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ドカン
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Corriere

MUSEO D'ARTE ORIENTALE
Torino: passaggio a Oriente
Apre a Torino il Museo d'Arte Orientale. Tra lacche giapponesi, bassorilievi indiani, libri tibetani e calligrafie islamiche

Apre a Torino il Museo d’Arte Orientale (MAO) con un percorso espositivo che si articola in cinque sezioni riferite alle aree geografiche del grande continente asiatico: l’Asia Meridionale, la Cina, la regione Himalayana, il Giappone e i paesi islamici tra Asia e Mediterraneo.
Un grande cubo in vetro e acciaio, simbolo di transizione tra Occidente e Oriente, accoglie il visitatore all’ingresso del settecentesco Palazzo Mazzonis, situato nel cuore storico della città sabauda, recuperato e restaurato per offrire al pubblico le mosse linee, gli stucchi e lo scalone d’onore barocchi inseriti ora in un moderno e leggerissimo allestimento che ospita le opere d’arte orientali disposte sui quattro piani del palazzo.

03 dicembre 2008
Dal Giappone al Tibet
In cinque percorsi l'arte segreta dell'Asia

Quella di Torino per l'Oriente è una vocazione ben consolidata già dai tempi dei Savoia

«Qui tutto è costruito con liberalità ed ampiezza. Torino impressiona perché ci si sente fluire la vita... È una via spirituale per l’Oriente», scriveva nel 1888 Friedrich Nietzsche. Parole profetiche che oggi sembrano convergere nel nuovo, grande evento torinese promosso dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte e realizzato dalla Fondazione Torino Musei e dalla Compagnia di San Paolo: l’apertura del Museo d’Arte Orientale nel settecentesco Palazzo Mazzonis.

LA SEDE - Una sede espositiva situata nel cuore storico della città sabauda, oggi recuperata al pubblico da un coraggioso intervento e trasformata in museo d’avanguardia, dove le mosse linee, gli stucchi, lo scalone d’onore barocchi e la luminosa leggerezza di un modernissimo allestimento si troveranno a dialogare con preziose opere d’arte provenienti da Paesi lontani. Quella di Torino per l’Oriente è una vocazione ben consolidata, che data già dai tempi dei Savoia, che vanta un’Università dalla lunga tradizione negli studi delle lingue indoeuropee e un notevole impegno anche nella ricerca archeologica, con campagne di scavo condotte nello Swat e in Mesopotamia. Un’attenzione ai Paesi dell’Est Asiatico in questi tempi ancor più necessaria per comprendere le radici culturali e spirituali di popoli che si trovano a giocare ruoli strategici nel panorama politico ed economico internazionale.

IL DIRETTORE - «Con l’apertura del Mao, Torino potrà contare su un polo museale alla pari delle più prestigiose istituzioni europee in quest’ambito per la qualità delle opere esposte», ha dichiarato Franco Ricca, direttore del museo e grande appassionato di culture e religioni orientali. «Abbiamo voluto privilegiare la scelta di oggetti meno consueti, se non addirittura di grande rarità ed eccellenza e soprattutto estendere l’area di provenienza, allargandola a Paesi la cui produzione artistica fosse meno conosciuta o comunque più difficile da ammirare nei Paesi occidentali. Gli oltre 1.500 pezzi distribuiti su più livelli parleranno così dell’antica storia della Cina e del Giappone, ma anche della cultura del Gandhara, di quella del Tibet e dell’Afghanistan, della Birmania e della Cambogia».

