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S.P.Q.R.
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Visto che tra qualche mese aprirà al pubblico, mi sembra doveroso aprire un thread su questa nuova, fantastica scoperta. :)

http://www.repubblica.it/2006/12/se...-quattro-coronati/santi-quattro-coronati.html

Una meravigliosa scoperta
Dopo dieci anni di restauri è stato riportato alla luce lo straordinario ciclo
pittorico dell'Aula gotica del Monastero dei Santi Quattro Coronati al Celio.
Una scoperta eccezionale che riscrive la storia dell'arte del Duecento,
rimettendo in gioco il primato della scuola fiorentina.




Roma - Nella quieta e intima clausura della comunità monastica dei Santi Quattro Coronati, che sorge su una appartata e silenziosa propaggine del colle del Celio, tra il complesso Lateranense e il Colosseo, si spalanca un capolavoro inestimabile di arte pittorica, ignorato per secoli, riportato incredibilmente alla luce, come nelle più avvincenti fanta-storie di tesori riscoperti, grazie ad un intervento di restauro durato quasi dieci anni, mobilitato con testardaggine e accanita convinzione, da una storica dell'arte, Andreina Draghi, che intuiva la presenza di qualcosa di straordinario sotto una coltre di tempere azzurre e lilla che ricoprivano inesorabilmente le pareti della monumentale aula gotica dell'antico Monastero agostiniano. E quel "qualcosa di straordinario" è un ciclo di affreschi datati a circa il quarto, quinto decennio del XIII secolo, dal tema laico-allegorico - già di per sé inedito in quanto eseguito all'interno di un monastero di clausura - che si dipanano per circa trecento metri quadrati nella parte superiore dell'aula, a impreziosire le due vertiginose campate a crociera.

Un meraviglioso apparato decorativo che già la critica si affretta a definire con un pizzico di orgoglio la "Cappella Sistina del Medioevo", e che sembra riscrivere la storia dell'arte, rivoluzionando convinzioni fin qui storicizzate, rimettendo in gioco il primato duecentesco della scuola fiorentina e la sua massima esemplificazione, almeno stimata fino ad oggi, negli affreschi della basilica di San Francesco ad Assisi. Insomma, individuando un'inedita lezione stilistica tutta romana impartita nientemeno che a Cimabue e al suo più illustre discepolo, Giotto. "La scoperta del ciclo di affreschi ebbe luogo durante i lavori di restauro complessivi che da oltre dieci anni la soprintendenza conduceva nel complesso dei Santi Quattro Coronati", racconta Andreina Draghi. Il Monastero era già uno scrigno di tesori noti, tra la cappella di San Silvestro e quella di Santa Barbara, oltre ai dipinti lungo le navate della chiesa e gli apparati ecclesiastici come il ciborio marmoreo commissionato da Innocenzo VIII Cybo.

"I test di descialbo nell'aula gotica, già programmati nel 1989, furono eseguiti nel 1996. E furono giornate memorabili - continua la Draghi - L'ambiente si presentava coperto da una tempera azzurro lilla con finti marmi dipinti nella parte inferiore, per circa 830 metri quadrati di superficie. Nella prima fase di descialbo c'è stata subito la sorpresa: ad ogni tassello corrispondeva uno strato di pittura. E che pittura! Che colori! Qualcosa di inaspettatamente grandioso. Lentamente iniziavano ad affiorare dalla muratura i dipinti che decoravano le pareti dell'aula". Quello che ne è emerso è uno sbalorditivo apparato scenografico, dove la virtuosistica invenzione narrativa si sposa con una esuberante vitalità cromatica. E' un'enciclopedia di soluzioni figurative, che insistono sulle personificazioni allegoriche, ma che attingono a piene mani dall'aneddotica della vita quotidiana, dove spiccano scenette rurali e pastorali di un impressionante realismo, come quelle, tanto per fare un esempio, di animali scuoiati e appesi. La decorazione si snoda orizzontalmente lungo le pareti delle campate, delimitata lateralmente da bordure colme di motivi fitomorfi.

