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Thread dedicato alle scoperte archeologiche. Si capiva già dal titolo, vero? :lol:

07/31/2009

GRAND CANAL PREDATED VENICE

Ancient Roman City Lost, Now Found

The lost Roman city of Altinum has been found in Italy. Sophisticated aerial images released this week reveal fascinating new details about Venice's predecessor, which was abandoned by its citizens and then sank into the lagoon.

After a long search, the ancient city of Altinum -- considered to be the predecessor of Venice -- has been discovered. In a report published this week in Science, archaeologists at the University of Padua also report that the most popular of Venetian tourist attractions, the Grand Canal, was flowing through the Roman trade town as long as 1,500 years ago.

Altinum plays a major role in Venice's history -- it was one of the richest Roman settlements but inhabitants fled before the advance of the armies of Attila the Hun. Then as water levels rose, the abandoned city sank into the lagoon. Its walls remain covered by fields today. And this is why the ancient city has remained undiscovered for such a long time.

On a modern map, Altinum is situated seven kilometers north of Venice, near the Marco Polo airport. It is the only large Roman city in northern Italy and one of the few in Europe that was not buried beneath medieval or modern towns.

The team of researchers, led by Andrea Ninfo, mapped the city in detail using aerial photography. They also used pictures taken in conjunction with a variety of infra-red filters. During a particularly dry period in the summer of 2007, when plants were stressed and more stonework appeared, the outlines of buildings in the ancient city became more visible. "Everything is just as it was. When we saw the picture we couldn't believe it," Italian archaeologist and co-author of the paper Alessandro Fontana, told Times of London.

According to archaeologists, Venice's ancestor was surrounded by rivers and canals, including one large canal that ran through the center of the city and connected it with the lagoon.

A digital reconstruction of the area shows that the city stood two to three meters above what was then the sea level. The structure of Altinum was complex and perfectly suited to the particular demands of the swampy environment. Researchers say that it looks like the Romans knew how best to build on this harsh, swampy landscape -- long before they began the construction of Venice in the middle of a lagoon.

ecb -- with wires
http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,639482,00.html

Behold! Aerial images of the ancient city of Altinum (left) were processed by a team at the University of Padua to reveal the layout of a Roman trading center (right).
Credit: Andrea Ninfo et al., Science (31 July 2009)



 

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Team of Archaeologists Find Ancient Roman Ships Near Island

07/24/2009

A team of archaeologists using sonar technology to scan the seabed have discovered a "graveyard" of five pristine ancient Roman shipwrecks off the small Italian island of Ventotene.

The trading vessels, dating from the first century BC to the fifth century AD, lie more than 100 meters underwater and are amongst the deepest wrecks discovered in the Mediterranean in recent years, the researchers said on Thursday, informs Reuters.

The ships are submerged between 100 and 150 meters (about 330 to 490 feet) off Ventotene, a tiny island that is part of an archipelago off Italy's west coast between Rome and Naples.

The ships carried amphorae — vases used for holding wine, olive oil and other products — as well as kitchen tools and metal and glass objects that have yet to be identified, Italy's Culture Ministry said. The spot was highly trafficked, and hit by frequent storms and dangerous sea currents.

The discovery is part of a new drive by archaeological officials to scan deeper levels of the sea and prevent looting of submerged treasures, The Associated Press reports.

"The ships appear to have been heading for safe anchorage, but they never made it," Timmy Gambin, head of archaeology for the Aurora Trust told Reuters.

"So in a relatively small area we have five wrecks...a graveyard of ships."

Discovered about 100 meters underwater near the Italian island of Ventotene, the ships were carrying wine from Italy, fish sauce, known as garum from Spain and north Africa, and metal ingots from Italy, believed to have been used in statues or weapons, reports RedOrbit.
http://newsfromrussia.com/news/society/24-07-2009/108386-shipwrecks-0





 

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Data la grande notizia,la riporto in italiano dal corriere veneto:

VENEZIA - LA RICERCA PUBBLICATA DALLA RIVISTA SCIENCE. IL RICERCATORE: «È LA SOLA GRANDE CITTÀ ROMANA NEL NORD ITALIA CHE NON È STATA SOTTERRATA DA QUELLE SORTE SUCCESSIVAMENTE»