IL PERCORSO - Ma è la filosofia stessa con cui il Mao è stato concepito ad affascinare. Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni dedicate ad altrettante aree geografiche, disposte su quattro piani. Cinque «Gallerie» contraddistinte da scelte formali diverse che conducono il visitatore non in un unico museo, ma in un viaggio attraverso cinque differenti universi, ognuno in grado di trasmettere le emozioni e le suggestioni, addirittura le musiche e i suoni, della propria tradizione artistica e culturale. Ad accogliere il visitatore è il grande «cubo» in vetro e acciaio dell’ingresso, atrio d’onore del museo ed elemento di transizione tra il mondo occidentale e quello orientale, progettato come l’intero restauro dell’edificio e l’allestimento da Andrea Bruno, esperto italiano dell’Unesco per la conservazione del patrimonio artistico e culturale.
LE OPERE - Dopo i due giardini Zen ecco così aprirsi la Galleria dedicata all’Asia Meridionale, con i fregi del grande stupa di Butkara, la testa di Buddha in arenaria rossa della scuola di Mathura, stupefacenti esempi dell’arte Gupta e del Medioevo Indiano e sculture Khmer provenienti da Angkor. Ecco nel salone al piano nobile estendersi la Galleria Cinese, con vasellame, bronzi, lacche e terrecotte che riflettono la ricchezza dell’arte nella Cina antica (dal 3000 a.C. al 900 d.C.). Ecco ancora la sezione dedicata alla regione Himalayana, con pitture su tavola, sculture, manoscritti del XV secolo e una delle più importanti raccolte di copertine lignee intagliate e dipinte del Canone Buddhista Tibetano, e quella riservata all’arte dei Paesi islamici, con ceramiche invetriate decorate ad arabeschi, raccolte di antichi bronzi, volumi miniati persiani e velluti ottomani dei secoli XVI e XVIII. Ed infine, su due piani, la Galleria Giapponese, con autentici gioielli tra cui una coppia di paraventi a foglia d’oro del periodo Edo (metà del secolo XVII), ventagli dipinti, oggetti laccati, armature degli antichi samurai e il Kongo Rikishi, guardiano del tempio alto più di due metri risalente al periodo Kamakura (XIII secolo). Da oggi Torino è il punto di partenza per nuove, emozionanti scoperte. Completano l’allestimento gli spazi riservati a mostre temporanee, la sala didattica al pianterreno e il bookshop.

Francesca Montorfano
03 dicembre 2008




http://www.maotorino.it/

Galleria immagini su flickr

PS:
non ho trovato un altro thread in cui metterlo.. se mi son sbagliato ditemelo...
Uff.. Sezione sbagliata...
 

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...flickr!

comunque è una bella, bellissima notizia per la mia città, ci andrò di sicuro la settimana prossima e farò parecchie foto. Non vedo l'ora!

speriamo che l'avvenimento abbia un po' di eco in giro per l'Italia, a Torino ci sono molti manifesti ma, purtroppo, quello che accade da noi ha poca rilevanza a livello nazionale.
 

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ドカン
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Discussion Starter · #3 ·
:tongue2:
ho cancellato un po' troppo, ora ho corretto
 

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alcune immagini di luglio

L'ingresso del Museo, in via S. Domenico 13



L'atrio, realizzato in vetro e acciaio, ospiterà ai lati due giardini in stile giapponese





A Palazzo Mazzonis conservati resti di due bombe cadute nei pressi dell'edificio: una risale al 1799 lanciata dai francesi di Napoleone



...la seconda lanciata dagli inglesi nel 1943



Le stalle restaurate conducono alle prime sale espositive



Piante di bambù, fuori dalle finestre, ricordano paesaggi asiatici



Un affresco restaurato sovrasta lo scalone d'onore




L'atrio in vetro, visto dal terrazzo



Abitazioni intorno al Museo



Il terrazzo, al primo piano del museo, potrà ospitare eventi



Un vaso, a decorazione del terrazzo del Museo

 

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ドカン
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Discussion Starter · #6 ·
Il museo ha aperto oggi

Il sito ora è accessibile :)
 

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L'Imperatore Perverso
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Complimenti a Torino, ma non cediamo al campanilismo. la varietà di collezioni di una città piccola come Firenze è ineguagliata al mondo
 

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anche il museo comunale di Venezia ha una collezione orientale non da poco.. forse poco conosciuta e non molto valorizzata, ma alcuni pezzi sono molto pregevoli.
 

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Sono andato oggi, ecco le mie considerazioni:

Luogo: palazzo Mazzonis è veramente bello, all'esterno è poco visibile ma l'interno è reso veramente bene. L'allestimento delle opere è fatto con riguardo, mi è piaciuta soprattutto la zona dell'Islam, con la scala ricoperta di ornamenti che rimandano a quelle culture (non ho le conoscenze necessarie per dire se avessero un significato o meno!). L'ingresso è molto ricercato, ho apprezzato come lo stile neoclassico del foyer si fondesse col minimal del cortile e dei due giardinetti giapponesi...