Nella campata meridionale il tema guida è rappresentato dalla sequenza calendariale delle allegorie dei dodici "Mesi", base di partenza di un sistema figurativo a salire. Essi, infatti, appaiono sovrastati dai "Vizi" e al di sopra di una trabeazione con mensole di taglio prospettico dove poggia un campionario di volatili, le figure delle "Arti". Quattro "Telamoni" nei pennacchi, mentre le "Stagioni" e i "Venti" sfilano nei costoloni delle volte. Seguono un "Paesaggio marino" nelle vele, i "Segni zodiacali" e le "Costellazioni". Nell'altra campata gli elementi figurativi si infittiscono. Spicca uno stuolo di personificazioni dei "Virtù" e delle "Beatitudini" raffigurate in abiti militari ma non armate, che recano sulle spalle le figure dell'Antico e del Nuovo Testamento e dei Santi distintisi nel loro esercizio, e che calpestano due figure genuflesse evocative dei "vizi", Emerge la figura di Salomone, preceduto dalle figure veterotestamentarie e seguito dai rappresentanti dell'Ecclesia. Il programma iconografico prosegue nel registro superiore con le immagini di"Mitra tauroctono" e di due figure maschili, che ricordano l'immagine delle personificazioni dei Fiumi. Al culto pagano di Mitra si contrappongono le immagini di respiro cristiano, il "Sole" e la "Luna", espressioni di Gesù Cristo e della Chiesa.

"E' dunque affrescata una sorta di summa etica che palesa la natura limitata dell'uomo in uno spazio e in un tempo governati dall'ordine divino, la difficoltà del percorso; costellato di conflitti, per giungere alla conoscenza di Dio; la funzione insostituibile della Chiesa nell'indirizzare e governare questo tragitto travagliato e inquieto", scrive Andreina Draghi nell'importante volume che raccoglie tutte le conclusioni scientifiche del restauro e della scoperta degli affreschi dell'Aula gotica del monastero dei Santi Quattro Coronati, pubblicato dalla Dexia Crediop. E sempre nel catalogo, il professor Francesco Gandolfo sottolinea come questo ciclo pittorico trova la sua ragione organizzativa in virtù della presenza di una copertura dell'aula di impianto gotico con volte a crociera, perché "le novità sono venute già dall'architettura che accoglie il ciclo sulle sue pareti", un ambiente che ha restituito un grandioso portale a sesto acuto, realizzato in conci di pietra e travertino, dove le pareti sono scandite da diverse aperture e tre nicchie, aula dove l'illuminazione era assicurata da cinque oculi posti nella parte superiore delle murature e da altre aperture decorate negli intradossi, insomma uno dei rari esempi di architettura gotica a Roma.

"Il ritrovamento degli affreschi dei Santi Quattro Coronati colma un gran vuoto - sottolinea ancora il professor Francesco Gandolfo - Gli affreschi si collocano là dove ancora mancava l'anello di congiunzione con il ciclo pittorico della cripta del Duomo di Anagni. Mi riferisco a quella straordinaria equipe di pittori che prima avevano lavorato al sacro Speco di Subiaco, inequivocabilmente nel 1228, e poi ad Anagni, 1231. Il ciclo dei santi Quattro Coronati, dunque, si pone a valle del percorso stilistico che aveva intrecciato le vicende artistiche di Subiaco a quelle di Anagni. Probabilmente gli affreschi del Celio sono stati eseguiti tra il quarto e quinto decennio del XIII secolo e come esito urbano della vicenda pittorica provinciale di Subiaco e Anagni, una vicenda pittorica che si svilupperà poi a Roma con la figura di Pietro Cavallini e sul fronte fiorentino con Giotto. Inoltre, qui c'è di più, c'e tutta un'iconografia di tema laico nonostante sia stato eseguito in un monastero, un repertorio figurativo allegorico nel quale si esalta la virtù, soprattutto la giustizia, tema che tra l'altro trova una coincidenza con la decorazione della Porta di Capua. Si trova qui per la prima volta una summa enciclopedica del tema delle virtù.

