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e in risposta:

"Il Mao esiste, sfruttiamone
le potenzialità"

Sul Mao è scoppiata la polemica per i bilanci



RENATO RIZZO
TORINO

Il Mao langue? Esponiamoci i «manga». La proposta che sembra infilarsi quasi come uno sberleffo nelle polemiche sulle sorti del Museo dell’Arte Orientale, non è una provocazione: è il ragionato suggerimento d’uno dei più importanti studiosi di economia della cultura, Pier Luigi Sacco, docente all’Università Iulm di Milano. «Il museo potrebbe diventare un magnifico strumento di diplomazia culturale cucendo rapporti non solo con istituzioni e università, ma anche con altre “imprese della cultura” d’Oriente». Lo studioso non crede nell’arte con la maiuscola o con la minuscola: «Le produzioni televisive e di musica pop made in Corea sono esempi d’una cultura di massa in cui si riconosce un pubblico planetario. E in Giappone l’industria dei fumetti che vale miliardi di euro dà contenuti alla letteratura o al cinema ed è esportata ovunque. Per informazioni basta osservare che cosa guardano in tv gli adolescenti».

Qualcuno storcerà il naso: il fumento di «Ken il Guerriero» accanto all’antico lottatore Kongo Rikishi, punta di diamante del Mao? L’esperto delle dinamiche sociali di selezione e trasmissione culturale non si scompone: «Le dimensioni di arte antica e contemporanea possono sovrapporsi. In Oriente, tra l’altro, nessuno scienziato avallerebbe una cesura tra le due». Ci si interroga: aveva un senso varare una raccolta di questo tipo a Torino? «Nel nostro Paese spesso si apre un’istituzione e poi ci si domanda a cosa serve. Discorsi sterili, oggi: il Mao esiste e può diventare ambasciatore d’una città all’avanguardia. E a chi sostiene che sarebbe stato meglio impiantare al suo posto un museo della fotografia rispondo: ci sarebbe spazio per entrambi».

Anche Walter Santagata, economista che negli anni Ottanta suscitò sconcerto nell’establishement accademico affiancando i diagrammi matematici alle opere d’arte con l’apertura, alla Facoltà di Scienze Politiche torinese, della cattedra di Economia dei Beni Culturali, vede nell’esposizione di via San Domenico un formidabile incubatore: «In questo momento mi spoglio del mio ruolo nel consiglio d’amministrazione della Fondazione Torino Musei e ragiono da studioso. Se pensiamo ai problemi legati all’immigrazione e alla necessità di dialogo tra mondi diversi, il museo può essere un importante veicolo d’integrazione culturale». Il dilemma, allora, non è chiuderlo o mantenerlo aperto, ma sfruttarne le potenzialità: «Visto, tra l’altro, che si integra in modo coerente con le altre raccolte d’arte della città».

«C’è un unico museo al mondo che si mantiene con la vendita dei biglietti: quello di Dalì, a Figueras
. Tutti gli altri, per camminare, hanno bisogno di aiuti statali e d’una robusta terza gamba: le attività collaterali»: Anna Somers Cocks, fondatrice e amministratore delegato del londinese «The Art Newspaper», guardando al caso-Mao suggerisce pragmatismo. E aggiunge: «La parola d’ordine è flessibilità. Prendiamo la Tate Gallery: il 60% del suo bilancio è rappresentato dagli interventi degli sponsor e dagli introiti di ristoranti, affitto sale, boock-shop. Ha trenta dipendenti che si occupano a tempo pieno di fund-raising». In italiano si può tradurre in modo non troppo elegante, ma efficace: rastrellare soldi.
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/319942/
 

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Il Mao invita gli immigrati a scoprire
la propria storia tra le vestigia d'Oriente


Un'idea originale per aumentare il pubblico ma anche per aiutare gli stranieri a recuperare origini e cultura, con lezioni d´arte e concerti Il direttore Ricca: "Arrivano in Italia un po´ intimiditi e si sentono inferiori nel confronto con i torinesi: invitandoli qui li aiutiamo a inserirsi in città"
di ERICA DI BLASI



Il Museo d´Arte Orientale non si limita a esporre i tesori di Cina e Giappone. «Siamo anche un ponte importante per l´integrazione - sottolinea orgoglioso il direttore del Mao, Franco Ricca - Certo, abbiamo reperti di grande valore e raggiungiamo in un anno otto volte il numero di visitatori del Museo d´Arte Orientale di Roma, ma la nostra mission continua anche al di fuori di queste pareti». Ogni settimana le sale di via San Domenico sono riempite sì dai turisti di routine, ma anche dalla gente del quartiere. «Da un lato - spiega il direttore - invitiamo i torinesi a visitare il museo per mostrar loro la cultura dei paesi orientali, dall´altro coinvolgiamo nelle nostre visite anche gli immigrati asiatici che vivono nel capoluogo subalpino. Li andiamo a cercare nei loro punti di ritrovo o in occasione di quegli eventi, organizzati dagli enti locali, e dedicati agli stranieri».

