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Un passo verso il nuovo piano strutturale. Dello strumento che dovrà tracciare le linee strategiche per la Prato dei futuri decenni si comincia a conoscere alcune idee cardine. Sono due i temi forti che l’amministrazione comunale ha deciso di mandare avanti nella programmazione: la trasformazione del Macrolotto Zero ed il nuovo assetto della Declassata. La linea guida valida per la città è di ridurre al minimo il consumo del suolo, ma ancora non è ben chiaro quante superfici e volumetrie dovremmo attenderci in più. Va tenuto anche ben presente che le idee per queste due aree della città sono al momento delle ipotesi strategiche da far divenire realtà nei prossimi 5-10 anni. Nel mezzo, infatti, sta l’incognita dell’approvazione in consiglio comunale del piano strutturale nella sua interezza dopo il percorso partecipativo previsto per legge e soprattutto il regolamento urbanistico, che cercherà di passare dai disegni teorici e ideali alla fase attuativa. In definitiva non sarà un percorso facile, perché per usare un’espressione molto cara all’assessore all’Urbanistica Gianni Cenni “il piano strutturale fissa delle linee guida, non è quindi un piano quinquennale staliniano”.
Preso coscienza di questi limiti restano da vedere le potenzialità massime del piano strutturale. Prendiamo il Macrolotto Zero, la zona della città definita dalla giunta con la maggiore emergenza sociale e umana. Qui il progetto coordinato dal progettista Gianfranco Gorelli e dall’ingegnere Riccardo Pecorario, conscio di intervenire nell’area più densa di Prato, vorrebbe tagliare con l’accetta la superficie occupata dagli edifici: l’obiettivo massimo è di passare da 510.500 metriquadrati a soli 263.500. Lo spazio risparmiato diventerebbe un luogo pubblico. Il punto di riferimento è un grande parco lineare, dove il verde verrà interrotto da fasce pavimentate a disposizione di parcheggi, piazze e spazi dedicati allo sport. Il parco prendere forma in una nuova strada urbana, che si snoda dalla tangenziale e raccoglie il traffico di via Galcianese, via Filzi e via Pistoiese. A nord della strada viene immaginato il nuovo margine di San Paolo con edifici in parte residenziali, in parte destinati a negozi e servizi pubblici. A sud, invece, verrà riqualificata l’area tra via Galcianese e la declassata destinandola alle attività produttive.
Per rendere fattibile l’intera operazione la via da seguire sarà quella della perequazione. I proprietari dei capannoni in via Pistoiese abbatteranno i capannoni ed in campio avranno dei diritti edificatori in altre parti della città, oppure potranno ristrutturare una parte di questi immobili facendoli crescere in altezza fino ad un massimo di circa quattro piani. Per la prima volta, quindi, viene instillata in Prato un’idea di espansione urbana per verticale e questo rappresenta il vero segno di discontinuità rispetto al passato. Sì, perché nel Macrolotto Zero rinnovato non verrà meno l’idea di commistione delle funzioni, la tanto sbandierata mixité pensata dall’allora piano regolatore Secchi nel 1996. A cambiare è piuttosto la modulazione: il 57% del totale degli edifici dell’area viene riservato alle funzioni produttive avanzate, ovvero terziario, servizi e artigianato, mentre il 39% spetta alle residenze ed un 4% scarso all’Housing sociale con la formula delle case ad affitto calmierato o ad affitto con diritto di riscatto. L’ostacolo maggiore una volta terminato l’iter della pianificazione urbanistica sarà convincere tutti i numerosissimi proprietari di capannoni ad abbandonare il porto sicuro dell’affitto ben remunerato dagli imprenditori cinesi per tentare nuove scommesse imprenditoriali o l’investimento classico sulla costruzione di nuovi appartamenti. In questa cornice a contare probabilmente di più sarà la generosità del diritto edificatorio da concedere al momento della perequazione.
Nella declassata, invece, a modificare maggiormente il cammino futuro saranno il progetto dell’interramento, dato per certo una volta giunti i finanziamenti dal governo almeno nella zona del Soccorso, e la realizzazione di un ponte che congiunga il museo Pecci con un parco espositivo d’arte contemporanea nell’area oggi occupata dal McDonald’s con parcheggio annesso. Anche in questo caso, le velleità di rinnovamento dovranno confrontarsi con gli interessi privati. Per uscire dall’impasse potrebbe essere proposto lo spostamento del parcheggio, per fare posto non solo al parco artistico, ma anche al nuovo deposito Cap annunciato nei mesi scorsi.

http://www.notiziediprato.it/2010/1...assata-i-punti-cardine-del-piano-strutturale/
 

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Presentato ai cittadini il nuovo piano strutturale: nel prossimo futuro 45000 abitanti in più, demolizione del vecchio ospedale (il nuovo sarà completato in un paio d'anni) e 4 nuove stazioni ferroviarie.