Il ciclo dunque è proprio una straordinaria esemplificazione dell'uso politico della figurazione artistica. Il ruolo nella storia dell'arte del Duecento che svolge questo ciclo è di assoluto primato. Anzi, dirò di più. Nel 1272 Cimabue era a Roma e avrà sicuramente visitato questo posto e avrà quindi visto questo ciclo. Fatto rilevante, perché, da questa constatazione vanno riletti sotto una luce nuova gli affreschi di Assisi. Il ciclo, poi, è allo stesso tempo profondamente romano. Nel suo stile e nei suoi virtuosismi continua a guardare il mondo antico come ad una fonte, e penso subito all'apparato decorativo del Battistero Lateranense. Roma nel Medioevo è il centro del mondo e il peso dell'antico è inalienabile".

"Gran parte dei dipinti ritrovati è riferibile al cosiddetto 'Terzo Maestro di Anagnì - avverte Andreina Draghi - un pittore formidabile per la forza espressiva delle figure, abbinate ad un impasto sapiente dei colori. Il suo è uno stile complesso che lo porta ad un apprezzabile livello di modernità. Ma, allo stesso tempo, il dato più eclatante che emerge dal ciclo è la sua riflessione sulla tradizione classica. Il complesso decorativo appare pertanto databile tra le fine degli anni Trenta e l'inizio dei Quaranta del Duecento, e getta una luce nuova sulla portata innovativa della scuola romana, la cui posizione si allontana decisamente da quella presunta chiusura a correnti moderniste cui il giudizio critico l'ha confinata fino ad oggi ". "La scoperta del ciclo pittorico colloca sotto una diversa luce tutta la questione del primato toscano rispetto alla scuola romana nell'ambito della storia dell'arte duecentesca - ci tiene a sottolineare il Ministro per i beni culturali Francesco Rutelli - Una luce nuova sulla scuola romana che da oggi potrà essere inquadrata attraverso un ruolo determinante".

"E' un ritrovamento eccezionale - ha dichiarato la soprintendente Rossella Vodret - che abbiamo già ribattezzato la 'Cappella Sistina del Medioevo'. Ne sono orgogliosa come soprintendente e come romana. Tutto è stato fatto con finanziamenti ministeriali. Molto si deve alla Draghi che fin dal 1989, vedendo quel cielo azzurro sulla volta dell'aula, ha intuito che sotto ci fosse qualcosa. La sua intuizione era giusta e dopo nove anni di lavoro, il restauro è iniziato nel '97, i risultati si possono ammirare. Il ritrovamento pone l'accento sul ruolo della scuola romana del Duecento. La scoperta ne conferma l'importanza strategica e pone un'ipoteca tutta romana sul ciclo di affreschi della Basilica di Assisi".

di LAURA LARCAN

(12 dicembre 2006)
 

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Restaurata a Roma la serie di affreschi del Monastero dei Santi Quattro Coronati
Un universo del Duecento
Recuperato lo straordinario ciclo pittorico sull’uomo,
la religione e il cosmo che era stato dimenticato
perfino dalle fonti: una vera «summa» etica




di Michele Dolz (Avvenire, 25.06.2007)
Sepolto da uno strato d’intonaco, giaceva da secoli uno dei più completi cicli pittorici medievali, dimenticato perfino dalle fonti. La cosiddetta Aula Gotica nel Monastero dei Santi Quattro Coronati, a Roma, fu decorata nei primi decenni del Duecento con ben ottocento metri quadri di affreschi di rara bellezza e d’importanza rilevantissima per la storia della pittura italiana. E solo ora è possibile rivederli nelle parti sopravvissute alle manomissioni, che assommano comunque a oltre trecentocinquanta metri quadri e sono in pratica gli scomparti più rappresentativi.

I lavori di recupero, finanziati dal Ministero per i Beni culturali e ambientali, iniziarono nel 1997 con i primi tasselli di descialbo e sono stati portati a termine nel 2006, diretti dalla storica dell’arte Andreina Draghi (Soprintendenza per il patrimonio storico artistico etnoantropologico del Lazio-Roma) ed eseguiti dalla restauratrice Francesca Matera. I risultati della campagna furono presentati alla stampa nel dicembre scorso, ma solo adesso le monache agostiniane di clausura hanno aperto al pubblico le porte del loro nuovo tesoro, in concomitanza con l’arrivo in libreria dell’esauriente volume sul recupero e restauro diretto dalla professoressa Draghi: Gli affreschi dell’Aula gotica del Monastero dei Santi Quattro Coronati. Una storia ritrovata (Skira, 406 pagine, 75 euro).