I geografi scoprono l'antenata di Venezia
Ricostruita la pianta dell'antica Altino
Ponti, canali, teatri: un'equipe di Padova, guidata dal professor Mozzi, ha ricostruito la città. Occupava il nord della laguna prima della nascita della Serenissima

PADOVA - Ponti, canali, mura, abitazioni, e poi costruzioni monumentali quali il teatro, la basilica e il foro: è stata ricostruita in tutto il suo splendore la topografia di Altino, l«antenatà di Venezia, la città romana che occupava la zona della laguna settentrionale e che aveva già un sofisticato sistema architettonico completamente adattato all’ambiente lagunare.
A fotografarla in ogni dettaglio, in uno studio di telerilevamento pubblicato sulla rivista Science e basato su foto aeree anche a infrarossi, è stata l’equipe coordinata da Paolo Mozzi del dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, insieme, tra gli altri, ad Andrea Ninfo. «I nostri risultati - spiega Mozzi - ottenuti principalmente attraverso l’elaborazione di foto aeree scattate nello spettro del visibile e dell’infrarosso (comprate da Telespazio) e con un metodo di ricostruzione in 3D detto di elevazione digitale, suggeriscono che c’era una apertura di Altino verso la laguna, che era un porto protetto usato anche per traffici mercantili».
La città di Altino, nota dal XIX secolo, era già abitata nel primo millennio A. C. dai paleoveneti, poi nel II secolo A. C. fu annessa a Roma. I Romani ampliarono la città, valorizzando la zona attraverso interventi di bonifica. «Noi ne abbiamo ricostruito la struttura, tracciato la mappa - spiega Mozzi - perchè finora ci si limitava a sapere che Altino era lì ma senza sapere come fosse fatta». Le foto usate nello studio danno una visione di quello che c’è subito al di sotto del terreno arato e sono state scattate nel 2007 in un periodo di grave siccità, per questo hanno reso possibile vedere bene i resti sotto il terreno (che corrispondono alla città di epoca romana). Ne emerge un quadro molto dettagliato: «Vediamo una cinta muraria - descrive Mozzi - un teatro, un anfiteatro fuori le mura, la basilica, il foro con il mercato, poi una strada principale connessa con la via Annia; si vede inoltre un canale che taglia in due la città e va in direzione della laguna. Considerando il livello del mare in età romana - continua Mozzi - quel canale doveva essere connesso con la laguna, inoltre era connesso con i fiumi e quindi rappresentava un punto di raccordo tra sistemi fluviale e lagunare». A ridosso delle mura, inoltre, il canale forma una porta acquea e le mura diventano ponte.
«Con dimensioni comparabili a quelle di Pompei - spiega Mozzi - Altinum è la sola grande città Romana nel Nord Italia e una delle poche in Europa che non è stata sotterrata dalle città sorte successivamente, medievali e moderne ed è per questo che possiamo vedere così bene le strutture cittadine dell’epoca romana», si vedono addirittura le case e le strade interne. «I nostri risultati indicano l’esistenza di una complessa struttura urbana con varia e spettacolare architettura che si è adattata alla peculiarità dell’ambiente lagunare - si legge su Science. Questi dati mostrano che i Romani riuscirono con successo a sfruttare l’ambiente anfibio parecchi secoli prima che la città di Venezia cominciò ad emergere sull’arcipelago in mezzo alla laguna».
C’è tuttora un lavoro in corso in accordo con la Regione Veneto e la Sovrintendenza, spiega Mozzi, per verificare lo stato di conservazione delle strutture nel sottosuolo, considerando che Altino è stata ’smontatà e spogliata dei suoi materiali preziosi per costruire la vicina Torcello e Venezia. Un’opera di scavi sarebbe troppo complicata, conclude Mozzi, ma questo lavoro e le nostre ricerche in corso permetteranno di capire quanto c’è di intatto di questo importante patrimonio storico e archeologico.