Collezioni: molto piacevoli, magari un po' ripetitive le sale relative al subcontinente indiano e il Sud-Est asiatico, però mi sono servite per notare come le diverse culture si "approppriassero" del Buddha, dandogli i propri tratti somatici. è un museo per "intenditori", per gente che sa distinguere buddhismo ed induismo, sapendosi orientare tra la miriade di dei e scuole filosofiche presenti. Le didascalie sono un po' "rachitiche", dicono l'essenziale. La prossima volta comprerò la guida, tanto costa solo 10 euro e sembra ben fornita. Le sale relative all'Himalaya erano molto interessanti, numerosi Mandala e anche dei libri tibetani! Veramente immensa quella sulla Cina.
Ho adorato la parte dedicata al Giappone, che ho trovato più ricca di "pezzi di peso", se capite quello che voglio dire.
In particolare mi ha colpito la statua del Kongo Rikishi, rappresentante il guardiano di un monastero, restaurato dall'Accademia di restauro di Venaria. a fianco c'è un computer con tutte le informazioni circa quest'opera, non ho potuto vedere tutto ma era molto interessante.
Avete notato che c'è anche una copia de La Grande Onda di Hokusai? splendido!
 

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Turin is My City
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Sono andato oggi, ecco le mie considerazioni:

Luogo: palazzo Mazzonis è veramente bello, all'esterno è poco visibile ma l'interno è reso veramente bene. L'allestimento delle opere è fatto con riguardo, mi è piaciuta soprattutto la zona dell'Islam, con la scala ricoperta di ornamenti che rimandano a quelle culture (non ho le conoscenze necessarie per dire se avessero un significato o meno!). L'ingresso è molto ricercato, ho apprezzato come lo stile neoclassico del foyer si fondesse col minimal del cortile e dei due giardinetti giapponesi...

Collezioni: molto piacevoli, magari un po' ripetitive le sale relative al subcontinente indiano e il Sud-Est asiatico, però mi sono servite per notare come le diverse culture si "approppriassero" del Buddha, dandogli i propri tratti somatici. è un museo per "intenditori", per gente che sa distinguere buddhismo ed induismo, sapendosi orientare tra la miriade di dei e scuole filosofiche presenti. Le didascalie sono un po' "rachitiche", dicono l'essenziale. La prossima volta comprerò la guida, tanto costa solo 10 euro e sembra ben fornita. Le sale relative all'Himalaya erano molto interessanti, numerosi Mandala e anche dei libri tibetani! Veramente immensa quella sulla Cina.
Ho adorato la parte dedicata al Giappone, che ho trovato più ricca di "pezzi di peso", se capite quello che voglio dire.
In particolare mi ha colpito la statua del Kongo Rikishi, rappresentante il guardiano di un monastero, restaurato dall'Accademia di restauro di Venaria. a fianco c'è un computer con tutte le informazioni circa quest'opera, non ho potuto vedere tutto ma era molto interessante.
Avete notato che c'è anche una copia de La Grande Onda di Hokusai? splendido!
ci sono i computer tuch screen laterali che se vuoi notizie in piu te le leggi, ti selezioni opera e ti racconta er filo e per segno , ben fatto .....
 

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Beh, mi sembra il minimo sindacale!
hai ragione, però non è da tutti conoscere l'intero pantheon indù o le varie scuole buddhiste indiane, giapponesi, cinesi e thai; oltretutto, non mi sarebbe spiaciuta qualche informazione circa il significato delle posizioni delle mani dei vari Buddha. conto che ci siano maggiori spiegazioni sulla guida.
 

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Sono stato al MAO ieri pomeriggio, molto molto bello. Ci tornerò sicuramente un giorno in cui non ci sarà la bolgia del weekend (quanto meno di questi weekend di fresca apertura). In effetti ho notato che i pannelli esplicativi sono molto specialistici, servirebbe secondo me anche qualcosa per dare un'infarinatura di massima a chi non conosce troppo la storia e la cultura di India, Cina, Giappone, ecc. anche a costo di scrivere qualche banalità.