Altre 4 stazioni per la grande Prato
Fermate dei treni anche a Mazzone, La Macine, Macrolotto zero e S. Lucia
di Carlandrea Poli


«Oh, finalmente un piano strutturale degno di questo nome». Non è la sortita dell'uomo della strada, ma di un ingegnere, di Federico Mazzoni dell'Epp - una delle intelligenze sopraffine che gravitano attorno alla giunta Cenni - a condensare la reazione più oggettiva alla mostra del nuovo piano urbanistico affisso da ieri mattina a Urban Center. Passato quasi un anno a gabellare due linee guida - la rigenerazione del Macrolotto Zero e l'interramento della declassata - per l'intero disegno della città, il piano strutturale quello vero, quello completo, è finalmente patrimonio di tutti e l'amministrazione Cenni può dire a pieno titolo di avere una visione globale per il futuro di Prato.

Certo, ancora sulla superficie occupata dal "Misericordia e Dolce" non è stata scacciata l'incognita dei 43 milioni di euro reclamati dall'Asl, sul polo ex Banci lo strumento è la variante al piano Secchi congelata dal sindaco, ma nei rendering sviluppati dagli uffici della pianificazione urbanistica emergono segni di rinnovamento del tessuto produttivo come di quello territoriale. La sfaccettatura più sviluppista è il capitolo trasporti e infrastrutture. Sulla rete ferroviaria la giunta individua una grande potenzialità, inserendo nelle suggestioni la nascita di quattro nuove stazioni: Mazzone, Le Macine, Macrolotto Zero e Santa Lucia.

La direzione di marcia del convoglio del sindaco, comunque, porta in direzione Firenze via tram-treno. Per Cenni sarebbe il progetto più auspicabile, ma incontra l'ostilità della Regione: «Sarebbe pronta in due anni se ci fosse la volontà politica. Ne ho parlato con l'amministratore di Fs e con il ministro Matteoli, ma il bandolo della matassa è la giunta Rossi» spiega Cenni. La nuova linfa nella stagione dei trasporti immagina anche uno speciale collegamento su rotaia per il nuovo ospedale e andrebbe ad integrarsi con la terza corsia dell'A11, contestuale alla nascita del terzo casello e la bretella Prato-Signa. Per gli altri rinforzi bisognerà aspettare il piano urbano della mobilità, scaduto da più di un anno.

Ma è chiaro che Cenni nutre l'aspettativa di un'espansione della città, con 45.000 abitanti in più e 18.000 nuovi alloggi, curandosi però di ridare il giusto respiro al cuore pulsante: il centro. Lo snodo resta il vecchio ospedale: la trasformazione in un parco immaginata dai progettisti sarebbe il punto di partenza per la demolizione degli edifici recenti costruiti alle porte della città antica per liberare le mura e recuperare appezzamenti di verde ben visibili, se necessario spostando i posti auto in parcheggi scambiatori fuori dal centro storico.

L'ambizione sviluppista ma ecosostenibile della giunta Cenni spunta anche nel futuro distretto verde, nel recupero dei Bastioni e soprattutto nel parco della piana che per la prima volta si vede riempito di funzioni vitali: dalla fattoria didattica fino ai servizi ippici, inserendo nel mezzo forme all'avanguardia di coltivazioni e allevamento. Snocciolate le suggestioni, Cenni affronterà le forche caudine, non della partecipazione dei cittadini, ma della Regione.

E sembra voler offrire in partenza all'assessore regionale Marson un volto tutt'altro che remissivo: «A distanza di mesi faccio fatica a comprendere l'entrata a gamba tesa del Pit. Il nostro lavoro fino ad allora era stato applaudito dagli uffici competenti. Al tavolo porterò subito la questione ex Banci insieme a Gonfienti e all'Interporto perché a Firenze si deve cominciare a capire che dobbiamo avere in tutti e tre i casi un interesse di area vasta».

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2011/09/25/news/altre-4-stazioni-per-la-grande-prato-5019546
 

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Una città con ambizioni importanti, non ultima la previsione dei 45.000 abitanti in più... Mi piacerebbe sapere dove intendono sistemarli, mi auguro che non si continui a costruire in campagna come sta avvenendo tuttora, e che venga abolito quell'anacronistico vincolo dei 6 piani fuori terra per le abitazioni civili, cosa che non ho mai visto in nessun'altra parte del mondo, comprensibile (forse) in una città come Lucca ma non a Prato, che conta ormai quasi 200.000 abitanti (se non di più, clandestini compresi). Ricordo a chi non ci è mai stato che Prato è il classico esempio di città diffusa, in cui ci si sposta prevalentemente in auto nonostante l'esperimento in fase di regresso della LAM (cosa che sono costretto a fare anch'io, strenuo propugnatore dell'uso del mezzo pubblico); purtroppo strade come queste non sono l'eccezione ma piuttosto costituiscono la regola.





Invertire la rotta era doveroso, e questa giunta pare muoversi in tal senso. Speriamo bene.
 

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e che venga abolito quell'anacronistico vincolo dei 6 piani fuori terra per le abitazioni civili
Io non sapevo neanche che esistesse un tale vincolo... in effetti a Prato, (la terza città più grande del centro Italia, ricordiamolo) non ho mai visto un edificio superiore ai sei piani; speriamo che la nuova torre di Pratilia porti ad una svolta in questo senso.
 
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