30 luglio 2009
 

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Già postato,ma il posto suo è questo oramai:lol::



Villa delle Vignacce: raffigura Marsia che sfidò Apollo. Nello sguardo ha ancora impresso l´orrore per la pena che gli ha inflitto Apollo, spellato vivo per aver osato sfidarlo in una gara musicale. E sono fatti di pasta vitrea gli occhi del Marsia in marmo rosso antico ritrovato l´altro ieri nella villa delle Vignacce al parco degli Acquedotti. «È un bellissimo pezzo, una copia romana di originale greco che spicca per l´ottimo disegno anatomico» spiega il sovrintendente comunale Umberto Broccoli. Alta 150 centimetri, la scultura è simile al Marsia in pavonazzetto (alto due metri e mezzo) ai Capitolini. Anche il "fratello piccolo" sarà esposto in Campidoglio? «Vedremo», dice Broccoli. La scultura è in buone condizioni. Manca dei piedi e del piedistallo, che potrebbero essere trovati nei prossimi giorni nello scavo della villa del II secolo d. C., trasformata in "campo barbarico" quattro secoli dopo. A condurre le ricerche sono gli archeologi dell´American Institut per conto del Comune e sotto il controllo di quelli della Sovrintendenza (Paola Virgili, Danila Mancioli, Nadia Agnoli). «La mano del Marsia è di un altro colore» avverte Broccoli. «E la statua deve essere ancora pulita e restaurata prima di decidere se rimarrà in un deposito delle collezioni capitoline o se troverà spazio nella sala del museo».
 

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idem già postato,per chi non l'avesse visto:


http://www.corriereromano.it/news/5961/Archeologia-scoperta-alla-Cripta-Balbi.html
Archeologia: scoperta alla Cripta Balbi
scoperta parte della città del II secolo


Un tuffo mozzafiato nella vita quotidiana della Roma antica. Un pezzo di città imperiale, straordinariamente conservato, con la sua strada basolata, gli edifici che vi si affacano, le botteghe che si aprono sul corso con tanto di angoli cottura da autentico thermopolium (il bar dell'epoca) e soprattutto con gli originali apparati decorativi, tra pitture e mosaici.

Un unicum per le modalità di conservazione, anche rispetto alla Via Biberatica dei Mercati di Traiano e agli isolati di Ostia Antica, che emerge dall'area archeologica della Crypta Balbi, al centro di una complessa campagna di scavo, che sarà anticipato domani sera con la visita speciale a cura della direttrice del museo Laura Vendittelli (ore 21, a ingresso libero) nell'ambito della manifestazione "Archeologia

Una vera passeggiata speciale in un quartiere di Roma, che rivela un inaspettato segmento di città del II secolo, ma usato e abitato fino al VII.

"E' il risultato dell'ultima campagna di scavo sugli edifici, articolati tra botteghe al piano terra e di abitazioni ai livelli superiori, che circondavano la Criyta e il Teatro di Balbo - racconta Laura Vendittelli - Nel dettaglio, la visita di domani sarà un'anticipazione parziale delle due botteghe riportate oggi alla luce al pian terreno di un edificio che entro l'autunno del 2009 apriremo in forma stabile al pubblico. Ma illustreremo anche attraverso pannelli speciali la struttura dei livelli superiori dei due edifici che saranno oggetto di scavo e di restauro a partire dall'inizio del 2010. Sono ambienti che nessuno ha più visto - continua Laura Vendittelli - da quando sono stati interrati nel VII secolo. Oggi che li abbiamo riportati alla luce hanno la freschezza di come l'hanno lasciati gli ultimi abitanti".

I due edifici in questione risalgono all'epoca di Traiano e di Adriano. Hanno botteghe a livello stradale e abitazioni sui piani superiori secondo un sistema che vale ancora oggi per tradizione. Uno, ha rivelato due rampe di scale, quindi è sicuro che avesse un terzo piano, l'altro ha conservato le strutture per almeno due piani. "La singolarità del museo della Crypta Balbi è quella di raccontare la storia di un quartiere di Roma attraverso duemila anni di storia - continua la direttrice del museo - La visita di domani ha la particolarità di entrare negli ambienti di questo antico isolato.

