA MARGHERITA - Secondo il sindaco di Piacenza «fece bene la Margherita a non volere Sgarbi tra le proprie fila. Se lo avesse preso avrebbe perso tanti sostenitori. Ricordo che su questo argomento arrivò da Piacenza un segnale forte e chiaro attraverso un intervento del nostro capogruppo consigliare Giorgio Cisini, un segnale che per fortuna venne ascoltato anche a livello nazionale».

Giorgio Lambri, Libertà del 7/11/2006

http://www.filibertoputzu.it/sgarbireggi_riesplode_la_guerra_sc_4976.htm
 

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Villa Serena













La bretella incriminata



Una delle rotonde contestate (a lavori incompleti)

 

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Le rotonde sono troppe, molte inutili.

Quel che mi spiace del piacentino, ed in genere della pianura padana, e la "capannonizzazione".

Le migliori terre d'Europa sepolte da colate di cemento prefabbricato.
Un crimine, ancor prima che paesaggistico, economico.

In ogni caso Piacenza ha bisogno di credere nelle sue potenzialità turistiche.

Il comune dovrebbe lasciare il Gotico e valorizzarlo come museo, tutelarlo e conservarlo.

Oggi, la notte, è un mezzo pisciatoio.
 

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Ecco una città che ha un bisogno vitale di rilanciare la propria immagine recuperando i fantasmi industriali e potenziando l'offerta culturale.

Per il recupero delle aree dismesse si discute da anni su un piano strategico promosso da università ed enti locali che va sotto il nome di "Piacenza2020". Purtroppo non si trovano dati esaurienti su luoghi, tempi e modalità a riguardo.

Per quanto riguarda il rilancio culturale la collezione Terruzzi per esempio sarebbe una vera manna ma sembra ormai certa una sede romana.
 

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confermo, Piacenza è piuttosto bruttina ed è praticamente una città satellite di Milano.. bella la panoramica cmq
Piacenza bruttina?
Ma non diciamo stronzate per favore.

Piacenza e il piacentino offrono molto, dai borghi architettonicamente interessanti ai paesaggi mozzafiato, passando per itinerari enogastronomici da favola.

Va beh va, passiamo oltre.
 

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Il palazzo di corso Vittorio Emanuele a Piacenza, che per anni ha ospitato la Telecom, passerà a una delle griffe dell'alta moda. Nei giorni scorsi Beni Stabili ha venduto lo storico immobile (in portafoglio Imser 90) al prezzo di 6,2 milioni, a fronte di un valore di mercato di 5,8 milioni




E' il palazzo meno attraente della via. Perfetto per un negozio d'alta moda. Dateje un'intonacata, infarettatelo un po' e son contento. Tanto il Corso me lo passeggio solo a negozi chiusi, di sera: Più godibile senza dover incrociare l'esercito dei cloni mentre s'ubriaca di shopping.
 

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Si vorrebbe aprire un museo dedicato al personaggio in città, ma lui non sembra essere entusiasta dell'idea.
 

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Piacenza bruttina?
Ma non diciamo stronzate per favore.

Piacenza e il piacentino offrono molto, dai borghi architettonicamente interessanti ai paesaggi mozzafiato, passando per itinerari enogastronomici da favola.

Va beh va, passiamo oltre.
Senza nulla togliere a Piacenza, non la si può certo definire un bijou. Parma, Ferrara, Ravenna sono indubbiamente più belle se paragonate a Pc
 
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