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"Costa e non rende: il Mao è un lusso di cui fare a meno"

Ghiglia: con quei soldi finanziamo altre priorità

ALESSANDRO MONDO

TORINO
Rottamate il MAO». Non lo dice proprio in questi termini, Agostino Ghiglia, ma il senso è quello: «Le previsioni sui costi per la gestione ordinaria del Museo, solo per il 2009, erano di 3 milioni 40 mila euro tutto compreso. Non credo che nel 2010 il quadro sia cambiato. Avrebbe più senso destinare questa cifra per sostenere realtà come il Teatro Regio e lo Stabile, oppure i servizi sociali del Comune».

Perché proprio il Museo di Arti Orientali? Niente di personale, assicura il viceccoordinatore piemontese del Pdl. Se non fosse che le spese, alla luce dei biglietti venduti, lo hanno convinto di una cosa: «Il rapporto non regge». Da qui la nuova presa di posizione.

Vediamoli, questi conti. Li hanno messi nero su bianco qualche tempo fa il Comune e la Fondazione Torino Musei - che oltre al MAO raccoglie Palazzo Madama, GAM e Borgo Medievale - a seguito di due interrogazioni presentate dallo stesso Ghiglia. Partiamo dall’ultima, nella quale si chiedevano i dati sui visitatori - paganti e non paganti - insieme all’ammontare degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti.

I numeri: 9.574 gli ingressi paganti (biglietteria più ingressi con abbonamento), 13.644 quelli non paganti a dicembre 2008, quando il nuovo Museo venne aperto nell’elegante sede di Palazzo Mazzonis che una volta ospitava la Corte d’Appello. Totale ricavi: 48.910 euro. Dal mese di dicembre bisogna scalare il giorno dell’inaugurazione e i quattro giorni successivi gratuiti per la promozione del Museo. Anno 2009: 62.849 ingressi paganti (pari a 309.524 euro), 21.453 non paganti, 1.378 ingressi da apertura straordinaria (19.810 euro). Sommando i ricavi, si ottiene un corrispettivo di 329.334 euro. L’anno scorso il mese con il maggior numero di visitatori paganti è stato gennaio: 13.677. A luglio scesero a 2.260: il punto più basso di un calo graduale, ma costante, che si chiuse con 3.777 ingressi paganti di dicembre. Ed eccoci a gennaio 2010, ultimo rilevamento nel «report»: 4.461 ingressi paganti, 1.088 non paganti. Totale: 21.782 euro.

Numeri da considerare alla luce di elementi diversi: le molte iniziative organizzate nel 2009 con ingresso gratuito o ridotto e l’andamento degli ingressi nel prosieguo del 2010. Il primo «flash» del Comune calcola 41.595 presenze tra gennaio e settembre (dato aggiornato a domenica 5). Non ultimo, il valore intrinseco rappresentato dal Museo: occasione per riordinare e valorizzare collezioni sparse in città, oltre che per incentivare nuove donazioni da parte dei privati. Ne conviene Ghiglia. Il quale, però, invita anche a tener conto dei costi sostenuti dal Comune e dalla Compagnia di San Paolo per ristrutturare Palazzo Mazzonis, allestire il Museo e «lanciarlo»: malcontati, sono oltre 14 milioni. Più le spese per la gestione ordinaria.

Insomma: per Ghiglia il gioco non vale la proverbiale candela. In alternativa, propone di aggregare il MAO alla GAM, o al Castello di Rivoli, «risparmiando almeno sulle spese del personale». Una bestemmia? «In epoca di tagli, quel Museo è un lusso che non possiamo permetterci».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/318942/
 

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Io spero sempre che i musei ben riusciti come il MAO non vengano mai chiusi.
Con tutti i musei che ci sono che annaspano non capisco perchè Ghiglia ce l'abbia proprio col MAO, (sarà stato picchiato da un cinese da piccolo?).
Però non capisco come un museo del genere possa portare via più 3 milioni di euro l'anno... Mi sembra una cifra esagerata.
 

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Il discorso non è che annaspa, altrimenti si dovrebbero chiudere quasi tutti. Il discorso mi pare di capire che sia una spesa annuale abnorme. Forse bisognerebbe tagliare le spese in eccesso qualora ce ne siano.
 
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