 

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Una freccia uccise il guerriero:
ritrovata la tomba dell'età del bronzo

A Nettuno, in una zona sul litorale dove ci sono tracce di un'antica necropoli del III millennio a. C.


Una freccia nel fianco. Così è morto il guerriero dell'età del bronzo, la cui tomba (completa di arredo funerario), è stata scoperta vicino a Nettuno, in provincia di Roma. Lo scheletro conserva ancora il dardo conficcato nel fianco. Insieme con la tomba, che gli archeologi hanno datato al III millennio avanti Cristo, nella zona del litorale laziale sono state trovate le tracce di una necropoli. La scoperta è avvenuta durante un normale controllo del territorio da parte dei carabinieri del reparto operativo dei Beni Culturali.


31 luglio 2009
 

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questa è vecchiotta,del 2008.A suo tempo è già stata postata,non con queste foto però,la riposto perchè la statua è bellissima e mi interesserebbero sue notizie,se qualcuno ne ha...


Il Colosseo regala un altro tesoro:
scoperti i resti di una statua equestre


ROMA (9 aprile) - E’ bastato spazzare via cinquanta centimetri di terra per riscoprire un passato dal valore inestimabile. Roma torna alla luce e ha ancora molto da raccontare. Pezzi di storia rimasti intatti nei secoli, riaffiorano dall’antichità e tornano a vivere prepotenti come l’asfalto che li ricopre. Testimoni immortali della nostra storia e cultura. Ancora una volta, infatti, il sottosuolo della Città Eterna ci regala una delle sue meraviglie: il frammento di una statua equestre, probabilmente una delle statue che ornavano le arcate del Colosseo, è riaffiorato dall’antichità durante i lavori di ripavimentazione del piazzale antistante l’Anfiteatro Flavio, dalla parte del Celio. L’eccezionale scoperta è avvenuta due giorni fa. Nel corso dei lavori in corso da circa un anno per riportare la pavimentazione che circonda il Colosseo alla quota originale, al lastricato antico già raffiorato in più punti. E’ bastato togliere pochi centimetri di terra per scoprire un tesoro inestimabile. «Un frammento marmoreo della grandezza di un metro per un metro e mezzo, che rappresenta una statua equestre, probabilmente una delle statue che abbellivano le arcate del Colosseo», spiega l’archeologa Silvana Rizzo, consigliere del ministro Rutelli, che ha fortemente voluto e promosso con ogni mezzo la campagna di scavi e di restyling storico del cuore dell’antica Roma. «Dal frammento è perfettamente visibile il fianco sinistro di un cavaliere con il particolare di una gamba, la briglia e i finimenti di un cavallo, oltre a una parte della federa di un pugnale - racconta la Rizzo che agli scavi a Roma ha dedicato tutta la vita - particolari che potrebbero far pensare alla statua di un imperatore e che ci lasciano con la speranza di poter ritrovare la statua tutta intera, testa compresa». Sono numerosi infatti i pezzi scultorei ritrovati spazzando via pochi centimetri di terra, smantellando sampietrini. Tra le lastre di travertino riaffiorate in questi mesi, uno dietro l’altro, sono comparsi sotto i nostri piedi, pezzi della storia dell’età imperiale. Come siano finiti lì, lo spiega il sovrintendente ai Beni archeologici, Angelo Bottini che parla di «una scoperta dalla portata eccezionale». «Potrebbe trattarsi di materiali marmorei crollati dal Colosseo durante un terremoto o una guerra - spiega - Oppure di frammenti buttati lì nel Medioevo. Fino al XVII secolo quell’area era infatti una calcara dove i frammenti crollati o gettati venivano fatti a pezzi per essere trasformati in calce o riutilizzati per abbellire le residenze nobiliari. Potrebbero essere stati ricoperti dalla terra, senza che nessuno se ne accorgesse, durante i lavori di risulta degli sterri eseguiti tra il ’700 e l’800 e così arrivati fino a i giorni nostri». La terra e il fango, rendendoli invisibili, li avrebbero dunque salvati e lasciati intatti nei secoli. «Solo uno studio meticoloso dei frammenti ritrovati - precisa Bottini - potrà svelare se si tratta o meno di pezzi compatibili con il Colosseo. Di certo questa nuova scoperta è l’ennesima dimostrazione delle sorprese che il sottosuolo di Roma è in grado di regalarci». Questa nuova meraviglia affiorata dal terreno, dunque, potrebbe portare alla luce una delle statue che abbellivano Il Colosseo. Anche se non si capisce bene se possa trattarsi dei monumenti che decoravano le arcate del secondo e terzo ordine. Nell’Anfiteatro Flavio, fatto costruire dall’imperatore Vespasiano nel 72 d. C. circa (e inaugurato da suo figlio Tito nell’80 d.C.), le arcate del terz’ordine erano infatti decorate da tre aquile, segno del potere di Roma, mentre quelle del secondo abbellite dalle statue di Ercole, Apollo e Esculapio, dio della medicina. Il frammento ritrovato potrebbe dunque riferirsi invece alla quadriga che sovrastava l'entrata imperiale.