Anche io ho adorato la sezione giapponese, forse perchè ci ho rivisto tante cose dei cartoni animati e dei manga. Insomma non pensavo che a Torino ci potesse essere una collezione di nicchia tanto ricca. Qualcuno sa dove si trovassero fino a qualche mese fa?
 

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"Costa e non rende: il Mao è un lusso di cui fare a meno"

Ghiglia: con quei soldi finanziamo altre priorità

ALESSANDRO MONDO

TORINO
Rottamate il MAO». Non lo dice proprio in questi termini, Agostino Ghiglia, ma il senso è quello: «Le previsioni sui costi per la gestione ordinaria del Museo, solo per il 2009, erano di 3 milioni 40 mila euro tutto compreso. Non credo che nel 2010 il quadro sia cambiato. Avrebbe più senso destinare questa cifra per sostenere realtà come il Teatro Regio e lo Stabile, oppure i servizi sociali del Comune».

Perché proprio il Museo di Arti Orientali? Niente di personale, assicura il viceccoordinatore piemontese del Pdl. Se non fosse che le spese, alla luce dei biglietti venduti, lo hanno convinto di una cosa: «Il rapporto non regge». Da qui la nuova presa di posizione.

Vediamoli, questi conti. Li hanno messi nero su bianco qualche tempo fa il Comune e la Fondazione Torino Musei - che oltre al MAO raccoglie Palazzo Madama, GAM e Borgo Medievale - a seguito di due interrogazioni presentate dallo stesso Ghiglia. Partiamo dall’ultima, nella quale si chiedevano i dati sui visitatori - paganti e non paganti - insieme all’ammontare degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti.

I numeri: 9.574 gli ingressi paganti (biglietteria più ingressi con abbonamento), 13.644 quelli non paganti a dicembre 2008, quando il nuovo Museo venne aperto nell’elegante sede di Palazzo Mazzonis che una volta ospitava la Corte d’Appello. Totale ricavi: 48.910 euro. Dal mese di dicembre bisogna scalare il giorno dell’inaugurazione e i quattro giorni successivi gratuiti per la promozione del Museo. Anno 2009: 62.849 ingressi paganti (pari a 309.524 euro), 21.453 non paganti, 1.378 ingressi da apertura straordinaria (19.810 euro). Sommando i ricavi, si ottiene un corrispettivo di 329.334 euro. L’anno scorso il mese con il maggior numero di visitatori paganti è stato gennaio: 13.677. A luglio scesero a 2.260: il punto più basso di un calo graduale, ma costante, che si chiuse con 3.777 ingressi paganti di dicembre. Ed eccoci a gennaio 2010, ultimo rilevamento nel «report»: 4.461 ingressi paganti, 1.088 non paganti. Totale: 21.782 euro.

Numeri da considerare alla luce di elementi diversi: le molte iniziative organizzate nel 2009 con ingresso gratuito o ridotto e l’andamento degli ingressi nel prosieguo del 2010. Il primo «flash» del Comune calcola 41.595 presenze tra gennaio e settembre (dato aggiornato a domenica 5). Non ultimo, il valore intrinseco rappresentato dal Museo: occasione per riordinare e valorizzare collezioni sparse in città, oltre che per incentivare nuove donazioni da parte dei privati. Ne conviene Ghiglia. Il quale, però, invita anche a tener conto dei costi sostenuti dal Comune e dalla Compagnia di San Paolo per ristrutturare Palazzo Mazzonis, allestire il Museo e «lanciarlo»: malcontati, sono oltre 14 milioni. Più le spese per la gestione ordinaria.