Come le lezioni di italiano a Porta Palazzo. La scelta del luogo non è casuale: attorno al mercato multietnico il Comune ha infatti registrato la più alta concentrazione di asiatici, 2.737 per la precisione. «Parliamo con loro - racconta Ricca - e, tra una battuta e l´altra, li invitiamo al museo. Diventa un´occasione importante: una parte degli stranieri che arrivano a Torino non è infatti a conoscenza della storia della loro cultura. Arrivano in Italia un po´ intimiditi, magari hanno difficoltà a imparare l´italiano e a relazionarsi con una città nuova, e di conseguenza si sentono inferiori al confronto con i torinesi. Sbagliano: durante le visite dedicate cerchiamo proprio di far scoprire loro il mondo, la storia che li caratterizza. Così da poter essere orgogliosi delle loro origini e cancellare la paura di non reggere il confronto».

Gli scambi culturali non si limitano alle visite in senso stretto. Attorno al Mao ruotano anche tutta una serie di eventi incentrati sull´Oriente. «Spesso organizziamo concerti - dice il direttore - a cui invitiamo sia gli italiani che gli stranieri. Non mancano lezioni di lingua, d´arte e convegni dedicati a questi paesi, lontani alla fine solo sulla carta. Il 5 dicembre festeggeremo i nostri primi due anni: speriamo di organizzare anche per il compleanno un evento che sottolinei l´abbraccio fra queste due culture». Intanto i turisti premiano il museo: il 3 per cento dei visitatori, su un totale nel 2009 di 80mila, arriva da fuori Europa. «Una percentuale - conclude Ricca - che speriamo di veder crescere per il futuro. Il Mao non è un semplice museo: vogliamo mostrare ai torinesi non solo il passato e la storia di queste popolazioni, ma anche le tradizioni che le accompagnano ancora oggi».

Da qualche mese il Mao propone anche percorsi tematici con delle guide d´eccezione. A introdurre i visitatori nelle varie sale di via San Domenico sono infatti gli stessi cittadini originari delle aree geografiche a cui sono dedicate le collezioni. Nell´ordine, si tratta di Asia Meridionale, Cina, Giappone, regione himalayana e Paesi islamici dell´Asia. Info 011/4429704-02, www.maotorino.it

(17 novembre 2010)


http://torino.repubblica.it/cronaca...ria_storia_tra_le_vestigia_d_oriente-9209721/
 

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Collezionista dona al Mao raccolta di arte indiana

Un amatore milanese ha regalato 170 pezzi raffiguranti Virabhadra, che saranno repertati e poi esposti in una mostra nel 2013

è stata ceduta gratuitamente al Museo Arte Orientale di Torino un'importante collezione milanese di arte indiana. Nei giorni scorsi sono arrivati al Mao i 170 pezzi raffiguranti Virabhadra, un'incarnazione terrifica di Shiva, il dio creatore e distruttore della Trimurti indiana: fra questi una statua in granito alta un metro e mezzo e vecchia di quasi mille anni proveniente dal Sud dell'India. I pezzi, donati dal collezionista milanese Giuseppe Berger, verranno studiati e repertati dagli esperti del museo in funzione di una mostra prevista per il 2013
http://torino.repubblica.it/cronaca...ona_al_mao_raccolta_di_arte_indiana-26348379/
 

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Museo Arte Orientale Torino più visitato
Già superata quota 100.000 visitatori nel 2015


(ANSA) - TORINO, 9 DIC - Il Mao di Torino supera i 100.000 visitatori e diventa il Museo d'Arte Orientale più visitato d'Italia. Sono stati 100.231 i visitatori da inizio anno, il 77% in più del 2014 e il 145% in più del 2013. "Il numero dei visitatori non è l'obiettivo principale per un Museo - spiega il direttore Marco Biscione - ma i musei forniscono un servizio culturale alla comunità. Il Mao ha svolto un'intesa attività: 3 mostre principali, esposizioni minori, oltre 100 tra conferenze, laboratori e incontri".
http://www.ansa.it/piemonte/notizie...ato_26732129-e792-49e2-9abe-e4ef47dd7b46.html
 
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