 

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Discussion Starter · #8 · (Edited)
intervento di capitaneria di porto e guardia costiera
Nel mare di Gallipoli riemergono a sorpresa due bombarde del '400
Dopo una segnalazione, i sub hanno riportato a galla i cannoni con un'anfora del I secolo d.C.


LECCE – Due cannoni antichi, probabilmente del XV secolo, sono stati ritrovati dalla Capitaneria di porto e dalla Guardia costiera di Gallipoli sul fondale delle secche di Ugento. Le operazioni di recupero, condotte dal capitano di Fregata Giovanni Scattola, si sono concluse mercoledì scorso ma solo ora sono state rivelate per evitare un eventuale furto.

E’ una scoperta di notevole importanza storico – archeologica; la segnalazione è avvenuta alcuni giorni fa da parte di alcuni sub che setacciando i fondali salentini si sono accorti della presenza dei cannoni e hanno subito avvertito la Capitaneria. La Soprintendenza per i beni archeologici di Taranto ha poi fatto il resto: decretare il valore storico delle bombarde.

Per l’operazione di recupero, il comandante della Capitaneria di porto di Gallipoli si è immerso insieme a Giuseppe Garofalo del nucleo subacqueo della Sovrintendenza. Un’operazione tutt’altro che facile, dato il forte vento di maestrale. Diversi palloni di sollevamento sono stati gonfiati e con cautela hanno sollevato i preziosi cannoni, del tutto incrostati e rovinati dal tempo. La Soprintendenza ha anche fatto una perizia di una bellissima anfora oneraria ritrovata intatta e databile dai primi secoli dopo Cristo.

Marco Perillo
31 luglio 2009
http://corrieredelmezzogiorno.corri...sorpresa-due-bombarde-400-1601620582786.shtml
 

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Diciamo a prima vista che potrebbe essere una nuova Aquileia. Sono ottimista riguardo ai reperti e alle nuove conoscenze che darà sulla nascita di Venezia e sulle variazioni idrogeologiche della laguna e dell'entroterra, che potrebbero tornare utili anche per il futuro.
 

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Anche io..da quando ho visto le immagini non sto più nella pelle. Avevo sempre sentito la storia della città demolita per essere ricostruita sulle isole lagunari che poi ne avrebbero ripreso i nomi dei quartieri. Qui però sembrerebbe essere rimaso qualcosa...per non sbagliare la notizia l'ho postata dovunque, forum internazionale ed europeo in primis..l'ho già detto che non sto più nella pelle:colgate:?
 

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questa è vecchiotta,del 2008.A suo tempo è già stata postata,non con queste foto però,la riposto perchè la statua è bellissima e mi interesserebbero sue notizie,se qualcuno ne ha...


Nell’Anfiteatro Flavio, fatto costruire dall’imperatore Vespasiano nel 72 d. C. circa (e inaugurato da suo figlio Tito nell’80 d.C.), le arcate del terz’ordine erano infatti decorate da tre aquile, segno del potere di Roma, mentre quelle del secondo abbellite dalle statue di Ercole, Apollo e Esculapio, dio della medicina. Il frammento ritrovato potrebbe dunque riferirsi invece alla quadriga che sovrastava l'entrata imperiale.