L’Aula, come annota Francesco Gandolfo nel suo contributo, è veramente gotica, con due volte a crociera, caso unico a Roma in quel momento, benché altrove ci fossero le esperienze cistercensi e federiciane. E, a parere dello storico, la scelta architettonica inconsueta fu fatta proprio in funzione della partizione degli affreschi, come si usava nelle miniature. Nella campata meridionale sono raffigurati i dodici Mesi dell’anno, i Vizi, le Arti, le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino, lo Zodiaco, le Costellazioni. Nella campata settentrionale è affrescato il Re Salomone circondato dalle Virtù in abiti militari ma no n armate. Recano sulle spalle il personaggio che maggiormente si è segnalato nell’esercizio di quella virtù. In contrapposizione, nella parte inferiore della scena, è illustrato il vizio antitetico alla virtù e il personaggio negativo scelto come esempio. Nel registro superiore le immagini di Mitra tauroctono, di due Figure allegoriche, del Sole e della Luna, completano la rappresentazione. Un ricchissimo apparato di iscrizioni correda gli affreschi in un intreccio indissolubile tra immagine dipinta e scrittura.

Ecco la lettura iconologica di Andreina Draghi: «È affrescata una sorta di summa etica che palesa la natura dell’uomo in uno spazio e in un tempo governati dall’ordine divino, la difficoltà del percorso, costellato di conflitti, per giungere alla conoscenza di Dio; la funzione insostituibile della Chiesa nell’indirizzare e governare questo tragitto travagliato e inquieto. Le citazioni delle Scritture rimandano a un testo e a un tempo "eterno" per eccellenza, come è eterno l’ordine stabilito dalla Creazione». In quest’ordine divino si succedono i mesi, le stagioni, le costellazioni nel cielo; e l’uomo svolge le sue attività nel creato, ognuna a suo tempo.

L’inserimento delle principali attività mensili in ambienti sacri è il manifesto dell’uomo del Duecento, al culmine del pensiero medievale: egli sa di essere parte di un progetto divino sull’universo. E dal momento che è libero, deve fare la sua parte liberamente, volutamente; ecco l’apparire delle virtù da coltivare e dei vizi da evitare. Tutto ciò acquista ancor più rilevanza se, come ipotizza la Draghi, l’aula era utilizzata per l’amministrazione della giustizia. L’autrice-scopritrice trova anche l’ispirazione del programma decorativo nella trattatistica liturgica di Onorio d’Autun, Ruperto di Deuz, del vescovo di Cremona Sicardo, di Bruno di Segni, Giovanni Beleth e Guglielmo Durando.

Quando furono dipinti questi affreschi e da chi? Certamente l’esecuzione va collocata dopo la canonizzazione di San Domenico (1234), che è raffigurato come santo, esempio della Giusta Emulazione. Il parere degli esperti è che il ciclo sia stato completato entro il quarto decennio. Gandolfo lo mette in stretto contatto con gli affreschi della Cappella di San Gregorio a Subiaco (1228) e soprattutto con le immagini campite sulle volte della cripta del Duomo di Anagni, attribuite al Terzo Maestro, un pittore formidabile per forza espressiva e sintesi costruttiva. I tre cicli presentano in effetti profonde analogie stilistiche e decorative.

Scrive sempre Gandolfo: «La catena pittorica che va da Subiaco ai Santi Quattro Coronati, passando per Anagni, una volta conclusa la stagione delle mode bizantine e veneziane, non è altro che la riaffermazione di quella dimensione genuinamente romana di fare pittura [...]. Una dimensione pittorica che trova nell’antico il suo costante punto di riferimento». E ciò, unitamente alla coralità nella rappresentazione al naturalismo e all’esuberante vitalità dei partiti decorativi, costringe a ripensare il Duecento pittorico romano.
 