Insomma: per Ghiglia il gioco non vale la proverbiale candela. In alternativa, propone di aggregare il MAO alla GAM, o al Castello di Rivoli, «risparmiando almeno sulle spese del personale». Una bestemmia? «In epoca di tagli, quel Museo è un lusso che non possiamo permetterci».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/318942/
 

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Torino è elettronica!!
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e in risposta:

"Il Mao esiste, sfruttiamone
le potenzialità"

Sul Mao è scoppiata la polemica per i bilanci



RENATO RIZZO
TORINO

Il Mao langue? Esponiamoci i «manga». La proposta che sembra infilarsi quasi come uno sberleffo nelle polemiche sulle sorti del Museo dell’Arte Orientale, non è una provocazione: è il ragionato suggerimento d’uno dei più importanti studiosi di economia della cultura, Pier Luigi Sacco, docente all’Università Iulm di Milano. «Il museo potrebbe diventare un magnifico strumento di diplomazia culturale cucendo rapporti non solo con istituzioni e università, ma anche con altre “imprese della cultura” d’Oriente». Lo studioso non crede nell’arte con la maiuscola o con la minuscola: «Le produzioni televisive e di musica pop made in Corea sono esempi d’una cultura di massa in cui si riconosce un pubblico planetario. E in Giappone l’industria dei fumetti che vale miliardi di euro dà contenuti alla letteratura o al cinema ed è esportata ovunque. Per informazioni basta osservare che cosa guardano in tv gli adolescenti».

Qualcuno storcerà il naso: il fumento di «Ken il Guerriero» accanto all’antico lottatore Kongo Rikishi, punta di diamante del Mao? L’esperto delle dinamiche sociali di selezione e trasmissione culturale non si scompone: «Le dimensioni di arte antica e contemporanea possono sovrapporsi. In Oriente, tra l’altro, nessuno scienziato avallerebbe una cesura tra le due». Ci si interroga: aveva un senso varare una raccolta di questo tipo a Torino? «Nel nostro Paese spesso si apre un’istituzione e poi ci si domanda a cosa serve. Discorsi sterili, oggi: il Mao esiste e può diventare ambasciatore d’una città all’avanguardia. E a chi sostiene che sarebbe stato meglio impiantare al suo posto un museo della fotografia rispondo: ci sarebbe spazio per entrambi».

Anche Walter Santagata, economista che negli anni Ottanta suscitò sconcerto nell’establishement accademico affiancando i diagrammi matematici alle opere d’arte con l’apertura, alla Facoltà di Scienze Politiche torinese, della cattedra di Economia dei Beni Culturali, vede nell’esposizione di via San Domenico un formidabile incubatore: «In questo momento mi spoglio del mio ruolo nel consiglio d’amministrazione della Fondazione Torino Musei e ragiono da studioso. Se pensiamo ai problemi legati all’immigrazione e alla necessità di dialogo tra mondi diversi, il museo può essere un importante veicolo d’integrazione culturale». Il dilemma, allora, non è chiuderlo o mantenerlo aperto, ma sfruttarne le potenzialità: «Visto, tra l’altro, che si integra in modo coerente con le altre raccolte d’arte della città».

«C’è un unico museo al mondo che si mantiene con la vendita dei biglietti: quello di Dalì, a Figueras
. Tutti gli altri, per camminare, hanno bisogno di aiuti statali e d’una robusta terza gamba: le attività collaterali»: Anna Somers Cocks, fondatrice e amministratore delegato del londinese «The Art Newspaper», guardando al caso-Mao suggerisce pragmatismo. E aggiunge: «La parola d’ordine è flessibilità. Prendiamo la Tate Gallery: il 60% del suo bilancio è rappresentato dagli interventi degli sponsor e dagli introiti di ristoranti, affitto sale, boock-shop. Ha trenta dipendenti che si occupano a tempo pieno di fund-raising». In italiano si può tradurre in modo non troppo elegante, ma efficace: rastrellare soldi.
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/319942/
 

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Io spero sempre che i musei ben riusciti come il MAO non vengano mai chiusi.
Con tutti i musei che ci sono che annaspano non capisco perchè Ghiglia ce l'abbia proprio col MAO, (sarà stato picchiato da un cinese da piccolo?).
Però non capisco come un museo del genere possa portare via più 3 milioni di euro l'anno... Mi sembra una cifra esagerata.
 

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Il discorso non è che annaspa, altrimenti si dovrebbero chiudere quasi tutti. Il discorso mi pare di capire che sia una spesa annuale abnorme. Forse bisognerebbe tagliare le spese in eccesso qualora ce ne siano.
 
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