Se fosse stata una quadriga non c'era nessuno in groppa al cavallo spero sia un errore del giornalista
 

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Eravate a conoscenza della presenza di una piramide mesopotamica (Ziqqurat) in Sardegna?

Ebbene si, a Monte D'Accoddi (SS) esiste una ziqqurat mesopotamica sarda.
Il tempio è stato datato risalente al 4500 a.C., al Neolitico Medio, quando vi erano insediamenti di capanne a pianta circolare di paglia e legno. L'area sacra è impreziosita dalla presenza del menhir e da un altare sacrificale, oltre che da un omphalos o pietra rotonda. Allinizio vi era solo una rampa alla cui sommità vi si trovava un edificio che era il tempio vero e proprio, intonacato di rosso ocra, ma di esso resta oggi solo il pavimento. Effettivamente Monte D'Accoddi fu scoperto proprio così, scavando una collina di terra; si decise di farlo perchè la collina era troppo anomala agli occhi che passavano di lì per caso, una collina quasi artificiale in un luogo pianeggiante.
Ancora oggi permane un fortissimo senso di sacralità che non può far a meno di invadere chi si reca in questo luogo sacro.

 

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Sapevate che in Sardegna sono state trovate le statue più antiche del mondo di quelle dimensioni (260 cm)?

Ebbene si, I Giganti di Monte Prama assieme alla testa di Narbolia[1], sono sculture sarde a tutto tondo i cui frammenti sono stati trovati casualmente nel marzo del 1974 presso un terreno agricolo del comune di Cabras, in provincia di Oristano.

Attualmente è in corso il loro restauro mediante l’assemblaggio di circa 5172 frammenti, tra i quali 15 teste, e 17 busti. A seconda delle ipotesi la datazione, oscilla dal VIII secolo a.C. al IX o addirittura al X secolo a.C., ipotesi che ne fanno comunque le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo occidentale, ed antecedenti ai Kouroi greci. Dalle valutazioni più recenti si stima che i frammenti appartengano a circa 40 statue diverse di figure umane. Sono inoltre stati rinvenuti diversi modelli di Nuraghe e dei betili del tipo cosiddetto “Oraggiana”.

L’altezza delle statue varia dai due metri ai due metri e mezzo. Sono state scolpite su pietra di arenaria estratta da cave nei pressi di Oristano. Raffigurano arcieri, pugili e forse un guerriero, tutti in posizione eretta. La loro altezza non è mai inferiore ai 2 metri e talvolta giunge ai 2,50 metri. Nel complesso sono statue fortemente stilizzate e geometriche improntate a quello che gli studiosi definiscono lo “stile dedalico”, che le rende un modello unico nel panorama mediterraneo e mondiale. Il volto delle statue segue lo schema a “T” tipico della scultura bronzistica sarda. L’ arcata sopracciliare e il naso sono quindi marcatamente definiti. Gli occhi incavati, sono resi con un doppio cerchio concentrico creato con un compasso o uno strumento analogo. La bocca infine, è resa con un breve tratto inciso, che può essere rettilineo o angolare. I capelli sono in genere raccolti in lunghe trecce. In una testa è visibile la pettinatura a “lisca di pesce”. I piedi poggiano su basi sub-quadrate e sono ampi e larghi, con le dita bene definite; i torsi sono appiattiti, come due prospetti, frontale e posteriore, giustapposti senza la minima ricerca di plasticità.

 

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A questo punto ricopio in questa discussione i post con i video inseriti in quella discussione, con la speranza che possano essere di vostro gradimento.
Iniziamo dal primo.

 

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Questo è un servizio andato in onda durante una trasmissione del TGR "Il Settimanale" del 2005.

 

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Questo è un video relativo all'inaugurazione del tunnel di collegamento tra la Stazione Museo della Linea 1 della Metropolitana di Napoli ed il Museuo Archeologico Nazionale (oltre che del restyling della Stazione Vanvitelli), avvenuta nel Marzo del 2005, ed all'interno del quale è stata realizzata una bella mostra di parte dei reperti rinvenuti durante gli scavi per la realizzazione delle Stazioni della Linea 1 della Metropolitana di Napoli.

 
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