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Conoscere il Castello di Lucento, aspettando la variante 221

10-02-2012
Castello di Lucento: un luogo della città conosciuto da pochi. Un peccato, dato che l’edificio, tutelato dalla Sopraintendenza sin dal 1910, è antichissimo.
Già dal 1300 esisteva come avamposto militare, abitato successivamente da famiglie di nobili, nel 1400 comincia a svolgere la funzione di castello ricetto, forse l’unico del torinese, dove si rifugiavano in caso di pericolo gli abitanti delle cascine circostanti. Dal 1534 diventa residenza sabauda. Nel 1706, durante l’assedio francese, è stato uno dei punti di forza della difesa della città.
In tempi più recenti è stato sede dell’Istituto agrario Bonafous, che da metà degli anni ’50 è stato trasferito a Chieri.
Attualmente è di proprietà della fondazione Castello di Lucento. Il Comune ne sta trattando l’acquisizione.
A raccontare questo pezzo di storia sono i rappresentanti del comitato “Salviamo il castello di Lucento” venuti in Comune per chiederne la valorizzazione alla commissione ambiente, presieduta da Marco Grimaldi e alla commissione Urbanistica, presieduta da Domenico Carretta, presente anche l’assessore all’urbanistica Ilda Curti.
Curti ha confermato che il suo assessorato sta lavorando ad una variante urbanistica che dovrebbe interessare l’area degli stabilimenti ex Thyssen Krupp, lungo il corso Regina Margherita, nelle cui adiacenze si trova il castello, l’area Abbadia di Stura, e l’area strada del Drosso. Per le ultime due si pensa ad un ampliamento e valorizzazione delle aree verdi che dovrebbe spostare diritti edificatori da fare atterrare proprio nella zona degli stabilimenti ex Thyssen.
L’ipotesi di variante a cui si lavora, ha spiegato Curti, prevede tuttavia il recupero di aree a verde che dovrebbero ampliare il parco del Castello di Lucento e le sponde della Stura, valorizzandolo e dandogli maggiore visibilità. Esiste anche un’ipotesi di collegamento diretto dell’area con il parco della Pellerina, mediante l’interramento di parte di corso Regina Margherita.
La definizione ultima dei progetti è però ancora lontana, ha spiegato Curti. Tra gli aspetti ancora indefiniti c’è la proprietà delle aree occupate dallo stabilimento di cui il Comune, costituendosi parte civile nel processo Thyssen Krupp, ha chiesto di entrare in possesso a titolo risarcitorio.
Il comitato, pur considerando migliorativa l’ipotesi di variante in studio, non la ritiene sufficiente a valorizzare il castello e le sponde della Stura, che vorrebbe trasformare, assieme a quel tratto di fiume, in parco fluviale. L’intento del comitato è dare al complesso il rilievo e l’accessibilità delle altre residenze sabaude che formavano la cosiddetta corona di delizie realizzata nei secoli per la dinastia piemontese.
La richiesta di un sopralluogo assieme ai consiglieri è stata accolta da Marco Grimaldi che presiedeva l’audizione.

http://www.comune.torino.it/cittagora/article_10491.shtml
 
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