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http://www.pittura-oggi.it/archives/0002156.html

ARTE: LE MONDE ESALTA AFFRESCHI DEI SANTI QUATTRO CORONATI

(AGI) - Roma, 14 dic. - “Quegli affreschi scoperti a Roma che rivoluzionano la storia dell’arte italiana”. Cosi’ il quotidiano francese ‘Le Monde’ titola un lungo articolo in prima pagina dedicato al restauro che ha “riportato in vita” il ciclo pittorico dell’aula gotica del monastero dei Santi Quattro Coronati, a Roma. “Una scoperta che fa del complesso del Celio uno dei luoghi piu’ belli al mondo. Una luce nuova sulla pittura medievale italiana”, ha commentato il ministro per i Beni culturali italiano, Francesco Rutelli, intervistato dal corrispondente a Roma del quotidiano francese.
L’articolo offre una dettagliata descrizione del ciclo di questi affreschi del XIII secolo, che rivestono i circa trecento metri quadrati della parete superiore dell’aula. Una scoperta “eccezionale”, sottolinea ancora il giornale parigino, “che gli esperti hanno gia’ definito la Cappella Sistina medievale”.
Andreina Draghi, la storica dell’arte che ha scoperto il ciclo di affreschi durante il lungo lavoro di restauro di tutto il complesso, spiega al corrispondente: “E’ una scoperta che rimette in gioco il primato della scuola fiorentina su quella romana”. Le ha fatto eco Francesco Gandolfo, lo storico dell’arte che ha arricchito l’articolo con una citazione del Vasari: “Finalmente abbiamo capito perche’ Cimabue nel 1272 venne a Roma”. (AGI)

http://www.lemonde.fr/cgi-bin/ACHAT...CHIVES&type_item=ART_ARCH_30J&objet_id=969573

Des fresques découvertes à Rome bouleversent l'histoire de l'art italien

Article publié le 14 Décembre 2006
Par Jean-Jacques Bozonnet
Source: LE MONDE
Taille de l'article: 402 mots

Extrait: La restauration du cloître des Quatre-Saints- Couronnés a permis de mettre au jour des oeuvres exceptionnelles du XIIIe siècle. Pour les spécialistes, ce n'est rien moins qu'une «chapelle Sixtine médiévale» qui a été découverte, au hasard de travaux de restauration, au coeur du monastère des Quatre-Saints-Couronnés, à Rome. Connu pour son cloître et les fresques naïves de sa chapelle Saint-Sylvestre, ce complexe architectural aux allures de forteresse peut désormais prétendre, selon Francesco Rutelli, ministre italien de la culture, au rang de «l'un des plus beaux lieux au monde».
 

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Milano
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anche io che amo l'arte di quel periodo non vedo l'ora di vederla di persona...scambierei senza pensarci 10 chiese barocche, per avere questa cappella con i cicli pittorici integri...
 

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Stefano (Roma)
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Come indicato nell'articolo di Repubblica sopra citato ("Il ritrovamento degli affreschi dei Santi Quattro Coronati colma un gran vuoto - sottolinea ancora il professor Francesco Gandolfo - Gli affreschi si collocano là dove ancora mancava l'anello di congiunzione con il ciclo pittorico della cripta del Duomo di Anagni..." - http://www.repubblica.it/2006/12/se...quattro-coronati/santi-quattro-coronati.html)) e a proposito di gioiellini poco conosciuti ma altamente suggestivi... volevo invitarvi a visitare la cripta di S. Magno che si trova sotto la Cattedrale di Anagni (FR). Io l'ho vista lo scorso autunno e sono rimasto estasiato... è impreziosita da affreschi di maestri benedettini del XIII° secolo!

 

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S.P.Q.R.
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Discussion Starter · #12 ·
Monastero dei Santissimi Quattro Coronati.



Sembra una chiesa di paese, ma siamo a Roma. Alla destra della chiesa si intravede uno spicchio di Colosseo.
Entro fine anno questi affreschi dovrebbero essere visitabili. Qualcuno ha notizie?
 

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Evento
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Grazie Pincio. Affreschi stupendi! :) Spero di riuscire entro fine anno a farci un salto.
 

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S.P.Q.R.
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Discussion Starter · #17 ·
stupendi gli affreschi ma che orrore l'edificio del monastero in questa foto :bash:

un bel recladding anche dell'edificio non ci starebbe affatto male....
Forse volevi dire restyling... vero che è così? :bash:
 

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Ich bin Blau
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Senza parole.
 
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